venerdì 13 settembre 2013

Quando l'indignazione arriva addirittura dall'aldilà. In Italia, perfino i morti sembrano più vivi e attenti dei vivi.

la Repubblica. pubblicato l'8 febbraio 1997.

CRAXI, SILURO AD AMATO: 'E' COLPEVOLE COME ME'

ROMA " - Quando era ancora presidente del Consiglio, Giuliano Amato andò a parlare alla London School of Economics. E ai giornalisti inglesi che gli chiedevano di Tangentopoli rispose così: "Io ritengo che ben poche persone erano al corrente delle cose che stiamo scoprendo adesso...". Quattro anni sono passati, ma Bettino Craxi non ha dimenticato quella frase. Macché, tuona adesso dal suo rifugio di Hammamet: tu lo sapevi benissimo, caro Giuliano, avevi le mani in pasta come me, pagavi le tue campagne elettorali con i soldi del cassiere di Via del Corso e raccoglievi fondi anche per conto tuo. E giù con una scarica di accuse, una requisitoria che evoca anche nel lessico gli ordini di cattura scritti da Di Pietro ("Egli non poteva non sapere..."), una mitragliata contro il suo ex consigliere più fidato, contro l' uomo che una volta, prima di essere travolto dagli eventi, lui stesso designò come il suo successore alla guida del Psi.
Altri tempi. Allora Craxi comandava a Via del Corso e Amato era ben saldo a Palazzo Chigi. Poi è venuta la grande piena di Mani Pulite, che ha spazzato via i socialisti, comprese le ville, le auto blindate e quel sorriso arrogante che nascondeva la certezza di un potere eterno e crescente. E oggi che la bufera è finita, l' ex leader socialista non riesce a mandar giù il fatto che il destino cinico e baro abbia riservato al suo fedelissimo una sorte così diversa dalla sua. Lui, Bettino, costretto a curarsi i suoi mali tra i palmizi tunisini, con un ordine di arresto che pende sulla sua testa, mentre Giuliano non è stato sfiorato da un solo processo, anzi guida solennemente l' Antitrust, con tutti gli onori, la blindata e la scorta, e sta addirittura per mettere il bollo socialista all' "operazione Cosa 2". Poteva, Craxi, lasciare che il fato continuasse su questa strada biforcuta? Figuratevi. Ha aspettato il momento giusto, la vigilia di quel congresso pidiessino dove gli ex avversari delle Botteghe Oscure stenderanno un tappeto rosso per accogliere il compagno Amato, poi ha affidato all' ultima arma che gli è rimasta - il fax - la sua requisitoria contro l' ex Dottor Sottile. Aggiungendo perfidamente che ci sarà un seguito, non finisce mica qui: "Di tutto ciò si può tornare a parlare più nel dettaglio...". Ma vediamo cosa c' è scritto nel suo atto d' accusa. Nella mente di Craxi, il suo ex braccio destro deve aver commesso il reato di usurpazione di potere.
"Giuliano Amato - scrive Craxi - tutto può fare salvo che ergersi a giudice delle presunte malefatte del Psi, di cui egli, al pari di altri dirigenti, porta semmai per intero la sua parte di responsabilità... Il sottoscritto, per le sue responsabilità di segretario, è trattato alla stregua di un gangster e condannato all' ergastolo... Guarda caso, invece, a Giuliano Amato, vicesegretario vicario del Psi, forte delle sue amicizie e altolocate protezioni, non è toccato nulla di nulla. Buon per lui". Poi vengono gli insulti.
Craxi chiama Amato "becchino del Psi", "trasformista", "voltagabbana", e - citando Cossiga - addirittura "una cosa vomitevole", come "tutti i craxiani che sono diventati anti-craxiani". Un uomo, dice, che "si è impancato a sputar sentenze morali". Non può farlo, lo sferza l' ex segretario, proprio lui che con "le cattive abitudini contratte dal Psi, finanziamento illegale in testa, è stato a contatto quotidiano", come "potrebbe risultare in modo inconfutabile". E qui cominciano le accuse, quella che un magistrato definirebbe una chiamata in correità. "Innanzitutto va ricordato che, dopo aver per intero condiviso avventure e disavventure del craxismo di governo, Giuliano Amato si dedicò interamente al partito. Negli anni in cui io mi occupai delle Nazioni Unite, lavorando per lunghi periodi nel mio ufficio al Palazzo di vetro di New York, Amato era vicesegretario vicario ed era impegnato nella gestione del partito. I suoi rapporti personali con l' amministratore Vincenzo Balzamo erano diretti ed eccellenti...". Da questa premessa Craxi fa discendere cinque capi d' accusa. Primo: sapeva tutto. "Egli era perfettamente al corrente della natura complessiva del finanziamento del partito. Era evidente che egli non poteva non sapere". Secondo: prendeva i soldi anche lui. "Di questi finanziamenti egli si è sempre avvalso naturalmente e personalmente per le sue spese di lavoro politico, per le sue campagne elettorali che furono sempre finanziate dal partito, tanto in sede nazionale che in sede locale. Anche in questo caso non credo che il tutto avvenisse tramite assegni e trasferimenti bancari documentati". Terzo: forse si muoveva anche in proprio. "Resta inoltre da considerare se per far fronte alle spese delle sue campagne elettorali, furono organizzate, come pare, anche raccolte di fondi che non rientravano nel controllo dell' amministrazione centrale". Quarto: collaborava. "E' poi certamente toccato a Giuliano Amato di occuparsi di iniziative, strutture e progetti di interesse del partito e che tuttavia comportavano un interessamento diretto, ed incarichi specifici di collaborazione con l' amministrazione del Psi". Quinto: era consenziente. "Non è mai capitato a mia memoria che Giuliano Amato in incontri personali e confidenziali con il segretario del partito avesse esternato le sue perplessità, le sue preoccupazioni e il suo disappunto per il sistema generale su cui si imperniava il finanziamento del partito, parte del quale, come tutti sapevano, era costituito da forme che si concretavano in aperta e risaputa violazione della legge sul finanziamento dei partiti". La requisitoria finisce qui, con l' inquietante accenno a quei "dettagli" di cui "si può tornare a parlare". Amato, che i suoi collaboratori definiscono "addolorato" dalla bordata craxiana, è amareggiato ma non sorpreso. Sapeva da tempo di essere, come gli dicevano i suoi amici, "sotto impeachment craxiano". Già quattro mesi fa aveva ricevuto la prima avvisaglia, leggendo un' intervista in cui Craxi lo accostava a Martelli e a Formica per dire: "Potrei fare una lunga lista di traditori e vigliacchi. C' è perfino chi si impanca a moralizzatore. Parola di Giuda". Conoscendo bene Bettino, Giuliano Amato capì che quello era solo l' inizio. Non si sbagliava.
Sebastiano Messina

11 commenti:

  1. Amato,quello dei prelievi forzosi.MMhh ! Brutto segno.
    Si è svolto un convegno interessante e propositivo sulla possibile uscita dall'€.Vi invito a guardarlo e a riflettere.Probabilmente indicano la strada giusta e meno traumatica,anche se non facile.
    Il link : http://youtu.be/IgcU2a5DHeg

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  2. Amato come Craxi ? niente di nuovo : la scoperta dell'acqua calda

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    1. rinfrescare la memoria è sempre utile. Prima o poi ci stuferemo di stare solo a guardare.

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  3. Nove volte su dieci un bicchierone di acqua calda,ben calda ,quasi bollente,salva la vita di chi lo beve per tempo.
    Non è mai troppo tardi per ricordarselo e per ricordarlo a chi non lo sa.

    E' pericoloso considerare la scoperta dell'acqua calda un affare da liquidare con una battuta.
    E' invece una scoperta da non dimenticare .

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    1. non intendevo essere polemico con chi ha scritto l'articolo, era semplicemnte un conferma. Certo, bisogna continuare a ripeterlo, ma è difficile perchè la gente comune fa finta di non capire e cambia discorso quando gli sbatti in faccia la realtà, non so se per senso di impotenza oppure perchè vermente non "vedono"...

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  4. Mi sembra che il senso dell’articolo vada ricercato nella constatazione che, mentre Craxi fu costretto all’esilio e gli furono voltate le spalle persino dalle persone a lui più vicine, il nostro è ancora ben in sella e può contare sull’appoggio incondizionato di numerosi fedelissimi, nonché di circa il 30% dell’elettorato. Vista in questa chiave, potrebbe sembrare che la situazione sia enormemente peggiorata negli ultimi 20 anni.
    In realtà il parallelo tra la vicenda Craxi e Berlusconi è evidente, ma la morale che se ne può ricavare è che si tratta di un gioco di controlli, di burattini e di burattinai.
    È evidente che le politiche berlusconiane, alla pari di quelle craxiane, non siano farina del suo sacco, ma facciano parte di un progetto più ampio di destabilizzazione e di sottrazione delle ricchezze del paese. Non è un caso che il programma della loggia P2 sia stato portato avanti e realizzato quasi per intero, dai soggetti politici sia di destra che di sinistra, degli ultimi 20 anni.
    Alla loggia P2 si è succeduta la loggia P3, la P4, e chissà quante altre di cui non sospettiamo nemmeno l’esistenza.
    Loro, i politici, sono i burattini, quelli che devono mettere in atto i piani creati da altri e non appena hanno finito il loro compito, devono uscire di scena. Se resistono vengono distrutti.
    I loro problemi personali, le loro ambizioni, la loro megalomania, non contano. Vengono licenziati e messi in un magazzino dorato, ma se si oppongono, allora parte un progressivo processo di distruzione, che può arrivare anche ai roghi, agli assasinii o a suicidi improbabili.
    Il ruolo della magistratura e delle forze dell’ordine, è quello di garantire l’ordine costituito: Le elite comandano, i lacchè eseguono e il popolo sgobba.
    Non pensiamo che vincere un concorso per diventare magistrato sia semplice. Occorrono appoggi molto consistenti. Non si tratta della solita raccomandazione, ma di qualcosa di più importante e sostanziale. Si tratta dell’appartenenza alle emanazioni del potere.
    Ha ragione Berlusconi nel sostenere che quello contro di lui, non sia altro che un complotto organizzato da una parte politicizzata della magistratura, con l’obbiettivo di distruggere un avversario politico. Quello che però non dice è che lui fa parte di un complotto che ha come obbiettivo la distruzione delle (poche) libertà democratiche del paese, in collaborazione con la finta opposizione, sempre pronta a fargli da supporto.
    Ma il suo tempo è finito. Ora se ne deve andare. Più cercherà di resistere e peggiore sarà la sua situazione.
    Non vale più nemmeno la pena di parlarne, si tratta di un periodo di transizione alla fine del quale emergeranno nuovi soggetti, nuovi lacchè che proporranno nuove fregature.
    Potrebbe essere Grillo il nuovo Berlusconi? Gli elementi ci sono tutti….
    Guido

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    1. Guido, la tua disamina mi era sembrata assolutamente perfetta, ma poi sei proprio scivolato su Grillo. Perchè? Rileggendo, mi sono accorto che non hai nemmeno menzionato i lacchè del PD che hanno consentito a Silvio di fare il bello e il cattivo tempo. OK, ti faccio un nome: Violantefranceschinidalemarenzi
      Adesso te la do io la differenza: Bettino è scappato e amen, ma erano altri tempi... Silvio rimarrà in eterno, perchè il Pd non voterà la sua decadenza, Napolitano lo grazierà, alle prossime elezioni prenderà il 32% e lo rivedremo da Bruno Vespa per l'acclamazione finale...
      Giuseppe

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    2. Nulla da eccepire sul tuo commento, ma permettimi di dissentire sulla conclusione.
      Nel panorama politico vi sono ben altre figure all'orizzonte, ad esempio Renzi il nuovo che avanza per non cambiare nulla.
      Il movimento di Grillo è ostacolato in ogni dove in attesa della disgregazione.
      M.M.

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  5. Solo tre parole: NON HANNO VERGOGNA!!

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  6. I dittatori sono tali e possono fare il loro lavoro, solo perché vi è un consenso congiunto, sia dal alto che dal basso.
    Il fascismo è un fenomeno strisciante, antico. Si aggancia alla psicologia umana e fa leva sulle nostre fragilità.
    Possiamo senz’altro dire che Berlusconi e il suo movimento, siano una versione moderna del fascismo. Non perché ne ricalchi gli schemi o gli obbiettivi politici, ma perché trae la sua forza dalle stesse dinamiche e fa leva sulle stesse fragilità.
    Oggi questo processo, che ha inizio con lo snaturamento del PSI ad opera di Craxi e dei suoi accoliti, è giunto al termine.
    Il dittatore se ne deve andare. Non lo farà senza combattere, ma alla fine se dovrà andare e il suo posto verrà preso da una nuova versione, più moderna ed in linea con i tempi, dello stesso prodotto.
    Una carrozza con i cavalli non ha molto a che vedere con una balilla degli anni ’30, la quale a sua volta non ha molte analogie con una moderna vettura a tecnologia ibrida. Eppure tutte nascono dalla stessa esigenza e svolgono il medesimo compito, pertanto possiamo dire che, in essenza, siano la stessa cosa.
    Se ci andiamo a riguardare il periodo storico dell’ascesa di Hitler al potere, ci troveremmo moltissime analogie con la situazione odierna in Italia. Voi pensate che il tedesco medio dei primi anni ’30 avesse una più pallida idea del casino in cui stava per imbarcarsi e a cui stava dando consenso?
    Ma la Storia va avanti a forma di spirale e ripropone gli stessi cicli, ogni volta in forma diversa. La modernità non ammette squadracce munite di olio di riccino, ma il desiderio del pestaggio si trasferisce su modelli mediatici. Chi può avere successo oggi, se non chi sia un pestatore professionista dei canali mediatici? Ed ecco quindi le irresistibili ascese di personaggi come Sgarbi, Ferrara, Travaglio. La gente vuole giustizia e vendetta, ma non è in grado di confrontarsi direttamente con i professionisti del talk-show. Non ci sono gli spazi televisivi e non ci sono le capacità mediatiche. Un elettricista non può confrontarsi con il Ministro su un set televisivo. Gli darebbero solo pochi secondi per esprimersi, interrotti per giunta dagli inappropriati interventi del conduttore, mentre al Ministro verrebbero dati vari minuti di replica e l’ultima parola. Non essendo l’elettricista un parolaio professionista, si ingarbuglierebbe facendo pure la figura dello scemo.
    Impotenza e rabbia che vengono veicolate su un personaggio in grado di reggere lo show e che viene eletto Leader Maximo del nuovo corso.
    E vero che per fare la frittata bisogna rompere le uova….ma rifletteteci.
    Guido

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    1. è sicuramente bene tenere d'occhio la storia, ma io credo che questo periodo storico non abbia precedenti, infatti è la prima volta che per andare avanti bisogna tornare indietro, e non parlo del modello politico , il quale è una conseguenza, ma del nostro modello di sviluppo in generale, a partire dai valori fondamentali. Ci stiamo preparando ad una svolta epocale, ad una nuova era, e quindi non c'è da aver paura a rompere le uova, anzi , è un passaggio duro ma inevitabile ...

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