giovedì 1 giugno 2017

Maria Rita D'Orsogna colpisce ancora spiegandoci come si fa Politica: la maniera intelligente di battere Donald Trump.








"Il fossile, come fonte d'energia, ha fatto ormai il suo tempo: il futuro è oggi qui, si chiama energie rinnovabili, sostenibili, rispettose dell'ambiente, del territorio, della salute di chi ci abita e di chi ci lavora".

                                                                             Angela Merkel, 29 Maggio 2017


di Sergio Di Cori Modigliani

In questi giorni, il principe sovrano della regressione planetaria globale, al secolo Mr. Donald Trump, sta decidendo se protestare l'accordo di Parigi firmato dagli Usa -e dal resto del pianeta- nel 2016, (relativo alle emissioni tossiche provenienti dai fossili e al rispetto delle procedure necessarie per frenare l'irreversibile surriscaldamento del pianeta) oppure rifiutarsi di cedere alle pressioni dei petrolieri e della finanza speculativa brutale che lui rappresenta, accettando così di far parte dei pensanti terrestri. 

Noi, in questa fase, siamo osservatori passivi, in attesa della sua decisione. 

Non possiamo che sperare e pregare per la promozione del sano Buon Senso.

Si tratta di una scelta fondamentale per il destino e il futuro dell'umanità.

Nel caso che il Donald decidesse di uscire dall'accordo, dovremmo prenderne atto e rubricare un inedito e nuovo panorama internazionale geo-politico, che ci pone nella condizione di affrontare il mondo in forma diversa: gli Usa e i petrolieri da una parte, tutto il resto del mondo dall'altra. 

E sarà un teatro planetario completamente, radicalmente, totalmente diverso.

Questa drammatica scelta, infatti comporterà, inevitabilmente, uno sconquasso generale. 

Nei prossimi giorni, una volta formalizzata la scelta dell'esecutivo statunitense, avremo occasione di ritornare spesso sull'argomento, essendo questo il tema dominante del dibattito politico attualmente in corso nel pianeta. Purtroppo invece noi (qui nel senso di "italiani") pensiamo che il destino dell'umanità, in questa fase, dipenda dal fatto che Pisapia si mette d'accordo con Fassina, che Alfano fa la guerra a Renzi o che l'accordo tra PD e M5s  è  "un inciucio" oppure meriti l'accezione -meno popolare e meno apportatrice di consenso- di "compromesso inevitabile". 

Non si parla di ciò che si sta verificando a Washington, come se non ci riguardasse.

Così va il mondo, qui da noi.

Per fortuna esistono altri canali (come il web) in questo caso decisamente antagonisti alla comunicazione televisiva mainstream italiana (così è, sorry)

Perchè lì in Usa, la battaglia è furibonda. 

Il tanto vituperato Obama, insultato, attaccato e diffamato dall'odio anti-americano ideologizzato così altamente diffuso in Italia negli ultimi otto anni, aveva modificato radicalmente (nel senso letterale del termine: "in maniera radicale, ovvero: strutturale") la struttura economica nazionale nel campo della produzione dell'energia, lanciando le cosiddette rinnovabili, non soltanto come scelta etica ambientalista di rispetto ecologico, bensì anche come solido trend del futuro prossimo e quindi il terreno giusto nel quale investire. Quando, a giugno del 2015, aveva pubblicamente sostenuto "l'energia prodotta dai fossili è arrivata al capolinea, è necessario dare inizio alla definitiva chiusura e smantellamento delle miniere di carbone abbandonando anche la via del petrolio per passare gradualmente al solare, eolico e idrogeno: le uniche fonti sostenibili dal pianeta" venne applaudito dagli ambientalisti evergreen statunitensi ma allo stesso tempo ebbe inizio l'opera planetaria della sua demonizzazione a firma del russo Putin, del venezuelano Maduro e della casa reale dell'Arabia Saudita, ovvero i tre più grandi produttori di petrolio al mondo. 

In Italia non c'è stata, in quella fase, la possibilità di poter dibattere sulla questione e comprendere ciò che stava facendo Obama, perchè Putin, i sostenitori degli arabo-sauditi e i revolucionarios pro-Maduro, nel web italiano sono la stragrande maggioranza, grazie anche alla totale insipienza e ignoranza (non dico malafede) della maggior parte dei siti sedicenti ambientalisti che fomentano l'anti-americanismo retorico perchè porta voti, consenso e fa sempre tanti mipiace, anche se si tratta di un suicidio verde. Tanto è vero che sul web, il 9 novembre del 2016, circolava l'esaltata emozione di felicità dichiarata da parte dei sedicenti “antagonisti/oppositori” sparsi tra pentastellati, leghisti, forzisti, estrema destra, estrema sinistra, e verdi di varia natura, che vedevano nel signor Donaldo il grande condottiero per la liberazione del pueblo oppresso.

Ancora oggi, molti di loro non hanno capito come si sono messe le cose. 

Il signor Donaldo, infatti, se ne sta andando a sbattere da solo contro l'ineffabile muro della Storia perchè in diverse zone degli Usa, molti ma davvero molti imprenditori dell'energia (anche di fede repubblicana) hanno deciso di investire nelle rinnovabili sposando la causa dell'ambientalismo ecologico planetario.

Per fortuna c'è chi ci racconta e ci informa su ciò che accade. 

La chicca del giorno di cui si parla a New York (città natale del signor Donaldo) ce l'ha raccontata (sul web) una nostra scienziata. 

Si chiama Maria Rita D'Orsogna.

La ringrazio per la notizia: consente riflessioni e dibattiti utili alla collettività dei pensanti.

Ecco qui di seguito la sua breve biografia, da lei stessa redatta. Nonchè il racconto di ciò che sta accadendo in una zona a nord di Manhattan, dove il signor Donaldo aveva stabilito che una certa miniera di carbone in disuso avrebbe dovuto essere rimessa operativamente in funzione quest'estate, tanto per ammorbare l'aria.

Le cose non sono andate affatto come lui voleva e sperava.Anzi, esattamente nella maniera opposta.

Così si fa Politica: con i fatti, con le azioni nel territorio e dentro l'economia sociale. 

Senza tante parole. 

Buona lettura.





Maria Rita D'Orsogna

Fisico, docente universitario, attivista ambientale

Sono nata e cresciuta nel Bronx ed ho trascorso l’infanzia fra la tolleranza e la curiosità di New York City e la serenità e il verde di Lanciano, in provincia di Chieti.
Mi sono laureata a Padova in Fisica nel 1996 e dopo aver trascorso del tempo a Milano, Parigi, Chicago e Washington sono approdata a Los Angeles, dove vivo stabilmente dal 1999.
È una città che ancora mi sorprende e che adoro, per tutta la sua ricchezza umana e culturale e non solo per il sole splendente della California.
Nel 2007 venni a sapere che l’ENI intendeva trasformare i vigneti di Ortona, lungo la costa teatina, in un campo di petrolio con annessa raffineria.
Non so cosa sia scattato dentro di me ma, sebbene lontana, non potevo accettare che l’ENI portasse via un angolo d’Abruzzo e cosi, in un misto di amore italiano e di razionalità americana, ho dato tutto quello che avevo per salvare la contrada Feudo dalle grinfie dei petrolieri.
Grazie a una mobilitazione popolare senza precedenti in Abruzzo, ci siamo riusciti: l’ENI nel 2010 ha abbandonato quello che aveva sbandierato ai suoi investitori come il suo progetto più ambizioso in Italia.
Da allora non ho smesso mai. Ci sono concessioni petrolifere da Vercelli fino a Pantelleria, tutte in piccoli paradisi naturali. Cerco di usare tutto quello che il web offre per informare il cittadino comune, per rompere le scatole e per ricordare a petrolieri e politici che l’Italia non è l’Arabia Saudita.
Vengo in Italia frequentemente per conferenze e per sfatare i miti di Assomineraria e compari. Spesso mi dicono di essere ‘la pasionaria del petrolio’, invece il mio è soltanto un profondo senso di giustizia sociale e del dovere, sentimento stancante ma da cui non ci si può sottrarre.
www.csun.edu/~dorsogna
www.dorsogna.blogspot.com
No all’Italia petrolizzata 






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Wednesday, May 31, 2017

New York: ex centrale a carbone diventa campo solare

Il deposito di ceneri di carbone che presto diventera' parte di un campo solare.
Lansing New York

 
La centrale che verra' presto dismessa e trasformata in un campo solare.
 





Our sources of creation of electricity are evolving, and so is Cayuga's business model.
This business plan shows vision, creativity and a willingness to evolve into a supplier of inexpensive and cleaner power to our region.
Il management della Cayuga.
"Se vogliamo che tutto rimanga come e' bisogna che tutto cambi"
Che peccato che in Italia nessuno capisca queste cose e che si resti
arenati al 1960.



E intanto...

Intanto a New York un ex impianto a carbone diventera' un enorme campo solare.


Siamo nella localita' di Lansing, nella contea di Tompkins, e l'operatore dell'impianto a carbone si chiama Cayuga Operating Company. La trasformazione non sara' particolarmente complicata: ci vorranno 25 milioni di dollari, ma la zona e' gia industriale, il terreno gli appartiene, ci sono gia' infrastrutture per la distribuzione di energia. 
E quindi invece che dal carbone, l'energia adesso arrivera' dal sole. 
Alla fine, la ditta in questione diventera' nota come Cayuga Solar, il campo di Lansing generera' 18 MW di potenza, alimentera' 3,000 case e dara' lavoro a 150 persone.  Non ci si puo' perdere -- l'intero stato di New York vuole le rinnovabili, tutti (tranne Trump!) sono a favore del sole e del vento, e quelli della Cayuga hanno visto l'utilita', il business, il benvolere. Non ci si puo' perdere.

Parte del progetto sara' sopra la discarica di ceneri da carbone, in modo da trovare nuova vita a terreno dismesso, visto che li sopra non potrebbe crescerci niente altro, e visto che nessuno potrebe viverci.
Hanno pure avuto il permesso di collegarsi al NYISO -- il New York Independent System Operator -- la rete energetica indipendente dello stato di New York.
Interessante anche il profilo economico: nel 2009-2010 l'impianto a carbone valeva circa 160 milioni di dollari; oggi ne vale 35 milioni, Nel 2019-2020 ne varra' solo 20.  L'arrivo dell'impianto solare portera' piu' valore, e dunque piu' tasse che Tompkins County e la citta' di Landing prevedono di usare per biblioteche, scuole, e vigili del fuoco. 
Parte del progetto e' anche di creare partnership con le scuole per mostrare loro il business del solare, come funziona il monitoraggio, aiutare i misurare i picchi del sole, e magari aiutarli a crearsi una professionalita' futura.
Se fossi io Claudio Descalzi, mi ci getterei a capofitto.

mercoledì 24 maggio 2017

Africani in Italia. Ma c'è un perchè?






di Sergio Di Cori Modigliani


La promozione del falso e l'accreditamento degli "opinionisti", i due fattori che hanno sostituito la realtà oggettiva dei fatti e che rappresentano il polmone e la spina dorsale del populismo più deteriore, consentono a fatica e con enormi difficoltà la possibilità (ormai sempre più remota) di scambiarsi idee e punti di vista basati su dati reali. Uno degli aspetti più clamorosi consiste nel più diffuso tra i "grandi falsi" in circolazione, cavallo di battaglia della Lega Nord, di Fratelli d'Italia, dei pentastellati e dell'intera sinistra elettorale (mi riferisco qui alla pattuglia di PC+RC+DP+SI) uniti nel condividere tutti i giorni la loro idea sull'immigrazione mescolata a una obsoleta ideologia propagandistica anti-americana che li spinge a raccontare la vita e la realtà del continente africano come quella di un'area nella quale diverse nazioni sottostanno agli interessi dell'imperialismo e del capitalismo Usa.
 

Non è così.
O meglio: non è così sulla base dei dati reali.
 

Ma noi sappiamo che nella vita marketing/social-virtuale nella quale ci fanno vivere, ciò che conta è la percezione dei fatti e non più la loro sostanza, un abile trucco per consentire a chiunque di poter dire anche le cose più strampalate facendo anche ottima figura: basta che sia dotato di "presenza mediatica". Il valore di ciò che dice non conta.


Oggi sono stati diffusi dalla Adb (African Development Bank), dall'Ocse e dall'Onu, i dati ufficiali che si riferiscono alle nazioni che investono in Africa creando lavoro e costruendo infastrutture e -in cambio, come è ovvio- appropriandosi delle energie e risorse del continente.
Il primo paese al mondo è la Cina: 30 miliardi di euro di investimenti. Nell'indifferenza e distrazione generale, dopo essersi impossessati del porto del Pireo, dopo aver chiarito a Gentiloni la settimana scorsa che stanno facendo un pensierino per acquistare cash vero cash Gioia Tauro e/o Taranto e/o Trieste, nel frattempo hanno chiuso un contratto con il governo egiziano del valore di 22 miliardi di dollari: lo chiamano "sviluppo".
Il governo del Cairo ha chiuso con la "China Fortune Land Development" (una gigantesca multinazionale nel settore immobiliare posseduta nel 78% dal governo cinese, con un fatturato annuo di 600 miliardi di euro) un contratto per la "gestione, modernizzazione e sviluppo" di 5.756 ettari nella zona sud-est della capitale egiziana. In realtà si tratta della vendita -o meglio: svendita- della propria capitale. Formalmente è in affitto per 25 anni. Così i cinesi prendono possesso delle più importanti aree strategiche nel Mar Mediterraneo, evento questo che non ha meritato alcun dibattito in nessuna nazione europea.
 

Il secondo più importante investitore in Africa sono gli Emirati Arabi, la nazione più razzista, schiavista del mondo, uno schifo di paese dove agli operai africani deportati su gigantesche navi nel Golfo Persico per farli lavorare come bestie da soma nella costruzione di mega-villaggi e resort di lusso per mitomani occidentali, ebbene.... a costoro viene concessa la paga di 3 dollari al giorno. Però gli emiri sono buoni, perchè danno loro da bere e da mangiare in modo tale che riescano a stare in piedi, e poi garantiscono -per contratto- che in patria forniscono cibo anche a mogli/figli/genitori che a stento riescono a sopravvivere. La gente va in vacanze ad Abhu Dabi o a Dubai senza sapere (o fregandosene) che stanno andando nella nazione più immonda del pianeta Terra, lì si arricchiscono provocando sudore, lacrime e sangue di esseri umani reali. Ma siccome quelli sono africani, per giunta anche negri, chissenefrega.

Al terzo posto non ci stanno gli imperialisti californiani o i perfidi miliardari russi. Proprio no.
Ci siamo noi.
Con 12 miliardi di investimento gestiti dall'Eni e da Finmeccanica.

Qui mi fermo con i dati, sperando che a questo punto sia più chiaro il motivo per cui la Ue esige e pretende che sia la Repubblica Italiana a risolversi per conto proprio il problema del flusso emigratorio che da quel continente viene da noi. Sulla carta, infatti, sia l'Eni che Finmeccanica hanno formalmente scritto che gli investimenti nell'ultimo quinquennio hanno come obiettivo strategico quello di promuovere lo sviluppo e il benessere di quei popoli perchè noi siamo tanto buoni e generosi. Ve lo dico in lingua africana "sviluppo un beneamato cazzo". L'unica cosa che si è sviluppata, per il momento, è la qualità (e quantità) dei profitti del gruppo Marcegaglia, grazie al fatto che la sua presidenta è anche la presidenta dell'Eni, il più strategico ente nazionale che -in teoria- dovrebbe appartenere allo Stato, ovvero a el pueblo.
Cioè noi.

Questa è la mamma di tutti i conflitti di interesse.
Se domani, in Francia, Macron decidesse di affidare al presidente della Total la gestione dell'ente petrolifero nazionale, sarebbe costretto alle dimissioni immediate pena la rivoluzione.
Da noi, invece, neppure se ne parla.

Quindi (è la mia personalissima opinione) becchiamoci tutti gli africani che scappano via dalla fame, dalla miseria, dalla disperazione di uno sviluppo annunciato (che altro non è che l'ennesima espoliazione colonialista di risorse mascherata da buonismo) e accettiamo con realismo l'idea che vengono da noi perchè li stiamo spolpando insieme ai perfidi emiri e ai diabolici cinesi.
Almeno stiamo zitti.
Gli americani e i russi, una volta tanto, non c'entrano.
Così è....se vi pare.
Fine del post.

martedì 23 maggio 2017

22....In memoriam di Giovanni Falcone



di Sergio Di Cori Modigliani

23 Maggio 2014.

Non ci sarà molto spazio, oggi, per commemorare la data. Va comunque fatto.

Perchè da quel giorno, 22 anni fa, è iniziato "ufficialmente" il declino del nostro paese, la sua discesa nel sotterraneo della civiltà, l'accettazione istituzionale del principio per cui ci si incontra, ci si frequenta, e si decide insieme dei destini collettivi della nazione, soltanto negli anfratti nascosti oscuri e clandestini del potere, là dove -da sempre- boiardi, big della finanza internazionale e importanti boss della criminalità organizzata decidono le strategie business del malaffare, il cui fine consiste nell'impoverire i territori, ricattare i governi, impossessarsi con la violenza e l'illegalità di intere nazioni, strozzando le vite, distruggendo le esistenze.

22 è un numero magico. Nella smorfia indica il matto, il jolly, l'imponderabile.
Anche nella Cabala.

22 anni fa, il 23 maggio 1992, la mafia siciliana assassinava il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Da quel momento l'Italia è piombata nel buio della ragione civile, per diventare ciò che è oggi, un paese in cui i magliari diventano presidenti di importanti banche e godono di stima e rispetto collettivo.
Essendo l'ultimo giorno utile di campagna elettorale se ne parlerà poco, il che comporta l'aspetto positivo di risparmiarci dalla consueta ipocrisia demagogica nel vedere i distratti complici dei criminali celebrare l'eroismo dei "servitori dello Stato".

Ma in questo 22esimo anniversario della strage di Capaci c'è un piccolo evento folcloristico, spettacolare, che forse annuncia -proprio come il numero 22 indica e suggerisce- il simbolo e l'inizio di un cambiamento per il nostro paese: da Civitavecchia arriva a Palermo uno speciale traghetto chiamato "la nave della legalità" sulla quale ci sono giovani italiani di ogni estrazione e regione, molti dei quali non erano neppure nati nel 1992, che hanno scelto e deciso di manifestare in questo modo la loro igiene mentale comunicando a tutti di non essere ammalati di Alzheimer sociale. Ad attenderli, a Palermo, ci sarà Francesca Falcone, sorella del magistrato ucciso. Ha dichiarato: "I ragazzi devono ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le altre vittime della mafia non per la loro morte ma per i loro valori e la loro vita".

Si tratta di un piccolo evento che ci tenevo a diffondere perchè lo considero indicativo di un cambiamento di rotta mentale collettivo, in senso positivo. 
Oggi si conclude la campagna elettorale per le europee nella quale si è parlato molto spesso troppo poco dell'Europa, ma si è parlato, si è discusso, si è dibattuto, ci si è anche insultati, azzuffati, arrabbiati. Nel 2009 nessuno neppure si era accorto che c'erano le elezioni. Allora, un popolo passivo, narcotizzato, nel pieno di una gigantesca crisi economica (di cui tutti i partiti negavano l'esistenza) andò a votare dei pensionati di lusso come pecore inerti.
Se non altro, quest'anno, di sicuro non sarà così.
La strage di Capaci annunciò, allora, nel 1992, l'inizio del genocidio culturale di una intera generazione, quella che ha prodotto cinismo, ignoranza e indifferenza, ben rappresentata dalle statistiche della commissione europea che attribuiscono alla Danimarca il 93% di presenze a Bruxelles, alla Germania il 90% e alla Francia l'87%: sono le percentuali di partecipazione dei deputati eletti. L'Italia è ultima, intorno all'11%. Il record spetta a Debora Serracchiani (1,2% di presenze) e Matteo Salvini (0,1%).  In compenso la Serracchiani, in questi 5 anni, ha partecipato a 358 trasmissioni televisive come deputata europea e Salvini a 687, record storico europeo. Entrambi poco parlato di Europa, dato che probabilmente non avevano nulla da dire al riguardo. 
Anche questo è  il frutto e il risultato dell'Italia cinica, indifferente e narcisista, nata dalla strage di Capaci. 
Dal 22esimo anniversario in poi, non sarà più così, perchè l'Italia sta cambiando e la gente si sta svegliando, cominciando a rendersi conto di come stanno le cose. 
Cinque anni fa i banchieri che sono stati arrestati nell'ultimo mese erano intoccabili, e diverse personalità oggi inquisite o arrestate erano oggetto di venerazione come prodotto del culto italiano della deferenza servile.
Il concetto di cittadinanza attiva ha fatto irruzione nella vita politica italiana e l'ha cambiata.
Questo è il Senso del "vinciamo noi" che non è uno slogan da dimenticare il 27 maggio.
Vinciamo noi è un segnale del fatto che abbiamo già vinto la nostra sfida contro il cinismo, il narcisismo egotista, la corruttela, l'indifferenza, la rassegnazione.
"Vinciamo noi" è l'eredità che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Perchè oggi, soltanto oggi, questo paese, 22 anni dopo -da cui la magia del numero- si sta alzando in piedi per comunicare a gran voce di aver capito quale sia la posta in gioco.
 O vince la criminalità organizzata del malaffare, legata a doppio filo alla politica clientelare, o vince la cittadinanza e l'intero paese. 
Ciò che lo Stato ha scelto di non voler fare (cioè "vincere") nel 1993, scendendo a patti con la parte più criminale della società invece che scendere a patti con la sua parte migliore, quella più espressiva, più produttiva, più creativa, più ricca di idee, hanno deciso di farlo gli italiani per conto proprio.
 Quel modesto traghetto pieno di giovani entusiasti che da Civitavecchia va a Palermo e viene accolto dalla sorella di Falcone è un bellissimo segnale spettacolare che firma il vinciamo noi. 
Mentre lo Stato implode crollando su se stesso giorno dopo giorno, i cittadini si organizzano sapendo che spetterà a tutti noi andarlo a ricostruire. E' la nostra responsabilità, è il nostro dovere civico, la nostra ambizione, il nostro progetto.
Qualunque sia l'esito elettorale delle urne il 25 maggio, per quanto mi riguarda, abbiamo già vinto.
Gli italiani cominciano a capire che la scelta è tra Cosa Nostra e Casa Nostra.
E' per questo che vinceremo noi cittadini.
Quella è la nostra ricchezza.
E' la splendida eredità che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci hanno lasciato.
Facciamola fruttare, non dilapidiamola.
E' ancora il momento, oggi più che mai, di alzarsi in piedi e dire a squarciagola:
"No. Io non ci sto. Quelle cose, io non le faccio".

E rimettere le cose a posto, passando da Cosa Nostra a Casa Nostra.  

lunedì 22 maggio 2017

Si chiama Evan. Un miliardario geniale. Ha impiegato 10 anni per scoprire l'acqua calda.






di Sergio Di Cori Modigliani


Si chiama Evan. 
Di cognome Williams. 
E' nato e cresciuto nel Nebraska.
Ha compiuto da poco 41 anni e ha un patrimonio personale valutato intorno ai 2 miliardi di dollari.
E' considerato un genio.
E, poichè vive in USA, è diventato un miliardario grazie al fatto che è un genio. Se fosse vissuto in Italia, forse nessuno si sarebbe accorto della sua esistenza.

Ha inventato la piattaforma "blogger". 
Mr. Williams è la persona che ci ha consentito di poter dar vita a un proprio blog.

Ha inventato e lanciato twitter.

Tre giorni fa, teneva una conferenza in California (vive nella Silicon Valley, a Santa Cruz) e ci si attendeva da lui lumi, dritte, anticipazioni su una nuova diavoleria tecnologica atta a renderci la vita più piacevole, sociale, evoluta.

Macchè.
Surprise! 

Mr. Williams ha sconvolto l'audience e ha dichiarato candidamente che "il mondo della rete è ormai un delirio, la pazzia dilaga" e ha spiegato come "l'errore che abbiamo fatto tutti noi è stato quello di non rendersi conto che avevamo a che fare con gli umani".

Per essere un genio non c'è male come intuizione, che cosa pensava che fossimo?

Ha citato il più aggiornato studio scientifico accreditato, pubblicato una settimana fa in Gran Bretagna, nel quale si dichiara che il più pericoloso tra tutti i social network è Instagram dove ragazzine di 12 anni attirano come falene nugoli di pedofli e criminali (quelle innocenti, ingenue e inconsapevoli data l'età giovane) mentre altre, invece, si prostituiscono dalla loro cameretta vendendo per pochi centesimi immagini dei loro glutei, mentre i genitori ignari stanno cenando nella stanza accanto. "Siamo in presenza di nuove patologie che stanno alterando totalmente l'equilibrio mentale dell'attuale generazione" ha dichiarato il presidente dell'associazione psichiatrica inglese.

"Internet non funziona più. Non solo. Ma fa del male alla società: il web è dannoso ma non lo si può dire perché ha ormai creato un giro d'affari nell'ordine di circa 10.000 miliardi di dollari e quindi anche la minima discussione relativa all'idea di porre dei freni è censurata. Praticamente bandita". 
Ha iniziato così la sua conferenza, il nostro genio.
Il New York Times ne ha pubblicato un estratto:
"Pensavo che il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi. Mi sbagliavo. Le cose continuano a peggiorare, e nell'ultimo anno hanno subito un'accelerazione in negativo spaventosa. Facebook usata per trasmettere omicidi; Twitter in preda a orde di troll; la diffusione di fake news con modalità e rapidità inedite. Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo. Sfruttatiori, approfittatori, cinici opportunisti e affaristi hanno preso totalmente il controllo nella produzione e gestione dei flussi e non so proprio come andrà a finire. Il fatto è che non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema, online. Non avevamo capito che avevamo a che fare con umani.  Noi non ci eravamo resi conto che non tutti sono per bene e onesti. Orami è troppo tardi. Abbiamo costruito un mondo - e io sono uno dei responsabili- strutturato sulla produzione continua di sistemi basati sulla pubblicità che non premiano la qualità della notizia. Il web ormai produce nella sua stragrande maggioranza spazzatura e falsità. Ci vogliono sistemi a pagamento per avere contenuti di qualità.....la Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatenò a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet e aver creato una formidabile arma per i mascalzoni di ogni risma. Chiedo scusa a tutti".

Non so proprio che cosa dire. 

Temo che sia un pochino tardi, ormai.

martedì 16 maggio 2017

Dove è finito il servizio pubblico?






di Sergio Di Cori Modigliani


In Usa, patria del liberismo sfrenato e del marketing spinto ad ogni costo, esiste la televisione pubblica di stato.
Anche se gli italiani, questo, non lo sanno.
 

Si chiama PBS, (anagramma che sta per Public Broadcasting Service) ed è considerato un "servizio pubblico culturale e di intrattenimento al servizio della collettività".
Ci lavorano e ci collaborano professionisti, artisti, accademici, intellettuali, dissidenti contro-corrente.
Trasmettono le dirette di opera lirica dalla Scala di Milano, concerti, balletti del Bolscioi di Mosca, le prime importanti del teatro Kabuki da Tokyo e dell'Opera di Pechino; parlano di letteratura, arti visive, biografie e documentari storici sui grandi artisti.
Naturalmente non è in grado di competere con i giganti come HBO, NBC, CBS, FOX e gli altri canali commerciali.
Ma ha un suo vigoroso e affezionato pubblico che è addirittura in crescendo.
Ha una particolarità unica negli States: non ha pubblicità, perché è finanziato dalle tasse federali che i cittadini versano ogni anno allo Stato centrale.
Da loro, è considerata una roccaforte del libero pensiero a disposizione di chi vuole sottrarsi alla tivvù commerciale.


Perché da noi, la Rai non fa la stessa cosa?
Perché non esiste nessuna forza politica in parlamento che fa una battaglia in questo senso?
Perché i cittadini italiani non si organizzano in tal senso pretendendo di adottare la stessa tradizione statunitense?


Sono trascorsi 72 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.
Seguitiamo a importare soltanto il peggio dagli Usa, ingozzando la collettività italiana di parole/totem in inglese, di merci inutili, accettando passivamente di subire la mercatizzazione delle menti, degli occhi, delle orecchie, del gusto tradizionale italiano, e soprattutto dello spirito.


Non lamentiamoci.
 

Un paese senza idee, senza iniziative, senza spina dorsale, senza decoro etico, non ha il diritto di piagnucolare continuamente pretendendo, illudendosi, e aspettando che arrivi qualcuno (Macron? Trump? Putin? Merkel? Ji Ping?) dall'estero per affrontare e risolvere ciò che noi non siamo capaci di fare.
Perché non lo si vuole.


Sveglia Itaglia, sveglia!!!

lunedì 15 maggio 2017

Che cosa succede quando la Falsità è al potere?






di Sergio Di Cori Modigliani


"La sporcizia di Roma è stata causata dal PD che ha governato la città negli ultimi 20 anni".
così si è espressa questa mattina, 15 maggio 2017, la sindaca Virginia Raggi.


Peccato che dal 2008 al 2013 abbia governato Gianni Alemanno.
Si vede che nessuno lo ha mai detto alla sindaca e lei non se n'è accorta.

Peccato che proprio in quel quinquennio, nero e maledetto, l'intera area metropolitana si sia trasformata in una fabbrica di perverso familismo fascio/clericale gestito da un criminale terrorista come Filippo Carminati. E' stato in quei cinque anni che la camorra e la 'ndrangheta hanno preso totale possesso dell'intera zona centro commerciale della capitale, immettendo capitali sporchi nel circuito del sistema finanziario e alterando (forse) per sempre la natura della città di Roma, divenuta capitale del centro del malaffare nazionale che si occupa di gestire il riciclaggio di capitali malavitosi. 

E' stato calcolato che nel quinquennio 2008/2013 le quattro grandi linee di approdo in Europa per lo smercio di cocaina (Madrid, Marsiglia, Rotterdam, Gioia Tauro) siano state abbandonate dai cocaleros sudamericani perché troppo controllate e quindi rischiose, a differenza di Roma dove non esisteva nessun controllo di alcun genere a nessun livello. E così, Roma è diventata la prima città d'Europa come spaccio, distribuzione e consumo di cocaina, eroina, pasticche e soldi riciclati. Dati della procura, dell'interpol, del ministero degli interni, a disposizione di chiunque voglia andare a leggerseli.
Qualcuno dovrebbe spiegare alla sindaca che mentre tutto ciò avveniva, il PD, come al solito fratturato in almeno quattro potenziali scissioni annunciate, liti interne tra diverse consorterie, e totale blocco dell'attività politica reale, si trovava all'opposizione e cercava di combattere (senza riuscirci) contro la nefasta giunta fascista di Alemanno che l'attuale sindaca ha trasrformato in "governo del PD": è falso.

Non soltanto sta facendo campagna elettorale sostenendo affermazionio false, ma ormai siamo arrivati al punto per cui si tenta di alterare la realtà del passato attraverso una nota e notoria attività di negazionisnmo dei fatti storici oggettivi e accertati. 
Per cinque anni, Roma è stata governata e spolpata dai fascio-clericali: questa è Storia.

Poi, nel 2013 è arrivato Ignazio Marino eletto nel PD. Definito subito "un marziano a Roma" ha cominciato a far di testa sua e dopo sei mesi è stato contestato ed emarginato dal suo stesso partito, trasformandosi in indipendente. Ha denunciato in procura l'esistenza dei malavitosi e il connubio tra mafia e politica (compresi i propri polli) e di lì a due anni è esplosa la questione di mafia capitale. Da quel momento in poi è finito sotto attacco concentrico da parte di Casa Pound, Forza Nuova, Alleanza nazionale, Fratelli d'Italia, M5s che in circa 15 occasioni diverse hanno manifestato insieme in Campidoglio chiedendo le dimissioni di Marino che alla fine è stato commissariato (a furor di popolo, in quanto oggetto di gogna mediatica quotidiana) perchè colpevole -secondo le opposizioni- di una serie di piccoli reati che lo hanno costretto a comparire in sede di giudizio penale davanti ai magistrati. 
Nel tardo autunno del 2016 un tribunale regolare della Repubblica Italiana lo ha assolto con formula piena "perchè il fatto non sussiste". 

Nessuno tra coloro che lo ha attaccato, insultato, aggredito e diffamato, per costruirsi una campagna elettorale, ha chiesto scusa alla popolazione italiana per aver mentito sapendolo.

E' comprensibile.
Quindi, io comprendo.


Ma allo stesso tempo è inaccettabile.
Quindi, io non lo accetto.


Non si può andare avanti producendo con insistenza dati falsi, date false, menzogne, alterando i fatti oggettivi accaduti sperando che nessuno se ne accorga.
C'è chi vigila.
 

Un tempo lo faceva anche il M5s.
Ma questa è tutta un'altra storia.

giovedì 11 maggio 2017

Finalmente l'industria dell'indignazione trova il suo principe rappresentante.






di Sergio Di Cori Modigliani


Ferruccio De Bortoli è, notoriamente, un esponente di rilievo della Kasta apicale ai suoi massimi livelli operativi.
Da oggi, grazie alla totale idiozia del nostro paese, è stato promosso al rango di principe degli indignati e alfiere dei nemici della finanza, assumendo il ruolo di un esponente di rilievo e di prestigio tra gli antagonisti al sistema. 
De Bortoli viene presentato oggi come il grande accusatore delle perfide e odiate banche, ovvero i suoi sponsor di sempre, essendo lui un prodotto marketing dei salotti buoni dell'Alta Finanza della Milano business che conta. Quelli che, a suo tempo, avevano dato specifici ordini di affidargli la carica di direttore del Corriere della sera, per gestire -con la sua indiscussa abilità professionale- la lunga fase di gestione della narcolessia nazionale, producendo per anni piatta informazione bolsa, precotta e decotta.
Quella che serviva per arrivare al punto in cui siamo oggi.


E così, il gioco delle parti prosegue nella sua deriva più infantile.
 

In tempi più maturi non gli avrebbero neppure pubblicato il libro.
 

Non per il fatto che contenesse tali clamorose verità da imporre ai potenti l'applicazione di una censura preventiva, proprio per nulla. Semplicemente per il fatto che si tratta di aria fritta, rifritta, condita con sugo di fuffa, aggiunta di un pizzico di banalità circensi e l'inevitabile spruzzata di un immeritato battage pubblicitario. In un paese serio, un libro con una tale quantità di inutili banalità, non avrebbe mercato.
La minestra giusta per questa campagna elettorale perenne.
Buon divertimento.

martedì 9 maggio 2017

Che cosa ci può insegnare la statistica, su di noi?







di Sergio Di Cori Modigliani


Per comprendere la situazione odierna nel mondo globale, ogni tanto le statistiche storiche sono utili per capire la realtà oggettiva.

Nel 1947, grazie all'epopea fascista, l'Italia era scesa al 18esimo posto al mondo. Allora, tanto per capirsi, la Siria era all'8° e l'Argentina era la quinta potenza.
L'Europa intera era in ginocchio.

Nel 1957, l'Italia era risalita fino alla 9° posizione.
Nel 1967, l'Italia era all' 8° posto. Prima potenza europea.
Nel 1977 l'Italia era al 7° posto. Prima potenza europea.
Nel 1987 l'Italia era al 5° posto. Prima potenza europea.
Nel 1997 l'Italia era all' 8° posto. Seconda potenza europea.
Nel 2007 l'Italia era al 9° posto. Terza potenza europea.
Nel 2017 l'Italia si trova all'11° posto. Quarta potenza europea, o meglio, terza, se consideriamo soltanto la Ue, grazie alla Brexit.

Trend di previsione per il 2027: l'Italia al 18° posto. Niente illusioni.
Nel frattempo, almeno 20 nazioni al mondo hanno investito le loro migliori risorse interne su se stesse per crescere come collettività.
Noi italiani, invece, dal 1987 in poi siamo sempre andati peggio.
Una eutanasia annunciata, non prevista ma prevedibile.
Insistere nel seguitare ad attribuire ad altri (a seconda dei casi, degli anni e delle situazioni, a scelta: Usa, Russia, Germania, Cina, Gran Bretagna, Francia, paesi arabi, Israele) vuol dire essere stupidi o miopi o masochisti.
Se non abbiamo la capacità, la volontà, la lungimiranza di ricompattarci come comunità, il mondo globale ci spazzerà via, senza neppure chiederci il permesso.
Da noi, tutti si odiano.
PD, Forza Italia, Lega Nord, M5s, fascisti, comunisti, liberali, progressisti, conservatori, laici e clericali, si combattono tra di loro e cercano voti e consenso senza neppure azzardare di proporre una idea, un progetto, un'alleanza costruttiva, cercando il consenso degli elettori fomentando la discordia, l'identità divisiva, e l'odio nei confronti della compagine politica composta da soggetti che pensano in maniera diversa dalla propria.
Parlano tutti di grande cambiamento strutturale.
Lo fanno gli stessi identici soggetti politici che lo facevano nel 2016.
Nel 2015.
Nel 2014.
Nel 2013.
Nel 2012.....
.....e così via dicendo.


Se in Italia, Berlusconi, Renzi, Grillo, Salvini, non sono in grado di sedersi insieme intorno a un tavolo e fare immediatamente una legge elettorale, una riforma della giustizia, una riforma fiscale e una riforma costituzionale -tecnicamente, in teoria, possibile da realizzarsi in sei mesi- e mostrare e dimostrare ai cosiddetti "investitori internazionali" che esiste una volontà collettiva di rimettere in piedi la nazione, ebbene....questo significa che abbiamo perso il diritto di lamentarci sostenendo che è colpa degli americani, dei russi, dei cinesi, dei tedeschi, degli inglesi, dei francesi, dei musulmani, degli ebrei, dei cattolici, degli atei.
E degli juventini.


Ripijamose (come si dice a Roma) prima che sia troppo tardi.
Per tutto il resto ci sono i vari partiti per i quali votate.
Ma la Repubblica Italiana sta da un'altra parte.
Quella reale.

giovedì 4 maggio 2017

C'è chi ha la Merkel e c'è chi.....






di Sergio Di Cori Modigliani



E' la quarta donna al mondo, a farlo.
Ed è un gesto che pesa.
Per chi vuol capire.
Perchè così si fa politica, e ci si sottrae al gossip, alle chiacchiere retoriche, al populismo deteriore.
Mi riferisco al gesto di Angela Merkel, di cui in Italia si è parlato poco. Non a caso, ahimè.
 

Ieri, 2 Maggio 2017, la premier tedesca è andata in visita ufficiale nel Regno dell'Arabia Saudita, invitata dalla casa reale. 
Roba normale, consuetudine diplomatica standard. Non questa volta. 

Perchè nei due mesi precedenti ci sono state discussioni, trattative, scambi di telefonate, e-mail, circa una decina di visite dell'ambasciatore saudita a Berlino. L'ha spuntata la Merkel. L'agenda politica ufficiale dell'incontro, infatti, l'ha dettata lei: prendere o lasciare. E gli arabo-sauditi, oligarchi avidi la cui assoluta priorità nell'esistenza è il denaro, si sono arresi e hanno accettato nel nome del business. E questo fatto è diventato il tema attuale nell'intero mondo musulmano, sottraendo in una botta sola agli ideologi dell'Isis linfa vitale, dimostrando che il regno walabita, sponsor e finanziatore del terrorismo planetario, si muove sulle coordinate del business e non dei principi.
"Vengo qui a parlare di Diritti Civili e della condizione del mondo femminile" ha dichiarato la Merkel non appena arrivata. Gli arabo-sauditi volevano mettere le armi e la tecnologia militare come primo punto.
La Merkel ha detto no. "si parla prima della condizione femminile"
Quindi, ha scelto di non indossare il solito foulard e si è rifiutata di coprirsi la testa. "Non nutro alcun pregiudizio nei confronti di nessuno al mondo. Rispetto ogni uso e costume, ma rivendico l'assoluta necessità della libertà di scelta. Se una donna vuole mettersi il velo, che lo faccia. Se non lo vuole fare che non lo faccia. E io non lo voglio fare, quindi non lo faccio".
Gli arabo-sauditi hanno accettato.

Si chiama "pensiero forte".
E non c'è bluff che conti: o ce l'hai e ti viene naturale o non ce l'hai.
La Merkel ce l'ha.
Noi no.

Istat e i nuovi paradigmi. Dove andiamo?






di Sergio Di Cori Modigliani  



Un sincero consiglio a tutti:
lasciate perdere i dati Istat, i dati europei, le cifre, i sondaggi, le percentuali. C'è chi se le beve tutte, c'è chi pensa siano una truffa e chi, invece, come il sottoscritto, pensa che siano dati inutili per la cittadinanza, non avendo nessuna possibilità di controllo e verifica delle fonti.
Tutto ciò per commentare il fatto che mentre in Italia si discute del fatto che abbiamo il massimo numero di poveri nella Ue, la stessa lamentela si legge sui quotidiani rumeni, bulgari, portoghesi, greci, slovacchi, sloveni, irlandesi, francesi, finlandesi (new entry) e spagnoli. Ciascuno sostiene di essere il peggiore. Donald Trump ha vinto le elezioni sostenendo che gli Usa erano in declino, stavano per fallire e mai le cose erano andate così male mostrando alla tivvù cifre irreali e fantasiose: tutto ciò in un paese in cui la disoccupazione era al 4,5%, la borsa era ai massimi storici, i salari aumentavano per la prima volta dopo 20 anni del 325% rispetto all'inflazione e l'economia era in ottima salute.
Eppure, la gente ha incorporato un'idea della realtà opposta a quella dettata dalle cifre.
Perchè ha "emotivizzato il dato nudo e crudo" attribuendogli delle valenze che non gli competono, proiettando le proprie paure, le proprie insicurezze, le proprie cadute spostando la propria sentimentalità interiore sulle cifre e tabelle che sono diventate termometro delle nostre esistenze: su questo campano i talk show televisivi.
Ingozzandoci di tabelle inutili.
Trump ha usato il web e l'esasperazione enfatica intrisa di violenza e antagonismo per cavalcare il disagio sociale e traghettare la rabbia fomentando l'odio del popolo contro i radicali di sinistra, contro gli intellettuali, contro gli artisti, contro i giornalisti; in tal modo spostando l'obiettivo (con macabra abilità) e quindi liberando le forze economiche dell'aristocrazia oligarchica finanziaria finalmente libere di poter fare ciò che vogliono, accompagnando il popolo verso la propria definitiva auto-distruzione attraverso la dolce eutanasia delle coscienze. Sottrarsi alla lettura e commento dei dati, dei sondaggi, delle classifiche, e dei trend, è una modalità -a mio avviso- libertaria e spiritualmente pulita.
E' un consiglio che suggerisco come pratica sanitaria.
Leggendo il più importante quotidiano spagnolo -el pais- che parla della loro povertà (secondo loro noi siamo ricchi e a posto) usando gli stessi temi, gli stessi toni, le stesse parole e le stesse analisi dei giornali italiani, viene da ridere. Idem in Portogallo e almeno in altri dieci paesi.
Sembrano fotocopie intercambiabili.
Anche in Germania, negli ultimi quattro mesi, l'estrema destra populista ha lanciato una ventina di nuovi siti giornalistici e diverse pagine di facebook dove si parla "della immane tragedia tedesca" e dell'imminente catastrofe economica cui stanno andando incontro, mentre la realtà economica teutonica mostra e dimostra che le cose da loro vanno molto bene.

Tutto ciò per suggerire agli amici lettori di tranquillizzare le proprie ansie dandosi una calmata e pensando un po' di più all'amore, all'amicizia, al sesso, alla cultura, ai viaggi, allo svago, a tutto ciò che vi piace, come vi piace, dove vi piace, con chi vi piace, quando vi piace e per quanto vi piace.
L'unico problema vero e reale consiste nella re-distribuzione delle ricchezze. Il resto è fuffa e aria fritta.
Così, l'oligarchia intende farci ingozzare rospi amari per impedire che la ricchezza venga re-distribuita: patria, identità, nazione, bandiere, divise, sovranismo, autonomia, ecc,ecc: tutta robbetta intercambiabile.
Ciò che conta è che rimanga lo status quo riocordando a el pueblo come eravamo felici e liberi e forti 10 anni fa, 20 anni fa, 40 anni fa promettendoci che lì ritorneremo. La svolta consiste invece nel capovolgere queste letture reazionarie e cominciare a spiegare, invece, come saremo felici e liberi e forti tra 5 anni, tra 10 anni, tra 15 anni.
La distopia la si combatte e la si batte soltanto con una nuova utopia.
E' quella che a noi manca come collettività.
Siamo stati incapaci di passare, negli ultimi 5 anni, dalla protesta alla proposta.
E così, l'industria dell'indignazione organizzata si è impossessata delle buone anime di chi voleva cambiare la nazione, usandole e sfruttandole per mantenere lo status quo, fingendo delle trasformazioni che sono soltanto apparenti. Per loro è puro business: la vostra rabbia e dolore è il loro capitale di investimento.
Ci vuole un altro paradigma.
I tempi sono cambiati.
E' davvero una buona notizia.
Per chi lo capisce.
       

lunedì 24 aprile 2017

Emanuel Macron: un bene per noi e l'Europa?






di Sergio Di Cori Modigliani 




Emanuel Macron ha vinto le primarie.
L'estrema destra, quella sinistra e quella pentastellata prendono formalmente le distanze da lui considerando il suo progetto, il suo programma e le sue parole vacue e inutili, lesive delle autentiche esigenze e bisogni de el pueblo unido.
Fotocopia della posizione francese sia della destra estrema che dell'estrema sinistra.
Con due uniche eccezioni: i dirigenti del vecchio partito comunista francese che hanno dato subito indicazione di voto a sostegno di Macron, distaccandosi dalle posizioni di Melenchon, da loro definito "un pericoloso massimalista, innamorato della realtà virtuale e di se stesso, che ha scambiato la lotta politica per il palcoscenico di una rappresentazione di teatro surrealista", mentre in Germania, il più importante filosofo europeo vivente, Jurgen Habermas (89 anni di età) il fondatore e ideatore del concetto di "democrazia diretta" nel 1965, nume tutelare dell'intellighenzia movimentista della sinistra europea ha applaudito il risultato elettorale appoggiando pubblicamente il progetto politico di Macron come "ciò che ci vuole per cambiare l'Europa restituendole il volto umano che le compete".


Nel suo primo discorso elettorale di questa mattina, Macron ha dichiarato: "E' arrivato il momento di cambiare pagina e di abbandonare la vecchia palude imbalsamata dei partiti di destra e di sinistra, quelli che in questi ultimi 30 anni non hanno fatto nulla per la nazione e per l'intero continente d'Europa".
 

Mi piacerebbe sapere dai vari Di Maio, Salvini, Fassina, Orlando, Emiliano perché tale affermazione non possa essere sottoscritta.
 

Soprattutto mi piacerebbe sapere perché non può essere accettato il programma, il progetto e il contenuto della linea politica di Macron basato soprattutto "sull'idea che è arrivato il momento di mettere di nuovo la Cultura, il Sapere e i Saperi al centro del dibattito politico, restituendo loro la meritata egemonia, per combattere la tecnocrazia e l'idea del mondo marketing basata su pagliacciate di comodo e un circo mediatico che alimenta l'ignoranza, la futilità e il protagonismo della visibilità a scapito della competenza acquisita per merito. Dobbiamo evolverci per progredire. Come umani e come cittadini".

Che cosa c'è in questo discorso di sbagliato, di reazionario e di così tanto lontano dai reali bisogni e desideri de el pueblo unido?




venerdì 21 aprile 2017

25 Aprile: La resistenza culturale va avanti.






di Sergio Di Cori Modigliani


Secondo lo scrittore Alberto Moravia, che era un amico intimo di Pasolini, il seguente testo pubblicato sulla rivista Nuovi Argomenti 50 anni fa, è stata la goccia che ha fatto tracimare la pazienza di potentati fascio-democristiani che volevano la morte del grande intellettuale e artista friulano. Pier Paolo Pasolini (ma quest'aspetto è ancora fortemente censurato in questo paese strutturalmente antisemita) era stato il primo intellettuale d'occidente ad aver denunciato l'uso del termine "palestinese" da parte della sinistra europea sovietizzata per manifestare di nascosto un proprio radicato e profondo anti-semitismo e aveva scelto di sostenere lo stato d'Israele contro ogni censura.
Come sappiamo, a Pasolini andò male.
E' andata male anche per l'Italia.
 

E seguiterà ad andare male, anzi peggio, se le persone non si decidono a ragionare con la propria testa rinunciando a sottoscrivere petizioni, richieste, slogan, vecchi e ammuffiti, per abitudine, per necessità sociale, per interesse opportunista o per pigrizia e superficialità intellettuale. Chi vuole riscrivere la Storia rivisitandola e concimando il seme tossico del negazionismo deve sapere che c'è chi non si inginocchia davanti ai dettami del corrente Pensiero Unico.
Tutto ciò per commentare la scelta -che condivido- del PD di non partecipare alla manifestazione dell'Anpi per il 25 aprile a Roma, in conseguenza del fatto che sarà presente una rappresentanza di organizzazioni palestinesi che culturalmente, politicamente e storicamente, fanno riferimento ai Fratelli Musulmani i quali nel corso della seconda guerra mondiale si erano schierati al fianco di Adolf Hitler. Il 25 aprile del 1945, il gran muftì di Gerusalemme si trovava a Berlino, in una proprietà di Joseph Goebbels che gli era stata regalata. "La soluzione finale è ciò che ci vuole per tutte le popolazioni arabe; eliminare fisicamente tutti gli ebrei della Terra sarà la soluzione migliore per noi, politicamente, culturalmente, ed economicamente". 
Così scriveva, nel 1940.
Aver invitato i suoi eredi a celebrare il 25 aprile, data per noi italiani simbolica, in cui si celebra la resistenza contro il nazifascismo, è un atto di infantilismo superficiale e di ignominia civile.
 

E' un insulto alla memoria storica della civiltà progressista.
 

La formazione partigiana delle Brigate Ebraiche che militarmente rispondevano nella catena di comando a Sandro Pertini e Ferruccio Parri e che hanno combattuto contro l'asservimento dell'Italia alla dittatura, non parteciperanno alla manifestazione e organizzeranno un raduno in un'altra parte della città di Roma. La sindaca Virginia Raggi, pensando piattamente di compiere un atto salomonico, ha deciso, e quindi comunicato all'intera cittadinanza, che parteciperà alle due manifestazioni. Nella sua mente, me ne rendo conto, questo gesto sta a significare una rappresentanza di tutti. Non è così. Per ragioni che sono intuitive ed è inutile dilungarsi.

Ecco il testo pubblicato nel 1968 da Pier Paolo Pasolini sulla rivista Nuovi Argomenti per parlare proprio di queste cose, visto che una sua lettera di fuoco di allora, inviata alla sede dell'Anpi e letta alla radio da Alberto Moravia, convinse l'Anpi a cancellare la presenza dei Fratelli Musulmani alle celebrazioni. Era ancora troppo alto il numero di sopravvissuti e di partigiani che ben ricordavano la realtà storica e oggettiva dei fatti.
 

Erano ancora vivi Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Ugo La Malfa.

La memoria non è un optional: è uno strumento.


Sosteneva Pier Paolo Pasolini su Nuovi Argomenti 50 anni fa:

"Ora, in questi giorni, leggendo l’Unità ho provato lo stesso dolore che si prova leggendo il più bugiardo giornale borghese. Possibile che i comunisti abbiano potuto fare una scelta così netta? Non era questa finalmente, l’occasione giusta per loro di “scegliere con dubbio” che è la sola umana di tutte le scelte? Il lettore dell’Unità non ne sarebbe cresciuto? Non avrebbe finalmente pensato – ed è il minimo che potesse fare che nulla al mondo si può dividere in due? E che egli stesso è chiamato a decidere sulla propria opinione? E perché invece l’Unità ha condotto una vera e propria campagna per «creare» un’opinione? Forse perché Israele è uno Stato nato male? Ma quale Stato, ora libero e sovrano, non è nato male? E chi di noi, inoltre, potrebbe garantire agli Ebrei che in Occidente non ci sarà più alcun Hitler o che in America non ci saranno nuovi campi di concentramento per drogati, omosessuali e ebrei? O che gli ebrei potranno continuare a vivere in pace nei paesi arabi?
Forse possono garantire questo il direttore dell’Unità, o Antonello Trombadori o qualsiasi altro intellettuale comunista? E non è logico che, chi non può garantire questo, accetti, almeno in cuor suo, l’esperimento dello Stato d’Israele, riconoscendone la sovranità e la libertà ? E che aiuto si dà al mondo arabo fingendo di ignorare la sua volontà di distruggere Israele?

Cioè fingendo di ignorare la sua realtà? Non sanno tutti che la realtà del mondo arabo, come la realtà della gran parte dei paesi in via di sviluppo – compresa in parte l’Italia – ha classi dirigenti, polizie, magistrature, indegne? E non sanno tutti che, come bisogna distinguere la nazione israeliana dalla stupidità del sionismo, così bisogna distinguere i popoli arabi dall’irresponsabilità del loro fanatico nazionalismo?".



giovedì 13 aprile 2017

Imbecilli che corrono con i lupi.






di Sergio Di Cori Modigliani

All'alba del decennio anni'90, quando ormai l'oligarchia liberista era diventata mainstream e cominciava ad essere chiaro a tutti che la lotta di classe al rovescio -cioè la guerra dei ricchi contro i poveri- stava vincendo alla grande, una geniale psicanalista junghiana statunitense, Clarissa Pinkola Estes, identificò con precisione millimetrica lo stato dell'arte (in quel momento specifico) nell'immaginario collettivo occidentale post-moderno. 
Pubblicò un libro che allora, quando uscì in Usa (primavera del 1990) divenne subito un libro culto. 

Il titolo era "Donne che corrono con i lupi" e in Italia sarebbe uscito due anni e mezzo dopo.

L'inatteso successo di massa di quel libro, divenuto subito in California la Bibbia dei movimenti antagonisti e di opposizione al sistema conservatore liberista, diede vita a una interminabile serie di discussioni, confronti, convegni, seminari sul tema. 
Inizialmente, il testo venne considerato appartenente alla letteratura femminista perchè la tematica del libro riguardava soprattutto la ricerca della libertà espressiva nel mondo femminile, un mondo nuovo, diverso, inconcepibile per i maschi, nel quale le donne, ormai stanche di essere accettate solo e soltanto nella misura in cui accettavano l'idea di essere le fedeli accompagnatrici delle ambizioni, progetti e fantasie maschili, rivendicavano il proprio diritto alla manifestazione della propria essenza esistenziale istintiva, da cui il titolo. Non più disposte a essere le cagne dei loro padroni, pretendevano di vivere la loro vita anche come donne lupo, e cioè libere, selvagge, all'occorrenza cacciatrici e non più prede, perseguendo (e rifondando) il mito della celebre dea Artemide/Diana, uno dei simbolici pilastri della nostra cultura occidentale di riferimento.
Quella dalla quale tutti noi occidentali proveniamo e di cui ci siamo nutriti fin da piccoli.

Il libro ebbe un enorme impatto soprattutto nella cultura anglo-sassone, per il fatto che sia tra gli anglo-americani che tra i sassoni, tuttora, esiste una cultura molto forte e radicata che identifica "the wolfman", l'uomo lupo, come il simbolo di colui che decide e sceglie di chiamarsi fuori dal sistema, di ritornare a vivere allo stato brado, rifiutando ogni forma di consumo e di ideologia legata al consueto scambio sociale (cittadino) tra gli umani. 

Quindici anni più tardi, nella primavera del 2005, quando le cose si stavano mettendo davvero molto ma molto male e i più visionari e profetici vedevano arrivare imminente una spaventosa crisi finanziaria, quindi anche economica e anche sociale, una deliziosa scrittrice canadese, Helene Humphreys, pubblicava a Montreal un romanzo "Wild dogs" che divenne immediatamente un libro culto e un simbolo culturale fondamentale per i sostenitori della decrescita e della lotta contro la società dei consumi. 
Nel territorio del Canada divenne addirittura il testo di riferimento dei nuovi movimenti che si richiamavano alla liberazione del Quebec. Il romanzo della Humphreys, uscito in Italia tre anni dopo, da noi non ebbe alcun seguito e passò quasi inosservato. E' una lettura davvero gustosa che consiglio a chiunque. L'azione si svolge in una piccola città della provincia canadese, sconvolta dalla chiusura di un mobilificio molto grosso che è il vero centro economico dell'area, e questo evento genera inquietudine nella popolazione. Le vittime di un clima a tratti pesante sono soprattutto le donne, i bambini e i cani. Proprio sei cani, senza apparenti avvisaglie, fuggono o sono spinti a fuggire dalle case dove sono cresciuti e dove sono stati nutriti, e amati, scegliendo di vivere nel bosco, di essere selvaggi, liberi. I loro padroni - Alice, Jamie, Lily, Walter, Malcolm e una misteriosa biologa - ogni sera si ritrovano in un campo ai margini del bosco e chiamano i loro cani nella speranza che tornino a casa. Fra i sei padroni si stabilisce un legame molto stretto, che sovrappone all'attesa del ritorno dei cani, speranze di amore, di amicizia e di risoluzione delle proprie solitudini, mentre, sullo sfondo, si prepara la resa dei conti, la dolorosa soluzione alla incomprensibile e "intollerabile" storia dei cani che hanno scelto di diventare selvaggi. 

La nostalgia per lo stato selvaggio, da sempre, è stata parte costituente delle fantasie di tutti coloro che vivono nella civiltà strutturata (soprattutto in quella dei consumi) e che sognano quel tipo di vita come una vera e propria utopia dello spirito. 
Gli sceneggiatori dell'Isis sono perfettamente al corrente di questo fatto e con diabolico acume hanno lanciato il termine "lupi solitari" per identificare i loro militanti radicalizzati sapendo che tale appellattivo consente di inserirsi surrettiziamente nel substrato della mente collettiva. 

E hanno ragione.

I media occidentali, scioccamente e in maniera masochista, hanno fatto da grancassa alla propagandistica dell'Isis, diffondendo quell'espressione, invece di usarne un'altra più appropriata (come consigliato da diversi psicologi e sociologi del comportamento, del tipo "i dormienti" o "cellule dormienti") in modo tale da attribuire ai terroristi una funzione narcolettica che induce alla depressione e non all'emulazione. Ma non è passata.

Dodici persone arrestate di recente in Francia (perchè sospettate di essere aderenti del sedicente califfato) ci hanno fornito un interessante materiale di riflessione. Nei loro diari elettronici confiscati, infatti, si legge sempre la solita frase, che ha fatto ormai presa nell'immaginario collettivo giovanile e non soltanto musulmano, diventando un vero e proprio mantra dell'antagonismo anti-sistema: "preferisco morire libero come un lupo piuttosto che vivere come un cane servo dei padroni che affamano il popolo".

Il lupo è considerato un guerriero, un combattente, un partigiano, in contrapposizione agli altri cani che hanno invece scelto di servire gli umani senza condizioni, in cambio del nutrimento assicurato. 
Il più grande impero della Storia, quello romano (durato 1200 anni) era identificato con il lupo femmina, considerato animale sacro,  simbolico, e quella tradizione si è trasmessa attraverso i millenni.
Nell'immaginario collettivo popolare il lupo attualmente è considerato simbolo di una lotta anti-borghese, un cane che ha rifiutato la logica del compromesso.

Tutto ciò per commentare il disastro psicologico che i media italiani stanno producendo con gravi danni alla nazione per aver scelto di dedicare un abnorme spazio a un criminale (sembra russo o croato o yugoslavo) che si aggira nelle campagne del Polesine, è armato ed è molto pericoloso. I nostri media l'hanno promosso dal rango di criminale a quello di eroe selvaggio, tanto è vero che ormai viene chiamato "Igor il lupo" e alla televisione chiamano come opinionisti addirittura degli zoologi, degli etologi e dei veterinari per spiegare ai telespettatori come comportarsi in presenza di questo lupo solitario.

A me sembra una pazzia, anche pericolosa. Il prodotto di una ignoranza radicata che si mescola a un atteggiamento di totale irresponsabilità civile da parte dei giornalisti pur di pedinare "l'odiens".

Più ne parlano, più ne alimentano il mito.
E, invece, nelle campagne dell' Emilia circola un comune criminale, di professione ladro, scassinatore e assassino, che spera di farla franca. Tutto qui.

Non mi sembra proprio il caso di enfatizzare il personaggio attribuendogli eroiche pulsioni che di sicuro non gli sono proprie.
E' un banale assassino che i media irresponsabili spacciano per qualcosa di diverso da ciò che è.
Mi auguro che lo arrestino molto presto prima che ci costruiscano sopra una pagina facebook o magari decidano di farne una serie televisiva e magari lo invitino all'isola dei famosi..

Non mi meraviglierebbe affatto.