venerdì 24 febbraio 2012

Ecco il simbolo della nuova dittatura europea. In memoriam di Sandro Pertini

di Sergio Di Cori Modigliani

L’immagine che vedete qui riprodotta in bacheca è un logo, un acronimo. Un simbolo. E’ bene visualizzarlo con attenzione. Ma soprattutto leggere ciò che sta dietro (e soprattutto sopra).
Diventerà, a breve, il nostro pane quotidiano. Ossessivo. Contundente. Costante.
Né più né meno di quanto non lo fossero i fasci da combattimento nel 1925, le croci svastiche nel 1935, le falci e martello di sapore sovietico nel 1955.
Come ci ricorda lo splendido scrittore Jack London nel suo celebre romanzo “Il tallone di ferro” nel delineare la genesi di una dittatura planetaria, “si presenteranno agli inizi bardati di stemmi, simboli e gonfaloni magari addirittura camuffati da paladini e difensori della libertà dei popoli”.
Neppure io ci avevo fatto caso.
Ne conoscevo il progetto e ne avevo un’idea vaga, basata su quanto avevo letto sui giornali, sia italiani che europei. Ma non conoscevo i dettagli, e soprattutto la specifica precisione chirurgica delle date, il che conferma come tutto ciò di cui siamo testimoni oggi, dallo spread su o giù, dalla borsa su o giù, dal fallimento sì o no di una grande banca, di una grande nazione, di una importante multinazionale, siano tutti elementi calcolati, previsti, pilotati, applicati da un management occulto sovranazionale il cui fine palese consiste nell’appropriarsi di un intero continente (in questo caso specifico la nostra cara Europa) perché sono riusciti a gettare le basi di un sistema operativo legale, con specifici dispositivi in automatico, che scatterà meccanicamente e non sarà più possibile né fermarlo né contestarlo e tantomeno opporvisi. Per portare fino in fondo questo atto di pirateria estrema, a loro manca ancora un ultimo tassello, quello definitivo: l’accordo che hanno già firmato deve essere ratificato “ufficialmente” dai rispettivi parlamenti nazionali.
Una volta approvata la Legge, “magicamente” le singole nazioni si estingueranno nella realtà pratica dei fatti, sena sparare un colpo, senza dire una parola, ma soprattutto senza che la gente ne venga messa al corrente. Per impedire che, nell’affrontare lo scoglio specifico di un dibattito parlamentare ampio con partecipazione mediatico-televisiva dei singoli popoli, si corra il rischio di opposizioni, antagonismi forti e addirittura un voto negativo di alcune nazioni, faranno in modo di determinare una situazione che -secondo bloggers indipendenti olandesi e scozzesi (in questo momento i più attivi e scatenati nella denuncia, che già sono partiti nel diffondere il tam tam in rete)- provocherà una situazione di tale drammaticità, emergenza economica e sconquasso finanzario per cui il varo di questa specifica “Legge” verrà presentato come la panacea di tutti i mali, la risoluzione della crisi economica, e il salvataggio dell’Europa.
Ne sarà invece la tomba.

Ma è bene fare un piccolo passo indietro e spiegare di che cosa si tratta e di che cosa sta accadendo in questi giorni convulsi in Europa.

Una settimana fa, per un puro caso, stavo guardando una trasmissione televisiva su Rai3, di ascolto limitato, “TG3 Linea Notte” verso l’una del mattino, quindi ad un’ora poco accogliente per la massa. Si parlava delle solite cose, dello spread, dell’Europa, ecc. Si facevano ascoltare le opinioni dei soliti noti, visibili e ormai riconoscibili a tutti. Per una pura coincidenza, del tutto casuale, una delle personalità che avrebbe dovuto dire la sua (un economista della Bocconi) si era reso indisponibile. E così, all’ultimo momento era stato sostituito –volevano metterci una faccia nuova- da una giovane economista siciliana, un dirigente dell’Idv, il che consentiva alla testata di rispettare la par condicio. E così compare questa ragazza molto giovane (neppure trent’anni) presentata come “Studiosa di diritto ed economia applicata all’università di Palermo, dove presta servizio come ricercatrice scientifica nel campo dell’economia delle nazioni in qualità di precaria”. Il suo nome. Lidia Undiemi.
Siccome la trasmissione era virata pochi minuti fa sulla questione dei precari, stavo per lanciarmi in uno zapping immediato per evitare la consueta lagna e tiritera. Ma dopo tre parole, mi metto ad ascoltare.
La Undiemi, invece di rispondere alla domandina di rito “lei che è una giovane scienziata, che fa ricerca applicata, come vive il disagio del suo essere precaria in Sicilia?”.
La giovane donna, con una splendida faccia tosta, risponde come se nulla fosse, bypassando lo sciocco quesito. E dice testuali parole: “La politica di Mario Monti e, mi dispiace aggiungere, anche di Barack Obama, è semplicemente fallimentare e porterà l’Europa a un imminente disastro perché stanno immettendo liquidità dentro un secchio bucato, approvvigionando banche sull’orlo del fallimento. I 125 miliardi di euro che Monti sta spremendo agli italiani, tramite un dispositivo del fonda salva-stati che io ho studiato con attenzione perché è il mio lavoro, non finiranno nel bilancio della Repubblica Italiana, bensì nel cosiddetto “Fondo salva-stati”…..a questo punto, si sentono dei rumori di fondo e si capisce che nello studio c’è sconcerto. Ma evidentemente non potevano tagliare. La giovane economista, quindi, prosegue: “L’aspetto saliente consiste nel fatto che il Fondo Salva-Stati non sarà più gestito dalle istituzioni nazionali, e neppure da una istituzione comunitaria dell’Unione Europea, bensì da un’organizzazione finanziaria intergovernativa. I soggetti che gestiranno questo fondo godranno di totale immunità e carta bianca nell’applicazione delle manovre finanziarie. Il governo Monti non ha informato i cittadini che ignorano il varo di questo dispositivo. Si tratta della fondazione di una dittatura economica”.
A questo punto il collegamento da Palermo si è interrotto e lei è sparita.
Sono rimasto colpito, perché l’economista non aveva l’aria di una facinorosa e tantomeno di un’estremista farloccona. Vado in rete e clicco alla ricerca di informazioni, come avrebbe fatto chiunque di voi. Vengono fuori delle notizie su di lei dal sapore gossip (non molte ma ci sono) che ruotano intorno allo slogan (essendo l’economista anche una bella donna) “questa bella donna non piacerà mai a Berlusconi”.
Dopodichè cerco ESFM e trovo parecchio “materiale ufficiale” dove mi spiegano che l’European Stability Financial Mechanism è la soluzione politica dei problemi finanziari europei e ci salverà a tutti.
Mi metto in collegamento con alcuni bloggers europei di cui mi fido e chiedo ragguagli per essere informato meglio. Dopo due giorni comincio a ricevere del materiale, delle risposte, e infine mi comunicano che in Olanda, Scozia, Danimarca hanno già iniziato a far scattare un tam tam di allerta cercando di spingere la gente a “pretendere che venga ufficialmente pubblicato il Trattato firmato da Italia, Francia e Germania in data 2 febbraio 2012 a Bruxelles, per intero, con tutte le clausole annesse e che venga spiegato subito ai singoli popoli che tale trattato deve essere ratificato entro primavera per diventare automaticamente esecutivo a partire dal 1 luglio 2012”.
Ne ho letto un pezzo.
In confronto, Adolf Hitler era un bamboccione dilettante.

Il linguaggio non è semplice da decrittare, perché pieno di terminologia tecnico-finanziaria molto specifica. Ma alcuni passi sono chiari, soprattutto quando si spiega che le nazioni “perdono il diritto di poter avere accesso a meccanismi di sovvenzione, aiuto e salvataggio finanziario nel caso non rientrino nei parametri stabiliti, pena la automatica e immediata cancellazione anche di patti regressi”; e più avanti spiega come l’erogazione del finanziamento di questo super-ente (garantito dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE) viene elargito ponendo come condizione la garanzia di tutto il sistema di proprietà di beni nazionali pubblici: acqua, energia, comunicazioni, infrastrutture.
Per farla in breve: sale lo spread, l’Italia ha bisogno di una mano dall’Europa, la ottiene senza nessuna necessaria trattativa.
”Automaticamente e immediatamente” –faccio un qualunque esempio a caso- la gestione del sistema della metropolitana di Milano, o la gestione delle fonti naturali d’acqua, o il pacchetto di maggioranza di Finmeccanica passano sotto il controllo dell’ ESFM, che uno voglia o non voglia. Poiché il trattato è stato approvato dai singoli parlamenti, non c’è alcun bisogno che i singoli governi comunichino ai cittadini l’accadimento. Non farà notizia.
Veniamo alle informazioni. Chiunque sia interessato –dovrebbe essere un dovere perché riguarda tutti i popoli d’Europa- può intanto andare a vedersi il video lanciato su you tube dall’economista Lidia Undiemi. Oppure può scriverle per chiedere dettagli e ragguagli a li.undiemi@gmail.com. Potete ricevere anche materiale in pdf.
 Quello che lei spiega è che hanno creato una entità finanziaria sovranazionale che esula anche dal controllo dell’Unione Europea. La BCE, infatti, viene definita “ausiliaria”. Si tratta di un super-governo legalmente valido composto da un pool di creditori internazionali. A questo nuovo super-ente gli Stati partecipano non più come governi-sovrani bensì (così lo definisce la Undiemi) “in qualità di soci debitori”. Nel nome di questi principii, l’Italia, la Spagna, il Portogallo, ecc., ricevono istruzioni sulle (così è scritto nel Trattato ufficiale) “….specifiche manovre correttive di bilancio che ogni singolo Stato è tenuto a predisporre immediatamente al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il potenziale default”.
L’ESFM quindi, potrà predisporre a proprio piacimento come e quando svuotare le casse dei singoli Stati senza che venga data nessuna comunicazione ai cittadini. Il cittadino, quindi, si trova in una situazione per cui non viene più riferita né la ragione né il motivo per cui questa o quella Legge viene passata (soprattutto tagli alla spesa pubblica, ecc.) dato che l’unica argomentazione che viene prospettata è “o è così oppure il baratro”.
Ma c’è dell’altro, che è ciò che a me importa più di ogni altra cosa.
Il super-ente ESFM gode, per statuto riconosciuto da 26 paesi dell’Unione Europea (la Gran Bretagna si è rifiutata di aderire) di una totale impunità extra-legale. Nel comma tre dell’articolo due del Trattato (già firmato da Mario Monti) si legge “nel trattato fondativo, l’ESFM, il suo personale, i suoi dirigenti, i suoi beni, godono dell’immunità di ogni forma di giurisdizione”, tradotto vuol dire che un qualunque rappresentante di tale ente può venire in Italia prendere a randellate un passante e non può essere sottoposto a incriminazione perché gode “di immunità da ogni forma di giurisdizione”, come un diplomatico di carriera.  In aggiunta, viene specificato che non viene data a nessun giudice di nessun paese la possibilità neppure di leggere documentazione alcuna inerente a tale ente perché, così recita il Trattato “l’EFSM non può essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative e normative, trovandosi nella condizione di soggetti operanti sotto la condizione extra-giudiziale”.
In Olanda si stanno scatenando su questo e hanno aperto un sito per allertare il resto d’Europa, che si chiama “Money for nothing”. (money-for-nothing.nl) oppure “alles overhet monetaire system”. Purtroppo è scritto solo in olandese (ma lo traduce google) perché è una chiamata alle armi per gli olandesi (saranno il primo parlamento a dover discutere la firma del Trattato). Ma c’è un altro link.
Un certo Thomas Moerman, scozzese. Trovate il tutto sotto thomas moerman.eu/post/.

Dobbiamo far qualcosa perché si accenda il dibattito su questo prima che chiudano l’accordo politico tra Mario Monti da una parte e PD PDL Udc dall’altra, votando la Legge senza che nessuno ne sappia nulla.

Ci tenevo a informare i miei lettori, di tutto ciò, oggi.
E’ il mio modo di commemorare il 22 esimo anniversario della dipartita estrema di Sandro Pertini, un italiano per bene. Lasciamo perdere la retorica e le celebrazioni.
So soltanto che se lui fosse stato vivo avrebbe preso Mario Monti e l’avrebbe volato giù dalla finestra, magari mettendoci sotto un bel materassone per non causargli alcun danno fisico, purchè le tivvù riprendessero il suo gesto.
Era un uomo pragmatico. Dobbiamo diventarlo anche noi.
In calce e a conclusione, la citazione di una sua frase del 1983, a commento dello scandalo della P2. Sono trascorsi da allora 29 anni.
Purtroppo siamo andati indietro.
Sarebbe ora di riprendere il cammino segnato e segnalato da chi ci ha preceduto e aveva costruito una società dall'esistenza sostenibile.
“Noi italiani ci siamo guadagnati la democrazia, quarant’anni fa, con il sangue e la galera. Non dobbiamo permettere, oggi, che la libertà tanto cara venga calpestata e uccisa da ladri, corrotti e malfattori che si stanno annidando nelle istituzioni per svuotarle di senso. Essere italiani, oggi, vuol dire schierarsi e combattere contro il malaffare: esso è il cancro della libertà e della democrazia”.                    
                                                                                   Sandro Pertini. 10 giugno 1983.

In memoriam


giovedì 23 febbraio 2012

Il Fondo Monetario e l'intero mondo economico boccia Mario Monti. Ma perchè la sinistra democratica italiana lo appoggia?

di Sergio Di Cori Modigliani

Ormai, cominciano a capirlo anche i ciechi e i sordi, gli scettici e gli indifferenti, quelli a digiuno della politica, quelli che non seguono ciò che accade. Se non altro, lo capiscono (quelli che sono sani) per istinto. Eh già! Per fortuna esiste l’istinto, che –com’è noto- si attiva automaticamente in presenza di un pericolo o di una emergenza.
Se va avanti così, finirò per dar retta a mia zia Maria che ha sempre cercato di fare appello al vecchio e sano “buon senso”.
Tutto ciò per definire l’attuale stato politico, economico ed esistenziale come “insensato”.
Ma che, trasferito e tradotto in termini mediatici corrisponde a “truffa”.
Il che aumenta il campanello d’allarme dell’istinto. Un po’ come quando uno guarda un film (magari un poliziesco) e all’inizio, mentre i vari personaggi cominciano ad agitarsi sullo schermo, entra un attore che dice una battuta e uno pensa (proprio perchè lo sceneggiatore vuole che così accada) “questo qui, mi sa proprio che prima della fine del film farà una pessima fine”.
Abituati alla narcolessia di Stato, non siamo ancora al punto in cui ritorna di moda la Verità o, quantomeno (almeno tra le persone un minimo decenti) la verifica-raffronto tra una affermazione pronunciata il 12 gennaio, seguita da una negazione pronunciata dalla stessa persona il 14 gennaio, da cui il buon senso imporrebbe di esigere dall’interlocutore una spiegazione “scusi lei ha detto il 12 che questo va bene, poi ha detto il 13 che questo va male, insomma….lei che cosa pensa esattamente?” dopodiché, qualunque sia la risposta, stamparla per bene e poi rinfacciarla quando è di dovere, per poi, infine, pretendere che il malcapitato ammetta che A) ero in stato di confusione, B) sono un bugiardo e adoro mentire C) parlo a vanvera D) ero in buona fede ma mi sono sbagliato E) dico la prima cosa che mi salta in mente F) in realtà questo non è il mio lavoro……ecc,ecc.
Tutto ciò per commentare le ultime uscite internazionali e nazionali relative all’attuale governo, a Berlusconi, alla sinistra e allo stato dell’economia.
Io spero ardentemente (mi auguro che venga compreso il mio, diciamo così, paradosso emotivo) che Mario Monti non sia una persona né limpida né onesta. Già questa sarebbe “relativamente” una buona notizia. Perché, nel caso opposto, invece, e cioè il nostro premier è un individuo onesto e sincero, allora siamo davvero nel mezzo di una tragedia totale. Vuol dire che l’assoluta mancanza di capacità raziocinanti di comprendonio guidano la carcassa della nostra amata Italia.
Perché gli ultimi e recenti raffronti ci indicano che ciò che lui è andato dicendo dal settembre 2011, e che ha poi teorizzato seducendo Napolitano, che ha poi perseguito ed applicato una volta divenuto primo ministro, e che insiste nello sciorinare alla plebe in questi giorni, non ha niente a che vedere con la realtà nel suo accadimento.
Qui non si tratta più di essere sostenitori di Monti o antagonisti a Monti.
Qui si tratta si svegliarsi ed esigere di comprendere se si tratta di un furbone che ci sta prendendo in giro, oppure di un deficiente con buone entrature e conoscenze nei posti giusti ma non capisce proprio niente, oppure –l’aspetto peggiore- un macabro genio della manipolazione mediatica che ha ben capito come gestire l’Italia in maniera berlusconiana perché il suo unico fine è applicare ordini di scuderia senza spiegare a nessuno dove si trovi la scuderia, chi sono i proprietari, chi sono i cavalli e dove e come e quando corrono.
La frase di qualche mese fa, in piena turbolenza berlusconiana, della Gelmini sul tunnel dei neutrini è un’inezia tenera se raffrontata con le dichiarazioni quotidiane del Premier.
Così come, poco a poco, goccia dopo goccia, articolo dopo articolo, dagli Usa cominciano a filtrare impietosi giudizi di totale e definitiva bocciatura della ricetta Monti, mentre l’intera truppa mediatica ha presentato il viaggio in America come se fosse stato quello compiuto da Alcide De Gasperi nel marzo del 1947, quando il leader democristiano incontrò Harry Truman a Washington e tornò a casa con il piano Marshall in tasca firmato.
Non solo.
E’ tornato sostenendo di aver convinto Wall Street. Ma non ci ha spiegato “su che cosa li ha convinti”. Oggi, tutti i giornali finanziari americani e i networks che si occupano di economia definiscono Mario Monti e le sue applicazioni economiche come “una manovra da dilettanti portata avanti da chi insiste nel vivere in una situazione d’irrealtà” (editoriale su Bloomberg television). A questo Monti alle ore 9 del mattino, per radio ha detto “stiamo davvero sulla buona strada perché in Europa abbiamo recuperato il nostro ruolo, abbiamo aiutato la Grecia a evitare il baratro e ci stiamo avviando verso la ripresa economica”. Contemporaneamente –alla stessa identica ora- l’agenzia Fitch, a Londra declassava la Grecia da B—a C, un gradino prima di D (default) indicando che vi sono “statisticamente parlando il 75% di possibilità che la Grecia fallisca entro 32 giorni”. Alle ore 10 alla radio di Gr1 Rai, Monti ha dichiarato “siamo ormai una forza solida dell’Europa e stiamo ottenendo dei progressi davvero impressionanti”, frase detta dieci minuti dopo che era stato emesso il seguente comunicato stampa della Commissione Finanze della Unione Europea a Bruxelles “l’attività economica in Europa dovrebbe stabilizzarsi soltanto a condizione che non vi siano ulteriori peggioramenti della situazione sui mercati finanziari, a condizione che la Grecia dia segnali di vitalità economica immediata ma soprattutto, per ciò che riguarda l’Italia, che lo spread dei bpt a dieci anni italiani non superi la soglia dei 370 punti”. Il portavoce, richiesto di una spiegazione ha spiegato che la “soglia” (in conseguenza delle manovre restrittive attuate da Monti) ha determinato una revisione del calcolo dovuto soprattutto alla “attuale recessione economica italiana” tale per cui “non è più un problema se lo spread raggiunge i 500 (come accaduto a gennaio) ma diventa un grave problema se comincia a superare i 370”. Perfino in Europa lo sbugiardano.
Qui c’è qualcosa che non ci dicono.
48 ore fa Il sole24 ore pubblicava un articolo delirante dal sapore di tifo nazionalistico che titolava “a quando il sorpasso” spiegando che –questioni di giorni se non ore, secondo loro- lo spread italiano sarebbe andato ben al di sotto di quello spagnolo (in quel momento lo spread italiano era a 337 e quello spagnolo a 321) mentre nelle successive 48 ore lo spread spagnolo è sceso a 310 punti e quello italiano è salito a 365. Qualcosa non va.
E quindi, cominciano le defezioni. E c’è qualcuno, diciamo per bene, che ha deciso di dire la propria verità. Il che, merita rispetto ed è una notizia importante di oggi, perché il soggetto non è un blogger fantasioso, non è un funzionario partitico, non è un cialtrone e soprattutto (ciò che più conta in assoluto) non è affatto un incompetente. Si chiama Stefano Mieli, è un meritevole funzionario di carriera. E’ il Direttore Centrale per l’Area di Vigilanza Bancaria di Bankitalia, ovvero colui che tasta il polso all’economia e alla finanza in Italia. Questa mattina doveva deporre, in audizione ufficiale alla Commissione Finanza alla Camera. Lo ha fatto. Ci si aspettava da lui la consueta scarica di elogi su Monti, complimenti, il peggio è passato e le solite carabattole. E invece, ha così dichiarato: “La crisi non è affatto terminata, tutt’altro direi. Nonostante nelle trascorse settimane le tensioni sui mercati si fossero ridotte, i rischi restano molto elevati, direi in aumento. E’ a me chiaro quanto sia ancora fortemente condizionato il clima di fiducia che è un elemento essenziale per un’efficiente allocazione delle risorse all’interno del sistema economico”.
A questo punto lo hanno interrotto, lo hanno ringraziato e lo hanno accompagnato alla porta. Invece di un’ora (questa era la previsione) ha parlato per un minuto.
Onore a Stefano Mieli. Ha il diritto (in un qualunque domani) di sostenere “io l’avevo detto in tempo” dato che c’è un atto parlamentare ufficiale a dimostrarlo.
Non basta. Alle undici il Fondo Monetario Internazionale ha diramato un comunicato sull’Italia in cui sostiene che “diversamente da quanto si era prima creduto, ci rendiamo conto, dati alla mano, che gli interventi di Mario Monti non sono riusciti a fornire alcun elemento propulsivo dal punto di vista economico, mettendoci quindi nella condizione di rivedere al peggio le previsioni sullo sviluppo economico della nazione, la quale arretrerà in tutti i settori per la compressione dei consumi interni e la mancanza di credito alle imprese”.
Non è mica la Camusso a dirlo: sono gli amici di Mario Monti.
Certo, lui la sera chiacchiera in maniera sobria e amena con la sua famiglia (immagino) e non si scatena nei bunga bunga di recente memoria; va in ufficio all’ora giusta, apre la sua cartellina da bravo ragioniere e fai i suoi compiti invece di strillare che i magistrati lo vogliono in galera. Ma come economista, sta a pezzi, non ne azzecca una che è una.. Come statista si inventa i dati e le situazioni, invece di basarsi sui fatti.
Siccome la Storia non si fa con i se, non sapremo mai se era vero che alla fine di ottobre stavamo finendo nel baratro e lui ci ha salvato.
Sappiamo, però, oggi, che in tutta Europa, negli Usa, e in Asia, la cura “salva Italia” è stata identificata come la medicina “affonda Italia”.
Che si fa?
Si seguita a dar retta a un ragioniere bocconiano che –nella migliore delle ipotesi- vive sulla Luna, o vogliamo cominciare a dar retta anche al resto del mondo?
In questo preciso istante non esiste nessun economista sul pianeta Terra che considera Mario Monti una persona affidabile. Neanche uno.
Piace solo a Casini e a Bersani e a Berlusconi.
Se qualcuno, in questo momento, pensa “era meglio Berlusconi”, si sbaglia di grosso.
Silvio Berlusconi ha rovinato questo bel paese. L’ha distrutto e disossato, e non per le sue scorribande pseudo-erotiche .
Anche Roosevelt e Kennedy non erano degli angioletti fedeli alle loro consorti e ne hanno combinate di tutti i colori. Ma quando facevano politica si sono occupati del bene dell’America e non delle loro aziende (che tra l’altro non avevano). Silvio Berlusconi stava crollando e finiva nel baratro con appresso tutto il paese come conseguenza della sua continua e vituperata azione delittuosa. Forse, in quel baratro avremmo trovato la forza di dare un’inarcata di reni e risollevarci. Mario Monti lo ha salvato e gli ha salvato le aziende.
Ma non sta facendo il bene dell’Italia.
Sta lì per garantire la tenuta dello status quo e mantenere in piedi lo stato berlusconiano, è evidente a tutti ormai. Cominciano a dirlo chiaramente, dovunque e comunque, tranne che da noi.
Che fare, dunque?
Sarebbe il caso di cominciare a diffondere come parola d’ordine “Mario Monti deve fare un passo indietro, ed è necessario istituire un governo che dia un forte segnale di discontinuità”. Questo bisogna fare.
Né più né meno di quanto la sedicente sinistra democratica non facesse tutti i santi giorni quando al comando c’era Berlusconi. Agghiacciante e drammatica la deriva di oggi. Mario Monti sta affossando l’economia e trova anche gli applausi della sinistra, approfittando che la gente non guarda le televisioni straniere, gli italiani non conoscono le lingue e quindi non leggono la stampa straniera, ma soprattutto non gli ricordano che il lunedì fa un’affermazione e il martedì la realtà glie la nega; il mercoledì ne fa un’altra e il giovedì dichiara l’opposto.
Non ha liberalizzato un bel nulla, ha scelto e deciso di regalare a Mediaset le nuove frequenze televisive, non ha varato una patrimoniale; ha mandato la Finanza a  Cortina e Courmayeur invece che spedirla a ritirare i libri contabili dei consigli di amministrazione delle banche italiane colluse con la criminalità organizzata; non ha varato un piano anti-evasione; non ha raccolto l’invito di Bankitalia che chiedeva di proibire ai membri dei consigli d’amministrazione di banche e assicurazioni di sedere anche nei consigli delle concorrenti; non ha varato la legge sul conflitto di interesse; non sta fornendo nessuna prospettiva, soprattutto non è andato all’attacco della corruttela politica e dei privilegi dei funzionari partitici abolendo i vitalizi.
Perché la sinistra democratica lo sostiene?
Perché tacciono? Che cosa garantisce loro Mario Monti che noi non sappiamo?
Se qualche lettore più intelligente di me è in grado di fornire una risposta, tengo le orecchie ben aperte e leggerò con attenzione in attesa di una spiegazione razionale.
C’è qualcosa che non ci dicono.


mercoledì 22 febbraio 2012

L'effetto Michelle che ha funzionato. Che cosa succede in Usa in questo periodo?

di Sergio Di Cori Modigliani

Well, it can be done.
Tradotto in italiano corrisponde a qualcosa del tipo: “lo si può fare”.
Questo è il nocciolo duro della campagna di primavera del presidente Usa Barack Obama, fondamentale per tutti noi, perché entro maggio si decideranno i destini dei popoli d’occidente. E’ il second step che segue il celebre “yes we can”, fortunato (oltreché vincente) slogan che aveva consentito a Obama di vincere le elezioni nel 2008. La differenza consiste nel fatto che, questa volta, non si tratta di uno slogan né di una frase ad effetto ideata da un intelligente pubblicitario. Si tratta, invece, del risultato di un’indagine che Obama e il suo staff hanno condotto presso i 26 più autorevoli economisti in attività, sia post-keynesiani che liberisti, mescolati. Senza dir loro che si trattava del piano di rinascita economica della nazione, gli è stata proposta una consulenza a pagamento a nome di una società di studi economici regolarmente accreditata presso la Georgetown University. Gli è stato presentato, lo scorso dicembre, un studio ponderato di circa 600 pagine chiedendo una risposta, basato sul multiplar choice: sette possibili risposte, da “non funziona affatto” a “è una meraviglia”, con l’aggiunta di proprie personali considerazioni, spiegando che si trattava di un’indagine sulla fattibilità operativa di una teoria economica. 21 su 26 hanno risposto “it can be done”.
Sufficiente per spingere Obama a lanciarsi nella grande impresa. Tant’è vero che da una settimana a questa parte (tre giorni dopo la visita di Mario Monti, quando a Washington hanno preso atto che il meeting si era rivelato un colossale fallimento perché, in realtà, abbiamo rotto con l’America schierandoci con la Germania) l’amministrazione Usa ha cominciato (con un abile contagocce sempre più generoso) a diffondere alcune notizie al riguardo, per il momento soltanto sulla stampa economico-finanziaria più ristretta e attendibile. Ma ben presto diventerà materiale per dibattiti di massa.
La campagna elettorale statunitense sarà la meno ideologica mai vista, la meno gossip, la meno superficiale, la meno pubblicitaria e ruoterà tutta intorno al tema del “lavoro”.
Si tratta della prima, direi “forte” (data la fonte di provenienza, perché non si tratta di un ragazzetto che lavora alla borsa valori di Milano) denuncia ufficiale della inutilità del pareggio di bilancio e l’assunzione di responsabilità politica nel proporre di capovolgere a 180 gradi l’attuale trend hitchcockiano imposto dal triumvirato Monti-Merkel-Sarkozy proponendo un gigantesco piano di investimenti, un aumento della spesa pubblica e un gigantesco piano di tassazione sulle grandi multinazionali, su tutte le imprese finanziarie, con una patrimoniale decuplicata per chiunque guadagni una cifra netta superiore ai dieci milioni di dollari, quintuplicata per chi ne guadagna cinque e aumentata del 28% per chi ne guadagna soltanto uno. Con detrazione fiscale, invece, per chiunque ne guadagni meno di 250.000 all’anno.
Tutto ciò grazie a un capolavoro della strategia diplomatica di Hillary Clinton, grazie a un accordo segreto (mica tanto poi, dato che lo sanno tutti, compreso il sottoscritto) firmato a Tokyo in data 31 gennaio. Gli americani, che in politica estera sono sempre stati un vero disastro, pasticcioni, criminali, superficiali e miopi, questa volta ritengo abbiano fatto goal.
Gli Usa hanno chiuso un accordo con l’impero del Giappone, praticamente, consegnandogli la leadership dell’Asia, in prospettiva a brevissimo termine di una riunificazione pilotata tra le due coree che finirebbero sotto l’ombrello protettivo del Giappone e che coopterebbe anche il Vietnam, il Laos, le Filippine e l’Indonesia, sottraendo queste nazioni come sfere di controllo alla Cina.
Con la scusa –comprensibile e da tutti accettata- di doversi occupare della propria tragica gatta da pelare (Fukushima & co.) il Giappone si era defilato prima (giugno del 2011) aveva disinvestito dall’Europa poi (settembre 2011) liberandosi da ogni potenziale impatto negativo conseguente a una crisi finanziaria europea e infine, zitti zitti, a novembre si sono ritirati dal management operativo del Fondo ;Monetario Internazionale. In data 12 gennaio 2012, l’Imperatore del Giappone ha firmato, approvandolo, il decreto della manovra economica “eccezionale” del governo, resasi necessaria in seguito al disastro nucleare di un anno fa. Grazie al fatto di essersi sottratti al Fondo Monetario, si sono trovati liberi di non dover applicare le loro regole, rinunciando -pertanto- ad applicare il pareggio di bilancio.
Forse è il caso di ricordare, qui, che stiamo parlando della terza potenza economica planetaria, subito dopo Usa e Cina, superiori soltanto per il fatto di avere una imbattibile supremazia militare. Il 13 gennaio 2012 il governo del Giappone ha portato il proprio disavanzo pubblico dalla cifra di 3.750 miliardi di euro (il doppio dell’Italia) invece che a 2.800 come richiesto e PRETESO dal Fondo Monetario Internazionale a 4.900 miliardi, molto vicino a quello degli Usa. Hanno varato un investimento di circa mille miliardi di cui il 23% è stato investito in welfare nazionale, il 19% in ricerca scientifica e istruzione avanzata, il 38% in crediti agevolati alle imprese nipponiche che investono in Asia a condizione che producano merci e beni di largo consumo e non siano coinvolte in attività di speculazione finanziaria. Hanno fatto fallire 450 società operanti in borsa come mediatori di capitali. Hanno fatto fallire le tre più grandi società immobiliari del Giappone per insolvenza e invece di dar loro sussidi, sono state nazionalizzate per cui è stato varato un piano nazionale –che intendono estendere a tutta l’Asia sud-orientale- per cui i mutui per l’acquisto di una prima casa vengono offerti a tassi agevolati dietro garanzia personale dell’Imperatore, con lo slogan rivolto ai giovani “se vuoi comprare una casa ma non hai un lavoro, rivolgiti all’ufficio della tua prefettura: noi ti diamo un lavoro fisso e tu ti compri una casa”. Alla Cina, tutto ciò non è piaciuto affatto.
Tantomeno all’Europa.
Non è certo un caso che in tutto il continente non sia stata pubblicato neppure un rigo a proposito della notizia. Perché l’informazione avrebbe (inevitabilmente) spinto qualcuno a chiedersi pubblicamente (magari intervistando l’ambasciatore del Giappone a Ballarò o imprenditori nipponici a L’infedele) come fosse possibile che, mentre in Europa si azzannano Grecia, Spagna, Portogallo e Italia sotto la spada di Damocle del Moloch spread e del disavanzo pubblico, in Giappone si aumenta la spesa. Non solo. Il mercato asiatico ha risposto premiando la borsa di Tokyo e l’indice Nikkei (quello sì che conta, non come l’asfittica borsa di Milano) è salito per la prima volta dal 2008 ad una progressione che indica nel Giappone la prima nazione planetaria che ufficialmente si è gettata nella congiuntura economica virtuosa. Si sono ripresi. Grazie a tali investimenti, il loro pil viaggerà verso un abbondante 3,5% in più mentre l’Italia viaggerà a un -1,7% (se ci va bene).
Esempio pericolosissimo per il triumvirato europeo.
Per i giapponesi è stata necessaria una “rivoluzione mentale”. Non avendo esercito e non potendo essere presenti nel mondo come potenza militare hanno gettato tutta la loro ambizione imperialistica (mai sopìta) nella conquista e mantenimento di leadership in settori strategici dell’economia: Mitsubishi prima grande banca al mondo, Toyota prima azienda metalmeccanica nel pianeta, Sony prima multinazionale nel campo della comunicazione,ecc..Hanno incassato l’accordo con Usa e coree e hanno accettato il fatto che per la prima volta dal 1988 la Toyota non è più leader. E’ finita seconda, dietro la General Motors di Detroit che riconquista il primato dopo 25 anni. Hanno optato per una leadership politica (fino a pochi anni fa impensabile) perché gli statunitensi stanno imparando ad avere una politica estera più sensata ed è chiaro anche a un bambino che si arriverà a un piunto in cui Usa e Cina finiranno ai ferri corti. Tanto vale aver piazzato un alleato di ferro in Asia. Tanto più che nelle nazioni del sud est asiatico sotto controllo economico cinese, gli esseri umani vengono trattati come bestie immonde, i giapponesi, invece, propongono il riconoscimento di gabbie salariali e un trattamento umano (ha addirittura ricevuto il plauso del neo-eletto presidente della Corea del Nord, il che è tutto dire).
L’accenno al Giappone era una parentesi (l’ho ritenuta necessaria) per spiegare alcuni brandelli del puzzle geo-politico planetario sottolineando il fatto che viviamo sotto una cappa censoria clamorosa. Neanche un pezzullo di dieci righe da qualche sito on-line.
Ma ritorniamo agli Usa.
Quando Obama è stato eletto, il 5 novembre del 2008, si è sottoposto al consueto rituale di turno, non essendo lui uno del giro (né tantomeno un presidente rieletto per la seconda volta). Il giuramento ufficiale era previsto per il 10 gennaio 2009. Il venerdì 8 novembre, subito dopo che l’elezione è stata “legalmente” ratificata, Obama è stato fisicamente prelevato e portato tutti i giorni per quindici giorni di seguito –così recita la Legge Usa- in un certo posto al Pentagono dove, poco a poco, a lui è stato spiegato dall’FBI e dai generali come stanno le cose per davvero: quali sono le strategie, gli accordi che noi ignoriamo, chi sono i veri amici, chi i veri nemici e compagnia bella, in modo tale da dargli il tempo per cominciare a masticare la faccenda e capire che cosa vuol dire essere il comandante in capo del più potente esercito al mondo. Dopo quei quindici giorni, il neo-eletto si incontra per altri quindici giorni con i generali e il presidente sconfitto per il passaggio delle consegne (e il passaggio dei segreti di Stato relativi ad accordi che saranno validi nell’immediato futuro). Quando il 15 gennaio ha giurato, automaticamente è scattato un dispositivo che in Usa si chiama “political honeymoon respect” (rispettosa luna di miele politica) una consuetudine accettata in base alla quale l’opposizione in parlamento per la durata di 100 giorni non si opporrà a nulla, per dare il tempo al neo-eletto di acquisire la conoscenza necessaria per essere in grado poi di governare. Il neo-eletto lo sa, e in cambio, garantisce che in quei 100 giorni (per non provocare imbarazzo e scandalo) non promulgherà nessuna nuova legge importante, non proporrà nessun decreto e –unica eccezione lo stato di guerra- arriverà in parlamento soltanto per pratiche di amministrazione corrente. Al 101 giorno si scatena la bagarre e inizia la lotta politica.
Il 16 gennaio 2009 era il primo giorno nel suo ufficio. Immagino debba essere stato emozionante e anche spaventevole, per alcuni aspetti. Non avendo mai fatto il presidente, Obama non sapeva come funzionasse la giornata (è proprio lui ad aver raccontato questi dettagli in una diretta streaming con la nazione a metà gennaio 2012) e in agenda aveva l’incontro con delegati politici sia democratici che repubblicani per il varo delle commissioni parlamentari alla camera. E invece, alle 8 del mattino lo aveva chiamato l’FBI, alle 8.15 due generali importanti, poi il capo della Cia, e gli avevano comunicato una riunione di emergenza alle 10 allo studio ovale. La sua prima riunione. Erano circa una ventina di persone e gli era stato fortemente consigliato di far partecipare tutti i suoi più fedeli collaboratori e consulenti in campo economico (tra cui c’erano Cristina Rohmer e Paul Krugman). Il povero Obama, un’ora dopo aver iniziato la sua fresca attività, si trovò ad affrontare la più grossa gatta da pelare che gli potesse capitare. Gli spiegarono che le cosette –dal punto di vista strettamente economico-finanziario- erano un po’ diverse da come si pensasse. Per farla in breve, gli prospettarono la situazione reale spiegandogli che ad aprile (toh, guarda caso proprio tre giorni dopo la fine della luna di miele) sarebbe crollato l’intero mercato finanziario planetario per una cifra complessiva calcolata intorno ai 10.000 miliardi di dollari, il che avrebbe provocato un terremoto socio-finanziario tale da determinare il licenziamento immediato di circa 20 milioni di persone e il fallimento dell’intero sistema finanziario/bancario/assicurativo. Il collasso economico.
Iniziarono, quindi, immediatamente, le trattative per metterci una pezza, approfittando della luna di miele in corso.
Come lui ha stesso spiegato, chiuse un accordo politico con i repubblicani, e finanziario con tutti i soggetti a rischio per cui ottenne immediatamente dal parlamento il via per sforare il bilancio e mise a disposizione la cifra di 4.000 miliardi di dollari (ma in realtà poi diventati quasi 14.000) per tamponare l’emorragia che si verificò, con precisione millimetrica il 9 marzo 2009. Ma il sistema resse l’urto. Sia in Usa che in Europa. L’accordo con i repubblicani presupponeva l’accettazione della riforma sanitaria, una riforma del welfare, e un piano economico per l’occupazione.
Incassati i soldi (soprattutto le banche e le assicurazioni sostenute dalle lobby repubblicane) a maggio i repubblicani rompono l’accordo. Non solo. Con i soldi avuti dallo stato federale finanziano e mettono su il movimento dei tea-party contro Obama.
“Sono stato ingannato. Sono stato defraudato”.
Così ha raccontato lui al popolo americano la sua esperienza.
Non so dire, onestamente, se questa versione sia corretta oppure no. Io cerco di fare della informazione attendibile divulgativa e quindi propongo gli elementi interessanti di cui in Italia non si parla mai (rimane per me un glorioso mistero il fatto che nessuno tra i nostri strapagati corrispondenti in Usa abbia fatto menzione del racconto di Obama che io, invece, trovo molto interessante).
Passa un anno e mezzo e si arriva quindi al 15 novembre del 2010: elezioni politiche generali. I democratici perdono le elezioni e i repubblicani (soprattutto l’ala destra che sosteneva i tea-party) conquistano la maggioranza assoluta al senato: una batosta.
Obama compare in televisione nella veste umile, quasi patetica. “Abbiamo preso una formidabile stangata. Cercherò di imparare la lezione”.
Ma i sondaggi sono impietosi e intanto la crisi comincia a mordere. Nel 2011 c’è uno scontro micidiale (durato ben sette mesi) in parlamento tra democratici e repubblicani basato tutto intorno alla necessità del pareggio di bilancio, abbattimento delle tasse, contrazione della spesa pubblica e cancellazione dello stato welfare (repubblicani) che portano il paese (agosto 2011)sull’orlo del default. Ma intanto i democratici hanno ricominciato a far politica e a riorganizzare un piano lavoro per rilanciare l’occupazione. Il 16 settembre 2011 inizia “occupy wall st” in stragrande maggioranza composto da elettori di Obama, delusi dal suo comportamento, che si sono sentiti traditi e abbandonati e gli hanno voltato le spalle. Il 10 ottobre 2011 i sondaggi pubblicano gli impietosi dati: Barack Obama raggiunge il più basso indice di gradimento mai ottenuto per un presidente dai tempi di Nixon, non arriva al 30%. E lì avviene la svolta.
Che non è economica (ma lo diventerà a breve) non è politica (lo è già grazie anche e soprattutto a “occupy wall st.) non è culturale (sono in netta ripresa).
E’ esistenziale.
Secondo il Washington post il merito è di Michelle Obama.
L’hanno definita, infatti, “una chiara manovra femminile”.
Travolto dalle circostanze e dagli indici negativi, dalla sua scarsa esperienza politica, e dall’avidità della finanza impietosa, Obama sembra ormai un pugile suonato, evanescente e incapace di promuovere una svolta. La moglie, così almeno ci dicono, oltre a essergli di conforto lo stimola, lo pungola e lo spinge ad approfittare per realizzare una svolta interiore “progressista”, la cui seduzione finisce per colpire Obama nel suo ego profondo.
Fa varare degli ingegnosi micro- programmi economici, implora i repubblicani di consentire un mini-aumento della spesa tra il 10 dicembre e il 30 gennaio per incentivare il consumo interno (ottenendolo) dato che ormai è alle corde e il 23 dicembre fa un discorso alla nazione che è l’esatto opposto di ogni schema pubblicitario dove inizia dicendo “Finalmente sono un uomo libero. E ci tengo a condividere quest’idea con i miei concittadini. I dati sono talmente impietosi contro di me che alla fine, accettandoli, hanno finito per liberarmi. Ho già dato per scontato, quindi, che voi non mi rinnoverete il mandato, che io non verrò rieletto e infatti Michelle sta già cercando una nuova sistemazione per noi per il gennaio 2013 a Chicago. Non devo quindi, per il resto del mandato, soggiacere a nessun tipo di compromesso perché per me la posta in gioco non è la mia rielezione….sono uno sportivo: amo vincere, ma so perdere. Pago il prezzo dell’attuale situazione, ma già nei primi mesi del 2012 varerò misure, incentivi, programmi, seguendo le mie idee, le ragioni dei miei ottimi consulenti, anche a costo di essere impopolare. Più impopolare di così. Ma soprattutto libero dalla gogna del risultato elettorale”. Un discorso molto abile che piace.
E ai primi di gennaio annuncia (mai accaduto negli ultimi 40 anni) che, nel caso lui vincesse, aumenterà le tasse a chi gestisce la finanza, che varerà una pesante patrimoniale (nel paese più ricco del mondo) e che ad aprile si presenterà in parlamento con la richiesta di un programma per allargare la spesa pubblica e lanciare un piano di investimenti, “in dichiarata contro-tendenza rispetto alle misure che in questo momento altre nazioni, altri governi, altre persone, stanno prendendo in Europa”.
Lo ha annunciato per aprile, rimandando di un mese.
Perché –così almeno dicono le fonti più attendibili- il 30 marzo la Grecia esplode e pochi giorni dopo il Portogallo a ruota. Un piccolo terremoto, e ricomincerà la solfa. Ma a quel punto, mèmore dell’esperienza del gennaio 2009, Obama non farà nessun accordo con i repubblicani.
Perché l’America è un paese pragmatico. A loro la Merkel non va giù non perché sia di destra o di sinistra, ma per il fatto che le sue idee “semplicemente non funzionano”.
Perché Obama ha promesso il 3 gennaio che “inventerà” almeno 2 milioni di nuovi posti-lavoro. Ma conosce i suoi polli: gli americani vogliono fatti. E lui (così recita il suo piano) intende ottenerli prima di settembre, cioè un mese prima delle elezioni, chiarendo che non si tratta di una promessa per racimolare voti (tipo il contratto con gli italiani del sultano di Arcore) bensì della dimostrazione “sul campo” che la medicina tedesca è sbagliata e che quella democratico-americana, è, invece quella giusta. Bella sfida.
Soltanto nel mese di gennaio gli indici segnalano una inversione di tendenza con una diminuzione della disoccupazione di 2 punti percentuale. L’industria metalmeccanica si sta riprendendo ed è pronta a concorrere con quella tedesca. L’ufficio del lavoro di Washington annuncia che negli ultimi 45 giorni in Usa sono stati creati 275.000 nuovi posti lavoro in aziende manifatturiere e le domande di sussidio sono diminuite per la prima volta dal 1999 di 150 mila unità. Sedici istituti di credito internazionali denunciati dall’amministrazione Obama hanno accettato e chiuso il patteggiamento e la sua amministrazione ha incassato 286 miliardi supplementari. Non è molto, ma è qualcosa. Ai repubblicani che hanno chiesto come intendesse spenderli ha risposto (in televisione) “visto che voi avete l’ossessione di bilancio, non sono tenuto legalmente a rispondere di cifre “inattese e suppletive”. Le userò quindi per il welfare. Non devo neppure chiedere la vostra opinione perché non comporterà alcuna modificazione della spesa pubblica. Ho bisogno di spendere per creare lavoro. Voi, invece, avete bisogno di espandervi, questo è ciò che ci divide, oggi”.
Sta già di nuovo al 53%.
Spedisce lettere, fa comizi in streaming, e i suoi consulenti vanno in giro a diffondere ottimismo. Ma lo fanno parlando di politica. In maniera pragmatica. Spiegano che la ricetta Merkel  è perdente: è un trucco ideologico per schiavizzare l’Europa. Depauperando le nazioni, in tre anni si avrà un mercato del lavoro da Lisbona a Budapest dove l’arretramento economico spingerà la gente ad accettare stipendi minimi pur di sopravvivere.
Ma nel diffondere la loro idea politica, i democratici americani (ahimè, e lo dico in quanto europeo) non sono teneri con noi europei e sono anche minacciosi. Nel caso gli riuscisse di ridiventare la locomotiva economica, non si porteranno appresso l’Europa, dalla quale stanno disinvestendo in funzione anti-Merkel. Esattamente all’opposto di quanto relazionato dal nostro baldo ragionier robotico.
L’amministrazione Usa in data 5 novembre 2011 ha formalmente denunciato la Royal Bank of Scotland per truffa in bilancio e occultamento di dati; ha chiesto 120 miliardi di euro di danni a nome del popolo americano. Hanno patteggiato. Hanno chiuso per 45 miliardi. Ma con due clausole. La Royal Bank of Scotland ha dovuto comprare 120 miliardi di dollari di bpt europei –posseduti da Usa e Giappone- al prezzo di mercato di cui 24 dell’Italia, 8 della Grecia, 16 della Spagna, 9 del Portogallo, 11 dell’Irlanda e –dulcis in fondo- 51 della Germania. Bello schiaffo morale, bell'avvertimento per chi vuole intendere. Il pagamento lo hanno voluto in sterline inglesi e non in euro. Una notte intera su Bloomberg television a parlare di questa cosa negli Usa.
Così ci vivono da quella parte oltreoceano.
Hanno deciso di avere un futuro.
Hanno identificato l’opposizione politica della destra repubblicana come “rappresentativa di un’idea del mondo che porta al passato e in una zona buia dell’esistenza; siamo troppo giovani per non desiderare un lungo e ampio futuro davanti a noi. Il passato per noi è Storia da cui imparare. Il Futuro è la prospettiva geometrica”.
Curiosa questa frase dal sapore matematico. Ma illuminante, quanto meno per me.
Dopotutto, Barack Obama, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Cristina Rohmer e Joseph Stieglitz (che hanno stilato il programma della ripresa) possono contare su un successo già verificatosi sul campo: il Giappone.
Se avessero ragione Mario Monti e il cancelliere Angela Merkel, a quest’ora il Giappone dovrebbe essere in ginocchio, né più né meno di quanto non lo sia la Grecia. E invece va a gonfie vele.
E’ la differenza tra il mondo visto da un ragioniere che esegue ordini e il mondo visto da chi –forse con un azzardo davvero rischioso- intende ringiovanire la Storia.
L’hanno capito tutti che è il gioco che va cambiato.
Qui da noi, invece, pensano che si tratti di qualche smazzata o di cambiare la marca delle carte. .
Ne parliamo a primavera inoltrata.


martedì 21 febbraio 2012

C'è chi sostiene che la Destra e la Sinistra non esistono più!

di Sergio Di Cori Modigliani

«Il denaro ha importanza solo per quello che può procurare».
                                                                                                                    
John Maynard Keynes. 1926
L’identità è il motore fondamentale dell’esistenza individuale. E’ particolare, originale e unico per ciascun individuo, che nasce quando da infanti si scopre lo specchio e dalla suzione (che comporta una identità trasferita nella mamma) si passa ad un rapporto con se stessi. Il totale egoismo narcisista dei bambini è cosa nota, ma ha una sua funzione psicologica fondamentale per la crescita futura, perché lì si forma l’embrione dell’identità. Poi c’è un salto epocale quando il bambino scopre l’identità sociale: gli amichetti, i compagni ludici, coloro con i quali si condividono giochi e fantasie e progetti. Infine, l’ultimo passaporto verso la civiltà umana: la scoperta di una identità politica che spinge l’individuo a “sentirsi” comunista, fascista, liberale, ateo, credente, di destra o di sinistra.
Un tempo, fino a pochissimi anni fa, era piuttosto comune che si desse per scontato, tra i soggetti politici individuali, dichiarare una propria posizione nel mondo della socialità civile e politica come “uno di destra” oppure “uno di sinistra”, nonostante le persone non si rendessero pienamente conto che essere di destra o essere di sinistra non voleva definire  soltanto un’appartenenza partitica e/o di schieramento bensì una interpretazione dell’esistenza diversa. In alcuni casi, drammaticamente contrapposta.
La fine della guerra fredda nel 1989 e il definitivo smascheramento del comunismo, finalmente identificato come una dittatura che di sinistra aveva soltanto il nome ma che di destra ne aveva i comportamenti autoritari, sembrava aver liberato l’individuo sociale da una compressione delle idee grazie alla cosiddetta “morte delle ideologie”.
Finalmente liberi dall’angosciante trappola ricattatoria planetaria (o con gli Usa o con l’Urss) si dava per scontato che avrebbe fatto irruzione nella diffusione delle idee di massa una sorta di liberalismo democratico condiviso che avrebbe fatto tesoro delle pessime e criminali tradizioni del fascismo e del comunismo finendo per applicare delle regole e delle regolamentazioni il cui fine sarebbe stato il conseguimento di un bene collettivo e di una progressione comune della società.
Non è stato così.
Da allora, cioè dalla fine della guerra fredda, sono trascorsi 22 anni e il mondo –quantomeno l’intera civiltà occidentale- sembra non aver studiato la Storia ed è finita in un tunnel delirante che sta portando alla deflagrazione e all’auto-distruzione nel nome di una nuova Idea, di una Nuova Ideologia, di un nuovo Totem, Moloch, chiamatelo come vi pare, che aveva una prerogativa diabolicamente geniale: era la solita, consueta, trita e ritrita ideologia dell’estrema destra presentata come una non-ideologia nuova di zecca e appena scoperta; la consueta trita e ritrita interpretazione esistenziale della destra reazionaria e retriva offerta su un piatto d’argento come una nuova idea libertaria e di sinistra: il Mercato, nelle sue varianti di Mercatismo e di Mercantilismo.
Oggi, in Italia, stiamo assistendo a uno dei tasselli fondamentali di questa visione del mondo, che in tempi mediatici come i nostri, trova il suo necessario e “indispensabile” corollario nella novità del 2012, sintetizzata dalla neo-imbecillità (intellettualmente delinquente e criminale) che sostiene il principio “destra e sinistra non esistono più…oppure….non ha più alcun senso parlare di destra o di sinistra…..oppure….la destra e la sinistra si sono incontrate con l’obiettivo comune di… (qui, a scelta a seconda dei casi locali) oppure…..la destra e la sinistra hanno fatto il loro tempo…ecc.,ecc.
In tal modo, si abbatte il principio di identificazione dei principii che sorreggono l’ideologia di destra e l’ideologia di sinistra, e così facendo si finisce per appiattire il dibattito sulle idee, sui programmi, sui progetti, spingendo l’intera società a dibattere, argomentare e discutere solo e soltanto dell’applicazione pragmatica del programma della destra oligarchica planetaria il cui fine è dichiaratamente in modo sfacciato quello di mantenere lo status quo e impedire la distribuzione della ricchezza, occupandosi dell’interesse particolare di pochi a scapito del collettivo, proponendo e riproponendo le istanze e le esigenze che l’aristocrazia europea aveva nel 1712, cioè 300 anni fa.
Il fine di tale politica consiste nel distruggere l’identità della sinistra, senza sparare neppure un colpo, senza applicare la censura, senza polizia, senza alcun clamore.
La cosiddetta sinistra democratica italiana vuole andare contro questo piano (di cui ne è totalmente consapevole nonché ampiamente edotta, da cui le proprie gravi responsabilità criminali) ma lo vuole fare in maniera indolore. Pretende di fare la rivoluzione francese senza che vi sia una rivoluzione, il che qualifica subito la propria posizione come perdente.
E quindi, inutile.
Pretende che la magistratura imponga l’esercizio dello Stato di Diritto ma quando la Legge bussa alle loro porte, si inalberano e gridano allo scandalo persecutorio. Sostengono di dover denunciare, attaccare e combattere contro la criminalità organizzata e la prima cosa che fanno i loro amministratori consiste nel trovare un accordo economico con le famiglie criminali organizzate; sostengono che bisogna andare contro la finanza speculativa per riproporre un sistema produttivo di merci mentre affollano i consigli di amministrazione di banche, assicurazioni e società finanziarie dedicandosi ad attività speculative; dichiarano e sostengono il primato della cultura, della ricerca scientifica e dell’arte sul pressappochismo volgare dei bottegai piccolo-borghesi e poi promuovono dei bottegai piccolo-borghesi applicando un nefasto nepotismo, e così via dicendo.
La destra oligarchica gongola.
Nella Storia d’Italia non era mai accaduto che ci fosse una comunità d’intenti “comportamentali” così ovvia, così manifesta, così spudorata.
E la stessa sedicente sinistra, quando è chiamata a dare delle risposte, propone un refrain che suona come una campana a morto (per chi vuol capire) come una necessità circostanziale (per chi ha la testa abbrutita da un dna burocratico di stampo sovietico e non vuole capire) delineando il passaggio inevitabile da uno status quo ALLO status quo (i più abili e truffaldini) proponendo temi, istanze, parole d’ordine il cui fine dichiarato e manifesto sia quello di impedire la realizzazione di una rivoluzione democratica basata su idee, progetti, proposte che appartengono a una interpretazione esistenziale della società civile diversa da quella sancita dall’alto del potere delle oligarchie retrive planetarie.
Per far ciò, hanno istruito i propri asserviti impiegati della truppa mediatica a diffondere il Nuovo Credo della sedicente sinistra democratica italiota: “Destra e Sinistra non esistono più”.
Non è vero.
Il che non ha niente a che vedere con una visione dicotomica piatta, con una visione faziosa manichea, con una posizione dittatoriale (contraria alla sinistra) basata sul principio infantile per cui a sinistra c’è il Bene a Destra c’è il Male: assolutamente no. Anzi.
E’ soltanto una interpretazione diversa della realtà e dell’esistenza. Tutto qui. Da sempre.
Basta saperlo, interrogare se stessi, leggere la realtà (quella propria individuale e poi quella sociale collettiva) e comportarsi di conseguenza dichiarando la propria adesione a una idea del mondo oppure a un’altra idea del mondo. Tutto qui.
Mai come in questo 21 febbraio 2012 la Destra e la Sinistra sono state così radicate.
E “la sinistra” non è il coacervo babilonico e bulimico delle migliaia di siti, blog, chiacchieroni, movimenti, ecc., trincerati dietro sigle del tipo “contro-informazione vera” tanto per capirsi. La maggior parte delle argomentazioni sostenute appartengono a un patrimonio ideale (quando c’è qualche idea) che non ha nulla a che vedere con la Sinistra.
E non c’è niente di male in tutto ciò.
Personalmente parlando non vedo niente di male nell’essere di Destra o nell’essere di Sinistra. Tale frase (ad esempio) appartiene alla mia scelta esistenzial-politica che fa riferimento al pensiero liberale e libertario della sinistra voltairiana alla quale la mia cultura individuale mi ha spinto ad aderire. Trovo disdicevole l’immissione di una terminologia da tifosi nella lotta politica. Il tifoso, per definizione, essendo identificato con la propria squadra in termini emotivi, rinuncia alla propria identità sportiva per aderire a un concetto extra-giudiziario. Io stesso (come tifoso –sono un tifoso di una certa squadra di calcio- e quindi peccatore reo-confesso) se vedo che l’arbitro non punisce un grave fallo in area a danno della mia squadra del cuore, sono contento ed esulto. Che poi si tratti del fatto che l’arbitro è stupido, è distratto, o è corrotto, per me è irrilevante: non ha punito un reato e io sono contento perché la mia squadra vince violando le regole. Non sono più uno sportivo, automaticamente sono fuori: sono diventato un tifoso. Sono quindi, diventato incivile.
Il “tifo” in Politica non appartiene alla Sinistra, è un’idea manipolatoria della Destra Storica, da cui le adunate di Mussolini di Hitler, dove il fattore emotivo sostituisce quello sostanziale.
L’importante è cominciare a riformulare delle argomentazioni che restituiscano il Senso al proprio pensiero, denunciando –non dimentichiamoci che siamo in tempi mediatici- la faziosa manipolazione di parole, concetti, pensieri che la destra oligarchica usa e di cui ne abusa per confondere, appiattire, abbassare il livello culturale delle masse.
Essere di Sinistra, oggi, -lo ripeto fino ad esaurimento- non è né Bello né Brutto, né un Bene né un Male. E’ semplicemente l’adesione a una interpretazione dell’esistenza.
La Destra oligarchica è basata oggi sul principio (per loro inossidabile) della assoluta necessità di presentare una realtà diversa dalla “realtà autentica” spingendo quindi le masse a vivere una vita non autentica perché calata nel virtuale.
Sostenere che Destra e Sinistra non esistono più è una argomentazione di destra.
Molto abile. Per loro fondamentale. Si basa sul principio che sottraendo il Senso, si finisce per esautorare anche il Significato e quindi si abbatte il simbolico. Se gli individui si muovono in una “società senza senso” è facile imporre una socialità senza regole dove vince il più forte, come nella giungla primitiva. Homo homini lupus, così sintetizzato da un geniale filosofo inglese, Thomas Hobbes, caposaldo del pensiero della Destra Europea.
Questa gigantesca crisi può essere un’occasione davvero d’oro per cominciare ad assumersi la responsabilità di restituire Senso e quindi Significato alle parole, ai pensieri, alle argomentazioni, alle idee. L’importante è che siano chiare.
Per dirla in termini spiccioli:
Economia: “Obiettivo primario è a tutti i costi il pareggio di bilancio”. E’ una argomentazione di Destra. Non è vero. Non è un dato oggettivo. E’ l’applicazione nella realtà economica di un’idea aristocratica basata sul principio che lo Stato deve garantire la salvaguardia degli interessi del mercato e di coloro che posseggono ingenti patrimoni. Quando si verificano delle condizioni tali per cui in seguito a crisi economiche il consumo interno degli stati diminuisce, “i padroni del vapore” non rischiano più i propri patrimoni essendo calata la domanda, ma pretendono ed esigono che lo Stato aumenti il livello di tassazione sui singoli individui riducendo la spesa pubblica a beneficio dell’intera collettività, per sostenere invece la contrazione del profitto di ceti privilegiati. Così facendo si creeranno delle condizioni economiche tali per cui diminuirà la massa dei consumatori perché le persone avranno sempre meno soldi da spendere ma in compenso aumenterà la quantità di profitto per le imprese che potranno attivare il consumo perché avranno un anello di acquirenti più ristretto ma più solido e avranno soprattutto la garanzia che il denaro circolerà all’interno di un sistema chiuso e quindi controllabile, dove pochi privilegiati avranno sempre più soldi da spendere e la massa non avrà più accesso a beni di consumo. Lo Stato finanzia le banche possedute dai grandi proprietari di patrimoni che investono nella finanza invece che sul mercato del lavoro, garantendo che ritorneranno a produrre (allargando il consumo) quando e se avranno ottenuto sufficienti proventi dalla speculazione finanziaria, il cui costo grava sullo Stato. Il danaro non circola più nel mercato totale, bensì all’interno di circoli chiusi, ristretti, ai quali non viene concesso né tantomeno garantito l’accesso ai singoli individui. In termini economici è un suicidio.
In termini politici, no.
E’ l’applicazione di una interpretazione del mondo che appartiene alla Destra e che si basa sul principio per cui lo Stato interviene sul mercato per salvaguardare le esigenze di chi produce anche (e soprattutto) a scapito di chi consuma. Si ritorna così a una economia pre-capitalista, dove l’uomo massa deve pensare alla sopravvivenza perché si fa carico delle spese dell’intera collettività.
E’ l’affermazione dell’Ancient Regime di stampo medioevale.
In Italia non esiste nessuna personalità politica dei partiti sedicenti della sinistra democratica che abbia fatto una conferenza stampa, una dichiarazione ufficiale, una interpellanza parlamentare, una chiarificazione in un talk show, nel corso del quale abbia spiegato con termini chiari, precisi, semplici e comprensibili che (questa è un’argomentazione della Sinistra) “in momenti di crisi economica, lo Stato si arroga il diritto e la responsabilità di aumentare la spesa pubblica per far circolare il danaro sufficiente a garantire la tenuta del consumo, facendosi carico della spesa collettiva non più sostenibile dai singoli individui, rientrando dai debiti quando il circuito dell’economia sarà diventato virtuoso e la massa di produttori e consumatori (insieme) saranno in grado di poter sostenere le tassazioni senza per questo diminuire né contrarre l’allargamento del consumo. Per fare ciò lo Stato deve controllare il mercato e il comportamento delle imprese che producono”.
La Destra, invece sostiene che “Lo Stato non deve e non può controllare né il mercato né le imprese che devono godere di una illimitata libertà d’azione”.
Politica: “Il partito politico, inteso qui come delega rappresentativa, si fa interprete delle istanze dei ceti produttivi che hanno la responsabilità e il còmpito di contribuire alla diffusione della ricchezza”. E’ l’argomentazione base della Destra per cui il rappresentante politico diventa il megafono di interessi di parte e non determina l’estensione di acquisizione di potere decisionale di mercato da parte di un numero sempre più alto di soggetti. La Sinistra, invece, interpreta il ruolo della classe politica come “rappresentanti delegati che si impegnano ad amministrare le attività locali e nazionali al fine di garantire l’estensione sempre maggiore di un bene collettivo e l’accesso a un numero sempre maggiore di individui dei servizi necessari alla collettività di cui lo Stato si fa garante”.
Società: “Lo Stato non può farsi interprete –dovendo occuparsi della salvaguardia del pareggio di bilancio- di garantire l’uso e la funzione di organi collettivi di servizi i cui costi sono diventati eccessivi (scuole, ospedali, asili nido, università, centri di ricerca, centri anziani, unità polivalenti di soccorso); tenendo presente l’aumento sempre maggiore di richieste d’uso e consumo, lo Stato appalta ai privati l’esercizio delle funzioni sociali attraverso un sistema di sovvenzioni, in modo tale che tali entità private provvedano alle necessità sociali della collettività. In tal modo, per lo Stato l’ònere è minore”. Questa è un’argomentazione della Destra perché, così facendo, si crea una selezione censoria tale per cui hanno diritto ai servizi soltanto coloro che possono pagare la cifra che i privati stabiliscono avendo come obiettivo il profitto e non la salute pubblica, qui intesa sia come evento sanitario che come elemento propulsivo dello sviluppo e progresso culturale. Lo Stato appalta il servizio abdicano alla propria prerogativa e non controlla il prezzo che il privato chiede all’utente. L’argomentazione della Sinistra, invece, è basata sul principio per cui “è compito del governo e dello Stato usare la ricchezza in entrata grazie alla tassazione per mettere a disposizione della collettività una serie di servizi collettivamente utili: istruzione, sanità, ricerca, cultura, infrastrutture”.
Diritti: “Poiché l’imprenditore rischia il proprio capitale, ha il diritto di avere un numero limitato di imposizioni da parte degli organi dello stato nel controllare il patto sociale del lavoro, perché chi imprende crea ricchezza. A tal uopo, lo Stato deve garantire alle imprese le necessarie sovvenzioni e supporto per il rilancio delle attività produttive e non deve intervenire nel confronto tra imprenditoria e salariati”. Questa è la classica argomentazione della Destra liberista. La Sinistra, invece, sostiene che “l’impresa produce e realizza profitti creando ricchezza grazie e soprattutto alla risorsa umana investita, la quale ha il diritto costituzionale di essere salvaguardata e tutelata secondo i dispositivi stabiliti dalla Legge dello Stato che riconosce negli accorpamenti sindacali rappresentativi un’azione di avvocatura dei dipendenti di lavoro”.
Filosofia/Cultura: “La conoscenza è ricchezza collettiva che rappresenta il dna nazionale e quindi va perpetrata da coloro che sono deputati alla trasmissione della tradizione sapienziale, di cui la Famiglia e il ceto di provenienza ne rappresentano il simbolo di una origine sociale che si fa garanzia di continuità”. E’ l’argomentazione della Destra che attribuisce al Sapere una valenza di controllo sociale, che viene trasmessa di generazione in generazione e che giustifica la creazione delle cosiddette “corporazioni di arti e mestieri” ricostruita a livello istituzionale dal fascismo. La Sinistra, invece, considera “il Sapere un patrimonio comune e collettivo, laddove l’individuo singolo deve avere la possibilità sociale, alla pari, di avere accesso all’istruzione avanzata sulla base del proprio merito e della propria competenza tecnica acquisita e non per provenienza di censo”.
Mercato: “Il mercato, qui inteso come capitale investito e come risorsa d’impresa applicata, deve essere totalmente libero da ogni regolamentazione per potersi espandere sempre di più e in tal modo creare una ricchezza collettiva sempre maggiore”- Argomentazione base della Destra. Alla quale fa, da contrappunto, quella della Sinistra, che è la seguente. “Sulla base della conoscenza umana, poiché è in gioco il profitto, lo Stato fa da mediatore e garante, nella sua funzione di arbitro al di sopra delle parti, garantendo la massima libertà riconosciuta d’impresa e d investimento a condizione e salvaguardia del rispetto di norme, regole e regolamentazioni atte e adatte a difendere la tenuta della ricchezza collettiva e del bene comune, per impedire che il privato approfitti di una prerogativa che gli consente di mettere a repentaglio la ricchezza collettiva nel nome di un profitto personale”.
Professioni: “La libertà d’associazione e d’impresa garantisce la tenuta della gestione di funzioni e servizi da adibire per il bene collettivo, in modo tale da garantire l’esercizio di attività professionali che vengono regolamentate da specifici accorpamenti di “ordini professionali” i quali tutelano i propri iscritti e garantiscono l’esercizio di una funzione sociale”. Questa è un’argomentazione della Destra. La Sinistra, invece, contesta questo principio e pretende “che il mercato sia liberalizzato e che venga garantito a tutti i cittadini l’accesso a una qualsivoglia professione sulla base del rispetto dei requisiti di Legge non riconoscendo agli ordini né la funzione né la valenza di soggetti di mediazione e di arbitraggio che spetta soltanto agli organi competenti dello Stato”.
Potere Politico. “Il fine dell’esercizio del potere politico è auto-referente. Consiste nell’applicazione di un esercizio che comporta la salvaguardia degli interessi dei ceti e dei censi che gestiscono e amministrano da sempre la regolamentazione della cosa pubblica, in tal modo garantendo il mantenimento dello status quo”. E’ la visione della Destra che comporta l’automatica invenzione del nepotismo, perché il fine ultimo del potere è il potere stesso, che si auto-alimenta all’infinito. La Sinistra, invece, interpreta il potere politico come “occasione e luogo per esercitare il sistema di controllo e applicazione delle regole, leggi e regolamentazioni al fine di gestire il bene pubblico e amministrare la cosa pubblica nell’interesse generale e collettivo e non in quello individuale e particolare”.
Esistono almeno altre cento sottoclassi in cui l’interpretazione della Destra e della Sinistra divergono. La diversità (e la ricchezza) di una società democratica consiste nel perenne confronto/dibattito/argomentazione/scontro tra due modelli distinti di interpretazione del mondo e dell’esistenza. Quello della Destra che viene dall’idea dell’Homo Homini lupus e applica una sorta di darwinismo sociale e che nei momenti di grave crisi economico-sociale comporta una inevitabile deriva cannibalica dove vince il soggetto, il ceto, il censo più forte. E secondo loro è giusto che sia così. Quello della Sinistra, invece, è basato sul principio tale per cui, proprio perché consapevoli dell’esistenza individuale di “un lupo malefico” celato dentro ogni individuo, è necessario attribuire allo Stato, al Diritto e alla Legge, la funzione arbitrale di sostegno dei ceti e individui più fragili, per regolamentare lo scambio sociale applicando i concetti di fratellanza, solidarietà, eguaglianza ed equità affinchè il Sapere, la Conoscenza e la Ricchezza aumentino sempre di più e tocchino un numero sempre più alto di soggetti.
Essere di Destra o di Sinistra, quindi, non è né bello né brutto.
E’ una questione di interpretazione dell’esistenza.
Ciò che è importante e fondamentale, oggi più che mai, è restituire la Verità al Senso, cioè sapere, quantomeno, di che cosa stiamo parlando. E poi, ciascuno deve essere libero di scegliere l’interpretazione del mondo che più gli aggrada. Purchè non si parli a vànvera.
La “tragedia italiana” che comporta, oggi, uno spaventoso squilibrio sociale, culturale, politico e di conseguenza anche economico, consiste nel fatto che la Sinistra ha abbandonato i propri principii e i propri punti di riferimento e sostiene politicamente l’interpretazione esistenziale della Destra, usando le argomentazioni della sinistra soltanto in maniera strumentale per giustificare la propria esistenza.
I momenti più ricchi, propulsivi ed espansivi della Storia d’Italia sono stati quelli in cui le due diverse interpretazioni si incontravano e si scontravano creando e producendo una dialettica, che oggi non esiste più.
La Sinistra italiana si è arresa, rinunciando a farsi carico delle idee di base della propria tradizione. E’ attualmente ebbra, completamente inconsapevole del proprio stato etilico, avvinghiata in un linguaggio mercatistico e nella salvaguardia di posizioni che nulla hanno a che vedere con il progresso economico e sociale, con il superamento di una società ingessata, medioevale, arcaica, che porti avanti le istanze culturali e politiche nelle quali potersi identificare.
Non è vero che la Destra e la Sinistra non esistono più.
Questo accade soprattutto in Italia. Così come accade anche in Cina, nella Corea del Nord. E in diverse altre decine di nazioni.
Il 100% delle argomentazioni portate avanti dalla truppa mediatica asservita ogni santo giorno, sono del tutto irrilevanti. Il problema non è lo spread, non è la borsa valori, non è la protesta dei farmacisti o l’articolo 18.
Il vero problema è che l’oligarchia transnazionale planetaria ha individuato nella Repubblica Italiana l’anello più debole tra le prime dieci potenze economiche al mondo. E la responsabilità grava, davvero immensa, nella balbuzie paralizzante e paralitica di quei soggetti politici, attivi nella sinistra democratica, che non hanno né il coraggio, né l’abilità, né la competenza, né la voglia di spiegare alla popolazione italiana che il pareggio di bilancio è una idiozia e un falso economico, che la spesa pubblica andrebbe aumentata per avviare la ripresa economica invece che contratta, e che sarebbe arrivato il momento in cui le menti più nobili e spensierate della sinistra inizino ad applicare l’autodenuncia rivolgendosi alla magistratura competente per far arrestare i mascalzoni annidati all’interno. Prendendo atto che il frutto dell’ubriacatura iper-liberista li ha contagiati producendo una classe politica come quella attuale dedita alla corruttela, al mantenimento di una burocrazia asfittica di funzionari inutili, il cui unico obiettivo sembra quello del potere auto-referenziale che non è mai stato, non è, e non sarà mai una tematica della sinistra. Questa, caso mai, era l’idea della sinistra praticata da Leonid Breznev.
Nel 2012 ci vuole ben altro.
Per nostra fortuna, da oltreoceano arrivano notizie, invece, entusiasmanti e incoraggianti.
Ma di tutto ciò, in un altro successivo post.
E tu, sei di Destra o di Sinistra?
Non ci vedo niente di male in entrambi i casi.
Basta sapere di che cosa si sta parlando.