mercoledì 24 settembre 2014

La bella faccia dell'Italia: la cultura d'avanguardia che fa mercato e vince. Quando trionfa il Bel Paese che non vuole tramontare.




di Sergio Di Cori Modigliani

Eppure, qualcuno glielo aveva anche consigliato.
Il nostro anziano caro leader, in quel d'America, sta concludendo il suo viaggio propagandistico come un pensionato nostalgico, di quelli che incontriamo seduti sulla panchina al parco e ci parla di come si stava meglio quando si stava peggio. Perché ormai da tempo è stata fatta la scelta di non investire nel futuro, costringendo chi vive nel presente ad abortire ambizioni, programmi, progetti, sogni, idealità.
Una scorribanda da mitomane zeppo di retorica obsoleta.
Un giovanotto (tra i suoi consulenti) gli aveva spiegato che aveva in mano l'occasione d'oro di presentarsi al mondo in maniera giovane e scanzonata, creativa e propulsiva. Ma il caro leader, da bravo anziano democristiano, non ha voluto dar retta al suo consigliere, che all'anagrafe denuncia 52 anni.
A dimostrazione che l'età dei numeri non conta, vale quella del cuore e della mente.

Veniamo ai fatti.

Osservate l'immagine di quel signore nella fotografia in bacheca.
Ha 49 anni.
E' un italiano, ed è un grande innovatore.
E' l'autore della più grande innovazione nel campo della metalmeccanica mai realizzata.
Viene da Mestre.
E' un ingegnere meccanico che nel nostro paese -se gli andava bene- poteva finire a lavorare all'ufficio motorizzazione occupandosi di fare gli esami a chi deve prendere la patente.
Ha un nome dal suono biblico.
Si chiama Michele Anoè.
Ed è doc, dop, e merita l'applauso, l'incoraggiamento di tutta la nazione.
(scusate la mia enfasi nazionalista, ma quanno ce vo' ce vo').
In Usa è nei telegiornali e su tutte le prime pagine dei giornali.
Costui ha ideato, inventato, disegnato, progettato e -quel che più conta- realizzato in termini materiali, la prima automobile al mondo stampata in 3D.
Si chiama "Stratis" e porta la sua firma.
Ha impiegato -davanti a 156 esperti come testimoni- 44 ore di lavoro.
E' stata presentata ieri pomeriggio a Chicago nel corso di una manifestazione promossa dalla Association for Manufacturing Technology of Usa.
Il motore è della Renault, compatibile. La casa francese ha risposto alle richieste dell'ingegnere. A differenza della Fiat -vecchia come il nostro caro leader, e non a caso tra di loro si amano- l'azienda francese si è buttata nell'avveniristico campo dell'innovazione, della creatività, del futuro.
Ma, come rivela e annuncia al mondo la rivista American Motors "ci voleva un figlio di Leonardo da Vinci per farlo; ci voleva tutta la creatività, il gusto e l'antica conoscenza ingegneristica del genio italiano per realizzare questa meraviglia che sta rivoluzionando tutta l'industria automobilistica e che da oggi cambierà per sempre la Storia dell'Industria. Ve la potete costruire nel giardino di casa vostra. Funziona a meraviglia e costa tre volte di meno della più stupida e sciapa delle utilitarie".

Il mio applauso sincero ed entusiasta all'ingegnere mestrino.

A dimostrazione che la strada è quella che su questo blog, da esule in patria, il sottoscritto seguita a portare avanti da sempre: "la Cultura fa mercato: soltanto da lì può arrivare la svolta per il paese". Investire nella cultura.

Una volta tanto, c'è davvero, e lo dico in tutta sincerità, materiale sufficiente per sentirsi orgogliosi di essere il paese che siamo.

Peccato che il nostro giovane anziano caro leader abbia scelto di snobbarlo.
Ha preferito andare a chiacchierare con il suo amico Marchionne.

Ecco qui di seguito come ne dà l'annuncio prestigioso il sito "emerge il futuro" che qui trovate:
http://news.emergeilfuturo.it/scienza-e-tecnologia/915-strati-la-prima-automobile-stampata-in-3d.html

Osservando con attenzione una di quelle bizzarre trasmissioni che impazzano sul digitale terrestre, è possibile imbattersi in rivenditori di auto e meccanici (generalmente molto Britannici) che pur di trarre profitto da una vecchia Saab cabrio o da una Fiat Dino del '66, sono disposti a smontare pezzo per pezzo le vetture in questione e dedicare migliaia di ore di lavoro alla loro ricomposizione bullone dopo bullone.
E se fosse possibile realizzare una macchina monoscocca e monotelaio pronta e confezionata in sole 44 ore, rendendo superflui bulloni, ore di lavoro e operazioni di restauro più simili a maratone in miniera che a normali lavori di manutenzione?
strati3D
L'idea è venuta alla Local Motors che, in collaborazione con l'Association for Manufacturing Technology (Amt) ha dato vita alla prima automobile realizzata per mezzo di una stampante 3D, aprendo la strada ad un futuro inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
L'automobile si chiama “Strati” ed è stata realizzata a partire da un prototipo disegnato dall'ingegnere torinese Michele Anoè, successivamente stampato grazie all'ausilio della tecnologia 3D e provato su strada il 13 settembre scorso, a poco meno di una settimana dall'inizio dell'International Manufacturing Techonology Show di Chicago, dove la vettura è stata presentata in pompa magna tra l'incredulità generale.
La “Strati” monta il propulsore elettrico della Renault Twizy ed è composta da un pezzo unico, ottenuto grazie all'impiego dell'avveniristica tecnologia denominata Direct Digital Manufacting (DDM), sul quale sono state installate le principali componenti elettriche e meccaniche (batteria, sospensioni, cablaggi) provenienti dalle officine Renault e risultate perfettamente funzionali una volta assemblate sulla scocca.
La piccola macchina, oltre a risultare gradevole da un punto di vista estetico, apre la strada ad una nuova dimensione produttiva, destinata a vedere crescere la sinergia tra l'industria automobilistica tradizionale e le moderne tecnologie legate allo stampaggio 3d; in attesa che il mercato dia concreti segni di interesse verso il progetto e traduca su ampia scala gli intenti presentati a Chicago, Local Motors ha previsto di mettere invendita lacuna esemplari di “Strati” nei prossimi mesi con l'intento di testarne il livello di gradimento verso un'utenza di tipo tradizionale.
La possibilità di dare vita a vetture composte da un unico pezzo e realizzate in poche ore potrebbe rappresentare la più grande rivoluzione di sempre in ambito produttivo e rendere superflue le normali opere di manutenzione spesso legate al deterioramento di una singola pare o al venire meno della coesione globale delle componenti: resta ora solo da ascoltare l'opinione in merito di quei bizzarri meccanici britannici disposti ad un esaurimento nervoso pur di spremere una manciata di sterline da una Saab prossima al pensionamento.

10 commenti:

  1. Il nuovo inno nazionale sarà la canzone di Morandi "Uno su mille ce la fa"!
    Complimenti al nostro ingeniere :)

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  2. Wow, con uno schiocco di pressa la macchina l'è fatta, bravo...
    Ma gli operai licenziati dove li mettiamo? Sotto il prossimo schiocco di pressa?
    Il progresso tecnologico è una bella cosa, ma solo se i benefici che apporta sono privi di controindicazioni di tale sproporzione.
    Quando un italiano riuscirà a concepire un'ingenerizzazione sociale capace di risolvere "IL" problema, ovvero un'equa e giusta distribuzione della ricchezza disponibile?
    Credo sia più facile inventare un condominio gonfiabile, che scrostare di un millesimo gli arcana imperii degli usurai che ci possiedono e governano da lassù, dalla cima della maledetta piramide...

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    1. "Ma gli operai licenziati dove li mettiamo? Sotto il prossimo schiocco di pressa?" (cit.)

      La capisco, è un'ansia che ha fatto capolino anche nella mia testa, dopo la lettura di questo peraltro interessante post. Ma, visto che il motore lo ha fornito la Renault, e che della commercializzazione, così come della produzione dei pototipi, si prenderà cura la statunitense Local Motors, credo che, per il momento, il problema per la patria d'origine dell'intraprendente inventore, che poi è anche la nostra, non si ponga nemmeno lontanamente.
      Inoltre, ci sarà sempre bisogno di chi produca computer e stampanti capaci di sfornare così complessi prodotti in 3D, no? Non penso che riconvertire la mano d'opera, con appropriati corsi di formazione, da catene di montaggio -- peraltro già abbondantemente robotizzate -- per automobili a quelle per computer e stampanti in 3D, sia un'impresa di impossibile realizzazione. Senza contare che motori e pneumatici dovranno comunque continuare ad essere fabbricati separatamente.

      Piuttosto mi lascia perplessa un'altra questione, ed è questa: se l'abitacolo e la carozzeria verranno prodotti con "un solo schiocco di pressa", come avrà fatto il nostro novello Leonardo da Vinci a garantire, con fili elettrici analoghi a quelli attualmente in uso, l'alimentazione dei fari posteriori o dell'apparato di sbrinamento del tettuccio/finestrino o del meccanismo di apertura dello stesso per consenire l'ingresso nell'abitacolo? Lasciando dei canali liberi nel progetto iniziale, attraverso cui far passare i suddetti fili.... aiutandosi con un mega ferro da calza? Voglio dire: ci sarà comunque una minima suddivisione in compartimenti del mega-blocco iniziale, anche perché, altrimenti, un banale guasto all'alimentazione elettrica dei suddetti meccanismi diventerebbe piuttosto difficile da riparare. Chissà, magari nel caso si interrompesse l'alimentazione elettrica di un faro bisognerebbe comprarsi una macchina nuova. E allora il problema non sarebbe quello di lasciare a casa le eccedenze nelle maestranze, quanto piuttosto quello di smaltire una montagna di rifiuti.

      Però, che forza, andare tutti in giro con delle vere batmobili di super-plastica! Da mandare in visibilio il figlio della Moratti.
      Saluti cordiali, marilù l.

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    2. Gentilissima Marilù, innanzitutto complimenti per la competenza tecnica dimostrata nel suo interessante ed ironico commento.
      Anche nel mio ho usato l'ironia per sottolineare l'assurdità di questo divertissement tecnologico (altro non è l'auto stampata), utile come prototipo dimostrativo, ma pressoché totalmente privo di utilità pratica.
      Certo, il nostro caro Sergio ha creduto, come si dice, "al volo" all'interessante (e pure biblica) americanata made in Italy, famoso asino volante nel disincantato sarcasmo dei nostri nonni.
      Con piglio degno delle sue migliori cause (perse), il nostro ha rispolverato i fasti dei suoi entusiastici commenti alle riforme (inesistenti) di quell'altro asino di Hollande, di tale roboante infondatezza da avergli fatto meritare, su questo ed altri blog, un poco onorifico titolo che, interloquendo con una signora, neppure oso ripetere.
      La sua brillante spigliatezza, cara Marilù, non la fa sembrare certo la classica donna che si fa cambiare le spazzole tergicristallo ad ogni sosta dal benzinaio. Qualche dubbio però mi avanza sul nostro buon Sergio: qualcuno gli avrà spiegato che le spazzole che montano sulla sua utilitaria ad ogni pieno, sono le stesse smontate la volta prima?
      Coraggio Marilù, uniamo le nostre forze e affettuosamente suoniamogli la sveglia, sperando che non la confonda con la campanella del ring...

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    3. Caro signor Michele, la Sua grande gentilezza mi confonde. In realtà, io mi sposto quasi esclusivamente in autobus o a piedi, e dunque il mio unico, serio contributo all'incremento del PIL nazionale consiste nel consumare un paio di scarpe dopo l'altro. Nel mio precedente commento tentavo solo di pormi delle domande e cercare altrettante risposte, con una conoscenza interdisciplinare un bel po' arraffazzonata e basata più sull'osservazione, l'ascolto e l'esperienza che non su competenze di settore e titoli di studio specifici -- che pure sono sempre un arricchimento straordinario per sé e per la comunità in cui si vive.

      Tornando all'invenzione dell'ing. Anoé, bisogna riconoscere che il suo prototipo, anche se non mi sembra rivoluzionario in maniera radicale, resta comunque un prodotto di nicchia che potrà sempre aiutare a incentivare -- per esempio -- l'introduzione e l'estensione del car-sharing nelle grandi città e così contribuire a ridurre l'inquinamento. Non mi pare un risultato di poco conto.

      Né vorrei sottovalutare la straordinaria varietà di argomenti e situazioni su cui il nostro Ospite attira, di post in post, la nostra attenzione, col lodevolissimo scopo di stimolare la riflessione e avviare la discussione su tantissime questioni che sono di più o meno vitale importanza per il benessere comune e, quindi, anche individuale. E' un ottimo modo per sfruttare internet come vero strumento di miglioramento personale e della interconnessione sociale. Almeno così pare a me.

      Grazie comunque della Sua davvero lusinghiera risposta.
      Saluti cordiali, marilù l.

      P.S.: ma sul serio le donne sono quelle che si fanno cambiare la spazzola tergicristallo a ogni sosta dal benzinaio? Sarà perché frequento poco, olte che i benzinai, anche i parrucchieri, a differenza di molte mie...colleghe, ma questa notizia quasi mi sconvolge.

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  3. E' questo il futuro, piaccia o no. Sarà robotizzato tutto, o quasi, il lavoro manuale, e il bisogno di mano d'opera diminuirà drammaticamente.
    Già oggi potrebbero usare robot per tantissimi lavori dove invece utilizzano uomini e donne (e bambini) in condizioni spesso di quasi schiavitù.
    Fare un reggiseno, per dire, è un'operazione molto complesso, con tutti quelli pizzi e ganci, tessuti di elasticità diverse etc. Li fanno con i robot da più di 25 anni, se no costerebbero troppo. Invece per le nostre magliette e jeans, scarpe e palloni, molto più semplici da costruire, i grandi capitalisti creano fabbriche di schiavi in Bangladesh, China, Vietnam. La stessa cosa per i manufatti tecnologici: i robot creano chip e microcircuiti di una complessità incredibile; gli schiavi gli mettono a mano dentro le scatole di plastica. Già oggi potremmo avere vestiti e telefonini, e tante altre cose "slave free" ed una coscienza pulita. La qualità sarebbe migliore e gli oggetti liberi dall’errore umano, ei profitti per i padroni sarebbero maggiori. Ma non lo fanno. Perché?

    Perché devono tenere saldo la catena mentale costituita dal principio: "bisogna lavorare per guadagnarsi la pagnotta" (o il pugno di riso). E' questa la nostra schiavitù reale.

    Robotizzare il 90% dei lavori manuali sarebbe possibile entro pochissimi anni. Basta volerlo. E l'umanità potrebbe lavorare un quarto o meno di quello che fa oggi, dedicandosi invece al proprio miglioramento, ognuno alle proprie passioni, le proprie famiglie ed amicizie, viaggi, cultura, col tempo anche per pensare, così realizzando il vecchio sogno reso tangibile dalla rivoluzione industriale: 150 anni fa le lotte operaie hanno portato la giornata lavorativa, prima in Inghilterra poi altrove, a otto ore giornaliere, 40 settimanali. Da allora non si è fatto nessun progresso. Anzi!

    Allora perché non lo si fa?
    Perché farlo significherebbe una scelta drastica tra due sole alternativi, entrambe impraticabili per le teste che ci governano:
    O si lasciano morire di fame all’oggi a domani, miliardi di persone, ormai "inutili" alla produzione.
    Oppure si deve riconoscere il diritto ad un "reddito di cittadinanza" a TUTTI, a prescindere dal lavoro fatto, permettendoci di spezzare quelle catene mentali e far fare un enorme balzo in avanti all'umanità.
    Ma non vogliono scegliere. La reazione in entrambi i casi significherebbe la loro fine.

    Preferiscono invece farci morire piano piano, qualche milioncino alla volta, un paese alla volta, nel frattempo erodendo i diritti e la speranza di tutti giorno dopo giorno.
    Ritardando il tipo di progresso descritto nel post fino a quando gli operai e meccanici estromessi dal mondo di lavoro saranno disposti a lasciarsi morire spontaneamente, mestamente, tristi, senza protestare.
    (Se non lavoro che uomo sono?)

    Ma prima o poi la robotizzazione del lavoro avverrà. E’ inevitabile. Bisogna lottare perché avvenga il più presto possibile.
    Così noi potremmo diventare finalmente (un po’ più) pienamente umani.

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    1. Il Reddito di Cittadinanza è l'opera di ingegnerizzazione sociale cui mi riferivo.
      Ed il bello è che è stata sviluppata in modo organico proprio da un italiano, ma Di Cori Modigliani forse non se ne è accorto.
      Forse perchè trattasi di italiano troppo distante da certe scuole di pensiero cui è solito attingere.
      Sto parlando di Giacinto Auriti, giurista cattolico che fece della lotta all'usura una ragione di vita. Su di lui e sul suo lavoro esiste in rete parecchio materiale, non riassumibile in un semplice post, ma invito i lettori a farlo.
      Auriti fu anche tra i primi consulenti di Beppe Grillo, quando la bussola del suo orientamento politico non aveva ancora incrociato il flusso magnetico di un certo Roberto Casaleggio.
      La proposta di istituire il Reddito di Cittadinanza del M5S, è tanto velleitaria nel titolo, quanto, ancora, scarsa nei contenuti. Senza una radicale riforma del concetto stesso di debito pubblico, associata ad una sovranità monetaria esclusiva e totale da parte dello Stato, parlare di Reddito di Cittadinanza non ha semplicemente senso.
      Questa comunque è la meta da raggiungere, il punto d'inizio del cammino per farlo non è importante.
      Certo, quando si vive sotto perenne occupazione militare di un Paese straniero, con annesse contaminazioni più o meno occulte di varia natura nelle istituzioni nazionali, non è facile decidere del proprio destino.
      Forse dovremmo trovare il coraggio di aprire il dibattito anche su questo argomento, ma dubito che Di Cori possa trovarlo.
      Aiutiamolo noi.

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    2. Grazie anche di questa indicazione relativa al professor Giacinto Auriti, di cui avevo letto, in passato, grazie alla Rete, un interessantissimo testo sul signoraggio, ma che non mi era mai capitato di vedere associato alla figura di Girllo e come ideatore primo del progetto sociale di reddito di cittadinanza. Grazie davvero per avere sollevato la questione.
      Saluti cordiali e a presto rileggerLa, marilù l.

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  4. Come per la macchina stampata, non importa chi ha inventato il Reddito di Cittadinanza, o qualche suo equivalente, se è un italiano o un pigmei. Non importa quale versione sarà applicata nei diversi paesi e nelle diverse aree del mondo.
    Il fatto che quel tipo di futuro arriverà inevitabilmente, e qualcosa del genere bisogna avere, e bisogna estenderlo in tutto il mondo - non è un problema solo italiano - perché il lavoro non ci sarà più. Senza, sarebbe il più grande massacro della storia.

    Qualcosa che l'assomiglia nel mondo reale esiste già, il Welfare State come interpretato dai paesi del nord Europa, specie quelli scandinavi, e non è affatto "evanescente"! Basterebbe copiare da loro, come nel recente passato gli asiatici hanno copiato prima i nostri prodotti e poi i nostri processi produttivi.
    Ma è sotto costante attacco da decenni. A mio avviso distruggere quello che ne rimane è il vero obiettivo di questa crisi, che non a caso l'Europa patisce più che altrove. Cominciano da chi è più debole, cioè i paesi del mediterraneo, ma l'obiettivo finale sono Svezia e Danimarca.
    Non ci dobbiamo impiccare sui dettagli tecnici, sui localismi, su Grillo o gli Occupy, sul debito pubblico o sul signoraggio.
    Il debito, la guerra, l'un percento, l'arroganza dei politici, la litigiosità dei "buoni" sono i sintomi, non la malattia.
    La malattia riguarda l'umanità nel suo insieme
    La risposta deve essere globale, olistica, personalistica e di tutti insieme.
    Deve essere arrabbiata e disgustata, razionale, calcolata, dignitosa.
    Ma soprattutto ottimista!

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  5. Il problema é che sai quanti disoccupati in più crea quest'invenzione? Già le catene di montaggio robotiche hanno creato disoccupati a iosa, ora la stampante 3 D...
    Il problema è poi che di auto non ce n'è bisogno...:-) i piazzali ne sono pieni... Avesse stampato delle due ruote era meglio...

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