mercoledì 29 marzo 2017

Il discorso di Virginia Raggi il 26 Marzo in Campidoglio. per intero e senza censure.






di Sergio Di Cori Modigliani


Qualche giorno fa, sabato 26 Marzo per la precisazione, nel corso dei festeggiamenti e delle celebrazioni per il 60° del Trattato di Roma, la sindaca Virginia Raggi, nell'accogliere le delegazioni ufficiali nella sede del Campidoglio di cui lei è formalmente la Prima Cittadina, ha tenuto un discorso di accoglienza della durata di 7 minuti e mezzo.
Non mi è stato consentito di ascoltarlo per intero.
Ho letto quel discorso nei giorni successivi all'evento e mi è piaciuto. Era da ascoltare tutto.
L'intero sistema televisivo italiano ha scelto di mostrare agli utenti telespettatori soltanto i primi quaranta secondi. A me è sembrata una vera e propria offesa da parte del mondo mediatico nei confronti della città di Roma e dei suoi cittadini e uno schiaffo in faccia a tutti gli europei.

C'è stata qualche magra polemica aggravata dalla consueta squallida propaganda di tutti, dato che pochissimi l'avevano letto e/o ascoltato.

I motivi sono diversi e complessi. 

Da parte degli oppositori del M5s è fin troppo chiaro: qualunque cosa dica la Raggi (a meno che non si tratti di un autogol buono per essere utilizzato) non va diffuso nè condiviso.
Ma non basta.
Anche molti attivisti del M5s (ennesimo paradosso del declino italiota) si sono spesi per uniformarsi, aderendo al pensiero unico mainstream, forse scocciati e allarmati per il contenuto e la sostanza delle parole della Raggi: troppo europeiste, troppo istituzionali, troppo a favore dell'idea di Europa.

Dal mio punto di vista si è trattato di un delirio collettivo nazionale, che ha mostrato per intero la totale latitanza del concetto di democrazia.




Il discorso della Raggi, a mio avviso, potrebbe diventare un'ottima piattaforma per aprire un serio e sereno dibattito sull'identità e sull'entità del nostro essere e sentirsi europei.
Ma bisogna essere al corrente dei fatti oggettivi per sapere di che cosa stiamo parlando.
Così, almeno, quando parliamo sappiamo di che cosa stiamo parlando.
Il link del video è il seguente: https://www.facebook.com/virginia.raggi.m5sroma/videos/751014868414298/.

"Signore e Signori, Capi delegazione dei 27 Paesi dell’Unione Europea e delle Istituzioni europee
sono onorata di darvi il benvenuto a nome della città di Roma.
Sessanta anni fa qui a Roma prese il via una avventura straordinaria. I padri fondatori della Comunità Europea - animati da uno spirito rivoluzionario non scontato – misero da parte le distanze tra Stati che avevano portato alla guerra. E diedero vita ad un progetto visionario con l’obiettivo di garantire pace e benessere agli Europei.
Per la prima volta nella Storia ci si trovò di fronte ad una scelta condivisa e non imposta da un vincitore, nata da un intento comune e dalla capacità di ascoltare i cittadini. Anche ora c'è necessità di pace: un pensiero va a Londra e alle vittime dell'attentato terroristico di mercoledì. Hanno attaccato tutti gli europei, Roma è con voi.
“Solidarietà”, “interesse dei popoli” sono parole comuni a Adenauer, De Gasperi, Monnet, Spinelli. 

Questa è l'Europa, quella solidale dei popoli, che nel lontano 1957 si immaginava e che in parte abbiamo avuto in eredità tutti noi. Una eredità gioiosa e impegnativa da proseguire.

Questa Europa non poteva realizzarsi in un giorno. Dobbiamo realizzarla noi, dobbiamo realizzare una comunità solidale. Stare insieme richiede impegno, soprattutto dopo anni segnati da una violenta crisi finanziaria che ha messo a nudo errori. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerli e rilanciare la sfida: la finanza non è tutto. E nessuno deve rimanere indietro.

La nostra generazione è chiamata a portare avanti quel sogno di Europa, ritornando allo spirito di quegli anni che oggi non c'è più e va recuperato. E’ stato Schuman ad ammonire che “l’Europa” sarebbe sorta “da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Tra i cittadini europei la solidarietà è già presente; le Istituzioni invece dovrebbero iniziare ad ascoltarli di più.
Le città avvicinano cittadini e Istituzioni che qui si incontrano: ascoltiamo i loro interessi, problemi, speranze. Noi sindaci siamo definiti “primi cittadini”: per questo, anche nei luoghi delle decisioni, dobbiamo far sentire forte la voce di chi chiede più lavoro, più inclusione sociale, più sicurezza.

I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. Vanno tenute “in conto le attese dei cittadini”. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa. Alcuni trattati, come il Regolamento di Dublino, vanno rivisti. 

Un'Unione soltanto economica non può durare.

Lavoriamoci tutti insieme, aprendo porte e cuore ai cittadini. Solo con la partecipazione di tutti l’Europa sarà legittimata. L’unione può essere maggiore della somma delle sue parti. Questo concetto è alla base della cultura europea, all'interno della quale le diversità trovano valorizzazione nel rispetto delle identità nazionali.

Al Parlamento di Strasburgo, nel 2014, Papa Francesco ha chiesto: “Che cosa ti è successo Europa?”. Tante sono le risposte. Ma il Pontefice ha sottolineato che “le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. 

E' questa l'opportunità della nostra generazione.

Sono presenti forze di coesione e di disgregazione. 

E’ fisiologico che sia così. Importante, però, è dare risposte concrete a chi denuncia insofferenza. 

Così è nata l'Europa: dalle richieste dei cittadini che i nostri padri fondatori hanno avuto il merito di saper ascoltare.

Buon lavoro"

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