giovedì 30 ottobre 2014

"Ecco come ti cucino gli italiani". Tra cuochi di stato e fiammate sociali, la cupola mediatica strozza il paese per non diffondere informazioni reali.



di Sergio Di Cori Modigliani

Vero e falso: il sistema dell'informazione negata nel nostro paese.

Nella nostra lingua esistono diversi proverbi popolari, frasi fatte che servono a dipingere in maniera variopinta lo stato delle cose. 
Da "la matematica non è un'opinione" a "chi tardi arriva male alloggia", ce ne stanno a centinaia che potrebbero essere usati per identificare il malessere della nostra traballante nazione.
Considerando il fatto che, dopo il denaro, il cibo è diventato in Italia il valore più importante, prendiamo una metafora culinaria che ben si addice al nostro attuale status: "siamo fritti".
E' una bellissima espressione, perchè riduce l'essenza umana a quella puramente animale, e invita ad assumersi la responsabilità di essere nient'altro che dei pesci pronti a essere buttati lì in padella. Quando la si usa, lo si fa per indicare uno stato di rovina imminente.

In momenti di grave tensione sociale, quando la massa comincia a nutrire una certa consapevolezza del fatto che da "popolo" si sta trasformando in "frittura di paranza", il sistema di informazione e di comunicazione svolge un ruolo fondamentale perchè diventa l'unico megafono esistente che allerta, avvertendo quando l'olio è troppo bollente (per salvarsi la pelle e saltar giù dalla padella) e ha quindi una responsabilità totale se non spiega come stanno davvero le cose.
La differenza tra le società civili e i regimi (o dittature, che dir si voglia) consiste nel fatto che le società civili sono sempre in grado di costruire degli anticorpi efficaci, e quando la popolazione capisce e comprende che il troppo stroppia, allora interviene il sistema di informazione mediatico che guida il passaggio da una dirigenza politica all'altra perché un grosso cambiamento di passo si rende necessario. 
Pena la distruzione sociale.
Nei regimi, invece, la classe dirigente rimane abbarbicata al trono, incollata, fedele ai propri privilegi acquisiti, e non concepisce nessuna forma di cambiamento che comporterebbe la rinuncia anche a un grammo del suo potere. Per poter gestire il malumore e il malcontento popolare si serve dei media e dei sistemi di informazione a sua disposizione, la cui unica e principale funzione consiste nell'occultare lo stato delle cose.
Nel mondo globalizzato di oggi, è cosa nota, i regimi sopravvivono a se stessi grazie al fatto che forze internazionali ci lucrano sopra e li sostengono, vedi Mubarak in Egitto, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Lybia, ecc.,ecc. Quando le potenze internazionali staccano la spina perchè non è più nel loro interesse, il regime crolla come un castello di carte.
Perchè, per l'appunto, è un regime.
Le società civili, invece, costruiscono, creano, organizzano un sistema alternativo e quando la situazione arriva al culmine e tocca il picco di quella che i sociologi definiscono "la massa critica sociale del punto di implosione" allora i media locali scendono in campo e denunciano la classe politica dirigente, promuovono l'informazione di dati, sostengono e spingono per il cambiamento.
L'Italia sembra essere diventata un regime vero e proprio e non c'entra nulla né la destra né la sinistra, non riguarda né Landini né la Meloni.
Fino al giorno in cui, da qualche parte del globo, qualche americano, a cena con qualche russo, qualche cinese, qualche arabo e qualcuno che conta parecchio a Londra e Berlino, non decideranno insieme che il gioco non vale più la candela e il "regime Italia" va abbattuto.
Non lo faranno certo per amor di patria; della nostra, di patria, se ne fregano altamente.
Lo sostituiranno con un altro regime che durerà il tempo che deve durare.
Se in quel "regime" si agiteranno forze che riescono a iniettare nel popolo la consapevolezza di essere prima di ogni altra cosa "società civile", allora quella collettività avrà la possibilità di poter creare e produrre i propri anticorpi e quindi creare una propria autonoma alternativa di cambiamento. 
A questo serve l'informazione.
Ma non è facile occuparsi di informazione in un regime.

Questo è un momento molto difficile e delicato. La mia impressione e che siamo arrivati al limite. Quando uso il termine "limite" non intendo parlare della sopportazione dei cittadini che è arrivata al culmine, o dell'inaccettabile disagio dei meno abbienti, quello è fin troppo ovvio. Mi riferisco qui al pericoloso punto dove l'Italia si gioca il futuro di almeno i prossimi 50 anni. Perché le informazioni reali che arrivano da diverse e multiformi fonti attendibili, da diverse parti del mondo, indicano un insostenibile nervosismo nei confronti della nostra nazione da parte delle forze internazionali che contano. Tradotto, significa che se noi non siamo in grado di cambiare passo adesso -domani mattina è già tardi- e a costruire una nostra alternativa saranno altri. Magari con una nuova classe politica apparentemente, lì per lì, appena appena più presentabile di quella attuale, ma pur sempre, per l'appunto, apparentemente nuova. Perchè non sarà una espressione della società civile interna, bensì l'espressione di forze esterne che necessitano il ritorno dell'Italia alla sua funzionalità.
Ancora più in sintesi: o spazziamo via noi l'attuale dirigenza politica, o la spazzeranno via i loro datori di lavoro.
E se lo faranno gli altri, seguiteremo a stare come sempre.
E' necessario costruire nuove forme e modalità di comunicazione alternative alla cupola mediatica.
E' importante comprendere, in questa fase, che i gestori della comunicazione in Italia sono tutti associati tra di loro, anche quando fingono di competere, se non addirittura di opporsi l'uno all'altro.
Infatti, le notizie riguardo l'economia e lo stato delle aziende e società attive nel campo dell'informazione in Italia, si riescono ad avere rivolgendosi a fonti esterne, perchè in Italia nessuno nè comunica, nè spiega ciò che sta accadendo.
Mescolano il vero al falso (quando va bene) aggiungendo sconcerto a nebbia, impedendo l'accesso alle informazioni reali.
Un esempio semplice semplice, chiaro chiaro (quantomeno, così mi auguro).
Venti giorni fa, su tutti i giornali che si occupano di economia, nelle rubriche finanziarie dei più importanti quotidiani, in televisione, e nei primi quindici siti che on-line si occupano di finanza e che vanno per la maggiore, si parlava delle banche italiane, della loro salute, e di quello che sarebbe stato il risultato delle ispezioni europee sul nostro sistema finanziario. Tutti spiegavano che Mps, Banca Carige, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano se la sarebbero cavata molto bene. In quindici giorni di autentica (quanto improvvida) eccitazione mercatista, il titolo di Monte dei Paschi di Siena, sorretto dai media, è salito del 16%. Poi, lunedì scorso, 27 ottobre, la borsa di Milano perde un -2,40%. La banca senese perde il 23%, quella genovese il 17%, Mediaset un -6%. Il giorno dopo, martedì, al telegiornale dell ore 20, Enrico Mentana, soddisfatto annuncia "...una buona notizia dalla borsa, Piazza Affari chiude in recupero di un +2,21% azzerando le perdite di ieri, recuperando tutto. Si sa come funziona la speculazione, si gioca al ribasso per far cassa....".
Questa informazione è vera e falsa, allo stesso tempo.
E' vera, perchè è vero che la borsa aveva recuperato un +2,21%. 
E' falsa, perchè nessuna delle aziende che aveva perso aveva recuperato un bel nulla.
Anzi.
In verità, ciò che la borsa mi stava segnalando era che ingenti capitali si stavano spostando dalla banche italiane, da mediaset, cairo, de benedetti, rizzoli, a gruppi europei e che gli indici stavano segnalando che l'intero sistema finanziario italiano e tutta l'economia del nostro paese, relativa al campo dell'informazione mediatica, sta andando a picco.
Il giorno dopo Monte dei paschi di Siena e Banca Carige e Mediaset e Monrif perdono ancora e oggi seguitano a perdere, trascinando in fondo tutta l'economia europea.
La banca senese e quella genovese, negli ultimi dieci giorni hanno perso in borsa il 60% del loro capitale. La Mondadori sta fallendo, così anche Mediaset, così anche Monrif.
Negli ultimi 60 giorni sono stati disinvestiti dall'Italia circa 100 miliardi di euro.
Questo vuol dire che diverse migliaia di professionisti dell'informazione finiranno per strada entro la fine dell'anno. Il che aumenterà l'esercito di riserva, utile per il regime: pur di lavorare saranno disposti a sostenere di tutto, a scrivere di tutto, sapendo che non è vero niente. Per una paga da fame, mediamente inferiore del 60% rispetto a ciò che percepivano fino a tre anni fa.
Sui siti internazionali, nelle radio locali europee e americane (sia statunitensi che quelle argentine e brasiliane) si parla apertamente del collasso italiano, perchè l'abbraccio mortale tra finanza bancaria e società dell'informazione multimediale ha presentato il conto.
Poichè loro devono salvarsi, nessuno ci dirà come stanno le cose.
Mentre invece questo sarebbe un buon momento per parlare proprio di questo.
E' il motivo principale per cui l'Europa ha bocciato la manovra finanziaria del governo, perché mi pare che di bocciatura si tratta.
Altra informazione che la cupola mediatica non diffonde.
A Bruxelles (e a Berlino) temono che Renzi si precipiterà a salvare i senesi e i genovesi con manovre oscure e clandestine infilate di straforo con una postilla ambigua dentro la legge di stabilità. Temono anche che correrà a salvare la pelle di Berlusconi, di Cairo, di De Benedetti, della Rizzoli e della Mondadori, perché tra di loro si amano tutti.
Le "forze esterne" approfitteranno degli ultimi sconquassi del regime per presentare il conto.
E' di oggi la notizia che il Ministero della Difesa ha presentato un nuovo piano -di immediata urgenza- che segnala il nuovo acquisto di altri F30 statunitensi. Senza questo acquisto, la borsa di Milano sarebbe crollata del 10/15% come nel 1929.
Così come in Confindustria c'è la fila di banche cinesi, catariote, arabe, per comprare a prezzi di svendita tutto ciò che è possibile.
Questi irresponsabili che ci governano pensano (e vogliono che noi pensiamo) che le forze internazionali esterne stanno intervenendo in questo modo nel mercato italiano perché ci amano, oppure perché hanno scoperto che in Italia si lavora a meraviglia e che è un posto dove l'economia è in grande spolvero.
Per come la vedo io, stanno rosicchiando la poca polpa rimasta intorno all'osso, prima di gettarlo via.
Il caro leader serve come passaggio per costruire l'immaginario collettivo necessario per applaudire il prossimo califfo italiano, chiunque egli o ella sia.

Rialzare la testa diventa un imperativo categorico.
Al di là dell'etica, è anche una forma di intelligenza collettiva per gestire in maniera creativa la sopravvivenza.

Non aspettiamo che siano le forze esterne a presentare la lettera di licenziamento.
Facciamolo noi.

Stupiamo il resto del mondo dimostrando che siamo ancora società civile pensante.

O ancora meglio: stupiamo noi stessi, una volta tanto.

Dimostriamo che gli italiani esistono.
Come persone, come entità esistenziali, come soggetti pensanti.

Il nostro futuro sta nelle nostre mani.


7 commenti:

  1. Insomma sta' consigliando a noi esuli in patria di fare, o rifare, le valigie per pararci il didietro.....

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  2. Mi dispiace Modigliani, ma non succederà
    Guardi in faccia il nostro paese, la società italiana
    Tolti gli immigrati e gli emigrati, ciò che rimane è per la maggior parte vecchio, gretto, ignorante se non analfabeta, ipocrita, inconsapevole, vigliacco, corrotto o corrompibile.
    Sono consapevole che sono le minoranze a cambiare la storia, ma di solito sono le minoranze dominanti. Le altre possono agire solo in situazioni particolari e limitate, per esempio dopo un guerra mondiale.
    Non voglio scoraggiarla dal suo impegno, anzi, continui. In certi momenti di sconforto mi fa sentire meno solo.

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  3. Non è affatto vero, è falso credere che la contrapposizione sia tra giovane e vecchio, non basta un dato anagrafico per creare dei distinguo, è proprio il modo di pensare ma sopratutto quello di operare che in italia e tipicamente mafioso, inteso come omertoso, affaristico e consociativo.
    Le posso fare un esempio per esperienza personale e diretta.
    Conosciamo tutti il giornale on-line Fatto Quotidiano, noto per aver fondato le sue fortune sull'onestà dell'informazione e sulla trasparenza, eppure non è così.
    Questa è solo un'operazione di marketing per vendere il prodotto, nella realtà, quella più subdola e meschina, se lei ha avuto occasione d leggere i commenti agli articoli del loro blog, noterà che molti si lamentano della censura che vige, commenti che spariscono senza aver infranto le regole, senza essere risultati ne volgari e/o offensivi.
    Il tutto senza dare spiegazioni.
    Nel mio caso addirittura, dopo aver visto molti dei miei commenti censurati ad un certo punto mi è stato impedito di commentare con il nick che utilizzavo, in sostanza: Bloccato!!
    Ho scritto direttamente al Direttore e Responsabile della Moderazione e solo dopo le mie insistenze, mi ha risposto la Moderazione ponendomi delle domande che lasciavano intendere che non riuscissero a risalire al problema.
    Dopo aver risposto ed atteso invano ho riscritto al Direttore ed ancora ora aspetto una risposta o meglio una spiegazione verosimile sulla vicenda.
    Ho provato allora a creare un nuovo account con il nick precedente, il risultato è stato che come ho postato i primi tre commenti, sono stano immediatamente bannato.
    In sostanza è stata posta una censura sul mio nick, poiché non si vuole che io commenti sul FQ, in quanto i miei commenti esclusivamente politici, mi avevano messo in condizione non per mia volontà, di ricevere quasi 40mila like con oltre 20mila commenti e oltre 100 followers.
    In sostanza facevo tendenza, influenzavo i commentatori e politicamente non ero in linea con un presumibile progetto politico del giornale, che a questo punto appare chiaro sia finalizzato a pilotare i commenti verso un preciso indirizzo politico.
    Morale fanno informazione ma al contempo condizionano anche il pensiero derivante dai loro articoli.
    Di fatto questa è propaganda, disinformazione e con metodo da squadrismo sul web.
    Quindi lasci perdere la contrapposizione giovane>vecchio, anzi i giovani sono ancor peggiori dei vecchi e l'informazione non fa eccezione, anzi sottomettersi per soldi, non dico che sia meglio ma almeno rientra tra un dare>avere per quanto bieco e meschino sia ciò, mentre invece l'essere convinti di quello che si fa non rendendosi conto che ci si comporta ancor peggio di chi si contesta, è decisamente peggio, questo è fanatismo che neppure togliendo i soldi puoi eliminare.

    (Eugenio Bongiorno)

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    1. Sig. Buongiorno,
      le voglio esprimere tutta la mia solidarietà, essendoci io stesso passato in altre occasioni.
      Vede, la posizione del FQ non si può considerare etica, o meglio onesta, ma è legale. Nella società in cui viviamo una posizione disonesta, ma legale, è accettabile, mentre così non si può dire del contrario.
      Questo perché sono saltati i valori di riferimento, i valori fondanti, non scritti ma condivisi ed imprescindibili. Roma fu grande finché il valore fondante di quella società, la Virtus, ebbe un senso per i romani, dopodiché fu solo decadenza e viziosità.
      L’articolista afferma: “i regimi sopravvivono a se stessi grazie al fatto che forze internazionali ci lucrano sopra e li sostengono, vedi Mubarak in Egitto, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Lybia, ecc.,ecc. Quando le potenze internazionali staccano la spina perché non è più nel loro interesse, il regime crolla come un castello di carte”, facendo intendere che senza appoggi internazionali essi implodano in se stessi.
      Falso, senza i droni e i carri armati americani, senza le operazioni di intelligence, la corruzione degli alti gradi dell’esercito, i rifornimenti di armi a gruppi mercenari, i citati regimi sarebbero ancora tutti li.
      Il loro rovesciamento ha portato la Democrazia? Oppure ha portato solo devastazione e sofferenza? Dipende cosa si intende per Democrazia. Se si intende la difesa degli interessi americani (e francesi), allora si è passati da un regime dittatoriale ad un sistema democratico. Se invece si intende l’autogestione del popolo, allora si è fatto un drammatico passo indietro.
      Come sempre è una questione di interpretazione. Facciamolo dire a loro (i libici e gli irakeni) cosa avrebbero preferito, se il vecchio regime o il nuovo assetto. Ma loro non parlano, non hanno voce in capitolo e le loro opinioni non contano, così come non contano le sue per il FQ. Quelli che parlano sono solo gli opinionisti occidentali, che inneggiano alle primavere arabe e ci dicono quanto fossero cattivi Saddam e Gheddafi.
      La rivoluzione in Libia è stata a lungo pianificata dai servizi americani e francesi ed è stata condotta da mercenari al soldo ed armati dagli stessi, nonché supportata dagli attacchi dei droni. Si è trattato quindi di un operazione di guerra, non di una rivolta popolare verso un leader amato e rispettato dalla maggioranza dei libici.
      D.

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  4. Solo il fanatismo puo' portarci a quel rinnovamento socio culturale necessario per creare le basi di una nuova Italia ma soprattutto del vero "Italiano".
    Un Fanatismo che riconosca come suoi principi fondamentali coerenza onesta' e altruismo!!
    Un fanatismo che possa renderci impermeabili a quelle debolezze umane di cui il sistema fa' largo uso per manovrare i pensieri, le persone a proprio vantaggio.
    Fanatismo....io aborro la parola fanatismo per tutto quello che e' significato nella storia umana per tutte le morti che ha causato, eppure assurdamente, sono qui ad aditarlo come unica soluzione per la conquista di quella liberta' che ci hanno fatto pensare di avere ma non ci hanno mai dato.

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  5. Alle volte rileggo il post perchè certi interventi mi sembrano distonici.Staccare la spina è staccare la spina,semplicemente ,togliere il collegamento.Naturalmente nell'interesse di chi lo decide.L'articolista ambirebbe che siano gli italiani a staccare quella spina,proprio nel loro interesse.Persino ovvio,mi sembra.

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