mercoledì 3 dicembre 2014

Il rosso e il nero: la roulette del malaffare sulla pelle degli attoniti italiani.



di Sergio Di Cori Modigliani



In tutte le società del pianeta, qualunque sia la loro specifica costituzione legale, l'omicidio volontario è considerato il crimine peggiore.
Togliere la vita a un essere umano è sempre inaccettabile e inconcepibile.
E un assassino, rimane un assassino per tutta la sua esistenza.
Questo è l'aspetto più raccapricciante, a mio avviso, della tragica vicenda che l'inchiesta sulla mafia romana ci regala come materiale sul quale riflettere.
L'uomo centrale dell'intera vicenda, infatti, è un assassino.
Reo confesso, peraltro.
Condannato per quel reato ha scontato diversi anni di galera a Rebibbia.
Si chiama Salvatore Buzzi e viene dall'estrema sinistra.
Ha ucciso una persona negli anni'80.
Immagino e penso che tra criminali scattino dei meccanismi di oscura (e per noi inspiegabile) complicità esistenziale, a meno che -per fortuna esistono casi come questi- si trovi dentro di sé una insospettata isola di spiritualità illuminata e pentendosi per l'efferato atto, si sceglie di trascorrere il resto della propria esistenza dedicandosi a fare del bene.
Non sembra essere il caso di questo Salvatore Buzzi, che forse grazie ai suoi appoggi politici ottiene una riduzione della pena e fonda, dentro al carcere, la cooperativa "29 giugno". 
Poi, esce.
E si mette in affari con un altro avanzo di galera, Massimo Carminati, un ex terrorista che viene dall'esperienza dell'estrema destra romana.
La cooperativa diventa una spugna che ingoia sovvenzioni statali, regionali, provinciali, comunali, diventa una delle più grosse e importanti d'Italia, arrivando al punto di avere 1028 dipendenti assunti. Buzzi finanzia attività sul territorio, mette su riviste, gruppi teatrali, settimanali e questo non è male. Ma questa coppia ha gestito -motivo per cui oggi ritornano in galera- la parte oscura e lercia del potere politico, sostenendo, alimentando e foraggiando sia durante l'amministrazione di Veltroni che quella di  Alemanno. 
E nessuno dei due ha mai mostrato segni di ravvedimento rispetto alla loro precedente esperienza di vita. 
Al di là di tutto ciò che oggi si dice, a me interessa questo ultimo dettaglio raccapricciante. Un dettaglio che di per sé non consente né a Veltroni né ad Alemanno, né al PDL né al PD di potersi chiamare fuori dalla melma e da una considerazione elementare quanto banale: 
In nome di quale principio vi siete fatti sostenere da degli "avanzi di galera" sapendo che lo erano?

Sono le biografie a firmare la certificazione di una esistenza.

E gli eventi dell'attualità odierna ci mostrano e ci dimostrano che in Italia gli assassini possono anche godere di rispetto sociale e vengono promossi dal sistema politico vigente.
Basterebbe incorporare questa piatta considerazione per comprendere ciò che si trova dietro la cronaca degli eventi.
Decine, centinaia, forse migliaia di romani hanno usufruito e approfittato dei favori di questa coppia di criminali.
Sapendo ciò che stavano facendo.
Sapendo da chi prendevano danaro, anche solo come sostegno elettorale.
Sapendo grazie a chi, e come, arrivavano sovvenzioni e appalti.

Oggi penso alle persone di cui nessuno parla, che meritano, invece, la mia considerazione.
Penso alla fidanzata e ai genitori della persona assassinata da Salvatore Buzzi, eroe della sinistra antagonista di questa città.
Penso alle famiglie distrutte e terrorizzate, con vite rovinate per sempre, dall'efferatezza di Massimo Carminati, eroe della destra sociale antagonista di questa città.

Con la benedizione del PDL e del PD, di AN e varianti.
Che li hanno protetti, coccolati, valorizzati, per farsi da loro foraggiare.
Da ipocriti complici.
Senza dirlo tanto in giro (meglio evitare imbarazzi) ma senza mai dire di no alla mazzetta.

Spesso ho ricevuto lettere da parte di lettori che mi chiedevano "ma che cosa intende lei, con esattezza, quando scrive che in Italia l'agenda politica è dettata (o sembra dettata) dalla criminalità organizzata"?.
Grazie al procuratore della Repubblica, Dr. Pignatone (non a caso proveniente da Palermo dove si è fatto le ossa) oggi abbiamo una risposta documentata che giro collettivamente a tutti i lettori che mi avevano posto quella domanda, e che -evidentemente- non avevano capito come stanno le cose in questo paese.
Adesso lo sanno.

Tutto il resto è folclore spicciolo.

O la Politica interviene adesso, oppure gli avanzi di galera seguiteranno a decidere la qualità della nostra vita, delle nostre esistenze, il futuro dei nostri figli.

E non si tratta di schieramenti, ma di buon senso applicato ad un basico decoro della decenza umana, sociale, nel nome della dignità collettiva.

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4 commenti:

  1. Ovviamente in una situazione minimamente dignitosa, questo stato di cose sarebbe presa come alto tradimento dei valori fondanti del Paese. Dubito che la moralita' dei cittadini di questo paese produrra' a breve qualsiasi senso d'indignazione......
    Ricordo Grillo dire: e la politica ad infiltrare la mafia non viceversa....
    Pensate veramente che la gente non veda quello che succede? Si lo vede..e ci si adatta signori...
    Grazie a Modigliani per questo spazio di riflessione e confronto

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  2. Intanto stanno cercando di incensare e beatificare il sindaco che, oltre a non essere stato capace di "accorgersi" di quello che aveva intorno e, quindi, poco utile alla cittadinanza, ha promosso iniziative scandalose come la proposta di creare una nuova centralità urbana a tor di valle (con la scusa dello stadio della as Roma, tre grattacieli da 220 metri ad uso uffici) o la scelta su come riutilizzare le caserme non più usate (in via guido reni vogliono consentire a dei costruttori privati di realizzare 200 appartamenti di lusso e 70 per affitto).
    Finchè i cittadini non decideranno di prendere in mano le proprie esistenze, sarà molto difficile sperare in un cambiamento collettivo.

    Un grande riconoscimento a Di Cori Modigliani, che tenta in tutti i modi di ri-animare questa popolazione oramai intellettualmente moribonda.

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  3. Nel paese degli orbi il guercio è re e in una classe politica di orbi, per giunta vigliacchi mi pare normale che un assassino guercio possa dettare legge. Tuttavia restringere l'analisi e la prospettiva solo al buco della serratura di una cella dove siede un cinico assassino, mi pare riduttivo rispetto alla grande miseria umana che lo circonda. Il cinico assassino almeno, seppur nel suo male di vivere dimostra del coraggio.Il coraggio ed il disprezzo di chi non ha più nulla da perdere, nulla in cui credere se non l'illusione della propria patologica onnipotenza. Gli altri, i politici hanno sicuramente meno attenuanti e non il contrario.

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  4. Più chiaro di così....!!!

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