giovedì 18 giugno 2015

“La terra è diventata una montagna di spazzatura”. A proposito dell’enciclica papale.

L’enciclica del Papa fa discutere e dibattere e diventa, va da sé, l’argomento del giorno.
Dal punto di vista mediatico, la prima vera lettura nell’ambito della comunicazione è il tentativo, da parte delle grandi istituzioni planetarie che gestiscono il potere.

2 commenti:

  1. Innanzitutto, gentile Modigliani, desidero ringraziarLa per l'informazione, a mio avviso realmente molto interessante e preziosa, riguardo lo studio accurato commissionato dai Lloyd's londinesi per la valutazione dei rischi legati agli sconvolgimenti climatici prossimi venturi. Personalmente, mi sono fatta l'idea che questi ultimi non siano tanto legati a processi naturali innescati da tempo e malauguratamente interagenti con scriteriate attività umane; infatti, a causa della diminuita attività solare, il fenomeno noto agli astrofisici come "minimo di Maunder", si vociferava, fino a un annetto fa, addirittura dell'arrivo di una prossima "piccola era glaciale", contraddistinta da inverni straordinariamente rigidi e prolungati. No, a me pare piuttosto di poter dire che questa intensificazione drammatica nella frequenza di tempeste, trombe d'aria e d'acqua, e in genere di fenomeni meteorologici fuori scala, oltre che fuori stagione e fuori ... latitudine, sia più da collegarsi a quel colossale disastro ambientale che è stato -- e che temo sia tuttora -- scatenato dal multiplo incidente nucleare alle centrali atomiche di Fukushima, con il conseguente sversamento nelle acque oceaniche di quantità enormi di acqua ultra-radiottiva, quindi molto più calda del normale e perciò capace di innescare alterazioni più che significative delle temperature non solo delle acque e correnti oceaniche limitrofe ma anche dell'aria e dunque dei venti di tutto il globo terraqueo.

    Per il resto, devo ammettere che non ho ancora letto l'enclcica del caro Papa Francesco sull'ecologia, ma sono ancora più digiuna di quelle dichiarazioni anti movimento verde che mi sembra aver capito Lei ha invece ascoltato sia dall'attuale Pontefice, quando ancora rivestiva il ruolo di arcivescovo di Buenos Aires, sia dal Papa emerito Benedetto XVI. Per quanto concerne il loro predecessore, san Giovanni Paolo II, a me invece risulta che la preoccupazione sincera e accorata per le sorti della nostra "casa comune", la Terra bistrattata e ferita dallo sfruttamento indiscriminato e talora realmente scellerato, delle sue risorse naturali, sia stata molto presente nei suoi discorsi e nelle varie espressioni del suo insegnamento apostolico. Cito un documento su tutti, il messaggio di GPII per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, corrispondente al capodanno del 1990.

    Questo è il link: http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_19891208_xxiii-world-day-for-peace_it.html.

    I
    Grazie, come sempre, dell'opportunità di riflettere e approfondire su temii cruciali per la nostra vita comune, che ci offre con i Suoi post e anche col Suo spazio per i commenti.
    Con viva cordialità, marilù l.

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  2. Aggiungo in questo ulteriore commento un pezzo, scorporato dal primo mio precedente intervento per motivi di lunghezza, in cui vorrei esprimerLe una mia, forse sciocca, perplessità: se al convegno di Milano di fine giugno sono stati invitati solo banchieri, finanzieri d'assalto, presidenti delle mutlinazionali del settore alimentare e altri classici esponenti dei cosiddetti "poteri forti", perché avrebbero dovuto escludere proprio i Lloyd's, che certo non possono considerarsi il fanalino di coda nelle classifiche mondiali dei detentori di quei poteri, col negare la discussione del loro studio sul clima, in uno dei momenti più appropriati dell'evento, magari proprio nel corso della tavola rotonda? Fanno così tanta paura le conclusioni a cui è approdato quel documento? O sono stati i Lloyd's che, convocati, hanno cavillato e finalmente trovato un pretesto per respingere l'invito? Magari è solo una banale questione di affari, e della necessità di fair-play nello spartirrsi, con i rivali economici nel settore, le diverse 'sfere d'influenza'. O forse potrebbe voler dire che, dopo lo smantellamento della nostra industria, i 'poteri forti' e più o meno occulti puntano allo smantellamento anche della nostra agricoltura, che quindi perde automatocamente interesse come cliente in ambito assicurativo: si mira comunque alla messicanizzazzione e colombizzazione della nostra penisola in misura massiccia, e in tandem con la cementificazione selvaggia a servizio del turismo da riciclaggio del denaro sporco. Tutto sommato un futuro ancora roseo, se ci risparmieranno deportazioni in massa e "pulizie etniche" à la Milosevic.

    Di nuovo un sentito grazie per lo spazio concessomi.
    marilù l.

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