di Sergio Di Cori Modigliani
Questa donna la cui immagine vedete riprodotta qui sopra si chiama Sofia Gatica.
Non è famosa, non è una vip, non appartiene a nessun potere -nè forte nè debole- non ha soldi, non ha relazioni importanti. Da sola, ha vinto una battaglia contro la più temibile (e terribile) multinazionale del crimine nel nostro pianeta, la Monsanto, che nel 2012 ha ottenuto profitti nell'ordine di 25 miliardi di euro.
E' il fattore umano cui facevo riferimento nel post di inizio anno.
La sua storia ha inizio tredici anni fa, dove la signora è nata e cresciuta, in un posto molto lontano da qui, a diecimila chilometri di distanza.
Sofia è argentina, della provincia di Cordoba, un luogo conosciuto in Italia soprattutto per la sua incredibile produzione di squisiti calciatori (i fratelli Burdisso, Javier Zanetti, Leo Messi, El Pipita Higuaìn) nonchè Papa Francesco. Ma è anche sede di un fondamentale centro universitario accademico, una zona dove le tematiche sociali, da sempre, hanno trovato terreno fertile, producendo forti contestazioni nei confronti dei poteri forti, fin dai tempi dei conquistadores spagnoli. E' il polmone pulsante della ricchezza agricola argentina.
La storia dI Sofia ha inizio 13 anni fa, nel 2001, e come accade sempre nelle storie vere, nasce da un incidente esistenziale individuale, una tragedia personale dell'intimità, che invece di produrre soltanto disperazione, depressione e avvilimento, si trasforma in alimento combattivo per cambiare il mondo.
E ci riesce, a cambiarlo.
A febbraio di quell'anno, Sofia partorisce la sua prima figlia nell'ospedale centrale di un piccolo centro, Ituzaingo. Dopo qualche giorno nell'incubatrice, la sua piccola muore. Sono cose che accadono. Le spiegano che è nata con un grave difetto congenito, provocato da una inspiegabile mutazione che non le ha consentito di poter sviluppare un adeguato sistema immunitario. Quando viene dimessa e torna a casa, Sofia, dopo aver sepolto la piccola, comincia ad occuparsi della questione, leggendo, studiando, andando a visitare degli esperti. Inizia a girare nella sua zona parlando con altre famiglie, soprattutto contadine, e viene a scoprire di non essere la sola ad aver vissuto un'esperienza simile. Poco a poco raccoglie una vasta documentazione e si rende conto che la vita delle popolazioni locali è cambiata radicalmente (in peggio) dal punto di vista esistenziale ed economicamente (in meglio) da quando il governatore dello Stato di Cordoba ha approvato in toto le disposizioni applicate dal Fondo Monetario Internazionale che imponevano una strategia di politica agricola per la coltivazione intensiva gestita dalla multinazionale Monsanto: chi seguiva le disposizioni della azienda finiva per godere di accesso al credito internazionale delle banche attraverso il circuito della Banca Mondiale per lo Sviluppo. Viene a sapere, pertanto, che in quella zona vengono usati i "roundups", dei semi particolari coltivati in un laboratorio chimico del Wisconsin (Usa) che contengono un potente diserbante che si chiama glifosato, di colore arancione, sperimentato sul campo nel Vietnam del Nord tra il 1960 e il 1970, come diserbante per distruggere le foreste durante la guerra. Questa sostanza è altamente tossica e distrugge l'humus naturale del terreno che al massimo in dieci anni non è in grado di poter produrre più nulla. Sofia si mette a studiare l'inglese per leggere la documentazione accessibile e comincia a interrogare altre famiglie. Finchè, dopo due anni, non riesce a costruire un piccolo ma combattivo nucleo operativo, nato dal più potente collante della specie umana mai esistito: l'amore delle mamme. Raduna altre donne come lei, femmine fisicamente sane e forti, giovani e robuste, unite dal fatto di aver partorito figli che sono morti al massimo entro tre mesi e tutti con la stessa diagnosi di cancro alla tiroide. Con i dati alla mano, nel 2004, certificano che in quella zona la mortalità infantile è aumentata del 1750% rispetto alla decade precedente, con enorme sorpresa della gente, per lo più di origine contadina, radicata in quel territorio da diversi secoli, una popolazione tradizionalmente sana e longeva. Fonda così il gruppo "Mothers of Ituzaingo" composto da 16 donne, ma vanno subito a sbattere contro un muro di omertà e contro la repressione governativa che impedisce loro di muoversi. Finchè un giorno vede alla televisione una intervista con un professore dell'università di Cordoba, un accademico che ha la cattedra di Biologia presso la Facoltà di Scienze dell'alimentazione, Raul Montenegro, il quale nel 1982 ha fondato una organizzazione che si chiama FUNAM, una ong che si occupa di denunciare la devastazione territoriale delle agricolture locali da parte dell'industria internazionale chimica, che gestisce e produce le sementi il cui uso vengono poi imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Insieme conducono una poderosa battaglia di denuncia e di informazione della popolazione, contrastati sia dal governo che da tutti gli organismi internazionali che controllano i piani strategici di investimento e di prestiti alle nazioni. Ma nel 2012 avviene la svolta: al prof. Montenegro viene attribuito il Goldman Environmental Prize (una specie di Premio Nobel per scienziati ambientalisti) e la sua organizzazione entra a pieno diritto nel Consiglio Internazionale dell'Onu con un posto anche nel direttivo della Fao a Roma.
Sofia e le mamme di Ituzaingo denunciano quindi la Monsanto per "genocidio".
Viene istituita una commissione gestita da tre giudici.
Mentre il processo è in corso, le mamme di Ituzaingo, insieme agli attivisti della fondazione gestita dal prof. Montenegro, occupano i cantieri di una gigantesca fabbrica in allestimento della Monsanto per 113 giorni, convincendo la popolazione locale a unirsi a loro. Insieme impediscono agli operai del gigantesco cantiere di poter eseguire i lavori.
L'8 Gennaio del 2014 finalmente arriva la sentenza che dichiara "incostituzionale la costruzione degli impianti della Monsanto" e ne blocca i lavori in corso. La denuncia è firmata dal prof. Montenegro che viene ascoltato da tre giudici argentini, due dei quali votano a suo favore accogliendo le prove presentate contro la Monsanto. Nel ricorso legale si legge "Abbiamo presentato la denuncia per informare la Procura della Repubblica Argentina di alcune irregolarità che violano il diritto ambientale e che si sono verificate all'interno del ministero dell'Ambiente che si occupa delle autorizzazioni di progetti, soprattutto per ciò che riguarda la salvaguardia della salute pubblica messa a repentaglio dall'uso nocivo di queste sementi tossiche sia per l'organismo umano che per il suolo naturale".
La Monsanto ha dichiarato che farà ricorso ma non ha molte chances, anche perchè, nel frattempo, grazie alla partecipazione di numerose organizzazioni ambientaliste statunitensi, in Usa, la Associated Press -la più importante agenzia di stampa del mondo- ha pubblicato a ottobre del 2013 un esaustivo rapporto nel quale si "dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio il legame tra l'uso dei pesticidi prodotti dalla Monsanto e l'immediato peggioramento delle condizioni di salute della popolazione stanziata sul territorio dove questi prodotti sono stati usati in Argentina".
Una grandiosa vittoria che segna l'inizio di una importante rivolta.
"Interessante, grazie" potrebbe essere il commento di un lettore italiano "buon per gli argentini, ma loro stanno a 10.000 chilometri di distanza da noi, ci interessa relativamente".
Non è così.
Il prof. Montenegro sostiene che l'Italia è il paese dell'Europa dove, più che in ogni altra nazione, la Monsanto sta imponendo i suoi diserbanti "ed esiste il rischio che in pochi anni l'intero sistema dell'agricoltura italiana sia operativamente obbligato a usare questi diserbanti che contengono glifosato, come già avviene in diverse regioni soprattutto nel meridione".
Il motivo del mio post è triplice:
1). Attraverso il racconto della storia individuale di Sofia Gatica, mostrare e dimostrare che è possibile fare qualcosa, se c'è la volontà collettiva. Basta volerlo e unire le forze. Come operano gli agricoltori italiani? Sono al corrente della situazione? Lo sanno, che cosa stanno facendo? Sono disinformati oppure sono complici e domani verranno accusati di essere responsabili della morte di tanti innocenti oltre che della distruzione del territorio locale nelle singole regioni dove vengono usati questi prodotti?
2). Approfittare dell'occasione che l'attualità ci offre perchè in questi giorni ci sarà la interrogazione parlamentare del Ministro in carica per le Politiche Agricole e quindi è il luogo giusto, il momento giusto, al tempo giusto, per formulare ogni tipo di domanda relativa alla presenza, ingresso, intervento e controllo da parte della Monsanto nell'uso impositivo di tali diserbanti sul suolo italiano chiedendo ragguagli alla ministra, la quale -in teoria- dovrebbe essere perfettamente informata sullo stato reale dell'arte e quindi tenuta a dare risposte alla cittadinanza fornendo le dovute garanzie. Ritengo che questo punto sia molto ma molto più importante di quello sulla sua partecipazione o meno alle nomine di qualche Asl locale. Qui ci va di mezzo la ricchezza nazionale economica ma soprattutto la salute pubblica dell'intera popolazione della Repubblica Italiana. Capisco che la gente sia addormentata, ma non ci tenete alla vita dei vostri figli?
3). Usare questa notizia come base di impianto per costruire una serie di interpellanze parlamentari che coinvolgano contemporaneamente sia il Ministero delle Politiche Agricole che il Ministero della Sanità perchè l'Italia deve prendere atto della realtà e quindi istituire immediatamente dei punti di controllo da parte di entrambi i ministeri in maniera congiunta per salvaguardare le nostre vite e il futuro della nostra agricoltura.
Il resto del mondo si sta svegliando e le cose stanno cambiando: è il momento di muoversi.
Avviene in Sud America ma avviene anche in Asia.
Su tutta la stampa mondiale, in questi giorni, è apparsa la notizia del grande successo ottenuto dalle organizzazioni ambientaliste nel lontano Stato del Nepal grazie all'indefesso lavoro dell'avvocato Aruyn Aryal che ha vinto sei giorni fa la causa contro l'intero governo. Potete leggere tutto qui: http://www.ekantipur.com/2014/01/08/top-story/supreme-court-says-no-to-gm-seeds/383606.html .
In Nepal, infatti, esattamente lo stesso giorno in cui in Argentina i giudici davano finalmente ragione a Sofia Gatica, dopo tredici anni di battaglie, è accaduta la stessa cosa. Ne ha perfino parlato la cupola mediatica nostrana, naturalmente senza che ci fosse alcuna eco. Così il quotidiano La Stampa di Torino annunciava la notizia che sul mio quotidiano surreale compariva a caratteri cubitali in prima pagina:
Mercoledì 8 gennaio la Corte Suprema del Nepal ha ingiunto al governo di proibire le importazioni di semi geneticamente modificati, inclusi quelli prodotti da Monsanto, nota multinazionale di biotecnologia per l'agricoltura. Il divieto rimarrà in vigore sino al 16 gennaio, quando la Corte deciderà se renderlo permanente, dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti interessate. Nel procedimento in questione, gli imputati sono l'Ufficio del Primo ministro, il Ministero dell'agricoltura e il Consiglio Nazionale per la Ricerca Agricola. Il 29 dicembre scorso l'avvocato Arjun Aryal aveva richiesto l'intervento della Corte Suprema riguardo l'acquisto di sementi geneticamente modificate da parte di alcune aziende locali. Secondo Aryal, la pratica ha un impatto negativo sulla produzione, arrecando inoltre gravissimi danni alla biodiversità.
L'introduzione dei semi prodotti da Monsanto aveva scatenato svariate proteste da parte di ONG, agricoltori e dello stesso National Right to Food Network. La legge nepalese consente l'importazione di semi ibridi solo nel caso in cui non risultino dannosi per l'ambiente e la salute pubblica. Tuttavia, la mancanza di un solido apparato legale e la mancanza enti che garantiscano il rispetto della normativa, ha reso molto difficile l'opera di monitoraggio del governo sulla vendita al pubblico di tali prodotti.
Delle 556 varietà di semi usati in Nepal, 215 sono state create localmente, mentre il resto vengono importate. Secondo il Ministero dell'agricoltura, ve ne sono nove in totale tra grano e ortaggi che sono prodotte dalla Monsanto. http://www.lastampa.it/2014/01/10/blogs/voci-globali/storiche-sentenze-contro-la-monsanto-e-gli-ogm-in-nepal-e-argentina.
Non c'è più tempo da perdere.
Per chi ha bisogno di ragguagli e/o informazioni, si può mettere in contatto direttamente con il prof. Montenegro e il suo istituto di Biologia in Argentina e all'Onu scrivendo a funam@funam.org.ar oppure andando a spulciare sul suo sito: http://www.funam.org.ar/
Se la popolazione italiana e i rappresentanti politici, ma soprattutto i contadini e gli imprenditori agricoli, non cominciano a muoversi adesso e subito, approfittando dei precedenti provocati da queste due sentenze in Nepal e in Argentina, si macchieranno del peccato di miopia, di malafede, di pessima volontà, contribuendo al suicidio della nazione e al suo costante declino verso un degrado totale.
Muoversi su questo punto è un imperativo categorico che non riguarda soltanto il settore dell'agricoltura.
Riguarda tutti noi: così si combattono le agro-mafie e l'occupazione del nostro territorio da parte delle multinazionali gestite dai colossi finanziari.
Così si passa da Cosa Nostra a Casa Nostra.





