sabato 2 maggio 2015

Sostiene lo psicoanalista junghiano Pasquale Picone, a proposito dell’Italia.

Conosco da un certo tempo il Prof. Pasquale Picone. E' un uomo dal multiforme ingegno. E' preside di un liceo di Viterbo, è’ stato per dieci anni infermiere psichiatrico ad Aversa (CE), partecipando alle lotte di F. Basaglia. Ha lavorato in RAI e nelle Università di Roma e Viterbo.



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1 commento:

  1. La cosa che più ha stuzzicato la mia curiosità in questo lungo e dotto intervento è stata l'allusione alla monumentalità risolutiva rispetto al plurimillenario problema del male nel mondo, da questo studioso accreditata al'ìopera di Jung dal titolo"Risposta a Giobbe". Vedrò di rimediare quanto prima a questa (ennesima) mia lacuna con una incursione alla biblioteca comunale nelle prossime settimane; sono sinceramente grata al professore Picone dell'indicazione.

    Altri passaggi del suo testo mi lasciano piuttosto perplessa. Infatti, una volta assodato che "se non ci sono guide visionarie, si possono mettere insieme dati oggettivi per allargarla, questa visuale. Vi sono i magistrati eredi di Falcone e Borsellino, Gian Carlo Caselli, Imposimato, Ingroia, Scarpinato, Di Matteo che ce lo stanno ripetendo da almeno trent’anni[6].", e dunque che Ingroia è o dovrebbe essere tra i corifei di questo tanto auspicabile quanto, finora, vanamente atteso cambio di rotta della nostra storia collettiva, non capisco come si possa affermare, poco più in là, che "la vicenda della candidatura di A. Ingroia alle elezioni politiche del 2013 rappresenta una lucida strategia, da parte dei poteri forti, di spazzare via definitivamente i residui della sinistra radicale italiana".

    Inoltre, il fatto che il popolo italiano "vota semrpre Barabba" è, più che un dato oggettivo della "psiche collettiva" nazionale, una risultanza dello spoglio delle urne a elezioni concluse. Ha mai sentito parlare il Prof. Picone di brogli elettorali? Senza contare che alle elezioni politiche del febbraio 2013 il Mov5stelle ha raggiunto quota 25% senza che, per questo, il Presidente allora in carica si sia minimamente interrogato sull'opportunità di conferire il mandato di formare il nuovo governo a un neo-eletto pentastellato.

    Con queste premesse, mi sembra che si possa riconoscere all'allontanamento dalle urne di una parte crescente dell'elettorato una causa molto più concreta e motivata da fatti extra-psichici e meta-mitologici di quelle, inerenti a una deprecabile sorta di miserabile 'italianità' stracciona e perdente inscritta nel DNA del nostro popolo, presentate dal professore in questo articolo.
    Saluti, marilù l.

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