mercoledì 25 maggio 2011

Le verità che non dicono agli italiani e il perchè la battaglia di Milano è diventata fondamentale per il futuro della nazione

di Sergio Di Cori Modigliani

Se, lunedì prossimo al pomeriggio, i risultati elettorali ci diranno che a Milano l'avvocato Pisapia ha vinto ed è diventato sindaco al posto della Moratti, dovremo ringraziare Berlusconi a nome di tutti gli italiani.
Una volta tanto, ha detto la verità.
Consapevole della fondamentale posta in gioco, non fidandosi nè della Moratti nè di nessuno dei suoi alleati, ha estremizzato i toni mettendoci la faccia -e i suoi soldi e il suo potere mediatico- presentando una normale consultazione per il voto amministrativo come una drammatica resa dei conti e una vera e propria battaglia decisiva e fondamentale per il futuro del nostro paese.
Ha ragione.
E' proprio così.
Anche se, non ha spiegato le vere motivazioni.
Stanno cercando di spiegarcelo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, l'Istat e i cosiddetti "magistrati contabili", ovverossia i giudici che sono membri della Corte dei Conti, il cui compito consiste nel verificare i conti presentati dal governo per far sì che il bilancio della spesa pubblica possa poi essere firmato e garantito dalla Banca d'Italia.
La situazione del nostro paese è la seguente: il dato oggettivo -e quindi indiscutibile- conferma che l'Italia ha fatto male i conti (oopure Tremonti ha detto delle bugie sapendo che le stava dicendo) per cui il nostro paese è "obbligato" ad aggiungere una "copertura aggiuntiva" di 46 miliardi di euro entro il 30 settembre 2011, pena la dichiarazione ufficiale di bancarotta. Il che vuol dire che non è possibile in alcun modo e per nessun motivo diminuire anche di un centesimo le tasse, che è necessario aumentare i tagli di almeno un altro 32%, che non è possibile finanziare il credito agevolato alle imprese, che non è possibile far scattare il piano previsto dal governo per il rilancio dell'economia.
Se a Milano lunedì prossimo vincesse la Moratti, sarebbe possibile metterci subito una pezza.
Si troverebbero "magicamente" subito 28 miliardi di euro e dopo quattro settimane altri 12.
Da dove? (adesso ve lo spiego).
Ma prima sarebbe bene avere in mente qual'è il prezzo che l'Italia dovrebbe pagare in cambio di questa cifra.
Perchè non sarà una banca a darcela, non saranno investitori stranieri, non sarà la banca centrale europea.
Sarà la mafia siciliana.
E neppure tutta. Saranno tre famiglie della mafia siciliana, i cui capi vivono in un piccolo meraviglioso stato dei Caraibi e a Miami, Florida, nel sud degli Usa.
Ecco i fatti:
Quando l'anno scorso, a novembre, Tremonti ha presentato il piano finanziario e quello della manovra economica, le istituzioni finanziarie internazionali l'hanno accettato, mordendo un po' il freno, ma prendendo atto della anomalia della situazione italiana soprattutto per il fatto che alla voce n.152 a pag.34 del prospetto informativo della Banca d'Italia presentato al Fondo Monetario Internazionale, la cifra di "entrate pari a 42 miliardi di euro" aveva una importante postilla: era considerata una misura estrema e passeggera che serviva -come fine- a coprire la spesa di investimenti produttivi interni per dar credito alle imprese locali e nazionali rilanciando l'occupazione e il lavoro.
Quella voce specifica era relativa alla terza industriale nazionale (che ha sostituito quella turistica scesa al quinto posto):  "il gioco d'azzardo" ed era relativa alla concessione di licenza per l'apertura di "altre 16.500 sale giochi" disseminate in tutto il territorio nazionale, all'interno delle quali si trovano roulette, tavoli da poker, slot machine che, nella mente di Tremonti, avrebbero dato anche lavoro a circa 500.000 giovani (tra croupier, esercenti, guardie, buttafuori, buttadentro,ecc.). Queste concessioni vengono date a sei società che sono collegate a Equitalia e hanno il compito istituzionale di far pagare le tasse e raccogliere i proventi (appunto i 40 miliardi di euro) le quali danno un appalto esecutivo ad altre dodici società, tutte garantite dal governo, che sono responsabili del fatto che il gioco rispetta delle normali procedure legali.
Queste dodici società, però, sono vuote.
Esistono sulla carta. Non nella realtà economica.
Sono società di mediazione che, a loro volta, hanno dato l'appalto ad altre sei società, che hanno passato l'appalto ad altre due società, con sede centrale, una nell'isola di Saint Martin, nei Caraibi, e l'altra a Miami, Florida, Usa. Entrambe appartengono per il 50,6% a due famiglie della mafia siciliana.
Il fatto è che Equitalia ha presentato una regolare inchiesta alla Corte dei Conti in data 31 marzo 2011 dimostrando che le dodici società appaltatrici non hanno versato i 6 miliardi di euro previstinel primo bimestre
Sono evasori.
Ma quando sono andati a prendere i soldi non hanno trovato nulla.
Non esistono neppure gli uffici.
Si è mossa la guardia di finanza che ha impiegato 43 giorni per ricostruire il tutto.
I mercati mondiali finanziari, pefettamente al corrente della situazione hanno bocciato l'Italia.
Ma ecco spuntare Berlusconi con la soluzione (classica del giocatore d'azzardo compulsivo) : raddoppiare la posta.
Si raggiunge, in data 4 maggio, un ennesimo accordo con le stesse società, concedendo nuove concessioni, tutte nell'hinterland milanese e in Milano città, pari all'apertura di 11.876 nuove sale gioco, che dovrebbero fornire un nuovo introito di supplementari 32 miliardi di euro, sufficienti a coprire subito il buco del Tesoro.
Il fatto è che le famiglie che detengono il potere economico di queste società, in cambio di questo "favore" hanno ottenuto il passaggio degli appalti sia per la costruzone di Expo 2015 sia per il varo del piano edlizio lombardo per complessivi 12 miliardi di euro. L'esecuzione di questi lavori passerebbe quindi, per contratto, a due famiglie siciliane che si trovano a St. Martin  e a Miami; non perseguibili.
In tal modo Tremonti copre il buco, Berlusconi si salva, a Milano falliscono almeno 250 aziende edili, (gettando sul lastrico almeno 20.000 persone) che vengono sostituite con società di copertura delle due famiglie siciliane, e la mafia prende possesso "per intero e definitivamente" del territorio industriale meneghino.
Se invece Berlusconi perde, non vengono rilasciate nuove licenze, perchè Milano non vorrà accogliere altre 11.000 sale da gioco e non vorrà cedere gli appalti edili a società di comodo. Se le terrà strette per costruire ricchezza locale, soprattutto adesso che esiste il federalismo. Ma in questo caso la mafia presenterà il conto personale a Berlusconi, e pensiamo sarà piuttosto salato.
Berlusconi ha pensato di farlo pagare agli italiani.
Se non passa a Milano, si troverà da solo a vedersela con quelle due famiglie.
Come ha detto il senatore Umberto Bossi "Berlusconi mi fa pena, non vorrei stare al suo posto se la Moratti perde Milano. Perchè noi non andiamo a fondo insieme a lui. Ci va da solo".
Se si perde Milano, Tremonti è "obbligato" dalla Banca Centrale Europea a dichiarare insolvibili le aziende che non pagano le tasse a Equitalia per le concessioni del gioco d'azzardo e deve riconvertire il settore passandolo da gioco d'azzardo a rilancio dell'economia nazionale. Ma avendo già perso Torino e Bologna, si trova anche una Milano in mano all'opposizione, che non accetterà di certo l'idea di mettere tutto in mano a quelle due famiglie siciliane. Presenteranno il conto anche a lui.
Per Standard & Poor's i conti dell'Italia, quindi, non sono "veritieri" perchè alla voce entrate risultano soldi che non è possibile avere se non sulla carta. Da cui il nostro declassamento e l'umiliazione di dover soltanto eseguire ordini in Europa che Francia o Germania ci dettano a seconda delle loro esigenze.
Milano è fondamentale. E' decisiva.
Ha ragione Berlusconi.
Se vince Pisapia è davvero la fine.
E' la fine della pace sociale ed economica della sua famiglia, e dei suoi soci.
Che, nella sua mente, è identificata con il paese.
Bisogna vedere se avviene la stessa cosa nella mente degli italiani.

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