domenica 24 agosto 2014

Hallelujah! Habemus Califfum Nostrum.


di Sergio Di Cori Modigliani

Ogni nazione, ogni etnia, ogni paese ha il califfo che si merita.
Ormai dobbiamo accettare la realtà del mondo odierno per ciò che essa è.
E non è affatto facile.
Gli psicologi più raffinati, in questi giorni, facevano a gara a scommettere quanto tempo sarebbe trascorso prima che l'agghiacciante video sulla decapitazione producesse nefasti risultati nel più stupido, fragile e corrotto paese d'Europa, quello in cui l'idiozia collettiva va per la maggiore. La media dei sondaggi si aggirava intorno alle 100 ore. Per loro, era quasi scontato.
E' avvenuto questa mattina, a Roma, in un quartiere residenziale della medio-alta borghesia.
E l'episodio non si è tinto di valenze religiose, tantomeno politiche, o economiche.
Si è mescolato alle turbe psichiche dell'inconscio collettivo di questa nazione malata di cretinismo sociale, sfociando nell'uxoricidio o femminicidio, come volete voi.
Ecco come l'agenzia di stampa Adnkronos riferisce l'episodio: 
Orrore a Roma dove un uomo, al culmine di una lite, ha ucciso la compagna a colpi di mannaia, decapitandola, e ha poi aggredito con la stessa arma i poliziotti che volevano fermarlo.
L'omicidio è avvenuto in un villino di via Birmania, nel quartiere Eur, verso le 10.45 di domenica mattina. Le urla disperate provenienti dalla casa hanno messo in allerta i vicini che hanno chiamato il 113.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno visto una lunga scia di sangue che conduceva al seminterrato. Aperta la porta, grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco, si sono trovati davanti l'uomo accanto al corpo della compagna, ancora con l'arma del delitto in mano.
L'omicida si è scagliato contro di loro. A quel punto i poliziotti hanno sparato, colpendolo. 
L'uomo, trasportato all'ospedale Sant'Eugenio, è morto poco dopo
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/08/24/roma-uccide-compagna-aggredisce-poliziotti-con-una-mannaia-colpito-muore-ospedale_TLpVKcAlmyOm7Au7T4Hg2L.html?refresh_ce.

L'assassino, va da sè, era una persona evidentemente in preda a una patologia psichica grave molto accentuata. Ma è un segnale-sintomo che oggi possiamo usare come metafora dell'Italia che non è cambiata, che non cambia, che non vuol cambiare. Se non in peggio.
L'emulazione (è noto a ogni psichiatra) è un concetto elementare delle società primitive, infantili e regredite: vedi la Repubblica Italiana.
Non c'è quindi sorpresa alcuna rispetto a questo episodio.
La visione del video ha probabilmente eccitato la psiche dell'assassino, già deturpata dal disagio psichico profondo, che gli ha fatto vedere l'esistenza della sua fantasia patologica divenuta realtà. 
E' necessario quindi essere consapevoli di ciò che si posta (sia immagini che scritti) di ciò che si fa vedere alla tivvù, di ciò che si sostiene quando si ha un seguito, assumendosi la responsabilità dei propri atti perchè la realtà ci ricorda che l'Italia è una nazione malata, composta per lo più da individui che sono vittime di una epidemia nazionale durata almeno 25 anni, durante i quali è stato perpetrato un genocidio culturale senza che l'Onu intervenisse mai, mettiamola così.
Mentre gli spiriti sereni si affastellano nel giudicare con raccapriccio le attività del Califfo Al Bagdadi, le cui gesta ci vengono offerte alla tivvù come spettacolo in prima serata televisiva, da noi si tace sul fatto che viviamo in un paese in cui la classe politica dirigente, quella imprenditoriale e quella finanziaria, amorevolmente sostenuta, supportata e finanziata dalla cupola mediatica, negli ultimi venti anni si è dedicata soprattutto a decapitare la parte pensante della nazione.
Cominciamo a dire le cose come stanno. 
Tra morire con la testa mozzata e vivere come una patata con la consapevolezza di essere schiavi di un sistema che promuove i falliti, ostenta la volgarità e la bulimia della visibilità narcisistica, sostiene soltanto raccomandati partitici doc e dop, e finanzia, sorregge e supporta la diffusione dell'ignoranza, della malafede, del doppiogiochismo e dell'ipocrisia, qual è la differenza?
Se non altro quei martiri cristiani che muoiono, da vittime innocenti, lo fanno trovando dentro di sè un Senso che regala loro un significato forte dell'esistenza. E' proprio questo riconoscimento che ci spinge a provare per loro compassione, solidarietà, e ci spinge a sentire l'imperativo categorico di doverli aiutare: con il cuore, il pensiero, gli atti formali, la preghiera, i fucili, i droni, ecc. A seconda dei punti di vista.

E a noi chi ci aiuta?
Chi ce le dà le armi per combattere la patologia dei nostri regnanti?
Chi ci invia dei droni per colpire il coattume, la stupidità, il livore, l'ignoranza, l'ipocrisia, la miseria umana che questa nazione sta producendo insistentemente senza fermarsi?

Chi ci difende dalle decapitazioni quotidiane dell'intelligenza collettiva cui ci sottopone il nuovo Califfo all'italiana, che ci impone il suo braccio armato, un certo Orfini, sulle cui esternazioni preferisco soprassedere per evitare di trasformarmi in complice di un potenziale sistema di emulazione dell'avvilimento definitivo dell'uso del raziocinio, del pudore sociale, della dignità umana.

Ogni santo giorno, ogni ora, quasi ogni minuto, il Califfo made in Italy si scatena con i suoi tweet e sommerge la nazione con un cumulo di false illusioni, alimentando ogni forma di distrazione di massa il cui unico risultato -questo sì davvero impietosamente feroce- consiste nel decapitare le menti pensanti e spingerle alla disperazione esistenziale.

Il 10 agosto, la FDA staunitense (Food and Drugs Administration) -l'ente preposto alla certificazione ufficiale di medicine e patologie scientificamente riconosciute- ha inviato una lettera all'Organizzazione Mondiale della Sanità (sezione patologie mentali e turbe psichiche) dando il via all'allarme lanciato da alcuni scienziati sulla "diffusione virale presso un settore sempre più ampio della popolazione della nomopatia di massa", termine con il quale si identifica la malattia di cui soffre, a parer mio, il nostro Califfo made in Italy: la totale mancanza di autonomia e indipendenza, l'impossibilità di poter trascorrere un tempo superiore alle 12 ore senza usare lo smartphone, senza scrivere un tweet, senza essere presenti su facebook. Lo psichiatra che guida gli scienziati, il capo-ricerca, si chiama David Greenfeld. Il centro è il Pew Institute, presso l'Istituto di Sociologia dell'Università statale del Connecticut insieme alla Facoltà di Medicina. Su un campione molto vasto di utenti (in questo caso i soggetti sono tra i 16 e i 26 anni) si è visto che nel 32% dei casi una coppia di giovani non è in grado di portare fino in fondo un normale coito sessuale se sa che non può avere accesso entro 2 ore alla rete attraverso lo smartphone. Nel 21% dei casi, se la condizione imposta è quella di impedire un selfie, preferiscono astenersi dal rapporto.
Sostiene Greenfield, assistente clinico di Psichiatria della Scuola di Medicina del Connecticut, "che la forma di dipendenza detta nomofobia causa una disregolazione della dopamina. È la dopamina che spinge a compiere un’azione per avere un premio. La notizia che giunge attraverso lo smartphone è il premio.  Il fatto è che non sai quando arriverà una nuova notifica, e questo costringe il cervello dell’utente affetto dalla patologia a continuare a controllare di continuo. È come se fosse una piccola slot machine. Il fatto che chi soffre di nomofobia non sa di avere questo problema o meglio non se ne rende conto è forse la cosa peggiore. Il problema è serio ed influisce sulla vita del soggetto portandolo all’isolamento. Diventa un problema sociale, che poi può diventare anche politico nel caso questa grave patologia colpisca personalità pubbliche che ricoprono incarichi di responsabilità e si occupano di gestire aspetti della collettività che riguardano il bene comune".

Ben detto: sottoscrivo.
Mentre Berlusconi era a quanto pare malato di una dipendenza sessuale che viveva come compulsione ossessiva, oggi, il nostro Califfo made in Italy versione high tech è verosimilmente malato di "nomopatia esaustiva".

Tradotte in termini sociali, quel che accade da noi sono soprattutto le continue decapitazioni delle menti pensanti della nazione che, via via, vengono eliminate dal mercato, minacciate, emarginate, calunniate, insultate, cancellate, costrette all'espatrio: a seconda dei casi l'applicazione cambia.
Ma non il risultato.

Da noi si seguita a decapitare l'intelligenza collettiva e quella individuale, ogni santo giorno.

Penso che sia necessario cominciare ad organizzare una autentica resistenza evoluta contro "ogni forma di decapitazione esistente", questo forse potrebbe avere possibilità di trovare un consenso trasversale.

Magari ci appoggia anche il Papa, forse l'Onu. 

Una società gravemente malata non può che produrre dirigenti malati.
E' una specie di ebola spirituale.

L'epidemia sta dilagando: fermiamola!

20 commenti:

  1. Sono d'accordo su Orfini, della cui intervista non sono riuscita a raggiungere la fine. Questa Sua reiterata avversione per gli italiani, invece, non riesco proprio a condividerla. Ho scritto avversione, ma forse il termine livore si avvicina di più al sentimento che Lei esprime in questo post.
    Lo studio inviato dalla Food and Drug Administration all'OMS e che Lei menziona credo si riferisca alla popolazione mondiale e non solo all'Italia. Altrimenti perché inviarla all'OMS? Dunque non capisco perché Lei ne intenda gli agghiaccianti contenuti come riferiti unicamente alla nostra nazione o perché veda la nostra nazione come un'isola di patologie mentali da cui il resto o quasi tutto il resto delle popolazioni civili sarebbe miracolosamente immune. Le basta l'ennesimo, atroce caso di cronaca nera per stabilire questo inestricabile nesso tra patologia psichiatrica e possesso della cittadinanza italiana? Non posso crederlo.
    Scott Turow, il noto giurista e scrittore americano, nel suo saggio sulla pena di morte "Punizione Suprema" a un certo punto scrive che qui in Europa possiamo permetterci il lusso di evitare questa misura estrema di reazione ai crimini più efferati perché nel nostro continente la loro incidenza statistica è sensibilmente inferiore rispetto a quella che si registra, purtroppo, dalle sue parti, in U.S.A.
    Mi dispiace molto, ma stavolta l'argomentazione da Lei scelta per prendersela con una classe dirigente inadeguata e sconfortante, rischia di provocare più danni di quelli che vorrebbe stigmatizzare e forse persino riparare.

    Grazie comunque dell'ospitalità.
    Saluti cordiali, marilù l.

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  2. Non ho detto che lo studio era riferito all'Italia.

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    1. Sì, è vero, non ha mai scritto la frase: "Lo studio oggetto dell'allarmata lettera della FDA all'OMS riguardante l'Italia ecc. ecc.".
      Ha però scritto: "(...) la realtà ci ricorda che l'Italia è una nazione malata, composta per lo più da individui che sono vittime di una epidemia nazionale durata almeno 25 anni (...)", subito dopo aver ricordato il terribile omicidio avvenuto oggi a Roma. E ha associato la patologia mentale in questione, ossia la nomofobia (tra l'altro, che razza di definizione è? Fobia delle leggi, delle regole? Che c'entra col quadro clinico individuato?), con lo squilibrio mentale che, secondo Lei, dilagherebbe in Italia e che ha identificato con la figura grottesca del "Califfo made in Italy versione high tech". E anche questa metafora suggerisce un'ambigua associazione di idee tra un criminale sanguinario e spietato e la maggioranza ("per lo più") degli italiani dipendenti dai nuovi gadgets della telecomunicazione.

      Infine, quando parla delle menti pensanti costrette "all'espatrio", fa pensare che basti varcare i confini di questa malsana penisola per sfuggire al contagio dell' "ebola spirituale". Non è poi così difficile concludere che, a Suo avviso, NONOSTANTE lo studio clinico U.S.A. che Lei stesso cita, il fenomeno patologico è magagna e disdoro solo della nostra genìa maledetta -- o quanto meno, molto sfortunata.

      Di nuovo, mi dispiace molto vederLa così esasperata nei confronti degli italiani, anche se posso capire che riesca a considerare la cosa con un distacco che forse la doppia cittadinanza Le consente ma che io, stavolta, non le invidio neanche un po'.

      Grazie, una volta di più, per l'ospitalità e la pazienza nei confronti di una povera cittadina...monoanagrafica come me.
      Saluti cordiali, marilù l.
      .

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    2. Ma mi scusi, lei conosce un solo paese al mondo, già solamente prendendo in considerazione la nostra situazione politica, che ha tra le proprie fila in parlamento dei personaggi del tipo berlusconi che normalmente sarebbero relegati nelle patrie galere , anziché essere riesumati a statisti proprio dal partito di opposizione, che a sua volta ha fondato la sua esistenza politica e vissuto di rendita proprio sulla contrapposizione con esso?
      Ma lei conosce un altro paese al mondo il cui tasso di arrestati, indagati, condannati e sospetti in parlamento è lontanamente paragonabile al nostro?
      Lei conosce un altro paese al mondo che ha un tale tasso di stragi che bene o male quasi tutte hanno visto il segreto di stato calare su di esse senza che ancora oggi si sappia chi siano i mandanti??
      Lei conosce un solo paese al mondo ove abbiamo un PdR che si rifiuta di testimoniare in un processo e che fa pressioni per distruggere delle intercettazioni a suo dire irrilevanti, talmente irrilevanti da sentire la necessità di farle distruggere?
      Lei crede seriamente che ciò possa essere considerato normale, senza che la sua società sia stata manipolata, per cosi dire addormentata fino al punto di essere afflitta da una patologia?
      Questo è il contesto e di certo il Califfo italiano è figlio di tutto ciò, anzi ne è proprio l'espressione rivisitata ed aggiornata di tale melma, comunicando proprio con mezzi e stili che sono propri del cretinismo figlii dei 140 caratteri.
      Ciò è innegabile, l'inettitudine è evidente e la si cerca di celare con il malocchio ossia con i Gufi presenti ogni qualvolta si concretizza un suo insuccesso, al pari del suo predecessore che invece vedeva orde di comunisti da tutte le parti, ogni qual volta qualcosa gli andava storto.
      Questo è il contesto, questa è la realtà e quelli che sono a Roma, non sono dei marziani, ma anzi sono la massima espressione di questa società malata.
      (EB)

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    3. Veramente, mi aspettavo una risposta dell'autore dell'articolo, al quale era indirizzata la mia replica.
      Ma visto che è Lei, signor Eugenio Bongiorno (non sarà per caso lontano parente del Sig. Enzo Suella?) a interloquire, non mi sottraggo all'obbligo di cortesia di risponderle.

      Non ad ogni singola domanda, intendiamoci -- a differenza di lei non sono assolutamente in grado di fare una rassegna stampa internazionale fulminea per poterle ribattere con piena cognizione di causa e apprezzabile veridicità -- bensì con la semplice sottolineatura di un punto di vista diametralmente opposto al suo, qual è il mio: tutti gli esempi di corruzione e malgoverno che lei riporta corrispondono ad altrettanti, ostinati tentativi di manipolazione e devastazione della società civile che in questa triste storia è la vittima e non l'artefice, neanche fosse un inesaurabile focolaio di infezione, del male.

      Proprio come la mafia, la 'ndrangheta e la camorra sono una piaga secolare di Sicilia, Calabria e Campania le cui popolazioni hanno subito ogni sorta di sopraffazioni e violenze, aperte o subdole, tramite le quali le varie fazioni e famiglie di quelle "onorate società" non si sono mai fatte né si fanno scrupolo di disputarsi il predominio sul territorio e il possesso delle ricchezze che esso può offrire, sotto gli occhi distratti, o complici, o solo con tempi di reazione troppo lenti, delle istituzioni pubbliche locali e centrali.

      Saluti, marilù l.

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    4. Lo davo per scontato. Il mio disgusto scandalizzato per ciò che l'Italia e gli italiani sono diventati è la cifra del mio essere ardentemente patriottico. Unità nazionale un par di palle. La grande bellezza idem. C'è la tendenza ad accelerare verso il tarallucci e vino mentre il paese sta "letteralmente" scomparendo, nel senso che stanno evaporando le solide ricchezze di un tempo (compresa quella culturale) e gli italiani fanno finta di niente. Tutto qui. L'Italia vive nel medioevo, e a me non piace.

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    5. Ah, signor EB, mi sono imbattuta in un articolo sul Turkhmenistan che credo possa rappresentare una parziale risposta ad almeno una delle sue domande, la 4.a, quella sul PdR.
      Anche nel caso che questa mia iniziativa si riveli del tutto insufficiente in rapporto alle sue aspettative, penso che abbia comunque il non trascurabile vantaggio di procurarle una lettura per molti aspetti divertente.

      Questo è il link: http://leganerd.com/2013/03/26/sparmyrat-niyazov-limprobabile-condottiero-del-turkmenistan/.
      Buona lettura e lieta giornata.
      marilù l.

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  3. ".....Una società gravemente malata non può che produrre dirigenti malati........."

    Sono della stessa opinione

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  4. "[...] il nostro Califfo made in Italy: la totale mancanza di autonomia e indipendenza, l'impossibilità di poter trascorrere un tempo superiore alle 12 ore senza usare lo smartphone, senza scrivere un tweet, senza essere presenti su facebook"

    "[...] il nostro Califfo made in Italy versione high tech è verosimilmente malato di "nomopatia esaustiva".


    ENNESIMO durissimo attacco al califfo nazionale Grillo malato di nomopatia e dopamina-dipendente.

    DOPO il precedente attacco su queste pagine allo strampalato gruppo comunicazione/stampa M5S che annovera al suo interno menti del calibro di Nik "il nero" Virzì e Rocco "botox" Casalino e la controreplica piccata del vicepresidente della camera Di Maio (in basso) rieccoci ai ferri corti.


    DI MAIO:
    "Da quello che ho capito io, nel Movimento 5 Stelle ci sono due modi per ottenere notorietà: il primo è lavorare sodo e farsi apprezzare per quello che si vale (strada dura ma veramente bella), il secondo è giocare a spaccare, utilizzando alcuni di noi come grimaldello.

    Il preferito da molti intellettuali in cerca di like, è il secondo. In questi giorni, l'ennesimo, evidentemente con esigenze di notorietà, sta provando ad usare la mia figura per criticare le scelte della comunicazione del gruppo parlamentare, o di Grillo e Casaleggio."


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    1. ENNESIMO durissimo attacco al califfo nazionale Grillo malato di nomopatia e dopamina-dipendente.

      Dalle mi parti si dice : "tu sei di fuori come un balcone "

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    2. Dai Pippo Spanato non te la prendere, è evidente come il califfo sparatweet mozzateste (pensanti) del post si abbini alla perfezione tanto al Frenzie quanto al Grullo.



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  5. Io sono uno di questi "malati" della rete, lo confesso!
    Ma le domando anche:
    perché mai dovrei passare 12 delle mie ore senza accedere all'unica fonte di informazioni rimasta in Italia?
    E poi senza la rete lei dove scriverebbe? Magari cerchiamo di non buttare il bambino con l'acqua sporca ...

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    1. Credo che sul banco dell'accusa ci siano i "social network" o simili , non il frequentare internet alla ricerca di vera informazione. Altrimenti come dici te si butta il bambino con l'acqua sporca.

      Non capisco se questi errori di comprensione siano critica gratuita fatta in malafede , o errori dovuti alla superficiale lettura del post...
      ...poi magari sono io quello che si sbaglia.

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    2. Se per "social network" intende facebook le comunico che gran parte delle mie informazioni sulle reali cause economiche della crisi (e sulle possibili soluzioni) provengono dal gruppo facebook "Economia 5 stelle".Consiglio a lei e Modigliani di dargli un'occhiata. Ripeto: non buttiamo il bambino con l'acqua sporca ...

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    3. La rete è anche la principale fonte di disinformazione. Se non ci fosse la rete, mi adatterei a un altro sistema di comunicazione, tutto qui. Possibilmente attraverso una relazionalità umana, nel senso di in carne e ossa. La maggior parte delle persone che sui social networks vivono una vita virtuale, quando si trovano a doversela vedere nella vita vera, si dimostrano incapaci di saper gestire le relazionalità. E' quello che vuole il potere. Non è un caso che tanto più in alto si sale nella scala sociale tanto più è basso il tempo di fruizione. Un esempio valido per tutti. Nell'ultima intervista rilasciata, Zuckerberg, alla domanda relativa a quanto tempo avesse trascorso in rete nell'ultimo mese, ha risposto: "Intende dire su facebook? Non ci vado mai. Non lo frequento".

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    4. Sicuramente mi sbaglio, ma le faccio notare come la sua reazione assomigli a quella di un fumatore quando gli toccano il pacchetto di sigarette.
      I "social network" sono come il vino, un bicchiere al giorno aiuta a vivere meglio, l'abuso rovina la vita. La maggior parte delle persone sono abituate a convivere con l'alcool fin da giovane eta e molti ( la maggior parte delle persone) si sono creati quegli anticorpi psico-fisici che permettano di limitarne l'assuefazione ..
      I "Social Network" sono un fenomeno nuovo che e'studiato per creare assuefazione nell'utilizzatore sfruttando i punti deboli del meccanismo psicologico .dell'essere umano. Sono pochi coloro che riescono a sfruttare i SN senza esserne sfruttati.
      Il fatto di accettare questa considerazione, e' di per se un passo in avanti per crearsi quei freni inibitori nei confronti della manipolazione psico-fisica a cui si viene sottoposti.

      Saluti

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  6. “E a noi chi ci aiuta?”
    Dalle mie parti si dice “aiutati che dio ti aiuta”. Di Maio è un ottimo leader che unisce.
    Axel

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  7. perhe non mandiamo un drone in parlamento?

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Un consiglio spassionato per gestire la vostra probabile depressione da Fake Information Overload :)
    Scaricate da CHrome blocksi e mettete in censura i seguenti siti web
    www.corriere.it
    www.repubblica.it
    www.ilfattoquotidiano.it
    www.ilgiornale.it
    www.beppegrillo.it
    www.tzetze.it
    www.lafucina.it
    news.google.com

    Fatto ?
    bene adesso il vostro cervello nopn dovrà più preoccuparsi di smaltire articoli scritti con l'unico scopo di mandare in depressione una buona percentuale di persone che credono di essere furbe perchè leggono le notizie su internet......
    Pace e bene.

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