mercoledì 8 gennaio 2014

Eccola qui la Bella Italia del 2014. E' accaduto a Biella, può accadere dovunque: dipende da tutti noi.


di Sergio Di Cori Modigliani

Bando alle ciancie!

Eccola qui la Bella Italia creativa che si muove per conto proprio muovendosi dal basso, mentre la classe dirigente politica -e soprattutto quella governativa- annaspano cercando di imbrigliarci nella loro rete intessuta di nodi retorici e gangli demagogici.

E' una notizia che riempie di ottimismo e lancia il miglior trend possibile per il paese: l'annuncio della fine del piagnisteo della inutile denuncia costante e lo spostamento verso una immediata deriva pragmatica, efficiente ed efficace.

Basta la buona volontà e il senso della responsabilità collettiva.

E' alla portata di tutti, è sufficiente una organizzazione davvero minima.

Forse sarà più difficile nelle grandi città, ma in quelle a dimensioni ridotte, nella provincia, nei piccoli paesi, c'è davvero la possibilità di cominciare a compiere dei gesti "estetici" che in questa Italia medioevale possono davvero incidere. Come in Arabia Saudita quando le donne protestano e si mettono a guidare l'automobile sfidando le ire del regime.

Noi siamo l'Arabia Saudita d'Europa, è inutile fare i mitòmani pretendendo di essere qualcosa che non siamo.

Sottoposti ogni giorni alle decisioni della casa reale quirinalizia, sballottati tra una tassa e l'altra dai principi consorti di destra e di sinistra, soggetti alle decisioni del consiglio reale del Gran Regno d'Ipocritania che a seconda del loro capriccio, interesse privato economico e ordini ricevuti dai loro consulenti mediatici, ogni santo giorno ci annunciano meraviglie futuribili che regalano il miraggio di una ripresa economica, etica, morale, che sappiamo non si verificherà, la nostra unica possibilità reale consiste nel compiere dei gesti, e degli atti, che abbiano una immediata ripercussione senza ledere gli interessi di nessuno se non quelli della criminalità organizzata e degli strozzini di Stato.

E' accaduto a Biella, piccola città del settentrione italiano dove tre economisti, docenti di Economia Civile, insieme a ben 90 associazioni civiche hanno lanciato il 27 settembre 2013 la campagna per la disinfestazione del territorio dalla piaga delle videoslot.

Il giorno 23 ottobre è stato scritto e diffuso un post che ha avuto poca risonanza, per non dire nessuna. 

La cupola mediatica compatta, insieme a tutte le istituzioni e le agenzie di stampa governative, hanno provveduto a far calare un velo di omertà e silenzio sull'iniziativa per evitare che si potesse determinare un effetto di emulazione e provocare ciò che invece va provocato: la cittadinanza prende atto dell'inequivocabile accordo societario tra chi ci governa e le organizzazioni della criminalità organizzata, e di conseguenza si muove per conto proprio.

Qui di seguito pubblico per intero l'articolo scritto e firmato da due cittadini normali, due persone che non sono dei vip, non sono dei clown da baraccone televisivo e nessuno li ha mai visti nei talk show o a qualche kermesse partitica.

Prendiamo atto dell'iniziativa e facciamo tutti in modo che l'azione dei biellesi si trasformi presto in una valanga.

Lo Stato non ha avuto il coraggio di farsi dare i 98 miliardi di euro di cui vantava il credito.
Lo Stato non ha avuto il coraggio di dire no ai lobbysti della mafia.
Lo Stato non ha avuto il coraggio di fornire incentivi a chi non vuole più le videoslot addirittura proponendo una penalizzazione.
Lo Stato dimostra di essere completamente e irresponsabilmente assente dai veri bisogni sociali e dai problemi economici e psicologici della cittadinanza e risponde -nel nome degli affari- agli ordini degli "amici degli amici" che versano contributi generosi alle fondazioni presiedute da tutte le personalità attualmente al governo.

Lo abbiamo capito.

C'è chi ha preso atto della realtà, ha scelto di sottrarsi alla consueta faziosità partitica e si muove su basi collettive condivise: è la strada giusta.


Ecco qui di seguito l'articolo silenziato, di cui non si parla.



di Leonardo Becchetti e Gabriele Mandolesi

Si cerca un bar che ha tolto le slotmachines o che no le ha mai messe, oppure è disponibile a toglierle, e ci si va a fare colazione o a prendere un aperitivo in centinaia,. Insomma si vota con il protafogli, ossia si premia, come cittadini consumatori, chi opera sul mercato facendo scelte etiche e addirittura anche anti economiche, perchè rinunciare a tre slot machines significa per un bar perdere anche 2.000 euro al mese. Il consumo critico dunque si allarga: una nuova campagna mette in discussione Stato e mercanti che sfruttano le vittime del gioco d’azzardo legalizzato
La felicità non è la fortuna al gioco, perché ci vuole tempo e fatica per costruire la propria fortuna nella vita. Esiste una differenza molto importante tra “beni di comfort” e “beni di stimolo”: ovvero il fatto che nella vita esistono scorciatoie attraenti che portano verso il nulla e strade in salita che richiedono applicazione e fatica ma ci danno realizzazione e serenità nel medio termine. I bambini e gli adolescenti, esposti a tutti i venti delle pubblicità, sono infatti i primi a rischio di dipendenze da beni di comfort (troppa televisione, troppo internet, bulimie) mentre bisogna cercare di dargli il gusto più lento e difficile del coltivare beni di stimolo (la fatica dello studio, l’apprendimento di uno sport, la crescita umana e spirituale).
Il tema del gioco d’azzardo legalizzato in Italia ne è un esempio. Lo Stato, nel corso degli ultimi dieci anni, ha capito che con Slot machines, Gratta e Vinci e altri giochi può incassare miliardi di Euro (sono stati 8 nel 2012) in maniera facile, perché il business del gioco è anticiclico per definizione: quando l’economia non gira, le persone che per disperazione tentano la fortuna sperando in una vincita miracolosa che possa risovlere per sempre i prorpi problemi aumenta a dismisura e gioca sempre di più, spesso finendo per diventare un Giocatore d’azzardo Patologico. E quando un prodotto crea dipendenza, ossia è un bene di comfort, la domanda è assicurata.
Come al solito ci troviamo di fronte a delle politiche miopi e concentrate sul breve periodo: a fronte di incassi facili per l’erario, abbiamo dei costi sociali enormi: la cura a carico delle Asl degli oltre 800.000 giocatori a rischio patologico, costi sociali enormi derivanti dalle famiglie distrutte che perdono tutto, fino ad arrivare al mercato dell’usura e della criminalità organizzata che campa di rendita sfruttando queste situazioni drammatiche. Intanto le società concessionarie e i gestori macinano miliardi. La storia è sempre la stessa: profitti privati, perdite sociali.
La campagna Slotmob nasce da questo, da una forte indignazione per un fenomeno che non si può tollerare. Promotori tre professori di Economia Civile, supportati da oltre 90 tra Associazioni e Movimenti, per cercare di accendere dei riflettori su un problema che sta dilagando.
L’idea è semplice: in ogni città si cerca un bar che ha tolto le slotmachines (o che no le ha mai messe), e ci si va a fare colazione o aperitivo in centinaia per votare con il protafogli, ossia per premiare come consumatori chi opera sul mercato facendo scelte etiche addirittura anche anti economiche, perchè rinunciare a 3 Slot machines significa per un bar perdere 2.000 Euro al mese.
In fondo che senso ha lamentarsi di un mercato che pensa solo al profitto se poi, quando qualcuno adotta dei comportamenti virtuosi, come consumatori, non ci attiviamo per riconoscere questa scelta? Siamo noi che dobbiamo chiedere bar senza slot, iniziando da subito a dare i nostri soldi solo a chi ha deciso di non istallarle. E se iniziamo a farlo in massa, il problema si risolverà rapidamente: quale barista sarebbe disposto a mettere sul mercato un prodotto che non ha domanda?
L’altro aspetto fondamenta dello Slotmob è riportare il gioco ad una dimensione relazionale: durante l’evento si gioca, a qualunque cosa, purchè sia un gioco sano che obblighi a relazionarsi con l’altro e non a spegnersi davanti a delle luci. Bigliardino, giochi da tavola, tiro alla fune ecc…
La campagna è iniziata il 27 settembre a Biella con 700 persone a ringraziare la signora Giuliana per aver bonificato il suo bar dalle macchine mangiasoldi. Ne sono seguiti altri otto in altrettante città in tutta Italia, e ce ne sono in programma altri 20, per chiudere a Maggio a Roma con una manifestazione di carattere nazionale.
Ma lo Slotmob in realtà lo facciamo tutti i giorni: ogni volta che scegliamo dove prendere un caffè.

Per informazioni e per sostenere il progetto:


4 commenti:

  1. Ma che dire di uno Stato che fa del gioco d'azzardo una fonte di reddito? Che specula
    sulla debolezza e l'illusione di troppi cittadini? Di politicanti da strapazzo che non hanno accettato di coprire, tassando il gioco d'azzardo,quello squallido balzello quale
    è la mini-imu, come da proposta di alcuni sindaci? Vi sono iniziative encomiabili di
    persone di grande sensibilità ma che sono tanti fior di loto in un'immensa palude,
    meritevoli di nota, però si scontrano con una sottocultura fatta di slogan pubblicitari,
    di modelli stereotipi indotti da una classe che gestisce il potere corrotta fino al marcio. Dove abito io non ho ancora trovato nell'arco di 30 km un bar che non abbia installato delle slotmachine, e non sono ancora andato oltre! Non si pianga
    sempre sul latte versato o si dia la colpa all'esterno ma ognuno di noi impari a fare
    un sincero esame di coscienza prima di puntare il dito. Un saluto

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  2. Premetto che la mia critica vuole solo essere costruttiva.
    Il gesto è molto bello e ammirevole. Il principio indiscutibile, però dal mio punto di vista non è una vera soluzione.
    Purtroppo le soluzioni devono venire dall'alto, supponiamo utopicamente che tutti i bar aderissero, ci sarebbe una popolazione impazzita e obesa dall'eccesso di aperitivi e caffè?
    L'iniziativa è la vera forza, "il fare" qualcosa non come "politica del" ma come incipit.
    Bisogna poi non scordare che con certi cambiamenti di mercato e della società ci sono alcune categorie di persone "normali" che finiscono nel tritacarne dell'indifferenza.
    Che fine faranno gli addetti ai lavori quando ci saranno magazzini pieni di slot che non si utilizzeranno più?
    Prima dell'avvento delle fotocamere digitali, c'era una folta categoria di persone/famiglie che viveva attorno a questo mercato, piano piano si sono quasi tutti estinti nel silenzio, hanno pagato la colpa di essere diventati una parte del ciclo economico della quale si può fare a meno in quanto poco produttivi.
    Personalmente non sono direttamente collegato con tutto ciò che concerne slot, gioco, fotografi e fotografie ecc., ma, come osservatore, non posso fare a meno di dedurre tutte le conseguenze di certi cambiamenti che piano piano stanno fagocitando tutti.
    Tanti auguri sinceri ai fautori di tale iniziativa e a tutti coloro che aderiscono usando cuore e testa, è un ottimo inizio.
    Le scelte morali in quanto tali comportano un sacrificio gratuito, due parole che accoppiate non piacciono a chi ha il cervello sintonizzato solo su convenienza e novantesimo minuto.

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    1. sono d'accordo con lei che le soluzioni devono venire dall'alto, ma nel frattempo sono utili esempi di cittadinanza attiva come questi perchè non sono nè faziosi nè ideologizzati; quelli che lei chiama "addetti ai lavori" è pura manovalanza che appartiene ai clan del crimine organizzato: che si arrangino. L'aspetto grave consiste nel fatto che i produttori di queste macchinette siano tutti finanziatori delle più importanti personalità politiche che ci governano, attraverso donazioni elargite alle loro fondazioni. Una delle più note era quella di Enrico Letta che il premier ha abilmente chiuso venti giorni prima di essere eletto da Napolitano. Direi anche, infantilmente. E' tutto registrato nei libri contabili. Tutto ciò ha comportato il fatto che la criminalità organizzata è diventata consapevole del fatto che è ormai in grado di dettare l'agenda politica del paese e non vogliono pubblicità nè clamore. Questi cittadini possono produrre clamore e pubblicità, per questo li sostengo.

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    2. Nel mondo parallelo venti giorni sono paragonabili ai nostri decenni.....
      Sono pure io d'accordo con lei, la mia precisazione era dedicata a lettori "frettolosi" che magari visto l'articolo pensano che il problema sia risolto.
      Purtroppo più spesso di quello che vorrei o che mi aspetterei, mi capita di dover (volere) spiegare concetti semplici o cambiamenti facilmente attuabili che non vengono assolutamente metabolizzati se non spiegati a chiare lettere.
      Non vorrei passare per presuntuoso, pur non avendo una cultura invidiabile, mi rendo conto che la maggior parte delle persone che frequento sembrano anestetizzate, sembra che siano tutti bravi, pure molto bravi, a fare le solite cose e incapaci di accettare un nuovo concetto, migliorarlo o relazionarlo a possibili cambiamenti.
      Spero di essere stato spiegato, poichè non è facile definire la mia percezione di questa cultura della superficie, ancor più complicato è tentare di porvi rimedio, ora scappo c'è il torneo di poker
      :)

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