giovedì 4 luglio 2013

Le banche italiane e il M5s. Che cosa fa il movimento su questo argomento? Tace, svicola o dice qualcosa?



di Sergio Di Cori Modigliani

Di tutte le argomentazioni usate di recente per sostenere che la presenza di M5s in parlamento è inutile e che gli eletti non fanno nulla, la più diffusa e aggressiva consiste nel denunciare il fatto che i deputati pentastellati, il movimento nel suo insieme, e Beppe Grillo sul suo blog, non abbiano preso nessuna posizione politica rispetto alle banche, alla relazione che bisogna avere con loro, rinunciando a esprimere una chiara, precisa, inconfutabile posizione politica. E’ il cavallo di battaglia di complottisti vari, di diversa natura e di orientamento politico opposto. Questo atteggiamento si avvale dell’attuale situazione mediatica italiana che consente di esaltare, propagandare, diffondere ogni argomentazione governativa, ovvero la posizione di PD PDL Lista Monti, e contemporaneamente censurare la diffusione di ogni atto, documento, azione, espressa e agita dagli eletti nelle fila del M5s, violando il dispositivo di Legge che dovrebbe imporre il rispetto della percentuale dei voti ottenuti alle elezioni politiche. In tal modo (pensano loro) non diffondendo la notizia né alla tivvù né sulla stampa, la cittadinanza penserà che non esiste.
Hanno ragione, funziona. E’ il motivo per cui l’Italia è miseramente crollata al 69esimo posto al mondo come nazione che non contempla l’applicazione della libertà di stampa.
A questo serve la cupola mediatica.
Per fortuna c’è la rete, strumento di diffusione di notizie e di informazioni, attraverso siti, bloggers e social networks, grazie ai quali è possibile essere messi a conoscenza di ciò che accade nel mondo della realtà vera.
Certamente presuppone un esercizio attivo: bisogna andare a cercarle.
E già qui si attua una discriminazione, tra le persone che hanno –consciamente o inconsciamente- incorporato un atteggiamento passivo e quelli invece attivi, ovvero coloro che hanno capito la necessità e l’imperativo categorico -per la cittadinanza intera- di riappropriarsi della propria esistenza, di assumersi la responsabilità di poter dire “voglio usare il mio cervello”, e quindi si mettono di buzzo buono e da bravi internauti consapevoli vanno in giro a navigare in cerca di notizie. Il secondo passo, una volta trovate le notizie, consiste nel diffonderle: è la nostra unica possibilità.
Questa mattina ho fatto un piccolo esperimento empirico. Ho telefonato a 20 persone che conosco nella vita reale e ho chiesto loro: “Secondo te che cosa ha fatto o sta facendo il gruppo di eletti del M5s rispetto al problema delle banche italiane? Hanno manifestato una specifica posizione politica al riguardo?”. Le risposte (va da sé che questo mio sondaggio non ha alcun valore statistico) sono state molto precise. Soltanto due persone mi hanno risposto “non ne so nulla”. 11 (votanti M5s) hanno risposto con baldanza “E’ stata una grave delusione: non ne parlano, non affrontano l’argomento, e c’è una censura su questo tema”. Tra questi, 6 sostenevano che “non ne parlano perché evidentemente la Casaleggio si è messa d’accordo con le banche, a loro di sicuro il fido glielo fanno”; altri 5 invece, meno complotttisti per un verso ma molto più complottisti per un altro verso, sostenevano che “si vede che Grillo e Casaleggio sono stati minacciati e quindi non ne parlano altrimenti gli portano via tutto quello che hanno”. Gli altri 7 (hanno votato PD Sel e Lista Ingroia) sicuri al 100% “Nulla. Neppure una parola. Silenzio totale: e questo la dice lunga. Hanno scelto di non fare nulla e soprattutto hanno scelto di non parlarne”.
Questa modalità di approccio nutre ogni mattina la vita dei feisbucchiani e dei twittari che, a turno, si rimbalzano l’un l’altro queste interpretazioni.

Questo post è per comunicare ai lettori e alla cittadinanza ciò che hanno fatto e stanno facendo i deputati M5s alla Camera riguardo questo problema. Sta a voi, dopo aver letto la documentazione, trarne la vostra idea, la vostra sensazione, la vostra formazione interiore, trasformandovi così in nodi attivi, diffondendola se lo ritenete opportuno. Altrimenti il web diventa inutile.

Sulla prima pagina del mio quotidiano cartaceo surreale a titoli cubitali ci sarebbe scritto:
“M5s all’attacco dei banchieri predoni: per la prima volta in parlamento un gruppo politico chiede che l’intero sistema bancario italiano venga messo sotto controllo da parte degli apparati dello Stato a garanzia e tutela dei depositi e risparmi dei correntisti italiani”.

In data 1 luglio 2013, un gruppo di deputati ha chiesto “formalmente” e “ufficialmente” di far varare un immediato Decreto Legge che dia il via alla separazione delle banche d’affari da quelle commerciali, in modo tale da consentire alle banche commerciali di poter avviare subito l’apertura di crediti finanziari alle imprese che producono beni e servizi. L’intera e fondamentale interpellanza che reca il titolo DELEGA AL GOVERNO PER LA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO BANCARIO ATTRAVERSO LA SEPARAZIONE è stata pubblicata da Claudio Messora a nome del M5s sul suo blog byoblu e la trovate qui http://tinyurl.com/lxobfsd per intero, va letta con attenzione.
Il giorno dopo, martedì 2 luglio 2013, nel corso della seduta n.44 alla Camera, la deputata Dalila Nesci ha presentato “formalmente” una interrogazione parlamentare alla quale è obbligo di Legge da parte del governo e del parlamento dare una risposta per iscritto, che qui vi riporto per intero, così la potete leggere, spulciare, sottolineare. Si riferisce alla assoluta necessità “immediata” di dar vita a un processo di verifica, controllo e “tutela del risparmio pubblico della cittadinanza” mettendo le briglia al cavallo impazzito del sistema bancario italiano.
Se non altro, avete delle informazioni oggettive da poter usare.
Fatene ciò che riterrete opportuno.
Buona lettura.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01099
presentato da
NESCI Dalila
testo di
Martedì 2 luglio 2013, seduta n. 44
NESCI DALILA, 

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia.

— Per sapere – premesso che:

la Corte di Cassazione ha chiarito che la tutela del risparmio è interesse pubblico, riconosciuto in Costituzione all'articolo 47, sicché l'attività bancaria nel suo complesso è soggetta a «tipiche forme di autorizzazione, vigilanza e trasparenza» (Cass., sezione I, civile, sentenza n. 2058 del 23 febbraio 2000);
la procura generale di Torino ha sottolineato, con propria circolare del 12 maggio 2008, il rilievo «pubblicistico» delle azioni intraprese da privati a tutela del risparmio;
nell'ambito del procedimento cosiddetto «Brontos», già pendente a Milano, la banca Unicredit risulta sotto accusa per frode ed evasione fiscale, con i manager consapevoli – secondo il giudice per le indagini preliminari – delle responsabilità penali derivanti dalle loro azioni;
a proposito della cosiddetta «scalata di Antonveneta» (poi acquisita da Monte dei Paschi di Siena), dalle ricostruzioni della magistratura scaturì che la Banca popolare di Lodi addebitò ai suoi clienti una somma prossima a 50 euro allo scopo di incamerare le risorse necessarie alla predetta operazione finanziaria, poi prelevando importi da rapporti intestati a correntisti deceduti;
in quanto alla non remota scalata di Bnl da parte di Unipol, il tribunale di Milano ebbe a rappresentare che si trattò di «manipolazione di tipo sistemico», con l'aggiunta che «a mettere in piedi una cordata raccogliticcia fu il Governatore di Bankitalia», il quale «non era un organismo di vigilanza ma uno dei giocatori in campo»;
a questo ultimo riguardo si ricorda che il suddetto Governatore fu destinatario, riporta la sentenza di condanna, depositata il 28 maggio 2011, di pena «ben al di sopra del minimo edittale», «in considerazione della gravità dei fatti addebitati» e «del ruolo rivestito dall'imputato, soggetto apicale all'interno di Banca d'Italia»;
la Banca d'Italia è – secondo la legge bancaria del 1936 – istituto di diritto pubblico, il che è ripetuto nella sentenza n. 16751/2006 della Corte di Cassazione;
la predetta condizione si riferisce in sostanza a un mero ambito operativo, visto che le quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia sono per il 94,33 per cento di banche e assicurazioni private e, per il restante 5,66 per cento, di enti pubblici;
a parere dell'interrogante, la riferita ripartizione delle quote pone alla base un reale problema di fondo, insuperabile nonostante la legge e il diritto, rispetto alla concreta autonomia dell'Istituto nella vigilanza che gli compete;
il 24 ottobre 2011 iniziò la cosiddetta «truffa del Madoff dei Parioli», di valore superiore a 300 milioni di euro, dopo di che – nel febbraio scorso – le parti civili appellarono la sentenza penale di condanna per l'esclusione di responsabilità in capo a Banca d'Italia e Consob, in relazione ai controlli previsti;
è riconosciuto dalla magistratura che istituti di credito applichino spese e commissioni ritenuti illegali, modificando poi le condizioni contrattuali con il cosiddetto «ius variandi», sicché il contraente privato risulta, anche a giudizio dell'Autorità Garante della concorrenza, la parte più debole;
recenti, disponibili statistiche sull'arbitrato bancario rappresentano che le vertenze trattate si concludono con il riconoscimento delle ragioni del cliente e il rimborso delle somme illegalmente sottratte, in oltre il 60 per cento dei casi;
la predetta Autorità, per esempio nella AS496 del 2 febbraio 2009, ha ribadito che l'obiettivo da perseguire è l'esistenza di mercati correttamente regolati, nei quali deve essere rigoroso il rispetto della legalità, poiché un ristretto gruppo di persone ha finora condizionato le scelte e imposto le strategie del sistema bancario;
la legge n. 108 del 1996 ha in parte riformato l'articolo 644 del codice penale, disponendo che «la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurai» e che per la determinazione del tasso soglia (TEG, tasso effettivo globale) si tiene conto «delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito»;
contrariamente al dettato della legge e informandosi alle circolari della Banca d'Italia, le banche hanno spesso escluso dal calcolo del TEG le commissioni di massimo scoperto e altre spese, senza considerare l'effetto dell'anatocismo e dell'interrogazione e postergazione delle valute;
in Italia vi sono 85 milioni di rapporti bancari, secondo la dottoressa Anna Maria Tarantola, vicedirettore di Banca d'Italia, nell'intervento alla Ventennale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, tenuto il 19 marzo 2010;
se, anche in apparente buona fede, si addebitassero 10 euro a trimestre per ogni rapporto, si avrebbe un trasferimento di ricchezza di 3,4 miliardi di euro per anno;
visto che nel sistema quattro banche detengono il 50 per cento di tali rapporti, con un semplice errore di 10 euro si trasferirebbero nelle casse – e conseguentemente nelle tasche di qualcuno, presto individuabile – 1,7 miliardi di euro per anno;
l'uso di software gestionali per la rilevazione delle operazioni di versamento e prelievo, per l'annotazione di spese e valute e per la rendicontazione trimestrale del saldo è sovente programmato, secondo denuncia-querela penale visionata dagli odierni interroganti, in modo da applicare forme di anatocismo vietate dalla legge e trarre in errore i clienti;
le rammentate circolari della Banca d'Italia hanno soltanto fini statistici, come chiarito dallo stesso ente in una nota di risposta a un privato (prot. n. 0849617/11 del 14 ottobre 2011) e confermato dal tribunale di Alba nella sentenza del 18 dicembre 2010, estensore magistrato dottor Luca Martinat, per cui «al fine dell'individuazione elemento oggettivo del reato di usura, le istruzioni della Banca d'Italia non assumono carattere vincolante per il giudicante, il quale conserva sempre il potere di sindacare la correttezza e la conformità delle predette istruzioni al dettato legislativo»;
la Corte di cassazione, nella pronuncia n. 12028 del 19 febbraio 2010 – e in maniera analoga nella sentenza del 14 maggio 2010, n. 28743 – ha esplicitato che «il tenore letterale del comma 4 dell'articolo 644 del codice penale impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito»;
con pronuncia a Sezioni Unite n. 24418 del 2 dicembre 2010, la Corte di cassazione ha stabilito la definitiva nullità di ogni forma di capitalizzazione degli interessi per contrasto con l'articolo 1283 del codice civile, quindi, con sentenza n. 9695/2011, ha ribadito che è «illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivo per il cliente»;
in ordine alle cosiddette «valute fittizie», esse possono qualificarsi come espediente per allungare i giorni di prestito di somme e ridurre quelli di deposito, per quanto desumibile dalla sentenza di Cassazione n. 13143 del 10 settembre 2002, in cui, in materia di revocatoria fallimentare, è scritto che «la copertura o meno del conto va accertata con riferimento al saldo disponibile, quanto agli addebiti degli assegni tratti sul conto corrente, in ragione delle epoche della loro registrazione da parte della banca, e non al saldo per valuta»;
le aziende dell'imprenditore calabrese Antonino De Masi, impegnato nella promozione della legalità anche con l'associazione «Libera» di don Luigi Ciotti, hanno patito condotta usuraia da Banca di Roma, Bnl e Banca Antonveneta;
quanto appena sopra riassunto è giudizio della Corte di cassazione, decisione n. 46669/11 del 23 novembre 2011, che ha stabilito la presenza del riferito reato, ritenendo presidenti e consigli di amministrazione coinvolti negli sforamenti nell'usura e stabilendo, ai fini risarcitori, che l'azione civile potrà essere espletata contro gli istituti di credito, benché non accertato il responsabile penale della condotta illecita;
lo stesso imprenditore De Masi ha denunciato alla magistratura quanto capitatogli, utilizzando l'espressione «disegno criminale»;
resa pubblica dall'inviato Moreno Morello della trasmissione Mediaset Striscia la notizia nella puntata del 4 giugno 2013, in una comunicazione delle associazioni sindacali dei dipendenti di un noto istituto di credito, trattando di utile il banchiere estensore fa riferimento a dati positivi e poi a «manovre che daranno i loro frutti nei trimestri successivi, nella misura in cui» «i colleghi delle filiali riusciranno a limitare i rimborsi, contenere le riduzioni ed evitare la chiusure dei conti»;
il suddetto Morello ha affrontato i temi degli illeciti bancari in altre puntate della medesima trasmissione televisiva, precisamente il 29 aprile 2013, il 27 maggio 2013 e l'undici giugno 2013, nell'ultimo caso trattando della variabilità, ex abrupto e arbitraria, delle condizioni di conto correnti in relazione al cliente;
nella puntata del 2 giugno 2013 della trasmissione Mediaset Le Iene, l'autore Luigi Pelazza ha trattato l'usura bancaria nei mutui, peraltro intervistando il direttore centrale di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, il quale non ha risposto circa la nullità – ex articolo 1815 del codice civile, modificato dalla Legge n. 108 del 1996 – dei contratti con interessi usurari;
i riferiti filmati costituiscono obiettivamente documenti di prassi bancarie spregiudicate, senza corrispondenti rimedi, sanzioni e correttivi delle Autorità;
il cosiddetto «ius variandi» è pratica dichiarata illegittima dalla giurisprudenza, per esempio nella sentenza del tribunale di Rimini del 22 agosto 2011, che ha inibito alla banca l'applicazione del tasso d'interesse da questa cambiato unilateralmente;
circa il procedimento per frode fiscale di Unicredit, il quale vide il sequestro da parte del giudice per le indagini preliminari di Milano di 245 milioni di euro, nell'atto relativo vi sono passaggi sulla consapevolezza delle proprie azioni da parte degli imputati;
in quanto ai rapporti di istituti di credito con il Fisco, Il Corriere della Sera del 3 dicembre 2011 riportò che Monte dei Paschi di Siena sanò la propria posizione versando 260 milioni di euro, mentre Il Sole 24 Ore del 13 dicembre 2011 rese noto un contenzioso definito da Intesa San Paolo per 270 milioni di euro e, nel numero del 3 febbraio 2012, informò di ulteriori vertenze delle banche, per un importo di 3 miliardi di euro;
il costo dei servizi bancari italiani è il più caro d'Europa, secondo rilevazione del Centro studi dell'associazione artigiani Cgia di Mestre, pubblicata da Il Corriere della Sera del 31 maggio 2009;
secondo un'analisi di Il Sole 24 Ore, pubblicata nel numero del 18 febbraio 2008, i servizi bancari sono aumentati in Italia del 101,2 per cento negli ultimi anni;
il quotidiano Il Corriere della Sera del 7 ottobre 2010 riportò la notizia che «negli ultimi dieci anni le banche hanno erogato ai propri azionisti circa 90 miliardi di euro», a distanza di qualche mese, nel numero del 10 gennaio 2011, ammonendo, riguardo all'estratto conto, di stare «attenti alle voci nascoste»;
la testata economica Italia Oggi, nel numero del 1o maggio 2011, sottolineò che «i costi bancari affossano le piccole e medie imprese»;
il Garante per la sorveglianza dei prezzi dichiarò il 9 marzo 2011 d'aver ricevuto numerose segnalazioni circa disservizi, opacità, mancanza di trasparenza e chiarezza, moltiplicazione sovente incomprensibile delle voci di costo per i conti correnti;
l'utilizzo della commissione di massimo scoperto (CMS), a cui le banche fecero largo ricorso, fu riconosciuto in giudizi penali – la medesima Commissione dissociata dal calcolo degli interessi – quale espediente per aggirare la legge e ottenere maggiori profitti a danno dei clienti;
nei bilanci bancari, la CMS ha rappresentato nel 1997 il 4,48 per cento dei ricavi complessivi degli istituti di credito, arrivando nel 2005 al 13,52 per cento (rilevazione Banca d'Italia, in atti parlamentari del Senato della Repubblica, n. 1123), per raggiungere, secondo le associazioni dei consumatori, valori intorno ai 40 miliardi di euro annui, cioè il 25-30 per cento dei ricavi totali delle banche;
nelle istruzioni di Vigilanza per le Banche (circolare della Banca d'Italia n. 229 del 21 aprile 1999 e successivi aggiornamenti) è articolato il sistema dei controlli interni, che prevede la funzione (compliance) di conformità alle leggi dello Stato (circolare n. 688006 del 10 luglio 2007), il sistema informatico «ALMs» per controllare la variabile tassi e margini di intermediazione bancaria, compresi gli utili presunti, una proiezione nell'anno e la possibilità per consiglio di amministrazione e presidente di agire immediatamente sulle politiche dei prezzi;
si aggiungono ai detti controlli il «risk management» per valutare i rischi operativi e il «D.I.P.O.» (database italiano delle perdite operative), con la distinzione della tipologia delle perdite per tipo di evento;
emerge, da un'analisi dei dati raccolti e pubblicati sul sito dell'ABI, che nel periodo gennaio 2003-giugno 2008 il 25 per cento del numero delle perdite, causa del 44 per cento del totale delle perdite operative, è stato dato dalle inadempienze relative a obblighi professionali verso i clienti, che includono comportamenti attuati con l'animo di frodare, aggirare la normativa o le policy aziendali da soggetti che operano per sé o per vantaggio della banca;
in un'informativa del Nucleo di Polizia Tributaria di Matera, è precisato, in ordine a fattispecie concrete, che «il controllo informatico delle banche, come emerge dai casi che vedono coinvolti gli istituti di credito, è artatamente manipolato»;
l'indagine conoscitiva IC36 dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, pubblicata nel marzo 2009, ha rimarcato il peso degli «intrecci personali e azionari fra concorrenti senza paragoni in Europa» e dei gravi conflitti di interesse tra istituti di credito, che comportano un «affievolimento delle dinamiche competitive», rendendo conto dello squilibrio nel mercato del Paese;
con la AS496 del 2 febbraio 2009, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha richiesto – ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Governatore di Banca d'Italia e al Presidente della Consob – interventi contro le distorsioni del mercato, in modo da assicurare il recupero della reputazione del sistema bancario;
nella segnalazione n. 57 del 29 dicembre 2009, la suddetta Autorità ha dedotto un aumento dei costi di 15 volte, per i conti in rosso, rispetto alla commissione di massimo scoperto;
nell'audizione alla Commissione finanze della Camera dei deputati del 7 maggio 2009 e nella successiva del 21 aprile 2010, il Presidente della summenzionata Autorità ha riferito di una serie di criticità, tra cui l'aumento delle spese trimestrali con differenze, fra vecchio e nuovo sistema, variabili dal 37 per cento al 1600 per cento;
sempre la predetta Autorità ha, nella lettera del 16 aprile 2010 (prot. n. 0026896) – indirizzata al direttore centrale dell'area vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia – ha cristallizzato il livello del costo del denaro in Calabria, in sostanza pari al 25-30 per cento e senza eguali nel mondo occidentale, certificando l'usura nei confronti del gruppo aziendale del già citato Antonino De Masi;
la Commissione di massimo scoperto fu eliminata nel 2009, sostituita con altre e più pesanti forme di addebito, come già rappresentato 15 volte più onerose;
secondo rapporto della Banca d'Italia del 2009, gli esposti, negli ultimi cinque anni, ammontano a 29.000, su violazioni della norme del testo unico bancario, commissioni e spese sproporzionate, applicazione di tassi non pattuiti o superiori a quelli reclamati tramite fogli informativi;
il tribunale di Lanciano, sentenza n. 804/09, ha condannato una banca a un rimborso di 1.390.000 euro;
con la sentenza n. 77/2010 del tribunale di Ortona, sezione staccata di Chieti, una banca è stata condannata alla restituzione di circa 530.000 euro;
la sentenza n. 246/10 del tribunale di Lecce, sezione di Maglie, ha disposto un risarcimento di oltre 270.000 euro a favore di un cliente;
con la sentenza n. 252/10, il tribunale di Chieti ha condannato una banca al rimborso di 146.000 euro verso un cliente;
nel 2010, il tribunale di Lecce ha condannato un istituto di credito a rimborsare a un imprenditore la cifra di circa 3 milioni di euro;
il tribunale di Sassari, con sentenza del 6 luglio 2011, ha riconosciuto a un imprenditore un rimborso di un milione di euro contro Bnl, sicché l'analisi complessiva smentisce che si tratti di casi isolati;
la nota vicenda del buco del Monte dei Paschi di Siena ha portato al sequestro di 1,8 miliardi di euro nei confronti della banca giapponese Nomura e la procura senese ha ipotizzato per gli ex vertici dell'istituto toscano i reati di truffa e usura aggravata in relazione al derivato Alexandria, ai medesimi sequestrando circa 14 milioni e mezzo di euro, ha riportato la stampa italiana;
si rammenta che un post del 16 dicembre 2010 pubblicato sul blog di Beppe Grillo diede contezza della situazione del Banco Emiliano Romagnolo, con congelamento in entrata e in uscita dei conti correnti – che, si precisa, non sono di proprietà della banca – per effetto un provvedimento di Banca d'Italia del 7 dicembre 2010;
su Il Corriere della Sera del 21 giugno 2013, in un articolo è affrontato l'argomento del costo del conto corrente, ma ad oggi non risulta compiutamente accertata dallo Stato la legalità delle voci correlate;
la storia repubblicana è segnata da gravissime vicende riguardo alle banche, con opacità dei rapporti tra i vertici e poteri esterni (crack finanziario del Banco Ambrosiano), e da omissione di controlli rispetto allo stato reale di imprese (crack Parmalat), con pesanti ricadute, gravemente lesive della vita umana, nei confronti di piccoli risparmiatori e investitori;
all'interrogante non appare peregrino avvertire che a un eventuale reato di usura nell'esercizio dell'intermediazione bancaria potrebbero legarsi, in svariati casi, ulteriori gravi reati, per esempio riciclaggio, falso in bilancio, false comunicazioni societarie, appropriazione indebita, turbativa del libero mercato, estorsione, false attestazioni et coetera;
il suddetto imprenditore calabrese Antonino De Masi è da tempo nel mirino della ’ndrangheta (si veda altro atto di sindacato ispettivo, n. 4-00294 del 29 aprile 2013) e, come raccontato dalla stampa, è stato persuaso dai tutori dell'ordine a continuare l'esercizio d'impresa in Calabria quale simbolo di resistenza alle pressioni mafiose, sul presupposto che lo Stato in quanto legge, giustizia e forza pubblica possa sconfiggere l'antistato criminale;
all'interrogante la storia dell'imprenditore De Masi appare come paradigmatica della gravità della situazione in tema di lavoro, credito bancario e depressione economica del Mezzogiorno, nonché dell'urgenza di tutelare in Italia il risparmio come interesse pubblico, secondo l'articolo 47 della Costituzione, a partire dall'istituzione di una apposita Commissione parlamentare d'inchiesta che accerti i comportamenti delle banche nella loro attività di intermediazione; l'attività di tale Commissione dovrebbe unire le forze politiche, stante la gravità e delicatezza dei problemi posti, pure rispetto all'attuale scenario economico e finanziario;
occorre assolutamente ricondurre ad un quadro di normalità la prosecuzione dell'attività di intermediazione bancaria che potrebbe rivelarsi, in caso di mancate verifiche, di indifferenza del Governo e del Parlamento, la più grande truffa di tutti i tempi, anche a stima della situazione economica e finanziaria in cui attualmente si trova il Paese nel quadro globale –:
se, anche in virtù dell'alta sorveglianza sul sistema bancario, risulti come e con quali risultati gli organi preposti alla vigilanza sono intervenuti in ordine alle articolate questioni della determinazione dei tassi contra legem, dell'anatocismo, delle valute, dello ius variandi, della trattenuta (illecita) dei rimborsi raccomandata dai sindacati, della variabilità, ex abrupto e arbitraria, delle condizioni di conto corrente in relazione al cliente (segnalazione di Striscia la notizia, puntata dell'undici giugno 2013), della nullità dei contratti di mutuo con interessi usurari (di cui alla citata puntata del 2 giugno 2013 della trasmissione Mediaset Le Iene, autore Luigi Pelazza);
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, i Ministri interrogati intendano intraprendere a tutela del risparmio come interesse pubblico, secondo Costituzione, e per rimuovere tutte le possibilità, ampiamente descritte in premessa, di sottrazione di denaro in danno dei titolari di conti correnti;
quale sia l'orientamento del Governo in ordine alle ripartizione delle quote della Banca d'Italia, di cui sono proprietarie le banche che la medesima controlla;
quali misure ritengano necessarie in favore delle vittime di usura bancaria, in particolare laddove queste abbiano responsabilità d'impresa e quindi di lavoratori e salari. (4-01099)

Nessun altro gruppo presente in parlamento ha compiuto un atto politico formale come questo.

mercoledì 3 luglio 2013

L'Italia rifiuta l'atterraggio del velivolo di Evo Morales, presidente della Bolivia. Intanto, la Troika mette all'angolo il Portogallo costringendo il ministro degli esteri alle dimissioni. E' il primo impatto dell'affare Snowden in Europa.


di Sergio Di Cori Modigliani



La simbolica, e la simbologia, sono elementi fondamentali nella costruzione dell’immaginario collettivo popolare. Lo sanno bene, da almeno 8000 anni, tutti coloro che, su questo pianeta, hanno deciso di auto-eleggersi come elite superiore –chi per un motivo, chi per un altro- schiacciando, opprimendo e sfruttando i propri simili nel nome di una presupposta superiorità.
Bandiere, vessilli, gonfaloni, feticci, statue, immagini, divise militari, sono diventati, nei millenni, simboli rappresentativi di una specifica etnia, popolo o gruppo sociale, il cui compito consiste nel fondare una coesione rassicurante per gestire l’ansia provocata dalla paura. Sono gli stessi detentori del potere a produrre la paura, per avere poi, in seconda battuta, la splendida opportunità di poter offrire la cura per lenirla, presentando quindi se stessi come gli amorevoli curatori della nostra psiche: bandiere che unificano, eserciti che marciano indossando quella specifica uniforme, inni musicali che commuovono e terrorizzano il nemico, spostando quindi la paura verso l’esterno. Dovunque è sempre stato così.
I simboli sono potentissimi e rappresentano il pericolo più forte per il potere costituito.
Non è certo un caso che, ogni dittatura, come primo atto formale quando assume il controllo del potere, lancia una furiosa caccia alle streghe per eliminare ogni simbolo che possa riferirsi a qualche idea, persona, ente, volontà, contraria e antagonista ai simboli del nuovo regime. La folla scende in piazza e brucia i simboli del nemico: che siano dei libri o delle bandiere poco importa. E’ una lotta tra simboli; perché ogni simbolo si porta appresso eserciti di idee, di utopie, di persone piene di speranza che si ritrovano, per l’appunto, simbolicamente affratellate, quindi unite, alleate. Parenti.
La società mercatista nella quale noi viviamo ha inventato un meccanismo quasi perfetto per fare in modo di potersi permettere il lusso di non dover costituire delle dittature “ufficiali” per abbattere e cancellare i “simboli pericolosi” facendolo in maniera legale, amichevole, pacifica: non appena un simbolo diventa pericoloso lo acquistano, pagandolo qualunque prezzo; fanno lo stesso con le persone quando diventano “icone” ovverossia “immagini in carne e ossa a fortissimo impatto simbolico”. Le acquistano pagandole qualunque prezzo e ne fanno dei divi. Le eliminano soltanto quando comprendono che non è possibile gestirle attraverso il denaro. Ma per un mercatista l’idea che l’espressione “ogni uomo ha il suo prezzo” non sia valida, è inconcepibile, impensabile. Non è certo un caso che in Usa, nell’autunno del 1980, non appena l'oligarchia transnazionale dei colossi finanziari assunse il potere con l’elezione di Ronald Reagan, compì un atto di devastante manifestazione di potere forte che pose la parola fine alla rivoluzione socio-psicologica degli anni’60: l’assassinio di John Lennon, una delle persone più blande, armoniche e pacifiche del mondo, un cantante in pensione che viveva ritirato dall’attività pubblica. Ma i risultati delle analisi psico-metriche della Cia parlavano chiaro: “rappresenta un pericolo reale per la carica simbolica della sua persona: è imbattibile perché inattaccabile ma soprattutto insostituibile”. Bastava quindi eliminarlo a pistolettate per dare un segnale forte e chiaro all’intera civiltà occidentale su quale fosse il nuovo trend (c'è molto dibattito sulla questione ma è plausibile che sia andata così).
La forza e la potenza del “simbolo” consiste nel fatto che, tecnicamente, esso esprime un contenuto di significato ideale (nel caso di John Lennon la pace, il potere alla cittadinanza, una società basata sull’amore) e ne diventa però anche il significante. In tutto l’occidente, fino al 1980, entrare nella stanza di qualcuno e vedere sul muro una immagine di John Lennon voleva dire incorporare subito l’idea, la nozione, l’informazione, che si aveva a che fare con una persona pacifica, che aveva l’amore come valore assoluto dell’esistenza. E non il danaro.
La parola simbolo viene dal greco antico (Σύμβολον) e per quella civiltà significava “tessera di riconoscimento”; era usanza degli antichi ellenici, quando ci si accordava su qualcosa (un matrimonio, una società di affari, una compra-vendita, un prestito) spezzare un vaso di terracotta o un anello: ciascuno dei due contraenti conservava uno dei due pezzetti come “prova del patto sancito”. Se le due parti combaciavano alla perfezione, allora quell’accordo aveva valore legale.
Ancora oggi, il termine “simbolo” contiene lo stesso significato: è un patto stabilito e la “icona simbolica” ne diventa il veicolo: può essere in carne e ossa oppure no.

Edward Snowden è in carne e ossa.

E’ in assoluto la cosa peggiore che possa accadere al potere costituito; è l’unico aspetto dell’esistenza che mette davvero nei guai Mario Draghi e non lo fa dormire. E lui che è un massone appartenente a una specifica loggia per lo più composta da dotti esperti in simbologia, lo sa molto bene. In meno di una settimana, Edward Snowden, da semplice icona (a scelta: eroe dei diritti civili oppure geniale spione) si è trasformato in simbolo. Diventa perfino complicato, per non dire ormai impossibile, ucciderlo: potrebbe –da morto- diventare addirittura più pericoloso. Perché sta facendo proseliti, e come ogni simbolo che si rispetti: senza dire né fare nulla. Ha fatto scattare un’onda che dilaga, anomala, forse imprevista dal sistema finanziario (a meno che non lo abbiano inventato loro, ma io lo escludo) che può portare molto più lontano di quanto non si possa immaginare.
Tanto è vero che, oggi, si sono verificati degli eventi che lui non ha prodotto, ma sono il risultato della irruzione del primo simbolo post-Maya nell’immaginario collettivo del pianeta.
Ci sono voluti sei mesi per produrlo.
E’ stato anche veloce.
L’effetto è stato decuplicato dal fatto che, sullo scenario geo-politico internazionale, si è appaiato non soltanto un altro simbolo potente, ma addirittura il padre fondatore dell’era post-Maya, colui che l’ha lanciata “ufficialmente”, nel corso di una grande festa, il 21 dicembre 2012: il presidente della Bolivia Evo Morales, un occidentale di etnia india autoctona.
E va a toccare (certamente non a caso) proprio il cuore del problema: la BCE.
Mentre sto scrivendo questo post (ore 13,45) “l’effetto Snowden” post-Maya sta producendo una perdita sui mercati europei di circa 180 miliardi di euro su titoli (soprattutto bancari) in conseguenza del crollo della borsa portoghese e sta provocando un terremoto finanziario che preannuncia severi dolori per l’Italia. 
Poveri lusitani! La loro economia è talmente piccola, la borsa valori di Lisbona è talmente modesta (vale dieci volte meno di quella di Milano, il che è tutto dire) da non aver mai influito sul resto d’Europa. Se Lisbona crolla o vola alle stelle, nella city di Londra non avviene nessuna reazione, quindi non è mai notizia economica ciò che accade nell’estrema periferia occidentale del continente europeo. I greci sono ricchi in confronto.
Ma oggi è diverso.

Raccontiamo la storia delle ultime 30 ore fin dall’inizio.

In Usa, l’effetto Snowden sta montando con vigore, seguendo una prospettiva, una inclinazione e una penetrazione nella collettività e nel mondo mediatico completamente diversa e insospettabile da quella prevista da chi gestisce il potere. Invece di dar vita a manifestazioni sui diritti civili, proteste della serie basta con gli 007, abbasso le spie, non vogliamo essere controllati, ecc., con l’inevitabile proliferare delle due solite fazioni, i liberals di sinistra e i conservatori di destra, è montato un inedito schieramento trasversale post-ideologico che invece di parlare di diritti parla di “economia e banche”. La gente vuole sapere come, quando, quanto, i grandi colossi bancari d’occidente siano coinvolti nella crisi economica, vogliono essere messi al corrente subito; a Wall Street è esplosa una grana inconcepibile fino a cinque giorni fa e si capisce molto bene che non sanno che pesci prendere. La grana di Wall Street è relativa alle storie raccontate da ex agenti della Cia al prof. Davies, che hanno spinto ben 123 società di intermediazione bancaria, con sede a Wall Street, all’azione immediata; si tratta di aziende dove circa un migliaio di promotori finanziari free lance hanno protestato formalmente spingendo le suddette agenzie a presentare legittima richiesta di interpellanza parlamentare al Congresso Usa, presso la commissione economia & finanza, per avere ragguagli rispetto alla fornitura di “materiale informativo prezioso e strategico fornito da militari americani in carica, a un ristretto pool di personalità europee nel mondo bancario, finanziario, mediatico e istituzionale, i quali hanno potuto godere di informazioni di mercato privilegiate violando le regole della democrazia di mercato garantite dalla costituzione”. A questo va aggiunta la lettera aperta firmata Prof. Simon Davies, nella quale dichiara “Ecco perché non metterò mai più piede per il resto della mia vita sul suolo americano” (la lettera reca la data del 27 giugno 2013 e la trovate sul suo blog personale, ha scelto di renderla pubblica) rinunciando al suo eminente ruolo di docente nella più prestigiosa università diplomatica Usa, la Georgetown University di Washington. “Se mi vogliono, posso fare lezione in streaming da Londra” ha dichiarato Davies.
E già questo provoca fibrillazioni non da poco.
Mentre tutto ciò stava accadendo, il presidente della Bolivia, Evo Morales, si trovava a Mosca per partecipare a un importante convegno internazionale che raduna i più importanti produttori di gas al mondo (Italia quindi esclusa); ci partecipava per la prima volta dato che la Bolivia, fino a sei anni fa “ufficialmente” non produceva nulla essendo tutte le aziende locali nelle mani di multinazionali straniere. Ora è diverso. Il gas boliviano è gas boliviano. Finito il convegno, il presidente è salito sull’aereo della aereonautica militare boliviana per ritornare a casa, con tappa prevista su suolo europeo per motivi tecnici. . A Roma gli è stato negato l’atterraggio. A Parigi gli è stato negato l’atterraggio. A Lisbona gli è stato negato l’atterraggio. Lì è finita l’Europa: è riuscito ad atterrare a Vienna. Buon per gli austriaci.
Contemporaneamente, in quel di Lusitania, il ministro degli esteri portoghese si dimetteva.
Con furore.

Si chiama Paulo Portas, ed è una delle figure politiche più importanti del Portogallo.
La sua dimissione fa seguito a quella del Ministro delle Finanze Victor Gaspar (uomo di ferro cultore dell’austerità) quattro giorni fa. La nuova nomina era stata attribuita a Maria Albuquerque, in soldoni una vecchia amicona della Merkel. Il ministro degli esteri Portas ha protestato dicendo “lei mai, la Germania sta esagerando” e in Portogallo si è scatenato il putiferio. Lui ha perso e l’hanno buttato fuori. Ma il signor Paulo Portas non è il solito politicante, è la figura più famosa del paese ed è attivo da 35 anni. E’ figlio di Nuno Portas, grande attivista per i diritti civili e dell’economista Helena Cabral. La sua famiglia appartiene a una lunga tradizione di cattolici sociali, suddivisi in due tronconi: il vecchio padre Nuno è il più progressista (amico intimo di Rafael Correa e di Cristina Kirchner, cultore della necessità di un’opera francescana e nemico giurato dello Ior e dell’Opus dei) la mamma Helena è la più tradizionalista, e il fratello Miguel è il più estremista, leader del movimento nazionale per la sovranità nazionale e l’immediata uscita dall’euro. Paulo Portas è stato anche ministro della difesa, e nel corso del suo mandato era stato (2008 e 2010) al centro di una oscura vicenda che aveva visto coinvolti Lisbona e Berlino, passato alla storia mediatica portoghese con il nome di “o caso de o submarinos”, esploso in tutta la sua virulenza tre anni fa in quel di Portogallo, da cui era venuto fuori che alcuni accordi economici e finanziari a Bruxelles avevano imposto al Portogallo l’acquisto di sottomarini tedeschi pena “l’immediata interruzione del flusso creditizio da parte della troika” con relative tangenti. La vicenda era esplosa e aveva contaminato il ministro della difesa greco, il quale aveva confessato a sua volta che identica procedura in Grecia era stata applicata nel 2010. Alla fine, avevano risolto il tutto, diciamo così, all’italiana: il ministro greco è finito in galera, identificato come persona corrotta, calunniatore, mitomane. In Portogallo, hanno imposto a Paulo Portas di dimettersi. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale hanno inviato un pool di ispettori a Lisbona, ma quando sono arrivati è stato detto loro “tutta la documentazione si è bruciata accidentalmente e non esiste più”. E così hanno chiuso il caso, licenziando Portas. Ma lui si è portato via 65.000 file segreti che fanno riferimento a tutte le attività “ufficiali” tra le istituzioni finanziarie portoghesi, le industrie tedesche e la BCE (la vicenda è stata resa pubblica nel 2012). Grazie a quei file è successivamente rientrato nel governo come ministro degli esteri. Ma quattro giorni fa, a Lisbona si è scatenato il putiferio. Perché Portas ha protestato il ministro delle finanze costringendolo alle dimissioni. Ha successivamente dichiarato che non sono affatto contenti delle decisioni prese prima in Irlanda al G8 e poi a Bruxelles e non seguiranno le indicazioni della troika,  infine è stato costretto a dimettersi su richiesta della BCE. Portas ha fatto sapere che l’ultima riunione a Bruxelles ha rappresentato una “accelerazione in progressione geometrica delle politiche di austerità che distruggeranno il Portogallo e altre nazioni in poche settimane”. Stessa cosa sta accadendo in Grecia dove la troika ha dato al governo 48 ore di tempo per approvare il piano di licenziamenti imposto nei confronti di 45.000 dipendenti pubblici, pena la cancellazione di un prestito di 8 miliardi di euro.  A Lisbona sostengono che a Bruxelles hanno usato il pugno duro nei riguardi di tutti. I greci lo confermano a livello ufficiale. Soltanto Enrico Letta è contento.
Ma lui, è cosa nota, è pre-Maya.
Portas ha dichiarato questa mattina “Che il Signore possa illuminare la via di Snowden, e che il Santo Padre, da Roma, ci benedisca tutti; ci sembra che la linea sia quella”.
Alle ore 13 di oggi, l’ambasciatore boliviano a Roma Antoliano Ayavari ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale ha protestato ufficialmente contro il governo italiano, consegnando nelle mani di Emma Bonino l’atto formale, definendo l’atto del governo “lesivo della dignità di un popolo amico e un atto che viola il rispetto delle norme internazionali di sicurezza posizionandosi al di fuori della Legge”. La Bolivia ha annunciato che denuncerà il governo italiano all’Onu. Denunceranno anche il governo francese e quello portoghese e chiederà “un dibattito in aula a New York su questa vicenda”.
Penso che in Italia i media cercheranno di parlare poco o nulla della vicenda.
In Sudamerica, Australia, Nuova Zelanda e Usa, invece, la percezione collettiva è completamente diversa. Si ha la netta sensazione che, poco a poco, goccia dopo goccia, alcuni “file sensibili” di Snowden stiano già circolando e i governanti europei si trovano dinanzi alla possibilità di scegliere da che parte stare e come usare quel materiale.
La dichiarazione di Emma Bonino non merita commenti.
Nel fornire spiegazioni ufficiali sul perché non ha dato asilo politico a Snowden ha detto: “La domanda è stata presentata via fax e non di persona quindi non vale”.

Riassumendo per sintetizzare:
ritorniamo ai tempi della guerra delle due Cristine, ai tempi dello scontro tra politiche iper-liberiste eurocentriche e quelle keynesiane, con i sudamericani in prima linea nello spingere verso una lettura nuova e più ampia del problema: è finita l’epoca dei grandi imperi (militari o finanziari è irrilevante) e in un pianeta piccolo le nazioni hanno il diritto e il dovere “etico” di pretendere l’autoregolamentazione, l’affermazione della propria sovranità, affermando un principio (base portante del post-Maya) di necessità di chiarezza e trasparenza per abbattere il cancro politico del nostro pianeta: il potere occulto, i club delle elite, l’esercizio sotterraneo, clandestino e nascosto, nell’amministrazione dei popoli, delle nazioni, delle vite di ogni singolo cittadino privato.
Ciò che l’affaire Snowden ci sta insegnando, e non è un caso che vi sia finito dentro il fondatore-ideatore di quella che io definisco l’era post-Maya, è proprio questo: le esistenze sono nostre e abbiamo il diritto di salvaguardarle e di decidere come gestirle; non esistono stati, popoli, etnie, gruppi, classi, individui, superiori ad altri. Snowden ci aiuta a comprendere la necessità inderogabile di passare da Cosa Nostra a Casa Nostra, per abbattere la mafia mentale delle omertà che ogni nazione si porta appresso.
Nel 1961 Leonardo Sciascia scriveva: “Temo che l’Italia stia per diventare sempre di più Sicilia”.

A me sembra, parafrasando Sciascia, “che l’Europa sta diventando sempre più Italia”.

Edward Snowden porta la necessità di un vento di chiarezza in Europa.
Paulo Portas, lusitano, porta la furia civile dei cattolici sociali contro l’esclusione: Papa Francesco comincia a dare i suoi primi frutti reali.
Evo Morales, indio sudamericano, e l’ignobile maniera in cui è stato trattato, ci ricordano che il Diritto è un elemento imprescindibile della Civiltà. Non solo in Europa, dovunque.

Il totale e chiassoso silenzio della classe politica dirigente italiana sull’affaire Snowden la dice tutta sulla pochezza attuale di noi italiani.

Siamo fuori dal dibattito internazionale.
Da noi non danno più, ormai, neppure le notizie su ciò che accade nella cronaca, pur sapendo che la gente attraverso la rete e il satellite se le può guardare alla tivvù o sul web.

Così va oggi l’Europa.

In conclusione un commento sull'immagine che vedete in bacheca. 
E' una sintesi tra un mouse del computer e il mandala, che contiene lo ying e lo yang.
Mi sembra una buona coniugazione tra l'antica saggezza della civiltà orientale e l'innovazione tecnologica della società occidentale.
L'armonia verso la quale tendiamo passa attraverso entrambi.

Mi sembra un ottimo simbolo come didascalia dell'era post-Maya.
Che ne dite?





martedì 2 luglio 2013

Restituire il Valore alla Verità è il primo passo per superare la crisi: ci stanno raccontando bugie per falsificare la realtà.





di Sergio Di Cori Modigliani

Ricordo un episodio della mia vita qualche anno fa, al ristorante, con alcuni amici. C'era anche una coppia di anziani, sposati da 45 anni, e ancora innamorati. A un certo punto, lei si inalberò e cominciò a ricordargli, davanti a tutti, "quel pomeriggio famoso che tu ben sai" relativo a un qualche evento loro, intimo, di cui nessuno dei presenti conosceva  i particolari, che si riferiva a qualcosa accaduto 32 anni prima, visto che lei precisò la data, il luogo e l'ora esatta. Andarono avanti per un po'. Alcune amiche insisterono per sviare il discorso e poi la accompagnarono alla toilette. Lui ci confessò che si trattava di una banale marachella, avvenuta tra lui e la cugina di lei, ospite a casa loro, in visita. "La cugina era davvero splendida" commentò. Poi la coppia andò via e noi scambiammo la nostra opinione sull'evento. Era presente una loro intima amica (di professione sessuologa) che sostenne una ipotesi affascinante, conoscendoli molto bene: quella specifica "banale marachella" era diventata, all'interno della loro relazione, un leit motiv di pubblico dominio, un mantra della coppia, e il ricordo di quell'evento veniva costantemente rievocato nei decenni e sottoposto a verifica, discussione, dibattito. Figli e nipoti si divertivano quando li ascoltavano prendendoli in giro. Ma quel continuo e costante riproporre "il fattaccio" (di cui nessuno, mai, ebbe anche il minimo dettaglio) aveva mantenuto molto alta la soglia dell'attenzione da parte di entrambi, impedendo alla coppia di andare in stato di negazione, di accettare un falso, una bugia, un tradimento (che forse non si era mai neppure verificato) considerandolo un elemento esistenziale sul quale stendere la polvere del tempo e dimenticarlo. "La memoria costante del patto sancito tra due persone coinvolte in una relazione sentimentale" sentenziò la sessuologa " qualunque sia il patto, purchè da entrambi sottoscritto, è un elemento fondamentale di erotizzazione affettiva garantita, ed è un ottimo sistema per impedire che il falso, la bugia, la truffa emotiva, possano incunearsi come un cancro emotivo, perchè continuamente vengono ricordati i punti salienti dell'accordo affettivo pattuito".
Così in un matrimonio.

Non è diverso nel rapporto ideale sancito tra la cittadinanza e le istituzioni.

Così come una qualunque relazione è basata, fondamentalmente, su un patto di fiducia reciproco (altrimenti è inutile stare insieme) così il rapporto tra il cittadino -contribuente fiscale,  rispettoso della Legge sociale-  stabilito con la classe politica dirigente degli amministratori, è basato sullo stesso identico principio. Tant'è vero che la normativa costituzionale della vita parlamentare dell'esecutivo, in Italia, ruota intorno al principio legislativo costruito intorno al concetto di "fiducia al governo" che i deputati e senatori votano.
Questo termine, "fiducia" implica l'applicazione della Verità come Valore.
E' compito della classe parlamentare, e all'interno della società civile della cittadinanza tutta -nessuno escluso- ricordare di continuo attraverso l'esercizio costante della memoria il rispetto di quel patto.

In Italia, purtroppo, questo non avviene.
Perchè da noi la "Verità" non è un Valore: è stato abolito.
La sottrazione del valore alla verità oggettiva, nel nostro paese, ha provocato il collasso economico.
Esattamente l'opposto di quanto sostenuto dagli economisti, dai mercatisti, dai mercantilisti, e -toh guarda caso- dall'intera classe politica dirigente, a tutti i livelli, dal segretario di un partito al più umile e anonimo dei militanti che seguitano a far credere alle persone che in Italia siamo vittime di una crisi mondiale. Non è così. Siamo vittime di noi stessi.
In nessun campo dello scambio sociale politico, nel nostro paese, viene richiesto il controllo e verifica della verità di un assunto pronunciato, di un patto stabilito, anche se è, addirittura, per iscritto.
La funzione notarile del controllo sociale è stata cancellata.
Con la totale complicità servile della popolazione italiana che ha scelto (per ingordigia, per corruzione, per stupidità, per superficialità, per ignoranza, per cinismo, per distrazione, per opportunismo; scegliete voi la motivazione) di abdicare al ruolo basico centrale della propria dignità di cives, accettando l'idea -questa sì davvero criminale- di applicare una sorta di Alzheimer socio-politico, collettivo e compiacente, annullando oltre alla Verità anche la Memoria.
L'aneddoto che ho raccontato sopra si riferisce a una coppia che appartiene a una Cultura diversa da quella italiana, neanche a dirlo. Vivono in un paese in cui la "Verità" è il perno centrale dello scambio quotidiano, sociale e politico. Quindi, anche individuale.
In Italia impensabile.
Il voto ottenuto in parlamento due anni fa, che ha visto la maggioranza dei deputati sostenere che Ruby era la nipote di Mubarak ha avuto un'importanza devastante nella accelerazione e progressione dell'attuale crisi economica. Quella votazione, ha consentito -come segnale, come simbolo, come esempio- all'intera società, sia sociale che politica, di venir meno all'esercizio del rispetto della verità oggettiva, trasformando il parlamento in un luogo vuoto, in una zona priva di Senso, regno dell'anarchia primitiva, e ufficio comune nel quale non conta più la verità bensì la prepotenza del più forte. Questo ha consentito a un dirigente bancario di uniformarsi, facendo passare come "legittima" la negazione della realtà; questo ha consentito a Marchionne di stabilire un patto con i governanti, non rispettarlo senza alcun cruccio, sapendo che non era tenuto a farlo; questo consente agli economisti, agli imprenditori, ai sindacalisti, agli intellettuali prezzolati, alla cupola mediatica, di diffondere quotidianamente bugie e falsità -sapendo ciò che stanno facendo- avvalendosi di un bonus perverso che comporta la mancanza di controllo e verifica sulla liceità di ciò che sostengono, e -nel caso si provi che non corrisponde al vero- l'immediata sospensione del Dr. Pinco o della Dott.ssa Pallina dal loro incarico "per aver mentito". La verità come valore è stata abolita ed è stata sostituita dall'individualismo opportunista, anticamera del narcisismo dilagante che ha corroso l'antropologia psichica degli italiani, devastandoli.
E' ciò che la cittadinanza italiana ha consentito.
A destra e a sinistra.
Hanno seguitato a votare per individui, sigle, partiti, che hanno detto bugie su bugie, falsi, deformazioni, sapendolo. Essendo consapevoli, avendo incorporato dentro di sè, e dentro il proprio Sè, l'idea di base per cui "dire il falso è lecito se mi conviene".
In Italia i cittadini votano per bugiardi falsari sapendo che stanno delegando un bugiardo falsario.
Se il datagate di Snowden si fosse verificato in Italia, sappiamo tutti che il governo per intero avrebbe negato fin dall'inizio l'esistenza dell'evento. Ben se ne è guardato Obama, che ha preferito essere considerato un traditore dei diritti civili piuttosto che un bugiardo o un falsario. Meglio spia che mentitore.
Avere come primo ministro  Enrico Letta o domani cambiarlo e averne un altro, è irrilevante.
Stare in parlamento con l'8% dei voti, il 19% o il 39% è irrilevante.
Qualunque cosa dicano, non ha alcun effetto, perchè vivono in un mondo in cui la verità non esiste.
Stanno, ogni giorno, abolendo il Senso, la strada più veloce per obbligarvi tutti a costruire una vita senza Senso, fatta di miseria e di bugie. Peggio per voi che gli date fiducia.
Dalla crisi non se ne esce con un decreto o un  proclama, bensì accettando la Verità dell'attuale situazione alla quale viene restituito il suo VALORE.
Uscire dalla crisi è doloroso, oltre che assolutamente necessario.
Ma lo si può fare solo e soltanto realizzando il primo passo: restituire Valore alla Verità.
Altrimenti, rimarrà tutto uguale e il paese resterà immobile.
Ci hanno raccontato bugie da 60 anni a questa parte.
La responsabilità è nostra. Di tutti.
Ieri hanno diffuso dovunque la notizia che la disoccupazione ha raggiunto la cifra di 12,1%, la più alta dal 1977. Non è così. Prima di tutto è del 12,6% e poi è la più alta dal 1972 quando ci fu la crisi del petrolio.
Perchè non dire la Verità?
Perchè dirla significava far visualizzare l'espressione "peggio di 30 anni fa". Aggiungere 5 anni è stata una bugia necessaria per far credere che è "quasi 25 anni fa". Cambia di molto, nella percezione. Il dato è statisticamente confermato. Ciò che non vi hanno detto (il ministro del lavoro Giovannini lo sa benissimo questo) è che l'Istat nel 1976 ha deciso di cambiare i parametri di controllo e cernita dei dati aggiornandosi e identificando il "1977" come l'Anno Zero cui far riferimento in termini statistici. Il che vuol dire che "se domani arriva al 15% o al 93% è sempre la più alta dal 1977" (questa è una inoppugnabile verità scientifica).
Nessuno l'ha spiegato.
Tantomeno i sindacati.
E' una bugia e un falso piccolo piccolo. Ma sostanziale.
Perchè alla fine di settembre diranno che il nuovo dato è il più alto dal 1977 mentre sarà il più alto dal 1969.
E così via dicendo.
Il 20 marzo 2013 Mario Monti (era ancora in carica) ha fatto sapere di avere messo a disposizione "immediatamente" 40 miliardi di euro a disposizione delle aziende creditrici per pagare i debiti delle P.A.
Un'ora fa, il ministro dell'economia Saccomanni ha dichiarato che "si inizierà a valutare l'esatta mappatura dei creditori della pubblica amministrazione per fare il punto sulla eventuale accelerazione dei pagamenti, per far fronte all'impegno previsto entro il 30 giugno del 2014. A settembre dovremmo cominciare ad avere l'esatta mappatura delle aziende creditrici". Questo vuol dire che il termine "immediatamente" (ben accolto da Giorgio Squinzi, in quanto presidente di Confindustria) non corrispondeva alla Verità. Non soltanto non hanno dato un euro, non soltanto non daranno un euro, ma stanno appena adesso iniziando la "mappatura e verifica" delle aziende creditrici. A settembre "dovremmo cominciare" che in Italia non vuol dire nulla. Si erano messi d'accordo per (forse) iniziare i pagamenti dal 2014, ovverossia un anno dopo la data pattuita. Quindi, hanno detto una bugia. Di chi è la colpa? Semplice: degli imprenditori iscritti alla Confindustria. Nessuno escluso. E di tutti i sindacati. Perchè le cose sono due: o sono tutti dei cretini babbei (cosa che non credo affatto) oppure, hanno risolto all'italiana, il che vuol dire sottobanco, in maniera occulta, secondo modalità che noi ignoriamo; devono aver chiuso un qualche straccio di accordo sostenibile da qualche parte. L'aspetto orribile consiste nel fatto che non potranno mai nè protestarlo nè indignarsi nel caso non venga rispettato: sulla carta, infatti, non esiste.
Se non fosse così, come sto scrivendo, Giorgio Squinzi, a quest'ora, con la bava schiumante alla bocca, starebbe ricordando pubblicamente (in agguerrita conferenza stampa) che erano stati presi specifici accordi tre mesi fa, grazie ai quali è stato presentato al popolo un nuovo "patto di armonia per le larghe intese" che regalava al paese come prima prova della buona fede l'immediato pagamento di 40 miliardi di euro alle imprese creditrici. Non vedranno un euro. Non ne hanno visto nessuno. Non verranno pagati. Su quella bugia hanno chiesto e ottenuto la fiducia.
Ma nessuno protesta.
Nessun imprenditore.
Nessun sindacalista dirigente.
Silenzio totale.
Venerdì scorso a Bruxelles, nel corso di una importante riunione della EIB, in Italia BEI (Banca Europea di Investimento) sono state gettate le basi per la gestione del fallimento pilotato delle banche italiane, dato che è stato preso atto che "non esiste nessuna possibilità che possano ormai venir salvate a meno di non essere vendute a banche straniere" scelta che questo governo sta facendo.
Le grandi banche italiane verranno vendute tutte entro qualche mese ai colossi finanziari tedeschi.
Come ha ben spiegato Rino Formica, importante uomo politico della Prima Repubblica, che conosce dall'interno i meccanismi "stanno organizzando una gigantesca rapina dell'intero sistema bancario italiano; e quando si organizza una grande rapina, è chiaro, non lo vengono certo a dire prima".
Perchè non ce lo hanno detto che cosa ha deciso la BEI per l'Italia?
Perchè non ci hanno spiegato che Enrico Letta a nome della Repubblica Italiana ha firmato a Bruxelles un accordo fortemente penalizzante con clausole capestro che, inevitabilmente, porteranno la svendita dell'intero sistema bancario ai tedeschi in tempi celerissimi?
Perchè la Politica si è sottomessa alla Finanza dopo aver accettato l'abolizione del senso e della verità.
Quindi, dire la Verità, in Italia, non ha Valore e non ha alcun Senso.
Non stanno fornendo i dati reali sulla tragedia economica italiana.
Non stanno dicendo come stanno le cose.
Non stanno presentando la realtà per ciò che essa è.
La Confindustria, la CGIL, la CISL, la UIL non dicono la verità: loro i dati veri li hanno.
Saccomanni, oggi, 2 luglio 2013, ha dichiarato a un convegno di Confindustria "vedo la luce alla fine della crisi, già al quarto trimestre di quest'anno invertiremo la tendenza, ci sono i primi segnali positivi".
La frase è identica a quella detta da Mario Monti nell'aprile del 2012 "vedo la luce in fondo al tunnel, i conti sono a posto, il peggio è alle nostre spalle; già al quarto trimestre di quest'anno invertiremo la tendenza, ci sono i primi segnali positivi come risultato del mio decreto salva-Italia".
La frase è identica a quella detta dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel giugno del 2011 "per fortuna abbiamo messo i conti in sicurezza e il peggio è alle nostre spalle; già al quarto trimestre di quest'anno invertiremo la tendenza, ci sono ampi segnali positivi che la ripresa è iniziata". Lui ci aveva anche aggiunto: "E nel 2012 l'Italia crescerà di almeno un + 3,5% di pil". Risultato reale: -3%.

Come è possibile che delle persone, peraltro colte, parlino nello stesso identico modo, usino le stesse identiche parole, che contengono la stessa identica bugia?
Ancora più agghiacciante la seguente domanda: come è possibile che nessuno ricordi questa frase, dato che è sempre la stessa e il senno di poi ha fornito la prova scientifica che si trattava di un FALSO?

Nessun giornalista ricorda (quando li intervistano) queste loro frasi, chiedendo ragguagli in merito. Interrogati, si stupirebbero. Per loro la Verità non esiste.

Compito della cittadinanza oggi consiste nel quotidiano lavoro di restituzione del Valore alla Verità.

Quando mi chiedono: "Ma che cosa fa il M5s? Che cosa sta facendo?", rispondo sempre con la stessa frase: "Penso che stia disperatamente e realisticamente lottando per restituire un Senso alla vita politica e fare in modo che la Verità non sia più un optional bensì uno standard. Noi siamo un paese medioevale regredito: pretendere di sapere la verità e diffonderla è già di per sè un evento rivoluzionario".

Il popolo egiziano è molto ma molto più avanti di noi.
Hanno dato a Morsi 12 mesi di tempo, dopodichè sono scesi in piazza in milioni per scaricarlo. Si sono sentiti traditi, ingannati, truffati, presi in giro.

In Italia si seguita a dar credito a dei bugiardi falsari, coperti nelle loro falsificazioni da Confindustria e dai sindacati che hanno scelto di non dire la verità ai propri legittimi iscritti.

Se il paese dà credito a dei bugiardi, vuol dire che il paese preferisce vivere in una illusione.
Enrico Letta è molto meno attendibile di Morsi.
Il popolo egiziano lo è molto di più del popolo italiano.

Prendiamo atto di come stanno le cose e rimbocchiamoci le maniche.

La strada è davvero lunga.

Perchè inizia dentro ciascuno di noi.

Soltanto la fame di Verità può spingere l'indignazione al punto necessario e sufficiente per far scattare un meccanismo che consenta di mandare a casa tutti i falsari, i bugiardi, i mentitori di professione: stanno lì per espoliare la nazione delle sue ricchezze e svenderle al miglior offerente.
Ma una nazione, che dir si voglia, non è mai un'entità astratta: è sempre il risultato della somma di tutti i legittimi cittadini che la compongono.



lunedì 1 luglio 2013

Scende in campo "The King of web" e l'affare Snowden diventa un incubo per l'intero occidente.


di Sergio Di Cori Modigliani

Un nuovo capitolo della spy story del millennio.
Sostiene il sociologo Sidney Blumenthal “si capisce quando si è in guerra o si sta per andarci quando scompaiono le mezze calzette, gli impiegati intercambiabili, e in campo, all’improvviso, scendono i generali. In divisa o senza”.

Con delle succose novità che la rendono, giorno dopo giorno, ora dopo ora, sempre più intrigante e appetibile.

La mia serena opinione personale mi porta, dopo attenta riflessione, a sostenere la impopolare argomentazione che il nuovo versante bellico, che potrei sintetizzare nell’espressione Dio ci salvi dalle spie e dalle intercettazioni, giù le mani dall’Europa sia una squisita arma di distrazione di massa, agitata da abili toreri professionisti che sgrullano un gigantesco vessillo rosso davanti al toro campione della battaglia dei diritti civili. Ben altra è la posta. Altrimenti, questa storia sarebbe stata già risolta, in privato, con un paio di telefonatine tra una delle segretarie di Obama e una delle segretarie della Merkel, con una spruzzatina di e-mail privatissime tra le rispettive ambasciate.

Da ieri mattina non è più possibile.

E’ sceso in campo il Re del web.
E a Washington come a Berlino, a Mosca come a Pechino, a Londra come a Roma: tremano.

Perché il generale è sceso con tutta la sua macchina, la sua credibilità, la sua attendibilità, la sua fama, i suoi successi. E’ un cittadino britannico, con invidiabile curriculum vitae, poco noto alla massa, per non dire, addirittura, pressoché sconosciuto. E’ un’icona planetaria –quantomeno in occidente- per chiunque si occupi di diritti civili, strategie marketing in rete, intelligence, mondo della comunicazione digitale.
Non ha rivali.
Lui è il numero uno, indiscusso.
Il fatto che sia sceso on campo “il” generale a cinque stellette del web, è la dimostrazione pratica e tangibile (così almeno la pensano gli americani e gli inglesi) che il vero teatro della guerra –complessa e non facile da individuare- abbia tra i suoi protagonisti principali il web. Si tratterebbe, per l’appunto, della “prima guerra mondiale” lanciata sul web, dal web, per la libertà del web e del diritto di ogni libero internauta a diffondere, condividere, connettere informazioni sensibili necessarie per la cittadinanza al fine di comprendere la realtà del mondo in cui viviamo.
Di chi si tratta?
Ecco un brevissimo ritratto del Generale.

Si chiama Simon Davies.

L’aspetto comico della vicenda consiste nel fatto che in rete e su Google si trovano molte più notizie su un suo omonimo (pura razza gallese, come lui del resto) che di professione fa il calciatore ed è il centravanti del Fulham. L’esimio prof. Davies si diverte da matti per questa casualità, anche perché lui è un tifoso accanito dell’Arsenal. E’ stato la prima personalità al mondo a scendere in campo per sostenere “il diritto internazionale al rispetto della propria privacy nel nome di un nuovo e più evoluto senso della cittadinanza e della comunità”, e lo ha fatto nel lontano 1990 fondando a Londra l’osservatorio “Privacy International” e subito dopo diventando un esperto di sistemi visivi elettronici di controllo, sistemi elettronici di identificazione dell’identità dei cittadini, diventando il più grosso esperto occidentale in biometrica, codici criptati e suoi derivati, prestando anche la sua professionalità -come consulente esterno- per il Ministero degli Interni e della Difesa di Sua Maestà Britannica. Attualmente è amministratore delegato dell’agenzia di consulenza per le strategie in rete inglese denominata “80/20 Thinking Limited”. Insegna “Sociologia della comunicazione digitale” presso l’Università dell’Essex e ha la cattedra di comunicazione web all’interno del Dipartimento di Management Industriale presso la prestigiosa London School of Economics a Londra. Ha collezionato tutti i premi possibili. Grazie a lui, a metà degli anni’90 AOL (AmericaOnLine, il primo social network planetario attivo solo in Usa e lanciato nel 1994) riuscì a diventare un colosso mediatico aprendo poi la strada al mondo in cui noi oggi viviamo. Nel 1999 è stato insignito del “Electronic Frontier Foundation’s Pioneer Award” con la specifica motivazione di “aver dato un immenso contributo alla libertà dell’informazione sul web”. Nella newsletter silicon.com (stampata in California) per tre anni di seguito (2004 2005 2006) è stato considerato “una delle 50 più importanti persone al mondo nel campo della politica tecnologica in rete”. Dal 2007 è membro dirigente della “British Computer Society” e posso tranquillamente sostenere che Simon Davies è il webmaster e titolare del più importante blog del mondo nel campo dei diritti civili sul web. Il suo sito è http://www.privacysurgeon.org. Il titolo del suo blog in italiano significa “chirurgo privato” e ha anche un sottotitolo, che è poi il mantra della sua intera esistenza “curando il carcinoma dell’ipocrisia planetaria”.

Questa è la particolarità del generale a cinque stellette Simon Davies.
Combatte l’ipocrisia. Il suo nemico è il doppiogiochismo, il potere occulto, il trasformismo. In Italia sarebbe fortunato a trovare lavoro come posteggiatore di lettini da spiaggia a Rimini d’estate.

Poiché tra le sue diverse attività, anche accademiche, c’è quella di essere lettore alla Georgetown University, a Washington D.C. -celebre college dove si alleva la crema manageriale che andrà in futuro a guidare la nazione Usa- mantiene solidi rapporti (noti e pubblici) con più di un elemento del mondo dell’intelligence statunitense.

E così, dal suo cappello, ha tirato fuori una serie di ex agenti della CIA, esperti come lui, che hanno deciso di raccontare come funziona la baracca e ha pubblicato sul suo blog una intervista in esclusiva di cui ha ceduto i diritti a “The Guardian” che ha poi lanciato sul web alcuni stralci. Non solo. E’ riuscito a far scattare un meccanismo (davvero una perfetta macchina da guerra ben sincronizzata) che personalmente oso definire “il primo bombardamento a tappeto sul gruppo Bilderberg e sulla Trilateral”. Ecco come ha fatto e cosa ha fatto:
ha pubblicato una intervista all’ex agente della NSA (National Security Agency) Wayne Madsen, attualmente giornalista investigativo, già responsabile del settore tecnologico dei servizi di intercettazione e decrittazione messaggi privati Usa al quale ha fatto dire “Snowden è stato condannato da molti che ritengono non abbia l'autorità o il diritto di fornire al pubblico dettagli sullo spionaggio della Nsa . Ma che diritto o autorità ha il direttore della Nsa, il generale Keith Alexander, di dare informazioni sui programmi di sorveglianza della Nsa durante cinque incontri della Bilderberg  Conference? Alexander afferma di voler proteggere gli americani dagli attacchi terroristici e fornisce informazioni a elite sui metodi che la Nsa usa per spiare organizzazioni di studenti, religiose e progressiste. Quando Alexander parla con le élite viene ringraziato. Quando Snowden parla è chiamato traditore o codardo”.  Messa così sembra lo sfogo da bar di facebook o un guizzo dal sapore gossip. Si tratta di ben altro. Perché il nostro esimio prof. Simon Davies ha diffuso l’intero testo dell’intervista in rete e l’ha fatto leggere ad alcuni potenti avvocati statunitensi a Manhattan, campioni nella lotta per i diritti civili (difendono gratis membri arrestati di occupywallstreet, tanto per capirsi) e il pool dei legali è saltato su questo splendido cavallo e sta vagliando la prossima mossa: una class action a nome del popolo americano contro il Generale Keith Alexander, sotto l’accusa di alto tradimento della patria e diffusione di segreti militari a civili di altre nazioni, chiedendo alla Corte Suprema d’Alta Giustizia Usa lo stato d’accusa nei confronti dell’intero gruppo Bilderberg, sostenendo il principio che “gli esponenti di tale gruppo hanno avuto la possibilità e l’opportunità di usufruire di informazioni, notizie, dettagli, provenienti da materiale elettronico sensibile ottenuto sotto la copertura delle attività militari lecite e legali e quindi appartenenti al settore della sicurezza collettiva nazionale, di cui è vietata la diffusione presso qualunque soggetto, società, gruppo, associazione di carattere civile che non goda di specifiche e documentate deleghe ottenute attraverso decreti delle commissioni difesa e sicurezza del Senato Usa o un ordine scritto del Presidente oppure una disposizione d’emergenza del Ministero della Difesa firmato di pugno dal ministro in persona”. Tradotto vuol dire che, secondo i legali americani, amorevolmente sollecitati da Simon Davies, il fatto che (tanto per fare un esempio) Enrico Letta, Lilly Gruber, Mario Monti, Mario Draghi, Franco Bernabè, la regina d’Olanda e tanti altri ancora, hanno avuto a disposizione per uso “a titolo puramente personale” materiale informativo che per la giurisprudenza statunitense appartiene solo e soltanto “al popolo americano, legalmente rappresentato dai suoi delegati fiduciari nella persona del Presidente, del direttore della Cia, della commissione sicurezza interna del Senato, del Ministero degli Interni e del Ministro della Difesa, senza aver mai né dato né concesso autorizzazione alcuna affinchè tale materiale militare sensibile venisse condiviso con una elite composta per lo più da personalità straniere, tutto ciò viola il principio costituzionale della democrazia statunitense e della salvaguardia nazionale e custodia dei propri segreti di Stato, sui quali è sovrano il Congresso Usa, il Presidente in persona e la Corte Suprema d’Alta Giustizia”.
Il povero Alexander ha fatto all’italiana: ha negato tutto.
Ma Davies ha confessioni scritte di partecipanti testimoni alle riunioni Bilderberg, il che aggrava la posizione di Keith Alexander che corre anche il rischio di essere accusato di aver “mentito per sviare indagini in corso sulla legittimità dell’uso di materiale sensibile elettronico militare ad uso e consumo solo e soltanto delle agenzie deputate e mai e per nessun motivo ad uso e consumo di soggetti privati terzi”.

Tradotto: chi ha partecipato alle riunioni del gruppo Bilderberg ha usufruito delle informazioni riservate e private, quindi –quantomeno per la normativa anglosassone- si è macchiato del reato (da loro punitissimo) di insider trading, da noi, paese medioevale, neppure esistente come concetto.
Una rogna colossale per le dinastie oligarchiche.

Tradotto ancora al sottolivello, la mia opinione è in contro-tendenza rispetto alla protesta attuale collettiva contro i malvagi che ci spiano. Si tratta, a mio avviso, di una deformazione voluta per applicare il divide et impera nazionalistico e metterci una toppa. E così passa la notizia, pompata con enfasi in tutto il continente, che la solida Europa protesta indignata contro i perfidi americani spioni e ingrati. Non è così. Sono tutti d’accordo da sempre. L’Italia, la Germania, la Francia, la Spagna, l’Olanda sono degli ipocriti terrorizzati all’idea che si venga a sapere il reale coinvolgimento della classe dirigente politica e imprenditoriale con spioni ufficiali di professione. E questa è fuffa per occultare il dibattito e la discussione sull’autentico scenario del vero teatro bellico; vi basti questo: le informazioni ricavate dalle intercettazioni telefoniche (si parla di date specifiche in cui erano 500 milioni di telefonate al giorno nella sola città di Francoforte), relative a tutti gli scambi interconnessi tra finanzieri, banchieri, privati cittadini, analisti finanziari, industriali, uomini politici, agenti di borsa, mediatori, mafiosi, agenti segreti, possono essere diffuse in rete. Tutto.
Il vero spettacolo cinematografico consiste nel seguente teatro: “è il web che insorge, ben guidato da ieri mattina dal professor Simon Davies, contro i poteri occulti, contro le oligarchie dinastiche del privilegio finanziario, e intende presentare il conto”. Questa è la trama del film.
Realizzato apposta oppure spontaneo.
Non so dirlo.
Lo trovo, comunque, un film molto divertente che mi appassiona.
Nel caso sia ancora vivo, Mr. Snowden ha trovato davvero un modo intelligente per garantirsi il passaporto per la sua sopravvivenza: è stato davvero bravo ad aver dato quelle pennette alla persona giusta.
Mentre da noi, oscurati e rimbecilliti dal degrado medioevale del nostro declino, non accade nulla, in Europa si stanno già muovendo.
Perché quando Simon Davies si muove, si porta appresso la crema intellettuale e tecnologica attiva nel campo dei diritti civili. Già scalpita Amelia Andersdotter, deputata al parlamento europeo nel gruppo tedesco dei piraten, che sta preparando una interpellanza parlamentare già annunciata su questo argomento. E la seguono anche in California Matt Taibbi, giornalista investigativo esperto in tematiche di web technology e diritti civili per la rivista Rolling Stones, e lo scozzese Benedict Evans, uno dei più grossi esperti tecno-informatici, da sempre sensibile e attivo nel campo dei diritti civili. C’è pure Adam Wagner, Rosalind English e Angus McCullough, campioni britannici della lotta per i diritti civili della cittadinanza che chiede chiarezza e trasparenza. Potete cominciare a dare un’occhiatina a http://ukhumanrightsblog.com e divertirvi con http://privacy-europe.com/blog.

Sono i quartieri generali dell’unica guerra che a me davvero interessa in questo momento.
Per una ragione elementare: la possiamo vincere.

Ormai, è troppo tardi per oscurare e cancellare la rete.
Ci rimarranno impigliati come pesci lessi, e quando questo sistema marcio fatto di occultamenti e di poteri clandestini, di club selezionati di fantocci criminali, di impiegati intercambiabili, di falliti di successo, imploderà, ci renderemo conto che questi giganteschi e spaventevoli squali, in realtà, erano pescetti piccolo-borghesi, come ben ci spiegò Hanna Arendt nel suo splendido libro “La banalità del male”. La cupola mediatica è servita e serve tutt’ora a farci credere, deformando l’immagine della realtà ogni singolo giorno, che questi siano animaloni importanti e temibili.
Non è così.
Si tratta soltanto di miseri impiegati miserabili.

Sono loro, oggi, che stanno nei guai fino al collo.
Noi, nei guai, ci stiamo da almeno cinque anni, se è per questo.
In compenso abbiamo sempre saputo che eravamo semplicemente i primi della lista, perché i più deboli, i più disagiati, i più emarginati, i più silenziati.

Adesso è il loro turno.

Lo sanno anche i bambini che l’automobile si è rotta e i meccanici hanno gettato la spugna.

Procuratevi un cono gelato, i popcorn e godetevi lo spettacolo di questo film che vi ho raccontato: si annunciano gloriosi colpi di scena.