di Sergio Di Cori Modigliani
Questo post segue quello precedente.
Dal punto di vista mediatico (oltre a quello sostanziale)
è davvero molto interessante rilevare le modalità di uso e di consumo della
guerra tra le due Cristine.
Il primo ministro inglese,
David Cameron, ha scelto di dare una risposta alla lettera inviatagli dalla
presidente argentina Cristina Kirchner, in diretta televisiva sulla BBC.
Contrariamente alla tradizione giornalistica anglo-sassone, sempre molto corretta
in frangenti come questi, l’emittente britannica non ha mostrato (né letto né
sintetizzato) il testo originale inviato dalla Kirchner, accettando per buona
la versione del primo ministro, il quale si è detto obbligato a intervenire in
seguito “a minacce ricevute dal governo argentino in relazione alla sovranità
di un pezzo del nostro territorio nazionale”. Ecco qui di seguito l’estratto
dell’intervista così come viene riportata dal Guardian, il più radicale tra i
media britannici:
UK will fight for the Falklands,
says David Cameron
Prime minister emphasises government's strong resolve
after Argentinian president ramped up claims on sovereignty
Cameron has insisted Britain will fight to keep
the Falklands asArgentina ramps up the rhetoric against UK
sovereignity.
The
prime minister said the government's resolve was "extremely strong"
and stressed the islands' military defences, days after Argentina's president Cristina
Fernández de Kirchner accused
Britain of colonialism.
Cameron
told BBC's Andrew Marr Show:
"I get regular reports on this entire issue because I want to know that
our defences are strong, our resolve is extremely strong."
Asked
if Britain would fight to keep the islands, he said: "Of course we would
and we have strong defences in place on the Falkland islands, that
is absolutely key, that we have fast jets stationed there, we have troops
stationed on the Falklands."
Cameron has rejected talks with Argentina unless
people in the Falklands want them. He said last week: "Whenever they have
been asked their opinion, they have said they want to retain their current
status with the UK. They are holding a referendum this year and I hope the
president of Argentina will listen to that referendum and recognise it is for
the Falkland islanders to choose their future, and for as long as they choose
to stay with the UK they have my 100% backing."
The islanders are due to vote in a March referendum,
which is expected to give overwhelming backing for the territory to remain
British.
Cameron also told Marr the UK still had one of the top
five defence budgets in the world despite cuts to its armed forces.
In Italia non se ne parla, se
non per un brevissimo pezzo diffuso dall’agenzia di stampa italiana AGI.
Eccolo:
Cameron, "Pronti alla guerra per difendere le
Falkland"
08:05 07 GEN 2013
(AGI) - Londra, 7 gen. - Londra e'
pronta alle armi per difendere le Falkland. David Cameron rispolvera parole di
guerra di fronte alle nuove rivendicazioni avanzate dal presidente
dell'Argentina, Cristina Kirchner, che aveva accusato Londra di esercitare sulle
terre contese, e all'origine di una guerra tra i due Paesi, "un
colonialismo da diciannovesimo secolo". La Gran Bretagna, ha detto Cameron
intervistato dalla Bbc, possiede "forti armi di difesa" sul posto ed
e' "assolutamente chiaro" che le usera' nel caso di un confronto
militare. "Ricevo regolarmente una serie di rapporti sulla
questione", ha sottolineato Cameron, "poiche' voglio sempre essere al
corrente della nostra solidita' militare e della nostra determinazione. Abbiamo
diversi caccia e' unita' militari nelle Falklands". A marzo i 3.000
abitanti delle isole esprimeranno in un referendum il desiderio di restare o
meno nella Gran Bretagna.
Né in Italia, né in Gran Bretagna, né in nessun altro paese europeo –con
l’eccezione della Francia, della Cekia e dell’Irlanda- sono state diffuse le reazioni sudamericane,
sia quelle “ufficiali” del governo che quelle della stampa e della società
civile. Ecco, qui di seguito, l’editoriale del quotidiano La Naciòn (il corrispondente
argentino del nostro corriere della sera) da sempre su posizioni moderate di
centro:
Il testo recita così:
El Gobierno repudió las
"amenazas militaristas" de Cameron por Malvinas
En un comunicado, la Cancillería le pidió al primer
ministro británico que "no utilice los reclamos argentinos como excusa
para seguir sosteniendo la industria armamentista"
En medio de la creciente tensión por las islas Malvinas, el Gobierno repudió ayer las
declaraciones del primer ministro británico, David Cameron, y le pidió que
"no utilice los legítimos y pacíficos reclamos argentinos como excusa para
seguir sosteniendo la industria armamentista".
"Los argentinos solicitamos que el Sr. David Cameron no
utilice los legítimos y pacíficos reclamos que realizamos contra la usurpación
de parte de nuestro territorio y en contra del colonialismo como excusa para
seguir sosteniendo la industria armamentista en lugar de paliar la severa
crisis social por la que atraviesa Europa. Los pueblos necesitan más trabajo y
menos guerras", señaló la Cancillería en un comunicado difundidoayer por la tarde.
El primer ministro británico aseguró
ayer que Gran Bretaña estaría dispuesta a
luchar si fuera necesario para conservar las Islas Malvinas, y remarcó:
"Es absolutamente clave que tengamos jets estacionados allí, y tropas
estacionadas en las islas".
"Nuestra
determinación es extremadamente fuerte", dijo Cameron al canal de
televisión BBC1, y recordó que el Reino Unido dispone de uno de los "cinco
presupuestos de defensa más importantes del mundo".
En ese marco, la Cancillería
advirtió: "La agresividad de las palabras del primer ministro británico
ratifican la denuncia realizada por la República Argentina ante las Naciones
Unidas sobre la militarización del Atlántico Sur y la posible presencia de
armas nucleares introducidas por la potencia colonial". Por último, el
Gobierno remarcó "la obligatoriedad del Reino Unido de aceptar las
resoluciones de las Naciones Unidas de resolver la Cuestión Malvinas en forma
pacífica".
La presidenta Cristina
Kirchner exhortó
días atrás a Cameron, a "acatar las
resoluciones de Naciones Unidas" en torno a las islas Malvinas, al
cumplirse 180 años de la usurpación inglesa en el archipiélago.
Cameron desestimó
inmediatamente la carta y afirmó que los
habitantes de las Malvinas tendrán la ocasión próximamente de decir si desean o
no permanecer bajo la soberanía de Gran Bretaña, en un referéndum previsto a
principios de marzo.
Mentre l’Europa fa
finta di niente con la consueta miopia che la contraddistingue, pungolata
soltanto da Hollande, che ha dichiarato “essendo stata inviata una copia della
lettera, oltre che al segretario dell’Onu, anche all’Unione Europea, sarebbe
auspicabile aprire immediatamente una discussione in merito presso le
diplomazie dei 27 paesi membri” i cittadini del nostro continente non sono in
grado di poter comprendere che cosa stia accadendo.
In verità, tutto ciò è
una semplice tappa della “guerra tra le due Cristine”, tant’è vero che in
Europa è stata completamente censurata sia l’intera dichiarazione ufficiale del
governo argentino, sia le reazioni brasiliane, uruguaiane, cilene, ecuadoriane,
boliviane, venezuelane, tutte relative allo scontro economico tra i due
continenti.
Sostiene il governo
argentino “riteniamo che le dichiarazioni del premier britannico David Cameron,
che ha scelto di usare toni minacciosi dal sapore bellico come risposta a una
nostra lettera diplomatica (la cui richiesta consisteva nell’aprire un tavolo
di discussione) non possiamo non considerare tale risposta come un semplice
diversivo per impedire alla popolazione britannica di prendere atto che il
governo inglese sta scegliendo di investire una gigantesca somma di denaro
pubblico in armamenti e forniture belliche, a danno della ripresa economica,
dello sviluppo e del progresso. Riteniamo che la Gran Bretagna e l’Europa,
invece di flettere i muscoli minacciando la guerra, dovrebbero piuttosto
occuparsi di portare guerra alla disoccupazione, all’abbattimento dello stato
sociale, alla miseria che si sta diffondendo sempre di più in tutto il
continente europeo. Non è una novità che le potenze, quando sono all’angolo, tentano
di esportare i propri problemi all’estero “inventando” delle guerre per
cercare, irresponsabilmente, di poter risolvere così dei conflitti interni”.
Siamo venuti a sapere,
quindi (così come la maggior parte degli internauti inglesi) attraverso i
networks sudamericani, sia quelli mainstream che quelli indipendenti digitali,
come il parlamento britannico stia per varare una serie di misure governative
che daranno il via a un investimento di circa 80 miliardi di sterline (intorno
a 100 miliardi di euro) a favore del Ministero della Difesa, nel nome della
“assoluta e inderogabile necessità di provvedere alla salvaguardia e difesa
nazionale”, per acquistare nuove armi e aumentare il budget militare,
seguitando a tagliare le spese nei settori della sanità e dell’istruzione. La
controversia su queste piccolissime isolette in fondo al Polo Sud capita a
fagiolo per David Cameron.
Il fatto è che le
guerre (secondo la tradizione sia formale che legale) in Gran Bretagna le
dichiara e le lancia la corona. Se non c’è la firma del re, non c’è nessuna
guerra. E il principe Carlo (a un passo dall’esercitare il suo mandato) -è cosa
nota- è un uomo incline al pacifismo, è disponibile a risolvere subito la
faccenda in maniera diplomatica e armoniosa, pende verso la green economy, e
non ha nessuna intenzione di finire sui libri di Storia come il re che ha
procurato al popolo britannico fame, disperazione e sofferenza per
salvaguardare gli interessi dei colossi finanziari e di qualche generale in
fregola. E’ proprio il caso di dire: noblesse oblige.
Questa zuffa tra la
Kirchner e Cameron, pertanto, non è una cosa da poco.
E’ ben più importante
delle discussioni tra Monti, Barroso e la Merkel, perché ormai l’hanno capito
tutti che si tratta soltanto di finzioni formali.
E’ lo scontro tra due
diverse e opposte interpretazioni del ruolo che la classe dirigente politica di
ogni nazione in occidente deve assumersi la responsabilità di scegliere di
avere in questo momento: proseguire nell’attuale piano di strozzamento del
mondo del lavoro, aumentando la disoccupazione, abbattendo lo stato sociale,
restringendo gli investimenti pubblici nel nome del rigore e dell’austerità
imposte dal fiscal compact, favorendo soltanto i colossi finanziari, le banche
e l’industria degli armamenti, oppure cambiare rotta e applicare delle
politiche economiche espansive, di stimolo all’investimento, per rilanciare
l’economia civile restringendo i budget militari.
Se prendiamo le due frasi, sia quella di Cameron che
quella della Kirchner, ci rendiamo conto di quale sia la posta in gioco e come,
dietro tutta questa vicenda, ci sia l’invisibile e onnipresente mano del Fondo
Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Dice Cameron: “Difenderemo le
Falkland anche con la guerra se necessario”. Sostiene la Kirchner: “Meno
cannoni e meno bombardieri e più lavoro e più occupazione: di questo ha bisogno
l’Europa non di una guerra ”.
Cameron ha poi risposto al governo argentino con aria sprezzante e razzista
“Non accettiamo da un lontano staterello sudamericano lezioni su ciò che
l’Europa deve o non deve fare”.
E la Kirchner ha risposto: “E allora, se è così,
perché l’Europa ci invia di continuo degli ispettori del Fondo Monetario
Internazionale per dirci ciò che noi dobbiamo fare in materia economica,
prospettandoci delle manovre che in Europa hanno prodotto soltanto miseria e
dolore distruggendo l’economia europea?”.
Riguarda tutti noi, dunque.
Non si tratta di una polemica sterile, bensì di uno
scontro sostanziale.
Tant’è vero che da anglo-argentino, questo conflitto è
diventato in pochissime ore uno scontro tra l’Europa e il continente americano.
Questo voleva Christine Lagarde.
E’ la conferma di una spaccatura storica che non
riguarda delle isolette inutili, ma ben altra materia. Rivela uno scontro
poderoso tutto interno alla vita politica britannica tra la massoneria conservatrice
inglese che controlla la finanza della city e la corona, la quale –non a caso-
cinque mesi fa ha ordinato come arcivescovo di Canterbury, la più alta carica
religiosa, un uomo di cui si è parlato molto poco ma la cui nomina ha sconvolto
più di un club che a Londra conta. Il capo dei pastori anglicani è un uomo che
ha lavorato venti anni come analista finanziario nella centrale di Goldman
Sachs, poi si è dimesso e ha pubblicato un libro rispetto al quale le
dichiarazioni di Paolo Barnard sono gridolini da scuola elementare. In seguito
a quella esperienza il capo degli anglicani sostiene di aver avuto una
conversione religiosa e di aver scelto “di dedicare il resto della mia
esistenza all’abbattimento della dittatura malefica dei colossi finanziari di
cui conosco perfettamente i macabri rituali di morte e di devastazione delle
esistenze” (è uno che parla così). La corona inglese lo adora, lo stima e lo
rispetta. Soprattutto il principe Charles. Tant’è vero che l’hanno scelto tra
42 potenziali candidati.
E’ lo stesso tipo di scontro che si sta verificando in
Usa tra i repubblicani e i democratici. In gioco, a Washington, sul piatto
della bilancia, ci sono investimenti per 6.000 miliardi di dollari. I
repubblicani li vogliono passare alla difesa dove i militari protestano perché
dalla fine della guerra in Iraq, per loro, è finita la festa delle sovvenzioni
statali a pioggia. Nei suoi due mandati presidenziali, George Bush jr. ha
succhiato alle casse della Banca d’America 11.000 miliardi di dollari. Obama e
i democratici hanno detto: basta così, e guardano al Sudamerica.
Ecco perché la nostra Christine Lagarde si è impuntata
con l’Argentina. Sono in ballo decine di migliaia di miliardi di euro da
investire nella finanza bellica: è la strada maestra indicata dal Fondo
Monetario Internazionale, alla quale l’Italia ha aderito. E le scelte
sudamericane, se si cementano con l’amministrazione Usa ponendo fine all’annoso
e tragico conflitto tra il settentrione e il meridione del continente
americano, possono anche far saltare l’euro e tutte le politiche di rigore e di
austerità.
Non è certo casuale che nel cuore dell’Europa sia
sceso in campo, personalmente, per tendere una mano al discutibile Gerard
Depardieu, lo zar Putin in persona. Un segnale chiaro e forte all’Europa. In
altri tempi avrebbe provocato un incidente diplomatico.
Questi sono i giochi.
L’Europa, in questo momento, è in pugno alla finanza
di Londra e allo zar Vladimir Putin.
Come ha detto un diplomatico francese a un recente
ricevimento a Parigi “peccato che Napoleone non ce l’abbia fatta nel 1812 sulla
Beresina: sarebbe stata davvero tutta un’altra Europa”.
Una boutade che sottoscrivo, nella sua surrealtà.
Quel dittatore pazzo e megalomane di Ajaccio mi sta
sempre più simpatico.
Avevano ragione sia Stendhal che Beethoven che
Alessandro Manzoni.
Buona settimana a tutti.