martedì 24 luglio 2012

Il PD sostiene che Mario Monti sta facendo benissimo. Una riflessione sgomenta sullo stato attuale della nostra nazione.



di Sergio Di Cori Modigliani


Se una donna occidentale va a Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, la più retrograda, reazionaria e conservatrice nazione del pianeta –tra i paesi molto ricchi- potrebbe anche pensare di trovarsi in un paese moderno e avanzato, senza comprendere che si trova in una nazione medioevale. Se accende la televisione vede il telegiornale dove le notizie vengono raccontate da una giovane donna, coadiuvata da altre due ragazze eleganti, colte, che parlano diverse lingue occidentali. Mostrano continuamente dei succosi reportage sulla vita dei sauditi, nei quali si mostrano interni casalinghi dove la vita prospera, pur nelle consuete contraddizioni, in un’atmosfera di fresca ricchezza condivisa. Forse puntando al premio Pulitzer, qualche settimana fa, le giornaliste avevano condotto una inchiesta sul fatto che in occidente si fosse fatta una enorme quanto sciocca pubblicità inutile all’esigenza manifestata da alcune saudite di pretendere di avere la patente e di poter recarsi al luogo di lavoro, se è il caso, da sole, senza avere un maschio come guida. Il risultato è stato bello e confortante. Una preponderante maggioranza di donne ha dichiarato che si trattava di una moda occidentale priva di sostanza perché fondamentalmente solo una pazza può voler avere la patente, dato che è molto più comodo avere l’autista, oltre al fatto di avere sempre a disposizione un cavalier servente, per giunta anche armato. Secondo loro, sono le donne occidentali che fanno una vita orribile e stressante; là da loro le donne giocano perfino a golf, amano il tennis e c’è sempre qualcuno (un fiduciario del coniuge o del padre o del fratello) disposto ad accompagnarle al centro commerciale ad acquistare l’ultima novità di Prada. Ci sono documentari nei quali schiere di architetti inglesi, ingegneri tedeschi, decoratori di interni italiani, spiegano le meraviglie della vita locale e mostrano il frutto dei loro esperimenti. Idem sui giornali. Idem sulla rete (controllata da una società che fa capo a uno dei principi). Chiunque di noi penserebbe “qui la vita è una pacchia”. Certo, nessuno spiega, dice e fa vedere che il 92% delle donne che vivono in Arabia Saudita non hanno neppure i soldi per comprarsi un velo e il problema della macchina non se lo pongono proprio perché nessuno dei maschi della loro famiglia ha la possibilità neppure di acquistare una vecchia Panda al mercato dell’usato di Ryad. Figurarsi un autista.. Questo è il loro uso. Loro vivono così

Anche noi. Esattamente come loro, secondo un uso diverso, tutto qui.

La loro classe dirigente vive nel terrore che possano arrivare suggestioni, idee, libri, dibattiti che possano alimentare un potenziale dibattito sulla realtà sociale del paese, spingendo il popolo a pretendere un cambiamento della struttura.

Anche noi.

Loro sono consapevoli che stiamo in piena guerra.
Anche i nostri lo sono.
Loro sanno che è meglio non spiegare affatto la natura della guerra in corso.
Anche i nostri.
Loro sanno che finchè la gente si scannerà per reclamare il diritto alla sopravvivenza, loro vinceranno sempre e comunque. Loro, controllano le briciole.
Anche da noi è così, tant’è vero che la maggior parte dei soggetti politici, intellettuali e mediatici, adorano parlare di sopravvivenza. I nostri controllano le clientele.
Quando hanno un grosso problema, sanno come fare in modo che la colpa vada al Kuwait, al Qatar, all’Oman, a Israele e infine agli Usa. E fanno tutti quadrato.
Anche da noi è così. E’ più facile prendersela con Angela Merkel che con Marina Berlusconi, con Elsa Fornero che con Livia Turco, e così via dicendo.

Da loro il potere passa per diritto ereditario.
Anche da noi.
Da loro non si eccelle perché si è bravi. Si è considerati bravi perché si è eccelsi, in quanto componenti di una ristretta oligarchia che deve mantenere lo status quo.
Anche da noi è così.
Il loro è il paese più ricco in assoluto del mondo mussulmano in tutta la loro area.
Anche noi; siamo il paese più ricco d’Europa.
Il loro è il paese dell’area dove è più alto in assoluto lo squilibrio sociale dovuto a una iniqua distribuzione delle ricchezze.
Anche da noi, abbiamo il record europeo.
Da loro i super ricchi aumentano la loro ricchezza e la povertà si sta allargando sempre di più.
Anche da noi.
Da loro la classe reale non paga le tasse.
Anche da noi.

Loro però sono più avanti di noi.
Il 92% della popolazione che li sopporta, se li è trovati lì, inviati dal cielo.
Noi, invece, li abbiamo votati. Seguitiamo a votarli. Li voteremo ancora. Tant’è vero che diamo ancora loro ascolto.
Loro, quindi, sono fatalisti. E’ comprensibile.
Noi invece no, siamo cinici. E’ comprensibile.
Da loro il 92% prega Allah e spera che un giorno avvenga un miracolo.
Nel frattempo non cambia nulla.
Da noi invece, furbi, si sa che il miracolo non esiste, però ci pensa zio, o il partito o il clan. Nel frattempo non cambia nulla.
Da loro, la religione è fondamentale per manipolare il 98% della popolazione e tenerla nella crassa ignoranza.
Anche da noi.
Da loro l'80% dei sussidi governativi per l'istruzione vanno alle scuole religiose private.
Da noi anche.
Loro non fingono di essere una democrazia.
Noi sì.
Loro non pretendono di essere diversi.
Noi sì.

Noi non siamo migliori di loro.
Né loro sono migliori di noi.
Loro sono un po’ mitòmani: pensano di esserlo.
Anche noi.
Gli altri gli ridono appresso.
Gli altri ci ridono appresso.

Un giorno si sveglieranno. E capiranno.
Anche noi.

Questa riflessione è il risultato provocato dalle spiegazioni offerte dalla sinistra democratica al popolo italiano, oggi 24 luglio 2012, per spiegare ciò che sta accadendo in questi giorni nei mercati, nel nostro paese, in Europa.


Questo  è quanto per oggi.


lunedì 23 luglio 2012

Nel blu dipinto di blu, felici di stare lassù. Allegria, ci pensa Berlusconi



di Sergio Di Cori Modigliani

Finalmente una grande vittoria del proletariato, è il popolo che si afferma e vince.
C’è proprio chi la sta presentando, in questo momento, proprio così. Incredibile ma vero.
L’evento dovrebbe farvi tirar per aria il cappello, prendere la vostra compagna e invitarla  a cena fuori questa sera.
Reggetevi forte, perché la notizia è ufficiale. Ovviamente è stata data con risalto, trombe e fanfare. E’ una di quelle notizie che allieteranno gli ossessionati ciechi e miopi innamorati  della demagogia.
“La Campania, da questa sera, ufficialmente è deautobluizzata”. Con questa frasetta, il governatore pidiellino della Campania, Caldoro, ha annunciato il trionfo del popolo italiano, dopoo aver chiuso, davvero raggiante, la seduta odierna del consiglio regionale. Ha ricevuto addirittura una telefonata di Berlusconi che si è congratulato con lui sostenendo che “questa decisione indica il nuovo corso del partito che sogniamo”. Una meraviglia.
Lo volevate? Lo sognavate?  Eccovi accontentati: voi chiedete, Berlusconi provvede.
Il sultano di Arcore conosce i propri polli, sa quali siano le ossessioni, i miti, le voglie degli italiani. Meglio di lui non lo sa nessuno. Per forza, è lui ad averli creati, alimentati e strutturati.
Altrimenti non si chiamerebbe (così almeno la definisco io) “piatta retorica e bufala demagogica”.
La notizia, che è vera, in realtà cela un Falso.
Ecco la notizia secca: il consiglio regionale della Campania ha deliberato di cancellare con decorrenza immediata l’uso delle 230 auto blu (il 100%) per consiglieri, assessori, consulenti, dirigenti, in forza alla regione, con inizio immediato. Le 230 auto verranno messe all’asta entro 30 giorni. Non solo. Ha anche fatto applicare il comma 4 dello statuto di Campania Zero che impedisce a funzionari regionali di far assumere parenti, in linea consanguinea o acquisita assumendoli all’interno della regione. (Ci penserà direttamente la direzione del Pdl, come ha saggiamente spiegato Osvaldo Napoli)..
Quindi, la Regione Campania non ha più auto blu.
Questa notizia (che è autentica) nasconde una Verità non detta; così la gente esulta per questa sciocchezza demagogica non andando a controllare ciò che c’è dietro, in realtà, quindi falsificando la realtà. Così si produce il Falso nell’informazione.
La notizia vera (cioè sottratta del falso) sarebbe stata la seguente:
“Clamoroso: la Campania è sull’orlo del default., come Moody’s aveva preavvertito.     Il governatore Caldoro fa pagare al contribuente il prezzo della politica del malaffare gestito dal Pdl. Giovedì della scorsa settimana, i funzionari della regione si sono accorti di non avere più accesso al credito bancario per poter acquistare i buoni benzina necessari per riempire i serbatoi delle auto blu, perché non ci sono i soldi di copertura. Sono rimasti tutti a terra”.
Da cui ne discende una nuova modalità (più aderente alla Verità) con la quale la notizia avrebbe dovuto essere presentata, e cioè: “In Campania le auto blu sono inutili, perché non si possono muovere: non ci sono più soldi per pagare la benzina. Tanto vale quindi eliminarle. Ma resta la domanda. Dove sono finiti quei soldi?”.
Grazie alla raggiante felicità collettiva per la vittoria popolare, questa domanda non viene posta. La gente non si interroga. Hanno eliminato le auto blu, che era ciò che contava: felicità somma, la vita cambia per i campani. Domani che cosa fanno? Cominciano a eliminare gli autobus pubblici? Forse. Tanto, chi può, gira in macchina. Chi non può si arrangia. Berlusconi (incredibile ma vero, quell’uomo non finisce mai di stupire) si è dimostrato talmente lieto della notizia da aver inviato subito una sua persona di fiducia in Campania per aiutare Caldoro a gestire l’asta di vendita delle auto blu, sul cui esito, preferisco non commentare.
Viva l’amico del popolo, quindi.
Da domani, i campani possono dormire sonni tranquilli.
Ci penserà la camorra a fare omaggio delle nuove auto blu.
Naturalmente a chi di dovere. Bisognerà meritarsele, così si introduce anche il concetto di merito.
Non sarà certo una sorpresa se l’asta la vinceranno loro.
C’ soltanto l’imbarazzo della scelta tra i vari clan.
Grazie a Berlusconi, il popolo ha vinto alla grande.
Meno male che c’è lui che sa ciò che il popolo vuole.
Adesso sì che la Campania può riprendersi alla grande.
Secondo gli analisti di Standard & Poor’s mancherebbero all’appello di bilancio qualcosa come 4 miliardi di euro di cui non è chiaro dove siano andati a finire. Da domani, invece, grazie a questa manovra mancheranno soltanto 3 miliardi 999 milioni e qualche spicciolo. Tutta un’altra vita.
Ma pochi si chiederanno il perché.
Caldoro, infatti, ha dichiarato “La mia amministrazione e il corso del PDL dimostra come agire tempestivamente per far funzionare in maniera seria il bene pubblico. Da oggi siamo sulla strada per diventare una regione virtuosa, se la Sicilia si fosse comportata come noi adesso non si troverebbe nei guai”.
Contenti voi.
Benvenuti in campagna elettorale

domenica 22 luglio 2012

La cura del Pinguino Impazzito. Così l'Italia si salverà.



di Sergio Di Cori Modigliani


L’Italia è malata.

Lo hanno capito tutti, anche i più riottosi, lo sanno ormai tutti.

Alcuni, i più ideologizzati e manipolatori, sostengono, invece, che l’Italia è in crisi, dando ad intendere che i fondamenti sono sani, che le banche sono sane, che l’industria è sana, che lo Stato è sano, ecc.,ecc. Non è così. E’ Falso. La crisi dell’Italia è la conseguenza della malattia. Se si superasse la crisi la malattia resterebbe, quindi il corpus sociale seguiterebbe a soffrire esattamente come prima, anzi, più di prima. Con l’aggravante che non ci sarebbe più nessuno a registrarne i dolori. E’ bene dunque, per chiunque sia interessato al futuro potenziale dell’Italia, non farsi illusioni e dedicare pensieri, energie e possibili soluzioni per guarire il malato. La crisi, quindi, fintantoché non viene aggredita la malattia, non si risolverà mai e diventerà perenne. E in economia –così come nel sociale e nella psicologia- quando la  crisi diventa perenne e non è più limitata e circoscritta nello spazio e nel tempo, si trasforma in un fatto endemico, quindi in un agente patogeno costante che produrrà soltanto ed esclusivamente soggetti e situazioni ad alto rischio patologico, finchè quella specifica etnia prima regredisce, poi decade, e infine si estingue spazzata via da altre etnie sane. Le malattie socio-psico-economiche, anche se il mondo è ormai globalizzato, vanno identificate, riconosciute, e quindi diagnosticate, nella specificità del loro localismo originale. L’unica novità, rispetto alla precedente fase della modernità pre-globale consiste nel fatto che, oggi, la “cura localistica” deve essere tale da poter essere riconosciuta come “compatibile” con le esigenze del resto del globo. Questo vuol dire, in termini politici, “sviluppo eco-sostenibile”. Se una nazione –tanto per fare un esempio qualunque- sta in crisi ed è mussulmana, è assolutamente privo di senso (oltre che inefficace e inefficiente) proporre, o addirittura peggio, imporre, una qualsivoglia medicina non gradita e non consona alle tradizioni e usi dei mussulmani. E così via dicendo per tutti e dovunque. Basterebbe questo per far comprendere la motivazione per cui i diktat della BCE sono risibili e l’idea teutonica di base potrebbe (alla lunga) rivelarsi un agghiacciante boomerang per la Germania: spingerebbe quella nazione a riesumare il loro personalissimo cancro di sogno egemonico imperialista di una razza superiore agli altri. E la Germania finirebbe per ammalarsi di nuovo gravemente. Chi è malato va curato con la cura che funziona per quell’individuo; in questo caso, per quell’etnia o quel paese. In Europa, la Grecia sta come l’Italia: sono in crisi e sono malate. Anche la Spagna. La Francia no. E’ in crisi ma non è affatto malata. Idem la Gran Bretagna: gravissima crisi socio-economica al limite del baratro (molto peggio dell’Italia) ma non ancora malata. La Germania non è in crisi affatto e non è neppure malata, provoca le crisi degli altri perché ha costruito un anello invisibile di anticorpi che funzionano soltanto per loro. La “peste mediterranea” si ferma alle alpi austriache e torna indietro. E così via dicendo.

L’Italia sta vivendo in questo momento una fase di totale delirio collettivo, in parte, forse, a sua insaputa (quantomeno me lo auguro: meglio irresponsabili e ignoranti che criminali).

L’attuale governo, infatti, è composto al 100% -cioè la somma di ministri, sottosegretari e dirigenti- da individui che rappresentano la malattia e ne sono la Sintesi Suprema. E’ il peggior governo che l’Italia abbia avuto dal 1861 a oggi, in assoluto. Perché rappresenta soprattutto ed esclusivamente gli interessi principali dell’ala clericale della nostra repubblica, dell’aristocrazia fondiaria, dell’oligarchia tradizionale di stampo medioevale. Non esiste neppure una persona (intendo dire neanche 1, cioè meno di 2) che sia cresciuta in un mondo moderno di capitalismo avanzato laico; sono tutti, assolutamente tutti, individui che provengono da un ceto sociale esclusivo pre-selezionato, abituato per tradizione consolidata familiare al mantenimento dello status quo. Individui ai quali, all’età di diciotto anni, una volta preso il diploma delle scuole superiori, gli è stato comunicato come dove e quando sarebbero diventati ordinari universitari nelle accademie; quali mansioni direttive sarebbero state date loro, e che tipo di carriera avrebbero fatto. Nessuno di questi ha mai pensato di “doversi cercare” un lavoro oppure “costruirsi una carriera”. Sono cresciuti (e hanno avuto ragione) che, a loro, era dovuto. Non esiste nessuno attualmente al governo (neppure i consulenti) che possa mai dire di se stesso di essere stato “a self made man” “a self made woman”, ovvero una persona che si è fatta da sola, sulla base dei propri meriti e della propria competenza tecnica acquisita, per l’appunto: il cancro dell’Italia. La malattia della nostra etnia: la cultura clerico-fascista.

Non esiste neppure 1 probabilità su 100 che questo governo possa (soprattutto voglia) far qualcosa per superare lo status quo. Perché dallo status quo dipende la loro sopravvivenza, il loro privilegio, il mantenimento della loro discendenza. Soltanto nel caso che si verificassero dei comportamenti suicidi, o masochisti, le probabilità porrebbero aumentare. E’ come in Arabia Saudita.

L’Italia berlusconian-montiana è l’Arabia Saudita d’Europa.

La cura?

C’è, ed è soltanto una. “La cura del Pinguino Impazzito”.

Ce la suggerisce Charles Darwin, quando dice (e ha ragione ) “Le specie quando si trovano in presenza del rischio di estinzione si comportano tutte nello stesso modo: mutano”.

Ecco la cura.

E’ necessaria “una mutazione metafisica”.

Lenta e faticosa, come è stato all’inizio qualche milione d’anni fa, quando i nostri antenati per non estinguersi per mancanza di proteine, sono scesi dagli alberi e sono diventati carnivori.

Ma nel sociale, per fortuna, i tempi sono più brevi.

A questo serve la Cultura.

A catalizzare la necessaria mutazione. Ad accelerare il processo.

La “mutazione metafisica” consiste in un ribaltamento concettuale dell’esistenza che ritorni (o vada) ad attribuire Senso e Significato a specifici Valori, fondamentali per la nostra etnia: se non accade ci estingueremo. La specie “Italia” si estinguerà perché avrà scelto di sacrificare l’intera comunità agli interessi di uno sparuto numero di oligarchi, come avviene tra i gorilla. E la necessaria mutazione viaggia attraverso modificazioni comportamentali, individuali e immediate, impossibili ormai da rimandare. Chi lo capisce ed esegue il dispositivo che consente la mutazione, si evolverà. Gli altri scompariranno senza neppure rendersi conto di ciò che sta accadendo loro.

Che cosa c’entrano i pinguini?

Ecco la storia. Di cui io mi sono appropriato per usarla come necessaria metafora per noi. Viene, invece, dalla biologia marina e sta alimentando negli ultimi mesi un furibondo e interessantissimo dibattito in diversi luoghi del pianeta.

Tutto è iniziato un anno fa. E allora scrissi un post sull’evento.

E’ accaduto in Australia, nello stato del Queensland.

Un mattino, dei bambini in spiaggia vedono divertiti una coppia di pinguini e vanno ad avvertire il bagnino, il quale, esterrefatto avverte lo zoo che manda il suo personale. Nessuno può credere all’evento. Uno, il maschio, è stremato dalla stanchezza e dalla fame, ma è vivo, sano e vegeto. L’altra, la femmina, è moribonda, non ce la farà. Lo trasportano allo zoo e immediatamente gli costruiscono in fretta e furia un habitat per lui compatibile. Arrivano da tutto il mondo biologi marini e zoologi per osservare l’evento.  Com’è noto, i pinguini (circa un milione) vivono soltanto nell’Antartide argentina, stanno tutti lì perché si nutrono di ciò che lì c’è e la temperatura a loro gradita è intorno ai -10 gradi di media annua. Grandi nuotatori e imbattibili surfisti, scorrazzano nelle vicinanze senza mai allontanarsi troppo. Senza iceberg soffrono e periscono. Come mai una coppia di pinguini aveva nuotato per 12.000 chilometri finendo in un caldo mare del sud? A farci che? Perché? Come mai? Tutti gli zoologi concordi: “il pinguino è diventato matto; gli è frullato qualcosa nel cervello, ha perso la rotta ed è finito qui”. Due uniche proteste, di uno zoologo australiano e di una biologa californiana: “Non è così, stiamo assistendo a un fenomeno unico nel suo genere: questa coppia è l’avanguardia evoluta che ha geneticamente captato in anticipo il fatto che i ghiacci si stanno sciogliendo e al massimo tra 60 anni moriranno tutti, quindi, cercano nuove soluzioni mutanti per adattarsi al nuovo clima e vedere se riusciranno a mangiare anche in posti come i nostri”. I due sono stati considerati due dementi misto new age e greenpeace e silenziati. Il governo ha deciso che il pinguino doveva essere riportato con un aereo frigorifero nel Polo Sud subito. I due hanno protestato sostenendo che era sbagliato. Si sono anche rifiutati di mettergli il microchip. L’hanno riportato laggiù. Quaranta giorni fa, due eventi: uno piccolo, di scarso impatto. Quattro pinguini ( due coppie) si arenano nella costa settentrionale del Cile al confine con il Perù, mare caldo, sabbia. Tre sopravvivono. Tre giorni dopo, invece, un evento clamoroso: 516 pinguini si arenano su una spiaggia tropicale del Brasile, nello stato di Rio Grande do Sud, nei pressi dell’equatore, alcuni arrivano addirittura nella spiaggia di Ipanema a Rio de Janeiro. Si arenano perché non sono ancora abituati alla sabbia che non conoscono. Sono morti tutti di fame. Perché? Sono tutti impazziti? E se sì, che cos’è che li ha fatti impazzire? I zoologi si stanno scannando sulle motivazioni, perché i pinguini si affacciano ogni tanto (pochissimi) anche al nord, ma mai a quella latitudine. Certamente, quei pinguini sono un po’ strani. Gli altri pinguini stanziali li considerano folli.

Splendida metafora.

Da cui “la cura del pinguino impazzito”.

Dei pazzi.

E se fosse un pinguino impazzito Paolo Barnard?

E se lo fosse Gioele Magaldi?

E se lo fosse Oscar Giannino?

E se lo fosse Antonio Ingroia che si dimette se ne va in Guatemala per un anno? Che ci va a fare uno di Palermo a Tegucigalpa?

E se lo fosse, in campo mediatico, (a destra) Filippo Facci che un mese fa, intervistando in diretta il sottosegretario Martone (uno sano) che in allegria sosteneva “l’Italia sta su un’ottima strada perché Monti sta spingendo l’Italia esattamente verso una situazione come quella della Spagna” l’ha interrotto e gli ha detto “ma lei si rende conto di ciò che sta dicendo o non ha la minima idea di ciò che sta dicendo? Che fa? Ci prende anche in giro, adesso?” e che tre giorni fa all’ex direttore rai Alberto Minzolini gli ha chiesto “ma lei non si vergogna di aver fatto la scelta che ha fatto?”; e non sarà forse un pinguino impazzito (a sinistra) il giornalista Antonello Caporale che si è dimesso da la Repubblica ed è passato a Il Fatto Quotidiano per una cifra nettamente inferiore “perché ho voglia di dare un Senso alla mia professione di giornalista”?

Non sarà un pinguino impazzito il premio Nobel Joseph Stieglitz che ha annunciato l’affondamento dell’Italia entro ottobre, contestato e protestato da Mario Draghi (uno sano) che ha detto “l’Euro è sano, l’Italia è sana, gode di ottima salute e l’euro sta benissimo, non esiste nessun motivo di preoccupazione” cominciando a diffondere la calunnia che Stieglitz ha perso la testa ed è diventato matto?

Non sarà un pinguino impazzito il vice-presidente della Confindustria, l’imprenditore anti-mafia Ivan Lo Bello che ha dichiarato “La Sicilia è a rischio default immediato, si corre il rischio di una sollevazione popolare e in quell’ambiente può essere un evento pericoloso” definito dal governatore Lombardo (per l’appunto) “un pazzo” al quale ha augurato “meglio che vada a morire ammazzato”?

Non saranno, forse, tutti questi, soltanto dei “pinguini impazziti” che, chi a destra chi a sinistra, chi in un luogo chi in un altro, ci stanno ammonendo sulla necessità di una immediata mutazione metafisica?

Fa paura a tutti nuotare nell’oceano caldo, per noi pinguini abituati ai rassicuranti iceberg perenni, me ne rendo conto.

Ma non esistono alternative.

O si rimane nel mucchio, tutti appicccicati, sperando che il ghiaccio non si sciolga, e ci si affida alla bontà di Dio, oppure è meglio impazzire. Seguire la propria follia e imparare ad abituarsi alla sabbia, a una temperatura diversa, a mangiare altri pesci, altri plancton. Le prime avanguardie, come i 516 pinguini finiti ai tropici, sono destinate a perire,  morendo di fame. Ma ne arriveranno altri, e cominceranno ad adattarsi.

Quei pinguini impazziti sanno che il milione restante, prima o poi, finirà spiaccicato sulla fredda battigia del Polo Sud; moriranno tutti di stenti, di fame, di caldo.

Gli altri, intanto, al calduccio si saranno già abituati.

In quanto pazzi, si sono mutati.

A questo serve la Cultura.

Secondo me, quelli sono Pinguini Colti.

Meglio soli ed evoluti che tutti insieme verso la nuova Auschwitz del pensiero unico tecnocrate.

 

 

venerdì 20 luglio 2012

La politica di Hollande e le bufale della destra mediatica italiota.



di Sergio Di Cori Modigliani



Come avevo preavvertito, rispondo qui collettivamente a un evento di carattere mediatico -segmento web italiani- che ha provocato una inattesa e sorprendente reazione collettiva. La miccia che ha innescato questo meccanismo è stata provocata da un post del sottoscritto relativo alla politica di Hollande in Francia, alle sue proposte, ai suoi progetti, alle sue scelte, alle sue decisioni e al conseguente impatto sull’Europa, prima di tutto l’Italia. Siccome questo blog è dichiaratamente schierato a sinistra, ed è attivo nella proposizione costante di un ritorno alla Politica, di un abbattimento del concetto di Denaro come totem per combattere l’attuale icona religiosa del mercatismo iper-liberista, e punta sulla assoluta necessità di ricostituire il primato della Cultura, il mio post si inseriva pienamente in questa prospettiva generale che appartiene alla mia interpretazione personale della mia funzione sociale pubblica, come intellettuale e come scrittore.
Era, per l’appunto, “un post politico di taglio culturale”.
Il mio obiettivo era il solito di sempre: fornire il mio modesto contributo ad attivare la buona pianta (mai cresciuta in maniera adulta in Italia) del Libero Pensiero, dando strumenti da usare per dibattere, polemizzare, confrontarsi, discutere, elaborare, anche litigare se è il caso. La caratteristica del Libero Pensiero consiste nel fatto che esso ruota intorno a un perno di sostegno laico, è rivolto ad un potenziale pubblico adulto, è un pensiero che,  in quanto “libero”, non è identificato in una specifica ideologia, tantomeno in un partito, non è al servizio di un leader o di una fazione ma, soprattutto, non cerca mai alcun consenso al fine di costruire una ipotetica consorteria. Il libero pensatore è situato nel punto del segmento che si trova nella estremità opposta a quello delle dittature: non dice mai “dovete pensare come me”, “le cose sono come dico io” “chi mi ama mi segua” ecc, ecc., bensì dice “io propongo l’uso di strumenti in mio possesso grazie ai quali migliorare la possibilità di comprendere per capire…” Per capire che cosa? Qui sta il bello e  anche la sua originalità: “per capire ciò che è importante capire, per aumentare la  personale strumentazione e migliorare la capacità di navigazione nell’esistenza in maniera esponenziale, arrivando alla fine a elaborare una  personale e autonoma idea e forma di pensiero che sarà tua, quindi solida e inattaccabile, di cui tu ne sarai l’interprete per l’esistenza (che è la tua); ti assumerai le responsabilità sostenendola in maniera ferma e leale; perché se la tradirai, avrai tradito te stesso. Qualunque cosa tu finisca per pensare, e qualunque sia la posizione politica o sociale che finirai per veicolare, andrà bene se sarà la tua e verrà presentata in maniera elaborata, ben argomentata, solidamente supportata. Ti assumerai la responsabilità individuale, sociale e legale dei tuoi pensieri e dei tuoi atti”.

Il post ha provocato una reazione esorbitante che in maniera estremamente veloce ha prodotto e partorito altri eventi, ha poi subìto un’accelerazione, è diventato un “caso politico” perché è stato gestito e cavalcato a fini politici da alcune persone. Dopo un iniziale giorno di incredibile isteria collettiva, ha subìto una successiva accelerazione che è ben presto sfociata anche in un contesto di violenza verbale. Ho ricevuto (oltre a insulti) diverse minacce di taglio diverso, addirittura persone che sostenevano la necessità di rivolgersi all’authority per far cancellare questo blog, deliranti farlocconi che pretendevano di essere pagati sostenendo che mi avrebbero denunciato richiedendo danni materiali. Una vera follia collettiva. Poi, all’improvviso, la vicenda ha cominciato ad assumere anche delle tinte fosche, compreso l’esercizio di calunnia e diffamazione. Superata l’iniziale sorpresa e ilarità, mi sono messo a guardare in maniera passiva da spettatore, poi sono andato a cercare dati, riscontri e informazioni, alla fine ne ho ricavato una mia idea generale che sintetizzo in questo post, comprese le risposte specifiche “tecniche” relative alla disposizioni di monsieur Hollande.
Penso che possa essere interessante aprire un succoso forum di commenti su questo evento che potrebbe, forse, rivelarsi utile per tutti.
Viene suddiviso in diversi punti.
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1). “La carica dei malfattori”.
Questo blog è attivo da tredici mesi. Ho vissuto una curiosa surreale esperienza; sono stato sponsor e sostenitore economico di individui che non conosco e ho dato vita a dibattiti, blog, siti, addirittura quotidiani on line. L’aspetto clamoroso consiste nel fatto che, tutto ciò, avveniva “a mia insaputa” (incredibile ma vero, questo è davvero un paese, diciamo così, curioso). Essendo a mia insaputa, io non lo sapevo. L’ho scoperto per un puro caso, una ventina di giorni fa. Ne ho scoperto uno, poi due, e sono arrivato a cinque. Va da sé che li ho contattati, ho chiesto ragguagli, obbligandoli a smettere. Cosa che hanno fatto. La storia pensavo che fosse finita lì. Ma il web è ampio. Costoro erano persone che, regolarmente, prendevano dei miei post per intero di diversa fattura (li rubavano) li firmavano loro e se li mettevano in bacheca su facebook, i più azzardati ci facevano addirittura dei blog con nutrita pubblicità a pagamento, i più esagerati ci hanno costruito addirittura dei sedicenti giornali on line per guadagnare qualche euruccio al giorno. In Italia, ho capito, questa attività è considerata Norma. Personalmente la considero un’attività da malfattori, prodotta da individui di scarsa tenuta intellettuale che basano la propria esistenza sul seguente principio “ma perché devo far fatica a pensare, creare e produrre se tanto c’è uno che lo fa per me e io in più riesco anche a guadagnarci sopra dei soldi che è l’unico valore dell’esistenza?”. Questi malfattori sono tutti dei berluscones, nel caso si propongano come individui di sinistra, possiamo aggiungere, sono berluscones a loro insaputa. Con il termine “berluscones” mi riferisco all’italiano che ha incorporato in maniera subliminare (consciamente o inconsciamente) un’idea del mondo basata sul primato del denaro, sull’egemonia della furbizia rispetto all’intelligenza, sulla negazione del concetto di merito e competenza tecnica, sulla spasmodica ricerca della visibilità nel nome di un principio narcisista, sull’esercizio di pratiche illegali, su comportamenti privi di etica e di morale perché ciò che conta è l’interesse personale su quello collettivo, e qualunque evento sociale, politico, esperienziale, è per lui irrilevante in quanto viene inserito in un frullatore auto-referenziale che esclude l’idea dell’applicazione di un bene comune: ciò che conta è il proprio esclusivo interesse personale. Tutto ciò è la spina dorsale del modello di Berlusconi, da cui berluscones. Può votare per qualsivoglia partito, essere di destra o di sinistra: è un’idea dell’esistenza. Il club dei malfattori appartiene a questa categoria. Sono loro che hanno scatenato il putiferio. Su facebook, per mia scelta, ho amici di stampo diverso, a differenza di altri che hanno la mentalità da ghetto e amano frequentarsi soltanto tra simili, perché non vivono di curiosità bensì di eco, la loro rassicurazione psicologica deriva dal fatto di parlare soltanto con chi la pensa come loro. Amano il ghetto mentale. Io lo detesto. Ho gli amici virtuali più diversi, ho, tanto per fare un esempio, tre prostitute e due monache dell’ordine delle clarisse; due aspiranti terroristi e tre funzionari dell’anti-terrorismo, probabili agenti sionisti e probabili terroristi palestinesi, disoccupati disperati e aristocratiche che vivono di rendita, ho anche come amico un emiro arabo che ha un fondo finanziario personale del valore di 250 miliardi di euro che è un tipo davvero simpatico, con il quale scambio alcune volte delle succose chiacchierate perché mi piace cercare di comprendere come ragiona una persona che è consapevole del proprio ruolo (dal mio punto di vista criminale) mentre, dal suo, è opposto, lui ritiene di appartenente alla razza eletta; ho amici comunisti stalinisti, nazisti, massoni, membri dell’opus dei. Di tutto. Quindi sulla mia home compaiono ogni giorno notizie ed eventi incrociati e trasversali. E così mi sono trovato davanti a questa surreale vicenda. Il club dei malfattori è finito nei guai. Ha postato come al solito il consueto materiale rubato firmandolo come proprio, normale consuetudine. I primi lanci venivano dall’estrema destra, sezione anarco-nazisti, ripresi subito da persone, invece, dell’area anarchico insurrezionali sta e movimentista di sinistra. Il che, mi ha fornito anche –controllando attraverso degli incroci- l’informazione che sono in contatto tra di loro, che considero interessante. Essendo tutti analfabeti di Politica, non sanno o non hanno capito che cosa sta accadendo in Italia e come si sono messe le cose e non si sono resi conto che in questo momento, in Europa, si vuole combattere una qualunque ipotesi politica riformista di sinistra, efficiente ed  efficace, perchè mostra che è FALSO il Tina (There Is No Alternative) e che è possibile operare dentro il rigore, voluto dall’Unione Europea, applicando anche sistemi di equità sociale. Non solo. Monsieur Hollande, un normale borghese moderato, dotato di buon senso, privo –a differenza di Mario Monti- di relazioni con mitòmani onnipotenti della finanza oligarchica, che nel suo curriculum vitae ha però un carnet impeccabile, per la serie ”piccolo ma buono”, perché ha 30 anni di esperienza politica sul campo, perché è stato amministratore locale della cosa pubblica con onestà e successo, perché è abituato anche esistenzialmente a costruire sempre una catena di relazioni sul territorio, e che non fa una mossa (è molto prudente, nient’affatto sprovveduto) se prima non ha contattato tutte le parti in causa, nessuna esclusa, ebbene, un individuo del genere, in un teatro attuale europeo come quello di oggi, cioè nel pieno della Guerra Invisibile, diventa pericolosissimo, per la serie “un Che Guevara suo malgrado, un rivoluzionario a sua insaputa”. Il suo obiettivo è semplicemente e molto modestamente salvare la Francia, salvaguardare lo stato sociale, ed impedire che a un certo punto si debba temere l’ipotesi che costruiscano la ghigliottina nella piazza principale di Marsiglia, esattamente come avvenne in Italia nel 1951 quando De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, alcuni altri si rimboccarono le maniche, insieme per salvare l’Italia. E ci riuscirono.  Nelle bacheche di alcuni malfattori della destra, quindi, vittime della loro demagogia populista, sono apparse subito delle contestazioni da parte dei destrorsi veri che hanno preteso le fonti. I malfattori hanno cominciato a balbettare. Alcuni sono scappati via cancellandosi, auto-bannandosi ed evaporando. Altri hanno confessato “io non c’entro  niente, anche se ha la mia firma, il post non è mio”. Apriti cielo. Una certa Susanna ha accusato il malfattore di “essere una bufala”. I malfattori sono diventati matti, nelle loro bacheche si è scatenato un putiferio.  Ma nessuno parlava di Hollande, a nessuno interessava la Politica. Ed è partita l’idea base della bufala, finchè non si sono rivolti a un tecnocrate della destra, una personcina che si è costruita un baracchino finto-poliziesco nel quale veicola discorsi autoritari di destra mascherati da arbitraggi super-partes, contando su quella che…potrei definire…..dabbenaggine di alcune persone che oggi voglio pensare possano addirittura essere in buona fede (il che vuol dire che stiamo davvero nei guai). Questa persona si chiama Paolo Attivissimo. All’inizio ha scritto subito qualche riga su una bufala della sinistra. Poi e passato ad un bel nutrito post in cui denunciava un giornalista professionista del quotidiano la Repubblica, Leonardo Coen, sostenendo che aveva pubblicato una bufala e dopo qualche ora ha cominciato a battere sul tasto che la Repubblica doveva intervenire in quanto giornale che produce bufale. Ormai, l’idea stessa di Hollande (e di tutto ciò che lo riguarda) non esisteva più. Ciò che contava era la “bufala di la Repubblica” ben più importante del sottoscritto. Dal suo sito, il mio post, traslato, è stato megafonato da questo signore Attivissimo e ha dilagato, recuperato in pieno dalla destra in funzione esclusivamente anit-la repubblica. Da cui ne discende

2). “Il caso Leonardo Coen”.
Non esiste nessun caso. Questa è una bufala inventata dalla destra tecnocrate della comunicazione ben rappresentata dal mascherato Paolo Attivissimo. Il suo attacco- denuncia contro Coen (accusato di aver rubato il mio post e di averlo sottoscritto firmandolo con il suo nome) è avvenuto un’ora dopo che il gotha della destra reazionaria (Berlusconi, Formigoni, Cicchitto, Alfano, Storace, Santanchè) era sceso in campo contro il quotidiano la Repubblica sostenendo che “il quotidiano scrive bufale” riferendosi qui alla denuncia contro Roberto Formigoni. E tutta la destra ha cominciato a cavalcare il consueto repertorio di marca berlusconiana: la persecuzione delle toghe rosse, l’attacco da parte della sinistra contro Berlusconi guidato dal quotidiano la Repubblica. In gran parte dei siti della destra è venuta fuori la notizia “come la Repubblica costruisce le bufale” e purtroppo ci sono caduti come pere cotte anche molte persone sedicenti di sinistra che non capiscono un granchè di politica e non sanno ciò che sta accadendo. Il mio post (peraltro banalotto e molto ma molto molto meno pesante di certi altri passati sotto silenzio) è diventato un’arma della destra reazionaria cavalcata dai malfattori e dagli ingenui per attaccare la Repubblica. Stiamo vivendo il momento più pericoloso, più delicato e più drammatico della storia nazionale dal 1946 a oggi, per ciò che riguarda l’informazione e il controllo dei sistemi mass-mediatici. Il Fatto Quotidiano e la Repubblica sono entrambi, in questi giorni, e lo saranno a lungo, oggetto di un attacco frontale da parte di Formigoni, di Marcello Dell’Utri, dell’opus dei e della destra reazionaria più retriva. Il deputato del pdl, on. Osvaldo Napoli, l’altro ieri, alla vigilia della commemorazione per l’assassinio del giudice Borsellino ha così dichiarato “lo dico a nome della direzione del partito, perché è bene che la gente sappia come stanno le cose, non è lo spread il problema dell’Italia, non è neppure il debito pubblico, non è il mercato del lavoro L’unico vero problema dell’Italia è Antonio Ingroia, è bene che la gente lo sappia”. Che cosa c’entrava Leonardo Coen e la Repubblica con il mio post? Nulla. In nessun caso, in nessun modo e per nessun motivo. Essendo però i nostri polli dei malfattori, ragionano come malfattori, e quindi hanno pensato “adesso denunciamo l’atto di pirateria di la Repubblica, così il Di Cori Modigliani ci salta sopra e lo cavalca perché può prendere dei bei soldoni da la Repubblica sottoscrivendo un’accusa di plagio professionale, la gente fa qualunque cosa per i soldi”. Mi dispiace per Attivissimo e per la destra reazionaria clerico-fascista di questo immondo paese di cretini. Con me sono capitati davvero male. Ho letto con molta attenzione l’articolo scritto da Leonardo Coen e denunciato dalla destra e da Attivissimo, con la lente di ingrandimento, anche in trasparenza e tra le righe. Premetto che Leonardo Coen non lo conosco personalmente, lo leggo ogni tanto e lo stimo professionalmente ritenendolo un bravo giornalista. Di conseguenza, ho ritenuto opportuno scrivere una lettera all’ufficio legale del quotidiano la Repubblica, di cui qui ripropongo l’estratto saliente: “…..in merito a una vicenda resa pubblica attraverso l’esposizione dei fatti sul sito personale del signor Paolo Attivissimo…….dopo una attenta lettura dell’articolo in questione, a firma Leonardo Coen, mi pregio dichiarare che non ho riscontrato affatto e in alcuna maniera nessun elemento che mi faccia ritenere di essere parte lesa e quindi qui dichiaro, assumendomi le mie responsabilità individuali e legali, che ritengo lo scritto del giornalista Leonardo Coen un’opera originale, frutto del suo ingegno, della sua interpretazione personale dei fatti, prodotto dal suo stile; di conseguenza, ci tengo a rimarcare che la mia persona, il mio post, e il mio blog sono stati artatamente e surrettiziamente manipolati e usati dal signor Attivissimo al fine di orchestrare, sua sponte, un attacco specioso contro la testata la Repubblica. Non ho mai incontrato il signor Attivissimo, non so chi sia, fino a pochi giorni fa ignoravo anche la sua esistenza. Non ha avuto da me alcuna delega a rappresentarmi e la sua accusa di plagio nei riguardi del giornalista Leonardo Coen è destituita di ogni fondamento. Avendo il signor Attivissimo scelto di rendere pubblica questa vicenda, sarà mia cura rendere pubblica questa mia lettera in un successivo post che pubblicherò sul mio blog, in modo tale da chiarire la mia posizione”.
E il non-caso finisce qui. Game over. Chiaro?

3). “Mi dai il link?”
Questo punto è brevissimo.
Io non mi occupo di informazione, altrimenti avrei un sito giornalistico.
Io mi occupo di in-formazione.
E’ molto diverso. Chi conosce la Teoria dei Mass Media negli specifici capitoli redatti da Marshall Mac Luhan a proposito dei “rapporti interconnessi tra informazione, in-formazione, deformazione” conosce la differenza.
Scrivo la roba più disparata e do notizie varie di varia natura. Raramente faccio l’internauta, perché le informazioni che uso provengono da fonte diretta, da persone che conosco nel mondo reale, e da bloggers indipendenti extra italiani con i quali sono collegato e ci scambiamo reciproche notizie. Penso che soltanto un vero allocco, oggi, possa pensare che “se non c’è in rete e non si trova su Google, e wikipedia non ne parla, allora non esiste”, dieci anni fa con ogni probabilità riteneva che se non ne parlava la televisione allora non esisteva. Esiste un mondo reale dove accadono cose reali e dove un tempo si produceva (per fortuna avviene ancora) merce reale. E’ la finanza oligarchico-tecnocratica che vuole far credere che è vero soltanto ciò che proviene dall’applicazione dei codici della finanza, così come “l’informazione è vera” soltanto se garantita dalla rete che ne diventa la certificazione. E’ una pericolosa idiozia. Tant’è vero che non troverete in tutto il web (segnalato da Google) un solo articolo su che cosa ha combinato –tanto per fare un esempio- Gheddafi a dicembre del 2010 e che ha decretato la sua condanna a morte.

4). “C’è gente che quando qualcuno gli indica la luna, si accapiglia farneticando a proposito della lunghezza, purezza o trasparenza dell’unghia del dito che la indica”.

Nessuno ha più parlato di Hollande. E’ ciò che vuole la destra, compresa la destra all’interno del PD, ma per fortuna, all’interno del PD (me lo auguro almeno) esiste ancora anche la sinistra e diverse persone per bene che ragionano. Ancora. Nessuno in Italia spiega come mai lo spread francese da 145 è sceso a 81 negli ultimi cinquanta giorni mentre quello italiano è salito da 380 a 480 e quello spagnolo da 430 a 570. Nessuno ha neppure sprecato due righe di commento sul fatto che Hollande è andato a Londra, ha fatto attendere il primo ministro per tre ore, l’ha snobbato, ed è andato dalla regina Elisabetta, dove ha chiarito che lui non si inchinava davanti ai re. Nessuno, evidentemente,  è andato a vedere su you tube (oppure non gli ha dato valore) la conferenza stampa a Londra dopo il colloquio con David Cameron, in quella che è considerata dagli attenti semiologi statunitensi che si occupano di analizzare il linguaggio simbolico della classe politica come “a real uppercut”, cioè un sonoro diretto sferrato da un forte pugno. In data 22 giugno 2012, non appena ha saputo che i socialisti avevano anche la maggioranza parlamentare, Hollande ha lanciato subito il suo programma, comprensivo di leggi di equità sociale, di un immediato aumento del 2% del salario minimo (mi ero dimenticato di scriverlo nel post incriminato) con tagli non lineari bensì verticistici,  l’aliquota del 75% sui redditi superiori al milione di euro e l’abolizione delle auto blu. Il giorno dopo, David Cameron ha dichiarato e ci ha tenuto a farlo visitando la borsa “Se la Francia è masochista ben venga per noi; qui, ai francesi ricchi che vogliono portare i loro capitali stendiamo il tappeto rosso”. In Italia nessuna reazione, non è stata, credo, pubblicata neppure la notizia. Una vera bomba politica. Cameron stava citando un suo aristocratico predecessore nel 1793 quando dava asilo all’intera aristocrazia francese in fuga dinanzi all’idea di finire ghigliottinata. Hollande si è infuriato. Grazie all’appoggio di Cameron –e della finanza conservatrice inglese in borsa- è partito l’attacco contro Hollande, massiccio e vigoroso. In Italia la notizia non è stata evidenziata. Ha cominciato ad attuare il suo programma ma ha capito subito che gli inglesi glielo stavano inceppando. Da abile stratega ha deciso di giocarsela con la Politica. Uno scontro diretto era perdente, a quest’ora lo spread francese sarebbe stato a 250. Ha tessuto la sua rete.  Monti ha insistito con lui perché andasse all’Ecofin e si facessero vedere insieme  per far credere che sono alleati, ma lui l’ha mandato a quel paese ed è volato a Londra. Cosa si siano detti lui, la regina Elisabetta e il governatore della Bank of England, io non lo so. Però so che cosa è accaduto tre ore dopo. E l’avevo raccontato nel post. In diretta televisiva in tutta la nazione, Hollande compare e si rifiuta di guardare in faccia Cameron. Un abile giornalista  gli chiede “mi scusi, lei ha tentato di alzare l’aliquota del 75% sui grossi patrimoni un mese fa; il nostro premier ha fatto la dichiarazione che lei ricorda. Visto che sta qui, potrebbe dirci la sua opinione al riguardo?”. E Hollande ha detto testualmente “Adoro questo paese, l’Europa senza la Gran Bretagna non è pensabile. E’ impagabile e insostituibile il vostro senso dell’umorismo”. (ve lo traduco alla romana: “a cameron, nun ce fa ride”). Cameron è sbiancato. Ha ringraziato con aria da ebete e non ha detto nulla. Agli inglesi la cosa non è piaciuta. Non è che a loro non sia piaciuto Hollande. Anzi, questo è il bello. A loro non è piaciuto Cameron il quale tocca il fondo degli indici di gradimento. 36 ore dopo esplode in Inghilterra il caso sulla sicurezza e viene messo in mezzo la ministra degli interni britannica, che o si è già dimessa, o si dimetterà a breve, esponente dell’aristocrazia finanziaria inglese. Guarda caso, dopo questa esplosione dello scandalo sulla sicurezza inglese, magicamente si inceppa il meccanismo di flusso di capitali francesi in Inghilterra che negli ultimi quaranta giorni stava aumentando sempre di più. Tutto ciò non ha prodotto nei lettori del mio famigerato post nessuna reazione. Nulla. Così come non ha sollevato nessuna reazione il fatto che alcune specifiche categorie selezionate (tipo professori, ricercatori scientifici, ecc.) abbiano ottenuto la deroga per andare in pensione a 60 anni: sono settori professionali che (lo ha spiegato Hollande) in cui “c’è bisogno di facce fresche”, mentre in Italia ci hanno fatto credere che fosse fondamentale il contrario. Niente. Nessun commento, nessuna reazione. Neppure per i dati relativi rispetto al sussidio base di disoccupazione garantito. Nulla. Ma l’indignazione delirante prodotta, voluta e determinata dalla bufala dei malfattori e da quella del tecnocrate signor Attivissimo si è concentrata su un unico dato: il taglio al 100% delle auto blu. Perché avete scambiato il significante per il significato, evento della programmazione neuro-linguistica del cervello che si verifica (come ci ha abbondantemente spiegato Noam Chomski) quando viene sottratto il Senso e salta il rapporto nel flusso della comunicazione tra mittente e destinatario, provocando l’impossibilità di produrre dati oggettivi perchè la realtà viene falsificata, si creano  eventi come quello che è accaduto: non è più l’emittente a stabilire il soggetto, bensì il destinatario; non conta più il Senso di un discorso ma soltanto quegli elementi che a me personalmente servono per alimentare e attivare un mio discorso personale, privo di Senso. Il significante quindi viene sostituito e alterato e scompare il Significato. Si produce quella che Chomski definisce “la comunicazione insensata, tale per cui, tutto diventa uguale a qualunque altra cosa”. Per voi, caduti nella trappola della destra anti-socialista e di una certa sinistra demagogica, è diventato fondamentale un unico concetto: il 100% delle auto blu.

5). “Le auto blu”
E’ davvero una vicenda comica, se non fosse penosa e tragica. Chiariamo subito un aspetto fondamentale: in Francia neppure esistono le auto blu. Ovvero, non esistono come le intendiamo noi. Se è per questo non esistono neppure in Gran Bretagna, Germania, Usa, ecc. Sono fenomeni presenti soltanto in nazioni medioevali come l’Arabia Saudita e compagnia bella. Il sindaco di Carcassonne va in ufficio in bicicletta, quello di Aix en Provence ci va col motorino, quello di La Boule con la sua privata Renault Megane. Ha la scorta quello di Marsiglia perché quella è una città violenta. Le cosiddette auto blu sono molto limitate e nessuno ne ha mai parlato in Francia. Mai. Neppure in campagna elettorale. Quindi, le auto blu, sono uno dei tantissimi piccoli aspetti della vita sociale francese che sono finite sotto la lente di ingrandimento del ministero dell’economia, insieme ad altre 16 voci interessantissime. Hanno fatto i conti che potrebbe essere comodo eliminarle e il nuovo capo del governo ha deciso di portare avanti il progetto così da lì ne ricavano dei soldi che spostano all’istruzione pubblica. Non ha avuto nessuna eco. Qualche tiepido mugugno per i pigri e la cosa finisce lì. Stanno lì decidendo, può essere che domani le aboliscono per sempre o le lasciano e tagliano invece non so che. Per voi è diventato un evento cosmico. Perché? Perchè a voi la Politica non interessa. Perché siete malati di livore e invidia sociale. Perché siete vittime della manipolazione della retorica e della demagogia e le auto blu sono diventate per voi il simbolo di ogni nequizia. Perché chiunque voglia ottenere dei consensi su facebook, sui loro post, come neo-partito, ecc., sostiene che le auto blu sono una vergogna, sperando poi di essere eletto per poterne avere due, una per la moglie e un’altra per l’amante. Tutto qui. Siete ossessionati dall’odio per la casta come se la casta esistesse. E’ una invenzione della vostra mente non più allenata al discorso della Politica. La casta è la somma di individui che salvaguardano una serie di loro privilegi. Il nemico sono quei specifici individui che in quelle specifiche professioni abusano in maniera arbitraria della loro funzione. Se un medico è onesto, bravo, diligente, geniale e guadagna 600 zilioni d’oro massiccio all’anno, io sono contento. Il problema è che in questo paese c’è gente che viene pagata zilioni e non produce alcun risultato utile per la collettività nel proprio campo specifico. La casta, quindi, altro non è che la somma dei malfattori, ovverossia coloro che producono un “male sociale” che “fanno male” il loro lavoro e godono di impunità che “fanno del male perché violano la Legge e sperano di farla franca”. Non ho ancora visto un commento su Hollande e i suoi rapporti con la sinistra italiana. Un commento sul come sta andando la vita sociale in Francia, oggi. Un commento elaborato sulle loro pensioni, sui loro salari. Sulle loro prospettive, sul fatto che aprono librerie indipendenti perché i libri, da loro, tirano; sul fatto che Hollande, l’ha detto chiaramente, si farà scannare piuttosto che ledere anche il benché minimo diritto conquistato dalle donne francesi, compreso il diritto alla maternità, sussidio a mamme single, aborto legale e via le monache dagli ospedali se fanno propaganda contro le leggi dello Stato (mi chiederanno il link…). La mia idea di post era quella di fornire un contributo – soprattutto a quelli di area PD - perché si parlasse, si elaborasse, per comprendere insieme e costruire un fronte libertario dei diritti civili e condurre una battaglia laica dentro la sinistra democratica. Spetta a tutta la sinistra fare tutto ciò che è possibile per richiamare il PD alle sue origini. Da cui ne discende l’ultimo brevissimo punto.

6). “La propaganda per Hollande”.
Sono stato accusato di fare propaganda per Hollande. E’ vero, la faccio.
Ho fatto anche  propaganda  per Alexis Tsipras, però nessuno ha fatto le pulci a  quel post.
Ho fatto anche  propaganda per Cristina Kirchner, applausi a gogò. Per forza, quello è un paese lontano di ballerini di tango e calciatori, è lontano 10.000 chilometri.
Ho fatto propaganda per Obama. Tutto ok, perché Romney fa schifo, tanto gli Usa sono un lontano impero.
Ma su Hollande mi dicono “tu stai facendo propaganda”.
E io rispondo “E’ vero, avete ragione, è proprio così”
Come ho fatto propaganda a Giorgio Squinzi quando ha attaccato Monti.
E ho smesso di fargliela e non glie la faccio più.
Seguiterò a fare la propaganda di Hollande fintantoché lui rimarrà l’unica personalità politica che sta combattendo in Europa e si sta battendo per la salvaguardia delle grandi conquiste ottenute negli ultimi 300 anni, dalla rivoluzione francese in poi.
Seguiterò a fare propaganda gratis, mea sponte, fino all’ultimo giorno della mia vita intellettuale attiva per tutti coloro che si battono per il socialismo liberale, per la causa libertaria dei popoli, per il progresso della società civile, senza retorica e senza demagogia. Anche se rimanessi da solo e fossi l’unico, seguiterei a farlo, parlando con la luna.
Se devo scegliere tra parlare con dei malfattori e parlare con i mulini a vento, sapete che vi dico: viva Don Chisciotte.
Se non altro, ha vissuto alla grande. E si è anche divertito.
I malfattori hanno tutti l’ulcera, è cosa nota.
Io no.

Questo è tutto ciò che avevo da dire.

giovedì 19 luglio 2012

Io mi schiero per la Minetti. Perchè diventi una battaglia della sinistra



di Sergio Di Cori Modigliani



Una battaglia persa. Un’occasione persa, ancora una volta, dalla sinistra democratica italiana (compresa l’intera pattuglia della truppa mediatica asservita); ma soprattutto –ed è ciò che più mi addolora augurandomi che qualche donna intelligente, libertaria e libera della sinistra, nel frattempo si dia una smossa- un’occasione persa dall’intero genere femminile che si identifica nella sinistra per approfittare dell’occasione e costruirci su un dibattito, e un confronto aperto sui temi dei diritti civili, sull’omofobia,  sul moralismo d’accatto della destra rampante clerico-fascista, e soprattutto sul disgustoso morbo che permea la società italiana, con la sinistra cosiddetta democratica in prima fila: la misoginia.

Non ne parlano mai, infatti. Le potenti giornaliste italiane (della sinistra) fanno quadrato intorno ai loro capi e capetti che lì le hanno schiaffate ed eseguono compiacenti gli ordini di scuderia. Come Conchita De Gregorio che ha esordito nella sua collaborazione a la Repubblica intervistando non una donna, non una libertaria, non una combattente dei diritti civili, bensì il penoso pentito Marrazzo, sostenendo il suo punto di vista, e cioè “i travestiti sì che sono le vere femmine”.

Due unici casi isolati in tutta la Repubblica Italiana che vanno in contro-tendenza: A) il gruppo (di cui ignoro l’entità numerica) del Grande Oriente Democratico –spero che siano parecchi- e un rigoroso intellettuale, bravo onesto professionista in forze al corriere della sera, il meritevole  Paolo Rastelli. Per il resto, silenzio, perché bisogna appoggiare in tutti i modi l’opus dei, uno dei datori di lavoro da sempre di Mario Monti, e gettare le fila della grande battaglia autunnale per sferrare il colpo decisivo per far abolire la legge 194, andare all’attacco dei consultori femminili e spianare la strada per il passaggio di risorse pubbliche dall’istruzione e ricerca pubblica a quella privata gestita dai clerici nostrani. . Con un presidente del PD come Rosy Bindi, le donne della sinistra democratica non possono dormire sonni tranquilli. Lo dico per il loro futuro. E per il nostro. Perché le tematiche –quando sono sociali- esulano dal genere, appartengono a tutti. La violenza sulle donne è una violenza sociale del collettivo, è indice di imbarbarimento della società, riguarda tutti, non solo le donne. I maschi violenti e bastardi non sono soprattutto e soltanto nemici delle donne, bensì sono soprattutto nemici dell’intera collettività.

Tutto ciò per chiarire che mi schiero apertamente per Nicole Minetti.

Ed ecco le mie ragioni, confortate dalle notizie degli ultimi due giorni.

La sua vicenda è nota. Personalmente non ci vedo niente di riprovevole nel fatto che un essere umano, dotato di attributi fisici eccellenti, scelga di usare il proprio corpo per ricavarne un guadagno.  A condizione che sia consenziente e abbia operato una libera scelta, escludendo quindi la violenza imposta. Quale sarebbe la differenza tra una persona che usa il proprio corpo (scegliendolo) rispetto a un’altra persona che mette il proprio cervello a disposizione di padroni criminali ben più efferati (scegliendolo)? Non capisco perché Sophia Loren va bene ma la Minetti no, quale sarebbe la differenza? Dal mio punto di vista la differenza consiste nel fatto che la Minetti ha più buon gusto ed è più intelligente perché si è scelta come padrino uno che non l’avrebbe mai sposata così non se lo doveva cuccare tutta la vita, bravissima. La povera Sophia per far una carriera facile ha scelto di stare accanto a un uomo –purtroppo per lei molto longevo- fisicamente orrendo, davvero ributtevole, dotato di un carattere pessimo, un vero caimano doc, corrotto fino al midollo, grande evasore fiscale (anche lei) al quale piaceva essere sadico con le donne perché le odiava: era consapevole del fatto che poteva averle soltanto pagandole, quindi quando le capitava una sotto tiro gli piaceva farle soffrire. Ne ha rovinate parecchie, com’è noto. Con l’aggravante che la Loren se n’è andata in giro per il mondo –e tuttora ci ammorba- come ambasciatrice della perfezione familiare e dell’immagine della donna italiana. Per carità. Per fortuna la maggior parte delle donne erano e ancora sono ben altra cosa da lei e molto meglio e più in gamba. Le italiane sono centomila volte meglio della Loren.

L’aspetto più disgustoso di questa vicenda dell’immonda Italietta piccolo-borghese clerico-fascista consiste nella modalità con cui l’intera truppa mediatica asservita ha presentato la notizia in questi giorni come se niente fosse, ovverossia descrivendo la Minetti come una furfante che trattava il prezzo della sua buona uscita. E invece non è così. Perché lei ci tiene a fare la consigliera regionale, saranno affari suoi. Non vuole cedere. Ha fatto sapere al premier: non c’è prezzo, non me ne vado. E’ molto meglio di Daniela Cardinale, nei confronti della quale nessuno ha mai osato scrivere un rigo (più avanti spiegherò chi è). E’ molto meglio perché –così risulta dagli atti- è diligente, fa il suo lavoro da impiegata e non aspira a partecipare ad appalti o a giochetti lesivi del bene comune. Non ha mai fatto niente di egregio, ma non ha mai fatto neppure del male a nessuno. Danni non ne ha fatti. E in Politica, ciò che conta è questo. Soprattutto in un paese come questo dove i soggetti politici aspirano a poltrone per cominciare a rubare soldi alla collettività. La Mussolini e la Santanchè (le sue grandi nemiche di oggi, guarda caso) hanno attivamente collaborato alla distruzione delle finanze della Repubblica Italiana, così come ha fatto nel Lazio Renata Polverini. Forse se la Minetti fosse stata la governatrice del Lazio, a Viterbo e Frosinone se la passerebbero meglio. L’aspetto grave (per questo la considero una occasione perduta) consiste nel fatto che il cosiddetto “nuovo  corso” del PDL viene presentato alla plebe rincreitinita da due maschi abominevoli come Cicchitto e Alfano, laddove per nuovo corso si intende l’organigramma presentato dal cardinale Tarcisio Bertone per far trionfare la morale ipocrita perbenista piccolo-borghese, cominciando dall’idea di  bastonare le femmine, soprattutto quelle più sensuali (forse negli ambienti della destra circolano prove che lei sia impossessata dal demonio e la proporranno per farla bruciare come strega). Come mai il PDL non cambia il suo corso buttando a mare i mafiosi che da loro abbondano? Vi sembra un caso che comincino proprio da una donna che ha fatto della sensualità il suo business (e sono affari suoi) e non da un maschietto? Perché le donne della sinistra non elaborano questa vicenda spiegando la differenza tra cultura di sinistra (libertaria e aperta) e cultura della destra (verticistica, omofoba e chiusa)? Questa era una buona occasione. Non perché la Minetti meriti di essere difesa in quanto “soggetto politico” (non vale molto in quel campo, per niente) bensì perché come soggetto politico è sempre stata “innocua”. E lo è tuttora. E’ molto meglio della Tarantola che è pericolosa perché è il presidente della Rai ma rappresenta –notoriamente- gli interessi delle lobby finanziarie internazionali più squallidamente agguerrite. Preferisco le ballerine alle tecnocrati, visto che sono costretto a scegliere tra queste due opzioni in questo paese clerico-fascista addormentato che offrre poco di più. Daniela Cardinale è molto ma molto peggio. Vi spiego chi è. Nel 2008 quando bisognava far le liste elettorali con il porcellum, Walter Veltroni si presenta in Sicilia e va dal più importante esponente siciliano del PD, l’on. Salvatore Cardinale, ex ministro delle poste e delle telecomunicazioni del governo Prodi, passato alla storia come l’uomo che, insieme all’estrema sinistra parlamentare, impedì che venisse varata la legge sul conflitto di interessi accordandosi con Berlusconi. Veltroni voleva metterci l’allora presidente della commissione parlamentare anti-mafia. Cardinale disse: no, neanche morto. Nacque un braccio di ferro. Veltroni era disperato. Chiamò gli altri e spiegò la faccenda. Arrivarono tutti a Palermo: tutti, nel senso di Bersani, Bindi, D’Alema, ecc. Parecchie ore riuniti chiusi in una stanza. Alla fine decisione salomonica. In lista ci mettono Daniela Cardinale, una studentessa universitaria fuoricorso (molto molto somara) di 24 anni di età, figlia di papi papi modello Sicilia sinistra, che a stento sa coniugare i verbi. Viene eletta come record da Guinness: la più giovane deputata d’Europa. Alla prima seduta viene nominata presidente della commissione bilancio. Nell’aprile del 2013 andrà in pensione (vitalizio congruo e assicurato e blindato) all’età di 29 anni, con gli applausi del PD. Esperti di lavori parlamentari mi hanno spiegato che la ragazza ha combinato diversi danni, non pochi. Lo sanno anche tutti i dirigenti del PD.

Questa onorevole sarebbe meglio di Nicole Minetti?

Preferisco una donna innocua a una donna pericolosa per la collettività.

E’ tutta invidia perché lei è bella e sensuale.

“Come mai i partiti quando decidono di fare i repulisti invece che cominciare dai mafiosi cominciano dalle donne, per lo più sensuali?”.

Avrei sperato che fosse stata qualche leader femminista di sinistra a sollevare la questione. Macchè. Tutte in coro zitte zitte a dare addosso alla strega da bruciare. Così apriranno la strada alle monache perverse.

Ma dico, che cosa ci vuole per capire che in Italia, in questo momento, la destra clerico-fascista sta andando all’attacco?

Ma dico, e concludo, che cosa ci vuole per capire e sapere che stanno andando all’attacco delle menti dissenzienti, degli intellettuali scomodi, dei veri oppositori e che da sempre, nelle società medioevali maschiliste (come l’Italia medioevale) le donne sono sempre le prime della lista?

Non lo sapete che si chiama “caccia alle streghe”?

L’onorevole Daniela Cardinale, quella sì che è una strega pericolosa.

La Minetti è semplicemente una poveretta che ha cercato di svoltare.

E io se devo scegliere tra i furbi corrotti figli di marpioni corrotti e i poveretti, mi schiero sempre dalla parte dei poveretti. Che siano maschi o femmine è irrilevante.

E’ una questione sociale. Non morale.

Questo vuol dire occuparsi di Politica, evitando la trappola del gossip vaticanense..