sabato 4 agosto 2018

L'insostenibile voglia di tragedia.






di Sergio Di Cori Modigliani


La farsificazione della realtà è la più diabolica trappola satanica nella quale la sinistra radicale e liberale è caduta nell'ultimo decennio, dando vita a un processo inconscio di auto-distruzione.
La farsificazione è la base strutturale dell'attuale processo di neo-negazionismo, il cui obiettivo consiste nel re-inventare la realtà a proprio uso e consumo trasformando i processi della Storia in un evento soggettivo.
La strada è stata spianata nei decenni dal berlusconismo vanziniano, sorretto dalla bulimìa dei comici a oltranza che si sono sostituiti -nella produzione dell'immaginario collettivo- ai liberi pensatori, agli artisti profondi, agli intellettuali.
Questo processo è tutto italiano e la responsabilità è di tutti noi.

Ciò che è stata cancellata (complice la squisita seduzione dei meme feisbukkiani) è la libertà di poter accedere al concetto di "tragedia", incorporazione emotiva collettiva che consente di poter elaborare i dati negativi della realtà per trarne dei significati evolutivi, pedagogici, ottimistici, al servizio della collettività, desiderosa di essere messa al corrente su ciò che accade,
"Farsificare" è l'ordine imperioso dei nostri tempi, perchè tutto ciò che accade deve essere trasformato in "farsa" e bisogna impedire ad ogni costo che gli eventi vengano presentati al pubblico degli elettori per ciò che sono: dettagli tragici, che pre-annunciano la tessitura di una tragedia collettiva in atto.

Tutto ciò è una premessa a commento dell'ultima proposta lanciata dal ministro Fontana, relativa alla necessità di cancellare il "reato di propaganda d'odio razziale".
Il ministro Fontana è un uomo intelligente, nient'affatto sprovveduto, abile soggetto politico con una lunga esperienza territoriale. Non è affatto uno sciocco, tantomeno imprudente.
Era pienamente consapevole del fatto che la sua iniziativa non sarebbe mai finita sul tavolo di Giuseppe Conte per legiferare apposito decreto di cancellazione. Il fine non era quello.
Il fine consisteva nel veicolare, in maniera surrettizia, l'idea subliminale dell'autentico pensiero ideologico che sorregge il governo e prepara il futuro della nazione. Tanto è vero che sia Di Maio che Salvini hanno reagito fornendo la stessa risposta di reazione: Il ministro Fontana ha espresso una sua opinione personale. Non è affatto una priorità dell'attuale governo. Nessuno dei tre ha spiegato e specificato che "l'opinione del ministro lede la portanza strutturale democratica del governo e quindi non verrà mai neppure contemplata nel futuro come proposta possibile".

Il fine era questo: far credere al pueblo che si voleva lanciare subito un decreto di cancellazione della legge Mancino.
No. Proprio no.
Il fine era lanciare piattaforme di dibattito su specifici argomenti.
Per il governo "non è una priorità".
Ma nessun membro del governo ha dichiarato di essere contro.
Anzi.
E adesso, scatta la farsificazione, grazie alla quale hanno fatto passare le leggi, i decreti, e i provvedimenti più iniqui negli ultimi 20 anni. Tutti a riderci su e a scherzarci.
Per l'appunto: la farsa.

Essere italiani liberi, oggi, significa "richiedere con tutta l'aria dei propri polmoni la libertà di poter essere finalnmente tragici".
La farsificazione è l'anticamera della falsificazione.
Non è un caso che l'ex ministro Scajola (quello della casa acquistata "a sua insaputa") è diventato un classico della comicità on line, un'icona della farsa, perchè nessuno -illo tempore- ha lavorato politicamente, intellettualmente, mediaticamente, per sottolineare il significato tragico di quella espressione da lui usata, pretendendo che si ritirasse a vita privata per sempre, anche solo per quella risposta. E invece, grazie alla farsificazione, passata l'onda comica dei meme, è rientrato dalla porta laterale e adesso è sindaco.

La tragedia di questo popolo può trovare un proprio simbolo di riconoscimento in questo evento scajoliano.
Non c'è niente da ridere. E non c'è farsa che tenga.
O si comincia a cogliere la necessità di disegnare un realistico quadro potenzialmente tragico, oppure tanto vale non occuparsi più di politica, di attualità, di media.

Non c'è niente di più patetico e penoso che vedere degli attori che indossano una maschera comica in un film tragico.
Questo scarto spettacolare ci rende un popolo di cialtroni inaffidabili.
Era esattamente ciò che volevano Berlusconi e i suoi amici.
Sapevano in anticipo che su quella strada vanziniana, uno come Scajola sarebbe finito per essere riconosciuto un giorno dagli elettori come maschera, e quindi votato. Che è ciò che conta.
Mi sono stancato di ridere.
Ho una gran voglia di piangere calde lacrime civiche.
Essere consapevole di essere finito dentro una tragedia collettiva mi fa sentire libero.

No alla farsa.

1 commento:

  1. Anche candidare al parlamento uno condannato per appropriazione indebita, quindi un ladro, non è tragedia ma farsa.

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