mercoledì 20 novembre 2013

Oggi si celebra la giornata dell'infanzia e dell'adolescenza. Ecco che cosa fa il M5s. Dedicato a chi pensa ai figli, ai nipoti, a coloro che verranno dopo di noi.



di Sergio Di Cori Modigliani


Oggi, 20 novembre, si celebra, a livello mondiale, la giornata dell'infanzia e dell'adolescenza.
Nella stragrande maggioranza delle nazioni civili ed evolute, si susseguono dibattiti, seminari, conferenze, che coinvolgono esperti, pediatri, sociologi, pedagoghi, genitori, classe dirigente politica.
In Italia, va da sè, niente di tutto ciò.
Siamo condannati dalla nostra degradazione a occuparci della Cancellieri e di Berlusconi.
Soltanto di questo.
Siamo sempre -come nazione- fuori dal dibattito generale.
Sempre un passo più indietro.
Eppure è in gioco l'organizzazione, la strategia e la normativa che riguarda i nostri figli, i nostri nipoti, la gioventù che rappresenta il futuro.

No comment

Qui di seguito pubblico una lettera aperta dell'onorevole Silvia Giordano, deputato M5s nella circoscrizione XX della Regione Campania, una giovanissima eletta che si occupa in parlamento di questa questione.

Tanto per parlare, una volta tanto, di problemi che riguardano davvero l'intera cittadinanza.
Una volta tanto, usciamo dalle chiacchiere da bar di Facebook e discutiamo della realtà che conta.

Eccola:


"Mi onoro di far parte della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e sento l’obbligo morale di denunciare pubblicamente quanto di scorretto accade in questa commissione. Il dovere della denuncia pubblica è un elemento di forte impatto che sta caratterizzando la nostra presenza in Parlamento.
Se oggi ci sono cittadini più informati sui movimenti della macchina legislativa è grazie a persone che occupano i banchi parlamentari senza paura di essere “scoperti”in compromessi che bendano di fatto la bocca e rendono l’omertà regina dell’aula.
L’inizio lavori della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza ha subito 6 rinvii a causa della mancanza dei rappresentanti dei partiti di Governo. Ho già denunciato in passato, pubblicamente, questo vergognoso attegiamento che è ancora più delittuoso perché riguarda direttamente l’agire nei confronti dei bambini (vedi articolo dal titolo: Vergogna!!!).
I giochi di potere non dovrebbero riguardare la politica, maggiormente quando si tratta del futuro dei nostri figli.
Oggi, alla vigilia della giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, questo ritardo si sente in maniera ancora più forte e lacera una ferita che dovrebbe squarciare le coscienze di questi rappresentanti dei cittadini.
Basta seguire questo link pubblico (http://parlamento17.camera.it/118?shadow_organo_parlamentare=2288&id_commissione=36) per rendersi conto a che punto siano i lavori della commissione ad ormai 8 mesi dall’inizio della legislatura.
Oggi ho fatto questo intervento in aula, cercando, in pochi minuti, di far rendere conto delle dimensioni del problema nonostante ci siano già ingenti forze statali impegnate sul fronte della violenza e dell’emarginazione minorile.
E’ giunto il momento di cambiare rotta. Finiamola di  usare la leva propagandistica nel prendere decisioni che non portano risultati sostanziali (ad esempio il bonus bebè) ma ricercano esclusivamente vantaggi elettorali, iniziamo a mettere i bambini al centro della discussione e diamo una seria mano all’associazionismo che oggi è l’unico vero aiuto nel mondo infantile ed adolescenziale violentato ogni giorno da questa politica.
Silvia
Ecco i 25 punti con cui la nostra mozione vuole impegnare il Governo:
ad evitare la riduzione delle risorse finalizzate a rendere effettivi i diritti sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed, in particolare, a dare esecuzione con adeguati stanziamenti alla legge n. 285 del 1977;
a ridefinire le priorità dell’agenda programmatica del Governo, ponendo al centro di questa l’applicazione integrale della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, in particolare per quanto riguarda i servizi sociali, la lotta all’abbandono scolastico, il contrasto alla povertà, l’accesso alla prevenzione e alle cure sanitarie, soprattutto per i minori che vivono in un contesto di povertà relativa e assoluta, il superamento delle profonde sperequazioni esistenti tra le regioni, il diritto all’alloggio e il diritto al passaggio da casa a casa per minori appartenenti a famiglie in disagio abitativo soggette a sfratti esecutivi;
ad assumere iniziative dirette ad aumentare il sostegno finanziario a favore delle famiglie a basso reddito con figli minori assicurando che questo sia esteso anche alle famiglie straniere;
a prevedere, anche con iniziative di carattere normativo, nell’ambito del riordino dell’attuale sistema delle agevolazioni fiscali, il rafforzamento del sistema attualmente vigente di detrazioni per le famiglie con minori e redditi medio-bassi;
ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, per istituire un fondo statale di garanzia sui prestiti concessi alle madri in condizioni di disagio con reddito Isee del nucleo famigliare non superiore a 35.000 euro;
a promuovere in maniera continuativa, anche d’intesa con le regioni e i comuni, campagne di sensibilizzazione e di conoscenza dei diritti dei minori come sanciti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
ad avviare azioni e programmi nazionali al fine di eliminare la piaga del lavoro minorile, anche intensificando i controlli e rispettando integralmente quanto previsto dalla Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro;
ad assicurare, per quanto di propria competenza, il sostegno ai lavori e alle attività della Commissione parlamentare bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza;
a procedere alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali come indicato dalla legge n. 328 del 2000 con particolare riferimento ai minori;
a sviluppare ulteriormente le sinergie e le collaborazioni con il mondo dell’associazionismo che opera nell’ambito dei diritti dei minori;
a favorire, per le parti di propria competenza, l’istituzione dei garanti dell’infanzia e degli adolescenti regionali, in tutte le regioni;
ad elaborare, di concerto con i Paesi dell’Unione europea, strategie e politiche per l’infanzia e l’adolescenza, anche in un’ottica di rafforzamento reciproco e di scambio di buone prassi;
a redigere, in tempi brevi, proposte da sottoporre al Parlamento per l’incremento e l’ottimizzazione delle risorse disponibili, per il coordinamento delle attività e dei programmi relativi ai minori, atteso che la frammentazione delle competenze istituzionali sull’infanzia e sull’adolescenza si è confermata come limite ad un’azione efficace;
ad adeguare l’Italia ai parametri richiesti dall’Europa in tema di riduzione dell’abbandono scolastico, al fine di raggiungere entro il 2020 l’obiettivo della limitazione del fenomeno al di sotto della soglia del 10 per cento;
a promuovere campagne di educazione al rispetto delle diversità e di sensibilizzazione volte a contrastare il fenomeno del bullismo e a prevenire la violenza nelle scuole;
a promuovere in ambito scolastico ed educativo campagne di sensibilizzazione sui temi della diversità e delle pari opportunità, al fine di promuovere il superamento dei pregiudizi fondati sul genere di appartenenza e sull’orientamento sessuale capaci di motivare la violenza e la discriminazione;
a promuovere politiche a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, in particolare per quanto riguarda il Piano nazionale per l’infanzia, la dotazione di asili nido, il diritto all’istruzione e al welfare dello studente, la riduzione del costo dei libri di testo scolastici, il diritto allo studio e il sostegno alla disabilità;
ad elaborare campagne informative che forniscano ai genitori una serie di consigli volti a rendere più facile l’interpretazione di alcuni segnali importanti per prevenire casi di adescamento on line o un uso scorretto di chat, pc, tablet, smarthphone;
ad attivare una banca dati per il contrasto della pedofilia e della pornografia in modo da riuscire ad ottenere dati sul tema della prostituzione minorile e potere attuare politiche di prevenzione e di contrasto;
a realizzare in tutte le scuole campagne informative e di prevenzione al fine di sensibilizzare i ragazzi sui disturbi del comportamento alimentare;
ad incentivare e incrementare l’attività motoria nella scuola primaria, prediligendo personale qualificato, e a monitorare l’applicazione delle recenti direttive in materia di educazione alimentare nelle scuole, tramite la fornitura di cibi biologici nelle mense e il divieto di somministrazione di cibi sconsigliati e ad alto contenuto di grassi nei distributori di merendine, onde prevenire il fenomeno dell’obesità tra i minori;
ad assumere iniziative per istituire un apposito fondo per le politiche e il sostegno dei giovani fuori famiglia, al fine di erogare contributi al sostegno, all’integrazione lavorativa e all’avviamento al lavoro di giovani tra i 16 e i 25 anni, che provengano da strutture di accoglienza residenziali per minori e da famiglie affidatarie, nonché per l’accompagnamento del giovane verso l’autonomia;
ad assumere iniziative per prevedere l’applicazione agevolata dell’iva, non superiore al 4 per cento, possibilmente giungendo anche all’azzeramento, sui prodotti destinati all’infanzia almeno nei primi due anni di vita;
a promuovere l’istituzione di una banca dati nazionale per il censimento dei minori in condizione di residenzialità assistita sul territorio nazionale;
a monitorare con la necessaria attenzione la situazione nelle scuole italiane rispetto alla presenza di minori di cittadinanza non italiana, attuando iniziative e campagne informative efficaci, adeguatamente finanziate, che promuovano un clima di non discriminazione all’interno delle classi anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni che si occupano di tali tematiche.

Silvia Giordano

martedì 19 novembre 2013

Da Bruxelles, l'economista italiano Prof. Giulio Sapelli tuona contro il governo: "Stanno svendendo l'Italia ai tedeschi. Con questo governo mettiamo la parola fine al sistema industriale-economico italiano".











di Sergio Di Cori Modigliani

Le impietose cifre della nostra economia al collasso sbugiardano ogni giorno le bugie dei nostri governanti. L'Ocse, oggi, ha diffuso nuovi dati che segnalano un ulteriore abbassamento del pil italiano per il 2013 dal -1,8% a -1,9% con previsione negativa, totalmente opposta ai dati forniti da Saccomanni e Letta, prevedendo per il 2014 un ulteriore crollo del consumo interno intorno al 7/8%, con un aumento della disoccupazione intorno a -1/2% ulteriore. L'Italia diventerà sempre più periferica, restringendo, quindi, le possibilità strategiche reali di poter far sentire la propria voce in Europa. L'unica voce dissonante, in aperta contro-tendenza, è stata quella di Pier Carlo Padoan, capo-economista dell'Ocse il quale ha dichiarato con enfasi "L'Italia è quasi arrivata al traguardo perchè da noi finalmente la recessione è finita e il sistema industriale è in netta ripresa".
Non è stato in grado di spiegare di quale traguardo si tratti.

Tutte le manovre che i nostri governanti stanno attuando hanno, come unico obiettivo, quello di favorire in Europa le condizioni della Germania a danno dell'economia nazionale italiana.

Questo governo è letale.
E la cupola mediatica è complice.

Scrive oggi, infatti, il quotidiano la Repubblica nel suo formato on-line, ore 17.15 ...sul fronte politico, invece, i mercati hanno incassato positivamente le parole del presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta che ha promesso risparmi per 32 miliardi in tre anni grazie alla spending review con l'obiettivo di ridurre le tasse....mentre compariva questo articolo la Borsa di Milano (cioè i mercati) segnava un arretramento dell'1, 7% (-300 punti) con le banche che annunciavano un aumento di 124 miliardi di euro di crediti inesigibili perchè dovuti da aziende in stato fallimentare; le agenzie di stampa europee, a differenza del quotidiano italiano, segnalano che tutti i cosiddetti "mercati" hanno fornito una risposta negativa nei confronti dell'Italia, identificata ormai come il malato terminale dell'Europa.

L'economista italiano Giulio Sapelli, un attento e colto osservatore della situazione italiana, un moderato molto competente, attualmente professore ordinario di Storia Economica presso l'Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi Culturale dei Processi Organizzativi, oggi ha lanciato da Bruxelles la denuncia della guerra della Germania contro l'Italia e della totale inutilità delle manovre governative.
Economista di tradizione e scuola umanista, Sapelli è fortemente apprezzato in tutta Europa. Lo si vede poco alla tivvù, e quindi la massa non lo conosce.
Non lo invitano spesso perchè ciò che dice dà fastidio e poi perchè insegna in una università statale e sia la Rai che Mediaset preferiscono i docenti delle università private, presumibilmente generose, attraverso le loro fondazioni, nel ripagare i giornalisti che fanno loro pubblicità.
In tal modo si fa passare nella mente dei cittadini che coloro che insegnano nelle accademie private valgono di più e quindi conviene fare sacrifici, magari anche forti, per mandarci a studiare i propri figli. E' falso: risparmiate i soldi. Non corrisponde sempre alla realtà. Le nostre università statali sono piene di anonimi studiosi e ricercatori che molto spesso sono persone di poderoso valore intellettuale, innamorati del loro lavoro, orgogliosi di insegnare nelle strutture pubbliche e molto restii alla visibilità televisiva, in quanto preferiscono -da bravi pedagoghi- il rapporto umano diretto con i loro alunni. Non cercano consenso nè applausi nè voti: cercano di trasmettere ai giovani il sapere, fornendo loro adeguati strumenti.
Il prof. Sapelli parla poco di cifre e molto di persone, non usa grafici ma argomentazioni intellettuali, e Zygmunt Bauman, il più autorevole sociologo vivente, lo considera la punta di diamante del pensiero complesso analitico italiano in campo economico.
Vale la pena di seguirlo con attenzione, ed è per questo motivo che lo propongo a tutti voi.

Questo suo grave allarme diffuso oggi, fa seguito a un pezzo che aveva scritto in data 6 novembre dal titolo "C'è un piano per rovinare l'Italia" che era il seguente:

I dati che giungono dalla Commissione Europea con le sue previsioni economiche di autunno sono disarmanti: più debito e più deficit, meno crescita. È un circolo vizioso che si alimenta da sé. Se non vi è domanda aggregata, la crescita è possibile solo se vi è una via per le esportazioni. Ma la via dell’export è stretta e solo pochi alpinisti possono scalare quei sentieri. Il dato spagnolo è impressionantemente efficace. La cosiddetta ripresa di quel paese deriva da una crescita della produzione automobilistica – non solo, naturalmente, ma soprattutto – in particolare degli stabilimenti Ford. Ma se si vanno a vedere i numeri degli occupati – anche il “Financial Times” ha dovuto ammetterlo – la situazione è sconcertante: solo duemila i lavoratori in quegli impianti, grazie a condizioni salariali basse e precarie. I sindacati spagnoli (i socialisti dell’Ugt in testa, gli ex comunisti del Ccco un po’ più cauti) le hanno accettate perché considerano essenziale dare lavoro costi quel che costi! Quindi, la ripresa nell’Europa del Sud è una temperata sospensione della caduta, e non un recupero, del Pil, ossia dello stock di capitale fisso che è andato perduto negli ultimi venti anni. La causa di ciò è la deflazione imposta dalla Germania a tutta l’Europa. L’Italia è colpita in pieno. I dati statistici su cui si litiga anticipano la vera battaglia che inizierà con l’unione bancaria. Si coglierà – da parte di molteplici troike – l’occasione della verifica sui bilanci per reclamare, come sempre ha fatto Mario Draghi dal 1992 a oggi, la privatizzazione delle banche. Ed essa sarà fatta, come si ripete dopo Cipro, grazie al risparmio (per chi ancora lo ha) delle famiglie e delle piccole imprese. Lo si drenerà spietatamente con ogni mezzo. Saccomanni è stato chiaro alcune settimane or sono, poco intelligentemente disvelando il piano. Le banche sono esauste, che giungano quindi le shadow banks e le dark pools, cioè un sistema parabancario speculativo che i nostri governanti amano! E pure ancor si predica la ripresa! Bruxelles ha il pudore di spostarla al 2014-2015, ma il pericolo è che tra un anno non rimanga più nulla. Naturalmente un’alternativa a questa sorta di distruzione del credito per l’economia reale esiste. È il ritorno alla separazione tra banca commerciale e banca d’investimento, evitando l’eccesso di capitalizzazione che sarà richiesto alle banche non separate. La super-capitalizzazione non elimina il rischio e drena capitale produttivo trasformandolo in capitale come costo. Il risultato sarà il contrario di quello che si vuol produrre. Paradossalmente, pur tra mille ostacoli, il mondo anglosassone va dritto verso la separazione; solo l’Europa della Bce va dritta verso la rovina.

Ecco che cosa ha scritto, invece, oggi, il prof. Sapelli:

Doppia mossa del cavallo europeo. Prima si colpisce la Germania invocando un articolo dei trattati ultra-nascosto e dimenticato - eccesso di surplus commerciale, pensate un po’- e in tal modo ci si accoda obbedienti al diktat Usa che ha attaccato Berlino con una violenza inaudita mai resa manifesta da dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Poi si attacca l’Italia, tutta protesa a dar buon esempio di sé, e la si critica; non la si colpisce a morte, la si ferisce per la legge di stabilità, soprattutto per l’enormità degli emendamenti. È un imprevisto.
Vuol dire che gli Usa contano sino a un certo punto e un contentino alla Germania bisogna pur darlo. Del resto è Berlino che controlla e dirige la macchina tecno-burocratica. In primo luogo, per capacità e patriottismo nazionalistico dei suoi funzionari, che hanno via via egemonizzato attorno a sé i rappresentati dei paesi ex comunisti e quelli nordici dell’Europa scandinava che tutto è meno che europea, ossia è una formazione economico-sociale a sé stante come ricorda del resto la storia dei trattati economici post-bellici, Efta in testa. Ma lasciamo perdere, queste cose nel tempo dei reset non le ricorda più nessuno, anche se contano.
Questo attacco dell’Ue è ingiustificato, formalmente e politicamente. Ma esso è il frutto di un’enormità politica che ha offerto al dominio teutonico la testa dell’Italia su un piatto d’argento: un governo di pacificazione coalizionista che non riesce a presentare al Parlamento una finanziaria bloccata e su di essa chiedere la fiducia. Così si litiga mesi e mesi su qualche punto di Iva e sull’Imu sì o no, con un ministro del Tesoro incapace di trovare un miliardo nel bilancio dello Stato e che ci rappresenta in Europa con un’incapacità che non si è mai vista… Ma certo il problema è grande: se inviassero la troika cosa dovrebbe fare Letta? Dovrebbe in ogni caso farle fare un passo indietro e mandarla a casa a Bruxelles.
Se cediamo ora su questo punto siamo finiti: ossia, il sistema industriale ed economico è finito. Chiunque parli con le cuspidi del potere economico tedesco sa che la battaglia d’Italia sono ora decisi a vincerla loro, i tedeschi, comprando a prezzi di svendita tutto ciò che è possibile. Ai francesi danno qualche spaziale consolazione e agli Usa non possono opporsi rispetto ai grandi gruppi, ma le medie imprese tascabili e co. - tra parentesi, ne abbiamo perse il 20% in questi ultimi due anni, ossia circa mille! - debbono finire in mano tedesca secondo una logica di complementarietà nella maggioranza dei casi e non di distruzione tipo quella operata da Prodi e compagni quando fecero le privatizzazioni.
È quindi nella distruzione generale un passo avanti per occupazione e reddito e conservazione del patrimonio cognitivo. Ma vuol dire la subalternità economica assoluta. Questo non piace agli Usa, lo ripeto da sempre e da sempre ripeto che la via di uscita non è economica ma diplomatica e strategica: è geostrategica sino a nuovi rapporti con la Russia. Se non fanno questo Letta e Alfano, se non si opporranno direttamente, come dovrebbero patriotticamente fare, alle misure ingiuste che si profilano venire dall’Europa, faranno entrambi la fine di Papandreu: chiese un referendum prima dell’arrivo della troika, ora è sparito, non se ne parla più, non si sa neppure dove sia finito. 

Giulio Sapelli

La solitudine del popolo italiano: una notizia di cui non si parla. Per pudor di patria.





di Sergio Di Cori Modigliani

La fotografia che vedete riprodotta in bacheca è stata scattata nel 1951, a Rouen.
L'autore di questa immagine è uno dei grandi maestri della fotografia: Henry Cartier Bresson.
Una casa editrice aveva commissionato al celebre fotografo un lavoro sulla nuova industrializzazione della Francia, che avrebbe cambiato il panorama socio-esistenziale dell'Europa. Erano sei fotografi diversi. Cartier Bresson mise come didascalia dei suoi 8 scatti il titolo "La nuova solitudine dei francesi".
Per ottenere questa immagine, l'artista francese impiegò 17 giorni. 
Girava per la città, soprattutto nella nuova periferia dove stavano sorgendo nuove fabbriche che lavoravano a pieno regime, a caccia dello scatto giusto. "Le immagini, di per sè, non esistono" sosteneva Cartier Bresson "a me non interessa affatto ciò che accade, ciò che c'è. L'aspetto interessante di questo meraviglioso lavoro consiste esattamente nel contrario opposto a ciò che la gente pensa: una buona fotografia non è mai trovata a caso, ma è la rappresentazione di qualcosa che il fotografo ha già nella sua mente. Il fotografo, quando esce di casa e va a fare il suo lavoro in giro per la città, sa con matematica certezza ciò che sta cercando, anche se non lo capisce e non sarebbe neppure in grado di spiegarlo. Lui cerca qualcosa che non sa che cosa sia, ma ce l'ha in mente. Diciamo che lo sa ma non sa di saperlo e non sa che cosa sa. Ma a un certo punto: eureka! La vede. La scena. Sta lì, davanti ai suoi occhi. Come un miracolo. Il suo occhio vede ciò che aveva immaginato con la sua intellettualità emotiva e allora capisce che cosa stava cercando. Fa clic e il gioco è fatto. Ma quello scatto non è altro che la conclusione meccanica di un lungo e complesso lavoro interiore. Alcune volte può durare anche anni. C'è una certa immagine che ho realizzato alla quale sono particolarmente legato, ma per ottenerla mi ci sono voluti 23 anni, non c'è stato giorno in cui non ci abbia pensato, quando ho visto "la scena" dopo aver fatto clic ho sentito una grande liberazione".
Oggi non è facile imbattersi in una grande fotografia, l'occhio è diventato ignorante. La diffusione di massa degli smart phone ha comportato una esplosione di sedicenti fotografi, i quali non sanno che non stanno fotografando un bel nulla, perchè imprimono sul video ciò che stanno vedendo, il che non ha niente a che vedere con il Senso della fotografia. Proprio nulla.
Era il mio problema questa mattina.
Dovendo preparare questo post mi ero messo alla ricerca di una immagine particolare da mettere come didascalia iconografica. La notizia di cui dovevo parlare era davvero triste (anche se, per fortuna, ne contiene al proprio interno anche una bella) e -dal mio punto di vista- pur sapendo che il 99% degli italiani non ne erano al corrente ero convinto che magicamente stava provocando una reazione emotiva di enorme sofferenza civica, un sentimento che va al di là della consueta indignazione, un evento che produce sgomento e raccapriccio, dinanzi al quale non è possibile fare nulla, se non arrendersi di fronte alla realtà di questo paese per ciò che esso è.
Mi chiedevo, dovendo rappresentare la sintesi di come si sente dentro al cuore il popolo italiano: "di fronte a questa notizia, come si sentiranno gli italiani?".
Mi sono messo in rete a caccia dell'immagine giusta. Ne ho viste migliaia, di tutti i tipi. Non trovavo nulla di convincente. Alla fine, mi sono stufato, e ho scelto di andare a guardare negli archivi dei grandi fotografi artisti.
E così, ho trovato l'immagine scattata nel 1951 da Henry Cartier Bresson.
Per me, è l'immagine, oggi, dello stato emotivo del popolo italiano.
La sezione pensante e sensibile, tanto per intenderci.
E adesso veniamo alla notizia.

Come tutti sappiamo, il 27 novembre c'è il voto in aula per la decadenza di Berlusconi da senatore.
E' molto probabile, per non dire quasi certo, che slitterà ancora con la scusa della revisione della Legge di Stabilità, tanto per allungare l'agonia. La Legge parla chiaro in proposito, ed è -a mio avviso- una notizia folle. In seguito alla decadenza, lo Stato "riconosce" al cavaliere Silvio Berlusconi, ex senatore, un "contributo di solidarietà per cessazione dell'attività" pari a 182.000 euro, che verranno versati subito.
E' la sua liquidazione.
Lo Stato riconosce la sentenza della Cassazione. Ammette, conferma e sancisce che si tratta di un delinquente pregiudicato che ha truffato lo Stato. Però paga un sussidio a chi lo ha fregato.
E' il simbolo di ciò che questo paese è nella sua realtà.

No comment.

La buona notizia consiste nel fatto (sottaciuto dall'intera cupola mediatica) che la capogruppo del movimento a cinque stelle del Senato, Paola Taverna, si è rivolta espressamente al Presidente Piero Grasso "pregandolo di evitare lo scandalo". Così l'ha definito.
Sostiene la Taverna "Vorrei fare una raccomandazione a lei e a quest’Aula intera. Ove il senatore Berlusconi dovesse essere dichiarato decaduto, percepirà un assegno di fine mandato pari, circa, a 180mila euro. In altri termini, il Senato, a seguito di una sentenza definitiva per frode fiscale, dovrà indennizzare il senatore Berlusconi di 180mila euro, perché in carica parlamentare sin dal 1994. Lo trovo assurdo. Una tale beffa non può e non deve, in alcun modo, accadere, e noi faremo di tutto perché ciò non accada”.
Capirete da voi che non si tratta di soldi nè di un atto formale che tocchi minimamente le casse dello Stato, essendo il nostro debito superiore ai 2000 miliardi di euro.
E' il tentativo di riportare il comportamento del Parlamento sui binari del Senso.
Piero Grasso ha ricordato che "il senatore Berlusconi riceverà questo assegno direttamente dal Fondo di solidarietà integrativo dei senatori".
Volevo soltanto ricordare ai cittadini italiani come stanno le cose, perchè ho capito che non lo sanno.
A quanto pare lo Stato usa i soldi delle nostre tasse per dare 182.000 euro a Berlusconi come "atto formale di solidarietà" . Ad un evasore fiscale e quindi truffatore ai danni dello Stato.
Come cittadino italiano mi sento come l'uomo nella fotografia di Henry Cartier Bresson.
Come vogliono che ci sentiamo.

P.S. Questo è un post populista.

lunedì 18 novembre 2013

Esercizio n.2 di cittadinanza attiva: come reagire in maniera risolutiva al film horror che ci propongono in Italia.



di Sergio Di Cori Modigliani

E' un po' come quei vecchi film di fantascienza degli anni'50, intrisi di sapore horror vintage, che uno si gusta con gli amici in una arena estiva a ferragosto.
Il problema è che per noi, cittadini italiani, è diventata la nostra realtà.
Quei film dove si uccidono gli alieni malvagi ma quelli nel frattempo si sono clonati.
Siamo circondati da questi replicanti.
O come gli uomini vestiti di nero nel film Matrix.
E così ci hanno scodellato una classe politica dirigente che è composta da Berlusconi+Berlusconi bis + Casini e Casini bis + PD +PDbis+PDter.
Si raddoppiano in modo tale da essere allo stesso tempo sia la maggioranza che l'opposizione: un film del terrore.
Così pensano di aver messo nel sacco l'intera cittadinanza.
L'aspetto tragico consiste nel fatto che c'è ancora qualcuno che ci crede. 
Un partito propone le Leggi (una parte) e l'altra parte le contesta.
Così, nel corso dell'animata discussione, ottengono ciò che vogliono: lo stallo perpetuo.
Berlusconi sostiene che si dissocia da Alfano, ma chiarisce -a scanso di ogni equivoco- che sono alleati e di comune accordo.
Il PD fa lo stesso con la cosiddetta sinistra: Vendola sostiene il partito alle elezioni, poi entra in parlamento insieme al PD, va subito all'opposizione e lo contesta, preparando il terreno per le prossime elezioni dove si presenterà di nuovo insieme al PD, altrimenti non lo vota nessuno. Nel frattempo tiene bloccato quello sparuto gruppo di poveretti che ancora si fidano di lui.
Idem, a destra, quelli di Fratelli d'Italia, che si sganciano a novembre del 2012 e dichiarano "mai con Monti mai con Berlusconi", e alle elezioni si presentano insieme a Berlusconi così entrano in parlamento nella sua lista; appena dentro si dissociano e vanno all'opposizione. Da soli non avrebbero ottenuto neppure un seggio. Uno dei fondatori, Guido Crosetto, neppure era stato eletto. Ma ci pensa Berlusconi che fa dimettere uno dei suoi per fargli posto. Sono talmente pochi che non possono neppure formare legalmente un gruppo. Ci pensa la Boldrini che fa varare un decretino notturno per consentire loro di aggirare la Legge. In compenso, scompaiono le inchieste in Puglia contro l'amministrazione Vendola e non se ne parla più. 
Al centro, Casini non viene eletto, rimane fuori. Appena concluse le elezioni si precipita da Monti e si butta per terra chiedendo pietà e comprensione. Il ragionier vanesio si fa intenerire, prova pena per lui, pensa che gli convenga. E così, via ben due eletti nella sua lista per far rientrare Casini dalla finestra che piazza i suoi ministri e si accorda con Berlusconi. Poi fingono di litigare, così abbiamo anche il Casini/Monti bis.
Questo è il parlamento italiano.
Così intendono gestire la cosa pubblica.
E' il modo migliore per avere la sicurezza matematica che non cambierà nulla, che non faranno nessuna riforma, che seguiteranno a raccontare bugie alle quali gli italiani crederanno per disperazione, come la liquefazione del sangue di San Gennaro.
Prestigioso il risultato elettorale in Basilicata: ha votato soltanto il 45% degli aventi diritto.
E' ciò che gli oligarchi volevano.
Insistere nel produrre disgusto, indignazione, scandalo, in modo tale da convincere una sempre più ampia porzione dell'elettorato a disertare le elezioni.
Così sarà sempre più piccolo il  numero delle persone che devono foraggiare con le clientele.
E' una finzione e una truffa.
La crisi, invece è reale.
Questa settimana tutti a seguire i talk show alla tivvù condotti da imbonitori strapagati che sosterranno l'opposizione, ben pagati dalla maggioranza, che deve far vedere come sono bravi a costruire una dinamica politica.

Esercizio n.2 per la cittadinanza attiva.

Il primo punto (per quelli già evoluti in via di disintossicazione spirituale) consiste nell'assumere la totale consapevolezza di essere malati, colpiti dalla "sindrome della telesione" un morbo contagioso che provoca una lenta forma di derecebramento e di annullamento di ogni capacità intellettiva. Sapere che i 15 minuti di Maurizio Crozza con la sua copertina e i 15 minuti di Marco Travaglio il martedì alle 21.15 e il giovedì alle 21.15 sono una droga ben congegnata  e architettata a tavolino, per far sorbire poi il resto, dove pestano duro e si verificano i sintomi della telesione. 
Per evitare la manifestazione della tossicomania, prepararsi a cambiare abitudini.
Se vi piace il gioco delle carte, antichissima tradizione italiana esistente dai tempi del medioevo, premunirsi il martedì sera per andare con amici a un torneo di burraco, o di bridge, o di canasta, o di scopa da quindici; anche lo Scarabeo va benissimo, fa bene alla salute. 
Il giovedì da dedicare, fisso alle 21, a un'uscita con l'amico o l'amica del cuore: si va al cinema, a bere una birra, a fare una passeggiata, a mangiare una pizza. Soldi ben investiti.
La prima settimana sarà dura. Non è facile trasformarsi da replicanti passivi in umani attivi.
La "telesione" colpisce talmente in profondo da arrivare al punto di aver convinto le persone di essere diventati interattivi: l'ultima tragica illusione. 
I drogati, non contenti di subire la consueta lobotomizzazione italiota, mentre si pappano le solite litanie, contemporaneamente le commentano in diretta su facebook e twitter, decuplicando l'effetto nocivo nella più totale spaesata inconsapevolezza. Passivamente, come robot, bevono le immagini ma protestano in rete contestando ciò che stanno vedendo: è la proiezione della condizione politica dei partiti, la clonazione al raddoppio dell'effetto. 
Identico.
Così la gente si sente all'opposizione perchè anche se è maggioranza e massa piatta nel seguire i talk show, li contesta su facebook in diretta e pertanto si sente a posto.
E l'oligarchia della dirigenza politica fantascientifica gongola. E incassa.
Fanno festa e sono contenti.
Sanno che domani si ciberanno ancora.
Della vostra carne, del vostro spirito, soprattutto della vostra anima.
Proprio come nei film horror di fantascienza.

Basta sottrarsi: è elementare.
Come aveva ben detto il nobile Franco Battiato, sei mesi fa, a "Servizio Pubblico" a Michele Sant'Oro, quando rispondendo alla domanda "Ma come si fa a cambiare? Ad alzare il livello?" aveva candidamente risposto: "Ma è semplicissimo, basta non invitarli più".
Sant'Oro ha scelto di non invitare più lui.
Più chiaro di così!

Buona settimana a tutte le persone di buona volontà che ne hanno le palle strapiene.









venerdì 15 novembre 2013

Come la Telecom affonda l'Italia. Mentre Inghilterra e Spagna lanciano il web all'attacco della televisione.


"La letteratura è come l'energia, nè nasce nè muore, solo si trasforma", 

                                                                                                 Luis Goytisolo
di Sergio Di Cori Modigliani

Questa mattina, a Madrid, Luis Goytisolo, forse lo scrittore più rappresentativo della Spagna, vera e propria eminenza grigia della letteratura ispanica, e intellettuale di punta nel mondo di lingua ispano-americana, è stato insignito del più importante premio letterario spagnolo. E' stato il re in persona a consegnarglielo. Lo aveva accompagnato Milagro Del Carro, altra importante scrittrice, insieme alla quale avevano dato vita, lo scorso giugno, ad una elettrizzante edizione del Festival del Libro in Spagna, a Barcellona. Un evento importante per la cultura europea, quel festival, situato al polo opposto del Festival del Libro di Torino, che nel 2013 ha toccato il fondo raggiungendo il livello più basso mai registrato dalla cultura italiana. Non si era mai visto (in Europa) un evento dedicato agli autori, alla scrittura, alla letteratura, nel quale mancasse -per l'appunto- la presenza degli autori. La fecero da padrone (lo scorso maggio) Fabio Volo, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, con seminari surreali gestiti non da esperti dell'accademia e del mondo della Cultura ma da personaggi televisivi, da Bruno Vespa a Gad Lerner, da Giovanni Floris a Luca Telese. E questi erano i migliori.
Che cosa c'entra questa filippica sulla letteratura spagnola con la Telecom Italia?
C'entra.
In Italia, il livello è ormai talmente basso, che le persone non si rendono conto del significato di "globalizzazione" se non nei consueti termini veicolati in rete da gente che non sa nulla di ciò che accade nel mondo, se non per sentito dire. Sopravvivere come nazione (e soprattutto come Cultura) vuol dire essere in grado di sapersi posizionare nello scacchiere geo-politico internazionale, promuovendo la Cultura Alta (tanto per capirsi) come ambasciatrice e rappresentante di un mondo complesso e variegato dietro al quale, in seconda battuta, si situano le aziende, gli imprenditori, lo Stato, le banche, le fondazioni culturali, che apriranno le porte dei mercati internazionali per le nostre merci da esportare.
L'Italia, ormai è assente in tutti i teatri che contano nel mondo.
Dal 2014 lo sarà molto di più, soprattutto per via della vendita di Telecom agli spagnoli che hanno portato a casa un colpo davvero fantastico.
La Spagna si sta muovendo benissimo, è il motivo per cui l'abile Rajoy è riuscito a strappare alla Troika la concessione di un deficit al 5,8% (il doppio dell'Italia) mentre l'Italia viene trattata come l'ultima della classe e non soltanto non concedono più nulla, ma neppure accettano di negoziare sedendosi intorno a un tavolo. 
Danno ordini e basta. 
Talmente incompetente e cialtrona, questa classe dirigente -sia i politici che gli imprenditori- da essere diventata ormai inservibile per i loro stessi sponsor.
La Spagna, invece, pur in mezzo a gigantesche difficoltà e a un quadro sociale di impressionante disagio, sta preparandosi il terreno grazie alla fortuna di potersela vedere con un intero continente brulicante di fermenti, novità e dinamismo (500 milioni di consumatori) come quello dell'America Latina, con il quale condivide la stessa lingua e la cultura d'origine -unica eccezione il Brasile- e quindi giocano in casa. Tutto il sistema geo-politico di relazioni strategiche che l'Italia aveva costruito negli ultimi 50 anni con l'Argentina, Cile, Uruguay, Perù, Venezuela, Ecuador e Messico, è andato in fumo in seguito alla disastrosa gestione politico-economica degli affari, vissuta con taglio unicamente coloniale: territori da espoliare a furia di tangenti da dare (e prendere) a governi corrotti, abilmente messi lì dalla Cia. 
Non si sono neppure accorti che il mondo era cambiato. 
Non hanno neppure preso atto di ciò che stava accadendo in Sudamerica e in Messico, pensando sempre con la vecchia mentalità dell'arroganza democristiana e sono in molti (per non dire quasi tutti) i soggetti politici italiani che oggi si stupiscono delle parole, dei gesti e delle azioni di Papa Bergoglio come se si trattasse di un uomo piovuto dalla Luna. Si tratta, invece, di un uomo che sintetizza dentro di sè delle istanze e una idea del mondo che ha incorporato e alchemizzato la nuova realtà sudamericana, e ben la rappresenta.
Bergoglio parla e si comporta come parlano e si comportano tutti i leader politici del continente americano dal Mar delle Antille fino al Polo Sud; lui ha dietro di sè un intero continente che lo sorregge e lo supporta culturalmente, e parla la più diffusa lingua sul pianeta Terra, l'unica presente in quattro continenti. L'unico dove non si parla lo spagnolo è l'Oceania.

La vendita di Telecom agli spagnoli segna l'ingresso ufficiale dell'Italia nella periferia degli affari internazionali che contano, e -ciò che più conta- l'uscita dal territorio sudamericano (forse per sempre) del controllo strategico nelle telecomunicazioni in Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Bolivia.
E' stata sostituita dalla Spagna, la quale diventerà avanguardia in Europa nella gestione della strategia mediatica sul web, dove gli italiani non ci saranno.
Ecco che cosa sta accadendo e che cosa accadrà.

1). Tre mesi fa l'annuncio: Telecom Italia venduta agli spagnoli. Nessuno si è chiesto perchè e che interesse potessero avere gli spagnoli a prendersi una gatta da pelare come quella. Il vero motivo sta nella conquista del mercato pubblicitario più gigantesco sul web (si calcola intorno ai 20 miliardi di euro come potenzialità di fatturato) in uno specifico settore. 
Quale?
Risposta: il grande calcio.
In Italia, il calcio europeo la fa da padrone in televisione, sia come audience che come introito pubblicitario per le partite che trasmettono. In Italia la concessione ce l'hanno due big della tivvù, Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, attraverso le loro piattaforme Sky e Premium. Si reggono su questo. Dal 1 luglio del 2014 non esisteranno più. La notizia è stata diffusa oggi in tutta l'Inghilterra e ha fatto il giro del mondo (in Italia nessun commento, come se non si trattasse di una notizia degna di rilievo) ed è la seguente: "British Telecom strappa a Sky la concessione per le partite di calcio della Premier League per la cifra di 769 milioni di euro, il doppio di quanto offerto da Murdoch. Da settembre 2014 il calcio va sul web".
E' una notizia epocale.
Davvero segna un'epoca mediatica.
Questo vuol dire che sia Sky che Mediaset Premium potrebbero andare verso il tracollo economico.
E' stato velocemente calcolato che tutto ciò produrrà (in Italia) nella seconda metà del 2014 un crollo dell'investimento pubblicitario televisivo nell'ordine del 50%, con conseguente contrazione del mercato interno. Gli spagnoli di Telecom hanno fatto subito sapere di essersi già accordati con British Telecom, con Telecom Argentina (ex Telecom Italia) e con Telecom Brazil (già siglato l'accordo per l'acquisto di Telecom Italia) per passare anche loro al web. Tecnicamente -hanno spiegato- avverrà attraverso un nuovo tipo di televisori che verrà messo in vendita dal 1 Gennaio 2014 in tutta Europa, dotati di un meccanismo digitale per cui la televisione diventa, in pratica, lo schermo del web: una sua estensione amplificata, ad altissima definizione. La gente seguiterà a vedere le partite sullo schermo televisivo, ma le immagini non provengono più dal satellite ma via web. Quindi, è il web che si becca la pubblicità.
L'Italia sarà fuori.
L'Italia è già fuori.
Si perderanno soldi, si perderanno quote di mercato, si perderà un settore strategico.

2). Telecom Italia la faceva da padrone in Argentina essendo il provider principale per la telefonia, l'energia elettrica e la televisione via cavo attraverso Cablevision. Il tutto grazie a un accordo truffa avvenuto nel 2001 tra Ciampi/Berlusconi/Menem quando il governo italiano (e le banche) scelsero di "truffare" consapevolmente la clientela che si fidava attraverso i famigerati tangobonds, spazzatura che doveva servire a salvare l'Argentina dal default (ma tutti sapevano che così non sarebbe stato) attraverso un accordo segreto con un autentico mascalzone, il premier argentino dell'epoca. In cambio di questo regalino, l'Italia chiese (e ottenne) di impossessarsi del territorio strategico della comunicazione in Argentina che gli ha reso una caterva di soldi. Idem per il Brasile e il resto del Sudamerica. Se Telecom Italia non è fallita è stato grazie ai profitti che venivano da lì. Questo accordo, alla Kirchner, non piaceva affatto. E quindi si è data da fare con abilità geo-politica. Finchè il governo argentino non ha stretto un accordo con David Martinez, mega miliardario messicano e imprenditore nel mondo della comunicazione. Il Messico è un territorio economicamente molto fertile dove esiste la concorrenza, non è come l'Italia. I miliardari che operano nel territorio economico mediatico sono ben 6 e si odiano tra di loro, come è giusto che sia tra imprenditori concorrenti, e quindi -proprio grazie a questa furibonda competizione- ci guadagna il consumatore che vede aumentare l'offerta con i prezzi sempre più bassi. Martinez ha acquistato Telecom Italia attraverso una sua società (che finanzia tangenzialmente il governo argentino) ma che in realtà è proprietà della Telecom spagnola dato che ha il 36% delle sue azioni. La Kirchner ha accettato e in cambio gli spagnoli sono andati ad acquistare bpt argentini per una quantità immensa, sufficiente a coprire la cifra che l'Argentina doveva pagare per la causa persa in seguito ai tangobonds, grazie a un prestito ottenuto dalla BCE. Tutti contenti. Gli unici che ci rimettono sono gli italiani ai quali non è stato raccontato un bel nulla, nonostante venisse spiegata l'intera operazione sulla stampa argentina (vedi link http://www.lanacion.com.ar/1636394-telecom-negocia-su-venta-a-un-fondo-afin-al-gobierno di una decina di giorni fa). Stessa cosa sta avvenendo per l'unica posizione strategica mantenuta dall'Italia: l'editoria. Grazie a quell'accordo, infatti, la Mondadori aveva chiuso la partnership con la "Editorial Sudamericana" stampata a Barcellona, la più grande casa editrice al mondo come quantità di lettori (circa 300 milioni) diffusa in tutto il continente americano, in Spagna, nelle Filippine e in sei nazioni africane. Evidentemente piena di debiti, la Mondadori sta cedendo quote uscendo da questo settore strategico, con grave abbassamento del nostro mercato culturale condannato a diventare sempre più periferico.

3). Il terzo punto (conseguenza dei primi due) consiste nel ruolo da protagonista che la Telecom spagnola avrà sul mondo del web italiano. E qui nascono i dolori. C'è chi sostiene che gli italiani non siano stati dei babbioni, ma complici; (mi farebbe piacere sapere l'opinione ufficiale di Gianroberto Casaleggio -in quanto imprenditore del settore- in merito a questa faccenda. Nel senso che avrebbero venduto "apposta" la Telecom Italia agli spagnoli per consentire agli spagnoli di poter mettere -eventualmente- il bavaglio al web italiano lavandosene le mani.

Questa è la situazione.

Comunque la si voglia mettere, una sconfitta dell'imprenditoria nazionale.
Una sconfitta della strategia politica nazionale.
Ma, ciò che più conta, un atto di miopia e di ottusità rivelatrice della pochezza culturale e imprenditoriale dei nostro cosiddetti capitani di industria.

Siamo nelle mani di incompetenti di alto bordo.
II trionfo di falliti di successo, capaci soltanto di svendere la nazione al peggior offerente.




Il governo italiano ci ha "rubato"il sud. Ma nel meridione c'è chi si organizza, si accorpa e denuncia l'assassinio dell'agricoltura meridionale





 L'Italia ce l'ha fatta da sola e ce la fa da sola, ed è per questo che ora può chiedere con forza una svolta dell'Europa sulla crescita. Il mio paese è uscito dalla recessione, la crescita si sta verificando in tutti i settori, e la ripresa finalmente è arrivata. Nel mio paese si sta diffondendo una vera ondata di rinnovato ottimismo nel futuro”


                                                                           Enrico Letta, Lipsia. 15 novembre 2013 ore 16,30.



di Sergio Di Cori Modigliani



Ci hanno rubato il sud d'Europa.

Ma non si tratta della consueta argomentazione meridionalista.

E' ben altro, e soprattutto è ben peggiore di così.
Gli autori del furto criminale si chiamano PAC, e si trovano a Bruxelles.
PAC è un acronimo. Sta per Politiche Agricole della Comunità europea.
Disegna, progetta, e poi programma, stabilisce, sancisce, l'applicazione dei parametri che regolano il ciclo produttivo, distributivo, di consumo, dell'intera produzione agricola europea.
Non è una notizia nuova che a Bruxelles favoriscano le forti economie del nord a danno di quelle del sud; ma i tedeschi e i finlandesi possono sempre permettersi il lusso di sostenere "peggio per voi che sia a Strasburgo che a Bruxelles non avete fatto nulla per salvaguardare e sostenere la vostra agricoltura, che cosa pretendete da noi?".
Il fatto è che hanno ragione, e questa è una notizia di cui non si parla mai.
Perchè la maggior parte dei deputati europei (circoscrizione Italia) non vanno neppure alle riunioni, non partecipano, non elaborano, non discutono, non difendono l'Italia.
Non esistono. Se non sulla carta.
In compenso stanno sempre alla tivvù.
L'assenteismo (nello specifico campo delle politiche agricole) dei 76 deputati italiani al parlamento europeo, nell'ultimo biennio ha raggiunto la quota dell'88%.
Quindi, prima ancora di sostenere (il che sarebbe corretto) che Bruxelles e Strasburgo si inchinano servilmente ai dettami di Berlino, bisogna ricordare agli elettori che la responsabilità totale -nonchè criminale- grava sulle spalle del popolo italiano: avete votato per la Lega Nord, per il PD, per il PDL, solo e soltanto perchè li avevate visti a Ballarò o da Santoro? 
Questi sono i risultati.
Fine della premessa sulla nostra classe dirigente politica.

Veniamo al sud.
Se ne parla, poco o nulla. Perchè, quando viene fatto, è sempre in termini generici, retorici.
Da sempre, l'intero meridione italiano (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata) era stato all'avanguardia nella produzione di prodotti agricoli, creando ricchezza rimanendo posizionato nel territorio, dando lavoro e occupazione, contribuendo all'innalzamento del pil.
Tutto ciò non esiste più.
Ma non spiegano perchè, come è avvenuto, e soprattutto ciò che ha provocato.
Io, ad esempio, non sapevo che la pasta (alimento di base dell'alimentazione del nostro paese) non è più fatto con grano italiano, bensì con quello russo. Il risultato è stato il crollo dei prezzi di vendita dei cereali nostrani. Così come i polli sono quelli vietnamiti, i pomodori sono brasiliani, perfino i sottaceti in conserva non sono più italiani, bensì spagnoli. 
E via dicendo.
Che cosa hanno fatto gli agricoltori meridionali?
Hanno gettato la spugna e se ne sono fregati?
Nient'affatto.
Si sono guardati in giro, si sono incontrati, si sono parlati, si sono organizzati, per combattere e lottare nel tentativo di sostenere una diversa politica europea agricola a sostegno dell'imprenditoria territoriale meridionale.
Ma nessuno parla di loro. 
Mai.
Tre anni fa, il più importante produttore di olive della Puglia, Angelo Guarini, originario del Salento,  ha lanciato, insieme ad altri, un'iniziativa che ha avuto successo, e ha messo in piedi un gigantesco consorzio che oggi conta migliaia di imprenditori che hanno aderito all'iniziativa.
Si chiama FIMA PAC.
Sta per Federazione Italiana Movimenti Agricoli per una nuova Politica Agricola Europea.
Il punto sta nell'affermazione mediatica.
Se non parlano di te, se non diffondono le tue idee, se la gente non ti vede, non ti ascolta, non ti fanno parlare, è come se non esistessi.
Il suo portavoce e attuale rappresentante, Saverio de Bonis, un mese fa, è riuscito a farsi ricevere ufficialmente dall'apposita commissione agricoltura della Camera dei Deputati, dove ha presentato un rapporto-denuncia sullo stato dell'agricoltura nel meridione, chiedendo l'immediato intervento delle forze politiche e del governo. E' stato ricevuto e ascoltato dall'onorevole Paolo Cova (PD) presidente della XIII Commissione, il quale -in teoria- avrebbe dovuto inviare al Ministero per le Politiche Agricole il contenuto di tale incontro ufficiale e in seguito farsi latore presso il governo perchè si aprisse un tavolo di concertazione e discussione sul problema.
La stampa non ha parlato neppure dell'incontro.
La televisione non ha mostrato neppure un fotogramma.
Sul web è comparso soltanto un articolo su un quotidiano on line siciliano che ha annunciato l'evento (http://www.linksicilia.it/2013/10/chi-ha-ucciso-lagricoltura-meridionale-) con il seguente titolo:

Chi ha ucciso l’agricoltura meridionale? Chiuse 224mila aziende cerealicole, la pasta si fa col grano estero.


Così inizia l'articolo: Paradossi d’Italia: nel Paese della pasta, la pasta si fa con il grano che arriva dall’estero. Il Sud Italia, una volta granaio d’Italia, è rimasto falcidiato da una Politica agricola europea (Pac) miope e schierata a favore di Nazioni come Francia e Germania. Le lobby industriali, alimentano le speculazioni, fanno cartello, acquistano dall’estero a prescindere dalla qualità e dai controlli fito-sanitari. Il risultato è che il prodotto più famoso della cucina italiano, ha ben poco di italiano. E che negli ultimi 10 anni, nel Sud Italia hanno chiusi i battenti 224mila aziende cerealicole.
La denuncia arriva direttamente in Commissione agricoltura della Camera dei Deputati. A mettere nero su bianco le cifre della ‘strage’ è stato Saverio De Bonis, coordinatore della  Fima, Federazione Italiana Movimenti Agricoli, che ha invocato interventi radicali per modificare la Pac.

Si tratta di una vera e propria strage, censurata, silenziata, occultata.
Fa parte delle bugie del governo, ormai all'ordine del giorno. Basti pensare che la didascalia che avete letto sopra in bacheca, sotto le immagini, ha retto 17 ore, il tempo medio di durata delle esternazioni governative prima che vengano sbugiardate. Alle 9 di questa mattina, infatti, è arrivata sonora la bocciatura ufficiale da parte di Bruxelles della Legge di stabilità (un parto da professionisti della mitomania) che ha lanciato l'allarme sullo stato disastroso della nostra Repubblica. Sia Letta che Saccomanni hanno negato e minimizzato.
Ma la Confindustria, una volta tanto, ha tenuto duro.
Dice (e scrive) infatti Vittorio Da Rold su Il sole24 ore:
IL GIUDIZIO DELLA COMMISSIONE

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-15/bruxelles-boccia-legge-stabilita-italia

Il Ministro dell'economia ha definito tale articolo "populismo in salsa elettorale".
No comment.

Qui di seguito, riporto per intero, il dispaccio ufficiale emesso dall'ufficio stampa della FIMA, a firma Paolo Rubino, in data 8 ottobre 2013. Che io sappia nessun organo di stampa mainstream ha riportato neppure la notizia.
Racconta l'incontro, spiega le loro motivazioni, ciò che sta accadendo, qual è l'autentica situazione dell'agricoltura nel meridione italiano.
Penso che sia doveroso informarsi su questo aspetto fondamentale del nostro territorio e coinvolgere la FIMA in un dibattito sui temi in questione.
Visto che l'intera classe dirigente politica italiana ha scelto e preferito di servire gli interessi della Russia, della Germania e della Francia a danno e scapito della nostra economia nazionale, con brutale miopia e senso massimo di irresponsabilità suicida, spetta alla cittadinanza consapevole diffondere le informazioni e costruire dei nodi e dei legami con chi, nel territorio, ci vive e ci lavora. Un tempo avremmo anche potuto aggiungere "e lì prospera".



COMUNICATO UFFICIALE DELLA FIMA per la cittadinanza.

"La XIII Commissione agricoltura della Camera, presieduta dall’ On. Paolo Cova, ha ascoltato l’ 8 ottobre in audizione la Fima, Federazione Italiana Movimenti Agricoli, su Pac e  problematiche del grano duro.

Alla presenza di numerosi deputati, è intervenuto il coordinatore nazionale Fima Saverio De Bonis che ha illustrato il parere della Federazione sulla nuova Pac e si è soffermato sugli annosi problemi del grano duro italiano, consegnando due documenti alla Commissione.
“Gli agricoltori – dichiara il coordinatore Fima – vogliono una Pac che premi chi produce e vive di sola agricoltura. Per questo, adesso che l’ Italia deve declinare adeguatamente la riforma in ambito nazionale e le risorse si sono assottigliate, occorre mirare gli aiuti per recuperare la forte perdita di reddito subita dagli agricoltori italiani rispetto ai colleghi europei che ha costretto alla chiusura migliaia di aziende agricole”.
“A tal proposito – aggiunge – sarà decisivo il modo in cui verrà definita la figura dell’ agricoltore attivo e la velocità di erogazione degli aiuti affinché la nuova riforma ci avvicini all’ Europa e non ci separi”.
Sulla vicenda del grano, “per contrastare l’ ennesima speculazione in atto – evidenzia De Bonis – è tempo di attuare il divieto di vendita sottocosto delle materie prime agricole previsto dall’ art 62. La norma c’è ma non si applica”. Inoltre – sottolinea – i regolamenti delle attuali borse merci sono datate di un secolo ed in contrasto con la normativa europea antitrust. Affinché i mercati possano funzionare meglio occorre prima di tutto garantire una buona informazione, la trasparenza e la neutralità dei commissari, attraverso una commissione unica nazionale. E’ pertanto necessario – aggiunge – rivedere l’ intero sistema delle Borse merci nazionali, sempre più maschere di meccanismi di cartello a danno dei produttori e consumatori. Servono, però, regole cogenti di funzionamento emanate dallo Stato, per evitare che le lobby le annacquino, come già accade in altre filiere”.
“Le regioni del Sud – fa notare – una volta erano il granaio dell’ Europa con in testa la Sicilia, Puglia e Basilicata. Oggi, prezzi di vendita al ribasso e svalutati rispetto a venti anni fa, costi di produzione in progressivo aumento, mercati poco trasparenti, oppressione fiscale e stretta creditizia, scarsa tutela sindacale e assenza di controlli sui prodotti alimentari, definiscono un quadro molto grave della situazione agricola del Paese e, in particolare, della cerealicoltura del mezzogiorno. Solo in queste regioni in dieci anni hanno chiuso 224 mila aziende, di cui nessuno parla”.
“Per avere un’ idea della perdita del nostro potere d’ acquisto – spiega De Bonis – all’epoca con 80 qli di grano si poteva comprare un piccolo trattore, oggi si possono comprare solo i pneumatici! I fornai, al contrario, da un quintale di grano duro che costa 25 euro ottengono un quintale di pane da cui ricavano almeno 250 euro al sud! Un valore aggiunto che si decuplica in maniera spropositata grazie agli egoismi della filiera. Basterebbe dividere in tre parti tale valore (1/3 a chi produce la materia prima, 1/3 a chi la trasforma e 1/3 a chi la distribuisce) e agli agricoltori arriverebbero 80 euro a quintale. La filiera così raggiungerebbe velocemente il riequilibrio dei redditi”.
In una piccola regione come la Basilicata, al terzo posto come produttore di grano duro, negli ultimi dieci anni si è quasi dimezzato il numero delle aziende agricole (erano 81.922 nel 2000, sono calate a 51.756 nel 2010 (-26,8%) e si è ridotta la superficie (la Sau è passata da 537.695 ettari nel 2000 a 519.127 ettari nel 2010 (-3,4%).
In Puglia e in Sicilia sono invece aumentate le superfici (Puglia: 1.247.577 ettari nel 2000 e 1.285.289 nel 2010 (+2,9%); Sicilia: 1.279.706 nel 2000 e 1.387.520 nel 2010 (+7,7%), ma sono diminuite le aziende (in Puglia erano 336.694 nel 2000, sono calate a 271.754 nel 2010 (-19,2%); in Sicilia erano 349.036 nel 2000, sono calate a 219.677 nel 2010 (-37%).
“Questo tsunami – evidenzia il coordinatore – che ha distrutto migliaia di aziende e posti di lavoro, in assenza di una politica agricola efficace, si è verificato in regioni che dispongono di un giacimento d’ oro per il Paese rappresentato da un grano che oltre ad essere buono è anche salubre. In alcune regioni, dove è scarsamente valorizzato, potrebbe valere più del petrolio! Con una differenza: il petrolio inquina, il grano buono disintossica!”
Già, perché la battaglia del grano è una battaglia per la vita? Una battaglia che non si vince salvaguardando solo l’uso delle sementi certificate o sospendendo le quotazioni. “Il raccolto 2013 pur proveniente da sementi certificate – dichiara – ha subito un repentino calo delle quotazioni già alla raccolta, mentre oggi addirittura siamo quasi al crollo: 24 euro in Puglia e Basilicata e 22 euro in Sicilia, a fronte di un costo di produzione superiore a 30 euro! Gli agricoltori temono perciò una nuova bolla.“
Questa battaglia, al contrario, si vince con l’ informazione. A distanza di molti mesi dalla raccolta 2013, la produzione italiana di grano duro è, infatti, misteriosa. Secondo l’ultima rilevazione Istat la produzione italiana nel 2013 sarebbe diminuita appena di 1.1270.000 qli, mentre addirittura la superficie a duro è aumentata quasi dell’ 1% grazie a quasi centomila ettari in più del meridione!
Un risultato del tutto differente dai dati divulgati da un noto settimanale specializzato qualche settimana fa che riportava un netto calo di superfici e produzioni di grano duro in Italia 2012 vs 2013 (-17% superfici pari a -220.000 ettari, -11% produzione pari a circa -458.000 t).
“La confusione e l’incertezza – sottolinea De Bonis – sono il terreno ideale per la speculazione. E’ corretto imputare un calo di produzione nel meridione che invece non c’è stato, a fronte di un aumento di 2,7 milioni di quintali? E non evidenziare il calo che si stà registrando nel Centro-Nord per circa 3,9 milioni di quintali? Questo fenomeno occultato potrebbe forse dipendere dalla salubrità del grano ovvero dalla presenza di micotossine e dalla crescente consapevolezza dei consumatori? “
Il dubbio è che qualcuno potrebbe avere interesse a far si che la disponibilità teorica di grano duro buono al Sud appaia ridotta, per giustificare le importazioni, mentre i dati dimostrano che la produzione di qualità cresce e sottrae quote di mercato alla produzione più scadente sotto il profilo sanitario.
E se si è prodotto molto grano duro di qualità in Italia nel 2013 perché ne stiamo importando a manetta dall’estero? Solo una indagine approfondita dell’ antitrust e dell’ antifrode può contrastare la BOLLA SPECULATIVA IN ATTO. Non dimentichiamo che gli industriali sono già stati ‘multati’ una volta dall’ antitrust per aver fatto cartello sui prezzi della pasta!
“In realtà – evidenzia De Bonis – potremmo essere di fronte ad un uso strategico della leva import-export per controllare i prezzi sul mercato nazionale del grano buono attraverso l’ importazione di quello cattivo. L’ alibi è quella della globalizzazione secondo cui l’ Europa può diventare pattumiera delle materie prime che all’ estero non sono commestibili nemmeno per gli animali”.
L’ arrivo in Europa di materie prime di pessima qualità, danneggia la salute pubblica, la bilancia commerciale e avvantaggia solo i profitti dell’ industria di trasformazione, che continua ad affermare strumentalmente che: (i) il grano italiano è insufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni e  manca la capacità di stoccaggio, nonostante le misure del Piano cerealicolo nazionale; (ii) il grano straniero è migliore perché è un grano di forza (più proteico) che gli agricoltori italiani non riescono a produrre per garantire la tenuta di cottura; (iii) il made in Italy stà nella ricetta e nello stile italiano con cui si fanno le cose!
“I fatti dimostrano il contrario – dichiara il coordinatore Fima – da un lato, gli agricoltori sono scoraggiati a produrre per via di comportamenti illeciti che rendono antieconomica la coltivazione, ragion per cui ci sono tantissimi silos vuoti. Basta solo censirli. Dall’ altro, hanno dimostrato che è possibile produrre pasta con grano locale. Ci sono tanti piccoli pastifici che lavorano solo semole locali e, peraltro, i consumatori stanno imparando a capire se nel pane vi sono micotossine: basta conservare una fetta di pane per quindici giorni e osservare se si formano muffe”.
E allora quali politiche adottare? L’ Italia ha spazio per recuperare 685 mila ettari che abbiamo perso in sette anni ed essere autosufficiente in quantità, qualità e salubrità!
Occorre inoltre intendersi sul significato di made in Italy e stile italiano con cui si fanno le cose, aldilà degli schermi legali e lobbistici. “E’ prioritario il know-how – evidenzia De Bonis – che genera profitto per pochi o la salute pubblica e il bilancio dello Stato a vantaggio di tutti? E la presenza dell’ uomo sul territorio non appartiene forse al costume italiano? Il vero made in Italy non è forse rispetto verso la nostra storia e cultura millenaria della pasta fatta con grani locali sin dagli Etruschi, dai Greci e dai Romani? Non è forse vero che nella “valle dei mulini” in Sicilia, all’ inizio del secondo millennio, si fabbricava una pasta, con grani siciliani, che veniva spedita in tutta l’ area del mediterraneo? O piuttosto appartiene allo stile italiano fare cartello e continuare ad adottare pubblicità ingannevoli a danno dei consumatori italiani, senza aver rispetto nemmeno per la salute dei bambini? Dobbiamo privilegiare la tecnologia che ha esasperato la raffinazione delle semole o  tornare alle farine di una volta più integrali?”
La pasta è un simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, un pilastro della nostra alimentazione. “Tuttavia – conclude il coordinatore Fima – se nel mondo un piatto di pasta su quattro è italiano, possibile che ai consumatori italiani non debba essere consentito di poter scegliere, attraverso un marchio, una pasta fatta con il grano di qualità del proprio territorio obbligando in etichetta l’indicazione di origine della materia prima? Perché spacciare per italiana, una pasta la cui materia prima viene dall’ Arizona, dall’ Ontario o dalle Montagne Rocciose o dal territorio francese dei Galli e Celti? Chiunque è libero d’importare, ma quantomeno si vieti di utilizzare i trulli, il tricolore o le donne in abiti tipici con spighe di grano o altre immagini che evocano nella mente dei consumatori la provenienza della materia prima dall’ Italia.”
Per difendere il made in Italy e lo stile italiano autentico che è fatto di valori, la Fima ha consegnato una proposta di legge alla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati dal titolo: “Disposizioni per lo sviluppo di grano duro a zero micotossine e di pasta ad alta salubrità prodotta in Italia” con cui si chiede la riduzione dei limiti di micotossine a livello nazionale e l’ adozione di traccianti atossici a livello nazionale e internazionale per le partite di grano che andrebbero destinate ad usi diversi da quello alimentare".
Paolo Rubino
Ufficio Stampa Fima