giovedì 24 aprile 2014

A quando la rivoluzione, in Italia?



di Sergio Di Cori Modigliani

Quand'è che si verifica una rivoluzione?
E come si fa, a innescarla, una rivoluzione?

La parola "rivoluzione" non viene dalla politica, bensì dall'astronomia. E' stata giustamente presa in prestito perchè identifica con esattezza uno specifico processo. Indica il movimento dei corpi celesti che ruotano su se stessi e fanno un giro intorno alla stella cui fanno riferimento.Quando ritornano nella posizione originaria, sono diversi, anche se magari non sembra, proprio perchè si è verificata la rivoluzione. La si usava anche per indicare i giri che i dischi al vinile compivano sul piatto d'acciaio: 78 rivoluzioni al minuto, oppure 33, più tardi anche 45.
La caratteristica della rivoluzione, che la rende un concetto così affascinante, consiste nel fatto che vince sempre.
Tanto è vero che si sa con matematica e millimetrica certezza che "si è verificata una rivoluzione" soltanto dopo, mai prima. Nessuno, a meno che non sia un pazzo o un mitomane, può pensare di sè (o dirlo o scriverlo) di essere un rivoluzionario durante il percorso, o prima. Se vince, allora è diventato un rivoluzionario.
Se non vince, è rimasto un rivoltoso.
Le rivolte sono tutte rivoluzioni mancate.
Non è mai esistito, nella Storia dell'umanità, il ricordo di una rivoluzione che non abbia vinto, altrimenti non sarebbe tale.
Il rivoluzionario, quindi, è un vincente. Sempre. Ma lo sa dopo, a giochi fatti. Finchè dura la partita corre sempre il rischio di essere un semplice rivoltoso, il che è tragico.
Per comprendere e definire questo concetto, basterebbe pensare alla frase di George Bush sr., allora direttore della CIA, nel 1978, quando, dopo una riunione con i vertici della sua agenzia con i quali stava affrontando la crisi iraniana da loro sottovalutata, disse imprecando: "Cazzo! Questa non è una rivolta, ma è una rivoluzione. Imbecilli che non siete altro!".
Lo aveva capito. E aveva ragione. 
Gli iraniani non lo sapevano ancora, negli ultimi 30 anni avevano vissuto ben sei rivolte, nessuna delle quali era riuscita a diventare una rivoluzione.Se ne sono accorti cinque minuti dopo, come avviene sempre nelle rivoluzioni.
La rivoluzione politica, quindi, si realizza quando si verifica un cambiamento epocale che modifica l'asse strutturale di una società, riportando l'equilibrio solo e soltanto dopo che si sono verificate delle trasformazioni impensabili fino a poco prima.

Tutto ciò per introdurre il tema del post: tutte queste chiacchiere sulle cosiddette o -ancora peggio- presupposte riforme, le trovo (oltre che noiose da morire) ridicole e fuorvianti. 
La situazione dell'Italia è talmente disastrosa che nessuna riforma, ormai, in nessun campo, sarebbe in grado di poter risolvere alcun problema strutturale.
Per cambiare il paese in meglio, è necessaria una rivoluzione.
Ne esistono di due tipi: una violenta e sanguinosa, che abbatte il sistema politico vigente e lo sostituisce con uno diverso, come sono state quelle castrista, cinese, sovietica, francese, inglese, americana. Non mi piace, non la auspico, non la voglio.
L'altra, invece, è di tipo pacifico e armonioso, quella mi piace e la voglio.
Ma non voglio una rivolta, bensì la rivoluzione.
Quella che si manifesta senza colpo ferire, senza neppure una vittima, un incendio, un incidente, che opera nella realtà e la cambia, perchè va a incidere nella struttura reale della società. Galileo Galilei è stato, ad esempio, un grande rivoluzionario; anche il Dottor Fleming (colui che ha scoperto la penicillina) lo è stato; anche Dante Alighieri, Dostoevskij, Le Corbusier, Enrico Fermi, Alessandro Volta, i fratelli Meliès, ecc.
 Il mondo è pieno, grazie a Dio, di rivoluzionari. 
La rivoluzione pacifica, in ambito politico, comporta -altrimenti rimaniamo nel campo della mitomania o della rivolta e quindi ci si condanna alla sconfitta e alla perdizione- una modificazione comportamentale di 360 gradi, per ritornare alla posizione di equilibrio ma su basi diverse. Per dirla in altre parole : rivoltati come un calzino.
La differenza tra il rivoltoso e il rivoluzionario consiste nel fatto che il rivoltoso è mosso dalla rabbia, dal livore, dalla disperazione e ha un'idea molto chiara in testa: la realtà che sta vivendo lo ripugna, lui è indignato, non ne può più, vuole abbattere tutto, senza avere la minima idea di dove andrà a parare; il rivoluzionario, invece, pensa al dopo, ovvero alla progettualità, alla strategia, al cambiamento operativo pragmatico che vuole attuare secondo modalità che il sistema appena abbattuto non consentiva.

Detto questo, mi sembra che non vi sia ombra di dubbio sul fatto che l'Italia è (forse in tutto l'occidente) il paese più lontano in assoluto da qualunque forma di rivoluzione necessaria.
Ne parlano, si usa il termine, ma l'effetto, o il fine, consiste nell'usurare la parola, svilirla, disossarla. 
Gli italiani, per motivi ancora non del tutto chiari fino in fondo, hanno deciso di bersela. 
Lo hanno fatto con Berlusconi, con Prodi, con Monti, con Letta e adesso con Renzi.
Lo avevano fatto anche con Berlinguer. 
Tutte queste persone elencate, sono state citate, vissute, e identificate come rivoluzionari.
Il che è falso. Sono tutti dei falliti,  in quanto rivoluzionari, ma hanno avuto un enorme successo come rivoltosi, ciascuno a proprio modo.
I conti con le rivoluzioni si fanno dopo: non esistono rivoluzioni abortite, rivoluzioni a metà, rivoluzioni così così, mezze mezze. O la rivoluzione c'è o non c'è.
A questo punto è immancabile l'intervento di qualcuno che dice: "eh! Si sa, il mondo va così, le rivoluzioni non esistono più ormai".
Non è vero. 
Esistono eccome, e seguitano a esistere.
Il fatto che non le si conoscano non vuol dire che non ci siano.
Le rivoluzioni si possono anche esportare, mai imporre. Si esporta il modello che serve come stimolo, il cui fine consiste nell'alimentare l'ispirazione che poi produce cambiamenti autoctoni.
I Beatles, ad esempio, sono stati dei rivoluzionari, non vi è alcun dubbio. 
In America (per gli americani) lo è stata a suo tempo anche Madonna perchè il modello identificativo proposto ha comportato un radicale mutamento nella comportamentalità degli statunitensi, soprattutto di genere femminile.
Gli americani, in questo momento, stanno vivendo una fase molto interessante del loro percorso e da oltreoceano arrivano di continuo segnali confortanti (per loro) che indicano un cambiamento di rotta epocale, per alcuni tratti rivoluzionario. Qui, non se ne parla neppure. Basterebbe porsi una domanda secca: "Come mai noi italiani dagli Usa abbiamo sempre importato soltanto il peggio? Come mai noi ci ingozziamo come tacchini di tutte le schifezze colonialiste che l'America produce e ci impone con la violenza e il ricatto ma non siamo capaci e in grado di importare anche il loro vento rivoluzionario quando esso si manifesta? Perchè ci becchiamo soltanto gli osceni F35 ma non gli scatti evolutivi e risolutivi?".
In California stanno avvenendo diversi episodi di grande rilevanza dal punto di vista sociale, iniziati alla fine dell'autunno del 2012.
La California è da sempre un gigantesco laboratorio sperimentale.
In Usa si dice: "Quando arriva una novità dalla California, esultano il diavolo e il buon Dio: sanno che uno dei due vincerà di sicuro".
Perchè il peggio e il meglio della civiltà occidentale, negli ultimi 50 anni, è venuto da lì.
Noi, qui, importiamo soltanto la parte diabolica, quella mercatista, consumista, la peggiore.
Raccontai l'episodio cardine quando si verificò, il 5 novembre del 2012, ma non ebbe alcuna risonanza. L'Italia è molto lontana da quella modalità d'approccio.
Ecco il fatto:
la California è uno stato molto ricco, contribuisce per il 22% al pil nazionale. Se fosse una nazione, sarebbe la quinta potenza al mondo. Il loro pil è pari a quello dell'Italia, Spagna, Portogallo e Grecia messi insieme, intorno ai 3.500 miliardi di dollari l'anno. Nel 2012, in seguito alla crisi, il bilancio statale ha sofferto di una crisi di liquidità che ha spinto il governatore ad attuare tagli lineari nell'istruzione pubblica, nella ricerca scientifica e negli incentivi per giovani laureati provenienti da famiglie disagiate. Si è scatenato un grande dibattito tra le forze politiche e intellettuali californiane che ha dato vita a un referendum votato il 4 novembre del 2012. Il testo diceva: "Siete favorevoli o contrari all'aumento fiscale di un'aliquota una tantum, nell'ordine del 12%, per tutti i residenti i cui introiti superino 1 milione di dollari all'anno, con la specifica che la somma ottenuta verrà investita al 100% per impedire la privatizzazione dell'istruzione, impedire la chiusura di 450 centri universitari consentendo di elargire 25.000 borse di studio a giovani laureandi meritevoli e d'eccellenza?". I primi sondaggi (effettuati alla fine di settembre) davano il 70% a coloro che erano contrari alla tassazione. 
Nessuno va a votare per un aumento delle tasse, era dato per scontato. L'astensione era data intorno al 65%.. 
Ma a ottobre avvennero episodi inauditi.
Le più ricche e famose famiglie di Los Angeles, Santa Monica, Malibu, a proprie spese, cominciano a fare campagna elettorale a favore della tassazione, soprattutto attrici e attori di Hollywood, da George Cloonery a Jane Fonda, da Sigourney Weaver a  Matt Damon, da Steven Spielberg a Nicholas Cage, i quali spiegavano in televisione che per loro era inaccettabile l'idea di vivere da super ricchi circondati da un insostenibile disagio esistenziale. Negli altri stati, soprattutto a New York e in Florida, li prendevano in giro con accanimento sostenendo che in California si era diffusa una nuova droga che dava allucinazioni. Il referendum ha visto l'abbattimento dell'astensionismo e la vittoria della mozione pro-tasse con il 59% dei voti. Una settimana dopo, il governatore annunciava di aver radunato 24 miliardi di dollari grazie all'esito referendario, sufficienti a salvaguardare l'intero sistema di gestione dell'istruzione pubblica sia umanistica che scientifica fino al 2017. 
Nessun media ha neppure parlato dell'argomento, considerata una stranezza californiana.
Ma due mesi dopo, i più attenti, si sono resi conto che era stato piantato il germe di una rivoluzione pacifica. 
E come in ogni rivoluzione che si rispetti, lo si sa sempre dopo.
Quell'evento ha determinato un cambiamento radicale di ottica e di prospettiva che ha incentivato gli investimenti restituendo ottimismo pragmatico perchè il dibattito è passato dalla discussione su "come abbattere il debito pubblico dello Stato" a quello, invece reale "come affrontare il problema della re-distribuzione della ricchezza".
Questa è la rivoluzione.
Perchè questo è l'unico vero problema.
Non 80 euro regalati a un mese dalle elezioni, che valgono quanto la carità vaticana nel 1500.
Sarebbe possibile cominciare a parlare in Italia di eventi simili, copiabili?
Non credo.
Papa Francesco ha suggerito di "mettere in campo la creatività per affrontare i gravi problemi del disagio sociale".
La creatività è questa, inventata nel luogo che ha inventato il tablet, yahoo, amazon.
Serve un nuovo parametro sociale, un nuovo approccio sicologico, una diversa comportamentalità esistenziale.
Servirebbe un sindacato che annuncia con geniale creatività rivoluzionaria di aver scelto di restituire collettivamente allo Stato gli 80 euro con la dizione "non vogliamo la carità, vogliamo una strategia strutturale" e quindi aprire un dibattito tra tutte le forze politiche per andare a riempire il tragico e gigantesco vuoto prodotto dal genocidio culturale perpetrato negli ultimi 25 anni. 
Ci vogliono idee operative, immediate, efficaci ed efficienti.
Un grado e un grammo di meno portano indietro il paese.
Buon Senso e Buona Volontà -valori della tradizione moderata italiana- paradossalmente sono diventati in questo paese il vero nutrimento della rivoluzione di cui abbiamo bisogno.
O cambia il comportamento esistenziale dal punto di vista psicologico di tutti, a cominciare dalla classe dirigente, imprenditoriale, sindacale, oppure seguiteremo a passare da una illusione a un'altra, da una mossa truffaldina a un'altra mossa truffaldina.
E se alle prossime elezioni europee vinceranno ancora Berlusconi, Renzi e i soliti noti, allora vorrà dire che gli italiani, in realtà, non esistono più.
E' nata una nuova etnia, ignorante e poco intelligente, cosa che gli italiani non erano.
Come sosteneva Charles Darwin, "la specie che si evolve, non è la più forte o la più sana, ma quella che più di ogni altra è in grado di sapersi adattare ai cambiamenti".
Quindi, ci si adatta al cambiamento e si evolve. Tutti insieme.
Oppure ci si adatta alle chiacchiere degli imbonitori di turno, Berlusconi o Renzi, l'uno vale l'altro. Si salveranno in pochi, pochissimi.
A mio avviso, non si tratta di soldi, di qualche euro in più o in meno.
Si tratta della sopravvivenza di una intera civiltà.
Tutto qui.
California dreaming!

Festeggiare il 25 aprile come data della liberazione dall'invasione nemica e come la fine della guerra, a me sembra un ossimoro pornografico che mi indigna e mi scandalizza.
Nella guerra ci siamo dentro fino al collo: è lo scontro tra chi vuole imporre una idea monarchica della vita, pretendendo dai propri sudditi deferenza e riverenza, e i cittadini ai quali dare la guazza di qualche briciola, purché se ne stiano buoni e zitti.

Intanto, sul pianeta Terra, c'è già chi ha capito come fare e cosa fare per evolversi verso nuove forme di sopravvivenza collettiva, esistenzialmente sostenibili, spiritualmente forti, culturalmente corpose.

Perchè non cominciamo anche noi a pretendere di andare verso il futuro?
Se non cambiamo noi, dentro, come possiamo pretendere che cambi la nostra realtà? 

buon week end a tutti.




12 commenti:

  1. Molto interessante, e condivisibile. La mancanza dei temi veri dall'informazione di massa è terrificante, avvilente è sentir parlare e leggere solo di argomenti futili o fasulli. Ma la rivoluzione deve acccadere, prima o poi. E sicuramente accadrà : o saremo noi umani ad innescarla, o verà innescata dalla natura stessa, violentata e sfruttata senza ritegno, talvota inconsapevolmente, ci si rivolterà contro e ci renderà finalmente consapevoli di quello che abbiamo fatto. E che no abbiamo fatto. Ecco, onestamente e realisticamente considero più probabile, anche se non auspicabile, la seconda ipotesi.

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  2. Ti cito:
    "La differenza tra il rivoltoso e il rivoluzionario consiste nel fatto che il rivoltoso è mosso dalla rabbia "

    Siamo sicuri di questa affermazione.

    Come hai giustamente spiegato, il rivoltoso e colui che non e' riuscito nel tentativo di affermare la sua rivoluzione ne consegue che passera' alla storia attraverso le parole del vincente. "chi perde ha sempre torto".

    Saluti
    D.R.

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  3. Innanzitutto, grazie di questo post, grazie davvero.
    Grazie anche della pazienza con cui insiste nel picconare il guscio indurito della nostra amnesia socio-politica persistente.

    La cito:
    "Le più ricche e famose famiglie di Los Angeles, Santa Monica, Malibu, A PROPRIE SPESE, cominciano a fare campagna elettorale a favore della tassazione, soprattutto attrici e attori di Hollywood, da George Cloonery a Jane Fonda, da Sigourney Weaver a Matt Damon, da Steven Spielberg a Nicholas Cage, i quali spiegavano in televisione che per loro era inaccettabile l'idea di vivere da super ricchi circondati da un insostenibile disagio esistenziale".

    Già, è così umano, così empatico, così semplice, che viene proprio da chiedersi: com'è che invece da noi, i ragazzini di Quarto Oggiaro a Milano, che ai microfoni degli inviati di Santoro inveiscono contro gli "immigrati di merda" che rubano alloggi popolari e lavoro e con altrettanta naturalezza dichiarano che, se i propri genitori non sono in grado di comprarti il motorino è cosa buona giusta "prenderselo" da sè, rubandolo, non si accorgono nemmeno di vivere magari a pochi isolati da un immigrato nordafricano che da 15 anni campa di lavoretti sottopagati in nero e che, intervistato in ore antelucane ai mercati generali dove per raggranellare qualche cosa con cui mantenersi, scavalca la recinzione e mendica umilmente dai kapo' dallo spiccato accento meridionale il permesso di sopravvivere rompendosi la schiena per 4 spiccioli perché, dichiara, "rubare è troppo per me, proprio non ce la faccio. E' 15 anni che vado avanti così"?

    Vuol dire che per "accorgersi" degli altri bisogna avere una villa a Malibù?

    Ma Dell'Utri non faceva compravendite di ville ultralussuose, per conto terzi e proprio, nei ritagli di tempo tra una votazione al senato e l'altra? E allora com'è che la sua etica sembra rispecchiare in pieno quella del padroncino dei mercati generali milanesi che, sempre ai microfoni di 'Servizio "più" pubblico' di ieri 24 aprile, afferma candidamente: "Non sono mica io che costringo questi giovani stranieri a lavorare per me (in nero, sottinteso), sono loro che vengono a chiedermi lavoro. E io glielo do" ?
    E' un vero mecenate rinascimentale, insomma, altro che il vaticano del 1500.

    Chi potrà dare una vera esauriente e convincente risposta a queste domande, secondo me, potrà cominciare ad aspirare al podio dei rivoluzionari per la stagione 2014-2015. E, forse, potrà persino vincere -- davvero vincere, non con percentuali farlocche arrampicate sugli specchi di un astensionismo sempre più contagioso e disperatamente cinico -- le prossime elezioni nazionali.

    Saluti cordiali, gentile Modigliani, e buon finesettimana anche a Lei.
    marilù l.

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  4. La vera rivoluzione che dovremmo aspirare è quella di smettere di guardare il pavimento e alzare lo sguardo, uscendo dalla trappola dei programmi mentali in parte creata da noi stessi attraverso le nostre stupide credenze, abitudini, luoghi comuni e per la restante parte dal sistema/società intorno a noi.
    A quel punto capiremmo che abbiamo tutto quello che ci serve per iniziare a VIVERE e smettere di sopravvivere.
    Ci accorgeremmo che il contesto non è più quello dell'800 o dei primi del '900 e che la scienza, la tecnologia ha fatto enormi passi da gigante che potrebbero essere utilizzati per liberarci dalle catene e produrre quello che ci serve per regalarci la risorsa più importante di tutte: il tempo.
    Finché si continuerà a parlare di lavoro, come problema principale della società, saremo distanti anni luce da una qualsiasi vera rivoluzione e ci dovremo accontentare di uno dei tanti surrogati del passato scambiati come rivoluzioni.

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  5. Le vere rivoluzioni partono da dentro di noi. Soltanto cambiando noi stessi, il nostro punta di vista, la nostra cultura, contribuiremo alla rivoluzione silenziosa che porterà al cambiamento epocale. Ma questo per molti è troppo faticoso perché significa assumersi le responsabilità delle proprie scelte. E' troppo comodo stare a rimorchio dei vari pseudo leaders che promettono riforme, ma solo nell'interesse dei loro comitati d'affari. pur di coltivare il proprio orticello raccattando le briciole dei vari Trimalcione.

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  6. egr.di cori modigliani,potrebbe segnalare il caso della vedova che percepisce la misera e indecente pensione inps di 132 euro mensili,per fargliela aumentare,pensiamo a grillo,noi la aiutiamo per quel poco che possiamo! e se ci riuscissimo,sarebbe la nostra piccola rivoluzione.grazie a ben rileggerla!

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  7. Leggendo questo bell'articolo e pure il precedente sembra che in USA le cose stiano andando per il meglio, dal mio punto di vista non è così rosea la situazione. Sicuramente per alcuni o molti punti di vista le cose stanno migliorando ma non bisogna dimenticare che stanno sostenendo un'ottatina di guerre circa, che il popolo è vessato da multinazionali della finanza e degli ogm (vedi legge salva Monsanto), un'alimentazione che è scandalosa con cibi addittivati raffinati geneticamente modificati ecc, aspartame e sucralosio (splenda) vanno alla grande (andate a cercarne i side effects), ghettizzazione dei poveri (fattore Nimby al cubo), e per finire fracking come se non ci fosse domani. Per quest'ultimo andate a visitare il blog di Maria Rita D'Orsogna, gli effetti catastrofici della fratturazione idraulica sono inimmaginabili per chi non ne sa nulla (c'è pure un bel documentario amatoriale "Gasland"). Molti intellettuali americani definiscono il paese "uno stato di polizia".
    La California è lo stato più inquinato dalle scie chimiche, probabilmente proprio perchè progressista e in antitesi con la east coast, lo stato che ha promosso cibi sani, attività fisica e salute oltre che pace e amore.
    Io sono solidale con qualsiasi popolazione ma da quanto detto sopra non penso siano governati in maniera eccellente, oltreoceano il potere è radicato veramente bene e organizzato solo come loro sanno fare.
    Si, gli Americani se vogliono fare una cosa bene ci riescono meglio di chiunque altro, purtroppo anche il contrario suona amaramente vero.
    Spero proprio che i cambiamenti in atto siano vere e proprie rivoluzioni.
    Spero di non essere stato fuori luogo col mio commento.
    Una domanda per Sergio:
    Si sa qualcosa di nuovo riguardo la testata menzionata nel tuo articolo:"Incastrati tra Re Midia e Sant'Oro, gli italiani vagano nella nebbia mediatica. Intanto c'è chi sta rivoluzionando l'informazione e il giornalismo investigativo. E' un iraniano. "?
    Siamo tutti ansiosi che si aggiunga un'altro tassello al cambiamento in corso.
    Grazie per i tuoi articoli che da un anno a questa parte ritengo i più piacevoli e interessanti di tutta la rete da me esplorata.
    Un buon fine settimana a tutti quanti.

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  8. La umile e deprimente constatazione a cui giungo ogni volta che vengo stimolato da articoli come questo è che, in fondo, se veramente esiste un gruppo di potere che sta pianificando la diminuzione della popolazione mondiale, sta facendo la cosa "eticamente" più giusta. Io mi confronto quotidianamente con persone che hanno la stessa mia estrazione sociale, gente del volgo ma che ha avuto la possibilità di farsi comunque una certa cultura, nonostante l'istruzione pubblica castrante: gente che "non vuole" neanche alzare gli occhi al cielo per riconoscere una scia chimica e guidata solo dal proprio "peloso" interesse. A che scopo una rivoluzione? La gente non cambia, è sempre la stessa, da millenni; inutile sperare che anche privando le pecore dei cani e del pastore, possano un giorno diventare cavalli. Chiedo scusa a tutte le persone di buona volontà per questo amaro sfogo.
    stefano

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  9. In tutti i contesti,sembra che non si sia in grado di estrapolare il senso,il valore complessivo,globale della situazione.Con il rischio conseguente di averne visioni con lenti rosa o grige.Dimenticando che dovremmo essere ben consci che la quotidianità conviverà sempre con problematiche,bellezze,imperfezioni,approssimazioni,attimi di felicità per definizione effimera,contrasti,accordi.Ma quello che dovrebbe ,secondo me,veramente contare è il clima,l'atmosfera umana di fraterna gioiosità nel quale quel film della vita si potrebbe svolgere.Per questo il denaro in quanto dio è soltanto un seminatore di guerra.Chi sta male vorrà uccidere il proprio aguzzino e,quell'aguzzino non potrà mai godere della ricchezza materiale soffocante e soffocata dall'atmosfera plumbea di cui è circondato.E nonostante la protervia del potere e la falsa certezza della protezione di guardie del corpo (private o pubbliche perchè pagate con il sudore ed i denari dei sudditi sottomessi)intrinsecamente sentirà il sangue raggelarsi ad ogni angolo buio,che prima o poi incrocerà.Avevo già lanciato l'idea di costituire un fondo per l'aiuto alle situazioni drammatiche del paese facendovi confluire l'elemosina fatta ad alcuni con i nostri stessi soldi.
    Per fare una cosa giusta ma,soprattutto ,per consentire di esprimere ,per chi non sa suonare uno strumento,un dissenso totale elevando un sonorosissimo pernacchio a questo affabulatore furbetto e a tutto il clan che lo sostiene od a vario titolo lo circonda.Per evidenziare un disprezzo senza appello ,per avversare di avere l'improntitudine ed esercitare la vigliaccheria di contare più sulla pochezza degli italiani che sul risveglio delle loro ataviche virtù.Il 25 maggio potrà essere quello spartiacque tra rivolta e rivoluzione che con la solita inimitabile raffinatezza e lucidità Sergio ha ben chiarito.

    Prima o poi,dunque ,una rivoluzione arriva.Non necessariamente nei tempi che si vorrebbe sebbene ciò sia direttamente proporzionale al grado di dignità della collettività.Una collettività che, accettasse solo, di parlare dell'elemosina dell'ultimo capetto furbetto di turno invece che esserne schifata ,è destinata alla emarginazione dalla civiltà.
    Possiamo legittimamente agire per consentire che l'Italia torni ad essere ciò che è sempre stata,il luogo della CIVILTA'.I tempi sono maturi e la possibilità non è velleitaria.

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  10. Mi spiace ammetterlo ma solo la sofferenza porterà a noi stessi e ci farà scoprire il vero rivoluzionario che è in noi.
    Certa stampa però cerca in ogni modo di cambiare il significato delle parole, è il caso dell'Unità di qualche mese fa in prima pagina titolava: Pd, Renzi ribelle di partito e di governo". Non credo che il giornalista e/o la redazione sapesse il significato della parola "ribelle" e probabilmente voleva significare un'altra cosa ma è riuscita comunque a dire una certa verità su Renzi e il Pd.
    Ora se andiamo a vedere il significato della parola ribelle troviamo che è colui che vuole eliminare chi è al potere per poi subentrare e fare peggio.

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  11. egr.s.di cori modigliani,cortesia vuole che positiva o negativa una risposta in merito alla vergognosa, pensione di 132 euro mensile percepita dalla sig.ra vedova,segnalata le,al post n.5,ci debba essere! grazie a ben rileggerla!

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    1. Cosa vuole che le dica? Mi dispiace davvero tantissimo e lo considero un sintomo chiaro del disagio esistenziale in questo paese.

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