venerdì 12 dicembre 2014

Da dove viene la Borsa Italiana? Dove va? Perchè la sua direzione riguarda l'intera cittadinanza?


"Il libero pensatore ritiene che gli individui non debbano accettare acriticamente come vere delle idee proposte, ma debbano passare al vaglio della conoscenza e della ragione. Infatti i liberi pensatori tendono a costituire le loro certezze e le loro idee sulla base dell'osservazione scientifica della realtà e sui principi logici.
Il pensiero libero postula come condizioni fondamentali una prospettiva gnoseologica, interpretativa ed espressiva. Un libero pensatore ritiene infatti che la conoscenza non deve essere determinata dall'autorità, dalla tradizione o, in generale, da qualsiasi altra visione dogmatica, ma essere una libera ricerca e che la libertà di ricerca si coniuga con la libertà interpretativa rispetto a canoni precedentemente fissati. In questo modo essi sono indipendenti dalle eventuali logiche fallaci o errate proposte dall'autorità, dalla cultura popolare, dai pregiudizi, tradizioni, leggende metropolitane e, in generale, qualsiasi visione dogmatica della realtà. Poiché le credenze popolari sono molto spesso basate su dogmi, il libero pensatore è molto spesso in contrasto con la visione comune delle cose".
                                                                     
                                                                                       definizione proposta da Wikipedia




di Sergio Di Cori Modigliani

Il cancro del conflitto di interessi.

La borsa va su, la borsa va giù, è cosa nota.
In Italia, dove la percezione della realtà politica, economica, esistenziale, viene filtrata abilmente (dai cosiddetti leader) unicamente in funzione auto-referenziale, subdolamente emotiva, e raramente legata ad argomentazioni razionali dove invece ciò che conta sono i fatti, gli eventi, le cifre, i dati, le date, i risultati pratici, pochi se ne occupano.
La reazione media delle persone è più o meno sempre la stessa. "che cosa vuoi che me ne importi di ciò che fanno gli squali in borsa? Io me la devo vedere con i miei problemi quotidiani". Oppure "roba per i ricchi, certamente non per me che non so se alla fine del mese riuscirò a pagare l'affitto; me ne può fregar di meno se l'Eni o Luxottica perdono o guadagnano. Il mio affitto seguita a essere sempre lo stesso". 
E così via dicendo.

E' un grave errore.
Ma non c'è da stupirsi.
E' una delle conseguenze di quello che ho definito "il genocidio culturale della nazione", tragico evento che non riguarda soltanto la spaventosa diffusione di neo-alfabetismo, il crollo dell'offerta culturale (prima) e della domanda culturale (poi), ma è diventato la seconda pelle della grande maggioranza del nostro popolo. In assenza di una progettazione culturale forte, sia individuale che collettiva, vince il luogo comune, la chiacchiera da bar.
Quindi, la Borsa diventa un gioco per ricchi e squali della finanza, e riguarda solo e soltanto una esigua pattuglia di fortunati individui amorali.
Non è così.
E' il luogo in cui si verifica l'incontro tra domanda e offerta.
E' il luogo in cui chi vuole investire cerca e trova un'azienda che, secondo la sua ottica e ciò che gli suggerisce il suo agente di borsa, sta facendo bene, avrà profitti, venderà e diffonderà il proprio prodotto e quindi chi ci lavora merita di essere finanziato.
A seconda dell'andamento della borsa, e soprattutto a seconda di quali titoli vanno su e quali vanno giù, si comprende e si capisce che cosa sta accadendo in quella nazione, come vive la gente, dove si sviluppa la ricchezza monetaria.
L'economia, infatti, ruota tutta intorno al concetto di "scambio" tra uno che offre e uno che chiede: il loro incontro decide come la ricchezza viene distribuita nella società civile.
Quindi, inevitabilmente, tocca anche il nostro quotidiano, compreso l'affitto da pagare.
Questo, in un paese capitalista post moderno.
Ma l'Italia non lo è.
E' un paese dove lo scambio ancora sottosta a leggi medioevali, pre-capitalistiche.
L'Italia è immersa in un pantano aristocratico medioevale tinto di una patina demagogica di finta democrazia e di ancor più finto capitalismo basato sulla salvaguardia degli interessi di un numero x di dinastie, signorie, vassalli, valvassori, valvassini.
I signori, (è cosa nota) da sempre, quando ne hanno bisogno, usufruiscono di criminali e mercenari per difendere le loro proprietà. Gli eventi di mafia capitale non appartengono affatto al teatro delle "mele marce" oppure sono un'anomalia o un'eccezione. Sono la punta dell'iceberg dell'economia di scambio economico tra oligarchi, che - ogni tanto - viene fuori. I capi, invece, (altrimenti non sarebbero signori) non compaiono, non si sporcano mai le mani. Loro stanno da tutt'altra parte.
Per esempio dentro la Borsa Italiana, per l'appunto.
Studiarla, comprenderla, analizzare e destrutturare il meccanismo, consente di andare all'osso del problema; quantomeno toccarlo e vederlo.
Non è un caso che in Parlamento si parla di tutto; propongono le leggi più diverse, le più disparate; da quelle oscene e vergognose a quelle nobili e virtuose. Ma non si parla mai di affrontare il "problema della Borsa Italiana" che è alla base di tutti i nostri problemi.
In Italia, la Borsa non funziona come negli altri paesi, nient'affatto. E' irrilevante il legame con l'economia internaInvece la Borsa Italiana ci segnala che cosa accade per davvero nella vita politica italiana, ovvero l'anello di congiunzione tra l'economia teorica e quella pratica, e ci spiega anche come ci vedono all'estero, come ci controllano, come ci comandano, se ci amano, se ci odiano, chi sono gli amici, chi sono i nemici, ecc.
La particolarità della Borsa Italiana consiste nel fatto che è l'unica in tutto l'emisfero occidentale il cui quartiere generale non si trova in patria.
Da vent'anni, il proprietario della Borsa Italiana è il London Stock exchange, il più potente gruppo finanziario del pianeta, di cui la corona d'Inghilterra possiede la più importante quota azionaria. E così, "ufficialmente" la finanza inglese controlla Piazza Affari da 21 anni.
Tradotto, vuol dire che se -per un qualsivoglia motivo- un diligente analista del celeberrimo ufficio MI5 dell'Intelligence service di Sua Maestà stila un rapporto nel quale è scritto "a Piazza Affari, a Milano, si sta verificando una operazione che lede gli interessi della corona e quindi potenzialmente mina la sicurezza nazionale" scatta un intervento che fa pendere da una parte o da un'altra quell'investimento. Nessuno l o saprà mai.
Ma tutti lo capiranno.
Come presumo si sia verificato il 12 ottobre del 2014,quando Mediaset e la Mondadori erano a un millimetro dall'annuncio di fallimento. La casa editrice in un solo anno ha accusato una perdita in borsa del 65% del suo valore. Se nel 2008 valeva 100 euro, oggi, quella che un tempo era una delle più prestigiose case editrici d'Europa ne vale 18, ha perso, infatti, l'82% del suo valore. Ma ha un valore politico, come Mediaset. Davanti alla prospettiva di annunciare il fallimento, l'intera cupola mediatica (fazione Berlusconi) comincia ad attaccare il patto del Nazareno sostenendo che "può anche saltare da un momento all'altro". E i titoli in borsa cominciano a crollare impietosamente. Il caro leader va a Londra, in visita ufficiale. Torna in patria. Il giorno dopo, al pomeriggio, un fondo pensionistico d'investimento gallese, conservatore e molto prudente, annuncia un evento per loro clamoroso: sostengono di aver deciso di entrare nel mondo globale e acquistano un grosso pacchetto d'azioni della Mondadori, spiegando agli esterrefatti vecchietti che si tratta di un grosso affare. La Mondadori tira un sospiro di sollievo. L'altra parte della cupola mediatica (fazione PD) non interviene. Nessun commento, nessuna notizia. E così la corona inglese occupa saldamente il mercato editoriale italiano. Non basta. Il giorno dopo si annuncia lo scorporo di Mondadori libri che cerca nuovi partner. Dopo due secondi ne arriva uno che si propone come socio per "salvare l'azienda". E' la Rizzoli, anche lei quotata in borsa. E così si avviano verso la fusione.
Anche questa non commentata.
In nessun mercato del mondo viene consentito che in borsa i due più grossi concorrenti in un settore strategico confluiscano in un'unica azienda; nei fatti costruendo un cartello che trasforma il mondo editoriale italiano in una dittatura monopolistica, in violazione di tutte le regole.Il titolo comincia a respirare, e anche Mediaset. Secondo analisti finanziari inglesi è uno dei punti cardini del patto del Nazareno: stabilire un cartello di monopolio del sistema editoriale italiano a conduzione Berlusconi-PD, con la benedizione della City di Londra. In tal modo si può gestire con facilità la fase finale del genocidio culturale della nazione, seguitando a promuovere e valorizzare i membri di un cartello.
Questa è la ragione per cui, questa mattina, i deputati del PD in commissione, alla Camera dei Deputati, hanno votato contro la discussione in aula di una legge sul conflitto d'interesse. Non lo possono fare.
Bene hanno fatto i deputati di M5s a protestare in aula.
Ma il suicidio del PD non è un atto di stupidità, sono obbligati a servire Berlusconi se condividono in borsa istanze, interessi, partecipazioni azionarie.
E' il trionfo dell'ipocrisia doppiogiochista.
Al varo del cartello monopolista editoriale annunciato con enfasi sia da Paolo Mieli che da Barbara Berlusconi, va aggiunto l'intervento di una quarantina di società britanniche che stanno acquistando pacchetti azionari del decotto e fallimentare sistema bancario italiano.
A che pro?
Dal punto di vista finanziario non avrebbe alcun senso.
E invece ce l'ha dal punto di vista politico.
Si tratta delle banche che possiedono le quote di Banca d'Italia.
Era il lavoro che dovevano realizzare Letta e Saccomanni. 
Tradotto vuol dire che si stanno mettendo d'accordo per riportare l'Italia al 1914.
Che cosa vuol dire?
Vuol dire, secondo me, che è in atto la gestione e la trattativa per l'uscita dell'Italia dall'euro entro il 2016. Ma avverrà in modo da presentare la situazione in modo tale per cui a battere moneta saranno gli inglesi, com'era nel 1914. Il che vuol dire avere la gestione e il controllo dei meccanismi di inflazione, di politica industriale, di controllo dell'economia.
L'uscita dell'Italia dall'euro, in questo momento, è una delle priorità degli anglo-americani.
A condizione, si intende, che siano loro a gestirla.
Quindi, quando il luogo comune spinge la gente a pensare "usciamo dall'euro e ci salviamo" a Washington e Londra stappano lo champagne. 
Anzi, il whisky.
I cittadini sono convinti che uscendo dalla moneta unica si risolvono i problemi.
A risolverli, saranno gli anglo-americani.
E se decideranno che invece di essere firmate da Giorgio Armani o Versace, le nuove gonnelline estive devono essere quelle di Vivienne Westwood, gli italiani dovranno accettare.
Su questi argomenti è necessario riflettere, dibattere, argomentare.
Volete uscire dall'euro?
Bene, sono d'accordo, anch'io lo voglio.
Ma prima di farlo, il Parlamento deve attuare immediatamente tre dispositivi essenziali:
1). "Borsa Italiana"; deve ritornare a essere ente autonomo e privato italiano, soggetto a controllo parlamentare attraverso la Consob sganciandosi dal London Stock exchange.
2). Il Parlamento deve varare una legge che comporta il divieto di costruire cartelli monopolistici nel campo dell'informazione, dell'editoria, e della finanza bancaria.
3). Sono vietati gli incroci azionari tra banche che verranno obbligate a uscire dall'idea medioevale della finanza (i signori gestiscono il malloppo in quanto membri dell'oligarchia neo-aristocratica) per entrare nella mentalità del capitalismo avanzato che loro sostengono di rappresentare (sopravvive la banca che realizza profitti e chi non ce la fa fallisce e chiude). 
Questo apre la strada per poter realisticamente pensare di cacciare fuori la mafia dallo Stato.

Riflettete.
Da tutto questo dipende davvero la nostra esistenza quotidiana, anche se non sembra.




10 commenti:

  1. Il referendum sull'euro, secondo me,fa parte di un tentativo di cambiamento culturale forzoso.In pratica si spera che gli itaiani siano costretti ad informarsi in maniera esaustiva su tutto quello che l'uscita dall'euro potrebbe significare,
    Avere una moneta propria stampata da una banca privata straniera.....sarebbe un bello schiaffio all'inteligenza!!!!!

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  2. Ma se ipoteticamente potessimo chiudere la borsa valori di milano, cosa succederebbe alle nostre vite? E se si potessero chiudere quelle di tutto il mondo?
    Nell'articolo si paventa l'ipotesi di una guida politico/economica dell'italia da parte di londra/washington: ma perché, c'è forse stato un periodo della storia d'italia in cui non sia stato così? A questo punto della globalizzazione, avrebbe qualche differenza sostanziale, per noi, essere guidati da cameron piuttosto che dalla marionetta di palazzo chigi di turno? Il nostro problema siamo noi o chi ci governa?

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  3. Per la verità mi sembra che Sergio imposti l'opportunità che per l'appunto "la Borsa valori italiana" NON sia sempre come è stata.E,viste le connivenze incrociate di Consob,meglio sarebbe inventarsi ex novo un organismo quanto più possibile garante reale del compito istituzionale assegnato.

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  4. Il problema è il sistema che governa il mondo, ma anche noi abbiamo le nostre responsabilità. Sono millenni che avvengono questi fatti, anche se con modalità diverse, e continueranno ancora. A meno che non ci sia l'evoluzione culturale, e spirituale, di cui poco si parla, continuamente osteggiata da chi ha il potere. Un'umanità autonoma e responsabile, libera da ogni condizionamento, non potrà mai consentire che pochi si arroghino il diritto di governare sui molti, solo perché si condiderano unti dal Signore o semplicemente "migliori".

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  5. Caspita, non sapevo che Borsa Italiana SpA fosse posseduta da London Stock Exchage...

    http://www.borsaitaliana.it/borsaitaliana/chi-siamo/gruppo-borsa-italiana/gruppo-borsa-italiana.htm

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  6. Non ho bisogno di riflettere purtroppo , anche io vorrei uscire da questo euro maledetto ma se non cambiamo i dirigenti di questa nazione è più o meno inutile !
    Tornare alla lira con al potere il duo pd/fi , senza aver ripreso il controllo della banca d'italia , senza leggi che arginino la finanza speculativa porterebbe solo ad un cambio di valuta e non di condizioni di vita . Se non si riesce a mettere gente onesta al governo che finalmente facciano gli interessi della maggioranza della popolazione non ne usciamo più....saluti .

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    1. Il problema non si pone in quanto l'uscita dall'euro presuppone che al governo non ci siano pd/pdl europeisti convinti.

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  7. Queste dosi di realtà sono montanti al fegato, forse l'italiano medio vive nell'universo parallelo come il baco vive nel bozzolo.
    Per lo meno la prossima volta che si va all'estero, soprattutto in UK, a chi ci prende per i fondelli a causa di Berlusconi & compagni, utilizzando la tecnica del pendolo, gli si può dare un'energica capata e poi spiegargli educatamente che è un pò anche colpa sua....
    Scherzi a parte, anche se preferivo i "Sapevatelo", condivido in pieno pur avendo l'amaro in bocca.

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  8. Concordo al 100% e grazie a questo grande uomo che qualche anno fa mi ha aperto gli occhi ....vi conviene e buona visione https://www.youtube.com/watch?v=e0RdN5g2vJ4

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  9. Qualcuno ha qualche link della fusione fra Rizzoli e Mondadori?

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