giovedì 27 settembre 2018

Possono, i poveri, fare cultura? E quella cultura può fare mercato creando lavoro, diffondendo istruzione, abbassando il tasso di disoccupazione?




di Sergio Di Cori Modigliani

Chi ha gestito il potere mediatico e culturale in Italia, nel corso di questi anni, ha costruito una cappa di mistificazione pericolosa, davvero miope e suicida, incentrata nella costruzione di nuove mitologie tese a sostenere l'inevitabile primato della finanza sull'economia e, di conseguenza, quella degli economisti sui filosofi e gli artisti, che ha consentito di fondare l'atroce paradigma italiano (è un'idea originale solo dell'Italia) basato sull'assunto che da noi la "con la cultura non si mangia" oppure "la cultura non fa mercato".
A questo assunto è stata aggiunta, in parallelo, un'altra colonna dell'idiozia corrente che abbatte il concetto di idealità, di lavoro intellettuale e di attribuzione di valore a qualsivoglia attività dell'ingegno umano, sia in campo scientifico che artistico. L'Italia è diventato il Paese del mondo occidentale con il più basso indice di produttività culturale ma, soprattutto -caratteristica che ormai ci distingue da tutti gli altri- un paese in cui il valore intellettuale è stato sindacalizzato applicando il concetto base del liberalismo: la definizione del Lavoro come "costo" invece che come "investimento".
L'immane tragedia sociale che stiamo vivendo è basata su una falsificazione, divenuta argomentazione scontata che viene replicata di continuo senza che vi siano mai dei distinguo. Trappola micidiale alla quale i sindacati nostrani hanno dato un enorme contributo nel costruire il declino del nostro Paese. Non ho mai sentito un sindacalista famoso ai talk show televisivi rifiutarsi di usare il termine "costo del lavoro" sostenendo che vada invece usato il termine "capitale sociale d'investimento". Sono due mondi diversi e contrapposti.
Il nostro declino è il frutto dell'incorporazione di questa falsità.
Ciò che conta, ormai, è la capacità di seguire mode, parametri, statistiche e sondaggi invece che promuovere attività pensante. Si veicola il sentito dire, la frase a effetto, meglio se con sapore pragmatico.
Le idee non bastano, secondo alcuni. Invece, le idee bastano e avanzano.
Sono state le idee degli uomini e delle donne che hanno cambiato il mondo e il corso della Storia, certamente più di una Legge o di un dispositivo tecnico.
In un Paese come questo, porsi dunque la domanda del titolo di questo post, non ha alcun Senso. Da noi la Cultura non ha alcun valore per i ricchi, figuratevi per i poveri che devono badare a sopravvivere.
A nessuno verrebbe in mente di sostenere che la parte intellettuale dei poveri (una fetta consistente di cui non si parla mai) è in grado, oggi più che mai, di "inventare e fare mercato". 
E' accaduto, invece, nel XIX secolo, quando le condizioni erano ben peggiori di quelle odierne, è accaduto negli anni '50, è accaduto, ad esempio, in Argentina nel 2005.
L'esistenza dei "poveri" in Italia è stata sempre censurata. Da pochi anni, a tratti, qualcuno ne parla, ma sempre in termini statistici, o spirituali, o come "fenomeno" sociale che viene identificato come "piaga".
La mancanza di una classe intellettuale attiva e passionale, lucida, non schierata per motivi di bottega o narcisismo a favore delle segreterie dei partiti, ha prodotto una totale censura del dibattito come se i poveri fossero una specie di massa informe di individui affamati di cui, prima o poi, bisognerà occuparsi.
Pensando, va da sè, di cavarsela con delle briciole di carità stucchevole.
Nel frattempo si seguita a vivere come se i poveri non esistessero. Eppure esistono.
Fino a qualche decennio fa erano molto pochi. Poi, sono cominciati ad aumentare di numero, di volume, di spessore, di qualità individuali.
Ma i poveri non hanno nessuna possibilità di poter essere presi in considerazione come esseri umani se la loro condizione non viene alla ribalta e le loro vite non diventano visibili.
I poveri esistono da sempre, dagli albori della civiltà, basta leggere la Bibbia per capirlo.
Gli eventi biblici, dal sapore metaforico e simbolico, devono senza dubbio essere stato replicati in tutto il pianeta migliaia e migliaia di volte. I deboli sono morti, uccisi dal fratello prepotente. I forti, invece, ce l'hanno fatta.
Il primo povero deve essere stato qualcuno preso a sassate e calci dal fratello invidioso e malvagio ed è rimasto tramortito e sanguinante a terra. L'assassino se n'è andato a casa e la vittima, invece di morire, si è ripresa. Sofferente e in preda a un trauma per essersi accorto che il proprio fratello era un assassino, si è ritirato in un posto lontano incorporando un trauma individuale -l'abbandono, il tradimento, il sopruso, la violenza subìta- ma è sopravvissuto, inebetito dal dolore. E si è mescolato con altri poveri come lui. Nei millenni, i poveri si sono trasmessi questo trauma indotto, crescendo senza aver nessuna possibilità di recupero per via di una loro debolezza acquisita, essendo invece vincenti i violenti, i prepotenti, gli arroganti. I poveri, quindi, sono andati ad abitare nelle periferie del mondo.
I poveri sono l' Ombra, in senso junghiano.
Se non si incorpora la loro esistenza, si condanna se stessi a non vivere pienamente la propria, di esistenza, perchè non si ha accesso alla parte umbratile dell'essere umano, che è una parte fondamentale, proprio perchè la più emotiva, la più fragile, la più traumatizzata di fronte al più grande mistero della vita degli umani: l'esistenza dell'ingiustizia e della sperequazione sociale.
Socialmente i poveri sono delle non-persone, rese invisibili perchè non si prenda atto della loro esistenza.
Nella storia della civiltà del mondo è avvenuto che si siano mostrati e ribellati.
Pochissime volte è accaduto, ma è accaduto.
La più grande rivolta planetaria (quantomeno in occidente) dei poveri si è verificata 2.050 anni fa, nel cuore dell'Impero Romano, quando uno schiavo, Spartaco, organizzò la rivolta delle non-persone e sfidò Roma che, allora, traballò. Finì, va da sè, male. Ma l'idea della rivolta dei poveri venne interpretata come un pericolo talmente forte da obbligare il potere a dare un segnale molto forte, di terrore, di paura, di violenza. Dopo averli battuti in campo aperto, infatti, i romani, invece che riportarli in stato di schiavitù, scelsero di ucciderli tutti. Li crocifissero, uno ogni 25 metri, dal Campidoglio fino al porto di Brindisi, sui due lati della Via Appia. Li crocifissero vivi e obbligarono il popolo ad andare a vederli per non dimenticare. Il numero era talmente grande (si parla di decine di migliaia di persone, comprese donne e bambini) che i soldati impiegarono diversi mesi per coprire la distanza da Roma a Brindisi.
Ma fu efficace.
Talmente efficace che i poveri scomparvero dalla scena della Storia per quasi duemila anni, mèmori di quell'evento e terrorizzati all'idea di fare quella fine orribile.
I poveri, quindi, in Europa, crebbero e si diffusero in silenzio, discretamente, ai margini, mentre il potere costruiva teorie che ne giustificassero l'esistenza.
Fino alla metà dell'800, quando, nell'arco di soli cinque anni, dal 1845 al 1850, i poveri irrompono con fragore sulla scena sociale d'Europa.
Non è stato un politico, neppure un economista, a compiere questo miracolo.
Sono stati quattro artisti: un giornalista, un filosofo, un imprenditore, un romanziere, tutti attivi in quegli anni.
Loro hanno "inventato" i poveri, perchè li hanno resi visibili e hanno reso palese e condivisibile la narrativa esistenziale delle loro vite, li hanno sdoganati obbligando il resto della società a prendere atto della loro presenza umana.
Tre dei quattro che hanno realizzato questo evento rivoluzionario, va da sè, erano poveri, poverissimi. Il quarto, invece, era un ricco imprenditore che scelse di finanziare l'artista filosofo.
Erano Charles Dickens, Fedor Mickailovitch Dostoevskij, Karl Marx e Friedrich Engels.
Prima di loro, i poveri non esistevano nella coscienza collettiva europea. Stavano lì nelle loro vite pubbliche, ma considerati e trattati come cani e gatti (quando andava bene).
E' stata la letteratura ad aprire l'armadio dalle cui ante è fuoriuscita l'Ombra del Mondo Sociale. 

E la filosofia.
Marx era talmente povero che fu costretto a non poter seguire la carriera accademica perchè non aveva neppure i soldi per mangiare, ma l'incontro con questo imprenditore illuminato, molto ricco, gli consentì di portare avanti i suoi studi. Quando Engels lo incontrò rimase sedotto dal talento vorticoso di quel giovane filosofo e lo portò con sè in Inghilterra dove gestiva una importante multinazionale dell'epoca. Dopo qualche mese di conoscenza, Engels propose a Marx un contratto scritto con il quale gli garantiva una rendita perenne fino alla morte affinchè potesse dedicarsi agli studi relativi alla "diffusione della necessaria acquisizione di consapevolezza del proprio sè nel mondo dei reietti dell'umanità".
Nella prima metà dell'800 le due più forti potenze europee erano la Russia e l'Inghilterra, che dettavano il bello e il cattivo tempo in campo economico, politico, militare, culturale. Napoleone aveva tentato di opporsi a entrambe ma aveva fallito. E la quantità di poveri, tra il 1815 e il 1845 cominciò a crescere a dismisura, alimentando con la loro energia umana, il necessario capitale sociale d'investimento da parte dei capitalisti che avevano bisogno di braccia e menti che lavorassero per loro.
Si intende: quasi gratis.
A questo servono i poveri.
Nel 1845 un giovane studente di università, poverissimo, in quanto figlio di un piccolo imprenditore agricolo maciullato dalla gigantesca crisi economica prodotta dall'affermazione della rivoluzione industriale in Russia (era la seconda potenza economica al mondo) presentò il suo romanzo d'esordio a un editore che lo accettò, per sbaglio. E lo pubblicò. Si chiamava "Povera gente" e descriveva la sentimentalità, la narrativa emotiva di una coppia di giovani russi, le loro ambizioni, i loro sogni, le loro aspirazioni, presentandoli -per la prima volta nella Storia- come esseri umani a pieno titolo. Quel libro venne letto soltanto da chi povero non era, dato che la stragrande maggioranza dei poveri erano analfabeti. Ciò che turbò le coscienze pensanti della borghesia russa fu che
 vennero a sapere che quei poveri avevano anche delle idee, ma soprattutto un'anima.  L'autore di quel libro non aveva neppure un posto dove dormire ed era ospite di un contadino nella cui stalla soggiornava. Si venne a sapere che i poveri erano dotati di Animus, erano Persona. Al giovane scrittore venne riconosciuto subito il meritato successo e così pensarono di inglobarlo nella borghesia in espansione ma lui, proprio in quanto povero consapevole, non subiva le illusioni di status della piccola borghesia, perchè "paradossalmente libero proprio in quanto povero" (sublime genialità sociologica di Dostoevskij). Quel romanzo produsse la genesi di circoli, associazioni, gruppi che cominciarono a dedicarsi alla promozione dei talenti meritevoli tra i poveri e il romanzo venne tradotto in inglese, francese e tedesco.
Nello stesso tempo, in quel di Londra, Charles Dickens si affermava come l'inventore del romanzo sociale. Nato e cresciuto in una famiglia di piccoli commercianti, quando aveva dodici anni subì lo shock che decretò il suo destino. Il padre, travolto dalla nuova organizzazione sociale nata dalla rivoluzione industriale, fallì e venne arrestato per debiti. Seguendo la normativa di allora, gli fu consentito di portarsi in galera l'intera famiglia, la moglie e gli otto figli, i quali, altrimenti, non avrebbero avuto di che vivere. Charles si rifiutò di andare e a 12 anni si ritrovò per la strada, solo al mondo, pieno di rabbia, di livore, di frustrazione, avido di conoscere e apprendere. Trovò lavoro come operaio in diverse aziende finchè venne assunto come aiuto tipografo di un quotidiano e lì scoprì il giornalismo e lo rivoluzionò. Iniziò dalla gavetta e ben presto inventò due concetti che non esistevano: il giornalismo di inchiesta e il giornalismo investigativo, raccontando sui quotidiani come vivevano i poveri deportati dalle campagne per venire a vivere in miseria lavorando come operai nelle fabbriche tessili di Londra. Cominciò a guadagnare dei soldi e aprì un suo personale quotidiano che andava a distribuire da solo insieme ai suoi amici e iniziò a pubblicare i suoi primi libri, a puntate, seguendo la moda dell'epoca, basata su un miscuglio di gossip mondano e di umorismo britannico: l'unica modalità accettabile di scrivere critica sociale. Finchè non decise di dar vita alla narrazione dall'interno della vita dei poveri. Nel 1849 inizia la pubblicazione della sua autobiografia romanzata, David Copperfield, caposaldo della letteratura europea, che esce a puntate settimanali sul suo giornale per diciassette mesi. Ma Dickens non era contento, perchè sapeva che i poveri non leggevano "non perchè non vogliano, bensì perchè non sanno che esiste la narrativa in quanto gli aristocratici vogliono che loro non lo sappiano, altrimenti si ribellerebbero al loro infausto destino di animali, chi non sa leggere è condannato a essere una bestia da soma". Fu Andrew Blake, un suo assistente, povero in canna anche lui, studioso di letteratura con ambizioni impossibili da realizzare, che ebbe un'idea geniale che trasformò la società di allora: inventò il mestiere del " lettore". Per inventarsi e costruirsi il mercato lo fece gratis per le prime tre settimane, poi cominciò subito a farsi pagare una cifra accessibile per i poveri, il corrispondente di oggi di due euro. Andava in giro nei quartieri dove i poveri vivevano e proponeva loro di incontrarsi due volte a settimana al pomeriggio, tutti insieme nel sottoscala del condominio, dove lui leggeva le puntate di David Copperfield. E funzionò. La gente si entusiasmò nell'ascoltare quella storia e ben presto si diffuse come moda in maniera talmente massiccia che nacque il lavoro di "lecturer for poor people". Centinaia di giovani intellettuali poveri si presentarono al giornale di Dickens proponendosi e andarono a fare quel lavoro che divenne di tendenza (si direbbe oggi). Le persone si "assiepavano" per ascoltare quelle storie e poi rimanevano a discutere, animate dal lettore, condividendo un nuovo livello più evoluto di consapevolezza.
 Il successo di quella iniziativa divenne talmente dirompente che l'aristocrazia lo fece proprio e istituì addirittura la figura accademica del "reader", ancora oggi la più ambita mansione in ambito accademico nella cultura anglosassone, inesistente in Italia e Spagna dove non si è mai affermata.
I "readers" di David Copperfield formarono i primi nuclei delle originarie organizzazioni sindacali, riunioni alle quali l'imprenditore Engels portò il suo amico Karl perchè ne traesse stimolo per le loro attività.
E' accaduta la stessa cosa nel 2005 a Buenos Aires, in Argentina, quando il paese stava cercando di riprendersi dalle conseguenze del default e la disoccupazione intellettuale aveva raggiunto punte spaventose, in seguito alle politiche iper-liberiste di Menem e del Fondo Monetario Internazionale che avevano distrutto la diffusione dell'istruzione pubblica. Nacquero  "los talleres literarios" (trad.: "officine letterarie") sul dichiarato modello dickensiano. E così, i disoccupati intellettuali argentini, filosofi, scienziati, psicoanalisti, scrittori, pedagoghi, architetti, ecc., organizzarono "las lecturas" a casa loro dove per la cifra (diciamo di 10 euro) si andava ad ascoltare qualcuno con una competenza specifica su un certo tema e si stava insieme ad altre persone bevendo caffè e mangiando pasticcini. Reclamizzati con dei foglietti appiccicati agli alberi di tutti i quartieri (nessuno poteva permettersi pubblicità) ben presto si è affermata come scelta di vita per gente che voleva pensare, dibattere, acculturarsi, socializzando con i propri simili a un prezzo abbordabile per chiunque. In pochissimo tempo le "officine" sono diventate migliaia e migliaia, dedicate agli argomenti più disparati, e poco a poco questo fenomeno ha cominciato a spingere gli argentini a ritornare a partecipare attivamente alla vita politica. Il crollo di Menem, il default, e i conseguenti disastrosi governi di emergenza avevano spinto l'Argentina per la prima volta nella sua Storia -un paese dove la Politica era sempre stata una passione condivisa da tutti- a disertare le urne dissociandosi da ogni partecipazione. Nel 2003 e 2004, si erano verificate gigantesche manifestazioni di massa dove non c'erano più slogan peronisti, della destra, della sinistra, ma un unico striscione di apertura su cui c'era scritto "que se vayan todos" (trad.: "tutti a casa"). La gente non ne poteva più. E così, poco a poco, riesumando un'idea vincente vecchia di 150 anni, gli argentini hanno cominciato a modificare il proprio destino, e allo stesso tempo una marea di intellettuali disoccupati e disperati hanno trovato un sistema per sopravvivere svolgendo allo stesso tempo una funzione sociale che è stata poi ampiamente riconosciuta da tutti.
Senza diffusione del sapere, senza istruzione, i poveri e gli oppressi rimarranno sempre tali.

giovedì 13 settembre 2018

Il nazionalsovranismo non ha futuro.


di Sergio Di Cori Modigliani

Il solo fatto che i sovranisti italiani, francesi e tedeschi, abbiano scelto con entusiasmo di farsi rappresentare e guidare da un ideologo statunitense come Steve Bannon, (non parla non legge e non capisce nè l'italiano, nè il francese, nè il tedesco) l'uomo che sosteneva in Usa durante la loro campagna elettorale che gli italiani erano dei pezzenti che all'umanità avevano dato soltanto mignotte, pizzettari e mafiosi, ebbene...la dice tutta sulla stupidità auto-distruttiva, offensiva e denigratoria dei sovranisti europei nei confronti della insuperabile grandezza storica e civiltà degli italiani, dei francesi, dei tedeschi, degli spagnoli, degli olandesi, dei portoghesi, dei cechi, e di tutte le altre nazioni ed etnie europee.
E' un po' come se negli anni'80 Ronald Reagan si fosse proposto alla guida dell'internazionale comunista.
Gli stupidi, come è noto, hanno il fiato corto e la visione miope.
Durano sempre soltanto lo spazio di un mattino.
Ma io rimango un inguaribile ottimista.
Perchè l'Europa, comincia lentamente a svegliarsi.

domenica 9 settembre 2018

Salvini? E se fosse Conte il vero pericolo per la democrazia italiana?






di Sergio Di Cori Modigliani


Se dovessimo prendere per buone le affermazioni del premier Conte, potremmo serenamente desumere dalle sue parole che
a) quando la seconda guerra mondiale è finita, l'Italia era ancora alleata alla Germania.
b). i nazisti non hanno mai invaso l'Italia.
c) l'occupazione tedesca dell'Italia non si verificata perchè nell'autunno del 1943 la guerra era già finita e gli italiani stavano già lavorando alla ricostruzione, ma i tedeschi questo non l'hanno mai saputo.
d) la resistenza non è mai esistita perchè la guerra è finita l'8 settembre del 1943
e) il maresciallo Badoglio è stato il grande padre della Patria che ha prodotto il cosiddetto "miracolo economico".
Ecco un estratto del suo discorso formale di ieri, intervenendo alla Fiera del Levante di Bari:

"Oggi è l'8 settembre. Una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell'estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell'Italia a una terribile guerra. Con l'8 settembre, inizia un periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro paese. Un periodo che è stato chiamato, con la giusta enfasi, miracolo economico..."
Con un'unica frase è stata cancellata dalla memoria collettiva della nazione l'invasione nazista e la genesi della resistenza.
Se uno studente di liceo pronunciasse questa frase all'esame di maturità lo boccerebbero.
La maggior parte degli italiani, oggi, è portata a reagire sorridendo e irridendo alle parole scriteriate del premier sostenendo al massimo "forse è meglio che seguiti a non parlare e a non comparire", oppure ci scherzano sopra con battute salaci, oppure pensano che sono i media e i giornali ad alterare il significato delle sue frasi.

La mia posizione, invece è diversa.
Penso che il premier Conte abbia una cultura storica e umanistica sufficiente per sapere con certezza matematica che l'8 settembre è la data che certifica la nascita della guerra civile italiana (talmente tragica e dolorosa che in parte ancora non è conclusa, a mio avviso), cioè esattamente l'opposto di ciò che lui ha detto ieri.
L'8 settembre non è stata messa la parola "fine", è stata messa la parola "inizio".

Si tratta di aperto negazionismo.
Personalmente, anche se si tratta di una breve frase priva di senso reale, ritengo che faccia parte di un disegno strategico a lungo termine, finalizzato all'idea di cambiare la Storia, di cambiare a proprio diabolico uso e consumo il passato in modo tale da poter costruire un presente totalmente alterato.
Il negazionismo e la falsificazione bonaria del passato sono i primi mattoni verso l'architettura del totalitarismo.
Io non ci sto.
#noalnegazionismo

mercoledì 5 settembre 2018

Una riflessione di memento familiare sulle leggi razziali promulgate 80 anni fa.






di Sergio Di Cori Modigliani

Sono ottimista di carattere.
Per quanti dolori e delusioni possa aver incassato nella mia esistenza, finisco sempre per pencolare dalla parte della bilancia che mi ricorda, invece, quanti piaceri e soddisfazioni io  abbia avuto la fortuna di meritarmi. 
Non è necessario scomodare l'intellighenzia psicoanalitica per riconoscere che questa mia valenza caratteriale sia una monumentale eredità che mi ha trasmesso mia madre fin da quando ero piccolo.
E, inevitabilmente, nella giornata di oggi, il mio ricordo va a lei che non c'è più.
Avevo 8 anni, quando venni a sapere, con dovizia di particolari, che cosa volesse dire appartenere a una famiglia di ebrei italiani che avevano subito le persecuzioni fasciste.
Era il 5 settembre del '58 e quel giorno la comunità ebraica di Buenos Aires, dove io ero nato e vivevo, aveva deciso di ricordare l'infausto evento di 20 anni prima, con una serie di convegni, conferenze e dibattiti dedicati al tema. Per l'occasione, erano venuti anche maestri e pedagoghi per parlare della questione ai bambini della mia età, con il dichiarato fine di coltivare la memoria collettiva.
Era la prima volta che mi veniva consentito di partecipare a un evento del mondo adulto.
Rimasi molto colpito e anche molto confuso.
Ricordo che non capii più di tanto e poi, al pomeriggio a casa, insistevo con mia madre per avere maggiori dettagli su una questione per me incomprensibile.
Ero un bambino capriccioso, tenace e molto insistente.
Alla fine, mia madre cedette e mi raccontò la sua personale giornata del 5 settembre del 1938, a Milano, nella sala dei professori del Liceo Parini.
Lei aveva 18 anni.
A metà del mattino, verso le 11, era entrato in aula il bidello e aveva detto che mia madre era stata convocata dal preside nella sala professori. Lei si era alzata e lo aveva seguito. Nella sua classe era l'unica italiana ebrea. 
Quando entrò nella sala riunioni vide che c'erano altri sette studenti. Tutti in piedi e spaventati. Anche i professori erano in piedi davanti alla grande scrivania. Il preside aveva un'aria impettita sull'attenti, come alcuni docenti. Altri, invece, erano appoggiati al tavolo. Il direttore dell'istituto aprì la cartella e lesse il documento ufficiale: A nome di Sua Maestà, Vittorio Emanuele III di Savoia, in ottemperanza al decreto governativo firmato ieri da Sua Eccellenza, il cavalier Benito Mussolini, capo del governo, e approvato e controfirmato da Sua Altezza Reale, vi dobbiamo comunicare che da domani mattina, addì 6 settembre 1938, in conformità a quanto stabilito dalla Legge, non potrete più essere accolti a frequentare le lezioni di questo Liceo Statale, in quanto appartenenti a razza inferiore e quindi identificati come potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato e delle istituzioni a esso collegate. Da domani, non potremo più permettere che il nobile sangue italiano corra il rischio di contaminazione entrando in contatto con israeliti. Abbiamo il dovere di difendere e salvaguardare la purezza della razza superiore italiana, essendo noi i guardiani della Patria Italica. Adesso potete andare.
Il professore di lettere si avvicinò al preside e insistè per stringergli la mano.
Il docente di fisica e matematica, invece, si avvicinò a lui e davanti agli otto studenti lo prese a schiaffi e gli sputò in faccia. Ci fu un parapiglia e il bidello spinse fuori gli studenti. 
Questo racconto mi colpì molto e dopo dieci minuti insistei con mia madre perchè me lo raccontasse di nuovo. E dopo, insistei ancora per avere altre spiegazioni. Mia madre mi spiegò ciò che poteva e io volevo sapere che cosa fosse accaduto al professore di matematica. Mi disse che il giorno dopo era stato licenziato, denunciato per disfattismo e aperta connivenza con membri di una razza inferiore e poi inviato al confino per due anni all'isola di Ventotene. Il giorno dopo martellai mia madre con domande e la obbligai a raccontarmi di nuovo la storia che mi aveva davvero molto colpito. Alla fine della giornata, mia madre, esausta, ci aggiunse una sua riflessione che è diventata la spina dorsale delle mie scelte esistenziali.
"Erano tempi brutti, tempi di cattiveria e di violenza " mi disse "ma se io oggi sono libera e viva, e lo sei anche tu, è stato grazie al professore di matematica. Ricordalo. Non lo dimenticare mai. Per quanti criminali e mascalzoni tu possa incontrare nella tua vita, ci sarà sempre una persona per bene che non sarà d'accordo e ti salverà. E' per questo che i buoni e i giusti, alla fine, nel mondo, finiranno sempre per prevalere sui cattivi".

Le leggi razziali del 1938 mi hanno consegnato questa lezione che ha forgiato il mio carattere nella mia vita.

Ed è nel nome di questo lascito materno che oggi voglio sottolineare la memoria dei tanti italiani per bene, fieri, dignitosi, e fuori dal gregge opportunista, che allora si opposero ed ebbero il coraggio di manifestare il proprio aperto dissenso, a costo della propria vita.
E' soprattutto grazie a quelle persone che tanti italiani innocenti si sono salvati.
Fu un momento atroce quell'autunno del 1938.
Ma era popolato anche da tanti, tanti buoni anonimi a cui va il mio ringraziamento postumo.

Esistevano.
Anche oggi, esistono.

Basta saperli riconoscere, e volerli riconoscere, e andarseli a cercare.
Se uno ha voglia di farlo, si intende.

sabato 25 agosto 2018

E se ci fosse una chiara strategia, dietro "l'apparente" scontro sulla Diciotti?






di Sergio Di Cori Modigliani


Ci parliamo tra di noi e poi, a tratti, ci stupiamo che la politica produca una classe dirigente inadeguata e incompetente.
Ma di quale paese stiamo parlando?
Tre giorni fa, su rainews24 è stato diffuso un sondaggio effettuato il 21 agosto.
Il risultato è emblematico.
I dati oggettivi e statistici segnalano che nei primi 8 mesi di quest'anno sono arrivati in Italia circa 18.000 migranti, l'82% in meno rispetto al 2017.
Il sondaggio rileva (e rivela) che il 51% della popolazione italiana è convinta che:
A). "Nel 2018 l'Italia è stata invasa dai migranti".
B). "Il numero dei migranti nel 2018 è triplicato rispetto al 2017".
C). "Sono centinaia di migliaia quelli sbarcati da noi nel 2018".

Che senso ha fare appello all'umanità, alla logica, alla razionalità, al dibattito, se -come i sociologi ben sanno- nel nostro attuale mondo mediatico ciò che conta non è il dato oggettivo -tantomeno la realtà o la verità- bensì la percezione che si ha della realtà?
E la percezione è quella rilevata dal sondaggio.
I primi e assoluti responsabili di questa situazione sono i gestori dei talk show televisivi che hanno ingozzato la popolazione di cifre false, incitando all'odio per produrre "l'idea di un allarme" e quindi falsificando la realtà..
E' chiaro anche ai più scettici, che la strategia in atto consiste nello spingere la nazione verso l'Italexit dalla Ue.
A insaputa degli italiani.
Come al solito, in Italia ci si sveglia sempre troppo tardi.

Sarebbe il caso di sorprendere se stessi, come nazione, e farlo invece un attimo prima che....

giovedì 23 agosto 2018

Il Diritto di sapere............





di Sergio Di Cori Modigliani


Il pane psico-sociale di cui noi italiani abbiamo davvero bisogno (tutti, nessuno escluso) è quello della "chiarezza e trasparenza".
Entrambi i termini sono opposti alla selvaggia foresta mediatica degli opinionisti, genia promossa e lanciata -per l'appunto- al fine di contribuire a produrre caos, confusione, armi di distrazione e ignoranza convulsa.
Questa mattina, il ministro Di Maio, nel corso dell'annunciata conferenza stampa, con brillante sicumera, ha spiegato a el pueblo+giornalisti accreditati di aver ricevuto, letto, studiato e rubricato, il giudizio scritto dell'avvocatura di Stato relativo al contratto tra governo e acquirenti dell'Ilva sottoscritto dal precedente governo. Il ministro ha spiegato con grave (e comprensibile, nonchè lecito) allarme, che l'avvocatura ha sottolineato delle "forti criticità" tali da identificare un abuso di potere che porta verso l'inevitabile annullamento della gara in questione.
Se Di Maio questo sostiene, noi dobbiamo crederci.
L'immediato passo successivo consiste nel presentare adeguata e formale documentazione (sempre all'avvocatura dello Stato) per denunciare Calenda, Del Rio, Gentiloni, nonchè l'avvocato dello Stato che nella primavera del 2017 ha firmato la liberatoria, sostenendo che tutto era frutto di un abuso condiviso dai quattro, in quanto associati nell'emissione di reato.
Sarebbe utile e fondamentale per l'intera nazione (senza faziosità e schieramenti preterintenzionali) pretendere che la questione venga immediatamente in tale modo accolta e affrontata. Da oggi, è mediaticamente logico -nonchè possibile- sostenere che Calenda, Del Rio, Gentiloni e l'avvocato dello Stato firmatario, hanno tradito la fiducia del paese emettendo un grave reato. Il che non è opinabile.
O è così, oppure non è così.
E la nazione (qui intesa come paese nella sua totalità) ha il diritto di sapere se il ministro Di Maio farnetica, calunnia e diffama, oppure invece ci sta raccontando una sacrosanta verità oggettiva e quindi il quartetto Gentiloni/Del Rio/Calenda/avvocato dello Stato deve essere immediatamente denunciato e quindi andare sotto legittimo processo come si conviene a uno Stato di Diritto.

Non è possibile, non è accettabile, non è sano, non è logico, che non accada niente, e la forte argomentazione del ministro Di Maio finisca rubricata sotto la voce "opinione personale".
Questo non è accettabile.
Abbiamo bisogno, nonchè diritto, di sapere quanto prima è possibile se abbiamo a che fare con un farneticatore pericoloso oppure avevamo degli autentici mascalzoni alla guida del paese.
Non esistono terze vie.
Ah! Dimenticavo: siamo in Italia.
Finirà, temo, in un nulla di fatto. Appunto, la terza via.
E la palude seguiterà a sommergerci ingoiandoci tutti come le sabbie mobili.
Anche perchè, una delle quattro persone potenzialmente inquisibili e oggi ufficialmente accusate, è la stessa persona che dovrà ricevere la denuncia avviando la procedura.

Lasciamo perdere, quindi, la Diciotti, Asia Argento, la Ue e Cristiano Ronaldo.
Occupiamoci di questo: abbiamo il sacrosanto diritto di sapere come stanno veramente le cose. E non devono interessarci le nostre reciproche opinioni (io non ne ho alcuna a riguardo) dobbiamo fare pressioni perchè si esprimano pubblicamente solo e soltanto i soggetti coinvolti.
Che parlino tutti al paese e facciano chiarezza.
Prima che sia troppo tardi.

martedì 7 agosto 2018

Colpire la schiavitù è facilissimo. Basta che.......





di Sergio Di Cori Modigliani


A proposito della tragedia nel foggiano.
Cominciano a farsi strada gli autentici danni alla collettività provocati dalla mancanza della facoltà pensante e dall'assenza di autentica volontà politica del cambiamento.
Si ascoltano, si leggono, e si sentono le argomentazioni più disparate che opinionisti lanciati dai media come "autorevoli" sciorinano con disinvoltura. Molte di queste argomentazioni, infantili e prive di alcun valore sostanziale, sono addirittura punitive nei confronti della comunità.

Eppure, il problema del caporalato è facilissimo da affrontare e lo si può risolvere in un batter d'occhio.
Il costo è zero euro.
E' necessaria (e richiesta a furor di popolo) soltanto la volontà politica della classe dirigente.
A differenza delle società finanziarie, delle banche, delle società e aziende gestite da prestanomi compiacenti, e quindi impossibili da perseguire grazie alle triangolazioni velocissime che finiscono nei paradisi fiscali (nonchè autonomi e coperti dalla privacy) nel caso dell'agricoltura schiavista è di sorprendente facilità avere accesso alla fonte originaria del reato di schiavitù.
Non sono i caporali.
Loro sono impiegati.
Nel peggiore dei casi, complici, che diventano sfruttatori pur essendo anche loro sfruttati.
Il campo agricolo è un "bene immobile". Quindi, per definizione, non può essere spostato e portato via pochi minuti prima che arrivi la finanza.
Là sta, là rimane.
Quindi, lo Stato (se esiste) ha una possibilità reale, efficace, efficiente a disposizione per debellare questo scempio di esistenze.

"Arrestate i proprietari terrieri, sequestrate loro la terra e i loro beni materiali, mobili e immobili, e denunciateli al tribunale internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità e perdurante esercizio dell'attività schiavistica".
Sono loro i mandanti.
I caporali sono gli odierni equivalenti dei soldati della Wermacht che nel 1943 uccidevano civili innocenti senza rendersi conto di ciò che stavano facendo perchè "eseguivano ordini".
Il tribunale di Norimberga ha chiamato alla sbarra i mandanti, non gli esecutori.
Il caporale è come il piccolo spacciatore.
E' un soldato che esegue ordini della proprietà.
Serve una immediata punizione esemplare per far capire che il vento è cambiato.
Non costa nulla, non comporta danni collaterali.
Tempo per applicarlo: dieci minuti.
Certo, ci vuole la volontà politica collettiva.
Quindi..........

.......di che cosa stiamo a parlare?


di Sergio Di Cori Modigliani


sabato 4 agosto 2018

L'insostenibile voglia di tragedia.






di Sergio Di Cori Modigliani


La farsificazione della realtà è la più diabolica trappola satanica nella quale la sinistra radicale e liberale è caduta nell'ultimo decennio, dando vita a un processo inconscio di auto-distruzione.
La farsificazione è la base strutturale dell'attuale processo di neo-negazionismo, il cui obiettivo consiste nel re-inventare la realtà a proprio uso e consumo trasformando i processi della Storia in un evento soggettivo.
La strada è stata spianata nei decenni dal berlusconismo vanziniano, sorretto dalla bulimìa dei comici a oltranza che si sono sostituiti -nella produzione dell'immaginario collettivo- ai liberi pensatori, agli artisti profondi, agli intellettuali.
Questo processo è tutto italiano e la responsabilità è di tutti noi.

Ciò che è stata cancellata (complice la squisita seduzione dei meme feisbukkiani) è la libertà di poter accedere al concetto di "tragedia", incorporazione emotiva collettiva che consente di poter elaborare i dati negativi della realtà per trarne dei significati evolutivi, pedagogici, ottimistici, al servizio della collettività, desiderosa di essere messa al corrente su ciò che accade,
"Farsificare" è l'ordine imperioso dei nostri tempi, perchè tutto ciò che accade deve essere trasformato in "farsa" e bisogna impedire ad ogni costo che gli eventi vengano presentati al pubblico degli elettori per ciò che sono: dettagli tragici, che pre-annunciano la tessitura di una tragedia collettiva in atto.

Tutto ciò è una premessa a commento dell'ultima proposta lanciata dal ministro Fontana, relativa alla necessità di cancellare il "reato di propaganda d'odio razziale".
Il ministro Fontana è un uomo intelligente, nient'affatto sprovveduto, abile soggetto politico con una lunga esperienza territoriale. Non è affatto uno sciocco, tantomeno imprudente.
Era pienamente consapevole del fatto che la sua iniziativa non sarebbe mai finita sul tavolo di Giuseppe Conte per legiferare apposito decreto di cancellazione. Il fine non era quello.
Il fine consisteva nel veicolare, in maniera surrettizia, l'idea subliminale dell'autentico pensiero ideologico che sorregge il governo e prepara il futuro della nazione. Tanto è vero che sia Di Maio che Salvini hanno reagito fornendo la stessa risposta di reazione: Il ministro Fontana ha espresso una sua opinione personale. Non è affatto una priorità dell'attuale governo. Nessuno dei tre ha spiegato e specificato che "l'opinione del ministro lede la portanza strutturale democratica del governo e quindi non verrà mai neppure contemplata nel futuro come proposta possibile".

Il fine era questo: far credere al pueblo che si voleva lanciare subito un decreto di cancellazione della legge Mancino.
No. Proprio no.
Il fine era lanciare piattaforme di dibattito su specifici argomenti.
Per il governo "non è una priorità".
Ma nessun membro del governo ha dichiarato di essere contro.
Anzi.
E adesso, scatta la farsificazione, grazie alla quale hanno fatto passare le leggi, i decreti, e i provvedimenti più iniqui negli ultimi 20 anni. Tutti a riderci su e a scherzarci.
Per l'appunto: la farsa.

Essere italiani liberi, oggi, significa "richiedere con tutta l'aria dei propri polmoni la libertà di poter essere finalnmente tragici".
La farsificazione è l'anticamera della falsificazione.
Non è un caso che l'ex ministro Scajola (quello della casa acquistata "a sua insaputa") è diventato un classico della comicità on line, un'icona della farsa, perchè nessuno -illo tempore- ha lavorato politicamente, intellettualmente, mediaticamente, per sottolineare il significato tragico di quella espressione da lui usata, pretendendo che si ritirasse a vita privata per sempre, anche solo per quella risposta. E invece, grazie alla farsificazione, passata l'onda comica dei meme, è rientrato dalla porta laterale e adesso è sindaco.

La tragedia di questo popolo può trovare un proprio simbolo di riconoscimento in questo evento scajoliano.
Non c'è niente da ridere. E non c'è farsa che tenga.
O si comincia a cogliere la necessità di disegnare un realistico quadro potenzialmente tragico, oppure tanto vale non occuparsi più di politica, di attualità, di media.

Non c'è niente di più patetico e penoso che vedere degli attori che indossano una maschera comica in un film tragico.
Questo scarto spettacolare ci rende un popolo di cialtroni inaffidabili.
Era esattamente ciò che volevano Berlusconi e i suoi amici.
Sapevano in anticipo che su quella strada vanziniana, uno come Scajola sarebbe finito per essere riconosciuto un giorno dagli elettori come maschera, e quindi votato. Che è ciò che conta.
Mi sono stancato di ridere.
Ho una gran voglia di piangere calde lacrime civiche.
Essere consapevole di essere finito dentro una tragedia collettiva mi fa sentire libero.

No alla farsa.

C'è chi non è vissuto invano.












Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire,

Chi è contento che sulla terra esista la musica

Chi scopre con piacere una etimologia.

Due impiegati che in un caffè del Sud giocano a  scacchi.

Il ceramista che intuisce un colore ed una forma.

Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.

Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.

Chi accarezza un animale addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.

Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson .

Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges (1899-1986), scrittore e poeta argentino  
(tratto da da La cifra, Mondadori, 1982)

sabato 28 luglio 2018

La democrazia liberale non è una opinione, è un dato storico oggettivo.






di Sergio Di Cori Modigliani


"La democrazia è finita, non esiste più. E’ quindi realistico far svolgere le elezioni parlamentari attraverso estrazioni casuali dei candidati".
                                                                                   Beppe Grillo, 27 Luglio 2018




Questa frase, pronunciata, pubblicata e diffusa ieri con grande enfasi dal fondatore del movimento pen tastellato è la posizione teorica di base del socialismo nazionale (o nazionalsocialismo) del M5s.
 

E' una idea distopica del mondo e della politica.
E' una idea dispotica che giustifica la genesi dell'abolizione del dissenso e del libero pensiero.
E' l'idea di mondo di Maduro, di Trump, di Putin, di Erdogan.

Bisogna stare attenti all'uso delle parole. Le parole, le frasi, collaborano a comporre le tessere dell'immaginario collettivo della nazione per costruire consenso. E la strategia è chiara per chiunque la voglia capire. Quattro giorni fa il proprietario legale del movimento e della vita degli eletti in parlamento ha detto che "entro qualche lustro il parlamento non esisterà più....".
 

Non passano neppure 100 ore e Beppe Grillo si impossessa di quel concetto e -la distopia dispotica così funziona- lo strappa da un futuro imprecisato e lo situa nel passato prossimo per poter alterare e falsificare il presente a proprio uso e consumo. 

Si chiama "informatica predittiva" e insieme all'uso di elementi psicotronici quotidiani opera creando scenari fittizi che poi produrranno effetti reali, in tal modo impossessandosi, giorno dopo giorno, delle menti delle persone.
I più deboli, i più ignoranti, i più disperati, non se ne rendono conto.
Non possono perchè non sono in grado.
Si tratta, infatti, di atti e comportamenti intellettualmente vigliacchi perchè basati sullo sfruttamento e manipolazione reale di bisogni reali di persone reali che soffrono e sono consapevoli della loro debolezza.
Operare consapevolmente per ottundere la loro coscienza è un vero attentato contro il senso di civiltà umana.

Per nostra fortuna, tutto ciò che dicono non è vero.
La democrazia rappresentativa è solida, è forte, e reggerà benissimo. 

L'unica possibilità del movimento distopico al governo consiste nello spingervi a credere che la democrazia non esiste più.

Siate liberi, siate felici, e fate in modo di credere alle utopie.
 

Non fatevi rubare il presente esistenziale da mercanti di parole e da tecnocrati dilettanti.

Non fidatevi degli scafisti della rabbia sociale.

giovedì 26 luglio 2018

E' scoppiata la guerra? E' scoppiata la pace? Entrambe, e allo stesso tempo.






di Sergio Di Cori Modigliani


Donald Trump invita Juncker a Washington e lo preavverte in data 22 luglio 2018: "sia chiaro che i dazi rimangono e quel punto non è negoziabile a nessun livello. Anzi. Gli comunicherò che intendo addirittura estenderlo ad altri setteori merceologici".
La borsa va giù e i media annunciano "è scoppiata la guerra economica tra Usa e Ue".
E così, Juncker va a Washington il 25 luglio e si mette l'elmetto.
Finita la riunione Donald Trump annuncia: "come avevamo stabilito, i dazi tra gli Usa e la Ue vengono aboliti perchè noi siamo contro l'imposizione di ogni forma di dazio e lo siamo sempre stati".

La borsa va su e i media annunciano "è scoppiata la pace tra gli Usa e la Ue".
Il mondo ormai funziona così.
La guerra è durata 4 giorni.
Si è verificata soltanto su facebook, su twitter e sulle piattaforme mediatiche professionali, sia cartacee che digitali.
Nella realtà .-cioè nel mondo fisico reale in cui si manifesta la nostra esistenza- non è accaduto nulla.
Nel frattempo, una ben nutrita pattuglia di persone, alcune entità finanziarie, dei furbi e abili banchieri, hanno lucrato a man basse. Altri sono stati rovinati.

Il trumpismo è questo, motivo per cui è tanto sostenuto: la via più breve che conduce all'abolizione della verità oggettiva, della coerenza, dell'assunzione di responsabilità ed è basata sulla cancellazione del significato delle parole.
Non a caso, oggi i sociologi definiscono questo fenomeno come "protofascismo". Nel senso che Trump (e i trumpisti) stanno facendo il lavoro sporco per i dittatori che verranno. Poi, una volta eliminata la verità oggettiva, arriveranno i politici veri. E' la linea sostenuta dagli antagonisti di Trump.

Così va la vita, oggi, nel mondo in cui viviamo.

mercoledì 25 luglio 2018

Accadde 80 anni fa



di Sergio Di Cori Modigliani


Memento personale familiare che condivido con i giovani di ogg: dedicato a chi è interessato alla Storia d'Italia.
80 anni fa, il 25 luglio del 1938, si riuniva il gran consiglio del fascismo che ratificava la legge sulla razza. L'estensore del testo approvato e poi pubblicato sul giornale "La difesa della razza" diretto da Telesio Interlandi, era stato scritto da un giovane molto ambizioso, di Arezzo, che si chiamava Amintore Fanfani. Il primo firmatario del manifesto dei professori, docenti e intellettuali, si chiamava Nicola Pende, era il docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica e primario dell'ospedale S. Camillo dove lavorava il mio geniale zio Ferruccio Di Cori che era il primo chirurgo d'Italia al di sotto dei 30 anni, premiato 5 anni prima dal Duce in persona per "meriti alla Patria come scienziato ricercatore". I suoi colleghi morivano dall'invidia. Il prof. Pende, ci tenne a comunicare di persona a mio zio "l'immediato licenziamento in tronco in quanto appartenente a razza inferiore e quindi inabile a essere riconosciuto come pari all'interno della società nazionale del Regno". I colleghi carrieristi celebrarono con gioia. Mio zio raccattò tutte le sue carabattole e scappò via in Usa, dove a Manhattan, divenne il più famoso psicoanalista di New York e nel 1969 il primo presidente di etnia italiana della APA (American Psychiatric Association). 
In famiglia -aveva un ottimo carattere ultra ottimista- scherzava sempre sostenendo che "grazie a Mussolini, il fascismo mi ha spianato la strada verso un grandioso successo professionale".
Emigrate, quindi, se potete, con allegria, ottimismo, volontà, e andate nel mondo a diffondere il genio incomparabile dell'italianità. 

Questa Patria, per tradizione storica, è da sempre ingrata e cattiva con i suoi figli migliori.
Grazie per l'attenzione.

mercoledì 18 luglio 2018

4° racconto sul mondo in cui viviamo e su come funziona la comunicazione pentaleghista.




di Sergio Di Cori Modigliani


Molto presto, la cosiddetta "emergenza migranti" sfumerà passando alle seconde linee mediatiche e sarà sempre di meno la notizia del giorno. 
Per due ragioni: 

a) cominciano a far presa i dati veri e autentici, ufficiali e documentati: per quanto possiamo essere tutti ciechi e manipolati, prima o poi i "fatti oggettivi" riprenderanno l'egemonia sulle opinioni soggettive. Poichè la comunicazione attuale post-moderna non ruota intorno al principio della realtà, bensì ruota intorno alla "percezione collettiva del principio della realtà", il salvinismo comincerà a mostrare il proprio passo asfittico travolto dai dati. Ne basterebbe uno soltanto, tanto per fare un esempio: tra il 1 gennaio e il 15 luglio 2018, in Italia, sono arrivati 17.030 profughi. La "percezione" (vedi sondaggio del 4 luglio) indica l'Italia come paese lasciato solo, quello che li accoglie tutti, "e davvero non se ne può più di essere invasi, mentre gli spagnoli fanno quadrato a difendere le loro coste". L'ultimo sondaggio rivelava che il 72% della popolazione italiana pensa che sia ingiusto stare in una Ue in cui noi italiani accogliamo tutti. 
I dati parlano chiaro: nel 2018 l'Italia ha accolto 17.030 migranti, la Spagna ne ha accolti 18.120, quindi più di noi. Tra un po' cominceranno a emergere le vere cifre e i figli del grande fratello saranno più disposti e disponibili ad accettare la realtà.

b). Molto presto, l’informazione pentastellata avrà l’opportunità di prendere di nuovo il sopravvento sulla strabordante maniacalità egoica salviniana, recuperando l’egemonia della comunicazione. Poiché la loro modalità comportamentale non è basata su una visione programmatica, su un progetto strutturato ad ampio raggio, bensì sulla banale e pedissequa applicazione dei codici della cosiddetta “informatica predittiva” (uso e abuso dei big data raccolti su facebook, twitter e siti trendy on-line, ovverossia quel mondo che definisce la percezione degli eventi e che quindi va cavalcato, pedinato e manipolato al fine di arrivare al punto in cui “la realtà” viene sostituita da “la percezione della realtà”) suppongo che stiano preparando un nuovo storytelling che sostituirà il tormentone migranti con un nuovo passatempo matrix, coniato apposta per el pueblo unido.
Nelle ultime 24 ore, infatti, arrivano chiari segnali (e dati) dalla realtà planetaria: ci stiamo avvicinando alla vigilia di una nuova tempesta finanziaria. Intendiamoci, l’Italia non c’entra niente in tutto ciò, se non come soggetto passivo. Non è colpa nostra, non l’abbiamo voluta noi, non l’abbiamo provocata noi. Noi semplicemente la subiremo. In un Paese normale (cosa che non siamo) si approfitterebbe della situazione per aprire subito un ampio dibattito sugli eventi in corso e magari capirci tutti un po’ di più. Ma il boccone è troppo ghiotto per farselo sfuggire di mano. Arriverà tra breve il nuovo protagonista dell’estate che avanza: “la perfidia immonda e corrotta delle banche” e con questo storytelling, di sicuro, il M5s tenterà di riconquistare l’egemonia. L’asse ufficiale del Nuovo Ordine Mondiale in preparazione: “Trump-Putin in guerra vs.(Cina)-Ue” provocherà a breve dei sommovimenti molto forti e noi dovremo sorbirci il nuovo matrix pronto e cotto apposta per noi: banchieri strozzini, responsabili del disastro, banche assassine, ecc., ecc. E’ perfetto per questa data.
E così si ricomincia il giro. E si riaprono le danze.
Si ballerà sul nulla come nei film di fantascienza: milioni di persone che danzano senza accorgersi che non c’è nessuna musica, bambolotti che si muovono all’unisono, perfettamente sincronizzati. Ed è un ballo che ha il vantaggio di aspirare ad essere “eterno”, dato che non c’è la musica e la pista da ballo è la rete, quindi immensa e senza limiti, e alla fine chi smette lo farà soltanto per esaurimento fisico e mentale.
In attesa di nuovi big data da seguire, pedinare, cavalcare, manipolare.
Uscire dal Matrix è possibile, anche se non facile: dipende da ciascuno di voi, da ciascuno di noi.
Il primo passo consiste nel riconoscerlo e precedere le mosse del Grande Fratello in agguato.

Come dire "sappiamo già di che cosa parlerete dalla prossima settimana e noi non vi ascolteremo perchè preferiamo goderci l'estate nell'allegra e spumeggiante spensieratezza che ci meritiamo".
Stay tuned

lunedì 16 luglio 2018

Trump e Putin ci dichiarano guerra. Ma in Italia nessuno ci fa caso.






di Sergio Di Cori Modigliani

Trump intervistato dalla CBS: "La Ue è il nostro grande nemico".
Se non altro è chiaro e trasparente.
Lo sapevamo già, comunque sia: grazie per l'informazione!
Putin pensa (e pratica) la stessa idea.
Soltanto in Italia, per motivi a me imperscrutabili, el pueblo non ha voluto accettare la realtà della nostra attuale situazione: entrambe le due super-potenze ci hanno dichiarato guerra e faranno di tutto per disunirci, smembrarci e poi impossessarsi economicamente e politicamente dei nostri rispettivi territori.
Uno per uno, uno alla volta.
Essere europei e sostenere la Ue, oggi, è la nuova vera resistenza.



P.S. Nell'incontro odierno a Helsinki con Putin, il presidente americano ha sottolineato due volte la necessità di far fronte comune "contro la Ue...è l'Europa il nostro grande nemico comune".

stay tuned

3° racconto sul mondo in cui viviamo. Come funziona la comunicazione mediatica ai tempi del populismo?





di Sergio Di Cori Modigliani


Qual è l'obiettivo primario del proto-totalitarismo?

E' da sempre lo stesso: attaccare subito il desiderio e il desiderante, abbassare la libido, distogliere energie dall'espressione leggera, spensierata, allegra, per convogliare surrettiziamente e subliminarmente l'energia collettiva verso la paura, la rabbia e l'odio verso nemici immaginari costruiti ad arte ogni giorno. Poi, nella seconda fase, quando il totalitarismo si afferma "ufficialmente", il nemico, da fittizio diventa reale.
Il viaggo del nostro ministro degli interni a Mosca, con l'aggiunta di una delirante affermazione ("Il 99% degli italiani tifa Croazia, quindi vado in tribuna d'onore a tifare Croazia. Se per caso incontro Macron, lascio la tribuna e vado in curva con i tifosi croati a rappresentare il popolo italiano"), non ha come obiettivo quello di farsi ridere appresso o di ottenere dei mipiace o di provocare polemiche. No.
L'obiettivo che si prefiggeva è stato raggiunto.
Era stato ben costruito a tavolino, seguendo la tradizione del pensiero totalitario negativo, ed era il seguente: impedire che i tifosi italiani di calcio, in patria, trascorressero un paio d'ore rilassanti (non essendo coinvolti) divertendosi, cercando di tifare per la squadra che stava giocando meglio in quel momento e per i singoli giocatori che stavano offrendo lo spettacolo migliore. Un passatempo leggero, rilassante, da condividere con familiari e amici mangiando un bel melone fresco.
Politicizzando in forma rozza e primitiva un evento (che non era politico) si è voluto dare al Paese un significato chiaro e netto sulla prospettiva ideologica di questo governo: non ci interessa il merito, cari cittadini, bensì la politicizzazione del merito; non ci riguarda la leggerezza e la spensieratezza, perchè voi non dovete divertirvi (questo è disfattismo) bensì dovete schiumare dalla rabbia e dall'indignazione di continuo, coltivare e nutrire un odio perenne e costante, e il vero divertimento -per voi che siete italiani- deve essere l'orgoglio di una dignità ritrovata che vi fa vivere ogni esperienza come un duello, una lotta ansiosa contro un nemico, la ricerca e la salvaguardia di una identità. Dovete soffrire per la Patria.
Questo vuole il totalitarismo.
Questo volevano e questo hanno ottenuto.
Ci hanno derubato di un pomeriggio divertente di relax amicale estivo.
Il totalitarismo pretende dai suoi cittadini che pensino sulla base di coordinate, impulsi e parole d'ordine che vengono emesse dall'alto.

Sono ladri di tenerezza e svago, odiatori della convivialità.
Tutto qui.
Stay tuned.