mercoledì 4 aprile 2012

Alla difesa hanno rubato i soldi per i nostri soldati. E intanto c'è chi seguita a guadagnare sulle olimpiadi a Roma.

di Sergio Di Cori Modigliani

“Se domani aprissimo un circolo culturale di liberi pensatori italiani, non stipendiati dai partiti, credo che difficilmente riusciremmo a trovare il quarto per giocare a carte”.
                                                                                            Indro Montanelli. 1995

Riferire le cose come stanno. Cercare, quando è possibile, di dare informazioni oggettive, date e dati, e l’interpretazione lasciarla a chi legge, contando sul passaparola dell’intelligenza., lasciando la dietrologia ai talk show televisivi, vera piaga italiota. Perché la Verità è contagiosa ed è una malattia, esattamente come la calunnia, il falso e la diffamazione: appartengono allo stesso segmento della comunicazione, ma posizionati nei poli opposti.
Non è tanto, non è neppure molto. E’ qualcosa. Si fa quel che si può.
Perché così facendo, poco a poco, chi gestisce la baracca comincia a sentire il fiato sul collo, il potere comincia a rendersi conto che è facile sbugiardarlo, smascherarlo. E cominceranno ad abbassare i toni, a diventare meno arroganti. Quantomeno, è ciò che auspico.

Per il momento è tutto ciò che mi sento di dire ai lettori che seguitano a chiedermi: che si fa? Che facciamo? A che serve seguitare a denunciare, smascherare, informare?
Ciascuno fa ciò che può realisticamente fare nel proprio campo specifico di competenza. Se non se ne ha nessuno, essere informati su alcuni fatti può intanto servire ad allargare lo spettro della propria consapevolezza: servirà domani. Quantomeno non si potrà dire (soprattutto a se stessi) “ma io non sapevo”.
Discutere oggi se Bossi ha preso i soldi o non ha preso i soldi è un esercizio inutile, va bene come chiacchiera amicale su facebook. Quel che conta è che la magistratura riesca a fare il proprio dovere in maniera, ci si augura, serena. E le notizie servono (per chi legge e ascolta) per valutare in seguito per proprio conto. Poi, spetterà ai singoli avere un intuito e cominciare a porsi delle domande.
A quel punto l’Italia può cominciare a cambiare.
Quando la gente (intendendo per “gente” le tante brave persone, ingenue e oneste, che hanno votato per la Lega Nord credendo che potesse essere un’alternativa al malcostume italiano) , magari in camera caritatis, nell’intimità del proprio focolare, la sera a letto chiacchierando con il proprio coniuge, consapevoli di non avere testimoni, all’improvviso dirà “certo che avere come tesoriere uno che ha avuto sei processi per truffa e assegni scoperti, che ha acquistato dei diplomi di laurea peraltro falsi e che notoriamente fa affari con la ‘ndrangheta, non è stata una buona idea. Chi l’ha avuta, questa idea?”. E poi da lì, avere il coraggio di andare a chiederlo. E poi decidere con la propria testa sulla base delle risposte che ottiene.
Per il tesoriere della Lega Nord, oggi vale lo stesso principio che per Lusi della Margherita: nessuno si era accorto di nulla, si tratta di una specie di schizofrenico con una doppia vita e i politici italiani (in questo caso Rutelli e Bossi) gente con più pelo sullo stomaco di un cinghiale selvatico, ne vengono fuori come mammolette candide truffate da un abile mago.


Ma occupiamoci di ciò che ci interessa, perché questi sono affari nostri correnti.
Ovverossia, la pessima immagine (davvero pessima) che Mario Monti sta dando del nostro paese all’estero. Non c’è giorno in cui l’Italia non venga identificata per un motivo o per l’altro come una nazione corrotta, inadempiente, truffaldina. E gli investitori prendono le distanze, mentre Monti (e la truppa mediatica asservita al seguito) insiste nel riferire e dichiarare roboanti successi di immagine, applausi, complimenti, che non esistono. Non è vero nulla. E’ semplicemente, e banalmente, non corrispondente alla realtà. Anzi, è –a dirla tutta- esattamente il contrario.  Si tratta, quindi, della fantasia di un mitomane, oppure –il che sarebbe molto peggio-  dei chiari falsi congegnati a tavolino con la speranza che il popolo non legga, non si informi, non sappia nulla di ciò che accade,

Oggi c’è davvero da sbizzarrirsi: dall’economia allo sport, dalla tragedia della guerra a una ennesima nuova farsa burocratica. C’è da scegliere. Poi, ciascuno giudichi come vuole.

In Usa e Gran Bretagna prosegue la campagna denigratoria del governo Monti.                                     
Incessante.
E lo fanno sul terreno che il ragioniere contabile adora più di ogni altro (visto che in altre materie più serie, tipo: economia, politica, filosofia, diritto, ha finora dimostrato una incompetenza e un demerito totale) ovverossia: cifre, dati e numeri indiscutibili.
Non è certo un caso che l’unica vecchia volpe seduta nel governo, persona di indubbia intelligenza e di notevole capacità (mi riferisco qui al ministro Corrado Passera) ha già iniziato a prendere le distanze da Monti (ma la stampa non lo può dire) rilasciando con squisita regolarità tempistica dichiarazioni totalmente contrarie a quelle di Monti, di solito circa 40 minuti dopo che Monti ha parlato. Lo ha fatto dodici volte negli ultimi sei giorni, non è poco.

L’attacco contro Monti è molto diverso da quello iniziato ad agosto del 2011 contro Berlusconi. Il sultano di Arcore era indifendibile per i motivi che sappiamo.
Mario Monti, invece, ineccepibile in quanto a vita privata e stile di vita, comincia a essere considerato all’estero (anche loro leggono i giornali italiani) più come un piazzista che un economista, più come un contabile che come un finanziere, ma soprattutto debole come struttura caratteriale. Abituato a compiacere i potenti fin da giovane, è in realtà un piatto esecutore privo di idee. Così lo definiscono oggi in Usa sia Bloomberg che il Wall Street Journal “Le manovre di Monti stanno peggiorando la situazione dell’Italia. Il piano di austerità lanciato dal governo italiano non soltanto non funziona ma sta provocando dei guai molto seri all’intera eurozona e il sistema Italia non crescerà. Le misure del governo italiano, in pratica, determinano la paralisi del paese”. Non lo dice Paolo Barnard, ma il Wall Street Journal. Mentre a Londra, il Financial Times insiste (rimandando al mittente le smentite del governo) che Monti “si è andato a ficcare da solo in un vicolo cieco facendo inceppare il motore dell’azienda Italia e non sappiamo come sarà in grado di gestire la situazione nel paese quando dovrà spiegare l’assoluta e inderogabile necessità di una nuova manovra economica a tempi molto brevi”.

Lo spread di nuovo alle stelle con conseguente aggravio della spesa pubblica, e diverse decine di miliardi di euro perse in borsa dalle aziende italiane: questi sono i risultati REALI del viaggio di Mario Monti in Cina, da lui e dalla truppa mediatica definito “un trionfo”.

Passando dall’economia allo sport è davvero sorprendente vedere ciò che pensano di noi all’estero. In Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra, Francia e Olanda (le nazioni, oltre all’Italia, dove il calcio è più seguito) i giornali, oggi, nel commentare l’esito della partita di calcio Barcellona-Milan notavano –e l’hanno fatto tutti, nessuno escluso- come la squadra italiana paghi la propria abitudine alla corruzione; al punto tale che i propri giocatori (pur sempre dei campioni) sono ormai “muscularmente abituati” a certi automatismi che provocano istintivamente falli in area che in Italia il più delle volte non vengono fischiati a squadre come Juventus, Milan e Inter da sempre più protette delle altre perchè pagano gli arbitri. “Se a Barcellona ci fosse andato il Catania, squadra minore ma ottimamente allenata e molto ben schierata in campo, forse avrebbe perso 5 a 0, ma di sicuro non avrebbe mai provocato un rigore, addirittura due, perché loro sono abituati a stare molto attenti in area non avendo santi in paradiso”. Così “L’equipe” il più importante settimanale sportivo d’Europa. Per non parlare delle altre testate che descrivono il nostro calcio come una palestra d’esercizio per miliardari della camorra e delle malavite europee che si danno appuntamento da noi.

Passando invece alla guerra, autentica tragedia il cui dramma esistenziale è fuori discussione, c’è oggi una notizia che non sarebbe niente di che, in un paese come questo, se non fosse per il fatto che sta mettendo a repentaglio l’incolumità dei nostri soldati al fronte in Afghanistan. Si tratta quindi di vera e propria azione di bassa criminalità e di assassinio dovuto a irresponsabilità. Il che è molto peggio dei soldi di Belsito o di Lusi, spesi per il lusso.
Naturalmente nessuno ne ha parlato.
E quindi la notizia non è venuta fuori.
A spizzichi e bocconi qualcosa si era venuto a sapere da alcuni bloggers americani dove scrivono soldati americani che spesso incontrano i loro colleghi italiani alleati al fronte.
Ma poco.
E invece qualche giorno fa una modesta testata “Metronews” (una free press distribuita nei bar e nelle stazioni ferroviarie a Roma) a firma Stefania Divertito ha pubblicato la notizia. Eccola:

Dopo l’ inchiesta di Metro sui nostri soldati in Afghanistan, la procura militare di Roma si muove

Afghanistan-L’ appalto e’ stato affidato: 254.000 euro per la costruzione di tre bunker in cemento armato in uno degli avamposti piu’ pericolosi per i nostri soldati in Afghanistan, Bala Murghab. I bunker, secondo il capitolato d’ appalto che Metro ha potuto visionare, dovrebbero essere muniti di un sistema di difesa detto “hesco bastion”, una sorta di muraglia di protezione dietro alla quale dovrebbero trovare rifugio i nostri soldati.
Dovrebbero, il condizionale e’ d’ obbligo perche’, come ci raccontano da Herat, nonostante la gara di appalto vinta, e i termini di costruzione fissati in 90 giorni e scaduti a fine gennaio, dei tre bunker non c’e’ traccia a Bala Murgab. Nessuna traccia dei bunker nonostante i solleciti da parte del comando operativo. Solo un po’ di ghiaia scaricata, qualche giorno fa, come a dire: “ Ci siamo quasi”. E intanto a Bala Murgab ci sono 400 militari che devono arrangiarsi con bunker sicuri solo per 40. 
Stefania Divertito.


Nessuno l’ha ripresa né commentata, né hanno intenzione di farlo. Ma l’informazione rivelata da Stefania Divertito è stata confermata. E’ proprio così.
In seguito a proteste ed appelli da parte del comando italiano a Kabul e a Herat, finalmente il ministero della difesa aveva dato il via in data 20 marzo 2011 per la costruzione di tre bunker in difesa dei soldati al fronte e sulla peggiore delle linee di fuoco: Bala Mourghab dove sono schierati 426 soldati, il 183esimo battaglione della folgore, il 21esimo genio guastatori di Caserta, e il 1°reggimento bersaglieri di Cosenza. Era stata indetta la gara d’appalto, vinta (potete immaginare da chi e come) in data 30 giugno con la consegna per iscritto che i lavori dovevano essere eseguiti entro e non oltre il 31 gennaio 2012 “pena l’emergenza bellica, essendo sulla prima linea del fronte, che provocherebbe la messa a repentaglio dell’incolumità dei nostri combattenti” (così è scritto nella delibera). I lavori non sono mai stati fatti,. I soldi sono spariti. La responsabilità è del governo precedente. Ma a gennaio del 2012, l’attuale ministro della difesa, ammiraglio di Paola, ha ricevuto comunicazione sia dal colonnello Luigi Viel del 151esimo fanteria di Sassari  che dal colonnello Massimiliano  Sforza dell’8° reggimento bersaglieri di Cuneo che hanno chiesto “l’immediata messa in opera dei bunker di difesa per i nostri soldati”. Il governo non ha fatto niente. E il 18 gennaio, in seguito ad un attacco (i nostri soldati si trovano allo scoperto nascosti dietro delle rocce) il caporalmaggiore Luca Sanna, 33 anni, originario di Oristano è stato ucciso. Qualche giorno fa è stato ucciso il sergente del 21esimo genio di Caserta, Michele Silvestri ed è rimasta gravemente ferita la 31enne Monica Contraffatto, in forza al 1° reggimento bersaglieri di Cosenza, originaria di Gela, ferita alla sua prima missione all’estero, insieme ad altri 4 militari. Non avendo neppure la possibilità di essere soccorsi sono stati aiutati dai colleghi americani. I feriti sono stati trasportati con gli elicotteri del Medevac (evacuazione-feriti) Usa a Delaram.

Io voglio sapere dove sono andati a finire quei soldi.

Come cittadino italiano, sento su di me il senso di colpa per la morte di questi ragazzi.

Io voglio sapere e vorrei che tutti volessero sapere e vorrei che ci fosse qualche deputato in parlamento in grado di fare una interpellanza parlamentare per sapere i nomi e i cognomi dei responsabili della società che ha preso i soldi, non ha effettuato i lavori provocando la morte di quei ragazzi.

Sono giovani disoccupati che vanno volontari perché così hanno un buono stipendio. Di solito, prima di partire si sposano. Perché pensano che morendo lasciano almeno una buona pensione alla loro moglie.
La trovo una cosa atroce.
Nonostante le diverse proteste da parte degli ufficiali del comando generale a Herat, nessun esponente dell’attuale governo ha avuto il pudore neppure di rispondere.

Tutto ciò è stato raccontato anche nella testata “Rivista militare dei nostri ragazzi al fronte”  una pubblicazione statunitense dove scrivono i soldati americani della Nato, che raccontano diverse storie di guerra, tra cui lo sconcerto nell’aver visto più di 400 soldati italiani mandati allo sbaraglio senza che nessuno a Roma abbia sentito il dovere di provvedere alla loro incolumità.

Non si tratta di una grossa cifra, perché siamo abituati a ben altre ruberie.
Ma questo io lo trovo disgustosamente rivoltante.
Ed è indegno non indignarsi per una simile faccenda.

Ritengo un dovere di tutti noi fare tutto ciò che è possibile nelle nostre modestissime possibilità per far sentire il fiato sul collo a chi esercita il potere affinchè, quanto prima possibile, venga data immediatamente disposizione per la costruzione dei bunker necessari per poter difendere e salvaguardare la vita dei nostri soldati.
Andare volontario nell’esercito non vuol dire suicidarsi.

Quantomeno non dovrebbe esserlo.
Pensavo che eventi di questo genere fossero accaduti soltanto nell’Italia fascista quando il duce mandò al fronte centinaia di migliaia di giovani con gli stivali di cartone sapendo che li stava mandando al macello perché con 20 gradi sotto zero sarebbero morti assiderati come è avvenuto.

Mi chiedono: che fare?

Ecco che cosa possiamo fare: premere affinchè il governo faccia.

Non ci sono polemiche né discussioni.

La procura di Roma ha aperto due giorni fa un’inchiesta.
Non basta. Durerà anni, in attesa della prescrizione.
E intanto?
Ai nostri soldati, chi ci pensa?

C’è qualcuno che dirà: “ma non ci stanno i soldi”.

Ah sì? Davvero?!.
E allora, ecco l’ultima notizia, questa sì farsesca.

Ricorderete tutti i grandi applausi a Mario Monti, due mesi fa, quando ha indetto una lunga conferenza stampa per spiegare le ragioni e i motivi per i quali non avrebbe candidato Roma alle olimpiadi del 2020. Applausi a non finire, complimenti per la maniera austera di far comprendere la necessità dei sacrifici.
Il mattino dopo ha ricevuto due telefonate, una di Gianni Alemanno e l’altra di Renata Polverini. Gli hanno chiesto comunque di mantenere la baracca aperta.
Monti l’ha fatto.
Mi spiego meglio.
In data 21 dicembre 2010, su decreto dell’allora governo Berlusconi era stata costituita la speciale commissione “Giochi olimpici 2020: gestione grandi eventi sportivi”. Circa 200 persone assunte con contratto governativo, più altre 500 con consulenze esterne pagate intorno a 5.000 euro al mese. Tutte queste persone non è ancora dato sapere che cosa avrebbero dovuto fare. Spesa dello stato: circa 100 milioni di euro all'anno.
Bene. In data 29 gennaio 2012, Mario Monti ha detto: niente olimpiadi.
Ma la commissione resta in piedi.
Con i soldi delle nostre tasse, si seguita a pagare fior di stipendi persone che lavorano per un ente che si occupa di qualcosa che non esiste. E che non esisterà mai.
Qualcuno ha protestato.
E allora, il governo ha istituito una nuova commissione che si chiama “Commissione incaricata di valutare l’iter abrogativo” (altri soldi, altri stipendi e altre consulenze). Tale commissione si deve occupare di seguire l’iter per abolire l’altra commissione ormai inutile perché (parole testuali di Mario Monti) “non è così facile né così semplice come si vuol far credere alla gente chiudere una commissione e cancellarla come se niente fosse: bisogna seguire delle procedure nel rispetto della Legge e applicare i singoli dispositivi dell’iter”.
La prima riunione della nuova commissione che si deve occupare della vecchia commissione si è riunita in data 28 marzo. Si è aggiornata al 30 giugno 2012.
Hanno fatto sapere ad Alemanno e alla Polverini che di lì rimanderanno a ottobre 2012 e poi si riesce a tirare fino ad aprile 2013. Così quelli seguitano a essere pagati finchè non ci saranno le nuove elezioni.

E dicono che non ci sono 350.000 euro per costruire dei bunker nel deserto per salvaguardare la vita dei nostri cittadini soldati?

Non è semplicemente vomitevole, tutto ciò?

C’è ancora chi sostiene che Mario Monti è una persona seria, ponderata, rigorosa, che sa ciò che sta facendo.
Preferisco pensarla come Maurizio Crozza.
Sperando che molto presto qualcuno gli tolga le pile.
Prima che finisca per spegnere definitivamente il paese.

martedì 3 aprile 2012

Mario Monti ha sbagliato i conti, ma non lo dicono. Ecco perchè.

di Sergio Di Cori Modigliani

“Libertà”.
Una parola sublime, bellissima, che ancora oggi affascina.
Ha una particolarità unica nel suo genere: è totalmente auto-referenziale.
La “Libertà” è tautologica.
Perché è inutile. Da sola (e di per sé) non produce né salute, né ricchezza, né lavoro, né felicità, né armonia, né amore, e tantomeno danaro cash. Il fine della libertà, infatti, consiste nel “consentire all’individuo il dispiego e l’espressione della sua attività senza impedimento alcuno, né per genere, né per censo, né per scelta politica, né per culto religioso, né per appartenenza etnica, né per cittadinanza”.
La libertà, quindi, serve per essere liberi. A nient’altro.
Ma nel suo essere libero, l’individuo, gonfia la propria ambizione e trova stimoli e la sua creatività si espande; l’individuo libero imprende e quindi finisce per produrre e creare lavoro, ricchezza, bene comune.
Dal che si deduce che la “Libertà” non è se non determina, provoca e causa una situazione tale per cui “si è liberi, ci si sente liberi”.
Pur nella sua tautologica auto.referenzialità, la Libertà è il concetto più pragmatico che esista. Il suo valore, infatti, viene identificato dalla sua applicazione, dalla sua esplicazione, dalla sua manifestazione in essere, che è sempre dinamico. E’ la conferma della sua applicazione che ne denota l’esistenza e ne firma la cifra.
Se non esiste “applicazione concreta dell’essere liberi”, allora la Libertà non esiste.
Rimane una parola vuota. Diventa un termine al quale è stato sottratto il Senso.
E quindi il suo Significato.
La Repubblica Italiana è una nazione “tecnicamente” libera. Nel senso che sono garantite le libertà di parola, di stampa, di associazione, di impresa. In teoria.
In pratica, come ben sappiamo, non è così.
Perché la Libertà, in Italia, non produce nell’individuo che opera e lavora l’appagante e dirompente situazione del “sentirsi libero”. Quindi non è.
E’ un geniale trucco subliminare di una società retriva medioevale.
“Sottraete alla Libertà il Senso e avrete in pugno un concetto da poter utilizzare per asservire nazioni e popoli a vostro gradimento”.
La frase è di George Orwell, uno scrittore britannico attivo negli anni’40 e ’50, che così spiegava la genesi del suo celeberrimo libro “1984”, meglio noto per aver lanciato il concetto di Grande Fratello. Nel romanzo, infatti, il mondo oscuro, piatto, paranoico, unilaterale, viene presentato dal potere come il massimo territorio della Libertà. Qui sta il Grande Paradosso della nostra epoca: essere riusciti a convincere le persone e i cittadini che la Libertà è un concetto legale, “tecnico”, avulso dal contesto esistenziale. In tal modo sono riusciti a far incorporare ai cittadini l’automatica vocazione alla NonLibertà, senza aver bisogno di fare dei colpi di stato, di mettere su delle dittature, di fare applicare la Legge a un sistema autoritario. Basta disossare la Libertà del suo Senso.
E così, la cosiddetta Libertà si manifesta oggi, 3 aprile 2012, (esattamente come nel geniale quanto apocalittico romanzo di Orwell) nell’usare –ad esempio- la libertà di stampa per non dire, per non informare, per non far sapere, per nascondere invece che per esporre, applicandola nel suo rovescio negativo, quindi trasformandola in un’applicazione Insensata che ne nega l’essenza. Ma chi la esercita, invece, è davvero Libero. Perché vive “il proprio essere nell’applicazione della Libertà” quindi manifesta in pieno la Libertà. E’ la sua Libertà, personale, di un gruppo: ma pur sempre Libertà è. Lo fa in senso negativo, ma lo fa comunque in senso applicativo. La Libertà di stampa –paradossalmente- è libertà di dire, ma è anche libertà di non dire. Se io non dico (dato che ho la libertà di scegliere) ma nel mio “non dire” manifesto me stesso, mi espando, imprendo, produco e creo ricchezza, finisco per manifestare la Libertà d’impresa.
Il medioevo funziona così. Libertà per pochissimi privilegiati che sfruttano i tanti.
Tant’è vero che il quotidiano “Libero” è davvero libero. Forse non c’è nessun organo di stampa così autenticamente libero, così radicalmente libero, in senso italiano, come “Libero”. Perché loro sono liberi in negativo, ma lo sono effettivamente ed effettualmente,  determinando un allargamento di imprenditoria e ricchezza collettiva per il ristrettissimo circolo di persone, ceti e aziende, di cui ne rappresentano gli interessi. Tutti gli altri, ovvero coloro che pur avendo la possibilità pratica tecnico-legale di “essere se stessi nell’applicazione della libertà”, sono invece Non-Liberi, nel momento in cui scelgono di non applicare la propria Libertà, e quindi non dicono, non scrivono, non informano, clamorosamente e automaticamente, determinando un doppio risultato: A). Hanno rinunciato alla propria possibilità di essere liberi e sono diventati Non Liberi (che lo sappiano o non lo sappiano è irrilevante). B). Favoriscono l’estensione della Libertà degli altri, spesso oppositori, (quella cioè “in negativo”) e producono un effetto lacerante nella società civile, perché così facendo aumentano gli spazi di Libertà dei “Liberi in negativo” e restringono le possibilità e le opportunità di allargare lo spettro della Libertà che è: ovvero quella che si esprimerebbe socialmente e collettivamente e individualmente ed esistenzialmente in termini pratici se la gente sapesse che può essere libera.
Ma siccome non lo sa (di non esserlo) non potrà mai neppure combattere per cercare di esserlo. Ciascuno di noi –e così anche le società- sa soltanto ciò che sa di sapere. Già il solo fatto di sapere di non sapere qualcosa è un momento dinamico evoluto progressista.
Viviamo sotto una quotidiana e perenne dittatura. E’ inutile farsi illusioni.
Tutta questa premessa appartiene a una disciplina ben specifica “Teoria dei mass media” oppure “Filosofia dei Mass Media”. Esiste da venticinque anni. Viene studiata, insegnata, dibattuta in quasi tutte le università d’occidente, esclusa l’Italia. I palinsesti dell’istruzione pubblica nazionale non ne contemplano l’esistenza e quindi non esistono né cattedre né corsi di laurea se non una diàfana, sbiadita scopiazzatura di rango inferiore e disdicevole in alcuni centri accademici sotto la dizione di “scienza della comunicazione” (che è a metà tra un trucco e una truffa perché non insegnano né filosofia teoretica né storia della filosofia né filosofia della storia). A Parigi, Berkeley, Buenos Aires, Stoccolma, Oxford, L’Aja, la teoria dei mass media parte dallo studio dei filosofi pre-socratici e l’analisi dei dialoghi di Platone, e poi di lì fino all’attuale cultura cibernetica.
Aver scelto di non combattere per far insegnare questa preziosa materia, rimane il più feroce errore o crimine della cosiddetta sinistra democratica italiana.
Ma veniamo al punto di oggi.
"Credo che questa crisi, cioè quella economica europea,  sia quasi finita, forse c'è solo una piccola componente psicologica. Ero molto preoccupato quando sono arrivato che l'Italia potesse essere un nuovo focolaio di crisi. Ma non è successo e non succederà. Permettetemi di dire che siamo sollevati. Soprattutto nell’essere consapevoli che non soltanto la crisi è superata, ma è stato grazie all’Italia che l’Europa sta uscendo fuori dalla crisi economica, ormai abbondantemente alle spalle".
Questa affermazione è falsa.
E’ stata rilasciata da Mario Monti, a Pechino, in data 1 aprile 2012.
E’ falsa perché non ha alcun riferimento alla realtà, se non a quella di un gruppo di “Liberi” che non sappiamo bene chi siano, e che di solito io definisco “oligarchia planetaria” dotata di un poderoso esercito che io definisco “la truppa mediatica asservita” ovvero degli schiavi volontari; individui che hanno scelto (ma non lo sanno) di aver deliberatamente rinunciato all’esercizio della Libertà.
L’affermazione è falsa perché i dati negano l’assunto sostenuto nella dichiarazione.
L’Ocse, infatti, ha diramato un comunicato nel quale identifica l’Italia, come la nazione che nel 2012 “si prevede avrà la peggior performance economica nella zona euro. In tutto il continente, alla fine del 2012, l’Italia si collocherà al 34esimo posto, dietro soltanto Grecia e Portogallo. Il pil si ridurrà dell’1,6%, la disoccupazione è prevista in forte aumento tendenziale, il consumo interno è contratto, le esportazioni diminuiscono e le importazioni da nazioni extra-comunitarie aumentano, la spesa pubblica negli ultimi quattro mesi è aumentata ed è chiaro che l’obiettivo del pareggio di bilancio non è realistico entro il 2014 poiché si è venuta a creare una situazione di recessione e credit crunch insieme”. (credit crunch vuol dire che i soldi che lo stato incassa con le tasse li deve versare immediatamente per pagare gli interessi passivi; in tal modo non può né espandersi su un deficit positivo né ridurre la spesa pubblica che aumenta dovuto alla stretta creditizia).
Tutto ciò prelude a una nuova manovra economica che si renderà necessaria a breve.
Ma i Liberi non lo dicono.
Perché mai dovrebbero? Non conviene, a loro.
Le affermazioni di Mario Monti sono false.
Esiste la Libertà di dire il falso. Io mi arrogo la Libertà di denunciarlo.
E’ falsa la citazione di Obama, costretto ad arrendersi in seguito a forti pressioni diplomatiche da parte di chi gli ha ricordato che l’Italia verserà 19 miliardi di euro per acquistare una serie di inutili aerei da guerra costruiti a Long Beach, California, per fare i quali hanno assunto 1250 operai e tecnici qualificati rilanciando l’azienda e costruendo 155 micro-aziende sussidiarie che hanno contribuito a risolvere un pesante problema locale di occupazione. Gli è costato, a Obama. Secondo alcuni, troppo. Lo spero. Così, forse, capisce. I tre migliori consulenti personali della comunicazione nel suo staff si sono dimessi, dichiarando che non lavoreranno ma più per il Partito Democratico. Si stanno organizzando per costituire un nucleo di “Occupy-Mass Media”. Saranno dolori per molti. Me lo auguro.
Oltre che false, le argomentazioni di Mario Monti rivelano una inadempienza clamorosa. Elementare quanto agghiacciante.
Dimostra che l’attuale governo di “tecnici” (risate dal loggione e pomodori lanciati sul proscenio) in verità ha sbagliato i conti. Li avesse sbagliati Berlusconi o Bersani, si sarebbe potuto trovare una giustificazione politica, e quindi dare una risposta politica. Come era stata data a ottobre del 2011. Tre mesi prima, infatti, in data 13 agosto 2011 l’on. Giulio Tremonti aveva profetizzato “le previsioni economiche non sono rosee anche se il sistema bancario italiano è solido e sta reggendo benissimo perché per il 2012 si prevede una contrazione del pil intorno allo 0,5% nel primo e secondo trimestre; già nel terzo, per fortuna, ci sarà una ripresa”. Quando è stato spiegato a tutti che questa previsione era errata, quindi falsa, è stata data una risposta politica. E’ stato licenziato.
In questo caso, invece, c’è dell’imbarazzo.
Se un governo tecnico sbaglia i conti: che si fa?
E’ il loro cavallo di battaglia!
Hanno sbagliato i conti perché hanno calcolato che l’aumento dell’Iva e il risparmio dovuto al taglio sulle pensioni con l’allargamento degli esodati, avrebbe determinato un introito di circa 24 miliardi di euro che avrebbe consentito immediatamente –presentandola subito come una splendida vittoria sulla quale la truppa mediatica si sarebbe lanciata per megafonare il trionfo contabile- l’abbassamento della spesa corrente che avrebbe diminuito il disavanzo pubblico. Già festeggiavano con champagne e caviale ai primi di gennaio spingendo poveri risparmiatori ingenui a seguire le indicazioni di solerti funzionari di banca che incitavano a investire in borsa in aziende decotte.
Poi sono arrivati i dati. Sorpresa!!
La spesa pubblica è aumentata di 25 miliardi invece che diminuire e quindi c’è un buco nella cassa. Come è possibile? Li hanno rubati? Li hanno spostati? Macchè.
Hanno sbagliato i conti, tutto qui.
Si sono “dimenticati” di calcolare l’introito sulla base della realtà. Hanno fatti i calcoli sulla base di un principio astratto. La realtà è stata che nel primo trimestre del 2012 sono fallite 8.500 piccole e medie aziende che hanno messo per strada complessivamente 137.000 lavoratori. I cattivi padroni che approfittano per licenziare sadicamente? Macchè.
Poveretti. Sono gli imprenditori che si conquistano il diritto alla solidarietà, perché sono finiti sulla stessa barca dei loro dipendenti. Hanno chiuso perché non essendoci mercato, non vendono (dato che la domanda è stata contratta) non riescono ad avere credito e quindi sono falliti. A questo bisogna aggiungere le 11.567 aziende fallite nel 2011 con 356.000 lavoratori disoccupati in più. A questo bisogna aggiungere “un evento inatteso” (sigh doppio sigh) ovvero: nel primo trimestre del 2012, ben 125.700 titolari di partita Iva hanno chiuso la loro partita restituendola e si sono cancellati dalla camera di commercio. Quindi il gettito previsto non c’è stato. Perché la realtà è che 250.000 soggetti lavorativi non pagheranno le tasse previste, non perchè siano evasori, povere stelle, ma perché non producono più. E le tasse le paga soltanto chi produce reddito. Se uno non incassa su che cosa paga le tasse?. Sono aumentate le ore in cassa integrazione del 56%, e quindi lo stato va sotto. L’Italia ritrova finalmente l’unità tra imprenditori e lavoratori: falliscono insieme. E’ una libertà anche questa.
E’, per l’appunto, la “Libertà del Liberismo”.
Ora, io mi chiedo: come è possibile che il rettore della Bocconi, sedicente economista di valore, abbia potuto compiere un errore di calcolo così marchiano?
Ma non sono dei tecnici?
E così, va in giro per il mondo a raccontare frottole sull’Italia, sperando che nessuno si accorga della sua incompetenza.
Che cosa c’è dietro? Chi c’è dietro? Ottima zuppa per chi fa dietrologia.
Io non ne ho idea. So soltanto che hanno sbagliato i conti.
Quindi, non li sanno fare.
Ho chiesto ragguagli a un centinaio di persone diverse. Nessuno è stato in grado di dare una risposta soddisfacente. Forse, la più accurata è stata quella di mia zia Maria, una arzilla vecchietta di 95 anni che non sa neppure che cosa sia l’economia. Ha detto “Non sono competenti. Hanno sbagliato i conti perché non li sanno fare. Vuol dire che i loro incarichi e le loro carriere sono state costruite non per merito bensì grazie alle conoscenze e raccomandazioni. Tutto qui. E’ semplice da capire. Lo vede anche un bambino”.
Forse è come dice zia Maria.
Il che introduce un nuovo mistero: come mai i super pagati padreterni del mondo mediatico italiano che si occupano di economia non segnalano questo errore di calcolo?
Come mai, il quotidiano “Libero” e da qualche giorno anche “Il Foglio” e da ieri anche “Il Giornale” hanno virato a 180 gradi sostenendo che Mario Monti sta facendo benissimo?
Com’è possibile un evento del genere?
Sul quotidiano “Il Foglio” da lui diretto, il sovrastimato Giuliano Ferrara ha scritto un pezzo tre giorni fa considerato (così mi era stato segnalato) come l’inizio dell’appoggio solidale a Mario Monti. Qui di seguito ne cito la parte finale più roboante.
Premetto che io non ho capito neppure una parola.
Poi c’è la questione dell’avversario ideologico, editoriale, politico, di establishment. Quella è questione evidente di primo acchito. Dove stavano De Benedetti, Scalfari e compagnia, e anche molti terzisti amici condannati al gioco del cerchio e della botte in tutti questi anni? Sempre dall’altra parte. Dove stavano e stanno i manettari? Sempre dall’altra parte. Dove stava la cultura azionista lealmente e slealmente avversata? Sempre dall’altra parte. Dove stavano gli intellò e i vari fighetta dell’etica e della spiritualità repubblicana, i cacciatori di servilismo altrui imbevuti della loro schiavitù psicologica e morale? Sempre dall’altra parte. Dove stavano gli scientisti, i rimodulatori della vita umana, i falsi libertari, i falsi miscredenti e antipapisti da trivio? Sempre dall’altra parte. Il filo robusto di un realista, che rischia ogni minuto il trasformismo e longanesianamente non si appoggia troppo ai principi, nel timore che si pieghino, dunque c’è. Ed è testimoniato, se non dai miei idoli provvisori, almeno dal fronte permanente degli avversari, dalle loro idee e manovre. Quello, stranamente, non è mai cambiato e non cambia mai. No trasformismo dell’inimicizia politica. Pro domo sua, dall’elefantino, sua sede e tendenza.
Anche in questo caso ho chiesto ragguagli in merito.
Mi hanno spiegato che quel pezzo garantisce a Mario Monti l’appoggio incondizionato.
Come è possibile che non si capisca nulla? O meglio, che io non capisca nulla?
Se qualcuno l’ha capito, pregherei gentilmente me lo spiegasse.
Per me, è invece tutto molto chiaro.
Perché il giorno dopo è uscito su “Libero” un altro articolo in cui non si capisce nulla. Neanche una parola.
I Liberi (quelli della Libertà-In-Negativo), quelli che i massoni libertari chiamerebbero “i contro-iniziati” stanno gongolando, e poiché sono consapevoli che la Libertà la uccidi sottraendole il Senso e depennandola del suo Significato, allora gettano nebbia e fumo negli occhi, così nessuno capisce nulla.
Funziona così, in Italia.
Me lo ha spiegato una volta un magistrato, il dott. Antonio Ingroia, un onesto e integerrimo servitore dello stato, con il quale chiacchieravo a proposito della mafia perché cercavo di capire da lui che è un esperto autorevole nel settore come funzionasse per davvero. A un certo punto, mi chiese: “Lei lo sa perché la chiamano la piovra?”. Con immediata arroganza, risposi: “Certamente. Si chiama così, perché con i suoi tentacoli ti avvolge e ti strozza”.
Lui mi guardò e mi disse: “No, non è per quello. Il motivo è un altro”.
Rimasi davvero sorpreso.
“La ragione di quel nome, che è appropriato, risiede nella natura ittica dell’animale. Quando la piovra, nelle profondità marine, sente che si avvicina un potenziale nemico, allora eietta un liquido denso, di colore nero, di cui la natura lo ha dotato, tutto intorno. I pesci perdono l’orientamento, c’è il panico. Non si vede nulla. Quando la nebbia si dissolve e si dirada pulita dall’acqua, la piovra è riuscita a dileguarsi. Non c’è più. E’ sparita. Chissà dov’è andata a finire”.

Ecco dove vanno a finire le notizie!!!!

Adesso ho capito quello che sta accadendo.


domenica 1 aprile 2012

Il fallimento italiano nel viaggio di Monti in CIna. Una catastrofe psico-economica volutamente taciuta sui giornali.

di Sergio Di Cori Modigliani

Io non ci sto.
Né come italiano, né come europeo, né tantomeno come libero pensatore terrestre.
Non li voglio gli applausi e i complimenti dei cinesi.
Mi ripugnano e mi riempiono di rabbiosa indignazione.
Anche la vanità e il narcisismo hanno un limite.
Ma prima di venire al punto, un breve commento  sullo squallore della politica di comunicazione attuata dallo sbiadito ragionier Mario Monti, il quale, evidentemente si avvale di consulenti scarsi, ignoranti, o –ancora peggio- autentici falsari, dotati di quella arrogante caratteristica aristocratica da ancien regime di chi si sente vincitore e superiore ai propri simili.
I famosi complimenti di Obama, sdoganati in Italia per i palati ingrassati dalla narcolessia dal nuovo -servo –sciocco-che-se-la-tira, al secolo “il sito Dagospia”, che già da qualche mesetto dimostra di navigare a vista nel consueto panorama della truppa mediatica asservita, sono stati sbugiardati ufficialmente e ufficiosamente dagli americani. Talmente smentiti, che dopo essere stati rispediti al mittente, nessun funzionario statunitense è disposto neppure a commentare la vicenda definita “un’operazione indecorosa di cui non capiamo se sia stata originata da un atto di mitomania, da uno scherzo goliardico o ancora peggio dalla proposizione di un clamoroso falso che definire “infantile” è poca cosa: non si riesce a comprendere il guadagno per chi l’ha diffusa”. (Monica Kael, responsabile della comunicazione itinerante del presidente Usa quando è in missione ufficiale all’estero).
Ingenui come al solito, gli americani (notoriamente) non sono eccelsi nella comprensione delle astuzie perverse delle varie diplomazie planetarie. E in quanto a furbizia e perversione, ahinoi, i nostri polli italioti sono degli autentici campioni da champions league.
Una catastrofe per l’immagine dell’Italia. Una vera catastrofe.
Non contenti della serie di falsi pubblicati con enorme risonanza nazionale quando tre mesi fa Monti andò in Usa (e da allora è entrato in rotta di collisione con l’amministrazione Obama e con l’ala democratico-libertaria della massoneria occidentale) i responsabili della comunicazione governativa hanno avuto –mi piacerebbe davvero sapere chi può aver avuto simile idea peregrina- di replicare il falso di allora.
In data 30 marzo 2012, il corriere della sera sottoscriveva il proprio stato di asservimento con il seguente pezzo:
Ecco la conferma del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Terracciano «Obama ha citato il premier parlando a braccio» Obama ha realmente citato Monti nel discorso tenuto a Seul, alla fine della conferenza sulla sicurezza nucleare? C`è chi è andato a verificare sul sito della Casa Bianca, e non ha trovato riscontro nel discorso pubblicato. Ne è nata una polemica. L`ambasciatore Pasquale Terracciano, consigliere diplomatico di Monti, chiarisce che non c`è alcun mistero, in questo modo:
«Quello pubblicato dal sito è il discorso ufficiale di Obama al vertice. Ma alla fine del vertice stesso, il presidente sudcoreano Lee, ha chiesto al presidente americano di tirare anche lui delle conclusioni. Monti era fuori al telefono, io ero in sala. Obama ha accettato, ha parlato due o tre minuti a braccio e ha detto testualmente che "pochi minuti prima" aveva "scambiato delle impressioni con il primo ministro italiano, Mario Monti", e aveva trovato giusto il ragionamento del nostro premier: ovvero dell`utilità di fare anche "piccoli passi verso la sicurezza nucleare, perché anche se le probabilità di incidenti sono molto basse, quando si verificano danno luogo a eventi catastrofici". Parole e pensiero di Monti che Obama ha fatto suoi e citato davanti ad alcune decine di capi di governo e di Stato». Ulteriore dettaglio: quando Monti è tornato al suo posto, Terracciano l`ha trovato già informato. Della citazione, al nostro premier, sull`uscio della sala, era stato riferito dal segretario generale dell`Interpol, Ronald Kenneth Noble.
Interrogati sulla questione, al dipartimento di stato Usa hanno risposto con un comunicato scritto laconico: “non ci risulta affatto che Mr. Ronald Noble abbia riferito alcunché”. In Usa i giornali non hanno neppure commentato, rendendosi conto che hanno a che fare con una nazione di rango inferiore. Hanno semplicemente fatto un paio di telefonate ai loro colleghi accreditati alla Casa Bianca chiedendo ragguagli e poi sono passati ad altro. Neppure Berlusconi nei suoi momenti più deliranti aveva “osato” costruire un falso del genere, il cui obiettivo è semplicemente quello di distrarre l’attenzione dalla vera materia in questione: la resa incondizionata ai disegni neo-colonialisti di stampo imperialista della Cina, mettendosi in ginocchio con chiara posizione servile, e chiarendo pubblicamente al mondo che in Cina, il nostro governo c’è andato a elemosinare un aiuto finanziario per mettere una toppa alla propria clamorosa debacle in patria. Consentendo, in tal modo, l’ingresso della potenza orientale dentro il Mediterraneo con la prospettiva di un abbattimento della spina dorsale del paese.
Io non li voglio.
Nè gli applausi né i complimenti della Cina.
Così come nessuno avrebbe voluto i complimenti di Adolf Hitler nel 1938.
Si dovrebbe vergognare anche Obama e tutta la classe politica dirigente europea.
Neppure una parola, un cenno, una menzione, sull’abbattimento in Cina dei più elementari diritti umani dei cinesi; neppure una parola sulla continua persecuzione (con arresti, denunce, torture, e assassinii) ai danni dei cristiani cattolici cinesi ai quali viene impedita e negata la libertà di costruire una chiesa per accogliere i fedeli. La libertà di culto è sacrosanta e garantire il rispetto per la diversità multiculturale del credo per ogni popolo ed etnìa, è uno dei pilastri fondamentali di qualunque civiltà che intenda e aspiri definirsi tale.
Io non voglio i loro applausi e complimenti
Neppure una menzione sulla nazista persecuzione dei monaci buddisti tibetani, per la sistematica violazione dei diritti più elementari dei seguaci di una dottrina e di una religione che (in assoluto) è la più pacifica mai inventata sulla Terra, dato che praticano il distacco dalle passioni e in tutte le loro esternazioni pubbliche e in tutti i loro scritti veicolano sempre l’esercizio della compassione umana, la ricerca dell’armonia tra opposti, il rispetto della diversità.
Non li voglio i loro applausi.
Neppure una parola relativa alla costituzione di campi di concentramento in Togo, Benin, Darfur e Nigeria, nelle zone sotto controllo politico-economico-militare cinese in cui centinaia di migliaia di profughi disperati vengono assiepati, ridotti in stato di schiavitù e costretti a lavorare dieci ore al giorno senza percepire alcun salario sotto la minaccia delle armi  per produrre merci (soprattutto tessile) che poi vengono a vendere in Europa a prezzi stracciati devastando le conquiste economiche dell’Italia nel settore della moda, abbigliamento, design, mobili.
Non li voglio i loro complimenti. Mi disgustano.
Le merci cinesi grondano sangue vero.
E’ il sangue soprattutto dei milioni di africani mandati al macello di cui nessuno se ne occupa perché tanto sono negri e non acquistano né automobili né ipod. Gli Usa e l’Europa insieme si sono presi l’Africa del Nord lasciando alla Cina comunista la parte meridionale del continente, attuando la variante del piano Yalta versione terzo millennio.
Non voglio i complimenti di una nazione che pratica l’esercizio della schiavitù come norma di vita.
Ecco qui di seguito l’elenco della presenza cinese in Africa.
Negli ultimi dieci anni gli scambi commerciali tra Cina e Africa sono trentuplicati.
Nel gennaio del 1999 (prima dell’entrata in vigore dell’euro) il volume degli scambi tra la Repubblica popolare della Cina e l’Africa era intorno ai 5,6 miliardi di dollari.
Nel 2005 aveva raggiunto i 40 miliardi di euro.
Nel dicembre del 2011 siamo arrivati ai 155 miliardi di euro di investimento.
Attualmente (dati ufficiali diffusi dall’Unesco, dall’Onu e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) soltanto nel continente africano risulta che almeno 10 milioni di individui sono ridotti in stato di schiavitù animale costretti con la forza a lavorare gratis per produrre merci che invadono poi l’Europa.
Io non voglio i complimenti e gli applausi di una nazione che ha questa interpretazione dell’esistenza. Le aziende cinesi presenti in 30 paesi africani sono ormai 2.500, da aziende petrolifere a quelle agricole, da quelle militari a quelle energetiche, da quelle minerarie a quelle alimentari: Sono peggio delle cavallette. Dove arrivano i cinesi, in Africa, in pochissimi mesi, in quel territorio esplodono rivolte, muoiono persone, le risorse vengono depredate e portate via. Mentre il resto del mondo tace sotto il ricatto del rialzo dello spread perché le banche occidentali sopravvivono grazie al fatto che i cinesi acquistano bpt al mercato secondario e tengono il sistema finanziario occidentale sulla graticola. Così ricattano tutti. E l’occidente accetta. Passivo e masochista
Io non voglio né i loro applausi né i loro complimenti.
Il seguente elenco era stato pubblicato in Italia, in parte, da Il Sole 24ore che aveva lanciato l’allarme –a nome della Confindustria- sulle modalità di conquista dei territori economici da parte dei cinesi. Eravamo nel 2006. Non ebbe alcuna eco. Anzi. I giornalisti che allora se ne occupavano vennero isolati, silenziati. Ci pensarono poi Prodi e D’Alema a calmare le acque stabilendo un’alleanza di ferro tra l’Italia  e la Cina. Con le conseguenze che oggi possiamo vedere. L’ultimo dato è del 30 marzo 2012 (cioè due giorni fa, mentre Monti sta in Oriente). Il governo pachistano, in accordo con quello cinese, deliberatamente, senza nessuna protesta formale, ha stabilito di adottare una pesantissima imposta sulle importazioni di tutti i prodotti tessili, abbigliamento, designer e industria dell’arredamento per prodotti made in Italy in tutto il sud est asiatico. Che favoriscono merci cinesi e indiane, divenute così in 24 ore super competitive. Ecco perché i due marò finiranno sotto processo. Un danno valutato intorno ai 20 miliardi di euro nei prossimi due anni. Chiuderanno circa 5.000 aziende italiane, soprattutto nel settentrione e nel nord-est, che saranno costrette a riconvertirsi o dichiarare bancarotta.
Di tutto ciò neppure una parola sui giornali che inneggiano al trionfo orientale di Monti.
Io non voglio i loro applausi e i loro complimenti.
Soprattutto come italiano.
Ecco l’elenco della presenza cinese in Africa.
Eritrea. Pur mantenendo buoni rapporti con tuttii paesi del Corno d'Africa, la Cina ha nel corso degli anni alimentato il conflitto fra Etiopia ed Eritrea attraverso la vendita di armi ed equipaggiamenti militari ad entrambe le parti, accompagnata da frequenti consultazioni delle alte gerarchie dell'esercito. Oltre a ciò essa è presente nel settore delle costruzioni, nella vendita di macchine industriali e di prodotti medici. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato del valore di 8,41 milioni di dollari.  Nel 2010 sale fino 18 miliardi di dollari. Nel solo biennio 2010/2011 sono state vendute 2 milioni di mitragliatrici per un fatturato complessivo di 2 miliardi di euro.

Etiopia. Nel 2007 il ministro del Commercio etiopiano aveva dichiarato che «la Cina è il partner più affidabile», essendo l'Etiopia, assieme al Sudan, il principale beneficiario degli investimenti cinesi nella regione. Prestiti a basso tasso di interesse, cancellazione del debito e tariffe preferenziali sono la strategia di Pechino per lusingare un partner che non ha grosse potenzialità energetiche ma ha una posizione strategica di sbocco sul mare per i ricchi vicini come Sudan ed Egitto. Le compagnie cinesi oggi si aggiudicano le costruzioni di quasi tutte le infrastrutture, collegamenti stradali e ferroviari, aeroporti e così via. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 370 milioni di dollari.  Nel 2007 di 800 milioni e nel 2011 arriva a 2 miliardi di euro. Tutte le infrastrutture e il loro controllo sono nelle mani dei militari del genio di pechino.

Sudan. È il secondo fornitore africano di petrolio per la Cina, secondo solo all'Angola, che per questo il gigante asiatico difende su tuttii forum internazionali dalle accuse di violazione dei diritti umani e di genocidio nella regione del Darfour. Nel 2008, la Cina ha definito il regista Steven Spielberg, e gli attori Warren Beatty e George Clooney “persone non grate” in Cina ed è stato vietato loro il visto d’ingresso in seguito alla denuncia da loro fatta contro il massacro di civili operato nel Darfur dai cinsei, responsabili della eliminazione di circa 2 milioni di persone.. Vanno a raggiungere  Richard Gere definito in Cina “un autentico criminale” per il suo costante impegno di denuncia della persecuzione dei monaci buddisti tibetani.
Recentemente la Cina si è opposta alla proposta dell'Onu di sanzioni contro il regime sudanese e ha minacciato l'uso del veto contro l'invio di una forza internazionale nella regione. Dal canto suo il governo cinese ha inviato 4 mila soldati dell'Esercito di liberazione nazionale per controllare le zone di suo interesse e vegliare sugli oleodotti costruiti e sfruttati dalle compagnie cinesi, esprimendo oltretutto l'intenzione di voler rafforzare la cooperazione militare con l'esercito locale. Oltre alla fornitura di armi, la Cina ha anche aiutato il governo sudanese nella costruzione di 3 industrie belliche per farle diventare autonome, a condizione che la manodopera sia strettamente cinese, tutti provenienti dalla regione dello Yuang Tze. Tutto ciò per difendere gli interessi asiatici nel settore petrolifero: il Sudan fornisce da solo il 7% di tutte le importazioni cinesi di petrolio, il 50% della sua produzione finisce in estremo oriente e beneficia i piu' consistenti investimenti nella regione. Tredici delle 15 compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan sono cinesi, la China National Petroleum Corporation (Cnc) possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operating Company, che controlla i giacimenti petroliferi del paese, e ha investito 3 miliardi di dollari nella costruzione di raffinerie e eoleodotti. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 3,9 miliardi di dollari.  Nel 2011 arriva a 40 miliardi di euro.

Uganda. Nel 2006 il volume complessivo del commercio con la Cina è stato di 99,37 milioni di dollari, dovuto soprattutto agli investimenti cinesi nei settori delle costruzioni e delle infrastrutture. China Petroleum Pipeline Engineering Corporation che ha costruito un oleodotto di 320 km a collegare l'Uganda con il vicino Kenya produttore di petrolio. Al forum il governo ugandese intende chiedere l'aiuto cinese per la costruzione di una linea ferroviara che collegherà il paese con il Sudan. I cinesi sono riusciti a corrompere i funzionari locali che nel 2010 hanno alterato la spesa di budget nazionale spostando il 90% delle proprie risorse finanziarie dal’investimento nella sanità e nell’istruzione per dirottarle nella costruzione di altri quattro oleodotti, ponti ferrati e una ferrovia pesante sulla quale transitano i barili di petrolio.

Kenya. Dopo il passaggio di Hu Jintao nell’aprile del 2006, la Cina ha concluso nuovi accordi soprattutto nel campo della ricerca di giacimenti petroliferi in Kenya, una regione in cui le compagnie occidentali non vogliono più investire. La compagnia petrolifera Cnooc condurrà i lavori di esplorazione in mare e sulla terra ferma, oltre a fornire tecnologia e formazione. Altra merce di importazione sono il cemento e i minerali. Nel 2006 la Cina ha elargito prestiti per 36 milioni di dollari al governo kenyano per la modernizzazione dell'industria energetica, l'impiantazione d iindustrie per beni di consumo e la costruzione di infrastrutture. Nel 2011 i prestiti hanno raggiunto la cifra di 600 milioni di dollari. I lavori sono poi stati condotti dalle grandi aziende cinesi presenti anche qui, la cui ultima opera è stata la costruzione della strada che collega Mombasa a Nairobi. Nel 2010  l'interscambio commerciale è stato di 2, 6 miliardi di dollari.

Somalia. È un altro porto di sbocco per i prodotti petroliferi provenienti dall'entroterra, che la Cina intende ammodernare con la costruzione di infrastrutture, strade, porti e ferrovie. Vista la crescita del settore delle telecomunicazioni somalo, le imprese cinesi, come Huawei, investono nel paese per erigere le infrastrutture necessarie e fare ingresso nella telefonia mobile. Nel 2011 hanno dato il via alla costruzione di 48 fabbriche di telefoni cellulari con le quali intendono invadere l’Europa. A tal fine hanno iniziato l’attacco e smantellamento della finlandese Nokia (paese dell’euro) considerato ilo nemico più pericoloso. Contano di farla fallire entro il 2012.


Senegal. Il governo cinese ha annullato nel 2007 un debito di 20 milioni di dollari al Senegal e accordato un prestito di 7 milioni di dollari per la costruzione di scuole, strade e centrali elettriche. L'accordo include la clausola di realizzazione dei lavori da parte di imprese costruttrici cinesi, nonostante gli asiatici non godano di buona reputazione presso la popolazione locale. Da alcuni anni, infatti, è in corso una battaglia dei senegalesi contro l'invasione di prodotti cinesi a basso costo che distruggono l'industria locale specializzata anch'essa nei beni di consumo. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 141 milioni di dollari.  Nel 2006 era sceso 90 milioni di dollari. Nel 2007 a 50. Nel 2008 sono esplose delle rivolta interne che in tre anni hanno causato la morte di circa 400 mila civili. Nel 2011 l’interscambio commerciale tra le due nazioni è passato da 50 milioni di dollari a 800 milioni.

Mali. La Cina è saldamente insediata nei settori delle costruzione e dell'industria leggera (zucchero, farmacia tessile), dal 1994 possiede l'80% della più grande industria cotoniera del paese, la Comatex (il restante 20% è detenuto dal governo malese). Ma anche qui l'invasione di prodotti cinesi e di manodopera a basso costo ha destabilizzato l'equilibrio del paese. Nel 2005 il valore totale del commercio tra i due paesi è stato di 145 milioni di dollari, principalmente dovuto alle importazioni cinesi di oro. Nel 2008 in seguito a continue rivolte e scontri tra diverse etnie che hanno causato la morte di decine di migliaia di persone innocenti, la Cina ha avuto il permesso del governo di gestire il controllo totale dei servizi di polizia nazionale. Così facendo nel 2010 è riuscita a costruire duecento campi di concentramento all’interno dei quali i cosiddetti “prigionieri politici” lavorano gratis tessendo il cotone di proprietà locale che poi viene venduto come manufatto in Europa e che ha provocato il crollo e la scomparsa dell’industria tessile di Prato e di Haarlem in Olanda, da almeno 500 anni due tra i più importanti centri produttivi al mondo dei filamenti.

Niger. Come anche in Mali, qui la Cina finanzia un progetto di esplorazione di giacimenti petroliferi, nonostante la rentabilità' non sia assicurata, e prevede di allargare la cooperazione economica. Nel 2005 il commercio complessivo è stato solo di 34 milioni di dollari.  Nel 2008 è salito a 90 e nel 2011 a 400 milioni di dollari.

Ciad. Ha scelto di abbandonare il fronte taiwanese e riallacciare i rapporti diplomatici con la Cina appena ad agosto del 2006, ma nonostante ciò l'interscambio commerciale nel 2007 ha raggiunto 206 milioni di dollari. I legami del paese con Taiwan non hanno impedito alla China National Petroleum Corporation (Cnpc) di sviluppare progetti per lo sfuttamento dei giacimenti petroliferi del Chad.

Guinea. I paesi del Golfo di Guinea, che producono 5 milioni di barili al giorno, sono la risorsa pretrolifera più promettente della regione su cui la Cina ha già messo gli occhi. La compagnia cinese CNOOC ha firmato un accordo, all'inizio del 2007, per l'estrazione di petrolio in una piattaforma al largo della costa della Guinea, su una superficie di 2.300 km quadrati. Nel 2005 l'interscambio commerciale è stato di 147 milioni di dollari.  Nel 2010 ha raggiunto i 2 miliardi di dollari.

Liberia. La Cina è stata ripetutamente accusata di alimentare il traffico di armi in Liberia e negli stati vicini della Costa d'Avorio e Sierra Leone, per ottenere in cambio le risorse naturali della regione, quali legno e diamanti. Ma dal 2003 la Cina partecipa alla forza di pace dell'ONU stanziata in Liberia con 550 uomini, la sua più grande missione all'estero. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 164 milioni di dollari.  Dopo sedici devastanti guerre civili che hanno causato la morte di circa 500 mila persone provocando la fuga di almeno due milioni profughi, l’interscambio con la Cina è passato da 170 milioni di dollari a 3 miliardi nel 2011.

Costa d’Avorio. Nel 2010 gli scambi totali con la Cina hanno raggiunto 600 milioni di dollari, costituiti essenzialmente dall'esportazione verso l'Asia di materie prime (oro, alluminio, rame). Per l'esplorazione petrolifera la Costa d'Avorio è già stata indicata da Pechino come zona di interesse per futura cooperazione.

Togo. Paese destinatario di prestiti agevolati da parte del governo cinese, che negli ultimi anni ha finanziato e costruito il palazzo presidenziale ed altri uffici governativi. All'inizio di quest'anno i due governi hanno firmato accordi per la costruzione da parte della Cina di una centrale idroelettrica e di altri progetti nel settore delle telecomunicazioni. In cambio la Cina riceve dal Togo materie prime importanti come cemento, fosfati e cotone. Nel 2006 l'interscambio commerciale ha raggiunto 570 milioni di dollari.

Benin. La Cina è diventata il primo partner commerciale e primo investitore del Benin, con un interscambio che nel 2005 ha raggiunto 1,09 miliardi di dollari. Imprese cinesi hanno rilevato parti delle più importanti industrie del paese, da quella cotoniera a quella della pesca e dell'agroalimentare. Grandi aziende come Zet e Huawei forniscono le tecnologie per l'installazione di una rete di telecomunicazioni GSM e telefonia di terza generazione. Nel 2004 il Benin ha esportato verso la Cina cotone per un valore di 110 milioni di dollari. Che era salito a 350 milioni nel 2008. Dal 2009, la Cina è diventata proprietaria dell’intera industria locale cotoniera che adesso esporta in Europa, soprattutto Italia, Spagna, Grecia e Portogallo a prezzi dieci volte inferiori a quelli europei.

Nigeria. È il terzo fornitore africano di prodotti petroliferi alla Cina. Lo scorso anno Petro China ha concluso un accordo da 800 milioni di dollari con la Nigerian National Petroleum Corporation per l'acquisto di 30 mila barili di petrolio al giorno per un anno. All'inizio di quest'anno è stata Cnooc a siglare un'intesa con il governo nigeriano per una partecipazione del 45% in un giacimento offshore. La Cina ha anche realizzato il primo satellite nigeriano per le telecomunicazioni che è statolanciato ad inizio 2007, costruito dalla China Great Wall Industry e finanziato dalla banca cinese Eximbank. Dal punto di vista politico, la Cina sostiene nei forum internazionali il conferimento alla Nigeria di un seggio permanente all'Onu. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato di 2,83 miliardi di dollari. Nel 2011 di 12 miliardi, il più alto in assoluto. In questa nazione, la Cina è il più importante produttore e venditore di armi leggere ai ribelli di Al Qaeda e i suoi consiglieri militari sono in prima fila nell’istruire le milizie locali per attaccare la forte comunità cattolica nigeriana.
Io gli applausi e i complimenti da gente così, non li voglio.
A differenza di Mario Monti, io all’Italia e alla sua integrità ci tengo.