sabato 27 gennaio 2018

In Memoriam....per un'Italia diversa.


sabato 27 gennaio 2018

Sei anni fa avevo pubblicato questo post.
Sottolineavo con forza l'assoluta necessità di coltivare la memoria storica collettiva della nostra nazione per affrontare il problema che il sottoscritto riteneva fosse fondamentale nel 2012: l'inatteso rigurgito del nazifascismo in Italia. Pensavo e speravo che il mio contributo servisse a stimolare un dibattito e un confronto sul tema.
Non fu così.
Restò una speranza.
Lo ripropongo oggi, esattamente come era.



venerdì 27 gennaio 2012
di Sergio Di Cori Modigliani


Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
                                                                             Art.21 costituzione della Repubblica Italiana.
Oggi, ufficialmente, ricorre il giorno della memoria, in ricordo delle vittime della persecuzione nazista ai danni degli ebrei, la cosiddetta Shoah, iniziata ufficialmente nel 1933 in Germania e conclusasi nel maggio del 1945.
Da quando è stato istituito il Giorno della Memoria delle vittime della Shoah, altre giornate sono state stabilite per ricordare avvenimenti che hanno sconvolto la storia del XX secolo. Personalmente sono d’accordo con lo storico Georges Bensoussan, il quale sostiene che “in tal modo si è venuta a creare una mistica della memoria che rischia di portare all’esatto contrario dello scopo che si prefigge, cioè a un’amnesia collettiva, in virtù del fatto che grazie alla forme retoriche e spettacolari che l’evento ha assunto lo ha trasformato in un fatto mediatico, e quindi questa memoria tende ad avvolgere i crimini compiuti di un’aura arcaica e ancestrale, isolandoli dal loro contesto storico reale, facendo così dimenticare che in realtà furono il prodotto più violento della nostra modernità”.
La Shoah, al di là delle testimonianze storiche, del lavoro degli storici, delle spiegazioni, delle risposte politiche e psicologiche che sono state date alla “soluzione finale” voluta da Adolf Hitler, è stato soprattutto –più di ogni altra cosa- un fatto esistenziale interiore, vissuto dagli ebrei sulla loro carne, sulla loro pelle, sulla loro identità.
Per gli ebrei, la Shoah non è un fatto storico, bensì un elemento emotivo.
La “memoria” di ciò che è accaduto non viene innescata alla mezzanotte del 26 gennaio per poi spegnersi alla fine del 27 gennaio, dopo le solite presenze dei soliti noti nei vari talk show, documentari alla tivvù, fotografie di repertorio. E’ una parte integrante e indissolubile del loro essere come persone sociali e non c’è momento della loro vita nel quale non mantengano dentro di sè il ricordo di quella tragica vicenda.
Da quando in Italia è stata creata la Giornata della Memoria, tutte le istituzioni e tutte le personalità politiche ai più alti livelli rappresentativi partecipano in maniera molto visibile, facendo in modo di garantire con la propria presenza una specie di assicurazione pubblica che in Italia, un fenomeno di questo genere non avverrà mai.
Ma allo stesso tempo, proprio in virtù di questo esagerato, lapposo e demagogico presenzialismo, è scattato un gigantesco fenomeno di censura e di negazionismo che si è sviluppato sempre di più negli anni, con geniale e strategica abilità, finendo per costruire una realtà storica che presenta la “soluzione finale” come un’aberrazione e una follia criminale dei tedeschi malvagi e con la consueta presentazione di italiani eroici che hanno salvato tanti ebrei tra il 9 settembre del 1943 e il 25 aprile del 1945 durante l’occupazione tedesca militare del suolo italiano.
Così facendo, la destra italiana partecipa in prima fila nell’esaltazione della Memoria Storica, nel nome di un’amnesia collettiva e subdolamente negazionista: non si parla mai di chi, quando e come ha iniziato ad applicare la soluzione finale nel territorio italiano, evento che si è storicamente verificato cinque anni prima che un solo tedesco entrasse dentro ai nostri confini geografici.
Questo è il motivo per cui mi rifiuto, in quanto ebreo italiano, nel giorno della memoria, di offrire ai lettori come immagine in bacheca la solita immagine di deportati ad Auschwitz, di bambini macilenti, di donne dalla figura spettrale con tanti cadaveri ammonticchiati, con i soliti tedeschi cattivi che indossano il cappotto di pelle nera.
In bacheca vedete la prima pagina del Corriere della sera in data 11 novembre 1938.
Basta leggere i titoli con attenzione per capire.
Il giorno “ufficiale” in cui il fascismo e Benito Mussolini gettano l’ultima delle loro maschere e danno vita alla più sconvolgente follia criminale mai perpetrata nella storia di questo paese: l’identificazione dei cittadini italiani di etnia ebraica (era sufficiente che fosse ebreo anche uno solo dei quattro nonni e dal 1941 anche uno solo dei quattro bisnonni) e l’attribuzione a quelle persone della dizione “appartenente a razza inferiore dimostrata scientificamente, e di conseguenza non capacitati né legalmente atti alla partecipazione collettiva e sociale in termini di lavoro, occupazione, attività statali, siano esse civili, militari o religiose”.
Con decreto legislativo firmato dal duce Benito Mussolini e controfirmato da Sua Maestà Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d’Italia, coadiuvati da una lettera con sigillo firmata dal Papa che approvava a nome della chiesa cattolica di Roma tale editto, il fascismo creava –per la prima volta nella storia di questo popolo- il concetto legale di “pulizia etnica” stabilendo una gerarchia razziale e ponendo le condizioni per identificare cittadini di serie A e cittadini di serie B.
Di tutto ciò, presentato nei suoi aspetti narrativi ed esistenziali, in Italia si parla poco, pochissimo, quasi niente. Agli italiani è stato fatto credere che il fascismo sia stato una specie di semi-barzelletta un po’ farloccona, gestita da alcuni prepotenti magari un po’ esagerati (dopo tutto siamo italiani), una specie di farsa che poi si è trasformata in dramma sfociando in tragedia quando sono entrati in scena i veri cattivi, cioè la gestapo tedesca. Tant’è vero che nell’ultimo decennio è fiorita addirittura tutta una scuola di pensiero che finisce sempre nello stesso punto: minimizzare e “storicizzare” il fascismo, in tal modo riuscendo –da bravi italiani irresponsabili- ad attribuire l’esclusiva responsabilità dei fatti ai perfidi tedeschi. Non è stato così.
E poiché di memoria si parla, che memoria sia.
E’ una pagina della storia ancora negata, silenziata, dopo 73 anni, se ne parla appena e sempre in maniera confusa, pressappochista.
E’ stato invece l’atto ufficiale con il quale una banda di criminali ha eliminato il concetto di Legge, di Diritto Civile, emanando un decreto il cui unico scopo consisteva nell’avere carta bianca per eliminare fisicamente dei concittadini che non avevano commesso alcun reato, approfittando di tale evento per impossessarsi dei loro beni, dei loro averi.
Fu il primo atto storico di costituzione in Italia del concetto di “casta privilegiata”.
E non è certo un caso che non viene raccontata oggi la verità storica di quei tempi, perché troppi sarebbero i nessi con gli atteggiamenti e i comportamenti dell’attuale classe politica contro la quale ogni giorno ci si indigna.
I Scilipoti di oggi, i Borghezio di oggi, il mercanteggiamento ignobile dei voti in parlamento, sono figli legittimi del fascismo e delle leggi razziali. Da lì veniamo.
Ma gli italiani non lo sanno.
E solo attraverso il ricordo di una memoria di narrativa eistenziale privata è possibile sapere come sono andate le cose. A differenza dei "perfidi tedeschi" che dal 1945, assumendosi tutta la responsabilità dei loro atti, senza dar tregua a se stessi, invece di operare un processo di revisione, hanno aderito al ben più profondo collettivo senso di lutto generalizzato, per poi riemergere dal buio della Storia come una etnia rinnovata, aperta e disponibile ad una idea democratica autentica del vivere civile, in Italia invece si è scelta la strada della amnesia collettiva.
Provengo da una famiglia italiana che ha subito le leggi razziali, e tuttora ne porto su di me –che sono nato vent’anni dopo- le ferite e il danno subìto.
Mia nonna paterna, Rachele Bemporad, era una grande imprenditrice triestina. Era il più importante editore del regno, associata con l’ingegner Marzocco, da cui la celebre casa editrice Bemporad Marzocco. Il 12 novembre del 1938 (tutto avvenne in maniera molto veloce per approfittare dell’effetto sorpresa) si presentarono nel suo ufficio a Firenze dove era la sede centrale e le comunicarono che la sua impresa era stata requisita, comprese dodici tipografie e sei magazzini con 80.000 volumi dell’archivio. Non le consentirono neppure di telefonare a un avvocato. I conti correnti nelle banche vennero chiusi e i soldi trasferiti direttamente sul conto corrente intestato a “Ufficio Difesa della Razza”.
Ritornò a casa e comunicò a mio nonno che non avevano più nulla.
Mio zio, il fratello di mio padre, un precoce ed eccellente medico, era allora vice primario all’ospedale San Camillo, a Roma. Lavorava come chirurgo. Alle quattro del pomeriggio, dopo essere uscito dalla sala chirurgica per una lunga operazione venne convocato alla direzione sanitaria al pianterreno. Venne accolto da un suo collega, in divisa, un medico di vent’anni più anziano che mio zio considerava un inetto e pessimo medico, e aveva deciso di non volerlo neppure come secondo assistente in sala chirurgica. Costui gli comunicò che era licenziato, la sua laurea era revocata e non avrebbe mai più potuto esercitare la sua professione in Italia. Quel mediconzolo prese il suo posto (oltre, pare, al suo conto corrente nella banca dell’ospedale) e si auto-promosse vice-primario. Nomina che venne confermata immediatamente per “meriti acquisiti nel difendere la purezza della gloriosa razza italica”.
Mio padre, invece, aveva un suo studio commercialista tributario e di mediazione finanziaria in borsa.
Arrivarono alle ore 17 con la carta che certificava la sua cancellazione dagli albi professionali. Gli venne requisito l’ufficio e sottratta la proprietà e si impossessarono di tutti i conti correnti dei clienti, la maggioranza dei quali erano cattolici che non ebbero la possibilità di protestare. Chi lo fece, finì in carcere sotto l’accusa di “aver prestato la fiducia a individui appartenenti a razza inferiore”.
Mio nonno aveva sei tipografie. Era stato lo stampatore d’arte di Boccioni, di de Chirico e del grande Savinio. Anche lui, alle ore 19, si vide arrivare i funzionari dell’ufficio della razza che gli comunicarono la notizia dell’avvenuta espoliazione.
Iniziò così, in tutta Italia.
Bande di nullafacenti, approfittatori, opportunisti, andarono a spulciare nelle anagrafi di tutta Italia sperando di trovare un antenato ebreo nell’800 del vicino di casa per poter avere la scusa di presentarsi a casa di qualcuno e portargli via tutto, oppure ricattarlo e imporre il pizzo. Furono milioni gli italiani che subirono il ricatto e pagarono mensilmente per anni una tassa clandestina perché non si sapesse che un loro nonno era ebreo.
In Italia nel 1938 bastava avere “un quarto soltanto di sangue ebreo nelle vene per poter giustificare l’applicazione dell’editto regio”.
Di queste storie, di queste vite stroncate, in Italia non se n’è parlato mai.
Mai.
Se non tra ebrei.
Quando si parla della Shoah, avrete notato, in Italia si fa iniziare la storia dopo il settembre del 1943, quando sono arrivati i tedeschi. E invece era iniziato tutto cinque anni prima.
Fu l’inizio di una cultura che sostituì l’arroganza e l’avidità di denaro al concetto di merito e competenza tecnica.
E promosse i furbi, i cinici, gli approfittatori.
Tutte le tipografie dei miei nonni e i magazzini dei libri vennero venduti subito ad un prezzo dieci volte inferiore del loro valore ad un abile tipografo di Milano, un certo Arnoldo Mondadori, dotato di buone conoscenze in Vaticano, il quale si prese anche altre sei piccole ma solide case editrici nell’Emilia, a Torino, nel Veneto.
A gestire “culturalmente” l’operazione fu un certo Telesio Interlandi, direttore responsabile di una rivista che si chiamava “La difesa della razza”. Il suo editorialista di punta era un avvocato molto ambizioso, di Arezzo, che lavorava come assistente di ruolo alla cattedra di Diritto Pubblico a Roma. Si chiamava Amintore Fanfani.
Venti giorni dopo, a Napoli, il preside della celebre “scuola di diritto latino” della facoltà di giurisprudenza, Massimo Ferrara (cattolico), un giurista stimatissimo in tutto il mondo, contestò la legge razziale sostenendo che aveva una falla che ne decretava la sua inammissibilità. Si rifiutò di applicarla con dieci ebrei che lavoravano nel suo istituto.
Amintore Fanfani, accompagnato da Interlandi e da dieci squadristi si presentò in facoltà. Lo prese a schiaffi davanti agli studenti e gli impose le dimissioni.
Un mese dopo, Fanfani diventava ordinario alla cattedra che gli aveva sottratto.
Fu la presa del potere dei furbi, degli ignavi.
Fu l’assassinio della cultura d’impresa e l’inizio del seme dell’abilità trasformista.
Oggi, gli ebrei, in Italia non sono più il nemico istituzionale né il nemico di mercato.
La Storia è cambiata.
E’ molto peggio.
Siamo diventati tutti, ebrei sotto le leggi razziali, in questo gennaio 2012.
Oggi, il nemico delle istituzioni e del mercato, sono tutte le brave persone che pretendono di farsi valere sulla base del proprio merito, che vogliono entrare nel mercato e imprendere avendo accesso a opportunità che la Legge dovrebbe garantire a tutti per diritto costituzionale, sulla base del proprio titolo di studio e delle proprie capacità. Indifferentemente ebrei, cattolici, mussulmani, settentrionali o meridionali.
Ma subiamo tutti, la gogna delle leggi razziali.
Delle “leggi razziali” sui generis, invisibili, non scritte, non costituite. Addirittura democratiche e quindi impossibile da denunciare: colpiscono chiunque e dovunque.
Se oggi l’Italia è così com’è è anche grazie al fatto che è stata negata a questo popolo l’opportunità di avere accesso alla Memoria storica di quei tempi, perché pochi, pochissimi, sanno ciò che è veramente accaduto in Italia dall’11 novembre del 1938 in poi. Gran parte di coloro che approfittarono di quell’occasione per far carriera, per arricchirsi, scegliendo delle impensabili scorciatoie d’opportunità sulla pelle di altri, comportandosi come autentici criminali, sono finiti nei posti di comando nella Repubblica Italiana.
E hanno trasmesso ai loro figli e nipoti quell’interpretazione della vita e del lavoro.
Una concezione aristocratico-oligarchica del potere, basata sull’annullamento dei diritti dei cittadini, sulla cancellazione delle ambizioni, sulla negazione del rischio d’impresa, per poter far trionfare il malaffare. E la corruttela permanente mascherata sempre sotto il manto dell’ideologia, a seconda dei casi, delle mode, dei tempi.
Nel Giorno della Memoria, per renderla più attiva e viva, mi è sembrato giusto ricordare da dove veniamo cercando di non fare della piatta retorica, della demagogia consueta.
Non sono stati fatti ancora i conti con il fascismo che è dentro la spina dorsale della mente italiana, è per questo che l’Italia non riesce a riprendersi.
Ed è per questo che, oggi, i fascisti stanno rialzando la testa sotto nuove forme, nuove sigle, mentite spoglie.
Sanno che non è cambiato niente.
A questo serve la memoria, ed è per questo che è importante.
Perché, come diceva Elie Wiesel “se non sappiamo da dove veniamo, che cosa ci hanno fatto, che cosa abbiamo fatto, come possiamo pretendere di poter avere anche una minima nozione di dove stiamo andando?”.
Che i morti di Auschwitz riposino in pace l’eterno sonno dei giusti.

13 commenti:

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  2. Non sono ebreo, ma la famiglia della mia bisnonna lo era.
    Dai miei familiari non ho mai sentito parlare di conseguenze subite dopo l'emanazione delle leggi razziali. Mi viene da pensare che vivendo in un piccolo paesino dell'entroterra siciliano, occupato già nel '43 dagli inglesi, questa follia non abbia contagiato la mia terra.

    Ricordare è certamente il modo migliore per instillare nei futuri adulti gli anticorpi adatti a prevenire certi disastri.

    Tuttavia sento la necessità di andare oltre le parole che si sentono dire e che si leggono un pò ovunque.
    Ho come la sensazione, e La prego di perdonare la banalità della mia affermazione, che ci siano Olocausti di serie A e altri di serie B.
    La storia è, purtroppo, piena di episodi in cui sembra che gli uomini abbiano messo da parte il loro senso critico e logico nell'aver commesso atrocità indicibili nel nome della razza, cultura, o appartenenza politica.
    Di genocidi o pulizie etniche che non siano state frutto del caso o degli eventi, ma che, invece, siano state pianificate e attuate con metodo "scientifico" (il che le rende ancora più aberranti) abbiamo, ormai, conoscenza, ma nessuno di questi popoli viene ricordato come quello ebraico.
    Il solo fatto di essere citati nei testi scolastici è, per quelli serie B intendo, già un successo. Eppure le popolazioni del Congo, della Namibia, delle Americhe, gli armeni (per citarne alcuni) chi le ricorda? Quanti film e quanti libri sono stati pubblicati? Quante "giornate internazionali della memoria" hanno otteuto? E anche in questi casi, ripeto parliamo di stermini di massa pianificati e attuati da governi nazionali, che non si sono risparmiati in cattiveria e inumanità razzista.
    Io credo che il popolo ebraico sia stato, giustamente, adeguatamente risarcito, certo per chi ha vissuto queste esperienze non esiste nulla che possa ridare la serenità, ma da un punto di vista politico e culturale, si può fare moltissimo e gli ebrei lo hanno ottenuto.

    NLa nascita di Israele è stata per il popolo palestinese una sciagura, magari Lei pensa che se lo meritino, o che siano violenti e terroristi nei geni, ma io ho conosciuto e frequentato sia palestinesi che israeliani e le barbarie che i militari israeliai sono costretti a fare e la propaganda continua di odio verso il mondo arabo, fanno gelare il sangue (parlo di testimonianze dirette di più persone).
    Ma parlare di questo non è politicamente corretto, altrimenti si viene subito tacciati di nazismo, razzismo, fascismo, revisionismo, relativismo, qualunquismo, nichilismo ecc.
    Mi sembra una conquista culturale non da poco!

    In Paesi come la Germania, Austria e Italia negare l'olocausto è reato, in sostanza mentire diventa specifica fattispecie penale: non credo che per i congolesi esista qualcosa del genere.

    In Germania, dove vivo, ogni edificio ebraico / israeliano pubblico o aperto al pubblico viene sorvegliato h24 dalla polizia federale. Quindi, non è che si siano proprio dimenticati del passato!

    Quanti migliaia tra romanzi di successo, film da oscar, concerti, conferenze e iniziative sono state prodotte negli ultimi decenni in memoria della shoah? E quanti per le popolazioni della Namibia decimati per volere del Kaiser Wilhelm?

    Le ultime generazioni non dimenticano, solo vedono lontano certi eventi e di conseguenza non provano gli stessi sentimenti di chi li ha vissuti direttamente o attraverso i propri familiari.

    Cosa dovremmo fare ancora? E' obbligatorio per legge ricordare, è vietato mentire sulla shoah, si è tacciati di essere satana in persona al solo dire pubblicamente che i Governi israeliani sono una cloaca di bifolchi razzisti criminali.
    Penso che gli ebrei, proprio in nome delle sofferenza patite dai loro antenati nel corso della Storia, dovrebbero farsi portavoce di quei popoli che oggi, adesso, in questo momento, stanno subendo le stesse sciagure.

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  3. Innanzitutto, come spesso mi è accaduto dopo aver letto i suoi scritti pubblicati qui, sento il dovere di ringraziarLa per la descrizione meticolosa quanto dolorosa delle vicende infami che hanno travolto così tanti Suoi familiari all'indomani di quel vergognoso decreto emanato dal duce e promulgato da Vittorio Emanuele III.

    Mi sorprende e mi addolora, però, aver letto, in questo Suo articolo, che simili indecenti atti legislativi furono "coadiuvati da una lettera con sigillo firmata dal Papa che approvava a nome della chiesa cattolica di Roma tale editto".

    Ora, pur ammettendo di avere diverse lacune in conoscenze storiche, di ogni epoca e porzione geografica del globo, inclusa purtroppo la mia amata nazione, l'Italia, devo dire che una così cordiale accoglienza delle leggi razziali da parte di Pio XII mi era del tutto ignota, finora. E questo, nonostante la lettura di quel memorabile testo-intervista di Gitta Sereny che è stato pubblicato sotto il titolo di "In quelle tenebre", ormai oltre 40 anni fa, per i tipi di Adelphi; volume pregevolissimo, ricco anche di documentazione fotografica e scritta, dove però non ricordo di aver mai ragguagliato la presenza della lettera pontificia di cui Lei scrive. Potrebbe fornirmi indicazioni sul sito o i siti web o i testi storici in cui potrei raccogliere altre testimonianze, magari anche fotografiche, al riguardo? Grazie.

    Vorrei concludere con un'altra espressione di disappunto. Non concordo infatti con la Sua critica distruttiva nei confronti dell'istituzione delle giornate della memoria, e non solo per i cortei di imberbi (e non) aspiranti balilla contemporanei che pochi giorni fa hanno "stretto d'assedio" in processione una città blindata, scandendo con tanta giovanile allegria slogan tipo "Come è bello far le foibe da Trieste in giù". No, non solo per questo, ma anche perché ho appena ieri scoperto altri orrori, di poco successivi a quelli consumati entro i nostri confini e in quelli germanici, di cui -- come ripeto, fino a ieri -- ero del tutto all'oscuro. Ecco il sito che ha evidenziato questa grave falla nel già labile mosaico della mia memoria storica:

    http://lapologeta.blogspot.it/2010/10/pitesti-linferno-dei-cristiani-nella.html?m=0

    A partire da questa esperienza della mia sempre più vasta ignoranza, mi è sorto imperioso il desiderio di istituire un'altra giornata della memoria, quella del gulag di Pitesti, nella Romania comunista tardo-stalinista. La data potrebbe essere fatta coincidere con quella della esecuzione capitale, da parte dello stesso inorridito regime stalinista, del comandante in capo di quel lager, tale Eugen Turcano, definito da molti (in realtà, pochi) superstiti dei suoi metodi "rieducativi" come l'incarnazione di Lucifero in terra.

    Buona lettura e saluti cordiali,
    marilù l.

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    1. Anche se sono ancora in attesa dell'indicazione di testi e documenti rivelatori dell'entusiasmo di Pio XII per le leggi razziali emanate da Mussolini nel '38 e controfirmate da Vittorio Emanuele III, mi permetto di aggiungere, in calce al mio precedente commento, un ulteriore suggerimento di lettura, ed è questo:

      http://www.storiain.net/storia/la-guerra-silenziosa-per-salvare-gli-ebrei/

      Grazie.

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    2. Cara Marilù, mi sembra un'ottima idea

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  4. Caro Sergio,

    ho molto letto i tuoi post in passato e ti ringrazio per tutto il tempo che hai dedicato a questa attività in passato. Mi chiedo cosa stia succedendo adesso, questo tuo silenzio "assordante" durante la campagna elettorale in corso.

    Cordiali saluti
    Roberto

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    1. Caro Roberto, è una fase molto particolare dell'Italia, questa. La campagna elettorale mi annoia (giorni pari) mi indigna (giorni dispari) mi inquieta (i week end) mediamente mi disgusta riempiendomi di raccapriccio e autentico orrore.
      La mia è una scelta: quella di stare alla finestra.
      Ma riguarda soltanto il virtuale.
      Ho ripreso l'investimento d'energia nella vita reale, nel senso di contatti, incontri, ecc.
      E poi, in questa fase, adoro non avere pubblicità di alcun tipo.
      La bulimìa della visibilità mi disgusta.
      Ti ringrazio per il tuo bel messaggio fedele.

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    2. Grazie mille per la risposta e scusa l’off-topic... ma mi sento un po’ privo di riferimenti culturali in questo momento :)

      Roberto

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    3. Lo siamo tutti, se può confortarti, sappi che non sei solo.

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  5. Innanzitutto piacere in qualche modo di conoscerla sig. Sergio. Le racconto che anche mia moglie, bielorussa e di discendenza ebrea, è dovuta passare per spiacevoli esperienze simili alle sue. Il nonno di nome Isacco fu messo ai lavori forzati all'epoca dei fatti ed in seguito a questo il padre crebbe e visse con la ingiusta "vergogna" di essere stato considerato un "nemico del popolo", semplicemente a causa delle sue discendenze. La nonna nascose la Bibbia sotto terra, tutto per un pregiudizio razziale nei loro confronti. In realtà mia moglie ha un'ottima educazione ed esprime nei suoi comportamenti una reale emancipazione femminile, che mai ho potuto incontrare all'interno dell'attuale mia cultura italiana (solo per mia esperienza, non pregiudizio per carità). Qui oramai vige purtroppo, da parte di una forte influenza mediatica, in genere a cui siamo sottoposti, la norma "dividi ed impera". "Controlla" direi meglio, giacché siamo giunti sin al fatto che i controllati stessi possano diventare controllori (vedi ultime iniziative di legge contro le famose fake news). Così tutti contro tutti, e si salvi chi può. Detto ciò, spero tu lo sappia interpretare nel modo migliore e non te ne abbia a male, vorrei confrontarmi con te su di una cosa un po'... delicata per così dire, cioè: una possibile interpretazione della Bibbia ma come libro "non propriamente" sacro, così come invece ci è stato tramandato. Piuttosto contraddittorio poi ad opera di un potere vaticano, successivo, che da essa ha voluto trarre una propria sacralità. Inoltre vorrei sentir tuo parere su di un fatto, che ho riscontrato. Dell'ebraismo sembra ce ne siano almeno due di realtà, una delle quali sembra addirittura stata, nella Storia, occultamente organizzatrice e finanziatrice di ciò che si è concretizzato poi nell'olocausto. Il "massimo" dell' inimmaginabile quindi, di una enorme volontà mistificatoria all'opera e la faccenda così narrata diventa piuttosto "scabrosa", te ne chiedo scusa. Non mi dilungherò quindi in giudizi miei che sarebbero troppo parziali. Gradirei però da te, almeno sul primo argomento visto che sei persona colta e consapevole di fatti storici, la gentilezza di farmi avere una tua opinione in base a ciò che dice ad esempio Mauro Biglino della Bibbia. Anche restando solo su questo testo voglio dire, per il resto lui non mette in discussione l'esistenza o meno di Dio, ma la sua interpretazione spiegherebbe chiaramente molte delle derive nelle religioni in genere. Sconfinanti spesso in insensati ed inutili toni quasi "superstiziosi" quali discussioni sulla esistenza del diavolo, satana, se abbia la coda, etc., che ora van di moda ché sembra non ci sia niente di meglio da fare che individuare nemici, amenità del genere. In particolare, per non perdersi tra video magari artatamente rielaborati, ti propongo su YouTube: "Mauro Biglino: Dove sono gli avamposti degli Elohim". Ringrazio anticipatamente, mando cordiali saluti ringraziandoti anche per la democraticità del tuo sito, G.B.Cantalupo.

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    1. Non conosco queste due realtà di cui lei parla e penso che parlare della Bibbia non considerandola un testo sacro non abbia alcun Senso. Sarebbe come leggere il "Manifesto" di Karl Marx rinunciando alla categoria della Politica.

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    2. Non si tratta di categorie, per quanto riguarda la Bibbia, ma di traduzioni per di più confermate a quanto sembra da autorevoli rabbini. L'argomento sulle "due realtà" sono ipotesi che ho recepito dall'analisi di una contrapposizione piuttosto evidente, all'interno dell'ebraismo, denunciata da commentatori che individuano una frattura ideologica esistente da lungo tempo tra comunità ebraiche indipendenti all'estero, e lo Stato di Israele stesso. Ma di cui io non ho dati sufficientemente certi e per questo ti chiedevo qualcosa in merito, ti fosse stato possibile. Grazie comunque per l'interesse. La mia ben modesta ricerca di verità non vuole comunque intaccare la fede in Dio, in cui pur io sinceramente credo, ma indagare piuttosto su come ne sia stato fatto nella Storia strumento di potere e controllo, materialmente nella politica, con la religione, mentalmente, psicologicamente, ed anche socialmente per "economia" inteso. G.B.C.

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  6. Ciao,
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