lunedì 10 luglio 2017

Il nemico è tra di noi: basta guardarsi allo specchio.



“Nessun fiocco di neve, in una valanga, si sente responsabile”
                                        George Burns


Il nemico è tra di noi.
Perché c’è la guerra e su questo siamo tutti d’accordo.
Subito dopo questo assunto, potremmo essere già in disaccordo.
E’ bene cercare di capire e comprendere guerra contro chi, contro che cosa e chi sono i partecipanti alla guerra.
C’è chi pensa che si tratti di “uno scontro di civiltà”, ovvero: la guerra tra il mondo islamico da una parte e il mondo cristiano dall’altra. I più importanti rappresentanti di questa tesi sono l’estrema destra repubblicana statunitense e Vladimir Putin, il quale -dal suo punto di vista, giustamente- sostiene (e in qualche caso finanzia) Marie Le Pen in Francia e la Lega Nord oltre al suo amico Berlusconi in Italia, per pompare, gonfiare e ingigantire questa interpretazione che molto presto andrà per la maggiore. Poi c’è chi pensa che si tratti di una guerra tra sciiti e sunniti, tutta interna al mondo mussulmano, di cui noi -poveri martiri occidentali innocenti- siamo le vittime sacrificali. Questa è la tesi sostenuta da elementi di svariata natura, la maggioranza del PD, seguaci di Mario Monti, liberal analfabeti. Poi ci sono quelli che pensano che è tutta una manovra organizzata da quel perfido guerrafondaio di Obama, alleato degli ebrei sionisti, per imporre il nuovo ordine mondiale, perché gli americani, da soli, vogliono impossessarsi delle risorse del pianeta.
Da un paio di settimane ci aggiungiamo anche l’opinione della stragrande maggioranza del popolo italiano, che da esperto di canzone italiana è passato -con un triplo salto mortale carpiato- alla professione di esperto islamista, arabista, cultore di geo-politica.
Ma alla fine ciò che conta è spaventare.
Perché chi ha paura regredisce e si fida di chiunque si presenti e dica “non ti preoccupare, io ti proteggo e ti salvo”.
Si diventa un po’ come i bimbi all’asilo, quelli con il grembiule bianco e il fioccone azzurro, in fila indiana mentre vanno nel giardino della scuola, ma quando devono passare davanti alla porta della preside si prendono per mano e sentono un brivido nella schiena.
Tenersi tutti per mano aiuta a superare la paura.
Non ha molta importanza che il nemico sia la malvagia Anghela, il perfido califfo, il diabolico “negro” di Washington o lo zar macho: tutto fa brodo e sono intercambiabili. A seconda dell’uso che i profiling e i big data raccolti dalle nostre chiacchiere su facebook vomitano impietosi ogni giorno sul tavolo delle società che gestiscono le strategie della comunicazione sul web.
Ciò che conta (parliamo dell’Italia) è che il nemico sia sempre “l’Altro da sé”.possibilmente e inequivocabilmente esterno; se oltre che estraneo è anche estero meglio ancora.
Ne sanno qualcosa i nostri leader politici, nessuno escluso.
Le loro argomentazioni sono di una noia davvero deprimente e si riducono a “non ce lo fanno fare”.
Il peggio che un politico con la spina dorsale eretta possa dire ai propri seguaci: dichiarare l’impotenza del proprio gruppo.
Non ci si può sorprendere che la depressione sociale sia così diffusa.
Soltanto i bambini vivono in un mondo in cui l’azione individuale (lo splendore della creatività che esprime il potenziale umano attraverso l’autonomia e l’indipendenza), viene negata dal papà, dalla mamma, dai nonni o dalla maestra. Un adulto manifesta sempre la propria identità responsabile su due colonne portanti: l’assunzione di responsabilità in proprio e la manifestazione delle proprie idee come espressione del proprio Sé.
Quando va male, si accetta la perdita, la sconfitta, si vive e si elabora il lutto, poi ci si rimbocca le maniche e si ricomincia cambiando strategia, tattica, ambizioni, obiettivi specifici, lasciando immutati gli obiettivi generali.
Pensate al teatro degli sconquassi offerti dalla più potente opposizione numerica popolare mai registrata in Italia negli ultimi quaranta anni: tutto è finito in una confusa diatriba melmosa tra il “cattivo” Casaleggio e i “poveri” deputati. A mio avviso, quel signore non ha alcuna colpa. Tutto si sarebbe risolto in poche settimane senza neppure testimoni né un solo articolo, se a marzo del 2013, alla prima telefonata in cui venivano dettati ordini dal fantomatico staff della comunicazione, l’interlocutore eletto in parlamento, invece di eseguire ordini mettendosi sull'attenti, avesse risposto con pacioccona serenità adulta “a Gianrobè ma che cazzo stai a dì? A ripijate”. 
Va da sé che, per farlo, bisognava non essere deferenti, non essere appiattiti nella propria ottusa miopia provinciale, non essere ignoranti e arroganti.
E non sarebbe sorto alcun problema. E molto probabilmente il caro leader sarebbe rimasto a fare il sindaco benemerito a vita e qualcosa sarebbe cambiato di certo.
Come dire: bastava avere il coraggio del proprio essere adulti responsabili che rispondono prima di tutto (oltre che alla Legge) alla propria coscienza e basta.
Siamo in guerra, è vero: ma noi italiani siamo in guerra contro il più antico e ineffabile dei nemici: l’italianità becera.

Questo è il vero nemico.
E’ nel nostro specchio l’autentico califfo che decapita.

E’ molto più facile prendersela con Anghela, o con il califfo, o con Obama o con Putin o con gli israeliani o con in palestinesi o con Casaleggio, e aggiungeteci chi vi pare.
E’ molto più difficile prendersela con se stessi e con la propria inefficacia.
E’ molto più difficile andarsela a prendere, per esempio, con il presidente del proprio municipio denunciandolo alla procura per abuso d’ufficio. Certo, poi la cuginetta non verrà assunta, quella multa non verrà tolta, non verranno conteggiati certi contributi, e non partirà la telefonata alla commissione che decide il concorso al quale sta partecipando vostra moglie o vostro figlio. E così, siete partiti da casa in preda al furore civico, e quando arrivate al municipio pronti a esprimere e manifestare il vostro dissenso, lungo la strada la voce italiana che si alligna dentro di voi, quella vocetta perenne “sii realista, pensa a te” avrà preso il sopravvento, e sarete pronti a sostenere che la colpa è di Obama, di Putin, del califfo, o delle superlogge che ci stanno dietro, come è di moda dire oggi, grazie alla moda del complottismo.
Ciò che conta è avere una scusa per non assumersi mai la responsabilità di se stessi come individui, cittadini, gruppo, movimento, popolo, nazione, stato.
Il tempo delle denunce è già tramontato da un pezzo, grazie al web e alla globalizzazione. Chiunque ormai è in grado di toccare con mano che tutti i re del pianeta sono nudi: anzi, nudi in maniera oscena.
Lo schieramento fazioso e il complottismo spingono alla regressione infantile.
Perché il nemico è interno.
Ormai esiste due di tutto: questo gli adulti lo hanno capito.
Ci sono due Israele, due Palestina, due America, due Ucraina, due Russia, due Islam, due Europa, due Germania, due Africa.
Ci sono perfino due papi: e non è un caso.
Da una parte il fondamentalismo delle oligarchie suprematiste, e dall’altra la consapevolezza adulta di chi dice: no, grazie non ci sto, queste cose io non le faccio.
Il nemico è interno, sta dentro di noi.
“Fai presto a parlare, intanto il califfo sta per arrivare” dicono in molti.
Ho una notizia per voi.
Da mo’ che il califfo è arrivato.
Gli hanno addirittura steso il tappeto rosso.
Basti pensare che quello che viene considerato il più importante finanziatore dell’esercito dell’Isis, suo estremo e strenuo difensore e sostenitore, possiede almeno l’80% della costa smeralda, ha il controllo del pacchetto di maggioranza di Unicredit e di Intesa S. Paolo, è il legittimo proprietario dell’Alitalia e si appresta a prendersi l’Eni, Finmeccanica e l’Enel.
Senza neppure sparare un colpo con una pistola ad acqua.
E’ bastato fare in modo che gli italiani non se ne accorgessero, perché nessuno glielo ha detto. E quando qualcuno lo ha detto, la risposta è stata: mbè?!
Di che cosa stiamo parlando, allora?
Quindi, niente paura.
Possiamo stare tranquilli: non soltanto non accadrà nulla, ma soprattutto non cambierà nulla.
Perché nessuno vuole cambiare nulla, ma non ha il coraggio di dirselo davanti allo specchio.
L’unico terrore vero, per noi italiani, è il tricolore: quello sì che mette paura.
Perché ci ricorda che siamo un paese di bambini mai cresciuti, o, ancora peggio, di adulti corrotti, regrediti a uno stato primitivo infantile, come più vi piace.
Qui di seguito, in copia e incolla, vi propongo il testo di un intervento di un singolare personaggio che si chiama Gianfranco Carpeoro, scrittore, giornalista, avvocato, ex magistrato, in una conferenza pubblica tenuta dall’associazione “salusbellatrix” che si è svolta a Vittorio Veneto il 13 maggio del 2014. L’avevo visto su you tube (se volete lo trovate).Ieri l’ha riproposto il sito Libre.
Vale la pena di leggerlo con attenzione e di meditarci sopra.

Sostiene Gianfranco Carpeoro: L’infame complotto degli italiani contro se stessi

(http://www.libreidee.org/2015/02/carpeoro-linfame-complotto-degli-italiani-contro-se-stessi/)
L’Italia, oggi, sicuramente ha come nemico i poteri forti. Ma coloro che si dovrebbero opporre a quei poteri fanno tutt’altro. Il problema vero di questo paese non è di storia criminale, ma di storia non governata. Non è che siamo governati male: non siamo governati – il che, per certi aspetti, è peggio: forse, essere governati male è meglio che non essere governati. Certo, l’ideale sarebbe essere governati bene. Ma sapete cos’è necessario, per essere governati bene? Bisogna che, alla fine, qualcuno abbia il potere di decidere; che si sappia chi è che decide; e che il potere democratico, se le decisioni di questa persona si dimostrano sbagliate, la volta successiva lo lasci a casa. Vorremmo che la nostra vita fosse scandita da certezze, che non abbiamo: non abbiamo certezza nella giustizia e non abbiamo certezza nel nostropotere economico, perché non sappiamo chi lo governa. Non più la Banca d’Italia. La Banca Centrale Europea? Sì, ma chi la governa? Siamo sicuri che la governi quello che sembra che la governi adesso?
In questo mondo globalizzato, dovremmo chiederci: è colpa delle persone o ci sono dei dati strutturali da mettere a posto? Finché cerchiamo i colpevoli nelle persone, e poi pensiamo di averli trovati e puniti, ma dopo non succede niente, allora Gianfranco Carpeorodobbiamo porci il problema di come funzionano le nostre strutture. In generale, io penso che il sistema consumistico non funzioni. Ma in particolare in Italia c’è anche un sistema fondato sull’assoluta casualità. Perché in ogni cosa facciamo c’è lo zampino di una banca, di un prete, di un massone, di un magistrato, di un ladro, di uno che la vuole fare franca. Così, nelle leggi, ognuno aggiunge una parola, così alla fine non si capisce più niente. Nessuno capisce neppure come pagare le tasse: quand’ero giudice tributario non capivo nemmeno come farle pagare, in certi casi. Perché una famiglia monoreddito deve ricorrere al commercialista? Dovrebbero bastare quattro righe. E per quale complottismo siamo l’unico paese al mondo dove esistono i notai? Altrove, le pratiche notarili le espletano lebanche, o gli avvocati, o gli uffici comunali. Da noi invece per la semplice autenticazione di una firma bisogna andare da un notaio.
Il vero complotto, il vero potere forte, in Italia è la struttura. E noi abbiamo una struttura burocratica che ha le stesse prerogative del basso Impero Romano del 3-400 dopo Cristo, dove dovevano fare 8 pagine di pandette per giustificare un cavillo. Noi pensiamo che la democrazia rappresentativa consista nell’eleggere qualcuno, che poi fa quello che vuole. Se noi fossimo stati un popolo veramente democratico, avremmo fatto tesoro di quella bellissima frase di Giorgio Gaber, che dice “libertà è partecipazione”. I partiti fanno congressi, eleggono persone, e lo fanno in piena libertà perché sanno che, tanto, noi non ci andiamo, a controllare quello che fanno. Questi signori hanno potuto fare i congressi con gli elenchi telefonici, coi nomi dei morti. Qualcuno di voi è mai andato a un congresso del partito che ha votato? Noi non siamo democratici, perché non Giorgio Gaberpartecipiamo. Non conosciamo la nostra Costituzione, non conosciamo i nostri diritti, non studiamo l’educazione civica. E’ nostra la colpa per molte cose che non vanno, in Italia. Il primo imputato si chiama: popolo italiano.
Comunque la pensiate, non potete immaginare che questo modello democratico possa funzionare senza la vostra partecipazione, che non consiste nel fatto che ogni quattro anni si vada alle urne a mettere una croce. Questa classe dirigente è lo specchio di questo popolo. Se questo popolo non cambia, la classe dirigente non cambierà. Se avessimo una classe dirigente degna di questo nome, faremmo valere i parametri dell’economia italiana: il patrimonio artistico più grande del mondo e il patrimonio privato in termini di risparmio, beni e denaro, più grande del mondo. Non lo facciamo, perché siamo governati dalle stesse persone che guadagnano speculando sui nostri guai. E questo, per colpa nostra. Perché queste persone o ce le abbiamo mandate noi, là dove sono, con la nostra partecipazione, o ci sono potute andare perché non c’era la nostra partecipazione. Quindi, sia che abbiamo peccato di azione che di omissione, finché non ci assumiamo le nostre responsabilità non ne usciremo. E non perché la speranza te la deve dare qualcun altro. Unademocrazia rappresentativa non può vivere così, la nostra è destinata a farsi comandare da gente che viene dalle catacombe. Bisogna cambiarla, la mentalità italiana, altrimenti è giusto che l’Italia ritorni a essere quello che diceva Metternich al Congresso di Vienna, un’espressione geografica.
Cavour disse: fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani. Cavour aveva un suo piano, il problema è che è morto. E il suo piano non era quello che è stato fatto dopo. Cavour era un massone, ma anche una persona intelligente.

Il Risorgimento l’ha fatto Cavour, non Mazzini e Garibaldi, che poi l’hanno infiammato. Chi l’ha progettato e aveva le idee chiare su cosa c’era da fare dopo era Cavour. La disgrazia dell’Italia è stata che è morto. E al suo posto è andato un idiota, che si chiamava Ricasoli. Il che ha significato rovinare l’Italia – dall’inizio, da quand’è nata. E’ stata tutta una conseguenza. Ma noi avremmo potuto sovvertirla, questa conseguenza, se fossimo diventati un popolo laico, di gente che si interessa, che ha un’idea, un’ideologia, un ideale, un progetto, e va a vedere se le persone a cui sta dando la sua fiducia quel progetto lo portano avanti. Questo, gli italiani non l’hanno fatto. Io sono stato al congresso del Partito Socialdemocratico svedese quando c’era Olof Palme, che ancora oggi non si sa perché è morto. E ho visto quante persone c’erano. Non c’erano mica quelli caricati coi pullman, come ai congressi Cavouritaliani. In Inghilterra la gente va, si interessa, controlla quello che fanno, vanno persino ai consigli comunali. Al sindaco di Edimburgo, che è mio amico, vanno a rompere i marroni ogni giorno, su quello che ha deliberato il giorno prima.
Ma l’Italia dov’è stata, fino ad ora? La gente che si lamenta nei bar dov’è stata fino ad oggi? Finché gli davano la pancia piena, la possibilità di evadere il fisco e il posto da forestale in Meridione, il 90% degli italiani non ha detto un cazzo. Hanno votato chi dovevano votare e sono stati zitti. Adesso che gli manca il pane vanno nelle piazze – adesso, che non ci sono più soldi da evadere, o forestali da sistemare, o quattordicesime da riscuotere. Ma che popolo è? Ma perché non dice: ho sbagliato anch’io, fino ad oggi, e cambia? E’ facile dare la colpa agli altri, sempre agli altri, solo agli altri. E’ più difficile invece assumersi delle responsabilità, che in Italia sono nette, precise, inequivocabili. E se c’è un potere occulto fatto in quel modo, un potere massonico fatto così, la prima colpa è dei massoni. Non capiscono che, una volta che costruisci una struttura che va in una certa direzione, la dottrina può essere la più bella del mondo, ma la struttura la fa fuori. Però la colpa viene sempre dal basso: continuare a cercare la colpa in alto significa voler assolversi, non voler capire che si è sbagliato. E soprattutto, non voler cambiare.

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