martedì 19 marzo 2013

Gli schiavi digitali. E' arrivato il momento della riscossa.


di Sergio Di Cori Modigliani

“Perché sorga un mondo nuovo, bisogna prima che scompaia il mondo vecchio”.
                                                                                                                              Jerome Ferrari


Questo post è dedicato agli operatori mediatici del web.
Agli internauti, ai professionisti della comunicazione, ai dilettanti creativi che aspirano a diventare professionisti.
Ai gestori di siti, di quotidiani on-line, ai bloggers, a tutti coloro che intendono creare un’entità mediatica produttiva in rete, per creare profitto e quindi mantenersi in maniera autonoma e indipendente; per fare mercato dando impulso all’economia.
E’ dedicato, quindi, alla nuova massa di lavoratori sfruttati non ancora identificata né tantomeno riconosciuta come categoria sindacale, per ciò che essa è: gli schiavi digitali.




Il mondo sta cadendo a pezzi.
Il mondo non sta cadendo a pezzi proprio per nulla.
Due affermazioni, queste, che si elidono a vicenda, o vale l’una o vale l’altra. E invece non è così, perché sono parallele, in quanto rappresentano il binario della comunicazione nel mondo della complessità post-moderna. Dipende dal punto di osservazione, e dalla prospettiva di lettura.
Per la famiglia Veltroni, Fini, Buttiglione, Casini, Bindi e compagnia cantante, non vi è alcun dubbio che il mondo stia cadendo a pezzi. Hanno ragione. E’ il loro mondo, è la loro visione della loro rotaia, è la loro interpretazione della società, del lavoro, dell’occupazione del territorio, è quella che sta andando in frantumi. Ma sull’altro binario si muovono le altre ruote del treno che vedono, osservano, e soprattutto vivono, la loro “rotaia” come un momento esaltante di un mondo nuovo che avanza.
La situazione di incertezza, di inefficienza, di paralisi, di crisi e di caos che il mondo occidentale sta vivendo, si manifesta soprattutto nella consapevolezza che un treno non si può muovere con le ruote che girano in maniera asincrona. Le leggi e le convenzioni strutturali del mondo destinato alla sua scomparsa non sono più funzionali, ed è quindi inevitabile che rallentino la corsa portando alla totale paralisi.
Chi appartiene a una delle rotaie pensando che si tratti della totalità, non ha nessuna possibilità di comprendere l’intero percorso: neanche vede il binario, perché la sua percezione è distorta.
Un mondo nuovo, per i sostenitori dello status quo, è inconcepibile.
Quando, agli inizi dell’800, si affermò la rivoluzione industriale, si aprì in occidente una nuova fase dell’umanità. Per i cosiddetti “padroni del vapore” l’idea dell’esistenza era basata sull’affermazione del principio della loro eternità. Una volta preso atto dell’irruzione delle nuove tecnologie avanzate, se ne sono appropriate, le hanno organizzate, sistematizzate, strutturate, cercando di costruire  -contemporaneamente- un modello statico di società basata sullo sfruttamento della forza lavoro, pensando che gli schiavi sarebbero stati schiavi per sempre. La parola “sindacato” nel 1850 era inconcepibile. Cento anni dopo, nel 1950, era diventata inconcepibile una società che non prendesse atto dell’esistenza dei sindacati.
L’attuale crisi occidentale, prima di essere economica, è politica.
E prima ancora di essere politica, è culturale.
Sono andati prima all’attacco della Cultura e della sua trasmissione, che ha provocato l’imbarbarimento della Politica e la conseguente catastrofe economica.
Questa è la ragione dello spaventoso vuoto di saperi collettivi che si è verificato, producendo una classe dirigente ignorante e immeritevole.
Era il modo migliore per garantire “l’eternità” a chi muove le fila dell’economia, impedendo che la società progredisca e si sviluppi senza lasciare indietro nessun individuo.
Il web e la globalizzazione hanno provocato una rivoluzione totale nella gestione e nell’organizzazione del lavoro e delle esistenze. All’inizio si è affermata come veicolo veloce di comunicazione e basta. Il secondo passo è stato quello di consentire l’incontro e lo scambio tra persone lontane e anonime. Infine, è nata quella che comunemente viene definita la “e-conomy” un luogo virtuale che produce ricchezza reale.
I media si sono adattati ai tempi.
I proprietari, gestori, e controllori del web si sono lanciati nella nuova impresa con l’ottica del “mondo vecchio”, pensando cioè di fare una operazione elementare: spostare sul web le caratteristiche del mondo precedente con l’aggiunta e il plusvalore di poter godere di un insperato quanto facoltoso regalo del destino storico: ritornare a un mondo economico precedente a quello attuale, pre-sindacale, privo di garanzie, in modo tale da riuscire a creare profitto attraverso l’utilizzo di centinaia di milioni di nuovi schiavi, caduti giocoforza (proprio per via della crisi) in questa trappola che “elimina dal mercato delle esistenze l’equivalenza Lavoro=Valore”.
Chi ha un sito, un blog, che è auto-finanziato grazie alla pubblicità, è uno schiavo al soldo di due padroni. Uno è il grande provider delle piattaforme di esercizio (mettiamo Google) l’altro sono le concessionarie professionali che forniscono pubblicità (e quindi soldi) in cambio di contatti. Ma coloro che creano, inventano, producono e fanno mercato (cioè i bloggers, i siti, i youtubers) non hanno nessuna possibilità di contrattazione, di salvaguardia, di controllo. Nel più interattivo sistema di comunicazione mai creato, si è costretti a una funzione puramente passiva. A tutti gli operatori viene proposta una soluzione lavorativa basata sul concetto primitivo: “prendere o lasciare; se volete la pubblicità questo è ciò che vi diamo, se vi va bene buon per voi, altrimenti non vi diamo un bel nulla”. Non esiste una legiferazione, una letteratura specifica, una qualsivoglia forma di contrattazione. Non sono possibili (né consentiti) neppure contatti diretti tra un blogger e Google. Chi produce non conta nulla perché non viene né identificato, né riconosciuto come “produttore di contatti e quindi di consumo potenziale che è il fine della pubblicità”. Se lo stesso principio venisse applicato alla stampa cartacea o alla televisione, chiuderebbero tutti domattina.
Invece, in rete, i pubblicitari vivono e si allargano, approfittando di un gigantesco bacino di schiavi a disposizione, i quali sono ignari dei propri diritti, e soprattutto sono ignari della propria forza contrattuale.
Se domani, per esempio, tutti i siti e i bloggers d’Italia, compatti al 100%, decidessero di organizzare uno sciopero ad oltranza, il mercato delle concessionarie di pubblicità crollerebbe provocando l’affossamento delle borse e una crisi economica talmente spaventosa da obbligarli ad aprire immediatamente una trattativa sindacale. Basterebbe questo per comprendere la nostra forza potenziale.

Da cui, la necessità di cominciare a organizzarsi.

Il mondo nuovo nasce nel momento in cui si prende atto che i lavoratori mediatici in rete sono i veri produttori che, in questo momento, reggono l’economia perché consentono l’abbattimento dei costi all’origine. E’ stato ormai calcolato che per le grandi multinazionali (soprattutto automobili, banche e cellulari) la pubblicità in rete garantisce un ritorno superiore del 24% a quello ottenuto sul cartaceo, tivvù e cartellonistica stradale.
Un blogger che vive di pubblicità non è autorizzato neppure a fare domande.
E di conseguenza non può trattare con ciascuno dei due antagonisti proprietari: il server e le concessionarie delle agenzie di pubblicità.

E’ arrivato il momento di scendere in campo e dare inizio alla più importante battaglia politica sindacale dell’era post-moderna: noi pretendiamo che venga immediatamente riconosciuta la nostra esistenza e di conseguenza legiferata: “Vogliamo sederci intorno a un tavolo con Google e le associazione dei pubblicitari e stabilire delle nuove piattaforme con specifici tabellari controllati, a norma di Legge”.

Chiamo, quindi, a raccolta, i lavoratori professionali del web.

Ieri sera, mi sono incontrato con il prof. Glauco Benigni, il più importante sociologo delle comunicazioni di massa italiano, autore di diversi libri importanti settoriali (tra cui quello su You tube) il quale ha elaborato la piattaforma base di rivendicazione salariale degli schiavi digitali.
Insieme abbiamo deciso di dar vita alla U.B.I. acronimo che sta per 
“United Bloggers of Italy”.

Vogliamo e pretendiamo l’immediata concertazione.
Rifiutiamo il concetto di schiavitù digitale.
Siamo noi che reggiamo il sistema economico della pubblicità in rete, quindi dobbiamo essere riconosciuti come legittimi interlocutori.

Daremo inizio a una serie di attività.

Il primo passo, in questo momento, è teoretico. Ma in brevissimo tempo intendiamo passare all’azione organizzata.

Qui di seguito, l’articolo tecnico-teorico di Glauco Benigni che deve essere considerato come la piattaforma di base per aprire subito una discussione, una elaborazione comune e costruire il fronte sociale collettivo per la rivendicazione dei nostri diritti.
Essere schiavi digitali non vuol dire stare nel mondo nuovo.
Vuol dire, comunque, essere schiavi.

La linea di demarcazione e di discriminazione tra il mondo vecchio e il post-Maya consiste nell’abbattimento del concetto di schiavitù, nel riconoscimento del concetto di comunità, e nella salvaguardia e difesa dei diritti collettivi sanciti e rispettati da precise e specifiche regole, norme, leggi che garantiscano a tutti, prima di ogni altra cosa, il rispetto dell’equivalenza tra Valore e Lavoro.

Ecco la piattaforma teorica per dare inizio alla prima battaglia politica della rete.




UN SINDACATO DEGLI UTENTI CHE GENERANO CONTENUTI IN RETE



di Glauco BENIGNI     

Attenzione ! L'argomento che segue è importante per lo sviluppo della Specie umana digitalizzata. Si tratta del ruolo economico, altamente strategico, che la Pubblicità ha assunto. Si tratta della sua perversa capacità di apparire quale risorsa fondamentale per chiunque voglia produrre (e vivere) di Contenuti (Politica, Cultura, Scienza, etc...) , ovvero tutta la catena dei media : dai MassMedia all'utente attivo dei Social network, al blogger, allo youtuber di successo.
Del rapporto MassMedia / Pubblicità è stato scritto e detto molto. Nulla o quasi è stato scritto invece sul rapporto tra Contenuti Generati dagli Utenti e inserzioni pubblicitarie, a lato o all'interno di tali Contenuti. L'argomento scotta perchè è in ballo il confronto/scontro epocale tra un paio di miliardi di Utenti Web/banda larga e (soprattutto) i Social network che stanno esercitando seduzione su miliardi di umani. E' il confronto/scontro tra il Talento collettivo e Chi fornisce le infrastrutture affinchè tale talento si manifesti, sia riconosciuto e remunerato. E' la Dittatura latente da parte dei Cacciatore di Talenti. Non è più (solo) “a me gli occhi, please” ma : “portami milioni di occhi degli altri, please”, una pratica già abusata dalla tv commerciale oggi conclamata dall'uso incauto della Rete.







Ecco un esempio che contiene gli elementi fondamentali della scena . Mr X, da una sua postazione fissa o mobile, un giorno apre un account su Youtube o Facebook o altra Comunità digitale e comincia, come si dice, “a caricare contenuti” di qualsiasi tipo. L'algido server remoto del Social network lo accoglie nell'infinito silenzio dei suoi terabytes come si accoglie un moscerino in un castello vuoto. Attenzione però !… da quel momento lo considera “un proprio utente”. Lo ingabbia nei suoi termini e condizioni d'uso e comincia a monitorare le sue attività. I dati relativi a scelte, gusti, relazioni privilegiate, le passa ai centri Ricerca dell'International Advertising Agency (operante sin dal 1938); mentre invece tiene per sé le informazioni (di quantità) fornite dal Counter. Ebbene sì , il Counter, questo sconosciuto, è uno dei più potenti agenti segreti in questa storia . E' lo 007 con licenza di contare e certificare autorevolmente. E' il Dio dei Numeri.
L'ignaro, entusiasta Mr.X, tanto tenero quanto turgido di aspettative, comincia a “lavorare”, sia per se stesso che per il Social Network e produce: musica, poesia, coreografie, esperimenti scientifici, satira, financo critica sociale, magari distruttiva e anarcodigitale ma comunque sempre Content. Un prodotto audioviso che prima non c'era e poi c'è. Ore e ore di Content. Nel caso di Youtube organizzate grazie a videoclips, sonorizzate in modo più o meno lecito, con grafica e testi a scorrimento... con “trovate” promozionali a basso costo. Mr. X è allegro: ha qualcosa da fare, comincia a pensare che una certa parte del suo lavoro futuro sarà gestire un canale su Youtube ... vede che i suoi viewers aumentano: dalle centinaia alle migliaia, alle decine di migliaia... poi un giorno bucano le centinaia di migliaia e puntano verso i milioni di utenti. D'accordo, la percentuale che buca il milione di utenti è relativamente bassa. Ma esiste e aumenterà.
Il counter, nel frattempo, aggiorna i proprietari del Social network: “ C'è un utente che cresce. Cominciate gli inserimenti “leggeri” di pubblicità” . L'utente vede che nel suo channel e nei suoi videoclips cominciamo a comparire inserzioni pubblicitarie. Ohibò ! Non capisce bene cosa sta succedendo. Da una parte gli scoccia il fatto di essere stato arruolato nel supermarket, dall'altra si rende conto che lui/lei hanno cominciato ad uscire dalla nebbia mediatica. Il suo talento è finalmente riconosciuto. Intorno a lui il coro recita il mantra : “monetizza il tuo channel, monetizza il tuo blog“... e Mr. X si convince. “Devo fare più viewers” si dice. E lavora . Anche di notte. Anche in mobilità. Lavora e sogna. Sogna l'opensource e intanto compra.
Compra strumenti di produzione migliori, compra/pirata software di postproduzione, scrive minisceneggiature, coinvolge amici e amiche che fa lavorare gratis e così via . Lavora ! Lavora in attesa che un mitico Qualcuno lo cerchi e gli proponga un contratto in tv, a teatro, all'Università, in qualche posto. Lavora in attesa che gli arrivi un'email da parte della sezione marketing del Social Network dove c'è scritto: “Complimenti. Sei proprio bravo, sai fare la comunicazione virale , ci piaci... e piaci anche alla nostra concessionaria di pubblicità che ha verificato che sei vendibile ai nostri inserzionisti. Vieni a trovarci“. A lui/lei sembra un miracolo. Ma non è un miracolo: è la Rete ! E' la rete che ha preso il pesce .

Mr. X si veste bene, va nell'ufficio marketing e lì gli propongono uno straccio di accordo, non un vero contratto, un accordo vincolato alla riservatezza, un accordo regolato da norme non italiane, con il quale lui autorizza gli inserimenti pubblicitari decisi comunque da Altri. E in cambio …? In cambio : “ogni 1000 viewers”, secondo il famoso cpt, cost–per–thousand, avrà un Compenso.
Fissiamo bene a mente questi 3 concetti : viewers, cpt e compenso. E' la triade di riferimento di un pezzo importante della nuova economia globale digitale. La loro relazione è :
Compenso = cpt x n. migliaia di viewers, equivalente aSalario = costo di un'ora lavoro x n. ore lavorate. Si capisce bene che chi fissa il valore del “cpt” determina il valore del mercato digitale globale.
Qui si danno 2 possibilità. La contrattazione sul valore del cpt è tra Mr. X e la Concessionaria che lo tiene per le palle. Oppure non si da possibilità di contrattazione: il cpt è il valore di 1000 viewers su un dato territorio del pianeta fissato (“a monte” dei negoziati ) dalle Autorità. Ovviamente la seconda ipotesi è “troppo democratica” per essere praticata, quindi si applica la prima e si giunge in tal modo a effetti devastanti .
Effetto 1: siccome i viewers sono gli stessi Umani, con la stessa propensione al consumo e lo stesso potere di acquisto, sia che li raggiungi con la tv o con la stampa o con il web , il valore del CPT dovrebbe essere lo stesso che l'Agenzia paga ai network tv o alla stampa. Invece è una frazione molto, molto minore.
Effetto 2 : Mr. X pensa di essere indipendente invece è uno sfruttato alla catena di organizzazione dei consumi e del consenso digitale
Effetto 3: l'intera industria dei Media soffre perchè se gli inserzionisti, grazie al web, possono raggiungere viewers a costi molto più bassi, perchè dovrebbero pagare i Media tradizionali. Ne conseguono chiusure e licenziamenti. Qualcuno grossolanamente commenta: “E chi se ne frega … è il web che vince“, ma sbaglia. Chi vince è la Dominant Minority, la Global Power Elite
Effetto 4: A causa dell'inesistente potere di contrattazione – non ostante i suoi milioni di viewers – ogni singolo Utente che genera Contenuti può essere fatto fuori velocemente non appena la sua linea editoriale diventa “intollerabile” per il modello di vita e sviluppo proposto e difeso dagli inserzionisti pubblicitari e dai loro maggiordomi mascherati da Social network.


Effetto 5 : i Social Network, che furbescamente si ostinano a manifestarsi come qualcosa di diverso dagli Editori tradizionali , che pretendono di essere un porto franco in nome del “fair use”, muovendo sulla scacchiera globale, non pagano le tasse sui territori dove operano.
Per quanto sopra, la prima azione da fare è - utilizzando al massimo le esperienze della liquid democracy - costituire il Sindacato degli Utenti che Generano Content o Sindacato dei pro-sumers, affinchè al momento della contrattazione sul valore del CPT, si faccia riferimento a valori e norme proposti e difesi da un soggetto collettivo e non da un singolo indifeso che si accosta come un cucciolo festante a dei giganti planetari amorali e privi di qualsaisi etica.

Del resto così come si organizzò la difesa del costo dell'ora lavoro in fabbrica si tratta oggi di organizzare la rappresentanza e la difesa del costo del lavoro in rete .

domenica 17 marzo 2013

Comunque tentino di presentarla, è stata una vittoria della democrazia. Grazie alla presenza dei parlamentari del M5s.



di Sergio Di Cori Modigliani


Chi ha vinto? Chi ha perso?
Trattandosi di battaglie politiche, per poter comprendere ciò che sta accadendo è necessario cercare di capire quali risultati siano stati raggiunti e da chi.
Nel suo libretto rosso, il presidente Mao sostiene che quando il nemico approva ciò che faccio e mi fa  i complimenti, allora io mi devo fermare, analizzare e interrogarmi: vuol dire che è arrivato il momento di cambiare strategia. Il rivoluzionario non va in cerca di applausi, lotta per cambiare la società. Quando il nemico mi vede non deve essere contento, deve essere terrorizzato alla sola idea che io esista, perché io rappresento la sua fine.
Prendendo per buono questo assioma e leggendo le reazioni delle persone più disparate su facebook e sui bloggers in rete, i sostenitori del M5s possono davvero dormire sonni tranquilli. Berlusconi fa sapere che “il vero nemico e pericolo della democrazia è Grillo e il suo movimento” mentre da parte del PD si fa notare, per bocca del suo vice-segretario Enrico Letta Bilderberg “nonostante il M5s abbia fatto di tutto per metterci il bastone tra le ruote, siamo riusciti a dare inizio alla legislatura a dispetto del loro atteggiamento”.
Con le votazioni di ieri si è chiusa -in maniera molto veloce considerando gli standard italiani- la prima fase di questo dopo elezioni.
Penso che il M5s sia l’unica realtà politica che ne esce vittoriosa, con dei risultati davvero importanti, riuscendo a centrare degli obiettivi fino a poco tempo fa davvero impensabili. Da oggi, si apre una nuova fase.
La natura stessa del movimento si basa sullo smascheramento delle contraddizioni del potere in Italia. In questo senso, il M5s sta ottenendo dei risultati davvero prestigiosi, di cui, il più rilevante in assoluto, e poco reclamizzato, consiste nella totale e definitiva sconfitta del ragionier vanesio Mario Monti.
Già questo fatto sarebbe sufficiente per comprendere quanto grande sia stata ( e strada facendo spero che lo sarà sempre di più) la forza d’impatto della presenza del M5s nel parlamento italiano.
 Dopo aver perso le elezioni e aver raccattato una percentuale di voti inferiore del 40% alle sue aspettative, il ragionier vanesio si è lanciato in una squallida inerpicata sugli specchi, cercando di allearsi con chiunque pur di essere nominato presidente del senato e da lì piroettarsi verso la presidenza della Repubblica. Perfino i membri della cupola mediatica sono rimasti esterrefatti dal suo comportamento. Altro che aplomb! Da uomo pragmatico, dopo aver capito che nessuno lo voleva candidare, si è incontrato prima con Alfano e poi con Cicchitto per chiudere un accordo personale. Si è presentato alla riunione dei suoi e ha comunicato la decisione presa: il Cialtrone non era più tale, bensì un prezioso e nobile alleato con cui andare d’accordo; così come, per il Cavaliere, l’uomo che aveva rovinato l’Italia, diventava d’un tratto l’uomo con il quale aggiustare l’Italia. Se il M5s non fosse esistito, tutto ciò sarebbe stato considerato normale (parte del cosiddetto “fare politica”). Sia Monti che Berlusconi avrebbero chiarito la necessità di allearsi per far fronte al “pericolo Grillo” andando a immediate nuove elezioni e Monti sarebbe stato il garante del fronte delle destre, unito e compatto nell’interesse comune. Ma i senatori ex PD convertiti Monti, consapevoli che, a quel punto, sarebbero finiti in bocca a Berlusconi, si sono ribellati con forza minacciando di dimettersi, insieme ad altri di provenienza berlusconiana. Asserragliato in una stanza, è stato obbligato dai suoi ad assumere una linea chiara, di fatto impossibile per il ragionier vanesio, non avendo né idee né ambizioni politiche, essendo il suo unico obiettivo quello di esercitare in maniera piatta e impiegatizia il compito affidatogli dalle banche e dalla BCE. Diversi giornalisti hanno riferito (alcuni con candido stupore) la ferocia caratteriale dell’attuale presidente del consiglio, ormai scoperto, che urlava indispettito. Nel mio quotidiano surrealista, così avrei sintetizzato la notizia rispetto alla giornata di ieri: “Elezioni al Senato: Mario Monti definitivamente sconfitto. Dopo la batosta elettorale, si allea con Berlusconi nella notte, ma viene contestato dai suoi che lo fanno fuori dopo una convulsa riunione d’altri tempi”.
Altri tempi, per l’appunto.
Linda Lanzillotta, donna intelligente, ha capito che i tempi sono cambiati e ha guidato la rivolta. Troppo tardi, però. Ormai, è finita incastrata dentro un partito che ha smascherato il proprio volto alla nazione: una pattuglia guidata da un personaggio privo di etica, sempre pronto ad allearsi con chiunque sia disposto a mettersi al suo servizio.
Rigor Montis è stato eliminato nella totale indifferenza del paese e dei media.

Qui di seguito, in copia e incolla, un articolo uscito oggi su Il Fatto a firma Fabrizio d’Esposito.
Il titolo dell’editoriale è 

“Monti ancora sconfitto, adesso rischia di scomparire per sempre”.
A Palazzo Madama, ieri pomeriggio, erano solo due i senatori a vita presenti. Per uno, su invito del neopresidente Pietro Grasso, c’è stata un’ovazione alla fine della seduta. Per l’altro, invece solo imbarazzi e silenzi. Il primo è Emilio Colombo, dinosauro democristiano. Il secondo è lo sconfitto Mario Monti, premier dimissionario da dicembre. Per il Professore di Scelta civica l’analisi della sua disfatta è più psicologica che politica. Ammette un senatore centrista, a microfoni spenti: “Il premier oggi (ieri per chi legge, ndr) ha perso completamente la lucidità”. Spiega sgomento un big del Pd che ha seguito la trattativa decisiva dell’altra notte, tra venerdì e sabato: “Era come impazzito, a ogni nome che abbiamo proposto per sbloccare lo stallo con il centro lui ha risposto: ‘O me o nessuno’. Questo nonostante avesse promesso di tirarsi indietro dopo il no di Napolitano”. Un’ambizione tignosa che ha scorticato a sangue la celebre sobrietà incarnata dall’uomo in loden verde. Monti è salito su una giostra perdente che in 24 ore lo ha portato da Bersani e Napolitano ai berlusconiani e infine all’isolamento nel polo di centro, spaccatosi per la sua ostinazione. Riassunto della puntata precedente: venerdì mattina, Monti pretende dal Pd la candidatura a presidente del Senato, Bersani oscilla e a risolvere la questione è il Quirinale che intima al premier di fare un passo indietro istituzionale. A quel punto il Pd offre ai centristi la Camera (Balduzzi o Dellai) poi lo stesso Senato (l’ex formigoniano Mario Mauro), ma Monti continua a dire no. IL SABATO NERO del Professore si apre con una scena del tutto diversa. Gli squali del Pdl fiutano il colpaccio e vanno in pressing sui montiani, a tutto campo. B. ha messo in campo Schifani e gli schieramenti hanno numerosi contatti. Da un lato, per il Pdl: Gasparri, Quagliariello, Verdini, Bonaiuti. Dall’altro, per i centristi: Mauro, l’ex aclista Oli-vero, Della Vedova. Viene anche organizzato un faccia a faccia tra Monti e Berlusconi, grazie al lavorìo di Federico Toniato, uomo ombra del premier a Palazzo Chigi. L’annuncio del vertice tratteggia scenari che vanno oltre i voti di Scelta civica a Schifani nel ballottaggio con Grasso: lo stesso Monti presidente del Senato o leader del centro-destra oppure ancora capo dello Stato. Un centrista autorevole decifra così il mistero montiano: “Vuole il Senato per andare al Quirinale”. Casini, senatore anche lui, aiuta il premier a fare i conti sui voti. Prima della seduta pomeridiana, il gruppo di Monti si riunisce e si spacca. La scelta è di votare scheda bianca e non fare “la stampella di nessuno”. Ma c’è una fronda filodemocrat: Olivero, Lanzillotta, Maran, Ichino. Gli ultimi tre provengono proprio da quell’area. Il confronto è duro ma prevale la linea dell’unità per non indebolire ancora di più il confuso Monti. Si vota scheda bianca. Gasparri denuncia: “I montiani piegano la scheda prima di entrare nella cabina per farsi controllare”. È il caso della Lanzillotta che si avvicina al seggio e piega la scheda davanti a tutti. Poi dichiarerà: “I nostri voti sono stati decisivi per l’elezione di Grasso: siamo 21 e la differenza di voti rispetto a quelli ottenuti da Schifani è stata di 20 voti”. Grasso passa che è già buio e ancora Gasparri si prende la sua vendetta: “I montiani ci hanno offerto cose oscene”, avrebbero votato Schifani in cambio di un disimpegno del Pdl per favorire la nascita di un governo tra Pd e Scelta civica. Commento di un berlusconiano: “Secondo Monti loro dovevano fare il governo e noi andarci a nasconderci nei cessi. Roba da mentecatti”.

Ormai impresentabile, l’appannata figura di Rigor Montis provoca un incredibile scossone all’interno del PD, di cui sapremo gli esiti soltanto la prossima settimana. Enrico Letta e Matteo Renzi perdono (entrambi) il loro più potente e poderoso alleato.
La presenza del M5s, in soli due giorni ha “letteralmente obbligato” il PD, il PDL e Mario Monti ad arrampicarsi sugli specchi, smascherandone la loro natura, denudandoli dinanzi al paese, provocando insurrezioni o malumori interni ai loro partiti. Sempre su Il Fatto Quotidiano s legge un breve articolo a firma Antonello Caporale in cui si racconta il circo delle vanità, il commercio ignobile delle cosiddette alleanze e in un altro corposo editoriale così conclude la sua interpretazione della giornata: “…Ci stanno tutti: chi per finta chi davvero. E inizia l’azzardo. Via la Finocchiaro, tenutaria dei vecchi equilibri: “Se dicessi che non sono dispiaciuta non sarei sincera”. È dispiaciuta ma si va avanti. Al mattino a Montecitorio appare ora tutto più semplice, i grillini si appollaiano sugli scranni più alti e aspettano l’esito. Sono compresi dalla parte, ma timorosi, impreparati a reggere l’urto così possente. Il loro apriscatole ha davvero funzionato, ma neanche lo sanno”.

In politica, ciò che conta è la battaglia e il suo esito, per poi poter portare avanti il proprio programma. E la si conduce a piccoli passi vincenti, uno dopo l’altro.
In due giorni, gli eletti in parlamento del M5s hanno liberato il paese del peso politico di Enrico Letta e di Mario Monti.
E vi pare poco, come inizio?
Il resto sono tutte chiacchiere da bar, fumo negli occhi, e il consueto squallido tentativo di scompaginare i fatti istillando paure, scenari inesistenti, per introdurre pessimismo e sospetti.
A nome di tutti noi che vi abbiamo eletto, grazie per l’eccellente lavoro.
Se non fosse stato per la vostra presenza, avremmo adesso Veltroni presidente della Camera, Schifani presidente del Senato, e la scelta obbligata per la carica di presidente della Repubblica tra Gianni Letta e Massimo D’Alema.
L’aria sta cambiando.






sabato 16 marzo 2013

La pressione del M5s produce il primo risultato utile. A casa la Bindi e la Finocchiaro per far posto alla società civile.


di Sergio Di Cori Modigliani



“Arrivo a questa importante carica dopo essermi sempre battuta per i diritti degli ultimi e dei dimenticati… Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne… E cominciare a combattere contro la povertà e non più contro i poveri….E il mio pensiero va a chi, oggi, a Firenze, accanto a Don Luigi Gallo, ricorda i morti per mano mafiosa”.
                On. Laura Boldrini. Presidente della Camera dei Deputati. XVII legislatura

evvai Laura!

Il M5s incassa il primo grande successo politico dall’inizio della sua fondazione: manda a casa, come soggetti politici, Enrico Franceschini e Rosy Bindi, Massimo D’Alema e  Anna Finocchiaro, costringendo Bersani e il PD (messi all’angolo dalla presenza del gruppo di pressione parlamentare, la “lobby dei cittadini”) a prendere atto del cambiamento.
Irrompe sulla scena delle istituzioni la società civile, conferendo la terza carica più rappresentativa dello Stato a una donna intelligente, che si è fatta le ossa sul campo delle esistenze autentiche vere, andando a rappresentare –a nome dell’ONU- il diritto di esistere, di sopravvivere e di poter aspirare a una vita umana, da parte dei milioni di profughi, rifugiati, sfollati, che ogni giorno nel nostro pianeta si svegliano al mattino e non sanno se arriveranno vivi al tramonto. Laura Boldrini, quindi, conosce le vite vere di chi soffre.
Se non ci fosse stato il M5s e, diciamolo, anche l’intelligenza e l’abilità post-Maya di Nichi Vendola, avremmo assistito alla consueta retorica femminile di Rosy Bindi che avrebbe lanciato Anna Finocchiaro, una senatrice alla quale, proprio ieri, Massimo D’Alema aveva fatto un immenso regalo che –per fortuna di noi tutti- si è trasformato, invece, nel cuore della notte, in un nuovo chiodo nella bara delle mummie: l’appoggio festoso alla sua candidatura al Senato da parte della Lega Nord, con il plauso di Calderoli. Questa inusitata alleanza basta da sola per spiegare l’autentico stato di delirio civico che ha ormai inondato la sala riunioni delle vecchie cariatidi ammuffite, ormai incapaci di comprendere il nuovo, di accettare il cambiamento.
Ieri, alle ore 10 del mattino, si è aperta ufficialmente la XVII legislatura. Dieci minuti dopo, come la Legge prescrive, sono stati considerati “decaduti” tutti i parlamentari della precedente legislatura, consentendo alla magistratura, alle ore 10.20 di eseguire l’arresto degli ex parlamentari Vincenzo Nespoli (PDL) Alberto Tedesco (PD) Nicola Cosentino (PDL) e Sergio De Gregorio (PDL). Allo stesso tempo è stata depositata presso la cancelleria del tribunale, in attesa della composizione delle commissioni, la richiesta ufficiale di avviare un procedimento contro la neo-eletta Gullo (PD eletta a Patti, nella circoscrizione Sicilia 2) la prima parlamentare di questa legislatura a godere di un record davvero osceno: è stata formalmente accusata dieci minuti dopo l’apertura del parlamento. Ieri la Commissione di garanzia nazionale del Partito Democratico, presieduta dall’on. Luigi Berlinguer, avrebbe dovuto affrontare la questione subito ma hanno scelto di non farlo, rimandando il tutto alle giornate successive, dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.
L’elezione di Laura Boldrini alla Camera potrebbe impedire ormai l’eventualità di un insabbiamento della vicenda.
Ieri pomeriggio, alle ore 17, con il dichiarato obiettivo di fare pressioni sulla direzione nazionale del PD, il Movimento 5 stelle della provincia di Messina aveva chiesto le immediate dimissioni della parlamentare siciliana di Patti, appena eletta nel PD, denunciata dai Carabinieri nel corso dell’operazione “Fake”.
Ecco il comunicato del M5s di Messina relativo a Maria Tindara Gullo:

"Nell’era di internet viene chiamato “Fake” chi mente su caratteristiche importanti della propria persona: così chi partecipa ad una discussione con elementi di medicina fingendosi medico… o di politica fingendo di fare gli interessi della comunità. Ancora una volta Messina è la provincia dei record: delle primarie, nelle quali una delle persone indagate, senza passato politico e proveniente da un piccolo paese (Patti, ndr), raggiunge 11 mila voti; delle politiche, nelle quali la stessa persona viene eletta ed indagata prima dell’insediamento. Non desideriamo accusare nessuno, fermamente convinti che a ciò penserà la magistratura, nella quale riponiamo la nostra completa fiducia; come siamo certi che la colpevolezza viene decretata da più gradi di giudizio. I vertici PD hanno deciso di commissariare il circolo PD di Patti e di sospendere gli iscritti raggiunti da misure cautelari: ma non hanno sospeso né la neoeletta alla Camera Maria Tindara Gullo, né il consigliere provinciale Luigi Gullo. Vogliamo perciò rivolgerci a loro direttamente, chiedendo a gran voce un sussulto di orgoglio, con il quale rassegnare le dovute dimissioni, per affrontare e risolvere serenamente le vicende che li vedono coinvolti. Ricordiamo che l'on. Gullo, pattese di nascita, figlia di Francesco Gullo, ex vice sindaco di Patti e medico, risulta indagata dal Tribunale di Patti nell’operazione “Fake”, nella quale sono coinvolte 156 persone, 12 delle quali hanno ricevuto provvedimenti restrittivi, 7 agli arresti domiciliari, compreso il padre della deputata”.
Il M5s rimane in attesa delle decisioni del PD. Attraverso il suo portavoce parlamentare ha fatto sapere che, in mancanza di immediate dimissioni, si rivolgerà direttamente alla presidenza della camera dei deputati per chiedere ragguagli in merito, non appena verrà insediata l’ apposita commissione giustizia.
A questo servono le battaglie politiche.
A questo serve una nutrita pattuglia di parlamentari del M5s.
I piddini e i pidiellini, non hanno più alcuna esperienza di comportamento civico, non hanno più esperienza di rispetto della cittadinanza né di salvaguardia del bene comune e dello Stato di Diritto. Devono re imparare, mi riferisco soprattutto ai piddini,  poco a poco.
I più abili, diligenti e lungimiranti, lo hanno capito e si adattano ai nuovi tempi.
Le mummie rimangono al palo e vanno in giro a blaterare che “serve esperienza”.
Se per esperienza si intende godere al Senato dell’appoggio di Calderoli e Borghezio, allora è meglio essere ingenui come delle educande e non avere alcuna esperienza.
Basterebbe pensare che il precedente presidente della camera dei deputati, dotato di gigantesca esperienza trentennale, non è stato rieletto, è stato mandato a casa dai cittadini e accompagnato con garbo al suo inevitabile pensionamento anticipato. Insieme all’avvocato onorevole Bongiorno, anche lei trombata, meritevole della sua scelta professionale (e soprattutto politica) di difendere la famiglia messinese Corallo, colpevole di evasione fiscale e di mancato pagamento di circa 25 miliardi di euro all’erario, mancanza relativa alle tasse sulla concessione delle licenze d’esercizio delle slot machine in Italia. Come cittadino che paga le tasse, pretendo che quei soldi vengano restituiti.
Il Parlamento non è Cosa Nostra.
Gli elettori hanno cominciato a capirlo e hanno scelto di mandare a casa chi ha sostituito la difesa dell’interesse collettivo con la salvaguardia dei patrimoni delle famiglie mafiose.
Benvenuti nel post-Maya e buon week end a tutti.
E benvenuta all’on. Laura Boldrini.
L’Italia inizia a fatica, ma con ritrovato entusiasmo, la propria auspicabile ripresa.
Parola dell’Onu e dell’impeccabile biografia della Presidente della Camera dei Deputati.
Perché ciò che conta è come si è vissuti.
Soprattutto a fare che.

giovedì 14 marzo 2013

Un rivoluzionario? Un santo? Un doppiogiochista che ha appoggiato i criminali? E gli argentini che cosa pensano?



di Sergio Di Cori Modigliani



“Per la prima volta nella Storia è stato eletto Papa un cittadino dell’America Latina. E’ una grande gioia per ogni sudamericano. Noi non possiamo che benedire questa scelta e augurargli buona fortuna e buon lavoro con tutto il nostro cuore. Auguriamo a Papa Francesco che possa trionfare nella sua missione spirituale e che possa portare, a nome di tutti noi, il nostro messaggio alle grandi potenze oligarchiche, agli enti deputati, ai colossi finanziari, alle banche internazionali, affinchè li possa convincere a gettare un’occhiata alla gente che soffre nel disagio sociale, per riagguantare il proprio diritto alla dignità come persone. Confidiamo in questa missione pastorale per aprire un dialogo di fratellanza e solidarietà tra i popoli, le nazioni, le etnie, le religioni, nessuno escluso e per nessun motivo. Con l’augurio sincero che finalmente le cause giuste dell’umanità trionfino e si affermino in questa martoriata e benedetta terra che noi chiamiamo il nostro pianeta. Che Dio lo benedica”.
                                                            Cristina Kirchner, Buenos Aires 13 marzo 2013, 17.30 ora locale.
Basterebbe questo estratto del discorso della presidenta della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, dedicato al suo conterraneo, per chiarire –con i fatti- quale sia la posizione politica attuale dei sudamericani, rispetto all’elezione del papa. Mezz’ora dopo questo discorso, tutte le repubbliche sudamericane si sono associate dichiarando che la Kirchner aveva parlato a nome di tutti.
Mi dispiace per i complottisti che oggi, con la consueta imbecillità che contraddistingue i sempliciotti dal palato facile, spiegavano in rete che il nuovo papa è considerato in Argentina un nemico del fronte popolare della sinistra sindacale che guida il governo argentino, e che lui e la Kirchner si odiano.
In rete, infatti, oggi, si legge di tutto.
In meno di 24 ore, il Papa è già diventato un santo, un mascalzone, un torturatore al soldo di Videla, un rivoluzionario, un impiegato della Cia, un rappresentante delle multinazionali, a seconda dei siti che uno legge o del tipo di amicizie che ha su facebook.
Sulla rete si legge di tutto. Ed è anche normale, perché la rete parla di tutto e alla fine prevale chi urla di più e chi è posizionato meglio nei motori di ricerca.
Sarebbe accaduto la stessa cosa, identica, per qualunque altro papa. Se fosse stato eletto Sean O’Malley, mezz’ora dopo avremmo avuto l’elenco (con notevole documentazione fotografica) dei suoi svariati incontri con i rappresentanti del gruppo Sein Feinn a Chicago e forse qualcuno avrebbe anche titolato “un terrorista sul trono di Pietro”. Se invece fosse diventato papa Scola, tutti si sarebbero gettati a raccontare i suoi rapporti con Formigoni fin nei minimi particolari, e se invece fosse stato eletto il cardinale Pulijc, allora sarebbero venute fuori le collusioni tra la chiesa cattolica yugoslava e il maresciallo Tito, essendo stato il cardinale un amico personale del leader comunista, con il quale amava giocare a carte ogni tanto nei week end. Nella rete sono sempre pronti file e dossier su chicchessia, perché è possibile dire qualunque cosa su chiunque.
Il mio proposito, oggi, consiste nel fornire il mio contributo di interpretazione di questa elezione, soprattutto per il fatto che si riferisce a una persona, una società e una nazione che conosco abbastanza bene, essendo la mia nazione di nascita e di provenienza, e avendo visto e toccato con mano che cosa il cardinale Bergoglio ha fatto (e non ha fatto) in Argentina tra il 2007 e il 2010, nei tre anni in cui sono tornato a vivere a Buenos Aires.
Tra i post che ho letto in rete, ne ho selezionato uno che ritengo elegante e ponderato. Nel presentare la figura di Bergoglio, l’autore, il prof. Andrea Velardi, racconta di come l’attuale Papa fu coinvolto, trent’anni fa, nella perfida e assassina dittatura militare, spiegando come andrebbe letta quella vicenda. Mi è sembrata un’ottima sintesi di una persona intelligente che ragiona, elabora e pondera. Non a caso è un filosofo.


IL PAPA DEI POVERI E LA DITTATURA ARGENTINA 

di
Andrea Velardi
Dopo il primo entusiasmo per la elezione al papato del primo latino-americano, del primo gesuita e del primo papa con il nome del santo più rivoluzionario della storia della Chiesa, abbiamo dovuto subito distogliere lo sguardo dai simboli e fare i conti con la biografia concreta del Cardinale Jorge Mario Bergoglio. E proprio la sua provenienza storico-geografica ha messo tutti in allarme. E’ infatti un argentino, figlio di una terra attraversata dalle tragedie collettive e dalle crisi epocali del secolo scorso. Tra tutti: il martirio cruento dei Desaparecidos. Sequestri notturni senza testimoni. Sparizioni improvvise e forzate. Detenzione nei campi di concentramento. Torture. Morte. Ma non solo. Con una crudeltà senza pari i corpi venivano consegnati all’oblio, occultati in fosse comuni o buttati dai voli della morte nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata. A ricostruire questi fatti, citando anche Bergoglio, è il grande giornalista Francesco Horacio Verbitsky, esponente di spicco del “Movimento argentino in difesa dei diritti umani”, collaboratore del New York Times e del Wall Street Journal, docente alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano, fondata da Gabriel García Márquez. Costretto all'esilio in Perù da José López Rega, membro della P2, personaggio efferato e doppio, soprannominato Lo Stregone per la sua passione per l’esoterismo, fondatore della Alianza Anticomunista Argentina, il quale nel 1973 organizza il famoso Massacro di Ezeiza dove vengono uccisi i sostenitori della sinistra di Perón e viene aperto un insanabile fossato tra la destra e la sinistra argentina.  Con il suo libro Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos, pubblicato in Italia da Feltrinelli, Horacio Verbitsky ha permesso la condanna del militare Adolfo Scilingo Ha inoltre scritto un libro pieno di documentazione che dimostra l'irenismo della Chiesa argentina in merito alla dittatura dei generali guidati da Jorge Rosario Videla. Non è tanto Doppio Gioco, ma El silencio tradotto in italiano da Fandango col titolo: L'isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina. E’ in questo libro che Verbitsky cita Bergoglio ed è, in nome di queste accuse, che «Il Manifesto» ha accolto l’elezione del cardinale argentino con il titolo lapidario: “Non è Francesco".  Io non nego affatto che ci siano stati errori di giudizio e prospettiva, attendismo e reticenza diplomatiche da valutare con attenzione (chi non ne ha mai fatti in vita sua? io tanti e la psicologia serve forse per comprenderli o no? e anche riconoscerli però!). Ma tra errore e connivenza o complicità c’è un abisso. Verbitsky parla soprattutto del nunzio apostolico Pio Laghi, veramente discutibile in molte sue azioni. Sulla deposizione di Bergoglio al processo ESMA dove Bergoglio venne citato per la sparizione di due sacerdoti Verbistky dice: «En la audiencia negó algunos hechos que tengo claramente documentados». Bergoglio disse di avere informato il suo superiore a Roma rispetto al sequestro dei due preti Orlando Yorio and Francisco Jalics. Verbistky riferisce dell'esistenza del documento che attesta che Bergoglio lasciò al loro destino i preti accusandoli di essere legati alla sovversione e facendo mancare così la protezione istituzionale dei gesuiti, lasciando indirettamente la mano libera al regime militare. I due preti rapiti nel maggio da una nave militare furono ritrovati cinque mesi più tardi impasticcati e seminudi in un campo. E questo per l'opera silenziosa di Bergoglio che, resosi conto della tremenda situazione derivata dal cinismo delle procedure canoniche e dalla efferatezza dell'azione dei generali, si mosse segretamente per riportare quei preti a casa, sani e salvi. Nel 2005 Bergoglio è stato accusato di un non specificato coinvolgimento in questi sequestri di persona. Il governo militare avrebbe incarcerato in segreto Yorio and Jalics per l'opera che svolgevano nei confronti dei poveri. Bergoglio li aveva invitati a rinunciare di fare visita ai bassifondi e davanti al loro rifiuto ritirò la protezione ufficiale dell'ordine gesuita al loro operato in quanto sacerdoti appartenenti all'ordine gesuita cosa che costituì la premessa per la loro cattura dei due preti. Ma ci si dimentica che Bergoglio (esagerando certamente e non consapevole pienamente delle conseguenze) una volta saputo del rapimento svolse una "azione straordinaria dietro le quinte per la loro salvezza arrivando perfino a chiedere al prete della famiglia del dittatore Jorge Videla di darsi malato così da potere dire lui stesso la Messa nella casa del leader della giunta militare, dove Bergoglio in privato, ma con forza chiese ed ottenne un atto di pietà al Dittatore.
Il suo intervento salvò le vite dei due preti ed è da considerarsi come un azione dell'uomo Bergoglio che comprese la gravità della situazione e le indesiderabili conseguenze umane della sua decisione ecclesiastica (cfr. il libro intervista con Rubin del 2010). Nello stesso anno del libro Bergoglio testimonia sull'argomento scottante dopo essersi rifiutato (sbagliando secondo me!) di comparire davanti alla corte in udienza pubblica.   Il giudice Myriam Bregman ha considerato le sue risposte evasive. Ma questa evasività sembra essere più frutto di una ragione di segretezza della sua azione contraria al regime, che non di connivenza. Insomma l'idea che mi faccio è quella di un prete, Bergoglio appunto, affatto connivente o complice del regime, che si barcamena in quel contesto inquietante e spinoso, commettendo errori di prospettiva dovuti al suo ruolo di superiore gesuita, al suo status di prete e alla sua formazione. Errori che però non hanno impedito che avesse la meglio sul suo operato la componente fortemente umana e filantropica della sua persona e della sua appartenenza alla Chiesa. Insomma io propenderei per il rispetto della complessità della biografia riconoscendo il dovere di una maggiore contestualizzazione storiografica. Da studioso non amo la semplificazione. Anche se, a maggior ragione, non amo nascondere gli errori di nessuno. Nemmeno quelli di un Papa.

Il martoriato continente sudamericano, fin dalla sua nascita (come America, ovvero da 500 anni) è sempre stato al centro delle dinamiche politiche internazionali che vedevano nella Chiesa di Roma il loro punto d’incontro, soprattutto la Compagnia di Gesù, essendo stati i gesuiti l’ordine ecclesiastico principale che ha gestito dalle origini, per ordine dei castigliani, il processo di evangelizzazione e di colonizzazione. La Chiesa ha scelto di macchiarsi di atroci delitti, complice per tutto il ‘500 e il ‘600 dello sterminio di massa di moltitudini inermi attuato da noi europei, in cambio della gestione religiosa dei sopravvissuti. I primi a denunciare la follia di quel periodo, l’enorme ferita e lacerazione prodotta nei secoli dalla memoria storica, furono i martiri del ‘900, i cosiddetti “teologi della liberazione”, in gran parte gesuiti, nobili anime che negli anni’60 si schierarono apertamente a fianco della popolazione locale maggiormente sfruttata, per contrastare la delittuosa avanzata delle multinazionali americane che stavano espoliando l’intero continente delle sue risorse locali. A metà degli anni ’70, irrompe sulla scena pubblica un cardinale italiano, Carlo Maria Martini, divenuto poi arcivescovo di Milano, un grande massone progressista, un illuminato teologo che divenne il punto di riferimento della dottrina sociale più avanzata in Europa, dando vita alla grande stagione di quella che in Italia venne chiamata “la primavera dei cattolici del dissenso”, un’onda di pensiero che portò lo stesso Martini a riconoscere le tragiche colpe della Chiesa nella colonizzazione forzata, spingendo i cattolici italiani verso un’acquisizione di responsabilità civiche e collettive che poi portarono –come impatto politico- alla sconfitta dell’ala più retriva della Democrazia Cristiana e all’elezione di Benigno Zaccagnini come segretario del partito. Ma allora c’era la guerra fredda e la Chiesa venne contaminata in un processo di mondanizzazione interno, da una parte l’ala sinistra gesuita legata alla liberazione e dall’altra l’ala destra legata alle necessità imperialiste statunitensi in funzione anti-sovietica. Il cardinale Martini fu il primo ad avvertire la tragedia che incombeva, dichiarando che la Chiesa aveva 200 anni di ritardo e correva il rischio di soccombere nel suo afflato spirituale, negando a se stessa l’accesso alla modernità e quindi perdendo il contatto con la realtà dei popoli. Martini definì nel 1978 l’elezione di papa Luciani “il più bel dono che lo Spirito Santo potesse fare ai popoli di questa Terra” pensando che la Chiesa si sarebbe inerpicata verso un nuovo percorso di spiritualità collettiva ritrovata, coniugando la sintesi tra la dottrina sociale e quella spirituale. Ma il suo pontificato durò appena quaranta giorni. Vinse, allora, la necessità bellica della guerra fredda. Venne eletto papa un grande e indomito guerriero, Karol Woytyla, l’uomo giusto per combattere il comunismo. Non appena insediatosi, il nuovo papa investì tutte le proprie energie per combattere sotterraneamente contro i gesuiti, considerati allora l’ala sinistra sociale della Chiesa, soprattutto in America Latina, riuscendo nella sua impresa. Sorretti da tale furibondo appoggio, le multinazionali americane e i colossi finanziari inventarono l’accoppiata Reagan-Bush, responsabile della risposta militare imperiale in tutto il continente americano, dove centinaia e centinaia di gesuiti vennero uccisi –molti a sangue freddo- finchè non riuscirono a silenziarli, riducendoli a una minoranza priva di potere politico all’interno della Chiesa. Iniziò il periodo più buio e fosco della Chiesa di Roma, dove il trono di San Pietro si macchiò della più criminale complicità sostenendo e appoggiando le dittature militari in tutto il continente sudamericano, mentre a Roma, il papa decideva di affidare il controllo dello Ior a un uomo della Cia che a Chicago gestiva i rapporti con le organizzazioni mafiose, sia quella siciliana sia quella irlandese, il cardinale Marcinkus. Quando Woytyla morì nel 2005, la Chiesa –come istituzione spirituale- era al collasso. Il prezzo per vincere la guerra contro il comunismo aveva comportato la fine totale di ogni funzione spirituale, di ogni riferimento evangelico, che aveva dato vita –ad esempio in Italia- alla stagione del berlusconismo formigoniano e in Usa all’accordo di ferro tra la Chiesa e i petrolieri texani. Nel 2000, Bush riesce ad ottenere il 90% dei voti cattolici. Quando si apre il conclave, nel 2005, i cardinali sono consapevoli della situazione. E’ il momento più basso, meno spirituale e meno nobile, mai raggiunto dalla Chiesa di Roma. Nasce una fronda interna molto forte (sostenuta con forza e vigoria proprio dal cardinale Martini) che spinge per eleggere Bergoglio al trono pontificio. Ma i tempi non lo consentono e lo stesso Bergoglio fa campagna elettorale presso i cardinali per convincerli a non votare per lui scegliendo, invece, un papa di transizione, in attesa dei tempi giusti. Serve un grande teologo, in grado di dare uno scossone poderoso all’interno dell’edificio ecclesiastico, per rimediare –se è possibile- ai nefasti guai della mondanizzazione finanziaria e della perdita di valore etico e spirituale. E’ necessaria una figura che riporti l’evangelizzazione e la teologia al centro degli interessi della Chiesa, sottraendola alla politica e alla mondanità, pena la sua scomparsa dal pianeta. Accorti vaticanisti sostengono che già da allora ci sia stato un accordo per affidare a Ratzinger un transito momentaneo in attesa di dare il via libera a Bergoglio. Tant’è vero che la sua elezione, ieri, è stata per tutti la conferma di una chiara scelta operata nel 2005, e per chiunque conosca l’autentico teatro geo-politico sarebbe stata una grande sorpresa se lui non fosse stato eletto. Non appena Ratzinger viene eletto, Bergoglio lascia Roma e ritorna in Sudamerica dove inizia a cercare di ricomporre e ricompattare la Compagnia di Gesù, ormai scomparsa dalla curia romana dove è stata soppiantata dall’Opus Dei e dai sostenitori della presenza vaticanense nel mondo finanziario internazionale. E nel 2007 avviene il primo episodio che annuncia la trasformazione operativa della Chiesa. Vince le elezioni in Ecuador Rafael Correa, un politico locale progressista, fervente e devoto cattolico, molto vicino ai gesuiti sudamericani, quasi clandestini ormai nella loro presenza sociale pubblica. Correa, dieci giorni dopo essere stato eletto, va a Buenos Aires dove si incontra con Bergoglio, ottenendo da lui un via libera per la sua avventura che, in quel momento, sembrava folle. Non appena insediato, il presidente ecuadoregno, come primo atto politico invia una lettera a Roma al papa, confermando la sua obbedienza ma allo stesso tempo comunicandogli di aver rigettato tutte le credenziali dei nuovi ambasciatori del Vaticano. Si apre un piccolo caso (allora nessuno ne parlò) risolto a favore dell’Ecuador, considerata in quel momento una piccola e irrilevante repubblica delle banane. E a Quito, per la prima volta dopo trent’anni, ritornano in auge i gesuiti. Un mese dopo la sua elezione, Correa annuncia ufficialmente “la protesta del debito pubblico” richiamandosi al concetto di “debito immorale” fatto applicare dagli Usa due anni prima in Iraq. Fa arrestare sedici presidenti di banche, i proprietari dei tre networks locali, i dirigenti delle multinazionali statunitensi, e li manda sotto processo e poi in galera. L’Ecuador viene denunciato dal Fondo Monetario Internazionale e cancellato dall’elenco di stati che possono usufruire di credito, ma il paese riesce a ottenere finanziamenti a tasso zero da Venezuela, Brasile, Argentina, Uruguay. E inizia il braccio di ferro tra il Sudamerica da una parte e la Banca Mondiale, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale dall’altra.  Un anno dopo esplode la bolla dei mutui immobiliari in Usa, con il fallimento della Lehman Brothers e ha inizio la crisi economica occidentale. Il 10 aprile del 2009, le borse mondiali toccano i minimi storici. E il Fondo Monetario Internazionale va all’attacco del Sudamerica con il dichiarato obiettivo di far pagare alle più ricche nazioni di quel continente il prezzo dei debiti delle banche europee e statunitensi. Ma trova un totale e inatteso sbarramento. I nove mesi tra giugno del 2009 e aprile del 2010 vedono un gigantesco braccio di ferro tra le nazioni sudamericane e il Fondo Monetario. Tutte le nazioni bocciano le disposizioni e gli ordini ricevuti rispedendole al mittente. E lì Bregoglio svolge un ruolo importante. E’ il momento in cui in Argentina Nestor Kirchner sta accelerando la politica dei diritti civili e la propria lotta contro la finanza internazionale. Si apre a Buenos Aires il “caso Bregoglio” a proposito dell’appoggio dato dalla Chiesa alla dittatura militare degli anni’70. Sono mesi interessantissimi, di enorme dibattito pubblico, di confronto, di confessioni, di lacerazioni, di notizie sulle lotte interne nel Vaticano tra i gesuiti e l’Opus Dei, tra francescani e domenicani, tra mondanisti politicizzati e spiritualisti sociali. In Italia, che io sappia, non è stata data nessuna notizia, nessuna informazione, nessun ragguaglio sugli eventi di quei mesi infiammati. La Chiesa è messa sotto accusa pubblicamente e Nestor Kirchner si scontra frontalmente. Ma prevale la linea della moglie Cristina che avvia una complessa e vincente trattativa “sindacale” (dopotutto ha alle spalle 25 anni di esperienza nel settore) che frutterà una ritrovata pace sociale e l’appoggio della Chiesa alla nuova politica sociale keynesiana dell’ala sinistra peronista al governo. Bregoglio si mette a disposizione del nuovo governo argentino e denuncia “l’immoralità delle richieste delle grandi potenze nei confronti di nazioni debitrici senza prendere in considerazione l’esistenza delle persone e la sofferenza dei ceti disagiati più deboli e fragili”. Viene richiamato “ufficialmente” dalla curia romana per i suoi interventi, ma Ratzinger intercede per lui, convincendolo a esimersi dal fare ogni dichiarazione pubblica, ma di fatto lo sostiene. I cattolici argentini spiegano che la vera figura di Bregoglio contiene una “doppia faccia”; conservatore per tutto ciò che riguarda la dottrina della Chiesa e le questioni spirituali teologiche, ma progressista per tutto ciò che riguarda le questioni sociali ed economiche. Un compromesso che piace e che risulta vincente.
Bregoglio ottiene consensi da Lula e da Chavez e la Chiesa, in Sudamerica, lentamente ritorna ad essere un punto di incontro e di conforto come comunità sociale di riferimento al servizio della collettività. Abilissimo stratega, riesce a sottrarsi all’attacco delle oligarchie argentine del privilegio, e fa diverse dichiarazioni pubbliche contro l’aborto e contro i matrimoni gay che infiammano i conservatori argentini; ma allo stesso tempo non smette di denunciare le politiche del Fondo Monetario Internazionale e dcihiara il suo incondizionato sostegno alla Kirchner, a Chavez, a Lula, a Mujica in Uruguay, a Correa in Ecuador.
Queste sono le ragioni e i motivi per cui in Sudamerica oggi festeggiano.
Molti, in quella parte del mondo, dai Caraibi fino al Polo Sud sono consapevoli di stare in guerra contro il resto del pianeta. Molti sono consapevoli di essere in guerra contro la Banca Mondiale, contro il Fondo Monetario Internazionale, contro la BCE, contro i colossi della finanza. Soprattutto contro la Cina, grande nemico comune che l’intero Sudamerica combatte insieme alla Chiesa.
Questo è il senso del plauso da parte della Kirchner, grande combattente impeccabile per i diritti civili, vera avanguardia civica contro ogni forma di colonizzazione e di dittatura finanziaria. E’ stata lei a volere fortemente i processi contro i militari criminali. E non è certo una donna incline a compromessi ipocriti. In Argentina, presso molti circoli accreditati, si arriva addirittura al punto di sospettare che dalla curia romana, nel 2009, sia partita una bella campagna di delegittimazione di Bergoglio al fine di spingerlo alle dimissioni per sostituirlo con persona più gradita al Fondo Monetario Internazionale.
Una cosa è certa. E su questo, non vi è alcun dubbio.
Da oggi, Mario Draghi, Christine Lagarde, Mario Monti, Angela Merkel, Barroso, Van Rompuy, Rajoy e compagnia cantante, non  andranno più a letto tranquilli e così certi che la loro linea economico-sociale passerà comunque.
All’attuale Papa Francesco  la linea friedmaniana iper-liberista non piace affatto.
Questo è poco ma è sicuro.
E per noi, in questo momento, penso che sia la più bella notizia che potessimo ricevere.



P.S.
Ecco un link interessante; è un blogger argentino, che fa parte di un gruppo che si definisce “sinistra razionale”. Lui si chiama Gerardo Fernandez. Tanto per spiegare che umore tira a Buenos Aires e come la sinistra dei diritti civili vede questa elezione. Il link è: http://tirandoalmedio.blogspot.com.ar .
Il titolo del blog è : “Tirando al medio”. Il titolo dell’articolo pubblicato oggi è: “Es lògico que Bergoglio sea Papa”.