mercoledì 13 novembre 2013

Una riflessione sull'intervento in aula della deputata M5s a proposito di Nassyria.




di Sergio Di Cori Modigliani

Che cosa vuol dire con precisione "ruolo della cittadinanza attiva"?
E ancora più in dettaglio, qual è il senso di questa affermazione in una società post-moderna basata sull'egemonia mediatica dei significati, e soprattutto dei significanti?

L'estate scorsa, alla fine di un convegno estivo, incontrai una mia vecchia cara amica che non vedevo da parecchi anni. Stava insieme alla sua figlioletta, di 8 anni, che non conoscevo. Dopo i consueti salamelecchi affettuosi, la bambina si rivolse a me e mi chiese: "Signor Sergio, ma come si fa a essere una cittadina attiva? Ci sono degli esercizi speciali che bisogna fare fin da quando si è piccoli?". 

Se è per questo ci sono degli esercizi speciali che bisogna fare anche da grandi.

E la cronaca della giornata di ieri ci offre uno spunto di riflessione, utile per tutti noi.

Esercizio n.1.

Ieri si commemorava la data del 12 novembre 2003, quando un commando suicida iracheno si fece saltare all'ingresso della base italiana dislocata a Nassyria, provocando la morte di 19 soldati italiani e di 9 iracheni. Così i fatti oggettivi vengono riportati ufficialmente su wikipedia: 
Il 12 novembre 2003 avviene il primo grave attentato di Nasiriyya. Alle ore 10:40 ora locale (UTC +03:00), le 08:40 in Italia, un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili. Il Carabiniere Andrea Filippa, di guardia all'ingresso della base "Maestrale", riesce ad uccidere i due attentatori suicidi, tant'è che il camion non esplode all'interno della caserma ma sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni. I primi soccorsi furono prestati dai Carabinieri stessi, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo. Nell'esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla che si trovava sul luogo per girare uno sceneggiato sulla ricostruzione a Nasiriyya da parte dei soldati italiani, nonché i militari dell'esercito italiano di scorta alla troupe che si erano fermati lì per una sosta logistica.    
L'intera classe politica dirigente, ieri, si è spesa nel ricordare l'episodio attribuendogli una valenza ad alto impatto retorico, definendo l'evento (parole del Presidente Napolitano) "un atto di grande viltà".
Non è così.
Non ci fu assolutamente niente di vile, secondo me.
L'uso del termine "vile" è fuorviante e come significante ha l'obiettivo di far pensare alle persone che i nostri carabinieri sono stati colpiti a tradimento. Il fine di questa manipolazione consiste nel far credere che la partecipazione degli italiani alla guerra in Iraq -così come quella di tutti gli altri- non aveva niente a che fare con il concetto di guerra, ma che era una missione di pace.
Era, invece, una guerra o lo è diventata, da subito.
In guerra, i codici vengono alterati e sono diversi da quelli civili.
La caratteristica della guerra consiste nel fatto che o uccidi uno sconosciuto oppure quello sconosciuto ucciderà te (un ricordo a Fabrizio De Andrè). Per salvare se stessi e i propri compagni, tutto è consentito, sia nella difesa che nell'attacco. E ci sono anche vittime civili, inevitabilmente. Ma ne restiamo sorpresi. Non esistono mezze misure nè compromessi, queste sono caratteristiche dei tempi e dei teatri di pace, dove vige il rispetto dei codici diplomatici, che rispondono a logiche, invece, civili, il cui compito consiste -per l'appunto- nell'evitare lo scoppio di una guerra. Per fortuna di tutti noi, due mesi fa ha prevalso a Washington, Mosca, Teheran, Gerusalemme, Londra, Pechino, Ryad, la logica diplomatica. E non siamo andati a bombardare i siriani.
Il governo americano, allora, siglò un patto di alleanza militare con diverse nazioni europee, tra cui l'Italia. Aveva consegnato per iscritto (quattro paginette) a Tariq Aziz, ministro degli esteri dell'Iraq, un ultimatum della durata di 48 ore, alla fine del quale si leggeva...."nel caso non ottemperiate alle richieste di cui al punto a, b, c e d, l'amministrazione Usa si considererà formalmente in stato di guerra nei confronti della vostra repubblica". 
E seguiva l'elenco delle nazioni alleate.
In Europa, la Francia si sottrasse rifiutandosi di essere coinvolta.
In quel periodo abitavo in Usa e quindi vissi l'evento dal loro punto di vista.
Si scatenò in America una campagna contro la Francia che coinvolse l'intera nazione. Non si parlava d'altro, 24 ore al giorno. Alla televisione parlavano vecchi soldati di 80 anni che avevano partecipato allo sbarco in Normandia il 5 giugno del 1944, i quali bruciavano davanti alle telecamere le bandiere tricolori francesi definendo il popolo dei Galli "ingrato e traditore". Ci furono 19 interpellanze parlamentari nel corso delle quali si chiese (senza ottenerla) la rottura diplomatica con la Francia. In California (dove io abitavo) sulle vetrine di molti ristoranti e bar apparvero dei cartelli con su scritto "non serviamo ai tavoli cittadini francesi perchè il proprietario non ama i traditori della libertà" e accanto compariva il faccione di Jacques Chirac insieme a quello di Adolf Hitler. L'isteria dilagò, finchè non esplose a New York.
In Usa, il piatto più diffuso in assoluto è quello delle patatine fritte. In Inghilterra si chiamano "chips". In America, invece, si chiamano "French fries" (frittura alla francese) perchè i coloni americani mangiavano le patate soltanto se erano cotte al forno finchè nello Stato della Louisiana, a metà del'700, i francesi introdussero le cosiddette patatine fritte. Da allora, è rimasto il nome, dovunque. A Manhattan, l'associazione commercianti dichiarò pubblicamente che "da oggi cancelliamo per infamia l'uso di questo termine, chi lo userà verrà considerato anti-patriottico; non esistono più le patatine fritte alla francese: la Storia le ha abolite". Per settimane si dibattè, si litigò, ci si scontrò sulla definizione delle patatine fritte. Finchè un giorno, a Manhattan, il regista americano Woody Allen indisse una conferenza stampa (alla quale partecipai) nel corso della quale dichiarò, vado a memoria,"Amo le patatine fritte alla francese che per me sono il simbolo di Manhattan e della mia cultura. Mi vergogno di essere americano e di appartenere ad un paese così stupido e isterico come questo, che non mi merita. Da oggi ho deciso di trasferirmi con la mia famiglia a Parigi. Non girerò mai più un film in Usa fintantochè durerà questa immonda pagliacciata criminale. Farò film soltanto in Europa. Lascio Manhattan con la morte nel cuore ma con la vita pulsante nella mia coscienza intellettuale di libero artista". E se ne andò via fino al 2009.
La Francia crollò in Usa anche e soprattutto in termini economici.
Mentre, invece, trionfò l'Italia.
Scomparve il vecchio stereotipo dell'italiano pizzettaro o mafioso, sostituito da quello di validissimi combattenti, perfettamente addestrati, coraggiosi, valorosi in battaglia. In televisione si susseguivano le interviste ai soldati italiani che ritornavano in caserma reduci da una impresa fortunata e gli italiani parlavano "normalmente" della guerra. Quando si verificò l'attentato a Nassyria, in tutti i quartieri italiani vennero issate bandiere a lutto. A San Francisco, Chicago, New York venne dichiarato un giorno di lutto nazionale e il carabiniere Andrea Filippa venne descritto come un eroe. Nessuno parlò di "atto vile", ma si descrisse l'evento come un normale atto di guerra nel corso del quale gli italiani si erano distinti riducendo le perdite umane al minimo consentito in un teatro di guerra.
Così andavano le cose nel 2003.
Ma in Italia, gli italiani non lo sapevano.
Perchè agli italiani era stato detto che un gruppetto di carabinieri trallallero alla Don Matteo erano andati a svolgere una missione di pace. 
Da cui la falsa attribuzione di "atto vile" a un normale atto di guerra.

Veniamo alla giornata di ieri, davvero interessante.

In parlamento, alla Camera dei Deputati, è stato ricordato l'evento.
Una eletta nelle fila del movimento a cinque stelle, circoscrizione Sardegna, l'onorevole Emanuela Corda, si è alzata e ha fatto un intervento.
Le sue parole hanno provocato reazioni diverse e contrastanti.
Non entro nel merito (dopotutto si tratta di un esercizio).
Sui social networks il suo intervento è stato presentato con ottiche diversissime. Qui di seguito quattro esempi dei link più diffusi in assoluto:

Nassirya, Emanuele Corda (M5s) commemora il kamikaze, vittima anche lui 

e poi


L'On.Emanuela Corda (M5S) giustifica l'attentatore kamikaze che uccise gli italiani a Nassirya 

e poi

M5s: Emanuela Corda sui kamikaze: ferma condanna al fondamentalismo

e poi ancora

M5s: Emanuela Corda difende i terroristi a nome di Grillo.

In alcuni casi veniva presentato il video del suo intervento nel quale mancavano alcune frasi. In altri casi erano state aggiunte altre frasi. 

Sui social networks, soprattutto su facebook che è la piattaforma più importante nel diffondere la chiacchiera del giorno di cui tutti parlano, quando si presenta un video con una scritta sopra, il più delle volte nessuno guarda il video ma si attiene alla didascalia che lo presenta.
Quindi, come si fa a sapere che cosa ha detto o non ha detto la Corda?

Ecco in che cosa consiste l'esercizio di cittadinanza attiva: si va a vedere su youtube la ripresa video del suo intervento, quella autentica, senza aggiunte e senza tagli. Si compie, quindi, un'azione (da cui l'aggettivazione "attiva") senza far caso alla didascalia, nè a quella che la esalta nè a quella che la contesta. Dopo averlo visto ci si pensa su. Magari, se è il caso, lo si rivede un'altra volta, lo si studia e si ottiene una idea, un giudizio, una opinione, che è frutto della riflessione della propria mente, quindi è originale. Quando si partecipa, poi, al dibattito, si porta avanti la propria argomentazione magari citando la frase al minuto 1,23 o 2,41 inserita nel suo contesto generale.
Questo presuppone un meccanismo attivo.
Chi non lo vuole fare che stia zitto.

Qui di seguito, il link del suo intervento alla camera: 
http://www.youtube.com/watch?v=dhvJhgW9MQM 
in modo tale da poter avere una propria idea.
Il vantaggio, nell'essere "cittadini attivi", consiste nel fatto che non si usano idee degli altri, oppure l'opinione di un passante che magari ha pigiato tre volte mi piace su dei nostri post e quindi abbiamo deciso, per puro narcisismo, di fidarci di lui o di lei. 
Si usano le proprie idee, il proprio ragionamento.
Un cittadino attivo è una persona che cerca i dati oggettivi e si arroga il diritto di avere una opinione personale su quel fatto specifico.
Tutto qui.

Poi, sul forum, possiamo scambiarci le nostre opinioni al riguardo: se il suo intervento è stato bello o brutto, in linea con il progetto M5s oppure no, a favore della verità o a favore della menzogna, ecc.

Dedicato alla piccola Simonetta che ha 6 anni.









martedì 12 novembre 2013

Una bella notizia che può indurre la cittadinanza italiana addirittura a essere ottimisti.



di Sergio Di Cori Modigliani

Questo simpatico gentiluomo la cui immagine vedete in bacheca si chiama Luigi de Fanis.
Da questa stamattina è agli arresti domiciliari.
Fino a ieri sera era l'Assessore alla Cultura della Regione Abruzzi.
E' stato arrestato insieme alla sua fedele segretaria, Lucia Zigariello, la quale, invece, "è stata portata via in manette".
L'accusa è la solita di sempre: tangenti, peculato, truffa ai danni dello Stato.
Non si tratta -dato che stiamo in Italia- neppure di una notizia che possa suscitare scalpore, è all'ordine del giorno. E ci è anche andata bene. Costui, infatti, (tanto per aggiungerci una chicca, viene dalla pregiata scuderia Razzi) era talmente ben visto dalla classe politica che avrebbe dovuto essere il Ministro dei Beni Culturali. E il PD aveva dato il suo assenso, ma all'ultimo momento hanno cambiato idea. Poco male. Insieme alla sua complice, in qualche modo si sarà pur rifatto, recuperando la mancata nomina.

Il punto interessante, invece, consiste in un doppio aspetto, uno positivo, l'altro meno.
Quello positivo riguarda il meccanismo che ha dato origine agli eventi. Non è stata la solita inchiesta frutto di indagini accurate, nè una sollevazione popolare, oppure la conseguenza di una protesta da parte della "solida opposizione" (in questo caso il PD). E' stato grazie a un dramma di coscienza di un imprenditore, coinvolto nella vicenda, il quale, un mattino, si è svegliato e dopo essersi consultato con la moglie si è recato da un magistrato raccontando per filo e per segno l'intera vicenda che, lì in Abruzzi "va avanti da anni con la complicità di tutti", come il reo-confesso ha ammesso, denunciato, narrato nei più specifici dettagli; spiegando come usufruisse di specifici appalti -diciamo cento euro- di cui a lui ne andavano 70 da utilizzare per realizzare "eventi di promozione della cultura e della letteratura italiana" e 30 li consegnava cash, al nero, al nostro simpatico ometto.
"E' stato il disgusto che mi ha motivato, adesso mi sento sereno" ha comunicato ai magistrati.
Il tutto ha comportato una sottrazione complessiva di circa 500 mila euro di danaro pubblico all'erario.
L'aspetto positivo della vicenda riguarda proprio la motivazione che ha fatto scattare il meccanismo, molto simile -per non dire identico- a quello avvenuto a circa 600 chilometri di distanza, cinque giorni fa, ad Adrio, roccaforte leghista, dove il sindaco è stato arrestato in seguito a denunce di imprenditori locali. E' accaduto anche in altri 17 comuni italiani, negli ultimi quarantacinque giorni.
In un paese normale dovrebbe essere considerata una tragedia.

La trovo, invece, una bella notizia. E non sto scherzando.
A mio avviso, così va letta.

E' un segnale che sta scattando un fenomeno di emulazione emotivo, interno, esistenziale, che -vivaddio, era ora!- comincia a serpeggiare nei cuori e nelle menti dei cittadini italiani. 
Un po' di M5s, un po' di Papa, un po' di inatteso rigurgito di pudore, finalmente cominciano a dare i loro frutti.
E' una bella cosa.
Perchè l'emulazione è un concetto fondamentale della mente umana, soprattutto in una etnia come quella italiana, assolutamente priva di baluardi etici o scrupoli morali, che segue i trend e si adatta a ogni condizione, per vivere cinicamente seguendo l'onda, e quindi copia i comportamenti dei propri simili,  nel bene e nel male, avendo scelto di essere sempre incapace di produrre comportamenti originali, non in linea con la moda vigente.
Comincia a diffondersi il bisogno di confessare. 
E non soltanto al prete, tanto per cavarsela con il minimo prezzo, ma addirittura ai magistrati su propria iniziativa individuale, assumendosi le proprie responsabilità e pagandone le conseguenze. 
C'è da sperare nel meglio.

La notizia negativa è il rovescio della medaglia.
Andando a scartabellare nelle prime dichiarazioni da parte degli abruzzesi attivi in politica, si viene a scoprire che "lo sapevamo tutti da molto tempo" il che ci induce a inevitabili intuizioni dietrologiche all'idea di che cosa facesse (in questo caso: un bel nulla) l'opposizione PD, visto che, come oggi spiegano con spaesata stupidità inconsapevole, erano al corrente del truce marchingegno da diverso tempo. Ma sono stati tutti zitti. 
E' il risultato delle larghe intese: io ti faccio fare quello che vuoi in quella regione e tu mi lasci fare quello che voglio in quell'altra regione. Se domani, ad andare sotto fosse uno del PD, di sicuro ascolteremmo le dichiarazioni dell'opposizione pidiellina raccontarci che lo sapevano da molto tempo.E questo vale per tutti.

Ne viene fuori un quadro abbastanza realistico del nostro paese.
Visto che chiunque sa tutto di tutti, allora è chiaro che non si tratta più di un vuoto di informazione, di notizie ce ne sono a iosa, per ogni gusto. 
Si tratterebbe quindi di complicità e collusione, ben altro dire.
Su questo, ancora, non ci siamo.
Quando va sotto il PDL, il PD esulta e si esalta.
Quando va sotto il PD, il PDL esulta e si esalta.
Quando va sotto la Lista Monti esultano e si esaltano sia il PD che il PDL.
E quelli della Lista Monti esultano e si esaltano quando vanno sotto il PD e il PDL.

L'ammissione -e la conseguente denuncia- della propria ignobile complicità collusa sarebbe già il capitolo due del risveglio nazionale, quando membri dell'opposizione, affranti e scossi per l'arresto di un dirigente di partito avverso, ammetteranno di aver guardato da un'altra parte perchè in cambio, magari a 182 chilometri da lì, c'erano "gli altri" che chiudevano un occhio dove, a governare, erano invece "i nostri".

In attesa di una veloce accelerazione della nuova narrativa esistenziale del paese, accontentiamoci, per il momento, del capitolo 1.
Non è molto. Ma è già qualcosina.

Se non altro, comincia ad avere le vaghe sembianze di un trend che si insinua.
Oggi voglio essere di un fragoroso ottimismo.
Ne abbiamo davvero bisogno.

Per chi non ha davvero nulla, nel senso di noi italiani come dignità di nazione, anche questo qualcosina può cominciare a essere qualcosa.

Su su, cominciate a confessare.
Se non altro, finirete in Paradiso.
Il che, in tempi di magra come questi, non è poco per davvero.








lunedì 11 novembre 2013

Seconda parte. il Club della Cupola Europea del Business


(seconda parte del post)


di Sergio Di Cori Modigliani

Il Club è nato nel 1982 e fortemente voluto, allora, da Ronald Reagan che ne affidò l'iniziale cura a Licio Gelli;  costituisce lo zoccolo duro delle persone che prendono ogni decisione in Europa. Complessivamente è stato calcolato che hanno a disposizione un budget intorno a 1,28 miliardi di euro, utili per pagare (e soprattutto coloro) che si dimostra necessario mettere nella lista della spesa per far varare leggi, dispositivi, spostare capitali, lanciare leader politici, ecc.

Il club si chiama ERT EUROPE.

Tranquilli! ecco il link: http://ert.eu/

E' ufficiale. Non sono più clandestini. Lo erano fino a pochi mesi fa.

Ormai, convinti di aver vinto, si sono aperti il loro bravo sito dove si presentano per ciò che essi sono, suddivisi per segmenti, settori di competenze, segmenti di mercato.

I fondatori, circa 30 anni fa, sono le persone che vedete nella fotografia in bacheca. Loro sono davvero orgogliosi (e lo comprendo) delle loro origini. Le persone che vedete nella immagine sono: 

Karl Beurle (Thyssen), Carlo De Benedetti (Olivetti), Curt Nicolin (ASEA), Harry Gray (United Technologies), John Harvey - Jones (ICI), Wolfgang Seelig (Siemens), Umberto Agnelli (Fiat), Peter Baxendell (Shell), Olivier Lecerf (Lafarge Coppée), José Bidegain (Cie de St Gobain), Wisse Dekker (Philips)Antoine Riboud (BSN), Bernard Hanon (Renault), François-Xavier Ortoli (EC), Pehr G. Gyllenhammar (Volvo), Etienne Davignon (EC), Louis von Planta (Ciba-Geigy), Helmut Maucher (Nestlé). 

Questo era il nucleo storico. Alcune di queste persone non esistono più, decedute, come Umberto Agnelli, Harry Gray e altri ancora. Alcune aziende sono state incorporate da altre e quindi i rappresentanti sono cambiati. Ma il progetto, la strategia e la finalità del 1982 rimane la stessa: gestire l'Europa Occidentale come piace a loro.

Controllano il 75% della produzione mediatica europea. Mediaset la controllano attraverso gli incroci azionari trasversali e Berlusconi non lo hanno mai voluto dentro perchè lo considerano inattendibile e inaffidabile, troppo individualista per i loro gusti, gli danno ordini dall'esterno. Controllano le borse, i mercati, gli investimenti industriali. Stabiliscono le assunzioni nelle corporation, nelle aziende statali strategiche, le commesse militari, chi deve andare su, chi deve andare giù, chi deve andare a dirigere i canali televisivi, i giornali, le banche.

Le persone di questa lista, tutte insieme, hanno 1.500 uffici (perfettamente legali) a Bruxelles nei quali si dedicano e si occupano di lobby gestendo i rapporti con le apposite e specifiche commissioni europee. 

Parlare quindi di Berlusconi o di Letta è inutile; sono persone che non contano nulla. 

Questi sono quelli che decidono.

La loro attività è stata spulciata, monitorizzata e analizzata nell'ultimo anno da un migliaio circa di folli internauti (tra cui il sottoscritto) disseminati in Europa e California e dalla prossima settimana, partendo dalla Francia, inizia il processo di presentazione pubblica della cupola. Un gruppo di giornalisti investigativi anglo-americani, in accordo con un gruppo di intellettuali francesi e austriaci, hanno prodotto un documentario nel quale raccontano le gesta dei 15.650 impiegati a pieno regime che lavorano a Bruxelles per questa organizzazione al fine di fare business. Puro business. Loro sono i monarchi, noi siamo i loro sudditi. Per queste persone noi non esistiamo come esseri umani, siamo -come ha ben sintetizzato il grande sociologo Zygmunt Bauman- un danno collaterale.

Il loro obiettivo strategico, in questa fase attuale, consiste nel distruggere ogni tentativo di costruire modelli di cittadinanza attiva e di opposizione ai partiti che loro controllano e finanziano in Europa. Dalla prossima settimana, inizia la diffusione in diverse città di Europa del documentario intitolato "The Brussels Bussiness" e diretto da Friedrich Moser e Mathieu Lieuthert che verrà proiettato in diverse città europee e poi diffuso anche in rete. Successivamente, comunicherò dove e quando è possibile vederlo a Roma, Milano, Palermo, Bologna. 

E' intorno a questo club che si gioca la partita d'Europa; è fondamentale, quindi, conoscerne la genesi, la modalità di comportamento, la strategia di impiego. In tal modo sarà utile poter cominciare a parlare delle questioni vere sapendo chi sono gli interlocutori veri, di cui in televisione e sul cartaceo non sentirete mai neppure una parola al riguardo. 

Sono suddivisi in settori: 

Competition Policy

Chairman: Jacob Wallenberg Convenor: Wolfgang Kopf Contact: Roeland Van der Stappen
Competitiveness
Chairman: Peter Löscher Convenor: Contact: Roeland Van der Stappen
Energy & Climate Change
Chairman: Bruno Lafont Convenor: Vincent Mages Contact: Kimberley Lansford
Raw Materials
Chairman: Convenor: Gunnar S. Jungk Contact: Roeland Van der Stappen
Societal Changes
Chairman: Carlo Bozotti Convenor: Tjerk Hooghiemstra Contact: Kimberley Lansford
Trade and Market Access
Chairman: Nils S. Andersen Convenor: Anders Würtzen Contact: Roeland Van der Stappen

CFO Task Force
Chairman: Peter R. Voser Convenor: Simon Henry Contact: Roeland Van der Stappen
(n.d.r: per CFO si intende tutta la normativa europea che riguarda finanza pubblica, suo impiego, sua tassazione, sua normativa)

Il nostro bravo Bozotti che dirige e coordina tutti gli aspetti legati alle politiche sociali in Europa è uno dei più importanti imprenditori italiani, leader nella produzione dei semi-conduttori, che ha il compito di assumere il controllo di tutta la produzione elettronica imbavagliando la rete. L'importanza del suo nome e della sua posizione è venuta fuori grazie al pragmatismo anglo-sassone. Un blogger, infatti, che si occupa di finanza, è rimasto colpito dal fatto che per ben tre volte il nostro concittadino entrasse dentro importanti aziende, le facesse fallire, e quando erano decotte poi venisse saldato con parcelle principesche. In una pubblicazione on line di cui avete qui il linkhttp://www.electronicsweekly.com/mannerisms/shenanigans/bozottis-bonus-2012-05/ si chiedeva come mai ciò avvenisse, e poi si è dato da fare e ha costruito per noi la biografia di questo imprenditore, gentilmente condivisa con il popolo della rete http://www.leadersmag.com/issues/2012.1_Jan/ROB/LEADERS-Carlo-Bozotti-STMicroelectronics.html

Qui di seguito c'è la biografia del nostro sconosciuto imprenditore: Carlo Bozotti has held his current position since March 2005. He is the sole member of the Management Board and chairs the company’s Corporate Executive Committee and Corporate Strategic Committee. Bozotti also serves as Vice-Chairman of the Board of Directors at ST-Ericsson SA. He joined SGS-ATES (later renamed SGS Microelettronica), a predecessor company to STMicroelectronics, in 1977. Ten years later, SGS Microelettronica of Italy merged with Thomson Semiconducteurs of France and is today STMicroelectronics, which is among the leading semiconductor companies worldwide, Bozotti became General Manager of the Telecom Product Division and, subsequently, he was promoted to Director of Corporate Strategic Marketing and Key Accounts, and later, to Corporate Vice President, Marketing and Sales, Americas. In 1994, Bozotti was appointed Corporate Vice President for Europe and the Headquarters Regions. From 1998 to 2005, he served as Corporate Vice President and General Manager of the Memory Products Group. In 2011, Bozotti began a second (nonconsecutive) term as the President of the European Semiconductor Industry Association (ESIA). He graduated with a degree in Electronic Engineering from the University of Pavia, Italy.

Queste sono le persone che "stanno facendo oggi l'Europa e hanno fatto l'Europa così come oggi essa è". 

E' compito di ogni europeo pensante, di ogni professionista della comunicazione, di ogni intellettuale, di ogni libero cittadino, diffondere i nomi e ogni mansione e caratteristica pertinente di questi personaggi. Sapere chi sono e che cosa fanno e come lo fanno è fondamentale per aumentare le possibilità statistiche di poter vincere la battaglia europea per fermare questo massacro e avviare un processo di rifondazione dell'Europa dei Diritti Civili, della Cultura, della Civiltà. 

Se non sappiamo neppure chi sono come possiamo minimamente pensare di essere in grado di poterli contrastare?



Ecco tutti i nomi della cupola che governa l'Europa. Ci sono cinque italiani.


di Sergio Di Cori Modigliani


Parliamo di cose serie e cominciamo a fare i nomi. Veri.

Quali sono le personalità più influenti nel mondo politico-economico, in Italia?

Berlusconi? Letta? Alfano? Cicchitto? D'Alema? Casini? Monti?......
Nessuno di questi. 
Sono tutti intercambiabili. 
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste nell'imbonire gli italiani, ciascuno secondo le proprie competenze, per far loro credere di vivere sotto una democrazia e quindi eseguire gli ordini dei loro veri padroni.
Chi decide in Europa?
Merkel? Van Rompuy? Olli Rehn? Barroso? Draghi?
Nessuno di questi. 
Sono tutti intercambiabili. 
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste ecc., ecc.

Se io vi dicessi che, oggi come oggi, la persona più importante, più influente, e decisiva, nel campo delle tematiche sociali in Italia -tanto per fare un esempio- è un certo Carlo Bozotti, il 99,99% dei lettori si metterebbe a dire sostenendo "ma chi lo conosce a questo?".
Infatti.
Qui sta il punto.

Chi decide in Europa è un pugno di uomini, ben allenati, amici tra di loro di lunga data.
Sono una cinquantina.
Costoro, sono la vera cupola che sovrintende ai destini degli europei. 
Loro decidono chi governa e chi non lo fa. Loro stabiliscono se l'Italia avrà le larghe intese, se la Germania avrà la grossekoalition e se è il caso che il Belgio abbia o non abbia un governo. 
Loro decidono quali Leggi far passare in Italia e nel resto d'Europa.
Loro decidono quanti disoccupati ci devono essere o non essere e se le imprese italiane devono o non devono essere pagate.
Sono tutti membri del più potente club del pianeta Terra.
In confronto, il Bilderberg è folclore per nuovi ricchi a caccia di status sociale da esibire.
Ecco, qui di seguito, tutti i nomi suddivisi per nazionalità e ordine alfabetico. 

Chairman

Leif Johansson
Ericsson
Sweden

Vice-Chairmen

Benoît Potier
Air Liquide
France
Peter Löscher
Siemens
Germany








Members

Gerhard Roiss
OMV
Austria
Jean-Pierre Clamadieu
Solvay
Belgium
Thomas Leysen
Umicore
Belgium
Nils S. Andersen
A.P. Moller - Maersk
Denmark
Antti Herlin
Kone
Finland
Pierre-André de Chalendar
Saint-Gobain
France
Christophe de Margerie
TOTAL
France
Bruno Lafont
Lafarge
France
Gérard Mestrallet
GDF SUEZ
France
Jim Snabe
SAP
Germany
Tom Enders
EADS
Germany
Marijn Dekkers
Bayer
Germany
Heinrich Hiesinger
ThyssenKrupp AG
Germany
Kasper Rorsted
Henkel
Germany
René Obermann
Deutsche Telekom
Germany
Norbert Reithofer
BMW Group
Germany
Johannes Teyssen
E.ON
Germany
Kurt Bock
BASF
Germany
Dimitri Papalexopoulos
Titan Cement
Greece
Zsolt Hernádi
MOL
Hungary
Gary McGann
Smurfit Kappa Group
Ireland
Franco Bernabè
Telecom Italia
Italy
John Elkann
Fiat
Italy
Carlo Bozotti
STMicroelectronics
Italy
Rodolfo De Benedetti
CIR
Italy
Paolo Scaroni
Eni
Italy
Svein Richard Brandtzaeg
Norsk Hydro
Norway
Jacek Krawiec
PKN Orlen
Poland
Paulo Azevedo
SONAE
Portugal
Ignacio S. Galán
Iberdrola
Spain
Antonio Brufau
Repsol
Spain
Pablo Isla
Inditex
Spain
César Alierta Izuel
Telefónica
Spain
Olof Persson
Volvo
Sweden
Jacob Wallenberg
Investor AB
Sweden
Severin Schwan
F. Hoffmann-La Roche
Switzerland
Paul Bulcke
Nestlé
Switzerland
Ton Büchner
AkzoNobel
The Netherlands
Jean-François van Boxmeer
Heineken
The Netherlands
Frans van Houten
Royal Philips Electronics
The Netherlands
Peter R. Voser
Royal Dutch Shell
The Netherlands
Güler Sabanci
Sabanci Holding
Turkey
Jan du Plessis
Rio Tinto
United Kingdom
Vittorio Colao
Vodafone Group
United Kingdom
Ian Davis
Rolls-Royce
United Kingdom
Carl-Henric Svanberg
BP
United Kingdom
Willie Walsh
IAG
United Kingdom












Krugman denuncia il complotto europeo per destabilizzare la Francia e il suo modello.


di Sergio Di Cori Modigliani

Sono in buona compagnia, e ne sono orgoglioso, come persona e come blogger attivo.
Anche perchè sono stato l'unico nell'intero web italiano ad aver tenuto duro.

Da oggi, siamo in due a difendere e sostenere pubblicamente Francois Hollande.

Dopo cinque articoli molto ben argomentati, complessi, variegati, spesso molto tecnici, il premio Nobel per l'economia, Paul Krugman, da ieri mattina è ufficialmente sceso in campo -a livello politico internazionale- per sostenere che "la Repubblica di Francia e monsieur Hollande sono vittime di un complotto del mondo della finanza e delle oligarchie politiche europee perchè la Francia è l'unica nazione d'Europa che sta diminuendo il proprio disavanzo pubblico, sta migliorando i propri conti, è perfettamente in linea con i parametri europei, ma ha un difetto grave che nessuno gli perdona: ha salvato e sta salvando e intende salvare lo Stato Sociale della sua nazione".

Forse, grazie a Paul Krugman, da oggi, sarà possibile parlare di Hollande anche in Italia, (anche se ci credo poco) essendo il francese il leader europeo più censurato in assoluto nell'intero continente. Di lui, in Italia, non si può mai parlarne bene, neppure (e soprattutto) in rete. Potete scrivere di tutto, esaltare Adolf Hitler, Josif Stalin, essere nostalgici delle brigate rosse, incitare la gente alla violenza, ma non potete scrivere mai che la Francia -dopo dieci giorni che Hollande era entrato all'Eliseo- ha iniziato a cambiare rotta in Europa. 
Questo è vietato, non si può neppure proporne il dibattito.

Quando nell'estate del 2012 (e il sottoscritto era davvero una persona modesta che contava poco o niente) scrissi un post esaltando l'attività di Hollande in Francia, spiegando che cosa stava facendo, che impatto avrebbero avuto le sue decisioni sul popolo francese, e quindi anche per noi italiani, raccontando come -pur nelle mille difficoltà- l'attività del premier francese stava dimostrando che il taglio alla spesa pubblica e le manovre di austerità non necessariamente passavano attraverso il massacro degli investimenti nel campo dell'istruzione, della sanità e della cultura (come stava e sta avvenendo in Italia) venni attaccato con una tale virulenza da lasciarmi sconcertato. Venne scomodato perfino un tecnocrate che lavora per la Banca Mondiale e che risiede in Svizzera perchè "denunciasse" questo blog come produttore di falsità. Ricevetti una valanga di lettere e di insulti, addirittura di minacce, e sulla rete si scatenò una impressionante catena di post finalizzati alla delegittimazione di ciò che affermavo, sostenendo la negazione di ciò che Hollande stava facendo nella vicina (e per tanti aspetti a noi simile) Francia.
La mia sorpresa fu tale che non mi resi conto subito, lì per lì, di che cosa si trattasse, anche perchè il mio post di allora era davvero all'acqua di rosa. Strada facendo, però, mi resi conto del significato di "vivere sotto una totale dittatura mediatica". 
In Italia, non era possibile neppure parlare di ciò che stava accadendo in Francia. 
Nessuno, in questo paese, negli ultimi quindici mesi ha mai neppure scritto un rigo sul modello francese. 
E così, in Italia si è sorvolato sull'incontro tra Hollande e la troika nel corso del quale il premier francese ha chiesto (e ottenuto) il permesso di sforare il 3% "fino alla cifra che riterremo opportuna per gli interessi della Francia" rimandando il pareggio di bilancio al 2015. 
L'ha fatto Hollande, lo potevano fare Mario Monti ed Enrico Letta. 
Sarebbe stato sufficiente convocare la troika, un mese fa, -invece che farsi convocare- pretendere di rimandare la scadenza europea al 2015 avvalendosi del precedente francese e sostenere "o ci date una deroga e ci consentite quindi di investire 100 miliardi di euro per pagare i debiti alle piccole e medie imprese immediatamente oppure noi usciamo dall'euro domattina". La troika si sarebbe arresa. 
Ma per poter dire questa frase era necessario avere attributi solidi, non quelli di plastica di cui è fornita la nostra classe dirigente politica, voleva dire avere a cuore il destino della nazione.
Ieri mattina, in una conversazione pubblica e aperta all'università di New York, il Nobel Paul Krugman ha raccontato con dovizia di particolari un tragico incontro tra Van Rompuy, Olli Rehn e Hollande circa due mesi fa quando la Francia presentò i propri conti e bilancio alla commissione europea: erano tutti a posto e in linea con le richieste. Ma sia Van Rompuy che Olli Rehn contestarono le misure "per come erano state fatte". Perchè Hollande aveva alzato le tasse ai super-ricchi, perchè aveva alzato le tasse sulle rendite finanziarie, perchè aveva dimezzato i costi della politica, aveva aggredito, decurtandoli, gli stipendi dei grossi manager pubblici e il risparmio così ottenuto invece di investirlo per rifinanziare le proprie banche lo aveva dirottato nell'istruzione pubblica, nella ricerca scientifica, nella salvaguardia e cura del patrimonio artistico nazionale, avviando un piano di recupero del territorio e di sostegno per la disoccupazione intellettuale, quest'ultima (per la Francia) una priorità assoluta di cui occuparsi.
Cercate di comprendere bene la sottigliezza dell'argomentazione della troika: NON vennero contestati i conti che erano a posto, ma venne contestato il principio sulle modalità usate per ottenere il beneplacito della commissione europea, per la troika non era accettabile l'idea che lo stato sociale venisse salvaguardato, addirittura implementato, quindi in realtà ciò che conta non è che i conti siano a posto, ciò che davvero conta è che i conti siano a posto solo e soltanto se contemporaneamente aumenta la disoccupazione e le risorse non vengono investite nei campi dell'istruzione pubblica, della sanità pubblica, della ricerca scientifica.
Questo è il punto.
Esistono alternative se uno le vuole trovare.
Così come esisterebbero -domani mattina- le risorse finanziarie per poter varare immediatamente una legge sul reddito minimo di cittadinanza per 600 euro a testa, come richiesto ufficialmente dal M5s. 
La proposta dei parlamentari pentastellati spiega, nel dettaglio, come e dove trovare i soldi. Subito, se uno lo vuole fare.
L'articolo di Paul Krugman, che trovate qui nella sua integrità, pubblicato questa mattina sul New York Times 
http://www.nytimes.com/2013/11/11/opinion/krugman-the-plot-against-france.html?_r=1&
ha avuto un impatto politico esplosivo in tutto l'occidente (Italia esclusa, visto che da noi prosegue l'attività censoria nei confronti di tutto ciò che accade in Francia). 
Krugman, infatti, sostiene che "French fiscal prospects look distinctly nonalarming. The budget deficit has fallen sharply since 2010, and the International Monetary Fund expects the ratio of debt to G.D.P. to be roughly stable over the next five years". 
Tradotto, conti alla mano, vuol dire che la situazione contabile della Francia è a posto.
Ma Standard & Poor's ha declassato il rating della Francia.
E Krugman l'ha denunciato come "manovra politica destabilizzante".
E' stata punita per aver "osato" salvaguardare lo stato sociale.
E' la prima volta che un economista di punta americano, nonchè consulente della Casa Bianca e professore e maestro di colei che tra trentadue giorni andrà a guidare la Federal Reserve Usa, sbugiarda i ratings americani denunciandone l'uso politico.

La vera guerra in corso è tra gli oligarchi del privilegio e la cittadinanza che lavora.
I due fronti bellici sono molto chiari e netti e la scelta è molto semplice.
Il mondo, ormai, si divide tra chi fa la guerra contro i poveri e chi fa la guerra contro la povertà.

In Francia hanno scelto di schierarsi contro la povertà.
E per loro (come li invidio) il primo step passa attraverso la valorizzazione della propria Cultura.

Perchè l'Italia non lo ha fatto?

Perchè l'Italia non ha aperto il dibattito?

Perchè in Italia non se ne parla?

Perchè, nel nostro paese, è vietato parlare del modello francese?

Pensateci su.

Ci dovrà pur essere una ragione!.