giovedì 23 agosto 2018

Il Diritto di sapere............





di Sergio Di Cori Modigliani


Il pane psico-sociale di cui noi italiani abbiamo davvero bisogno (tutti, nessuno escluso) è quello della "chiarezza e trasparenza".
Entrambi i termini sono opposti alla selvaggia foresta mediatica degli opinionisti, genia promossa e lanciata -per l'appunto- al fine di contribuire a produrre caos, confusione, armi di distrazione e ignoranza convulsa.
Questa mattina, il ministro Di Maio, nel corso dell'annunciata conferenza stampa, con brillante sicumera, ha spiegato a el pueblo+giornalisti accreditati di aver ricevuto, letto, studiato e rubricato, il giudizio scritto dell'avvocatura di Stato relativo al contratto tra governo e acquirenti dell'Ilva sottoscritto dal precedente governo. Il ministro ha spiegato con grave (e comprensibile, nonchè lecito) allarme, che l'avvocatura ha sottolineato delle "forti criticità" tali da identificare un abuso di potere che porta verso l'inevitabile annullamento della gara in questione.
Se Di Maio questo sostiene, noi dobbiamo crederci.
L'immediato passo successivo consiste nel presentare adeguata e formale documentazione (sempre all'avvocatura dello Stato) per denunciare Calenda, Del Rio, Gentiloni, nonchè l'avvocato dello Stato che nella primavera del 2017 ha firmato la liberatoria, sostenendo che tutto era frutto di un abuso condiviso dai quattro, in quanto associati nell'emissione di reato.
Sarebbe utile e fondamentale per l'intera nazione (senza faziosità e schieramenti preterintenzionali) pretendere che la questione venga immediatamente in tale modo accolta e affrontata. Da oggi, è mediaticamente logico -nonchè possibile- sostenere che Calenda, Del Rio, Gentiloni e l'avvocato dello Stato firmatario, hanno tradito la fiducia del paese emettendo un grave reato. Il che non è opinabile.
O è così, oppure non è così.
E la nazione (qui intesa come paese nella sua totalità) ha il diritto di sapere se il ministro Di Maio farnetica, calunnia e diffama, oppure invece ci sta raccontando una sacrosanta verità oggettiva e quindi il quartetto Gentiloni/Del Rio/Calenda/avvocato dello Stato deve essere immediatamente denunciato e quindi andare sotto legittimo processo come si conviene a uno Stato di Diritto.

Non è possibile, non è accettabile, non è sano, non è logico, che non accada niente, e la forte argomentazione del ministro Di Maio finisca rubricata sotto la voce "opinione personale".
Questo non è accettabile.
Abbiamo bisogno, nonchè diritto, di sapere quanto prima è possibile se abbiamo a che fare con un farneticatore pericoloso oppure avevamo degli autentici mascalzoni alla guida del paese.
Non esistono terze vie.
Ah! Dimenticavo: siamo in Italia.
Finirà, temo, in un nulla di fatto. Appunto, la terza via.
E la palude seguiterà a sommergerci ingoiandoci tutti come le sabbie mobili.
Anche perchè, una delle quattro persone potenzialmente inquisibili e oggi ufficialmente accusate, è la stessa persona che dovrà ricevere la denuncia avviando la procedura.

Lasciamo perdere, quindi, la Diciotti, Asia Argento, la Ue e Cristiano Ronaldo.
Occupiamoci di questo: abbiamo il sacrosanto diritto di sapere come stanno veramente le cose. E non devono interessarci le nostre reciproche opinioni (io non ne ho alcuna a riguardo) dobbiamo fare pressioni perchè si esprimano pubblicamente solo e soltanto i soggetti coinvolti.
Che parlino tutti al paese e facciano chiarezza.
Prima che sia troppo tardi.

2 commenti:

  1. "... l'avvocatura ha sottolineato delle "forti criticità" tali da identificare un abuso di potere che porta verso l'inevitabile annullamento della gara in questione."

    FALSO.

    Secondo me non ha ascoltato bene Di Maio, il quale ha detto che per potere annullare l'asta, non per potere accusare qualcuno di illecito, bisogna che si verifichino DUE condizioni, la prima quella del cosiddetto "abuso di potere" che si sarebbe concretizzato nel non consentire rilanci rispetto alle offerte presentate, questo, sempre secondo Di Maio, renderebbe l'atto "illegittimo". Ma non basta per l'annullamento, infatti serve una seconda condizione, quella dello "interesse pubblico". Per quello che ho capito, significa che bisogna dimostrare che l'annullamento è necessario per evitare un danno o per concludere un guadagno rispetto all'interesse generale della Nazione.

    Infine, mi sembra ovvio che l'Avvocatura di Stato ha rilevato delle "criticità" nel senso che gli atti potevano essere compiuti un un'altra maniera ma non ha rilevato patente violazione di legge, ovvero quello che dice Di Maio è la sua interpretazione che presuppone la "valuazione politica" delle finalità e degli scopi dei succitati atti.

    A monte, c'è un'altra ragione ovvia: le leggi sono scritte in modo che includano un certo numero di condizioni e che si prestino alla interpretazione. Non capita solo per l'insipienza del legislatore, cioè dei Parlamentari. Capita anche DI PROPOSITO, perché il legislatore si vuole garantire la libertà di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, secondo antichissima tradizione.

    Quindi la terza via esiste eccome.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bisogna essere un po' ingenui per non sapere come funzionano le cose.
      Nell'articolo del Sole24Ore che ho collegato sopra si descrive un certo numero di "consuetudini" che magari fanno rabbrividire, se pensiamo ai fallimenti delle Banche, alle privatizzazioni e alle concessioni di Stato, eccetera, però NON CI SONO REATI.

      Che è soltanto ovvio, quando un comportamento diventa "consuetudine", non può essere sanzionato dalla Legge, è una contraddizione in termini.

      Si può leggere anche al contrario, ovvero se si vuole che un certo comportamento DIVENTI consuetudine, lo si "istituzionalizza" per legge. Il caso ovvio di questi tempi sono i famosi "diritti civili", che non sono ancora "consuetudine" ma vengono applicati a forza sul "popolo" incapace di intendere e di volere, da un Parlamento intenzionato a portare il "popolo" PER FORZA verso un "radioso avvenire".

      Le due cose, cioè la parte dell'articolo del Sole24Ore, cioè i costumi che fanno la Legge e la seconda, cioè la Legge che fa i costumi, ironicamente COESISTONO.

      Cioè la STESSA GENTE che sostiene la necessità di applicare a forza i "diritti civili" sul "popolo" ottuso, è quella che partecipa alle "consuetudini" che fanno in modo che la Legge non sanzioni certi comportamenti.

      Non so se mi spiego.
      Altro che "terza via", qui siamo più nella "quarta dimensione".

      Elimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.