giovedì 7 settembre 2017

Come i terroristi si fanno finanziare dai governi della Svizzera e del Regno Unito.

  • Pur incassando il denaro dei contribuenti svizzeri, Abu Ramadan, un noto salafita, ha invocato l'introduzione della legge della sharia in Svizzera, esortando i musulmani a non integrarsi nella società elvetica. Ha anche detto che i musulmani che commettono reati in Svizzera non dovrebbero essere soggetti alle leggi elvetiche.
  • "Questo scandalo è talmente grosso che si fa fatica a crederci. Gli imam che predicano l'odio nei confronti dei cristiani e degli ebrei e coloro che criticano la depravazione dell'Occidente ottengono l'asilo e vivono comodamente di prestazioni sociali come rifugiati. Tutto questo con la complicità di vili e incompetenti autorità che danno carta bianca a subalterni ingenui e compiacenti del sistema di accoglienza e assistenza per migranti." – Adrian Amstutz, parlamentare svizzero.
  • I funzionari comunali di Lund proseguono imperterriti e hanno lanciato un progetto pilota volto a fornire ai jihadisti svedesi di ritorno dalla Siria alloggio, impiego, istruzione e altri aiuti finanziari – tutto grazie ai contribuenti svedesi.
Secondo l'emittente pubblica radiotelevisiva svizzera SRF, un imam libico che ha esortato Allah a "distruggere" tutti i non musulmani ha ricevuto più di 600mila dollari sotto forma di benefit sociali e sussidi.
Abu Ramadan è arrivato in Svizzera nel 1998 e ha ottenuto asilo politico nel 2004 dopo aver dichiarato di essere perseguitato dal governo libico per la sua affiliazione ai Fratelli musulmani. Da allora, secondo SRF, l'imam ha incassato 600mila franchi svizzeri di aiuti sociali.
Anche se Ramadan vive in Svizzera da quasi venti anni, parla a malapena francese e tedesco e non ha mai avuto un lavoro stabile. L'uomo, 64 anni, presto avrà diritto a percepire una pensione statale elvetica.
Pur incassando il denaro dei contribuenti svizzeri, Abu Ramadan, un noto salafita, ha invocato l'introduzione della legge della sharia in Svizzera, esortando i musulmani a non integrarsi nella società elvetica. Ha anche detto che i musulmani che commettono reati in Svizzera non dovrebbero essere soggetti alle leggi elvetiche. In un sermone pronunciato di recente in una moschea nei pressi di Berna, Ramadan ha detto:
"Oh Allah, ti prego di distruggere i nemici della nostra religione, distruggi gli ebrei, i cristiani, gli induisti, i russi e gli sciiti. Dio, ti chiedo di distruggerli tutti e di restituire all'Islam la sua antica gloria".
Saïda Keller-Messahli, un'attivista per i diritti umani svizzero-tunisina, ha dichiarato che Ramadan è pericoloso a causa della sua opposizione all'integrazione musulmana: "Si tratta di qualcuno che non invoca direttamente il jihad, ma crea il terreno fertile per esso".
Adrian Amstutz, un deputato federale, ha accusato il multiculturalismo elvetico di essere la causa di questa situazione:
"Questo scandalo è talmente grosso che si fa fatica a crederci. Gli imam che predicano l'odio nei confronti dei cristiani e degli ebrei e coloro che criticano la depravazione dell'Occidente ottengono l'asilo e vivono comodamente di prestazioni sociali come rifugiati. Tutto questo con la complicità di vili e incompetenti autorità che danno carta bianca a subalterni ingenui e compiacenti del sistema di accoglienza e assistenza per migranti".
Beat Feurer, un consigliere comunale di Biel, la città tedesca in cui vive da venti anni Ramadan, ha invitato le autorità tedesche ad aprire un'indagine: "Personalmente, penso che tali persone non abbiano niente da fare qui. Dovrebbero essere espulse".
Lo scandalo Ramadan non è un caso a sé stante, è un fenomeno a cui si assiste in altri paesi europei, dove migliaia di jihadisti più o meno violenti potrebbero utilizzare i sussidi statali per finanziare le loro attività. Una guida per jihadisti presenti in Occidente – dal titolo "Come sopravvivere in Occidente" – diffusa dallo Stato islamico nel 2015 raccomandava loro: "Se riuscite a beneficiare di sussidi extra, fatelo".
In Austria, più di una dozzina di jihadisti hanno incassato prestazioni sociali per finanziare i loro viaggi in Siria. Tra questi, Mirsad Omerovic, 32 anni, un predicatore islamico estremista che secondo la polizia ha raccolto centinaia di migliaia di euro per la guerra in Siria. Omerovic, padre di sei figli che vive esclusivamente di sussidi erogati dallo Stato austriaco, ha beneficiato di sussidi supplementari per congedo di paternità.
In Belgio, alcuni dei jihadisti autori degli attacchi di Bruxelles e Parigi, in cui nel 2015 e nel 2016 sono morte 162 persone, hanno ricevuto più di 50mila euro (59mila dollari) sotto forma di prestazioni sociali, che hanno usato per finanziare i loro piani terroristici. Fred Cauderlier, un portavoce del primo ministro belga, ha difeso i sussidi sociali dicendo: "Questa è una democrazia. Non abbiamo strumenti per controllare come le persone spendono le somme loro elargite".
Secondo il Ministero della Giustizia, soltanto nel Brabante fiammingo e a Bruxelles, decine di jihadisti che hanno combattuto in Siria hanno ricevuto almeno 123.898 euro (150.000 dollari) di prestazioni indebite.
In precedenza, il quotidiano fiammingo De Standaard aveva scritto che 29 jihadisti di Anversa e Vilvoorde hanno continuato a percepire sussidi di mille euro al mese (1.200 dollari) dopo essersi recati in Siria e Iraq a combattere per lo Stato islamico. Il sindaco di Anversa, Bart de Wever ha dichiarato: "Sarebbe ingiusto se queste persone beneficiassero dei programmi sociali e utilizzassero, ad esempio, le loro indennità di disoccupazione per finanziare la loro lotta in Siria".
Nel febbraio scorso, l'Istituto nazionale per l'occupazione (RVA) ha rivelato che 16 jihadisti che avevano fatto ritorno in Belgio dopo essersi recati a combattere in Siria ricevevano assegni di disoccupazione. Il portavoce dell'RVA, Wouter Langeraert, ha detto:
"Noi viviamo in uno Stato costituzionale. Non tutti i combattenti siriani che sono rientrati si trovano in prigione. Alcuni soddisfano tutti i requisiti giuridici; non sono tutti in prigione, si sono di nuovo registrati nel loro Comune, sono in cerca di lavoro etc.".
In Gran Bretagna, i contribuenti hanno finanziato Khuram Butt, il leader del commando terrorista che ha colpito il London Bridge e il Borough Market, in cui hanno perso la vita otto persone e 48 sono rimaste ferite.
Salman Abedi, l'attentatore suicida di Manchester, ha usato i prestiti e gli aiuti agli studenti sovvenzionati dai contribuenti per finanziare il suo piano terroristico. Abedi ha ricevuto almeno 7.000 sterline (7.000 dollari) dalla Student Loans Company dopo essersi iscritto al corso di laurea in Economia aziendale alla Salford University nell'ottobre 2015. Si ritiene che abbia ricevuto altre 7.000 sterline durante l'anno accademico 2016, anche se allora aveva già mollato la facoltà. Pare anche che Abedi abbia ricevuto un'indennità di alloggio e un sostegno al reddito di importo equivalente fino a 250 sterline a settimana.
David Videcette, un ex detective della polizia di Manchester che ha partecipato alle indagini sugli attentati terroristici del 7 luglio 2005 a Londra, parlando del sistema dei prestiti per studenti ha detto:
"È un modo semplice per un terrorista per finanziare le sue attività a spese del contribuente. Tutto quello che deve fare è iscriversi all'università e poi sparire. Spesso non hanno alcuna intenzione di comparire".
Il professor Anthony Glees, direttore del Centre for Security and Intelligence Studies della Buckingham University, ha affermato: "Il sistema britannico rende i fondi facilmente accessibili agli studenti jihadisti senza effettuare alcun genere di controllo. Occorre avviare un'indagine su questo".
Invece, Shahan Choudhury, un jihadista di 30 anni originario del Bangladesh che si è radicalizzato in una prigione inglese, ha usato i sussidi sociali erogati dal governo per portare la sua famiglia, compresi tre figli piccoli, in Siria, per unirsi allo Stato islamico. Secondo la padrona di casa, la famigliola è sparita di notte, lasciando tutte le proprie cose nell'appartamento dell'East London.
Nel 2015, è emerso che tre sorelle di Bradford che si erano recate in Siria ricevevano ancora delle indennità. Khadija, 30 anni, Zohra, 33, e la 34enne Sugra Dawood che hanno portato con loro i nove figli hanno utilizzato gli aiuti al reddito e gli sgravi fiscali per la prole per finanziare il loro viaggio.
Più di recente, un Freedom of Information Request ha rivelato che Anjem Choudary, un islamista che sta scontando una condanna di 5 anni e mezzo per la sua attività di sostegno all'Isis, ha ricevuto più di 140mila sterline (180mila dollari) di assistenza legale finanziata con il denaro dei contribuenti per il suo fallito piano di evitare la prigione. La cifra è destinata a lievitare dal momento che i suoi legali continuano a presentare ricorsi. Questo padre di cinque figli ha preteso fino a 500mila sterline (640mila dollari) di benefit sociali, da lui definiti come una "indennità per il reclutamento per il jihad".
Choudary ritiene che i musulmani abbiano diritto ai sussidi sociali perché sono una forma di jizya, una tassa imposta ai non musulmani per rammentare loro che sono sempre inferiori e sottomessi ai musulmani.
Anjem Choudary, un islamista britannico che sta scontando una pena detentiva per la sua attività di sostegno all'Isis, ritiene che i musulmani abbiano diritto ai sussidi sociali perché sono una forma di jizya, una tassa imposta ai non musulmani per rammentare loro che sono sempre inferiori e sottomessi ai musulmani. ha incassato fino a 500mila sterline (640mila dollari) di benefit sociali, da lui definiti come una "indennità per il reclutamento per il jihad". (Fonte dell'immagine: Oli Scarff/Getty Images)
I media britannici hanno riportato che prima del suo arresto Choudary incassava più di 25mila sterline (32mila dollari) l'anno di benefit sociali. Tra l'altro, il predicatore radicale percepiva 15.600 sterline l'anno di indennità di alloggio per mantenerlo in una casa da 320.000 sterline a Leytonstone, nell'East London. Ha inoltre beneficiato di una detrazione fiscale di 1.820 sterline, di un sostegno al reddito pari a 5.200 sterline e ha percepito assegni familiari per l'importo di 3.120 sterline. Non essendo i benefit sociali sottoposti a tassazione, il suo reddito corrispondeva a uno stipendio di 32.500 sterline (42mila dollari). A titolo di raffronto, nel 2016 le retribuzioni medie annue dei lavoratori a tempo pieno in Gran Bretagna erano di 28.200 sterline (36.500 dollari).
Altri esempi di abusi del sistema assistenziale da parte dei jihadisti, possono essere visionati qui.
In Danimarca, secondo quanto riferito dal Servizio di sicurezza e di intelligence (PET), i jihadisti troppo malati per lavorare ma abbastanza sani per combattere per lo Stato islamico hanno beneficiato di sussidi di invalidità, prestazioni di malattia e assegni di pensione anticipata erogati dallo Stato danese.
In passato, un documento prodotto dal Ministero del Lavoro aveva rivelato che più di 30 jihadisti danesi hanno continuato a percepire benefit sociali, pari a 672mila corone danesi (92mila dollari), anche dopo essersi uniti allo Stato islamico in Siria.
Il ministro del Lavoro Troels Lund Poulsen ha dichiarato:
"È del tutto inaccettabile ed è vergognoso. Deve essere fermato. Se ci si reca in Siria per partecipare al jihad, per diventare un guerriero dell'Isis, allora ovviamente non si dovrebbe avere alcun diritto a ricevere benefit dal governo danese".
In Francia, il governo ha tagliato le prestazioni sociali a circa 300 individui identificati come jihadisti. La Francia è il più grande esportatore di combattenti stranieri in Iraq e Siria, con più di 900 jihadisti che si trovano all'estero.
In Germania, Anis Amri, un tunisino di 23 anni, autore dell'attacco letale al mercatino di Natale a Berlino, ha utilizzato diverse identità per incassare illegalmente i sussidi sociali. Sembrerebbe che le autorità tedesche fossero a conoscenza della frode, ma non sono intervenute.
Invece, un jihadista residente a Wolfsburg, che ha portato la moglie e due figli piccoli in Siria, ha continuato a ricevere prestazioni sociali dallo Stato, pari a decine di migliaia di euro, per un intero anno dopo aver lasciato la Germania. Le autorità locali hanno detto che la legge tedesca sulla privacy impedisce loro di sapere quali famiglie abbiano lasciato il paese.
Complessivamente, è stato rilevato che più del 20 per cento dei jihadisti tedeschi che combattono in Siria e in Iraq percepiva benefit sociali da parte dello Stato; e dopo il loro rientro in Germania, i jihadisti potranno ricominciare a ricevere assegni assistenziali. Il ministro degli Interni del land della Baviera, Joachim Hermann, ha dichiarato:
"Non saremmo mai dovuti arrivare a questo. Il denaro dei contribuenti tedeschi non avrebbe mai dovuto finanziare direttamente o indirettamente il terrorismo islamista. I sussidi di questi parassiti terroristi dovevano essere tagliati subito. Non lavorare e diffondere il terrore a spese dello Stato tedesco non è solo estremamente pericoloso, è anche la peggior provocazione e infamia!"
Nei Paesi Bassi, il governo ha interrotto l'erogazione di sussidi a decine di jihadisti. Un combattente olandese di nome Khalid Abdurahman è apparso in un video di YouTube con cinque teste mozzate. Originario dell'Iraq, l'uomo ha vissuto per oltre dieci anni grazie al welfare, prima di unirsi allo Stato Islamico in Siria. I servizi sociali olandesi lo hanno dichiarato non idoneo al lavoro e i contribuenti gli hanno pagato i farmaci per il trattamento della claustrofobia e della schizofrenia.
La legge per tagliare i benefit sociali ai jihadisti non si estende ai prestiti per gli studenti: il vicepremier Lodewijk Asscher ha detto che un divieto del genere sarebbe controproducente perché renderebbe più difficile il reintegro dei jihadisti.
In Spagna, Saib Lachhab, un jihadista marocchino di 41 anni residente nella città basca di Vitoria, ha accumulato 9mila euro (11mila dollari) di sussidi per finanziare il suo piano di unirsi allo Stato islamico in Siria. Ogni mese, l'uomo riceveva 625 euro (750 dollari) dal governo centrale e 250 euro (300 dollari) dal governo basco. Percepiva inoltre 900 euro (1.075 dollari) al mese di assegni di disoccupazione.
Samir Mahdjoub, un jihadista algerino di 44 anni residente nella città basca di Bilbao, ha ricevuto 650 euro (780 dollari) al mese di sussidi pubblici e 250 euro (300 dollari) di sostegno all'alloggio. Redouan Bensbih, un jihadista marocchino di 26 anni residente nella città basca di Barakaldo, ha incassato 836 euro (mille dollari) di sussidi sociali al mese dopo essere stato ucciso su un campo di battaglia siriano. La polizia ha infine arrestato nei Paesi Baschi cinque musulmani che intercettavano i pagamenti e li dirottavano in Marocco. Le autorità basche hanno detto che gli aiuti continuavano ad essere erogati perché non era stata loro notificata la morte dell'uomo.
Ahmed Bourguerba, un jihadista algerino di 31 anni residente a Bilbao, ha percepito 625 euro (750 dollari) al mese di benefit sociali e 250 euro (300 dollari) di sostegno all'alloggio fino a quando non è finito in prigione per reati di terrorismo. Mehdi Kacem, un jihadista marocchino di 26 anni residente nella città basca di San Sebastian, ha incassato 800 euro (950 dollari) al mese di sussidi fino a quando non è stato arrestato per appartenenza allo Stato islamico.
In passato, una coppia pakistana residente a Vitoria era stata accusata di aver falsificato documenti di identità per ottenere in modo fraudolento benefit sociali per dieci persone inesistenti. La polizia ha detto che i due hanno frodato il governo basco di più di 395mila euro (475mila dollari) nell'arco di tre anni.
In Svezia, secondo un rapporto elaborato dal Collegio nazionale di Difesa, 300 cittadini svedesi hanno continuato a ricevere aiuti sociali anche dopo aver lasciato il paese per andare a combattere in Siria per l'Isis. Nella maggior parte dei casi, i jihadisti hanno usato amici e familiari per gestire le pratiche, creando l'illusione che loro fossero ancora in Svezia.
Il convertito musulmano Michael Skråmo, ad esempio, ha incassato più di 50mila corone svedesi (5mila dollari) di benefit sociali dopo essersi recato in Siria con la moglie e i quattro figli. E questo, fino a un anno dopo che aveva lasciato Göteborg.
Magnus Ranstorp, uno degli autori del report, ha chiosato che i sussidi sociali evidenziano la debolezza dei meccanismi di controllo svedesi:
"Per qualche tempo, Michael Skråmo è stato uno dei più noti simpatizzanti dell'Isis. La polizia dovrebbe essere in grado in qualche modo di lanciare l'allarme e informare tutte le autorità quando qualcuno si è recato laggiù".
Nel frattempo, l'Arbetsförmedlingen, l'agenzia governativa svedese per l'impiego, ha interrotto un progetto pilota finalizzato ad aiutare i migranti a trovare lavoro dopo aver scoperto che i dipendenti musulmani dell'agenzia assumevano i jihadisti svedesi. Operativi dello Stato islamico avrebbero corrotto – e in alcuni casi minacciato – i dipendenti dell'agenzia nel tentativo di reclutare combattenti dalla Svezia.
Ma i funzionari comunali di Lund proseguono imperterriti e hanno lanciato un progetto pilota volto a fornire ai jihadisti svedesi di ritorno dalla Siria alloggio, impiego, istruzione e altri aiuti finanziari – tutto grazie ai contribuenti svedesi.

lunedì 4 settembre 2017

Bei Capelli o Bel Parrucchino?

di Sergio Di Cori Modigliani

Quella che -come tutti ci auguriamo- sembra essere la più geniale soap opera post-moderna mai inventata, (ovverossia la rissa Bei Capelli vs. Bel Parrucchino) sembra intingersi di inquietanti e davvero truculenti aspetti e dettagli specifici.
In rete ormai (come era ampiamente prevedibile) si stanno scatenando gli strateghi da tastiera e i mega esperti di geo-politica planetaria.
Ma a queste sciocchezze feisbukkiane siamo abituati.
Il punto è che, per comprendere la vera natura di questo jeu de massacre, è necessario sapere di che tipo di armi stiamo parlando. La chiave la si trova andando a leggere i testi più interessanti in questo momento: le riviste militari.
Sia quelle statunitensi che quelle cinesi e russe.
Il dibattito verte tutto intorno al prossimo (già annunciato) lancio nord-coreano.
Il missile che (in teoria) dovrebbe essere lanciato entro domenica -è la stessa Corea del Nord ad averlo annunciato- si chiama in gergo "Nuclear Electromagnetic Pulse Device". Si tratta di un ordigno relativamente molto piccolo il cui obiettivo non consiste nel produrre fuoco e fiamme distruggendo cose e persone, proprio no. Il target è un altro. Consiste nel creare una tempesta elettromagnetica talmente potente da produrre come effetto immediato la cancellazione di ogni dispositivo elettrico ed elettronico nel raggio che parte dal centro dell'esplosione: circa 2.500 chilometri. Tale esplosione si verifica ad un'altezza di circa 7.000 metri d'altezza e la Corea del Nord sembrerebbe intenzionata a farlo in una zona dell'Oceano Pacifico dove non c'è terraferma, tanto per mostrare al resto del mondo di che cosa sono capaci. Si chiama "effetto Babele".
Gli scienziati interpellati sono però (ed è questo il punto drammatico) molto perplessi al riguardo. Sostengono infatti che esistono delle severe contro-indicazioni, soprattutto quelle relative alla totale misconoscenza degli effetti collaterali che tale esplosione può provocare in natura. Oltre a questo c'è il problema del punto d'impatto: se l'esplosione avviene prima o dopo, ovvero produce un raggio d'azione che va a toccare luoghi della terraferma, allora lì viene cancellato l'uso di ogni dispositivo d'energia elettrica. E le conseguenze sono intuibili.
Secondo diversi esperti militari, gli Usa, la Cina e la Russia, avrebbero (d'accordo) spinto la situazione a questo punto, per avere la possibilità di "testare" questa nuova arma sofisticata in possesso da almeno dieci anni nelle mani di americani, cinesi e russi, e mai sperimentata da nessuno di essi.
La versione coreana, però, sembra essere più evoluta.
Quindi, tutti e tre vorrebbero vederla alla prova dei fatti, per regolarsi.
Nel caso dovesse funzionare come preannunciato, ci si troverebbe davvero dentro la storia di Davide e Golia, perchè (almeno per le prime 24 ore) la Corea del Nord diventerebbe la più potente potenza nucleare del mondo, in grado di spegnere l'uso di qualsivoglia dispositivo elettrico in Giappone (tanto per fare un esempio) provocando una totale catastrofe.
Sembra che i mega-esperti militari delle tre (vere) super potenze stiano litigando tra di loro: c'è chi sostiene che Bei capelli bluffa, c'è invece chi sostiene che quell'arma ce l'ha sul serio. C'è poi la sezione militare di chi lo vuol fermare per evitare l'esperimento, c'è invece chi lo incita a farlo perchè vogliono toccare con mano l'esecuzione dell'evento.
L'edizione odierna del Wall Street Journal, attendibile e importante pubblicazione statunitense, offre una preoccupante e allarmistica notizia in questo senso, sostenendo che Bei Capelli voglia lanciare quest'arma nella zona artica settentrionale all'incrocio tra la Siberia e l'Alaska, con viva (e giusta) preoccupazione sia dei russi che degli statunitensi.
Vero o non vero che sia, questo è ciò di cui stanno parlando.
Ecco l'articolo in questione:

Pyongyang’s warnings now include a tactic long discussed by some experts: an EMP triggered by a nuclear weapon that would aim to shut down the U.S.…
wsj.com

venerdì 1 settembre 2017

Dalla Russia con amore.






di Sergio Di Cori Modigliani


Sono convinto che se gli imbattibili (e nei decenni insuperabili) Nikolaj Gogol, Lev Tolstoj, Fedor Dostoevsky, più tutti gli altri loro colleghi -la lista è davvero molto lunga- fossero oggi ancora vivi, si farebbero bruciare sulla Piazza Rossa di Mosca per protesta.
La motivazione del gesto?
E' la seguente:

l'ufficio stampa del Cremlino ha diffuso oggi la notizia ufficiale che il 19 settembre verrà inaugurato nel centro di Mosca un gigantesco mausoleo (al centro del quale ci sarà una gigantesca statua) in memoria di colui che Putin ha definito "il più grande eroe della Storia della Russia": il signor Michail Kalashnikov, l'inventore della mitragliatrice leggera d'assalto, morto in povertà, travolto dai sensi di colpa per la sua oscena invenzione.
Il costo di questa operazione che Putin intende lanciare come gigantesca propaganda mediatica è intorno ai 500 milioni di euro. In un paese nel quale la povertà è aumentata (soltanto nell'ultimo biennio) del 250% e dove la sperequazione tra ricchi privilegiati e nullatenenti poveri aumenta a passi giganteschi, questa scelta appare come un insulto alla popolazione russa, e un attentato terroristico contro la grandezza e grandiosità dell'eredità culturale russa che ha nutrito diverse generazioni di pacifisti, liberi pensatori, e amanti dell'Arte.
Uno sfoggio di militarismo che suona come uno sfregio.
Un atto che personalmente considero appartenente alla pornografia della Politica.
Mi piacerebbe sapere l'opinione in merito dei pentastellati, dei forzisti, dei leghisti e della cosiddetta sinistra antagonista italiana che insistono nel propagandare Putin, presentandolo come grande statista e artefice della pace nel mondo.

Questa sera porterò dei fiori immaginari sulle immaginarie tombe dei grandi russi, senza i quali non potrei vivere nè avrebbe Senso la mia esistenza.
Chiederò scusa e perdono a nome di tutti.

Pessimo segnale dei tempi che stiamo vivendo.

martedì 22 agosto 2017

Barcelona docet.






di Sergio Di Cori Modigliani


Esistono certi fondi internazionali d'investimento ad alto rischio, sostenuti da certe persone e da certe nazioni, noti agli esperti del settore e a coloro che occupandosi di geo-politica, invece di seguire le piste mediatico-spettacolari, seguono la più banale delle strade percorribili: the money!
Molti, a Wall Street, da circa una quarantina di giorni, sapevano che in Spagna sarebbe accaduto qualcosa entro il 20 agosto.
Di grosso. Di molto grosso.
Profeti? Geni? Spie?
No.
Semplici analisti della finanza con solide competenze.
Il rapporto bonos-bundt, cioè il differenziale dello spread tra i buoni del tesoro spagnolo e quello tedesco stava andando a meraviglia (dal punto di vista degli spagnoli). La Spagna si era ripresa talmente bene che si era andata a posizionare al quinto posto nel mondo, subito dopo Giappone, Canada, Francia, Irlanda, rispetto alla Germania. Eppure, a Wall Street, verso la fine di Luglio, hanno notato che erano stati investiti circa 800 miliardi di dollari, scadenza 20 agosto 2017, con una scommessa al ribasso sui bonds spagnoli, esattamente come era avvenuto per l'Italia alla fine di Luglio 2011. I più solerti e attenti hanno redatto un rapporto molto specifico e lo hanno inviato all'agenzia FBI, la quale lo ha spedito alla CIA che lo ha passato ai servizi spagnoli. Gli iberici hanno ringraziato sostenendo (così dicono a Wall Street) che "la situazione è diversa, adessso ci pensa Draghi a sostenere il mercato".
Infatti, la situazione è "diversa".
Ma loro non hanno capito in che senso.
E in Europa fanno finta di non averlo capito.
Morale della favola: un'ora fa hanno incassato la scommessa: guadagno netto circa il 25%, pari a 150 miliardi di dollari. Bonds spagnoli affondati.
E' il costo per la zona euro: Draghi dovrà sborsarli, che gli piaccia o meno.
Cioè, tutti noi.
Avendo al comando della Casa Bianca uno dei più turpi speculatori finanziari della Storia, non vi è alcun stupore.
Nè tantomeno sorpresa.
Quindi, che cosa si fa?
Si prende atto della realtà (quella vera, tangibile, sostanziale, cioè "the money of the super rich") e ci si muove di conseguenza.
O si comprende che siamo dentro una guerra all'ultimo sangue (è proprio il caso di dirlo) tra la finanza da una parte e la politica dall'altra, con l'economia in mezzo e in posizione ambigua -nonchè irresponsabilmente complice- e si spiega alle persone, agli imprenditori e alle nazioni, come stanno davvero le cose per potersi cautelare, oppure ci dobbiamo cuccare lo spettacolo mediatico internazionale che questi pirati criminali post-moderni stanno allestendo per noi poveri gonzi privi di difese.
La guerra c'è, ma è questa.
Per tutto il resto c'è il mastercard di Grillo-Salvini-Meloni e la bella compagnia dei demagoghi da tastiera a gestire (molto probabilmente a loro insaputa) la bella favola dello scontro di civiltà tra buoni e cattivi.
E' solo business.
Tutto qui.
E le nostre esistenze sono diventate ottima carne da macello

martedì 15 agosto 2017

Quando vince il pacifismo.




di Sergio Di Cori Modigliani

Grandiosa vittoria di Moon Jae in, il neo-presidente della Corea del sud eletto lo scorso 20 maggio.
Intellettuale radicale, appartenente alla tradizione pacifista del movimento progressista della sinistra asiatica, fervente cattolico, ha risolto la crisi internazionale provocata dalla totale stupidità e incompetenza dello statunitense Donald Trump e dalla totale stupidità e arroganza del nordcoreano Kim Jong un.
Una vera catastrofe per la politica estera americana.
Moon, infatti, ha avviato dei colloqui con la Corea del nord ed è riuscito a convincere il giovane dittatore a fidarsi di lui, a dimostrazione dell'importanza del rispetto della diversità culturale e di quanto sia importante il principio di auto-determinazione dei popoli: tra coreani si capiscono al volo.
Dove è fallita la Cina, c'è riuscito un pacifista sud coreano.
Ecco i fatti salienti: questa mattina, 15 agosto, alle ore 3.30 italiane, il presidente della Corea del sud ha annunciato formalmente e ufficialmente alla televisione sudcoreana che "non tollererà e non consentirà agli Usa nessuna forma di iniziativa militare sulla penisola coreana e intorno alle sue coste a meno che non venga prima informato il governo della Corea del sud che deciderà, in maniera autonoma e indipendente, se consentire o meno tale iniziativva. Per quanto riguarda l'attuale fase, fedele alla tradizione pacifista così fortemente voluta dalla cittadinanza, comunica di non consentire agli Usa il permesso per operazioni militare nella penisola". Fine del messaggio.
Trentacinque minuti dopo, alla televisione nord-coreana è apparso Kim, il quale ha annunciato "di aver dato ordini ai miei generali di sospendere l'attacco annunciato all'isola di Guam, di rientrare alla base di partenza e di annullare l'allarme e lo stato di emergenza".
Si tratta della più grande sconfitta in politica estera, per gli Usa, degli ultimi 20 anni, dovuta all'inettitudine, all'incompetenza e alla capricciosa caratterialità di Trump.

Quel che più conta, si tratta di una grande vittoria del movimento pacifista internazionale.
Quindi, di tutti noi.

Qui di seguito vi allego un articolo pubblicato sul quotidiano britannico "The Guardian" in data 9 maggio 2017 alla vigilia delle elezioni in Corea, nel quale presentava la persona di Moon al pubblico occidentale di lingua inglese.



https://www.theguardian.com/world/2017/may/09/moon-jae-in-the-south-korean-pragmatist-who-would-be-president

giovedì 3 agosto 2017

Quale civiltà? L’Europa, of course! Roma Aeterna docet.





“L’uomo produce regole. La natura è fatta di leggi. Senza la conoscenza della legge, senza il sentimento della legge, nulla si può fare”.
                                                                                Louis Kahn, La Jolla, California 1968


di Sergio Di Cori Modigliani

Esistono i paesi, le nazioni, gli stati. 
Poi, esistono anche le civiltà.
Una ventina di anni fa, circa, l’istituto di Storia della prestigiosa università di Oxford, in prospettiva della preparazione della monumentale impresa editoriale dedicata alla storia delle civiltà, fece un’inchiesta nel Regno Unito. 
Vennero posti soltanto due quesiti. 
Era indirizzato esclusivamente agli accademici esperti in storia, antropologia, sociologia, ai quali vennero aggiunti anche le migliaia di studenti delle facoltà umanistiche. 
La domanda era la seguente: “Quale è stata la più grande civiltà sul pianeta Terra negli ultimi 3000 anni?”. La risposta era libera. Nel 76% dei casi la risposta fu la stessa. Venne aggiunta anche una seconda domanda: “Sapreste indicare con esattezza l’anno specifico della nascita della civiltà da voi prescelta e il motivo per cui uno specifico evento l’ha definita?”. 
A questa successiva domanda la stragrande maggioranza non seppe dare una risposta. 
Tra le 1750 risposte, invece, l’81% indicò una data: il 420 a.C.
La civiltà prescelta fu l’impero romano.

Su questo non c’è neppure dibattito tra gli storici. 
Sono tutti concordi. 
L'antica  civiltà romana durò circa 1200 anni, dall’ottavo secolo avanti Cristo fino al quinto dopo Cristo. Ci furono anche altre antiche civiltà che durarono molto a lungo, come quella egizia, celtica, etrusca, persiana, cinese, maya, azteca, inca e un’altra ventina meno note. 
Ma nessuna di queste ebbe la potenza di Roma, che non fu soltanto quella militare, tutt’altro. 

L’antica società romana, infatti, ebbe la particolarità specifica di produrre un tipo di civiltà talmente forte da contaminare e contagiare anche lontanissime civiltà molto diverse, con le quali non vennero mai neppure in contatto. Mentre i maya o i persiani o i cinesi rimasero confinati all’interno del loro territorio esclusivo, i romani cambiarono per sempre (in senso evolutivo e progredito) il volto dell’umanità sulla Terra. La data specifica della svolta fu il 420 a.C. La città di Roma esisteva già da circa 350 anni, ma non era ancora una civiltà. Allora, nel bacino del Mediterraneo, primeggiavano l’Egitto e la Grecia. Ma in quell’anno, dopo aver chiuso positivamente la guerra contro gli Etruschi, nella fase politica susseguente al periodo monarchico dei sette re, i romani si posero delle domande relative alla loro identità. Mentre, proprio in quel periodo, nella vicina Grecia nasceva e si sviluppava la più fertile e ricca scuola di pensiero filosofico mai esistita, i romani dibattevano sulla necessità di fondare una nuova idea di mondo, con paradigmi diversi, una prospettiva nuova, una dialettica universale talmente folgorante da poter essere condivisa da tutti. E così nel 420 a.C. diventano i primi sul pianeta Terra ad abolire il sacrificio umano per decreto (scritto), attribuendo all’esistenza un valore assoluto. 
Considerato un reato penale gravissimo, i responsabili di sacrifici umani sarebbero stati condannati a morte. 
Quell’atto politico/legale sancì subito una loro specifica unicità. 
E' stata la prima società sul pianeta Terra a darsi questa nuova regola: i romani sono stati i primi umani sul pianeta ad attribuire alla Vita un valore sacrale e supremo.
La notizia si sparse in tutto il mondo allora conosciuto arrivando (qualche decina di anni dopo) perfino nelle lontanissime India e Cina. In Asia, mercanti viaggiatori, riportarono con particolari e dettagli le leggi e le nuove formulazioni di una società che negava per costituzione a chiunque di abusare dell’esistenza di chiunque altro nel nome di un principio superiore, di solito divino. Fu la prima società laica nel pianeta in cui al centro della scena compare come elemento superiore il “cives”, il cittadino, la cui vita e attività è considerata superiore a quella degli dei, invisibili abitanti dei cieli. Per un lunghissimo periodo furono gli unici a praticare la glorificazione del cives vivendo in una comunità che non contemplava i sacrifici umani per ingraziarsi gli dei. Ma poco a poco, quella pratica divenne seducente e per contaminazione pose le fondamenta di una totale e complessa regolamentazione della vita pubblica, passata alla Storia come "Diritto Romano". 

Secondo l’istituto di Storia dell’università di Oxford, quel Diritto è ancora oggi attivo, essendo la base di ogni giurisprudenza applicata nel pianeta.
Abituati alla divulgazione di stampo hollywoodiano, siamo cresciuti con l’idea che la forza dei romani fosse soprattutto il loro esercito.
Non è così. Non era così.
E’ stato invece il fatto di codificare un progetto culturale vasto che ha cambiato totalmente la prospettiva esistenziale del mondo. Gli storici romani ci hanno segnalato un solo celebre episodio, avvenuto qualche giorno prima della battaglia di Canne contro gli africani, quando il generale che guidava la prima avanguardia d'attacco scelse di sacrificare (la notte prima)  un Gallo e un Greco per sedurre Marte e vincere. 
Vinse. 
Ma fece la stessa fine di quei due poveri disgraziati, sepolti vivi nella sabbia perché questo era il volere degli dei. 
Per Roma, infatti, era più importante il volere degli uomini civili, ovverossia la Regola e il Diritto del Cives, da cui la celeberrima espressione Dura Lex sed Lex.
Non era importante vincere, bensì "come" vincere.
Una vittoria senza rispetto, coerenza e fedeltà rigorosa ai principii del Diritto Romano, per i nostri antichi antenati, non era una vittoria. E si veniva sanzionati e puniti per questo.

Non fu affatto l’ansia del dominio imperiale a rendere Roma la più grande civiltà mai esistita, come erroneamente la corrente vulgata sostiene. 
Fu esattamente il contrario. 

350 anni dopo la sua fondazione, nel V secolo a.C. ormai rassicurati da se stessi, i romani scelsero di darsi una regolamentazione totale basata su codici di comportamento collettivo che consentirono la convivenza tra centinaia di etnie diverse. Oggi, 2017, a Roma città abitano circa 4 milioni di persone, su circa 6,5 miliardi di abitanti nel pianeta. Mille anni fa, nel 1017, a Roma abitavano circa 25.000 persone. Non c’era nessuno, se non il papa e qualche cardinale, asserragliati dentro Castel S.Angelo. 1500 anni fa, Roma era ancora devastata dalle incursioni dei barbari ed era diventata lo scenario del più violento scontro sociale mai registrato. Ma 2000 anni fa, cioè nel 17.d.C, nel pieno del proprio splendore, a Roma (che si estendeva ad ovest fino a Ostia, a est fino a Rieti, a nord fino a Orte, e a sud fino a Sperlonga) abitavano circa 3,5 milioni di persone, quando gli abitanti terrestri erano a malapena 500 milioni.

La lezione (e l’eredità) di quest’antichissima e gloriosa civiltà dovrebbe essere la base dibattimentale di un progetto europeo mediterraneo. 

Ormai incorporata l’idea che non può essere la finanza, il sistema bancario e una moneta a stabilire i codici di riferimento di una comunità collettiva, è necessario recuperare i valori alti della Cultura e della competenza per seguire la traccia degli antichi romani e fondare una nuova civiltà europea. Pensare di poter sostenere un progetto politico continentale basandosi soltanto sulla gestione più o meno sapiente della rabbia, livore, indignazione, bisogno, ruotando intorno a slogan pregni di echi ma vuoti di sostanza è una perdita di tempo, un errore madornale e non servirà a nulla. 
I gravissimi problemi che stiamo affrontando in questa fase, per noi europei, non possono essere risolti da una piatta normativa o da qualche abile trucco ragionieristico che ormai sanno di folclore. E’ necessario ripartire dalle priorità basiche sulla cui fondazione è necessario dibattere per costruire i pilastri di sostegno di una società evoluta. 

Siamo abbastanza ricchi in Europa per andare, complessivamente, al di là del mero concetto di sopravvivenza e fondare una nuova civiltà basata sulla abolizione del sacrificio umano post-moderno, qui inteso nella sua accezione attuale e contemporanea, proprio come fecero i romani 2.437 anni fa.
Incorporare un’idea di mondo basata sul concetto che non si ha futuro, che non si possono coltivare ambizioni, che non si possono costruire aspettative, che non si può fondare una propria progettualità individuale, che l’unica possibilità di ingresso nel mondo del lavoro passa ineluttabilmente per le vie della politica partitica, equivale alla morte civile: è la nostra modalità di praticare il sacrificio umano. Dobbiamo diventare civili, non lo siamo ancora. 
Questa è l’eredità che il compianto prof. Zygmunt Bauman, squisita mente di europeo pensante, scomparso otto mesi fa, ci ha lasciato come eredità e viatico per noi che stiamo qui. Nel suo più drammatico testo pubblicato cinque anni fa (“Danni collaterali” stampato dall’editore Laterza di Bari) ci spiega come l’essere umano sia ormai diventato, per l’appunto -da cui il titolo del libro- una cifra statistica, un danno collaterale della società attuale. 
Siamo ritornati al sacrificio umano. 
Prima della grande civiltà.
Si impone un immediato lavoro di progettazione culturale fondativo prima che sia troppo tardi.

sabato 29 luglio 2017

Dio, chi? Un filosofo sloveno illumina la confusa scena della nostra palude quotidiana.










di

C’è un nuovo fondamentalismo religioso, oggi, in occidente, che si va diffondendo a macchia d’olio, penetrando nelle nostre case, forgiando il nostro immaginario. Mentre nei paesi islamici, la collettività autoctona deve vedersela con la piaga dell’Isis e il loro specifico radicalismo violento, in occidente siamo costretti a prendere atto di essere finiti nel gigantesco calderone del capitalismo social, estrema aberrazione etica di una degradazione etico-sociale che va all’attacco della libertà della nostra psiche. In gioco, infatti, è proprio l’Animus della persona, intesa come esistenza pulsante.
Questo neo-fondamentalismo religioso, all’apparenza laico, avviene nel nome e al servizio del dio Narciso, è quindi  impossibilitato a essere oggettivato.
Lo si può definire, per il momento, soltanto attraverso un aforisma paradossale.
“E’ in atto una epocale metamorfosi di Dio: si sta trasformando in d’Io”.
Ed è la ragione principale della crisi dell'occidente


fine del post.





P.S.
Consiglio ai miei lettori di seguire la prolifica attività di pensiero del filosofo e psicoanalista sloveno Zizek, che considero un illuminante faro nella coscienza europea. Qui di seguito, vi propongo una intervista da lui rilasciata al corriere della sera e pubblicata un anno fa sul quotidiano milanese. Eccola, buona lettura.
(http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_16/prometteva-liberta-ma-web-oscuro-rovina-milioni-vite-2ba208b6-7b7e-11e6-ae27-bc43cc35ec72.shtml)



«Prometteva libertà ma il web oscuro rovina milioni di vite»

Il filosofo Žižek: è lo Stato che deve controllare la Rete




Domani terrà una lectio magistralis al festival di Pordenone, dove presenterà Il contraccolpo assoluto (Ponte alle Grazie), che continua la sua rilettura creativa di Hegel e Lacan. La notizia del suicidio di Tiziana Cantone lo colpisce in quanto padre e gli ricorda un caso molto simile in Slovenia. «A Maribor, due anni fa, in una piccola scuola, degli studenti avevano filmato un preside che faceva del sesso orale con una professoressa; quel video è finito sul web e il preside si è ucciso. Non ha retto, la sua vita era rovinata. Noi ce ne accorgiamo solo quando ci sono finali tragici o scandali, ma tante vite vengono distrutte in modo più discreto. Milioni di persone perdono la loro onestà, la loro decenza, soffrono».



Prima del web era diverso?
«Il web riproduce e diffonde più del passaparola. E può mostrare orrori da scenario di guerra, o morbosità atroci. Non può essere lasciato a se stesso. Se dai solo libertà poi si arriva a una esplosione di violenza, brutalità, razzismo. Lo so perché mio figlio, di 17 anni, ha fatto un giro sul web profondo e ha trovato di tutto, video di torture, scene di sesso estremo e persino uno di quei film in cui si vedono morire delle persone, uno snuff movie».

Lei come ha reagito?
«Malissimo. Sto male solo all’idea che si possa vedere realmente qualcuno torturato e ucciso. Per cosa poi? Un conto è vedere, come fanno gli inviati di guerra, le prove di un massacro di civili, altro discorso è farlo per gioco. Lo stesso discorso vale per il sesso».

Cosa pensa del sesso digitale? L’ha mai fatto?
«No! Io lo faccio in modo analogico. E amo le passioni. Infatti ho avuto più mogli, e sono un monogamo; ma la monogamia per la cultura di oggi è vista come una patologia, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, perché non va bene fissarsi con una sola persona. In questo senso non mi piace molto il nuovo corso di certi movimenti di genere sessuale che sono passati dalla giusta richiesta di diritti alla prescrizione normativa di doveri, e di piaceri, quasi una ideologia, perfetta per il nuovo capitalismo social, che predica consumi e ostentazione. Gli psicanalisti dicono che spesso le persone chiedono come poter gestire meglio il proprio piacere, averne di più. E invece i terapisti devono liberare i propri pazienti da questa ossessione di voler godere sempre e comunque».

Quant’è ambiguo l’appeal del sesso digitale?
«Da un lato, per i giovani soprattutto, sembra un gioco di evasione, di fuga in un universo virtuale che spesso fa ritardare le esperienze reali. Dall’altro lato questa fuga fa venire fame di realtà, e di interagire in maniera anche brutale e, possibilmente, riconnettere virtualità e realtà. Anche in maniera dolorosa. Ricordo i cutters, quelli che si tagliavano con il coltello, anche su parti intime, o lì vicino, per sentirsi reali, vivi».

Lei ha mai controllato il cellulare o il pc di suo figlio?
«Mai, è da idioti pensare di farlo: lui è tecnologicamente più avanzato di me. È lo Stato che deve trovare il modo di controllare il web, almeno per gli aspetti penalmente rilevanti, socialmente pericolosi. Non credo come Assange che la libertà totale del web ci salverà: certo, non mi fido neanche delle agenzie di sicurezza attuali; servono apparati trasparenti che senza indirizzo politico salvaguardino quella che è una deriva generale».

Lo Stato dovrebbe controllare la nostra privacy?
«No. Il problema non è difendere la nostra privacy, ma difendere gli spazi pubblici dalla nostra invadenza, dalla tendenza a privatizzarli che li rende indecenti e indecorosi. I social media creano sì nuovi spazi di auto organizzazione, per dirla con Marx, ma grazie a loro il discorso politico si è abbassato: uno come Trump può parlare oggi in pubblico come fino a ieri avrebbe potuto parlare solo in privato. Questo abbassamento è purtroppo ormai accettato».

Che cosa bisogna fare?
«Invertire la tendenza. Un tempo sesso e linguaggio volgare erano armi rivoluzionarie contro il potere. Oggi che il potere è sessualizzato ed è volgare dobbiamo riscoprire le passioni nel sesso e in politica».

giovedì 27 luglio 2017

Il tormentone estivo che ci manca. E non è certo un caso. La lezione viene da Bari






di Sergio Di Cori Modigliani

L'estate, è cosa nota, è la stagione dei tormentoni.
Lo vuole la prassi imposta dall'editoria che ha bisogno di gossip e chiacchiere a go go per vendere rotocalchi da leggere sotto l'ombrellone. E per chi, invece, il mare non se lo può permettere, valanghe di pagine dedicate su facebook, con l'appoggio del più importante investimento finanziario della Repubblica Italiana: i BPT, la nostra immarcescibile risorsa.

(N.B. per chi non fosse avvezzo a questo blog, devo precisare che BPT -al secolo Buoni Poliennali del Tesoro-  è un acronimo che, per il sottoscritto, identifica gli opinionisti di professione, ovvero i BambolottiPropagandaTelevisiva).

Si chiama "tormentone" perchè si diffonde come una specie di virus e parte come chiacchiera divertente, poi diventa  fastidioso, si trasforma in noioso, diventa insopportabile (di solito alla fine della calda estate) e infine si glorifica quando raggiunge la agognata meta del tormento totale. Quando cominciano a diffondersi centinaia di migliaia di like su facebook sotto la scritta abbasta co'sto tormentone, allora il sistema mediatico capisce che la stagione è finita e cambia registro.

Qualche giorno fa, i media hanno presentato alla nostra attenzione, con tutti i giusti requisiti, quello che -a mio avviso- aveva tutte le carte in regola per diventare un sonoro tormentone estivo, di quelli che i media adorano perché impongono al pubblico di schierarsi e di solito è al 50%, il massimo ideale assoluto per ogni rotocalco che voglia vendere, alimentando i pro e i contro. La notizia era succosa e contemporaneamente banale, come deve essere per qualificarsi come tormentone: il celebre Antonio Cassano (noto anche come genietto di Bari vecchia, cuore matto, pallone ribelle, calciatore estremo, indomabile artista e ingestibile professionista) invece di recarsi a Verona per iniziare il ritiro estivo di preparazione alla stagione 2017/2018 che avrà inizio il 20 agosto, aveva dichiarato alle 10 del mattino che si ritirava dal calcio giocato. 
Sconcerto, sorpresa, qualcuno pensava addirittura a uno scherzo. 
Sei ore dopo, lo stesso calciatore era apparso in conferenza stampa e in uno stato emotivo che la stampa sportiva aveva definito "confusionale" aveva ritratto la propia precedente affermazione sostenendo che si era pentito ed era pronto a iniziare la stagione. 
Dopo tre giorni, invece, una ennesima dichiarazione, questa volta "definitiva e irrevocabile" (parole sue): "lascio per sempre il calcio, finisco qui, ho voglia di godermi la vita con mia moglie e i miei due figli". 
Sembrava l'inizio, per l'appunto, del classico tormentone: lascia non lascia gioca non gioca, ecc., con la partecipazione della moglie, interviste a parenti, amici, giornalisti, ecc.

E invece non è accaduto nulla.

Data la notizia secca, è stato steso un velo pietoso sulla vicenda.
Deluso da me stesso per aver preso un granchio, sono andato a fare una ricerca contattando alcuni amici che lavorano nel campo del giornalismo sportivo.
E così è venuto fuori che due affermazioni di Cassano non sono piaciute al management che gestisce l'industria del calcio ed è partito subito l'ordine di scuderia del Pensiero Unico: ok, qui finisce la cosa, mettiamoci una pietra sopra e non parliamone più per nessun motivo.
Cassano ha spiegato che il calcio per lui è sempre stato, soprattutto, divertimento puro e gioia di vivere, ma giocare in Italia è davvero noioso, il calcio è finito, è un ambiente marcio, non è per me. E il giorno dopo ha aggiunto: uno dei motivi della mia scelta riguarda la mia vita proiettata nel futuro. Io sono un ignorantone semi-analfabeta perchè l'ambiente del calcio esige ignoranti facili da manovrare. E quindi, adesso, invece di giocare voglio dotarmi degli strumenti di un lavoro vero e imparare qualcosa. Ho deciso, quindi, di iscrivermi al Politecnico di Torino, perchè voglio studiare ingegneria e prendermi una laurea, mia moglie è d'accordo.
Decisione pessima (per le dirigenze calcistiche).
Scavezzacollo, playboy incallito, una decina di anni fa aveva stupito tutti perchè aveva dichiarato: "Io ho vinto finalmente la mia Champions League, ho incontrato la donna della mia vita. Con le femmine mi fermo qui e me la sposo". E così, nel 2009 era convolato a giuste nozze con Carolina Marcialis, una sportiva come lui (pallanuotista) con la quale ha avuto due figli Christopher e Lionel. Una donna molto intelligente, niente affatto presenzialista, per il mondo del calcio e i media una pessima scelta; per loro i calciatori devono sposare veline, letterine, modelle, attrici, giornaliste sportive, per imbastire insieme un sistema di gossip laterale continuo d'appoggio. 
C'è gente che va allo stadio perché vuole vedere di persona la moglie X del calciatore Y.
I calciatori obbediscono e si adeguano al mercato.

Antonio Cassano no.

Si rifiutava di uscire con le "gnocche" che organizzatori e dirigenti della federazione cercavano di imporgli perchè era in cerca di qualcosa d'altro.
Ero sempre stato un suo grande estimatore (come amante del calcio l'avevo sempre considerato un geniale fantasista dotato di eccezionale talento e visione di gioco) poi, qualche anno fa ascoltai, per caso, delle sue affermazioni che -mediaticamente parlando- furono l'inizio della sua fine. Era stato, a suo tempo, pompato dall'industria editoriale che gli aveva distribuito un libro sulla sua vita: besteseller milionario. Subito dopo ne aveva pubblicato un altro. A Milano presentando il libro, così aveva parlato di se stesso: sono contento di aver battuto un record mondiale, è bene che voi lo sappiate. Sono il primo scrittore del pianeta che ha pubblicato un numero di libri superiore a quelli che ha letto. Non penserete mica che questi libri li abbia scritti io. Io sono semi-analfabeta e purtroppo per me un totale ignorante, non sono in grado di scrivere nulla. I libri, oggi, li scrivono gli editor. Tutto è marketing. Conta apparire non essere. 
Rimasi molto colpito dall'uomo che stava dando prova di una grande consapevolezza di sè.
Capii, quindi, che era una persona vera, autentico libero pensante.
E' diventato uno dei miei eroi preferiti.
Un vero esule in patria.
Ci mancherà.
Gli auguro buona fortuna e spero per lui che diventi un grande ingegnere.
E' il tormentone estivo che mi manca.
Avrebbe potuto anche essere pedagogico, quindi utile per l'intera collettività.
Il mio abbaglio è stato proprio questo.
Tragica realtà avvilente dei tempi che viviamo.

 Cassano lascia il calcio, la moglie Carolina Marcialis: "Non voleva stravolgerci la vita"





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lunedì 24 luglio 2017

Ma le formiche dormono oppure no? E se dormono, dove vanno a dormire?


di Sergio Di Cori Modigliani

Ieri pomeriggio, reduce da una passeggiata, in seguito al gran caldo, ho deciso di prendermi un gelato.
Mi sono comprato un cono, i miei due gusti preferiti: fragola e pistacchio.
Sono uscito dalla gelateria per andarmi a sedere su una panchina.
L'unica che si trovava all'ombra era occupata da una signora al telefono e da una bambina molto piccola, intorno ai 5 anni.
La panchina era piuttosto larga.
Mi sono avvicinato e ho chiesto alla signora se potevo sedermi.
La signora, indaffarata al suo cellulare, mi ha fatto cenno con la testa di accomodarmi senza problemi.
Mi sono seduto e ho iniziato a gustarmi il gelato.
Ho sollevato lo sguardo e i miei occhi hanno incrociato, per un breve attimo, quelli della bambina. 
Mi ha sorriso con un'aria divertita e complice e ha dato una poderosa linguata al suo cono: identico al mio. Lo si intuiva dai colori del suo gelato, verde pastello e rosso fiamma.
Gli stessi gusti.
Anch'io le ho sorriso.
Quest'inattesa comunione di gusti mi ha dato subito una sferzata di buon umore.
La signora, nel frattempo, era tutta presa dalla sua telefonata, che sembrava davvero piuttosto importante.
La bambina, mentre leccava il gelato, era assorta e seguitava ad osservare con enorme attenzione il suolo.
Dalla mia distanza, non vedevo nulla di interessante, e non riuscivo a comprendere che cosa stesse attirando la sua attenzione. 
A tratti, infatti, la vedevo chinarsi e oservare il lastricato.
Ad un certo punto, la bambina ha tirato la manica della mamma e le ha chiesto.
"Mamma, le formiche, dormono?"
La madre non ha risposto.
Dopo qualche secondo, la bambina ha riformulato la stessa domanda.
"Non ne ho idea" ha risposto la madre, visibilmente infastidita.
Ma la bambina voleva ottenere una risposta.
Glie lo ha chiesto altre quattro volte.
"Piantala di fare domande, adesso andiamo, e non fare la noiosa come al solito" ha risposto la madre con tono scocciato, senza smettere di parlare al cellulare.
La bambina si è rabbuiata, ma dopo un po' si è piegata di nuovo in due ad osservare quella che -lo avevo capito- doveva essere una fila di formiche al lavoro.
"Mamma, ma quando vanno a dormire, dove vanno?"
La madre non ha risposto.
La bambina ha insistito, finchè la madre ha sbottato "Stai zitta, non devi fare domande, sto facendo una cosa importante, piantala di fare domande stupide".
La bambina si è appoggiata allo schienale rabbuiata.
Ho visto che aveva le lacrime agli occhi.
Si sentiva umiliata.
Io non avevo mai smesso di osservarla.
E a un certo punto l'ho immaginata in un pomeriggio caldo del 2044, distesa sul lettino dello psicoanalista, che piangeva ricordando quel pomeriggio della sua infanzia, al quale, parlando con la dottoressa, all'improvviso, attribuiva l'origine della sua patologica timidezza e la difficoltà nel parlare con gli uomini.
"Quando ero piccola, a casa, quando parlavo, nessuno mi ascoltava. Mia madre mi sgridava sempre e non rispondeva mai alle mie domande" immaginavo che avrebbe detto.
Mi sono sentito parte in causa.
Mi sono ricordato che quella bambina mi aveva riconosciuto come compagno di percorso esistenziale perchè aveva subito notato che condividevamo la stessa struttura di papille gustative e avevamo scelto lo stesso gusto di gelato: in qualche modo eravamo anche fratelli.
Allora, mi sono alzato in piedi e mi sono avvicinato.
L'ho guardata.
Aveva gli occhi pieni di lacrime.
Io non avevo la minima idea di che cosa facciano le formiche, ma sentivo che urgeva una qualunque risposta.
"Le formiche dormono d'inverno" le ho detto "è per questo che sono formiche e si danno tanto da fare; portano il cibo nel formicaio e poi, quando arriva l'autunno, s'addormentano e si sentono tranquille perchè hanno tanto cibo utile quando farà freddo. Quelle pagliuzze che trasportano sono importanti, per loro sono essenziali, servono a costruirsi un lettino comodo".
La bambina mi ha guardato raggiante. 
Con il polso si è asciugato il nasino.
La madre mi ha fulminato con uno sguardo come se si trovasse davanti a Igor o vittima di un attentato dell'Isis.
Con uno scatto si è alzata in piedi, ha preso la bambina per la mano e ha cominciato a strattonarla per portarla via.
"Andiamo a casa perchè si è fatto tardi" sempre senza mai smettere la sua telefonata.
La bambina ha cominciato a saltelare con difficoltà seguendone il passo, perchè la madre camminava veloce.
Si era girata due volte per guardarmi.
Io lo sapevo che attendeva un segnale, un gesto, un segno di qualsivoglia genere, tale per cui si potesse sentire rassicurata sulla sua complicità con me.
Avrei voluto correrle dietro, fermare la madre, strapparle il telefono dalla mano e dirle di dare subito una risposta a sua figlia.
Invece non ho fatto nulla.
Sono rimasto lì in piedi come un baccalà, mentre la signora camminava a passo spedito strattonando la bambina che cominciava a fare i capricci, strascicando i piedi, piagnucolando.
Sono ritornato a casa di malumore.
Mi sono sentito un traditore.
Davanti a una Libera Pensatrice potenziale, che aveva bisogno di aiuto, mi ero fatto prendere dalle necessità del rispetto formale della distanza tra estranei, nel mondo adulto, e non avevo mosso un dito per offrirle un qualche sollievo.
Ieri notte ho impiegato un lungo tempo prima di addormentarmi, senza mai smettere di pensare a quella bambina e alla mia vigliaccheria di anonimo adulto.
Poi, prima di chiudere gli occhi, ho cominciato a pensare alle formiche chiedendomi dove andassero a dormire, e se dormivano oppure no.
E' stato il quesito più intelligente e originale che mi sia sentito rivolgere negli ultimi tre anni della mia vita.
E' stato il regalo di una bambina di cinque anni che non rivedrò mai più.
Mi ha regalato un'idea, una condivisione, la conferma di quanto sia divertente la curiosità libera e condivisa. Quando è sincera e appassionata.
Volevo condividere con voi questa mia breve esperienza.

C'è qualcuno che sa dirmi se le formiche dormono?
E se dormono, dove vanno a dormire?