domenica 10 febbraio 2013

Amnesty International denuncia il governo e la polizia greca per torture. La Grecia è collassata. Ma a noi non lo dicono perchè siamo in campagna elettorale.




di Sergio Di Cori Modigliani


L’ho saputo davvero per caso. Il che la dice tutta.

Me ne stavo amenamente trastullando con un amico di lunga data, un giornalista neo-zelandese, con il quale ci incontriamo in un sito, chesscube.com, dove ci sfidiamo in un nostro personale duello a scacchi mentre chattiamo scambiandoci informazioni sull’Europa e su quello che accade nel continente australe e nel sud-est asiatico, di cui lui è un attendibile esperto.

A un certo punto, mi fa:

“E che ha detto Bruxelles della bomba di Amnesty International?”

“Quale?”

“Quella di tre giorni fa che gli ha ammollato il filosofo francese in piena riunione sul budget dell’Unione Europea”.

(sconcertato dalla mia ignoranza dei fatti, nonché  fortemente incuriosito, chiedo ragguagli in merito)

“Ma sì, quella dei rapinatori delle banche”

“Quali banche? Dove?”

“Nel nord della Grecia”

“Chi?”

“Gli anarchici, i ragazzi arrestati e poi torturati dalla polizia”.

A questo punto mi arrendo e confesso di non sapere di che cosa stia parlando.

E così, vengo a sapere da un neo-zelandese che abita in quel di Auckland, a 22.500 chilometri di distanza, 12 ore di fuso orario prima di noi, dall’altra parte del mondo, nel continente più lontano (in tutti i sensi) dalla nostra vecchia e cara Europa, che cosa sta accadendo a 1.000 chilometri da Roma, nel territorio che è stata la culla originaria della nostra civiltà.

E tutto grazie ad Amnesty International.

Faccio delle telefonate e mi butto in rete a caccia di notizie. In Italia, nulla. In giro per l’Europa, anche.

Notizie strabilianti in Sudamerica, in Canada, in California e sembra dovunque tra i bloggers scandinavi e nord settentrionali che scrivono nelle loro lingue.

Descrivono e raccontano qualcosa che sta accadendo in questi giorni di cui a nessuno è stata detta neppure una parola, né a Roma, né a Berlino, né a Parigi né a Londra. Tantomeno a Madrid.

Parlano della Grecia.

Ma in termini nuovi.

Nel senso che riferiscono di una società ormai collassata, al limite della guerra civile, ormai precipitata nel baratro, sulla cui attuale realtà è stato steso un osceno velo di totale censura per impedire che le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte e Rajoy ha già fatto sapere a Bruxelles che là a Madrid si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo.

La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli  hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali
Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, , la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

Silenzio assoluto.

Nessuna risposta.

Censura totale.

Nessun candidato alle elezioni in Italia ha fatto menzione della situazione greca attuale.

Ecco qualcosina che ho trovato in rete.
Grecia: anarchici torturati, Amnesty chiede un’inchiesta.

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Emergono particolari scioccanti sul caso dei quattro giovani arrestati sabato e torturati dalla polizia ellenica. Lo scandalo supera i confini nazionali e Amnesty International punta il dito contro Atene.
Anche Amnesty International, in una nota diffusa ieri, ha chiesto l’apertura di una inchiesta sulle torture inflitte dalla polizia ellenica a quattro giovani arrestati lo scorso 1° febbraio 2013, perché sospettati di aver partecipato alla rapina di una banca di Kozani, nel nord della Grecia. Due dei quattro detenuti sono accusati di far parte del gruppo armato di ispirazione anarchica “Cospirazione delle cellule di fuoco”.
“Le autorità greche non possono pensare di risolvere i loro problemi con Photoshop. Questa cultura dell’impunità dev’essere fermata. Su questa vicenda occorre indagare in modo efficace, imparziale e approfondito, in modo che i responsabili siano identificati e portati rapidamente di fronte alla giustizia” ha dichiarato Amnesty International. Le foto dei quattro giovani con i volti tumefatti per le botte e le torture ricevute hanno fatto nei giorni scorsi il giro del mondo, dopo la pubblicazione delle immagini su alcuni siti istituzionali da parte delle autorità elleniche che hanno in questo modo voluto rivendicare gli arresti. Non prima di aver tentato di ritoccare e ripulire le istantanee a colpi di Photoshop, per cercare di cancellare parte delle prove dei pestaggi che comunque sono apparsi evidenti. Il “lavoro” di ripulitura delle foto infatti è stato fatto così male e di fretta che l’operazione è diventata un vero e proprio boomerang per il governo Samaras e in particolare per il ministero degli interni di Atene. Nel tentativo maldestro di cancellare le ferite più gravi gli improvvisati tecnici della polizia hanno completamente stravolto il viso di uno dei quattro giovani, mentre ad un altro hanno schiarito i capelli biondi così tanto da farli diventare quasi bianchi. E non è quindi bastato impedire ai quattro arrestati di contattare famigliari e avvocati per 24 ore, aspettando che le ferite provocate si rimarginassero almeno un po’.
Nel tentativo di salvare il salvabile la polizia ha affermato poi che i quattro sarebbero stati feriti nel corso dell’arresto e il ricorso alla forza si sarebbe limitato al necessario. Una versione poco credibile e smentita immediatamente. Medici e i familiari, infatti, hanno da subito denunciato che il brutale pestaggio è avvenuto proprio durante e subito dopo la detenzione, quando gli agenti hanno voluto punire gli arrestati per la matrice politica antisistema dei loro presunti crimini.
Uno degli arrestati, il ventenne Nikos Romanós, ha dichiarato: «I miei motivi erano politici. Considero me stesso prigioniero di guerra. Non mi considero una vittima. Non voglio querelare i poliziotti che mi hanno picchiato. Desidero che il mio maltrattamento sensibilizzi le coscienze dei cittadini».
Non è la prima volta che alcuni giovani vengono torturati dalla polizia. Nell’ottobre 2012, 15 manifestanti antifascisti avevano denunciato di essere stati torturati all’interno degli uffici del quartier generale della Polizia di Atene, il GADA, dopo il loro fermo durante una manifestazione antifascista nelle vie della capitale.
Fonte:  contropiano.org (organizzazione comunista italiana)


Ecco l’inizio di un breve articolo che Barbara Spinelli ha pubblicato tre giorni fa, facendo capire qualcosa (ma senza spiegare un bel nulla, il consueto minuetto della sinistra nobile e miope): “I prìncipi che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell’Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: “Non salvateci più!”, e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell’Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno”.
Barbara Spinelli, “Se anche Keynes è un estremista”, La Repubblica, 6 febbraio 2013

Ecco come il sito di Le Monde, il più autorevole quotidiano francese comunicava la notizia con un pezzullo che, se non altro, avrebbe potuto incuriosire qualcuno:

 

La Grecia e il Portogallo devono uscire dall’Euro: la teoria di Hans-Werner Sinn

Non ce la fanno più, in Grecia. Non ci riescono e non riusciranno mai a riprendersi. Per questo, l’economista tedesco Hans-Werner Sinn, da sempre contrario agli aiuti, è sempre più convinto che la Grecia e il Portogallo debbano temporaneamente uscire dall’euro, svalutare le proprie monete del 30-40% e diventare così più competitive, ridando ossigeno alle loro economie e all’occupazione. Secondo Sinn, infatti, le politiche di austerità imposte dall’Europa non miglioreranno la situazione in questi Paesi, con il rischio che prima che arrivi la ripresa scoppino guerre civili. Solo se l’Eurozona accettasse l’uscita temporanea di uno stato membro, allora si potrebbe evitare il peggio.
Un’altra risposta alla crisi greca arriva dal capo divisione “business treasury, global banking & markets” del Royal Bank of Scotland, Moorald Choudhry, che ritiene necessaria la totale cancellazione del debito ellenico.


In Usa sono venuti a saperlo leggendo il Huffington Post on line, ripreso anche dal Wall Street Journal e dal canale televisivo Bloomberg che ha fatto un servizio sulla situazione greca. Da noi niente.

Ecco l’articolo apparso sul media statunitense, tradotto in italiano:

Grecia: Quanto tempo ancora per la Giunta?

una piccola panoramica di cosa succede in Grecia, solo temporanemanete fuori dai riflettori...


di Bill Frezza, HUFF POST  – Si dice spesso che per avere un assaggio del nostro futuro dovremmo studiare le lezioni del passato. Oppure possiamo osservare il destino di coloro che camminano a pochi passi davanti a noi, nella strada che sembriamo destinati a compiere. Prendete la Grecia…

Gli sfortunati Greci sono riusciti a tenersi fuori dalle prime pagine dei giornali per un paio di mesi, ma la pentola in ebollizione della politica greco non ha smesso di bollire. Miseria diffusa e disperazione alimentano l’illegalità e la violenza. La sensazione che il paese sta cadendo a pezzi sta portando i partiti politici estremisti, sia di sinistra che di destra, a vomitare una retorica apocalittica e a riempire inesorabilmente il vuoto lasciato dal centro, screditato e al collasso.

Leggete le storie di tutti i giorni che compaiono sulla stampa greca (che si potrebbero trovare solo sepolte nelle ultime pagine dei giornali americani) e senza dubbio vi chiederete: “Fino a quando questa gente fiera sopporterà un tale degrado?


CRISI DELLA GRECIA – Per combattere il contrabbando e l’esplosione dell’evasione fiscale, il governo greco ha aumentato le tasse sul gasolio per il riscaldamento domestico del 50 per cento. Con sorpresa di nessuno (tranne quelli che credono che le tasse non influenzano il comportamento), le vendite di gasolio per riscaldamento sono crollate del 75 per cento: otto greci su 10 sono passati alle stufe a legna. Questo ha fatto esplodere un buco di 400 milioni di euro sulle previsioni del gettito dell’imposta.

E da dove stanno prendendo tutto questo legno i Greci? Stanno tagliando le foreste. Gli ambientalisti sono furiosi, mentre intere colline vengono spogliate. E’ stato anche riferito di un antico e venerato albero d’ulivo, sotto le cui fronde Platone insegnava ai suoi studenti, scomparso una notte per essere bruciato in qualche camino greco.

E dove è che va tutto quel fumo? Nell’aria vicino a Atene, che è diventata così carica di fuliggine e di smog che le autorità sono in allarme per il rischio di una crisi di sanità pubblica. La soluzione proposta? Il governo sta promuovendo l’uso di moderne, ecocompatibili stufe a legna!

Gli scioperi sono all’ordine del giorno, cosa che non dovrebbe essere sorprendente, dato che molti scioperanti non vengono pagati nemmeno quando si presentano al lavoro. La disoccupazione ha superato il 26 per cento, mentre la Grecia fa a gara con la Spagna per l’onore di essere al top del disastro economico europeo. La disoccupazione giovanile ha superato un incredibile 55 per cento. I capifamiglia anziani e di mezza età non vedono speranza per il futuro, e i suicidi sono schizzati alle stelle. Il club del baratto sta sostituendo la moneta, come i Greci riscoprono il vero significato del denaro. E mentre il mercato nero sta facendo un lavoro ammirevole per prevenire la fame, le conseguenze sulle entrate fiscali sono così disastrose che il governo sta considerando di vietare le operazioni in contanti superiori a 500 euro, per costringere i cittadini a utilizzare carte di credito o altri metodi di pagamento tracciabili.

Una serie di piccoli attentati e attacchi incendiari hanno scosso Atene. Bande di teppisti armati di bastone hanno preso di mira gli immigrati e le minoranze con pestaggi in corsa. Hanno sparato attraverso le finestre dei politici caduti in disgrazia. Un gruppo di guerriglia urbana il cui nome si può tradurre come “Circolo dei Fuorilegge/ Nucleo della minoranza militante fuorilegge”, rivendica attentati contro giornalisti colpevoli di difendere la politica del governo. Raramente ci sono degli arresti per questi reati.

Quanto tempo passerà prima che a qualcuno venga l’idea intelligente di mettere in scena un incendio del Reichstag?

Studiate il carattere greco e vi troverete un intreccio inesplicabile di contrasti. Da un lato, si rappresenta la caricatura di gente pigra, scansafatiche, evasori fiscali che sorseggiano ouzo con gli amici nella taverna, pagati per un lavoro del governo trovato dallo zio. D’altra parte, il greco ha uno spirito combattivo così feroce che anche Hitler lodò l’abilità marziale dei Greci: “Per amore della verità storica devo testimoniare che i greci, tra tutti gli avversari che ci hanno affrontato, hanno combattuto con grande audacia e disprezzo della morte. ”

Chiunque ritiene che la situazione ormai fuori controllo della Grecia si concluderà in pace sta sognando. Non vi è alcun piano credibile per una ripresa economica. Il PIL greco sta implodendo.Le multinazionali stanno levando le tende, a volte vendendo le loro operazioni greche a un euro solo per uscirne. Nessun investitore straniero sano di mente metterebbe i soldi in un nuovo business lì, e gli imprenditori locali che cercano di farlo, disolito restano strangolati in un groviglio di burocrazia che nessuna mazzettapuò districare. L’industria del turismo è ancora appeso a un filo, ma quando scioperi e violenze oltrepasseranno la soglia di fastidio e le prime notizie di vittime straniere arriveranno ai titoli dei giornali, i turisti internazionali rapidamente andranno altrove.

 E così la pentola a pressione bolle e l’orologio fa tic tac.
Articolo originale: Greece: How Long Until Junta?


Ecco un articolo apparso in Italia, in rete, che non ha avuto alcuna eco né diffusione.

Allarme bilancio per la Grecia in recessione

     

È sempre critica la situazione economica della Grecia per l’aggravarsi dei conti pubblici, mentre proseguono le manifestazioni di tutte le categorie per opporsi alle manovre lacrime e sangue decise dal governo ellenico e imposte dalla troika dell’usura internazionale (Ue-Bce-Fmi).
L’allarme sui conti del Paese è partito direttamente dal ministero delle Finanze greco che ha rivelato una decisa diminuzione degli introiti nel mese di gennaio. Secondo informazioni infatti dello stesso dicastero, le entrate si sono ridotte del 7% rispetto all’obiettivo fissato e del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’ammanco, secondo le fonti, ha raggiunto quota 305 milioni di euro ed è dovuto soprattutto alla diminuzione delle entrate dell’Iva, ridottesi del 15% per effetto del calo del giro degli affari e del consumo del gasolio da riscaldamento. Un segnale molto chiaro del livello raggiunto dalla crisi economica frutto dell’austerità e della conseguente recessione che strozza famiglie e imprese elleniche. A questo si aggiunge la difficile situazione sociale che rappresenta una vera e propria polveriera a causa della disoccupazione record in aumento crescente, pari al 26,8%, mentre quella giovanile tocca addirittura il 56,6%.
Nel Paese intanto proseguono senza sosta le proteste di moltissime categorie, fra cui quelle degli agricoltori e dei portuali. Tensioni e parapiglia alle manifestazioni degli agricoltori. Migliaia di persone si sono messe in coda, davanti a una sede ministeriale ad Atene, per approfittare della distribuzione gratuita di cibo voluta dagli stessi agricoltori decisi a protestare contro gli alti costi di produzione. A questo scopo i coltivatori hanno chiamato a raccolta pensionati, indigenti e disoccupati per riempire i loro sacchetti di frutta e verdura, e in questo modo condannando la politica di austerità e recessione voluta dal governo del primo ministro conservatore Antonis Samaras. E se gli agricoltori non intendono cedere anche i portuali sono sul piede di guerra, pronti a tutto. Dopo giorni di sciopero, per tutta risposta però il governo ha inviato le forze del’ordine in tenuta antisommossa sui moli del porto del Pireo. I contadini delle isole dal canto loro hanno dato l’assalto ai traghetti per obbligarli a levare le ancore e non far marcire i prodotti raccolti dalle loro terre. Nel frattempo mentre gli agricoltori protestavano anche i marittimi facevano sentire la loro voce, con uno sciopero generale attraverso il quale chiedevano gli arretrati e si opponevano con decisione alla riforma del settore, che li potrebbe danneggiare irrimediabilmente. A impugnare la bandiera della protesta nei porti del Pireo sono ormai da alcuni giorni con una serrata senza sosta proprio i marittimi ellenici. Le loro richieste si fondano sul pagamento immediato degli stipendi arretrati, visto che molti armatori approfittano della crisi che attanaglia il Paese per rallentare il pagamento del loro compenso mensile, e, soprattutto, per la decisa opposizione alla riforma avviata dal governo che prevede la liberalizzazione del settore, tanto più che la flotta della capitale ellenica rappresenta la prima industria del Paese in grado di generare ben il 16% del Prodotto interno lordo.
Ma le misure di austerità e di stampo iperliberista rischiano di far chiudere molti istituti come il Pammakaristos, che ospita ben 130 tra bambini e adulti affetti da disabilità mentale. Il taglio del 62% dei fondi pone un grande punto interrogativo sul loro futuro e su quello delle loro famiglie che non sono in grado di accudirli a tempo pieno, 24 ore su 24. a questa già difficile situazione si aggiunge il mancato pagamento degli stipendi e una riduzione degli stessi per i 50 impiegati che si prendono cura dei piccini, molti dei quali soffrono di una grave sindrome, l’autismo, che provoca alterazioni nella comunicazione e nei rapporti sociali. Difficile risulta essere anche la situazione economica di questi lavoratori che non ricevono uno stipendio da cinque mesi. In più la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dell’offerta da parte delle istituzioni di 11 euro al giorno a disposizione dell’Istituto per ogni assistito. Cifra questa assolutamente bassa per coprire le spese di pasti, personale medico e scolastico. Per quanto sta accadendo in Grecia e altrove nell’Eurozona bisogna come sempre ringraziare i tecnocrati di Bruxelles e i banksters dell’usura internazionale che stanno facendo di tutto per arricchirsi a piene mani dalla crisi da loro innescata.

Consiglio a tutti di leggere un lunghissimo, esaustivo articolo del Prof. Eric Toussaint, docente di Scienze Politiche all’Università di Liegi e ordinario di Storia moderna e contemporanea presso l’università di Sorbona a Parigi, nonché Presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo e membro del CAIC (Commissione presidenziale di controllo integrale del credito pubblico) in Francia.
(lo trovate qui: Link: 
http://www.investireoggi.it/economia/la-grecia-verso-il-default-uscire-dalleuro-per-non-morire/#ixzz2KJqp1U6c  “Grecia-Germania: chi deve a chi? Creditori protetti, popolo greco sacrificato” di Eric Toussaint).
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E’ un intervento molto lungo e tecnico ma ritengo che sia utile per chiunque abbia la curiosità, la pazienza, il tempo, l’energia e la passione civica europea di voler capire che cosa è accaduto in Grecia e che cosa sta accadendo. Questo intervento, il professore lo ha pubblicato sul suo sito in data 16 novembre 2012, alla vigilia del default greco, inviandolo anche alla BCE e al Consiglio d’Europa.. Ma all’ultimo momento (naturalmente senza che nessuno di noi sapesse nulla) hanno deciso di “salvare” la Grecia, lo scorso dicembre, ovverossia hanno dato altri 16 miliardi di euro d’aiuto che hanno portato il totale debito a 350 miliardi di euro, superiore del 152% al pil greco, il che vuol dire che “tecnicamente” non potranno mai pagare nulla. Di quei 16 miliardi avuti, 15 sono stati versati immediatamente per pagare gli interessi consolidati sul debito pregresso, consentendo in tal modo alle banche tedesche, francesi e italiane di poter presentare  dei bilanci in attivo.
Ecco che cosa si sono inventati, detto in massima sintesi:
le banche europee sono al collasso, tutte; la Grecia e il Portogallo sono diventate fondamentali per organizzare un giro di fatture contabili da accreditare al sistema bancario europeo; si comportano nel seguente modo: la BCE presta 10-20 miliardi alla Grecia all’interesse ufficiale dell’1%, sostenendo che così si riprende; il governo si prende la sua bella tangente e ringrazia; il giorno dopo fa un bonifico e usa quei soldi per pagare gli interessi alle banche private europee che è calcolato in un originale 9% al quale va aggiunto il successivo 12% per il ritardo e poi aumentato di altri interessi per via di un meccanismo matematico-finanziario che si chiama “anatocismo” che significa il calcolo del debito di interesse sull’interesse non pagato in modo tale da raggiungere una cifra vertiginosa perché gli interessi si sommano in progressione geometrica. In tal modo, le banche europee possono mostrare bilanci in profitto relativi a soldi che NON hanno avuto dalla BCE e che vengono iscritte in bilancio come se fossero guadagni di esercizio. La BCE applaude e dice: “ma voi banche siete solidissime, allora vi presto dei soldi perché avete i conti a posto”. Se la Grecia e il Portogallo dichiarano di non pagare più, le banche europee di ogni singolo paese sono costrette a vedersela con i propri debiti VERI, quelli non immessi in bilancio. Quindi loro (compresi noi italiani) devono a tutti i costi mantenere in vita il sistema bancario greco-portoghese, per evitare che falliscano MPS, Unicredit, Societè General, Dredsner Bank, Santander, ecc.
E la Grecia e il Portogallo affondano senza nessuna speranza MAI di potersi riprendere. Le persone, le esistenze degli esseri umani coinvolti in questo giochetto non contano, non vengono prese in considerazione.
Noi italiani le abbiamo sulla nostra coscienza, è inutile girarci intorno.
Noi italiani, come nazione e come stato, stiamo affamando, affondando e distruggendo due paesi, la loro popolazione, con l’unico obiettivo di nascondere i nostri debiti, pensando di poterla far franca, senza capire che si tratta soltanto di questione di tempo.
Il che, oltre a essere stupido e criminale, è infantile e perdente.
E’ come pagare uno strozzino indebitandosi con un altro strozzino.

Io non voglio avere sulla coscienza le vite di milioni di greci e portoghesi per consentire ai miei concittadini di guardare il festival di Sanremo così ricco e pieno di allegri e costosissimi cotillons..

Trovo, tra l’altro, ignobile l’attività di censura imposta dall’Unione Europea su ciò che sta accadendo in Grecia, perché a Burxelles sono terrorizzati all’idea che possa scattare un fenomeno di emulazione.

Così come trovo davvero surreale che si parli di budget dell’Europa senza far menzione del fatto che un paese membro dell’euro è collassato e sono alla vigilia di una esplosione di violenza sociale che non sono più in grado di poter contenere.

Neppure il minimo accenno.

Che cosa c’è da fare, dunque?

Sapere e avere il coraggio di informarsi.

Capire che i partiti attualmente candidati (PD PDL Udc Lega Nord  Monti lista civica) sono intercambiabili e complici di questo meccanismo. Lo hanno fatto in Grecia, lo stanno facendo in Portogallo, lo faranno anche da noi e in Spagna.

Votare per loro, vuol dire contribuire ad aumentare le possibilità che si realizzi il loro piano.

L’immagine che vedete in bacheca è relativa a una pietra miliare della nostra civiltà: è un antico teatro greco dove è nata e si è sviluppata la tragedia greca.

Ci dormono oggi i senzatetto il cui numero è in gigantesco aumento.

I turisti non ci vanno più perché il ministero lo ha chiuso al pubblico trasformandolo in un dormitorio pubblico del disagio collettivo.

La trovo una immagine agghiacciante.

Questa è l’immagine che l’Europa esporta nel mondo.

Non si può rimanere indifferenti dinanzi a tutto ciò.

E a chi chiede: “ma io che cosa posso fare?” non posso che rispondere: “puoi molto, puoi moltissimo: puoi non votarli più”.

Perché se i loro suffragi crollano e il sostegno elettorale del popolo italiano verrà loro meno, allora, saranno inevitabilmente costretti a rifare i conti, rivedere le loro posizioni, cambiare rotta.

E così, nel nostro piccolo, avremmo dato un contributo anche ai greci e ai portoghesi.

Si tratta di coniugare intelligenza a solidarietà attiva.

Questo vuol dire essere davvero europei.

A questo serve la Cultura: a ricordarci come si fa  sentirsi semplicemente Umani.

giovedì 7 febbraio 2013

Gli oligarchi medioevali cercano di nascondere la verità delle loro malefatte. Non si rendono conto che i tempi stanno cambiando.



di Sergio Di Cori Modigliani


"Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Siate sempre in disaccordo perché il dissenso è un’arma. Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma. Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata. Un Uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai."

                                                                                                                 
Sir BERTRAND RUSSELL, 1962




Questa immagine che vedete in bacheca ci regala la più bella piazza del mondo, a detta dell’Unesco. E’ il simbolo della bella e insostituibile Italia, quella della creatività, del talento, del gusto, dell’arte e della cultura.
E’ piazza del Campo, a Siena.
Oggi, questo gioiello dell’architettura europea è diventata il simbolo del declino del paese.
Di un paese gestito da una classe dirigente ignorante, ladra, analfabeta, senza visione del futuro, senza prospettive, che pensano soltanto a come appropriarsi, in maniera indebita, dei soldi pubblici, dei risparmi della collettività.
Per loro, per gli oligarchi medioevali, l’importante è coprire, nascondere, occultare, rimandare.
Quantomeno al 27 febbraio, dopodiché si vedrà.

Inevitabilmente, ancora, su l’affaire MPS.

Gli oligarchi medioevali pensano di avercela fatta. Hanno identificato due o tre ex dirigenti che “ufficialmente” pagheranno a nome di tutti, e la cosa finisce lì. Per loro si tratta soltanto di una questione di tempo, affermando il principio mafioso italiano per cui tutto si trasforma in “cosa nostra”, ovverossia qualcosa che viene prima rimpicciolito, poi circoscritto e infine risolto in camera caritatis, all’interno di circuiti blindati dove i panni sporchi si lavano in famiglia perché è roba loro.
Si dà il caso, in questo caso, che i panni sporchi siano i loro ma la “famiglia” non è più il partito/azienda che fa e disfa, sceglie e decide, sanziona e lucra, ma è un nuovo modello di famiglia allargata, che si chiama “cittadinanza”. Perché riguarda, prima di tutto, le centinaia di migliaia di correntisti e piccoli azionisti truffati, e in ultima istanza l’intera nazione dato che MPS galleggia grazie ai soldi che lo Stato ha versato loro in questi anni prendendoli dalle nostre tasse. Ovvero, dalle nostre tasche.
La cupola mediatica si adegua e censura. Come al solito.
La notizia più importante di ieri, mercoledì mattina 6 febbraio, infatti, non ha avuto nessuna eco. Eppure, sarebbe stata roba da prima pagina, caratteri cubitali. Invece nulla.
Ecco come in un paese, diciamo così normale, sarebbe stata diffusa la notizia:
“Il cerchio si chiude: spunta il nono inquisito accusato di associazione a delinquere. Ed è un nome eccellente: attualmente responsabile in Europa di Merryll Lynch, uomo di punta della finanza italiana, che nel 2008 si assunse la responsabilità, a nome di MPS, di coprire il buco diffondendo l’azionariato di massa rivelatosi poi una autentica catastrofe”.
E’ il nono denunciato, la chiave di volta dell’inchiesta.
E non è certo uno che passava di lì o lavorava come usciere.
Di lui non si parla, non si dice. Come se –ai tempi- non fosse mai esistito. Ma soprattutto come se non fosse stato convocato ieri mattina, a Siena, dal dott. Salerno, procuratore della repubblica, con l’accusa (insieme agli altri) di “truffa e associazione a delinquere finalizzata a provocare turbativa di mercato”.
La notizia è stata data soltanto da Milano Finanza, con uno stitico articolo.
Eccolo:
Mps/ Gli indagati per acquisto Antonveneta salgono almeno a nove
Mercoledi, 6 Febbraio 2013 - 11:48
Sono almeno nove le persone indagate dalla Procura di Siena nell'inchiesta sull'acquisto di Antonveneta da parte di Banca Mps. Il nono nome, che trova conferma in ambienti giudiziari, è quello di Marco Morelli, che, all'epoca della maxi operazione, era il capo dell'Area legale di Mps, e oggi è responsabile per l'Italia di Merrill Lynch.
Eppure si tratta di una figura centrale, fondamentale, nell’intera operazione. Perché lui si era occupato di gestire i rapporti nel 2008 con il CoNaPa, ovverossia il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Azionisti.
Di lui ne aveva parlato a lungo il corriere della sera ai primi di luglio 2012, quando MPS stava per fallire e chiedeva urgentemente soldi, quando lo spread italiano e spagnolo volava alle stelle, quando tutte le banche europee in zona euro tremavano e già si preannunciava la tempesta perfetta ma, proprio all’ultimo momento, era arrivato mamma Draghi che aveva tranquillizzato tutti ai primi di agosto riempiendo le banche di soldi e costruendo l’attuale finzione virtuale per far credere al mondo dei mercati che la situazione finanziaria europea era stata risolta.
Ecco cosa scriveva il corriere nel luglio del 2008.
Corriere della sera 22 luglio 2012.
Bofa Merril Lynch: Marco Morelli nuovo responsabile per Italia
Oltre che per Global Corporate e Investment Banking in Emea Londra, Marco Morelli e' stato scelto da Bofa Merrill Lynch come nuovo vice-presidente del Global Corporate e Investment Banking per Europa, Medio Oriente e Africa (Emea), nonche' responsabile per l'Italia e capo del Corporate e Investment Banking nel nostro Paese. A dare l'annuncio, si legge in una nota, sono Christian Meissner, reponsabile del Global Corporate and Investment Banking e presidente ad interim per l'Europa e i mercati emergenti (ex-Asia), e da Bob Elfring, co-responsabile del Corporate e Investment Banking per Emea. Morelli, ricorda la nota, proviene da Intesa Sanpaolo, dove ricopriva il ruolo di direttore generale vicario del ceo dal marzo 2010, e, in precedenza, in Mps dopo essere stato ceo di JP Morgan in Italia. Marco Morelli iniziera' il lavoro in ottobre con base a Milano e riportera' a Meissner ed Elfring. Diego Selva restera' capo dell'Investment Banking per l'Italia e riportera' a Morelli, cosi' come Alessandro Gumier che manterra' la responsabilita' del Corporate Banking in Italia e riportera' a Morelli cosi' come Paul Richards e Fernando Vicario, rispettivamente co-responsabili di Debt Capital Markets e Corporate Banking per Emea.

Marco Morelli aveva lavorato in J.P.Morgan ma nel luglio del 2012 il nostro buon Morelli era diventato (dopo la sua brillante performance a MPS nel gestire l’acquisizione di Banca Antonveneta) direttore generale di Banca Intesa, fortemente voluto da Corrado Passera. In quei mesi era esplosa la lotta dinastica tra finanzieri italiani legati ai partiti, nella totale indifferenza di noi tutti che sguazzavamo al mare in cerca di ristoro. Anche La Stampa se n’era occupato. E l’unico sito on line che ci si era buttato addosso e l’aveva diffuso spiegando (a modo suo e con il suo caratteristico stile) che cosa stesse accadendo, era stato Dagospia.
Ecco che cosa pubblicava Roberto D’Agostino il 17 luglio del 2012, riprendendo l’articolo uscito su La Stampa di Torino:

DagospiA in data 17 luglio 2012.

SILENZIO, SI SCUCCHIAIA! - SALTA IL DIRETTORE GENERALE MARCO MORELLI DA BANCA INTESA, PRIMA BANCA DEL PAESE E I GRANDI GIORNALI SI LIMITANO A PEZZULLI NOTARILI AL PARI DI UNA FACCENDUOLA, SICURAMENTE NON UNO SCONTRO DI POTERE - CUCCHIANI HA INIZIATO INVECE L’OPERAZIONE DI FAR FUORI L’INNER CIRCLE DEL SUO INGOMBRANTE PREDECESSORE PASSERA: IL PROSSIMO E’ GAETANO MICCICHE’?....

Francesco Spini per "la Stampa"
MARCO MORELLI
A novembre dell'anno scorso era entrato nel novero dei papabili per prendere la guida della banca, che poi andò a Enrico Cucchiani. Ora Marco Morelli saluta e se ne va. Il direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo ha rassegnato le proprie dimissioni dal gruppo, in cui era responsabile della Banca dei Territori. Assai stringato il comunicato con cui Ca' de Sass ha annunciato l'addio del manager che lascia «per perseguire altre attività professionali». Così come di prassi appare il saluto di Cucchiani a Morelli di cui «tutti noi apprezziamo le sue qualità umane e professionali», formulando - altrettanto di rito «i migliori auguri di successo nelle sue nuove imprese». L'interim della Banca dei Territori, fa sapere il gruppo, è stato assunto da Cucchiani.
L'uscita di Morelli non arriva esattamente come un fulmine a ciel sereno. Per un po' aveva accarezzato l'idea di divenire consigliere delegato. A sostenerlo si disse allora era la Compagnia di Sanpaolo a guida di Angelo Benessia che pure, nel febbraio 2010, lo aveva voluto alla direzione generale accanto a Gaetano Miccichè. Con l'arrivo del successore di Corrado Passera la stella di Morelli ha cominciato ad appannarsi. Le divergenze di vedute con Cucchiani hanno fatto il resto. Quest'ultimo, infatti, da tempo avrebbe deciso di rimescolare le carte tra i manager della prima linea dove nei mesi scorsi è stato inserito Carlo Messina (dg con delega alla finanza) e dove presto ci sarebbe comunque stato un nuovo responsabile della divisione retail.
Dalla scorsa primavera, in banca, le dimissioni di Morelli venivano definite ormai solo come una questione di tempo. Ora si apre il capitolo della successione. Si tenderebbe a privilegiare la linea interna. Tra i papabili per prendere il posto di Morelli ci sarebbe Giuseppe Castagna, classe 1959, attuale direttore generale della controllata Banco di Napoli. Ma si parla anche di un possibile ritorno in pista di Francesco Micheli, ex direttore generale con responsabilità proprio sulla Banca dei Territori e oggi presidente di banca Biis.
Se non altro per questioni anagrafiche Micheli, amico di vecchia data di Cucchiani, potrebbe però assumere un ruolo diverso da quello di dg, in questa nuova stagione che prometterebbe - secondo fonti finanziarie - nuovi capovolgimenti, forse anche nel corporate oggi guidato da Miccichè. Morelli, che negli ultimi tre mesi aveva allentato la presa, con presenze meno frequenti anche a Torino, sede della divisione retail, è stato più volte al centro di indiscrezioni su suoi possibili spostamenti. E questo ha contribuito non poco a pregiudicarne la permanenza a Intesa Sanpaolo.
L'esempio più eclatante avvenne lo scorso autunno quando Andrea Bonomi, fresco vincitore della contesa con Matteo Arpe alla Popolare di Milano, lo chiamò per sondarlo come possibile amministratore delegato. Morelli non si tirò indietro, andò a parlare con Bonomi salvo poi definire «prive di fondamento» le voci che lo riguardavano, poco gradite dentro la banca per una figura di primo piano come lui. Toccò anche a Castagna la chiamata per Piazza Meda: si dice fu Corrado Passera, sebbene già ministro, a convincerlo a restare nell'orbita di Ca' de Sass.
In passato le indiscrezioni hanno indicato Morelli in contato per un ritorno «a casa», a Mps (per il posto di ad toccato a Fabrizio Viola) o in direzione di Ubi banca. In realtà per il manager, classe 1961, con un passato oltre che a Siena a JpMorgan, Samuel Montagu e Kpmg, sarebbe pronto un ruolo in una banca d'affari internazionale. In Borsa il titolo di Intesa Sanpaolo ieri ha ceduto l'1,37%.
La lotta tra banchieri, in quel momento (luglio 2012) era furibonda, perché facevano a gara nel tentare di coprire i buchi dell’intero sistema bancario italiano, depredato dalla avidità  bulimica dei partiti che ne gestiscono le nomine, provocando un danno enorme alle istituzioni, allo Stato, all’intera cittadinanza. A tal punto che il 20 luglio, dopo un articolo di Wall Street Journal molto negativo sull’Italia, era arrivato il downgrading dei nostri titoli di stato da parte di Moody’s.
Ebbene, da ieri, questo Morelli, ex co-direttore di J.P.Morgan per l’Italia alle dipendenze di Monti jr che gestisce l’intera Europa, ex direttore generale di Banca Intesa, è inquisito insieme a tutti gli altri: il nono, in ordine cronologico.
Eppure, neanche una parola.
Qual è il motivo?
Semplice: A) è sempre stato un abile, intelligente ed efficiente agente trasversale degli interessi corporativo-aziendali di tutti i partiti italiani, dal PD al PDL, dallUdc alla Lega Nord, benedetto dal PD, da Monti, da Passera, da Casini, da Fini, da Gianni Letta. Lo adorano tutti. Sarebbe quindi fondamentale sapere con certezza come sia andato il colloquio tra lui e il magistrato competente;  c’è il rischio che faccia saltare tutti gli equilibri omertosi su cui hanno costruito le loro rispettive campagne elettorali; B) E’ meglio che non vengano fuori i suoi rapporti con il Co.Na.Pa. perché nel caso l’Italia si rivelasse un paese normale, allora si corre il rischio che MPS si becchi una splendida class action da parte di tutti i medi, piccoli, e micro azionisti, i quali -.legalmente- avrebbero il diritto di chiedere, pretendere, e ottenere ragguagli, documentazioni e infine la restituzione dei loro averi. Detto in soldoni si potrebbe arrivare anche a 10 miliardi di euro. In Usa, a quest’ora ci sarebbe già uno stuolo di avvocati assiepati nella splendida piazza senese di Rocca Salimbeni con le loro tende e segretarie al seguito, in rappresentanza dei circa 250.000 piccoli azionisti che, nel 2008, hanno seguito le indicazioni del management bancario investendo i loro soldi, chi 1.000 euro, chi 10,000, chi 100.000, acquistando azioni ordinarie al prezzo di 3,42 euro ciascuna. Oggi valgono, 0,23. Il che vuol dire che per ogni mille euro investiti oggi ve ne danno duecentotrenta. MPS, infatti, in quattro anni ha perso il 78% del proprio valore. Il fatto è che il nostro buon Morelli, grande nume della finanza, nel 2008, si assunse la responsabilità personale di sostenere la bontà del titolo, spiegando che l’acquisizione di Antonveneta aveva prodotto ingenti profitti, convincendo –per l’appunto- una associazione specifica (il Co.Na.Pa.) a garantire alla gente un investimento sicuro. Vi chiederete: ma che cos’è il Co.Na.Pa.
Ecco come si presentano (estratto dal loro sito che trovate in rete):
Co.Na.Pa. (Coordinamento Nazionale Piccoli Azionisti).

Cosa fa il Conapa?

Conapa coordina, con le Associazioni dei Piccoli Azionisti aderenti, le attività che possano facilitare la partecipazione e la rappresentanza dei piccoli azionisti alle assemblee dei soci e massimizzarne l'impatto dei loro diritti di voto in queste sedi. La mission è quella di unire gli intenti della proprietà diffusa di titoli delle società quotate e la volontà degli azionisti in modo efficace.

Uniti per contare di più

La forza del Conapa, e di conseguenza il peso delle Associazioni e degli Azionisti iscritti nel libro soci delle rispettive società, dipende dalla assidua presenza e dalla coesione tra i soci delle Associazioni che essa riesce a rappresentare. L'unione dei "minoritari" può fare la differenza.

Esortiamo quindi i piccoli risparmiatori e le Associazioni di Azionisti ad iscriversi, aiutando CONAPA ad interagire con chi possiede le azioni delle società quotate (e non) per:
  • divulgare efficacemente le informazioni societarie
  • effettuare valutazioni coscienti e documentate sulle scelte strategiche 
  • avvisare i soci degli appuntamenti e delle scadenze più importanti
  • accogliere le diverse opinioni e valutazioni.
  • raccogliere le deleghe di voto per le Assemblee degli azionisti
  • promuovere la diffusione della cultura della partecipazione
  • sviluppare campagne di proselitismo attivo tra gli azionisti di minoranza

praticamente una specie di associazione di consumatori (in questo caso investitori) che li consiglia, li guida, li rappresenta, sulla base di relazioni che riceve dai dirigenti bancari. E questa associazione aveva un rapporto diretto con il nostro Morelli.
Ecco come Milano Finanza riportava le dichiarazioni di Mussari e Morelli nel 2008.
(22 luglio 2008)B.Mps: Mussari, con Santander cantieri aperti da inizio luglio
MILANO (MF-DJ)--"Ai primi di luglio inizia il cantiere operativo.
Inizieremo il lavoro dei meccanici e contiamo di arrivare a risultati
concreti e comunicabili al mercato in tempi il piu' possibile rapidi".

Lo ha affermato, a margine della presentazione del piano industriale di
Mps Capital Services, il presidente di B.Mps Giuseppe Mussari in merito
alle trattative con il gruppo spagnolo Santander per collaborazioni nel
settore corporate.

Durante la conferenza stampa, Mussari ha espresso inoltre l'auspicio che
"il lavoro con Santander ci porti a relazioni stabili che possano far
fronte alle esigenze" nel settore del finanziamento alle esportazioni
delle imprese.

Il d.g. Marco Morelli ha specificato che "il gruppo di lavoro con la
banca spagnola analizzera' le possibili modalita' di interazione nel
settore corporate" perche' "il nostro interesse e' vedere se un
interlocutore di primario standing internazionale, come il Santander, puo'
aiutare lo sviluppo dei servizi corporate di 
B.Mps".
Ed ecco come il nostro prode Morelli spiegava ai piccoli azionisti perché e come l’operazione Antonveneta/Santander avrebbe generato meraviglie e profitti:
Comunicazione ufficiale del
19 giugno 2008 (regolarmente pubblicata in rete, e quindi non può essere negata)


Mps corporate apre a Santander 


Sono iniziati i colloqui tra Mps e il Banco Santander per collaborazioni nel settore corporate. 

Lo ha detto ieri il presidente di Rocca Salimbeni Giuseppe Mussari, 
a margine della conferenza di presentazione del piano industriale 
2008-2011 di Mps Capital Services, la banca per le imprese del 
gruppo senese che punta a raggiungere, nel 2011, 300 milioni di 
ricavi, in crescita dai 264 milioni attesi per fine anno. 

«I lavori, che cominceranno nei primi giorni di luglio, adesso sono in mano ai meccanici. Speriamo di arrivare a risultati concreti in tempi rapidi», ha precisato Mussari che ha espresso l’auspicio che «il lavoro col Santander possa portare a una relazione stabile che ci consenta di usufruire di un network globale come il loro». 

Il vicedg Marco Morelli ha poi specificato: «I gruppi adesso analizzeranno le possibili interazioni nel settore corporate. Il 
nostro interesse è vedere se un interlocutore di primario standing internazionale, come il Santander, può aiutare lo sviluppo dei 
servizi corporate di Mps». 

Parlando del piano di dismissioni in atto per finanziare l’acquisto di Antonveneta, Mussari ha dichiarato che per la vendita del 49% della società degli immobili strumentali «la procedura inizierà secondo i tempi dettati dal piano industriale, comunque entro la fine dell’anno». 

Mentre per la cessione del 66% della sgr «la prossima settimana sarà fondamentale. È un’operazione complessa, la prima in Italia di questo tipo - ha aggiunto il numero uno del Monte, fiducioso sulla conclusione positiva dell’operazione - ed è importante per noi dal punto di vista finanziario e industriale. Non contano i tempi, va fatta bene». 

Anche il 55% di Abn Amro am Italy sgr, attualmente di proprietà 
del Monte come eredità di Antoveneta, «farà parte del perimetro di dismissione della sgr», ha puntualizzato Morelli. 

Il presidente di Mps ha poi detto di non essere preoccupato né dei 
tagli di rating inflitti da Fitch al gruppo senese e alla sua controllata Antonveneta, né del livello di crediti deteriorati di Antonveneta, pari 
a circa l’11% del totale. 

«Abbiamo trovato la situazione che ci attendevamo. Si tratta di 
crediti che hanno un’ottima copertura, quindi non ci danno alcuna preoccupazione», ha risposto Mussari. 

A proposito di Mps Capital Services, la società punta a rafforzare il business corporate, oltre ad acquisire nuove quote di mercato per migliorare l’attuale posizionamento nel Triveneto e nel Centro Sud. 

La controllata di Rocca Salimbeni si rivolgerà sia alle aziende già clienti, sia alle 4.400 imprese italiane con un fatturato da 50 a 500 milioni di euro, sia alle grandi istituzioni finanziarie. 

Dal punto di vista organizzativo la banca prevede l’apertura di una nuova sede a Padova e di due presidi a Firenze e Roma dove avrà sede anche la direzione dell’investment bancking.
 

Una meraviglia per qualunque investitore. Per non parlare degli investimenti che erano stati fatti, subito dopo, su Bankia, il gruppo bancario spagnolo che faceva riferimento all’attuale primo ministro spagnolo Rajoy che, allora, valeva in bosra 8 euro e oggi viaggia intorno a uno 0,40 euro per azione dopo essere stato prima nazionalizzato, poi salvato da Mario Draghi e dalla BCE (toh che coincidenza) proprio nel luglio del 2012 e infine, in data 31 dicembre 2012 si è addirittura ritirato dalla borsa di Madrid “per motivi tecnici” (per evitare il fallimento) dopo essersi preso nell’ottobre del 2012 altri 18 miliardi di euro dalla BCE di cui il 24%, ovverossia 4 miliardi di euro netti, sono la quota parte che ha dovuto versare il Tesoro italiano. Tradotto per il lettore italiano vuol dire che lo scorso autunno, hanno preso i soldi delle nostre tasse versate e hanno dato 3 miliardi di euro a una banca spagnola decotta senza che nessuno abbia informato la cittadinanza.
Ecco come è stata data ieri la notizia da Il Sole24 ore che la presentava sotto la dizione “notizie sindacali europee”.
Bankia: accordo con sindacati su riassetto, tagli ridotti a 4.500 addetti.
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Madrid, 6 feb - Bankia, la banca spagnola nazionalizzata lo scorso anno, ha ridotto i tagli occupazionali previsti dal piano di ristrutturazione a 4.500. Questo l'esito dell'accordo raggiunto tra sindacati e direzione, reso noto dal sindacato Comfia. Il gruppo si e' anche impegnato a dare priorita' agli esodi volontari e ad aiutare i dipendenti delle filiali chiuse che accettano di lavorare in una citta' diversa. L'indennita' ai lavoratori che saranno licenziati e' stata migliorata a circa 30 giorni per anno lavorato e sono stati accettati "aggiustamenti salariali per una durata limitata, che saranno recuperati in futuro in funzione dell'avanzamento del piano di ristrutturazione"
Bankia, che e' nata dalla fusione di varie casse di risparmio spagnole in difficolta', ha ricevuto 18 miliardi di aiuti europei, in cambio dei quali si e' impegnata a un drastico riassetto che prevede in particolare la chiusura di circa un terzo degli sportelli.
Red-Gli
(RADIOCOR) 06-02-13 11:43:29 (0177) 5 NNNN
In Spagna, tutto ciò, ha provocato un ennesima emorragia, sia di soldi che di licenziamenti. Per non parlare dell’enorme quantità di esistenze rovinate.
Questo è il motivo per cui la stampa europea è imbufalita con Mario Draghi, identificato come il vero responsabile e ideatore di questo tipo di attività.
Italia e Spagna, attraverso le loro banche gestite dai rispettivi partiti nazionali, in questo 2012 hanno succhiato risorse dai propri governi –passando dalla BCE- con l’esclusivo obiettivo di coprire uno stato di “fallimento tecnico” mentre a noi facevano credere che stavano affrontando (i più sfacciati addirittura dichiarando che stavano “risolvendo”) l’attuale crisi economica.
MPS è soltanto la punta dell’iceberg ed è legata a doppio filo con il sistema bancario spagnolo gestito dall’opus dei. Non si tratta soltanto di una operazione finanziaria andata male.
Si tratta né più né meno che di bande organizzate interconnesse, di cui a noi non riferiscono un bel niente. Per loro, noi, nel senso di cittadini, piccoli risparmiatori, piccoli azionisti, siamo soltanto gonzi da turlupinare,  poi ci pensano le diverse dirigenze politiche ad abbindolarci con le consuete idiozie mistificatorie.
Ieri mattina, l’attuale presidente di MPS ha dichiarato “la nostra banca è davvero solida; abbiamo calcolato che tutta l’operazione sui derivati ha determinato una perdita di 780 milioni di euro; non c’è nient’altro”.
Secondo il Wall Street Journal il buco è intorno ai 20 miliardi di euro. Quello spagnolo intorno ai 40.
Le agenzie di rating hanno già pronte le dichiarazioni ufficiali di downgrading per il titolo MPS già da tutti considerati e trattati come spazzatura.
Gli oligarchi al potere si stanno muovendo secondo la normale consuetudine del “cosa nostra” e sono piuttosto infastiditi dalla nostra curiosità, dalla nostra insistenza nel voler pretendere di sapere come stanno davvero le cose.
E’ chiaro come il sole che hanno deciso di rimandare il tutto alla fine di febbraio, a elezioni avvenute.
Non si tratta più di ideologia, né di schieramento: se non vanno tutti a casa, per non far fallire i loro, faranno fallire tutti noi che in queste vicende non c’entriamo per niente.
In Spagna già si stanno organizzando per una class action.
Questo è il motivo per cui Bankia, dopo aver preso i soldi dalla BCE (quindi anche da noi) è letteralmente scappata via dalla Borsa valori di Madrid. Con una dichiarazione fantascientifica che ha davvero sconvolto il resto del mondo finanziario occidentale. “Riteniamo che sia più flessibile e conveniente operare al di fuori dei mercati di borsa”.
E’ un pericoloso precedente.
Prima prendono i soldi, espoliano il Tesoro dei singoli stati con la scusa di tirar su il titolo in borsa, e poi si ritirano dalla borsa trasformandosi in enti privati benefici.
Praticamente è la dichiarazione ufficiale che i cosiddetti “mercati” non esistono più e sono stati aboliti.
Questo è ciò che stanno cercando di fare.
Raschiare il barile fino in fondo e vedersela privatamente tra loro.
Dobbiamo mandarli tutti a casa e riprenderci ciò che ci hanno tolto.
E’ possibile farlo con le armi della legalità e attraverso il voto.
Questo è il Senso dello Stato di Diritto: e’ la collettività che deve controllare il privato e non il contrario.
Mandiamo in pensione le mummie.
Facciamo di Siena, capitale della mafia, la Bastiglia della nostra Italietta scassata.

 









P.S.

Ecco il lancio delle agenzie alle ore 17 di oggi:

 Mps: Draghi, molte voci sono rumore da campagna elettorale

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Francoforte, 07 feb - "Non voglio prendere posizione sulle molte voci circolate in questi giorni su Mps, sono il normale rumore prodotto dalla campagna elettorale". Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda della banca senese.