lunedì 11 novembre 2013

Krugman denuncia il complotto europeo per destabilizzare la Francia e il suo modello.


di Sergio Di Cori Modigliani

Sono in buona compagnia, e ne sono orgoglioso, come persona e come blogger attivo.
Anche perchè sono stato l'unico nell'intero web italiano ad aver tenuto duro.

Da oggi, siamo in due a difendere e sostenere pubblicamente Francois Hollande.

Dopo cinque articoli molto ben argomentati, complessi, variegati, spesso molto tecnici, il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, da ieri mattina è ufficialmente sceso in campo -a livello politico internazionale- per sostenere che "la Repubblica di Francia e monsieur Hollande sono vittime di un complotto del mondo della finanza e delle oligarchie politiche europee perchè la Francia è l'unica nazione d'Europa che sta diminuendo il proprio disavanzo pubblico, sta migliorando i propri conti, è perfettamente in linea con i parametri europei, ma ha un difetto grave che nessuno gli perdona: ha salvato e sta salvando e intende salvare lo Stato Sociale della sua nazione".

Forse, grazie a Paul Krugman, da oggi, sarà possibile parlare di Hollande anche in Italia, (anche se ci credo poco) essendo il francese il leader europeo più censurato in assoluto nell'intero continente. Di lui, in Italia, non si può mai parlarne bene, neppure (e soprattutto) in rete. Potete scrivere di tutto, esaltare Adolf Hitler, Josif Stalin, essere nostalgici delle brigate rosse, incitare la gente alla violenza, ma non potete scrivere mai che la Francia -dopo dieci giorni che Hollande era entrato all'Eliseo- ha iniziato a cambiare rotta in Europa. 
Questo è vietato, non si può neppure proporne il dibattito.

Quando nell'estate del 2012 (e il sottoscritto era davvero una persona modesta che contava poco o niente) scrissi un post esaltando l'attività di Hollande in Francia, spiegando che cosa stava facendo, che impatto avrebbero avuto le sue decisioni sul popolo francese, e quindi anche per noi italiani, raccontando come -pur nelle mille difficoltà- l'attività del premier francese stava dimostrando che il taglio alla spesa pubblica e le manovre di austerità non necessariamente passavano attraverso il massacro degli investimenti nel campo dell'istruzione, della sanità e della cultura (come stava e sta avvenendo in Italia) venni attaccato con una tale virulenza da lasciarmi sconcertato. Venne scomodato perfino un tecnocrate che lavora per la Banca Mondiale e che risiede in Svizzera perchè "denunciasse" questo blog come produttore di falsità. Ricevetti una valanga di lettere e di insulti, addirittura di minacce, e sulla rete si scatenò una impressionante catena di post finalizzati alla delegittimazione di ciò che affermavo, sostenendo la negazione di ciò che Hollande stava facendo nella vicina (e per tanti aspetti a noi simile) Francia.
La mia sorpresa fu tale che non mi resi conto subito, lì per lì, di che cosa si trattasse, anche perchè il mio post di allora era davvero all'acqua di rosa. Strada facendo, però, mi resi conto del significato di "vivere sotto una totale dittatura mediatica". 
In Italia, non era possibile neppure parlare di ciò che stava accadendo in Francia. 
Nessuno, in questo paese, negli ultimi quindici mesi ha mai neppure scritto un rigo sul modello francese. 
E così, in Italia si è sorvolato sull'incontro tra Hollande e la troika nel corso del quale il premier francese ha chiesto (e ottenuto) il permesso di sforare il 3% "fino alla cifra che riterremo opportuna per gli interessi della Francia" rimandando il pareggio di bilancio al 2015. 
L'ha fatto Hollande, lo potevano fare Mario Monti ed Enrico Letta. 
Sarebbe stato sufficiente convocare la troika, un mese fa, -invece che farsi convocare- pretendere di rimandare la scadenza europea al 2015 avvalendosi del precedente francese e sostenere "o ci date una deroga e ci consentite quindi di investire 100 miliardi di euro per pagare i debiti alle piccole e medie imprese immediatamente oppure noi usciamo dall'euro domattina". La troika si sarebbe arresa. 
Ma per poter dire questa frase era necessario avere attributi solidi, non quelli di plastica di cui è fornita la nostra classe dirigente politica, voleva dire avere a cuore il destino della nazione.
Ieri mattina, in una conversazione pubblica e aperta all'università di New York, il Nobel Paul Krugman ha raccontato con dovizia di particolari un tragico incontro tra Van Rompuy, Olli Rehn e Hollande circa due mesi fa quando la Francia presentò i propri conti e bilancio alla commissione europea: erano tutti a posto e in linea con le richieste. Ma sia Van Rompuy che Olli Rehn contestarono le misure "per come erano state fatte". Perchè Hollande aveva alzato le tasse ai super-ricchi, perchè aveva alzato le tasse sulle rendite finanziarie, perchè aveva dimezzato i costi della politica, aveva aggredito, decurtandoli, gli stipendi dei grossi manager pubblici e il risparmio così ottenuto invece di investirlo per rifinanziare le proprie banche lo aveva dirottato nell'istruzione pubblica, nella ricerca scientifica, nella salvaguardia e cura del patrimonio artistico nazionale, avviando un piano di recupero del territorio e di sostegno per la disoccupazione intellettuale, quest'ultima (per la Francia) una priorità assoluta di cui occuparsi.
Cercate di comprendere bene la sottigliezza dell'argomentazione della troika: NON vennero contestati i conti che erano a posto, ma venne contestato il principio sulle modalità usate per ottenere il beneplacito della commissione europea, per la troika non era accettabile l'idea che lo stato sociale venisse salvaguardato, addirittura implementato, quindi in realtà ciò che conta non è che i conti siano a posto, ciò che davvero conta è che i conti siano a posto solo e soltanto se contemporaneamente aumenta la disoccupazione e le risorse non vengono investite nei campi dell'istruzione pubblica, della sanità pubblica, della ricerca scientifica.
Questo è il punto.
Esistono alternative se uno le vuole trovare.
Così come esisterebbero -domani mattina- le risorse finanziarie per poter varare immediatamente una legge sul reddito minimo di cittadinanza per 600 euro a testa, come richiesto ufficialmente dal M5s. 
La proposta dei parlamentari pentastellati spiega, nel dettaglio, come e dove trovare i soldi. Subito, se uno lo vuole fare.
L'articolo di Paul Krugman, che trovate qui nella sua integrità, pubblicato questa mattina sul New York Times 
http://www.nytimes.com/2013/11/11/opinion/krugman-the-plot-against-france.html?_r=1&
ha avuto un impatto politico esplosivo in tutto l'occidente (Italia esclusa, visto che da noi prosegue l'attività censoria nei confronti di tutto ciò che accade in Francia). 
Krugman, infatti, sostiene che "French fiscal prospects look distinctly nonalarming. The budget deficit has fallen sharply since 2010, and the International Monetary Fund expects the ratio of debt to G.D.P. to be roughly stable over the next five years". 
Tradotto, conti alla mano, vuol dire che la situazione contabile della Francia è a posto.
Ma Standard & Poor's ha declassato il rating della Francia.
E Krugman l'ha denunciato come "manovra politica destabilizzante".
E' stata punita per aver "osato" salvaguardare lo stato sociale.
E' la prima volta che un economista di punta americano, nonchè consulente della Casa Bianca e professore e maestro di colei che tra trentadue giorni andrà a guidare la Federal Reserve Usa, sbugiarda i ratings americani denunciandone l'uso politico.

La vera guerra in corso è tra gli oligarchi del privilegio e la cittadinanza che lavora.
I due fronti bellici sono molto chiari e netti e la scelta è molto semplice.
Il mondo, ormai, si divide tra chi fa la guerra contro i poveri e chi fa la guerra contro la povertà.

In Francia hanno scelto di schierarsi contro la povertà.
E per loro (come li invidio) il primo step passa attraverso la valorizzazione della propria Cultura.

Perchè l'Italia non lo ha fatto?

Perchè l'Italia non ha aperto il dibattito?

Perchè in Italia non se ne parla?

Perchè, nel nostro paese, è vietato parlare del modello francese?

Pensateci su.

Ci dovrà pur essere una ragione!.

venerdì 8 novembre 2013

Squallore mediatico italiano. Chi (e che cosa) c'è dietro la visita di Enrico Letta in Irlanda e delle sue esternazioni.


di Sergio Di Cori Modigliani

Media e potere in Italia.

Ieri, la notizia del giorno, tra lazzi e frizzi di varia natura, è stata quella relativa alle dichiarazioni rilasciate dal nostro premier alla stampa irlandese. Considerata talmente importante da spingere -tanto per fare un esempio- la nostra Lilly Gruberberg a dedicarle uno spazio nella
puntata del suo show 8 e 1/2.
Peccato che la notizia fosse un'altra.
Peccato, soprattutto, che l'abbiano presentata in maniera sbagliata, mettendo quindi l'audience nella condizione di essere passivamente manipolata.
Così vanno i media in Italia.
Ma non si tratta della consueta, ormai noiosissima, denuncia della corruzione intellettuale dei professionisti della cupola mediatica. Si tratta della salute del nostro paese.
Il comportamento dei media, in epoca attuale post-moderna, è fondamentale come termometro e sintomo che rivela (e rileva) la tenuta degli equilibri sociali e spiega al mondo intero che cosa effettivamente sta accadendo in quel paese. 
Non è certo un caso che, lanciando la novità della nuova piattaforma on line per la votazione sui propri progetti, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, potendo scegliere uno qualunque tra i primi dieci punti del programma cinque stelle, abbiano deciso di optare per la richiesta dell'abolizione immediata di qualunque finanziamento pubblico statale a favore dell'editoria. Purtroppo si sta parlando troppo poco (non è un caso) di questo punto essenziale.
Per poter dire a se stessi che ci si sta muovendo verso un riconoscimento dell'esistenza del concetto di cittadinanza come "soggetto politico che merita una voce" è necessario spezzare l'anello di collusione complice tra le istituzioni dello Stato, il mondo della politica e quello della professione mediatica. 
L'evento di ieri ne è una testimonianza chiara e netta.
E' anche il sintomo di una situazione di disgregazione del tessuto intellettuale della nazione e di un vero e proprio sgretolamento del sistema.
La notizia, di per sè, appartiene al territorio dello squallore. E lì sarebbe rimasta.
Ma i media l'hanno ripresa e, per scelta, l'hanno ampliata, commentata, amplificata e di conseguenza -pur tra le risa soffocate a stento- hanno in qualche modo attribuito una qualche dignità all'evento. 
Nel mondo attuale ciò che conta non è più "il dato oggettivo", che è stato cancellato e annullato del Senso per dare modo all'oligarchia di poter sostenere bugie e falsità. Ciò che conta, come ho detto altre volte, è quanto e come e dove e da parte di chi, un certo evento, una frase, una citazione, vengono commentate, analizzate, dibattute. E a quel punto, la responsabilità passa dalle mani di chi ha pronunciato una certa frase nelle mani di coloro che l'amplificano. Domattina, Belen Rodriguez potrebbe anche sostenere una sua idea personale (anche la più strana e disparata) sull'attività intellettuale di Simone de Beauvoir, ne ha il diritto, fa parte della libertà di opinione garantita a tutti. Ma se i media ci si buttano sopra e cominciano a diffonderla e da lì aprono un dibattito su quella frase, la notizia a monte diventa un'altra, ovvero, in questo caso, "Belen Rodriguez è considerata una persona abilitata a poter lanciare un dibattito su una grande intellettuale europea".
Veniamo, dunque, al punto del post.
Nessuno -su nessun giornale- ha spiegato agli italiani come mai, in questo momento così delicato per il paese, Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni, invece di starsene rinchiusi dentro una stanza a Palazzo Chigi a parlare con i sindacati, gli imprenditori, i portavoce dell'opposizione, per trovare il bandolo della matassa, se ne sono andati l'uno a Londra e l'altro a Dublino. A fare che?
A fare le stesse identiche cose che Mario Monti e Corrado Passera (loro predecessori) erano andati a fare, a Londra e a Dublino, nella prima metà del Gennaio 2012, tornando (allora) trionfanti in patria. E' un copione consueto e stabilito dalla gerarchia oligarchica italiana. 
Il punto è che la situazione è diversa, ma il governo italiano non lo ha capito.
Io la vedo cosi: mentre Saccomanni andava a Londra alla sua riunione con le logge massoniche che contano, per garantirsi l'appoggio della finanza inglese e valutare il tipo di (s)vendita delle proprietà statali, Letta andava a Dublino per una riunione con gli alti vertici vaticanensi locali che da secoli hanno rapporti privilegiati con i loro cugini anglicani della finanza inglese. Prima di partire per Dublino, Enrico Letta ha un'idea (nella sua mente) geniale: rilasciare una intervista in esclusiva alla stampa irlandese. Essendo abituato al modello italiano, ovvero le informazioni si danno soltanto ai giornalisti amici degli amici, chiede ai suoi "chi c'è dei nostri?" e lì arriva la dritta dallo zietto "c'è il corrispondente di Irish Times dal Vaticano, una firma di prima caratura". E così, Letta lo convoca a Palazzo Chigi e fa le sue dichiarazioni. Questo giornalista le invia per e-mail a Dublino e vengono pubblicate mentre letta sta arrivando lì.
Primo errore (??) della stampa italiana: se Letta ha convocato un giornalista irlandese a Palazzo Chigi e ha parlato con lui, sostenere che in Irlanda ha parlato con la stampa è falso.
Ma chi è il giornalista irlandese prescelto? Un esperto di economia? Un esperto di politica? 
Si chiama Paddy Agnew, e' un esperto di calcio. Arriva nel 1985 a Roma, con la moglie. Fa il free lance e scribacchia notizie sportive su Irish Times. Frequenta l'ambiente del pallone e diventa amico di Galliani, che poi sarà il presidente del Milan, il quale lo fa accreditare presso il Vaticano. Scrive di calcio, parla soltanto di quello, ma ogni tanto elabora degli editoriali che escono in Irlanda, schierandosi a favore della curia reazionaria romana, quella contraria al papa, tanto per intendersi. Nel 2005 scrive un libro che si chiama "Forza Italia" dove parla di calcio e politica, presentando al pubblico anglosassone l'epopea berlusconiana come la spina dorsale del paese che si va modernizzando, dal quale imparare. Fa carriera, diventa sodale di Gianni Letta. Ma il 27 febbraio 2013 va a sbattere. Perchè Ratzinger si arrabbia per davvero. 
In data 27 febbraio 2013 sul più importante sito cattolico al mondo in lingua inglese, The Catholic News Agency, viene pubblicato un lungo reportage nel quale si racconta che il nostro Paddy ha un vizietto davvero brutto per un giornalista: copia. Riporta, infatti, un articolo da lui pubblicato interamente copiato dal quotidiano la Repubblica, a firma Conchita de Gregorio. Trovate tutto qui:http://www.catholicnewsagency.com/column.php?n=2489). 

Il punto è il seguente: come mai Enrico Letta sceglie un giornalista come questo?
Come mai, in questo momento?
Come mai ha escluso altri, forse più bravi, giornalisti irlandesi optando per un corrispondente sportivo, esperto di calcio, attaccato e sbugiardato dalla corrente papista del Vaticano? (quella progressista vicina a Bergoglio, tanto per intendersi).

Questa è la notizia del giorno.
Non ciò che Letta ha detto nel suo volgarissimo delirio, meritevole di platea calcistica.

Così gestiscono i media in Italia.

La scelta di Paddy Agnew non è stata casuale nè fortuita.

E' parte del consueto copione democristiano doppiogiochista.

Tutto qui.

L'intera cupola mediatica nazionale si è inchinata e si è comportata di conseguenza, aggiungendo squallore a squallore..

martedì 5 novembre 2013

Deputato M5s denuncia il governo per "falso in atto pubblico". La Ue sbugiarda Letta, Alfano e Saccomanni.


di Sergio Di Cori Modigliani

Una valanga di stelle smaschera e sbugiarda il governo.
La commissione europea ha ritenuto validi i conti fatti dai deputati del Movimento a cinque stelle mentre ha ritenuto NON validi quelli presentati da Saccomanni e Letta.
Clamoroso ma vero.
La Commissione Europea ha negato la validità dei dati forniti dal governo italiano, ha dichiarato ufficialmente che il deficit è del 3,01% e non del 2,9%; ha ritenuto la manovra del governo "inadeguata" sostenendo di "essere molto preoccupati per la situazione italiana perchè il pil, il deficit, la disoccupazione, il lavoro, sono tutte armi contro l'Italia in questo momento".
La manovra del governo è stata bocciata da Bruxelles.
Non solo.
I deputati Alessio Villarosa e Roberta Lombardi, eletti nelle fila del M5s, hanno presentato al procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone una denuncia formale contro l'Istat per aver diffuso dati falsificati. La nota ufficiale diffusa dai parlamentari pentastellati racconta, infatti, “siamo stati ricevuti dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, al quale abbiamo illustrato i fatti così come l’abbiamo ricostruiti. Si tratta di un presunto falso in atto pubblico: l’Istat ha trasmesso all’Unione europea lo scorso 30 settembre una nota d’aggiornamento sul rapporto deficit-Pil ritoccata al ribasso per evitare la procedura d’infrazione”.

I parlamentari di M5s, in linea con le normative europee, hanno preso atto dei fatti e si sono appellati al rispetto della Legge. Il procuratore della Repubblica non ha nascosto il proprio imbarazzo. Pignatone, infatti, ha dichiarato: "Non esistono precedenti in materia. Seguirò personalmente la vicenda e la denuncia con grande attenzione".

La cittadinanza comincia a bussare alla porta.

Toc toc.

Dietro Silvio Berlusconi c'è un uomo che si chiama Silvio Berlusconi, di cui nessuno parla. Ecco chi è.

di Sergio Di Cori Modigliani


Come leggere la realtà sotto gli occhi di tutti.

Goldman Sachs fa politica in Italia.
Goldman Sachs dice il falso.
Goldman Sachs diffonde informazioni false ai propri clienti, alla borsa e al mondo finanziario, al fine di contribuire, con le notizie che diffonde, all'affermazione politica dei leader che perseguono i loro fini e obiettivi strategici.

Wow! Che notizia. Ullalà, il vero segreto di Pulcinella.

E invece la novità della notizia c'è, eccome se c'è.

Come tutti sappiamo, Goldman Sachs è diventato il simbolo che scatena immediatamente, a livello viscerale, le pulsioni dei complottisti e degli esemplificatori della realtà. C'è gente che li vede sempre dietro a tutto e tutti, ma raramente è in grado di fornire dettagli specifici e ponderati sulla loro attività d'intervento con dati e cifre alla mano.
Oggi, ne abbiamo una possibilità reale e tangibile, che ritengo sia utile per la comprensione della realtà nella quale viviamo.

Veniamo ai fatti: questa mattina, i titoli nelle borse europee -soprattutto quella italiana- vanno a picco perchè le banche sono piene di debiti e Mario Draghi non è più in grado di metterci una pezza. Eppure, a Milano, vola il titolo Mediaset in netta controtendenza, talmente brillante da toccare il proprio massimo negli ultimi due anni e mezzo. 
Come mai? 
Chi investe in borsa sa che l'andamento dei titoli (e quindi la capitalizzazione di denaro fresco cash per le aziende) deriva da due fattori incrociati: a) il bilancio dell'azienda quotata, il suo stato di salute, le prospettive di espansione o contrazione; b) le notizie che vengono diffuse su una specifica azienda da parte delle agenzie di rating e dai grandi consorzi finanziari, i cui portavoce -quando aprono bocca- determinano spostamenti sul mercato di centinaia di miliardi di euro. I loro analisti, infatti, hanno informazioni "specifiche e riservate", non a caso i tre più importanti consulenti di Goldman Sachs in Italia (tra i tanti) sono Mario Monti, Romano Prodi, Corrado Passera. Sul desk Italy, a New York, arrivano notizie considerate da fonte attendibile che vengono poi diffuse agli analisti di borsa, agli scambisti (i cosiddetti traders), ai grossi clienti, che pagano fior di soldoni a Goldman Sachs per avere delle dritte su determinati titoli. E su quelli investono.

Questa mattina si sono verificati due fattori che cozzano l'uno contro l'altro, da cui la notizia.

Alle 8.30 del mattino, ora italiana, l'ufficio europeo di Goldman Sachs ha diffuso un comunicato relativo a Mediaset in cui si sostiene che l'azienda ha superato brillantemente i propri problemi in seguito "all'ottimo andamento e recupero dell'investimento pubblicitario sia nel settore audiovisivo che in quello cartaceo editoriale, ai quali va aggiunta la razionalizzazione della spesa, attestandosi sul mercato in una posizione tale da spostare il proprio giudizio da "neutral" a "buy" con la prospettiva a breve termine di un grande rilancio del gruppo. L'azienda che ieri aveva chiuso a 3,72 euro ad azione la vediamo spingersi verso un 5,1 euro". 
Una volta letto quest'annuncio, gli scambisti di tutta Europa si sono affrettati a passarsi l'informazione immediata sull'Italia "il Berluska va alla grande, acquistare Mediaset a tutto spiano". E così è avvenuto: + 4%.

La gente non segue queste vicende, lo capisco anche. In Italia, infatti, in conseguenza della crisi perdurante, gli investitori si sono ritirati e i dati ufficiali diffusi ieri dall'Istat rilevano (e rivelano) che ormai soltanto il 7% dei risparmiatori italiani investe in borsa.
Ma quel 7% è quello che regge l'economia.

Un unico organo di stampa ha dato la notizia: Ilsole24ore.
Attraverso un dispaccio della sua agenzia (radiocor) che così recita:


MEDIASET: PER GOLDMAN PRONTA AD AGGANCIARE RIPRESA, IL TITOLO VOLA (+4,3%)


(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 05 nov  ore 9.30 - Mediaset vola e aggiorna i massimi da maggio 2011 grazie a un report di Goldman Sachs, che l'ha inserita nella "convinction buy list" (la precedente indicazione era "neutral"). Il target price del titolo del Biscione, che ora guadagna il 4,3% a 3,89 euro, e' stato cosi' portato da 3,6 a 5,1 euro. Secondo gli esperti della casa d'affari Usa, Mediaset e' tra le societa' meglio esposte alla ripresa europea nel settore, visto che la pubblicita' (per quanto riguarda le tv) sembra avere interrotto l'emorragia dopo 21 mesi di calo. Le indicazioni di Goldman Sachs sono coerenti con quanto affermato dai vertici di Mediaset nelle ultime settimane, riguardo una possibile inversione di rotta della raccolta nell'ultimo trimestre. Gli analisti Usa, secondo i quali il titolo scambia su valutazioni interessanti, citano tra gli ulteriori elementi che possono spingere il titolo anche la vendita di asset non strategici e ulteriori tagli dei costi. Ai quali va aggiunta la ripresa alla grande del fatturato della pubblicità sul cartaceo editoriale del gruppo.

Questa notizia che avete letto, così come viene enunciata, sarebbe una "informazione oggettiva piatta", cioè neutrale. Diciamo, il pane quotidiano per chi opera in borsa. Goldman Sachs ci sta informando che in Italia la ripresa è iniziata e che Mediaset è un'azienda che funziona alla grande e finalmente il gettito ricavato dalla pubblicità è in netto aumento di nuovo. Al di là del fatto che piaccia o non piaccia Mediaset, che piaccia o non piaccia la stampa italiana, questa è una notizia che non può non incitare al più sfrenato ottimismo. Perchè vuol dire che allora Saccomanni ha ragione. Vuol dire che Letta allora ha ragione. Che stiamo davvero allacciandoci alla ripresa e il mercato -finalmente, era ora!- si è ripreso.
I famosi "investitori" sono ritornati.
Le imprese investono.
Le aziende aumentano la pubblicità per i propri prodotti.
Le agenzie di pubblicità aumentano il fatturato.
I consumi si allargano.
I soldi girano di nuovo.
Ma che bello: proprio ciò di cui avevamo bisogno.

Pare che non sia vero.

Le notizie diffuse da Goldman Sachs sono false.

Non è certo il sottoscritto a dirlo; la mia opinione conta poco o nulla.

Lo sostiene -esattamente alla stessa ora- la più attendibile fonte di informazione e diffusione sui dati del ricavo pubblicitario sulla stampa cartacea in Italia: "Prima Comunicazione". E' uno strumento usato dai professionisti della comunicazione e fornisce i dati veri, tanto è vero che è usato come barometro da chiunque lavori nel mondo dell'editoria e della televisione. E i dati relativi al mercato in Italia per il mese di settembre 2013 rilevano "un arretramento e una contrazione del mercato pubblicitario nell'ordine di un - 22,4%". Soltanto Mediaset (da sola) nel mese di settembre ha perso circa 400 milioni di euro, il suo bilancio fa acqua da tutte le parti e si prevede che -se non cambia il quadro economico- entro sei mesi ne avrà persi circa 2 miliardi di euro. Goldman Sachs, invece, sostiene che in Italia è finita la crisi e il mercato pompa alla grande. Che coincidenza! Proprio come sostengono Saccomanni e Letta.
E se lo dice Goldman Sachs, gli scambisti e gli analisti di borsa -degli individui che ragionano sulla base di ciò che appare "ufficialmente" sui loro visori- si adeguano e spingono in automatico dei bottoni: è l'economia digitale. In tal modo, mentre sul mercato Mediaset seguita a perdere colpi, clienti, fatturato, commesse, (e quindi soldi) si arricchisce grazie ai risparmiatori italiani che acquistano le sue azioni seguendo le indicazioni di Goldman Sachs.
Ecco qui di seguito i dati gentilmente messi a disposizione da Prima Comunicazione:

Prima Comunicazione EditoriaPubblicità

05 novembre 2013 | 11:05

Pubblicità sulla stampa a settembre in calo del 22,9%

Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -22,9%. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Stampa Fcp relativi al periodo gennaio – settembre 2013 raffrontati allo stesso periodo del 2012.
In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano -21,5% a fatturato e -13,1% a spazio. L’andamento è confermato dai dati relativi alle singole tipologie. La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -28,3% a fatturato e -19,9% a spazio. La tipologia Di Servizio ha segnato -8,2% a fatturato e -1,8% a spazio. La tipologia Rubricata ha segnato un calo a fatturato -13,9% e a spazio -11,7%. La pubblicità Commerciale locale ha ottenuto -19,5% a fatturato e -12,0% a spazio.
I periodici segnano un calo a fatturato -25,4% e a spazio -21,6%.
I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -26,9% che a spazio -19,2%.
I Mensili hanno percentuali negative sia a fatturato -24,8% che a spazio -25,6%.
Le Altre Periodicità registrano un calo a fatturato -10,2% e a spazio -13,0%.

Non è necessario essere degli esperti del mercato dell'editoria e dell'audiovisivo per comprendere l'inghippo.
Evidentemente Goldman Sachs ha deciso di puntare su Berlusconi perchè la sua politica, le sue idee, il suo programma sono i più aderenti e fedeli alla logica dei grandi consorzi finanziari speculativi. Si danno una mano a vicenda. Sostiene così Letta e Saccomanni. E ci possiamo scommettere sopra che avrà il suo profitto.
Per questo Berlusconi non si ritira dalla vita politica.
Ha trovato chi lo sostiene e gli tiene bordone.
Si chiama Goldman Sachs.
Le notizie del giorno lo confermano e lo spiegano con chiarezza.
Dietro Silvio Berlusconi c'è Silvio Berlusconi.
Come dire: l'intera classe dirigente politica italiana sta lavorando per consentire a Mediaset di rifinanziarsi in borsa nonostante l'azienda sia decotta. I risparmiatori hanno abboccato e finirà che un "falso nato da informazioni virtuali" diventerà, invece, reale. Grazie alla diffusione di notizie false, Mediaset sta facendo il pieno in borsa.
Così va l'Italia del business.

 

lunedì 4 novembre 2013

Il trionfo della rete che sta cambiando l'assetto geo-politico internazionale. Nuovi scenari si annunciano, mentre in Italia.....




"Il rivoluzionario non ha armi. Nessuna. Le armi le hanno i dittatori e le oligarchie. L'intelligenza di un rivoluzionario consiste nel saper pianificare una strategia vincente per riuscire a prendere all'oligarchia e al dittatore le sue armi, per poi finalmente poterle usare contro di loro".

                               da "Lezioni strategiche per la rivoluzione in America Latina" Ernesto Che Guevara, 1962




di Sergio Di Cori Modigliani


Se nel luglio del 1770 il popolo parigino, esasperato dall'enorme disagio che stavano vivendo in seguito a una carestia che li condannava alla fame, si fosse lanciato all'assalto della Bastiglia, non soltanto non l'avrebbero presa, ma sarebbero stati impietosamente massacrati dalle guardie del Re di Francia. Sarebbe stata una vera ecatombe. Buon per loro non l'hanno fatto. A differenza dei bolscevichi russi, i quali, nell'estate del 1905, animati da un grande ideale, andarono all'assalto del Palazzo d'inverno per dar vita alla rivoluzione ma vennero barbaramente uccisi tutti. E la rivoluzione abortì, rimandata di ben dodici anni, lasciandosi dietro una scia di sangue innocente.

Di tali esempi ne è piena, la Storia.
Quando i processi di cambiamento e rivolgimento battono alla porta dell'attualità, lo fanno quando le circostanze lo consentono, la situazione è matura, perchè esistono le condizioni per poter vincere.

E' il motivo principale per cui, nel nostro paese, stiamo vivendo -in questo preciso momento- una situazione di stallo perpetuo e di totale ingessatura dei processi dinamici del paese. L'oligarchia al potere è pienamente consapevole dell'autentica realtà della nazione, e sanno con estrema accuratezza che migliorare le condizioni del paese, risolvere problemi strutturali, accelerare riforme e varare progetti efficaci e funzionali -immediatamente operativi- significherebbe far uscire subito l'Italia dal medioevo in cui vive. Ma così facendo (da qui la lucida e cinica consapevolezza che li anima) sarebbe inevitabile il loro immediato pensionamento, perchè un'Italia più matura e in linea con l'attuale sviluppo dei paesi più evoluti e avanzati porterebbe all'esplosione di forze creative intelligenti e colte creando quindi "le condizioni" per cambiare. 
Devono, pertanto, fare in modo che "le condizioni" non ci siano.
Infatti, non ci sono.
Che a esercitare il potere in Italia ci vada Berlusconi, Monti, Bersani, o Letta è irrilevante. 
Domani può cadere questo governo e al posto di Letta ci può andare Casini, Alfano, Lupi, Quagliarello, D'Alema, Cicchitto, Fassina. Non cambierebbe nulla.
E' la ragione principale per cui hanno scelto di imporci Napolitano per altri sette anni.
Anche una persona dell'ancien regime, piuttosto compromesso, come Romano Prodi, poteva essere pericoloso: c'era il rischio che accelerasse il cambiamento. Così, lo hanno impallinato.
Non era il caso di correre rischi.

Chi sostiene che il mondo è ormai (quantomeno in occidente) tutto uguale, perchè siamo uniformati, omologati, globalizzati, standardizzati, non sa ciò che dice. Parla per sentito dire, non è al corrente di ciò che accade in Germania, Francia, Spagna, Usa, America Latina, Canada, Australia, e usa una retorica facilona sfruttando parole d'ordine demagogiche di sicura presa e di facile effetto emotivo.

Dovunque, nell'occidente avanzato, è in corso -in questo preciso istante- una lotta molto serrata tra il vecchio mondo in decomposizione e quello nuovo che avanza. 
Nella società post-moderna nella quale viviamo, cioè in un sistema relativo e complesso, il controllo della diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ad alta tecnologia svolge un ruolo decisivo e fondamentale, sintetizzato (per ridurla in breve) nella lotta all'ultimo sangue tra la televisione/quotidiani stampati da una parte e il web dall'altra. 

Noi italiani, purtroppo, siamo completamente fuori da questa lotta.

Immersi nel cartaceo/televisivo, siamo stati spinti -come in un film horror di fantascienza- a vivere in un mondo pregresso nel quale neppure ci informano su ciò che avviene dalle altre parti. Cito un unico esempio che si è verificato in questo periodo per sostenere la mia argomentazione: la nuova pubblicità sky.
Colosso della comunicazione vecchio stampo, sky sa di star vivendo la sua agonia e cerca disperatamente di guadagnare posizioni in quelli che loro definiscono (in termini marketing) "colonial territories", paesi, cioè, come l'Italia. Recentemente, hanno lanciato dei nuovi canali ppv (pay per view, cioè a pagamento per ogni singolo evento) dedicati esclusivamente alla dimensione erotica, dal soft più soft al hard più hard, con una offerta variegata, plurima, con il chiaro obiettivo di acchiappare nuovi clienti e renderli dipendenti. La loro campagna pubblicitaria si è presentata con il seguente slogan "non guardare al tuo computer i siti erotici, fanno male alla tua salute e fanno male alla salute del tuo computer, abbonati alla nuova stagione hot di sky...." ecc.,ecc. In Italia è passata. Nessuno ci ha fatto caso. Non c'è stato nessun commento, nessuna reazione, nessun dibattito. Non così in Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Usa (ci hanno provato anche lì) dove sono stati denunciati, smascherati, hanno dovuto pagare qualcosa come 220 milioni di dollari di danni pecuniari ed è andata a finire che hanno cancellato la pubblicità e si sono arresi: si sono ritirati dal mercato. Accusati di "falso e diffusione di informazioni false atte a sviare il consumatore" non sono stati in grado di dimostrare in tribunale che guardare un sito porno in rete sia diverso che guardare un film porno alla tivvù. Non è nè più bello nè più brutto: è uguale. Non sono riusciti a dimostrare che i siti porno "automaticamente" danneggiano il computer che li ospita, infatti non è vero. Come aggravante è stata usata l'argomentazione di "istillare nel consumatore la paura nell'uso di un mezzo di comunicazione (il web) legittimamente concorrente e quindi viola il concetto di privacy, poichè applica l'affermazione di un principio di pubblicità comparativa facendo credere di veicolare dati scientifici mentre invece si tratta di opinioni personali destituite da ogni fondamento logico, sia in sede empirica che scientifica". 
In Italia, invece, è stata diffusa alla grande senza nessuna forma di protesta.
La ragione è semplice: in Italia il web è più debole della televisione e la classe politica dirigente, ma soprattutto gli imprenditori, non stanno investendo nella rete perchè la temono.

Avrei potuto scegliere un esempio diverso, ma questo mi sembra di sicuro impatto e di comprensione certa. Volendo essere cavillosi, anche in Italia sarebbe possibile denunciarli, ma non credo nessuno ne avrà il coraggio. Mi auguro di sbagliarmi.

Ritornando al primo capoverso, è chiaro come tutta la questione del cosiddetto datagate ruoti proprio intorno a questa micidiale guerra in atto. E' il grandioso vero scoop del web. Non nel senso che è il primo. E' quello vincente, il che è diverso. Afferma, infatti, il principio, che il web è in grado di far esplodere perfino le contraddizioni dei palazzi del potere centrale e si possono far saltare i governi con una chiavetta. 
Il datagate sta dimostrando che "le condizioni per il cambiamento ci sono".
Ma non basta, c'è qualcosa di più, anzi: molto di più. C'è un plusvalore fondamentale da non sottovalutare affatto: l'irruzione della qualità e del merito, nel web
Non da noi, in Italia, si intende, non a caso siamo il medioevo.
Nel resto d'occidente, il web è entrato già nella seconda fase e sono molto avanti.
Noi siamo ancora agli inizi della prima.
La differenza tra la prima e la seconda fase consiste nel fatto che, nella prima fase, ciò che conta è la diffusione della connessione, l'affermazione del valore quantitativo, la decuplicazione di fonti produttive indipendenti e autonome, per riuscire a conquistarsi l'uso e l'abitudine da parte dei consumatori (cioè il pubblico) e convincere la pubblicità a usarlo come veicolo. Nella seconda fase, invece, la concorrenza la si gioca sulla qualità: esattamente come è avvenuto con l'industrializzazione di massa. Nel 1950 a nessuno importava di che marca fosse il frigorifero o la lavatrice, ciò che contava era riuscire ad avere i soldi per acquistare questa novità fondamentale per la vita quotidiana. Superata la prima fase di affermazione del prodotto, sul mercato si sono imposti i marchi di qualità. Avere un frigorifero pincopalla o un zoppas era diverso. In Italia siamo ancora molto ma molto indietro, tanto è vero che -in termini di giornalismo e informazione- il web in lingua italiana è quasi inutile e illeggibile nella sua stragrande maggioranza. Non c'è quasi mai una notizia, c'è per lo più fuffa rifritta prodotta da qualche narcisista mitomane a caccia di visibilità.Tra l'edizione statunitense di Huffington Post e quella italiana c'è la stessa esatta differenza che c'è tra il Washington Post e il free press "Leggo" che si trova nelle stazioni della metropolitana.

Non così nel resto d'occidente.

Il datagate è esploso adesso non perchè Assange e poi Snowden sono più bravi o più coraggiosi o i primi: sono capitati a fagiolo nel momento in cui erano maturate le condizioni di mercato, il che è diverso. Potrei citare almeno altri cinque casi (noti) di ex agenti segreti pentiti che hanno cominciato a raccontare di tutto ma non hanno avuto pubblico: non era il momento.

Oggi, in occidente, l'informazione viaggia sul web e la connessione capillare ha raggiunto un tale livello da consentire alla cittadinanza di riuscire a esercitare un potere di interdizione e di opposizione reale a chi il potere lo esercita: non possono più non fare i conti con il web.

In Italia, invece, non esiste ancora nè la ricerca della qualità, (nè tantomeno l'esistenza della qualità) nè la volontà di finanzieri e imprenditori a investire soldi nella qualità, nè l'abitudine da parte del pubblico nel saper riconoscere la qualità: siamo ancora nella fase della quantità, la caccia di contatti, la somma dei mi piace, l'ansia di visibilità, che inesorabilmente spinge il mercato verso il basso, lo appiattisce, lo riduce di spessore e quindi lo minimizza. C'è gente che si pavoneggia sostenendo "ho 25.000 followers su tweet" affermazione da idioti, perchè i followers si possono acquistare, anche i contatti sui propri siti. Per 29.99$ vi potete comprare 10.000 followers, un anno fa costava 54.99$. Ciò che distingue oggi (e fa mercato) è chi ti segue non più quanti. Se ti occupi di cinema è meglio avere tre followers ma uno di quei tre è Steven Spielberg piuttosto che avere 24.670 persone che non capiscono nulla di nulla.

Non si tratta soltanto di chiacchiere da tecnocrati, ma di un evento fondamentale per lo sviluppo del concetto di diffusione di consapevolezza collettiva della cittadinanza. Non è certo un caso che l'iraniano/statunitense Omydiar ha scelto di investire 250 mln di dollari per un sito on-line di altissima qualità professionale, notizia che ha sconvolto il mondo dell'informazione planetaria (Italia esclusa dove nessuno ne parla). Ha ricevuto un unico attacco frontale. Vediamo se indovinate da parte di chi.
Da un italiano, naturalmente.
Da un membro eccellente della cupola mediatica, neanche a dirlo.
Mal glie ne incolse.
Dieci giorni fa (senza che in Italia nessuno abbia saputo un bel nulla sulla vicenda) Gianni Riotta, ex direttore del Corriere della Sera, ha dichiarato a New York pubblicamente che "Glenn Greenwald (ndr. il giornalista di The Guardian che custodisce la chiavetta di Snowden) non è affatto un bravo giornalista, non sa fare il suo lavoro, non controlla le fonti". Ha attuato e attivato, cioè, il consueto sistema italiota -da noi funziona eccome- di insultare, calunniare e diffamare il concorrente per eliminarlo dal mercato. Il troll di turno.
Ma New York non è Milano.
Qualcuno ha voluto andare a verificare in Usa e hanno saputo che la dichiarazione proveniva dal gruppo Rizzoli/Corriere della sera e così sono andati a chiedere ragguagli direttamente all'ufficio di Omydiar a Maui (lui risiede nelle Hawaii e lì ha il suo ufficio centrale). Alla prima telefonata ha detto no comment. Alla seconda ha fatto sapere che " non ne ho idea, il web è vasto e libero, navigano centinaia di milioni di persone autorizzate a pensare ciò che vogliono" alla terza telefonata, piuttosto irritato, ha aggiunto "evidentemente questa persona farà parte della lista di giornalisti o aspiranti tali che volevano far parte della mia iniziativa ma sono stati respinti perchè privi della qualità necessaria". Non basta. Due giorni dopo, dal quartiere generale è stato fatto sapere che in Europa stanno già allestendo le redazioni locali in Spagna, Cekia, Irlanda, Olanda, Portogallo, Francia, Belgio, Danimarca, e tre in Germania, una ad Amburgo, una a Francoforte e una a Berlino. L'Italia è stata definita "territorio non interessante per un investimento di alta qualità". Quindi non avremo l'edizione italiana.
Grazie Riotta! 
(detto tra di noi: "ma come ti è saltata in mente una cosa del genere?").
In Usa il mercato considera il progetto di Omydiar "fondamentale per il futuro del buon giornalismo d'informazione" al punto tale che il New York Times ha mandato una delle sue migliori penne, David Carr a intervistarlo nelle Hawaii. Alla domanda del giornalista "lei come si definirebbe?" l'imprenditore ha risposto: "Per natura e formazione sono un tecnico del web, per interesse esistenziale sono diventato un filantropo e quindi le ho sintetizzate. Una delle aree chiave della tecnologia applicata all'informazione, oggi, è il concetto di chiarezza e di trasparenza: lì c'è il mercato. Perchè la trasparenza rende il mondo migliore e garantisce il pubblico, il consumatore, il cittadino, che vincerà il migliore. Il che mi porta ad esigere più trasparenza e affidabilità al mio governo. Non lo hanno voluto nè saputo fare i politici al Congresso? Ebbene, lo faremo noi attraverso la seria informazione sul web: cambieremo in meglio il pianeta. Ho fatto una esperienza vincente con il Honolulu Civil Beat e ho imparato tante cose: attraverso un ottima piattaforma web abbiamo coinvolto l'intera cittadinanza dell'isola e abbiamo stabilito un filo diretto con il governatore che adesso ci ascolta, anche perchè (se non lo fa) riceve circa 100 mila e-mail al giorno di persone che pretendono ragguagli. La gente sul web è attratta da chi ha una specializzazione e una passione per un certo specifico argomento e io mi occupo di web e informazione da almeno 20 anni. Per questo motivo ho preso i migliori, oltre a Greenwald, da oggi sono imbarcati anche Laura Poitras e Jeremy Scahill". L'ultima domanda è stata: "Lei crede che il giornalismo serio paghi?" La sua risposta è stata semplice: "Di per sè probabilmente no, ma in questo momento non cerchiamo profitto, vogliamo cambiare il rapporto tra cittadinanza e politica centrale e il mercato è pronto". 
L'intervista è stata poi fatta anche per la televisione, sulla CBS.

Un'altra notizia viene dall'economia, anche qui segno e segnale dei tempi.
Anche qui, l'Italia, è fuori dai giochi.
Sono iniziate a Wall Street le pratiche formali e burocratiche per lanciare sul listino un sito cinese. Si chiama Alibaba. Dopo quaranta giorni di studi e analisi, cinque giorni fa la borsa di New York ha annunciato di aver stabilito il valore di mercato dell'azienda cinese: 70 miliardi di dollari con la previsione di valerne circa 200 alla fine del 2014.
Ma chi è Alibaba?
E' nato cinque anni fa. Due imprenditori cinesi di strategie della rete si sono associati con altri cinque imprenditori (agricoli e tessile) e hanno lanciato un sito per mettere in contatto produttori locali e consumatori (all'ingrosso) saltando la grande distribuzione mediatrice: fanno "import-export direct marketing". Ha funzionato molto bene e sono andati a caccia di finanziamenti. Soltanto un'azienda ci ha creduto: Yahoo. Ci ha messo 156 milioni di dollari e si è preso il 28% delle azioni. Oggi, quel capitale vale 20 miliardi (diciotto volte il capitale investito) che consentirà -un mese dopo che l'azienda esordisce in rete- di lanciare la concorrenza definitiva a Google. Cinque anni fa avevano un milione di clienti. Adesso hanno 80 milioni di visitatori al giorno e contano di averne 250 milioni per la fine del 2014. Partecipano 65 milioni di aziende provenienti da 264 nazioni diverse.
Ecco come si presentano ufficialmente:

Hallo! Thank you for staying with Alibaba.com, the world's largest online B2B marketplace for global importers and exporters!

Today I would like to share with you more about Alibaba.com. So you can see why Alibaba is your best choice to get best business result.
Alibaba Buyers: 65 million companies from 240 countries. (No.1 in all B2B websites)
Alibaba Page Views: 80 million daily (No.1 in all B2B websites)
Alibaba buyers from: North America (24%), Europe (27%), Middle East (11%), Asia (28%), Australia (3%), South America (3%), Africa (4%)
Alibaba Worldwide Branches: in USA, UK, Japan, South Korea, HongKong, Taiwan, India, Vietnam, Turkey, Malaysia, Brazil

Ecco due annunci presi a caso: "Salve sono un agricoltore del South Wales, Australia. A novembre ho il raccolto di patate di qualità eccellente. Il 24 novembre sono pronte 20.000 tonnellate di patate per essere consegnate in qualunque parte del mondo, via nave o via aereo. Miglior offerente".
"Salve, mi chiamo Ching, sono uno stilista di biancheria intima e ho presentato i miei corsetti all'ultimo Fashion LIngerie Show di Shanghai il 23 ottobre. Ho pronti 75.000 capi, 25 small, 25 medium, 25 extra, di gusto europeo per la vendita natalizia. Ecco le foto. Non si accettano quantitativi minori. Pagamento alla consegna. Pronti il 28 novembre. I Lloyd's di Londra garantiscono alla firma dell'accordo che la qualità, il colore, il tessuto, corrispondono all'offerta. Allegate le fotografie. Prezzo cadauno: 8,99$". Davvero imbattibile. Li ha venduti in due ore.

Così va il mondo oggi.

In Italia, gli imprenditori, i produttori, investono la loro energia, il loro tempo, i loro soldi, per andare a cena con Giorgio Squinzi e con Susanna Camusso e vedere se "strappano" qualche concessione per il futuro.

Nel frattempo, il resto del pianeta si organizza.
Noi, stiamo alla finestra a guardare.

C'è un pianeta che ci attende.
C'è un pianeta che attende le nostre merci.
C'è un pianeta pronto ad accogliere le nostre idee, la nostra creatività.
In tutti i campi.
In tutti i sensi.
Basta muoversi sui binari che portano da qualche parte.
Da evitare i binari morti.
Come quelli della dirigenza politica e imprenditoriale italiana.

Buona settimana di lavoro a tutti.




domenica 3 novembre 2013

Ecco i 30 nomi degli esseri umani morti in carcere dal giorno in cui Giulia Ligresti è tornata a casa, fino a oggi.



"Sono intervenuta per una detenuta che rischiava di morire, non siamo tutti uguali davanti alla legge? Escludo che ci siano detenuti di serie A e di serie B. Rispondo sempre a chiunque mi telefoni per sollecitarmi un caso importante".
                                              Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, 2 novembre 2013

di Sergio Di Cori Modigliani

Un morto suicida ogni settimana, un morto per malattia (vaga e indefinita) ogni dieci giorni.
L'Unione Europea, dopo aver capito che l'Italia non soltanto non avrebbe mai risolto ma neppure risposto alle continue sollecitazioni per risolvere la cosiddetta "emergenza carceri" ha avviato regolare procedura di infrazione grave -con pene pecuniarie pesantissime e immediate- contro la Repubblica Italiana, nazione definita "totalmente negligente" nell'applicare i parametri base di rispetto umano di una società civile.
In Europa, l'Italia è considerata una nazione autoritaria che pratica la tortura.
Vedi caserma Diaz, più di dieci anni fa.
C'è chi, in Europa, vuole portare il caso al Consiglio Europeo, alla Commissione Europea e al Parlamento di Strasburgo per denunciare la Repubblica Italiana per "crimini contro l'umanità".

Ecco, qui di seguito, i nomi dei deceduti per suicidio o perchè privi di adeguata assistenza sanitaria nei penitenziari dove erano stanziati dal luglio del 2013 a oggi, da quando Giulia Ligresti ha goduto di un "beneficio di carattere umanitario" (e come persona sono davvero contento per lei perchè è stata salvaguardata la sua salute privata).
Sono 30 esseri umani.
Non erano stati condannati a morte perchè la pena capitale è stata abolita in tutte le 28 nazioni della Unione Europea.
Eppure sono morti.
Nessuno si è occupato di loro.

Corso Egidio 81 anni 26-ott-13 Malattia, carcere di Ferrara
Italiano anonimo 43 anni 20-ott-13 cause "ancora da accertare" carcere di Avellino
Nuvoletta Angelo 71 anni 20-ott-13 Malattia, carcere di Parma
Occania Amedi 41 anni 19-ott-13 cause "ancora da accertare" carcere di Teramo
Nahri Said 33 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Pesaro
Simsig Giulio 50 anni 17-ott-13 Suicidio, carcere di Trieste
Vadalà Antonino 61 anni 16-ott-13 Malattia, non specificata nè definita, carcere di  Secondigliano
Caccianti Sergio 82 anni 15-ott-13 Malattia, carcere di Roma Rebibbia
Valpiani Davide 49 anni 13-ott-13 Suicidio, carcere di Perugia
Asslamal Fouad 37 anni 23-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Livorno
Pellecchia Raffaele 55 anni 17-set-13 Malattia, carcere di Avellino
Faliero Vincenzo 43 anni 17-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Civitavecchia (RM)
Tunisino Anonimo 43 anni 16-set-13 Cause "ancora da accertare" carcere di Spoleto (Pg)
Continanza Nicola 39 anni 16-set-13 Cause "ancora da accertare" carcere di Bologna
Paiusti Francesco 66 anni 15-set-13 Malattia, carcere di Salerno
Ler Fulvio 53 anni 9-set-13 cause "ancora da accertare" carcere di Salerno
Panariello Angelo 64 anni 5-set-13 Suicidio, carcere di S. Angelo d. L. (Av)
Mokhar Ahmed Mohamed 24 anni 4-set-13 Suicidio, carcere di Caltanissetta
Spuzic Resad 35 anni 3-set-13 cause "ancora da  accertare" Siena
Mariani Walter Luigi 58 anni 31-ago-13 cause "ancora da accertare" carcere di Opera (Mi)
Suladze Shota 29 anni 28-ago-13 Suicidio, carcere di Taranto
Daoudi Abdelaziz 21 anni 16-ago-13 Suicidio, carcere di Padova Circondariale
Italiano Anonimo 51 anni 13-ago-13 Suicidio, carcere di Prato
Anaki Moustapha 31 anni 10-ago-13 causa "ancora da accertare" carcere di Crotone (Cie)
Viorel Neicu 30 anni 1-ago-13 Malattia "ancora da definire" carcere di Sassari
Vignoli Mario 66 anni 29-lug-13 Suicidio, carcere di Cremona
Marsala Giovanni 40 anni 28-lug-13 Suicidio, carcere di Velletri (Rm)
Bottini Piero 53 anni 25-lug-13 Suicidio Roma, carcere di Rebibbia
Maragkos Nikolaos 53 anni 21-lug-13 Suicidio, carcere di Rossano (CS)
Tunisino Anonimoo 40 anni 3-lug-13 Suicidio carcere di Napoli Secondigliano

In memoriam

sabato 2 novembre 2013

38 anni fa veniva assassinato Pier Paolo Pasolini. Ecco il suo lascito.



"I talk show escludono i cittadini dal dibattito, come all'epoca fascista. I talk show televisivi sono il vero terrore, quello autentico, che massacra le coscienze, le annulla e le fa evaporare nel Nulla Mentale che il Potere vuole costruire, per poter sfruttare l'intera cittadinanza facendo creder loro che si stanno occupando del bene della collettività. E' l'ipocrisia elevata a sistema di vita".
                                                                                                    
                                                                                                            Pier Paolo Pasolini. 1971

di Sergio Di Cori Modigliani

Il 2 novembre del 1975 Pier Paolo Pasolini veniva ucciso.
E' morto come le persone morte nell'esplosione dentro l'aereo sui cieli di Ustica, come i morti innocenti nella stazione di Bologna, a piazza della Loggia, dentro al treno Italicus, nella sede di Milano della Banca Nazionale dell'Agricoltura a piazza Fontana. Tutti italiani assassinati, sui cui delitti, dopo 40 anni, nè la magistratura nè le istituzioni, nè men che meno una dirigenza politica sono stati capaci di chiarire i dettagli, i risvolti, le documentazioni, per regalare al popolo italiano la soddisfazione civica di veder punire i veri autentici responsabili, i mandanti, gli esecutori, gli strateghi.
Nessuno, in Italia -tra i dirigenti-  ha mai pagato per questo.

Ogni tanto leggo da qualche parte "chissà che cosa direbbe oggi Pasolini dell'Italia così com'è?"
La domanda non ha senso.
Se lui fosse rimasto vivo e avesse seguitato a portare avanti il suo costante lavoro di pungolo intellettuale per la coscienza pensante degli italiani, l'Italia non sarebbe mai diventata ciò che è.
La sua morte ha accelerato il processo di imbarbarimento della nazione e la condanna a questa incosciente narcolessia suicida.

L'Italia, oggi, è ciò che è, grazie alla scomparsa di artisti come Leonardo Sciascia, Italo Calvino, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini. Un vuoto perenne che l'oligarchia attuale è riuscita a mantenere tale, grazie alla collusione e alla complicità di chi ha preferito schierarsi dalla parte del potere, sapendo che quella scelta avrebbe comportato l'annullamento di ogni possibilità di rinascita del paese.

Per chi, allora, non c'era, propongo qui di seguito una serie di clip che possono essere utili per cogliere il sapore di questo lascito generazionale.

http://www.youtube.com/watch?v=ViRSwWgQEYg 
questo qui dura 2 min. Si chiama "Pasolini e l'Africa". Lo aveva fatto per la Rai nel 1966. Doveva essere un frammento sull'antropologia di quel continente. Lui consegnò un materiale visivo in cui si vedevano soltanto alberi e una leonessa selvaggia, con la sua voce fuoricampo che spiegava perchè gli esseri umani, lì, non esistevano più.

http://www.youtube.com/watch?v=e2yXMgA6bE8
quest'altro dura circa 7 min. Si chiama "Pasolini e il compromesso degli intellettuali" ed è datato 1971. E' una specie di intervista processo curata da Enzo Biagi.

http://www.youtube.com/watch?v=LFgmN7O0i30
questo dura circa 8 min. Si chiama "Pasolini su televisione e media"

http://www.youtube.com/watch?v=Epdg8ktVFvM
questo dura 9 min. e si chiama "le profezie di Pasolini"

http://www.youtube.com/watch?v=1EVU4veuWqE
Infine quello tratto da "lettere luterane" che lui volle intitolare "i giovani fuori dal palazzo". Ha la durata di 54 minuti. Si vede soltanto una immagine fissa di Pasolini e un attore, con voce notarile legge quello che l'intellettuale friulano definì "il mio testamento per le future generazioni sulle colpe mie, nostre, perchè l'Italia domani sarà un posto terribile, angoscioso e angosciante, disumano, malvagio, diseguale, deprivato e depravato, e inevitabilmente se ne dovranno assumere la responsabilità i giovani di allora. Perchè le colpe dei padri ricascono sui figli. A coloro che verranno non posso che dire: avete ragione, scusatemi, è stata tutta colpa nostra. E' colpa mia".



La sua rottura ufficiale con l'ambiente della sinistra intellettuale dell'epoca avvenne nel 1974, in seguito a una sua conferenza al Festival dell'unità a Milano. In quell'occasione, Pasolini attaccò la rottura della identità tra progresso e sviluppo, e il giorno dopo arrivò la sua scomunica ufficiale da parte dell'intellighenzia che lo accusò di essere un reazionario contrario alla modernizzazione del paese. E' stato l'unico intellettuale italiano a essere stato attaccato frontalmente -e contemporaneamente- dai fascisti, dai comunisti, dalla Chiesa.
Ecco il brano saliente del suo intervento, che per lui suonò come una campana a morto:

"Questo solo per dare un breve riassunto della mia visione infernale, che purtroppo io vivo esistenzialmente. Perché questa tragedia in almeno due terzi dell'Italia? Perché questo genocidio dovuto all'acculturazione imposta subdolamente dalle classi dominanti? Ma perché la classe dominante ha scisso nettamente «progresso» e «sviluppo». Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta una distinzione drastica tra i due termini: «progresso» e «sviluppo». Si può concepire uno sviluppo senza progresso, cosa mostruosa che è quella che viviamo in circa due terzi dell'Italia; ma in fondo si può concepire anche un progresso senza sviluppo, come accadrebbe se in certe zone contadine si applicassero nuovi modi di vita culturale e civile anche senza, o con un minimo di sviluppo materiale. Quello che occorre -- ed è qui a mio parere il ruolo del partito comunista e degli intellettuali progressisti -- è prendere coscienza di questa dissociazione atroce e renderne coscienti le masse popolari perché appunto essa scompaia, e sviluppo e progresso coincidano. Se non si afferma lo sviluppo della consapevolezza collettiva a livello di massa, non esisterà mai nessuna forma di progresso. Sarà soltanto una parola vuota, di cui ne usufruiranno, alla lunga, soltanto le multinazionali dell'energia e le grandi società finanziarie gestite dalle banche".

In memoriam

venerdì 1 novembre 2013

Il Vaticano censura Dario Fo. Che cosa dice il Papa?



di Sergio Di Cori Modigliani

La notizia va data per ciò che essa è: il Vaticano censura Dario Fo per l'ennesima volta.

Perchè a mettere paura alla classe dirigente politica, agli oligarchi, ai custodi del privilegio e delle rendite parassitarie, oggi, come ieri, come sempre, sono gli artisti e i liberi pensatori e non i politici.

E' dall'arte, dalla narrazione delle esistenze, dalla narrativa, dalla letteratura, che arriva il cambiamento.

E' bene meditare a lungo su tutto ciò.

Qui di seguito pubblico la splendida lettera, piena di armonia, di speranza e di belle parole, nei confronti delle illusioni sollevate dall'attuale papa, pubblicata dal Premio Nobel Dario Fo.

C'è chi cerca l'armonia e chi, invece, seguita a praticare la censura.

Invece di occuparci e di preoccuparci se Berlusconi decade, non decade, quando decade, come decade, perchè decade, per quanto decade, per che cosa decade, per chi decade, dovremmo occuparci e preoccuparci del fatto che in questo paese retrivo, medioevale e regredito la censura contro gli artisti liberi non decade mai. Mai!

Ecco la sua bellissima lettera:

"Exsultamus! Abbiamo tutti gridato di gioia per l’apparizione di Papa Francesco. Il fatto è che la sua elezione è qualcosa di davvero straordinario poiché questo Papa è il simbolo eccezionale del rinnovamento della Chiesa. L’evoluzione del rapporto tra il Vaticano e le persone comuni ci giunge non soltanto dal nome del nuovo pontefice – che ha scelto di chiamarsi Francesco appunto – ma dalle sue azioni quotidiane: egli non si limita ad un diverso linguaggio ma si muove andando verso la gente, prima ancora che la gente venga verso di lui.

Ma tutti si rendono conto che in questo contesto il cambiamento è frenato soprattutto dall’interno della Chiesa.
Un caso macroscopico è il divieto della rappresentazione dell’opera teatrale basata sul libro di Franca Rame dal titolo In fuga dal Senato che dovrebbe andare in scena proprio a Roma, all’Auditorium della Conciliazione.

Un’opera che racchiude un’esperienza di vita e di azioni spesso contrastate perfino quando si trattava di carceri, di lotta alla droga, di opposizione alla guerra e ai massacri dietro i quali spesso si intravvedono chiaramente interessi giocati nell’affare e nel profitto.

E questa messa in scena - che vedrà il debutto su palcoscenici di molte città italiane a partire dalla prossima settimana con Genova - narra anche delle violenze che i miseri debbono subire ogni giorno e degli sbarchi di clandestini che spesso perdono la propria vita in cerca di una vita degna e  civile.

Il particolare che va sottolineato è che in quel teatro abbiamo altre volte recitato, a cominciare da Mistero Buffo.
Oggi veniamo a sapere che la Santa Sede – proprietaria di quel locale – non ci autorizza a procedere con la rappresentazione del testo di Franca. Esplicitamente hanno dichiarato: “Niente palcoscenico per Dario Fo e Franca Rame”.

E qui chiudiamo esprimendo uno stupore incredibile. Come può una Chiesa continuare con gli ostruzionismi da guerra fredda che in Italia abbiamo subito nell’ultimo mezzo secolo, ancora con la censura e il divieto? E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando".
Dario Fo
31 ottobre 2013