lunedì 24 giugno 2013

Ancora una volta l'Ecuador mette sotto scacco le potenze e la finanza. Assange si associa con Snowden e wikileaks ci segnala la Via.


di Sergio Di Cori Modigliani

Di geo-politica e di banche, tante banche, tutte le banche.

Esilaranti aspetti del mondo post-Maya, c'è da divertirsi.
Era ora!

Mentre sto scrivendo, Edrward Snowden, la cosiddetta talpa del Guardian, ovverossia l'analista della Cia che ha scelto e deciso di confessare la propria attività ai giornalisti britannici, è in volo su un aereo militare verso Quito, la capitale dell'Ecuador, nazione alla quale ha chiesto formalmente asilo politico. L'aereo è scortato da quattro aerei della flotta aerea russa, quindi inattaccabile, pena la terza guerra mondiale.
Il velivolo sul quale Snowden si trova, infatti, appartiene all'aereonautica militare di Putin. Ufficialmente, infatti, (ma lo sarà soltanto per altre sei ore) Edward Snowden è un diplomatico al servizio dell'ambasciata della Russia, con regolare contratto internazionale.

E' un ingegnoso quanto affascinante capitolo della geo-politica del post-Maya, pianificato, ideato e  orchestrato dalla sezione britannica di wikileaks, gestito in prima persona da Julian Assange, dall'interno dell'ambasciata dello staterello dell'Ecuador, dove lui abita senza poter uscire, pena l'arresto immediato da parte dell'intelligence service che lo impacchetterebbe consegnandolo a specialisti omologhi della Cia.
Due giorni fa, infatti, Assange ha messo a segno un piccolo e complesso capolavoro diplomatico, approfittando del fatto che Putin ha il dente avvelenato contro l'occidente, soprattutto contro Obama, la Gran Bretagna e l'Italia.
Riassumiamo la situazione per il lettore italiano.
Alla riunione dei G8 in Irlanda gli sono andati contro sulla faccenda della Siria, e su questioni inerenti i suoi depositi bancari su diverse banche svizzere, dato che lui protestava (li rivoleva indietro) perchè a Cipro, lo scorso autunno, in una botta sola e a tradimento gli avevano portato via ben 23 miliardi di euro che dei suoi prestanome, amorevolmente, avevano depositato in quell'ameno paradiso fiscale in zona euro.
Il G8 in Irlanda è andato malissimo.
Questa è l'attuale realtà.
Poco a poco, cominciano a trapelare notizie da diverse fonti attendibili, che rivelano come si sia trattato del più conflittuale, agguerrito incontro (e dal punto di vista diplomatico, perdente) che si sia mai verificato negli ultimi 30 anni in Occidente. Hanno litigato su tutto: Siria, forniture militari, Libya, Egitto, Turchia. Ma soprattutto banche, banche, banche.
Perchè lì sta il bello.

Non è certo casuale che dieci secondi dopo che il G8 era finito, tutte le borse mondiali hanno iniziato ad andare a picco, con scuse tecniche diverse, davvero ridicole. Perchè se c'è una cosa che gli analisti di borsa e i grandi finanzieri odiano è quando i politici ad alti vertici si scontrano. Loro adorano pilotarli, foraggiarli, usarli, pacificarli tra di loro, farli eleggere, sentire che li tengono in pugno per essere liberi di manovrare i mercati lucrandoci a piacimento. Sono talmente liberi (nelle loro menti perverse) nonchè equanimi, da essere sempre equidistanti sia dalla destra che dalla sinistra, dalle democrazie e dalle dittature, dalle economie forti e da quelle deboli. Perchè "loro" sono superiori a tutti. Non sarebbero, altrimenti, quella che il compianto filosofo americano Richard Rorty, nel 2002, aveva identificato e definito come "the overclass", una super casta a prova d'urto, di cui l'Italia, con il governo Monti, ne ha avuto un primo tenero assaggio sulla propria pelle.
Che cos'è che li ha gettati nel panico?
Tre eventi incrociati e sovrapposti.
1). Siria/Lybia/Mali: chi vende più armi e a chi.
Ma soprattutto, come riuscire a convincere le singole nazioni di zona euro (Italia in testa, a questo servono i Tornados) a cominciare ad allestire l'ennesima forza di pace che potrebbe rivelarsi un ottimo affare per le industrie belliche europee (noi qui siamo in prima fila), le quali stanno premendo con l'acceleratore a tavoletta per dimostrare -conti alla mano- di essere in grado di risolvere la crisi economica occidentale almeno per un annetto. Il che dovrebbe  rabbonire i popoli europei in aperta ebollizione; partendo dall'elementare assunto che, tanto per fare un esempio, se agli italiani togliete l'imu per sempre, abbassate l'iva, assumete tre persone, aumentate le pensioni di 17 euro a testa e lanciate un programma massivo di assunzione di personale giovanile disoccupato in specifiche e predisposte aziende europee (tutte coinvolte nella guerra ma nessuno lo saprebbe), saranno tutti contenti e chiuderanno un occhio se poi si inviano 8.000 bersaglieri nel cuore dell'Africa, si fa il lavoro sporco ad Aleppo per conto degli Usa, e ci si infogna in Lybia creando un solido Vietnam nel Mar Mediterraneo. Quattro paghette strategiche a quegli straccioni di italiani, spagnoli e francesi, e in men che non si dica ci si trasforma tutti in sostenitori delle forze di pace nel mondo. Ma la Russia ha subodorato un'apparente truffa (ai suoi danni si intende) e ha detto no. E se in Europa la Russia dice no, non parte neppure un soldato, neppure una commessa militare. E la Russia, in questo momento, è forte, avendo realizzato -proprio il giorno dopo la fine del G8, toh! guarda che coincidenza- la propria antica ambizione mai sopita: arrivare dal portone principale nel Mare Mediterraneo. La crisi greca è esplosa non per la tivvù pubblica cancellata, macchè. Quella è retorica bella e buona. Ma per il fatto che l'Azerbaigian ha acquistato cash really cash il 52% delle azioni della società per il gas greca e tre società di Putin si sono assicurate, grazie ad accorti derivati, la maggioranza di controllo nelle partecipate che gestiscono la distribuzione dell'acqua pubblica che è privata. Quindi, se domani mattina Putin si sveglia di malumore, può dire "oggi sono arrabbiato, quindi chiudo il rubinetto, e i greci non bevono e non cucinano, che s'arrangino, che ci pensi la Ue e la BCE". I deputati socialisti si sono dimessi. Altro che televisione.

2). I complottisti d'assalto ci hanno abituato a immaginare che i colossi finanziari e le grandi banche siano composte da pool di manager in perfetto accordo, che si amano tra di loro e vivono in armonia, uniti dal fatto che mangiano le nostre esistenze. Niente di più falso. Questo funziona soltanto quando gli squali incontrano numerosi sciami di pesciolini sbandati e ce n'è per tutti. Ma quando è finito il plancton e i pesciolini muoiono dalla fame, e quindi c'è carestia (ovvero recessione) siccome agli squali piace il pesce vivo, in mancanza di meglio, uno squalo si accontenta di mangiarsi un altro squalo. Un anno fa avevo visto uno splendido documentario della BBC su una battaglia sottomarina tra dieci squali affamati. Terrificante. Hanno vinto in sei e si sono divisi gli altri quattro. Non è rimasto nulla, neanche una scaglia. E' quello che sta accadendo all'interno del sistema bancario mondiale. L'idea del Giappone si è dimostrata peregrina: è durata due mesi. Per evitare l'implosione del sistema basato sulla speculazione artificiale dei derivati, hanno costruito una gigantesca architettura di debiti composti (che paghiamo noi da cinque anni a questa parte, a nostra insaputa)  e hanno iniziato a scaricarseli a vicenda come una palla da tennis. Non sono riusciti a trovare un accordo per l'Italia, che ha bisogno entro il 30 settembre di una immediata ricapitalizzazione di almeno 200 miliardi di euro subito, pena la bancarotta e il collasso del sistema interno bancario, e quindi di quello mondiale. Per la Spagna ne servono altri 100, e così via dicendo per il resto d'Europa. Ci si troverebbe, quindi, a ridosso delle elezioni tedesche, con una fuoriuscita da parte della BCE di circa 1.000 miliardi di euro, con spaventosi rischi finanziari. Tant'è vero che la Merkel ha dovuto candidamente ammettere che nel cuore della Germania sta prendendo piede a velocità esponenziale una solida elite interna (banchieri locali, imprenditori, giuristi, economisti, media borghesia che conta) che vogliono cambiare passo.
E lo vogliono fare alla tedesca, non all'italiana; il che vuol dire: subito.

3). Il caso Snowden. Gli Usa  e i paesi della zona euro lo vogliono vivo o morto nelle loro mani. Perchè? Per un semplice, banale, motivo: è in possesso di tutte le intercettazioni telefoniche avvenute negli ultimi 40 mesi tra i massimi dirigenti finanziari planetari, tra amministratori delegati di banche che parlano con altri amministratori delegati di altre banche. E come aggravante, un accordo d'alleanza mediatica stabilito tra Snowden e Assange.

Sommando queste tre vicende, il risultato del G8 è stato una catrastrofe.

E lì si è inserito Assange.
Il tutto, in una cenetta formale e -all'apparenza- di ordinaria amministrazione tra l'addetto culturale dell'ambasciata russa a Londra, Assange e l'ambasciatore ecuadoregno. Hanno raggiunto un accordo. E così, all'indomani della fine del G8, Snowden scompare da Hong Kong, compare dentro l'ambasciata russa con passaporto diplomatico. Ha tutte le credenziali internazionali a posto, che lo mettono in una posizione "formale" di salvaguardia dal diritto internazionale: è un membro del corpo diplomatico russo, chi lo attacca sta dichiarando guerra alla Russia. Vola a Mosca dove formalizza la propria richiesta di asilo politico alla Repubblica dell'Ecuador che ha già risposto "stiamo valutando la sua posizione, nel frattempo siamo disposti a offrirle ospitalità, ricordandole che il nostro governo non riconosce il concetto di estradizione con l'amministrazione degli Usa e della Gran Bretagna". E così Snowden vola a Quito.

C'è da divertirsi, non vi è dubbio.

Sembra che in Germania, questa cosiddetta "nuova elite" si stia diffondendo grazie all'applicazione di un banale concetto umano che, in questo momento e in questo periodo, sta diventando fondamentale: la confessione delle raccapriccianti modalità banditesche dei gestori dell'euro.

Proprio come ha fatto Edward Snowden.

Ci aspettiamo che la nuova onda diventi moda.
Che la moda dilaghi.
Che il dilagare della moda si affermi anche in Italia.
Che l'affermazione del dilagare della moda frutto della nuova onda, produca nel nostro paese l'unica strada percorribile per poter pensare a una possibilità realistica, a breve e brevissimo termine: la confessione spontanea dei professionisti della cupola mediatica, di importanti dirigenti bancari e dei funzionari di partito dal medio livello in su.
Questo è lo shock che ci serve, non una iniezione di cash.
E lo si può fare.
Basterebbe pensare che in questo momento una delle più piccole e modeste nazioni del mondo, uno staterello che davvero conta "ufficialmente" molto poco, l'Ecuador, tiene in scacco l'intero pianeta.
Perchè ha detto: no, questo gioco vostro noi non lo facciamo più.

Quel gioco in Europa si sta facendo molto duro.
Serve una stagione di Verità inoppugnabili, di chiarezza, di trasparenza.

Il segnale brasiliano è molto chiaro per chi sa e vuole leggere.

I totem delle droghe di stato hanno fatto il loro tempo.
E i cariocas stanno realizzando una autentica rivoluzione culturale che fa loro onore. Al grido di "chissenefrega del calcio, vogliamo soldi per l'istruzione e per la sanità" annunciano l'inizio della diffusione di una nuova consapevolezza planetaria.

Come a dire "o cominciate a occuparvi delle esigenze della gente oppure noi inizieremo a non consumare più le vostre droghe che abbiamo tanto amato" che sia il calcio, la televisione, il divismo, il gioco d'azzardo, il danaro facile, i talk show, poco importa, sono tutti equivalenti.

Il post-Maya è questo.
L'accettazione del principio che la vita è un'illusione, viviamo una realtà coperta dal velo di Maya, e quindi si sceglie e ci si sottrae alla logica dei paradisi artificiali squarciando il velo.

Allo squarcio si aggiunge, inevitabilmente, la citazione di una delle frasi più enigmatiche, profonde e affascinanti della letteratura mondiale, che ci mostra la strada da percorrere.
Si trova ne I Demoni, di Fedor Mickailovitch Dostoevskij, quando un personaggio, nel rispondere alle sollecitazioni del suo interlocutore che gli chiede cosa fare e come farlo per il bene collettivo dell'umanità, risponde:
"Ma è così semplice, davvero. Basta vedere il flusso naturale. Vedi, l'Essere Umano, in verità è felice. Gli Esseri Umani sono tutti felici, nessuno escluso, solo che non lo sanno. Basta spiegarglielo".

E noi tutti sappiamo davvero con certezza che cosa sia la vera felicità.
Basta vederla, auspicarla, evocarla, pretenderla. Per poterla affermare.
Ritrovare dentro ciascuno di noi gli autentici valori formativi dell'esistenza è il primo grande passo verso la felicità. E' davvero facilissimo.

Oggi, io, ad esempio, sono davvero felice.
Mia figlia compie 30 anni.
Ricordo l'emozione quando l'ho vista uscire dall'utero di sua madre e fare flop; l'intensità di quel momento mi regalò l'emozione della prima esperienza di felicità della mia vita.
La ringrazio di essere venuta al mondo.
E di aver scelto me come padre.

Buon compleanno Arianna.


domenica 23 giugno 2013

L'emergenza suicidi è una tragica realtà italiana. Ma siamo sicuri che i soldi c'entrano?


di Sergio Di Cori Modigliani

Ogni giorno, in rete, sui social networks, nella rubrica della cronaca locale dei numerosi quotidiani cittadini e regionali, si legge la notizia relativa al suicidio di qualche imprenditore. Da diversi mesi si è aggiunta, in maniera sempre più eclatante, una novità antropologica non ancora analizzata: il suicidio di agenti e ufficiali delle forze dell’ordine, molto spesso accompagnato dal preventivo femminicidio della coniuge e/o amante, il che aumenta lo sconcerto e il dolore sociale. Tutto ciò viene enfatizzato a gran voce, dall’intera comunità, come una conseguenza della crisi economica. Perché viene sempre fuori che questi suicidi sono legati al fatto che l’azienda era fallita, o che il tale imprenditore era pieno di debiti con Equitalia e non poteva pagare, e finiscono inequivocabilmente per essere rubricati sotto la voce “imprenditori suicidi vittime della crisi”.  La massa si scatena negli inevitabili commenti che sono, ormai, tutti uguali, suddivisi in due grandi giganteschi  tronconi paralleli, divenuti un pericoloso binario sintomatico del nostro degrado socio-psichico: avvilimento depressivo e rabbia violenta.
Ma c’è dell’altro.
Il suicidio di un individuo è sempre un grande mistero esistenziale. Escluse le forti patologie mentali, non si sa perché una persona decida di compiere un simile gesto. Questo atto rivela una rottura davvero estrema nell’impalcatura che regge l’equilibrio bio-psichico della nostra fisiologia animale, basato sull’egemonia assoluta dell’istinto di sopravivenza rispetto a ogni altro interesse. Altrimenti, la specie umana si sarebbe già estinta. E’ per questo che, comunemente, viene definito “gesto estremo”, una locuzione che viene capita e compresa da chiunque, anche da persone molto ignoranti e poco sensibili. Perché è una verità comune. Al di là del suicidio non c’è più nulla. Si tratta, pertanto, della rottura di un equilibrio. Quando, in una società, si comincia a delineare un numero eccessivo di suicidi e di pulsioni autodistruttive, la sociologia statistica rileva questo dato come un termometro e un sintomo che identifica quella società come “squilibrata”: saltano i parametri di difesa dell’impianto biologico che annunciano l’imminente rottura, di lì a breve, dell’equilibrio sociale, e da lì di quello psicologico, preconizzando la fine di quella determinata società o etnia. Se, all’intelligente e sensibile Seneca, vissuto a cavallo dell’anno 0, avessero fatto vedere il film dell’Impero Romano nell’anno 312, la sua reazione sarebbe stata scontata: impallidito dal terrore avrebbe spiegato con solide argomentazioni (e le avrebbe azzeccate tutte) come e quando e perché il più grande impero mai apparso sulla Terra sarebbe imploso, scomparso e ingoiato per sempre dalla sabbia del Tempo. Forse furono in tanti, allora, a prevederlo. E non è un caso che non sia rimasta traccia alcuna della loro testimonianza, non lo sapremo mai (è la tesi di Dan Brown, che prima di fare lo scrittore commerciale insegnava Storia dell’Arte e Letteratura Latina all’università. A Roma, nonostante un regolare permesso concesso ai docenti universitari, si trovò nella Biblioteca Vaticana a subire uno sbarramento che gli vietò l’accesso alla consultazione dei codici e dei manoscritti prodotti tra il 200 e il 400 d.C; dopo una battaglia legale perdente, durata due anni, lo studioso americano se la legò al dito e scrisse “Angeli e Demoni”).
Capire e comprendere, quindi, (nel caso sia possibile visto che affrontiamo un mistero esistenziale) le ragioni che si celano dietro la tendenza degli imprenditori suicidi, può essere importante per tutti. Sottovalutare il fenomeno, o sottacerlo, è pericoloso, perché accelera il processo di emulazione trasformando un gesto “estremo” in un “atto trendy”. Ormai per un imprenditore piccolo-borghese, dotato di strumenti interiori minimi, comincia a essere normale confessare a un amico al bar la propria fantasia estrema, proprio perché sta diventando una moda, fa tendenza. Il punto è proprio questo.
E’ possibile che suicidarsi possa diventare di moda?
E’ possibile.
Se a Catullo e a Virgilio, il filosofo Seneca avesse fatto vedere il film, è probabile, per non dire quasi certo, che si sarebbero uccisi per la disperazione. Perché Roma non era un Valore discutibile. Era criticabile, ma non discutibile. Roma non era meglio di un’altra civiltà o la migliore tra le civiltà allora esistenti. Era l’unica pensabile. Per Seneca, per Catullo, per Virgilio, l’idea di immaginare la possibilità di un mondo non sottoposto alla Lex romana era inconcepibile, non era sostenibile. Perché si trattava di un Valore Assoluto, socialmente superiore a quello biologico.
Non è certo casuale che, in Germania, il più alto tasso di suicidi mai registrato nella sua bimillenaria storia si sia verificato tra il 15 febbraio e il 15 giugno del 1945, soprattutto tra i piccoli e medi imprenditori, gli ufficiali di grado medio, i funzionari dello stato del Terzo Reich, quelli che erano davvero convinti che il Fuhrer, la svastica e la teoria nazista fossero un Valore Assoluto. Senza, per loro, non aveva alcun senso vivere. Il secondo più alto tasso di suicidi –sempre in Germania- si rivelò tra gli imprenditori medi, tra gli intellettuali, tra gli artisti, tra i giuristi, tra gli accademici, tra i professionisti, nell’arco di tempo tra il novembre del 1936 e il giugno del 1937 quando, ai loro occhi, l’idea della Germania come Valore Assoluto di cultura, arte, libero pensiero, evoluzione, progresso e dinamica sociale, svanì per sempre. Non a caso, nello stesso identico periodo, i suicidi presso la piccola-borghesia e i settori più poveri della società crollarono a zero.
Il nazismo si affermò con la diffusione di suicidi di massa e si concluse nello stesso identico modo.
E’ necessario quindi, laddove sia possibile, cercare di comprendere quale siano i “Valori Assoluti” di riferimento nella società per cercare di comprendere un fenomeno estremamente importante, in via di espansione, che – a mio avviso- poco o nulla ha a che fare con la crisi economica. Nessuno si uccide perché non può pagare 22.675 euro a Equitalia: è una menzogna bella e buona. E’ un falso ideologico e demagogico. 22.675 euro non sono un Valore Assoluto, sono un valore numerico relativo.
Quindi, se vogliamo comprendere ciò che accade nella nostra società, noi dobbiamo cercare di capire gli autentici valori assoluti che esistono in Italia, non quelli relativi.
Chi si uccide (al di là dell’insondabile mistero) lo fa perché sente dentro di sé la scomparsa del suo personale Valore Assoluto, come è accaduto a impeccabili docenti di diritto pubblico a Dusseldorf nel 1936 o a un ufficiale della Gestapo nell’estate del 1945. Con il suo particolare acume, il geniale sociologo Zygman Bauman notava come nel dicembre del 1989 non ci fu nessun caso di suicidio in Russia. Il motivo, spiegava il grande pensatore polacco, consiste nel fatto che la nomenclatura che contava, la burocrazia del privilegio, la casta locale, non credeva affatto al comunismo; erano pienamente consapevoli del fatto che si trattava di una gigantesca truffa di cui loro erano semplicemente i beneficiari privilegiati; e le caste, si sa, sono tutte trasformiste: si adeguano ai cambiamenti. Sempre Bauman notava che, al di là delle questioni economiche e di geo-politica, l’impero russo è imploso al proprio interno, letteralmente disfacendosi, proprio perché era ormai privo di qualunque valore assoluto di riferimento.
Diversa è la situazione interiore che provoca la silente e totale disperazione di chi è solo al mondo, non ha un affetto di riferimento, non ha reddito, non ha lavoro, e sa che gli stanno per portare via anche la sua casa. Quelli sono eventi legati alla più che comprensibile “disperazione socio-esistenziale” ma (surprise!!) i dati statistici ci rivelano che sono in netta diminuzione, ad esempio, rispetto al 2008, e molto ma molto inferiori a quelli del 2003.  Il più grande balzo nella diffusione della povertà in Italia dal 1946 a oggi, si è verificato tra il 1995 e il 2005. Nel 2012 hanno semplicemente aggiornato i sistemi di rilevazione e in molti casi hanno introdotto casi e valori che hanno, invece, un valore statistico retroattivo. La grande mattanza sociale, in Italia, è avvenuta in quel decennio in maniera silenziosa e complice, sotto gli occhi di tutti, gestita con criminale indifferenza dalle burocrazie centrali di PD, PDL e tutti gli altri al seguito. Oggi ne paghiamo le conseguenze, ma non è una sorpresa, né tantomeno una novità. Se ne parla. Il che è diverso. Come per ciò che riguarda il femminicidio, in netta progressiva diminuzione rispetto alle decadi precedenti. Se andate a spulciare in una emeroteca nell’archivio della cronaca locale dei quotidiani di Rovigo, Siracusa, Forlì, Sassari, Bergamo o Lecce, negli anni’50, ’60, ’70, ’80, vi rendete conto che ogni giorno venivano uccise in modo violento, un impressionante numero di donne, superiore di almeno il 400/500% ai valori attuali. Oggi se ne parla e giustamente ci si indigna. Allora, era prassi comune sostenere “se la sarà andata a cercare” trasformando così l’intera collettività in complice inconsapevole dei delitti. Oggi, se una persona dice questa frase in pubblico, corre il rischio (lo spero proprio) di essere preso a ceffoni dal barista. La donna, in Italia, si è conquistata il diritto “sociale” ad avere come Valore Assoluto la propria libertà esistenziale e come tale rispettata. Nel 1959 questo diritto psico-sociale non le veniva riconosciuto.
Quali sono i Valori Assoluti, dunque, che vengono meno agli imprenditori che si uccidono?
Che cosa c’è di così profondamente importante da spingere a superare l’idea della vedovanza del coniuge, il terribile fardello lasciato in eredità ai figli, il pessimo esempio offerto alla cittadinanza, la dichiarazione di totale indifferenza verso i propri amici, visto che, ad un tratto e all’improvviso, nella mente di queste persone appare, come una sottile e inconsapevole allucinazione, l’immagine del loro Valore Assoluto che va in frantumi?
Se avessimo la possibilità  di andare a sondare nella intimità della vita di parecchi di questi imprenditori suicidi, ci troveremmo dinanzi alla triste realtà di solerti lavoratori che sono diventati, all’improvviso, vittime di un sistema malvagio. Oppure  – ed è la mia attuale tesi controcorrente e impopolare - ci troveremmo davanti, molto più spesso di quanto non si possa credere, all’angosciante teatro di intimità piccolo-borghesi, coltivate dentro una zuppiera di fantasie da mitomani, che considerano “la vita insostenibile” perché non possono andare più a Cortina, non possono più acquistare un’amante giovane, non vengono più invitati al tavolo da poker dove la posta base è 2.000 euro, e via dicendo.
I  Valori Assoluti, in questi casi, sono il danaro e la visibilità dello status sociale e sono più diffusi di quanto pensiamo. E per raggiungerli si è disposti a tutto, proprio come gli ufficiali della Gestapo che rimanevano indifferenti dinanzi al dramma esistenziale delle persone che loro sopprimevano.
Ciò che distingue i “valori assoluti” di ognuno di noi è la profondità spirituale del nostro approccio con l’esistenza.
Il dibattito che in Italia langue, per non dire che latita in maniera totale, è quello relativo ai valori spirituali e culturali di riferimento dentro ciascuno di noi e di conseguenza nell’intera società. Un imprenditore che ha una sua propria solidità spirituale interiore, se ha delle difficoltà, chiude quell’azienda e si inventa qualcosa da fare, magari inventandosi una soluzione innovativa in qualche campo, ingegnandosi.  lo so, è molto più facile in altri paesi che in questa Italia ingessata. Comunque, purtroppo,  nella stragrande maggioranza dei casi, molti –troppi- di questi imprenditori suicidi, negli ultimi anni o mesi avevano spesso scelto altre strade “le hanno provate tutte”, questo è vero, ma avviandosi sulle consuete scorciatoie italiane della furbizia. Sempre nel nome de “l’Italia è fatta così” o ancora peggio “se non fai così non campi”.
Se l’Italia è fatta così, ciascuno di noi ha sempre, e comunque, una possibilità di scelta: si adatta e si adegua oppure combatte per cambiarla.
La crisi culturale dei valori e la perdita di lavoro spirituale interiore.
Questa è la vera eredità lasciata dal berlusconismo e che il piddismo ha scelto di protrarre nel tempo con ottusità miope e complice.
Questi, sono i veri poveri esistenziali, e io non riesco a rispettarli.
Perché sono coloro che domani metteranno la firma per ritornare al paese di Bengodi sottoscrivendo l’idea del Pensiero Unico a danno di ogni forma di opposizione, di rispetto per l’ambiente, di legalità, di diritto civico, di solidarietà collettiva. Saranno pronti anche a eliminare per sempre l’istruzione e cancellarla, se serve, pur di riavere indietro le carte di credito aperte necessarie per poter postare poi su facebook le fotografie di loro che prendono un drink in Polinesia accanto a qualche vip.
Apriamo un dibattito, invece, sulla necessità di fondare insieme degli inderogabili Valori Assoluti che siano umani, terribilmente umani in senso affettivo, emotivo, spirituale.
Perché allora, in quel preciso istante, e soltanto in quel momento, potrà nascere e svilupparsi una opposizione vincente: ci saranno Valori Altri da sostituire al piddismo e al berlusconismo.
L’Italia non è diventata post-berlusconiana.
L’Italia non è diventata post-piddina.
L’Italia soffre di nostalgia perché il PDL e il PD non pagano più come prima.
Questa è la crisi dell’economia liquida nel nostro paese.
Altrimenti non avremmo al governo l’accoppiata Letta/Alfano.
Non si tratta di un problema di soldi.
Il problema sta nel pensare che i soldi possano essere una soluzione.
Fuck the money, dicono gli americani quando diventano antagonisti. E lì, da loro, il potere, anzi il Potere, trema, perché sa che sono in arrivo nuovi valori assoluti con i quali bisognerà fare i conti.
In conclusione, cito un racconto di un grandioso romanziere statunitense, un caposaldo del romanzo sociale Usa, William Saroyan.. Attivo nei primi decenni del secolo scorso, ha raccontato con ammirevole maestria la trasformazione della società americana negli anni’20, e poi nei ’30 e nei ’40. Divenuto celebre per le sue accurate e minuziose descrizioni della sbornia decadente, festaiola, incocainata, piena dei soldi della finanza speculativa degli anni ’20, proseguì, agli inizi degli anni ’30, nella narrazione esistenziale dell’America trasformata dalla depressione.  Scrisse diversi romanzi, ma il meglio lo diede nei suoi racconti (circa cinque volumi) veri e propri quadretti succosi degli interni familiari americani. A differenza del grandioso Francis Scott Fitzgerald che celebrò l’età del jazz descrivendo l’ambiente del jet set e dei super ricchi, William Saroyan raccontò la gente comune, quella che credeva e voleva credere nel grande sogno americano. Una piccola parte dei suoi racconti venne pubblicata negli anni’50 da Mondadori con il titolo “Che vi sembra dell’America?”. Questo che qui ricordo in Italia è inedito.
Si svolge a New York, Manhattan, teatro della maggior parte delle sue storie. E’ l’anno 1930. Si racconta la storia di Jim, un americano di successo, di professione analista finanziario in borsa. Il racconto si apre il pomeriggio in cui, a Wall Street, nel suo ufficio, dopo una giornata di convulse contrattazioni, la borsa chiude per eccesso di ribassi. Alle ore 17 fa i conti e si accorge che è rovinato. Non soltanto ha perso tutto. E’ anche pieno di debiti. Al mattino era un miliardario gaudente e adesso non ha nulla. Sa che la banca gli porterà via la sua splendida casa, la villa da sogno al mare sulle dune degli Hamptons, la sua meravigliosa automobile, una Dawson 4. Per non finire in galera è costretto a dichiarare ufficialmente fallimento. Deve scegliere: fallire e finire in miseria in mezzo alla strada oppure affrontare il carcere patteggiando e quindi sperando di mantenere qualcosa per il dopo. Non sapendo che cosa scegliere, decide di suicidarsi. Perché tutto ciò in cui lui credeva si è dissolto in un pomeriggio di contrattazioni finanziarie. Si accorge che è solo, non ha affetti, non ha un amore, non ha nulla. E senza soldi, lui, non è nulla. Esce dall’ufficio e stabilisce di avviarsi a piedi verso il ponte di Brooklyn che si trova a qualche centinaio di metri dalla borsa di Wall Street. Vuole attraversare il ponte fino a metà e poi buttarsi di sotto. Indossa un ricco cappotto di cammello con il collo di pelliccia e un colbacco di pelo perché è un inverno perfido. Cammina per la Broadway diretto verso il suo suicidio in preda ad un’acuta depressione. Non ricorda nulla di bello nella sua vita, se non il fatto che, figlio di modesti agricoltori dell’Arkansas, era arrivato a New York e aveva fatto fortuna. Arrivato nei pressi del ponte si accorge che ha una gran fame: è l’istinto di sopravvivenza che tenta la sua ultima carta disperata. Si cerca in giro ma è tutto chiuso. La depressione economica ha fatto fallire bar e caffetterie. Poi vede un carrettino ambulante che vende hot dogs. Si avvicina e in quel momento si accorge quanto sia stupido tutto ciò, come se uccidersi a pancia piena potesse essere diverso dal fatto di farlo a pancia vuota. Decide, quindi, di soprassedere e proseguire verso il ponte che sta lì, davanti a lui. Ma la sua curiosità è attratta dalla persona che prepara le salsicce. E’ una giovane donna, un fatto inusuale. Si accosta al carrettino per osservarla meglio. La donna indossa un cappotto un po’ spelacchiato, che un tempo era di lusso. Ha una veletta che le copre metà del viso e gli sorride. Lui la osserva e chiede un hot dog con tanta senape. Rimane ipnotizzato dalle sue mani, dal dettaglio dei suoi polpastrelli. Mani ben curate, dita dinamiche. Le fa i complimenti per le mani. “Grazie” risponde la giovane donna “sono una violinista”.  Jim prende il hot dog e la osserva meglio, mentre arrivano alla spicciolata altri avventori. Capisce che la donna è una musicista professionista e viene da una buona famiglia che è stata travolta dalla crisi economica. Lui è colpito dal fatto che lei ha detto “sono” una violinista e non ha detto “ero”. Si presenta e le chiede come si chiami. Lei glie lo dice “Sono Marjorie”. Gli chiede se a lui piace la musica classica. Lei ha un’aria tranquilla, serena, sorride a tutti, è una persona solare. Lui dà un morso al suo hot dog ma viene preso da un crampo allo stomaco. Non capisce come faccia quella giovane donna a essere perfino contenta della sua situazione. Comincia a sentirsi male, ma intanto ha dimenticato che doveva suicidarsi. Lei gli chiede “Vivaldi le piace?”. Lui risponde di sì, nonostante non sappia neppure chi sia. D’un tratto viene preso da un insopportabile senso di angoscia, paga, butta via il panino e scappa via, si è ricordato che si deve uccidere. Comincia a correre ma sbaglia strada e si perde nei vicoli dietro la Broadway. Corre sotto la neve come se quella Marjorie lo stesse inseguendo per dei motivi che lui non sa. Dopo aver corso per un bel po’ finisce proprio dalla parte posteriore del grande palazzo della borsa, dove sono i garage dove sono parcheggiate le vetture dei manager e dei dirigenti. Si ferma per riprendere fiato. Come in un lampo veloce fa un inventario della sua esistenza e d’un tratto vede, proprio davanti a lui, un cartello con la scritta “cercasi meccanico specializzato con esperienza”. Si ricorda all’improvviso che era ciò che faceva a bottega, al paese, prima di venire a New York, quando si guadagnava da vivere per mettere via i soldi e andare nella Grande Mela in cerca di fortuna, che aveva trovato, e che adesso aveva perso. Con le nocche bussa al finestrino della guardia e chiede informazioni sul lavoro di meccanico proponendosi. Si accorge che viene guardato con sospetto perché è troppo elegante. Gli fanno delle domande tecniche, e mentre risponde, poco a poco, la sua memoria gli ricorda quando era meccanico e la sua vita aveva un senso e non era basata soltanto sul danaro. A un certo punto l’inserviente fa “Ma lei è capace, ad esempio, di pulire il carburante della Dawson?”. Lui lo considera un colpo di fortuna. “Se è per questo lo posso smontare tutto, lavare, pulire, e rimontare, anche subito”. L’addetto lo guarda senza mai nascondere il suo sospetto e poi chiude il finestrino. Apre la porta e viene fuori. Gli chiede notizie sulla sua vita, non vuole guai con la Legge. Jim lo rassicura. Alla fine gli dice la verità. Si mettono d’accordo sulla paga e sull’orario di lavoro. Comincerà il mattino dopo alle 6 per preparare le automobili che alle 7 partono per andare a prendere a casa i dirigenti. Deve lavorare anche tutto il week end. Lui accetta a condizione che il sabato possa andare via alle 5 e magari torna dopo verso le 10. Sa che al Carnegie Hall fanno un concerto e ci vuole portare Marjorie, ha in tasca i soldi sufficienti per acquistare i biglietti e pagarle la cena. Confessa all’inserviente che non ha un posto dove andare a dormire, se può dormire lì finchè ci lavora. Quello risponde che va bene. Si stringono la mano.
Jim se ne va e comincia a correre verso il ponte sperando di trovare ancora la violinista.


Fine del racconto e del post

sabato 22 giugno 2013

Locatelli, Di Gioia, Pastorelli, Di Lello si dimettono e passano al gruppo misto. Ecco chi sono.



di Sergio Di Cori Modigliani


C'è chi si dimette e chi, invece, non lo fa. 

C'è chi, come la Gambaro, provoca gli scossoni mediatici di cui tutti siamo stati testimoni negli ultimi giorni e settimane. 

Ci sono anche dei deputati eletti nelle fila del PD che si sono dimessi per protesta nei riguardi della linea e delle posizioni assunte sia dal partito che dal governo. Sono quattro deputati che sono confluiti nel gruppo misto.

Non c'è stato nessun media italiano che ne abbia dato notizia. 

Ecco chi sono.



Locatelli Pia Elda, nata a Villa D’Alme, provincia di Bergamo il 13 agosto 1949.  Eletta nella Regione Lombardia il 25 febbraio del 2013 nelle liste del PD.  Eletta membro della III Commissione Esteri della Camera. Dimessa l’11 giugno dal gruppo parlamentare del PD e passata al gruppo misto perché non ha accettato l’idea che il governo abbia dato il suo parere positivo per l’acquisto di bombardieri F35.


Di Gioia Lello, nato a San Marco Lacatola, provincia di Foggia il 20 maggio 1960. Laureato in Scienze Politiche e in Economia all’università di Bari. Eletto nella Regione Puglia il 25 febbraio 2013 nelle liste del PD. Già deputato nella XV e nella XVI legislatura si è dimesso dal gruppo PD ed è passato il 12 giugno al gruppo misto per protesta in relazione al cosiddetto “decreto del fare” considerandolo inconcludente e finalizzato “ad avviare un processo di de-industrializzazione e distruzione dell’economia italiana”.

Pastorelli Oreste. Nato a Forano, provincia di Rieti il 24 settembre del 1955. Eletto nella Regione Lazio nella lista del PD. Membro della VIII Commissione Ambiente e Territorio, si è dimesso dal gruppo del PD e in data 12 giugno è passato al gruppo misto per protesta contro “la mancanza di ogni programma di rispetto ambientale del territorio da parte dell’attuale governo”.

Di Lello Marco. Nato a Napoli il 14 febbraio 1970. Laureato in Giurisprudenza, avvocato. Eletto nelle fila del PD nella Regione Campania il 25 febbraio 2013. Membro sia della VI commissione (cultura e istruzione) che della Giunta per le Autorizzazioni. Dimesso in data 12 giugno dal gruppo PD è passato al gruppo misto perché ha dichiarato che intende far valere il suo peso nella sua specifica commissione per consentire di avviare la legittima procedura di ineleggibilità del Senatore Silvio Berlusconi.

Jan Ullrich ci sta indicando la via, mentre Josefa Idem spinge verso la retroguardia. Due modelli tedeschi che ci insegnano e spiegano che cosa sta veramente accadendo oggi in Europa.




"La ministra tedesca, Josefa Idem, coccolata dai media tedeschi (STERN: "Se resta fedele a se stessa, è difficile da combattere") ha imparato molto velocemente: Non pagare l'Ici, tenere una palestra abusiva e, sopratutto: non dimettersi quando tutto viene fuori. Possiamo essere orgogliosa della nostra compatriota tedesca". 
                                                                                                       Petra Reski, giornalista


di Sergio Di Cori Modigliani 

Jan Ullrich non lo sa, ma forse -e io lo spero proprio- un giorno, nei libri di Storia d'Europa, il suo nome verrà additato dai sociologi, dagli antropologi, dai neurofisiologi e dagli studiosi del comportamento collettivo come "la punta di diamante di un processo di rigenerazione, cambiamento, e infine autentica rivoluzione, che sconvolse l'Europa nel tardo autunno del 2013 dando inizio al celebre biennio rivoltoso 2013-2014 che da Lisbona a Kiev infiammò il continente" (pressappoco così, auspico che si leggerà su wikipedia intorno al 2016).

L'epopea di Jan Ullrich ha a che fare con noi, italiani ed europei.
Con i nostri bisogni più immediati, con le nostre esigenze, con la nostra utopia, con le nostre speranze.
Il suo illuminante comportamento ci segnala oggi, come un lampo che annuncia l'imminente tempesta, la strada che va seguita. E nessuno meglio di lui avrebbe potuto farlo, visto che ha dedicato la sua intera esistenza a fare, letteralmente, da battistrada.
Lo ha fatto per indiscusso merito: era davvero il migliore.
E con una competenza tecnica davvero notevole, se è per questo; il successo se lo è conquistato non per raccomandazione, malleveria o appartenenza a una loggia massonica che conta, ma perchè era bravo.
La sua storia è interessante ed emblematica, perchè ciò che ha fatto il 20 giugno del 2013 non è da sottovalutare affatto: è ciò di cui abbiamo bisogno.
Tutti.
Tutta l'Europa.
Ma più di ogni altro, noi italiani.
Jan Ullrich ha mostrato la strada da battere.
Vi presento -per chi non lo conoscesse- il personaggio.

Un grandioso ciclista tedesco, nato il 2 dicembre del 1973 a Rostock.
Uno sport molto duro, quello della bicicletta, ben diverso dal divismo miliardario del calcio; fatto di sacrifici, di allenamenti costanti e quotidiani. Uno sport essenzialmente solitario, anche se nelle grandi corse si applica la strategia di squadra. Ma nei lunghi mesi di preparazione, il ciclista professionista, è un uomo solo.
Un autentico sportivo che se ne va per la sua strada, libero, indipendente.
Si alza, fa colazione, inforca la sua bicicletta e parte.
Viaggia per centinaia di chilometri, da solo, ogni giorno, tutti i giorni, con gli occhi puntati sul cronometro sistemato sul manubrio, alla ricerca della massima armonia d'equilibrio psico-fisico tra cuore, polpacci, polmoni. E mente.
Uno sport da eroi.
Uno sport d'altri tempi.
Il ciclista è un uomo solo, parla soltanto con i pedali, osserva il paesaggio, si nutre di aria.
Per lui, respirare è tutta la vita.
Poi, quando arriva il giorno della gara, ci aggiunge la carica agonistica necessaria per competere.
E si lancia. Va.
Nel 1997, a 24 anni, vince il Tour de France, il più grande traguardo per un ciclista professionista su strada.
Poi, alle Olimpiadi di Sidney nel 2000, arriva anche la medaglia d'oro.
E in seguito anche ben tre titoli mondiali.
Un grande.
Ma nel 2006, proprio alla vigilia dell'inizio di un nuovo Tour de France, piombano i nos francesi e spagnoli,  bloccano la gara, arrestano decine di ciclisti, alcuni dei quali famosi: la celebre (per chi segue lo sport) Operaciòn Puerto. Il nostro Ullrich viene coinvolto, sospeso dalla sua squadra e infine licenziato. Eventi che accadono nello sport. Lui nega tutto e indica il complotto. Inizia il tormentone. Tutti confessano, tranne Ullrich. Il 26 febbraio del 2007 si ritira dall'attività agonistica. Due mesi dopo, specifiche analisi sanguigne rivelano la sua colpevolezza e viene espulso con infamia. Il 2 giugno 2007 gli tolgono la medaglia di Sidney, ma nel marzo del 2010 viene accolto il suo ricorso, giudicato innocente, e così mantiene le medaglie. Tutte.
Finalmente vince la giustizia.
Nell'estate del 2010 viene preso da una malattia da stress, la cosiddetta "Sindrome da burnout" e finisce ricoverato in un ospedale svizzero per sei mesi. Si riprende e comincia di nuovo a correre, non agonisticamente.
Ma il 9 febbraio del 2012, il Tribunale di Losanna lo inchioda, accogliendo il ricorso dei pm della Unione Ciclistica Internazionale e lui viene definitivamente condannato. Esce per sempre di scena dichiarando di essere stato vittima di una infamia, una congiura, l'invidia, l'odio, il complotto.
Nell'estate del 2012 la vita gli regala il terzo figlio, Toni, la cui nascita lo commuove rasserenandolo. E nell'autunno del 2012 si fa costruire una speciale imbrigliatura intorno al corpo, per andare in bicicletta a fare lunghe passeggiate con il figlioletto di pochi mesi, attaccato al petto, per fargli respirare una buona aria.
E lì, in quella estrema solitudine di sempre, inizia un colloquio afono con il suo ultimo erede.
Uomo schivo, discreto, macina e macera dentro di sè il suo dramma interiore senza condividerlo con la sua amata compagna e madre dei suoi tre figli. Si tiene tutto dentro.
Finchè, il 18 giugno del 2013, prende una decisione epocale.
Convoca una conferenza stampa e confessa, dopo tanti anni.
Senza alcun bisogno di farlo, il che rende la sua confessione ancora più legittima e interessante.
Confessa di essersi dopato, di aver vissuto una vita di bugie, di falsità, di essere riuscito a ingannare tutti, i compagni, il suo allenatore, sua moglie, i giudici, gli inquirenti. Soprattutto il pubblico.
La sua confessione, dal punto di vista strettamente legale, non aggiunge nè toglie nulla.
Le inchieste sono state chiuse da tempo. La sua condanna è definitiva. Lui ha, ormai, 40 anni.
Ma il rapporto con l'innocenza di quell'infante, suo figlio Toni, gli ha illuminato la via.
"Ho sentito il bisogno di assumermi le responsabilità in proprio come essere umano, come individuo e come sportivo" dichiara "e sento il bisogno di dover confessare in pubblico. La confessione è d'obbligo".
Ancora una volta, Jan Ullrich fa da battistrada.
Lo fa da ariete tedesco pensante.
E ci mostra la strada da percorrere, quella di cui noi italiani abbiamo davvero bisogno, estremo bisogno ed estrema urgenza, per cercare di arginare lo sfacelo che Letta-Alfano stanno architettando a nome dell'Europa ai nostri danni.
Intrappolati nel consueto gioco ideologico di uno scontro tra giustizialisti e garantisti, che nel corso dei decenni è servito solo e soltanto ad avviare piattaforme di sostegno per malandrini e criminali di varia natura,  in Italia non è mai stata lanciata con forza la richiesta di "confessione spontanea", la chiave di volta per uscire dal guado.
Ne abbiamo bisogno.
Necessitiamo l'inizio della "stagione delle confessioni mediatiche": per salvare la Patria.
In tal modo ci si sottrae dalla faziosità nel sostenere le uniche due strade fin qui battute con risultati zero: l'ipotesi garantista (che in Italia diventa tana libera per tutti) e quella giustizialista (che in Italia diventa daje addosso a quello che si oppone alle tue idee) entrambe ridicole, inefficaci, inutili, fuorvianti,.
Abbiamo bisogno di dare il via a una stagione di surreali e nuovi slogan creativi, del tipo "uno cento mille Jan Ullrich" da applicare subito, ad esempio, al campo mediatico.
Abbiamo bisogno di sentire qualcosa di vero e qualche verità riconoscibile.
Non è certo un caso che la vicenda Ullrich sia passata sotto silenzio.
Così come non è un caso che nessuno, in campo mediatico, abbia prestato la benchè minima attenzione a un episodio che si è svolto a Roma, nell'aula del tribunale penale, il pomeriggio di giovedì 20 giugno 2013, quando l'imputato -così come la Legge gli consente- si è alzato in piedi e dopo essere stato presentato dai suoi legali ha sostenuto di "voler fare delle dichiarazioni spontanee". Ha fatto un metro, poi ha cominciato a sudare e tremare e infine è svenuto cadendo come un baccalà. E' stato trasportato in sala rianimazione al più vicino ospedale dove tuttora risulta ricoverato sotto prognosi riservata.
L'uomo si chiama Luigi Lusi. Aveva detto che avrebbe raccontato per filo e per segno il perchè, il come, il quando, il per conto di chi, di che cosa, e per quanto, relativo alla sottrazione di 24 milioni di euro dalle casse del gruppo politico della Margherita. Sta in ospedale. Il suo legale ha detto che non parlerà più, peccato. Forse anche lui è stato colto dalla "sindrome di burnout" che, come spiega l'esimio psichiatra Abrahams "colpisce per lo più individui socialmente importanti con incarichi di responsabilità, i quali, una volta colti in fallo, non riescono a sostenere l'impressionante carico di bugie che scelgono di dichiarare e le sinapsi del cervello procurano dei micro corto circuiti: milioni e milioni di cellule bruciano naturalmente e poco a poco le funzioni degradano. Si può anche morire".
Di questo abbiamo bisogno: confessioni mediatiche spontanee.
Sia a destra che a sinistra che al centro. Dovunque e comunque. Senza motivo.
Per spiegarci come sia stato possibile tutto ciò.
Un mese fa, sono stato testimone dei 124 secondi dell'inizio di quella che, lì per lì, avevo immediatamente identificato come la potenzialità dell'inizio di una confessione mediatica molto utile per la nazione, perchè di sicuro (così pensavo con ingenuità utopistica) avrebbe prodotto un effetto di emulazione.
Il confessante era Bruno Vespa.
Il confessore, in quel caso specifico, era Michele Santoro.
Si trattava di una trasmissione speciale sulla strage di Capaci, in memoria di Falcone, e sulla trattativa stato-mafia. C'erano i consueti ospiti da Santoro, con l'inedita aggiunta di Bruno Vespa, davvero inusuale per la trasmissione "Servizio Pubblico". I soliti interventi retorici privi di sostanza, mascherati da gloriosi scoop. Tutta fuffa. Il povero Falcone si rivoltolava nella tomba disgustato. A un certo punto, dopo un paio di interventi di maniera, Bruno Vespa insiste nel prendere la parola, proprio nel momento in cui avevo deciso di spegnere il televisore. Ma il viso di Vespa mi aveva colpito e quindi avevo deciso di rimandare. All'improvviso, invece dell'abituale mimica dell'amico degli amici che contano, il volto di Bruno Vespa mi era sembrato attraversato da una inusitata corrente di autentico dolore esistenziale. Se avesse avuto un rosario in mano, in quel momento, sono sicuro lo avrebbe stretto con vigore per prendere forza. D'un tratto aveva assunto l'aria di un uomo vero, non più un robot mediatico. Con voce molto bassa, quasi sussurrando, disse: "Mi ricordo qualche tempo fa, nell'organizzare una puntata, avevo incontrato un alto funzionario dei servizi il quale mi aveva detto che la strage di Capaci li preoccupava molto agli Interni, perchè era stata identificata come "una strage destabilizzante per la nazione". Io dissi, ingenuamente: beh, lo sono tutte. E lui, di rimando: ah no! Proprio no.  In Italia, soprattutto in Italia, ce ne sono state eccome di stragi che hanno avuto, invece, una funzione molto stabilizzante ed erano necessarie". Si interrompe un attimo, con lo sguardo lucido, e poi aggiunge: "Insomma, immaginate un po', uno come me, che aveva sempre sostenuto ciò che sostenevo, che invece prende atto, così, "ufficialmente" del fatto che sono esistite anche stragi stabilizzanti. Tant'è vero che...." A questo punto Santoro lo interrompe, gli toglie la parola, passa ad altro come se Bruno Vespa avesse detto una quisquilia gossip, e non gli restituisce più la parola. Fine dell'episodio.
Va da sè che di questa vicenda non si è mai più parlato.
Nella mia mente, questi importantissimi 124 secondi di Bruno Vespa fanno da pendant a un episodio cruciale verificatosi in quel di Modena nel luglio del 2011, in seguito a una serie di contestazioni da parte dei cittadini contro il sindaco accusato di essere poco chiaro rispetto ai rapporti tra banche locali, istituzioni e criminalità organizzata. Il sindaco, irritato, era esploso e aveva detto nel corso di una affollata conferenza pubblica: "Sentite un po', se io adesso convoco il generale comandante della guardia di finanza della Legione Emilia Romagna, insieme ai carabinieri, e dò loro il via libera per arrestare i più importanti responsabili locali che si sono accordati con la criminalità organizzata, lo sapete che cosa succede? Li arrestano tutti entro due ore. Questa notte, sotto casa mia, c'è la folla, voi tutti ad applaudire entusiasti della vicenda. Domattina, sarei costretto a dimettermi, ad andare in esilio, odiato e disprezzato da tutta la comunità. E lo sapete perchè? Perchè l'intero comparto industriale da Parma a Rimini crollerebbe e finireste tutti in mezzo alla strada e io verrei identificato come il responsabile del vostro fallimento". Tutti zitti gli diedero ragione.
Va da sè che di questa vicenda non si è mai più parlato.
I dati lo confermano, sono ufficiali: la Regione Emilia-Romagna è diventata la zona d'Europa dove c'è la più massiva concentrazione di investimento da parte della mafia siciliana, della 'ndrangheta calabrese e della camorra napoletana, tutte e tre insieme, che hanno preso in pugno la situazione e controllano l'intero flusso finanziario, partecipando in prima persona e in maniera attiva al processo di de-industrializzazione in atto. Lo sanno tutti, in Europa, tant'è vero che a Bruxelles, al Parlamento Europeo, nobili deputati di lungo corso come il verde tedesco Daniel Cohn Bendit, ha definito la Regione Emilia-Romagna "il cancro del continente".
Abbiamo bisogno di confessioni mediatiche.
Abbiamo bisogno di imprenditori che scelgano la confessione liberatoria invece del suicidio.
Se non si dà inizio allo psicodramma nazionale collettivo del rendere pubbliche le vite vere, l'autenticità delle esistenze malate, denunciando la proliferazione di un sistema criminale invasivo che sta inquinando le coscienze, al punto tale da ammalare ormai individualmente anche i singoli soggetti nelle proprie case, non ci risolleveremo mai.
Non abbiamo bisogno di nessun aiuto esterno.
Non abbiamo bisogno di nuove leggi.
Non abbiamo bisogno che questo straccio di governo ridicolo faccia nulla.
Non abbiamo bisogno di un altro governo con intese ancora più larghe oppure ristrette.
Abbiamo bisogno di Verità condivisa.
Come quella di Jan Ullrich.
E' necessario dare inizio a una campagna di "confessioni mediatiche" come quella -estremo paradosso- che aveva iniziato Bruno Vespa con i suoi magri 124 secondi di intervento, ospite di Michele Santoro.
Vogliamo sentire i giornalisti che confessano -e noi li capiremo- spiegandoci e raccontando perchè e come si vendono, si sono venduti. Per quanto tempo, per quanti soldi, fino a quando.
Vogliamo ascoltare la voce di imprenditori che oggi piagnucolano perchè stanno sull'orlo del fallimento, ma non hanno mai raccontato ciò che facevano negli anni belli, quando bastava un bonifico dalla banca giusta al conto corrente giusto per garantirsi il paese di Bengodi, senza interrogarsi sul fatto curioso che il destinatario fosse un povero e anonimo pastore di capre sulla Sila. Pensavano forse che fosse gratis?
Che ci raccontino la loro storia vera, come ha fatto Ullrich.
Come stava per fare Lusi, ma si è sentito male ed è finito in sala rianimazione all'ospedale.
Come aveva raccontato Bruno Vespa con una autentica confessione, anche se si trattava del segreto di Pulcinella, ma pur sempre fondamentale se veniva usata come il filo utile per districare la matassa.
Per questo motivo mi piace ciò che ha fatto Jan Ullrich.
Per questa ragione non mi piace la rampante sicumera di Josefa Idem, da sempre ben protetta dal PD che le ha fatto da utile ombrello, la quale, nell'agosto del 2012, senza nessun bisogno apparente, di ritorno da Londra, si lanciò in una sua personalissima -nonchè incomprensibile- campagna individuale contro Grillo e contro il M5s, facendo capire che l'etica dello sport (per lei) altro non era che un passaporto verso ben altre medaglie sociali, ben più utili in tarda età, quando la biologia condanna al ritiro dall'attività agonistica.
Il fatto di aver dichiarato "ho talmente tante cose da fare sempre che l'ultima mia preoccupazione è controllare se è stata o meno pagata una fattura o una bolletta: è stata una dimenticanza colpevole del mio commercialista" una frase che è figlia dell'arroganza sposata al disprezzo della cittadinanza.
Sono atti e piccoli eventi come questo che suonano la campana a morto del PD.
Noi dobbiamo andare verso la strada opposta a quella indicata da Josefa Idem e dal governo italiano.
Forse, per loro "il governo del fare" sta per "fare a modo nostro i nostri comodi".
Sono due le grandi scelte a monte da fare, e guarda caso, per un incredibile caso del destino, vera e propria astuzia della Storia (direbbe Hegel) ci vengono da due tedeschi, due sportivi, due forti personalità.
O si fa come Jan Ullrich o si fa come Josefa Idem.
Sono i due simboli dell'Italia di oggi: ciò di cui necessitiamo e ciò di cui ci vergogniamo.
Ben vengano i Tommaso Buscetta della cupola mediatica e dell'imprenditoria collusa.
Li accoglieremo a braccia aperte e con rispetto.
Garantiamo perfino un'udienza papale.
Sono convinto che Papa Francesco sarebbe entusiasta all'idea che in Italia è iniziata la grande stagione delle confessioni mediatiche.
Senza di queste, non può accadere nulla.







venerdì 21 giugno 2013

E' iniziata l'applicazione M5s 2.0: è nato il "costruzionismo parlamentare". La cupola mediatica perde la testa, alla camera insultano i grillini e mandano deputati a minacciare gli onorevoli M5s al bar della bouvette.


di Sergio Di Cori Modigliani


"Berlusconi è un vero cialtrone, oltre che un irresponsabile: ha devastato l'economia italiana distruggendo la credibilità internazionale della nazione e spingendola in un baratro dal quale noi l'abbiamo salvata".
                                                               
                                                                               Mario Monti. 20 Febbraio 2013

"Il comportamento attuale di Silvio Berlusconi è davvero esemplare e merita elogi e rispetto. Ancora una volta sta dimostrando di essere il più abile e migliore uomo politico italiano. La sua modalità di reazione di fronte ai temi della giustizia e agli esiti dei suoi processi gli fanno davvero onore".
                                                                               Mario Monti. 20 Giugno 2013

Tempi davvero duri per i puri di cuore. 
Da oggi, "ufficialmente" il M5s, in quanto movimento politico rappresentato in parlamento come seconda forza nazionale numerica, è entrato nella applicazione 2.0.
E' iniziata la fase del "costruzionismo parlamentare".
E naturalmente si è subito innalzata con aggressività, perfidia civica, e diffusione mediatica di falsità e diffamazione, la soglia di sbarramento da parte dei difensori dello status quo.
La fase "M5s 2.0" al suo secondo giorno di attività ha ottenuto subito un immediato successo.
Da qui il nervosismo parossistico che sta gettando l'attuale governo in carica in uno stato di crisi di nervi. 
Ma è bene proseguire con un certo ordine.
Tante le notizie del giorno su cui riferire ma è bene attenersi soltanto alle tre principali.
Sulla prima pagina del mio quotidiano surrealista, divenuto ormai internazionale (l'edizione originale è scritta in inglese e francese) si legge il titolo centrale: "La senatrice Gambaro espulsa in rete dal movmento a cinque stelle: vincono i danesi, in netta minoranza gli incaniani e i bangladeshiani". 
Spiegazione del titolo: in Italia, essendo ormai impossibilitata la pratica della professione giornalistica diciamo così "normale", la situazione reale ha spinto gli impiegati della cupola mediatica a quello che in apparenza sembra una modalità creativa e fantasiosa del linguaggio, non lo è. Si tratta della applicazione scientifica di alcune particolarità specifiche nella programmazione e manipolazione neuro-linguistica dei lettori, al fine di manipolare le loro coscienze. Approfittando del fatto che, per nostra disgrazia, siamo scivolati al 69esimo posto al mondo come libertà di stampa, puntano sul fatto (dato statisticamente probabile e accertato) che nessuno noterà nè protesterà se entro il 2013 scendiamo al 74esimo o all'81esimo posto. Il livello della professione -vedi immagine in bacheca che riporta la prima pagina del quotidiano governativo l'Unità in data 21 giugno 2013- è talmente degradato che non viene più neppure commentato dalla stampa estera di nazioni civili. Ci hanno mollato al nostro destino ingrato (notazione che vi pregherei di non sottovalutare). Hanno semplicemente preso le distanze da noi, attuando un comportamento comprensibile: non rilasciano più esclusive, ad hoc e ad personam, a giornalisti italiani, considerandoli al di sotto del livello medio necessario per poter aspirare ad avere una intervista in esclusiva con, che so io, la regina Elisabetta, il presidente Obama, il direttore generale dell'Onu, ecc. I giornalisti italiani sono stati estromessi dal circuito dell'informazione internazionale (certo a voi non ve lo vengono a dire) e l'amena pattuglia di impiegati dilettanti di cui è composta, per lo più e salvo poche eccezioni, la cupola mediatica, si avvale ormai di copia e incolla rubati alla rete, commenti e opinioni di sciagurate cariatidi in odor di muffa, e si arrapano da matti, in un tripudio di creatività ritrovata, soltanto quando accade o si verifica un avvenimento che coinvolge anche il M5s. Lì si scatenano. E inventano, creano, immaginano, falsificano, manipolano. Il M5s, per loro, è  il Viagra Mediatico. Se non c'è una notizia che riguarda il movimento, sono condannati a certificare mosciamente ogni giorno quisquilie irrilevanti, assurdità inconcepibili, veline messe a disposizione -a seconda del committente- dalla mafia siciliana, dalla 'ndrangheta calabrese, dalla camorra napoletana, dallo Ior, dall'Opus Dei, da prenditori e predatori laici (travestiti da imprenditori), dal sistema bancario e finanziario nazionale (sono rappresentati in campo editoriale da Berlusconi, Cairo e De Benedetti), dai colossi della finanza speculativa internazionale, dal Bilderberg, dall'Aspen Institute, dall'FMI, dalla BCE, dagli eredi dei fascisti, dagli eredi dei comunisti, dagli eredi dei democristiani. Va da sè, senza pubblicare nè menzionare mai le notizie relative a eventi della realtà attuali che riguardano l'economia in netto sfacelo, il degrado civile, l'appropinquarsi a passi da gigante di uno stato di emergenza finanziaria allarmante.
Si può andare dal falso conclamato all'invenzione pura, dalla calunnia ben congegnata alla denigrazione subdola, con il fine neppure dissimulato e in alcuni casi spero inconsapevole, di creare nell'opinione pubblica disgusto per la politica, allontanamento dall'attività civica, un sottile strato di depressione collettiva, con l'obiettivo di creare alla fine (anche la pazienza della gente ha un limite e loro lo sanno) un aumento vertiginoso del distacco definitivo, dell'avvilimento, dell'indifferenza, che produrrà -è ciò che molti sperano- un ingigantimento abnorme dell'astensione dal voto. Si punta alla garanzia di avere governi perenni ed eterni con maggioranze consociative composte da formazioni decotte, le quali, tutte insieme, riusciranno a raggiungere sì e no il 10% della popolazione. E costa anche meno. 
Tutto ciò lo si ottiene con le parole. E con l'uso delle parole.
E così (parlo qui dell'affaire Gambaro, che non è la mia prima notizia) gli eletti in parlamento nel M5s, invece di essere presi in considerazione come esponenti e rappresentanti  di quella parte che vede nella coerenza, nella fedeltà alle regole, nel rispetto e nella salvaguardia del patto sancito tra eletti ed elettori, vengono definiti talebani (riprendendo una definizione riferita da una eletta del M5s)   
L'idea è buona, bisogna ammetterlo. 
Introduce il concetto che siano 
a) nemici della nazione italiana (siamo in Afghanistan in guerra contro i talebani: loro sono, ufficialmente, legalmente, tecnicamente, militarmente "nemici della Repubblica Italiana") 
b) integralisti di stampo religioso privi di facoltà raziocinanti 
c) aspiranti suicidi terroristi 
d) appartenenti a una tradizione politico-culturale-esistenziale che è situata al di fuori di quella italiana nazionale. 
Costoro (cioè i "talebani") si oppongono ai cosiddetti "dissidenti". E qui si introduce, invece, un concetto alto e minaccioso. Si attribuisce così una valenza intellettuale profonda e martoriata ad alcune specifiche persone, perchè il termine "dissidente" evoca Sakharov, il premio nobel cinese attualmente in galera, i fratelli Rosselli, Pablo Neruda sotto Pinochet, ecc. Costoro, quindi, vengono presentati come un gruppo di persone che sta lottando per la libertà democratica della nazione e teme per la propria incolumità fisica e morale. Vanno quindi salvaguardati come patrimonio della collettività. Il paese abbocca e la cupola mediatica ci fa credere che il M5s sia spaccato tra integralisti violenti filo-mussulmani e poderosi artisti e scienziati di chiara fama, combattenti per la libertà di pensiero.
A questo servono i nomi.
Ecco il perchè del mio titolo. Sul mio quotidiano surreale, i "talebani" diventano "i danesi". Perchè no?
In realtà, ciò che loro vogliono, è affermare dei principi di lavoro collettivo, di affermazione della legalità, e di rispetto della coerenza normativa e dei patti sanciti tra uguali che sono la caratteristica quotidiana (beati loro) dell'attività politica dei danesi. Se pensano a un'Italia che vorrebbero, di sicuro Di Maio, Di Battista, Lombardi, Sibilia, per fare qualche nome, la immaginano molto più simile a Copenhagen o ad Amsterdam che non a Kabul. Mi sembra ovvio.
Quindi, da oggi, per me sono diventati "i danesi".
I cosiddetti dissidenti, di cui finora nessuno ha fornito prova della loro corporatura intellettuale, invece, sono "incaniani", ovvero eredi degli Incas, simpatica etnia scomparsa nel nulla di cui non è rimasta traccia alcuna, essendo l'unica etnia india americana che si dichiarò entusiasta di collaborare con la Chiesa e il Re di Spagna. I Maya e gli Aztechi, invece, si rifiutarono. Di loro si conservano molte tracce, testimonianze, documentazioni. Degli Incas no. Il loro ultmo re, eletto direttamente da Roma, assisteva personalmente alla decapitazione dei suoi uomini migliori, rei di non aver accettato la conversione al volere politico e spirituale degli spaniardi vaticanensi. Così come il movimento indipendentista del Bangladesh, ingoiato e scomparso nel nulla, in seguito a un inatteso (per loro) e sorprendente accordo consociativo tra India e Pakistan, con la benedizione russa e cinese, per spartirsi le loro risorse condannandoli a perenne miseria, anonimato, e dimenticanza.
E così abbiamo danesi contro bangladeshiani.
Se l'italia fosse più matura li avrebbe identificati semplicemente come quelli che hanno compreso a che serve il movimento 5 stelle e quelli che o non avevano capito o hanno cambiato idea strada facendo, tutto qui.
Ma non avrebbe prodotto gossip politico, il pane de L' Unità, La Repubblica, L'Espresso, La7, Rai, Mediaset.
Potete pensarla come volete, ma le parole, i nomi, sono importanti..

Veniamo all'altra notizia di cronaca: alcuni deputati del M5s hanno denunciato gravi episodi di attacchi verbali da parte di un collega parlamentare e anche da un giornalista al bar di Montecitorio. A raccontare il tutto è stato un giovane giornalista che fa l'editorialista politico in rete per il sito "polisblog". Ecco qui di seguito il suo breve pezzo di cronaca, che potete trovare per intero anche su http://www.polisblog.it/post/127689/i-deputati-m5s-denunciano-minacciati-e-insultati-da-colleghi-e-giornalisti 

I deputati M5S denunciano: minacciati e insultati da colleghi e giornalisti




Scritto da: Guido Del Duca - mercoledì 19 giugno 2013

I deputati M5S denunciano: minacciati e insultati da colleghi e giornalisti

Non sono giorni facili per i parlamentari grillini: come se non bastassero le spaccature interne, i sit-in per difendere Grillo e le espulsioni dei dissidenti, ora se la devono vedere anche con l’ostilità di colleghi e giornalisti. È questo il quadro che emerge da due episodi denunciati oggi dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle

Il primo episodio si è verificato al bar di Montecitorio: Di Maio sostiene che ieri la deputata grillina Dalila Nesci è stata aggredita verbalmente, assieme ad altri colleghi, da una giornalista dell’Unità. Il fatto è stato confermato da altri deputati a 5 Stelle, anche su Twitter e Facebook. Secondo la ricostruzione dei grillini, durante una pausa dei lavori parlamentari Nesci e altre due deputate sono state pesantemente apostrofate da una giornalista, apparentemente senza motivo. Si è poi capito che la giornalista era dell’Unità, e che assieme ad altri colleghi stava intervistando la “dissidente” Paola Pinna. Secondo l’agenzia di stampa DIRE sarebbero stati i deputati grillini a interrompere l’intervista apostrofando Pinna e i giornalisti e causando così la reazione dei cronisti. Più grave l’episodio avvenuto oggi, quando il M5S ha provato a fare ostruzionismo nella discussione sul ddl emergenze. Durante uno degli interventi, il grillino Angelo Tofano ha preso la parola accusando Angelo Cera di Scelta Civica di averlo minacciato dicendo “Ti do un pugno che ti ammazzo”, e poi di aver insultato lui e Alessandro Di Battista definendoli un “cogl..ne” e un “mezzo cogl..ne”. I grillini hanno anche annunciato che pubblicheranno un video che testimonia la circostanza, che peraltro non è stata smentita dall’interessato. Cera ha infatti ammesso di aver avuto un diverbio con i deputati grillini e di aver detto la frase minacciosa come un’esagerazione. La vicenda è però stata messa a verbale dalla presidenza dell’Aula.

Ma questo involgarimento brutale della relazionalità politica, questo imbarbarimento del costume esistenziale sociale, non esplode in questi giorni a caso. E' la reazione isterica, smodata, aggressiva e incivile, di un potere -.quello di PD, PDL e Lista Monti- che si rende conto di non avere a disposizione nessuna arma legale per poter contrastare con efficacia la fase di M5s 2.0, quella che io definisco "il costruzionismo parlamentare".
Di che si tratta?
Archiviata la questione Gambaro, risolta la pratica diarie, e quindi finalmente liberati da queste ossessività mediatiche compulsive, si sono liberate, tra gli inesperti deputati e senatori, delle nuove energie pragmatiche, frutto di letture specifiche, studi, applicazioni e un minimo di esperienza (90 giorni) necessaria e sufficiente per comprendere la modalità delle componenti tecnico-formali, utili per poter svolgere un lavoro funzionale in parlamento. Il nemico più efferato, in questa fase, è il PD. C'è una ragione, ed è ovvia e molto chiara. Poichè gli eletti M5s hanno scelto e deciso di gettarsi all'unanimità e a pieno regime con l'acceleratore a tavoletta nella pratica "dell'ostruzionismo legale in quanto gruppo politico di opposizione" (così hanno riferito formalmente agli elettori) hanno prodotto immediatamente un effetto disastroso e penalizzante per i piddini e per la parte mediatica che li rappresenta. Ogni connazionale pensante, infatti (parlo di quei tanti dormienti ma in buona fede) che in questi anni pensavano che il PD facesse opposizione, hanno adesso la possibilità e l'opportunità di toccare con mano che -tanto per fare l'esempio più spicciolo e immediato- il fatto che tra ottobre del 2008 e maggio del 2013 i deputati del PD non avessero mai combinato nulla e non fossero riusciti mai a ottenere nessun risultato tangibile derivava semplicemente dal fatto che non facevano alcuna opposizione. Nel momento in cui gli eletti di M5s, qualche giorno fa, si sono liberati delle diverse trappole mediatiche gossip e sono passati all'attuale fase M5s 2.0, l'idea stessa della "opposizione fattiva e pragmatica come concetto legale della pratica politica parlamentare" è inconcepibile. Il PD, nella sua breve e asfittica vita (è nato nel 2008) non si è mai opposto a nulla. Non lo hanno fatto neppure negli anni precedenti quando erano immargherinati, olivati, diessati, laici e credenti uniti, comunisti e non. E' una intera generazione di politici cresciuta all'ombra del consociativismo basato sull'applicazione di una omertà mentale complice e clientelare, vecchia, desueta e perdente quindi, per loro, l'idea stessa di "opposizione" è inconcepibile. Abituati a scendere in campo soltanto e unicamente dopo che i big marpioni avevano preso accordi selettivi e chiari nello spogliatoio con gli arbitri e i guardalinee, si rendono conto -oggi- di non essere in grado di poter neppure ventilare l'ipotesi di una partita in cui si seguano delle regole valide per tutti.
Cioè, si gioca una partita non truccata: chi è maggioranza sostiene il governo fedelmente, chi invece è all'opposizione gli va contro e usa l'ostruzionismo per combattere decreti considerati "lesivi della dignità civica della cittadinanza" così come viene sancito, consentito e suggerito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
E veniamo quindi alla terza notizia del giorno, la prima veramente politica, quella che sta smascherando l'inutilità miope, cieca, e sorda dell'attuale governo in carica.
Che cosa è successo?
E' successo che il governo Letta ha proposto una serie di disposizioni di governo sulla "emergenza ambiente", una delle cinque stelle del movimento. I deputati di M5s presenti nelle singole commissioni, dopo aver vagliato la proposta governativa hanno presentato degli emendamenti. A questo punto è scattata la consueta procedura. La maggioranza rubrica gli emendamenti, convoca l'opposizione e dice loro: "ok, abbiamo capito, trattiamo". E lì inizia il gioco legale e parlamentare della politica vera e propria, basata su un rapporto di forza delle rappresentanze di interessi e di blocchi sociali. E se l'opposizione fa il suo lavoro, cioè dice durante la trattativa "questa Legge non va bene per il paese, è necessario modificarla in questi 5 punti altrimenti noi attueremo uno stato di ostruzione permanente per impedire che la situazione del paese peggiori, impedendone l'applicazione," mette la maggioranza nella condizione di accettare un "compromesso" tra le parti accogliendo alcuni punti per impedire che si verifichi l'abbattimento della democrazia parlamentare, ovverossia non considerare più legittima la rappresentanza della volontà popolare espressa da quello specifico numero di deputati e senatori che hanno ricevuto specifica delega da parte di blocchi sociali per affrontare la grave emergenza del paese. Quando la maggioranza fa così, allora vira verso l'applicazione di un dispositivo (ancorchè legale) pericoloso: finge di vivere in un mondo parlamentare dove l'opposizione non esiste, e vara soltanto decreti legge sui quali chiama a raccolta i propri chiedendo la fiducia ogni volta. Come faceva Mario Monti. Questa volta è accaduto di peggio. La maggioranza ha convocato l'opposizione di M5s, si sono riuniti, ha finto di accettare alcuni emendamenti...ha finto di accettarli....e poi quando il relatore impiegato di turno ha riconsegnato il testo ha abolito gli emendamenti sui quali era stato chiuso l'accordo poche ore o giorni prima.
E così, il ministro dei rapporti con il parlamento, on. Dario Franceschini, senza fornire alcuna spiegazione su questa atroce violazione del, diciamo così, decoro esistenziale minimo, si è presentato in aula sostenendo che "l'atteggiamento ostruzionista dei deputati del M5s mi costringono a fare una cosa che non avrei voluto fare: bypassare la discussione in aula e chiedere la fiducia alle camere" accusando l'opposizione di aver osato opporsi. Il gruppo di Sel si è piegato immediatamente sostenendo che voterà la fiducia. La stessa cosa è stata fatta dai deputati che fanno riferimento a Civati e il governo ha smascherato il proprio gioco regalando a M5s un bel goal in contropiede: ha dimostrato la propria scorrettezza, la propria nolontà a un rispetto delle regole del gioco, la propria inadeguatezza di fronte alla crisi, la propria mancanza di un progetto, di una riforma, di una proposta il cui fine sia quello di migliorare di qualche grammo l'emergenza nazionale.
 Il deputato M5s, Alessio Villarosa, è stato il più veloce a comunicare alla stampa, alle televisioni e all'opinione pubblica pensante il proprio sdegno e indignazione. Chi è interessato può guardare il video della sua intervista riproposto in rete dal sito "affari italiani" su  http://www.affaritaliani.it/coffee/video/villarosa-m5s.html .
C'è anche un'altra fonte, la seguente, che è stata diffusa in rete per dare opportunità a chi vuole comprendere: Fonte: VISTA Agenzia Televisiva Parlamentare / Alexander Jakhnagiev.
Il deputato Andrea De Maria, membro esecutivo della presidenza del gruppo PD alla Camera, ha definito il comportamento dei suoi colleghi del M5s "un comportamento irresponsabile". Il deputato di Scelta Civica, Angelo Cera, invece, secondo la ricostruzione fatta da Daniele Martinelli, uno dei responsabili per la comunicazione del M5s alla Camera "ha offeso ripetutamente in Aula i deputati del M5s nel corso di una consueta prassi. Inutilmente i deputati Sibilia e Fraccaro ne hanno chiesto l'espulsione. Pubblicheremo un video di quanto è successo per dare la possibilità alla cittadinanza di poter toccare con mano". 
Questa è l'aria che circola a Montecitorio. 
Il deputato del PD Dario Ginefra, ha convocato la stampa e ha detto: ''il Gruppo del M5S alla Camera e' impegnato in una delle piu' vetuste tecniche parlamentari di ostruzionismo parlamentare. Il M5S non riuscira' con queste armi di distrazione di massa a dirottare l'attenzione dell'opinione pubblica dai clamori generatisi a seguito dei casi di espulsione che lo riguardano''. L'idea del PD, quindi, consiste nel fatto che -secondo loro- la fase del "costruzionismo parlamentare" sia una manovra per non parlare della Gambaro.

Questa atmosfera bellica in parlamento è stata originata dal primo atto di M5s 2.0, una interrogazione parlamentare effettuata martedì 18 giugno 2013 da parte dell'onorevole Alessio Villarosa, che potete trovare su http://www.youtube.com/watch?v=x8uR5SWw7Ts nel caso vogliate ascoltarla a viva voce. Qui di seguito vi propongo il testo della sua interrogazione:
onorevole M5s Alessio Villarosa 
Discorso DL 54 Sospensione IMU, dichiarazione di voto ODG n° 26
primo firmatario 
VILLAROSA

Pesco, Barbanti, Cancelleri, Chimienti, Pisano, Ruocco


Presidente
Colleghi

Con questo ODG noi chiediamo di ridefinire il concetto di abitazione principale consentendo inoltre l'applicazione del dettato costituzionale richiamato prevedendo che l'imposizione IMU sia correlata alla effettiva capacità contributiva del cittadino.
Da quando è stata introdotta ho da sempre visto e sentito dispute sul tema.
C'era chi diceva che dovevamo ringraziare Monti per la splendida imposta, c'è chi invece indicava Berlusconi… 

Volevo quindi ricordarvi che L'IMU è stata introdotta nell'ambito della legislazione attuativa del federalismo fiscale dal Governo Berlusconi IV con il d.lgs. n. 23 del 14 marzo 2011 che ne stabiliva la vigenza dal 2014 per gli immobili diversi dall'abitazione principale (art. 8, comma 2°, d.lgs. n. 23/2011).
Il Governo Monti, con decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici (noto come "manovra Salva Italia"), ha modificato la natura dell'imposta rendendola di fatto un'ICI sulle abitazioni principali e ne ha anticipato l'introduzione, in via sperimentale, al 2012, prevedendone l'applicazione a regime dal 2015, incrementando sensibilmente la base imponibile, mediante specifici moltiplicatori delle rendite catastali. Quindi prima la crei, poi la distruggi e poi dai la colpa agli altri
Vorrei ricordare a tutti voi che La Carta Costituzionale difende il diritto alla casa agli artt. 2 e 3. 47 e 53

art 2 ci ricorda che 
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità

art. 3 ci recorda che 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

articolo 53
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva

art 47 va ancora più nello specifico ricordandoci che:
La repubblica Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione

Anche per esempi di questo genere, la nostra Costituzione è da molti considerata la più bella del mondo. Per molti è solidale, generosa, aperta, permissiva, disinteressata ma per il governo per noi deputati della camera è ancora così le nostre visioni del futuro sono solidali? sono generose ?? siamo disinteressati?
Perche se è così non potete chiudere gli occhi di fronte questo odg, noi chiediamo che venga definita cosa è una prima casa, noi chiediamo la creazione di un indicatore che stabilisca il limite entro il quale il diritto alla casa diventa inalienabile. 
I vecchi metodi che vi ostinate ad usare sono obsoleti e eludibili, non potete più chiudere gli occhi, questa legge negli ultimi cinque anni, utilizzando il tempo utile per realizzare le reali riforme che necessità questo paese,
- l'avete abolita, 
poi l'avete programmata, 
poi l'avete anticipata e 
Oggi la stiamo sospendendo…..per poi fra un mese ….chissà

Siamo veramente stanchi 

Per farvi un altro esempio una situazione simile l'abbiamo vissuta esattamente ….. ieri Il senatore berlusconi ha dichiarato: Il governo dica a Bruxelles: scordatevi il limite del 3% di deficit”
Vorrei ricordare al Senatore che Il fiscal compact e le regole sull'indebitamento netto massimo al 3% è stato approvato dal governo Monti scelto da PD E PDL e l'ha votato tutto il Pdl insieme ai compagni di viaggio del PD …. Smettetela di prendere in giro gli Italiani …. non se lo meritano …. non ce lo meritiamo.

Gli Italiani non vanno presi in giro, gli italiani stanno soffrendo, gli italiani sono delusi, la fiducia nel futuro è ai minimi storici a 30 anni i ragazzi non hanno la voglia di crearsi una famiglia ….. come siete riuscite a creare tutta questa sofferenza ……. come ? …... questo non lo dico io lo dicono i recenti risultati elettorali, la presenza al voto è scesa sotto il 50% ed è inutile che fate la gara a chi ha vinto e chi ha perso, non ha vinto nessuno e ha perso solo la democrazia.
Se voterete contro, continuerete solo a dimostrare la vostra incoerenza.
Questo non è populismo questà è la realtà dire realmente come stanno le cose non è solo un diritto è un nostro dovere.
 


Il deputato Di Maio, vice-presidente della Camera, tre giorni fa aveva dichiarato e scritto: "Oggi si inaugura l'era M5s dell'ostruzionismo in aula. Non hanno intenzione di far passare nessun nostro emendamento, tra questi alcuni importantissimi su tematiche ambientali e sui terremotati dell'Abruzzo per il bene dei cttadini". La deputata Laura Castelli di M5s ha dichiarato in data 18 giugno 2013: "Oggi inauguriamo l'ostruzionismo in Aula per onorare il decreto delle deroghe della vergogna". 


La maggioranza, quindi, è scandalizzata perchè si accorge e tocca con mano che esiste una opposizione.

La verità è che la crisi economica dilaga.
La situazione economica va peggiorando.
L'Unione Europea è molto preoccupata perchè sa benissimo che Letta-Alfano non sono in grado di realizzare nulla.
La riunione del G8 in Irlanda  si è rivelata una catastrofe per gli interessi nazionali. Non a caso, subito dopo la sua fine, la borsa valori di Milano ha cominciato ad andare drammaticamente sotto. Seguitano a salire soltanto le azioni di Mediaset, Mediolanum, e tutte le consociate di riferimento di Fininvest, le quali da quando si è insediato il nuovo governo, hanno avuto un rialzo pari al 75% del loro valore. E' considerata l'impennata positiva in borsa più forte che si sia registrata negli ultimi dodici anni. Sul mercato ciò che contano sono i dati reali. La borsa di Milano perde il 12% dagli inizi dell'anno e negli ultimi 28 giorni ha perso il 18%. E' la peggiore performance d'Europa nel 2013 e nel biennio 2011-2013 è la peggiore performance nell'intero emisfero occidentale. Perfino la borsa di Atene e Madrid vanno meglio
In un quadro come questo vi sembra normale che un quotidiano governativo come l'unità attribuisca la responsabilità dello stato attuale a M5s con caratteri cubitali come "Grillo è contro i terremotati"?
E' per questo che siamo, anzi, eravamo, a dicembre del 2012, al 69esimo posto al mondo come libertà di stampa.
Soltanto in Corea del Nord si verificano esempi eclatanti come questo.
Puntiamo al record storico assoluto.
Per fortuna c'è la rete e il lavoro di siti e bloggers impegnati nella diffusione di ciò che sta veramente accadendo.
Basta andare su Google e navigare, o seguire bloggers di vostro affidamento.
In tivvù e sulla stampa non riferiscono più i dati della realtà.
Non raccontano neppure ciò che accade in Parlamento.
Poco male.
Questo è il bello del mondo web.

buon week end a tutti.
Bevete tanta acqua.
Per il momento è ancora gratis.