mercoledì 9 ottobre 2013

Che cosa è vero e che cosa è falso? E' vero che l'Argentina va in default?



di Sergio Di Cori Modigliani
Non era vero che c'era la crisi politica; infatti non c'è stata.
Non era vero che il PDL si era spaccato; infatti non si è spaccato.
Non era vero che nel PD gli scissionisti davano battaglia; infatti non c'è stata nessuna scissione.
Non era vero che un "nutrito" gruppo di parlamentari di M5s era pronto a dare il sostegno a un nuovo governo Lettabis con l'appoggio esterno; infatti non c'è stato nessun Lettabis anche perchè tale appoggio non esisteva.
Non era vero e non è vero che c'è un governo di "larghe intese": è soltanto un nome; infatti non c'è nessun punto sul quale riescano ad intendersi per governare.

Non era vero che il governo ha stanziato diversi miliardi per le piccole e medie imprese; infatti le aziende in grave sofferenza non hanno ancora ricevuto neppure un euro.
Non era vero che in Italia c'è la crisi economica; infatti la borsa seguita ad andare al rialzo con notevoli profitti di tutti i singoli comparti produttivi che dipendono da decisioni politiche, iniziando dalle banche. Per loro non c'è nessuna crisi e le cose si stanno mettendo benissimo.
Non è assolutamente vero che in Italia esiste una crisi di liquidità; infatti le banche seguitano a elargire prestiti senza garanzia a clienti "selezionati". Se ci fosse la crisi non potrebbero farlo.
Non era vero che avevano abolito il finanziamento pubblico ai partiti.
Non era vero che avevano risolto la questione dell'Ilva; infatti, la Commissione Europea ha redarguito, ammonito, sgridato l'Italia e alla fine l'ha gravemente sanzionata per aver scelto di non aver voluto risolvere un bel nulla.
Non era vero che sono finiti 20 anni di berlusconismo; infatti si seguita a parlare di Berlusconi, si seguita a occuparsi di Berlusconi, delle sue aziende, del suo futuro.
Non era vero che l'America si stava lanciando in una guerra mondiale; infatti non c'è stata nessuna guerra.
Non era vero che gli Usa volevano bombardare l'Iran, così come non era vero che l'Iran voleva bombardare Israele; infatti non c'è stato nessun bombardamento e si parlano tra di loro avendo aperto diversi tavoli diplomatici per negoziare.
E infine, la notizia del giorno: non è assolutamente vero che l'Argentina sta andando in default.
Rispondendo qui a tantissime lettere ricevute da parte di chi mi segue che mi hanno chiesto negli ultimi giorni "ma che cosa sta accadendo in Argentina?", posso sostenere che, per come la vedo io, l'Argentina non ha nessuna intenzione di andare in default. Basterebbe un solo dato per comprendere la falsità di tale affermazione: il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato, nella giornata di ieri l'altro, che "sulla base di dati acquisiti, le previsioni per il 2013 indicano che in Argentina il prodotto interno lordo aumenterà di un +4,1% con una forte contrazione del debito pubblico". Una nazione che aumenta il proprio ritmo produttivo, che aumenta la produzione di beni di consumo, che allarga il consumo interno, che vede un miglioramento della classe media e un allargamento del benessere, non va in default. Nel caso si dovesse verificare un default, sarebbe strategicamente pilotato per motivi di geo-politica internazionale, il che significa, per dirla in breve, il risultato non di una bancarotta per insolvenza, bensì frutto di una rottura ufficiale e formale con il Fondo Monetario Internazionale per la denuncia della sua politica fino ad arrivare allo scontro frontale.
Circa quattro mesi fa, un professore di economia italiano che insegna all'università, dedito a tortuose alchimie ragionieristiche fatte di cifre, grafici e percentuali, apparentemente senza conoscenza dei meccanismi socio-psico.cultural-economici della situazione del Sud America, pubblicava un presuntuoso articolo su Il Fatto Quotidiano nel quale spiegava come e perchè l'Argentina sarebbe fallita di lì a poche settimane. Non è accaduto. Quattro giorni fa, sullo stesso giornale, si tornava ad annunciare il fallimento dell'Argentina, che non si è verificato. Idem su Ilsole24ore. Tutto ciò, secondo questi luminari esperti, sarebbe derivato dal fatto che la Corte Suprema nello Stato di New York avrebbe respinto le istanze del governo argentino relative al rifiuto di pagare diversi miliardi di dollari a un fondo statunitense legato al default del 2001. Nessun membro della cupola mediatica italiana -e tantomeno gli economisti narcisisti nostrani- si è preoccupato di andare a dare un'occhiata in Sud America per avere ragguagli in merito, oppure fare una telefonata a New York per sapere con "esattezza matematica" che cosa, per davvero, stesse accadendo riguardo questo scontro legale. Lo ha rivelato, questa mattina, il più importante quotidiano argentino, moderato di centro, la Naciòn (il corrispondente argentino del nostro corriere della sera) in un lunghissimo articolo nel quale dava la notizia che il signor Jay Newman, responsabile del Fondo internazionale Elliott Management e membro del consiglio di amministrazione "è in stretto collegamento con il governo argentino con il quale sta trattando per un aggiustamento pacifico, per una risoluzione della controversia basata su un patteggiamento comodo ma che è regolarmente contrastato nella propria attività diplomatica e legale". Tradotto vuol dire: l'ala destra dei repubblicani conservatori americani sta allargando lo spettro dell'attacco sistematico planetario contro lo stato welfare, contro ogni prospettiva economica di ripresa, contro ogni interpretazione socio-economica che preveda investimenti e rilancio dell'occupazione per sostenere manovre di austerità che sostengono e salvaguardano le oligarchie del privilegio. A sostegno del braccio di ferro con Obama, stanno puntando al default dell'intero continente americano per far saltare ogni possibile tentativo di opposizione alle politiche medioevali e schiaviste attuate dal patto di ferro tra Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea, la cosiddetta Trojka. L'Argentina e il Brasile sono parte del programma. Ciò che in Italia non dicono, non raccontano e non diffondono, sta nel fatto che la Trojka, a quanto appare, si sta rompendo. Christian Lagarde e Mario Draghi sono entrati in rotta di collisione e hanno già iniziato la procedura di allontanamento gli uni dagli altri, il che vuol dire che, in Europa, si stanno verificando interessanti smottamenti che puntano dritto dritto a una prossima futura indipendenza dei paesi membri dell'euro dai diktat del Fondo Monetario Internazionale. Questa inversione di tendenza potrebbe essere stata accelerata anche grazie alla Grecia, in seguito a una richiesta formale avanzata dal primo ministro Samaras che ha presentato ufficialmente alla Repubblica federale tedesca, in data 22 settembre 2013, la richiesta del pagamento di 236 miliardi di euro per danni di guerra sofferti tra il 1943 e il 1945 "e mai saldati". Il governo tedesco ha risposto: non se ne parla proprio, allora ci vennero abbonati. Il governo greco ha risposto: fummo obbligati a farlo dagli anglo-americani e quindi non può essere considerato un' azione promossa dal popolo greco e dal suo legittimo governo. Samaras, va da sè, sta usando questa argomentazione come leva per risolvere la propria situazione, dato che in Grecia la situazione è peggiorata, sta peggiorando e il governo (con sei anni di ritardo) si è reso conto che non è più sostenibile. I giornali britannici ne hanno parlato spiegando la situazione e se ne sta parlando in tutta Europa. Il Sole24ore ne ha parlato anche in Italia ma la notizia non ha avuto molta diffusione e non ha alimentato nè dibattiti nè commenti.

Alcuni riferimenti:

  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-07/atene-chiede-miliardi-euro-153236.shtml
Atene ora presenta il conto alla rieletta Merkel: 220 miliardi per i danni di guerra

di Vittorio Da Rold- 07/10/2013

Tra Grecia e Germania torna la polemica sulla tormentata questione dei danni di guerra perpetrati da nazisti nel corso della Seconda... Insomma per tutti questi motivi i danni di guerra provocati dalla Germania nazista è una ferita ancora aperta in Grecia e non solo per...

Mentre, se volete sapere come si stanno mettendo le cose in Argentina per ciò che riguarda la loro economia, vi consiglio di andare a leggere il lungo ed esplicativo reportage della Nacion che trovate qui
di cui offro un estratto in lingua spagnola, di facile comprensione anche per chi non conosce quella lingua.
http://www.lanacion.com.ar/1627293-un-fondo-buitre-que-gano-los-juicios-por-la-deuda-le-ofrece-al-gobierno-

WASHINGTON. 9 de octubre 2013- Casi al mismo tiempo en que la Argentina sufría un nuevo revés procesal ante la Corte Suprema de los Estados Unidos en su batalla con los llamados fondos buitre, uno de los más activos y poderosos litigantes no sólo ratificóurbi et orbi su "disposición a negociar", sino que también detalló el "esfuerzo" que viene invirtiendo, en vano, para lograrlo."Que la Argentina entre en suspensión de pagos no tiene sentido, es hora de sentarse a negociar",dijo Jay Newman, uno de los administradores del Elliot Management, una de las firmas beneficiadas por los dos fallos por los que nuestro país fue condenado a pagar más de 1300 millones de dólares.
Firmadas por el juez Thomas Griesa y avaladas por la Cámara de Apelaciones de Nueva York, esas resoluciones se mantienen ahora en suspenso, detenidas por una medida cautelar que, según recogió la nacion en esta ciudad, se mantendría en vigor por lo menos hasta que se agote el camino de la Corte Suprema. Pero, de acuerdo con lo que ratificó Newman y con lo que vienen indicando aquí varios abogados, crece el discurso de la "disposición a negociar" y, sobre todo, que esa intención quede clara y públicamente expresada.
Elliot apeló a dos medios de alcance internacional para eso. Por un lado, la cadena norteamericana CNBC, especializada en contenidos de economía y con una audiencia estimada en 390 millones de personas en todo el mundo. A sus periodistas les dijo que "el default no tenía sentido" y que lo conveniente para todos es "un acuerdo negociado".
Ante el diario Financial Times no sólo se ratificó ese mensaje, sino que hizo una prolija descripción de los intentos y encuentros que, desde 2003 en adelante, el propio Newman viene manteniendo con funcionarios argentinos.

7 commenti:

  1. Bravo Modigliani, finalmente anche i riferimenti in rete alle notizie.
    Non c'è che dire, questo blog migliora come il buon vino...

    RispondiElimina
  2. Sulla questione Argentina l' economista Alberto Bagnai ne scrisse nel giugno di quest'anno
    http://goofynomics.blogspot.mx/2013/06/argentina-pasquino-e-la-presidenta.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Consiglio a tutti di seguire una certa Maria Esperanza Casullo, politologa argentina ed economista, gestisce un ottimo blog, ecco il link http://artepolitica.com/articulos/las-claves-del-apagon/
      lo spagnolo penso che non sia difficile da comprendere...quello è un blog decisivo per cercare di capire ciò che accade nell'intero continente americano

      Elimina
    2. Signor Modiliani, quell' url è uno scritto sulla crisi USA non Argentina

      Elimina
  3. le cose sono un pelettino piu complicate di come le ha descritte lei....cmq sia, l'economista a cui si riferisce credo sia Alberto Bagnai e si fidi, non è ne un fesso ne un uccello di sventura che si diverte a fare pronostici ne altro ma sa quello che dice.
    In ogni caso se avesse sbagliato e l'Argentina va a gonfie vele non posso che esserne felice

    RispondiElimina
  4. Uno dei paesi piu' ricchi del mondo ed ancora in uno stato potenziale.
    Ma non sara' per caso il solito scontro tra quelli che vogliono
    accaparrasi quelle ricchezze?
    "un acuerdo negociado".
    Tornando a noi.
    Ma noi li abbiamo pagati i debiti di guerra alla Grecia?

    RispondiElimina
  5. salve Sergio,
    in effetti di notizie se ne sentono sempre di tutti i tipi molto spesso contrastanti. in Argentina hanno o no questo grosso problema di un'inflazione molto alta quasi fuori controllo?

    hai visto la Yellen è stata nominata presidente della FED come tu ti auguravi

    con stima
    Tiziano

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.