di Sergio Di COri Modigliani
Se non fosse comico, sarebbe comico.
Comunque sia, è agghiacciante.
Mi sembra di vederli –come nei cartoni animati- il management del PDL riunito intorno a un tavolo con i loro padreterni della comunicazione, circondati da grafici, punteggi, sondaggi, magari con il faccione di Beppe Grillo pieno di spilloni, perché dopo averle provate tutte sono passati alla macumba brasiliana approfittando di una consulenza passeggera di mamma Ebe, nella speranza di raggranellare qualche applauso; e a un certo punto, avviliti dallo sconcerto dicono “capo, quelli vanno forte perché hanno un comico al comando, e buca pure lo schermo alla televisione, mica è Bersani, per quello lo facciamo vedere poco”. Commenti e mugugni vari e a un certo punto il caro leader perde le staffe e sbotta. “ma insomma, noi non ce l’abbiamo un cazzo di comico da qualche parte? Con tutta sta marea di euro che devo spendere ogni anno, non si riesce a trovare nessuno?”.
E allora, lui, il genio del marketing elettorale, si fa avanti perché sente che è arrivato il momento della sua vita “Io ce l’ho”.
Silenzio generale.
Tira fuori il faccione di Gerry Scotti, una specie di salsamentaro che fa dei quiz telesionati per cerebrolesi al pomeriggio, e sospira: “Lui è il nostro uomo”.
Applausi.
Tutti esultano: “E’ l’uomo giusto, è talmente simpatico che fa a pezzi anche Roberto Saviano, mia zia Evelina lo adora, mi ha detto che lo vota sicuro”.
Eh già.
Perché se la destra affonda nella propria melma, la sinistra sguazza nel fango della propria assoluta inettitudine suicida.
Nella miglior tradizione della avanguardia miliardaria snob hanno trovato –anche lì grazie a degli imbattibili geni della comunicazione mediatica- la trovata vincente: una coppia.
Roberto Saviano e Conchita de Gregorio.
Soldi a go go dietro le quinte (il prode De Benedetti, il miliardario buono che si oppone al miliardario cattivo come nei cartoni della Walt Disney) ma siccome loro sono intelligenti mentre quelli del PDL sono scemi (fa parte dell’essere avanguardisti miliardari pensare sempre che gli altri siano scemi e io sono il più ganzo) loro non fanno un partito, perché siccome sono intelligenti e hanno capito che il popolo ormai odia i partiti allora pensano a inventare qualcosa che non sia un partito che non assomigli a un partito che non faccia venire in mente nessun partito così possono tranquillamente portare voti al partito ma la gente non se ne accorgerà perché è rimbecillita (per fortuna, pensano loro) così non scendono direttamente in campo, bensì scendono “tangenzialmente”, facendo finta di niente; “in teoria” neppure si schierano. Proprio no. Fanno una lista civica di appoggio.
Di appoggio, a chi?
Naturalmente, di appoggio a coloro che negli anni li hanno sostenuti, foraggiati, finanziati, alimentati, cautelati, raccomandati, piazzati ai nastri di partenza (e di arrivo).
Poi, c’è magari il secchione di turno, quello che non ha capito come stanno le cose, l’idiota della situazione, il quale chiede: “compagni, anzi, ragazzi: appoggio, a che?”.
E lì avviene il dramma.
Vero. Forse anche una tragedia.
Perché non c’è un’idea, una novità, una soluzione, una prospettiva. Non c’è nulla.
L’idiota viene rispedito a casa a fare i compiti e cancellato da ogni lista. Forse lo fanno anche arrestare con l’accusa di aver rubacchiato da qualche parte.
E così, l’Italia di destra e l’Italia di sinistra si prepara al prossimo autunno elettorale pensando (e sperando) che il popolo italiano sia sempre ancora ben rincoglionito.
C’è anche il centro, quello che la truppa mediatica definisce “il polo moderato”.
“Servono facce nuove, soggetti inèditi” così proclama Luca Cordero di Montezemolo, una new entry, che ritiene di essere nuovo e inèdito. Forse ha dato troppo credito al suo chirurgo plastico che lo ha convinto.
Sono convinti che basta cambiare nome e la facciata per non far capire la faccia e l’ignominia che c’è dietro, e sotto, e a lato.
Sono convinti (a destra) che siccome Grillo vince perché è un comico, allora basta opporre un altro comico e il gioco è fatto. Tanto, quello che dice è irrilevante. Non conta.
Sono convinti (a sinistra) che siccome il PD finirà come il PDL, cioè imploso per mancanza di ossigeno interno, allora bisogna inventarsi qualcosa per far sì che la gente voti per il PD pensando di andare a votare contro il PD, una perversione più unica che rara, e quindi, giù con le truppe cammellate dei servi mediatici a tassametro.
Nascono come funghi, le liste civiche.
Tutte uguali nella loro diversità.
Peccato che, sotto il vestito, niente.
Anche perché, gli italiani, ormai, il vestito neppure lo guardano.
Hanno capito che il re è nudo e lo vedono per ciò che è.
Beppe Grillo non vince perché è un comico. Lui, quando parla, non dice mai cose comiche. A dire il vero usa argomentazioni tragiche, dà cifre e notizie drammatiche, parla di situazioni da accapponare la pelle. Ascoltandolo, verrebbe voglia di strapparsi i capelli dalla disperazione. Eppure, uno lo ascolta e si mette a ridere.
Come mai?
A me sembra di una ovvietà elementare: Grillo punta la melma e dice: “guardate che questi sono melma, quindi, paradossalmente innocui, non dovete aver paura, sono loro che muoiono dalla paura, sono morti ma non lo sanno, basta non votarli più e ritornano a fare i bagnini e i posteggiatori abusivi, e a noi ci toccherà andare a pulire il fango, non sarà facile ma almeno ci proviamo; con noi è un tentativo, con loro il suicidio è garantito”.
Tutti ridono, perché scaricano l’ansia, e sono contenti nel vedere il re che è nudo.
Montezemolo pensa che Grillo scherzi.
Lo pensa anche il PDL che si inventa Gerry Scotti.
Lo pensa anche il PD che si inventa Roberto Saviano e Conchita de Gregorio.
Non hanno mica capito che Beppe Grillo non scherza affatto.
Personalmente non pretendo che capiscano; basta che scompaiano dalla linea dell’orizzonte della vista degli italiani.
Già questo sarebbe il primo passo verso una democrazia sostenibile. Di quelle politicamente corrette: a chilometro zero, senza doversi sempre spostare per andare a prendere ordini a Palermo, a Berlino, a Washington, a Catanzaro, a Bruxelles, a seconda dei casi. Come dicono oggi? “Senza se e senza ma?”
Proprio no.
Con tutti i se e tutti i ma del mondo.
Per la serie “MA SE sei stato indagato!”
“MA quello non era il tale che ti ha assunto due anni fa?”
“MA come! Fai i comizi contro i monopoli dell’informazione e ti fai finanziare da un monopolio dell’informazione?”
Ecc., ecc., ecc.
Non fatevi fregare, questa volta.
State accorti.




