lunedì 18 novembre 2019

Who is in charge, here?



di Sergio Di Cori Modigliani

Nell'interminabile valanga di film, seriali, telefilm statunitensi (sez. polizieschi thriller di svariata natura) che vengono proiettati alla tivvù italiana, c'è sempre (a un certo punto) la stessa scena: si verifica un evento inatteso e drammatico, arriva la polizia e/o pompieri e/o ambulanza e/o FBI e infine si presenta qualcuno che si fa largo tra le macerie e i morti spappolati e, inesorabilmente, pone la domanda di rito:
"Who is in charge, here?" (trad.: chi comanda, qui?).
Si fa avanti qualcuno in divisa e dice: io.
A quel punto, lo spettatore ha capito che quello o quella sarà l'eroe vittorioso oppure finirà dentro con la vita rovinata, perchè lo hanno messo in mezzo e lui/lei paga.
Perchè c'è sempre un responsabile che paga.
E' per questo che si chiama "responsabile".

Al netto delle chiacchiere e piagnistei vari sulla modesta Italietta che noi amiamo tanto, il problema nazionale è questo: il nostro è un paese dove comandano tutti e non comanda mai nessuno, quindi non esiste mai la possibilità (anche legale) di individuare immediatamente un responsabile che risponde all'opinione pubblica, alla stampa, alla Legge. E se va male, finisce in carcere subito, perchè l'onere della responsabilità della carica è un elemento strutturale del funzionamento di una società.
Da noi esiste una forma di immunità circolare, collettiva e condivisa, basata sul riconosciuto consociativismo.
Quindi, il paese non funziona.
E seguiterà a non funzionare.
Un piccolo esempio: a Roma, dopo due anni, non è stato finora possibile appurare chi fosse la persona responsabile del funzionamento delle scale mobili sulla metro. Stanno ancora litigando tra una decina di soggetti e altrettante società che si accusano l'un l'altra declinando ogni addebito.
E' così.
E lo sappiamo tutti.
Per questo motivo il paese non cambierà mai.
Affrontiamo la realtà per ciò che essa è.

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