mercoledì 2 aprile 2014

Vogliamo i colonnelli? No, grazie. Ci bastano i soldi.


di Sergio Di Cori Modigliani

Circa trent'anni fa, il grande regista italiano Mario Monicelli firmò un gustoso film di acuta satira politica che si intitolava "Vogliamo i colonnelli", interpretato dall'indimenticabile Ugo Tognazzi. Era una commedia di costume che pescava nella tradizione classica della cultura cinematografica dell'epoca (quando ancora esisteva chi produceva, finanziava, distribuiva, realizzava, pensava e scriveva film) e pur pescando nell'attualità di quel momento, poneva l'accento su un concetto base dell'italianità di sempre: il cialtronismo becero, la vera firma del patrio tricolore. 
Il film si rifaceva a una tragedia vera istituzionale: il coinvolgimento di apparati dello Stato al servizio di gruppi occulti dell'estrema destra che volevano organizzare un golpe in Italia, guidato dal generale De Lorenzo e dal colonnello Amos Spiazzi. Il golpe abortì e i militari vennero travolti da un gigantesco scandalo politico che fece tremare l'intera impalcatura istituzionale.
Finì nel nulla del consueto dimenticatoio.
Sempre in bilico e privi di equilibrio, sospesi sul baratro che ci divide tra la farsa e la tragedia, noi cittadini assistiamo sgomenti -come in un film di fantascienza- al ripetersi di episodi sconcertanti che si ripropongono a seconda delle decadi seguendo lo stesso identico copione. Cambiano gli attori comprimari, le comparse, la scenografia, la regione, le mode, ma la sceneggiatura è sempre la stessa.
L'arresto operato dai carabinieri questa mattina dei 24 secessionisti veneti, compreso il sequestro di un aspirante carro armato da guerra, a mio avviso si inseriscono molto bene in questo teatro pecoreccio, proprio come nel film di Monicelli (andatevelo a vedere, ve lo consiglio, credo fosse del 1973). Matteo Salvini, il sedicente leader della Lega Nord, un individuo che non ha capito di essere più vicino a Ugo Tognazzi che a Federico Barbarossa, ha dichiarato con gli occhi luccicanti: "Lo Stato non ci fa paura".
Lo credo bene. Ha ragione,
Non si capisce per quale astruso motivo i leghisti dovrebbero avere paura di uno Stato che li ha sostenuti, finanziati, sovvenzionati, alimentati, custoditi, esaltati ed eccitati, dato che la loro storia politica -sulla carta con documenti alla mano- ruota soltanto intorno ad appalti, nomine in enti pubblici decotti lombardi, piemontesi, veneti, emiliani; privilegi abnormi, giganteschi sprechi di danaro pubblico dei contribuenti a beneficio di famiglie private leghiste. E' stato davvero buono e generoso lo Stato con i leghisti, è un loro amicone, è il loro sponsor più fedele, perché mai dovrebbero averne paura? 
Non si capisce neppure perchè concorrano all'attuale tornata elettorale europea, visto che nel periodo 2009-2014 su 412 riunioni ufficiali della specifica commissione di Bruxelles che si occupava di problemi dell'agricoltura e dell'industria riguardanti anche l'Italia, Matteo Salvini abbia segnato una partecipazione nell'ordine dello 0,1%. Lo si è visto alla 412esima riunione, l'ultima in calendario, quando è stato sbeffeggiato dal Presidente che gli ha detto: lei è un vero fannullone, non è mai venuto a lavorare neppure un giorno; nessuno l'ha mai visto a Bruxelles.
In compenso noi l'abbiamo sempre visto in televisione, ospite fisso di tutti i talk show, per 5 anni.
Quello è il suo vero lavoro.
Quello è l'investimento della Lega Nord, così come quello del PD e di Forza Italia.
Matteo Salvini è il BPT dei sedicenti secessionisti.
BPT è un acronimo che sta per Buoni Poliennali del Tesoro.
In questo caso sta per Bambolotti Promozionali Televisivi: è tutto ciò che sono.
Dietro non c'è nulla.
Così come non c'è niente dietro questa cosiddetta secessione, se non il dato sociologico che a me interessa: la cupola mediatica ha annunciato in televisione il risultato del referendum che dava 3 milioni di voti ai veneti amanti della rottura, mostrandoci sindaci con la banda diagonale di un inedito colore, mentre poi, andando a fare i conti, pare che i votanti siano stati 128.000 di cui -curiosamente- ben 32.000 provenienti dalla Repubblica del Cile nell'estremo Sud America, nobile nazione che non ci risulta abbia niente a che spartire con i dogi di Venezia.
Quindi, il risultato autentico è stato moltiplicato per trenta volte.
E' come dire che Il M5s alle ultime elezioni ha ottenuto 265 milioni di voti validi: tanto per rendersi conto della folle idiozia del teatro becero che stanno costruendo.
Si tratta di prove generali di falsificazione mediatica pilotata, di cui avevamo avuto già i primi accenni con Silvio Berlusconi e i suoi "personal bpt" che alla tivvù urlavano che lo avevano votato in più di 10 milioni quando erano stati, invece, 7,3 milioni. Nessun giornalista ha mai neppure accennato a una correzione. Così come nessuno ha corretto Matteo Renzi quando sosteneva che al governo ci è andato perchè glielo hanno chiesto i 3 milioni di votanti alle primarie, mentre invece lui ha preso soltanto 1 milione e 850 mila voti. Neppure Civati e Cuperlo che erano stati votati hanno osato ricordare l'esistenza dei propri elettori.
Così come Saccomanni aveva detto che la crisi era finita.
Così come oggi ci spiegano che la ripresa è iniziata e l'Italia sta cambiando.
Sono prove generali di falsificazione mediatica, tutto qui.
Tanto abboccano tutti.
Nessuno ricorda nulla, nessuno mantiene memoria di nessun evento o persona, nessuno custodisce i dati della realtà oggettiva perchè ciò che conta è l'ordine di scuderia del momento.
Due sere fa, Lilly Gruber ha titolato la sua trasmissione 8 e 1/2 così: "Tremonti: l'anti Grillo". In studio c'era il giornalista Giannini di Repubblica. Entrambi i membri onorari della cupola mediatica hanno presentato agli italiani la novità della stagione, Giulio Tremonti, come se stessero parlando di una new entry nella politica nazionale, senza sottolineare che nel 2011 era Ministro dell'economia e ha portato l'Italia sull'orlo della bancarotta. Adesso, questa novità elettorale ha scritto un libro per spiegare perchè l'euro non va bene, così come Salvini, Maroni, Zaia, i quali si sono battuti anche loro con il coltello tra i denti per difendere l'euro, facendosi sovvenzionare, finanziare, sostenere e dando un solido contributo al dissesto sia nazionale che europeo. Da quando sono stati esclusi dalle manovre di palazzo (quelle oscure, clandestine e di corridoio) all'improvviso sono contro l'euro, non si comprendono altrimenti le motivazioni di tale cambiamento. 
Un'ora dopo la trasmissione nella quale Gruber e Giannini avevano introdotto la novità elettorale del momento, su Rai3 Giovanni Floris osava presentare una novità del Nuovo Centro Destra, il volto nuovo della politica bella del governo, l'onorevole Nunzia De Girolamo, record europeo di faccia di bronzo, di fatto cacciata, non senza imbarazzo, dal governo Letta, travolta da uno scandalo. Non le è stata rivolta neppure una domanda su quella penosa vicenda di piccolo squallore familista locale in quel di Benevento, perchè ciò che conta è cancellare la memoria, falsificare la realtà e cercare di valorizzare i BPT di regime.
Comprendo perchè Mario Monicelli, due anni fa, si sia buttato dalla finestra in seguito a disperazione esistenziale, forse accorgendosi di quanto fosse attuale il suo delizioso film del lontano 1973.
Noi abbiamo la possibilità di fare di meglio, per evitare il suicidio della nazione.
Buttiamo via dalla finestra le illusioni e la visibilità legata alla falsificazione del reale.
Ma soprattutto buttiamo via dall'Europa questi avanzi di se stessi, ricordando chi siamo e da dove veniamo, per poter avere una possibilità di comprendere dove vogliamo andare.
Euro o non euro è irrilevante, dato che ciò che davvero conta è chi controlla il meccanismo e con quale obiettivo. Che cosa ci facciamo di un ritorno alla lira se a gestirla è un "fannullone"?
Tutta questa cagnara è paccottiglia per palati beceri.
Cerchiamo di affrontare la complessità del reale e parlare dei temi che contano per davvero.
Lasciamo perdere i colonnelli e cerchiamo di leggere la realtà.
La borsa di Milano vola. 
Confindustria adesso è contenta. 
Le banche pure. 
Il governo anche.
In compenso l'Istat ci comunica che la disoccupazione è aumentata ancora toccando il 13,2%.
Alla fine di quest'anno raggiungerà il 14%.
Per loro non conta.
Per noi sì.
In Europa bisogna andarci con un unico chiaro obiettivo: pretendere di cambiare rotta e subito, per rilanciare investimenti massicci e produrre lavoro e occupazione. Il resto non conta.
I programmi ci sono, i soldi anche, le idee operative pure: questa è la realtà.
Parliamo di questo invece dei secessionisti inventati dai BPT.
Come dicono a Venezia, queste non sono altro che ciacole da comare.
La farsa diventa tragedia quando ci si accorge che la gente pensa che quelle siano cose serie.






5 commenti:

  1. Sig. Cori di Modigliani,
    mi da il permesso di stampare i suoi articoli per lasciarli nei salotti d'attesa del medico curante, del parrucchiere, delle ASL,dell'avvocato, del dentista.....?
    Chissà, forse qualche italiano incuriosito da un foglio A4 stampato da computer e dimenticato tra le riviste vecchie di mesi, potrebbe interessarsi, leggere, e poi ragionare e porgersi quelle domande che la televisione tende a oscurare.
    Mi riferisco solo agli articoli corti come questo, perché dubito che l'italiano di cultura medio bassa, riesca a leggere oltre le prime venti righe, se non si tratta di gossip!

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  2. già...ci da il permesso?

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  3. Citazione: "Euro o non euro è irrilevante, dato che ciò che davvero conta è chi controlla il meccanismo e con quale obiettivo."

    Questa colossale scemenza gira da qualche giorno, a quanto pare, purtroppo, non solo nell'informazione mainstream.
    Il giochetto di screditare le idee a causa di testimonial screditati che, semmai, tentano una risalita d'immagine sfruttando idee buone partorite da altri, è piuttosto evidente, e anche piuttosto scontato.
    Non ho voglia di dilungarmi oltre sulle buonissime ragioni per la fine della moneta unica germanocentrica. Se qualche lettore vuole rinfrescarsi la memoria, autorevoli articoli in rete non mancano. Guardandosi poi attorno, ciascuno potrà trarre le conclusioni che vuole.
    Qualcuno pensa davvero che basterebbe cambiare "chi controlla il meccanismo e con quale obiettivo"?
    Gli psicopatici tedeschi e i loro complici sarebbero forse disposti a farsi da parte e chiudere la baracca che gli rende così tanto?
    Vogliamo essere così ingenui da credere che la Commissione Europea accetterà di cambiare indirizzo dopo la, prevedibile, debacle dello schieramento liberista al prossimo voto UE?
    Non credo proprio. Basta osservare la cinica nonchalanche con la quale le Roi des imbéciles, Hollande, ha incassato la sberla che ha preso dai suoi connazionali. Tutto come prima, con la ex Première Dame a dare uno smalto verde a le Président baiseur.
    Nella zona Euro accadrà lo stesso. Dopo la breve bastonatura popolare delle urne, il manico tornerà per anni in mano agli stessi di prima, mentre noi staremo qui a blaterare di improbabili referendum sull'euro, dividendoci in base alla guancia che prende più schiaffi.
    Mi consola pensare che i polli di Renzo, almeno, dopo cotti avranno pur fatto felice qualcuno...

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    1. Anch'io, Sergio, su questo preciso punto non sono d'accordo con te: euro o non euro è invece rilevante!!
      Cerco di spiegarmi con una metafora dal mondo del calcio, come fai te a volte: decidere di rinunciare alla Lira italiana e di introdurre l'Euro non è un cambiamento delle regole del gioco di poco conto. Non è come se decidessimo di cambiare solo il colore o la forma delle maglie oppure se imponessimo la regola di indossare invece dei pantaloncini le mini-gonne! L'introduzione dell'Euro non è una regola estetica o di cosmesi che cambia soltanto il colore delle banconote! Invece, è come se nel calcio decidessimo di giocare tutti con un pallone a forma di cubo, o di uovo!!! Mi spiego?! E' come se decidessimo di modificare le dimensioni della porta e ci mettessimo una porta di hockey sul ghiaccio!! Tutto il gioco viene completamente snaturato! Diventa un gioco DIVERSO! Inizialmente poteva anche sembrare divertente, ma ora non lo è più, purtroppo. E di certo queste nuove regole non vanno a nostro vantaggio, come le statistiche e i fatti dimostrano! Ovviamente qui capisco che non posso chiedere a tutti di studiarsi Paul Krugmann o Joseph Stiglitz o tanti altri economisti coevi, italiani e stranieri che spiegano i meccanismi complessi dell'economia politica e che illustrano anche cosa tutto succede quando si introduce una moneta unica in un'area geopolitica disomogenea. Però, mi sembra importante studiarsi almeno le tabelline perché altrimenti finiamo tutti nella trappola mediatica dei sogni e delle allucinazioni e rischiamo di non comprendere un aspetto essenziale del problema! Con queste regole del gioco neanche un Gigi Riva o un Paolo Rossi possono segnare per farci vincere! Mi spiego?? E poi, alla fin fine, neanche i tedeschi e le altre squadre "avversarie" si divertono più di tanto!! Tanto meno i tifosi! Guardate che la gente sta già abbandonando gli stadi, quei pochi tifosi che sono rimasti stanno fischiando o stanno ubriachi! Fra poco ci sanno seri problemi di ordine pubblico! Non è una bella partita da vedersi, ragazzi!!! Dobbiamo riscrivere un'altra volta le regole del gioco e introdurre nuovamente la palla a forma di sfera! Ovviamente non significa che non sia più necessario allenare bene i nostri calciatori (traduco: Istruzione pubblica, Scuola e Università), addestrare le giovani leve (Formazione), insegnare loro il fair-play (Giustizia) e il rispetto delle regole (Lotta all'evasione fiscale), stimolare i nostri fuoriclasse (Incentivi, Meritocrazia), studiare degli schemi di gioco nuovi (Ricerca, Know How , High Tech, e-commerce, web-design, Ufologia e chi più ne ha più ne metta LOL)! Significa che neanche con i migliori fantasisti del mondo è possibile fare un bel gol se la palla non è più una sfera! Un caro saluto, Walter

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  4. A Valter, chi tifa calcio non legge metafore così lunghe e non le comprende, ti consiglio di leggere la Gazzetta dello sport, se vuoi puoi interpretarla come la metafora di un libro.

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