venerdì 13 marzo 2015

Tranquilli: essere progressisti non è ancora un reato.



Sulla comunicazione e sui fascisti.
Qualche decina di anni fa, quando uno ascoltava parlare Giorgio Almirante, era naturale pensare "è un fascista", così come era naturale pensare -quando si ascoltava Enrico Berlinguer- commentare con il proprio vicino "mi sa proprio che questo tipo è un comunista". Anche quando si leggeva sul Corriere della Sera una intervista a Giulio Andreotti, era naturale pensare "secondo me, questo è davvero un democristiano" e così via dicendo.

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