martedì 9 settembre 2014

Le abbiamo uccise noi, le tre suore missionarie. Ecco perchè e qual è la posta in gioco.



di Sergio Di Cori Modigliani

Il brutale assassinio di quelle tre poverette nello stato africano del Burundi, non è una casualità.
Non è neppure un episodio isolato.
E' soltanto il primo.
Lo capiremo a breve (se ci daranno le notizie).
E non si tratta, secondo me, di un crimine delirante compiuto da un pazzo o da un rapinatore solitario.
E' un segnale.
E' molto probabilmente l'inizio di una guerra civile che produrrà -a breve- centinaia di migliaia di morti, forse addirittura milioni.
E sarà colpa vostra, nostra, di tutti noi.
Basta saperlo.
Nel silenzio colpevole della comunità internazionale che se ne frega, "tanto quelli sono africani". O ancora peggio: che te frega, tanto so' "negher".
Le abbiamo uccise noi, quelle tre vittime innocenti.

Un branco di ipocriti doppiogiochisti, ecco che cosa siamo.
Una volta tanto, non è riferito a noi italiani. Comunque sia, non soltanto.
Se è per questo, siamo in ottima compagnia.
Sono -insieme a noi- statunitensi, inglesi, russi, cinesi, francesi, inglesi, tedeschi, indiani, pakistani, svedesi, finlandesi. E altre 24 nazioni, al seguito di quelle citate.
Big business, ma per davvero.
Si parla di potenziali guadagni nell'ordine di cifre tra i 70 e i 200 miliardi di euro soltanto nel biennio 2014/2015, sufficienti a promuovere loschi appetiti internazionali: questa è la verità economica che si cela dietro la terribile morte delle tre suore.
Perché il Burundi, in questo momento, è il teatro in cui cinesi, russi, europei (tutti in concorrenza spietata gli uni contro gli altri) stanno lottando per la conquista del bene più prezioso per tutti noi, il nostro massimo Valore Assoluto (non neghiamolo). 
E poiché la torta è quella che è, il modo migliore per andare a occupare il territorio consiste nel pianificare, orchestrare, armare, gestire e lanciare una bella guerra civile, sanguinosa, efferata e micidiale, per potersi poi presentare come i garanti della pace.
Di che cosa stiamo parlando?

Del coltan.

Che cosa è?

E' il minerale più richiesto nel mercato mondiale, molto più dell'oro.
Serve per produrre sistemi di comunicazione elettronica, semiconduttori e microchips.
Per dirla in breve: senza il "coltan" niente cellulari, niente selfie, niente tablet.
Quindi, diventa fondamentale accaparrarsi delle risorse necessarie per far business. 
I componenti di questo minerale naturale sono due, il columbium e il tantalum.
Senza di loro, niente cellulari.
E oggi -è inutile fare gli ipocriti- la stragrande maggioranza (per non dire la quasi totalità) della popolazione occidentale, insieme alla parte più ricca di quella orientale, non è disposta a rinunciare all'ultimo modello dell'I-pod o dello smart-phone. E se il prezzo è che schiattino qualche milione di africani innocenti, embè...chissenefrega. Si farà qualche bel post, un paio di striscette buoniste su facebook e poi che li ammazzino tutti: ma non toccateci i microchip!!!

Questa è la posta in gioco.

Le miniere di coltan si trovano dovunque sul pianeta Terra (volendole andare a cercare).
I satelliti lo hanno già identificato.
Ma costa molto meno andarselo a prendere in Messico e in Africa dove i minatori che lo estraggono vengono pagati la media di 0.20 centesimi di euro al giorno e se qualcuno protesta lo uccidono e la cosa finisce lì.
Loro sono i dannati della Terra, di cui nessuno parla mai.
Il loro sacrificio quotidiano è necessario per consentire a una cretina o a un imbecille di Voghera, Innsbruck, San Pietroburgo o San Francisco, di farsi un selfie da inviare a tutti gli amici, magari sostenendo la causa della pace mondiale e dandosi appuntamento a un raduno di antagonisti.
Questi africani sono il sacrificio umano che noi ricchi consumatori produciamo per omaggiare il Grande Moloch, imbattibile e indistruttibile totem dei nostri tempi marci.

Tra il 2001 e il 2007, l'Africa produceva il 19,4% di coltan.
Il resto veniva dal Canada, Finlandia, e soprattutto Messico che in quegli anni produceva circa il 65% dell'intero prodotto planetario. E' diventato il grande business dei cartelli dei narcos colombiani: arrivavano nei piccoli paesini, uccidevano 50, 100 persone in piazza, scelte a caso, poi prelevavano giovani di età tra i 12 e i 20 anni e li portavano a lavorare nelle miniere di coltan. Si intende, gratis. Da quelle miniere, delle multinazionali del trasporto sistemavano il coltan su grossi camion e guidavano fino ai porti sull'Oceano Pacifico dove veniva sistemato dentro container che partivano verso l'estremo oriente, direttamente nelle fabbriche che producono microchip a prezzi stracciati. Prezzo del minerale all'origine: zero.
Prezzo di vendita alla consegna nel porto: 100 euro a chilo.
Ma nel 2006, la consapevolezza sociale nell'intero continente americano di lingua spagnola, si diffonde e Pacheco (uno dei capi carismatici dell'etnia india locale Puinamay) viene intervistato da una troupe di giornalisti brasiliani e racconta e denuncia i fatti. La trasmissione viene diffusa anche in California e da lì in Canda e Gran Bretagna. Interviene l'Onu.
Arrivano gli elicotteri dei caschi blu e riescono a fermare questo scempio, convincendo poi i narcos a ritornare a produrre cocaina per il mercato occidentale. Il Messico esce dal mercato.
Dal 19,4% in sette anni, l'Africa fa un balzo in avanti e passa -nel solo 2010- a produrre il 40% dell'intera produzione mondiale. Nel 2013 arriva al 60%. Soltanto nel 2010, il Mozambico e il Rwanda che nel nel 2007 producevano lo 0,3% della produzione planetaria) arrivano al 29,5%.
Questo grazie alle precedenti guerre locali e a massacri di centinaia di migliaia di civili inermi, prodotte da noi. "Tanto quelli so'negri chettefrega!"
Il Burundi, tra il 2001 e il 2007, in sette anni ha prodotto lo 0,02% della produzione mondiale e il 2,3% di quella africana. Nel 2013 è passato all'11,8% della produzione mondiale di coltan, con un fatturato complessivo di circa 15 miliardi di euro, sufficienti per risolvere la piaga della povertà e delle malattie per l'intero paese. E invece la povertà nel Burundi è aumentata del 22%  passando dal 58% al 70% della popolazione. E per povertà si intende la fame vera.
Quei 15 miliardi di euro sono finiti dentro le casseforti dei colossi finanziari e delle banche europee, comprese quelle italiane. Quando voi acquistate dei fondi consigliati dal cassiere della vostra banca di fiducia, voi non sapete che verosimilmente state dando un serio contributo alla diffusione della criminalità, della sofferenza e della povertà nel Burundi. Ma anche se lo sapeste, è molto probabile non fareste nulla.
Il Burundi è la nuova frontiera dei grossi appetiti bulimici di noi tutti.
A denunciare e raccontare tutto ciò è l'unica organizzazione del mondo attendibile in materia.
Si chiama OXFAM. (http://www.oxfam.org/en/about/) e nel suo sito c'è scritto che le uniche ong attendibili cui far riferimento sono le seguenti, che sono membri esclusivi della confederazione internazionale Oxfam. Questa sigla è un acronimo che sta per OxfordFaminaCommitteeRelief
  • Oxfam-in-Belgium
  • Oxfam Germania
  • Oxfam Giappone
  • Oxfam GB (Gran Bretagna)
  • Oxfam Hong Kong
  • Oxfam India
  • Oxfam Irlanda
  • Oxfam Messico
  • Oxfam Nuova Zelanda
  • Oxfam Québec
                      

Come vedete c'è anche l'Italia, per fortuna. E nei loro siti, newsletter e programmi, sono a disposizione per fornire ogni informazione relativa ai fatti.
Per evitare il massacro annunciato di persone innocenti nel Burundi e quindi dare anche un Senso alla morte di quelle tre poverette, è necessario alzare il livello di divulgazione e diffusione della consapevolezza sociale collettiva. Se non altro, il loro sacrificio sarà servito a qualcosa.
Il Papa ieri ha detto: "Spero che il loro sangue serva come seme per alimentare l'amore, la solidarietà, la diffusione del bene".

Se non si divulgano le informazioni e non si spiega alla gente come stanno davvero le cose, l'Amore e il Bene non arriverà mai. Il Papa fa bene a sostenere ciò che dice. 
Tutti noi, siccome non siamo il Papa, dobbiamo invece allertare le nostre coscienze e cominciare a chiederci, riflettendoci su:
"ma tu lo sai il prezzo esistenziale che l'umanità paga per costruire il tuo smartphone?"

Già porsi questa domanda vuol dire aver fatto un passo avanti. 


domenica 7 settembre 2014

La triste e inutile solitudine di uno scoop annunciato: pochezza dei media italiani.


di Sergio Di Cori Modigliani

In un paese normale ci sarebbe da esultare. Per un giornalista professionista c'è da essere orgogliosi e sentirsi unici. Sopratutto per il fatto documentato di essere davvero "unico" a essere stato sulla notizia. Unico, non soltanto nel senso di originale o particolare, bensì "la sola persona che abbia partecipato, in quanto professionista proprietario di passaporto italiano, al più importante evento mediatico del 2014".

Dovendo dare l'annuncio sul mio quotidiano surreale lo titolerei così: "Glauco Benigni si aggiudica il premio per lo scoop più triste dell'anno: "competere da soli senza nessun concorrente non dà davvero nessun gusto, mi sento tristissimo e molto molto solo". Così ha dichiarato il giornalista ritirando il premio conferitogli dall'Associazione Galattica del Clan degli Invisibili Mediatici.

Questo evento preannuncia il nuovo trend italiano della comunicazione nel nostro paese, che lancia il modello avanzato della competitività italiana basata sul merito: da una parte la calca asservita e raccomandata, dall'altra -dove si manifestano i teatri reali- nessuno. A tratti, a seconda del caso, delle circostanze e delle possibilità, ogni tanto qualcuno, sua sponte, partecipa, registra, riferisce, e relaziona.
Meglio uno che zero.

Per il sottoscritto, la vera notizia rimane questa: la totale latitanza censoria dei nostri media.

Ecco il pezzo per intero, pubblicato ieri sulla edizione on-line del sito repubblica.it

Buona lettura.

Si è chiuso a Istanbul l'Internet Governance Forum. Quattro giorni in cui gli addetti del mondo digitale hanno dialogato su come evitare la frammentazione del web e posizioni egemoni dei governi. Ecco cosa si sono detti
di GLAUCO BENIGNI

http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/09/06/news/internet_governance_forum-95131181/

Web, le regole del dopo Snowden tra controllo Usa e net neutrality

ISTANBUL - "Qui non si compra, non si vende (consenso) e non si prendono decisioni. Qui si produce dialogo!". Ecco il mantra che risuonava spesso nei corridoi e nei saloni del Centro Congressi Lufti Kirdar dove, dove ieri si è chiuso ieri il 9° IGF, Internet Governance Forum. E dove sono transitati circa 3.000 addetti ai lavori digitali, giunti da 100 nazioni diverse. In effetti il titolo più appropriato dell'appuntamento sarebbe stato: "Forum sul Dialogo che riguarda la Governance". In ogni caso non bisogna sottovalutare: il dialogo su una questione rilevante come lo è la Rete è molto importante. Se il dialogo si interrompesse, Internet rischierebbe immediatamente la frammentazione come del resto è stato ventilato nella sessione plenaria dal rappresentante russo: un web cinese, un web russo, un web arabo non sono da escludere. E il mondo, che spera e tenta faticosamente di diventare Uno, tornerebbe ad essere un puzzle difficilmente componibile.

Pertanto qui a Istanbul ogni parola era pesata, tradotta, interpretata e reinterpretata. Un esempio ? Il Forum non potrà essere definito "permanente", nonostante l'appuntamento si ripeta ormai da 9 anni e nonostante sarà probabilmente ripetuto per altri 5. L'aggettivo da usare è: "Continuativo" , perché se fosse "permanente" la sua competenza esclusiva sarebbe del Segretario Generale delle Nazioni Unite e non, invece, affidata com'è, di volta in volta a Governi ospitanti e a diverse Istituzioni Internazionali, tra le quali primeggiano la ITU - International Telecommunication Union e la UN DESA - Dpt. of Economic and Social Affairs, ovvero Agenzie delle Nazioni Unite.

Le parole e le lingue. L'IGF è il più complesso tentativo di superare il gap di Babele, e non solo perché ovviamente vede schierato un esercito di traduttori (l'italiano purtroppo non viene considerato) ma soprattutto perché il "web globish" , l'inglese globalizzato con cui si definiscono i nuovi lemmi dell'era digitale, è quasi sempre un guazzabuglio di significati che hanno sapore diverso al variare dell'angolo di osservazione. Tra queste parole primeggia, per esempio, "net neutrality", una bandiera dell'eguaglianza, un concetto che risale ormai al 2002 (Tim Wu , oggi docente presso la Columbia LawSchool di NY), spiegato in seguito quale "esigenza di una regola chiara per evitare discriminazioni in Rete". Nonostante tutti gli sforzi, appare evidente, nel corso del Dialogo, che le "discriminazioni" possibili sono di molti diversi tipi, in quanto possono riguardare sia contenuti, che sistemi di trasporto segnali che modelli di business e dall'eventuale armonizzazione o meno di questa triade dipende la Norma. Ma tale armonizzazione riguarda interessi forti e spesso in contrasto, non solo per motivi politici (i contenuti), ma anche per motivi tecnici (esigenze di gerarchia nelle reti) ed economici (la ventilata Internet dei ricchi e dei poveri). Alla fine: o si tenta di imporre una norma sulla Neutralità e si rompe il dialogo o si mantiene il dialogo a discapito della neutralità. E purtroppo questa chiave di lettura vale anche per molti altri aspetti affrontati all'IGF (le diverse libertà, gli accessi, la sicurezza, etc...)

Chi comanda. C'è poi (e soprattutto) il gioco dei ruoli finalizzato al mantenimento, da parte del Governo Usa e dei suoi alleati, della propria egemonia sulla Rete: IGF inteso quale esercizio di "sabotage control". Nel gioco un ruolo importante lo svolgono anche il Settore privato, che raccoglie gli interessi delle grandi corporation attive in rete, le Organizzazioni Intergovernative che fanno (spesso) l'ago della bilancia tra Governi e società civile e i tecnocrati. Il bilanciamento delle loro posizioni è oggetto, anch'esso, come la net neutrality, di un nuovo concetto: "La teoria degli stakeholders" (ovvero i soggetti, sia attivi che passivi, che hanno interessi nell'uso della Rete). Anche l'applicazione di questa teoria, messa a punto da una ventina di anni, è cruciale per il futuro di Internet, ma non solo. E' apparso evidente infatti, e i partecipanti "meno idealisti" al Forum ne sono ben consapevoli, che se si riescono ad armonizzare gli interessi degli stakeholders in Internet gli esiti favorevoli, come tratti da un test in laboratorio, si possono riprodurre nella geopolitica. Ecco dunque un altro dei motivi per cui l'IGF sopravvive a se stesso nonostante non produca altro che dialogo. Un dialogo utile a fotografare e preparare i cambiamenti.

La Kroes anche all'Antiforum. Che lo si voglia o no l'IGF è anche una sala chirurgica in cui si compie un'operazione a cuore aperto dopo gli infarti prodotti dalle azioni di Assange e Snowden. Anche se ovviamente assenti, uno asserragliato nell'Ambasciata dell'Ecuador a Londra e l'altro ormai residente in Russia ufficialmente dal 1° agosto 2014, i due sono molto, molto presenti. Al punto che ieri, all'ultimo momento, nel corso di un anti IGF organizzato sempre a Istanbul dagli attivisti dissidenti turchi, è stato annunciato un collegamento live streaming con Snowden poi cancellato e sostituito da un collegamento con Assange. Il tutto sostenuto da una valanga di tweet. La stessa vicepresidente della Commissione Europea, nonché responsabile dell'Agenda Digitale, l'olandese Neelie Kroes, non ha potuto fare a meno di recarsi all'antiforum dove si è lagnata delle posizioni assunte dal Governo turco, che nel suo ruolo di anfitrione voleva far passare affermazioni quali: "Internet patria di criminali, terroristi, spacciatori di droga e pedofili".

Il dopo Snowden. A Istanbul si è chiarito che una parte del Governo Usa, dopo la figuraccia della sorveglianza di massa anche a discapito di primi ministri di governi alleati, ha deciso di cominciare a "condividere" le proprie facoltà di controllo. Tali facoltà, alla sommità della piramide, coincidono con il ruolo storico svolto dall'ICANN e dalla IANA , due organizzazioni non profit "inventate" dal Ministero del Commercio Usa per poter gestire la grande anagrafe del web, rilasciare i dominii, etc. Ebbene la discussione sulla transizione ora è avviata e dovrebbe concludersi nel settembre 2015 con il 10° IGF in Brasile. L'ICANN dovrà cedere le proprie facoltà normative? Ok. Ma la IANA cederà le proprie facoltà tecniche? E poi, in quale luogo della Terra si sposterà la nuova Autorità che si verrà a creare? Tutto ciò era già stato oggetto di un estenuante braccio di ferro, condotto ovviamente in modo molto diplomatico, tra ITU (Nazioni Unite) e Ministero del Commercio Usa. Oggi sembra prevalere la transizione.

Ma chi finanzierà la nuova Autorità destinata a succedere all'ICANN? E qui fa capolino da dietro le quinte il Governo Svizzero che, guarda caso, ha già finanziato ampiamente gli IGF e che sogna di ospitare sul proprio territorio la nuova Autorità. Si sa comunque che le risorse non arrivano solo dal governo svizzero ma anche, a detta di alcuni lobbisti, inevitabilmente da zone del settore privato che hanno una concreta visione mercantile di ogni questione in ballottaggio. Nel dialogo chi conterà di più? I governi e i loro militari o i mercanti per i quali una brutta pace è sempre meglio di ogni contrasto che ostacola il business? In questa scena l'Europa che ruolo ha svolto? Ovviamente anche qui si registrano posizioni diverse, in ogni caso le rappresentanze inviate già dicono qualcosa. Gran Bretagna e Svezia appaiono allineate con gli Usa. I francesi hanno inviato uomini nominati al tempo di Sarkozy , gli spagnoli erano oggettivamente pochi. I tedeschi erano molto attivi. E gli Italiani ?  La rappresentanza era un po' esile non ostante si dica che il sottosegratario Antonello Giacomelli "ci tenga molto".  Renato Soru avrebbe adombrato  un'ipotesi che riguarda la ricomposizione del rapporto futuro tra i Governi e l'ICANN . 

venerdì 5 settembre 2014

Questo signore ce lo aveva spiegato nel 1959: ecco chi sta vincendo la guerra mondiale, oggi.



di Sergio Di Cori Modigliani

Non sarà Nelson Rockfeller a vincere la guerra, a nome dell' imperialismo americano.
Se è per questo non sarà neppure Vladimir Putin, a nome dell'imperialismo russo.
Non sarà neppure Adolf Hitler o Josif Stalin o la Banca Rothschild.
Se è per questo, non sarà neppure il Papa, Maometto o Mao; tantomeno l'Europa, si intende.
La guerra la vincerà (in realtà l'ha già quasi vinta, manca soltanto un millimetro) l'unica vera Troika che davvero conta sul pianeta: David Zuckerberg, insieme a Mr.Google e Mr. Amazon.

Immaginate -tanto per fare un esempio banale- una futura prossima mattinata, diciamo da qui a venti giorni, in cui i tre giovanotti della Troika si incontrano in una modesta stanzetta per fare una telefonata. Quando si sentono pronti, chiamano la segretaria e le ordinano: "Signorina, tra dieci minuti esatti chiami Rockfeller, Rothschild, Hitler, Mao e Stalin e gli altri dieci della lista e dica loro che dobbiamo fare un comunicato della massima urgenza in video-conferenza criptata".
Si bevono un buon caffè e poi li chiamano. Annunciano loro. "Signori, tra cinque minuti esatti, noi stacchiamo la spina, arrivederci....a meno che...."
E così il pianeta rimane senza facebook, senza twitter, senza i collegamenti della rete, senza posta elettronica, senza wikipedia e la gente va fuori di testa. Oltre al fatto che vengono bloccate le transazioni finanziarie in tutto il globo, dato che quei tre signori -insieme anche a Mr.Yahoo e Mr.Chong- complessivamente, hanno interessi azionari corposi dentro tutte le più importanti agenzie finanziarie del pianeta, alle quali gestiscono, attraverso consociate e sottomarchi, per lo più anonimi, la parte tecnologica e di diffusione dei dati.
Senza neppure sparare un colpo di pistola, i nostri amici costringerebbero tutti, da Obama a Putin e l'intera compagnia cantante del globo, a scendere a patti con loro.
Forse si è già verificato, ma io non ne sono al corrente. 
Certo non ce lo vengono a dire, se è accaduto.
Lo scenario è basato su una ipotesi fantascientifica (così bisogna dire, si fa anche bella figura perché questo è ciò che impone il politically correct).
Comunque penso che questo sia lo scenario dentro al quale viviamo.
C'è chi se ne accorge e chi non se ne accorge, chi si adatta e chi non si adatta, e chi sta già provvedendo a munirsi di adeguata strumentazione interna per vivere (come umano pensante) a dispetto dei vincitori.
La guerra in Medio-Oriente, quella dell'Isis, quella in Ucraina, più le altre di cui non si parla, le ha vinte già la Troika che gestisce la multimedialità in rete, mica i soldati. Basti vedere le reazioni di massa (vere e proprie ondate) sui social network a seconda di certi accadimenti specifici.
La particolarità di questa guerra è unica nella Storia della Civiltà: per la prima volta i vincitori non si manifestano. Per la prima volta non si pavoneggiano, non si mostrano, non divulgano.
Anzi.
Meno si parla dei loro affari, meglio è per loro.
Se pensate che tutte queste guerre siano davvero per i motivi che ci dicono, vi sbagliate di grosso; questa era una modalità da anni'80 che è saltata nel 1992.
Tutto qui.
Fine del post e buon week end a tutti.

Adesso viene quella che doveva essere la premessa.
Tutto ciò che sta accadendo era stato spiegato nel 1959, quando, nel continente americano si sono verificati due eventi culturali di enorme impatto, tali da gettare i solidi semi della più grande rivoluzione culturale planetaria (quantomeno in occidente) quella radicale degli anni'60.
In Canada, per i tipi della "Toronto University Press" usciva un testo teorico di uno sconosciuto cattolico visionario "The medium is the message". Un personaggio davvero singolare, unico. Si chiamava Marshall MacLuhan. Il suo libro non ebbe nessun impatto, nessuno lo lesse. Ebbe la sfortuna (o fortuna) di scontrarsi con la consueta miope idiozia dei militari. Venti giorni dopo l'uscita di questo libro che nessuno leggeva, venne arrestato dalla polizia militare che voleva capire come mai lui fosse al corrente dei livelli tecnologici statunitensi coperti da segreto militare. Dopo una settimana venne rilasciato e considerato un pazzo. Sosteneva sempre la stessa cosa: "Mi ha parlato la Vergine Maria che mi ispira. Io scrivo ciò che vedo. Così sarà il mondo, io non c'entro nulla". La sua grande ambizione consisteva nell'incontrare il Papa. Non fu mai accontentato. Morì il 31 dicembre del 1979 allo scoccare della mezzanotte. Il suo testo venne tradotto in italiano di lì a dieci anni. L'intero mondo accademico fece in modo di circoscrivere la sua diffusione definendolo "fantascienza sociologica". In Italia veniva invece chiamata "sociologia della fantascienza" perché parlava di un mondo post-ideologico, del fax, del web, dei social network, e spiegava che l'umanità nel 2010 sarebbe vissuta esattamente come attualmente vive, azzeccandola al millimetro. Divenne un autore di culto, venerato da una solida nicchia di curiosi libertari pensanti. 
Nello stesso anno si verificò un altro forte episodio, non in Canada ma in Usa.
La IBM decise di lanciare una campagna pubblicitaria inusuale. Finanziò un concorso letterario di fantascienza, aperto a tutti, senza alcuna discriminante. In palio c'erano 25.000$, una cifra molto alta per quell'epoca (tipo 250.000 euro dei nostri giorni). La condizione posta era che il testo non dovesse superare la lunghezza di ventidue righe. Tanto più fosse stato breve, tanti più punti l'autore avrebbe ottenuto. Centinaia di migliaia di persone parteciparono. Il premio venne aggiudicato a uno scrittore di fantascienza, già famoso ma soltanto nella specifica e ristretta platea di tifosi della fantascienza. Con questo racconto divenne celebre in tutto il paese perché le sue 12 righe scatenarono un enorme dibattito. Si chiamava Isaac Asimov.
Dopo la pubblicazione del suo racconto, il filosofo tedesco Herbert Marcuse, che insegnava a Berkeley, ( e che stava scrivendo il testo "L'uomo a una dimensione") lo invitò a tenere dei seminari insieme a lui. Si era in campagna elettorale. Il candidato repubblicano della destra era Richard Nixon, quello dei democratici progressisti era invece John Fitzgerald Kennedy. Nel corso di un suo comizio, Nixon attaccò gli intellettuali che erano in subbuglio e frontalmente andò addosso a Marcuse e Asimov che definì "una coppia di pederasti comunisti pericolosi per la mente dei giovani". Asimov abbozzò. Johanna Averkusen, la moglie di Marcuse, (texana doc) invece no. Lo querelò per diffamazione e chiese 100.000$ di danni morali. Vinse la causa. Con quei soldi, la coppia fondò "l'Istituto per la Liberazione Sessuale di Uomini e Donne" e diedero al Dott. Alfred Kinsey la presidenza onoraria.
Da quell'istituto partirono le prime produzioni culturali antagoniste. Lì venne formato il nucleo di una nuova generazione che avrebbe prodotto una trasformazione epocale delle coscienze collettive.
Tutto ebbe origine da questo racconto, che qui vi accludo per esteso:

Eccolo:

"Tutti i rappresentanti del governo mondiale erano riuniti all'Onu per l'Annuncio. La data della comunicazione al pianeta sarebbe stata data intorno alle ore 18. I più importanti scienziati, artisti, medici, intellettuali, accademici, provenienti da ogni nazione del globo, per una settimana si erano riuniti per formulare la Grande Domanda. Si presentava, infatti, al pubblico mondiale, il più potente calcolatore elettronico mai inventato dall'uomo. Talmente evoluto ed avanzato da avere dentro di sè tutto lo scibile umano. Qualunque fosse la domanda che gli veniva posta, in qualunque lingua e in qualunque linguaggio, era in grado di rispondere. Il momento sarebbe stato diramato via satellite, in diretta, in tutto il mondo. Finalmente, alle ore 17.45, il gruppo di super esperti planetari comunicò di aver trovato la Grande Domanda, necessaria per saggiare le capacità del calcolatore. Davanti alle telecamere, il segretario dell'Onu, a nome della Specie Umana computò il quesito più antico e misterioso per tutti i viventi: "Ma Dio Esiste?".
Il calcolatore immediatamente cominciò a reagire. Tutte le luci si accesero e in meno di cinque secondi, da una feritoia uscì un foglio di carta con la risposta: "Da adesso, sì".


mercoledì 3 settembre 2014

IGF: dedicato a chi si occupa del web, delle strategie in rete e della gestione del governo mondiale.

mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

di Sergio Di Cori Modigliani

Una notizia che in realtà sono 6 notizie.

La prima è una notizia piatta, nel senso di "oggettiva", una modesta comunicazione di servizio. 
Ed è la seguente: "Si è aperta a Istanbul, sotto l'egida e l'organizzazione dell'Onu, la nona e decisiva riunione internazionale della IGF (acronimo che sta per Internet Governance Forum) per coordinare la gestione, organizzazione e legiferazione di ogni attività planetaria sul web. Presenti 84 nazioni con delegazioni governative ufficiali e altri 92 paesi rappresentati da professionisti della comunicazione in ambito privato".

La seconda notizia, tutta politica, ed esclusivamente a uso e consumo del pubblico italiano, è la seguente: "L'unica nazione tra i G20 a non essere presente con una propria delegazione ufficiale è l'Italia. Da notare, inoltre, che l'Italia è anche l'unico paese tra i 176 partecipanti a non aver inviato neppure un professionista della comunicazione o un giornalista inviato a nome di qualche testata".

Ci sono tutti, ma davvero proprio tutti, a Istanbul.
E hanno ragione ad esserci: si decide il futuro dell'umanità, ma soprattutto la gestione della quotidianità dell'intera cittadinanza planetaria. E poichè sul pianeta Terra la quasi totalità delle nazioni si interessa, si occupa e si ingegna, per salvaguardare gli interessi della propria nazione, cultura locale ed esigenze della cittadinanza, hanno scelto di partecipare ufficialmente per far sentire la propria voce e la propria opinione.
Da Google a Yahoo, da Amazon a e-bay, da Apple a Samsung, da Nokia a Microsoft, tutte le più importanti aziende del mondo sono presenti. La Telecom Italia (in forma privata) ha inviato 9 manager. Gli usa sono presenti con 2 ministri, 12 sottosegretari e 6 governatori. La Cina con 3 ministri, quattro funzionarti del politburo membri del comitato centrale del Partito Comunista Cinese e ben 23 delegati di singole province. In tutto, complessivamente le delegazioni ufficiali governative constano di 2.000 persone, tutte accreditate dall'Onu.
Sono inoltre presenti circa 3.000 aziende private internazionali che si occupano di strategie di rete e di comunicazione sul web. 
Per quanto riguarda l'Italia (seconda notizia) è presente soltanto un esponente dell'intero arco istituzionale, l'eurodeputato Renato Soru. Nessun altro gruppo politico ha scelto di partecipare a nessun titolo e Soru ha specificato che lui è presente come "professionista della comunicazione eletto in Europa e quindi interessato alle questioni attinenti al web"; come dire, non vado a nome del PD.

La terza notizia è la totale latitanza della Rai, di Mediaset, di La7, di ogni radio, di ogni giornale di carta, di ogni sito virtuale, di ogni quotidiano digitale: "non c'è nessuno".
A differenza delle altre nazioni (gli Usa hanno inviato 22 corrispondenti, la Russia 13, la Cina 30, la Gran Bretagna 8, la Francia 10, l'Uruguay 2, il Senegal 3, il Gabon 1, il Sud Africa 2, ecc.) l'intera stampa nazionale italiana evidentemente ha deciso che non era interessante seguire le decisioni planetarie sulla legiferazione, organizzazione e controllo del web nel mondo. Il che vuol dire essersi chiamati fuori dal mondo reale. In verità un giornalista c'è.
E' un noto sociologo, esperto di problemi di comunicazione satellitare, autore di diversi libri, ex dirigente della Rai e giornalista professionista. Si chiama Glauco Benigni, ma si è fatto accreditare grazie al suo nome, cioè per conto suo. E' probabile scriverà qualche pezzo per qualcuno. Ma ci è andato perchè è curioso e segue ciò che accade, nessuno lo ha inviato. L'Onu ha allestito circa 250 gigantesche stanze virtuali dentro le quali si può andare, essere collegati, partecipare da casa all'evento e porre delle domande specifiche a qualcuno degli oratori che gestiscono i seminari (sono circa 150). Complessivamente si tratta di quasi 20 milioni di persone che seguono ora per ora l'attività da ogni parte del pianeta. Dall'Italia siamo in 12: questo è il numero di persone interessate all'evento. Il termine di scadenza per essere accreditati nelle stanze era il 30 giugno 2014.

La quarta notizia è l'assenza della Casaleggio & Associati come società.
La quinta notizia (è figlia della quarta) è la notazione politica che la gestione dell'informazione nel M5s è di un livello talmente scadente che, strada facendo, hanno perso una delle cinque stelle ("connettività") e non se ne sono neppure accorti.
Infatti non si parla mai di comunicazione, nè a livello di teoria, nè a livello di strategia, nè a livello di progettualità pratiche alternative. Si parla soltanto di soldi.

Prossimamente informerò i miei lettori su ciò di cui si sta discutendo a Istanbul.

Qui di seguito i vari link dei siti ufficiali dell'Onu e dell'Europa e l'unico articolo apparso in Italia, in formato digitale su un sito molto tecnico e specifico che si occupa di questioni tecnocratiche legate alle strategie del web: è la sesta notizia. E' l'unica entità d'informazione operativa in Italia che ha informato sulle proteste da parte di una vasta sezione di professionisti del web planetari per aver scelto la Turchia invece di un altro paese, essendo quella una nazione dove non vengono rispettati i Diritti Civili.

Nessuno ci ha impedito di andarci.
Non c'è stata nessuna discriminazione.
Non c'è stata nessuna opposizione da parte di chicchessia.

Siamo fuori, per scelta.

Gli italiani, è ormai chiaro a tutti, hanno scelto di situarsi fuori dal mondo reale.
Pensano che facebook e lo schermo televisivo sia la realtà.
Per fortuna non è così.

Intanto, il resto del pianeta si dà da fare per partecipare al nuovo governo mondiale.

Noi no.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-513_en.htm

http://www.intgovforum.org/cms/component/content/article?id=1557:2014

http://www.iccwbo.org/Advocacy-Codes-and-Rules/BASIS/Internet-governance/IGF-2014-Istanbul_-Turkey/

http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/29472_igf-a-istanbul-amnesty-scelta-onu-paradossale.htm:
 il quotidiano online dell'economia digitale e dell'innovazione

Igf a Istanbul, Amnesty: "Scelta Onu paradossale"

Sherif Elsayed-Ali: "In Turchia 29 utenti di Twitter rischiano fino a tre anni di carcere: si metta fine a intimidazioni e persecuzioni nel mondo per chi usa ha solo esercitato la libertà d'espressione online"

di A.S.

“E' paradossale che la Turchia ospiti una riunione sulla governance di Internet in cui i diritti umani sono uno degli argomenti centrali, proprio mentre 29 utenti di Twitter sono sotto processo a Smirne e rischiano fino a tre anni di carcere per istigazione a infrangere la legge”. A denunciarlo è Sherif Elsayed-Ali, vicedirettore del Programma Temi globali diAmnesty International, in riferimento all’Internet Governance Forum, evento organizzatro dalle Nazioni Unite che si apre oggi a Istanbul, e che ha scopo di condividere le migliori pratiche in tema di regolamentazione della Rete, sicurezza e diritti umani. Al summit prendono parte esponenti ed esperti della società civile e rappresentanti dei governi, da ogni parte del mondo.
La vicenda giudiziaria risale alle proteste del maggio e giugno 2013, e sotto accusa finirono i tweet di alcuni utenti, che però - secondo quanto rilevato da Amnesty - quando non contenevano alcun incitamento alla violenza.
“Questo processo - prosegue la nota dell’associazione - è solo l'ultimo di una serie di azioni giudiziarie contro coloro che pubblicano online critiche al governo turco”. Ma Amnesty non si ferma alla situazione in Turchia, ed evidenzia la situazione di quattro altri paesi: Arabia Saudita, Etiopia, Stati Uniti d' America e Vietnam, dove chiede che le condanne già emesse vengano ritirate.In Etiopia, sette blogger rischiano la pena di morte per aver diffuso informazioni sulla sicurezza online; in Vietnam, 34 blogger sono in carcere e due di essi sono stati già condannati a 10 e 12 anni per aver denunciato nei loro post le violazioni dei diritti umani in corso nel paese; in Arabia Saudia, il fondatore di un portale è stato condannato a 10 anni, 1.000 frustate e una multa equivalente a oltre 200mila euro per "insulto all'islam", mentre per gli Usa il caso citato è quello di Edward Snowden, cittadino statunitense che rischia 30 anni di carcere “per aver denunciato i metodi indiscriminati di sorveglianza globale del suo governo”.
"Gli stati che prendono parte all'Internet Governance Forum devono cogliere questa occasione per assumere l'impegno a porre fine alle intimidazioni e alla persecuzione di coloro che esercitano la loro libertà d'espressione online - conclude Elsayed-Ali - E' necessario che pongano fine alla censura ingiustificata e alle forme illegali e indiscriminate di sorveglianza e che proteggano coloro che mettono a disposizione sulla Rete informazioni d'interesse pubblico".

martedì 2 settembre 2014

Ipse dixit.



di Sergio Di Cori Modigliani

Matteo Renzi ha dichiarato in data 29 agosto 2014: "Abbiamo creato, grazie all'azione di governo, ben 100mila nuovi posti di lavoro". Non ha specificato dove e come.
48 ore dopo l'Istat ha comunicato che la disoccupazione ha raggiunto il livello di 12,6% ed è aumentata nel mese di Luglio del 3,8%, toccando il livello più alto mai raggiunto dal 1954.

Sempre lo stesso giorno ha dichiarato: "Grazie agli incentivi del governo sono nate in questi ultimi mesi nuove startup di giovani che si lanciano con ottimismo nel mercato".
L'ufficio statistico del Ministero del Lavoro ha annunciato, il giorno dopo, che da quando Renzi si è insediato si perdono 1000 posti di lavoro al giorno. Finora ha provocato la perdita di lavoro per ben 212.000 unità lavorative. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 48%.

In data 1 settembre 2014 ha dichiarato che "anche se di poco, ma non posso non sottolineare la buona notizia che ci giunge dagli esperti del settore e che ci comunicano che i consumi nel mese di agosto sono aumentati di poco, di una piccola frazione, di appena un +0,2%. Ma ciò che conta è rubricare la ripresa dell'economia italiana e dell'ottimismo da parte dell'industria. Saremo noi, l'Italia paese, a essere la locomotiva d'Europa". Neppure sei ore dopo, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dichiarava "Stiamo in una situazione davvero drammatica, forse il governo non si rende conto che il paese sta affondando".  Dopo dodici ore l'ufficio statistico della Confcommercio ha annunciato che i consumi interni nel mese di agosto sono diminuiti di un -3,8% raggiungendo il livello del 1959 e provocando l'effetto deflazione.

                                   (messa così forse la situazione è più chiara).

Fine del post.

Ipse dixit.



Politica e Movimento



di Sergio Di Cori Modigliani

Le due immagini che vedete in bacheca ben rappresentano due percorsi opposti nell'interpretazione del concetto di Politica. La prima (si trova in "La Repubblica" di Platone) riconosce al termine il suo valore letterale, ovvero: "l'Arte di governare il bene pubblico". E' ciò cui si sono sempre ispirati i grandi statisti e le grandi personalità di ogni epoca e in ogni civiltà.
L'altra, invece, è un disegnino che rappresenta l'umore generale e ciò che la gente pensa in Italia e divulga e diffonde sui social networks; ha battuto ogni sondaggio e gode ancora di ottimi favori, direi anche di solide prospettive, se va avanti così.
Mentre il primo, quello di Platone, presuppone un'assunzione di responsabilità in proprio, una visione adulta dell'esistenza e un approccio attivo e partecipativo alla vita pubblica, l'altro abbatte ogni forma di responsabilità individuale e spinge il cittadino a incorporare un'idea di sé equivalente a quella di una vittima (dei cosiddetti poteri forti, si intende) dando per scontato che non sono possibili alternative, idee, progettualità, niente.
Per la maggior parte delle persone la citazione platonica appartiene alla manipolazione del Potere. 
Il secondo, invece, viene salutato come un modo chiaro e diretto di manifestare consapevolezza e risveglio interiore.
Secondo me, è esattamente il contrario.
Completamente diseducati, in grande maggioranza maleducati, gli italiani sembrano aver perso il Senso della misura e stanno dimostrando di non essere più capaci di "far politica". Non si può dar loro torto, visto che hanno subìto imbonitori professionisti di varia natura che hanno raggiunto lo scopo di sfiancare il Paese.
Oggi diventa sempre più difficile parlare di Politica, è il linguaggio argomentativo che è saltato, peggiorato dall'epidemia di narcisismo privo di pudore ed enfatizzato dall'uso di facebook, dove facinorosi esaltati, spesso analfabeti, di varia natura, censo, genere, etnia, credo religioso, esprimono la loro opinione convinti che abbia un valore. Il peso di quella opinione viene misurato dal numero di seguaci e di "mi piace", anche se spesso quei "mi piace" vengono digitati per motivi che poco hanno a che vedere -per non dire nulla- con il testo che il "digitatore" sta approvando. Si pigia "mi piace" anche solo per partecipare, per sentirsi membro di un branco che regala identità, per mettersi in fila nella gara del "rimorchio",  per manifestare obbedienza e deferenza, e via dicendo. A questo bisogna aggiungere l'arrogante strafottenza mista a ferocia di chi aggredisce degli sconosciuti perché sostengono un punto di vista diverso o addirittura opposto al proprio.
E' la consacrazione del Pensiero Totalitario: è così che nasce.
Il Pensiero Totalitario (diverso dal Pensiero Unico) ruota tutto intorno alla costruzione, identificazione e denuncia del "cattivo" che poi viene promosso al rango di "nemico".

Il fatto è che in Politica "il cattivo" non esiste.
Tanto meno esiste "il nemico".
Questi sono termini militari, e la Politica -per definizione- si manifesta e si esprime come gestione e organizzazione della società civile.
Non esiste il cattivo in Politica, ma esistono oppositori, ovvero coloro che pensano in maniera diversa se non opposta alla propria idea del mondo: è diverso.
Non esistono nemici, bensì avversari.
Se invece si vive facendo allucinare ai propri seguaci l'idea del nemico e del cattivo, allora si riesce a organizzarli (a loro insaputa) secondo dei codici militari e si fa passare l'idea che l'oppositore va eliminato perché non si tratta di un avversario ma di un nemico, di una persona cattiva, infine: diabolica.
Il termine cattivo viene dal latino "captivus" che vuol dire "prigioniero". Nella civiltà latina ciò che noi definiamo "cattivo" si diceva "malus". In spagnolo è rimasto quel termine. Cattivo, in Spagna e nel continente americano di lingua spagnola si dice "malo" come in latino. 
In Italiano, invece, si è fatto proprio il termine ecclesiastico lanciato verso il IX secolo "captivus diaboli", ovvero "prigioniero del diavolo". I "cattivi" sono coloro che sono impossessati dal demonio, quindi chi li combatte è benedetto dal Signore. Una pacchia per i gestori del potere. In Spagna, grazie a Cervantes, venne abolito nel secolo XVII. 

In una società laica, la Politica si manifesta nell'esprimersi attraverso programmi, progetti pratici, idealità condivise.
La nostra classe politica ha fatto proprio l'uso del termine "cattivo", vera chicca da usare come arma di distrazione di massa. Per Berlusconi erano "le toghe rosse"; per i piddini era "Berlusconi"; per i fascisti erano i comunisti e per i comunisti erano i fascisti, e così' via dicendo.
E' la logica dei partiti verticali: far quadrato identificando un nemico, così nessuno si occupa più della parte propositiva che, non dimentichiamolo, presuppone l'esercizio di meriti e competenze.
I movimenti, al contrario, non pensano all'antagonista come al nemico cattivo.
Si muovono sulla base di una progettualità e lanciano una opposizione il cui fine non consiste nell'annientare l'avversario, proprio mai.
Consiste, invece, nel convincere la più vasta area di popolazione, delle proprie buone ragioni per poi farle prevalere. 
Tutta la propria energia viene investita nell'esercizio creativo per promuovere la propria idea. Basta vedere la storia di "save the planet" la prima e la più antica organizzazione movimentista di carattere ecologico-ambientalista, nata in California nel lontano 1962. Il loro fine consisteva -e tuttora è così- nell'allargare sempre di più lo spettro della consapevolezza collettiva ambientalista, facendo, appunto, Politica. E così tutti gli altri movimenti del pianeta.
L'irruzione del concetto di "nemico" nell'agone politico è un metodo da mafiosi.
Loro, infatti, sono una organizzazione commerciale di criminali, dotata di struttura militare: non vogliono convincere nessuno. Chi li appoggia, bene, forse gli danno anche una piccola percentuale. Chi non li appoggia va eliminato, se insiste va ucciso.
Questa logica ha permeato l'intera vita politica italiana.
Invito i lettori a riflettere, soprattutto i pentastellati.
Questo discorsetto, infatti, è relativo a un aspetto (apparentemente marginale) ma in realtà sostanziale, che sta venendo fuori in questi giorni. Andando sulle pagine di facebook, ascoltando e leggendo le opinioni degli attivisti anche nei meetup, se ne ricava una novità estiva: c'è un nuovo e indetto nemico del popolo. 
Si tratta di un signore che si chiama Gianroberto Casaleggio.
Viene trattato come un vero e proprio nemico; dileggiato, attaccato, insultato, calunniato, identificato e denunciato -prove alla mano- perché "reo confesso" di un crimine atroce: nella sua qualità di imprenditore ha scelto e deciso di accettare l'invito di altri imprenditori a partecipare a un convegno internazionale di imprenditori dove si presuppone andrà lì a dire la sua specifica opinione di imprenditore, dato che è stato invitato per questo motivo.
Manifesto qui apertamente, con tutta la mia consueta passionalità, la mia totale solidarietà all'imprenditore Casaleggio, oggetto e vittima di squancheri non pensanti.
Tutta la mia solidarietà.
E la mia solidarietà finisce qui.
Casaleggio (e mi dispiace tanto per lui) cade vittima del suo gioco, che gli si ritorce contro come un boomerang. Soprattutto nelle ultime settimane, il blog di Grillo (che Casaleggio gestisce) negando ogni altra realtà, ha cercato di far quadrato lanciando una nuova stagione di allarme "allarme ecco i nostri nemici" infilando, una dopo l'altra, perle fasulle spacciate per gioielli.
Doveva pensarci prima.
Mi dispiace davvero, per lui e per tutti noi.
Si poteva promuovere la Politica. Se lo avesse fatto adesso sarebbe stato accompagnato da fanfare, tappeto rosso e applausi fino alla porta dell'amena cittadina di Cernobbio.
E' stata scelta, invece, la facile strada della continua e perdurante invenzione del "cattivo".
Adesso è il suo turno.
Dopotutto, è anche comprensibile.
Li ha educati lui, così.

lunedì 1 settembre 2014

Le melanzane di Vladimir Putin, la sindrome di Serse e la Pax Massonica.



di Sergio Di Cori Modigliani

Viviamo ormai, quotidianamente, dentro uno scenario di guerra mondiale, che è il passo ulteriore  dopo "spirano venti di guerra". 
Ormai, ci siamo dentro.
Ci voleva il Papa con la sua forte affermazione per costringere gli italiani, quantomeno, a prendere atto dell'esistenza dell'evento.
Intendiamoci, leggendo i commenti, sfoghi, esternazioni, opinioni sui social networks non c'è da stare allegri. Permane uno stato generale di indifferenza, soprattutto di quasi totale misconoscenza dei fatti, di mancanza di una reale informazione, e quindi di una legittima conoscenza del teatro sul cui palcoscenico la tragedia si sta consumando.
Non è una novità per la nostra etnia.
La seconda guerra mondiale era stata dichiarata trionfalmente da Mussolini l'8 Giugno del 1940. Quindici mesi dopo, ad agosto del 1941, gli italiani non avevano la benchè minima idea di che cosa stesse accadendo. Non era piovuta nessuna bomba, dato che gli americani non erano ancora coinvolti, gli inglesi erano presi dal loro duello con la Germania e quindi il 100% dell'aviazione britannica era impegnata nella battaglia d'Inghilterra a salvaguardia di quel territorio. Alla fine di agosto, la gente (basta andare a leggere i giornali e i libri dell'epoca e ascoltare le registrazioni dei programmi radiofonici) era presa soltanto dalle vacanze, dal proprio narcisismo esasperato e del fascismo, l'aspetto più di moda, ruotava intorno all'affermazione "io me ne frego". Non sapevano neppure che era iniziata, nelle lontane pianure dell'Ucraina, la decimazione della prestigiosa divisione degli alpini Julia. I due unici intellettuali ancora liberi che investivano tutte le loro energie nell'allertare la popolazione, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli (due liberali laici) erano stati arrestati e deportati -sine die- al confino nell'isola di Ventotene senza il permesso di avere accesso all'uso del telefono, l'unico strumento di comunicazione allora diffuso. 
La terza guerra mondiale nella quale siamo immersi ha delle caratteristiche -come ogni guerra che si rispetti- tutte sue, in gran parte originali. La prima fu un massacro orrendo; soltanto l'Italia lasciò sul campo 1 milione di morti. La definirono "la Grande Guerra" intendendo con questo termine (così sostennero a Versailles nel 1920) che si trattava "della fine di ogni tipo di guerra". Vent'anni dopo ci fu la seconda, che di morti ne produsse (soltanto in Europa) circa 40 milioni.
Questa qui è una guerra liquida, termine sul quale ormai c'è un totale accordo, intendendo con questo termine l'estensione in campo militare della comunicazione mediatica digitale e l'uso strumentale della virtualità per camuffare, manipolare, e quindi modificare a proprio piacimento la realtà.
E la gente se ne accorge (e se ne accorgerà) soltanto dopo.
Per poter dare un proprio contributo a fermarla, a impedirne la diffusione (per coloro che vogliono la pace) è necessario comprendere la vera posta in gioco -prima di tutto- chi sono gli attori, come sono posizionati, e in che cosa consiste la recita sul palcoscenico.
Questo post è un modesto tentativo per offrire un contributo personale al dibattito e alla discussione che -a mio avviso- dovrebbe essere l'unica meritevole di un dibattito.

Parliamo di geo-politica e del nuovo quadro che si va delineando.

Una decina di giorni fa, circa, c'è stato l'annuncio ufficiale della tregua tra Hamas e Israele.
La reazione immediata di tutti i media, nel fornire la notizia, è stata quella di esultare e la popolazione coinvolta ha esultato pubblicamente, in alcuni casi addirittura con fuochi di artificio e mortaretti. E' stata definita subito "tregua permanente" perché (forse per scaramanzia) non si è osato sostenere che si era verificata una clamorosa svolta, davvero inedita e inattesa, che aveva gettato le basi per una pace perenne.
Questa tregua è la 12esima avvenuta in 52 giorni di guerra.
Perché è diversa?
Perché questa dovrebbe durare, reggere, e finire per costruire la pace mentre le altre precedenti 11 non sono durate nulla?
Questa era la domanda (nella mia mente, ovvia e naturale) che ritenevo sarebbe stata posta subito soprattutto da tutti coloro che avevano partecipato, durante le settimane di guerra, a sostenere una certa linea con un attivismo sfrenato. E invece no. Anzi. Sono spariti tutti. Nessuno ha chiesto: "Ma che cosa è successo?".
Nessuno se lo è chiesto.
Nessuno ha inviato lettere e petizioni pretendendo di essere informato.
I media italiani, va da sé, neanche a dirlo, hanno fornito il loro consueto contributo alla totale ignoranza e disinformazione.
Per non parlare del fatto che non c'è stata neppure una persona che abbia chiesto "ma come mai una zuffa locale come quella tra Hamas e Israele può far correre il rischio di una guerra planetaria?" 
Il motivo principale di questo silenzio sta nel fatto che gran parte di coloro che si erano espressi prima lo avevano fatto usando argomentazioni stantie, interpretazioni vecchie e stereotipate, come se il quadro geo-politico  fosse quello del 1983 ai tempi di Chabra e Shatila, in piena guerra fredda. Siamo dentro una caldissima guerra, per il momento liquida.
Una storia completamente diversa.
Ma c'è chi sta lavorando per renderla solida, questo è il punto.
Veniamo a che cosa ha prodotto e determinato la tregua permanente a Gaza.

1). Le melanzane di Vladimir Putin.
La regione dell'Ucraina è sempre stata il polmone agro-alimentare più importante della Russia. Tra il 1932 e il 1936, i bolscevichi massacrarono la popolazione sterminando ben 7 milioni di contadini. Si tratta del più vasto e organizzato genocidio di lavoratori mai avvenuto nella storia d'Europa. La Russia si è impossessata delle terre ucraine centralizzandole, condannando alla fame (e quindi alla morte) una vasta area. Un massacro mai divulgato, che gli ucraini non hanno mai dimenticato. Tanto è vero che quando nel giugno del 1941 Hitler (aiutato da Mussolini) invade la zona per attaccare l'Urss, si trova la piacevole sorpresa di essere accolto come "un grande liberatore". Per gli ucraini non era neppure pensabile che esistesse qualcuno peggio dei russi. La luna di miele durò soltanto quattro mesi. Il tempo necessario per sistemare l'equipaggiamento militare delle divisioni prussiane, allestire le difese per l'invasione della Russia e annettere l'Ucraina come possedimento del Terzo Reich. Già alla fine del 1941, gli ucraini poterono toccare con mano l'ennesima illusione storica. La Gestapo cominciò a pianificare ed eseguire il consueto piano di sterminio e quindi la popolazione locale si trovò sotto un invasore che (lo capirono tardi) non era un antagonista di Stalin, ma un suo competitor. E l'agro-alimentare ucraino venne utilizzato per alimentare le truppe tedesche su tutto il fronte europeo. Quando arrivò l'Armata Rossa nel Gennaio del 1945, i contadini ucraini li accolsero come liberatori. Due anni dopo si erano già pentiti, ma ormai era tardi. L' Ucraina divenne ciò che era prima della guerra: la base alimentare del popolo russo. 
E così è stato per quasi cinquant'anni, fino al 1989.
Nel 2013, la Russia di Putin si è trovata davanti alla tragica realtà del proprio territorio.
Essendo un iper-liberista, Putin ha investito tutte le risorse nazionali nella costruzione di giganteschi colossi finanziari, multinazionali del petrolio, del gas e del carbone, eliminando ogni opposizione interna ambientalista ed ecologica e annientando la propria produzione agricola. In cambio di gas e petrolio venduto all'Europa occidentale, ha ottenuto derrate alimentari soprattutto dai due più importanti partner commerciali del paese, la Francia e l'Italia, puntando tutto sulla propria partecipazione all'allegra finanza speculativa planetaria, puntando sul fatto che il mondo povero di energia combustibile (vedi Germania, Italia, ecc.) avrebbe sempre avuto bisogno di lui. Ha costruito una gigantesca bolla finanziaria che ha prodotto una classe politica di oligarchi privilegiati e ha cominciato a stabilire rapporti commerciali intensi con la Cina firmando con loro un  mega-contratto ventennale che vede la Russia come il più importante fornitore della Cina di frumento, luppolo, verdura. Ma la pessima gestione delle proprie risorse nazionali (la Russia è il sogno di ogni speculatore finanziario iper-liberista) ha comportato una spaventosa crisi nazionale che ne ha bloccato lo sviluppo economico. E la Russia si è fermata. Dal 2013 è andata in recessione. Dovendo ottemperare i suoi obblighi con la Cina ha iniziato a taglieggiare gli ucraini e lì ha avuto inizio il contenzioso.
La memoria storica ha allertato immediatamente tutta l'Europa ed è iniziato il dissidio. Putin pensava di poter fare come Breznev e Stalin ma qualcosa è andato storto.
E così sono arrivate le sanzioni economiche della Ue, che sono andate a colpire soltanto le grandi concentrazioni della finanza speculativa.
Gli europei (tedeschi, francesi e italiani) pensavano che, a quel punto, si sarebbe aperta una trattativa. Ma Putin è sorretto dai finanzieri, è un uomo della finanza. E ha reagito compiendo un atto fortemente voluto dai suoi speculatori: le contro-sanzioni. Il risultato si è trasformato subito in un vero e proprio suicidio per i russi, perché bloccare l'agro-alimentare italo-francese lo ha portato al dissesto interno, con vere e proprie rivolte in tutte le province: i generi alimentari, in piena recessione, sono aumentati del 200% con i prezzi alle stelle. Per mettere una pezza alla disastrosa situazione economica del paese, ha applicato la vecchia tradizione russa di dar fiato alla propria classe militare (da sempre la più importante casta in Russia) a tutto campo, addirittura sostituendosi all'Arabia Saudita nel porsi "ufficialmente" come il più importante fornitore di armi ad Hamas e suo protettore, vendendogli addirittura delle navi da guerra, e quindi situazionandosi nel Mediterraneo come difensore di Assad e nemico principale degli Usa e di Israele, pompando a tutto campo in questa visione che è vecchia e obsoleta.
Finché è arrivato il giorno (per l'appunto circa quindici giorni fa) in cui si sono verificati, nell'arco di 24 ore, tutti gli eventi che, secondo me, hanno portato alla tregua permanente tra Hamas e Israele e al lancio della nuova e probabile geografia del mondo: Putin incontra l'ambasciatore di Israele a Mosca e chiude un gigantesco accordo commerciale con lo stato ebraico, in grado di fornire cetrioli, melanzane e zucchine in quantità sufficiente tali da soppiantare la fornitura italiana (en passant: la contro-sanzione di Putin è costata all'Italia la perdita netta di 450 milioni di euro e la chiusura, soprattutto nel meridione, di ben 1.500 aziende agricole che, è probabile, falliranno). Hamas protesta, ma Putin resiste e ristabilisce l'alleanza con Israele che Stalin aveva siglato nel 1948 e che era durata fino al 1964. 
Per Putin, in questo momento, le melanzane e le zucchine sono più importanti di ogni altra cosa. Immediatamente si muove il Qatar per andare a sostituire Putin (il russo probabilmente se lo aspettava ma in questo momento il suo obiettivo consiste nel dar fastidio all'Europa Occidentale) e tre comandanti di Hamas annunciano di aver preso contatti ufficiali con l'Isis. Un'ora dopo questo annuncio, David Cameron, chiama i giornalisti e annuncia la posizione britannica "non permetteremo mai che l'Isis arrivi in un porto del Mediterraneo". Tradotto voleva dire che -essendo Gaza un porto del Mediterraneo- nel caso fosse stato ufficializzato l'accordo militare tra Hamas e l'Isis, la Gran Bretagna sarebbe immediatamente scesa in campo contro Hamas, la quale avrebbe chiamato a raccolta tutte le nazioni arabe (imbarazzatissime) e c'era già chi, nella sede del Foreign Office a Londra, pensava alla terribile possibilità (impensabile fino a qualche mese fa) di una guerra dichiarata tra l'Inghilterra e le nazioni del Golfo Persico. Voleva dire una estensione immediata del conflitto in tutto il pianeta e l'immediato crollo dei mercati valutari nel mondo. Sono state 40 ore davvero pericolosamente tragiche.
Ma è andata bene.
Perché lo scenario non è quello del 1984, non è neppure quello del 1994 e non è neanche quello del 2004: è tutta un'altra cosa.
Nel nuovo scenario geo-politico entra in gioco una antica potenza planetaria che risolve la questione alla grande: l'Iran.

2). La sindrome di Serse
La Repubblica Islamica dell'Iran è, secondo molti -e io sono tra quelli- la più importante nazione del mondo mussulmano. 
Per quattro motivi: 1) è l'unica nazione nella quale è stata fatta una rivoluzione mussulmana vera licenziando per sempre i capitalisti occidentali; 2) è una nazione vera, non si tratta di un paese i cui confini sono stati disegnati a tavolino negli anni'30 del secolo scorso da qualche Lord inglese ubriaco di imperialismo; 3) oltre a essere vera, è anche antica, il che è fondamentale. I persiani sono parte integrante della civiltà planetaria. Quando a Roma e ad Atene c'era soltanto qualche sparuta tribù locale analfabeta, nell'antica Persia già esisteva una florida cultura. Si portano appresso circa 3.000 anni di tradizioni locali sedimentate nei millenni. L'Impero Persiano è stato l'unico oppositore temuto dagli antichi greci. E' stata l'unica etnia contro la quale l'Impero Romano si è rifiutato di combattere, rispettandola. E a sua volta, l'Iran ha, poco a poco, rinunciato alle proprie fantasie espansionistiche; 4) l'Iran non è mai stata mussulmana, anzi. L'Islam è nato nel VII secolo (tra il 630 il 634) come tentativo di unificare la miriade di tribù sparse in tutta l'Asia Minore per far quadrato e impedire alla Grande Persia di andare ad occupare il vuoto di potere lasciato dalla caduta dell'Impero Romano, una sorte di intercapedine. Fare della Persia una nazione mussulmana, per tutte le popolazioni dalla Turchia fino alla Cina, significava accreditare l'Islam della capacità di riuscire ad assorbire il più antico e potente oppositore creando una grandiosa operazione culturale di sintesi post-moderna, fondamentale per quella zona: la fusione tra i Sufi, Zoroastro e Maometto. L'antica cultura e conoscenza sapienziale dell'Asia Minore e l'Idea Politica delle tribù indipendenti. 
Un anno fa il capolavoro diplomatico di Obama, costruito insieme ai persiani in anni di incontri clandestini: cade l'opzione negativa contro l'Iran che diventa subito partner economico e militare, identificato come il più potente alleato per l'occidente in grado di combattere il fondamentalismo islamico dei salafiti, dei sunniti e dello jihadismo. 
E così, nello stesso giorno in cui Hamas puntava all'accordo con il Califfo, e Cameron rispondeva per le rime, il presidente iraniano, nonché massima autorità riconosciuta per il mondo religioso mussulmano sciita, l'ayatollah Rohani dichiarava: l'Iran considera la città di Erbil luogo sacro per i mussulmani. Non solo. A questo ci aggiungiamo il dovere della memoria storica, intinto di compassione umana, perché lì nel 1979 Saddam Hussein assassinò con il gas nervino 300.000 civili inermi. E' stata la nostra Shoah. Abbiamo provato la stessa esperienza che gli ebrei furono costretti a subire per colpa dei nazisti in Europa. Siamo tutti figli di Abramo e coltiviamo il culto dei morti, come lo fa ogni antica civiltà. Se l'Isis entra a Erbil noi considereremo questo come un atto di guerra contro l'anima dell'Iran e ci considereremo formalmente in guerra sia con l'Iraq che con chiunque sul pianeta Terra sostenga il Califfo Al Bagdadi. 
Una dichiarazione che è un capolavoro di abilità diplomatica. In una botta sola, l'Iran mette la parola fine alla diffusione del pensiero nazista antisemita e negazionista, apre la strada al riconoscimento d'Israele addirittura incorporando nella propria cultura il concetto della Shoa, si dichiara militarmente pronto a combattere il Califfo anche da solo e mette Hamas nella tragica condizione di trovarsi a essere denunciato dinanzi al mondo mussulmano dagli iraniani che sono gli unici islamici che sul pianeta Terra hanno il diritto di poter sostenere "noi la rivoluzione l'abbiamo fatta e vinta".

3). La Pax massonica
Nella stessa giornata in cui tutto ciò stava accadendo, si verifica l'atto più importante degli ultimi anni in Medio-Oriente: un attentato kamikaze dentro il territorio della Giordania con una decina di morti e la dichiarazione da parte di Al Bagdadi di considerare quel territorio il suo prossimo capitolo espansionista. Non si è ancora capito se si è trattato di un gravissimo errore di miopia politica da parte del Califfo (sono tra coloro che così la pensano) oppure è stato l'atto di un singolo gruppo fuori controllo. Tant'è che scatta immediatamente la reazione delle grandi potenze e tutto viene accelerato. Perché la Giordania ha una particolarità unica. E' stata inventata dagli inglesi negli anni'30 i quali hanno costruito una casata reale dal nulla che ha però una funzione ben precisa. Il re di Giordania, infatti, è il più importante massone mussulmano ed è il punto di riferimento di tutte le logge massoniche mussulmane che contano. Credo che andare ad attaccare frontalmente la Giordania, in questo momento, sia stato interpretato come la scelta di scendere in campo a favore di quelle logge planetarie che vogliono la guerra mondiale, contrastate dalle altre logge massoniche (quelle progressiste che si rifanno a Keynes, tanto per intendersi in maniera spicciola) che invece vogliono istituire un governo mondiale nel quale nessuno è escluso e che si occupi dell'unico vero problema dell'umanità: la risoluzione della crisi economica occidentale attraverso la redistribuzione della ricchezza e la riduzione dei benefici di privilegio di antiche caste di potere locale ormai anti-storiche.
E così parte subito una potente mediazione gestita (per conto dell'Europa) da Rajoy. La massoneria spagnola è fondamentale perché unisce due antiche corone europee: quella dei Borboni e quella dei Windsor. John Kerry si incontra con il premier spagnolo, mentre Nethanayu (a guerra in corso) si incontra per ben 4 volte in 20 ore con Mahmoud Abbas ad Amman, nel bunker protetto del re di Giordania. E così, verosimilmente, chiudono l'accordo. A El Cairo la delegazione ufficiale riceve l'input e l'Iran dichiara formalmente: basta con questa guerra, che Israele si ritiri e la smetta subito di aggredire i palestinesi; da oggi noi siamo i nuovi fornitori di armi di Hamas.
A questo punto Hamas è costretto ad accettare la copertura dell'Iran, che Israele accetta. Non solo. Israele consente all'Iran di gestire la situazione di Gaza benedicendo l'ingresso della flotta persiana nel Mediterraneo, che verrà ormeggiata a Gaza come simbolo di difesa ma allo stesso tempo di attacco al Califfo nel caso arrivasse sa quelle parti.
Secondo me è una grandiosa vittoria delle logge massoniche progressiste, e Obama ha segnato un grande punto a suo favore. Anche perché l'ordine di chiudere così la vicenda medio-orientale (quantomeno per adesso) è partita proprio dalla loggia n.8 denominata Hollande, quella che ha sede a Bleeker street, a Manhattan. Quella cui erano iscritti Roosevelt, Truman, John Steinbeck, Erskin Caldwell. 

Credo che il senso della guerra in corso consista nel fatto che noi tutti, cittadini del pianeta, siamo al centro di una gigantesca, poderosa e potente guerra tra massoni.
Da una parte le logge progressiste, dall'altra quelle conservatrici guerrafondaie.

C'è chi vuole risolvere la questione del nuovo ordine mondiale eliminando 2 o 3 miliardi di persone dalla faccia della Terra, magari pensando che "siamo troppi".
C'è invece chi vuole risolvere la questione ridiscutendo le regole, basandosi invece sull'assunto "sono troppi i privilegiati che appartengono a un numero troppo piccolo di potentati".

Noi non possiamo che essere testimoni, quantomeno il sottoscritto.
E' necessario però sapere ciò che davvero accade, almeno seguendo attentamente i fatti.

Buon autunno a tutti i pensanti.