di Sergio Di Cori Modigliani
Come avevo preavvertito, rispondo qui collettivamente a un evento di carattere mediatico -segmento web italiani- che ha provocato una inattesa e sorprendente reazione collettiva. La miccia che ha innescato questo meccanismo è stata provocata da un post del sottoscritto relativo alla politica di Hollande in Francia, alle sue proposte, ai suoi progetti, alle sue scelte, alle sue decisioni e al conseguente impatto sull’Europa, prima di tutto l’Italia. Siccome questo blog è dichiaratamente schierato a sinistra, ed è attivo nella proposizione costante di un ritorno alla Politica, di un abbattimento del concetto di Denaro come totem per combattere l’attuale icona religiosa del mercatismo iper-liberista, e punta sulla assoluta necessità di ricostituire il primato della Cultura, il mio post si inseriva pienamente in questa prospettiva generale che appartiene alla mia interpretazione personale della mia funzione sociale pubblica, come intellettuale e come scrittore.
Era, per l’appunto, “un post politico di taglio culturale”.
Il mio obiettivo era il solito di sempre: fornire il mio modesto contributo ad attivare la buona pianta (mai cresciuta in maniera adulta in Italia) del Libero Pensiero, dando strumenti da usare per dibattere, polemizzare, confrontarsi, discutere, elaborare, anche litigare se è il caso. La caratteristica del Libero Pensiero consiste nel fatto che esso ruota intorno a un perno di sostegno laico, è rivolto ad un potenziale pubblico adulto, è un pensiero che, in quanto “libero”, non è identificato in una specifica ideologia, tantomeno in un partito, non è al servizio di un leader o di una fazione ma, soprattutto, non cerca mai alcun consenso al fine di costruire una ipotetica consorteria. Il libero pensatore è situato nel punto del segmento che si trova nella estremità opposta a quello delle dittature: non dice mai “dovete pensare come me”, “le cose sono come dico io” “chi mi ama mi segua” ecc, ecc., bensì dice “io propongo l’uso di strumenti in mio possesso grazie ai quali migliorare la possibilità di comprendere per capire…” Per capire che cosa? Qui sta il bello e anche la sua originalità: “per capire ciò che è importante capire, per aumentare la personale strumentazione e migliorare la capacità di navigazione nell’esistenza in maniera esponenziale, arrivando alla fine a elaborare una personale e autonoma idea e forma di pensiero che sarà tua, quindi solida e inattaccabile, di cui tu ne sarai l’interprete per l’esistenza (che è la tua); ti assumerai le responsabilità sostenendola in maniera ferma e leale; perché se la tradirai, avrai tradito te stesso. Qualunque cosa tu finisca per pensare, e qualunque sia la posizione politica o sociale che finirai per veicolare, andrà bene se sarà la tua e verrà presentata in maniera elaborata, ben argomentata, solidamente supportata. Ti assumerai la responsabilità individuale, sociale e legale dei tuoi pensieri e dei tuoi atti”.
Il post ha provocato una reazione esorbitante che in maniera estremamente veloce ha prodotto e partorito altri eventi, ha poi subìto un’accelerazione, è diventato un “caso politico” perché è stato gestito e cavalcato a fini politici da alcune persone. Dopo un iniziale giorno di incredibile isteria collettiva, ha subìto una successiva accelerazione che è ben presto sfociata anche in un contesto di violenza verbale. Ho ricevuto (oltre a insulti) diverse minacce di taglio diverso, addirittura persone che sostenevano la necessità di rivolgersi all’authority per far cancellare questo blog, deliranti farlocconi che pretendevano di essere pagati sostenendo che mi avrebbero denunciato richiedendo danni materiali. Una vera follia collettiva. Poi, all’improvviso, la vicenda ha cominciato ad assumere anche delle tinte fosche, compreso l’esercizio di calunnia e diffamazione. Superata l’iniziale sorpresa e ilarità, mi sono messo a guardare in maniera passiva da spettatore, poi sono andato a cercare dati, riscontri e informazioni, alla fine ne ho ricavato una mia idea generale che sintetizzo in questo post, comprese le risposte specifiche “tecniche” relative alla disposizioni di monsieur Hollande.
Penso che possa essere interessante aprire un succoso forum di commenti su questo evento che potrebbe, forse, rivelarsi utile per tutti.
Viene suddiviso in diversi punti.
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1). “La carica dei malfattori”.
Questo blog è attivo da tredici mesi. Ho vissuto una curiosa surreale esperienza; sono stato sponsor e sostenitore economico di individui che non conosco e ho dato vita a dibattiti, blog, siti, addirittura quotidiani on line. L’aspetto clamoroso consiste nel fatto che, tutto ciò, avveniva “a mia insaputa” (incredibile ma vero, questo è davvero un paese, diciamo così, curioso). Essendo a mia insaputa, io non lo sapevo. L’ho scoperto per un puro caso, una ventina di giorni fa. Ne ho scoperto uno, poi due, e sono arrivato a cinque. Va da sé che li ho contattati, ho chiesto ragguagli, obbligandoli a smettere. Cosa che hanno fatto. La storia pensavo che fosse finita lì. Ma il web è ampio. Costoro erano persone che, regolarmente, prendevano dei miei post per intero di diversa fattura (li rubavano) li firmavano loro e se li mettevano in bacheca su facebook, i più azzardati ci facevano addirittura dei blog con nutrita pubblicità a pagamento, i più esagerati ci hanno costruito addirittura dei sedicenti giornali on line per guadagnare qualche euruccio al giorno. In Italia, ho capito, questa attività è considerata Norma. Personalmente la considero un’attività da malfattori, prodotta da individui di scarsa tenuta intellettuale che basano la propria esistenza sul seguente principio “ma perché devo far fatica a pensare, creare e produrre se tanto c’è uno che lo fa per me e io in più riesco anche a guadagnarci sopra dei soldi che è l’unico valore dell’esistenza?”. Questi malfattori sono tutti dei berluscones, nel caso si propongano come individui di sinistra, possiamo aggiungere, sono berluscones a loro insaputa. Con il termine “berluscones” mi riferisco all’italiano che ha incorporato in maniera subliminare (consciamente o inconsciamente) un’idea del mondo basata sul primato del denaro, sull’egemonia della furbizia rispetto all’intelligenza, sulla negazione del concetto di merito e competenza tecnica, sulla spasmodica ricerca della visibilità nel nome di un principio narcisista, sull’esercizio di pratiche illegali, su comportamenti privi di etica e di morale perché ciò che conta è l’interesse personale su quello collettivo, e qualunque evento sociale, politico, esperienziale, è per lui irrilevante in quanto viene inserito in un frullatore auto-referenziale che esclude l’idea dell’applicazione di un bene comune: ciò che conta è il proprio esclusivo interesse personale. Tutto ciò è la spina dorsale del modello di Berlusconi, da cui berluscones. Può votare per qualsivoglia partito, essere di destra o di sinistra: è un’idea dell’esistenza. Il club dei malfattori appartiene a questa categoria. Sono loro che hanno scatenato il putiferio. Su facebook, per mia scelta, ho amici di stampo diverso, a differenza di altri che hanno la mentalità da ghetto e amano frequentarsi soltanto tra simili, perché non vivono di curiosità bensì di eco, la loro rassicurazione psicologica deriva dal fatto di parlare soltanto con chi la pensa come loro. Amano il ghetto mentale. Io lo detesto. Ho gli amici virtuali più diversi, ho, tanto per fare un esempio, tre prostitute e due monache dell’ordine delle clarisse; due aspiranti terroristi e tre funzionari dell’anti-terrorismo, probabili agenti sionisti e probabili terroristi palestinesi, disoccupati disperati e aristocratiche che vivono di rendita, ho anche come amico un emiro arabo che ha un fondo finanziario personale del valore di 250 miliardi di euro che è un tipo davvero simpatico, con il quale scambio alcune volte delle succose chiacchierate perché mi piace cercare di comprendere come ragiona una persona che è consapevole del proprio ruolo (dal mio punto di vista criminale) mentre, dal suo, è opposto, lui ritiene di appartenente alla razza eletta; ho amici comunisti stalinisti, nazisti, massoni, membri dell’opus dei. Di tutto. Quindi sulla mia home compaiono ogni giorno notizie ed eventi incrociati e trasversali. E così mi sono trovato davanti a questa surreale vicenda. Il club dei malfattori è finito nei guai. Ha postato come al solito il consueto materiale rubato firmandolo come proprio, normale consuetudine. I primi lanci venivano dall’estrema destra, sezione anarco-nazisti, ripresi subito da persone, invece, dell’area anarchico insurrezionali sta e movimentista di sinistra. Il che, mi ha fornito anche –controllando attraverso degli incroci- l’informazione che sono in contatto tra di loro, che considero interessante. Essendo tutti analfabeti di Politica, non sanno o non hanno capito che cosa sta accadendo in Italia e come si sono messe le cose e non si sono resi conto che in questo momento, in Europa, si vuole combattere una qualunque ipotesi politica riformista di sinistra, efficiente ed efficace, perchè mostra che è FALSO il Tina (There Is No Alternative) e che è possibile operare dentro il rigore, voluto dall’Unione Europea, applicando anche sistemi di equità sociale. Non solo. Monsieur Hollande, un normale borghese moderato, dotato di buon senso, privo –a differenza di Mario Monti- di relazioni con mitòmani onnipotenti della finanza oligarchica, che nel suo curriculum vitae ha però un carnet impeccabile, per la serie ”piccolo ma buono”, perché ha 30 anni di esperienza politica sul campo, perché è stato amministratore locale della cosa pubblica con onestà e successo, perché è abituato anche esistenzialmente a costruire sempre una catena di relazioni sul territorio, e che non fa una mossa (è molto prudente, nient’affatto sprovveduto) se prima non ha contattato tutte le parti in causa, nessuna esclusa, ebbene, un individuo del genere, in un teatro attuale europeo come quello di oggi, cioè nel pieno della Guerra Invisibile, diventa pericolosissimo, per la serie “un Che Guevara suo malgrado, un rivoluzionario a sua insaputa”. Il suo obiettivo è semplicemente e molto modestamente salvare la Francia, salvaguardare lo stato sociale, ed impedire che a un certo punto si debba temere l’ipotesi che costruiscano la ghigliottina nella piazza principale di Marsiglia, esattamente come avvenne in Italia nel 1951 quando De Gasperi, Togliatti, Nenni, Pertini, alcuni altri si rimboccarono le maniche, insieme per salvare l’Italia. E ci riuscirono. Nelle bacheche di alcuni malfattori della destra, quindi, vittime della loro demagogia populista, sono apparse subito delle contestazioni da parte dei destrorsi veri che hanno preteso le fonti. I malfattori hanno cominciato a balbettare. Alcuni sono scappati via cancellandosi, auto-bannandosi ed evaporando. Altri hanno confessato “io non c’entro niente, anche se ha la mia firma, il post non è mio”. Apriti cielo. Una certa Susanna ha accusato il malfattore di “essere una bufala”. I malfattori sono diventati matti, nelle loro bacheche si è scatenato un putiferio. Ma nessuno parlava di Hollande, a nessuno interessava la Politica. Ed è partita l’idea base della bufala, finchè non si sono rivolti a un tecnocrate della destra, una personcina che si è costruita un baracchino finto-poliziesco nel quale veicola discorsi autoritari di destra mascherati da arbitraggi super-partes, contando su quella che…potrei definire…..dabbenaggine di alcune persone che oggi voglio pensare possano addirittura essere in buona fede (il che vuol dire che stiamo davvero nei guai). Questa persona si chiama Paolo Attivissimo. All’inizio ha scritto subito qualche riga su una bufala della sinistra. Poi e passato ad un bel nutrito post in cui denunciava un giornalista professionista del quotidiano la Repubblica, Leonardo Coen, sostenendo che aveva pubblicato una bufala e dopo qualche ora ha cominciato a battere sul tasto che la Repubblica doveva intervenire in quanto giornale che produce bufale. Ormai, l’idea stessa di Hollande (e di tutto ciò che lo riguarda) non esisteva più. Ciò che contava era la “bufala di la Repubblica” ben più importante del sottoscritto. Dal suo sito, il mio post, traslato, è stato megafonato da questo signore Attivissimo e ha dilagato, recuperato in pieno dalla destra in funzione esclusivamente anit-la repubblica. Da cui ne discende
2). “Il caso Leonardo Coen”.
Non esiste nessun caso. Questa è una bufala inventata dalla destra tecnocrate della comunicazione ben rappresentata dal mascherato Paolo Attivissimo. Il suo attacco- denuncia contro Coen (accusato di aver rubato il mio post e di averlo sottoscritto firmandolo con il suo nome) è avvenuto un’ora dopo che il gotha della destra reazionaria (Berlusconi, Formigoni, Cicchitto, Alfano, Storace, Santanchè) era sceso in campo contro il quotidiano la Repubblica sostenendo che “il quotidiano scrive bufale” riferendosi qui alla denuncia contro Roberto Formigoni. E tutta la destra ha cominciato a cavalcare il consueto repertorio di marca berlusconiana: la persecuzione delle toghe rosse, l’attacco da parte della sinistra contro Berlusconi guidato dal quotidiano la Repubblica. In gran parte dei siti della destra è venuta fuori la notizia “come la Repubblica costruisce le bufale” e purtroppo ci sono caduti come pere cotte anche molte persone sedicenti di sinistra che non capiscono un granchè di politica e non sanno ciò che sta accadendo. Il mio post (peraltro banalotto e molto ma molto molto meno pesante di certi altri passati sotto silenzio) è diventato un’arma della destra reazionaria cavalcata dai malfattori e dagli ingenui per attaccare la Repubblica. Stiamo vivendo il momento più pericoloso, più delicato e più drammatico della storia nazionale dal 1946 a oggi, per ciò che riguarda l’informazione e il controllo dei sistemi mass-mediatici. Il Fatto Quotidiano e la Repubblica sono entrambi, in questi giorni, e lo saranno a lungo, oggetto di un attacco frontale da parte di Formigoni, di Marcello Dell’Utri, dell’opus dei e della destra reazionaria più retriva. Il deputato del pdl, on. Osvaldo Napoli, l’altro ieri, alla vigilia della commemorazione per l’assassinio del giudice Borsellino ha così dichiarato “lo dico a nome della direzione del partito, perché è bene che la gente sappia come stanno le cose, non è lo spread il problema dell’Italia, non è neppure il debito pubblico, non è il mercato del lavoro L’unico vero problema dell’Italia è Antonio Ingroia, è bene che la gente lo sappia”. Che cosa c’entrava Leonardo Coen e la Repubblica con il mio post? Nulla. In nessun caso, in nessun modo e per nessun motivo. Essendo però i nostri polli dei malfattori, ragionano come malfattori, e quindi hanno pensato “adesso denunciamo l’atto di pirateria di la Repubblica, così il Di Cori Modigliani ci salta sopra e lo cavalca perché può prendere dei bei soldoni da la Repubblica sottoscrivendo un’accusa di plagio professionale, la gente fa qualunque cosa per i soldi”. Mi dispiace per Attivissimo e per la destra reazionaria clerico-fascista di questo immondo paese di cretini. Con me sono capitati davvero male. Ho letto con molta attenzione l’articolo scritto da Leonardo Coen e denunciato dalla destra e da Attivissimo, con la lente di ingrandimento, anche in trasparenza e tra le righe. Premetto che Leonardo Coen non lo conosco personalmente, lo leggo ogni tanto e lo stimo professionalmente ritenendolo un bravo giornalista. Di conseguenza, ho ritenuto opportuno scrivere una lettera all’ufficio legale del quotidiano la Repubblica, di cui qui ripropongo l’estratto saliente: “…..in merito a una vicenda resa pubblica attraverso l’esposizione dei fatti sul sito personale del signor Paolo Attivissimo…….dopo una attenta lettura dell’articolo in questione, a firma Leonardo Coen, mi pregio dichiarare che non ho riscontrato affatto e in alcuna maniera nessun elemento che mi faccia ritenere di essere parte lesa e quindi qui dichiaro, assumendomi le mie responsabilità individuali e legali, che ritengo lo scritto del giornalista Leonardo Coen un’opera originale, frutto del suo ingegno, della sua interpretazione personale dei fatti, prodotto dal suo stile; di conseguenza, ci tengo a rimarcare che la mia persona, il mio post, e il mio blog sono stati artatamente e surrettiziamente manipolati e usati dal signor Attivissimo al fine di orchestrare, sua sponte, un attacco specioso contro la testata la Repubblica. Non ho mai incontrato il signor Attivissimo, non so chi sia, fino a pochi giorni fa ignoravo anche la sua esistenza. Non ha avuto da me alcuna delega a rappresentarmi e la sua accusa di plagio nei riguardi del giornalista Leonardo Coen è destituita di ogni fondamento. Avendo il signor Attivissimo scelto di rendere pubblica questa vicenda, sarà mia cura rendere pubblica questa mia lettera in un successivo post che pubblicherò sul mio blog, in modo tale da chiarire la mia posizione”.
E il non-caso finisce qui. Game over. Chiaro?
3). “Mi dai il link?”
Questo punto è brevissimo.
Io non mi occupo di informazione, altrimenti avrei un sito giornalistico.
Io mi occupo di in-formazione.
E’ molto diverso. Chi conosce la Teoria dei Mass Media negli specifici capitoli redatti da Marshall Mac Luhan a proposito dei “rapporti interconnessi tra informazione, in-formazione, deformazione” conosce la differenza.
Scrivo la roba più disparata e do notizie varie di varia natura. Raramente faccio l’internauta, perché le informazioni che uso provengono da fonte diretta, da persone che conosco nel mondo reale, e da bloggers indipendenti extra italiani con i quali sono collegato e ci scambiamo reciproche notizie. Penso che soltanto un vero allocco, oggi, possa pensare che “se non c’è in rete e non si trova su Google, e wikipedia non ne parla, allora non esiste”, dieci anni fa con ogni probabilità riteneva che se non ne parlava la televisione allora non esisteva. Esiste un mondo reale dove accadono cose reali e dove un tempo si produceva (per fortuna avviene ancora) merce reale. E’ la finanza oligarchico-tecnocratica che vuole far credere che è vero soltanto ciò che proviene dall’applicazione dei codici della finanza, così come “l’informazione è vera” soltanto se garantita dalla rete che ne diventa la certificazione. E’ una pericolosa idiozia. Tant’è vero che non troverete in tutto il web (segnalato da Google) un solo articolo su che cosa ha combinato –tanto per fare un esempio- Gheddafi a dicembre del 2010 e che ha decretato la sua condanna a morte.
4). “C’è gente che quando qualcuno gli indica la luna, si accapiglia farneticando a proposito della lunghezza, purezza o trasparenza dell’unghia del dito che la indica”.
Nessuno ha più parlato di Hollande. E’ ciò che vuole la destra, compresa la destra all’interno del PD, ma per fortuna, all’interno del PD (me lo auguro almeno) esiste ancora anche la sinistra e diverse persone per bene che ragionano. Ancora. Nessuno in Italia spiega come mai lo spread francese da 145 è sceso a 81 negli ultimi cinquanta giorni mentre quello italiano è salito da 380 a 480 e quello spagnolo da 430 a 570. Nessuno ha neppure sprecato due righe di commento sul fatto che Hollande è andato a Londra, ha fatto attendere il primo ministro per tre ore, l’ha snobbato, ed è andato dalla regina Elisabetta, dove ha chiarito che lui non si inchinava davanti ai re. Nessuno, evidentemente, è andato a vedere su you tube (oppure non gli ha dato valore) la conferenza stampa a Londra dopo il colloquio con David Cameron, in quella che è considerata dagli attenti semiologi statunitensi che si occupano di analizzare il linguaggio simbolico della classe politica come “a real uppercut”, cioè un sonoro diretto sferrato da un forte pugno. In data 22 giugno 2012, non appena ha saputo che i socialisti avevano anche la maggioranza parlamentare, Hollande ha lanciato subito il suo programma, comprensivo di leggi di equità sociale, di un immediato aumento del 2% del salario minimo (mi ero dimenticato di scriverlo nel post incriminato) con tagli non lineari bensì verticistici, l’aliquota del 75% sui redditi superiori al milione di euro e l’abolizione delle auto blu. Il giorno dopo, David Cameron ha dichiarato e ci ha tenuto a farlo visitando la borsa “Se la Francia è masochista ben venga per noi; qui, ai francesi ricchi che vogliono portare i loro capitali stendiamo il tappeto rosso”. In Italia nessuna reazione, non è stata, credo, pubblicata neppure la notizia. Una vera bomba politica. Cameron stava citando un suo aristocratico predecessore nel 1793 quando dava asilo all’intera aristocrazia francese in fuga dinanzi all’idea di finire ghigliottinata. Hollande si è infuriato. Grazie all’appoggio di Cameron –e della finanza conservatrice inglese in borsa- è partito l’attacco contro Hollande, massiccio e vigoroso. In Italia la notizia non è stata evidenziata. Ha cominciato ad attuare il suo programma ma ha capito subito che gli inglesi glielo stavano inceppando. Da abile stratega ha deciso di giocarsela con la Politica. Uno scontro diretto era perdente, a quest’ora lo spread francese sarebbe stato a 250. Ha tessuto la sua rete. Monti ha insistito con lui perché andasse all’Ecofin e si facessero vedere insieme per far credere che sono alleati, ma lui l’ha mandato a quel paese ed è volato a Londra. Cosa si siano detti lui, la regina Elisabetta e il governatore della Bank of England, io non lo so. Però so che cosa è accaduto tre ore dopo. E l’avevo raccontato nel post. In diretta televisiva in tutta la nazione, Hollande compare e si rifiuta di guardare in faccia Cameron. Un abile giornalista gli chiede “mi scusi, lei ha tentato di alzare l’aliquota del 75% sui grossi patrimoni un mese fa; il nostro premier ha fatto la dichiarazione che lei ricorda. Visto che sta qui, potrebbe dirci la sua opinione al riguardo?”. E Hollande ha detto testualmente “Adoro questo paese, l’Europa senza la Gran Bretagna non è pensabile. E’ impagabile e insostituibile il vostro senso dell’umorismo”. (ve lo traduco alla romana: “a cameron, nun ce fa ride”). Cameron è sbiancato. Ha ringraziato con aria da ebete e non ha detto nulla. Agli inglesi la cosa non è piaciuta. Non è che a loro non sia piaciuto Hollande. Anzi, questo è il bello. A loro non è piaciuto Cameron il quale tocca il fondo degli indici di gradimento. 36 ore dopo esplode in Inghilterra il caso sulla sicurezza e viene messo in mezzo la ministra degli interni britannica, che o si è già dimessa, o si dimetterà a breve, esponente dell’aristocrazia finanziaria inglese. Guarda caso, dopo questa esplosione dello scandalo sulla sicurezza inglese, magicamente si inceppa il meccanismo di flusso di capitali francesi in Inghilterra che negli ultimi quaranta giorni stava aumentando sempre di più. Tutto ciò non ha prodotto nei lettori del mio famigerato post nessuna reazione. Nulla. Così come non ha sollevato nessuna reazione il fatto che alcune specifiche categorie selezionate (tipo professori, ricercatori scientifici, ecc.) abbiano ottenuto la deroga per andare in pensione a 60 anni: sono settori professionali che (lo ha spiegato Hollande) in cui “c’è bisogno di facce fresche”, mentre in Italia ci hanno fatto credere che fosse fondamentale il contrario. Niente. Nessun commento, nessuna reazione. Neppure per i dati relativi rispetto al sussidio base di disoccupazione garantito. Nulla. Ma l’indignazione delirante prodotta, voluta e determinata dalla bufala dei malfattori e da quella del tecnocrate signor Attivissimo si è concentrata su un unico dato: il taglio al 100% delle auto blu. Perché avete scambiato il significante per il significato, evento della programmazione neuro-linguistica del cervello che si verifica (come ci ha abbondantemente spiegato Noam Chomski) quando viene sottratto il Senso e salta il rapporto nel flusso della comunicazione tra mittente e destinatario, provocando l’impossibilità di produrre dati oggettivi perchè la realtà viene falsificata, si creano eventi come quello che è accaduto: non è più l’emittente a stabilire il soggetto, bensì il destinatario; non conta più il Senso di un discorso ma soltanto quegli elementi che a me personalmente servono per alimentare e attivare un mio discorso personale, privo di Senso. Il significante quindi viene sostituito e alterato e scompare il Significato. Si produce quella che Chomski definisce “la comunicazione insensata, tale per cui, tutto diventa uguale a qualunque altra cosa”. Per voi, caduti nella trappola della destra anti-socialista e di una certa sinistra demagogica, è diventato fondamentale un unico concetto: il 100% delle auto blu.
5). “Le auto blu”
E’ davvero una vicenda comica, se non fosse penosa e tragica. Chiariamo subito un aspetto fondamentale: in Francia neppure esistono le auto blu. Ovvero, non esistono come le intendiamo noi. Se è per questo non esistono neppure in Gran Bretagna, Germania, Usa, ecc. Sono fenomeni presenti soltanto in nazioni medioevali come l’Arabia Saudita e compagnia bella. Il sindaco di Carcassonne va in ufficio in bicicletta, quello di Aix en Provence ci va col motorino, quello di La Boule con la sua privata Renault Megane. Ha la scorta quello di Marsiglia perché quella è una città violenta. Le cosiddette auto blu sono molto limitate e nessuno ne ha mai parlato in Francia. Mai. Neppure in campagna elettorale. Quindi, le auto blu, sono uno dei tantissimi piccoli aspetti della vita sociale francese che sono finite sotto la lente di ingrandimento del ministero dell’economia, insieme ad altre 16 voci interessantissime. Hanno fatto i conti che potrebbe essere comodo eliminarle e il nuovo capo del governo ha deciso di portare avanti il progetto così da lì ne ricavano dei soldi che spostano all’istruzione pubblica. Non ha avuto nessuna eco. Qualche tiepido mugugno per i pigri e la cosa finisce lì. Stanno lì decidendo, può essere che domani le aboliscono per sempre o le lasciano e tagliano invece non so che. Per voi è diventato un evento cosmico. Perché? Perchè a voi la Politica non interessa. Perché siete malati di livore e invidia sociale. Perché siete vittime della manipolazione della retorica e della demagogia e le auto blu sono diventate per voi il simbolo di ogni nequizia. Perché chiunque voglia ottenere dei consensi su facebook, sui loro post, come neo-partito, ecc., sostiene che le auto blu sono una vergogna, sperando poi di essere eletto per poterne avere due, una per la moglie e un’altra per l’amante. Tutto qui. Siete ossessionati dall’odio per la casta come se la casta esistesse. E’ una invenzione della vostra mente non più allenata al discorso della Politica. La casta è la somma di individui che salvaguardano una serie di loro privilegi. Il nemico sono quei specifici individui che in quelle specifiche professioni abusano in maniera arbitraria della loro funzione. Se un medico è onesto, bravo, diligente, geniale e guadagna 600 zilioni d’oro massiccio all’anno, io sono contento. Il problema è che in questo paese c’è gente che viene pagata zilioni e non produce alcun risultato utile per la collettività nel proprio campo specifico. La casta, quindi, altro non è che la somma dei malfattori, ovverossia coloro che producono un “male sociale” che “fanno male” il loro lavoro e godono di impunità che “fanno del male perché violano la Legge e sperano di farla franca”. Non ho ancora visto un commento su Hollande e i suoi rapporti con la sinistra italiana. Un commento sul come sta andando la vita sociale in Francia, oggi. Un commento elaborato sulle loro pensioni, sui loro salari. Sulle loro prospettive, sul fatto che aprono librerie indipendenti perché i libri, da loro, tirano; sul fatto che Hollande, l’ha detto chiaramente, si farà scannare piuttosto che ledere anche il benché minimo diritto conquistato dalle donne francesi, compreso il diritto alla maternità, sussidio a mamme single, aborto legale e via le monache dagli ospedali se fanno propaganda contro le leggi dello Stato (mi chiederanno il link…). La mia idea di post era quella di fornire un contributo – soprattutto a quelli di area PD - perché si parlasse, si elaborasse, per comprendere insieme e costruire un fronte libertario dei diritti civili e condurre una battaglia laica dentro la sinistra democratica. Spetta a tutta la sinistra fare tutto ciò che è possibile per richiamare il PD alle sue origini. Da cui ne discende l’ultimo brevissimo punto.
6). “La propaganda per Hollande”.
Sono stato accusato di fare propaganda per Hollande. E’ vero, la faccio.
Ho fatto anche propaganda per Alexis Tsipras, però nessuno ha fatto le pulci a quel post.
Ho fatto anche propaganda per Cristina Kirchner, applausi a gogò. Per forza, quello è un paese lontano di ballerini di tango e calciatori, è lontano 10.000 chilometri.
Ho fatto propaganda per Obama. Tutto ok, perché Romney fa schifo, tanto gli Usa sono un lontano impero.
Ma su Hollande mi dicono “tu stai facendo propaganda”.
E io rispondo “E’ vero, avete ragione, è proprio così”
Come ho fatto propaganda a Giorgio Squinzi quando ha attaccato Monti.
E ho smesso di fargliela e non glie la faccio più.
Seguiterò a fare la propaganda di Hollande fintantoché lui rimarrà l’unica personalità politica che sta combattendo in Europa e si sta battendo per la salvaguardia delle grandi conquiste ottenute negli ultimi 300 anni, dalla rivoluzione francese in poi.
Seguiterò a fare propaganda gratis, mea sponte, fino all’ultimo giorno della mia vita intellettuale attiva per tutti coloro che si battono per il socialismo liberale, per la causa libertaria dei popoli, per il progresso della società civile, senza retorica e senza demagogia. Anche se rimanessi da solo e fossi l’unico, seguiterei a farlo, parlando con la luna.
Se devo scegliere tra parlare con dei malfattori e parlare con i mulini a vento, sapete che vi dico: viva Don Chisciotte.
Se non altro, ha vissuto alla grande. E si è anche divertito.
I malfattori hanno tutti l’ulcera, è cosa nota.
Io no.
Questo è tutto ciò che avevo da dire.