mercoledì 11 settembre 2013

L'11 settembre 2001, era un martedì. Anche l'11 settembre 1973. Nello stesso continente.



di Sergio Di Cori Modigliani

L'11 settembre del 2001 era martedì. Il mondo ricorda sempre l'attentato alle torri gemelle di New York.
Anche l'11 settembre del 1973, era martedì. Il mondo europeo e nordamericano non lo ricorda mai.
I morti accertati e ufficiali a New York furono all'incirca 3.000.
I morti accertati e ufficiali a Santiago de Chile furono all'incirca 60.000.

C'è un motivo e una solida ragione che giustifica questa amnesia collettiva.
Tuttora, la firma autentica dell'attentato alle torri gemelle è oggetto di polemica, discussioni, controversie.
Gli autori del massacro della popolazione inerme dell'11 settembre sono noti, rei confessi.
La Cia gestì, armò e organizzò il massacro, in pieno accordo e con l'appoggio della Comunità Economica Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Banca dello Sviluppo del Sud America, della Chiesa Cattolica di Roma, dell'Associazione Petrolifera Internazionale, dell'Associazione Mineraria Internazionale, della Banca per lo Sviluppo Europeo, e di un cartello composto da 22 multinazionali che comprendeva anche l'Eni, l'Iri e l'Enel.
Allora, le nazioni che compongono il Sud America, ovvero Venezuela, Colombia, Ecuador, Brasile, Perù, Paraguay, Bolivia, Uruguay, Argentina, possedevano soltanto il 3% delle proprie risorse e ricchezze naturali. Il 97% era nelle mani di aziende straniere che foraggiavano le oligarchie locali.
Il Cile si era sottratto affermando il diritto alla sovranità nazionale e riprendendosi il 52% della propria ricchezza.
Dopo il Cile, caddero come birilli, di lì a breve, il Brasile, il Perù, l'Argentina, la Bolivia, l'Uruguay, il Venezuela, l'Ecuador. Nei successivi dieci anni sono stati assassinati circa due milioni di civili innocenti.
Circa 10 milioni sono espatriati all'estero ottenendo per lo più asilo politico internazionale.
Oggi, in quegli stessi paesi, gli stati sovrani possiedono il 78% della propria ricchezza naturale.
E questa data, oggi, viene commemorata nell'intero continente che si veste a lutto nel ricordare la giornata dell'infamia.
Tutti i golpisti cileni sono finiti sotto regolare processo, sottoposti a giudizio dal Tribunale Internazionale dell'Aja, in Olanda. Sono stati tutti condannati per crimini contro l'umanità.
Nessuno di loro è sopravvissuto politicamente in nessuna nazione sudamericana.
Nel parlamento del Gran Regno d'Ipocritania, detta anche Repubblica Italiana, attualmente siedono ancora una cinquantina di eletti che allora esaltarono, finanziarono e sostennero il massacro degli innocenti.
Diversi di loro sono stati anche importanti ministri fino a pochi mesi fa.
L'Italia è l'unico paese al mondo in cui i più alti organi istituzionali ospitano ancora i mandanti di allora.
E' per questo che da noi non se ne parla.
L'allora Capo dello Stato, Salvador Allende, poche ore prima di essere ucciso, parlò alla radio nazionale. Il suo discorso venne diramato pubblicamente.
Il suo sacrificio non è stato vano.
Aveva ragione lui.
Quarant'anni dopo, il Sud America, la propria battaglia storica l'ha vinta.
I giovani italiani, oggi, neppure sanno che il proprio Regno d'Ipocritania partecipò allora attivamente.
Ecco, qui di seguito, l'ultimo discorso di Allende.

In memoriam di un uomo Giusto.







L’ultimo discorso di Salvador Allende, trasmesso da Radio Magallanes
11 settembre 1973


"La storia é nostra e la fanno i popoli"; perché é troppo vero, é troppo bello, é troppo giusto ed opportuno.

"Pagherò con la mia vita la difesa dei principi che sono cari a questa patria. Cadrà la vergogna su coloro che hanno disatteso i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina delle Forze Armate. Il popolo deve stare all’erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare, né massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore.

Una parola per quelli che, autoproclamandosi democratici, hanno istigato questa rivolta, per quelli che, definendosi rappresentanti del popolo, hanno tramato in modo stolto e losco per rendere possibile questo passo che spinge il Cile nel baratro.

In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria vi chiamo per dirvi di avere fede.

La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine; questa é una tappa che sarà superata, é un momento duro e difficile. E’ possibile che ci schiaccino, ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza per la conquista di una vita migliore.

Compatrioti: é possibile che facciano tacere la radio, e mi accomiato da voi. In questo momento stanno passando gli aerei. E’ possibile che sparino su di noi. Ma sappiate che siamo qui, per lo meno con questo esempio, per mostrare che in questo paese ci sono uomini che compiono la loro funzione fino in fondo. Io lo farò per mandato del popolo e con la volontà cosciente di un presidente consapevole della dignità dell’incarico. Forse questa sarà l’ultima opportunità che avrò per rivolgermi a voi.

Le Forze Aeree hanno bombardato le antenne di radio Portales e di radio Corporacion. Le mie parole non sono amare ma deluse; esse saranno il castigo morale per quelli che hanno tradito il giuramento che fecero.

Soldati del Cile, comandanti in capo ed associati - all’ammiraglio Merino - il generale Mendoza, generale meschino che solo ieri aveva dichiarato la sua solidarietà e lealtà al governo, si é nominato comandante generale dei Carabineros.

Di fronte a questi eventi posso solo dire ai lavoratori: io non rinuncerò. Collocato in un passaggio storico pagherò con la mia vita la lealtà del popolo.

E vi dico che ho la certezza che il seme che consegnammo alla coscienza degna di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere distrutto definitivamente.

Hanno la forza, potranno asservirci, ma non si arrestano i processi sociali, né con il crimine, né con la forza.

La storia é nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia patria, voglio ringraziarvi per la lealtà che sempre avete avuto, la fiducia che avete riposto in un uomo che é stato soltanto interprete di grande desiderio di giustizia, che giurò che avrebbe rispettato la costituzione e la legge, così come in realtà ha fatto. In questo momento finale, l’ultimo nel quale io possa rivolgermi a voi, spero che sia chiara la lezione. Il capitale straniero, l’imperialismo, insieme alla reazione ha creato il clima perché le Forze Armate rompessero la loro tradizione: quella che mostrò Schneider e che avrebbe riaffermato il comandante Araya, vittima di quel settore che oggi starà nelle proprie case sperando di poter conquistare il potere con mano straniera a difendere le proprietà ed i privilegi.

Mi rivolgo, soprattutto, alla semplice donna della nostra terra: alla contadina che ha creduto in noi; all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha sempre curato i propri figli.

Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a coloro che da giorni stanno lavorando contro la rivolta auspicata dagli ordini professionali, ordini di classe che solo vogliono difendere i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato la loro allegria ed il loro spirito di lotta.

Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo é già presente da tempo negli attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti. Di fronte al silenzio di quelli che avevano l’obbligo di intervenire, la storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà fatta tacere ed il suono tranquillo della mia voce non vi giungerà.

Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Sarò sempre vicino a voi, per lo meno il ricordo che avrete di me sarà quello di un uomo degno che fu leale con la patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi sterminare e non deve farsi umiliare.

Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi.

Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole, ho la certezza che il sacrificio non sarà vano.

Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una punizione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento".


8 commenti:

  1. Caro Sergio, grazie!
    Dispiace soltanto che pochi italiani conoscano così bene la storia come te!
    G G

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  2. Volevo chiedere a TUTTI ! ... DI FARE ... 1 M I N U T O DI SILENZIO ! ... per le povere VITTIME ! ... delle " Twin Towers " ... dell'UNDICI SETTEMBRE 2001, a New York . Sacrificati ! ... DALLA LORO STESSA GENTE ! ... sull'altare del ... DIO NEGRO !!! ... L'ORO NEGRO !!! ... NEGRO !!! ... come il loro attuale ... PRESIDENTE ! ... amen

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  3. Ho vergogna e dolore nel rendermi conto della mia ignoranza su fatti storici di tale rilevanza.
    Una ignoranza che ha alimentato ed alimenta ,credo,l'incoscienza e l'inania del popolo italiano.
    Con grande stima e riconoscenza per l'alimento che coraggiosamente e con competenza offri per un ""non è mai troppo tardi e nemmeno sufficientemente presto""per prendere coscienza.
    Grazie,Sergio.

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  4. Ci basterebbe un mezzo Allende per dar vita a un nuovo Rinascimento in questo paese!

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  5. Grazie per questo ricordo, allora ero giovane ma ero consapevole della grande ingiustizia perpetrata in Cile da forze imperialiste e colonialiste. Oggi ancora mi commuovo rileggendo le parole di un grande uomo.

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  6. Peccato che dopo 40 anni nel Cile sia ancora in vigore la Costituzione promulgata dal generale Pinochet. Ed oggi, come allora, il dieci per cento della popolazione ha la ricchezza del Paese, comanda ed impone le sue politiche che penalizzano i lavoratori. Non ci sono i Carabineros di allora, la violenza dello Stato è meno diffusa perché si usano altre tecniche meno invasive e più subdole, come in tanti altri paesi "democratici".

    Oggi l'Italia di Letta e Berlusconi è più simile a questo Cile pseudodemocratico, dove i collaboratori e gli estimatori di Pinochet siedono ancora in Parlamento e fanno le leggi.

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  7. Se,dopo aver letto questo discorso,alzo lo sguardo verso il nostro
    presidente,mi viene da piangere...

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  8. Sì,amico ,l'illimitato sconforto che mi provoca il ripresidente non finisce mai.
    E,quello che è insostenibile, è la sua reiterazione comportamentale.
    Non gli ho mai visto fare qualcosa di giusto.
    Parole ,discorsetti,persino ramanzine sì. Tanto per dare fumo negli occhi.

    Tuonare e pretendere giustizia.................mai.

    Altro che democrazia:soltanto salvagurdia del Regno di Ipocritania!

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