giovedì 28 settembre 2017

Brava Italia: successo della nostra diplomazia.


di Sergio Di Cori Modigliani

Peter Jennings, il celebre direttore dei servizi gionalistici della Abc news, in un suo famoso seminario sulla comunicazione a Berkeley, spiegava allora come funzionava il giornalismo.
"Immaginate che io domani apra il mio telegiornale con una clamorosa notizia del tipo:
 

"Una brutta e una buona notizia: quella fantastica ci dice che a Parigi, Mosca e New York sono sbarcate tre astronavi con i marziani e la popolazione locale circonda incuriosita gli extra-terrestri. La pessima notizia sta nel fatto che dai primi accertamenti sembra che i marziani siano buoni, pacifici e armoniosi".

Le buone notizie, infatti, non hanno mai seguito o condivisione. Le persone sono attirate e attratte dalla morbosità. Chi produce comunicazione lo sa e si adegua.
E' un fatto notorio.


Questa premessa per commentare la generale indifferenza sonnacchiosa con la quale è stata accolta sul web (quindi su facebook) la notizia relativa all'esito dell'incontro bilaterale Parigi-Roma, che si sè svolta ieri a proposito della questione Fincantieri-Stx. L'azienda italiana, come è noto, aveva acquistato quella francese la scorsa primavera garantendosi il 51% delle azioni e il controllo della società. A giugno, Macron era intervenuto sostenendo che essendo la Stx strategica per la nazione francese, il governo applicava la clausola militare grazie alla quale manteneva il 50% e il controllo dell'azienda. Il governo italiano aveva protestato e il ministro Calenda aveva dichiarato: "Noi non cederemo mai. Abbiamo pagato per avere il 51% e pretendiamo il 51%. Non ci spostiamo neppure di un centimetro". Quattro riunioni che avevano spinto le delegazioni al limite della rottura e infine la reciproca decisione di incontrarsi a Parigi il 27 settembre per prendere una decisione.
L'esito è stato salomonico, definito da entrambi "soluzione creativa". Ed è stato il seguente: Il governo francese mantiene il proprio punto ed è socio al 50% come l'Italia; per rispetto al patto precedente, "presta" l'1% all'Italia a costo zero per la durata di 12 anni, in modo tale che Fincantieri possa rimanere l'azionista di maggioranza con la possibilità di poter eleggere un proprio presidente e un proprio amministratore delegato. Grazie al 49%, la Francia controlla "a latere" la modalità di gestione degli italiani.
Grazie a questa decisione nasce il più potente gruppo di costruzioni navali, civili e militari, dell'intero continente europeo. Darà lavoro a circa 150.000 persone in Francia e almeno 25.000 in Italia, contribuendo all'aumento di entrambi i pil.
La notizia, quindi, avrebbe potuto essere una buona notizia (in un paese normale, dove non esiste la costante polemica, il tifo, l'odio generalizzato, il livore, la rabbia cieca, e l'amore infinito per tutto ciò che va male, che è brutto, disgustoso, indecente e malvagio) e quindi essere presentata al proprio pubblico nazionale nel seguente modo:
"Successo della diplomazia italiana: Gentiloni e Calenda vincono il round con Macron e mantengono la propria posizione imponendo il rispetto dei patti sanciti".
Sul nostro web, invece, no news.
Come ci ricordava Jennings, una buona notizia è inutile.
Così va l'Italia.

3 commenti:

  1. C’era una volta un cantiere navale, STX, con sede in Francia a Saint Nazaire ma appartenente ai coreani. La Corea vantava infatti una quota di proprietà dell’80%, senza peraltro che il governo francese avesse alcunché da ridire riguardo all''interesse nazionale'.

    Purtroppo il cantiere navale franco/coreano finisce in fallimento, mettendo a rischio i posti di lavoro e la cantieristica francese. Ma per fortuna arrivano i nostri: il gioiello italiano Fincantieri fa un’offerta ai coreani, che viene accettata facendo passare il 66% di STX nelle mani esperte dei cantieri italiani.

    Tutto a posto? Neanche per sogno. L’interesse nazionale francese si risveglia all’improvviso: la proprietà italiana, a differenza di quella (molto più sostanziosa) coreana mette a grave repentaglio la sicurezza di Parigi e quindi mai sia.
    Comincia il braccio di ferro tra governo italiano, governo francese e cantieri navali, e siccome quando si tratta di interesse nazionale altrui l’Italia è sempre molto sensibile e comprensiva (mentre l’interesse nazionale italiano è considerato un concetto obsoleto e retrivo), ecco che alla fine si trova l’accordo. Lo stesso Padoan che lo scorso agosto aveva dichiarato “Mai ripartizione 50-50”, eccolo firmare… la ripartizione 50-50, con l’aggiunta di un 1% concessoci in prestito dalla Francia solo per non far sfigurare il nostro governo sui giornali. La Francia potrà ritirare tale quota quando vuole.

    Grande trionfo sui media con foto di Gentiloni accanto a Macron, immenso onore che ci compensa ampiamente dell’ennesima concessione ai francesi (ricordate le immotivate regalìe di interi pezzi di mare?). Per tacere dei gravi rischi che si corrono da un punto di vista della difesa: l’accordo prevede anche il coinvolgimento di altri nostri appetitosi gioiellini, tra i pochi che ci rimangono, quali Leonardo e Finmeccanica che installano sulle navi di Fincantieri delicati impianti militari. Vista la presenza, nell’accordo Fincantieri/STX, del francese Naval Group si rischia che anche le nostre industrie più strategiche finiscano fagocitate. Una vera debacle, insomma, che i media coprono strombazzando sciocche strette di mano con l’imperatore d’oltralpe.

    Tutto ruota ancora intorno all’interesse nazionale, quello che l’Italia nasconde sotto il tappeto come fosse una vergogna ma è sempre pronta ad omaggiare quando si tratta di potenti. Eppure, lo sapevate? Nello stesso giorno in cui l’interesse francese prevale su quello italiano, Parigi si piega all’interesse tedesco, consegnando alla tedesca Siemens il controllo sui propri treni Alstom.

    Altro che Europa unita, insomma: questa è una catena alimentare in cui ci si fagocita a vicenda. E dispiace constatare che, per colpa di un governo imbelle, l’Italia si ritrovi ancora ultimo anello.

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    1. Condivido pienamente!

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    2. Trovo molto documentato, e impressionante nella nitidezza di contenuti e riflessioni, il commento del signor Angelo. La UE è diventata, ormai, una terribile lente deformante che offusca, o occulta del tutto, rivalità intra-nazionali che nè la formazione di un parlamento e di una commissione comunitarie, nè l'adozione di una valuta condivisa sembrano in grado di risolvere.

      In particolare, nel caso della Francia, i "cugini d'oltralpe" hanno proprio l'aria di non volere considerare superate le conquiste napoleoniche o l'esilio avignonese dei papi. Così come la più recente scomparsa della linea gotica e della Repubblica di Salò risulta tuttora indigesta agli eredi degli occupanti nazisti delle nostre terre, molto più amici del governo "repubblicano" di Vichy che della monarchia sabauda.

      MA dev'essere una "fatwa" che pende sul capo (e sui capi) delle istituzioni sovranazionali: anche l'O.N.U., dalla ex Yugoslavia, alla Somalia, alle crisi ucraina e siriana dei giorni nostri, non fa che collezionare una serie di imbarazzanti fiaschi, nella migliore delle ipotesi e, nella peggiore, di veri e propri ignominiosi scandali, come quello raccontato nel drammatico docu-film della regista canadese Larysa Kondracki, "The Whistleblower".

      Scandagliare il motivo di simili fallimenti non dovrebbe essere difficile: quanto più elefantiaco si fa l'apparato burocratico sottratto a logiche di controllo democratico, tanto maggiore diviene il rischio di consegnare il destino di interi popoli e continenti a congreghe o individui pieni di soldi e di ambizioni inconfessabilmente criminali.

      Saluti, marilù.

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