mercoledì 25 maggio 2011

Le verità che non dicono agli italiani e il perchè la battaglia di Milano è diventata fondamentale per il futuro della nazione

di Sergio Di Cori Modigliani

Se, lunedì prossimo al pomeriggio, i risultati elettorali ci diranno che a Milano l'avvocato Pisapia ha vinto ed è diventato sindaco al posto della Moratti, dovremo ringraziare Berlusconi a nome di tutti gli italiani.
Una volta tanto, ha detto la verità.
Consapevole della fondamentale posta in gioco, non fidandosi nè della Moratti nè di nessuno dei suoi alleati, ha estremizzato i toni mettendoci la faccia -e i suoi soldi e il suo potere mediatico- presentando una normale consultazione per il voto amministrativo come una drammatica resa dei conti e una vera e propria battaglia decisiva e fondamentale per il futuro del nostro paese.
Ha ragione.
E' proprio così.
Anche se, non ha spiegato le vere motivazioni.
Stanno cercando di spiegarcelo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, l'Istat e i cosiddetti "magistrati contabili", ovverossia i giudici che sono membri della Corte dei Conti, il cui compito consiste nel verificare i conti presentati dal governo per far sì che il bilancio della spesa pubblica possa poi essere firmato e garantito dalla Banca d'Italia.
La situazione del nostro paese è la seguente: il dato oggettivo -e quindi indiscutibile- conferma che l'Italia ha fatto male i conti (oopure Tremonti ha detto delle bugie sapendo che le stava dicendo) per cui il nostro paese è "obbligato" ad aggiungere una "copertura aggiuntiva" di 46 miliardi di euro entro il 30 settembre 2011, pena la dichiarazione ufficiale di bancarotta. Il che vuol dire che non è possibile in alcun modo e per nessun motivo diminuire anche di un centesimo le tasse, che è necessario aumentare i tagli di almeno un altro 32%, che non è possibile finanziare il credito agevolato alle imprese, che non è possibile far scattare il piano previsto dal governo per il rilancio dell'economia.
Se a Milano lunedì prossimo vincesse la Moratti, sarebbe possibile metterci subito una pezza.
Si troverebbero "magicamente" subito 28 miliardi di euro e dopo quattro settimane altri 12.
Da dove? (adesso ve lo spiego).
Ma prima sarebbe bene avere in mente qual'è il prezzo che l'Italia dovrebbe pagare in cambio di questa cifra.
Perchè non sarà una banca a darcela, non saranno investitori stranieri, non sarà la banca centrale europea.
Sarà la mafia siciliana.
E neppure tutta. Saranno tre famiglie della mafia siciliana, i cui capi vivono in un piccolo meraviglioso stato dei Caraibi e a Miami, Florida, nel sud degli Usa.
Ecco i fatti:
Quando l'anno scorso, a novembre, Tremonti ha presentato il piano finanziario e quello della manovra economica, le istituzioni finanziarie internazionali l'hanno accettato, mordendo un po' il freno, ma prendendo atto della anomalia della situazione italiana soprattutto per il fatto che alla voce n.152 a pag.34 del prospetto informativo della Banca d'Italia presentato al Fondo Monetario Internazionale, la cifra di "entrate pari a 42 miliardi di euro" aveva una importante postilla: era considerata una misura estrema e passeggera che serviva -come fine- a coprire la spesa di investimenti produttivi interni per dar credito alle imprese locali e nazionali rilanciando l'occupazione e il lavoro.
Quella voce specifica era relativa alla terza industriale nazionale (che ha sostituito quella turistica scesa al quinto posto):  "il gioco d'azzardo" ed era relativa alla concessione di licenza per l'apertura di "altre 16.500 sale giochi" disseminate in tutto il territorio nazionale, all'interno delle quali si trovano roulette, tavoli da poker, slot machine che, nella mente di Tremonti, avrebbero dato anche lavoro a circa 500.000 giovani (tra croupier, esercenti, guardie, buttafuori, buttadentro,ecc.). Queste concessioni vengono date a sei società che sono collegate a Equitalia e hanno il compito istituzionale di far pagare le tasse e raccogliere i proventi (appunto i 40 miliardi di euro) le quali danno un appalto esecutivo ad altre dodici società, tutte garantite dal governo, che sono responsabili del fatto che il gioco rispetta delle normali procedure legali.
Queste dodici società, però, sono vuote.
Esistono sulla carta. Non nella realtà economica.
Sono società di mediazione che, a loro volta, hanno dato l'appalto ad altre sei società, che hanno passato l'appalto ad altre due società, con sede centrale, una nell'isola di Saint Martin, nei Caraibi, e l'altra a Miami, Florida, Usa. Entrambe appartengono per il 50,6% a due famiglie della mafia siciliana.
Il fatto è che Equitalia ha presentato una regolare inchiesta alla Corte dei Conti in data 31 marzo 2011 dimostrando che le dodici società appaltatrici non hanno versato i 6 miliardi di euro previstinel primo bimestre
Sono evasori.
Ma quando sono andati a prendere i soldi non hanno trovato nulla.
Non esistono neppure gli uffici.
Si è mossa la guardia di finanza che ha impiegato 43 giorni per ricostruire il tutto.
I mercati mondiali finanziari, pefettamente al corrente della situazione hanno bocciato l'Italia.
Ma ecco spuntare Berlusconi con la soluzione (classica del giocatore d'azzardo compulsivo) : raddoppiare la posta.
Si raggiunge, in data 4 maggio, un ennesimo accordo con le stesse società, concedendo nuove concessioni, tutte nell'hinterland milanese e in Milano città, pari all'apertura di 11.876 nuove sale gioco, che dovrebbero fornire un nuovo introito di supplementari 32 miliardi di euro, sufficienti a coprire subito il buco del Tesoro.
Il fatto è che le famiglie che detengono il potere economico di queste società, in cambio di questo "favore" hanno ottenuto il passaggio degli appalti sia per la costruzone di Expo 2015 sia per il varo del piano edlizio lombardo per complessivi 12 miliardi di euro. L'esecuzione di questi lavori passerebbe quindi, per contratto, a due famiglie siciliane che si trovano a St. Martin  e a Miami; non perseguibili.
In tal modo Tremonti copre il buco, Berlusconi si salva, a Milano falliscono almeno 250 aziende edili, (gettando sul lastrico almeno 20.000 persone) che vengono sostituite con società di copertura delle due famiglie siciliane, e la mafia prende possesso "per intero e definitivamente" del territorio industriale meneghino.
Se invece Berlusconi perde, non vengono rilasciate nuove licenze, perchè Milano non vorrà accogliere altre 11.000 sale da gioco e non vorrà cedere gli appalti edili a società di comodo. Se le terrà strette per costruire ricchezza locale, soprattutto adesso che esiste il federalismo. Ma in questo caso la mafia presenterà il conto personale a Berlusconi, e pensiamo sarà piuttosto salato.
Berlusconi ha pensato di farlo pagare agli italiani.
Se non passa a Milano, si troverà da solo a vedersela con quelle due famiglie.
Come ha detto il senatore Umberto Bossi "Berlusconi mi fa pena, non vorrei stare al suo posto se la Moratti perde Milano. Perchè noi non andiamo a fondo insieme a lui. Ci va da solo".
Se si perde Milano, Tremonti è "obbligato" dalla Banca Centrale Europea a dichiarare insolvibili le aziende che non pagano le tasse a Equitalia per le concessioni del gioco d'azzardo e deve riconvertire il settore passandolo da gioco d'azzardo a rilancio dell'economia nazionale. Ma avendo già perso Torino e Bologna, si trova anche una Milano in mano all'opposizione, che non accetterà di certo l'idea di mettere tutto in mano a quelle due famiglie siciliane. Presenteranno il conto anche a lui.
Per Standard & Poor's i conti dell'Italia, quindi, non sono "veritieri" perchè alla voce entrate risultano soldi che non è possibile avere se non sulla carta. Da cui il nostro declassamento e l'umiliazione di dover soltanto eseguire ordini in Europa che Francia o Germania ci dettano a seconda delle loro esigenze.
Milano è fondamentale. E' decisiva.
Ha ragione Berlusconi.
Se vince Pisapia è davvero la fine.
E' la fine della pace sociale ed economica della sua famiglia, e dei suoi soci.
Che, nella sua mente, è identificata con il paese.
Bisogna vedere se avviene la stessa cosa nella mente degli italiani.

martedì 24 maggio 2011

Nell'ndifferenza generale dei media e delle femministe italiane si fa sempre più acceso il dibattito, divenuto vero e proprio scontro, tra maschi e femmine sulla parità di diritti nel mondo del lavoro.


di Sergio Di Cori Modigliani

Mentre l'Italia insiste nel presentare se stessa come un paese completamente fuori dai giochi che contano, ormai, purtroppo, decisamento extra-europeo, se non altro per il fatto che la Repubblica Italiana è l'unica nazione tra le democrazie occidentali avanzate in cui nè i media nè le femministe nè i soggetti politici attivi di sesso femminili hanno scelto di dire la propria, in Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa, sta divampando lo scontro sulle pari opportunità. Quello che sembrava essere il consueto dibattito sulla condizione femminile nel mondo del lavoro, si è trasformata in una micidiale guerra dichiarata per il fatto che avviene all'interno di un ristretto circolo privilegiato di potenti, professionisti affermati, -sia maschi che femmine- con solide competenze e fior di lauree e specializzazioni, molto spesso con famiglie di provenienza agiata alle spalle. Ma la lotta di queste professioniste sta diventando una battaglia collettiva il cui fine consiste nel chiarire l'assoluta necessità di nuove regole di organizzazione del mondo del lavoro in occidente.

Basterebbe pensare che all'interno del Fondo Monetario Internazionale dei 179 posti di lavoro a livello dirigente, i maschi occupano il 78% delle posizioni più ambite. Su 756 donne in pianta stabile (la più scarsa ha almeno due lauree, una in economia finanziaria e una in economia politica o pianificazione finanziaria) il 94% ha un superiore come capo-ufficio di sesso maschile al quale deve rispondere, il quale, tecnicamente, risulta responsabile unico delle loro possibilità di carriera. Delle 48 donne alte dirigenti soltanto una ha nel suo staff un maschio. Il 99,99% del personale dirigente ha come segretarie e impiegate di basso livello, delle donne. Non vemgono assunti maschi nei ruoli subalterni. Due giorni fa il New York Times ha pubblicato una lettera a firma di 234 donne che lavorano nella istituzione, le quali protestavano sostenendo che "l'ambiente di lavoro appartiene a un'idea del passato, perchè all'interno si respira un'atmosfera da vecchi feudatari di altri tempi con diritto di prelazione sulla vita anche privata delle donne, una specie di ius primae noctis post-moderna".

Per i francesi è stato un vero e proprio schiaffo in faccia, è inutile negarlo. Soprattutto per il loro orgoglio (che vuol dire turismo, costruzione di mitologie collettive-e quindi merci da vendere- immagini visive, film, libri in cui identificarsi alla ricerca di nuovi modelli di comportamento) e quindi hanno immediatamente risposto in due modi. Hanno inviato al prestigioso quotidiano di New York una lettera collettiva firmata da 756 impiegate assunte a Parigi -ma tutte di livello basso- che sostengono di essere felici del loro lavoro e di trovarsi un ambiente ideale e meraviglioso. Come seconda mossa -fortemente voluta da Sarkozy- l'immediata candidatura dell'attuale Ministro delle Finanze, Christiane Lagarde, come erede del malcapitato Strauss Kahn.

Questa mattina, 24 maggio, la eminente economista candidata al prestigioso incarico ha trionfalmente annunciato di avere avuto un lungo colloquio con l'ambasciatore della Cina a Parigi, il quale ha fatto cadere il proprio veto e ha deciso di appoggiare la sua candidatura.

Immediatamente dopo -non era trascorsa neppure un'ora- la segreteria centrale del Fondo Monetario Internazionale ha annunciato che dal 1 luglio del 2011 eleverà la percentuale di donne assunte a livelli dirigenti dal 22% al 30% lanciando sei concorsi il cui bando verrà pubblicato la prossima settimana sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea a Bruxelles.

In Usa questo atto viene considerata una piccola vittoria del movimento delle donne che lottano e combattono per raggiungere una pari opportunità nel mondo del lavoro. Ma annunciano "non è che l'inizio". La ministra Lagarde ha già fatto sapere che "il mondo è popoalto da maschi e femmine, entrambi bisognosi di credito finanziario; lotterò per una pari dignità a livello dirigente per cominciare ad affrontare i problemi mondiali in maniera diversa".

In Italia, non viene neppure data la notizia.
Non ne parla nessuno. Sembra che l'argomento non interessi.

Raglia raglia, giovane Itaglia





lunedì 23 maggio 2011

Sesso. Bugie. Arroganza. Che cos'è che spinge gli uomini potenti a comportarsi come maiali?


di Sergio Di Cori Modigliani

Che ormai l'Italia sia un paese sempre di più al margine del dibattito evoluto nelle società più avanzate, è purtroppo ormai fuori discussione. Si tratta di una magra realtà, di cui sono a conoscenza le persone che seguono ciò che accade (e ciò di cui si discute) nelle democrazie occidentali pià avanzate, da cui noi ci siamo auto-esclusi.
L'affaire Strauss Kahn ha scatenato in Francia, Germania, Gran Bretagna, e soprattutto in Usa, un acceso dibattito (in televisione, su alcuni canali indipendenti statunitensi addirittura 24 ore su 24 no stop gestito da quattordici associazioni di diritti civili attive nel campo della denuncia della violenza sessuale sulle donne). A tal punto attuale, il dibattito, da aver spinto l'autorevole settimanale Time (connservatore moderato) a dedicargli un numero speciale dall'emblematico titolo "Sesso, bugie, arroganza. Che cosa spinge gli uomini potenti a comportarsi come dei maiali?".
Mentre in Francia (ora dopo ora sempre di meno per fortuna) c'è ancora chi sostiene l'innocenza di Strauss Kahn ritenendolo vittima di un complotto, intellettuali, politici, economisti, psicologi, hanno deciso di prendere il torno per le corna affrontando il problema per ciò che è nella sua vera essenza "nel mondo occidentale si sta sviluppando un fenomeno di spaventosa decadenza etica e morale tale per cui gli uomini di potere, nel nome del loro privilegio, si sentono in diritto di operare come dei veri e propri porci abusando e violentando le donne -purchè siano di censo inferiore o in uno stato di dipendenza economica o dei sottoposti- pretendendo poi l'immunità nel nome della propria posizione, avvalendosi del fatto che ritengono verranno aiutati e appoggiati dai propri colleghi di azienda, di partito, di associazione, eventualmente addirittura di governo. E' l'anticamera della barbarie".

Parole con le quali è fin troppo ovvio andare d'accordo. Eppure, in Italia, il dibattito non è decollato.

Quattro giorni fa, sul corriere della sera, Carmen Llera Moravia, la quale non ha mai fatto mistero di aver coltivato una relazione intima con Strauss Kahn, sentendosi sotto pressione, ha scelto di inviare una lettera aperta al quotidiano milanese; la riportiamo integralmente.

La lettera recita così:

Caro Direttore, dopo giorni di silenzio vi scrivo, è un errore usare il mio libro Gaston, pura finzione letteraria, per illustrare un fatto reale, ''Gaston'' non ha nulla a che vedere con Dominique Strauss-Kahn che conosco e frequento da anni. Non sono mai stata una sua vittima come qualcuno ha scritto, non è un uomo crudele primitivo o sadico, la violenza non fa parte della sua cultura, ama il sesso, so what? (e allora? ndr) non mi sembra un delitto, a volte i corpi esprimono più delle parole... ma non desidero fare della letteratura in un momento così tragico, anche perché la letteratura non salva nessuno, non salverà lui e neanche me.
Non so cosa sia successo nella suite del Sofitel, probabilmente c'è stato un rapporto consenziente, ma escluderei la violenza sessuale, non vorrei che Dominique Strauss-Kahn diventasse «le bouc émissaire» (il capro espiatorio, ndr) di un certo puritanesimo americano, antieuropeo e antifrancese.
Non vorrei che dovesse pagare anche per la mancata estradizione di Polanski o per sporchi giochi di potere politico ed economico.
Desidero solo che possa dimostrare subito la sua innocenza e tornare l'uomo libero e sorridente che ho visto giorni fa.


Nonostante la signora Llera Moravia si sia sempre definita un'accanita libertaria e sostenitrice dei diritti civili più evoluti, questa volta non ha ritenuto opportuno spendere una parola su quest'argomento.
Anzi.
Appare chiaro anche ai più reticenti come la sua esigenza fondamentale sia quella di prendere le distanze sostenendo che un personaggio di un suo libro pubblicato anni fa (che lei stessa aveva fatto in modo -allora- di far sapere a tutti che si trattava di Dominique Strauss Kahn, con il dichiarato fine di presentare se stessa come un tipo di donna in grado di avere relazioni con uomini potenti e famosi) non ha nulla a che vedere con l'imputato. Una specie di auto-denuncia rispetto all'attenta pubblicità che lei aveva cavalcato quando il suo romanzo era uscito.
Il suo intervento, quindi, è stato considerato più un intervento individuale dal taglio gossip che altro. Quindi ha lascato il tempo che trovava.
Ma un'attenta lettrice della realtà, donna intelligente e sensibile, Maria Laura Rodotà le ha risposto pubblicamente sul corriere della sera, cercando di interpretare la posizione più avanzata delle donne pensanti in Italia.
Riportiamo per intero, qui di seguito, la lettera di Maria Laura Rodotà:
Maria Laura Rodotà per il Corriere della Sera, pubblicato il 21 maggio 2011.
Cosa sarebbe successo se Dominique Strauss-Kahn fosse stato arrestato per furto, e una vecchia amica lo avesse difeso dicendo «non credo sia un ladro, è uno che ama i begli oggetti» ? Di sicuro, qualcuno avrebbe spiegato all’amica che c’è una certa differenza; che apprezzare l’arte è una gran cosa, portarsi via un quadro da un museo è reato. Viene da pensare che un’ipotetica amica colta e di mondo si affretterebbe a disconoscere un presunto ladro di beni artistici.

E allora perché (sul serio: perché?) una donna intelligente corre, con una lettera, in aiuto di un uomo accusato di stupro, quindi non di un delitto contro il patrimonio, bensì di un ben più grave reato contro la persona? Carmen Llera avrà le sue ragioni personali, quando solidarizza con Strauss-Kahn. Ma fa un danno, culturale, in senso lato, a tutte le persone, donne e anche uomini, che sono vittime di violenza sessuale.

«A volte i corpi esprimono più delle parole» , scrive Llera nella sua lettera pro-Strauss-Kahn. È vero: trovarsi addosso il corpo di un anziano economista è- se le accuse sono fondate- un’esperienza più intensa e traumatica dell’ascolto di una sua relazione sul debito greco. «Lui non è un uomo primitivo o sadico – continua Llera – ama il sesso, so what? (e allora? ndr)» . Allora, l’elegante «so what?» buttato lì presume una partner consenziente. Anche ad atti primitivi o sadici. Llera non è «mai stata una sua vittima» , assicura.

La cameriera africana che giura di essere stata aggredita da Strauss-Kahn forse sì. Di sicuro ora è una vittima di quei media che pubblicano il suo nome, ipotizzano che sia malata, cercano notizie su di lei. E accusano gli americani che le credono di puritanesimo. E il garantismo delle élite europee, nel caso Strauss-Kahn, rischia di far male, nel medio termine, a tutte le vittime di stupro.

Fa male decidere a priori che «è stato probabilmente un rapporto consensuale» ; fa male la disinvoltura con cui alcune giustificano il simpatico ormai ex statista. Perché poi, al netto della probabile (quella sì) sincerità sentimentale di Llera, questo gusto del politicamente scorretto può diventare una pericolosa, e costrittiva, forma di conformismo (tra l’altro: cosa sarebbe successo se una forzuta cameriera nera sessualmente ossessionata dai sessantenni con l’erre moscia avesse aggredito Strauss-Kahn? Sarebbe in galera, ovvio, e nessuno le darebbe una chance).


Davvero una bella lettera. Intelligente, accurata, con diverse esche appetitose sufficienti per far scatenare immediate repliche da parte di donne provenienti dai settori più diversi dello schieramento ideologico italiano, dalla Santanchè alla Bonino, dalla Polverini alla Finocchiaro, ecc.ecc.
E invece non è accaduto nulla.
Perchè in Italia, la dittatura mediatica che noi tutti subiamo, seguita ad imporci di seguire le vicissitudini delle conmversazioni telefoniche tra Bossi e Berlusconi, tra Bersani e Vendola, oppure seguire le storie scollacciate delle ragazze di Arcore non occupandosi dei tempi dell'attualità di cui si occupa il resto del mondo progredito, evoluto, culturalmente più avanzato.
Siamo diventati una società marginale, che non partecipa.
Purtroppo, partecipare è un lusso che non ci possiamo permettere.
Siamo costretti a seguire la quotidiana mestizia dei nostri politicanti.
Non c'è da stupirsi, quindi, se l'Italia è stata retrocessa finanziariamente dalla Banca Mondiale dalla posizione tecnicamente identificata come AAA+ -nella quale era piazzata dal 1961 sempre più saldamente- alla posizione A-, per la prima volta dopo sessant'anni, secondo una terminologia che definisce la nostra repubblica "una nazione a rischio di fallimento a medio termine, con una economia stagnante, senza provvedimenti adeguati, senza riforme di struttura, senza un piano economico che garantisca i potenziali investitori sulla validità del rischio impresa in tale paese, con un aumento esponenziale della disoccupazione, diminuzione di investimenti e contrazione del consumo interno".
In seguito a questa presentazione, perfino i media italiani sono stati costretti a fornire qualche cifra "ufficiale", sintetizzata nell'allarmante dato statistico rilasciato il 23 maggio 2011 alle ore 7 del mattino: "L'Istat rivela che il 24,7% delle famiglie italiane è a rischio di crollare sotto la soglia della povertà".
Il dato, in realtà, era stato reso pubblico (ma non noto) nel marzo di quest'anno. Nessuno ne aveva parlato.
Mentre Tremonti andava in giro per i talk show a spiegare che l'Italia reggeva benissimo, nessuno dei suoi cosiddetti oppositori ha spiattellato la realtà dei dati ufficiali. Mai.
Oggi, pubblicati sulla prima pagina del Wall Street Journal, vengono messi a disposizione degli italiani.
I nostri concittadini scoprono l'acqua calda.
Così come nel caso Strauss Kahn nessuno ha abboccato alle davvero squisite e pepatissime esche che la brava e intelligente Maria Laura Rodotà ha offerto nella sua lettera al corriere della sera. Triste ma vero.
Il silenzio è un lusso che non possiamo più permetterci.
Il non dibattito è un lusso che non possiamo più permetterci.
La non partecipazione ai confronti del resto delle democrazie occidentali e la sottrazione delle nostre intelligenze collettive è un lusso che non possiamo più permetterci.

Altrimenti non possiamo poi lamentarci se una mattina ci sveglieremo e ascolteremo la comunicazione ufficiale che la Repubblica Italiana non appartiene più alle democrazie occidentali nè ai paesi ricchi che producono.

domenica 22 maggio 2011

L'ennesima occasione persa di dare un contributo, quanto meno un dibattito, alla necessaria riflessione sullo spaventoso aumento progressivo di stupri nella civiltà occidentale

di Sergio Di Cori Modigliani

Mentre tutti quanti noi, cittadini italiani più o meno pensanti, più o meno partecipanti, restiamo -inevitabilmente- avvinghiati alla resa dei conti tra coloro che amano e venerano Silvio Berlusconi e coloro che invece lo odiano e lo detestano, il paese, l'Europa e il resto del pianeta seguita a vivere le proprie problematiche e contraddizioni. Indifferente a ciò che accadrà a Milano il prossimo 28 maggio.

Se io fossi un fratello, compagno, marito, padre, amico, amante, cugino, collega, di una delle 84.570 donne (dato ufficiale statistico rilasciato dal Ministero degli Interni) che nel 2010 ha sporto regolare denuncia per stupro, violenza e abuso sessuale, mi verrebbe voglia di chiedere sia all'avvocato Pisapia che alla signora Moratti perchè, nonostante la città di Milano offra l'indecoroso spettacolo civico di presentarsi -in quanto fredda statistica- come la grande città d'Europa in cui "è maggiormente aumentato il numero di casi denunciati di violenza sessuale sulle donne nell'ultimo quinquennio, con una progressione allarmante che viaggia al ritmo di un aumento del 200% annuo" (così recita un documento presentato da un gruppo misto di sessuologi e psicologi al Forum sulla Violenza) non esiste neppure una parola (nei loro programmi) in cui si faccia minimamente cenno a questo problema.

E' un problema che ci riguarda tutti.

E in questi giorni avremmo avuto una possibilità e una opportunità storica di lanciarci tutti, ma davvero tutti tutti quanti, sia a destra che a sinistra, sia maschi che femmine, sia meridionali che settentrionali, in un dibattito, confronto, discussione, che prendesse spunto dall'arresto dell'ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss Kahn. E' ciò che sta accadendo in Francia, Germania, Usa, Danimarca, Svezia, Gran Bretagna, Repubblica Ceka, Svizzera, Uruguay, Argentina, Brasile. Forse anche in tante altre nazioni di cui non ho informazioni al riguardo.

In Italia, invece, il tutto si è esaurito con uno scambio minimo di lettere tra due o tre persone più o meno famosette (alcune delle quali, peraltro, scritte molto bene e con argomentazioni solide nonchè encomiabili) che non sono state sufficienti a sollevare la benchè minima curiosità.

La realtà è che, in Italia, dove la situazione dello scambio sociale dialogico quotidiano è regredita a un livello di inaudita e noiosa bassezza, è stato avvertito da tutti il rischio di finire per ricadere nel consueto viziaccio nostrano: azzuffarci l'un l'altro a proposito di Ruby e delle pupe di Arcore, vanificando così la nobile intenzione originaria di un confronto evolutivo.

E' fin troppo ovvio come tutti i padreterni mediatici che ogni giorno (sia a destra che a sinistra) ci ammoniscono dalle pagine dei quotidiani, dagli schermi televisivi e dai loro super efficienti blog per ricordarci la necessità di "ritornare a far politica", "abbassare i toni dello scontro", "evolverci per maturare", "affrontare i problemi reali di una nazione progredita" finiscano per perdersi tutti (nessuno escluso) in un bicchiere d'acqua fangosa ogniqualvolta l'attualità reale ci offre, invece, uno spunto interessante.

E' fin troppo chiaro che c'è stato un accordo di non affrontare il problema della violenza sessuale sulle donne per non finire a dover parlare come al solito di Berlusconi.

L'ennesimo grave errore che la dice tutta sulla complicità (magari addirittura inconscia e inconsapevole, il che peggiorerebbe le cose) tra i faziosi sostenitori della destra e i faziosi sostenitori della sinistra.
Entrambi, splendidi assenti quando si tratta di prendere di petto un problema angosciante che riguarda tutte le famiglie italiane, nessuna esclusa. Perchè sono tutti potenziali stupratori e sono tutte potenziali vittime.
Un confronto e un dibattito evoluto e sereno dovrebbe avere una funzione di prevenzione guardandoci in faccia e chiedendoci il perchè sia in aumento un fenomeno come questo, perchè tra le classi sociali privilegiate è in allarmante aumento il numero dei maschi potenti (in senso finanziario/politico) che considerano "norma" violentare una donna, e perchè cominci a diffondersi sempre di più una nuova estetica della cosiddetta "libertà erotica" che, nel nome di un gusto, una norma, uno stile, una cultura altra, offrono immagini, testi, video, documenti e film che incitano nel maschio la presentazione di un neo-modello di sessualità: la sopraffazione e la violenza fisica.

E' la pericolosa introiezione di un elemento tribale e primitivo nella coscienza colta ed evoluta della civiltà occidentale. Su questo avremo dovuto e potuto dibattere e confrontarci in questi giorni.

Purtroppo non è avvenuto.

Dobbiamo sorbirci ogni giorno che cosa dice o non dice Bossi, che cosa pubblica o non pubblica Libero, se la Moratti insulta Pisapia oppure non lo fa e se Di Pietro farà a non farà causa a Lettieri chiedendo i danni.

Nel frattempo la statistica ci informa che la violenza sessuale domestica, lo stupro, ha ormai dilagato presso le classi ricche, di censo più elevato.

Sanno di poter contare su una immunità mediatica.

E' davvero avvilente.

Oggi, parlare delle problematiche vere dei cittadini è diventato un lusso.

Che noi italiani non possiamo permetterci.
Così come non se lo potevano permettere in Urss nel 1985.

sabato 21 maggio 2011

Questa simpatica signora si chiama Sonja. E' il simbolo del Brasile

di Sergio Di Cori Modigliani

Ormai la chiamano "a ganadora", che in lingua locale vuol dire la vincitrice. Nel suo paese la settimana scorsa ha vinto il primo premio come "la nonna più bella del mondo". 53 anni di età, nessun intervento chirurgico (era una delle condizioni del regolamento per impedire che i corpi delle concorrenti diventassero pubblicità per i celebri chirurghi estetici locali) madre di quattro figlie, con la primogenita che le ha regalato due gemelli sei anni fa, uno dei quali, Minù, gioca già a calcio nella squadra dell'asilo infantile. E' celebre, nello stato da cui proviene, Paritimba, nel Mato Grosso, per il fatto di portare fortuna. Figlia di un ingegnere minerario belga emigrato in Sud America alla fine della seconda guerra mondiale e di una biologa uruguayana, Sonja è diventata il simbolo del Brasile, la nuova potenza economica, militare, culturale di cui tutti parlano: in Cina, negli Usa, nei paesi scandinavi, in Germania, in Francia.

Tranne che in Italia dove si pensa ancora a questa nazione come produttrice di caffè, ballerine oba oba, il carnevale, e un manipolo di calciatori miliardari.

Non è così. 
Il Brasile nel 1985 era situato intorno al 42esimo posto nella classifica mondiale delle nazioni produttrici di ricchezza quando l'Italia era saldamente posizionata al sesto posto e stava strappando alla Gran Bretagna la quinta posizione. Dal settembre del 2011 -cioè tra tre mesi- il Brasile prenderà "ufficialmente" il posto dell'Italia all'ottavo posto spingendo la nostra repubblica al nono. Il che vuol dire (tradotto in termini di immagine economica) che al prossimo G8 già previsto a Rio de Janeiro dal 3 al 10 dicembre di quest'anno, per la prima volta dal 1965, l'Italia non comparirà. Per il semplice motivo che non possiamo essere invitati. Siamo stati esclusi dalla più importante riunione planetaria di ministri economici e delle finanze per un motivo elementare, descritto nella motivazione depositata venti giorni fa presso gli uffici della Banca Mondiale "mancanza di crescita economica, contrazione dello sviluppo industriale interno, mancanza di investimenti per l'allargamento del consumo interno, mancanza di investimenti in un piano quadriennale per il potenziamento delle aree di investimento produttivo, mancanza di una pianificazione di investimento per l'aumento e lo sviluppo delle risorse scientifiche e culturali". Così ci considerano nel mondo, checchè ne dica il nostro ministro dell'economia Tremonti nelle sue conferenze stampa, diventate ormai, puramente auto-celebrative. Dieci anni fa, in Brasile, esistevano ancora 50 milioni di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà. Due anni fa il numero era sceso (in otto anni di buona amministrazione) a 3 milioni. Nel 1998 la disoccupazione giovanile viaggiava intorno al 45% (nelle grandi città) con un incremento di sivluppo della criminalità organizzata da far paura. Nel 2010 la disoccupazione giovanile è scesa al 5%, il numero di delitti contro la persona -rispetto alla decade precedente- è diminiuito del 642%. La produzione industriale di manufatti è aumentata del 42% negli ultimi due anni e il surplus nella bilancia economica dei pagamenti indica un aumento delle esportazioni del 18% e una diminuzione delle importazioni -rispetto alla decade precedente- del 65%. la grande svolta è avvenuta intorno al 2002 quando un grosso sindacalista metalmeccanico, Lula, è diventato Presidente vincendo le elezioni con un magro 50, 2%, al ballottaggio. Ha iniziato subito una sostenuta campagna contro la povertà e contro la delinquenza aumentando le tasse del 400% ai grossi latifondisti, alle famiglie super ricche (soprattutto europee) e del 1200% a tutte le multinazionali presenti nel paese. Ha ridotto a zero le tasse a tutti coloro che guadagnavano meno di 5000 dollari l'anno. Ha incentivato le imprese locali e nel 2003 ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale un prestito di 2 miliardi di dollari. Motivazione? "Investimento in alta tecnologia, ricerca scientifica e cultura". Glie l'hanno dato. E così Lula ha costruito 132.000 scuole in luoghi dove esisteva prima soltanto la droga, la violenza e l'ignoranza. Ha aperto 2500 scuole di musica per aggregare i cittadini in un nuovo modello di socialità condivisa e ha lanciato un programma di analisi e studio geologico del territorio che ha dato grandi frutti, concedendo le licenze di sfruttamento dei nuovi giacimenti (ferro, zinco, uranio, nichel, rame) soltanto ed esclusivamente a società il cui 51% fosse brasiliano e a condizione che il 90% dei profitti venisse reinvestito in attività industriali locali che producevano nuovo lavoro. Ha tirato su 450 nuovi centrio d ricerca scientifica universitaria attirando cervelli da tutto il mondo e -fidandosi dei suoi scienziati nazionalisti- nel 2004 ha investito 700 milioni di dollari (per il Brasile una cifra davvero immensa) a caccia di petrolio in fondo all'Oceano Atlantico. Ganzo Alves de Abreu, ingegnere minerario specializzato in trivellazioni e ricerche marine giurava che lì c'era, proprio davanti alla baia di Rio de Janeiro. Nel 2008, dopo quattro anni di ricerche, arriva la notizia bomba: trovato il più vasto giacimento petrolifero al mondo a 400 metri di profondità nell'Oceano Atlantico, il cui sbocco in superficie erutta a 22 miglia dalla costa. Ma (siamo nel maggio del 2008) appena 97 ore dopo la notizia, esattamente nel punto indicato nella conferenza stampa, arriva la portaaerei Eisenhower scortata da due incrociatori leggeri e quattro barche di tecnici. Gli Usa annunciano "ufficialmente" che essendo acque internazionali il petrolio è del primo che ci arriva. Il Brasile protesta sostenendo che la falda che genera il petrolio nasce in un luogo che si trova a 145 chilometri all'interno del territorio brasiliano. Ma gli Usa non mollano. E così, Lula, compie un atto senza precedenti che ha cmabiato il corso degli eventi e della Storia in tutto il Sud America, e probabilmente anche nel mondo: dieci giorni dopo, correndo un macroscopico rischio, fa schierare l'intera (nonchè modesta) squadra navale militare da guerra di cui dispone -145 incrociatori, 12 sommergibili di cui due nucleari, una piccola portaaerei e 640 barche- circondando la flottiglia americana. "State pure lì" fa sapere all'ammiraglio statunitense "non vi faremo fare neppure un metro". Al grido di "O petroleo eu brasileiro" per settimane e settimane le piazze del paese si riempiono di manifestanti, mentre le multinazionali petrolifere godono della complicità planetaria (con esclusione di tutta l'America Latina) dato che n' in Europa, nè in Asia, nè in Usa e Canada viene data la notizia. In quel momento Bush era al minimo di gradimento e stava in campagna elettorale. L'unica possibilità consisteva nel dichiarare guerra al Brasile. Sceglie, invece, di mollare. Le sue navi si ritirano e il Brasile diventa una potenza produttrice di petrolio grezzo, in quantità talmente grande da soddisfare il 100% del bisogno interno con un surplus del 32% che vende -a prezzo amichevole- a Francia, Germania e Svezia. In cambio, la Volvo, la Volkswagen e la Renault chiudono 400 impianti industriali in giro per il mondo e aprono 257 fabbriche in Brasile facendo assumere, complessivamente, 2 milioni di addetti.

In data 20 maggio 2011 arriva la duplice notizia da parte della Banca Mondiale: il Brasile è stato innalzato nel suo rating industriale finanziario dal grado A al grado AAA; la Repubblica Italiana, per la prima volta dal 1961 è scesa dal grado AAA+ al grado AA. Il dato è stato presentato da Standard & Poors, l'agenzia che segnala il miglioramento o peggioramento della situazione economica delle nazioni e il valore della ricchezza prodotta. Per l'Italia è la "firma ufficiale" dell'inizio di un declino economico.

Il Brasile ospiterà nel 2012 le Olimpiadi. Nel 2013 i momdiali di atletica. Nel 2014 i mondiali di calcio.


venerdì 20 maggio 2011

Questa donna è una intellettuale della sinistra francese. Oggi è la donna francese più odiata dalla sinistra..........

di Sergio Di Cori Modigliani

Si chiama Tristane Banon, di professione giornalista e scrittora. E' un membro del Partito Socialista francese, figlia di un deputato socialista. Nel 2003 il settimanale Le Point le affidò il compito di andare a intervistare Dominque Strauss Kahn a casa sua. Lei ci andò. Nel corso dell'intervista, l'allora Ministro delle Finanze venne preso da un raptus, le saltò addosso "e cercò di strapparmi il reggiseno, poi mi spinse contro il muro, cominciò a palpeggiarmi mentre cercava con violenza di aprirmi la cerniera dei pantaloni. Io allora cominciai a urlare "stupro stupro" pensando che in tal modo lui si sarebbe calmato spaventato all'idea dello scandalo. Lui mi rise in faccia dicendomi "ma non essere ridicola, chi mai crederebbe alla versione di una troietta come te?". Approfittai di quel momento di distrazione e scappai via a gambe levate dal suo studio".

Questa dichiarazione non è stata rilasciata questa settimana, bensì nel 2007 nel corso di una intervista televisiva il cui tema verteva sulla violenza sessuale perpetrata contro le donne. In quell'occasione, la Banon raccontò l'intera vicenda senza fare il nome di Strauss Kahn nè dare indicazione alcuna per poterlo riconoscere. Sostenne di non averlo denunciato "consapevole che, in realtà, tra una giovane giornalista alle prime armi e un uomo potente avrei avuto delle serie difficoltà a farmi credere da un magistrato".

Ieri è stata intervistata sua madre, deputato al parlamento di Francia nelle file del Partito Socialista, lo stesso di Strauss Kahn. "E' tutta colpa mia e oggi me ne pento" ha dichiarato la madre "quando Tristane tornò a casa sconvolta raccontandomi tutto io la convinsi a non farne uno scandalo scrivendoci su una storia e rendendola pubblica. La pregai di rinunciare per non  dar adito ai nemici del Partito Socialista di approfittare per farne un caso. Insistetti perchè lei facesse una denuncia -cosa che è avvenuta ed è archiviata- lasciando che poi decidesse il destino".

Non è accaduto nulla. A dimostrazione che anche in Francia i potenti godono di un trattamento di favore.

Ma grazie a questo precedente provato, in questi giorni la scrittora francese ha scelto di sfogarsi in pubblico definendo Strauss Kahn (membro del  suo stesso partito politico e di quello della sua famiglia privilegiata) un "vero e proprio maiale, violento, innamorato dell'idea di far violenza sulle donne".

In Francia la sinistra l'attacca sostenendo che Strauss Kahn è vittima di un complotto.

Altre 13 donne hanno raccontato storie simili. E si tratta di economiste, professioniste, colleghe, tutte dipendenti del potente finanziere che le ricattava minacciando di licenziarle.

L'uomo è indifendibile.

Così come è scandalosamente indifendibile la posizione della sinistra francese e l'atteggiamento tiepido di quella italiana che non ha avuto il coraggio di attaccare l'accusato identificandolo per ciò che sembra essere sempre stato: uno stupratore seriale.

Paragonato a lui, Silvio Berlusconi sembra davvero una mammoletta.

Trovo disgustoso l'esercizio di due pesi e due misure.

Quando ci si schiera dalla parte dei diritti civili, della lotta per la dignità delle persone, della difesa dell'integrità del corpo femminile e della denuncia -comunque sia- di qualsivoglia violenza fisica e abuso sessuale sulle donne, bisogna essere coerenti e fedeli alla propria scelta.

Essere Liberi Pensatori vuol dire ragionare sui fatti senza faziosità.

E' semplicemente disgustosa la scelta che oggi la sinistra europea sta facendo.

Una grande occasione persa. Peccato.

Dovrebbero vergognarsi.

Verso un'ecologia della mente: la trappola dei media nella quale sono caduti come una peracotta i cosiddetti super esperti.......

di Sergio Di Cori Modigliani

La particolarità della democrazia, che la rende unica rispetto alle altre forme di governo, consiste nel fatto che il potere politico viene esercitato da individui che vengono eletti dal voto popolare, in maniera libera e diretta.

E' chiaro, ed è giusto e comprensibile,  che in ogni competizione elettorale democratica si riconosca ai candidati la libertà di esprimere la propria Verità Soggettiva (ovverossia il programma e l'interpretazione della realtà) come se fosse Oggettiva. Spetta poi al potenziale elettore scegliere a quale delle diverse verità credere e quindi affidare la delega a colei o colui che si ritiene interpretino la propria idea del mondo.
Quando un candidato, invece che occuparsi di presentare la propria Verità Soggettiva, attacca e aggredisce il proprio oppositore insultandolo, accusandolo, denunciandolo, nelle democrazie occidentali questo tipo di atteggiamento e comportamento viene interpretato come anti-democratico. In Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia è vietato dalla Legge, pena la cancellazione del proprio nome dalla lista elettorale.

Non è così in Italia. Ma gli italiani hanno dimostrato di essere più maturi di quanto non pensassero alcuni candidati, tant'è vero che a Milano -tanto per fare un esempio- il sindaco in carica Letizia Moratti ha perso circa il 42% del proprio elettorato (rispetto alle previsioni del suo ufficio comunicazione) proprio per aver scelto questa strada.

Finito il primo turno si è andati al ballotaggio.

Noi spettatori (nonchè potenziali elettori) siamo fruitori passivi della campagna elettorale. Diventiamo attivi soltanto nell'istante intimo all'interno della cabina elettorale, quando decidiamo e scegliamo di votare per questo o quel candidato. Di conseguenza, per tutta la durata della campagna elettorale non possiamo intervenire attivamente. Il massimo che possiamo fare è "pensare" che questo o quel candidato sbaglia oppure ha ragione; sentirsi attirati dal suo messaggio oppure respinti.

Diverso è il compito e la funzione degli operatori della comunicazione, ovvero i giornalisti.
E' loro funzione (e dovrebbe essere un loro dovere civico) spiegare al pubblico dei potenziali elettori il programma dei candidati denunciando la violazione di norme, il reato di calunnia e diffamazione, la propagazione di notizie false, ecc., richiamando l'attenzione dell'elettore affinchè si possa scegliere in maniera "oggettiva" districandosi tra le verità soggettive.

Non sta accadendo.

A Milano, sede da tutti considerata decisiva in questa tornata elettorale del 28 maggio, il centro-destra che si presenta all'elezione con un ritardo di 6,9% -statisticamente molto rilevante in negativo- ha lanciato lunedì scorso la sua nuova campagna elettorale. L'hanno presentata e hanno tutti abboccato, approfittando del fatto che -nella loro mente- gli italiani ormai sono diventati passivi fruitori di qualsivoglia argomentazione.
Bossi, Feltri, Cicchitto, la stessa Moratti, hanno detto tutti la stessa cosa. "abbiamo sbagliato campagna elettorale, adesso cambiamo" facendo quindi intendere (è questo il raccapricciante messaggio che intendono veicolare) che a) i programmi non contano, b) ai potenziali elettori non viene riconosciuta facoltà alcuna di raziocinio, c) la politica è basata sull'aplicazione di una tecnica pubblicitaria: ciò che conta è vendere il proprio prodotto; d) non ha importanza il Senso del messaggio: ha importanza convincere la gente.

E' molto pericoloso questo modo di interpretare la politica. Perchè non riguarda l'interesse collettivo.

Ma è ancora molto più pericoloso il fatto che nessuno dei padreterni inossidabili della comunicazione (Santoro, Floris, Mentana in testa a tutti gli altri)  abbia sentito l'esigenza di spiegare al pubblico che poichè non si tratta di vendere saponette ma di coccuparsi della cosa pubblica condivisa da tutti, non c'entra nulla la modificazione della campagna elettorale, perchè se la persona A sostiene il fatto b in data 12 maggio, e se in data 19 maggio la stessa persona A sostiene il fatto a o c allora dal punto di vista della comunicazione (ovverossia la Verità Soggettiva che diventa Oggettiva) vuol dire che quella persona è psicolabile - e quindi bisogna chiedere per lui o lei la perizia psichiatrica- oppure quella persona ha detto il falso prima del 19 maggio -e quindi va apertamente denunciato- oppure sta dicendo il falso adesso -e quindi va apertamente denunciato- per consentire al potenziale elettore di "comprendere razionalmente le posizioni dei candidati".

Non denunciando il sottile falso ideologico, l'intera stampa finisce per esaltarlo. Ne diventa quindi complice.


Non si tratta, infatti, di "aver sbagliato campagna elettorale" perchè questa frase -nella teoria della comunicazione- è un Falso. Si tratta, invece, di aver perso il gradimento degli elettori perchè non hanno creduto alla Verità Soggettiva del candidato battuto. Perchè mai dovrebbero credergli dopo 15 giorni?

A questo serve propugnare il Falso: a far credere alle persone di essere una saponetta, spingendo il potenziale elettore all'incorporazione inconscia di un'idea di sè passiva, interpretando la competizione come un modello pubblicitario o (ancora peggio) da tifoseria sportiva.

Ancora peggio il fatto che la cosiddetta "nuova campagna elettorale" sta usando un'argomentazione nota a tutti gli studiosi della Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa "sostenere un'accusa violenta e falsa in pubblico per avere un impatto mediatico e poi, in privato, attraverso un messaggio scritto, scusarsi o sostenere di non averlo mai detto"; tanto, nel frattempo è trascorso del tempo ed è stato calcolato dagli esperti del settore che la persona X che ha ascoltato in diretta televisiva il falso A, nel 75% dei casi non ascolta la notizia (data otto ore dopo) delle scuse o della ritrattazione. Quindi il Falso passa e si afferma.

I giornalisti dovrebbero sbugiardare apertamente questo atteggiamento. Non lo fanno.

Sono pigri o sono corrotti o sono ignoranti o non sono dei professionisti attenti.


Non date loro retta. Pensate con la vostra testa. Ricordatevi che la Moratti, a Milano, ha dichiarato "di aver riassunto il consulente della comunicazione che avevo licenziato a fine marzo"; si tratta di un ottimo professionista con almeno venti anni di esperienza nel campo della pubblicità. Per l'appunto: si è sempre occupato soltanto di pubblicità e mai di politica nè tantomeno del bene pubblico.

Il che trasforma i potenziali elettori in semplici bambini da dover e poter convincere.

Fate voi.

Date una risposta adulta. Pensate che non siete una saponetta.

E tantomeno ne siete gli acquirenti.

Si tratta -ma nessuno ne parla- di amministrare i soldi, il lavoro, le competenze di tutti.

Ma proprio di tutti tutti. Nessuno escluso.

giovedì 19 maggio 2011

L'Italia è entrata in pista nell'affaire Strauss Kahn, quando si tratta di sesso, com'è come non è finiamo sempre per essere buttati dentro. Ma questa volte è Amore, anche se.......


di Sergio Di Cori Modigliani

Dominque Strauss Kahn si è dimesso dalla sua carica di segretario del Fondo Monetario Internazionale. Non ci sembra avesse alternative. Da oggi è probabile, quanto ovvio, dedicherà ogni grammo di energia e di risorse (visto che ne ha tante) per cercare di salvarsi dalla prigione dimostrando la propria innocenza.
Il circo mediatico ha già iniziato il suo consueto spettacolo, ad uso e consumo di tutti noi (pubblico passivo) ai quali non viene neppure detto quale sia il titolo dello show. Comunque sia, il successo della nuova piece teatrale è garantito perchè gli ingredienti ci sono tutti: strapotere politico mondiale, sesso a gogò, banche e controllo dei conti finanziari, violenza sulle donne, tradimenti, complotto, lobby massoniche, manovre sotterranee e dulcis in fundo -non poteva proprio mancare- la notizia (che già sapevamo da qualche giorno ma nessuno osava pubblicarla per rispetto della privacy sia della cameriera che del finanziere economista) pubblicata in data 19 maggio dal prestigioso Washington Post e già ripresa da tutte le televisioni americane, tedesche e francesi, le quali ci hanno informato che la donna in questione sembrerebbe essere anche sieropositiva.
Con tutte le inevitabili conseguenze psico/sociali che tale notizia avrà come impatto collettivo.

Se un brillante sceneggiatore di Hollywwod fosse stato assunto per scrivere il copione di questa vicenda, a quest'ora sarebbe stato già licenziato. Il suo testo, infatti, sarebbe stato considerato ridondante, poco credibile per "eccesso di dettagli e un numero irrealistico di dimensioni sovrapposte". Invece è proprio così.

Se il brillante sceneggiatore, invece di essere statunitense, fosse stato italiano o spagnolo, non avrebbe resistito alla tentazione di aggiungerci l'ingrediente -in questo caso davvero pepatissimo- che sembrava a prima vista essere l'unico che mancava: il sentimento romantico di una grande storia d'amore.
Eh sì. Perchè dal prossimo lunedì (abbiamo già avuto delle agghiaccianti anticipazioni) sia in Francia che in Usa inizieranno a diffondere storie, memoriali e interviste di ex amanti, fidanzate, colleghe, dipendenti che ci racconteranno per filo e per segno abitudini, vezzi e voglie sporcaccione di questo malcapitato personaggio.
Eppure nessun giornalista di spicco si occupa, per il momento di loro.
Le fanciulle in questione sono ormai in balìa dei rotocalchi di gossip i cui direttori editoriali già si leccano le labbra all'idea delle lucrose vendite all'edicola.

I giornalisti più importanti del mondo, invece, stanno tutti in Italia.
A Roma, per la precisione.

A caccia di Lei.
Ovverossia, non proprio a caccia, perchè di lei si sa il suo nome e cognome, indirizzo, telefono.
Stanno cercando di convincerla.
A parlare e a raccontarci la sua gigantesca (così "lei" l'ha definita) storia d'amore con Dominique Strauss Kahn.

Lei si considera la sua fidanzata da ben nove anni.
E non si può certo dire che sia una mitomane. Tutt'altro.
Tant'è vero che il direttore di Vanity Fair, del New York Times, di Nouvel Observateur, di Le Monde, e del Wall Street Journal -gente davvero con il pelo sullo stomaco, abituata a spaccare il capello, e a controllare ogni singola fonte con la più accurata lente di ingrandimento disponibile sul mercato dell'alta tecnologia- danno per scontato che Lei sia davvero la sua fidanzata da nove anni.
Perchè esistono centinaia di testimoni di altissimo livello in ogni parte del mondo che li ha visti, accolti, ospitati, celebrando la loro meravigliosa storia d'amore clandestina.
Non più di tanto, visto che era nota a tutti.
Ma evidentemente nell'ambiente del jet set finanziario planetario funziona così.

Ma Lei non vuole parlare.
E' a letto in preda ad una crisi nervosa. Dice no a tutti i giornalisti (anche se cominciano già i primi scricchiolii) non tanto per salvaguardare l'immagine del marito fedele dinanzi a sua moglie, dato che ormai non ci crederebbe nessuno.
Non vuole parlare per un motivo molto più plausibile.
Teme che la facciano fuori.
Sostiene infatti, la Lei, che si tratta di un vero e proprio complotto organizzato (lo pensa anche il 68% dei francesi, ultimo dato diffuso alle ore 15 del 19 maggio) ed è terrorizzata che gli autori di questo complotto possano prendersela anche con lei. Perchè essendo la sua fidanzata saprà magari, anche, qualche segreto che non è proprio di Pulcinella.

Lei, infatti, lo considera "un grande rivoluzionario", e soprattutto un "benefattore dell'umanità".
E' giusto che lei lo pensi, intendiamoci. L'Amore, si sa, è bello proprio perchè ci spinge a soggettivizzare la realtà al punto tale, da vedere nel nostro oggetto d'amore e desiderio colui o colei che noi immaginiamo nella nostra mente, aderendo così all'ideale totale e assoluto che ci portiamo dentro.

Altrimenti che Amore Romantico sarebbe?

Lei non vuole cedere, ma la pressione è forte ed è aumentata.

Inutile dirlo che non si tratta di una valletta, nè di una sciampista, nè di una novizia.

E' una donna con un passato importante, con una poderosa immagine pubblica, la quale da nove anni "vive questa bellissima favola d'amore con un uomo dolce, meraviglioso, un indimenticabile galantuomo".

E gli americani vanno pazzi per questa spezia. Non stanno più nella pelle. Adorano gli sceneggiatori italiani.

Girano come trottole per la città di Roma contattando avvocati, amici, consiglieri (di Lei s'intende) per cercare di convincerla a raccontare la sua favola che potrebbe forse aiutare lui a recuperare un minimo di immagine.

Tutto ciò per dire che forse qualche nostro concittadino, fuggito via dall'Italia perchè disoccupato, approdato a Hollywood con tante speranze, è riuscito a trovare un buon lavoro.

La favola sentimentale tra l'importante donna romana e Dominique Strauss Kahn è un ingrediente che soltanto un italiano si poteva far venire in mente.

Chi conosce il nome non si stupisce. Lei ha dei solidi precedenti in materia.

Chi non sa chi sia ed è curioso di sapere il nome dovrà attendere per un po'.

Ma c'è da scommetterci che si tratta soltanto di aver pazienza. Prima o poi Lei cambierà idea.
Soprattutto quando gli avvocati di lui le spiegheranno che è meglio -sia per Lei che per lui- sapere i fatti e i retroscena della sua vita privata dalla viva voce di Lei, piuttosto che correre il rischio di trovarso il tutto spiaccicato su qualche tabloid a firma di qualche sciacallo disoccupato.

Con una sceneggiatura scritta, invece, da un perfido nord coreano.

Meglio gli italiani.

Questa simpatica signora, devota cattolica praticante e madre esemplare è stata arrestata sotto l'accusa di stupro.....la California fa da concorrenza a New York

di Sergio Di Cori Modigliani

E' accaduto due giorni fa in una ridente cittadina della California tra San Diego e San Juan de Capistrano, quasi al confine con il Messico. Anderson -questo è il nome del paese che a stento raggiunge i 40 mila abitanti- è piuttosto nota per essere una comunità di spiriti liberi dove la libertà sessuale si esprime e si manifesta in maniera aperta. Tant'è vero che molto spesso si celebrano convegni e seminari di sessuologia, tantra, psicologia amorosa, dibattendo sulle nuove modalità evolute di interpretare l'amor erotico tra maschi e femmine nella attuale fase della società post-moderna dell'era virtuale.
La signora in questione si chiama Deborah Lee Tow, 39 anni di età, professionista single con figlia adolescente a carico di 15 anni, Martine, che frequenta la scuola cattolica privata di Hancock Park. La signora Lee Tow, infatti, è una rigorosa devota praticante che ogni mattina si reca a messa e la domenica organizza delle riunioni di beneficenza in aiuto delle famiglie di messicani emigrati.
Quando è arrivata la squadra speciale anti-stupro di Los Angeles -il corrispettivo californiano dell'unità che ha arrestato a Manhattan, New York, il potentissimo Strauss Kahn- e ha bussato alla sua porta con un regolare mandato di arresto, la mamma non affatto negato l'addebito.
Anzi.
E' rimasta esterrefatta dinanzi alla reazione del giudice, Ann Marie Greenberg, che le ha negato la cauzione e l'ha fatta rinchiudere imponendole una immediata assistenza psichiatrca.
La mamma è stata accusata di "stupro plurimo aggravato". Rea confessa, ha spiegato di aver fatto del sesso per tre mesi di seguito con quattro maschietti adolescenti in età puberale (il più anziano ha 15 anni, gli altri 13 e 14) compagni di scuola della figlia. Si è dichiarata "colpevole e innocente" allo stesso tempo. Ha ammesso la tesi dell'accusa ma si è difesa sostenendo "di averlo fatto per consentire ai giovani maschi di avere la possibilità di scaricare le loro pulsioni aggressive sessuali su di lui evitando quindi che finissero per convincere la figlia che correva il satanico rischio di perdere la verginità prima del matrimonio e della maggiore età".
La signora si è dichiarata una "mamma devota che ha scelto di essere una martire sacrificandosi per il bene della famiglia",
Il giudice Greenberg si è fatta intervistare alla televisione ammonendo i propri concittadini sulla follia -rispetto ai temi della pratica sessuale- che sembra ormai "dilagare in tutto il mondo occidentale, perchè la gente sembra aver perso il senso del concetto di libertà individuale nel nome di un patologico senso del narcisismo".  La mamma ha spiegato che in rete e sui social networks ci sono molte agenzie che organizzano incontri tra donne adulte mature e giovani maschi adolescenti, considerando l'arresto una violazione delle sue libertà costituzionali. Ha spiegato, inoltre, che mamme mature e giovani maschi adolescenti si incontrano regolarmente in rete per scambiarsi "le nostre idee sul mondo della sessualità".
E' finita rinchiusa per stupro plurimo e adesso rischia 10 anni di galera.
Le sue fotografie sono state scattate dagli amici di sua figlia che poi le distribuivano a scuola.
Naturalmente è esplosa la polemica. Chi considera la signora una ninfomane, chi la considera una eroina.
Alcune associazioni di diritti civili hanno accusato il giudice Greenberg di essere una "sessuofoba fascista". Per fortuna sono intervenute altre associazioni che hanno invece accusato i cosiddetti "libertari" di essere degli "esseri robotizzati virtuali incapaci di distinguere tra fantasia e realtà".
E' nata questa nuova definizione di un ruolo al quale dovremo abituarci sempre di più, visti i tempi che corrono. In California la chiamano FVD -gli americani adorano gli acrònimi- sigla che sta per Fantasy Virtual Dream (fantasia di sogno virtuale) che starebbe ad indicare una nuova malattia sociale che sembra si stia diffondendo sempre di più a livello di massa. I sintomi sono facili da individuare e decodificare e colpiscono le persone che non comprendono la differenza tra l'enorme marea di immagini erotiche che quotidianamente vediamo in rete e sui social networks e il senso della realtà.
L'aspetto più esilarante della vicenda è stata la dichiarazione del parroco che è intervenuto in sua difesa.
"Una grande cattolica. Si confessava tutti i giorni e ha vissuto quest'esperienza con la tragica consapevolezza di essere una mamma che si sacrificava per salvaguardare la purezza della figlia attirando Satana su di sè".
Il giudice Greenberg ha ordinato un controllo psichiatrico anche per il prete.
Naturalmente è stata subito attaccata e denunciata da tre associazioni di diritti civili che l'hanno accusata di essere una liberticida contraria al rispetto della libertà di culto.
Il mondo va così. Anche.

mercoledì 18 maggio 2011

Questa è la donna più odiata dai maschi europei che contano. Eppure grazie a lei è probabile che la Grecia e il Portogallo si salveranno dalla bancarotta

di Sergio Di Cori Modigliani

Questa signora si chiama Elena Salgado, laureata in economia e finanza, ottima specializzaione a Harvard in business admin istration, di prfeissione fa l'attivista politica. E' la ministra delle finanze del Regno di Spagna e uno dei 179 membri esecutivi di Ecofin. Per chi non lo sapesse, "Ecofin" è un organismo europeo che raduna i ministri delle finanze, delle'economia e i principali presidenti e cvonsigli di amministrazione delle banche europee. Tutti insieme prendono delle decisioni che poi vengono trasferite al Presidente della Banca Centrale Europea che stampa gli Euro. Per dirla in sintesi: è il parlamento finanziario europeo che decide quanto valgono e varranno i nostri soldi, stabiliscono se dare o meno finanziamenti ai singoli stati, quali sono le nazioni europee che meritano fiducia e credito e quali no, e via dicendo. Dipende dal Fondo Monetario Internazionale e rappresenta il fiultro trala Banca Mondiale e la Banca Europea. E' l'organo più importante del continente europeo in manteria finanziaria. Il 72% dei componenti questa prestigiosa assise di cervelloni è composta da maschi.
Poichè dal suo carcere di Manhattan, il segretario del Fondo Monetario Internazionale ha chiesto solidarietà ai suoi colleghi sostenendo di essere vittima di un complotto organizzato da "ingenti gruppi finanziari nemici della solidità dell' euro" ha imposto ai suoi colleghi di darsi da fare presso i rispettivi presidenti e organi istituzionali per farlo liberare. Ieri mattina, infatti, i due uomini più importanti dell'associazione finanziaria hanno fatto una conferenza stampa manifestando al loro capo "una profonda solidarietà umana" nonchè "grande, indescrivibile tristezza nel vedere le immagini che lo ritraggono in manette in suolo straniero". Un modo subdolo di non dire nulla e di prendere tempo, agitando lo spettro di una potenziale guerra di nervi e di carte da bollo con l'amministrazione statunitense.

 Elena Salgado, invece, ha fatto un'altra cosa. Ha contattato tutte le colleghe di sesso femminile, ottenendo da loro un via libera e "a nome delle donne che compongono il consiglio di amministrazione Ecofin e che hanno la responsabilità della solida conduzione finanziaria degli affari europei chiediamo l'immediata presentazioni delle sue dimissioni da parte del sgretario del FMI, Dominuqe Strauss Kahn e manifestiamo la più ampia solidarietà umana alla donna vittima di aggressione e abuso sessuale, visto che le prove fornite dall'accusa sembrano inoppugnabili. Un comportamento come il suo è lesivo della immagine dell'Europa e non garantisce i cittadini d'Europa che i vertici siano in grado di avere la serenità per affrontare nodi economico-finanziari".
Un quotidiano francese ha pubblicato la reazione dell'imputato che ha tuonato dalla sua galera newyorchese sostenendo che "quella troia spagnola ci rovinerà a tutti e voi colerete a picco insieme a me".

In questo caso il "voi" saremmo tutti noi europei membri di nazioni che hanno aderito all'euro zona, di cui, questo galantuomo avrebbe dovuto occuparsene.
Mentre in Italia si parla di tutt'altro e tra un po' si ricomincerà a parlare di Ruby, Carfagna, eccetera, nel resto d'Europa il dibattito politico si è concentrato sulle donne che contano nel nostro continente e come possono fare la differenza, anche se ancora in minoranza numerica, perchè hanno un rapporto con l'esercizio del potere basato sul pragmatismo e sull'efficienza e non sull'uso e abuso dei privilegi derivanti dal potere.
Peccato che in Italia non si parli della Salgado. Sta affrontando da sola uno scontro personale contro i cinquanta maschi più potenti della finanza europea che hanno deciso di credere all'ipotesi del complotto.
Mi sembra una bellissima battaglia epocale, finalmente uno scontro evoluto che va al sodo dei problemi veri.
Peccato che, come al solito, gli italiani -e le italiane- latitano e da noi non si parli di questa vera e propria guerra.

Io sto dalla parte della Salgado.

martedì 17 maggio 2011

Verso una nuova ecologia della mente: Estetica o Macelleria?


E’ cosa nota che la mamma degli imbecilli è sempre incinta.
Diciamo anche degli irresponsabili.
Ovverossia, quella categoria di persone, le quali, a semplice fine di lucro, pompano mode pur di vendere qualche oggetto, qualche libretto, organizzare delle serate per gonzi.

La notizia è di cronaca-.
Una ragazza di 24 anni è morta e un'altra di 23 è finita in ospedale in gravi condizioni, dopo essere state legate con delle corde durante un gioco erotico giapponese, nel garage di uno degli uffici dell'Agenzia delle Entrate in via Settebagni, a Roma.

Stavano praticando un gioco “erotico giapponese” che qui nella capitale si sta diffondendo molto, con velleità intellettualistiche, presentazioni snob libertarie e il consueto corollario di qualche furbone e furbona che sanno come manovrare giovani ingenui.

Ecco la nota ufficiale d’agenzia:
Le ragazze erano appese con una corda legata al collo e fatta passare sopra a un tubo sul soffitto, con un meccanismo simile a quello della bilancia. Attraverso il gioco dello Shibari ognuna faceva da contrappeso all'altra alternandosi in saltelli: se la prima scendeva verso terra, l'altra saliva verso l'alto con il balzello, dandosi la spinta con le punte dei piedi, in una sorta di dondolìo. Salendo, la corda provocava uno strozzamento che durava alcuni secondi: il soffocamento, secondo alcune tecniche erotiche, produce infatti una sensazione simile all'orgasmo. Ma una delle due ragazze a un certo punto è svenuta restando in terra e costringendo a restare in alto l'altra, che è così morta impiccata. Per la 24enne non c'è stato nulla da fare, mentre la 23enne è stata portata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea. Ora è ricoverata in prognosi riservata, ma i medici sembrerebbero ottimisti escludendo il pericolo di vita. Dalla ricostruzione fatta sino ad ora dagli inquirenti, sembra che le due ragazze e l'uomo avessero trascorso una serata insieme in un pub a sentire un concerto, facendo probabilmente uso di alcol e cannabis, poi insieme si sono recati nel vano caldaia dell'Agenzie delle entrate dove è iniziato il gioco erotico finito in tragedia. Non sarebbe stata la prima volta, soprattutto con una delle due giovani. A quanto si è appreso, la ragazza romana ricoverata in gravi condizioni al Sant'Andrea lavorava come custode nella stessa sede dell'Agenzia dell'Entrate mentre l'altra sarebbe una studentessa fuori sede, originaria di Lecce, dell'università La Sapienza. Nel portabagli dell'auto dell'uomo, una Hyundai gialla, gli uomini della Squadra Mobile guidati da Vittorio Rizzi avrebbero trovato una vera e propria collezione di oggetti erotici, una sorta di porno shop. L'uomo le avrebbe legate entrambe e avrebbe cominciato questo gioco di "asfissia" a luci rosse. Quando si è accorto che una della ragazze aveva perso conoscenza, e ha provato tagliare la corda che le avvinghiava il collo con un coltello preso dalla borsa di una delle due giovani ma non c'è stato nulla da fare. Ora l'uomo probabilmente sarà incriminato per omicidio colposo.
In verità si tratta dell’applicazione dello L Shibari, meglio noto come Kinbaku, che è un'antica forma artistica di legatura giapponese, una tecnica di bondage divenuta col tempo una pratica sessuale. Il suo stile fa riferimento ad altre forme artistiche tradizionali giapponesi come Ikebana, Sumi-e (pittura con inchiostro nero) e Chanoyu (cerimonia del tè). Sono pratiche legate a un antico rituale di tortura giapponese che appartiene a specifici codici militari caratteristici della cultura nipponica.

Ma recentemente stanno tentando di aprire un mercato in Italia –soprattutto nel Lazio- per diffondere questa pratica.
State attenti alle mode. Soprattutto state attenti a cose come queste.

Circa tre mesi fa avevo dedicato un post protestando con un gruppo di donne appartenenti a una associazione femminile –e femminista- che propagandava su facebook delle serate nella provincia di Roma con spettacoli di questo genere, veicolando immagini che io personalmente considerai allora fondamentalmente pericolosissime. Oltre che lesive della dignità erotica della donna, presentata in quell’occasione, come un prosciutto da appendere e niente di più, invece che un  corpo erotico con il quale entrare in sintonia sulla base di una relazionalità corporea intima.

Andò a finire che smisi di occuparmi della faccenda perché venni accusato di essere un fascista integralista, sessuofobo e repressivo.

Poiché non volevo scontrarmi apertamente con queste femmine femministe, lasciai perdere.

Ripropongo qui, all’attenzione dei miei lettori, il post originale di allora.

Spero che questo tragico incidente serva a dare una calmata ai bollenti spiriti di qualche furbona in vena di lucrare qualche euro, cavalcando una moda che, fondamentalmente, fa riferimento a un trend marketing ma non ha nulla a che vedere con la libertà sessuale.



Ecco qui di seguito il post pubblicato a metà dello scorso giugno quando questa moda ha fatto la sua irruzione marketing nel lazio.


di Sergio Di Cori Modigliani

Essendo questa la casa virtuale che intende accogliere l'espressione e la manifestazione del Libero Pensiero, va da sè che lsi considera la totale libertà sessuale una parte integrante della sua essenza perchè non esiste un pensiero libero se non è accompagnato da una totale apertura e pieno riconoscimento della libertà sessuale.
Il sesso, si sa, è forse l'aspetto e la dimensione esistenziale dell'essere umano dove la creatività individuale e il gusto personale si esprimono al livello più alto pensabile.
Si potrebbe tranquillamente affermare (in una utopistica soecietà planetaria di individui liberi) che esistono "almeno" 6 miliardi di gusti sessuali diversi, uno per ogni individuo che popola la terra.
Una società di liberi postula l'idea di accoglierci l'un l'altro nella nostra essenza di riconoscimento del nostro essere ugualmente diversi o diversamente uguali che dir si voglia.
La libertà individuale consiste nella propria capacità di sapersi dispiegare senza ostacoli.
Io posso sedermi a tavola per il pranzo, completamente nudo, da solo o insieme alla mia compagna, anch'essa nuda. Se a noi piace così, questa è la nostra libertà che noi rivendichiamo e pretendiamo che venga rispettata e riconosciuta da chicchessia senza alcun giudizio sulla nostra modalità.
Ma se io e la mia compagna andiamo al ristorante e ci sediamo al tavolo completamente nudi, nel momento in cui veniamo denunciati e arrestati abbiamo perso il diritto di protestare per l'affermazione della nostra libertà individuale, ed è inutile che tentiamo poi di organizzare un corteo contro la repressione. Nel momento in cui entriamo nel ristorante nudi noi abbiamo rinunciato all'esercizio della nostra libertà, perchè nell'incontro tra la libertà individuale e la libertà sociale collettiva la mancanza del rispetto comunitario implica -per definizione acquisita- la perdita del diritto riconosciuto al rispetto della libertà individuale.
La Legge esiste come passaporto per la convivenza.
E' come la vicenda di Ruby e delle ragazze dei festini di Arcore. Mentre riconosco al premier (così come a qualsivoglia individuo sul pianeta) il legittimo diritto alla pratica individuale privata nella piena espressione della propria individualità erotica, nel momento in cui la vicenda diventa pubblica e quindi condivisa (la ragazza finita in questura) la sua libertà entra in collisione con quella di tutti gli altri cittadini che finiscono per trovarsi coinvolti in una dimensione senza averlo chiesto.
Imporre la propria individualità alla collettività è sempre un atto di arroganza e di prepotenza.
Vale per il premier e vale per ciascuno di noi, sempre.
E' ciò che ci distingue dai gorilla.
La libertà sessuale del premier cessa di essere "funzione libera libertaria e liberatrice" nel momento in cui, diventando pubblica, presenta come "norma" il fatto che la libertà sessuale individuale passi attraverso la mancanza del rispetto delle leggi costituite. Con l'aggravante simbolica del fatto di veicolare come susseguente messaggio alla nazione l'idea che il suo letto (per sua scelta non più privato) diventi un feticcio presentato come mezzo lecito per conquistarsi una posizione sociale e lavorativa di privilegio e quindi abolendo la competizione lavorativa e personale nel mondo economico e sociale garantito dalle leggi dello Stato. E' una posizione socialmente anti-marketing, contraria alle leggi del capitalismo. Inammissibile.
Così come per noi è inaccettabile, nel nome della libertà individuale, l'uso del burka.
E' fin troppo facile, per noi occidentali, criticare l'uso del burka nei paesi islamici integralisti.
Appare chiaro (nonchè ovvio) a tutti che tale uso non rivela l'esercizio di una libertà estetica individuale, bensì l'annulla.
L'uso del burka, infatti, nasce, si sviluppa e si manifesta come imposizione da parte di un gruppo di maschi nei confronti delle donne, alle quali non viene chiesta la loro opinione nè tantomeno la loro approvazione o condivisione. Sono obbligate a subirla, quindi non possono essere legittimamente essere considerate soggetti che esercitano la propria libertà individuale.
Chi non l'accetta è giudicato socialmente un elemento estraneo alla comunità, quindi perseguibile.
Il che vuol dire che tale uso non può essere considerato come una modalità di esercizio della libertà individuale, bensì una manifestazione di prepotenza che afferma il diritto di alcuni individui di imporre la propria idea e gusto ad altri; se necessario addirittura con la forza.
In occidente la questione della libertà sessuale è più complessa e variegata.
Da decenni si parla, si discute e si dibatte sull'uso massivo da parte della pubblicità e dei media del corpo delle donne che viene usato come semplice veicolo (e quindi privato della sua originalità individuale di Persona) per vendere delle merci. Ma con il trascorrere dei decenni sia il corpo delle donne che il corpo dei maschi ha subito una trasformazione perchè l'incontro tra la libertà individuale e quella sociale è cambiata e quindi sono mutate le reazioni collettive. Cambia di continuo.
Nel 1958 l'uso di una minigonna era considerato scandaloso.
Nel 1968 era invece considerata norma.
Così via discorrendo.
Oggi assistiamo a una nuova fase in cui l'incontro tra la libertà sessuale individuale e quella sociale sta assumendo sempre di più la connotazione di un vero e proprio scontro. Dal risultato di questo confronto ne uscirà la nuova mappa geografica del comportamento sociale in questo decennio, di cui l'arresto e conseguente incarcerazione del più potente uomo del pianeta è un elemento simbolo di questa feroce lotta.
Naturalmente le situazioni e le condizioni variano a seconda delle modalità di dibattito in atto nei singoli paesi e nazioni. In Senegal la libertà sessuale individuale è diversa che in Svezia, così come in Bolivia è diversa da quella praticata in Iran.
L'Italia è un paese in cui la violenza corporale sulle donne è in continuo aumento secondo una proiezione geometrica davvero allarmante. Basandosi sulle statistiche a disposizione c'è da mettersi le mani sui capelli.
Tra il 1960 e il 1970 c'era stato un aumento del 22%.
Tra il 1970 e il 1980 l'aumento era stato del 34%.
Tra il 1980 e il 1990 l'aumento è stato del 60%.
Tra il 1990 e il 2000 l'aumento è stato del 250%.
Tra il 2000 e il 2010 l'aumento è stato dell' 8.000%.
Ci riferiamo qui ai dati disponibili rilasciati dal Ministero degli Interni relativi a casi denunciati di stupro, abuso sessuale provato, violenza sessuale familiare e riduzione in stato di schiavitù sessuale.
L'Italia si è conquistata in Europa la triste leadership da record: abbiamo il più alto numero di donne ridotte in stato di schiavità sessuale. E non sono soltanto extra-comunitarie.
Considerando che viviamo in una società come questa, va da sè che la propria libertà sessuale individuale deve fare i conti con la realtà all'interno della quale è inserita.
Lo stesso gioco sessuale che a Bombay può essere divertente e innocuo, forse a Oslo risulta micidiale.
E viceversa.
Questa era una premessa.
Veniamo ora al punto.
Ieri sono stato taggato da una donna, amica di facebook, con una immagine che è quella presentata in questo post in calce all'articolo.
L'immagine -nella mente dell'autrice- doveva rappresentare un modello avanzato di libertà sessuale femminile.
Infatti lei si considera una esperta in erotismo, una libertaria combattente per la libertà sessuale delle donne, una intellettuale che combatte battaglie d'avanguardia per la cultura, e una femminista.
Il suo post ha attirato subito come mosche dei maschi che si sono dilettati a condividere la loro idea della donna come un cosciotto di prosciutto.
Personalmente io ritengo questa immagine pericolosa, sessuofoba e misogina.
L'unico risultato che può ottenere consiste nell'aumentare il desiderio di violenza sul corpo femminile, con l'aggravante di presentare addirittura una scusa estetica per deturpare con danni fisici un corpo.
La libertà sessuale individuale, in un paese retrogrado e pericoloso come l'Italia, a mio avviso passa attraverso la presentazione del corpo femminile come un tempio da desiderare con la propria libido e carica erotica, finalizzata all'aumento della sanità di quel corpo; con l'obiettivo di raggiungere un concetto di armonia non violenta sempre più vasta, sempre di più maggiormente condivisa.
Ho condiviso questa mia idea con altre persone.
Sono stato definito un "conservatore represso".
Se è così sono orgoglioso di esserlo.
Personalmente presentare l'immagine di una donna mostrandola appesa per i piedi provocando nel cervello una sinapsi di associazione automatica per cui la si identifica con un prosciutto da appendere a un gancio sulla parete di una macelleria, io la trovo oltre che orribile esteticamente anche pericolosa.
Mi chiedo: com'è possibile che oggi una intellettuale femminista italiana proponga una immagine come questa cercando di convincere me che tale immagine è il passaporto verso una sofisticata libertà sessuale?
Oppure sono io che ormai, senza saperlo, sono diventato un vecchio rimbambito?
Mi farebbe davvero piacere avere l'opinione delle mie amiche e sapere che cosa pensano le donne nell'avere l'informazione che tale immagine viene prodotta, pubblicizzata e veicolata da una femminista come esempio di libertà sessuale.
A me sembra squallida.
Secondo voi?
Grazie per l'attenzione