mercoledì 18 settembre 2013

Il cinico, il baro, e la confessione dell'imprenditore pentito: parla l'Italia reale. Che, per fortuna di noi tutti, ancora esiste.

"Caro Floris, lo sa come andrà a finire? Che i nostri figli ci presenteranno il conto per farcela pagare! E se non saranno loro, ebbene, lo faranno i nostri nipoti".

                                       Franco Mascetti, amministratore delegato Amplifon, 17 settembre 2013 ore 22


di Sergio Di Cori Modigliani

Ieri sera, ahimè, lo confesso, sono stato colto da un attacco acuto di masochismo italiota.
Complice Maurizio Crozza, alle 21.15, ho scelto di guardare Ballarò.
Mal me ne incolse.
Ma c'è stata una bella sorpresa che mi ha davvero rinfrancato.
Erano presenti i soliti noti, i consueti falliti di successo, un ministro (PD), un leghista, una Carfagna, un sindaco doppiopetto, una moderata, una progressista. E poi c'era il jolly della serata, un imprenditore liberale. Dovendo rispettare la par condicio, il deferente Floris, aveva avuto un guizzo di insospettabile creatività: chiamare un esponente della società civile al posto del solito economista, in questo caso un industriale al posto di un banchiere. Non ho idea su quale base sia stata operata la scelta, forse a caso. Avranno detto a un collaboratore "abbiamo bisogno di un industriale italiano con un marchio forte vincente, fai qualche telefonata e vedi un po' chi riesci a raccattare". Tant'è che invece di mostrarci il solito imprenditore piagnucoloso pieno di debiti e rovinato da Equitalia -con operai al seguito dotati di cartello avvelenato- oppure un imprenditore rampante innamorato di se stesso, ci è stato presentato un signore anonimo, sconosciuto alla plebe.
Nel presentare gli ospiti, sono state declinate le sue generalità: Franco Mascetti, amministratore delegato del gruppo Amplifon, leader italiano nella costruzione di impianti acustici. Quindi un industriale che produce merci, quindi una persona che crea lavoro e occupazione facendo mercato. E non fa i soldi con i soldi attraverso i soldi.
Con l'aggiunta del fatto che trae profitto dal suo lavoro contribuendo anche a fare il bene della società: aiuta i sordi a sentire.
Dopo una iniziale quanto disgustosa sarabanda da circo equestre, durata circa quindici minuti, ero già sfiancato. Più che altro, deluso da me stesso, per aver ceduto al ricatto del devo informarmi per vedere che cosa ci spaccia la rai piddina.
E' arrivato, quindi, il turno dell'industriale.
E qui è arrivata la sorpresa.
Il signor Mascetti, nei precedenti minuti, aveva già dato prova di una certa insofferenza fisica, facendo capire di sentirsi a disagio, fuori luogo, forse pentito di aver accettato l'invito, ma oramai stava lì e non si poteva sottrarre. Floris ce la metteva tutta per mostrare e dimostrare quanto sta andando avanti l'Italia, come -vedi recupero del relittto Concordia- siamo sempre in grado di conquistarci credibilità e applausi, e ha fornito un bell'assist all'industriale in attesa di parola. Siccome aveva informazioni specifiche sull'uomo, titolare di un'azienda di successo, conosciuta e stimata in tutto l'occidente, in espansione, e meritevole di poter rappresentare a pieno titolo il made in Italy quando funziona, gli ha finalmente passato la parola aspettandosi fiori colorati, cotillons e palloncini in difesa di Confindustria e della grande industria nazionale.
Il Mascetti ha iniziato a parlare, dapprima balbettando, quasi confuso, poi ci ha tenuto a specificare che lui era posizionato in un'area liberal-democratica moderata e infine ha raccontato un aneddoto vissuto in prima persona come grosso imprenditore all'estero, da cui veniva fuori una immagine disastrosa del nostro paese. Ha detto la sua verità. Cioè ha spiegato che l'Italia è stata praticamente bandita dai mercati internazionali perchè considerata una nazione inaffidabile e inattendibile, paralizzata e incapace di affrontare la realtà. Ha spiegato, in parole povere, semplici, efficaci, che l'espressione "produttività e competitività" di cui si riempiono la bocca tutti quanti ogni giorno, siano essi industriali o sindacalisti, è un falso. Il problema vero consiste nel fatto che gli investitori internazionali stanno scappando via dall'Italia e noi siamo diventati un paese di serie B perchè gestiti, amministrati e rappresentati da personale non idoneo.
Infine, con la voce commossa, ha aggiunto: "La colpa di tutto ciò, la colpa di questo stato di cose, la responsabilità è....." si è fermato un attimo e lì, la pidiellina Carfagna, il leghista Pini,  il ministro piddista Del Rio, erano in attesa come squali affamati di ingoiare il consueto boccone ballaresco: saltare in groppa al cavallo di turno, approfittando delle parole di un industriale per scagliarsi contro la parte politica avversa. Il Mascetti ha proseguito: "....la colpa è nostra, di noi tutti; la colpa è dei dirigenti, è nostra, è colpa della classe dirigente se abbiamo ridotto il paese così".
Poi si è fermato un attimo.
Floris è sbiancato, preoccupato all'idea di essere chiamato in causa anche lui, distratto dai suoi pensieri dirottati sull'angoscioso dilemma ma io sono da considerare tra i dirigenti o tra i semplici impiegati?
Si capiva lontano un miglio che era indeciso sulle modalità di pompieraggio di quella apparente patata bollente, non fosse mai venisse coinvolto qualche politico nell'assunzione di responsabilità.
E' rimasto zitto.
I politici presenti, delusi per il mancato boccone, si sono afflosciati sulla poltrona.
E il Mascetti, allora, convinto che il silenzio equivalesse ad approvazione, ha proseguito: "E' responsabilità nostra, di tutti noi....diciamoci la verità, caro Floris, noi tutti abbiamo rovinato il paese, e i nostri figli, un giorno, ci verranno a presentare il conto, e se non saranno loro a farlo, ebbene, lo faranno i nostri nipoti".
Floris ha commentato con un "bene, la ringrazio" come se l'industriale avesse raccontato come sua moglie organizza le fioriere a primavera nella villa di campagna sul Chianti.
Gli ha tolto la parola e non glie l'ha più restituita.
Nessun commento da parte dei presenti.
Il gioco è ritornato sui binari soporiferi dello squallore annunciato.
Dopo un'ora e mezza, finalmente ha prevalso il pudore della mia dignità e ho spento la televisione.


Non potendone fare a meno perchè era cronaca del giorno, Floris ha dovuto commentare la sentenza del cosiddetto lodo Mondadori, secondo me presentata in modo tale da autorizzare anche il più sereno tra gli ascoltatori a pensare che davvero la magistratura ce l'ha con Berlusconi.
Riassumo al massimo della sintesi i fatti oggettivi per chi non sia al corrente della vicenda.
Nel 1976, Mario Formenton, presidente della Mondadori, inizia una strategia della comunicazione a livello internazionale. Grande editore puro e imprenditore nato, pone l'informazione e la cultura al centro dell'obiettivo del grande gruppo italiano, il più importante del settore. Acquisisce il 50% delle azioni del quotidiano la Repubblica e trasforma la Mondadori, da semplice grande editore di massa e di consumo, a punto di riferimento del dibattito culturale e politico dell'epoca, avvalendosi della compartecipazione anche di finanzieri, senza rinunciare mai al controllo editoriale Nel 1987 muore. Il pacchetto della Mondadori passa quindi nelle mani degli eredi societari, divisi in tre tronconi: AME, CIR, FININVEST. La Ame è, in realtà, Luca Mondadori, il nipote del fondatore Arnoldo, gli altri due sono Berlusconi e de Benedetti, tutti e tre alla pari. Subito dopo la prima riunione, de Benedetti, avvalendosi dello statuto, propone a Luca Mondadori di vendergli le sue quote visto che godeva di diritto di prelazione. Il giovane Mondadori accetta, firma l'impegno per il passaggio delle consegne che avverrà poco a poco: scadenza definitiva 30 gennaio 1991. L'accordo ufficiale diventa pubblico. DC e PSI soffrono, pungolati da Licio Gelli che invia a tutti delle lettere stranote nelle quali spiega il pericolo terribile nell'avere un colosso della comunicazione non in linea con la strategia dettata dalla finanza repubblicana statunitense. E così, pochi mesi dopo, la Fininvest denuncia de Benedetti. Essendo i contratti, invece, regolari e legali, perde la causa e viene anche sanzionata.
Ricorre in appello.
La sentenza viene ribaltata.
Nel frattempo, avviene un evento strano: Luca Mondadori, dieci mesi dopo aver firmato con De Benedetti, vende le sue quote (a un prezzo 3 volte superiore) alla Fininvest.
I due, Fininvest e Cir, ovvero de Benedetti e Berlusconi, si scontrano e alla fine accettano un arbitrato della magistratura, il cosiddetto "lodo Mondadori".
I giudici decidono che la seconda vendita è valida e annulla la prima,  consegnando il 66% delle quote alla Fininvest: il 25 gennaio 1990. De Benedetti si oppone e inizia la traversia di questa lunga storia, sostenendo che la Fininvest ha corrotto i giudici.
Passano più di venti anni, nel corso dei quali la Mondadori e le sue consociate imbarcano la stragrande maggioranza della classe intellettuale italiana, gettando le basi colluse di quel sistema incrociato di consociativismo, omertà, e ipocrisia che ha prodotto l'attuale sistema di valori. Così facendo, a suon di soldoni, in questi venti anni, Cesare Previti, Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi e Marcello Dell'Utri si assicurano il totale appoggio di scrittori, intellettuali, artisti, accademici, che nel corso di questi lunghi decenni hanno garantito una finta opposizione, si sono lanciati in un proverbiale doppiogiochismo, spendendosi per addormentare la nazione attraverso i loro soporiferi prodotti e le loro azioni narcolettiche.
In sede definitiva, siamo ormai nel 2011, la Cassazione prova, conferma e legifera in maniera inoppugnabile, a favore di de Benedetti. E' provato che l'avvocato Cesare Previti ha pagato i giudici per conto di Berlusconi, identificato quindi come "grande corruttore". La pena per il danno subito viene sanzionata in termini economici, intorno ai 550 milioni di euro. Marina Berlusconi (in quanto proprietaria di Mondadori) protesta e dichiara pubblicamente "io non pago". Il mattino dopo arriva la comunicazione giudiziaria: o paga o va in galera subito. La Mondadori si appella, quindi, per la sola parte economica (la corruzione provata è definitiva e sancita per Legge per sempre, il che la rende impossibile da contestare) chiedendo una verifica da parte della Cassazione. La ottiene. I giudici, salomonicamente, intimano alla Berlusconi di versare un assegno di 564 milioni di euro a de Benedetti, il quale, dal canto suo, lo deve depositare su un conto controllato dalla magistratura senza poterlo toccare fino a sentenza definitiva. Dopodichè o si tiene tutti i soldi o li restituisce. Così avviene.
Ieri mattina alle ore 12 arriva la sentenza definitiva. Dalle ore 15 di ieri, de Benedetti è autorizzato a prelevare la cifra di 541 milioni, al netto di 23 milioni che deve restituire per una specifica clausola.
Fine della storia.

Che cosa ci insegna tutto ciò?
Ci serve a qualcosa?
Può esserci utile, oggi, nel frangente della situazione nella quale ci troviamo?
A mio avviso, sì. Anzi, oggi più che mai.
I tempi ormai sono maturi per un cambiamento di prospettiva radicale esistenziale, la parte che a me interessa. La Politica viene dopo.
In nessuna epoca, in nessun continente, in nessun paese del mondo, i politici al governo hanno cambiato il paese. Questa è una idea settaria e anti-popolare. E' l'idea massonica verticistica, costruita su un pedagogismo ottocentesco elitario, obsoleto e perdente nella società post-moderna. Laddove le nazioni e gli stati hanno subito dei capovolgimenti clamorosi grazie a una nuova classe dirigente, la modificazione si è manifestata perchè la società era già cambiata, gli individui avevano già modificato il tessuto spirituale interno del proprio dna antropologico, la domanda di cambiamento era poderosa, forte, collettiva. E ha trovato una sua espressione in una nuova classe dirigente che ha raccolto, compreso, identificato e fatti propri quegli umori, quei bisogni, quelle domande, quelle richieste. Se nel 1789 il popolo francese avesse amato la monarchia assoluta non si sarebbe mai potuta verificare la grande rivoluzione. John Fitzgerald Kennedy non ha cambiato un bel niente in Usa, è stato il semplice megafono di una nuova realtà. Erano gli americani che ne avevano le palle strapiene della ossessiva guerra fredda e del perbenismo ipocrita degli anni'50 e la nuova decade già bussava alle porte con fragore, clamore e consapevolezza oppositiva. Come ben spiegò Norman Mailer sul New York Times nel 1961 "gli americani, finalmente, stanno sintonizzando le proprie orecchie su una musica diversa e sono disponibili ad ascoltare parole e suggestioni diverse". Se la società non è pronta all'ascolto di una nuova sintassi, può andare al potere anche Platone, Einstein o San Francesco, nessuno gli darà mai retta.
E' nostra responsabilità, quindi, prepararci.
Iniziando da noi stessi, cominciando dai mariti, dalle mogli, dai genitori, dai figli, dagli amici, dai superiori in scala gerarchica e dai sottoposti. E così si stende il nuovo humus per far nascere nuove piante.
Questa storia del lodo Mondadori ci regala il permesso legale (da non sottovalutare affatto) di poter identificare la famiglia Berlusconi come "delinquenti e grandi corruttori" e tutti coloro che li sostengono come complici omertosi. Allo stesso tempo regalandoci la possibilità unica per l'Italia (da sottovalutare ancora di meno) di identificare la genesi costitutiva del Gran Regno d'Ipocritania nella squallida caratterialità umana dei piddini che attaccano Berlusconi nei talk show televisivi alle ore 20.33 e alle ore 23.32 firmano contratti succulenti per aziende controllate da una famiglia corrotta e corrutrice.
Sono l'uno il rovescio della medaglia dell'altro: la corruzione nuda e cruda e l'ipocrisia doppio-pesista.
Da oggi finisce il ventennale duello tra de Benedetti e Berlusconi e sarebbe un grave errore fare di un filo d'erba un fascio considerandoli uguali. Non lo sono. Non lo sono mai stati. De Benedetti certo non è un santo. E' un intelligente finanziere, un uomo di grande abilità, cinico e spietato, ma non è un corruttore.
Essere cinici è orribile, per quanto mi riguarda. Ma non è illegale. Non è distinzione da poco.
Essere bari  è tragico: condanna l'Italia a mettere in fuga gli investitori internazionali perchè elide la fondazione dello Stato di Diritto.
Sono entrambi pericolosi, perchè entrambi sono anti-idealisti e anti-umanitari, ma sono diversi.
La fine del loro duello può e deve incitarci ad andare aldilà dei loro comportamenti, altrimenti il berlusconismo e il piddismo seguiteranno a fiorire rigogliosi.
E' necessario promuovere al rango di Grande Valore collettivo comportamenti individuali come la coerenza. Non è più accettabile che Pinco Pallino compaia in uno show televisivo denigrando Berlusconi, criticandolo, attaccandolo, irridendolo, ma accetta di buon grado di lavorare per lui.
Si impongono scelte per tutti.
Nell'autunno del 2010, di fronte allo scontro micidiale tra Berlusconi e Fini, gli occhi pieni della pantomima folcloristica della visita di Gheddafi a Roma, con veline a caccia di marito convertite all'Islam, le quali spiegavano nei talk show la meraviglia di tale scelta (vi siete forse dimenticati da dove noi veniamo? Questo accadeva soltanto l'altro ieri) uno dei più importanti editorialisti del quotidiano la Repubblica, Vito Mancuso, scrisse un bellissimo articolo sul suo giornale, lanciando una sfida agli intellettuali della sinistra, chiamandoli a raccolta, chiedendo da parte loro una "vera e propria insurrezione morale, una insorgenza etica" sfidandoli a non pubblicare più per la Mondadori e associate, pungolandoli a chiamarsi fuori, ad avere il coraggio di rendere pubblica la propria posizione sulla base di una scelta che fosse coerente. Non a caso si trattava di un sofisticato teologo cattolico. Non soltanto nessuno ebbe neppure l'ardire di commentare o replicare. Ma di lì a qualche mese gli fecero sapere che non era più gradito nei talk show ed è stato emarginato dal mercato della comunicazione mediatica.
Una gravissima perdita per i cattolici pensanti e per l'intera società italiana, di cui il PD è il principale responsabile.
E' necessario un cambio di passo.
Non è sufficiente godersi a casa, davanti alla tivvù, lo show virtuale mediatico della decadenza di Berlusconi.
La vita sociale non è fatta di tifoserie.
Vito Mancuso lo spiegò molto bene, allora, vox clamantis in deserto.
Dobbiamo ritornare all'agricoltura intellettuale, preparare il terreno, dissodarlo, concimarlo, innaffiarlo, avendo cura della semina, della crescita e del raccolto.
Altrimenti, nel deserto rimarremo.
Preferisco Daniela Santanchè a Luciana Littizzetto, la quale ingozza la plebe rimbecillita con volgarità da trivio, fingendo di essere antagonista a Berlusconi, ma è sempre a disposizione della Mondadori, basta incassare dei bei soldoni e avere l'applauso dei gonzi di turno.
Preferisco Fabrizio Cicchitto, intelligente come un'aquila, al suo vecchio amico Massimo D'Alema che, pochi mesi fa, a una domanda capziosa relativa a dove trovasse i soldi per mantenersi la lussuosa barca rispose. "A me la paga la Mondadori, con i soldi dei diritti d'autore che mi dà di barche me ne posso mantenere dieci".
Preferisco Ignazio la Russa a Fausto Bertinotti, che dopo aver consegnato il paese alla destra corrotta serva della criminalità organizzata, è diventato promoter di aziende produttrici di moda di lusso e svolazza tra un salotto all'altro della Milano da bere, quella che conta a Crotone, Catanzaro, Cosenza.
Preferisco Vittorio Feltri a Luca Telese, per motivi che non vale la pena neppure di ricordare.
Mi fermo qui.
Potrei proseguire in un impietoso elenco interminabile, denso di raccapriccianti sorprese.
Sono sinceramente felice che la magistratura abbia riconosciuto il dolo ai danni dell'ingegner de Benedetti, imponendo per Legge a Marina Berlusconi il pagamento di 541 milioni di euro cash.
Se lo meritava.
Questo dato farà bene al mercato. Farà bene all'intera società.
Una volta incassato il dovuto, ci si attende dal direttore de L'Espresso le scuse a tutta la società italiana.
Oneri e onori, come si conviene ai gentiluomini adulti che si assumono le proprie responsabilità.
Mi riferisco al servizio apparso su quel settimanale la prima settimana dello scorso marzo, nel quale si identificava Beppe Grillo come un finanziere internazionale, dedito a lucrose attività immobiliari nel campo dei resort di lusso a cinque stelle, grazie all'uso speculativo delle donazioni dei suoi sostenitori (poi rivelatosi un clamoroso falso, ampiamente sbugiardato dalla realtà dei fatti) e quel reportage va ascritto alla più vergognosa pagina dell'editoria della sinistra italiana, che consente di accomunare Bruno Manfellotto a Emilio Fede e Alessandro Sallusti.
La società post-Maya dei Giusti attende, serena e paziente, le scuse pubbliche per il danno causato all'immaginario collettivo del paese con la pubblicazione di quel servizio indecoroso.
Come ha fatto l'imprenditore Franco Mascetti, in televisione a Ballarò, ieri sera. Atto per il quale merita il mio rispetto.
E' stata la prima volta che ho ascoltato un alto dirigente italiano assumersi la responsabilità individuale e collettiva dello sfacelo catastrofico che è stato realizzato ai danni della collettività.
La strada è quella.
Mi auguro che non sia l'unico, ma soltanto il primo di una lunga serie.
Quando avranno fatto ascoltare la loro voce in tanti, allora, poco a poco, comincerà ad emergere la nuova classe dirigente politica, imprenditoriale, economica, finanziaria, culturale.
E finalmente avverrà il ricambio tanto auspicato da tutti.
Se la società civile non spinge dal basso per far saltare il tappo, liberando le gigantesche e splendide risorse creative di questo Bel Paese, saranno i marpioni malfattori al potere a spingere il tappo fino a soffocarci come comunità per mancanza d'aria, sperando che la bottiglia esploda e crepiamo tutti, uno per uno, in una lenta agonia: chi per la rabbia, chi per la disperazione, chi per la frustrazione, chi per l'avvilimento, chi per la depressione, chi per follia.
Per il nipotino, per il ragionier vanesio, per il delinquente, per l'innominabile, noi cittadini siamo soltanto un danno collaterale.
Nella atroce guerra che l'oligarchia ha sferrato contro la cittadinanza, è un saldo che hanno messo in conto.
Scommettendo a colpo sicuro che, in un modo o nell'altro, riusciranno a tacitare questo popolo di ipocriti dormienti rincitrulliti.
A questo servono i Giovanni Floris, i Bruno Vespa e il resto della compagnia melodica cantante.

Io, invece, ho una gran voglia di scatenare la mia verve rockettara.

Mi auguro anche voi tutti.












26 commenti:

  1. Caro Sergio a proposito di buone notizie si legga l'omelia di Papa Francesco, di lunedi 16/9. Lei ne farà sicuramente buon uso. Ovviamente,(nonostante la prassi sia sempre stata quella di riprendere le parole del Papa), ecco,ovviamente,NON ne ha parlato nessuno!!! Questa vota sono parole scomode. Saluti, Laura Mazzola

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  2. Parole sante! Sei un grande! Speriamo che ce la si faccia un giorno

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  3. sorge un sospetto , Marina Berlusconi con la sua Mondadori forse a rifiutato di pubblicare qualcosa .

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    1. Il verbo avere si scrive con la H!
      Ignorante.

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  4. D'accordo su tutto, persino sulla scelta dei personaggi politici e non, che lei mette in contrapposizione! Unica differenza: li vorrei vedere sparire tutti, ma proprio tutti, nel 2014! Chiedo troppo?

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  5. E che rock'n'roll sia. Ma bisognerà pazientare ancora.

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  6. Salve Sergio. Mi permetto di chiamarla per nome perchè è da molto che seguo il suo blog rimanendo talvolta affascinato, talvolta arrabbiato oppure semplicemente sconfortato. Ho scoperto il suo blog tramite il sito di Beppe Grillo e da allora lo controllo ogni giorno per vedere cosa mi riserva! Oggi in particolare mi sento di commentare perchè l'episodio che lei cita di ieri sera è lo stesso medesimo capitato a me! nel nulla della televisione Crozza mi ha spinto a soffermarmi su ballarò. Tanta spazzatura fino a che non ho udito le parole del signor Mascetti che mi hanno lasciato sgomento, soprattutto perchè dalla televisione modello Grande Fratello e Amici di Maria De Filippi certe analisi sono bandite! Siccome spesso e volentieri Lei esprime in maniera ottima quello che io stesso penso e che non sarei mai in grado di esporre, mi auguro che abbia pienamente ragione e che anche questo sia un mattone in più nella costruzione del nostro Nuovo Mondo! in più le aggiungo i miei complimenti per il coraggio.. Io ho spento molto prima il televisore! :)

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  7. Grazie, questo è anche il mio pensiero. Io, da tempo, ho deciso di non guardare più i talk show, anche per non farmi salire la pressione e non rovinarmi il fegato, perchè tanta ipocrisia non la digerisco. Preferisco le trasmissioni di inchiesta, fatte da veri giornaòlisti, che non risparmiano di far vedere anche la parte pessima della nostra società e dei nostri amministratori. Ho paura, però, che siamo ancora lontani da ciò che auspica, ossia il cambiamento delle coscienze. troppi anni di lavaggio del cervello e di individualismo estremo osannato come un merito ci hanno ridotto ad un popolo di dormienti.

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    1. Le prime tre puntate finora trasmesse da Presa Diretta sono un esempio di grande giornalismo d'inchiesta. È possibile rivederle in streaming, per esempio questa è l'ultima trasmessa, l'argomento sono i danni dell'austerity.


      http://www.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-a857135a-25ff-4f07-9ed4-2997cd5f2ff4.html

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    2. Forse è un virus buono che si sta diffondendo. Negli ultimi tempi è sempre più arduo e stucchevole seguire specialmente "porta a porta" e "ballarò" . Infatti passo subito sul web se non mi addormento prima davanti a cotanto sfoggio di servilismo da parte di ospiti ed invitati.

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  8. O noi o loro quindi...bravo bravo e ancora bravo ha espresso in sintesi lo stato d'animo mio e spero di tanti, un disgusto strisciante, rabbia ed impotenza nel vedere ed esperire una mentalita' ignobile tanti personaggi truci squallidi ignoranti, senza il minimo slancio di originalita' gente in fondo posseduta da complessi di inferiorita', che vorrebbe essere quello che non e' quindi fanno di tutto per gonfiare il proprio ego poveretti...ce li troviamo ovunque al lavoro in famiglia e ovviamente in tv e ci avvelenano la vita!

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  9. brindiamo pure alla condanna , ma NON ILLUDIAMOCI DI AVER RISOLTO I PROBLEMI DELL'ITALIA TOGLIENDO DI MEZZO BERLUSCONI : il pericolo piu' grande è che la gente si illuda di risolvere i problemi mandando al governo la "sinstra" , cavallo di Troia , condannando il paese ad altri cinque anni di finte riforme e quindi alla definitiva rovina .... STIAMO IN GUARDIA !!!

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    1. Sicuramente la fine politica di Berlusconi non è la soluzione di tutti i problemi dell'Italia, ma è però la soluzione di un grande problema italiano. Non capisco perché quando si parla del problema Berlusconi se ne parla al plurale. A casa mia i problemi vanno risolti uno alla volta.

      MM

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    2. ne riparliamo dopo 12 mesi di governo Renzi...

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  10. Ho guardato lo spezzone su Rai Replay: la faccia di Floris è diventata sgomenta quando Mascetti ha tristemente detto che agli investitori americani è stata presentata, come destinataria dei loro fondi, un'affiliata americana piuttosto che la casa madre italiana.

    Sono stati fortemente consigliati di fare così, altrimenti gli investitori non si sarebbero fidati e l'affare sarebbe andato perso. Praticamente trattati da nigeriani...

    Mi ricorda quegli amici da ragazzo che mi dicevano di spacciavarsi per spagnoli quando andavano in giro per il mondo, perché la ragazze che incontravano all'estero si fidavano di più...

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    1. ...trattati da nigeriani??!!!?!? Questo e' razzismo puro! E poi si pretende anche di essere trattati da persone perbene?

      Attenti al linguaggio che usiamo, e' il nosto strumento per interpretare la realta', per 'recuperare il senso', come dice Modigliani.

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    2. Relax, c'è un refuso "nigeriani" -> "scammer nigeriani"

      http://en.wikipedia.org/wiki/Nigerian_scam

      Ora però non se la prenda pure con wikipedia... :)

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    3. @Alessandra
      Ma basta con questa storia del razzismo da radical-chic, da snob, da buonismo a tutti i costi anche negando l'evidenza, da perbenismo di facciata. Provi a chiedersi invece, se il suo appunto non ha forse tutte le caratteristiche organolettiche di uno scritto discriminatorio.
      Possibile che, se non mi piacciano le bionde, ad esempio, debba spiegare per filo e per segno il motivo, scomodando persino Freud per approdare poi ai tempi dei dinosauri, per un qualcosa che è di una banalità disarmante. Voglio decidere io che debba essere mio amica e che voglia frequentare, avendo la possibilità di usare ciò che è reale e vero, come metafora.
      Ma basta con questa ipocrisia da visione classista, post catto-comunista.

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    4. @ Alessandra

      In un primo momento ero rimasta interdetta anch'io, ma poi mi è tornata in mente la vecchia storia della truffa; anche perché altrimenti sarebbe bastato limitarsi a scrivere, chessò, "africani" o, peggio, "vu' cumprà", per rendere l'idea di un disprezzo esteso a un'intera razza o categoria di individui.
      Spero non ti abbia urtato più di tanto la mia allusione alle prostitute nigeriane nel mio precedente commento; era pura cronaca e, se da me riportata con un tono di (apparente) noncurante leggerezza, lo era nell'intento di adeguarsi al tono non meno giocoso e ironico dell'articolo di Modigliani.

      @ matica

      Mi scusi, ma quando scrive: "Voglio decidere io che debba essere mia amica ecc. ecc.", intendeva scrivere "voglio decidere Chi debba essere mia amica ecc. ecc.", giusto?
      No, chiedo, perché ripete due volte l'uso di "che" e forse intendeva trasmettere qualcos'altro che, adesso, sfugge alla comprensione. Grazie.

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    5. Probabilmente l'espressione 'scammers nigeriani' (dove 'scammers' e' sostantivo mentre 'nigeriani' e' aggettivo) non mi avrebbe causato la stessa reazione. E' come dire 'mafiosi italiani': nessuno puo' negare che esistano, ma da qui a usare 'italiani' come sinonimo di 'mafiosi' ce ne passa, mi sembra a me! Guarda caso, questa storia degli 'scammers nigeriani' me l'ha spiegata il mio compagno, figlio di un emigrato nigeriano: non sono scammers nessuno dei due, bensi' due liberi professionisti seri che pagano tutte, ma proprio tutte, le tasse che gli competono... In quanto poi alla correttezza politica di wikipedia, che volete che vi dica?

      Non mi considero una radical chic ne' tantomeno (orrore!) una cattocomunista: semplicemente vivo nella (probabilmente) piu' multirazziale societa' europea, con una grande tradizione di accoglienza e integrazione verso le ethnic minorities (qui l'Islamismo e' la religione che cresce piu' velocemente e nessuno, a parte quel fascista di Farage, ne fa un problema), dove si fa uno sforzo per rispettarsi pur nelle differenze (che ci sono), a partire proprio dal linguaggio. Non e' un caso che un parlamentare e' stato costretto a dimettersi perche' sembra che abbia dato della 'plebe' ad una guardia durante un banale alterco, mentre in Italia avete un ministro che si permette di insultare un altro ministro sulla base del colore della pelle e costui e' ancora al suo posto.Ve lo meritate proprio! ...adesso sono io che faccio la cafona per provocare. Sorry.

      Senza menzionare il fatto che nella categoria degli extracomunitari, espressione che a voi sembra tanto fina, non includete gli americani, canadesi o, che so io, svizzeri (che pure lo sono). O mi sbaglio?

      A me dire che qualcosa o qualcuno non mi piace per partito preso (o peggio, per il colore dei capelli) mi pare una cretinata...

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  11. Mi sembra che anche questa volta Sergio abbia colto perfettamente il problema. De Benedetti fu allora parte lesa e andava risarcito.

    A mio avviso bisognerebbe oggi capire se anche la RAI non sia stata in qualche modo "parte lesa", visto che per anni gli interessi di una classe politica hanno teso a depotenziarla in nome degli interessi di un politico in assoluto conflitto di interessi. In tal caso anch'essa andrebbe risarcita da chi eventualmente avrebbe procurato danni.

    Sarebbe poi un'ottima occasione per riaprire il dibattito sul significato vero delle parole "servizio pubblico". A mio avviso la RAI dovrebbe essere il motore e propulsore del made in Italy nel nostro paese. Dovrebbe dare sostegno e possibilità nuove all'industria, alla ricerca ed alla cultura italiana. In passato ne è stata capace. I documentari sull'industria e sulla produzione italiana, sulla ricerca industriale ed universitaria o il videoteatro con spettacoli che andavano dalla prosa pura ad Edoardo de Filippo, fino alle ricerche linguistiche più avanzate di Carmelo Bene, Leo de Bernardinis e Dario Fo (e l'elenco può continuare allungo) erano il pane quotidiano della televisione degli anni '60 e '70. La RAI parlava dell'Italia e sosteneva l'Italia. Negli anni '80 questo meccanismo si è inceppato e tutti possiamo immaginare il perché. Guardavo ieri su RAI5 un bel documentario francese sul celebre fumetto francese Tin Tin. Mi auguro che chi ha comprato questo documentario dalla TV francese lo abbia fatto scambiandolo con un altrettanto valido documentario italiano, magari su fumettisti italiani. Ne abbiamo di altrettanto celebri, da Manara a Pratt a Moebius. Questo sarebbe a mio avviso un corretto servizio pubblico, perché altrimenti non vedo il motivo per cui la RAI debba trasmettere un documentario su Tin Tin, fumetto francese e non su Manara, Pratt o Moebius.

    Personalmente sono in disaccordo con la posizione di Grillo che vorrebbe ridurre la RAI ad una sola emittente. Credo al contrario che vada ristabilita anche li una direzione da prendere che sia proficua a tutto il tessuto produttivo italiano e non alle solite lobby di potere.

    Bisogna poi trovare il modo per rendere la televisione italiana veramente italiana. Deve raccontare cioè l'Italia tutta. Se Mediaset produce dei TG che sono praticamente i notiziari provinciali di MIlano e dintorni, la cosa mi infastidisce, mi incazzo e non li guardo. Ma sono di un privato ed un privato, nei limiti della legge, fa ciò che gli pare con le sue aziende. Ma non posso accettare dalla RAI una narrazione esclusivamente romana e/o milanese dell'Italia. È importante trovare il modo per spingere la RAI a raccontare l'Italia tutta riunendola così nei tre canali principali, e non quasi esclusivamente Roma e Milano perché le sedi importanti sono lì. Anche questa dovrebbe essere una mission del servizio pubblico.

    MM

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  12. Il tuo rock 'n' roll spero di ballarlo anch' io a volume altissimo.
    Il CEO Amplifon si chiama Moscetti.

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    1. Questo il link ove vedere l'intervento di Moscetti

      http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-fe00cbf7-6b0f-4d58-bc1c-a6570c69940f.html#p=
      Veramente notevole

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  13. MI DEVONO ANCORA SPIEGARE CHE SENSO HANNO GLI INVESTITORI ESTERI QUANDO ORMAI SAPPIAMO CHE LA MONETA È UNA CONVENZIONE E CHI LA CREA DETTA LA POLITICA. FACCIAMOLA DETTARE E CREARE ALLA SOVRANITÀ DEL POPOLO, INVECE ! Inestitori esteri meglio dei falsari nostrani ? Mah ! Il banchiere del vicino è meno cannibale del nostro ?

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  14. "Laddove le nazioni e gli stati hanno subito dei capovolgimenti clamorosi grazie a una nuova classe dirigente, la modificazione si è manifestata perchè la società era già cambiata, gli individui avevano già modificato il tessuto spirituale interno del proprio dna antropologico, la domanda di cambiamento era poderosa, forte, collettiva. E ha trovato una sua espressione in una nuova classe dirigente che ha raccolto, compreso, identificato e fatti propri quegli umori, quei bisogni, quelle domande, quelle richieste."
    Proprio cosi'.
    Stare a discutere di RAI, magistratura ed in genere della situazione attuale e' continuare a discutere di cio' che ha prodotto questa classe dirigente. Io non vedo nei De Benedetti gran che di meglio. Come produrre questo cambiamento e' la cosa piu' difficile. E' facile per chi
    ha lavorato e vissuto all'estero, per il semplice motivo che ha un grado comparativo che l'italiano medio non ha, ne' puo' avere. Noi non ci accorgiamo che quando trattiamo gli altri
    lo facciamo dal nostro punto di vista che non e' altro che il punto di vista che ha raggiunto
    la nostra societa' e quella sintesi logistica che si chiama Stato. E lo stesso vale per quelli
    che ci guardano. Siamo incomprensibili nella stessa maniera come a noi pare incomprensibile un
    baluba che vuol far partire una macchina ancora tirando della cordicina.
    Quando l'Italia entro' in guerra, vista la superiorita' della Marina italiana, Londra consiglio'
    a Cunningham, capo della flotta inglese in Mediterraneo, di non intraprendere azioni offensive.
    Questi rispose che un paio di navi si potevano ricostruire in un paio di mesi, una tradizione ha bisogno di secoli per essere costruita e attacco'. Come fini' lo sappiamo tutti.
    Quello che non sappiamo e' che gli ammiragli inglese venivano fucilati per codardia davanti al
    nemico.
    Chiunque e' stato all'estero a lavorare sa di questo problema: la tradizione.
    Ci vedono cosi, ci pensano cosi, ci immaginano cosi. Un comandante canadese mi disse onestamente
    che quando seppe che doveva condurre la nave con equipaggio italiano era disperato. Quando si fini
    il lavoro ci disse- "The best crew I ever had."
    La differenza era che lui si interessava alla nostra condizione, i nostri non sanno mai qual e'
    la nostra condizione.
    Quando Berlusconi aumento' le pensioni minime la sinistra la penso' come mossa propagandistica
    non perse nemmeno il tempo a vergognarsi.
    Mi fa piacere che qualcuno di questa classe dirigente cominci a vergognarsi.

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  15. Ci puoi scommettere! Sono già pronto con lo spartito e la chitarra!

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