lunedì 5 marzo 2012

La Mamma di tutte le Caste: “L’Informazione Mediatica nell’Italia che regredisce”.


di Sergio Di Cori Modigliani

Il mercatismo economicistico ha colpito ancora. Il che non  è certo una sorpresa. E’ purtroppo una conferma dello stato attuale delle cose in Italia..
Ma è molto utile per poter dibattere dei temi che quotidianamente il potere costituito sottrae alla nostra attenzione, ai nostri bisogni, alle nostre esigenze più autentiche.
Femicidio, Paolo Barnard, Angela Merkel e Rita Borsellino: quattro eventi, situazioni e notizie del giorno che –apparentemente- non hanno nulla in comune tra di loro.
E invece ce l’hanno.
Sono il sintomo e la punta dell’iceberg della Madre di tutte le Caste, quella dell’informazione mediatica in Italia, l’unica che –è fin troppo ovvio- non è possibile denunciare a livello di massa essendo loro i detentori del potere di diffusione delle notizie a livello di massa.
Sempre più sofisticata, più subdola, più agguerrita e ambigua che mai. Al punto tale da potersi addirittura permettere, in alcuni casi, di mascherarsi da “contro-informazione” un termine puramente ideologico che, di per sé, non ha nessun Senso né alcun Significato. La cosiddetta contro-informazione, infatti, appartiene a una terminologia che è ormai fuorviante. E’ diventata un’etichetta, un slogan, uno scarico di odio, una modalità di dare la stura –il più delle volte- alla possibilità di sfogare un disagio socio-psicologico che si manifesta in maniera faziosa, e dal punto di vista strettamente mediatico in forme dilettantesche, spesso seguendo piste furbe, perché ciò che conta non consiste più nel fornire notizie, contribuire ad alimentare la “produzione interiore di una formazione libera del pensiero” (questo è il vero Significato del termine in-formazione: formazione interiore) bensì si cerca di ottenere consenso, cioè seguito (per avere voti alle elezioni, pubblicità televisiva, un incarico, contatti pubblicitari che vuol dire soldi se avviene nel web, e così via dicendo) e si trasforma e diventa quindi chiacchiera e pettegolezzo da bar virtuale, da condominio feisbucchiano, da tifo televisivo, e finisce per generare complicità -magari inconsce, nella migliore delle ipotesi- con chi vuole che non si pensi. Che non si ragioni. Che non si capisca. Ma soprattutto che non si crei la connessione tra gli eventi per comprendere la realtà esistenziale di tutti giorni nella quale siamo calati.
“Siamo una nazione arretrata, in grave ritardo rispetto ai paesi più evoluti”.
Penso che questa affermazione possa essere sottoscritta dal 99% della popolazione italiana, indifferentemente di destra o di sinistra, settentrionali o meridionali, giovani o anziani. Poiché viviamo in una realtà complessa, quest’affermazione diventa inutile e priva di alcun valore. Aveva un suo significato nel 1970, oggi non più. Va elaborata.
I conflitti e le problematiche nascono e si diffondono quando si comincia a elaborare e argomentare il “perché” siamo arretrati e in che cosa consista il grave ritardo. Lì, si hanno delle sorprese e si scopre, magari, che non si è affatto d’accordo –come si credeva- con quelle persone, partiti, istituzioni, gruppi, religioni, accorpamenti, clan, con i quali si pensava, invece, di andare d’accordo. Nascono così nuove aggregazioni, nuove modalità di associazione e di incontro, che ruotano intorno a dei pilastri solidi che fanno da punto di riferimento, del tipo: “siamo una nazione arretrata perché A B C….siamo in grave ritardo perché D F G”.
Tutto ciò per introdurre la mia personale argomentazione, relativa all’arretratezza della nostra nazione, frutto e risultato dell’attuale politica economica, e dello stato impietoso (e furbo) della truppa mediatica asservita. Partendo da quattro notizie, il sale dell’informazione.
1). Femicidio.
La notizia: nelle ultime 24 ore nel settentrione italiano (Brescia, Verona e Vicenza) si sono consumati tre femicidi: uno con un’arma da fuoco, un altro con diverse coltellate, il terzo con strozzamento. Tre diverse armi, identiche modalità socio-psicologiche. Nei tre casi, l’assassino risulta un maschio, bianco di cittadinanza italiana, perché nato e cresciuto in Italia da etnìa locale, senza problemi mentali diagnosticati, senza problemi economici assillanti, senza precedenti penali. In due dei tre casi l’assassino era considerato una persona socialmente gradevole, marito e padre esemplare. Tutti e tre appartenenti a un ceto economicamente solido (proprietari di case, automobili, barche e reddito garantito) tutti e tre mossi –ed ecco il punto- da un impulso di gelosia che li ha portati a esprimere quello che i media locali hanno definito, chi un modo chi nell’altro “dramma della gelosia” oppure “orrendo delitto passionale” oppure “un lampo di follia finito in tragedia”, ecc.
Se andiamo ad assommare questi tre femicidi agli altri, la statistica ci informa che nel solo 2012, in Italia, le donne assassinate risultano già 52, quasi una al giorno, con un incremento statistico rispetto al 2011 del 122%, del 250% rispetto al 2010 e del 1670% rispetto al 2000.
Nessuno in Italia ha collegato i tre delitti, nonostante siano avvenuti tutti nel raggio di 150 chilometri, nella zona più ricca della Repubblica Italiana.
A me ha suscitato subito una riflessione che è figlia di una memoria, che qui vi presento come informazione, relativa a un evento accaduto in un paese molto lontano, in Sudamerica, nella Repubblica Argentina: ai primi del millennio, quel paese stava vivendo un delirio sociale provocato dalle scelte politico-economiche di stampo neo-liberista che il Fondo Monetario Internazionale aveva imposto alla nazione attraverso il suo presidente Menem. C’era una coppia di soggetti politici che allora faceva una dura opposizione. Una coppia molto simile ai Clinton. Si chiamavano Nestor e Christina Kirchner. Lui avvocato, lei leader sindacalista. I due cominciarono a diffondere dati e notizie sostenendo che il paese si stava avviando verso una catastrofe annunciata. Nestor Kirchner lo faceva secondo la modalità politica standard e consueta, lei a modo suo. Poche settimane prima che il paese andasse in default gettando la nazione in una catastrofe economica, la Kirchner (che appoggiava e sosteneva il marito rinunciando a una personale candidatura) organizzò un anòmalo dibattito pubblico dal titolo “Estàn matando a demasiadas mujeres” (stanno uccidendo troppe donne). Il dibattito, sostenuto dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni femminili argentine, non fu un’occasione per parlare di femminismo, di machismo, di sessismo o di violenza gratuita contro le donne. Divenne invece un’altra cosa, un gigantesco trampolino di lancio per una idea, una lettura e una interpretazione diversa della realtà socio-economica, perché la Kirchner (cifre alla mano) individuò nella straripante diffusione di delitti contro le donne all’interno del solido ceto medio-borghese urbano “il chiaro sintomo di un degrado socio-morale che è il frutto di un’incorporazione di un’idea mercatista dello Stato, dello scambio sociale, della gestione finanziaria delle risorse pubbliche, che ha fatto inglobare una concezione exitista (il termine viene da “exito” che in spagnolo vuol dire “successo sociale”) e che sta provocando l’assunzione di elementi psicologici neo-colonialisti che finiscono poi per produrre la tendenza a determinare la schiavizzazione degli esseri umani, con le donne in prima fila…….” ecc.,ecc. Il discorso si concludeva con la frase “….una nazione che si affaccia al millennio con un incremento dei delitti contro le donne, non è una nazione civile e segnala invece di voler essere una nazione arretrata”.
Il resto è Storia.
Leggendo oggi le cronache fredde e piatte sui giornali mi è ritornato alla mente quel dibattito, quella situazione, quella circostanza. Su Il Giornale di Vicenza si legge la notizia che viene così presentata ai lettori: Erano appena rientrati da un bel viaggio in Kenya Giovanni Lucchese e Gabriella Falzoni, marito e moglie, lui 56 anni e lei 51 anni, i protagonisti dell’ennesimo delitto di gelosia passionale delle ultime ore. Giovanni Lucchese ha strangolato la moglie con un foulard ieri nel tardo pomeriggio dopo un litigio, poi si e’ costituito ai carabinieri. Il delitto ha scosso il piccolo centro di Mozzecane, nel Veronese dove la coppia abitava in una villetta condivisa con altri parenti. “Ho strangolato mia moglie”, ha ammesso Lucchese ai carabinieri. Impiegato in una concessionaria Fiat di Verona, l’uomo aveva litigato violentemente con la moglie tanto da portare sul viso traccia dei graffi di lei che aveva tentato disperatamente di difendersi dall’aggressione omicida. I parenti sono senza parole, oltre che affranti; raccontano che si trattava di una coppia perfetta, conosciuta e stimata da tutti.
Per l’ennesima volta l’ennesimo femicidio viene presentato con la dizione “delitto passionale” e negli altri giornali della zona (come ad es. l’Arena di Verona) vengono forniti dettagli che finiscono non proprio per giustificare l’assassino ma in qualche modo cercare di spiegare quali meccanismi la passione possa provocare.
Poiché si sono verificati altri due episodi analoghi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, pur non avendo alcuna rilevanza statistica dal punto di vista scientifico (la Statistica mi insegna che si tratta di pura casualità senza alcun valore e che non esiste nessun legame tra i tre eventi) io li interpreto, invece, riaccendendo la memoria del dibattito voluto dalla Kirchner dieci anni fa a Buenos Aires.
Credo sia un segno dei tempi che viviamo. Penso che sia l’incorporazione di una ossessiva idea mercatista, economicistica, dell’esistenza che in alcuni soggetti, magari più fragili perché più bestiali e animaleschi di altri –quindi più primitivi- si manifesta e si esprime in questi modi.
Sono sintomi sui quali sarebbe necessario costruire dibattiti, confronti, parlarne. Anche se sono eventi che non hanno nulla a che vedere con lo spread e con la borsa valori. Ma ha a che vedere con l’informazione, soprattutto per il modo in cui le notizie vengono presentate. Aggiungo (e segnalo) che un anno fa un valente e davvero meritevole psichiatra, con 40 anni di esperienza alle spalle, il prof. Vittorino Andreoli, aveva pubblicato un saggio per la Rizzoli che si intitolava “Il denaro in testa”. La casa editrice era prestigiosa, il suo nome era quello di un affermato e noto professionista. Eppure, neppure una recensione, neppure una intervista, neppure una segnalazione alla tivvù. Nulla. Pochi mesi fa avevo insistito con la Rizzoli per avere una intervista con lui, ma l’ufficio stampa mi aveva fatto sapere che lui non voleva essere intervistato e non erano interessati più al libro. Ho saputo soltanto tre giorni fa che lui non era stato neppure contattato. In quel libro (è uno psichiatra non un economista) Andreoli individua e identifica nella società italiana la diffusione di un angosciante malessere che “può diventare la miccia di un contagio patologico che in un prossimo futuro potrebbe provocare dei gravi dissesti sociali, prima di tutto delle irreparabili tragedie esistenziali”. Seguitando a dibattere tutti i giorni soltanto di economia, di tecnica di mercato, di spread, di aliquote, si alimenta il potere delle oligarchie e ci si allontana dalle esigenze autentiche della società civile. Perché il “danaro” per l’essere umano mediamente sano ha soltanto e unicamente un valore di mezzo e di strumento. Per gli oligarchi che vogliono fondare in Europa un Nuovo Medioevo, il volume di danaro è invece un fine in se stesso. Tant’è vero che viviamo oggi in un mondo in cui gli stati finanziano le banche che così pagano i loro debiti per avere dei soldi che investono in speculazioni che producono altri soldi. E non si parla più di imprese, aziende, persone, individui, esseri umani. Quwsta ossessione provoca malattia. E il femicidio è una patologia.
Una nazione in cui il femicidio si sta diffondendo in maniera sempre più preoccupante, non può osare di pretendere la definizione di nazione civile.
E non riguarda soltanto le donne, non riguarda soltanto le femministe, ed è un grave errore sottovalutare il problema, circuirlo, annacquarlo, e manipolarlo sotto la dizione “crimini passionali”. Non ha nulla a che vedere con la passione. Anzi.
Ha a che vedere con l’amnesia delle passioni vere, con l’abbandono delle tematiche esistenziali umane, laddove si finisce per sguazzare in un territorio primitivo dove finisce la civiltà e riemerge la bestia animale che è in noi.
I media stanno censurando gli eventi. Non ne parlano. Non effettuano i collegamenti. Non c’è dibattito. Non c’è confronto. Tra tre giorni si celebra l’8 marzo, una data ormai burocratica. In nessuna città d’Italia è stato organizzato un convegno, un seminario, un dibattito su questa piaga vergognosa che si sta diffondendo in Italia.
Pensateci.
2). Paolo Barnard.
Si tratta del più grande evento spettacolare verificatosi in Italia (il più grande è relativo alla sua “originalità”, il che lo rende, quindi unico) e sul quale tutti i media italiani, nessuno escluso, hanno scelto e deciso di non dare neppure la notizia. Né prima, per annunciare l’evento, né durante, né alla fine per comunicare un fragoroso successo.
La notizia: Paolo Barnard è un giornalista italiano con diversi decenni di esperienza alle spalle. E’ stato uno dei co-fondatori della trasmissione Report su raitre, ha scritto diversi libri nei quali ha denunciato il piano degli oligarchi in Europa che finirà per provocare sfracelli inauditi e un suo libro dal titolo “Il più grande crimine” è diventato un libro culto presso un vasto numero di persone. In seguito a una violenta polemica, è stato allontanato dalla Rai e l’intera truppa mediatica italiana lo ha isolato, trattandolo come un appestato e cercando di criminalizzarlo. Rimasto da solo, ha seguitato a dire la sua attraverso un suo blog, ormai privo di ogni megafono d’informazione e di ogni cassa di risonanza sia su cartaceo che alla tivvù. Un bel giorno (l’estate scorsa) si è alzato e ha preso un’iniziativa. Ha contattato quattro economisti che lavorano nell’università del Missouri, in Usa, dei neo-keynesiani che applicano una teoria denominata MMT (Modern Monetary Theory) -quella che la Kirchner, una volta assunto il potere, ha applicato in Argentina, risolvendo i problemi economici di quel paese e dimostrando sul campo che la teoria può avere successo anche in pratica- un sistema abbastanza complesso che ruota intorno a un principio base che consiste nel seguire la strada opposta a quella praticata dall’attuale governo di Italia, Germania, Francia, Inghilterra. Invece di restringere il credito, la teoria propugnata sostiene che bisogna incentivare il lavoro aumentando la spesa pubblica; invece che puntare al pareggio di bilancio, la teoria sostiene che lo Stato ha il “dovere/diritto” di allargare il disavanzo pubblico per creare lavoro, occupazione, superare la crisi di recessione, aumentando la circolazione del denaro.
Paolo Barnard (sempre da solo) ha invitato questi economisti a Rimini. Ha diffuso la notizia sul suo blog: una tre giorni ad ascoltare le opinioni e le teorie di attendibili economisti che sostengono una tesi diversa (e opposta) di quella di Monti, Merkel, Sarkozy. Per assistere alla lezione di questi professori, bisognava pagare 40 euro per la durata del convegno, una cifra davvero minima, accessibile a chiunque.
Ed ecco la notizia: ha riempito un gigantesco teatro a Rimini, dove di solito, lo riempiono soltanto Vasco Rossi, Jovanotti e Ligabue. E, in caso di politici, soltanto se c’è Bersani o Berlusconi, con l’ingresso gratis e la gente portata lì a forza con i pullman.
La cronaca ci segnala che circa 2000 cittadini italiani provenienti da diverse regioni sono confluiti alla tre giorni per ascoltare, far domande, confrontarsi e dibattere su argomenti fondamentali per la nostra esistenza, approfittando del fatto che era possibile avere risposte dirette da esperti internazionali del settore. L’evento, in Usa, è stato considerato talmente importante, da convincere il Washington Post a pubblicare tre giorni prima un lunghissimo reportage divulgativo sulla teoria MMT della cosiddetta “scuola del Missouri”.
E in Usa è iniziato il dibattito.
In Italia non è stata data la notizia. Nessuno ne ha parlato.
Il che va tutto a merito di Paolo Barnard.
Un suo successo, in realtà è diventato un trionfo, grazie all’idiozia miope dei servi mediatici.
E’ stato un gravissimo episodio di censura, ma che è molto utile per comprendere le modalità di gestione di chi oggi gestisce l’informazione: non danno più le notizie.
Questo secondo punto si riallaccia al primo. Se non si accende il dibattito sulla piaga del femicidio, subito, si corre il rischio che non vengano più diffuse notizie in merito, come per la tre giorni di Barnard.
Spetta a noi stabilire di che cosa si parla. E’ un nostro diritto.
L’importante è sottrarsi al cancro della visibilità ossessiva. E’ un grave errore pensare che se non si finisce da Ballarò o da Vespa o da Santoro o da Gad Lerner (tutti equivalenti nelle loro pur apparenti diverse mansioni) allora è inutile. Non è vero. E’ sempre utile.
Lo dimostra la notizia n.3.
3). Rita Borsellino.
Una brava persona, non vi è dubbio. Il suo cognome e la sua storia fanno testo. Nessuno, all’interno del PD le ha mai dato retta se non quando serve esibire una persona decente perché magari avviene un evento di mafia ed è necessario presentare al pubblico i gioielli di famiglia. Tutte le iniziative da lei proposte sono rimaste dentro qualche cassetto di qualche funzionario burocrate. In concomitanza delle primarie del PD a Palermo, è arrivato l’ordine da Roma di candidarla. “E’ spendibile” hanno pensato. E la scelta è stata fatta dalla direzione centrale con lo stesso identico stile con il quale la Bce scrive lettere al governo italiano o la Merkel dà ordini a Roma, Atene, Lisbona e Madrid: editti calati dall’alto che non tengono in considerazioni esigenze autentiche del territorio e delle vite delle persone. Poiché il PD non voleva correre rischi, si è accordato con l’Idv e Sel per sostenerla. La Borsellino ha perso. Mi dispiace per lei.
Ma è un segnale. L’ennesimo che denuncia la totale insipienza del PD, la corsa della sinistra democratica italiana verso il proprio suicidio; la totale miopia di personalità politiche come Di Pietro e Nichi Vendola che insistono nel porsi come alternative antagoniste non essendolo e non capiscono che dalla società civile emergono sempre più forti segni e segnali di rifiuto. Netto e categorico.
Ha vinto un outsider che era stato spinto fuori dai partiti. Isolato.
E’ un altro segnale.
4). Angela Merkel.
Il cacio sui maccheroni. In Francia, il candidato socialista Hollande alle elezioni presidenziali ha annunciato che avrebbe gradito avere un colloquio con Angela Merkel per essere informato sullo stato reale dei rapporti franco-tedeschi e sulle intenzioni dell’Unione Europea in materia economica. La Merkel ha detto : no. Si è rifiutata di incontrarlo. “la Germania sostiene Sarkozy con il quale il governo tedesco ha un ottimo rapporto. Chi è contro Sarkjozy è contro la Germania”. Uno splendido autogoal. Hollande ha ringraziato ed essendo i francesi molto nazionalisti, e avendo alle spalle almeno tre guerre sanguinosissime contro i tedeschi negli ultimi 150 anni, l’ha usato come argomentazione pubblica. La Merkel prima ha negato, poi è stata costretta ad ammettere che aveva detto quello perché Hollande ha inviato il nastro registrato della conversazione telefonica al settimanale Der Spiegel. L’agenzia Ansa, in Italia ha diffuso la notizia nel seguente modo:
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto sapere di non voler incontrare il candidato socialista alle presidenziali francesi, Francois Hollande: lo ha detto questa mattina Martine Aubry, segretario del Partito socialista, alla tv i-Tele. Hollande ''aveva chiesto per cortesia un appuntamento con la signora Merkel - ha detto la Aubry -. Lei ha risposto che non voleva''. Secondo Der Spiegel, diversi leader conservatori europei si sono messi d'accordo per boicottare il candidato socialista.
Il candidato socialista, in una intervista radiofonica ha detto questa mattina “che i leader conservatori europei che rappresentano le istanze dell’estrema destra e della reazione che vuole spingere al medioevo, come Mario Monti e David Cameron, stanno investendo molto tempo e risorse per boicottare i socialisti francesi e per azzittire la voce di chi, dal cuore della Francia, vuole combattere per un’Europa diversa. Più unita e forte. Soprattutto meno degradata. Noi siamo contro la censura. Per questo fatto, a noi, ci censurano. E’ un paradosso che è un segno e segnale dei tempi”.
La sue parole, in Italia, non sono state diffuse da nessun media nazionale.
Buona settimana a tutti.


sabato 3 marzo 2012

Lunedì 5 marzo in parlamento cambiano la Costituzione: lo sapevate?


di Sergio Di Cori Modigliani


Ringrazio un mio lettore di cui ignoro il nome, perchè si firma anonimo, che in un suo commento scrive “Bisogna sapere anche cosa si vuole. Bisogna sapere anche chi sta con te in questo volere. Ci si puo' anche scontrare sulle varie teorie della crisi ma poi se non si sa dove si va e cosa si vuole tutto diventa fuorviante. Uno puo' gridare all'unita', essere contro la guerra dei poveri ma il problema e' la guerra dei giusti e cosa e' giusto e come renderlo e portarlo all' altro e' l'unica strada percorribile. Forse una lettura come questa aiuta. Non lo so.Tony Judt e' morto. Non rispondera' piu' ma fa delle domande ma su una delle sue affermazioni io sono d'accordo. "La scelta non sara' piu' tra stato e mercato ma tra due tipi di stato. Un nuovo modo di concepire il governare ormai incombe. Se non siamo capaci noi di trovarlo ed attuarlo altri lo faranno."
E poi aggiunge un link di riferimento che riporta ad uno degli ultimi articoli scritti da Tony Judt, un eccellente studioso e accademico britannico, sulla pagina dei libri, nell’inserto della domenica del New York Times. Esperto in Storia delle idée in Europa e autore di un celebre e acclamato testo (“Storia d’Europa dal 1945 a oggi” pubblicato nel 2005 da Mondadori) Tony Judt è stato colpito all’età di 60 anni dallo sla, una perniciosa e maledetta malattia che lo ha ucciso nel brevissimo spazio di 18 mesi. E’ scomparso, infatti, nel 2010 all’età di 62 anni. Approfitto dell’occasione per suggerire ai miei lettori due suoi libri di eccezionale rilevanza che sono stati pubblicati di recente in Italia (e ahimè –toh, guarda caso- passati sotto silenzio), uno è il famosissimo “Guasto è il mondo” pubblicato nel 2011 dall’editore Laterza di Bari (l’ultimo libro di Judt, dettato alla sua segretaria dato che era paralizzato dal collo in giù); l’altro, invece –sempre per Laterza- pubblicato due mesi fa “Lo chalet della memoria”, la sua autobiografia. Un libro, questo, davvero importante per il contributo critico che offer alla comprensione del  nuovo, tragico, assetto sociale nel quale viviamo, ma che allo stesso tempo ci comunica anche l’autenticità della sua sofferente esperienza esistenziale come malato di sla. Dice nel suo libro  Il vantaggio della mia professione sta nel fatto di possedere una storia nella quale inserire esempi, particolari, illustrazioni. Come storico del dopoguerra che si scruta in silenzio per richiamare alla memoria i particolari della sua vita vissuta, ho il vantaggio di una narrazione che congiunge e abbellisce reminiscenze altrimenti isolate. Per essere franco, cio che mi distingue da molti altri che – come rivela la mia recente corrispondenza – hanno ricordi analoghi, è che io posso farne uso in tanti modi diversi. Già solo per questo mi considero un uomo molto fortunato. Considerare fortunato un uomo sano con una famiglia giovane, colpito a sessant’anni da una malattia degenerativa incurabile che lo porterà presto alla morte, può sembrare il massimo del cattivo gusto. Ma la fortuna bacia in più di un modo. Per essere sopraffatto da una disfunzione dei neuroni motori di sicuro bisogna avere offeso gli dei in qualche momento, e non c’è molto altro da aggiungere. Ma se si deve soffrire così, meglio avere una testa ben fornita: piena di frammenti riciclabili e multiuso di ricordi utili e facilmente disponibili a una mente incline all’analisi. L’unica cosa che mancava era un contenitore in cui riporli. Che io sia stato abbastanza fortunato da trovare anche questo fra i sedimenti di una vita intera mi sembra che si avvicini alla buona sorte. Mi auguro di averne fatto buon uso.
Le tesi sostenute da Judt sono considerate oggi, nell’ambito della cultura anglosassone, il più lucido e avanzato contributo fornito negli ultimi 20 anni dal pensiero liberale progressista e radicale. L’aspetto davvero interessante della sua posizione consiste nell’aver salato a piè pari quella inutile pastoia bizantina nella quale è andata a impantanarsi tragicamente la socialdemocrazia e la sinistra democratica europea, perché Judt ha preso atto delle trasformazioni che si sono verificate e si è sempre dichiarato preoccupato all’idea di “quale eredità lasciare ai nostri figli”.  Una sua celebre argomentazione è ormai diventata una icona proverbiale nell’ambito del dibattito politico sia in Gran Bretagna che in Usa. Ed è la seguente: “Negli anni’70, cioè prima che i trentenni di oggi fossero nati, la sola idea di considerare il danaro come fine e pensare che essere ricchi fosse un obiettivo positivo nell’esistenza faceva ridere; non soltanto era considerato ridicolo dai liberali ma dagli stessi difensori del capitalismo. Nel 1978 un solido conservatore di vent’anni dovendo scegliere tra un lavoro interessante in un ambiente stimolante, con una paga molto bassa, e un lavoro qualunque pagato molto molto bene avrebbe senz’altro scelto la prima soluzione.  Oggi, 2010 gli studenti che frequentano l’università (quindi parlo già di individui con un minimo di strumenti culturali) pensano soltanto, soprattutto ed esclusivamente a un lavoro ben remunerato: è una differenza epocale……come facciamo a comunicare con una generazione cresciuta nel mito della ricchezza materiale e indifferente a tutto il resto? C’è un unico modo: ricordare loro (e prima di tutto a se stessi) che non è sempre stato così, che ci sono stati momenti della Storia diversi. Pensare economisticamente come abbiamo fatto negli ultimi 30 anni, è disumano. Nel senso che non è intrinseco alla natura dell’essere umano. C’è stato un tempo in cui le priorità della nostra esistenza erano diverse. I ricchi, i privilegiati, le banche, le multinazionali potenti sono esistiti da sempre. Ma le persone investivano le proprie energie nei propri sogni, nelle proprie ambizioni….oggi è diverso….la statistica, purtroppo, ci annuncia che in Inghilterra (la nazione nel mondo occidentale con la più alta percentuale di poveri, del 4% superiore a quella dell’Argentina, il che è tutto dire) i poveri rimarranno poveri, e i figli dei poveri sanno che saranno poveri anche loro. Ancora nel 1980, a Londra, un ventenne povero poteva aspirare a una vita bella. Oggi no. Dobbiamo quindi ricordare ai giovani che è possibile un mondo diverso da quello proposto dagli attuali governi. L’alternativa la si vede quando e se si comincia a sottrarre se stessi al costante bombardamento dell’ossessivo pensiero economicistico: serve soltanto a chi non è povero….”.
Tony Judt ci spiega che il “vero e utile” dibattito oggi, da proporre ai giovani, consiste nel capire che esistono 2 forme di stato: 1). La forma proposta dagli attuali governi che vogliono convincere intere popolazioni che o loro o il baratro; 2) Un’altra forma di interpretare il ruolo dello stato, dove l’economia ha un ruolo subalterno, soggetta agli interessi umani ed esistenziali degli individui. Còmpito degli intellettuali, dei pensatori, delle avanguardie politiche, consiste nel riformulare una idea alternative dello Stato sottraendosi al “pensiero ossessivo economicistico”.

Tutto ciò per introdurre le nostre mestizie nazionali e annunciare la notizia del giorno.
Anzi, ancora meglio: nell’annunciare la più importante notizia nella recente Storia d’Italia, tenuta quasi in clandestinità dall’intera classe politica, che si manifesterà alla Camera dei deputati il prossimo lunedì 5 marzo 2012.
In quella data, cioè dopodomani, verrà modificato l’articolo 81 della costituzione introducendovi il concetto di “pareggio di bilancio”. In tal modo, qualunque tipo di decisione presa dal governo in materia economica non avrà più neppure bisogno di verifica parlamentare e/o approvazione, perché sarà sufficiente far approvare un decreto legge dopo l’altro appellandosi alla Costituzione. In tal modo, si autorizza la costituzione a consentire la totale dismissione del settore pubblico (comprese le 2.500 tonnellate d’oro della nostra riserva strategica). Così facendo si annulla la volontà espressa dagli elettori nel referendum del giugno 2011. Verrà modificato, al pomeriggio, anche l’articolo 138 della Costituzione relativo all’azione referendaria in modo tale da garantire al governo uno strumento legale che consentirà di non indire più referendum.
In tal modo, “ufficialmente” l’Italia non risulta più, a tutti gli effetti, una nazione democratica e sovrana. Il governo, infatti, si troverà nella condizione di poter operare senza chiedere né l’appoggio né l’opinione dei cittadini, ascrivendo a sé il principio di “rispetto della norma costituzionale che prevede l’attuazione del pareggio di bilancio”. Faccio un esempio chiaro: il Ministro del Tesoro è ufficialmente responsabile dell’oro italiano; ne risponde al ministro delle finanze; entrambi, a loro volta, rispondono al presidente del consiglio, il quale per qualunque controversia si deve rivolgere alla Corte Costituzionale essendo l’oro nei nostri caveaux “riserva strategica”.
Poiché con cecità criminale, il PD PDL UDC API e FLI hanno consentito a Mario Monti di auto-delegarsi tutte le funzioni, (lui è presidente del consiglio, Ministro del tesoro e Ministro delle Finanze) dal prossimo martedì, nel nome del rispetto della nuova norma costituzionale che il parlamento varerà (il cosiddetto “fiscal compact”) per la prima volta nella Storia d’Italia (durante il fascismo, almeno formalmente,  il Duce doveva rispondere a Sua Maestà il re) un’unica persona avrà la possibilità di poter prendere qualunque decisione in ambito economico e di investimento: risponderà soltanto a se stesso. Perché se bisogna vendere 5.000 tonnellate d’oro, il tesoro lo deve comunicare alle finanze che devono comunicarlo al presidente del consiglio che lo deve comunicare alla corte costituzionale (in questo caso tutto nelle mani di un’unica persona).
Questa è la ragione per cui in tutte le coalizioni di governo dal 1962 fino al 2011, presidenza del consiglio, tesoro, finanze ed economia sono state attribuite a persone politicamente non contigue: quando la DC aveva il tesoro, i socialisti beccavano le finanze e così via dicendo. E quando ci furono dei problemi ci si è rivolti alla Corte Costituzionale che doveva far applicare la Costituzione.
Dal prossimo martedì, grazie alla modificazione dell’art. 81, il governo non dovrà più rispondere a nessuno se non alla Corte Costituzionale che –legalmente e ufficialmente- chiederà solo e soltanto “che cosa state facendo per ottenere il pareggio di bilancio previsto dalla nuova costituzione?” e il governo risponderà: “taglio qui, taglio lì, vendo qui, vendo lì, tasso qui, tasso lì” e lì finisce.
Tutte le formazioni politiche italiane hanno INTENZIONALMENTE sottratto ai propri iscritti, simpatizzanti, aderenti, votanti, la possibilità di almeno dibattere sulla questione ed essere informati sulla vicenda. PD PDL UDC API e FLI e radicali hanno già detto voteranno a favore. Idv ha detto “no comment” (???) riservandosi il diritto di decidere all’ultima ora e la Lega Nord ha detto che ci pensano nel week end.
C’è un’unica formazione politica che ha denunciato il fatto spiegando di che si tratta.
E’ il movimento cinque stelle di Beppe Grillo.
E’ l’unica organizzazione politica italiana che ha diramato un comunicato ufficiale firmato dal suo leader, inviato a tutte le agenzie di stampa, giornali, tivvù, radio e bloggers indipendenti.
Nessuno lo ha diffuso.
Lo faccio qui di seguito su questo blog per una questione di principio.
Poi ciascuno è libero di pensare ciò che vuole.

Roma 2 marzo 2012: L'ATTACCO FINALE
Nel silenzio generale sta per consumarsi un golpe contro la nostra Costituzione. Lunedi 5 marzo in Parlamento infatti riprende la discussione per arrivare alla seconda votazione sulla modifica dell'art. 81 della Costituzione, al fine di inserirvi il "pareggio di bilancio" come richiesto dalla Comunità Europea attraverso il trattato sul "Fiscal Compact".

Inserire il pareggio di bilancio in Costituzione significa fornire una base di legittimità costituzionale alle politiche liberiste per rendere permanenti le misure di austerità, imposte dai governi 'tecnici' in Italia e in Grecia. Significa sostanzialmente blindare la dismissione definitiva del settore pubblico e dello stato sociale, già rifiutata dai cittadini con il referendum di giugno 2011.

In Parlamento, i partiti che appoggiano il governo Monti, PD, PDL, UDC sono a favore e probabilmente anche l'IDV. La Lega non si sa. Se alla Camera ed al Senato vi sarà un voto favorevole con una maggioranza di due terzi, non sarà poi possibile indire il referendum costituzionale secondo quanto prevede l'art. 138 della Costituzione, che è senza quorum e che probabilmente, dopo la vittoria del referendum sull'acqua, vedrebbe una netta bocciatura di questa modifica costituzionale da parte dei cittadini. 

E' necessario quindi scongiurare l'ipotesi che i cittadini non possano essere consultati con il referendum per verificare se veramente vogliono questo cambiamento radicale del ruolo dello Stato in Italia.
firmato: Beppe Grillo.
Questa decisione rientra nel quadro operativo delle decisioni europee. 25 nazioni su 27 hanno accettato in Europa. Cambieranno tutti la propria costituzione entro venti giorni. Si sono rifiutate la Gran Bretagna e la Repubblica Ceka (new entry all’ultimo momento, con l’aggiunta di frase del primo ministro: “abbiamo già dato con il comunismo, avevamo promesso alla nazione mai più rinunciare alla nostra sovranità. Rispetteremo questo mandato”)..
In Francia, il candidato Hollande ha già fatto sapere che –nel caso venga eletto- convocherà immediatamente il parlamento per chiederne l’abolizione indicendo un referendum nazionale abrogativo, il che apre scenari insospettabili.
In Italia non c’è stato neppure il dibattito.
Quindi, le giovani generazioni non sono informate di ciò che accadrà.
Ritorniamo, quindi, ai “due Stati” che lo storico britannico Tony Judt indicava come nuovo scenario nella società post-moderna europea.
Dal prossimo martedì, ciascuno si assume le proprie responsabilità e dovrà schierarsi.
Ci saranno, in Europa, “ufficialmente” governi e stati che potranno decidere in materia economica leggi, tassazioni, acquisti e vendite, semplicemente facendo applicare il nuovo dispositivo costituzionale.
Nascerà, pertanto, una nuova opposizione.
Chiunque non si identifichi con questo dispositivo, diventerà una forza politica antagonista.
E avrà il còmpito di spiegare, diffondere, divulgare la possibilità di “pensare” a un diverso tipo di Stato, a una diversa forma di governo, laddove non sia più il mercato a dettare le leggi bensì le Leggi a gestire il mercato.
Sarà necessario smettere di parlare di economia e ritornare a parlare di politica, di esistenza.
Parlando di spread, di indici di borsa, e di tecnicismi economicistici, sono riusciti ad avere il via libera per alterare i principii democratici della Costituzione per fondare i quali le generazioni precedenti alla nostra si erano battuti.
Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Ugo la Malfa, Giovanni Spadolini, Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Giuseppe Saragat, (tanto per citarne alcuni) si rivoltoleranno nella tomba.

Il dibattito, quindi, cambierà.
Con un colpo di spugna, lunedì 5 marzo 2012 ci rubano la Costituzione.
Dopo aver letto questo post –e dopo aver controllato e verificato le informazioni- chiunque non potrà più dire di non sapere.
Nessuno poteva, nessuno poteva non sapere. Così cantava Alessandro Haber.
L’importante è saperlo.
Dopodichè bisognerà cominciare a confrontarsi sulle necessarie immediate forme di nuova aggregazione per cominciare a veicolare una nuova forma potenziale di Stato, alternativo a questo, non a caso nato, cresciuto e pasciuto nell’Italia voluta da Silvio Berlusconi che ha completamente squalificato il parlamento e le istituzioni, consentendo una deriva che ha finito per regalare la nostra bella Italia al miglior offerente.
Per chi è giovane e per coloro che non lo sono più ma ci tengono ai propri figli, nipoti e alle generazioni che verranno, si apre una necessaria strada di ricerca e inventività perché dobbiamo offrire un’alternativa plausibile.
L’idea di Stato offerta da Monti e dai partiti che lo appoggiano è una idea che appartiene a un mondo medioevale e che si basa sull’idea di nazione monotematica, monocratica, oligarchica, che spingerà i disagiati, i poveri e i ceti esclusi dalla ricchezza produttiva sociale a pensarsi senza futuro e a vedere in coloro che governano una elite superiore destinata a essere eterna.
Non lo sono.
Sono semplicemente dei ragionieri burocrati, asserviti a un’idea dello Stato che viene presentata come disumana, perché ineluttabile.
Noi sappiamo, invece, che tutto si può cambiare, se esiste una volontà e non esistono sistemi eterni. E’ caratteristica di ogni dittatura voler far credere “o noi o il baratro”.
La Verità Storica, invece, è un’altra: o Loro o Qualcosa d’altro.
Dobbiamo rimboccarci le mani, quindi per costruire uno Stato che sia “qualcosa d’altro”, un ente super partes non più assistenziale ma essenziale ed esistenziale, non più autoritario ma autorevole. Soprattutto basato sull’idea che la Politica è esercizio dell’amministrazione della Cosa Pubblica e non filiale di interessi privati.

Buon week end a tutti

venerdì 2 marzo 2012

Grandioso successo in Usa della giornata di protesta indetta da "occupy wall street" per il 1 marzo. In Italia neppure è stata data la notizia.

di Sergio Di Cori Modigliani


Non c’è da stupirsi che I media italiani –e la stragrande maggioranza dei media europei- abbiano scelto di cancellare le notizie riguardanti il movimento “occupy wall street”.
In Francia, le notizie ancora arrivano e vengono diffuse soltanto grazie al fatto che oltr’alpe sono nel pieno della competizione elettorale e i sostenitori socialisti usano le immagini e le notizie in funzione anti-Sarkozy.
Anche in Germania le notizie cominciano a diffondersi, grazie alla diffusione sempre maggiore che i media locali cominciano a dedicare alla preannunciata campagna di primavera. E i verdi tedeschi e l’opposizione intellettuale comincia a farsi sentire in un crescendo di confronti, dibattiti, discussioni contro l’idea europea del triumvirato Monti/Sarkozy/Merkel. Tant’è vero che Frankfurter Allgemeine Zeitung (un ottimo e celebre quotidiano tedesco, usando la terminologia italiana diciamo moderati democratici) ha iniziato la pubblicazione di articoli, idee e visioni di economisti, pensatori, intellettuali, che stanno cercando di spiegare l’attuale fase che l’Europa sta attraversando.
L’articolo apparso in Germania in data 5 dicembre 2011 a firma Michael Hudson, ripubblicato su tutti i media sia inglesi che statunitensi con il titolo “Has the link been broken?” (è stato spezzato il collegamento?) ha ormai aperto uno squarcio all’interno del quale si stanno, poco a poco –e in maniera sempre più vasta- inserendo tutte le componenti politiche ed intellettuali europee il cui intento dichiarato è fare chiarezza, spiegare con parole semplici e chiare alla gente ciò che sta accadendo.
Ma soprattutto spiegare dove stiamo andando a parare.
Il prof. Hudson è un economista della scuola post-keynesiana dell’università del Missouri (era uno dei quattro relatori invitati al convegno di Rimini organizzato la settimana scorsa da Paolo Barnard, evento censurato dall’intera truppa mediatica nazionale) il quale, insieme ad un gruppo di altri 400 docenti universitari statunitensi (“ci sono professori e professori” come lui stesso ha tenuto a precisare, per distanziare se stesso e i suoi colleghi da Mario Monti e i bocconiani, in Usa definiti “i nipotini di Goebbels” –questo tanto per chiarire come stanno le cose visto che in Italia i media hanno presentato il viaggio di Monti in Usa come un trionfo, mentre invece, dal punto di vista del rispetto democratico è stato una catastrofe tragica; l’Italia è ormai considerata una nazione che si è chiamata fuori dalla democrazia, espoliata da una oligarchia nazionale medioevale e autoritaria- e il prof. Hudson, il prof. Black, Stephanie Kelton, Nouriel Roubini, Paul Krugman, Joseph Stieglitz, Christina Rohmer, Joshua Seymour e diverse altre centinaia di studiosi, cominciano ad essere ascoltati, dibattuti.
Ma soprattutto si comincia a diffondere il loro pensiero e le loro idee, basato sull’elementare e pragmatico concetto americano “it will fail because it doesn’t work: that’s it” (“porterà al fallimento perché non funziona: tutto qui”) completamente scevro da qualsivoglia implicazione ideologica e connotazione di destra o di sinistra, conservatrice o progressista. L’idea del mondo imposta dalle oligarchie economiche planetarie, di cui Mario Monti ne è uno dei devoti ragionieri esecutori, è sbagliata: tutto qui.
Non funziona. Non serve a nulla.
Ma soprattutto non serve a nessuno. Neppure a loro stessi.
Una volta realizzato il loro piano economico suicida, ritrovandosi con una contrazione del consumo interno spaventoso, daranno il via (sostengono Hudson e Black) a una gigantesca manovra speculativa finanziaria basata sul fatto di negoziare derivati e crediti inesigibili tra di loro, finchè, inevitabilmente la bolla scoppierà. E il sistema affonderà.
“L’aspetto più paradossale e surreale dell’intero stato mondiale dell’economia” ha detto l’economista Stephanie Kelton alla radio americana (network di circa 5.000 radio diffuse in tutti i 50 stati dell’unione)  “consiste nel fatto che noi ci stiamo dannando per spiegare ai detentori del potere e ai controllori terrestri della ricchezza che le loro manovre e idee sono contro-producenti per loro, perché una volta che l’intero sistema sarà esploso, a spasso a Central Park, insieme a tutti noi, ci saranno anche loro. Magari con una pelliccia di zibellino e qualche anello di diamanti che sono riusciti a salvare. Ma pur sempre a spasso: perché avranno perso tutto, ma davvero tutto, non avranno neppure una casa dove andare a dormire”.
Forse ci voleva una femmina, con una bella faccia, una bella voce (oltre che, va da sé, soprattutto con una squisita intelligenza applicata a un’ottima didattica derivata da competenza tecnica accertata) per sconvolgere le menti annebbiate di quella middle class americana depauperata da coloro che sostengono di volerla salvare.
Tutto ciò mentre l’Italia dorme cullata dalle ninne nanne piddine.
Si spiega così l’incredibile successo delle manifestazioni in tutti gli Usa in data 1 marzo 2012 (ieri, soltanto ieri, mica dieci anni fa) di cui neppure una minima menzione è stata diffusa in Italia, Germania, Spagna, Irlanda.
Come avevano promesso e programmato, annunciato e pianificato, il movimento “occupy wall street”, a differenza dell’Italia narcisista dove i cosiddetti “movimentisti” si capisce ancora aspirano ad un posto a tavola da Ballarò o da Gad Lerner, un pezzullo su Il Fatto quotidiano e magari un editoriale colto in terza pagina su la Repubblica (per poter dire a se stessi “io esisto”) in Usa hanno portato a fondo la prima giornata di protesta collettiva contro i centri simbolici del potere oligarchico finanziario.
Naturalmente con diversi arresti, circa 500 interventi –in alcuni casi anche brutali- della polizia locale, ma con la sorprendente partecipazione di un ceto sociale produttivo che comincia a mordere il freno e si rende conto della totale suicida inutilità di tutto ciò che stanno combinando i nostri governanti, da Obama alla Merkel, da Monti a Cameron.
Tre importanti istituti finanziari americani (Citibank, Bank of America  e Merryl Lynch) hanno dovuto chiudere agenzie e sportelli in 24 stati dell’unione perché invasi da gruppi spontanei di persone vestite bene, che non inalberavano neppure un cartello, che distribuivano volantini, che si sono piazzate davanti alle casse impedendone il funzionamento, senza violare alcuna legge. Come dice il comunicato stampa diffuso dal movimento (in Francia e Inghilterra è stato diffuso)
Occupy wall street informationss to the world on March 1st 2012: As an overview, the actions today varied from sit-ins and pickets to street theater and banner drops. There were many creative actions including a foreclosure on Citibank, a “Corporate Debutant Ball” in Salt Lake City, teach-ins in Norman, OK and Naples, FL, actions targeting Pfizer, the Koch Brothers and Bank of America in New York, and a delicious Ice Cream Bloc in Oakland. Three distribution centers of Wal-Mart were shut down in a coordinated southern California action, as well as the World Corporate Headquarters of Pfizer in Connecticut. Further ALEC corporations targeted included Monsanto in Washington D.C., AT&T in Kansas City, MO and Atlanta, an action at the BP trial in New Orleans, Bank of America in Charlotte, PNM in Alburqurque, Altria in Richmond, and Peabody Coal in St. Louis. Dozens of other cities took action as part of F29 including Denver, Minneapolis, Louisville, Winston-Salem, and many others. We are proud to say the tone of the actions today remained jubilant and focused even in the face of police repression.
Mentre da noi si discute se Nichi Vendola dovrebbe o non dovrebbe chiedere scusa a Walter Veltroni (sigh doppio sigh triplo sigh) in giro per il mondo c’è che si organizza e pubblicamente si manifesta rendendosi visibile perchè ha deciso e scelto di prendere in pugno il destino della propria esistenza. Data la narcolessia nazionale, la cui gestione è stata affidata con diabolico acume strategico ai funzionari del PD, da noi non viene diffuso un bel nulla. Come se non esistesse, partendo dall’applicazione del principio italiota per cui “se non si vede alla tivvù, la rete non ne parla e non c’è il video da Santoro o Floris, allora vuol dire che non esiste”.
I media statunitensi hanno ricevuto (e l’hanno applicato) l’ordine di non fare da cassa di risonanza. Quindi, censura totale. Non si sono resi conto che l’America sta uscendo da quella che il loro geniale sociologo Cristopher Lasch trent’anni fa aveva identificato come “L’età del narcisismo” ovverossia una pulsione di massa tale per cui l’obiettivo collettivo diventa la visibilità sui media, a qualunque costo, rendendo irrilevante l’argomentazione da sostenere.
Macchè.
Anzi. Stanno facendo il contrario.
Preferiscono che non se ne parli tanto. E’ passata la consegna di non farsi intervistare, non rilasciare dichiarazioni, ma comunicare gli eventi e i fatti con nomi, luoghi, date, orari, per poi connettersi e collegarsi con le singole realtà locali ad personam. L’obiettivo è la costruzione di un tessuto connettivo che sia immune dalla rete del web dove ormai il potere ha gioco facile nel controllare, manipolare, promuovere se stesso.
E’ un “web esistenziale” che va a coprire il posto lasciato scoperto dalla caduta impietosa degli ammortizzatori socio-psico-economici.
Proprio loro che hanno costruito, inventato e imposto al mondo la realtà virtuale, hanno capito che per cambiare il mondo, vivaddio, è necessario ritornare al mondo reale.
Quindi: aggregarsi, incontrarsi, confrontarsi. Meglio un’accesa discussione antagonista con esseri umani veri piuttosto che salamelecchi e abbracci con esseri virtuali.
In Italia siamo ancora nella fase di costruire insieme una pagina su facebook di protesta cosmica per raccattare un numero sufficiente di mi piace e così avere un po’ di pubblicità per raccattare qualche euro, nel nome di un principio che rimane virtuale.
Bisogna invece ritornare al reale.
Perché la discriminante oggi è tra la finanza speculativa (quindi carta straccia che opera e vive e prospera nel “virtuale”) e l’economia produttiva (quindi lavoro e mercato che opera vive e prospera nel “reale”).
Se non ritorniamo nella realtà, e non superiamo la dipendenza dal virtuale, come possiamo aspirare a un radicale cambiamento della nostra esistenza?


giovedì 1 marzo 2012

L'Esistenza ci porta via un altro artista: Lucio Dalla stroncato da un maledetto infarto

di Sergio Di Cori Modigliani


Help!
Un altro artista se n’è andato. E noi italiani, da oggi, siamo un pezzetto più soli.
Un tragico omicidio, anche se la razionalità ci impone di dover ricordare che si è trattato di infarto secco. Quindi, la mannaia è biologica e non umana.
Non ha importanza.
“Quando muore un artista che ha attinto ai bacini di Dioniso, si tratta sempre di omicidio, addirittura preterintenzionale. E’ il Nulla che irrompe e ci ricorda il Senso dell’esistenza, affermando e compiendo la Legge dell’eterno ritorno. Quando muore un artista è sempre un assassinio, perché è il Nulla che uccide la Poesia in noi”.
Così la vedeva Friedrich Nietzsche, e io la penso come lui.
Denunciamo quindi la cattiveria dell’esistenza, per averci sottratto un dolce poeta, in un momento in cui l’Italia ha bisogno più che mai di artisti spaesati.
Un disgraziato delitto, che va punito.
Ricordare le parole e la musica dei suoi pezzi è un buon modo per partecipare alla punizione dei colpevoli invisibili che rendono l’esistenza così impalpabile e dinanzi alla morte sempre difficile, per non dire impossibile, da accettare.
La notizia l'ho appresa camminando per strada, ascoltando il commento tra due amiche di una certa età, davanti all’edicola. Due signore vestite bene, inappuntabili, quasi severe. Forse delle presidi, mi ero detto. E una delle due, ad un tratto, si è messa a piangere e ha detto all’altra una frase completamente stupida e priva di senso che io però trovo intelligentissima e geniale, e qui la sottoscrivo:”ma proprio lui? Uno così? Non poteva crepare d’infarto uno di quegli altri?”.
E’ una frase insensata, me ne rendo conto. A me appare piena di Senso, invece.
Un artista di meno è una grave perdita, ne siamo così bisognosi.
Lucio Dalla ha davvero rappresentato un pezzo della storia nazionale, e lo ha fatto a modo suo, con quella sua aria piratesca e un coraggio particolare che gli ha consentito di essere originale e di inventare un genere che non è mai diventato moda: era semplicemente il suo personale e insostituibile modo di cantare. Arrivò un giorno a Napoli, lui che si sentiva lontano un miglio che era emiliano, e riuscì a commuovere e sedurre il difficile pubblico napoletano con un “te vojo bene assaie” in salsa bolognese che ancora se lo ricordano.
Una volta, qualche anno fa, in aereo, nel lungo volo da Milano a Los Angeles, accanto a me, avevo come compagno di viaggio uno sconosciuto che un mattino si era svegliato, aveva piantato tutto e aveva deciso di emigrare in Usa. Mi raccontò della sua scelta. Gli chiesi come mai. Faceva l’impiegato al comune, non aveva studiato molto. Ma una volta –mi raccontò- aveva ascoltato la canzone di Lucio Dalla “ma come fanno i marinai” e da quel momento, come un pungolo, quel sound aveva cominciato a martellargli le tempie. “E’ stato Lucio Dalla a convincermi, con quella canzone” mi disse quel giovane uomo.
Lo trovai normale.
Lo capisco.
A questo servono gli artisti.
In memoriam


Ennesimo suicidio annunciato della sinistra democratica: il trionfo dei pubblicitari a scàpito degli oppositori politici alla corruttela.



di Sergio Di Cori Modigliani


Per il vocabolario Treccani “omertà è quella solidarietà che, dettata da interessi pratici o di consorteria o di appartenenza a uno specifico gruppo definito (oppure imposta da timore di rappresaglie), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze nei confronti di una determinata persona o situazione”.


Non ci vuole un genio della comunicazione per comprendere che questa definizione è la sintesi del comportamento medio, di massa, del popolo italiano.
Così come non ci vuole un genio dell’analisi della politica italiana per sapere che “l’omertà” rappresenta il cancro della spina dorsale del paese: il collante di tutte le mafie, da quella autentica siciliana a tutte le altre che ne derivano come mentalità, letteralmente e metaforicamente parlando.
La sinistra italiana non ne è immune, se non altro per il fatto che rappresenta, almeno, la metà del paese. Se la sinistra fosse stata immune, quella metà sarebbe stata annientata, uccisa, incarcerata, perseguitata; oppure, una volta al potere, avrebbe cancellato “l’omertà” dal vocabolario psico-biologico della nostra razza italiana, denunciando e facendo arrestare i propri corrotti, i propri ladri, i propri furbi. E invece non lo ha fatto.
Laddove, in Italia, ha vinto le elezioni, ha preso e gestito il potere esercitandolo nello stesso modo in cui l’avrebbe fatto la destra.
Esistono soltanto due persone  in tutta la Repubblica Italiana che sono convinte (se non altro sulla base delle loro dichiarazioni pubbliche) che la sinistra sia immune: Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi, dato che –entrambi- insistono nel sostenere che “non esiste, non è mai esistita nessuna questione morale che riguardi anche marginalmente il PD”.
Oltre ad essere una clamorosa menzogna, è la modalità più facile per suicidare la sinistra.
La sinistra democratica italiana è un po’ come la Chiesa: arriva sempre in ritardo.
Ha perdonato Galileo Galilei 400 anni dopo. Si è ricordata –come istituzione ufficiale- che anche le donne avevano un’anima, dopo 1500 anni; e per farla più recente, ha preso atto che esisteva un problema di accanimento pedòfilo da parte di certi prelati quando le cause e le denunce hanno raggiunto un livello talmente alto e diffuso in tutto il mondo occidentale da non poter più essere nascosti o sottaciuti. Non è ancora arrivata al punto di “scomunicare” chi vende armi (come richiesto da alcuni nobili cardinali, per questo silenziati e isolati) dato che lo Ior risulta il maggior azionista della Beretta spa e la Pax Bank di Francoforte è la banca d’affari che gestisce ufficialmente la vendita di armi d’assalto che Italia, Germania, Francia e Belgio realizzano ogni anno riempiendo il continente africano di mitragliatrici, bombe, morti, distruzione.
Per poi andare a costruire ospedali da campo e fare la carità.
La sinistra italiana opera in maniera analoga.
Venti giorni fa  ha scoperto “ufficialmente” che “in Italia, bisogna ammettere, esiste un problema generalizzato di corruzione” (Rosy Bindi, 10 febbraio 2012). Intuizione geniale.
Sorretti dall’illuminante dichiarazione della loro acuta e lungimirante presidente, si sono rimboccati le maniche, si sono seduti intorno a un tavolino e si devono essere chiesti: “che facciamo?”.
Tra le diverse possibilità che avevano a disposizione hanno scelto la peggiore in assoluto. Avrei preferito che avessero seguitato a far finta di niente; perché così, almeno, sarebbero esplosi travolti da una triste ma gigantesca risata generale e nazionale. Invece no.
Hanno scelto la consueta strada berlusconiana: 1) ricerca del consenso a tutto spiano; 2) evitare un confronto e un dibattito politico e investire le risorse nell’ affidamento del problema a consulenti della pubblicità perché tirino fuori slogan e parole d’ordine che colpiscano l’immaginario e facciano dimenticare i contenuti, presentando il tutto perseguendo “la comunicazione” e non il Senso; 3) privilegio della politica di comunicazione a scapito della politica dei contenuti in modo tale da evitare che ci sia il rischio di parlare e/o affrontare (con nomi e cognomi) le realtà vere, ovverossia i luoghi della corruzione, i centri, i nomi delle società, i nomi dei soci, il consociativismo, le consulenze, il clientelismo, ecc; 4) chiamare (pagandoli profumatamente) a presiedere il proprio “convegno costitutivo contro la corruzione” i 4 professionisti della comunicazione ormai identificati dal pubblico come dei santi, veri numi tutelari depositari dell’onestà, del bene comune e dell’informazione vera, garantendosi così che le loro testate provvederanno a far da cassa di risonanza, astenendosi da qualsivoglia argomentazione critica, e quindi, ripostulando –in pratica- il concetto base di omertà contro il quale vogliono convincere i gonzi di voler andare contro.
E così, oggi i professionisti della comunicazione della sinistra democratica italiana ci comunicano che sabato 3 marzo 2012 l’Italia cambierà grazie alla “crociata anti-corruzione”, con lo slogan “vogliamo un paese a corruzione zero” presentato da Giuseppe Civati e Deborah Serracchiani a nome del PD, i quali aggiungono “abbiamo chiamato soprattutto gli esponenti giovani della società civile” (ad es. Stefano Rodotà, 85 anni). Il tutto fatto a Reggio Emilia, per la precisione a Canossa. Il che consente agli impiegati della truppa mediatica asservita di presentare il convegno bubbola come “Il PD va a Canossa” come se fosse una merendina da vendere.
Puntano, infatti, sull’idea che fa presa lo slogan, la gente (cioè i potenziali elettori vittime della corruzione) incorporerà il concetto “si sono pentiti e vanno a far penitenza, che bello è così che cambia il paese” e si convincono che tutto è cambiato.
Le condizioni di base di questa meraviglia di riunione consiste nel fatto che è gestita professionalmente, ovverossia “in astratto”: non si fanno nomi e cognomi, non si può parlare della politica di Mario Monti, né di quella di Mario Draghi, non si può parlare né di economia né della Bce, non si può parlare delle banche, non si può parlare dell’accordo Unipol/Ligresti, non si può parlare di Unicredit, non si può parlare delle clientele, neppure un accenno a Penati, alle coop, alla presenza della ‘ndrangheta nelle zone rosse, all’affaire Lusi e l’amministrazione allegra della Margherita, non si possono menzionare i nomi e i luoghi dove la magistratura è intervenuta negli ultimi dodici mesi portandosi via ammanettati sindaci, amministratori, assessori eletti nel PD. La richiesta (quaranta firme) da parte di esponenti di base del partito –“cominciamo a dire nomi e cognomi e invitiamo i candidati alternativi che hanno già vinto le primarie come Marco Doria a Genova”- è stata bocciata e quei quaranta non pare che potranno intervenire: sono considerate persone non gradite.
E’ una kermesse gestita da professionisti della pubblicità.
Identica a quella organizzata in data 5 marzo del 2011 dal PDL, ad opera di Angiolino Alfano e Giulio Tremonti, (eravamo allora nel pieno di Ruby & le sue amiche) per convincere i propri elettori che il PDL era una meraviglia di trasparenza.
La differenza è che, allora –cioè 12 mesi fa- c’erano professionisti della comunicazione che si stavano costruendo delle carriere attaccando quotidianamente Berlusconi & Co. e impietosamente smascherarono la falsità di quel convegno, divertendoci con i loro articoli in cui spiattellavano nomi, aziende, luoghi, cricche, acciorpamenti
Oggi, le stesse identiche persone, saranno, invece, dalla parte dei relatori: il loro compito consiste nello spiegare al paese che Mario Monti è una meraviglia, il PD è il punto di riferimento dell’opposizione reale, e che la corruzione va fermata: va da sé in quanto espressione che si manifesta soltanto in partiti diversi dal PD. Non verrà fornito né un nome, né una circostanza né una situazione.

Ci hanno preso, come al solito, per un branco di idioti.
A conclusione ripropongo la definizione iniziale: ciascuno ne tragga le considerazioni che ritiene più lecite e idonee.

Per il vocabolario Treccani “omertà è quella solidarietà che, dettata da interessi pratici o di consorteria o di appartenenza a uno specifico gruppo definito (oppure imposta da timore di rappresaglie), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze nei confronti di una determinata persona o situazione”.