lunedì 14 luglio 2014

Falso o Vero? Falso è Vero.

"Nuovo record assoluto per il debito pubblico che a maggio aumenta di 20 miliardi sul mese precedente e tocca quota 2.166,3 miliardi. E' quanto emerge dal Supplemento conti pubblici al bollettino statistico di Bankitalia. Dall'inizio dell'anno il debito e' aumentato di 96 miliardi con una crescita del 4,7%"

                      Ansa, agenzia di stampa nazionale. 14 Luglio 2014, ore 9.10


di Sergio Di Cori Modigliani

Il nuovo record assoluto per il debito pubblico è una indiscutibile modalità del reale -dati nudi e crudi- per certificare il fallimento dell'attuale classe dirigente politica italiana, sia quella di destra che quella di sinistra e quella del cosiddetto centro moderato. Per dirla in soldoni, oggi l'Italia sta il 18% peggio di come stava ai tempi di Mario Monti, il 23% peggio di come stava ai tempi di Berlusconi e il 39% peggio di come stava ai tempi di Prodi. Sono trascorsi sei mesi da quando Renzi ha assunto il potere e in questo breve lasso di tempo i dati oggettivi ci segnalano un peggioramento totale in tutti i comparti del sistema, da quello economico finanziario a quello economico industriale, dal rilancio dei consumi agli investimenti, dalla disoccupazione alla depressione sociale.
E' un prodotto della falsificazione del reale. 
L'attuale scontro sulla riforma del Senato e sulla legge elettorale sono altri due elementi che spingono il nostro Paese verso una deriva sempre più regressiva.
Come ciliegina sulla torta si è aggiunta anche la gravissima questione israelo-palestinese, usata e sfruttata da molti per cercare di pedinare l'elettorato facendo perdere all'Italia -per l'ennesima volta nella Storia- l'occasione di cominciare a gettare le basi per la ricostruzione della propria sovranità nazionale, della propria autonomia e della propria indipendenza libertaria, qualificandosi come pacifista non allineata.
L'articolo di Enrico Mentana, dal tocco britannico, che un tempo sarebbe stato definito un prodotto dell'area liberal-democratica-libertaria, è finito per eccitare gli spiriti più volgari e faziosi, alimentando la tifoseria d'occasione e qualificando l'obiettivo attuale di tutte le formazioni politiche attive sul nostro territorio: identificare i cittadini come carne da cannone elettorale, ovvero persone che non vanno educate, illuminate, istruite, accompagnate in un percorso di evoluzione, bensì piatti numeri di voti che devono essere pesati sulla bilancia e allora...tana libera per tutti....che ciascuno manipoli il proprio elettorato con le argomentazioni della retorica, della demagogia, e del falso, senza preoccuparsi dell'aspetto pedagogico della politica, quando è buona, pulita e nobile (ed esiste...eccome se esiste!) Mi riferisco a quello specifico e particolare taglio nell'approccio dei problemi che spinge una qualunque dirigenza politica ad assumersi la responsabilità di guidare i propri, verso una comprensione migliore della realtà, verso l'appropriazione di una strumentazione critica culturale, che consenta l'affermazione delle ragioni di tutti. 
Questo non sta accadendo.
E prosegue inarrestabile il processo di falsificazione in atto, di cui Matteo Renzi rappresenta l'epitome.
E sembra che sia a destra che a sinistra che al centro, ci sia una corsa da parte di ogni dirigente politico per manipolare i propri polli nell'ansiosa e spasmodica ricerca (più che evidente e sotto gli occhi di tutti) di ottenere un applauso e un consenso elettorale di delega aggirando la verità, il confronto su questioni reali, il dibattito su fatti accertati.
Ciascuno si sente in diritto di fare affermazioni pubbliche spacciando delle proprie opinioni personali (quando si è in buona fede) come se fossero degli oggettivi dati inoppugnabili. Per quelli in malafede, poi, ciò che conta è la visibilità, l'audience, i contatti, la quantità di mi piace e di condivisioni.

E' l'idea della Politica gesuitico-piduista.
Quella definita dai loro due più forti, solidi e celebri esponenti, il cardinale Tarcisio Bertone e l'onorevole Fabrizio Cicchitto, due politici di grandiosa intelligenza, abilità e lunga esperienza.
Sostiene Bertone: Nella politica italiana, chi sa non parla mai; chi non sa, parla. Quindi le chiacchiere stanno a zero e sono inutili.
Sostiene Cicchitto: In Politica l'unico aspetto che davvero conta è quello del consenso: come ottenerlo, come conquistarlo, come sostenerlo e come usarlo.

E' una visione del mondo basata sulla promozione della clandestinità, dei giochi di corridoio, del dibattito che conta solo e soltanto all'interno di logge, conventicole, cerchi magici, centri occulti, lobby più o meno note. Con il dichiarato obiettivo di manipolare e convincere le persone per farsi votare, senza mai essere costretti ad affrontare la realtà su un piano di verità condivisa, ovvero: quali sono le esigenze della collettività, come andare incontro ai bisogni della cittadinanza, come affrontare le problematiche del bene comune, fornendo risposte adeguate da argomentare, dibatter e scegliere pubblicamente.

Tutto ciò oggi viene vanificato dalla bulimia del falso, ingigantita dal web, regno sovrano della falsificazione perché è sempre più difficile riuscire a comprendere le fonti, le sorgenti, e accorgersi in tempo utile se si è semplici pedine di un gigantesco gioco marketing oppure se si sta per davvero leggendo una notizia o un'informazione oggettiva.

Non c'è da stupirsi, quindi, che accada ogni giorno ciò che sta sotto gli occhi di tutti.
Ormai, non ha più importanza neppure la cronaca, e non conta neppure ciò che si dibatte in Parlamento, perché siamo immersi in una situazione estrema di cui gli italiani sono inconsapevoli: ciò che conta è accelerare e moltiplicare il processo di falsificazione in modo tale che venga sottratto il Senso alla realtà e quindi rendere la verità inutile.
Vince pertanto la faziosità, la logica dell'appartenenza, l'interesse privato, il narcisismo, che gonfiano l'immaginario collettivo di retorica compiacente e di luoghi comuni, dal sono tutti mafiosi e sono tutti corrotti, al non esistono più persone libere e sono tutti venduti.

Essere liberi e indipendenti è un lusso che noi italiani ancora non possiamo permetterci.
Questa è oggi  la mia opinione.
Così come non possiamo permetterci il lusso di essere persone autonome, né veri pacifisti.

Ci sono però voci fuori dal coro, e sono molte di più di quanto non si possa credere, e questa è una bella notizia che segnala la resistenza di una intelligenza collettiva trasversale, reale e indomita.
La cattiva notizia consiste nel fatto che rimangono come vox clamantis in deserto, schiacciati dal peso della omologazione del Grande Pensiero Unico.

Qui di seguito vi segnalo l'articolo odierno di uno dei più antichi editorialisti del Corriere della sera (ci scrive da 40 anni) un giornalista, scrittore e intellettuale da sempre in prima linea nel sostenere la necessità di varare un piano di pulizia etica in Italia. Si chiama Ernesto Galli della Loggia.

Ho l'impressione che ci sia un vasto settore dell'Italia che lavora, produce e pensa, che ha già "scaricato" il premier o lo stia per "scaricare".
E' bene saperlo.
Dal mio punto di vista, questa è una notizia che andrebbe alchemizzata,
L'articolo di Galli della Loggia parla della necessità inderogabile di cominciare a dire la verità-
http://www.corriere.it/opinioni/14_luglio_14/dirsi-faccia-po-verita-ce395f0c-0b14-11e4-9c81-35b5f1c1d8ab.shtml
...........L’Italia, non bisogna stancarsi di dirlo, è sull’orlo di un vero e proprio declino storico. Arretriamo in tutto. In tutto stiamo uscendo dal gruppo di testa nelle classifiche mondiali; sempre più perdiamo la proprietà di pezzi importanti del nostro apparato produttivo; peggiorano le nostre condizioni materiali di vita; si accrescono le differenze sociali; aumenta la distanza tra le diverse parti della Penisola; i giovani, presenti in numero sempre minore, ci abbandonano in misura sempre maggiore. Dove sia il punto di non ritorno non lo sappiamo. Ma sentiamo che esso, ormai, non è forse troppo lontano. Che senza un mutamento rapido e radicale, qui ed ora, siamo destinati a vedere cominciare a sgretolarsi l’edificio di conquiste storiche costruito pur tra alti e bassi lungo un secolo e mezzo. Perché è questo e non altro ciò che oggi è in gioco.
Matteo Renzi se ne rende conto? A tanti è sembrato di sì. E che proprio perciò egli fosse la persona giusta per guidare il Paese. Molti hanno sperato che forte della sua giovane età e del suo temperamento egli potesse essere il protagonista del mutamento radicale che serve all’Italia. Renzi lo sa. Finora, però, non ha compiuto il passo davvero decisivo per avviare la svolta che il Paese attende: il passo senza il quale tutto il resto è impossibile. E cioè dire a questo stesso Paese la verità. 
Per risalire la china abbiamo bisogno innanzi tutto di verità. Che si dica come stanno le cose, che si parli dei molti errori che abbiamo commesso e delle vie senza uscita in cui ci siamo cacciati. Che si smascherino le bugie di vario genere che le mille corporazioni italiane, dai magistrati ai giornalisti, ai tassisti, raccontano e si raccontano per mantenere i propri privilegi ai danni dell’interesse generale. 
Dobbiamo sapere che da troppo tempo crediamo di poter vivere al di sopra dei nostri mezzi. Bisogna che l’Italia ascolti raccontare per filo e per segno degli sprechi pazzeschi e delle disfunzioni (dal numero degli addetti alle spese vere e proprie) che quasi sempre con la complicità dei sindacati sono divenute la regola nelle amministrazioni pubbliche. Che si dica a voce alta che fare le Regioni come le abbiamo fatte, con i poteri che abbiamo loro dato, è stato una scempiaggine assoluta. Che dalle elementari all’università abbiamo scaricato sul nostro sistema d’istruzione tutto lo sciocchezzaio ideologico e tutte le fumisterie parademocratiche che ci hanno attraversato la mente negli Anni 60-70, in tal modo mandandolo in pezzi. Che le privatizzazioni sono state un’autentica truffa ai danni della collettività. Che troppo spesso il livello professionale del management alla guida del nostro apparato produttivo e bancario è infimo mentre la sua sete di soldi è enorme. Che da noi il merito è messo al bando dovunque ma specie dalla classe dirigente, continuamente a caccia di posti tramite raccomandazione a pro di mogli, mariti, figli e amanti vari.
Che le cose stanno così (e quelle ora elencate costituiscono solo un modesto campionario) lo sanno, lo sappiamo tutti. Ma sarebbe una vera rivoluzione se a dirlo fosse il Potere, per bocca del presidente del Consiglio: perché solo a quel punto la verità da tutti conosciuta diverrebbe innegabile. Sarebbe un macigno ineludibile nel nostro discorso pubblico con cui tutti dovremmo fare i conti. Mettendo così a rischio i nostri vizi più inveterati: a cominciare per esempio dalle bugie pietose delle corporazioni di cui dicevo sopra, come quella dei magistrati, con i loro motivi di aria fritta accampati per conservare il privilegio di restare in servizio fino a 75 anni. 
Certo, dire la verità è quasi sempre scomodo e difficile. Ma se vuol mantenere fede alle speranze da lui stesso suscitate, se vuole cambiare verso al Paese, Matteo Renzi è atteso a questa prova di lucidità e di coraggio. Per cui serve una cultura politica, una conoscenza della società italiana e della sua storia, un’ispirazione anche morale (sì, quando la politica va oltre la routine, essa s’incontra inevitabilmente con l’etica), che non so se egli abbia. Ma qui è Rodi, e qui egli deve saltare. Senza una grande operazione di verità, di tutta la verità, sul proprio passato e sul proprio presente, l’Italia non potrà mai cambiare strada. E quindi non potrà mai salvarsi. 

domenica 13 luglio 2014

La partita della vita. Ma lo sapete qual è?



di Sergio Di Cori Modigliani

L'Argentina si gioca la partita della vita.
Non  è quella di calcio, al Maracanà, contro la Germania.
Quella è una partita di calcio, e che vinca il migliore.
Si tratta di una partita politica, di geo-politica, fondamentale per l'Argentina e anche per l'Europa. Per non dire per il resto del mondo.
Alla partita di calcio saranno presenti le più alte cariche politiche di ben 15 nazioni, e accanto alla presidente brasiliana Dilma Rousseff e al presidente della FIFA Sepp Blatter, ci saranno, va da sè, Angela Merkel e Cristina Kirchner. E invece no.
La Kirchner non ci sarà. Ha dato forfait.
Ma come? Perchè non ci va?
Non la vogliono? Certo che no.
E' stata definita persona non gradita? Assolutamente no.
Non è stata invitata? Neanche per idea.
E' malata? No, sta benissimo.
In Argentina c'è una situazione di emergenza per cui non può abbandonare il paese? Neppure.
Se ne starà dunque, da sola, a Buenos Aires senza festeggiare? No, sarà in Brasile.
Dove?
A Brasilia.
A fare che?
Ad aspettare, per l'appunto, la partita della vita.
Sarebbe?
Quella che si gioca, domani sera, lunedì 14 luglio, alla stessa ora, nella suite presidenziale del Four Seasons Hotel, dove lei offre una cena privata -anche se tutta squisitamente politica- ad Angela Merkel e Vladimir Putin, 16 ore prima di aprire la riunione della confederazione degli stati aderenti al BRIIC, di cui la Kirchner sarà la presidente di turno.
Per chi non lo sapesse, BRIIC sta per Brasile-Russia-India-Indonesia-Cina. Una partita che riguarda anche noi, anzi, soprattutto l'Italia, nazione che -quella partita- l'ha già persa.
Ma agli italiani non è stato spiegato un bel nulla, come al solito.
Che cosa ha detto, la Kirchner per giustificare la sua assenza?
Ha scritto una lettera alla Rousseff e dopo averla formalmente ringraziata, ha detto: non potrò essere presente a questa bella manifestazione perché lunedì è il compleanno di mio nipote e io non posso mancare. Per me è fondamentale vivere la mia funzione di nonna.
Davvero una cosa curiosa.
Ha provato a farle cambiare idea l'uomo che l'ha salvata, un certo Vladimir Putin, accolto a Buenos Aires sabato mattina con tutti gli onori, al quale la Kirchner ha offerto sabato sera una cena di gala "a nome di tutta la nazione e del popolo argentino". Si è arreso, ha detto che con quella donna non è facile trattare, soprattutto quando sostiene un punto di vista in cui lei crede fermamente: va rispettato il suo volere.
Ma forse è meglio fare un passo indietro e spiegare, in maniera molto sintetica, che cosa sta accadendo. Che cosa c'entrano Vladimir Putin e Angela Merkel con Cristina Kirchner.

Nel 1999, in Argentina c'era un governo di centro-destra, capeggiato da un certo Medem, grande sostenitore del neo-liberismo, fautore del rigore e dell'austerità, amico dei colossi finanziari anglo-americani, solerte esecutore dei diktat del Fondo Monetario Internazionale. Nell'estate di quell'anno era arrivato il responsabile del "desk Argentina", un economista di punta del Fondo, certo Pier Carlo Padoan (l'attuale ministro dell'economia della Repubblica Italiana), il quale aveva imposto tutta una serie di manovre specifiche di carattere economico (che il governo argentino aveva sottoscritto in pieno senza protestare) tra cui l'obbligo di allacciare la moneta al dollaro come valore, di fatto rinunciando alla propria sovranità monetaria, l'obbligo di investire una quota percentuale del proprio pil in specifici fondi a carattere speculativo molto rischiosi, l'obbligo di praticare una politica di tagli lineari per rimettere il bilancio in pareggio che avevano distrutto l'economia locale, portato la disoccupazione dall'11% al 23% e distrutto l'istruzione, la sanità, i trasporti pubblici. In seguito all'applicazione delle manovre richieste dal sign. Padoan, l'Argentina -per fare cassa- aveva venduto tutti i gioielli nazionali, dal petrolio all'energia elettrica, dalla telefonia all'intero sistema di telecomunicazioni, dal controllo delle sementi alla gestione del turismo a grandi multinazionali di Usa, Gran Bretagna e Italia. In seguito a queste manovre, l'economia argentina era stata completamente distrutta e nel 2002 era andata in bancarotta dichiarando formalmente fallimento per la cifra di 118 miliardi di dollari. Per una economia il cui pil era intorno ai 200 miliardi, insostenibile.
Il paese andò a picco.
Diciotto mesi dopo la disoccupazione aveva raggiunto la punta del 58% e tra i giovani del 75%.
L'Argentina dichiarò che avrebbe pagato e chiese una dilazione.
Si aprì una trattativa internazionale gestita dal Tribunale dell'Aja, alla fine della quale si chiuse un accordo tale per cui si consentiva all'Argentina di pagare l'intera massa debitoria aumentata degli interessi composti entro e non oltre il 2014. Gli argentini accettarono, riservandosi -con specifica clausola- il diritto di poter legiferare, gestire, e organizzare la propria economia e la potenziale ripresa senza che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) mettesse bocca, fermo restando il pagamento della cifra di 14 miliardi di dollari all'anno per dieci anni, in 20 rate complessive.
Sia Menem che De La Rua, i due presidenti neo-liberisti che si alternarono tra il 2000 e il 2004 furono costretti a fuggire dal parlamento con l'elicottero, inseguiti dalla folla inferocita che lanciò lo slogan "que se vayan todos" (trad.: tutti a casa) mentre in Europa si raccontava che il populismo stava dilagando in Argentina. Nel 2005 vince le elezioni il partito peronista, gestito dall'ala sinistra dei Montoneros, il gruppo che aveva condotto la resistenza armata contro la dittatura militare agli inizi degli anni'80, capitanati da una sindacalista del meridione, Cristina Kirchner, moglie dell'avvocato Nelson Kirchner che diventa presidente nel 2004. Pier Carlo Padoan viene spostato dal desk Argentina al desk Grecia, di cui gestisce la pianificazione economica dal 2005 al 2011, anno in cui viene spostato al desk Portogallo dove rimane fino al 2012, anno in cui viene promosso alla carica di vice-presidente del Fondo Monetario Internazionale. Intanto, in Argentina, Kirchner assume il potere, cambia prospettiva economica e lancia un poderoso piano keynesiano di investimenti decennali. Il paese poco a poco comincia a riprendersi. L'Argentina comincia a pagare i suoi debiti con regolarità. Nel 2008 è lei, Cristina, a vincere le nuove elezioni con una maggioranza strabordante  (quasi il 70%) e assume il potere applicando immediatamente delle manovre economiche che si scontrano con la volontà del Fondo Monetario Internazionale. Ma la Kirchner si rifiuta anche di incontrarli. Vara nuove leggi che consentono la riappropriazione della moneta da parte del Banco Nacional; le azioni della banca vengono acquistate al 100% dal Ministero del Tesoro; lancia manovre protezionistiche per salvaguardare l'industria nazionale; istituisce il reddito universale di cittadinanza; impone il bilancio sociale nelle grandi città; fa varare una legge che impone la distinzione tra banche d'affari speculative e banche di credito e risparmio; vieta l'investimento in derivati speculativi finanziari a ogni cittadino della repubblica argentina; lancia la guerra contro la povertà e contro la criminalità organizzata. In 4 anni, dal 2009 al 2012, porta l'Argentina dal fallimento a un nuovo boom economico. Riduce la povertà dal 40% al 6%. Abbatte la disoccupazione portando gli indici dal 28% del 2008 al 5% del 2013. Fa aumentare la produzione industriale al ritmo del 15% annuo, per quattro anni di seguito il pil complessivo aumenta al ritmo del 7%; apre ai grandi investimenti internazionali e riesce a pagare l'intero debito sottoscritto nel 2003 con un anticipo di 40 mesi. Il 10 dicembre del 2012, la Kirchner a New York, nella sede del Fondo si fa fotografare con la gigantografia dell'ultimo assegno versato. Il paese è ormai lanciato, insieme all'inflazione che raggiunge il picco del 20%. Saldato il debito, alla fine di dicembre del 2012, arriva il Fondo e c'è lo scontro tra Cristina Kirchner e Christine Lagarde. La francese lancia l'allarme inflazione e impone misure immediate di austerità e rigore. La Kirchner le boccia ed espelle i membri del Fondo dal paese dichiarando: preferisco avere un'inflazione alle stelle ma sapere che governo un popolo felice con una qualità della vita molto più alta di un tempo, piuttosto che avere un'inflazione a zero ma essere totalmente depressi e infelici come i francesi e gli italiani che seguono pedissequamente i vostri orribili consigli da strozzini. A me non interessano i grafici, interessano le esistenze dei miei cittadini.
Avviene la rottura ufficiale.
Due mesi dopo arrivano le prime denunce internazionali. Prima dalla Gran Bretagna (vince l'Argentina), poi la Francia (vince l'Argentina) e infine nel 2013 da parte di un fondo privato statunitense che pretende il pagamento immediato della cifra di 1,5 miliardi di dollari pena la dichiarazione tecnica di default. La pratica viene affidata a Padoan, che aveva aperto il mercato argentino a questo fondo; il FMI trova una clausola legale per cui sposta il giudizio da l'Aja a New York, nella circoscrizione in cui ha sede il quartiere generale del fondo. Si arriva al giugno del 2014 e il giudice americano impone il pagamento immediato all'Argentina, la quale, nel frattempo, non può ottenere prestiti internazionali perché il FMI ha fatto il vuoto intorno al paese. Il 30 giugno 2014, lunedì, a pagina 8 del quotidiano la Repubblica, compare un' intera pagina a pagamento, firmata "presidenza della nazione repubblica argentina", dal titolo "comunicato ufficiale del governo argentino: l'Argentina paga i suoi debiti". Su questa pagina si racconta l'intera vicenda e si invita la popolazione italiana a prendere atto della situazione internazionale, ad alzare il proprio livello di consapevolezza globale, dichiarando che l'Argentina pagherà grazie all'aiuto di nazioni amiche.
 Questo comunicato è stato ripreso per intero dal sito online "Il Post" che così lo presenta: Oggi su diversi giornali europei, tra cui Repubblica in Italia, è stata pubblicata una pagina a pagamento della presidenza dell’Argentina. La pagina è intitolata: “L’Argentina vuole continuare a pagare il suo debito ma non glielo lasciano fare”.
Nel lungo comunicato si spiega la posizione del governo riguardo la decisione della Corte suprema degli Stati Uniti sugli hedge funds statunitensi. La scorsa settimana, infatti, la Corte ha rifiutato l’appello del governo argentino e – confermando delle precedenti sentenze – ha deciso in via definitiva che alcuni possessori di titoli di stato argentini che non avevano accettato la ristrutturazione del debito successiva al default del 2001 (tradotto: alcuni creditori che non avevano accettato di ricevere solo una parte dei loro soldi) devono essere rimborsati al cento per cento: la cifra da pagare per l’Argentina corrisponde a 1,33 miliardi di dollari. Se l’Argentina non rimborserà questi fondi, non potrà nemmeno effettuare i pagamenti sul debito ristrutturato – quelli “ridotti” – che scadono il prossimo 30 giugno. Questo è un punto fondamentale: il giudice della Corte suprema ha infatti «ordinato alla Banca di New York e alle società di servizi di compensazione di non pagare». Chi è interessato lo trova nel link: http://www.ilpost.it/2014/06/24/il-comunicato-dellargentina-sulla-sentenza-usa/ 
Nella pagina si invita la popolazione e i media che volessero essere informati, a rivolgersi direttamente a Analia Rach, braccio destro della Kirchner, o per e-mail: privada@jefatura.gob.ar oppure per telefono: 0054114114'9595; oppure attraverso richieste all'e-mail: info@cancilleria.gob.ar, nel frattempo andando a leggere l'intera questione sul sito http://www.mrecic.gov.ar/.
Scarsa reazione in Italia.
Nè a livello mediatico nè politico.
Ma sono intervenuti abili soggetti politici, in testa Vladimir Putin, il quale in data 10 luglio 2014 si è conquistato l'intero continente sudamericano -uno stratega davvero geniale- con due manovre: ha azzerato l'intero debito dell'isola di Cuba, ha dimezzato il debito di Cile, Uruguay e Bolivia con il Fondo Monetario Internazionale pagandolo in oro e si è posto come garante a nome dell'Argentina versando l'equivalente in tonnellate d'oro; il che, tradotto, vuol dire che adesso il giudice di New York se le deve vedere "direttamente" con Vladimir Putin perché il leader russo risulta legalmente "garante personale". Bella rogna per Barack Obama.
Bella rogna anche per Angela Merkel dato che deve aprirsi i mercati sudamericani per le sue merci, soprattutto BMW e Mercedes per la nuova borghesia emergente, e con un Putin in prima fila in Sud America, l'Europa occidentale finisce in posizione di sudditanza.
L'Italia totalmente assente.
Ha pigolato un vago mugugno della serie "anche noi vorremmo...ci piacerebbe..." ma dal Sud America è arrivata la risposta ufficiale: non riconosciamo come interlocutore attendibile una nazione che ha come ministro dell'economia il boia di Buenos Aires.
E così, i tre più intelligenti soggetti politici internazionali in attività, Vladimir Putin, Angela Merkel e Cristina Kirchner si incontrano per affrontare e risolvere la vicenda, a Brasilia, domani.
In teoria, e anche formalmente, avrebbe dovuto essere la Repubblica Italiana, in quanto ha la presidenza del semestre, a partecipare a tale riunione. Ma si è suicidata, strada facendo. Nessuno, dentro al governo italiano, a quanto pare ha capito che cosa stesse accadendo. La Merkel ne ha approfittato per ottenere un doppio risultato; ha, infatti, risposto: avete ragione, ci vado personalmente come leader tedesca e non a nome dell'Europa o dell'euro. 
Così, sia l'Europa che l'Italia sono state eliminate in una botta sola.
La Kirchner, con questa sua capricciosa mossa ha voluto ricordare con enfasi che per lei le esistenze vengono prima di ogni altra cosa, per questo non va alla cerimonia dei mondiali.
Ci ha aggiunto il carico da undici di un patriottismo maturo "spero che i miei concittadini capiscano che la partita più importante è quella che mi gioco con gli amici Putin e Merkel, anche se il mio cuore batterà per la nostra squadra; il calcio passa, l'economia resta".

Che vinca il mondiale la squadra più forte, chi se lo merita.
Ma dal mio cuore tifosissimo e fazioso, spero che vinca l'Argentina.
Per regalare una notte di allegria e bagordi a un paese che sta in prima linea, in prima fila, nella lotta globale contro i guerrafondai, contro gli sciacalli della finanza, contro i fondi finanziari speculativi degli avvoltoi, contro il Fondo Monetario Internazionale. Un piccolo paese che conta poco, ma che è all'avanguardia del nuovo mondo post-Maya, insieme a Uruguay, Bolivia e Cile.
Stanno combattendo anche per noi.
Per questo si chiama "mondo globale": la lotta di ciascuno riguarda sempre tutti.
Mi auguro che nell'Olimpo del pallone, gli dei sappiano e vogliano illuminare Leo Messi regalandoci delle magie di talento.

Vamos Argentina.......dale dale dale!!!

venerdì 11 luglio 2014

Qual è la dottrina di riferimento del M5s?




di Sergio Di Cori Modigliani

La più grande e imbattibile virtù del movimento cinque stelle, come organizzazione politica di massa, è, allo stesso tempo, il suo tallone d'Achille.
Nella mia mente è un fatto positivo.
A condizione di sapere come gestire questa delicatissima virtù, molto simile all'erotismo.
Si tratta della totale mancanza di una dottrina di riferimento.
Un qualunque pentastellato, infatti, si sente associato ad altri pentastellati non perché segue alla lettera una filosofia specifica, delle massime fideistiche, un particolare testo, una scuola di pensiero. Si condivide una idea del mondo basata su elementi semplici ed elementari: il rispetto da parte di tutti delle regole di convivenza senza eccezioni, la lotta contro ogni forma di ipocrisia e di doppiogiochismo, la necessità comune di sentire e sapere che la lotta collettiva è basata sull'accettazione del principio base per cui è inderogabile spostare l'immaginario collettivo della nazione da un'idea antica di sudditanza passiva a quella della cittadinanza attiva.
Tutto qui. Il resto, viene di conseguenza.
Poichè è diventato un movimento di massa che ha accolto transfughi, esuli, scontenti e delusi di varia natura -e quindi di origine molto diversa- è pieno di fascisti, comunisti, ferventi cattolici, mangiapreti, credenti, laici, sovranisti anti-europei ed europeisti convinti, verdi, rossi, neri, arancioni. C'è di tutto.
La coesione del movimento ruota intorno alla necessità di comunicare, sia al proprio interno, che al proprio esterno, questa idea movimentista che non poggia su alcuna dottrina e che rende l'organizzazione politica M5s molto dinamica, flessibile, situazionista, esistenzialista, pragmatica. 
Non bisogna dimenticare che l'obiettivo finale consiste nell'evaporare, una volta che la missione storica di rivoluzione culturale della società italiana sarà compiuta e almeno il 51% della popolazione italiana avrà superato il servilismo deferente, la furbizia, il comportamento da pecora anarchica, come dire: l'italianità che più si è evidenziata negli ultimi vent'anni.
Per rifondare un nuovo modello di italianità, più evoluto e più aderente alla realtà dei tempi.
La mancanza di una dottrina è, di per sè, un elemento meraviglioso, libertario.
Ma va sostenuto attraverso un'adeguata comunicazione, sia individuale che personale, sia pubblica che mediatica.
Il M5s, che vanta due campioni professionisti della comunicazione tra i suoi due leader fondatori, ha prodotto, paradossalmente, la peggiore comunicazione politica tra tutte le formazioni in attività. I seguaci del complottismo hanno risposte da vendere.
Poi ci sono i negazionisti, quelli che non se ne accorgono o non lo vogliono vedere.
Poi ci sono i giustificazionisti, coloro che attribuiscono la responsabilità al nemico. Poi ci sono i fideisti, quelli che immaginano (e sperano, come chiunque nutra una fede) che dietro questa catastrofe della comunicazione ci sia un impeccabile quanto ingegnoso piano mediatico di epica portata, talmente meraviglioso e sublime da non poterne comprendere la geniale tessitura. Sono coloro che credono nella dottrina della non-dottrina. Poi ci sono i delusi che non sono stati in grado di de-programmare se stessi dalla loro provenienza: fascisti, comunisti, credenti deferenti, verdi, ecc. Una categoria di persone che ha aderito al movimento sperando in cuor loro (per quelli in buona fede) che il movimento usasse la loro dottrina di provenienza come bandiera. Una volta che si sono resi conto che non era così, protestano indignati perché si sentono ingannati; e questo è un grave errore e un furioso malinteso.
Esistono altre decine di categorie.
Non ho la minima idea di chi sia la colpa, né mi interessa saperlo.
Di certo è un'operazione immane, con gran parte della stampa contro: come camminare sull'orlo di un burrone. E forse è proprio di questo che spesso non si è tenuto conto.
Lì bisogna intervenire, a mio avviso.
E poiché la mancanza di una dottrina è la forza imbattibile del movimento, al posto del testo sacro di riferimento o del dittatore illuminato che sa tutto e detta la linea emettendo ordini e proclami, si deve applicare il concetto di pragmatismo inter-connesso alla efficienza e all'efficacia.
Si dovrebbe seguire quella che io chiamo la via californiana, basata sul principio if it works that means is the right thing, che tradotto significa "se funziona allora vuol dire che è la cosa giusta da fare".
Tra tutte le definizioni date del termine "comunicazione", la migliore in assoluto, davvero inossidabile, secondo me, resta quella fornita nel 1803 da Wolfang Goethe: "Comunicare è Natura, tutti gli animali lo fanno. Saper accogliere ciò che viene comunicato è Cultura: è ciò che differenzia e distingue la bestia dall'essere umano civile". 
Gli eletti in Parlamento hanno fatto finora un eccezionale lavoro. 
Hanno fatto fare all'Italia un salto epocale.
In quanto opposizione hanno prodotto un risultato superiore a quello ottenuto dalla destra e dalla sinistra insieme nei precedenti 25 anni.
Ma pochi se ne sono veramente accorti. Molti sono convinti che non abbiano fatto niente. Perché è questo che dicono i media. Ed è questo che viene recepito da chi ha ormai perso la capacità di elaborare: "saper accogliere ciò che viene comunicato è Cultura"

Poiché siamo un movimento caotico (per fortuna e grazia) dobbiamo aprire un corposo dibattito estivo per riuscire a partorire una nuova modalità comunicativa che consenta un passaggio aggettivale: da Caos Triste a Caos Allegro e Creativo.
Sono fortemente contrario a qualunque ipotesi di indottrinamento, nel tentativo di cercare dei punti di riferimento solidi da imporre come Lex; tutto ciò snaturerebbe il movimento.
I nostri avversari, ovvero coloro che sostengono la oligarchia assolutista del privilegio garantito, hanno la forza del loro ricchissimo strapotere che li rende dei colossi, ma hanno la debolezza tragica dei piedi di argilla: devono rispondere a una dottrina che non può essere messa in discussione.
Chi segue una dottrina parte dal presupposto che può raggiungere l'illuminazione solo e soltanto se applica i codici di quel testo, di quel libro, di solito antichissimi. Ebrei, Cristiani, Mussulmani, Buddisti, Fascisti, Comunisti, Liberisti, seguono tutti una dottrina.
I risultati sono un disastro planetario, lo vediamo in questi giorni.
Essere pentastellati vuol dire avere scelto di essersi sottratti a ogni tipo di dottrina.
L'affermazione affascinante e seduttiva del movimento passa attraverso l'assunzione di questo principio, purché vi sia sufficiente nutrimento pragmatico, così com'è non funziona.
E' una differenza epocale.
Non sarà un libro antico a regalarci l'illuminazione e neppure un certo tipo di esercizio che impone la recitazione maniacale di un mantra a farci aprire la mente.
Ciascuno si illumina per conto proprio.
E' il processo opposto.
E' quello che va seguito nel movimento.
Tiriamo fuori dal cappello creativo della cittadinanza un nuovo sistema di comunicazione interattivo, prendendo atto che quello attuale ha prodotto e sta producendo catastrofici risultati.
Tutto ciò nel nome dell'unico punto di riferimento solido di M5s: efficacia, efficienza, pragmatismo al servizio della cittadinanza.



giovedì 10 luglio 2014

Vinciamo noi! No, vincono loro! Vinciamo insieme! No, da soli! Risultato: perdiamo tutti.


di Sergio Di Cori Modigliani

Qualche tempo fa, ero andato a far visita a una mia vecchia amica che conoscevo da decenni, alla quale ero molto affezionato. Mi aveva invitato a casa sua a prendere il caffè. Quando ero arrivato l'avevo trovata in preda a una forte agitazione emotiva. Avevamo chiacchierato per un po' e, da bravi italiani, avevamo dedicato la prima mezz'ora a condividere le nostre personali opinioni sulla politica e sull'attualità italiana. Poi, essendo amici di vecchia data, eravamo passati alle nostre beghe personali dell'intimità affettiva. A un certo punto lei si era alzata e mi aveva detto "ti faccio vedere una cosa". Era andata in camera sua a prendere una blusa, di seta, color pastello. Mi spiegò che l'aveva acquistata il giorno prima, a una liquidazione in un elegante negozio del centro. "Che ne pensi?" mi chiese. Le risposi che mi sembrava un ottimo acquisto e di sicuro le sarebbe stata molto bene indosso. 
"E invece no".
Si era letteralmente accasciata sulla sedia, spiegandomi il suo disadoro.
Mi disse che nella targhetta interna c'era scritto"seta pura" ma non lo era affatto.
"Mi hanno truffata".
Cercai di calmarla, ma non fu possibile.
Anzi. Con il trascorrere dei minuti peggiorava visibilmente. 
Dopo circa un'ora mi resi conto che la sua ansia stava sfociando in un attacco di panico e allora chiamai il suo ex marito, una bravissima persona, dal quale si era separata qualche anno prima; erano rimasti amici con una invidiabile ottima relazione a distanza. Gli spiegai la situazione e si precipitò subito a dar manforte. Arrivò dopo quaranta minuti, ma non ci fu verso di calmarla. La donna era disperata, singhiozzava senza ritegno e non riuscivamo a calmarla. Telefonammo alla sorella che arrivò con il cognato.
Dopo qualche ora di inutili tentativi, la portammo in ospedale dove venne ricoverata.
Iniziò per lei un vero incubo.
Dopo due mesi si è uccisa volandosi giù dalla finestra.
La truffa della blusa fu l'evento scatenante. Una vera tragedia.
Venne diagnosticata come persona sofferente di disturbo bipolare.
E' la sindrome più diffusa, tra i disturbi comportamentali, nella società italiana odierna.
E' la caratteristica statisticamente più vasta di questa decade in tutto il continente europeo.
Volendo leggere le epoche storiche con una lente psichiatrica, potremmo dire che l'800 era caratterizzato dall'isteria, mentre il '900 si distingueva per le patologie depressive nella sua deriva paranoica, di cui Adolf Hitler rimane il simbolo della più alta punta di manifestazione conclamata.
La depressione del XX secolo, da una ventina d'anni, come manifestazione psico-sociale, si è spostata dalla psicosi maniaco-depressiva di tipo paranoideo a quella bi-polare.
Con questo termine si indica una esternazione della comportamentalità che si basa su repentini sbalzi di umori da un settore estremo all'altro, dall'esaltazione allegra alla più cupa malinconia, con diversi effetti collaterali. Non è facile relazionarsi a individui che accusano questa forma di manifestazione caratteriale.
L'Istat, questa mattina, ha diffuso i nuovi risultati (al dicembre 2013) relativi alla situazione igienico-sanitaria degli italiani, lanciando un severo allarme per ciò che riguarda l'esorbitante diffusione della depressione bi-polare (più 3% rispetto all'anno precedente, più 18% rispetto al quinquennio) che tocca 2.600.000 cittadini italiani.
In numeri corrisponde a circa il 5% della popolazione.
Il fatto è che quei numeri riguardano le forme accertate e verificate; è un po' come le statistiche sullo stupro sessuale: l'agghiacciante verità della situazione reale rimane sommersa, clandestina, coperta da un'omertà socio-affettiva comprensibile.
Ma dobbiamo farci i conti.
E' il sintomo di una patologia sociale rivelatore del disturbo collettivo provocato da uno stato medio di infelicità collettiva e di noia generalizzata.
Record assoluto nel consumo di psico-farmaci (abbiamo superato anche gli Usa, siamo primi in occidente); record assoluto in Europa per ricoveri al pronto soccorso delle aziende sanitarie del servizio pubblico (attacchi di panico incontenibili); record assoluto per consumo di cocaina in Europa (Roma, Firenze e Torino in testa); record assoluto per consumo di afrodisiaci chimici tra soggetti di età 18/38 anni (quindi giovani) con un aumento, rispetto al quinquennio precedente, del 258%, nel genere femminile; record assoluto di visitatori del sito web youporn, con Milano prima città al mondo, e record come paese con la più alta diffusione di persone affette da ludopatia conclamata: nel 2013 gli italiani si sono giocati 12 miliardi di euro.
Un paese di persone infelici e impasticcate.
Basta ascoltare un telegiornale, gettare un'occhiata ai quotidiani o sostare per un po' su facebook, per rendersi conto che la sofferenza emotiva, sia individuale che collettiva, è diventata la nostra autentica bandiera nazionale. 
Non è più lo scugnizzo, il gondoliere, il pizzettaro.
Il termine "psicosi maniaco-depressiva con variazioni ciclotimiche" venne formalizzato la prima volta nel 1952 dal prof. Adolf Meyer che pubblicò un saggio nella rivista "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali" della American Psychiatric Association. Meyer sosteneva che tale disturbo (più tardi sintetizzato con il termine usuale di bi-polare) consistesse in una reazione di fattori bio-genetici alle influenze psicologiche e sociali. 
Quel testo sconvolse l'ambiente scientifico americano, e poco dopo anche quello sociale, aprendo la strada a una nuova stagione di interpretazione della società e dei suoi aspetti quotidiani che poi produsse le grandi scuole di psichiatria esistenzialista inglese degli anni'60. 
Questo enorme e gigantesco patrimonio culturale è stato censurato e cancellato dall'industria chimico-farmaceutica, che ha imposto una lettura nazista del disagio sociale, identica a quella formulata da Goebbels nel 1935, che identifica ormai un disturbo comportamentale come un evento squisitamente e "unicamente" biologico, quindi, da curare con pillole o siringhe.
Non è così.

Per diventare meno malati, meno patologizzati, meno suicidevoli, e cominciare a dare, ciascuno di noi, il proprio modesto contributo per tentare di costruire una collettività composta da un numero sempre maggiore di persone felici, è necessario compiere una rivoluzione.
Mentale.
E' alla portata di tutti noi.
E' facile da attuare.
Non costa nulla.
Ci si guadagna comunque.
Consiste nel riportare il concetto di Verità e Coerenza nel posto che gli compete: priorità assoluta.
E' fondamentale per aggirare la furibonda pressione della manipolazione che la tecnologia elettronica consente oggi alla televisione, al web, ai social networks, alla pubblicità.
Dal pubblico all'intimo e viceversa.
Il grande nemico di tutti noi, il più poderoso agente patogeno che sta diffondendo la sindrome bipolare, facendo impazzire letteralmente la nazione, è "il falsario".
Sta dovunque.
In ogni organizzazione politica, in ogni media, in ogni casa, in ogni ufficio.
Siamo tutti nelle loro mani.
Dobbiamo liberarci.
Per far ciò è necessario diventare meno protestatari e più protestanti, acquisendo alcuni elementi di quella cultura anglo-sassone che pratica la Verità e la Coerenza con maggiore forza che non noi, latini avvezzi all'ipocrisia di tradizione gesuitica.
E andare ad insegnare loro quella compassione umana mediterranea, che a loro è sempre mancata.
Questa dovrebbe essere la nuova sintesi di un'Europa che cambia.
Accogliere a vicenda il meglio di culture diverse di provenienza.
Chi ha seguito, questa mattina, la conferenza dell'attuale Ministro dell'economia, Padoan, invitato di lusso presso la ABI, Associazione Italiana Bancaria, non può non comprendere che ci troviamo davanti a un gravissimo caso di patologia sociale, pernicioso, che finirà per promuovere la disperazione, la depressione e l'inevitabile deriva della sindrome bi-polare.
Spiegando che l'Italia sta migliorando, che l'Italia sta sulla strada giusta, che la sua cura funziona, ha obbligato la platea a scegliere tra due opzioni: A). applaudirlo. B) alzarsi e andarsene via rendendosi conto che stavano ascoltando delle farneticazioni inconsulte.
Pochissimi, nobili e coraggiosi (ma ci sono stati) hanno optato per la soluzione B.
Mentre Padoan parlava, in tutta Europa andavano a picco i titoli bancari italiani, perchè le impietose cifre dell'economia (che non è bi-polare) segnalano che l'industria sta andando indietro e che tutto ciò che finora Renzi e il suo governo hanno fatto dal 22 febbraio a oggi non ha funzionato, che il paese sta peggiorando, e pretendere di essere ottimisti e diffondere soltanto belle notizie mentre si succedono allarmanti notizie di guerra dovunque, nella migliore delle ipotesi è da autentici irresponsabili.
Dobbiamo cambiare passo comportamentale, se vogliamo ridurre il numero di suicidi potenziali.
I pentastellati devono chiedere ragioni ai loro leader, i piddini ai loro, i forzisti ai loro, e via dicendo, invece che assistere ogni giorno a questa falsità macabra mediatica per cui i piddini aggrediscono i pentastellati sostenendo che sono mentecatti, i quali reagiscono sostenendo che i piddini sono tutti mascalzoni, e via dicendo. 
I pentastellati non sono mentecatti e i piddini non sono mascalzoni.
Se è per questo non lo sono nè i leghisti nè i forzisti.
Nè nessuno, tranne i pochi che lo sono.
Siamo tutti, noi società civile, vittime ineffabili di un processo in atto di falsificazione quotidiana e costante, gestita e pilotata mediaticamente per alimentare tifo fazioso occultando ciascuno la propria polvere sotto il tappeto del salotto buono, quello che di solito appare in veste pubblica.
Diamoci una smossa esistenziale e non facciamoci illusioni.
Altrimenti, è bene che tutti i pentastellati, i piddini, i forzisti, i leghisti, e gli astensionisti, ciascuno dei quali sostiene che sta andando a vincere, si troverà come la squadra di calcio del Brasile.
L'allenatore Lippi, che lavora in Cina dove allena la loro nazionale di calcio, in una intervista rilasciata in data 10 giugno 2014 (mai resa pubblica in Italia) da ottimo esperto di calcio sosteneva che l'Italia e il Brasile avevano due squadre pessime e deboli, puntava sulla Germania trionfante e aveva previsto che la finale sarebbe stata Germania-Argentina.
Magari a molti sta antipatico (compreso il sottoscritto) ma l'evoluzione consiste nel riconoscere valore a chi sostiene un'opinione con argomenti che poi passano al vaglio della prassi e la realtà conferma quelle previsioni.
Così si scoprono i falsari.

Dobbiamo fermare il virus della patologia sociale collettiva.
Prima che l'atroce dolore del disagio esistenziale psichico si sposti alla ferocia sociale e la sposi.
Siamo una società malata.
Siamo una nazione malata e sofferente.
Infetta.
Non abbiamo medici, questa è la prima novità da accogliere e far nostra.
A modo suo, è anche un vantaggio.
Ci consente di sviluppare un senso autonomo e di indipendenza, per rifondare e ricostruire dal basso quel senso di comunità, di condivisione, di solidarietà al fine dichiarato di curarci l'un l'altro. 
Tutti.

Va da sè, neanche a dirlo, fuori da facebook e dalle zuffe pilotate da malati a loro insaputa.

martedì 8 luglio 2014

I colossi della finanza cercano di spingere vero la guerra. Che si fa?


"Dicono che l'umanità non sopravviverà a lungo, ma io vorrei sapere che cos'è che li fa sentire così sicuri. L'ora più buia è sempre quella prima dell'alba: si sta facendo mattino, e io so che possiamo ancora avere singing tomorrows"
Pete Seeger, all'inaugurazione della presidenza Obama nel gennaio 2009.

"Saranno le idee a cambiare l'Europa. Dobbiamo rendere bella la globalizzazione!".
Matteo Renzi, primo ministro della Repubblica Italiana. 8 Luglio 2014


di Sergio Di Cori Modigliani

E così l'Europa, quatta quatta, si avvicina alla guerra, a sua insaputa.
Per non parlare dell'Italia dove neppure si accenna a un potenziale scenario, come se la questione non la riguardasse.
E' dal gennaio 2013 che il teatro mondiale è cambiato, da quando Obama non ha ceduto ai repubblicani conservatori, seguitando a pompare dollari sul mercato interno per investire nella ripresa, nel lavoro e nell'occupazione, a debito, stampando moneta al ritmo di 80 miliardi di dollari al mese, rifiutandosi di accettare il principio del Fondo Monetario Internazionale per cui "il debito" è il principale problema economico ed è ciò che va affrontato.
Ha insistito nel sostenere che se l'intero pianeta (nessuno escluso tra quelli che contano) non partecipava ad un tavolo complessivo per affrontare il problema di una nuova re-distribuzione della ricchezza in ogni continente, inevitabilmente si sarebbe andati in guerra. 
Gli indici del War Resister's League, (la più antica e famosa organizzazione pacifista californiana, che si occupa di monitorare l'innalzamento o l'abbassamento dei livelli di rischio potenziale di conflitto bellico internazionale allargato) sono abbastanza chiari al riguardo: il 1 Luglio 2014 è stato raggiunto il livello più alto di conflittualità tra potere centrale dei singoli stati che contano -nel mondo circa una ventina- e la cittadinanza collettiva, dal 1964, ed è aumentata in maniera vertiginosa la massa di danaro dei derivati che negli ultimi 20 mesi è stato spostata sui titoli legati alla produzione e compra-vendita di armi in occidente. 
Per loro, siamo a pochi millimetri dalla linea di non ritorno.

I grandi colossi finanziari e la classe politica internazionale che sostiene l'oligarchia del privilegio in tutto il pianeta erano stati molto chiari, fin dal 2008, quando è esplosa la cosiddetta crisi finanziaria che ha spinto l'occidente in recessione: non avrebbero mollato l'osso a nessun costo, anche a rischio di provocare una catastrofe collettiva.
La posta in gioco è quella e si sta avvicinando il momento in cui, da qualche parte, qualcuno che non so neppure chi sia nè quanti siano, stabiliranno che per organizzare il Nuovo Ordine Mondiale senza cedere alle pressioni della cittadinanza attiva in tutto il pianeta, è meglio andare in guerra, così guadagnano, salvaguardano i loro doviziosi capitali e c'è la smagliante e splendida prospettiva (per loro) di eliminare in una botta sola diversi e svariati milioni di terrestri, forse se va bene anche diverse decine o centinaia, per poterli poi gestire con più facilità. Dopo una guerra, è cosa nota, si è tutti più accomodanti e arrendevoli.
E' il fronte bellico di una guerra iniziata qualche anno fa, circa una decina, in campo prima sociale, poi culturale, poi politico, e infine economico.
Non è come la definiscono i populisti demagoghi: la "guerra della cittadinanza" contro il privilegio.
Magari, fosse stato così, quello è avvenuto nel 1789 a Parigi.
E' l'esatto contrario.
E' l'oligarchia del privilegio garantito che dopo aver fatto piazza pulita delle intelligenze individuali e collettive, ha sferrato l'attacco alla cittadinanza ed è entrata in guerra contro di noi.
E' la lotta di classe al contrario: è il Grande Paradosso dei nostri tempi, i ricchi hanno lanciato la guerra contro i meno ricchi per impoverirli e contro i poveri per stenderli definitivamente.
Sono le grandi ricchezze che sono andate all'attacco della classe media, per impedire che la diffusione di benessere collettivo materiale provocasse un allargamento della coscienza e della consapevolezza, con l'inevitabile conseguenza di restringere la zona del privilegio. Per far ciò era necessario organizzare, determinare e provocare la pauperizzazione dei ceti medi, "proletarizzando" l'intera società per avere la possibilità di avere un eterno esercito di riserva, una gigantesca massa di disoccupati bisognosi all'arrembaggio, quindi pronti a qualunque cosa, pur di poter sopravvivere.
E' stato deciso a tavolino.
Ma la Storia se ne frega dei tavolini e dei grandi complotti.
Sono 10.000 anni che sul pianeta Terra gruppi oligarchici -in ogni continente, etnia e paese- tentano di gestire l'intera collettività auto-definendosi e auto-proclamandosi una razza eletta, o superiore, o privilegiata nel nome di un Dio, un Re o un Boss. Ed è sempre andata male, perchè alla fine la cittadinanza (magari impiegandoci 20, 40, 100, 200, 1000 anni) si è ribellata e ha detto: basta così.
E' avvenuta la stessa cosa anche questa volta.
Ma poichè si è verificato senza clamore, senza sangue, senza manifestazioni, senza ideologia, l'evento non è stato registrato finchè il meccanismo non si è inceppato. 
In conseguenza dell'austerity, del rigore, e delle ottuse e miopi politiche economiche, il consumo interno si è contratto peggiorando lo stato dell'economia: si è manifestata una decrescita naturale per forza di cose. 
In gran parte motivata dal bisogno e dalla ristrettezza, in parte dalla consapevolezza di chi ha deciso di sottrarsi al meccanismo optando per un approccio alternativo.
Quindi, i "prenditori" sono andati in crisi.
E poiché dipendono dai colossi finanziari, seguono le loro indicazioni. 
E puntano chiaramente alla guerra come extrema ratio, perchè è l'ultima risorsa per far soldi.
Tutti gli indici economici, infatti, sono al ribasso e annunciano -quantomeno in Italia- che lo stato dell'economia è negativo ed è destinato a peggiorare.
Non avendo (non volendo) optare per una redistribuzione della ricchezza sociale, la guerra finisce per essere il miglior campo di investimenti finanziari.
Da sempre è così.


In un teatro del genere, che cosa possiamo fare, noi, cittadinanza della società civile?
A mio avviso, seguire le indicazioni del buon Teodoro Moneta, l'unico Premio Nobel per la pace che l'Italia ha vinto nel 1907: astenersi dal prendere parte, avendo incorporato la consapevolezza che lo scontro tra sunniti e sciiti, tra israeliani e palestinesi, tra ucraini e russi, tra ungheresi e bulgari, tra iraniani e arabo-sauditi, ecc., sono comunque a noi estranei perchè hanno in comune tutti un fattore che li definisce: non potendo nè volendo gestire le contraddizioni interne del proprio paese, e non sapendo come affrontare le pretese della cittadinanza esasperata, si identifica un nemico esterno e si fa quadrato grazie all'inossidabile apporto che la religione ha da sempre dato, "inventando" scontri di civiltà, scontri tra etnie, scontri tra gruppi religiosi. 
Ennesimo paradosso della follia umana, non c'è niente come l'odio e la violenza che spinge gli esseri umani a muoversi per vivere: per Amore non lo fanno, per Odio sì.
Basterebbe questo per desiderare che arrivino domani i marziani veri a colonizzarci, prendendo atto del totale fallimento dell'epopea della specie umana.
Il solo fatto che in Medio Oriente gli israeliani e i palestinesi, in questo momento, non siano in grado di comprendere collettivamente che sono tutti vittime, ma non l'uno dell'altro, bensì entrambi vittime della finanza sionista associata alla grande finanza sunnita mussulmana, la dice tutta sulla degradante situazione mentale della nostra razza Umana.
Tutto ciò avrà un immediato impatto sull'Europa.
Inizierà in borsa, poi con i fondi, infine con lo spread.
Quindi, con i nostri conti.
Che cosa possiamo e dobbiamo fare, oggi, noi povericristi, in Italia?
Seguitare a diffondere un processo di consapevolezza generale, pacifista e inclusivo, e allo stesso tempo lavorare per smascherare la logica del potere.
Tanto più il potere rimarrà nudo, tanto prima la massa capirà.
In questo senso, la curiosa posizione del M5s nel parlamento italiano riguardo alla legge elettorale, quella per cui, all'improvviso, si presentano da Renzi e gli dicono: ok bello, d'accordo, sigliamo un patto e chiudiamola qui, è una mossa astuta in questa prospettiva.
In Usa si definisce win-win situation, tradotto vuol dire: "comunque vada a finire si vince sempre".
Perchè le cose sono due: o Renzi accetta l'accordo proposto in ginocchio da M5s oppure non l'accetta.
Se lo accetta, Berlusconi finisce in periferia e il M5s diventa il principale e unico interlocutore del governo. A quel punto, il caimano, imbestialito, andrà contro il governo portandosi appresso anche Alfano. Matteo Renzi avrà bisogno di aiuto e sarà disposto e disponibile a negoziare accettando esigenze che fanno parte del programma M5s, tra cui, magari il reddito universale di cittadinanza. Anche perchè lo stato dell'economia sarà talmente disastroso che non ci saranno alternative.
Se non lo accetta, il paese intero vedrà e toccherà con mano che la sua alleanza di ferro con Berlusconi è necessaria ad entrambi per sopravvivere e quindi davanti al re nudo la gente reagirà, al di là della manipolazione retorica e si avrà la "prova scientifica" della natura autentica di Matteo Renzi.

L'Europa sta per imporre una manovra finanziaria al Portogallo, ai primi di settembre alla Grecia e alla fine di settembre a Spagna e Italia.
Il nostro paese non è in grado di reggere il peso di altri 20 miliardi di euro di ulteriore tassazione, che devono assolutamente applicare entro ottobre, dato che non hanno altra scelta, stando le cose come stanno oggi. 
Dobbiamo prepararci in tempo per essere in grado di gestire una fase di passaggio.
O le esigenze e la voce della cittadinanza verrà ascoltata e si realizza un nuovo patto sociale, si abbassano le tasse, ci si occupa dei ceti più bisognosi, e la vecchia corrotta classe politica del privilegio viene rottamata per intero ma sul serio, oppure l'Italia verrà cancellata in un colpo secco. A poco serviranno i tweet penosi del premier. 

Da questo punto di vista, una situazione di permanente belligeranza può accelerare il processo di cambiamento necessario.
Tragico paradosso.

Sempre meglio di questa agonia che ci stanno preparando.

La frase del premier "dobbiamo rendere bella la globalizzazione" è il frutto di un delirio pericoloso. Forse non si rende conto di ciò che dice, poverino, non ha gli strumenti per comprendere. In questo momento, il più importante mercato globale al mondo è diventato quello dei derivati sulle armi.
Se prosegue nella sua mitomania da operetta, tra un po' Renzi ci verrà a dire che "il mitra è bello".
Chi lo sa, magari lo pensa pure. 



lunedì 7 luglio 2014

L'amore che non c'è. L'amore di cui tutti abbiamo bisogno.


"L'ipocrisia e la distorsione sono catene dello spirito e della mente che passano sotto il nome di religione".
                                                              Mahatma Gandhi, 1946

"Non con i sentimenti pacifisti tinti di retorica banale, ma soltanto con una nuova organizzazione economica mondiale l'umanità civile potrà essere salvata dal suicidio collettivo".
                                                              Sir Bertrand Russell, 1946
                                                             
"Quando scoppia una guerra, è irrilevante chi sarà a vincerla: l'essere umano ha già perso in partenza".
                                                               Lev Tolstoj, 1886

di Sergio Di Cori Modigliani

L'istituto di sociologia dell'Università di Berkeley, in California, dal 1958 conduce una interessantissima indagine sulla formazione dell'immaginario collettivo degli americani, sulla loro idea di sessualità, di amore, di relazione tra maschio e femmina. La ricerca viene rinnovata ogni dieci anni e pubblicata all'alba della nuova decade per identificare i big data e i megatrends che saranno poi fondamentali nello stabilire che tipo di società sarà quella nella quale noi viviamo. La particolarità di questa ricerca consiste nel fatto che le domande sono sempre le stesse, fisse, il che l'accredita (dopo 50 anni di documentazione acquisita negli archivi) di un indubitabile valore di riferimento sociologico.
Nel 1958, quando ebbe inizio il lavoro scientifico, tra i 55 quesiti scelti, si poneva la seguente domanda: "Una giovane donna dichiara sono in cerca d'amore, secondo lei, che cosa sta cercando?". In quell'anno, la maggioranza delle risposte indicava "un buon marito, fedele e instancabile lavoratore, con il quale costruire una famiglia solida". Nel 1968 la percezione era completamente cambiata. Il 62% delle risposte indicava invece una forte tendenza pacifista "un giovane coetaneo con il quale poter far l'amore senza alcun pregiudizio, sentendosi autonoma, indipendente, libera, senza sensi di colpa, sapendo che lui sceglierà sempre l'amore piuttosto che la guerra o la carriera". Nel 1978, la risposta che andava per la maggiore era "sesso libero senza lacciuoli, senza tante domande e senza condizioni".
Nel 2008 la risposta più allarmante (a mio avviso) tra tutte: "un incontro romantico e appagante con un uomo molto ricco, possibilmente un vip".

Non c'è da stupirsi, quindi, del fatto che dal 2010 a oggi l'umanità abbia accelerato la propria corsa verso la guerra, aumentando le possibilità statistiche di produrre un gigantesco conflitto mondiale, micidiale e sanguinolento, perchè "la voglia di guerra e la spirale dell'odio", secondo tutte le scuole sociologiche accreditate, ha raggiunto il livello più alto in assoluto dal 1946 a oggi, con un'accelerazione in progressione geometrica delle spinte bellicose.

Vita dura per i pacifisti e per i fautori dell'amore, come il sottoscritto.

La causa principale di questa preparazione dell'opinione pubblica verso la guerra mondiale (vedi Venezuela, Iraq, Siria, Afghanistan, Libia, Ucraina, Nigeria, e altre 57 nazioni nel mondo, coinvolte in attività belliche operative e una diffusione quotidiana di violenze) consiste nella cancellazione del dibattito, nella soppressione di notizie e informazioni e nella totale censura dei movimenti pacifisti internazionali. Si ascolta, di solito, soltanto la voce di qualche pacifinto o di qualche apparente arbitro. Il pacifista vero, invece, è sempre schierato e non è mai obiettivo, proprio mai. Il pacifista parte dal presupposto che in guerra hanno torto tutti, quindi va evitata a ogni costo. Il lavoro del pacifista è 24 ore al giorno, in tempo di pace, proprio per far sì che la pace rimanga; essa, infatti, va difesa, sostenuta, salvaguardata. Quando scoppia la guerra, il pacifista diventa un intellettuale disoccupato.
Noi viviamo la nostra quotidianità intrisi in un teatro costante di violenza che annuncia futuri scenari raccapriccianti, basta seguire l'uso del linguaggio nello scambio politico in rete, sui social networks. Se lo sommiamo all'assopimento collettivo delle coscienze, alla disinformazione, all'indifferenza, al cinismo corrente, alla mancanza di strumenti culturali, si comprende come stiano prevalendo nel mondo le pulsioni tanatogene che spingono verso la guerra.

E' necessario muoversi adesso, di corsa.
Di gran corsa.
Il tempo è scaduto.
Lo dimostra il fatto che l'attenzione relativa all'Ucraina, alla Lybia e più di ogni altro in assoluto (per l'impatto fragoroso che avrà sull'Europa) alla possibile guerra aperta tra arabi e israeliani in Medio Oriente, è molto scarsa, per non dire quasi nulla.

Se andate per strada e fermate 100 persone, italiani muniti almeno di un diploma, e chiedete loro:"Scusi lei lo sa chi è Teodoro Moneta?" è molto probabile che la maggioranza risponderà che non ne ha la minima idea. Ma se alle stesse persone chiedete se abbiano una idea di chi sia Dario Fo, Franco Modigliani, Grazia Deledda o Salvatore Quasimodo, troverete un altissimo numero di persone che risponderà: "il vincitore di un premio Nobel".
Anche Teodoro Moneta è stato un italiano che ha vinto il Nobel.
Ancora di più: è stato l'unico cittadino italiano ad aver mai vinto il premio Nobel per la pace, nel 1907. Presidente del comitato pacifista internazionale, nel 1905 propugnò la nascita degli Stati Uniti d'Europa con la caratteristica di fondare un'unità che avesse la particolarità di dichiarare "per principio" la neutralità dell'intero continente "bandendo la guerra come modalità di risoluzione dei conflitti inter-etnici tra le popolazioni e gli stati".
Leone Tolstoij, Mahatma Gandhi e Bertrand Russell dichiaravano un'autentica devozione nei suoi confronti e Gandhi lo definiva "uno dei miei grandi maestri di pensiero dal quale ho appreso i fondamenti del pacifismo integrale".
Cancellato dalla Storia d'Italia per volere di Benito Mussolini, nessuno ne ha mai più parlato. Troppo pericoloso.
Oggi, riprendere il suo pensiero autoctono, geniale eredità per rifondare una grande cultura collettiva della cittadinanza italiana, lo ritengo un atto doveroso.
Se siete veri pacifisti.
Si fa presto a saperlo.

Osservate con attenzione l'immagine riprodotta in bacheca: se nel guardarla pensate "che bello" oppure "sì sì, questo è ciò che voglio", e vi sentite esteticamente e sentimentalmente commossi, allora siete sulla buona strada.
Se invece, la vostra pulsione istintiva vi spinge verso gli israeliani o verso i palestinesi, eliminando inevitabilmente l'altro, allora voi siete dei guerrafondai a vostra insaputa.

Il M5s che si sta distinguendo in questo momento per la quantità, e per la qualità, delle occasioni politiche perse, ha qui un'occasione d'oro per manifestare a pieni polmoni la propria posizione anomala, originale, pacifista al 100% compiendo un atto che nessuna forza politica italiana, in questo momento, ha il coraggio di fare: esprimere fortemente la propria posizione nei confronti del conflitto in corso in Medio Oriente.
Come pentastellato europeo, l'unica soluzione accettabile, pensabile, per la quale valga la pena di battersi, ritengo che sia quella che consente a una giovane mussulmana palestinese e a un giovane rabbino ebreo israeliano di baciarsi, di abbracciarsi, di far l'amore tra di loro, di sposarsi, senza che nessuno osi romper loro i coglioni. Come nella fotografia che vedete.
Consiglio vivamente ai responsabili della comunicazione del gruppo parlamerntare europeo a Bruxelles di prendere questa immagine e farla propria.
Subito.
Di farsi latore, come movimento politico organizzato, di una proposta di pace, con l'effigie in bacheca come simbolo e sintomo, a nome anche di Teodoro Moneta, dall'alto della nostra grande tradizione culturale italiana di cui troppo poco (e non a caso) si parla in Europa.
Così facendo si lancia nell'agone politico l'idea che sia l'Europa a tentare di coinvolgere le parti evitando la guerra. 
L'Europa deve scendere in campo subito, in prima fila, in prima linea e deve guidare il piano di pace, visto che sia Obama che Putin hanno gettato la spugna sostenendo "con questi qui non si riesce proprio a combinare un bel nulla".
Altrimenti, a che cosa serve il parlamento europeo?
A che cosa serve andare in Europa?

E' bene che sappiate che l'Italia è già parte in causa: mettetevelo bene in testa e non fate gli struzzi, è pericoloso.
L'Italia è un paese molto ricco e il sistema finanziario industriale italiano, in questo momento (perché questa è la realtà di cui nessuno osa parlare) è nelle mani di un consociativismo economico tra la finanza anglo-americana supportata dai sionisti, da una parte, e la finanza arabo mussulmana radicale sunnita dall'altra. Insieme, con l'obiettivo, a mio parere dichiarato, di espoliare la nostra nazione usando la questione Medio-Orientale come valvola di sfogo e scambio finanziario. E il Vaticano fa da convitato di pietra e da intercapedine, essendo lo Ior amministrato dal barone Von Freyburg, il più importante mercante di armi tedesco attivo sul mercato internazionale.
Il nostro paese è pieno di finanzieri ebrei e finanzieri arabi mussulmani radicali che gestiscono (insieme) le nostre esistenze. Se esplode un conflitto molto virulento in Medio Oriente, il nostro paese -neppure verranno a dircelo- si troverà dentro un mega conflitto tra colossi finanziari internazionali che useranno le loro strategie e il loro strapotere economico per far pencolare la bilancia da una parte o dall'altra. 
L'Europa deve chiamarsi fuori, senza prendere parte se non come furiosa forza pacifista.
Lo deve fare il parlamento europeo.
Lo dovrebbe gestire il M5s in prima persona, essendo l'unica forza politica europea che non ha interessi finanziari con i mercanti d'armi, che non fa affari con i sionisti israeliani, che non fa affari con la finanza arabo mussulmana.
E' un'occasione d'oro da non perdere.

Shalom.

Di seguito, vi propongo alla lettura un bellissimo articolo che era uscito sei anni fa, nel 2007 su un piccolo quotidiano locale italiano "Il Messaggero Veneto", firmato da un cattolico pacifista convinto, Giampaolo Carbonetto. Eccone un breve estratto e il link per andare a leggervelo tutto.
Non c'è altro, in rete, di autentico materiale pacifista. Si trova soltanto roba che spinge per le ragioni dell'uno o dell'altro, e non è ciò di cui abbiamo bisogno.

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2007/12/31/GO_15_SPEA1.html
Il Messaggero Veneto. 
articolo di Giampalo Carbonetto. 31 Dicembre 2007.

........Provate a pensarci: quanti sanno che nel 1907 è stato un italiano, Teodoro Moneta, a ottenere il Nobel per la pace? Quasi nessuno e questo la dice lunga sull’opposizione sotterranea, ma durissima, al pacifismo in Italia, un opposizione che, se poteva essere scontata sotto il fascismo, dal 1945 a oggi non avrebbe dovuto avere più ragione di esistere, mentre, invece, non ha allentato minimamente la presa. E non soltanto a causa della lobby dei fabbricanti di armi e di mine. Provate a sentire questo elenco di nomi: Giulio Natta per la chimica, Guglielmo Marconi, Enrico Fermi, Emilio Segrè, Carlo Rubbia e Riccardo Giacconi per la fisica, Camillo Golgi, Daniel Bovet, Salvatore Luria, Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini e Mario Capecchi per la medicina, Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Dario Fo per la letteratura, Franco Modigliani per l’economia. Sono 19 vincitori italiani di premi Nobel e per quasi tutti sul loro nome si sono costruiti epinici e monumenti di orgoglio nazionale; su di loro ci si è diffusi con articoli, biografie, documentari, interviste. Sul ventesimo, Teodoro Moneta, l’unico italiano mai premiato con il Nobel per la Pace, è calato un assoluto silenzio: praticamente nessuno ne ha mai parlato; di lui è quasi scomparso addirittura il nome. Difficile che possa essere una casualità.
Come è difficile che possa essere una casualità il fatto che l’unico dei Papi del Novecento per il quale non sia mai cominciato neppure un processo di beatificazione sia Benedetto XV, proprio quello che ha condannato severamente la prima guerra mondiale, l’«inutile strage» e i governi che decisero di scatenarla. Perché questa esclusione? E perché tante altre persone pacifiste e di grande pensiero, anche eroiche (don Primo Mazzolari, Aldo Capitini, Danilo Dolci, Hedi Vaccaro, Ernesto Balducci, Alexander Langer, Lidia Menapace, Luisa Morgantini, tanto per citarne alcuni) sono rimaste quasi del tutto sconosciute?...........