sabato 15 novembre 2014

Facciamo concorrenza alla settimana enigmistica, se vogliamo recuperare il Senso della nostra dignità esistenziale, di popolo e di cittadini.



di Sergio Di Cori Modigliani

L'immagine che vedete in bacheca vuole essere  il corrispondente -nel campo della società civile- della Settimana Enigmistica, nota per essere il veicolo empirico più diffuso per tentare di prevenire i sintomi dell'Alzheimer.

Un'immagine, certe volte, vale più di 100 discorsi.

E' una sintesi di parte degli annunci che dal 2009 ci sono stati rivolti, dei quali la maggioranza del popolo italiano sembra non aver coltivato la memoria.

Se non fosse così, non ci troveremmo con una classe dirigente politica e una classe imprenditoriale come quella che abbiamo.

Combattete l'amnesia.

Ricordate ciò che vi è stato detto, se volete ricordare chi siete, quali sono i vostri sogni, le vostre ambizioni, le vostre legittime aspirazioni.

Chi non ricorda da dove viene, non ha nessuna possibilità di sapere in anticipo dove sta andando e, soprattutto, dove andrà a parare.

Buon week end a tutti.

venerdì 14 novembre 2014

Che fa l'Europa? Che succede in giro per il continente?



"Es hora del sentido comùn, de recuperar la soberanìa y la democracia. Todos juntos, claro que podemos!".
                                                                                   Pablo Iglesias

(trad.: "E' l'ora del buon senso, di recuperare la sovranità e la democrazia. Tutti insieme, ma certo che possiamo farcela!")


di Sergio Di Cori Modigliani

In Europa, in questo momento, esistono quattro nazioni e mezzo nelle quali non è assolutamente possibile andare a votare.
In comune, questi paesi hanno il fatto di coprire l'intera area del Mediterraneo.,
Sono la Grecia, il Portogallo, la Spagna, la Francia e l'Italia.
L'Italia è il "mezzo paese", non è ancora certo se possa o non possa.

I sondaggi in Grecia (sembra quelli veri, a disposizione del ministero degli interni e che vengono letti ogni mattina sia dalla troika che dalla commissione europea) sono molto chiari ed espliciti in proposito: per la terza settimana di seguito rivelano un trend ormai accertato.
Se si andasse a votare, la lista Tsipras vincerebbe alla grande con un risultato intorno al 25/30% dei consensi. Il secondo partito sarebbe, probabilmente, la lista neo-nazista di Alba Dorata, intorno al 15/18%. Finirebbero terzi e quarti il centro-destra e il centro-sinistra, ovvero le due compagini che hanno amministrato la Grecia, a turno, negli ultimi 15 anni.
Risultato: in Grecia non si può andare a votare.
In Portogallo, in seguito a una miriade di scandali finanziari, la prospettiva è cambiata radicalmente negli ultimi sei mesi. Un mini partito di ecologisti volenterosi (O'Tierra Madre) risulterebbe addirittura il primo partito, con una totale debacle della destra e della sinistra e un fallimento annunciato per Josè Manuel Barroso, l'uomo di ferro dell'Unione Europeo che ha presieduto negli ultimi 5 anni la commissione fino a venti giorni fa: è dato quarto.
In Francia, è cosa nota, Marie Le Pen vincerebbe alla grande con una differenza di 20 punti rispetto a Hollande.
In Spagna, un partito figlio degli indignados de la Puerta (il primo movimento europeo ad aver dato il via, nel 2011, al risveglio dei cittadini) che si chiama "Podemos", fondato il 15 marzo del 2014, vincerebbe le elezioni. Nel maggio scorso, alle europee, ha ottenuto l'8,5% dei suffragi. Ma ai primi di settembre arriva la clamorosa sorpresa. La pattuglia di deputati europei -autonomi, indipendenti, senza nessuna affiliazione perché non sono riusciti ad accorpare il numero richiesto di nazioni- inizia a lavorare "virtualmente", grazie a un eccezionale e altamente professionale ufficio di comunicazione, costituito da personalità ad alta competenza specifica, e "fingono" di partecipare ai lavori della commissione europea. Emettono quotidiani e regolari comunicati stampa e lanciano un programma specifico inventato da un informatico di Valencia per varare le prime piattaforme di democrazia diretta. Propongono delle leggi (il tutto, si intende virtuale) e le fanno votare in rete. Per poter votare basta essere cittadini spagnoli e residenti nel territorio del regno iberico. 
Gli organizzatori si aspettano circa 20.000 votanti. 
Ne arrivano, invece, 275.000. Dopo venti giorni, una seconda votazione su un altro provvedimento raggiunge i 340.000 votanti.
Diventa un "caso di interesse sociologico" di cui si comincia a discutere e parlare in Spagna.
Ma a ottobre arrivano i sondaggi dell'istituto demoscopico reale: per la terza settimana di seguito indicano la lista "Podemos" al 28% nel caso di elezioni, con il partito socialista al secondo posto con il 22% e il centro-destra (attualmente al governo) con un 15/18%.
Il leader di Podemos, Pablo Iglesias (proveniente dal settore della sinistra anarchica di catalana memoria) che ha 37 anni di età, giornalista, scrittore, intellettuale, viene intervistato da tutte le televisioni e il suo indice di gradimento tocca livelli vertiginosi-
El Pais, il più importante e diffuso quotidiano della nazione, pubblica un ampio reportage sull'inedito quadro politico della nazione e chiede una verifica di questo clamoroso dato proponendo di indire nuove elezioni.
Arriva il no perentorio dell'Unione Europea.
Così come per la Grecia.
Così come il Portogallo.
Così come per la Francia.

I popoli europei sono stati sequestrati.

Come sosteneva Pablo Iglesias in una intervista televisiva (42% di share, superiore alla finale dei mondiali di calcio di quattro anni fa quando la Spagna vinse) rispondendo alla domanda capziosa "ma lei si considera un democratico alla guida di un partito democratico?" ha risposto: "Prima di tutto il nostro è un movimento e non un partito, è orizzontale ed è strutturalmente posizionato in termini liquidi; stiamo formando un'adeguata classe dirigente e siamo pragmatici. Il termine "democratico" è obsoleto e retorico. La democrazia in Europa è finita. Non esiste più. Noi viviamo nella post-democrazia. Siamo dentro una realtà radicalizzata dove esistono due fazioni: da una parte una oligarchia sempre più ristretta e sempre più ricca, dall'altra l'intero corpus sociale. Non esiste più lo scontro capitale-lavoro. E' anche ridicola la dizione destra-sinistra. C'è un unico tavolo che va aperto: quello tra l'oligarchia e i rappresentanti dei ceti sociali che producono e lavorano, o che vorrebbero farlo visto che in Spagna la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 50%. Il problema consiste nella re-distribuzione delle ricchezze, non nei dati del pil".

E l'Italia?
Ecco il punto: come al solito siamo il 1/2 paese.
Una incognita.
Neppure i più accurati sondaggi sono in grado di prevedere lo stato reale di una potenziale elezione politica.
Perché siamo diventati un "paese virtuale".
E' il risultato della comunicazione politica iniziata da Berlusconi a tambur battente nel 2001, in seguito proseguita e sempre più perfezionata da Monti, da Letta, che raggiunge l'apice con il caro leader: la pratica dell'annuncio, la titolazione che sostituisce il contenuto, la visibilità che sostituisce la sostanza, il nominalismo magico che sostituisce la realtà dei fatti.
E poiché il disagio aumenta e dilaga, i soldi sono sempre meno, i consumi quindi non possono ripartire, aumenta la confusione e l'annebbiamento.
Mentre, nel resto d'Europa, chi sta al potere sente il fiato sul collo dell'opposizione collettiva della nazione e corre ai ripari (se non altro) per tappare un buco immediato e le falle di emergenza applicando dei provvedimenti reali, fattibili, immediatamente operativi, nel nostro paese si va avanti a tweet e post su facebook, con conseguenti forum da bar.
In Francia, ad esempio, la notizia migliore per Hollande -che considero comunque un uomo molto intelligente e capace, un "vecchio politico" che ha scelto quindi la strada del compromesso debole, pensando nel frattempo di rabbonire i tedeschi che, con realismo storico, teme perché li conosce - è stata risultato europeo e i susseguenti sondaggi che lo davano straperdente a favore dell'estrema destra. Migliore, secondo me,  perché si è liberato del fardello di "mantenere il consenso" visto che non ce l'ha e ha attuato subito dei dispositivi finanziari che in Francia stanno funzionando, migliorando la situazione nel paese. Hollande ha avuto quindi la possibilità di andare dai suoi poteri forti locali (ciascuno conosce i propri polli ed è sempre con loro che è necessario fare i conti) per dire con chiarezza "o redistribuiamo la ricchezza in maniera intelligente oppure ve la vedete con la Le Pen e posso anche dimettermi" (confermato da Le Point e da Le Monde).
In Spagna, il movimento "podemos" sta obbligando Rajoy a fare i salti mortali pur di sopravvivere e impedire una vera rivoluzione in Spagna, e la stessa cosa sta accadendo in Grecia.

Da noi, invece, non cambia nulla perché il caro leader ha fatto di twetter il suo distintivo preferito. Ciascuno ha i propri gusti. ma si tratta di una finzione narrativa. Il nostro premier è vecchio, stantio, obsoleto.
La considero l'ultima (in ordine di tempo) grande truffa : offrire ai cittadini del paese dei balocchi una mummia incartapecorita democristiana che ha le parvenze di un giovanotto high tech.
E l'Europa lo sa benissimo.
Gli avvoltoi dei colossi finanziari ne approfittano.
Anche le grandi potenze.
E' di oggi la notizia che il gruppo nipponico Hitachi sta acquistando la Ansaldo cantieri.
E i giapponesi li sanno fare gli affari, non sono certo una società di beneficenza innamorata del Bel Paese. Bloccata la cordata cinese per papparsi le nostre banche decotte piene zeppe di debiti (è il costo delle clientele oligarchiche) pare che il Monte dei Paschi di Siena finirà acquistato da BNP-Paribas. Forse si prenderà anche Banca Carige, Banca delle Marche e altri sei istituti di credito. La commissione finanze dei paesi della zona euro sanno che l'Italia è una mina vagante e un pericolo per tutti, e preferiscono che siano i tedeschi o i francesi a gestire il nostro paese invece che i cinesi o i giapponesi o i catarioti. Dopotutto, tra europei, se si vuole, ci si capisce sempre al volo.
Imperdonabile  la nuova linea di Confindustria che per bocca di Squinzi fa comprendere la totale latitanza dell'imprenditoria italiana dalla realtà del mondo post-moderno in cui viviamo. Seguitano a comportarsi come ai tempi della famiglia Agnelli.
Come se la realtà geo-politica fosse la stessa.
Mentre la destra estrema si gioca tutte le sue carte in Italia alimentando in maniera da sciacallo la rabbia per gestirla a modo loro, insieme ai refusi rifondaroli e a qualche mummia che sogna la rivoluzione bolscevica (il tutto mescolato in una salsetta retorica basata su una ricetta demagogica) il paese reale è appiattito dal genocidio culturale e non riesce più a produrre attualità, che vuol dire essere partecipi dell'autentico scenario reale.
L'Italia sta diventando una comparsa di un film scritto da altri. 
La perdita totale delle nostre bussole culturali ci sta condannando -come in una tragica legge del contrappasso- a girovagare in una terra deserta litigando sui miraggi.
Mentre le cifre, le scadenze, i programmi li decidono altrove.
Ci rimangono gli annunci, i titoli, le striscette di facebook.

L'Europa si sta risvegliando.
Ogni nazione lo sta facendo a modo suo, ed è tanto più convincente quanto più segue e rispetta la tradizione culturale autoctona.
Se non si coglie la palla al balzo in questo momento e non si costruisce, tutti insieme, una nuova narrazione colta, perderemo l'ennesimo appuntamento con il destino della storia e non saremo in grado di costruirci la "nostra alternativa italiana".
Finiremo per seguire capipopolo che arringano le folle incitando alla guerra di una parte dei poveri contro una parte di poveri altri. Per far guadagnare i mega ricchi.
E' inevitabile.
Un paese intelligente e istruito (com'era l'Italia un tempo) che rinuncia alla propria tradizione culturale denunciando la propria incapacità a promuovere il merito e la competenza, si condanna da solo alla marginalità.
E non è colpa né della Merkel né di Goldman Sachs, né dei massoni, né degli ebrei, né dei mussulmani, né dei rom.
E' colpa dell'ipocrisia collettiva, da tutti praticata con disinvolto senso di irresponsabilità.
Noi, non podemos proprio fare un bel nulla.
Il successo scientifico della navicella Rosetta, frutto dell'impegno e ingegno italiano è una prova lampante: non appena ce lo consentono, non appena ce lo permettono, non appena c'è uno straccio di investimento, di riconoscimento, il genio italiano lascia sempre la sua firma indelebile.
Ed è questo il patrimonio che va rimpinguato.
Tutto il resto sono chiacchiere inutili. E si ricomincia da lì.
Altrimenti, dovremo seguitare a sorridere dello splendido aforisma di Ennio Flaiano, scritto nel 1962, e promuoverlo a profezia "Essere italiani: che grande e tragica perdita di tempo".

E invece, nel frattempo, in Europa hanno già iniziato a rimboccarsi le maniche.







mercoledì 12 novembre 2014

Una splendida notizia per tutti gli italiani. Una pessima notizia per l'Italia.



di Sergio Di Cori Modigliani

Buone notizie per tutti gli italiani. Notizie vere, che servono a costruire ottimismo.

Pessime notizie, invece, per l'Italia, qui intesa come nazione, paese, Stato.

La repubblica è rimasta al palo, ultima in Europa in tutti i comparti, a combattere con Bulgaria, Grecia e Romania, nel disperato tentativo di finire -entro il 2014- "almeno" penultima. Se non ce la fa, batterebbe il record raggiunto dalla Bulgaria nel 2008: sarebbe la prima nazione dell'Unione Europea a segnare un indice negativo in 100 comparti su 100.
I dati oggettivi sono impietosi.
Vi ricordate il caro leader nel giugno del 2014 quando ha assunto la carica semestrale di presidente di turno dell'Unione Europea? 
Disse, allora, che "l'Italia sarà la locomotiva d'Europa" (a Bruxelles) mentre in patria dichiarava che il semestre italiano avrebbe completamente cambiato il paese.
Lo ha fatto.
In peggio.
Statisticamente risulta il peggior semestre di presidenza, in assoluto, per un politico, a nome del paese che rappresenta. Penso che nessuno, prima di lui, nel corso della sua presidenza,  abbia visto precipitare in questo modo la situazione interna in campo finanziario, economico, politico, culturale, produttivo, inimicandosi il resto dell'Europa, facendo battere al proprio paese tutti gli indici negativi in ogni settore.

La buona notizia viene alla luce grazie alla BBC, in una recente trasmissione televisiva (una specie di Report della Gabanelli in salsa British) dedicata alle eccellenze locali e al nuovo modo di approcciare le contraddizioni nel mondo del lavoro da parte delle giovani generazioni. Nel presentare il nuovo primario di cardiochirurgia infantile del più prestigioso ospedale infantile inglese -rispettato, stimato e adorato da tutti i suoi colleghi- il cronista iniziava il servizio presentandolo così: "Guess who?" (trad.: indovinate un pò chi è?) e raccontava la storia di un nostro concittadino, di Mestre, in provincia di Venezia, fuggito dall'Italia dove era un medico disoccupato, non raccomandato, non raccomandabile.
Si chiama Simone Speggiorin.
E' entrato nel guinness dei primati.
E' il più giovane cardiochirurgo infantile, responsabile primario, nella storia della medicina inglese.
Ha 37 anni.
Quando è arrivato a Londra, ne aveva 28.
Laureato e specializzato, aveva partecipato a un concorso per un posto come medico nell'ospedale di Ancona. La risposta -peraltro negativa- gli è arrivata tre anni e mezzo dopo.
Nel frattempo, se ne era già andato.

E' una bellissima notizia per noi italiani, abituati a celebrare ormai soltanto i calciatori.
Ma spiega anche (da come la BBC presentava il servizio) la solenne e sonora bocciatura dell'Italia come Stato da parte del resto d'Europa. 
E non riguarda affatto i conti economici.
Non ha niente a che vedere con i diktat dei poteri forti.
Non riguarda lettere segrete inviate da Mario Draghi al presidente Napolitano o al presidente Renzi.
Ha a che vedere con il quadro generale (e reale) del nostro paese, una nazione che situa il merito e la competenza tecnica all'ultimo posto.

Il trionfo meritato del nostro Simone, che ci rende orgogliosi come italiani, è contemporaneamente la punta dell'iceberg che segnala il totale fallimento del caro leader e dei suoi annunci farlocchi, la debacle dell'intera classe politica dirigente alla quale si è aggiunta di recente in toto (tragica rivelazione degli ultimi mesi autunnali) la Confindustria, che per bocca di uno Squinzi sempre più slavato sostiene addirittura che "l'economia italiana sta riprendendo quota grazie ai nuovi provvedimenti del governo";  -2,9% di produzione industriale e aumento della disoccupazione.

Consiglio a tutti di andare a leggere l'intervista in esclusiva rilasciata da Simone a Ilsole24ore. Le sue franche parole dovrebbero essere usate come piattaforma politica di ogni battaglia italiana. 
Qui di seguito un breve estratto dell'intervista, firmata dalla giornalista Eleonora Chioda:.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-11/me-ne-vado-dall-italia-e-diventa-piu-giovane-cardiochirurgo-pediatrico-gran-bretagna-172346.shtml?uuid=ABpk8lCC


......"In Italia? Non torno, non ora. Me ne sono andato perché il nostro non è un Paese per giovani. I miei compagni di università sono quasi tutti all'estero. Eravamo un gruppo di persone consapevoli che, se volevamo qualcosa, dovevamo andare a prendercelo. Del gruppo, io non sono il più bravo. Tra i miei amici c'è Paolo De Coppi, lo scienziato di 41 anni che ha scoperto le cellule staminali nel liquido amniotico. Lavora a Londra. Ho un amico in Silicon Valley che crea una startup dopo l'altra. Un altro mio coetaneo di Padova è professore di economia in Australia. Io rappresento soltanto il campanello d'allarme di un malessere che c'è in Italia. Qui ho raggiunto un livello che sarebbe impossibile nel nostro Paese. Il sistema sanitario italiano è gerarchico. Il sistema inglese mette tutti allo stesso livello. Certo ti pagano bene, ma devi essere pronto. Entri in ospedale con molte più responsabilità, nessuno ti protegge, inizi a non dormire la notte, ci metti la faccia, c'è un alto livello di stress. A 60 anni ti considerano “temporaneo”, a 65 ti mandano in pensione. C'è un'attenzione maniacale ai protocolli, ai dettagli, alla soluzione dei problemi. Tutti possono esprimersi. Anche chi pulisce i pavimenti può segnalare un medico che non si lava le mani, prima di toccare un paziente, come impone il protocollo".

lunedì 10 novembre 2014

Il movimento cinque stelle presenta un esposto ufficiale contro il patto del Nazareno. "E' un diritto della cittadinanza sapere".



di Sergio Di Cori Modigliani

L'aspetto vincente dell'attività parlamentare del movimento cinque stelle consiste nella propulsione verso lo smascheramento della logica del potere, delle loro caratteristiche, delle loro modalità di esecuzione, nel loro stile formale e sostanziale.
Denudando il re e offrendo al paese la reale immagine di come la classe politica dirigente gestisce la cosa pubblica, si consente al cittadino pensante la possibilità e l'opportunità di farsi un'idea propria.

Questa mattina, il deputato 5 stelle eletto nella circoscrizione dell' Abruzzo, Andrea Colletti -di professione fa l'avvocato e ha quindi una sua competenza tecnica specifica- ha presentato un esposto al procuratore della repubblica per chiedere di aprire un'indagine relativa al cosiddetto "patto del nazareno", che appare come una follia tutta italiana.
Sui giornali, alla tivvù, nei salotti, dovunque e comunque, si parla di questo patto tra il presidente del consiglio in carica e un pregiudicato che ha fondato un partito insieme a una persona oggi in galera (condannata in via definitiva a sette anni per associazione esterna mafiosa) ma non sono state né formalizzate, tanto meno rese di pubblico dominio le clausole di quell'accordo, attraverso un documento formale scritto firmato e controfirmato. 
Su wikipedia, si legge: Con il termine Patto del Nazareno si indica l'accordo politico siglato fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi il 18 gennaio 2014[1] con gli obiettivi di procedere a una serie di riforme costituzionali fra cui la riforma del titolo V della costituzione, con l'eliminazione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie senza elezione diretta dei senatori e la riforma della legge elettorale[2]. Il nome dell'accordo deriva dal soprannome della dirigenza del Partito Democratico, la cui sede è situata nei pressi di Via del Nazareno a Roma, in cui si è svolto il primo incontro dichiarato fra i due leader politici.

Se ne parla come se fosse normale.
La cittadinanza ha il diritto di sapere in che cosa consista questo patto, quali sono le postille, le clausole, le eventuali penali per rottura,  vantaggi, gli svantaggi.

E' necessario, quindi, superare la pigrizia e la passività consueta da chiacchiera da bar e andarsi a leggere per intero l'esposto per farsene, poi, una propria idea personale, prendendo atto dell'evento.

Ecco qui di seguito come l'avvocato Colletti presenta la sua iniziativa.
E' un testo molto lungo.
Va letto per intero, prima di giudicare, evitando di applaudirlo senza averlo letto; evitando di criticarlo senza averlo letto.

FACCIAMO SCRICCHIOLARE ANCOR DI PIU' IL PATTO DEL NAZARENO! PASSAPAROLA!!

Ho depositato un esposto-denuncia alla Procura di Roma affinchè provvedano ad accertare l'esistenza e il contenuto del Patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi. 

In particolare ho chiesto di verificare se il loro Patto sia stato effettivamente preordinato - come molti sostengono con forti argomentazioni - a pilotare illeg
ittimamente le riforme in atto nel Paese e a decidere chi nominare come futuro inquilino del Quirinale, trasformando la nostra Repubblica democratica in una dittatura mascherata.

Trovate qui il contenuto dell'esposto-denuncia:


http://www.andreacolletti.it/index.php/195-esposto-denuncia-relativo-al-patto-del-nazareno

giovedì 6 novembre 2014

Juncker e l'intera commissione europea sotto accusa: nasce "europeleak". Ne vedremo delle belle.



di Sergio Di Cori Modigliani

Quello che in termini giornalistici viene definito "scoop", ovvero una rivelazione inedita, in esclusiva, che porta alla luce uno scandalo, un complotto, l'esistenza di un potere parallelo segreto o rende pubblica l'esistenza di lobby segrete e clandestine è, oggi 6 novembre 2014, completamente diverso da quello che era nel 2011, nel 2001, nel 1991 o nel 1961. 
I tempi sono cambiati (in meglio o in peggio è irrilevante) ed è quindi diversa la percezione dell'utente destinatario, altrimenti detto "consumatore di informazione".
L'attuale sistema gestito dai produttori di pensiero unico onnicomprensivo hanno trasformato il concetto di scoop, annebbiandolo, svilendolo, riducendolo a mero e puro gossip (quando va bene).
Eppure, lo scoop, ancora nel novembre del 2014, esiste.
Eccome.
Ed è esattamente l'opposto di quanto la gente crede, soprattutto gli usuari di facebook e i frequentatori dei sedicenti siti di controinformazione.
L'informazione che conta, oggi, viaggia su binari esattamente opposti a quelli apparenti.
Succede quasi tutti i giorni che vengano fornite notizie definite "scoop", ma non lo sono. Si tratta di minuzie e quisquilie messe a disposizione per palati facili, prodotte ad arte da esperti della comunicazione, che partecipano alla vita politica schierati come fan. Quindi, diventa  "scoop"  la notizia che rivela e porta alla luce quelle che vengono considerate nefandezze della parte avversa, che viene così sbugiardata, mentre si copre ogni forma di critica, anche lieve, relativa alla propria specifica appartenenza politica. Su questo sono tutti uguali, che siano a destra, a sinistra o -come nel caso del movimento cinque stelle- né di destra né di sinistra, risultano nei fatti equivalenti: parlano sempre della parte opposta e non sollevano mai neppure una critica, non danno un grammo di informazione che possa essere considerata una critica alla propria compagine. E in un paese controllato dalla politica, come l'Italia, è quasi impossibile poter avere accesso a notizie sottratte alla faziosità di parte.
A livello internazionale è diverso.
Perché la passione per la professione del giornalismo investigativo "oggettivo" (chi va sotto va sotto anche se è del mio partito, della mia fazione, della mia squadra del cuore) esiste ancora e produce.  
I veri giornalisti diciamo così "di denuncia" sono anonimi, invisibili. 
Perché questo è il modo migliore di operare. 
Per sottrarsi al rischio della compravendita queste persone -oltre al fatto di essere altamente competenti- vivono la propria identità come potevano farlo i monaci nel medioevo, quando stavano rinchiusi dentro a un convento sperduto e trascorrevano tutto il loro tempo a ricopiare i testi dell'antichità dove era depositata la saggezza e la sapienza dei millenni. Per regalarla al mondo futuro che ne avrebbe fatto tesoro rendendo la vita di tutti migliore. Non finiremo mai di pagare il nostro debito di gratitudine a quegli eroi anonimi che per centinaia di anni hanno fatto da scudo -con la propria diligente esistenza- all'attacco delle intemperie, della barbarie, della violenza, delle dittature.
Chi opera nel campo del giornalismo investigativo, oggi, rinuncia alla visibilità. Lo sa benissimo in partenza. I tempi in cui viviamo rendono queste persone dei missionari dell'informazione. Il fine, infatti, non è la vanità, non è il narcisismo esibizionista, non è il danaro. E' il gusto di fornire prove documentate al mondo sulle nefandezze che la classe dirigente planetaria opera quotidianamente sulla pelle della cittadinanza inerme e inconsapevole.

Tutto ciò per raccontarvi quello che considero un autentico terremoto che da una settimana sta scuotendo l'Unione Europea in conseguenza di una serie di articoli pubblicati da un gruppo di giornalisti, dopo 7 mesi di lavoro costante quotidiano. 
Appartengono a un'associazione ufficiale che si chiama ICIJ.
L'acronimo sta per International Consortium of Investigative Journalism, e ha -come sede ufficiale legale- un ufficio a New York, oltre a diverse decine di luoghi operativi in Europa.
In tempi diversi dai nostri, il risultato del lavoro (pubblicato 30 ore fa in maniera succinta) sarebbe esploso su tutte le prime pagine dei quotidiani del nostro continente, provocando terremoti politici, inchieste, domande, dibattiti, polemiche. 
Va da sé, tutto ciò non accade, oggi.
Il risultato dell'inchiesta è stato inviato in tutto il mondo.
E' uscito ufficialmente sul loro sito.
Poi è uscita una spruzzata in India, sempre desiderosi di bastonare l'Europa e poi in Pakistan. Infine anche in Russia e ieri notte sulla prima pagina dell'edizione on-line del Wall Street Journal. 
Quindi gli europei sono stati costretti a prenderne atto e parlarne (un po').
In Italia, ci ha pensato Ilsole24ore a pubblicare un articolo sulla questione, ma solo nella sua edizione online. 

Lo riporto qui di seguito per intero.

Così come riporto l'annuncio dato sul sito del consorzio.

In entrambi i casi, comprensivi dei rispettivi link.

Sembra che il tutto sia nato grazie alla intensa collaborazione con Julian Assange: wikileaks ha partorito europeleak dove, poco a poco, verranno pubblicati dati, date, documenti, informazioni, relative all'intera classe politica dirigente europea.
Si parla di un giro complessivo di evasione fiscale dell'ordine di circa 5.000 miliardi di euro, negli ultimi 10 anni, cifra che -se fosse stata pagata regolarmente come la legge imponeva- sarebbe stata sufficiente per gestire la crisi economica europea alla grande

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-06/lussemburgo-550-accordi-fiscali-le-multinazionali-che-imbarazzano-juncker-102023.shtml?uuid=ABcNluAC

Lussemburgo, i 550 «favori» alle multinazionali che imbarazzano Juncker

BRUXELLES – Documenti riservati, pubblicati da un consorzio di giornali, hanno rivelato oggi giovedì 6 novembre che il Granducato del Lussemburgo ha concesso negli ultimi 10 anni generosi accordi fiscali a una lunga lista di multinazionali. In un momento di ristrettezze finanziarie e crisi economica, la vicenda rischia di provocare clamore, e soprattutto di gettare una ombra sul nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, primo ministro del piccolo paese dal 1995 al 2013.
Il consorzio internazionale di giornalisti d'inchiesta, un organismo con sede negli Stati Uniti, ha avuto accesso a 28mila pagine di documenti riservati dai quali risultano intese fiscali attraverso le quali aziende internazionali hanno trasferito denaro nel Granducato per pagare meno imposte. «In alcuni casi, i documenti mostrano che le società hanno pagato sui profitti trasferiti in Lussemburgo una aliquota inferiore all'1%», si legge nell'inchiesta pubblicata stamani. Sotto la luce dei riflettori sono circa 550 accordi fiscali, per la maggior parte relativi ad aziende clienti di PwC, la società di consulenza. Le intese risalgono al periodo tra il 2002 e il 2010. I giornali che pubblicano l'inchiesta sottolineano che gli accordi sono perfettamente legali, ma evidentemente controversi. La vicenda giunge mentre qualche settimana fa la Commissione ha aperto una inchiesta contro il Lussemburgo per illegittimi aiuti di stato a favore di Fiat e di Amazon.
Interpellato ieri, prima della pubblicazione degli articoli, Juncker non ha voluto prendere posizione. «Non bloccherò» l'indagine, attualmente in mano alla nuova commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. «Sarebbe inaccettabile». E ha aggiunto: «Ho alcune idee sulla questione, ma le terrò per me». Nei suoi anni alla guida del Granducato, Juncker ha trasformato il piccolo paese, ai tempi concentrato su agricoltura e siderurgia, in un centro finanziario e - secondo alcuni osservatori - in un paradiso fiscale.
Questa mattina, il portavoce della Commissione Margaritis Schiras, ha spiegato che è compito dell'esecutivo comunitario far rispettare le regole che vietano aiuti di stato tali da provocare distorsioni al mercato unico. «La Commissione sta già investigando su numerosi casi sospetti e continuerà a farlo nei prossimi cinque anni». Schiras ha insistito per porre la questione in termini di politiche comunitarie, evitando domande sulle responsabilità personali di Juncker. Quest'ultimo, ha detto il portavoce, è «sereno».
PwC ha reagito alla pubblicazione dell'inchiesta affermando che gli articoli si basano su informazioni «superate» e «rubate». Tra le società coinvolte vi sono Pepsi, IKEA, FedEx o Accenture. Interpellato dai giornalisti che hanno condotto l'inchiesta, Nicolas Mackel, dirigente di Luxembourg for Finance, una società para-pubblica, ha negato che gli accordi siano «generosi». E ha aggiunto: «Il Lussemburgo ha un sistema fiscale competitivo. Non c'è nulla di ingiusto o immorale».
Proprio domani, i ministri delle Finanze dell'Unione Europea si riuniranno qui a Bruxelles per discutere tra le altre cose di temi fiscali, un dossier che rimane di competenza nazionale. Sul tavolo anche una controversa tassa sulle transazioni finanziarie che 11 paesi della zona euro vorrebbero adottare (il Lussemburgo non è tra questi). Il Consorzio internazionale di giornalisti d'inchiesta raggruppa 185 giornalisti d'inchiesta in oltre 65 Paesi.



http://www.icij.org/blog/2014/11/leaked-files-bring-80-reporters-together-new-icij-project


LEAKED FILES BRING 80 REPORTERS TOGETHER FOR NEW ICIJ PROJECT


Capping a six-month investigation, the International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) and its media partners are publishing a secret cache of leaked tax documents and dozens of news stories that show how multinational corporations throughout the globe routed profits through tiny and wealthy Luxembourg to reduce their taxes.
Today’s release marks the first time that these documents have been made public. 
The leaked files provide an inside look at a hidden world where corporations can meet with Luxembourg officials to obtain favorable tax treatment. ICIJ journalists have combed through the documents and found that some corporations can reduce their effective taxes to less than 1 percent on profits they have shuffled through Luxembourg. 
“This is the first time, really, that we’ve seen inside the workings of Luxembourg as a tax haven,’’ said Richard Brooks, a former U.K. tax inspector and author of The Great Tax Robbery, who was hired by ICIJ to help review the documents. “The countries that are … losing money, they don’t know about it, don’t know how it operates at all.” 
Stories based on the documents will be published on ICIJ’s Luxembourg Leaks website as well as in international partner publications, including The GuardianLe Monde, CNBC, the Canadian Broadcasting Corporation and many others. ICIJ journalists have reviewed nearly 28,000 pages of confidential documents from more than 340 companies. Working in different time zones and countries, they have shared information and collaborated to produce today’s report. 
Tax experts were drawn in to decipher many of the documents. Reporters visited Luxembourg and interviewed key officials. A team of more than 80 journalists in 26 countries worked on the project. The tax documents that will be released today include nearly 550 individual rulings from 2002 to 2010. 
“What this shows once again is the power of collaborative cross-border reporting,” said Gerard Ryle, director of the ICIJ. “Journalists in different countries have reviewed the documents relevant to their own communities and then shared their findings.”
ICIJ reporting shows exactly how Luxembourg allows taxes to be drastically reduced. At the center is the country’s Ministry of Finance, eager to approve these arrangements and the business they bring to the country. Then there are thousands of tax advisers and consultants from major accounting firms devising increasingly complicated tax avoidance strategies – for a fee. And benefiting from it all are hundreds of global corporations using Luxembourg to reduce billions in taxes that would otherwise go to their own home countries. 

mercoledì 5 novembre 2014

Si avvicina la resa dei conti che Barack Obama ha cercato di rimandare per sei anni. Mentre da noi, intanto, il nuovo terrorismo fa scuola e annuncia il nuovo medioevo.


"La peggiore in assoluto, tra tutte le battaglie perse, è quella che si è deciso di non combattere".
                                  (non mi ricordo più chi l'ha detto)




di Sergio Di Cori Modigliani



Sugli Usa, l'Europa e la questione Monte dei Paschi di Siena.

La vittoria elettorale a valanga della destra repubblicana in Usa, preannunciata e prevista, accelera di molto la fine dell'evo moderno, iniziato nel lontano 1492.
Dallo scontro sociale che in occidente, da oggi in poi, virerà verso una inevitabile radicalizzazione, ne uscirà fuori la genesi del nuovo ordine mondiale.

I pessimisti sostengono, senza alcun dubbio, che entreremo in un nuovo medioevo, precipitando nel periodo più buio della storia, con l'inevitabile schiavizzazione della stragrande maggioranza della popolazione -quantomeno in occidente- assoggettata allo strapotere di quel 10% di megaricchi che controlla e gestisce la ricchezza complessiva. 
Gli ottimisti, dal canto loro, pieni di dubbi e di incertezze, sostengono che stiamo andando incontro a un micidiale scontro epocale il cui esito finale, invece, sarà positivo e liberatorio, anche se il costo umano, esistenziale, economico, sociale, sarà molto molto alto.

Entrambi sono d'accordo su un punto, quello nodale: da oggi, la resa dei conti si avvicina.

Chi scrive, appartiene alla esigua pattuglia di ottimisti spudorati e già allucina la visione del nostro futuro prossimo, la vita postmoderna del post-Maya.

L'elezione americana ci propone alcuni dati sui quali riflettere. 
I più importanti, a mio avviso, sono i seguenti:
a). Occupywallstreet ha dimostrato, conti alla mano, di essere stata una furibonda (e vincente) forza di opposizione politica all'attuale sistema politico-finanziario. Ha risvegliato gli americani, li ha scossi dal torpore e dal rimbecillimento dell'era Bush, e invece di proporre molteplici (quanto complesse) piattaforme alternative, si è fatto latore -a nome della cittadinanza statunitense- di un unico solido punto, unificante e aggregante di realtà molto diverse e trasversali: l'assoluta necessità di imbavagliare per sempre i colossi della finanza, sottrarre la politica al ruolo subalterno che ha oggi rispetto al mondo della finanza, e da lì ripartire (nel rispetto specifico delle diverse tematiche locali storiche, sia della destra che della sinistra) andando a gestire un nuovo modello di gestione della collettività e dei beni comuni. Una parte del movimento ha stimolato, pungolato, avvertito, allertato Obama e il Partito Democratico, che non avrebbero fatto alcuno sconto perché quella era una battaglia che (come si legge nei loro siti) "non è possibile non combattere pena l'estinzione della società civile come modello di umani liberi, indipendenti e pensanti". I democratici, invece, nel nome (come sempre) della ragion di Stato, hanno scelto di seguitare a mediare, gestendo un gigantesco compromesso con le banche e la finanza. Il risultato è stato che circa un mese fa i nuclei più attivi e noti del movimento hanno dato l'annuncio fatale che sintetizzava la loro posizione politica: "non ci fidiamo più; quindi, non andremo a votare".
E' ciò che si è verificato.
Basterebbe prendere in considerazione i primi dati statistici forniti.
Su 212 milioni di elettori aventi diritto, si sono recati alle urne soltanto 81 milioni, pari al 36,8%. In alcuni stati la percentuale è scesa addirittura al 18%.
I primi sondaggi ci rivelano che di quei 81 milioni il 55% è ricco o molto ricco.
I dati ci spiegano che per il 75% di quei votanti, che vincano i democratici o i repubblicani è irrilevante perché il loro valore primario non è la salute della comunità bensì il danaro.
Il 76% dei giovani dai 16 ai 30 anni non è andato a votare.
La giovanissima America ha definitivamente mandato in pensione la democrazia parlamentare rappresentativa: questo è il primo segnale forte.
I cinque colossi finanziari della nazione hanno investito circa 4 miliardi di euro per finanziare i candidati, su entrambi i fronti. Anche negli stati dove hanno vinto i democratici, le persone elette sono tutte al servizio della finanza, che lo sappiano o meno.
Il nuovo Congresso, quindi, non rappresenta più il paese, bensì una ristretta minoranza.
CNN apriva il suo sito on line con l'annuncio "Gli Stati Uniti cambiano sistema di potere".
Il Wall Street Journal ha usato la stessa identica espressione (sono una etnia pragmatica e diretta) chiarendo che "per fortuna" (secondo loro) la finanza che controlla il mercato planetario adesso avrà le briglie sciolte. Il che vuol dire che aumenteranno le sperequazioni sociali e l'America si avvia verso un periodo di gravi turbolenze sociali.

b). Questo risultato dimostra che il danaro non basta più come leva.
E' un paradosso, ma è ciò che alimenta il mio cauto ottimismo.
Non bastano più le elemosine. Gli americani hanno incorporato ormai il concetto base per cui la classe politica dirigente (che sia democratica o repubblicana) li tiene in uno stato di sopravvivenza e non intende far evolvere la società andando ad attaccare i privilegi costituiti. Quindi, i "contentini" non funzionano più.
Le borse esultano, la finanza brinda.
Obama pensava che con un'economia in netta ripresa (un pil a +4,6% quest'anno, pari a un incremento della ricchezza interna prodotta di circa +800 miliardi) e una disoccupazione scesa al 5,7% la gente lo avrebbe premiato. E invece no.
I dati ci spiegano che di quegli 800 miliardi, il 92% viene distribuito tra il 9% della popolazione. Quindi, gli americani pensanti (che leggono i dati e hanno informazioni) se ne fregano se il pil va su o va giù e se l'economia tira o non tira: per loro non cambia un bel nulla. Perchè i salari non vengono aumentati e se è vero che la disoccupazione non è un problema, è anche vero che quella che un tempo era la spina dorsale dell'America, quella del grande sogno, la terra delle opportunità per tutti, non esiste più, perchè la classe media è stata abbattuta senza pietà, condannata a sopravvivere ma niente di più.
Gli americani -a differenza di noi- si sono paradossalmente liberati dall'assillo del considerare il danaro come primo valore assoluto dell'esistenza. Hanno preteso di più. Hanno chiesto di più. Hanno voluto di più. Obama non glie lo ha dato. E' stato quindi identificato come un socio un po' riottoso della casta. Ma pur sempre un socio.

c). Occupywallstreet aveva avanzato un'unica richiesta negli incontri svoltisi tra il nucleo che compone il management operativo e Joe Biden, il vice-presidente: riapplicare immediatamente il celeberrimo Steagall Act di rooseveltiana memoria mettendo le briglia dello Stato sulla finanza allegra e mandare sotto processo i responsabili della crisi finanziaria del 2008. Obama non è stato in grado di farlo perché ha scelto la strada del compromesso. E il popolo americano lo ha abbandonato sottraendo il proprio credito di fiducia, lasciandolo da solo.

Vedremo subito che cosa accadrà, dipende dalle ambizioni personali di Obama, il quale ha di fronte un'unica scelta: la propria fama o il partito. Se sceglie il consociativismo con un senato in mano ai repubblicani, forse i democratici vinceranno anche le elezioni nel 2016, con una percentuale di votanti calcolata oggi intorno al 25-30% della popolazione, com'era ai primi del '900. Se invece fa valere il proprio potere, va allo scontro frontale con il potente senato, correndo il rischio che -se va male- il partito ne esce massacrato insieme a lui.
Sanno già tutti che sceglierà la prima strada, lui è un abilissimo diplomatico e uomo di grande compromesso.

Questo risultato elettorale in Usa è il frutto di una loro trattativa Stato-mafia, nella sua attuale versione aggiornata post-moderna: da una parte il governo centrale, dall'altra chi gestisce la finanza. Le mafie, oggi, qui intese come la consueta forma storica della criminalità organizzata, si sono adattate al nuovo territorio che sono andate a occupare nel 1993 e nel 2008, quando hanno foraggiato la grande finanza in crisi di liquidità e lì si sono fuse in un perfetto amalgama strategico.
Oggi, i veri "terroristi mafiosi" non sono più i picciotti che chiedono il pizzo o gestiscono i traffici di droga spicciola o lo schiavismo prostitutorio. Il vero "terrorismo mafioso" è quello dei consigli di amministrazione dei grossi colossi della finanza e delle banche, che in pancia hanno enormi quantità di bpt (buoni poliennali del tesoro) e quindi possono ricattare lo Stato quando e come vogliono.
Ed è ciò che fanno.
Noi, in Italia, stiamo toccando con mano, in questi giorni, l'assaggio di questa nuova forma di trattativa: si chiama Monte dei Paschi di Siena.
Il management operativo di quella banca è stato condannato da un regolare tribunale italiano a pene detentive che variano da 1 anno e mezzo a 3 anni. E' stato quindi  accertato il principio della loro negligenza ai danni del contribuente.
La banca è sopravvalutata e, in teoria, dovrebbe portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento. C'è un problema, però. 
Ecco come vedo il neo-terrorismo finanziario: la banca in questione, nel territorio in cui opera e ha operato, è sempre stata un punto di riferimento nella gestione della finanza locale a disposizione della classe politica dirigente. Si è sempre messa a disposizione dello stato centrale riempiendosi la pancia di buoni del tesoro, ne ha diverse decine di miliardi; così facendo ha contribuito ad abbassare il tasso, consentendo allo stato centrale di pagare una cifra più bassa di interessi. E' ciò che consente a un istituto finanziario di essere identificato come "banca strategica"; quindi, se fallisce, deve vendere i suoi buoni per pagare i debiti, il che comporta un salasso da parte dello Stato. Nei decenni questo giochetto ha sempre funzionato e si sono tenuti bordone a vicenda. Adesso che è arrivata la stretta di una nuova regolamentazione europea, questo giochetto non funziona più. 
Esistono quindi due ipotesi: 

1. Lo Stato Italiano fa ciò che ha fatto la Gran Bretagna nel 2008, quando si trovò in una situazione analoga, con una loro banca privata che valeva 100 volte di più del Monte dei Paschi, la Royal Bank of Scotland, esposta per ben 400 miliardi di dollari scoperti. Impiegarono un pomeriggio per risolvere la questione: venne nazionalizzata.

2. La banca si affida a capitali freschi sul libero mercato e chiede un breve tempo per risolvere i propri conti. Qui nasce un problema molto serio. Anzi, serissimo.
Perché va da sé che chiunque si presenti al Monte dei Paschi, magari con un bell'assegno da 10 miliardi di euro cash subito e altri 10 di lì a tre mesi, automaticamente diventa proprietario di buoni del tesoro. E uno così tiene per il collo la nazione, non solo. In prospettiva (forse, chi lo sa) che l'Italia possa uscire dall'euro, essendo il Monte dei Paschi uno dei più forti azionisti che detiene il pacchetto di controllo della Banca d'Italia, quello lì sarà tra coloro che stampano moneta. Quindi, chi si prende la banca può ricattare lo Stato come e quando vuole. 
A questo bisogna aggiungere il fatto che l'eventuale nuovo proprietario viene ad avere la documentazione ufficiale relativa a tutti i pasticci clandestini della banca che coinvolgono parte della classe politica italiana, quindi potrebbe diventare "oggettivamente" un soggetto politico che siede al tavolo con ministri, sottosegretari, senza che noi lo sappiamo.

Certo, se la nazionalizzano, va sotto stretto controllo giuridico, sia italiano che europeo, ed è finita la pacchia per le clientele.
Ma se non la nazionalizzano, si corre il rischio che finisca nelle mani di chi potrebbe avere come obiettivo quello di ingoiare in un solo boccone il territorio economico nazionale.

Questo è il dilemma attuale.
E questa è la ragione per cui non è la prima notizia in tutti i talk show, in tutti i telegiornali, su tutta la stampa. Meglio non parlarne.

Basterebbe un esempio facile facile per spiegare di che si tratta.
Lunedì scorso nel corso del tg su La7, il buon Mentana, un professionista di lungo corso, da sempre fornito di fonti attendibili, gli dedica ben 15 secondi. Infatti, nel commentare l'ennesima caduta in borsa del titolo aggiunge: ... sembra che ci sia un interessamento di una banca cinese che si è fatta sotto dichiarandosi disponibile a entrare versando ben 10 miliardi subito....staremo a vedere.
Fine della notizia senza nessun altro commento.
Il mattino dopo arriva da Hong Kong la conferma della notizia data da Mentana e il titolo riprende quota in borsa.
Qualche ora dopo arriva la Consob, l'ente che gestisce il controllo della borsa, e dichiara di avere avviato una ispezione relativa a certe voci che attribuiscono l'interesse di una banca asiatica per il titolo sospeso per rialzo...la Consob ha avviato una ispezione per controllare la veridicità delle voci nel tentativo di evitare ogni forma di speculazione sul titolo.
Tranne un breve dispaccio dell'Ansa, nessuno ha commentato la notizia.
Lo ha fatto il Wall Street Journal e la stampa internazionale che segue la finanza.
Sembra quasi fatta. Almeno sulla carta.
Si dice addirittura che accordi in tal senso siano stati già siglati un mese fa a Milano quando il presidente della Cina ha incontrato ufficialmente il caro leader.
Se questo avvenisse, si tratterebbe  di un massiccio intervento finanziario della Cina dentro i polmoni finanziari della Repubblica Italiana, con il semaforo verde del nostro governo e direi di tutte le forze politiche, visto che mi sembra che nessuno si sia attivato su questa vicenda.
Chi segue i teatri geo-politici ed è bene informato ci rivela che si tratta di una strategia quinquennale della Cina, di cui si discute negli ambienti economici: usare Monte dei Paschi di Siena come cavallo di Troia per poi, una volta ben dentro al territorio, papparsi in un boccone l'intero sistema di infrastrutture del porto di Livorno e poi quello di Genova (magari attraverso la banca ligure Carige). La stessa identica operazione che è andata a buon fine -con tragico silenzio dell'intera Europa- nella disastrata Grecia, sedici mesi fa, quando hanno prima acquistato quattro banche e poi hanno preso, a prezzi di saldo, il 96% delle azioni del porto del Pireo. Si tratta di una vera e propria operazione militare, così deve essere considerata dagli spiriti più sensibili e consapevoli.
Una volta presi i porti italiani, la Cina sarà pronta ad andare all'attacco del porto di Rotterdam, tuttora il più importante porto commerciale del pianeta Terra.

E' mai possibile, mi chiedo, che di tutto ciò non si discuta ampiamente sui giornali, e non ci sia nessuna forza parlamentare che ha l'ardore patriottico e l'ardire civico di inchiodare Ministero degli Interni, Ministero dell'Economia e Ministero del Tesoro alle loro responsabilità, pretendendo in una interrogazione parlamentare aperta a tutti, che vengano dispiegate sul tavolo tutte le carte relative alla situazione del Monte dei Paschi di Siena?

Ha ragione lo scrittore tedesco: "stiamo dentro la terza guerra mondiale, ma la gente non lo sa".

Questi sono i nuovi teatri che da oggi, con i colossi finanziari planetari ben sistemati dentro al congresso Usa e un Obama ammanettato, (perché colpevole di reticenza e di eccesso di mediazione compromissoria) noi tutti siamo chiamati a confrontarci.

E' il vero scenario dello scontro attuale.

Non partecipare a questo spettacolo, vuol dire essersi arresi alla definitiva invasione della Repubblica Italiana senza neppure aver tentato o cercato di combattere.

Da cui, la citazione.


lunedì 3 novembre 2014

Marchionne salva Monte dei Paschi di Siena dal fallimento attraverso la sua finanziaria.



di Sergio Di Cori Modigliani

Soino arrivati i nostri.
Insieme.
Berlusconi e Marchionne.
A questo servono, questo fanno.
E' lo squallore del capitalismo italiano, che si muove come accadeva in Inghilterra e Germania intorno alle metà dell'800. Tecnicamente si distingue da ciò che gli economisti definiscono "capitalismo avanzato"; il nostro modello, infatti, è "capitalismo di relazione".
La differenza consiste nel fatto che il capitalismo avanzato ha, come aspetto negativo, quello di avere il mero profitto come obiettivo sociale da raggiungere; ma contiene un aspetto positivo (e in una economia di tipo medioevale e arretrata diventa addirittura rivoluzionario) che consiste nel poggiare la propria sopravvivenza sull'allargamento del consumo e quindi, inevitabilmente, deve aumentare sempre di più la fascia di benessere collettivo, perché il suo ideale sommo è un mondo di consumatori felici di acquistare le merci (per lo più inutili) ma, come è ovvio, se non ci sono soldi per campare, tanto meno ci saranno soldi per comprare merci non di primissima necessità. Quindi bisogna diffondere una maggiore ricchezza.

In Italia, invece, il capitalismo non ha come riferimento né il profitto, tanto meno la produzione e l'allargamento del benessere collettivo, per far girare il danaro e quindi consentire di spendere.
Il capitalismo italiano, invece, è per lo più basato su una totale condivisione e complicità tra "apparenti" concorrenti per bloccare il mercato e impedire che la competitività e la concorrenza tra soggetti diversi si manifesti, facendo soldi mettendosi al servizio del re o l'imperatore di turno o il papa, a scelta, a seconda dei casi e circostanze storiche. Ciò che conta è che il capitale originale investito circoli sempre solo e soltanto tra quel numero X di famiglie e dinastie. A tratti, c'è qualche singulto della Storia, e allora viene accolta una nuova dinastia (che deve comunque provare nei fatti di poter stare seduta a tavola con gli altri, poi si vedrà).

"Un capitalismo di straccioni vestiti con abiti firmati e la borsetta di Prada" così ci definivano questa mattina nei siti e network internazionali che seguono avvenimenti della finanza europea.
Impietosi.
Perché il modo che il caro leader ha scelto per salvare il Monte dei Paschi di Siena dal suo fallimento meritato, non è piaciuto a nessuno.

Ecco come è andata:

Giovedì pomeriggio, abituato ai soliti giri tra amici degli amici, il management di Mps è andato a battere cassa da Intesa S.Paolo. Hanno risposto: no grazie. Si è saputo e il titolo è sceso in borsa. Allora sono andati da Unicredit e quelli hanno detto: arrangiatevi. Il titolo è crollato arrivando al minimo storico.
Non potendo lo stato intervenire perché nell'attuale situazione è insostenibile e impensabile far digerire al paese stremato una nuova tassa per giustificare una "paccata" di miliardi a dei miliardari corrotti e delinquenti (sono stati condannati penalmente tre giorni fa, quindi sono tutti "ufficialmente" dei delinquenti), allora il caro leader ha aggirato l'ostacolo e ha fatto intervenire le aziende di Mediaset insieme alla Fiat. E così, attraverso la società finanziaria operante in borsa della famiglia Agnelli (si chiama AXA) è partito l'annuncio operativo.
Quindi, l'accoppiata Berlusconi-Marchionne si cucca gli stratosferici debiti di Mps e Carige e Banco Popolare dell'Etruria e del Lazio, e Banca delle Marche e Banco Popolare.
Nella loro mente è stata una mossa astuta, furba e abile.
In Italia si comportano così da 500 anni.

Ma non hanno capito che il mondo globale, oggi, funziona secondo altre coordinate.
La borsa non ha gradito e infatti sta mandando a picco le aziende che producono. Vanno su soltanto Mps e Carige che hanno trovato un santo ufficiale in paradiso.
Ma in Usa e alla City di Londra è scattato l'allarme, quelli sono liberisti mica benefattori.
E così qualche decina di miliardi di dollari vengono disinvestiti dall'Italia.
Questa è la notizia del giorno.
Perché i capitalisti avanzati globalizzati post-moderni non gradiscono il capitalismo di relazione all'antica. Altrimenti non verrebbero classificati come "avanzati".

Per dirla in sintesi: 
"Marchionne e Berlusconi salvano le banche decotte italiane. Axa, in borsa, annuncia di essere disponibile a coprire le necessità finanziarie delle banche. Non piace agli investitori internazionali. Il Wall Street Journal espone i suoi dubbi sulla neo-nata FCA (la fusione tra Fiat e Chrysler) perché temono che i debiti delle banche italiane e della ristrettissima oligarchia aristocratica della penisola finiscano per riversarsi anche nel loro circuito. Hanno lanciato l'avvertimento e gli investitori puri si stanno ritirando. L'Italia paga queste ennesimo smacco con un isolamento ancora maggiore".

Ci rimetterà il nostro paese.

Anche perché, così facendo, il governo finisce per trovarsi in debito nei riguardi di Berlusconi e Marchionne.
I quali, va da sé, qualcosa chiederanno in cambio.
Da qualche parte, in qualche ristretta riunione di loggia in quel di Siena si saranno incontrati per chiudere questo accordo.

E' piaciuto soltanto a loro.

Come immagine del paese, nei circuiti internazionali è stato visto e interpretato come una regressione dell'Italia, una forma di provincialismo e la dimostrazione che il caro leader non è in grado (nè tantomeno vuole) portare avanti nessun tipo di riforma in nessun ambito.

Marchionne è scappato via dall'Italia, ma in compenso salva il governo e le clientele corrotte le cui esistenze e privilegi dipendono dal Monte dei Paschi di Siena, Banca Carige, ecc.,ecc. rientrando dalla finestra con il portafoglio aperto.
Soldi per sostenere la ricerca e l'innovazione, il lavoro e l'occupazione, non li ha trovati.
Per salvare banche che hanno soltanto debiti, invece sì.
E questi sarebbero capitani di industria?

Siamo sempre dentro al medioevo.

venerdì 31 ottobre 2014

Un potere squilibrato, oppure, semplicemente degli squilibrati al Potere?



di Sergio Di Cori Modigliani

Così come mi infastidisce leggere commenti banali del tipo "sono tutti mafiosi" "sono tutti ladri" ecc., perchè non è vero, e finisce per far passare il principio se lo sono tutti, dunque, non lo è nessuno, così mi infastidisce davvero tanto -quando si tratta di una importante nomina dell'esecutivo politico della nazione- che la veloce biografia della personalità scelta non contempli la parte più importante, quella esistenziale, relativa alle scelte personali. 

Ogni persona ha una sua personale biografia.
Ha un suo curriculum.
Ha una sua caratterialità.
Per quanto possano essere yes man e semplici porta ordini, a seconda delle loro turbe, turbamenti, particolarità specifiche della loro psicologia, vizi e grandi virtù, l'esito e l'effetto delle loro azioni sarà diverso.
Perchè siamo tutti diversi.
E' per questo che si cambiano i governi, perché alcuni leader tramontino e altri nuovi ne sorgano.
Poche ore fa, è stata comunicata la scelta ufficiale per l'attribuzione del posto di Ministro per gli Affari Esteri.

Forse, in questo momento politico specifico della nostra Repubblica, è la carica più delicata, complessa, e determinante, ai fini di salvare l'Italia dalla catastrofe annunciata, oppure mantenerla sulla linea di galleggiamento di una sopravvivenza alla giornata, o restituirla a una dignità internazionale da protagonista -quanto meno in Europa-  che ha decisamente perso.

Chi è Paolo Gentiloni?
O meglio ancora: come vuole essere dipinto?

L'aspetto al quale credo tenga di più, consiste nel fatto di essere un aristocratico, proveniente da una famiglia nobile italiana di lunga tradizione.
Dal suo punto di vista una tradizione "che ha costruito la cultura del paese". Dal mio punto di vista, molto personale, una tradizione "basata sulla salvaguardia di privilegi garantiti dalla nascita in quanto portatori di sangue blu".
Gentiloni ne è orgoglioso, il che è comprensibile e non c'è niente di male.
Va molto male, secondo me, per il rappresentante dell'Italia all'estero.
Questa è una nazione repubblicana e i titoli nobiliari sono stati aboliti e la monarchia non esiste più dal 1946. Lui è discendente diretto dei conti Gentiloni Silverj, porta il titolo di Nobile di Filottrano, Conte di Macerata, e Nobile di Cingoli. Pare che ci tenga da matti.
Siccome chi scrive è "ignobile", da bravo repubblicano, non vede di buon occhio, come rappresentanza del proprio stato laico e repubblicano, una persona che ha questa...come la vogliamo chiamare....ossessione? Mania? Vezzo? Fantasia? Delirio? Fate voi.

In Francia, che nel suo passato ha rappresentato un punto nodale dell'aristocrazia di alto lignaggio d'Europa, i titoli nobiliari sono vietati legalmente dal suo uso e consumo. Fa ancora testo il decreto firmato da Robespierre nel 1793. Tutti coloro che prestano servizio in un ufficio dell'amministrazione pubblica, hanno il dovere di definire se stessi "servitori dello Stato" che in Francia è equivalente al concetto di Repubblica. Un servitore dello Stato "non può né declinare il proprio titolo, né esibirlo, tantomeno farsene vanto nell'esercizio delle proprie funzioni, poiché è al servizio degli interessi della Repubblica costituzionale e serve gli interessi della collettività popolare e non più gli interessi di una oligarchia di sangue.
Se un ambasciatore francese (che, magari, per tradizione, è conte o marchese) incontra un diplomatico di un qualunque altro paese e lo saluta apostrofandolo "Salve signor conte, come va?" l'ambasciatore è tenuto a rispondere "La prego, non sono conte, quello è un vezzo di famiglia, io servo gli interessi della repubblica e rappresento lo stato che è repubblicano e la monarchia l'ha abolita".
Spero che il nostro futuro ministro farà lo stesso.

All'età di 20 anni scopre che la chiave per cambiare il mondo è la politica.
Ma all'università non si iscrive alla federazione monarchica, bensì al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Forse perché a quei tempi era la strada più facile e veloce per inserirsi nell'onda mainstream che garantiva sicuri consensi e applausi. La famiglia (persone sensate, normali, dotate di coerenza) rimane sbigottita. Dopo qualche anno di battaglie pubbliche (è stato un sostenitore di Pol Pot) a favore di ogni rivoluzione possibile, e scontri familiari, si ravvede. Finisce dentro la DC andreottiana (che di lì a breve esplode per l'implosione della Democrazia Cristiana) e guida l'ala ambientalista dei cattolici di stretta marca filo vaticanense. Si iscrive a Legambiente e poi aderisce alla Margherita. Al Comune di Roma, si conquista la carica di "Assessore al Giubileo" e da bravo ambientalista operaista permette la cementificazione di ogni lotto possibile all'interno della città di Roma (appalti benedetti sempre dalla curia romana, si intende). 
E così, nel 2006, l'allora Presidente del Consiglio, Romano Prodi, lo nomina Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni con "delega specifica al fine di preparare una legge sui conflitti di interesse relativa all'uso del sistema televisivo in Italia". 
Nel 2008, in quanto braccio destro di Rutelli, aderisce con entusiasmo al PD -quota Margherita- e insieme a Lusi (il famigerato tesoriere), gestisce la componente culturale di quel movimento politico.

Da domani, questo aristocratico trasformista, benvisto dalla curia vaticanense, che da ambientalista ha sostenuto i palazzinari romani, che non ha fatto votare una legge sul conflitto di interesse, pur avendo il potere e la delega per farlo, ufficialmente andrà in giro per il mondo a rappresentare gli interessi del popolo italiano, gli interessi delle aziende italiane, le esigenze della cittadinanza, il buon nome degli ideali repubblicani.

Questo signore, da oggi, è il portavoce dell'essenza formale della nostra nazione.

Secondo me, questa nomina è il frutto di un pizzino che Maurizio Crozza ha fatto pervenire a Giorgio Napolitano. Per poter poi sostenere che ha la prova scientifica di come l' Italia sia davvero il paese delle meraviglie.

Tanto, a pagare saremo noi. Intendo dire, noi ignobili.

P.S.
Forse siamo finiti tutti dentro un gigantesco malinteso.
Matteo Renzi per "rottamazione" intendeva riferirsi all'abolizione dei diritti civili, alla cancellazione dell'ideale repubblicano, e al lento implacabile ripristino delle velleità aristocratiche italiane, del privilegio tradizionale garantito, mai sopite, nient'affatto digerite.