venerdì 7 giugno 2019

L'ultima grande occasione persa da Luigi Di Maio e dal M5s.






di Sergio Di Cori Modigliani



Non è certo una notizia (e tantomeno una novità) ricordare ai lettori che da almeno 50 anni, in Italia, la Fiat gestisce la più potente lobby italiana dell'informazione economica e politica.
Non c'è da sorprendersi, quindi, che l'intera classe politica dirigente italiana e quella mediatica (che io sappia, nessuno escluso) abbia commentato oggi la mancata fusione tra Fca e Renault come un insulto e una minaccia nei confronti del nostro paese, stabilendo che lo Stato francese è intervenuto bocciando la trattativa perchè i galli sono protezionisti e ipocriti sovranisti.
Ma, andando a spulciare nell'informazione -sia cartacea che televisiva che web- nelle tre Americhe, in Cina, in Gappone, in India e nell'intero continente asiatico, si riceve una informazione di tipo diverso e viene offerta una lettura altra, molto distante da quella italiana.
A cominciare dal Wall Street Journal e da China news, entrambe sempre molto ben informate, testate che godono di una credibilità acquisita e certificata.
Tenendo presente che asiatici e americani, nel complesso, rappresentano il 68% della popolazione mondiale, nonchè il 70% del pil planetario, mi sembra giusto condividere la loro idea con voi, sottolineando l'aspetto declinante del nostro fare informazione, della nostra marginalità provinciale, e dell'isolamento geo-politico totale.
Come è noto, circa 35 anni fa, la francese Renault, per volontà di Jacques Chirac, fece un accordo societario di partnership industriale con la nipponica Nissan. L'industria giapponese è -come è noto- all'avanguardia nello studio, progettazione e produzione di automobili NON alimentate da carburanti fossili. Stanno lì in prima fila, ad attendere (per ottenere il via) di riuscire a battere la più potente lobby del pianeta, quella dei petrolieri e della finanza a loro collegata (cioè arabi, iraniani, libici, russi e texani tutti sempre amorevolmente insieme). Nell'accordo siglato alla fine degli anni'80 tra la Nissan e la Renault esistono tre clausole specifiche relative a questo punto che consentono alla Nissan di occupare un solido posto nel consiglio di amministrazione avvalendosi della facoltà di veto riguardo all'assunzione di ogni nuovo socio. Non appena è arrivata la proposta ufficiale e formale da parte della Fca, i francesi hanno subito risposto perchè no? Ci sembra un'idea realistica e ottima, ma noi dobbiamo prima attendere il parere della Nissan.
La Fca, invece, non ha voluto attendere, e per motivi finanziari ha reso subito pubblico il varo della trattativa.
Giovedì mattina, la Nissan ha espresso parere fortemente negativo e contrario motivandolo con il fatto che la Fca -tra le grandi aziende- è l'ultima (nonchè perdente) nel pianeta per ciò che riguarda investimenti in ricerca e innovazione nel campo delle auto ibride, elettriche, solare e idrogeno, avendo scelto sei anni fa di votarsi al suv diesel per monetizzare nell'immediato subitaneo, rinunciando a una prospettiva di più ampio respiro. La Nissan considera se stessa un anello del futuro e considera la Fca un anello del passato. La Renault ha preso atto e lo ha comunicato agli Agnelli chiedendo tempo.
La Fca, invece, ha rotto e si è ritirata per scelta.
Questi sono i fatti oggettivi nudi e crudi.
Da cui le reazioni e i commenti di tutti.
Di Maio e il M5s si sono allineati.
In tal modo perdendo un'occasione davvero molto ghiotta (e aggiungerei forse unica) di prendere tre piccioni con una fava. Come?
Se Di Maio fosse stato uno statista e un solido politico abile avrebbe approfittato per applaudire sia la Nissan che la Renault, sottolineando con vigore l'ottusa miopia di Marchionne (geniale e imbattibile manager della finanza, ma del tutto indifferente all'ecosistema, all'ambientalismo, e all'ecologia) spezzando una lancia contro la mitomania dei diesel suv, sostenendo le nuove politiche energetiche di Macron e di Abe e ricordando alla Ue che il M5s ha sempre avuto come bandiera propulsiva del proprio consenso la difesa sacrosanta dell'ambiente. Se avesse fatto questo, i francesi e i giapponesi e i tedeschi lo avrebbero applaudito riconoscendolo come fratello nel bisogno (Italia, Giappone, Francia e Germania, tutte insieme non riempiono neppure una tanica di benzina, come è noto) e immediatamente sarebbero diventati più malleabili nel trattare le problematiche del nostro debito. Tutti i verdi europei e lo zoccolo duro del bacino elettorale pentastellato avrebbero applaudito recuperando la propria identità e, infine, Di Maio avrebbe avuto la opportunità di aprire un canale privilegiato di discorso con Francia, Germania, Giappone.
I mercati si sarebbero tranquillizzati, lo spread sarebbe sceso di almeno 25 punti e il M5s avrebbe ritrovato i suoi elettori.
Un gran bel colpo.
E invece no. Macchè.
Stiamo con i petrolieri texani (Steve Bannon li rappresenta in Italia) e con quelli russi via Marie Le Pen/Salvini, aiutando anche la Cina che non vede con favore nè l'ibrido nè l'elettrico nippo/francese, dato che in Asia i due giganti si odiano da circa 2000 anni.
E' andata così.

Qui di seguito pubblico la dichiarazione formale del ministro francese dell'economia che ha girato in tutto il mondo.
Tranne che in Italia, si intende.


Ha dichiarato Bruno Le Maire:

“La nostra prima esigenza era che questa fusione fosse siglata nel quadro dell'alleanza tra Renault e Nissan. Questo presupponeva che i rappresentanti di Nissan, presenti nel consiglio di Renault, votassero a favore del progetto. Mercoledì sera questa condizione non è stata rispettata: il nostro partner si sarebbe astenuto in caso di voto nel consiglio di Renault. Avremmo potuto prendere altro tempo per ottenere il suo appoggio necessario al lancio della fusione su basi chiare e solide. Oltretutto il mio viaggio in Giappone nel fine settimana, per il G20 finanziario, mi permetteva di proseguire le discussioni con i nostri partner giapponesi. Ma Fca ha fatto una scelta diversa. Da parte nostra, noi abbiamo agito sin dall'inizio con coerenza e fermezza. Per il futuro, chi lo sa"

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