lunedì 13 gennaio 2014

Una donna, da sola, vince la sua battaglia civile contro la più temibile multinazionale del pianeta: ecco l'intera storia di questa piccola, grandiosa vittoria.


di Sergio Di Cori Modigliani 

Questa donna la cui immagine vedete riprodotta qui sopra si chiama Sofia Gatica.
Non è famosa, non è una vip, non appartiene a nessun potere -nè forte nè debole- non ha soldi, non ha relazioni importanti. Da sola, ha vinto una battaglia contro la più temibile (e terribile) multinazionale del crimine nel nostro pianeta, la Monsanto, che nel 2012 ha ottenuto profitti nell'ordine di 25 miliardi di euro. 

E' il fattore umano cui facevo riferimento nel post di inizio anno.

La sua storia ha inizio tredici anni fa, dove la signora è nata e cresciuta, in un posto molto lontano da qui, a diecimila chilometri di distanza.

Sofia è argentina, della provincia di Cordoba, un luogo conosciuto in Italia soprattutto per la sua incredibile produzione di squisiti calciatori (i fratelli Burdisso, Javier Zanetti, Leo Messi, El Pipita Higuaìn) nonchè Papa Francesco. Ma è anche sede di un fondamentale centro universitario accademico, una zona dove le tematiche sociali, da sempre, hanno trovato terreno fertile, producendo forti contestazioni nei confronti dei poteri forti, fin dai tempi dei conquistadores spagnoli. E' il polmone pulsante della ricchezza agricola argentina. 

La storia dI Sofia ha inizio 13 anni fa, nel 2001, e come accade sempre nelle storie vere, nasce da un incidente esistenziale individuale, una tragedia personale dell'intimità, che invece di produrre soltanto disperazione, depressione e avvilimento, si trasforma in alimento combattivo per cambiare il mondo.
E ci riesce, a cambiarlo.

A febbraio di quell'anno, Sofia partorisce la sua prima figlia nell'ospedale centrale di un piccolo centro, Ituzaingo. Dopo qualche giorno nell'incubatrice, la sua piccola muore. Sono cose che accadono. Le spiegano che è nata con un grave difetto congenito, provocato da una inspiegabile mutazione che non le ha consentito di poter sviluppare un adeguato sistema immunitario. Quando viene dimessa e torna a casa, Sofia, dopo aver sepolto la piccola, comincia ad occuparsi della questione, leggendo, studiando, andando a visitare degli esperti. Inizia a girare nella sua zona parlando con altre famiglie, soprattutto contadine, e viene a scoprire di non essere la sola ad aver vissuto un'esperienza simile. Poco a poco raccoglie una vasta documentazione e si rende conto che la vita delle popolazioni locali è cambiata radicalmente (in peggio) dal punto di vista esistenziale ed economicamente (in meglio) da quando il governatore dello Stato di Cordoba ha approvato in toto le disposizioni applicate dal Fondo Monetario Internazionale che imponevano una strategia di politica agricola per la coltivazione intensiva gestita dalla multinazionale Monsanto: chi seguiva le disposizioni della azienda finiva per godere di accesso al credito internazionale delle banche attraverso il circuito della Banca Mondiale per lo Sviluppo. Viene a sapere, pertanto, che in quella zona vengono usati i "roundups", dei semi particolari coltivati in un laboratorio chimico del Wisconsin (Usa) che contengono un potente diserbante che si chiama glifosato, di colore arancione, sperimentato sul campo nel Vietnam del Nord tra il 1960 e il 1970, come diserbante per distruggere le foreste durante la guerra. Questa sostanza è altamente tossica e distrugge l'humus naturale del terreno che al massimo in dieci anni non è in grado di poter produrre più nulla. Sofia si mette a studiare l'inglese per leggere la documentazione accessibile e comincia a interrogare altre famiglie. Finchè, dopo due anni, non riesce a costruire un piccolo ma combattivo nucleo operativo, nato dal più potente collante della specie umana mai esistito: l'amore delle mamme. Raduna altre donne come lei, femmine fisicamente sane e forti, giovani e robuste, unite dal fatto di aver partorito figli che sono morti al massimo entro tre mesi e tutti con la stessa diagnosi di cancro alla tiroide. Con i dati alla mano, nel 2004, certificano che in quella zona la mortalità infantile è aumentata del 1750% rispetto alla decade precedente, con enorme sorpresa della gente, per lo più di origine contadina, radicata in quel territorio da diversi secoli, una popolazione tradizionalmente sana e longeva. Fonda così il gruppo "Mothers of Ituzaingo" composto da 16 donne, ma vanno subito a sbattere contro un muro di omertà e contro la repressione governativa che impedisce loro di muoversi. Finchè un giorno vede alla televisione una intervista con un professore dell'università di Cordoba, un accademico che ha la cattedra di Biologia presso la Facoltà di Scienze dell'alimentazione, Raul Montenegro, il quale nel 1982 ha fondato una organizzazione che si chiama FUNAM, una ong che si occupa di denunciare la devastazione territoriale delle agricolture locali da parte dell'industria internazionale chimica, che gestisce e produce le sementi il cui uso vengono poi imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Insieme conducono una poderosa battaglia di denuncia e di informazione della popolazione, contrastati sia dal governo che da tutti gli organismi internazionali che controllano i piani strategici di investimento e di prestiti alle nazioni. Ma nel 2012 avviene la svolta: al prof. Montenegro viene attribuito il Goldman Environmental Prize (una specie di Premio Nobel per scienziati ambientalisti) e la sua organizzazione entra a pieno diritto nel Consiglio Internazionale dell'Onu con un posto anche nel direttivo della Fao a Roma.
Sofia e le mamme di Ituzaingo denunciano quindi la Monsanto per "genocidio".
Viene istituita una commissione gestita da tre giudici.
Mentre il processo è in corso, le mamme di Ituzaingo, insieme agli attivisti della fondazione gestita dal prof. Montenegro, occupano i cantieri di una gigantesca fabbrica in allestimento della Monsanto per 113 giorni, convincendo la popolazione locale a unirsi a loro. Insieme impediscono agli operai del gigantesco cantiere di poter eseguire i lavori.
L'8 Gennaio del 2014 finalmente arriva la sentenza che dichiara "incostituzionale la costruzione degli impianti della Monsanto" e ne blocca i lavori in corso. La denuncia è firmata dal prof. Montenegro che viene ascoltato da tre giudici argentini, due dei quali votano a suo favore accogliendo le prove presentate contro la Monsanto. Nel ricorso legale si legge "Abbiamo presentato la denuncia per informare la Procura della Repubblica Argentina di alcune irregolarità che violano il diritto ambientale e che si sono verificate all'interno del ministero dell'Ambiente che si occupa delle autorizzazioni di progetti, soprattutto per ciò che riguarda la salvaguardia della salute pubblica messa a repentaglio dall'uso nocivo di queste sementi tossiche sia per l'organismo umano che per il suolo naturale".

La Monsanto ha dichiarato che farà ricorso ma non ha molte chances, anche perchè, nel frattempo, grazie alla partecipazione di numerose organizzazioni ambientaliste statunitensi, in Usa, la Associated Press -la più importante agenzia di stampa del mondo- ha pubblicato a ottobre del 2013 un esaustivo rapporto nel quale si "dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio il legame tra l'uso dei pesticidi prodotti dalla Monsanto e l'immediato peggioramento delle condizioni di salute della popolazione stanziata sul territorio dove questi prodotti sono stati usati in Argentina".

Una grandiosa vittoria che segna l'inizio di una importante rivolta.

"Interessante, grazie" potrebbe essere il commento di un lettore italiano "buon per gli argentini, ma loro stanno a 10.000 chilometri di distanza da noi, ci interessa relativamente".

Non è così.

Il prof. Montenegro sostiene che l'Italia è il paese dell'Europa dove, più che in ogni altra nazione, la Monsanto sta imponendo i suoi diserbanti "ed esiste il rischio che in pochi anni l'intero sistema dell'agricoltura italiana sia operativamente obbligato a usare questi diserbanti che contengono glifosato, come già avviene in diverse regioni soprattutto nel meridione".

Il motivo del mio post è triplice:

1). Attraverso il racconto della storia individuale di Sofia Gatica, mostrare e dimostrare che è possibile fare qualcosa, se c'è la volontà collettiva. Basta volerlo e unire le forze. Come operano gli agricoltori italiani? Sono al corrente della situazione? Lo sanno, che cosa stanno facendo? Sono disinformati oppure sono complici e domani verranno accusati di essere responsabili della morte di tanti innocenti oltre che della distruzione del territorio locale nelle singole regioni dove vengono usati questi prodotti?

2). Approfittare dell'occasione che l'attualità ci offre perchè in questi giorni ci sarà la interrogazione parlamentare del Ministro in carica per le Politiche Agricole e quindi è il luogo giusto, il momento giusto, al tempo giusto, per formulare ogni tipo di domanda relativa alla presenza, ingresso, intervento e controllo da parte della Monsanto nell'uso impositivo di tali diserbanti sul suolo italiano chiedendo ragguagli alla ministra, la quale -in teoria- dovrebbe essere perfettamente informata sullo stato reale dell'arte e quindi tenuta a dare risposte alla cittadinanza fornendo le dovute garanzie. Ritengo che questo punto sia molto ma molto più importante di quello sulla sua partecipazione o meno alle nomine di qualche Asl locale. Qui ci va di mezzo la ricchezza nazionale economica ma soprattutto la salute pubblica dell'intera popolazione della Repubblica Italiana. Capisco che la gente sia addormentata, ma non ci tenete alla vita dei vostri figli?

3). Usare questa notizia come base di impianto per costruire una serie di interpellanze parlamentari che coinvolgano contemporaneamente sia il Ministero delle Politiche Agricole che il Ministero della Sanità perchè l'Italia deve prendere atto della realtà e quindi istituire immediatamente dei punti di controllo da parte di entrambi i ministeri in maniera congiunta per salvaguardare le nostre vite e il futuro della nostra agricoltura.

Il resto del mondo si sta svegliando e le cose stanno cambiando: è il momento di muoversi.

Avviene in Sud America ma avviene anche in Asia.

Su tutta la stampa mondiale, in questi giorni, è apparsa la notizia del grande successo ottenuto dalle organizzazioni ambientaliste nel lontano Stato del Nepal grazie all'indefesso lavoro dell'avvocato Aruyn Aryal che ha vinto sei giorni fa la causa contro l'intero governo. Potete leggere tutto qui: http://www.ekantipur.com/2014/01/08/top-story/supreme-court-says-no-to-gm-seeds/383606.html .
In Nepal, infatti, esattamente lo stesso giorno in cui in Argentina i giudici davano finalmente ragione a Sofia Gatica, dopo tredici anni di battaglie, è accaduta la stessa cosa. Ne ha perfino parlato la cupola mediatica nostrana, naturalmente senza che ci fosse alcuna eco. Così il quotidiano La Stampa di Torino annunciava la notizia che sul mio quotidiano surreale compariva a caratteri cubitali in prima pagina:
Mercoledì 8 gennaio la Corte Suprema del Nepal ha ingiunto al governo di proibire le importazioni di semi geneticamente modificati, inclusi quelli prodotti da Monsanto, nota multinazionale di biotecnologia per l'agricoltura.  Il divieto rimarrà in vigore sino al 16 gennaio, quando la Corte deciderà se renderlo permanente, dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti interessate. Nel procedimento in questione, gli imputati sono l'Ufficio del Primo ministro, il Ministero dell'agricoltura e il Consiglio Nazionale per la Ricerca Agricola.  Il 29 dicembre scorso l'avvocato Arjun Aryal aveva richiesto l'intervento della Corte Suprema riguardo l'acquisto di sementi geneticamente modificate da parte di alcune aziende locali. Secondo Aryal, la pratica ha un impatto negativo sulla produzione, arrecando inoltre gravissimi danni alla biodiversità. 
L'introduzione dei semi prodotti da Monsanto aveva scatenato svariate proteste da parte di ONG, agricoltori e dello stesso National Right to Food Network. La legge nepalese consente l'importazione di semi ibridi solo nel caso in cui non risultino dannosi per l'ambiente e la salute pubblica. Tuttavia, la mancanza di un solido apparato legale e la mancanza enti che garantiscano il rispetto della normativa, ha reso molto difficile l'opera di monitoraggio del governo sulla vendita al pubblico di tali prodotti. 
Delle 556 varietà di semi usati in Nepal, 215 sono state create localmente, mentre il resto vengono importate. Secondo il Ministero dell'agricoltura, ve ne sono nove in totale tra grano e ortaggi che sono prodotte dalla Monsantohttp://www.lastampa.it/2014/01/10/blogs/voci-globali/storiche-sentenze-contro-la-monsanto-e-gli-ogm-in-nepal-e-argentina.

Non c'è più tempo da perdere.

Per chi ha bisogno di ragguagli e/o informazioni, si può mettere in contatto direttamente con il prof. Montenegro e il suo istituto di Biologia in Argentina e all'Onu scrivendo a funam@funam.org.ar oppure andando a spulciare sul suo sito: http://www.funam.org.ar/

Se la popolazione italiana e i rappresentanti politici, ma soprattutto i contadini e gli imprenditori agricoli, non cominciano a muoversi adesso e subito, approfittando dei precedenti provocati da queste due sentenze in Nepal e in Argentina, si macchieranno del peccato di miopia, di malafede, di pessima volontà, contribuendo al suicidio della nazione e al suo costante declino verso un degrado totale.

Muoversi su questo punto è un imperativo categorico che non riguarda soltanto il settore dell'agricoltura.

Riguarda tutti noi: così si combattono le agro-mafie e l'occupazione del nostro territorio da parte delle multinazionali gestite dai colossi finanziari.

Così si passa da Cosa Nostra a Casa Nostra.




venerdì 10 gennaio 2014

Esplosiva lettera aperta alla cittadinanza italiana, redatta dall'onorevole Toninelli, Vice-Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.



di Sergio Di Cori Modigliani




Danilo Toninelli è un Deputato della XVII Legislatura della Repubblica Italiana eletto nella circoscrizione V (Lombardia 3) per il Movimento 5 Stelle.
Attualmente ricopre l'incarico di  Vice-Presidente della Commissione I Affari Costituzionali e membro della Giunta per il Regolamento della Camera dei Deputati.

Ha diffuso, oggi, la seguente lettera aperta alla cittadinanza italiana che io qui diffondo, proponendola -senza alcun commento- alla vostra attenzione per scambiarci le nostre opinioni in merito.
La ritengo una lettera inquietante e allarmante per il contenuto.
Che cosa ne pensate?

"La fine del Parlamento e l’inizio della dittatura del Governo.

Caro cittadino, 

ai tg nazionali di stasera nessuno te lo verrà a dire perché a questi non interessi tu ma importano solo le esigenze del padrone (politica e lobbies o entrambi), quindi provo a dirtelo io, cittadino come te che ha il ‘simpatico’ fardello di difendere la democrazia costituzionalmente garantita all’interno del tavolo di lavoro della Giunta per il Regolamento Camera, dai costanti attacchi di tutte le altre forze politiche.

La materia non è facile ma cercherò di descriverla in modo semplice, ma sappi, caro cittadino, che nel silenzio delle stanze del potere stanno cercando di nuovo di fotterti togliendoti ulteriori diritti.

A differenza di prima però, oggi, c’è qualcuno, il M5S, che ti racconterà tutto.

Ecco la storia:Stamattina la peggiore partitocrazia, cieca alle esigenze reali del nostro paese, si è compattata in un voto unanime (escluso ovviamente il voto contrario del M5S) a favore di un testo di riforma del Regolamento della Camera (regolamento che rappresenta lo specchio della democrazia di un paese, alla stregua o forse più del sistema elettorale) che sposta definitivamente la funzione legislativa dal Parlamento al Governo e che dovrà essere successivamente votata in aula.

Come?

1) Introducendo la “ghigliottina”.

Cos’è?

Un istituto che non ha eguali al mondo che consiste nella creazione di provvedimenti governativi che consentiranno al Governo, trascorso un certo periodo di tempo, di imporre al Parlamento l’approvazione della propria proposta di legge con un voto secco finale, ponendo fine al dibattito parlamentare.

In questo modo, da un lato l’opposizione non avrà più alcuna possibilità di confrontarsi con la maggioranza, dall’altro (cosa forse ancor più grave), il dibattito interno alla stessa maggioranza sui contenuti delle leggi sarà del tutto inutile a causa del fatto che, ad un certo punto, i parlamentari saranno comunque costretti a votare il testo voluto dal Governo nei tempi voluti dal Governo.

2) decisiva accelerazione del procedimento legislativo attraverso:• il dimezzamento di tutti i tempi di intervento in aula• la soppressione di un’intera fase del procedimento legislativo, ossia: la discussione degli articoli e degli emendamenti ad essi presentati in Assemblea• la limitazione generalizzata del diritto a proporre emendamenti da parte dei (soli) Gruppi in Assemblea, mentre il Governo e la Commissione (ossia la maggioranza) restano liberi di stravolgere il testo di un progetto di legge anche all’ultimo minuto in Assemblea presentando emendamenti (senza limiti quantitativi).

• la predisposizione di regole generali sul contingentamento dei tempi che, di fatto, prescindono dalla complessità dei progetti di legge da esaminare e impongono gli stessi tempi di esame a tutti i progetti• l’ulteriore rafforzamento dei poteri dei presidenti di Commissione di decisione dei tempi e dei modi di svolgimento dell’attività referente3) compressione degli atti di sindacato ispettivo: i parlamentari perdono il diritto ad avere una risposta alle loro interrogazioni ed interpellanze, il cui svolgimento risulterà condizionato alla decisione del Presidente della Camera di valutarne l’importanza.

I tempi per poter porre le domande al Governo passano da 15 minuti a 5 minuti: neanche il tempo di cominciare il discorso!

4) politicizzazione del Comitato per la legislazione: l’organo della Camera che oggi controlla la qualità delle leggi, e i cui pareri sono spesso critici, verrà trasformato da organo tecnico a composizione paritaria maggioranza-minoranze, in organo politico, dove prevarrà la volontà della maggioranza.

È facile prevedere che i pareri del Comitato diverranno molto più benevoli ma la qualità della legislazione non migliorerà!

5) eliminazione dei pochi residui strumenti ostruzionistici utilizzabili dalle opposizioni: oggi le opposizioni possono far ricorso, con molto impegno e a costo di un grande sforzo collettivo, ad alcuni debolissimi strumenti (interventi sul verbale, svolgimento degli ordini del giorno, verifica del numero legale, interventi sull’ordine dei lavori) per rallentare un po’ il procedimento legislativo e sperare di ottenere un po’ di ascolto dalla maggioranza.

Tali strumenti verranno eliminati, così che la maggioranza non ne sarà più nemmeno “infastidita”.

Ecco fatto, la dittatura del Governo e’ servita.

I parlamentari eletti, ovvero coloro, caro cittadino, che dovrebbero difenderti, ascoltarti e portare avanti le tue richieste, conteranno ancora meno del poco che già valgono oggi.

In un prossimo post descriverò i contenuti della proposta alternativa depositata dal M5S che, ovviamente, oggi ha votato contro al testo della maggioranza, tra l’altro (ma che ve lo di poco a fare!) fortemente sostenuto dalla presidente Boldrini".

Danilo Toninelli

Portavoce M5S Camera

giovedì 9 gennaio 2014

Ciascuno sceglie l'azzardo che vuole. Da Las Vegas arriva la notizia che cambierà la vita del pianeta.


di Sergio Di Cori Modigliani

Come cambia il mondo.
Come non cambia l'Italia.

Da noi la notizia non è arrivata, o meglio: le agenzie di stampa, la televisione, la radio, e i quotidiani cartacei, hanno ricevuto le informazioni dettagliate ma hanno scelto di non divulgarle e diffonderle, se non su alcuni piccoli siti specializzati in questioni legate all'ambiente, all'innovazione, alla sperimentazione. 
Eppure, è una notizia che avrebbe dovuto essere in prima pagina dovunque.
Ma noi siamo costretti a vedercela con Renzi e Letta, con le videoslot, con la truffa della legge elettorale eternamente rimandata, con la casa a sua insaputa di Scajola ecc. 
Ogni Paese ha le proprie dimensioni d'esistenza.

Qualche tempo fa, a cena con una mia amica, una imprenditrice italiana, una intelligente femminista, parlavamo per l'appunto della curiosa sensazione che si prova nel navigare sul web in diversi paesi, dove le problematiche sono molto diverse. A un certo punto, lei mi dice: "Certe volte mi vien da pensare a come possa essere il mondo interiore, quello vero, esistenziale, delle tante donne agguerrite, meritevoli, capaci, colte, curiose, vogliose di partecipare, che vivono in Afghanistan, in Arabia Saudita, nel Qatar, dove la loro problematica di base consiste nel dover combattere una battaglia per potersi conquistare il diritto di poter guidare una vettura o prendere un taxi senza essere accompagnate da un maschio".
A una donna italiana, se pensa a quelle sue colleghe di genere, le vien da dire "poverette, costrette a queste battaglie di retroguardia, partono con un grave handicap di base".
Viviamo immersi in un mondo globalizzato dalla rete, ma è soltanto apparenza, è una finzione. Di fatto, i cinesi ignorano il dibattito sui diritti civili che si svolge nel resto del mondo, così come i cristiani occidentali non sanno nulla di ciò che si agita nel mondo mussulmano, in Europa Occidentale nessuno parla mai del modello sudamericano, e così via dicendo.
E' un mondo che vive in una finzione mitomane, facendo finta di ignorare che le notizie vengono filtrate, controllate, manipolate. Era più facile -per chi era curioso, assetato di cultura e di informazione- sapere ciò che veramente accadeva nel mondo, nel lontano 1974 piuttosto che oggi,  dove i giovani pensano che lo smartphone e il tablet li mettono "automaticamente" in connessione con "la realtà del mondo". 
Non è così.
Vanno in connessione soltanto con quella parte del mondo che la classe politico-economica dirigente locale vuole e desidera che loro conoscano. 
Sull resto del pianeta: totale censura, e ciò che è peggio: totale auto-censura.

Così come la mia amica si interroga sulle tragiche difficoltà quotidiane delle donne qatariote o arabo-saudite, così è probabile che qualche cittadino californiano, quando pensa a noi, ragioni nello stesso identico modo.

Veniamo quindi al post e alla notizia del giorno, visto che viene proprio dagli Usa.

A Las Vegas, in questi giorni, si è svolto un motor-show internazionale, come ce ne stanno tanti. Ma questo ha un sapore molto ma molto particolare per un annuncio ufficiale di grande impatto che ci spiega che cosa accade in nazioni come il Giappone, la Germania, gli Usa, dove l'investimento (sia dello Stato che dei privati) nell'innovazione e nella ricerca sta producendo risultati che cambieranno i parametri della nostra vita.

La Toyota, multinazionale dell'automobile nipponica, aveva annunciato due giorni fa, di aver chiuso un accordo con la California Energy Commission per iniziare la vendita di automobile a idrogeno che verranno vendute nell'ordine di 5.000 vetture nel Gennaio 2015, praticamente domani. Nelle prime 24 ore seguenti questo annuncio, sono arrivate alla sede della Toyota a Sacramento (la capitale della California) circa 100.000 e-mail di persone che sostenevano di voler acquistare la vettura. Va da sè che sono state tutte pre-vendute in pochissimi minuti essendo la produzione limitata.
Era ciò che i californiani e i giapponesi volevano: un test sulla mentalità di mercato.
In seguito a questa reazione, i responsabili del consiglio statale della California hanno annunciato di aver deciso di accelerare da subito il proprio programma avviando la costruzione "immediata" della prima grande fabbrica di automobili a idrogeno, in modo tale da poter offrire al consumatore, già nel marzo 2015, almeno altre 50.000 vetture. Caroline Quinn (consulente del governatore della California)  responsabile dell'azienda Chemenergy, con sede a San Francisco, che si occupa di produrre energia a idrogeno dai batteri delle acque reflue, ha dichiarato "stiamo finalmente entrando nella zona attiva della trasformazione della nostra vita, abbiamo accelerato tutti i programmi e siamo pronti al salto; entro il 2030" ovvero la prossima generazione " la California userà energia a idrogeno, pulita ed equo-sostenibile, e sarà completamente sufficiente, autonoma e indipendente dal punto di vista energetico, applicando i principii del territorio zero".

Hanno spiegato anche che in California hanno costruito negli ultimi due anni 9 grandi stazioni di servizio a idrogeno, ne stanno realizzando altre 19 e contano di averne almeno 100 per la fine di questo decennio. Hanno investito nella Silicon Valley e nella zona intorno a Los Angeles circa 30 milioni di dollari e sono riusciti a strappare dal governo federale la sovvenzione di ben 200 milioni di dollari alle quali si sono aggiunti altri 300 milioni di dollari di imprenditori locali californiani che considerano l'idrogeno l'energia del futuro. Contano di poter avvalersi di un finanziamento di circa 2 miliardi di dollari entro il 2016 e sono in partnership con la Toyota, leader -tra le grandi firme dell'auto- nella produzione di automobili a idrogeno. La nuova vettura giapponese avrà un'autonomia di 500 chilometri con un pieno di idrogeno, avrà una potenza di 130 cv, e ci si impiegherà soltanto 5 minuti a riempire il serbatoio. Il nuovo modello consentirà di passare da O a 100 chilometri in 10 secondi. Il prezzo al litro sarà all'incirca intorno a 75 centesimi di euro.
Anche la sudcoreana Hyundai ha annunciato di entrare nel mercato statunitense (per il momento soltanto in California dove c'è una forte domanda collettiva da parte della cittadinanza per uscire dal fossile, e il governo di quello Stato ha scelto una politica industriale puntando all'applicazione del territorio zero e del chilometro zero per ciò che riguarda energia e agricoltura) ed è quindi scattato subito un  meccanismo concorrenziale che finirà per accelerare questo trend. Subito dopo, infatti, la tedesca BMW ha detto di essere pronta ad aprire in California una grande fabbrica per costruire un modello sportivo "allegro" 100% ad idrogeno.

Qui di seguito allego un bell'articolo firmato Francesca Fiore, apparso il 3 settembre 2013 nel web italiano, sul sito "greenstyle.it" nel quale spiegava quali giganteschi passi avanti stesse compiendo la California.
Il link è: http://www.greenstyle.it/produrre-idrogeno-dagli-scarti-delle-acque-reflue-53826.html



articolo di Francesca Fiore, in data 3 settembre 2013. 
.Produrre idrogeno attraverso il trattamento delle acque: da anni i ricercatori studiano il modo di utilizzare i batteri delle acque reflue e l’energia che producono durante i processi di decomposizione. Adesso, secondo quanto riporta il team del Lawrence Livermore National Laboratory, sembra che i progetti possano diventare operativi.
In collaborazione con la Chemergy Inc, il team del LLNL ha appena ufficializzato la messa a punto di una biotecnologia che trasforma i sottoprodotti vegetali delle acque reflue in idrogeno per produrre energia: un progetto da 1,75 milioni di dollari, che sarà sperimentato su un impianto del Delta Diablo Sanitation District (DDSD), vicino Antioch, in California. Bob Glass, chimico e project leader, ha spiegato:
Vogliamo utilizzare questo progetto dimostrativo come modello per incoraggiare l’uso dei residui della depurazione delle acque reflue per la produzione di energia.
La tecnologia messa a punto da Chemergy, ancora in attesa di brevetto, integra due processi chimici precisi: nella prima fase, viene sfruttata la termochimica per produrre calore, gas non a effetto serra e un composto di idrogeno a partire da biosolidi bagnati.
Nella seconda fase il composto di idrogeno si decompone per produrre idrogeno rinnovabile: il gas viene poi immesso nelle celle a combustibile forniti dal CERL e dallo USA Department of Energy (DOE) per generare elettricità.
Il progetto dimostrativo sarà sostenuto dalla California Energy Commission and Chemergy, e sponsorizzato dalla Bay Area Biosolids to Energy Coalition (BAB2E). Il portavoce del team, Caroline Quinn, ha spiegato:
La tecnologia di Chemergy è di interesse per il suo approccio innovativo che utilizza un processo chimico a temperature elevate, con temperature più moderate e su scala più ridotta rispetto alle tecnologie di conversione tradizionali. Il team si focalizzerà adesso sulla massimizzazione dei processi di combustione per aumentare il potenziale energetico rinnovabile dei biosolidi.
Secondo i ricercatori del LLNL, i lavori inizieranno a metà ottobre e porteranno, entro un anno, a produrre energia per 30 kW: la conversione dei biosolidi in idrogeno costerà meno di 2 dollari per chilo di idrogeno, quantità equivalente, in contenuto energetico, a un gallone di benzina, ovvero 3,78 litri circa. L’energia così ricavata potrebbe essere utilizzata come energia in loco o per combustibile per i trasporti.
Qui di seguito, invece, (giusto per riderci sopra) vi allego un articolo che ho pescato nell'archivio storico del Corriere della Sera apparso il 3 Febbraio del 2002 in cui Formigoni e il sindaco Albertini annunciavano "il piano d'azione per il trasporto pubblico lombardo". Da quello che so si ricorre ancora al vecchio metodo del blocco del traffico automobilistico, a Milano come a Roma.
Ecco il link e l'articolo:
http://archiviostorico.corriere.it/2002/febbraio/03/Albertini_Formigoni_Nel_2005_useremo_co_5_0202032401



Albertini e Formigoni «Nel 2005 useremo le vetture a idrogeno»

MILANO - Prima, sorridendosi dinanzi ai fotografi, con le polemiche dei giorni scorsi ormai alle spalle, si sono fatti una specie di aerosol aspirando a pieni polmoni ciò che usciva da un tubo collegato allo scarico: «Visto? Inquinamento zero...». Poi hanno preso posto dentro l' abitacolo, Formigoni al volante, Albertini accanto: flash, e due notizie in una. Così, presentando la Bmw 750hl all' idrogeno che la casa tedesca consegnerà alle istituzioni fra tre anni, il presidente della Regione affiancato dal sindaco di Milano ha sancito ieri il varo di «Auto nuova 2005», la task force di ricercatori e industriali incaricata di mettere a punto, nel tempo più breve possibile, quella che dovrà essere «l' auto ideale» per la Lombardia. «L' auto all' idrogeno è un veicolo ad emissioni zero - ha detto Formigoni - ed è una soluzione concreta». Quanto tempo ci vorrà? «Tra il 2007 e il 2020 - ha detto il presidente di Bmw Italia, Fausto Gardoni - il 15% della produzione dei veicoli sarà a idrogeno». TASK FORCE - Ma la Lombardia, insiste Formigoni, dovrà invece muoversi e attrezzarsi da subito. E il suo strumento-chiave sarà appunto il gruppo di lavoro incaricato di studiare tutte le «proposte concrete» con «incentivi ai veicoli non inquinanti». Del gruppo faranno parte i ricercatori delle principali case automobilistiche, il premio Nobel Carlo Rubbia (Enea), il rettore del Politecnico Adriano De Maio e un rappresentante della Direzione ricerca industriale dell' Unione Europea: tra dieci giorni la prima riunione, mentre il «piano d' azione» per il trasporto pubblico lombardo dovrebbe arrivare entro il 2002.  

mercoledì 8 gennaio 2014

Eccola qui la Bella Italia del 2014. E' accaduto a Biella, può accadere dovunque: dipende da tutti noi.


di Sergio Di Cori Modigliani

Bando alle ciancie!

Eccola qui la Bella Italia creativa che si muove per conto proprio muovendosi dal basso, mentre la classe dirigente politica -e soprattutto quella governativa- annaspano cercando di imbrigliarci nella loro rete intessuta di nodi retorici e gangli demagogici.

E' una notizia che riempie di ottimismo e lancia il miglior trend possibile per il paese: l'annuncio della fine del piagnisteo della inutile denuncia costante e lo spostamento verso una immediata deriva pragmatica, efficiente ed efficace.

Basta la buona volontà e il senso della responsabilità collettiva.

E' alla portata di tutti, è sufficiente una organizzazione davvero minima.

Forse sarà più difficile nelle grandi città, ma in quelle a dimensioni ridotte, nella provincia, nei piccoli paesi, c'è davvero la possibilità di cominciare a compiere dei gesti "estetici" che in questa Italia medioevale possono davvero incidere. Come in Arabia Saudita quando le donne protestano e si mettono a guidare l'automobile sfidando le ire del regime.

Noi siamo l'Arabia Saudita d'Europa, è inutile fare i mitòmani pretendendo di essere qualcosa che non siamo.

Sottoposti ogni giorni alle decisioni della casa reale quirinalizia, sballottati tra una tassa e l'altra dai principi consorti di destra e di sinistra, soggetti alle decisioni del consiglio reale del Gran Regno d'Ipocritania che a seconda del loro capriccio, interesse privato economico e ordini ricevuti dai loro consulenti mediatici, ogni santo giorno ci annunciano meraviglie futuribili che regalano il miraggio di una ripresa economica, etica, morale, che sappiamo non si verificherà, la nostra unica possibilità reale consiste nel compiere dei gesti, e degli atti, che abbiano una immediata ripercussione senza ledere gli interessi di nessuno se non quelli della criminalità organizzata e degli strozzini di Stato.

E' accaduto a Biella, piccola città del settentrione italiano dove tre economisti, docenti di Economia Civile, insieme a ben 90 associazioni civiche hanno lanciato il 27 settembre 2013 la campagna per la disinfestazione del territorio dalla piaga delle videoslot.

Il giorno 23 ottobre è stato scritto e diffuso un post che ha avuto poca risonanza, per non dire nessuna. 

La cupola mediatica compatta, insieme a tutte le istituzioni e le agenzie di stampa governative, hanno provveduto a far calare un velo di omertà e silenzio sull'iniziativa per evitare che si potesse determinare un effetto di emulazione e provocare ciò che invece va provocato: la cittadinanza prende atto dell'inequivocabile accordo societario tra chi ci governa e le organizzazioni della criminalità organizzata, e di conseguenza si muove per conto proprio.

Qui di seguito pubblico per intero l'articolo scritto e firmato da due cittadini normali, due persone che non sono dei vip, non sono dei clown da baraccone televisivo e nessuno li ha mai visti nei talk show o a qualche kermesse partitica.

Prendiamo atto dell'iniziativa e facciamo tutti in modo che l'azione dei biellesi si trasformi presto in una valanga.

Lo Stato non ha avuto il coraggio di farsi dare i 98 miliardi di euro di cui vantava il credito.
Lo Stato non ha avuto il coraggio di dire no ai lobbysti della mafia.
Lo Stato non ha avuto il coraggio di fornire incentivi a chi non vuole più le videoslot addirittura proponendo una penalizzazione.
Lo Stato dimostra di essere completamente e irresponsabilmente assente dai veri bisogni sociali e dai problemi economici e psicologici della cittadinanza e risponde -nel nome degli affari- agli ordini degli "amici degli amici" che versano contributi generosi alle fondazioni presiedute da tutte le personalità attualmente al governo.

Lo abbiamo capito.

C'è chi ha preso atto della realtà, ha scelto di sottrarsi alla consueta faziosità partitica e si muove su basi collettive condivise: è la strada giusta.


Ecco qui di seguito l'articolo silenziato, di cui non si parla.



di Leonardo Becchetti e Gabriele Mandolesi

Si cerca un bar che ha tolto le slotmachines o che no le ha mai messe, oppure è disponibile a toglierle, e ci si va a fare colazione o a prendere un aperitivo in centinaia,. Insomma si vota con il protafogli, ossia si premia, come cittadini consumatori, chi opera sul mercato facendo scelte etiche e addirittura anche anti economiche, perchè rinunciare a tre slot machines significa per un bar perdere anche 2.000 euro al mese. Il consumo critico dunque si allarga: una nuova campagna mette in discussione Stato e mercanti che sfruttano le vittime del gioco d’azzardo legalizzato
La felicità non è la fortuna al gioco, perché ci vuole tempo e fatica per costruire la propria fortuna nella vita. Esiste una differenza molto importante tra “beni di comfort” e “beni di stimolo”: ovvero il fatto che nella vita esistono scorciatoie attraenti che portano verso il nulla e strade in salita che richiedono applicazione e fatica ma ci danno realizzazione e serenità nel medio termine. I bambini e gli adolescenti, esposti a tutti i venti delle pubblicità, sono infatti i primi a rischio di dipendenze da beni di comfort (troppa televisione, troppo internet, bulimie) mentre bisogna cercare di dargli il gusto più lento e difficile del coltivare beni di stimolo (la fatica dello studio, l’apprendimento di uno sport, la crescita umana e spirituale).
Il tema del gioco d’azzardo legalizzato in Italia ne è un esempio. Lo Stato, nel corso degli ultimi dieci anni, ha capito che con Slot machines, Gratta e Vinci e altri giochi può incassare miliardi di Euro (sono stati 8 nel 2012) in maniera facile, perché il business del gioco è anticiclico per definizione: quando l’economia non gira, le persone che per disperazione tentano la fortuna sperando in una vincita miracolosa che possa risovlere per sempre i prorpi problemi aumenta a dismisura e gioca sempre di più, spesso finendo per diventare un Giocatore d’azzardo Patologico. E quando un prodotto crea dipendenza, ossia è un bene di comfort, la domanda è assicurata.
Come al solito ci troviamo di fronte a delle politiche miopi e concentrate sul breve periodo: a fronte di incassi facili per l’erario, abbiamo dei costi sociali enormi: la cura a carico delle Asl degli oltre 800.000 giocatori a rischio patologico, costi sociali enormi derivanti dalle famiglie distrutte che perdono tutto, fino ad arrivare al mercato dell’usura e della criminalità organizzata che campa di rendita sfruttando queste situazioni drammatiche. Intanto le società concessionarie e i gestori macinano miliardi. La storia è sempre la stessa: profitti privati, perdite sociali.
La campagna Slotmob nasce da questo, da una forte indignazione per un fenomeno che non si può tollerare. Promotori tre professori di Economia Civile, supportati da oltre 90 tra Associazioni e Movimenti, per cercare di accendere dei riflettori su un problema che sta dilagando.
L’idea è semplice: in ogni città si cerca un bar che ha tolto le slotmachines (o che no le ha mai messe), e ci si va a fare colazione o aperitivo in centinaia per votare con il protafogli, ossia per premiare come consumatori chi opera sul mercato facendo scelte etiche addirittura anche anti economiche, perchè rinunciare a 3 Slot machines significa per un bar perdere 2.000 Euro al mese.
In fondo che senso ha lamentarsi di un mercato che pensa solo al profitto se poi, quando qualcuno adotta dei comportamenti virtuosi, come consumatori, non ci attiviamo per riconoscere questa scelta? Siamo noi che dobbiamo chiedere bar senza slot, iniziando da subito a dare i nostri soldi solo a chi ha deciso di non istallarle. E se iniziamo a farlo in massa, il problema si risolverà rapidamente: quale barista sarebbe disposto a mettere sul mercato un prodotto che non ha domanda?
L’altro aspetto fondamenta dello Slotmob è riportare il gioco ad una dimensione relazionale: durante l’evento si gioca, a qualunque cosa, purchè sia un gioco sano che obblighi a relazionarsi con l’altro e non a spegnersi davanti a delle luci. Bigliardino, giochi da tavola, tiro alla fune ecc…
La campagna è iniziata il 27 settembre a Biella con 700 persone a ringraziare la signora Giuliana per aver bonificato il suo bar dalle macchine mangiasoldi. Ne sono seguiti altri otto in altrettante città in tutta Italia, e ce ne sono in programma altri 20, per chiudere a Maggio a Roma con una manifestazione di carattere nazionale.
Ma lo Slotmob in realtà lo facciamo tutti i giorni: ogni volta che scegliamo dove prendere un caffè.

Per informazioni e per sostenere il progetto:


martedì 7 gennaio 2014

Facciamo un po' di chiarezza: l'on.Luigi Di Maio risponde ufficialmente e sgombra il campo da ogni possibile equivoco. Chi non capisce è perchè non vuol capire.


di Sergio Di Cori Modigliani

Il termine "contro-informazione" è stato coniato in Italia nel febbraio del 1970, prima non esisteva. Venne inventato dal comitato di attivisti e giornalisti che facevano parte del gruppo che redasse il libro "La strage di Stato" pubblicato dall'editore Samonà e Savelli, nel quale si denunciavano le manipolazioni del regime democristiano nel fornire falsità, menzogne e distorsioni per depistare le tracce di indagini relative alla strage del 12 dicembre 1969, quando esplose una bomba nella sede milanese della Banca Nazionale dell'Agricoltura a Piazza Fontana, nel centro di Milano.

Da allora sono trascorsi 44 anni e ufficialmente non è stato ancora chiarito chi siano stati i mandanti e gli esecutori di quella orribile moria di innocenti che diede inizio alla stagione delle stragi terroristiche italiane.

Basterebbe questa memoria per definire il nostro paese, una nazione in cui la Verità, la ricerca della Verità e la forza delle Istituzioni, nel garantire la punizione dei colpevoli, non appartiene alla propria tradizione.

Con il trascorrere dei decenni, quel termine è rimasto sedimentato per indicare ogni attività di informazione e di lavoro giornalistico che ruota intorno alla denuncia costante della manipolazione mediatica mainstream.

Oggi, quella parola ha perso il suo Senso, non vuol dire nulla, anzi, ancora peggio: è diventata ormai fuorviante e molto spesso significa il suo opposto.

Il web italiano pullula di centinaia di siti e blog che declinano nel sottotitolo un'attività di "contro-informazione" ma che in realtà sono mini-aziende di troll a pagamento, di anonimi personaggi che pubblicano quotidianamente delle falsità, delle totali alterazioni della realtà oggettiva, presentate con un titolo ad effetto per ingannare il lettore e ottenere contatti.

Questa attività, per alcuni molto lucrosa, ha finito per contaminare -era inevitabile- l'intero panorama mediatico, web o cartaceo che sia,  sottraendo autenticità alle parole e trasformando la cosiddetta informazione in una specie di pappa dove il contenuto non ha più alcun valore e la definizione del Senso va ricercata invece nel contenitore.

Si tratta dell'applicazione di un concetto del marketing pubblicitario alla Politica, quello che ha consentito a Berlusconi il trionfo in Italia. Ed è davvero duro a morire.

In termini commerciali, questo concetto si chiama "packaging", inventato dagli americani intorno agli anni'60 dalla celebre agenzia pubblicitaria Young&Rubicam e poi, nei decenni, reso sempre più sofisticato; infine applicato con diabolica abilità alla comunicazione mediatica. 
Si basa sul principio per cui il valore intrinseco di un oggetto, una merce, una notizia, non ha una propria vita oggettiva cui tutti fanno riferimento, ma vale a seconda del tipo di scatola (per l'appunto il "pacchetto") che viene proposta all'acquirente. Ciò che conta, quindi, è la "qualità della confezione", il suo peso, colore, forma, odore, sapore, immagine e la carica simbolica che accompagna quelle parole e quelle fotografie.  

Questa scelta estrema sta provocando una modificazione a 180° dell'intero sistema di comunicazione per cui il lavoro degli operatori mediatici (seri e onesti) consiste per lo più nello smascherare le falsità e le menzogne con cui vengono fornite le notizie, rinunciando quindi alla produzione di notizie originali, ricche di contenuto e cibo per dibattito e argomentazioni, perchè il vero lavoro dell'informazione ormai consiste nello spiegare al proprio pubblico "la consistenza del pacchetto buttato sul mercato".

La Politica ha fatto propria la modalità del packaging, con l'aggravante di aver scelto di farsi carico della diffusione costante di livore, odio, cieca rabbia, alimentata con costanza dal fatto che la notizia non ha più Valore perchè è stata sostituita dalla sua interpretazione e quindi viene cancellato il Senso dell'evento, che viene spostato a seconda dell'uso che se ne fa per convincere i propri elettori, quelli già convinti e quelli potenziali.

Un esempio classico consiste in un pezzullo uscito sul quotidiano L'Unità ieri, a firma di un certo Toni Jop, a commento del post di Beppe Grillo nel quale il leader politico faceva gli auguri a Bersani per una sua pronta guarigione. Non essendoci la possibilità di poter attaccare il M5s dato che la notizia, secca e oggettiva, era "Grillo scrive una dolce lettera amichevole a Bersani comunicandogli la propria solidarietà" allora è stato costruito un pacchetto di parole che ne stravolge il Senso e trasforma quella lettera inducendo il lettore medio a pensare che Grillo intendesse sostenere l'opposto di ciò che scriveva, il che equivale alla fine del Senso e la morte del concetto di comunicazione.
Qui di seguito riporto l'intero pezzullo de L'Unità, apparso sul blog di Grillo con il titolo "Giornalista del giorno": "Cancellata la festa macabra dei grillini. [...] Il blog di Grillo ha fiutato per tempo e il ricovero d'urgenza (di Bersani, ndr) è stato sterilizzato di tutti i commenti. Un peccato negare la festa a chi l'attendeva con ansia. Una ingiustizia palese negare al padre spirituale di questa corale risposta di massa la soddisfazione per il pieno successo di una operazione culturale che ha pazientemente armato di bottiglie e di cotillons le coscienze di tanti ragazzi soddisfatti da un annuncio di possibile morte alle porte. Perché Bersani, l'uomo che ha avuto il coraggio immenso di proporre ai Cinque Stelle un percorso comune e positivo per il Paese è ora un cane rognoso del cui male godere. Grave errore pensare che tutti i Cinque Stelle abbiano partecipato a questo coro, molti hanno preso le distanze inorriditi. Ma è su questo coro che Grillo fonda il suo potere.".

No comment.

Un evento che considero tragico e che ben si inserisce nel trend 2014 della promozione del falso menzognero come argomentazione standard.

E' vero che si spera sempre prevalga il buon senso, ma è anche vero che articoli come quello diventano poi (mentre il pacchetto passa da sito a sito, da pagina su facebook a pagina su facebook) in pacchetti che ogni volta aggiungono un altro colore, una nuova forma, un nastrino brilluccicante e quindi finisce che molte persone rimangono ipnotizzate dalla scatola senza sapere quale sia il contenuto.

Idem per ciò che riguarda il dibattito politico relativo al varo della legge elettorale di cui, in questi giorni, si parla molto attribuendo al M5s, ai deputati e ai senatori, posizioni che non sono state mai espresse da loro e creando quindi una enorme confusione e una nebbia di contraddizioni.

Questa mattina, il vice-presidente della Camera dei Deputati, on.Luigi Di Maio, ha pubblicato sulla pagina ufficiale di Montecitorio la notizia (ovvero: il dato oggettivo nudo e crudo) relativa alla posizione degli eletti M5s sulle proposte fatte da Renzi.

Il M5s, quindi, propone di ritornare al "Mattarellum del 1993" avendolo identificato come l'unica Legge costituzionalmente valida, poichè l'intenzione e l'obiettivo del M5s consiste nell'andare a votare subito per dare la possibilità al popolo di eleggere i propri rappresentanti e un governo e un nuovo Parlamento che farà la nuova legge elettorale.

Tutte le altre strade, opzioni, interpretazioni, non sono "ufficiali", comprese le tantissime voci relative a supposti referendum on line per scegliere una opzione o l'altra.

Ecco l'ultima parte del documento ufficiale degli eletti in parlamento, che porta la firma di Luigi Di Maio per un puro atto formale, essendo lui -tra tutti gli eletti- quello più in alto dal punto di vista istituzionale in quanto vice-presidente della Camera:


 .......il MoVimento 5 Stelle vuole tornare alle elezioni il prima possibile. Ci vuole tornare con la legge elettorale "Mattarella" detta "Mattarellum", quella del 1993 (senza modifiche "ad personam"). Perché è l'ultima legge elettorale votata da un Parlamento legittimo (non crediamo sia la migliore, infatti noi ne avevamo presentato un'altra, forse l'unica costituzionale: proporzionale puro con preferenze positive e negative).
E RICORDO A TUTTI che se la sentenza della Corte sul porcellum fosse uscita prima delle elezioni di febbraio 2013, molti parlamentari (SEL, PD e CD) non sarebbero stati neanche eletti e tanti altri (anche del MoVimento 5 Stelle) invece siederebbero in Parlamento, invece di risultare "non eletti". 
E qualcuno ha anche il coraggio di dire che un Parlamento in queste condizioni possa votare una NUOVA legge elettorale? Bhe ci vuole fegato. Figurarsi poi chi ha il coraggio di dire che questo Parlamento deve modificare la Costituzione...(criminale). 
Il nuovo Parlamento eletto con il Mattarellum potrà decidere di fare una nuova Legge elettorale o addirittura di metterla in Costituzione, così che possa essere modificata con i due terzi dell'Aula e non a colpi di maggioranza. Il nuovo Parlamento potrà decidere quello che vuole, sarà pienamente legittimato se eletto con una Legge precedente all'era porcellum. 
Ma per ora dobbiamo fermare questo "vulnus" che sta infettando il nostro ordinamento. Questo Parlamento meno cose vota meglio è. E' moralmente illegittimo perchè composto in maniera alterata. Ripristiniamo il Mattarellum e stacchiamo la spina. 
#tuttiacasa (inclusi noi)" 
Luigi Di Maio, M5S Camera

Il resto sono chiacchiere.

sabato 4 gennaio 2014

Il fattore umano è decisivo. E' stata una coppia di coniugi a determinare l'attuale situazione. E sono stati questi tre signori a firmare il macabro atto che ha dato inizio alla mattanza.




di Sergio Di Cori Modigliani

A proposito dei trend 2014.

Prosegue a tambur battente il viaggio sulla rotaia della menzogna istituzionale complessa, sintesi di notizie false mescolate a interpretazioni farlocche per turlupinare le persone, modalità -questa- che è in fase di accelerazione. 
Paradossalmente è una buona notizia, lo dico per davvero. Gli italiani, infatti, si stanno svegliando ed evolvendo, lentamente ma inesorabilmente e la classe politica dirigente non è in grado di fornire risposte adeguate alla realtà in mutamento, dato che vive arroccata, lontano dal mondo reale.  
Quando il potere centrale è forte e sicuro, in una democrazia, allora si può permettere il lusso di fare i conti con la cittadinanza su alcuni temi spinosi, quando è debole e confuso passa alla menzogna, al falso e alla manipolazione perchè sta sulla difensiva temendo di essere licenziato da un momento all'altro, come nel caso di Letta-Alfano. 
Penultima (e forse la più grave) quella relativa alla Fiat che ha definitivamente acquistato la Chrysler, notizia considerata da molti, come l'inizio della svolta per l'industria italiana. Leggendo la stampa americana e tedesca, invece, se ne ricava la notizia opposta: con questo atto -sostengono i tedeschi- la Fiat lascia per sempre l'Italia avendola venduta alla Chrysler. Il quartier generale dell'azienda viene spostato a Detroit. In Usa la Chrysler aumenta le vendite del 9,6% nel 2013 e viaggia verso un 15% di vendite nei primi tre mesi di quest'anno, mentre in Italia seguita a perdere quote. Inevitabile quindi (e dal loro punto di vista anche comprensibile) che si concentrino sul mercato dove la domanda è maggiore. Secondo la Suddeutsche Zeitung (importante quotidiano progressista tedesco) la Volkswagen starebbe lì con un succoso assegno in bocca, pronta a portarsi via la Alfa Romeo: aspetta soltanto un timido segnale da parte del Lingotto. La prima richiesta da parte del nuovo consiglio di amministrazione del gruppo Chrysler-Fiat, infatti, è stata quella di ridurre la propria ingente massa debitoria subito: gli analisti danno la vendita come imminente. 
L'ultima falsità consiste nella felicità diffusa per lo spread a 197. Lo spread non è neppure "un dato": indica semplicemente la differenza tra i titoli italiani e tedeschi e in questi giorni sono in diminuzione perchè si stanno alzando quelli tedeschi in difficoltà, tutto qui; da aggiungere il fatto che la previsione fatta a ottobre da Draghi vedeva l'Italia al 2 Gennaio 2014 con lo spread intorno a 175. Quindi la vera notizia sarebbe "i problemi strutturali italiani ci condannano ancora all'immobilità e non ci consentiranno di sforare il pareggio di bilancio: urge cambiamento immediato di rotta".

Ma le rotte, anche in tempi come i nostri dove ci si muove seguendo l'alta tecnologia e i percorsi sulle mappe vengono tracciati da inappuntabili satelliti, vengono battute dagli uomini. Checchè ne dicano. Checchè ne pensino.
E meno male che ancora è così.
Sulla plancia di comando, alla fine, sono sempre il comandante e gli alti ufficiali che decidono avanti tutta, barra a destra o a sinistra, alla via così, ecc.
E' ciò che rende affascinante (e allo stesso tempo spaventevole) l'epopea della nostra civiltà sulla Terra: il Fattore Umano.
L'irruzione della soggettività nella gestione degli eventi seguita a essere fondamentale.
Questo è il motivo per cui i complottisti hanno sempre torto pur avendo anche alcune basi solide di partenza. Non contemplano l'esistenza di quella che i sociologi definiscono "la variabile impazzita". Per quanto ingegnoso e abile possa essere un piano, per quanto subdolo e indecifrabile, viene messo comunque in esecuzione dagli umani.
E il mondo non è in bianco e nero, è una complessa realtà multicolore.
Basti pensare alla nostra crisi attuale: quando è nata? 
C'è stata un'ora specifica, un giorno specifico, in un posto specifico, con una legge specifica.
E' possibile identificare la persona o le persone che hanno dato il via?
Erano membri di un complotto di pochi eletti? (a scelta ci potete mettere chi volete: i colossi finanziari, i massoni, gli ebrei, gli arabi, il vaticano, i mussulmani, i rettiliani, gli annunaki, i comunisti, i fascisti, gli illuminati, i cabalisti; questi sono quelli che di solito vanno per la maggiore).
In realtà la risposta la sanno tutti: ebbene sì, c'è stata un'ora, una data, un luogo, una legge, in cui è scattata l'ora Zero e da lì sono iniziati -due mesi dopo- i guai per tutti noi. 
Si sanno anche i nomi di coloro che hanno firmato il piano d'attacco: sono i tre signori la cui immagine vedete riprodotta in bacheca. Si chiamano Philip Gramm, Jim Leach e Thomas Billey.
Chi sono costoro?
Hanno ordito un complotto? Sì (e fin qui i complottisti avrebbero anche ragione).
L'hanno eseguito scientificamente a tavolino? Assolutamente no (e qui i complottisti perdono la trebisonda).
Il loro piano è andato a segno perchè dopo 19 anni di tentativi abortiti si è verificato un piccolissimo evento che ha comportato l'irruzione del carattere di una coppia di coniugi che si è comportata nel modo A (da cui tutti i nostri guai) ma che avrebbe anche potuto comportarsi nel modo B (e ci saremmo tutti salvati risparmiandoci la crisi e la recessione).
E' stata la vanità di una donna di potere, la sua sfrenata ambizione, e la fragilità umana, davvero tanto umana, di suo marito, che hanno prodotto un meccanismo che ha consentito il via libera a quei tre signori.
E' avvenuto alle ore 14.30 del 12 novembre 1999 a Washington.
Ancora me lo ricordo, l'hanno trasmesso in diretta televisiva. 
Allora, i pensanti più intelligenti si resero immediatamente conto di ciò che era accaduto e fecero (i più ottimisti) una previsione nefasta che annunciava una recessione economica grave intorno al 2007, con depressione per nazioni fragili (come Italia e Spagna) e inarrestabile declino sociale almeno fino al 2015. A meno che non si fosse intervenuto per cancellare quell'errore.
Ecco che cosa è accaduto e che cosa hanno combinato questi tre signori. 
Soprattutto, ecco come il fattore umano individuale e soggettivo ha giocato un ruolo tragicamente decisivo.
Nel 1995, la prima crisi economica (quella mondiale del '93) determinata dalla fine della guerra fredda e l'inizio della globalizzazione dei mercati internazionali, era stata superata grazie allo sviluppo tecnologico. La nascita della e-economy e la diffusione dell'internet aveva fatto esplodere un nuovo e insospettabile mercato indipendente che aveva dato un grande impulso all'economia facendo fiorire una moltitudine di nuove imprese, creando lavoro e occupazione. Fu un momento quello -tra il 1995 e il 1997- di grandiosa espansione economica, nel quale gli Stati più solidi e accorti approfittarono per varare le necessarie riforme strutturali e far fronte alle sfide del nuovo mondo ad alta tecnologia (neanche a dirlo l'Italia rimase al palo). Nel 1996 in Usa ci fu la campagna elettorale che Bill Clinton rivinse con una maggioranza esorbitante, la più ampia mai raggiunta nella Storia. L'allora candidato repubblicano, Bob Dole, una persona davvero per bene, un moderato conservatore di stampo tradizionalista, nel commentare la propria sconfitta dichiarò che "Bill Clinton è fatto di gomma non di carne e ossa, attaccarlo è inutile, tutto rimbalza". La destra oltranzista americana, quella militarista che difendeva i privilegi dell'oligarchia, era arretrata scomparendo nel nulla. La società civile entrò in una fase di grande evoluzione e il progresso sociale sembrava davvero essere diventato finalmente alla portata collettiva, essendo finalmente caduto il comunismo che aveva liberato dal ricatto le forze propulsive libertarie della società. Finchè, nel 1997, non si verificò il cosiddetto "scandalo Levinski" che forse, i più giovani, non ricordano neppure, essendosi verificato 17 anni fa. In apparenza si trattava di una cosetta da nulla. "Qualcuno" aveva scoperto che una giovane stagista che lavorava alla Casa Bianca aveva avuto una relazione passionale con il presidente in carica. Lì per lì sembrava una questione gossip di poca rilevanza. Ma in Usa, l'evento, cominciò invece a montare alimentato dalla cultura della morale puritana e ben presto deflagrò. Nonostante la ragazza fosse già andata via da diversi mesi, la sua passata relazione divenne un caso politico. Da semplice rogna, in pochi mesi divenne un insormontabile ostacolo. La giovane era stata, in pratica, "sequestrata" da un certo Philip Gramm, un senatore repubblicano di lungo corso eletto nello Stato del Texas, membro dell'ala più conservativa e reazionaria del partito, che la ospitava a casa sua, in un ranch a Dallas dove era assistita da una equipe di psicologi. Nello stesso ranch c'era una cassaforte ben custodita all'interno della quale si trovava una blusa con i bottoni, di seta, color pastello verde chiaro, sulla quale c'era una traccia biologica, fatta analizzare e che aveva rivelato essere una goccia di sperma del presidente: la prova determinante che "il fattaccio" si era verificato. I primi quattro mesi, infatti, Bill Clinton aveva negato tutto sostenendo che non sapeva neppure chi fosse quella signorina Monica. Venne affiancata ad un certo Jim Leach, deputato da sei legislature del partito repubblicano nello stato più conservatore Usa, lo Iowa, che la sottoponeva a costanti interrogatori che venivano da lui resi pubblici ogni mercoledì sera. L'evento si trasformò ben presto in un immenso tormentone, fino al giorno in cui un deputato dello Stato della Virginia, Thomas Billey, esponente della estrema destra radicale, comunicò alla stampa che intendeva chiedere l'impeachment del presidente. Nacque un gigantesco contenzioso istituzionale che portò Bill Clinton all'obbligo di essere sottoposto a un interrogatorio pubblico (trasmesso alla tivvù in diretta) per rispondere ai fatti contestati. Se la cavò in maniera piuttosto egregia (anche comica) coadiuvato da alcuni sessuologi che confermarono, nella loro deposizione al Congresso, il fatto che "la fellatio non può essere equiparata al coito nè come valore simbolico nè come effetto soprattutto se viene praticata con la lingua solo sulla punta del glande, in modo tale che quando il pene eiacula si trova al di fuori della bocca, e quindi non essendoci penetrazione in nessun modo può essere considerato il veicolo di una relazione tra due persone". In Usa, in quei giorni ci si divertiva da matti. I comici alla tivvù si scatenarono (compresi diversi attori famosissimi) con scenette in cui si vedeva un uomo che tornava a casa e trovava la moglie a letto con l'aitante idraulico, ma davanti alle proteste del marito la donna rispondeva "ma tesoro, non è nulla, è soltanto un bocchino presidenziale" e allora il marito diceva "ah be' allora è tutto ok perchè non si tratta di relazione extra coniugale". Ci fu addirittura un gruppo di buontemponi che pubblicò un instant book -dedicato alle donne americane- nel quale davano consigli su come praticare una fellatio in modo tale da non incorrere in problemi legali sotto l'accusa di infedeltà coniugale. Il libro (si intitolava "come divertirsi all'americana e vincere la propria eventuale causa di divorzio") andò a ruba e quelli si arricchirono. 
Finchè Hillary Clinton non decise di prendere in pugno la situazione e iniziarono le sue interviste alla televisione. Fu davvero bravissima e riuscì a ribaltare la situazione. Dichiarò che si trattava di una messinscena e di una trappola politica dei repubblicani, che non c'era stato alcun tradimento perchè il marito aveva condiviso con lei l'intera faccenda sulla quale avevano riso insieme e l'America si spaccò in due su questa vicenda. Non si parlava d'altro.
Ma alla Casa Bianca e al Congresso le cose andarono diversamente.
I repubblicani volevano l'impeachment, sperando così di poter cavalcare il moralismo puritano della nazione e su quell'onda retorica vincere le elezioni del 4 novembre 2000. Al Gore era un ferreo sostenitore delle dimissioni spontanee di Bill Clinton, il che avrebbe favorito lui e il partito democratico alle elezioni, sostenendo che gli americani erano maturati e la situazione economica andava talmente bene ma talmente bene che nessuno ci avrebbe rinunciato per una mera questione di corna. Bill Clinton tentennò, messo sotto pressione ed era quasi pronto ad accettare. Ma Hillary insorse e iniziò il braccio di ferro con Al Gore. Hillary, infatti, sapeva che se il marito si fosse dimesso, entrambi sarebbero scomparsi dalla scena politica per sempre. Ci furono zuffe micidiali tra Hillary e Al Gore che si conclusero con la vittoria di lei alla fine del 1998.  Hillary andò dai repubblicani a trattare e lì gli squali capirono che era finalmente arrivato il momento di fare il colpo grosso confidando nel "fattore umano". Le dissero che erano disposti a rinunciare all'impeachment, che erano disposti a far cadere la cosa, che erano disponibili a dichiarare che la ragazza era una mitomane e che aveva esagerato, annacquando il tutto, addirittura facendo arrestare i tecnici che avevano fatto l'analisi del dna (poveretti furono gli unici a pagare) sostenendo che avevano dichiarato il falso in cambio di danaro. In cambio chiedevano soltanto una cosa: eliminare il Glass Steagall Act firmato da Franklin Delano Roosevelt nel 1934, cancellare la divisione tra banche commerciali, banche di credito alle imprese e banche finanziarie a finalità speculative. "Vogliamo soltanto questo e firmiamo l'accordo". Al Gore si ribellò ma perse la sua battaglia contro Hillary. Da quel momento in poi, nonostante fosse il vice-presidente, Al Gore non rivolse più la parola a nessuno dei due. 
E questo avvenne. Il governo americano sospese e "rimandò" le denunce contro 17 colossi finanziari, contro 197 banche e contro 456 istituti finanziari al 20 novembre 1999. Le denunce erano tutte relative alle loro attività speculative finanziarie che cozzavano contro la Legge voluta da Roosevelt.
Finalmente, dopo 65 anni e dopo ben 17 tentativi falliti, la stessa oligarchia che aveva prodotto la crisi economica del 1929 (la stessa identica) vinceva la propria partita e si preparava alla rivincita per cambiare lo scenario mondiale e passare dalla guerra contro la povertà alla guerra contro i poveri. Ci aveva provato Ronald Regan nel 1981, 1983, 1985, 1987 (era stato messo lì per questo) ma gli era andata male: il Congresso non glie lo aveva consentito. Ci aveva provato Bush sr. nel 1989, 1990, 1991: battuto a stragrande maggioranza.

Avviene a Washington, quindi, nel cuore dell’impero occidentale, l’atto ufficiale che consegna il destino delle popolazioni occidentali nelle mani della oligarchia finanzaria, in una data specifica ed esatta: il 12 novembre del 1999 alle ore 10.30 del mattino. 
In seguito a un complesso meccanismo di scontro politico parlamentare all’interno del congresso statunitense, i democratici scelgono di accettare la mozione della maggioranza repubblicana di destra. In quella data, il presidente Bill Clinton firma l’atto convertendolo in Legge: la nuova legge bancaria Gramm-Leach-Bliley Act. Con questa nuova legge viene abrogato il celebre  Glass-Steagall Act del 1933, fortemente voluto dall’allora presidente Franklin Delano Roosevelt e redatto sotto l’attenta consulenza di John Maynard Keynes; una legge, questa, che prevedeva la separazione tra attività creditizie tradizionali delle banche commerciali e attività finanziarie delle società di investimento. 
Viene chiamato The Gramm–Leach–Bliley Act (GLB), also known as the Financial Services Modernization Act of 1999.

Fu la scelta personale di una coppia a decidere. 
Se Clinton si fosse dimesso, il mondo sarebbe stato diverso. Non so come, ma diverso. Secondo analisti esperti, con ogni probabilità sarebbero perfino stati obbligati a rimandare di diversi anni l'imminente varo dell'euro. Sarebbe stata la sceneggiatura di un film diverso.
E' stata la ambizione sfrenata di una donna molto forte e l'infantile erotomania di un uomo molto debole. 
Così si afferma l'esercizio del fattore umano.
Non è neppure tanto originale.
Era accaduta la stessa identica storia 2.800 anni fa.
Anche lì, per la stessa identica ragione.
Il mondo, nel IX secolo avanti Cristo, era molto diverso da quello di oggi, ma gli esseri umani erano uguali.
Il centro del mondo era il Mediterraneo e la punta di diamante era Alessandria d'Egitto, la Manhattan di quei tempi. Tutta la vita che contava si svolgeva in Egitto, Lybia, Tunisia, Syria, Iraq e Turchia. L'Europa non esisteva, era poco popolata, composta da gruppi locali che non avevano contatti tra di loro, circa 200 diverse etnie: lusitani, iberici, galli, sassoni, celti, etruschi, sanniti, piceni che vivevano nel loro territorio ed erano fuori dalla scena. Ma era sorto un nuovo gruppo, nato dalla fusione di due ceppi molto molto forti, provenienti uno dalla Scandinavia, l'altro dalla Georgia. Due secoli prima, nel nord e nell'est d'Europa, intorno all'anno 1.000 a.C. c'era stata una rivoluzione climatica e la temperatura era crollata alla media di 30 gradi sottozero per diversi decenni di seguito. Gli scandinavi erano scappati via, emigrando verso sud, alla ricerca del caldo e attraversarono l'intero continente sperando di trovare un luogo ameno. I sopravvissuti, quando arrivarono davanti alla muraglia delle Alpi, capirono che al di là delle montagne non c'era il gelo, decisero di aggirarle, scalarle era impossibile, troppo alte e troppo rigido il clima. E così scesero per il versante adriatico finchè non arrivarono in una splendida, mite e calda pianura soleggiata piena zeppa di frutta, verdura e cacciagione nella quale abitava uno sparuto gruppo di emigranti come loro che provenivano, invece, dall'Europa dell'est. I due gruppi si piacquero e si fusero dando vita alla Grecia. E' quella che il poeta dell'antichità  Esiodo descrive come "l'epoca dei giganti e degli dei e degli eroi" perchè il ricordo di questi uomini e donne, biondi con gli occhi azzurri, di forza possente e robusta, molto alti, con i capelli lunghissimi, rimase a lungo nella memoria collettiva. Dopo 250 anni si erano sistemati dando vita a una loro cultura che era però periferica. Non solo erano fuori da tutto, ma dovevano anche pagare severi dazi per acquistare merci che provenivano da altri paesi e dalla Persia e India da cui arrivavano tessuti, pellicce, filati, spezie, riso, diverse qualità di cibo, ferro per forgiare le armi. Tutto era sotto il controllo di quella che era la Wall Street dell'epoca: Troia, piazzata nel punto in cui finisce l'Europa e inizia l'Asia a dominare l'intera scena. I troiani avevano chiuso un accordo con gli altri paesi del Mediterraneo per cui garantivano a tutti ogni tipo di merce e servizio ma alle loro condizioni. Il nuovo e sconosciuto gruppo etnico, gli Achei, il dazio non lo volevano più pagare, volevano essere sovrani e autonomi e volevano trattare direttamente con i persiani e con gli egiziani. Ma non c'era niente da fare. Finchè non si verifica un evento assolutamente casuale, identico a quello avvenuto nel 1997 a Washington, 2800 anni dopo. La storia/leggenda racconta che il re Menelao, un uomo anziano, grasso, brutto, basso, volgare, piuttosto brutale, ma molto ricco perchè proprietario di diverse mandrie di pecore (tutto qui) e quindi diventato re, invita il plenipotenziario troiano per trattare sui dazi. Arriva Paride, il principe che si occupava dello smistamento delle merci, ospite per qualche settimana. E lì, la giovanissima moglie di Menelao, Elena (forse di ramo scandinavo) avvilita, intristita e annoiata dalla sua piatta vita essendo stata venduta dal padre a quel brutto re, si invaghisce di Paride. La notte va nella sua stanza e lo seduce. Finita la missione, Paride riparte. Ma Elena lo segue con una barca a vela finchè non lo raggiunge e allora lui se la porta via. Il resto è cosa nota. 
La guerra di Troia cambiò gli equilibri economici di allora, sconvolse tutti i piani e il baricentro dall'Asia e dall'Africa del Nord si spostò verso il continente europeo.
Anche in questa storia fu il fattore umano a decidere le sorti di questa rivoluzione. Se non fosse stato per Elena di Troia forse sarebbe stata una storia diversa, attuata e interpretata da qualcun altro di lì a qualche anno, o decennio, e sarebbe stata comunque una storia completamente diversa e noi non sapremo mai quale dimensione delle esistenze avrebbe introdotto nella vita di tutti noi.
Siamo ancora umani, nel bene e nel male. E le decisioni e le svolte avvengono e si verificano perchè a un certo punto irrompe sulla scena il fattore umano che sconvolge i piani, cambia la sceneggiatura, altera le coordinate, perchè prevale una generosità inconcepibile o una prepotenza arrogante indicibile, vince la vanità e l'ambizione oppure l'eroismo disinteressato. Non si sa. Nessuno lo sa. Ma questo avviene. 
E' sempre avvenuto e seguiterà sempre ad avvenire fintantochè esisterà la specie umana.

Mi piace sostenere questa mia personale idea del mondo e delle cose.

Barack Obama sa benissimo che se non annulla quella legge che ci ha uccisi e seguita ad ucciderci, non cambierà nulla e la situazione peggiorerà finchè non travolgerà tutti, anche lui.
Sono certo che anche in quest'anno il fattore umano irromperà di nuovo sullo scenario (ma non so come nè dove nè perchè, non sono un mago) seguendo quella che il filosofo Hegel chiamava "l'incontrovertibile astuzia della Storia" in grado di inventare nuovi copioni, inediti scenari, per far posto a protagonisti originali che seguono una loro idea, una loro virtù o un loro vizio, un capriccio del carattere, un'ambizione vorticosa e sostenuta da piglio volitivo. E la Storia cambia.

Penso che se il 4 novembre del 2014 alle elezioni politiche Usa i democratici avranno la maggioranza al Congresso, dieci giorni dopo ripristineranno il Glass Steagall Act del 1934.
Per non dire che ne sono quasi certo.
E' probabile addirittura che tentino di farlo anche tra qualche mese.

Le informazioni che provengono dagli Usa, da settori diversi e rilevanti, mi fanno pensare che oltreoceano, cinque minuti dopo che la signora Yellen si sarà accomodata sulla sedia di Presidente della Federal Reserve, il 14 gennaio 2014, a Washington inizierà il braccio di ferro.
Il 15 novembre del 1999 quando Clinton firmò quella legge criminale, la Yellen disse: "Da oggi abbiamo creato le condizioni per distruggere un'intera generazione, un giorno i nostri figli busseranno alla nostra porta e ci chiederanno spiegazioni accusandoci di aver distrutto il loro futuro. Noi saremo costretti a dar loro ragione". 

Dal 14 gennaio, questa persona diventa la donna più potente in tutto il pianeta.
Tutto ciò mi fa davvero ben sperare.

Secondo me dal 14 Gennaio si comincia a ballare. 
E non sarà nè un minuetto nè una danza macabra. 

buon week end a tutti.