giovedì 12 dicembre 2013

Siamo al totale delirio: i lemmings annunciano la carica del settimo cavalleggeri.



di Sergio Di Cori Modigliani



La fantasiosa espressione usata da Enrico Letta nel suo discorso alla Camera dei Deputati, ieri pomeriggio, "farò tutto ciò che posso per impedire che l'Italia precipiti nel caos" appartiene alla tradizione personale del premier nel lessico del mondo parallelo.
In quella dimensione nella quale lui vive, infatti, il caos appare come una minaccia incombente per l'Italia.
Nel mondo reale, invece, (ovvero quello dei fatti oggettivi nel quale noi viviamo) l'Italia risulta immersa nel "caos totale" e a pieno titolo da lungo tempo.
Il che traduce l'espressione del premier in una allucinazione dello spirito mista all'applicazione del suo sistema personale di comunicazione, basato su un concetto tale per cui le parole equivalgono ai fatti e hanno una vita propria.
Basta dire una frase e quella trasforma le cose e gli eventi in fatti reali.
Enrico Letta ha preso il caos del passato e del presente e lo ha trasferito nel futuro.
Lui è convinto di aver avuto una bella pensata.
Il nostro governo basa la propria attività seguendo quei libretti new age sul pensiero positivo: è la loro idea dell'esistenza nel mondo post-moderno.
Il caos italiano è originale.
Ogni popolo e paese ha un suo specifico caos che deriva dalle proprie caratterialità, tradizioni, usi, costumi, immaginario collettivo. Una società molto strutturata e ordinata come quella belga ha vissuto per venti mesi "nel loro specifico caos" perchè era senza governo (fino a un anno fa) così come quella egiziana è precipitata nel caos affondando invece in un bagno di sangue, ecc.
Il caos italiano si muove lungo un binario composto da due rotaie: l'applicazione sistematica dell'Alzheimer psico-socio-culturale, grazie al quale l'intero paese vive in uno stato di perdurante amnesia collettiva, una specie di dementia precoce: non a caso è un paese innamorato della gerontofilia, da almeno dieci anni e' stato sequestrato e rimbecillito da due vecchi marpioni di lusso: un delinquente pregiudicato e l'Innominabile.
L'altro binario, invece, è basato sull'esercizio dei falsi perpetui perchè i dati oggettivi sono stati sostituiti dalle opinioni personali, le quali sono figlie delle segreterie politiche dei partiti, e vengono presentate al pubblico come se fossero delle verità condivise.
Questo binario sta portando l'Italia verso la sua inevitabile rovina.
Ormai si leggono dovunque una serie di argomentazioni risibili e infantili che sono il frutto di questo viaggio nazionale verso la propria annunciata implosione, e non è facile intervenire nel dibattito attuale, perchè le persone sono travolte dalla passione per il sentito dire e poggiano la propria argomentazione su quella che io definisco "la cultura da capitolo 1" grazie alla rete che consente di appropriarsi di concetti, dati, date, grafici, studi ponderati, visto che nel web c'è di tutto.
La gente pensa così che si "sta informando" mentre si ingozza di nozioni che sono inutili (spesso fuorvianti e quindi analfabetizzanti) perchè non avendo solidi strumenti interiori per gestire le informazioni ricevute, le incorpora, le impara a memoria, e poi le diffonde senza neppure rendersi conto di ciò che sta dicendo, sostenendo, scrivendo.
Le notizie, senza adeguata formazione interiore, sono inutili.
Se mi fate vedere le mappe tracciate dal satellite sul movimento dei venti nel Mediterraneo, io non vedo nulla e non capisco nulla. Ma se la stessa immagine la fate vedere a un climatologo o a uno studioso di scienza della meteorologia vi dirà che cosa sta per accadere.
L'abbattimento della Cultura è servito all'attuale potere oligarchico proprio per costruire il mondo reale nel quale noi oggi siamo immersi: avendo abbattuto il merito e la competenza tecnica, è stata promossa la chiacchiera pseudo-ideologica, che mescolata all'Alzheimer produce l'inevitabile caos.

Oggi è comparso un post scritto da un blogger italiano, una persona anomala.
In parole piuttosto semplici e con argomentazioni facili da comprendere (e tantissimi succosi link come prova documentaria) ha spiegato la formazione del suicidio degli italiani, innamorati dell'idea di odiare l'Europa, convinti che uscire dall'euro immediatamente sia la svolta della vita: ciascuno ha i propri deliri.
La particolarità di questo blogger (e non è certo casuale) al di là della sua originalità e intelligenza consiste nel fatto che pur essendo italianissimo al 100% vive e lavora da lungo tempo in Germania, dove è scappato per fuggire al caos italiano. Quindi è dentro in quanto italiano ma ha il vantaggio di vedere da fuori. Usa espressioni tipo "voi italiani" ma non lo fa con distacco snob, tutt'altro, c'è una venatura di inevitabile sgomento partecipativo. Chi l'ha seguito sa che è come noi, innamorato dell'Italia, e quindi sofferente all'idea del nostro paese rovinato. Siccome è stato condannato all'esilio pur di lavorare e avere una vita decente, salvaguarda la propria psicologia emotiva per evitare di crollare sotto il peso di una insostenibile nostalgia.
Lo capisco, quando vivevo all'estero anche per me era così.
Si chiama Uriel Fanelli.
Il suo blog si chiama "Keinpfusch".

Oggi ha scritto (breve estratto):
"Ci sono diverse contraddizioni nel modo di vedere le cose nel movimento dei forconi, nel senso che assomigliano molto a quei cartoni animati ove il protagonista sega il ramo su cui e' seduto, per poi precipitare nel vuoto. Non mi riferisco tanto al fatto che agricoltori, trasportatori e edili abbiano goduto di cosipicue esenzioni fiscali - e continuino a goderne oggi - dal prezzo facilitato per il gasolio ad altri trattamenti fiscali ad hoc, ma al fatto che abbiano anche loro la panacea "usciamo dell' euro". La prima contraddizione e' molto semplicemente che si tratta di categorie che non esportano moltissimo. Gli autotrasportatori sono legati al costo del gasolio, dei carburanti, dei ricambi per il camion, e quando escono in trasferta il cambio verso eventuali monete straniere li uccide. Gli stessi agricoltori esportano nella UE, ed uscendone si troverebbero con dei dazi doganali che faciliterebbero prodotti analoghi da Spagna e Grecia. I negozianti non esportano, ma soffrono del cambio perche' comprano prodotti esteri, e gli edili esportano ancora meno. Per quale ragione essi debbano chiedere l'uscita dalla UE e la svalutazione della moneta, che invece fa comodo alle aziende esportatrici (che non sono in piazza) mi riesce del tutto incomprensibile: stanno chiedendo una misura che li condurrebbe alla rovina. Due paesi, anzi tre, Spagna e Grecia, producono molto di quanto produce l'agricoltura meridionale, e molto del sud francese e' concorrente degli agricoltori del nord italia. Una volta fuori dalla UE, non ci sarebbe piu' protezione comunitaria per il DOC e il DOCG, e quindi il "Parmesan" diventerebbe facilmente "Parmigiano". La misura di uscire dall'euro per svalutare semmai faciliterebbe le aziende che oggi esportano molto, ma quelle aziende vanno bene, e le esportazioni marciano a gonfie vele; la stessa economia europea e' un'economia fortemente esportatrice, quindi non si puo' nemmeno dire che l' Euro stia rappresentando un problema: i fatti mostrano il contrario; ad andare male e' il mercato interno, principalmente quello del lavoro, e non le esportazioni, che invece stanno reggendo l'economia.
D'altro canto, anche la storia di uscire dall' Euro e fare un "euro del sud" non e' una proposta italiana. E' una proposta TEDESCA. Sin dall'inizio dell'unificazione, i tedeschi si sono SEMPRE opposti ad avere Italia, Grecia, Spagna e Portogalli dentro l' Euro, proponendo un euro a due velocita'. Ma all'epoca erano i paesi del meridione europeo ad opporsi considerandolo un insulto". 

Il link per leggere l'intero e complesso articolo che suggerisco a tutti quanti è il seguente:
http://www.keinpfusch.net/2013/12/la-rivolta-dei-lemming.html#more


Ho citato quel pezzetto di articolo perchè penso che possa essere istruttivo, oggi, con la speranza di poter riannodare le fila al fine di avviare un utopistico dibattito legato alla memoria storica dei fatti e non alle argomentazioni ideologiche o alle retoriche costruite dalla necessità della bassa demagogia spicciola a caccia di voti.
Il signor Fanelli ha toccato proprio il punto giusto, lo ricordo benissimo nel 1997, quando leggevo sui giornali (sia italiani che esteri) il dibattito sull'euro, e gli italiani -sia destra che sinistra- protestavano perchè i tedeschi non volevano dentro i paesi del Mediterraneo, li volevano diciamo "a fianco" con un euro B in grado di poter essere svalutato per trovare il tempo necessario al fine di realizzare riforme strutturali nazionali. Furono i nazionalismi che pomparono con vigoria per l'ingresso di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, nell'euro. Furono gli stessi che oggi, sui blog, sui social network, alla tivvù, nelle piazze, urlano, strillano, marciano, manifestano, scrivono e si arrabbiano sostenendo che ci stanno umiliando con l'euro; allora sostenevano che ci stavano umiliando perchè non ci volevano dentro: le stesse identiche persone, Lega Nord in testa, con tutta l'estrema destra e l'estrema sinistra italiana appresso (furibondi sostenitori allora di "questo" euro) che oggi pompano sul sovranismo, la rottura, ecc. Sono stati loro che in un accesso di narcisistica mitomania hanno preteso un posto a tavola ben sapendo che a rimetterci sarebbe stato il popolo e le classi meno agiate, perchè grazie alla corruzione endemica strutturale di quelle nazioni (dato oggettivo e inconfutabile) chi apparteneva ai partiti e alla classe politica dirigente aveva già individuato le proprie modalità di guadagno e di garanzia di privilegio.

La memoria storica è fondamentale perchè se non si sa e non si capisce da dove si viene non si può sapere per davvero dove si sta e dove si andrà a finire.
Nel 1995, l'Italia non volle aprire un dibattito collettivo prendendo atto che il nostro paese non faceva eccezione: doveva fare i conti con la Storia prendendo atto che la guerra fredda era finita e il mondo post-moderno presupponeva una prospettiva globale e un'ottica nuova e diversa, necessaria e ineludibile, ma era possibile soltanto dopo aver mandato in pensione la classe dirigente catto-fascio-comunista che aveva gestito il potere dal 1946 per cinquanta lunghi anni.
Fecero tutti finta di niente.
Ebbero il loro tornaconto.
E' il motivo per cui la classe intellettuale è semplicemente evaporata.
Hanno scelto di farsi incorporare nel Vuoto Perpetuo alimentando l'Alzheimer: per vanità mercatista.
Vaticanisti compromessi con la mafia, fascisti, comunisti, democristiani, socialisti corrotti, si incontrarono tutti insieme e diedero vita alle intese eterne, ovvero un dispositivo che si basava sul presupposto che nessuno avrebbe mai presentato il conto a nessun altro, rimandando il saldo alla generazione successiva. Nel frattempo avrebbero ingrossato il proprio patrimonio e potere, spingendo il treno Italia sul binario le cui due rotaie ho descritto prima.
Finiremo quindi come i lemmings, degli animaletti carini e simpatici, sui quali è stata montata la favola del loro suicidio di massa. Come sostiene wikipedia il suicidio dei lemming è una metafora assai usata per riferirsi a persone che seguono acriticamente l'opinione più diffusa, con conseguenze pericolose o addirittura fatali.

La classe politica e imprenditoriale dirigente di oggi è la stessa di allora.
Chiesero -a metà degli anni'90- il tempo necessario per alchemizzare il nuovo mondo e potersi quindi evolvere, truffando l'intera nazione.
Siamo tutti vittime di un clamoroso falso storico.
La loro attività principale consiste nel procrastinare attraverso continue operazioni di maquillage e restyling, mutuando dalle pratiche della chirurgia estetica una macabra trasposizione nel tessuto della politica: sono tutti vecchie carampane sbiadite con le labbra a canotto, le tette gonfie di silicone, il viso da cinesi senza più neppure un muscolo facciale che sia umano, una visibilità necessaria tanto per darla ad intendere, ma dentro sono portatori di una energia da pensionati desiderosi di calma, tranquillità e agio, quindi impossibilitati tecnicamente ad affrontare l'inevitabile tempesta prodotta dalla reazione rabbiosa del malumore che è frutto di un disagio sociale ed esistenziale, questo sì autentico, vero, reale, contundente.

Non servono parole d'ordine, oggi.
Non abbiamo bisogno di slogan.
Basterebbe recuperare la memoria per ringiovanire.
Per ridare smalto a questa nazione "sciapa e infelice" è necessario un salto di qualità che può e deve essere prima di tutto culturale. Altrimenti l'attuale caos diventerà triste.
Non c'è niente di più triste al mondo che vedere dei vecchi privi di saggezza, sono patetici.
E senza Cultura, la saggezza, al massimo, può vantarsi di qualche briciola di senso comune, niente di più; e quando si sopravvive nel Caos è davvero pochino.
Noi italiani, invece, abbiamo bisogno di attuare politiche sagge e lungimiranti.

Qui di seguito c'è la descrizione del mito dei lemmings così come la riporta wikipedia:

Da Wikipedia: 
".......è nozione comune che i lemming commettano un suicidio di massa durante le migrazioni, ma questa opinione popolare non ha supporti scientifici. I lemming migrano spesso in gruppi numerosi, e di conseguenza molti di loro periscono per cause accidentali oppure per la pressione degli altri individui che può causarne la caduta in corsi d'acqua, dirupi, ecc. Il mito del suicidio di massa dei lemming sembra sia stato iniziato, in particolare, da un "documentario" del 1958 della Disney intitolato White Wilderness, che include varie scene di lemming che sembrano buttarsi da un'alta scogliera; scene tuttavia che sono state costruite ad arte in Manitoba [4][5]. Ancora antecedente è una storia, sempre della Disney e ideata da Carl Barks, intitolata in italiano Il lemming con il ciondolo e imperniata appunto sul mitico suicidio di massa dei lemmings. La storia fu pubblicata tra marzo e maggio del 1955.
Anche Primo Levi si basò su questo mito per scrivere il racconto Verso occidente, contenuto nella raccolta Vizio di forma del 1971.
A causa della loro associazione con questo bizzarro comportamento, il suicidio dei lemming è una metafora assai usata per riferirsi a persone che seguono acriticamente l'opinione più diffusa, con conseguenze pericolose o addirittura fatali. Questo è anche il tema del videogioco Lemmings, dove il giocatore istruisce le creature sotto il suo controllo affinché eseguano compiti a volte anche autodistruttivi, finché non riescono ad uscire dallo schema del gioco o soccombono".


martedì 10 dicembre 2013

La favola delle stelle di mare. Una parabola Inca che può essere utile per la nazione Italia.


Cinque anni fa, il 10 dicembre del 2013, scrissi il seguente post, fortemente legato all'attualità italiana di quel momento. Avevo dimenticato di averlo scritto, ma questa mattina, addì 10 dicembre 2018, facebook mi ha ricordato la sua esistenza riproponendomelo come memento. 
Ignoro la motivazione in base alla quale gli algoritmi robotici feisbucchiani attuano le loro scelte, il solo fatto di pensarci mi fa orrore. 
Tant'è, questa è la nostra realtà oggi.
Lo ripropongo, senza alcun editing, ai lettori di questo blog, sperando che possa essere utile per una riflessione comune sull'autentico stato delle nostre esistenze italiane.
Vale ancora oggi?
E' troppo datato?
Oppure si riferisce a una realtà che oggi, 2200 giorni dopo, è ancora la stessa di allora?

Sergio Di Cori Modigliani 10 dicembre 2013/10 dicembre 2018

Considerando la citazione di Murakami, nell'immagine qui sopra in bacheca ("se voi leggete soltanto i libri che tutti stanno leggendo, voi potete pensare soltanto ciò che tutti gli altri stanno pensando") si potrebbe sostenere che l'attuale situazione politica italiana corrisponda alla perfezione a quella del mondo mentale in cui vivono Fabio Volo, Maurizio Gramellini, Luciana Litizzetto, Bruno Vespa e il resto della compagnia cantante che vi guarda dagli scaffali delle librerie, che ben giustifica il fatto che il nostro paese abbia raggiunto nel 2013 il penultimo gradino in occidente come indice di lettura. L'ultimo paese è il Guatemala, la nazione più violenta e degradata del continente americano. 
Il Censis ha sintetizzato lo stato della nazione definendoci un "paese sciapo e infelice". Considero questa definizione come la caratteristica di ogni etnia che abbia dimenticato il piacere del racconto, il gusto per la narrazione, la volontà di conoscere mondi mentali altri attraverso la lettura di romanzi. 
I dati ufficiali parlano chiaro: negli ultimi quindici mesi sono stati pubblicati e distribuiti circa 800 nuovi titoli relativi alla crisi economica, scritti da economisti, giornalisti esperti in materie economiche, aspiranti economisti, economisti professionisti, economisti dilettanti.
Inevitabile sentirsi sciapi e infelici.
E' il risultato di una diabolica e ben ideata trappola del potere oligarchico che si è avvalso della indispensabile collaborazione della cupola mediatica per far credere agli italiani che la crisi nella quale il paese è precipitato sia di natura economica. Non lo è.
Se così fosse, quella minima percentuale (8%) che possiede il 72% della ricchezza collettiva, già da lunghissimo tempo avrebbe preso i componenti dell'intera classe politica dirigente, li avrebbe legati con una fune, li avrebbe buttati nel mare Mediterraneo con un bel calcione e li avrebbe sostituiti con altri soggetti in grado di varare le necessarie riforme per la ripresa della nazione.
Invece, questa classe politica è stata, ed è tuttora, perfettamente funzionale ai loro interessi.
Tanto è vero che gli stessi dati del Censis ci informano che il 6% della popolazione italiana (i più ricchi, tanto per intendersi) nel 2011 hanno aumentato la propria quota di ricchezza nell'ordine dell' 11% rispetto al 2010; nel 2012 del 17% e in questo 2013 viaggiano verso un pimpante 23%, poichè, le loro tasse si sono abbassate del 9% e godono di nuovi incentivi, sconti, privilegi.
L'Italia, come nazione, è la terza al mondo (dopo il Giappone e la Gran Bretagna) come quantità di consumo interno nel genere lusso (gioielli, mobili antichi, automobili da 80.000 euro in su, yacht da diporto, compravendita di immobili di prestigio, alta moda firmata, collezionismo, arte antica e moderna) e prima al mondo sia come volume d'affari che come quantità di prodotti venduti nella sezione "alta qualità del consumo interno nel genere lusso".
L'Italia è ancora la più ricca nazione d'Europa, con il più alto numero in assoluto di miliardari e la più vasta quantità di depositi bancari del continente, che superano un milione di euro in risparmio contante. 
La composizione sociale di questa classe anonima è molto diversa rispetto a 30/40 anni fa, quando la matrice aristocratica,  insieme al patrimonio familiare, tramandato attraverso i secoli, svolgeva ancora un ruolo importante in campo finanziario, economico, produttivo e  investiva nella cultura. 
Tra tutte le nazioni ricche d'occidente (le prime 20) l'Italia è oggi quella con la più bassa e triste percentuale di investimento da parte dei ricchi nel campo dell'editoria, del cinema, del teatro, della ricerca scientifica, dell'arte, insomma della cultura e dell'innovazione. Quasi nulla:  viaggia intorno a un 1% (in Usa è il 26%, in Francia è il 29%, in Gran Bretagna è il 22%).
A mio modesto parere, si trova in questa analisi scomposta dei dati la chiave della infelicità.
E' stato calcolato che negli ultimi 30 anni c'è stato un sommovimento di capitali familiari dell'ordine di circa 5.000 miliardi di euro che hanno dato vita a nuove famiglie e dinastie la cui caratteristica principale consiste nella scelta di non investire in attività culturali e scientifiche. Il motivo è semplice e banale: sono territori che non frequentano, sono dimensioni che non praticano, sono spazi mentali che non si sono mai insediati nella loro mente.
La corruttela è il loro più grande alleato, poichè, grazie alla diffusione di massa della corruzione sia istituzionale che privata, si sono assicurati la garanzia di un crollo della domanda interna sia di cultura che di arte e di scienza. Non essendoci offerta, poco a poco la domanda ha cominciato a diventare sempre più timida, si è poi trasformata in una caratteristica a dir poco eroica, e alla fine è svanita nel nulla.
Da qui, secondo me, il sapore sciapo dell'esistenza degli italiani.
Questa nazione vive ormai dando per scontato che si può esistere senza grandi romanzieri, grandi registi, grandi pittori, grandi fotografi, grandi designer, grandi architetti, grandi intellettuali, grandi ingegneri, grandi scienziati. Tutti questi esistono pure, ne sono sicuro, il genio italiano creativo è un fatto e un dato reale della nostra splendida e martoriata etnia, ma vivono suddivisi in due ampie fasce: quella degli auto-esiliati all'estero, dove vengono sempre apprezzati e riconosciuti e quella dei clandestini invisibili in patria.
La crisi economica, quindi, è il risultato di una crisi di valori, forse pianificata, voluta, architettata in maniera strategica (o forse no) che ha portato all'accumulo di ricchezza e alla sottrazione di capitali di qualità da investire nel mercato interno.
L'Italia non scomparirà, finirà per diventare come l'Arabia Saudita dove il 2% della popolazione possiede il 97% della ricchezza collettiva e il 98% della popolazione se la deve cavare distribuendosi il 3%.
Questa è la tendenza in atto nel nostro Paese. 
E ci vogliono far credere che sarà una teoria economica (e perfino una teoria monetaria) che risolverà  i problemi.
L'Italia può uscire domattina dall'euro, uscire dalla Unione Europea, staccarsi con una sega dalle Alpi diventando un' isola: non cambierebbe nulla. 
Perchè non è quello il problema.
Il vero problema è la scomparsa dei valori di riferimento culturali trainanti, la genesi di un immaginario collettivo analfabeta, privo di sostanza ma pieno di illusioni, la rinuncia, da parte dei soggetti politici, dei partiti, dei sindacati, a chiedere e pretendere l'unica risposta sensata, pragmatica, efficace: una redistribuzione immediata e più equa della ricchezza nazionale, esigendo che coloro che detengono la ricchezza investano sul territorio nazionale, a lungo termine, nei campi strategici della ideazione e della manifattura italiana, dall'arte all'agricoltura, dalla scienza all'innovazione.
Per far ciò non c'è bisogno di leggi, è necessario un cambio di passo nella prospettiva, alimentando la mente che compone l'immaginario collettivo del paese di nuove suggestioni.
La doppia aggettivazione del Censis (non a caso passata in cavalleria senza neppure una intervistina di due minuti ai ricercatori che l'hanno condotta, chiedendo loro ulteriori dati a suffragio della statistica) quella del paese "sciapo e infelice" è stato un input forte e poteva e doveva essere una buona occasione di riflessione collettiva, chiamando la classe dirigente imprenditoriale ad assumersi le proprie responsabilità. 
Senza investimento nella cultura e nella scienza, senza redistribuzione della ricchezza operativa, che non peschi soltanto nelle clientele partitiche, questo paese non ha neppure una probabilità su cento di riprendersi mai. E non serve a nulla leggere avidamente interminabili serie di grafici, numeri, teorie, statistiche proiettive, se non si comincia ad modificare le sinapsi del proprio immaginario collettivo, sottraendosi alle sirene ormai sfiatate della cupola mediatica, che impone ormai il veleno della falsa idea di una crisi economica che sta producendo sfracelli.
C'è una salda oligarchia al comando che se la passa benissimo, che è contentissima di come vanno le cose e che investe la propria energia e quattro soldi quattro per abbassare il livello e far sì che non parta mai la domanda.
Così in Italia, oggi.
Ma esistono luoghi dove una poderosa crisi economica è stata affrontata in maniera diversa.
Circa una decina di anni fa, in Sud America si è verificato un modesto (e davvero minimo) evento antropologico che poco a poco ha cominciato a gonfiarsi, finchè non è dilagato diventando mainstream e provocando una vera e propria rivoluzione sociale.
E' iniziato con un articolo piccolo piccolo anche banalotto, intorno al 2005, quando il default dell'Argentina aveva provocato un'onda d'urto in tutto il Sud America e il Fondo Monetario Internazionale stava con il fiato sul collo per imporre misure di austerità massicce.
Su un quotidiano peruviano era apparsa una storia popolare raccontata da una giovane, che sosteneva provenisse dalla tradizione del folclore locale. Quella storiella era piaciuta e la gente l'aveva ripresa e commentata e si era diffusa. Ne aveva parlato anche la televisione. Dopo qualche mese, in Bolivia, era uscito un articolo su un quotidiano locale in cui si sosteneva che quella storiella fosse molto antica e la paternità veniva attribuita agli indios Quechua. Dopo un po', i cileni protestarono sostenendo che non era vero nulla. Quella storia era famosissima e apparteneva alla tradizione degli indios Araucanos. La dimostrazione (sostenevano gli antropologi cileni) consisteva nel fatto che la storia si svolgeva sulla spiaggia di un oceano e in Bolivia l'oceano non esiste. Dopo un po' intervennero due scrittori argentini sostenendo che la storia proveniva dallo Stato di Jujuy nell'estremo settentrione e apparteneva alla tradizione folcloristica degli indios Wichi. Ne nacque una zuffa tra storici, antropologi, scrittori, alla quale l'intera popolazione del Sud America partecipò dicendo la propria. E intanto, la storiella veniva diffusa, commentata, discussa: era ritornata in vita come patrimonio culturale locale. Finchè il grande romanziere Mario Vargas Llosas, nel suo discorso di premiazione per il Nobel a Stoccolma, ci mise la firma raccontando la storiella come "una antica storia Inca". 
Ci furono borbottii nazionalistici locali finchè con un colpo d'ala di grande abilità politica, un giorno la presidenta argentina Cristina Kirchner la usò in un celebre comizio, sostenendo che questa storia è una storia sudamericana che appartiene a tutti i popoli dal Venezuela al Polo Sud, questa storia è di tutti noi ed è il simbolo della nostra ripresa perchè dimostra che non sarà la crisi economica ad abbattere le nostre esistenze ma saremo noi ad abbattere la crisi economica attraverso l'applicazione della cultura del nostro territorio, del nostro folclore, delle nostre tradizioni, che servano per pungolare i ceti più abbienti affinchè provvedano ad occuparsi dei ceti più bisognosi per riprenderci insieme. Questa storia è il simbolo della nostra ripresa ed è la nostra risposta al Fondo Monetario Internazionale. 
Questa soluzione salomonica piacque a tutti. 
La storia è diventata poi un fumetto, un cartone, ed è finita nei nuovi libri per le scuole elementari di tutto il continente con la dizione "un'antica storia del passato sudamericano per il futuro del Sud America".
Ecco il contenuto della storia:

"Una coppia sta facendo una passeggiata sulla spiaggia, in una giornata tiepida con un forte sole e senza vento. Fino al giorno prima c'èra stata tempesta e ampie mareggiate. La spiaggia oceanica è costellata di stelle marine che le onde potenti hanno vomitato sulla battigia. La donna prende a un certo punto una stella marina e la ributta in acqua. L'uomo le chiede: "che cosa fai?". E lei risponde: "E' un animale vivo, anche se invertebrato è pur sempre un animale, fuori dall'acqua sopravvive per almeno due giorni, è ancora vivo. Se ne muoiono tante si spezza l'equilibrio armonico della natura". L'uomo non dice nulla. Proseguono nella loro passeggiata e ogni tanto lei ne sceglie una e va a rimetterla nell'acqua. A un certo punto, l'uomo le dice: "Tu sei matta! Non penserai mica di produrre una qualche differenza per il fatto che rimetti in acqua qualche stella marina! Che differenza fa?".
Lei lo guarda e gli dice: "Prova a chiederglielo a quelle stelle marine se fa o non fa differenza!".

Fine della storia.

Questo antico racconto della civiltà Inca è diventato in Sud America il nuovo mantra della società post-Maya basata su un nuovo comportamento collettivo di solidarietà che privilegia le esistenze ai numeri, che ricorda l'unicità della vita delle persone rispetto ai grandi numeri della matematica e della statistica usati dagli economisti.

Questa mattina, alle ore 10, l'organizzazione internazionale "Save the children" ha sconvolto l'audience mondiale comunicando che nella Repubblica Italiana esistono 1 milione di minorenni che vivono in uno stato di povertà assoluta e non hanno da mangiare. A questo,  si è aggiunta la notizia che negli ultimi 20 mesi, in Italia, si sono creati circa 5 milioni di nuovi poveri. Sono nostri concittadini.
Sono le stelle marine che la potente onda iper-liberista ha gettato sulla spiaggia della nostra esistenza sociale.

Invece di perdere tempo ad ascoltare ricette economiche, cerchiamo di cominciare a modificare il nostro comportamento interiore per attuare quella necessaria rivoluzione culturale senza la quale non avverrà mai nulla.

Ciascuno a modo proprio, a seconda del proprio gusto, fantasia, creatività e possibilità, dovrebbe prendere una stella marina e ributtarla nell'oceano, seguendo la storiella Inca.

Come farlo?

Non ne ho idea.

A ciascuno il suo.

A questo serve la creatività esistenziale quando è accompagnata da un sentimento autentico di solidarietà sociale.

Questo vuol dire vivere nel post-Maya.

L'infelicità sciapa è figlia della mancanza di cultura sposata al cinismo individualista del narcisismo della visibilità.

Io non voglio vivere in un paese fatto così.








lunedì 9 dicembre 2013

La Commissione Europea approva la vendita di carne di cane dal febbraio 2014. E' un attentato culturale terroristico contro il nostro continente.






di Sergio Di Cori Modigliani

Spero proprio che si tratti di una gigantesca bufala.
Se così fosse, sarei davvero orgoglioso di averla sottoscritta e diffusa.
Veniamo alla notizia che dallo scorso venerdì circola in rete per l'Europa. 
Eccola:
"Dal 1 febbraio 2014 entrerà in vigore la certificazione Europea di commestibilità richiesta dalla società “Xinshipu Ltd” che consentirà l’importazione di carni congelate di cane d’allevamento per i fruitori cinesi e la commercializzazione legale nei Supermarket gastronomici etnici in tutto il continente europeo. Gli ispettori hanno affermato che: Non è illegale la vendita e il consumo di canidi, fin tanto che la carne sia regolarmente sottoposta ai controlli igienico-sanitari ed i prodotti abbiano una regolare certificazione di commestibilità CE. Una svolta nel campo alimentare che il governo Cinese ha fortemente voluto per i suoi cittadini consumatori all'estero. In alcune società, il consumo alimentare di carne di cane si fonda su una stabile tradizione culturale, in altre, come in molti paesi occidentali, è generalmente ritenuto offensivo. Il governo Cinese ha chiesto ed ottenuto il libero scambio in quanto avrebbe altrimenti bloccato immediatamente l’importazione dall’Europa di carne di cavallo e di coniglio (animali considerati sacri per la cultura popolare) che avviene regolarmente nei paesi asiatici da parte dei paesi europei, specialmente dall’Italia, verso i supermarket occidentali già presenti da tempo nel territorio asiatico.
Tutto ciò sarebbe stato formalizzato e firmato dai rappresentanti europei nell'incontro ufficiale che si è svolto sei giorni fa tra tutte le nazioni aderenti al WTO (World Trade Organization) e che ha stabilito i nuovi codici della liberalizzazione e scambio tra le merci in tutto il mondo.
Gli uffici preposti a tale decisione, in Europa, si sono rifiutati di rispondere in maniera esaustiva e "ufficiale" davanti alla richiesta di informazioni dettagliate, dando risposte confuse, nebbiose, e trincerandosi dietro un no comment.
E' necessario, quindi, diffondere in tutta Europa la richiesta da parte della cittadinanza attiva continentale affinchè i responsabili della Comunità Europea dicano come stanno esattamente le cose. Al di là della questione puramente economica e/o formale, si tratta di un atto gravissimo e culturalmente inconcepibile per noi europei che da diversi millenni abbiamo reso sia cani che gatti degli animali domestici con i quali ci facciamo compagnia a vicenda.
Per qualunque europeo, chi mangia un cane è un cannibale: su questo non discuto.
Non è solo una questione di mercato.
Si tratta di un attentato culturale e di una imposizione dittatoriale da parte di una cultura aliena a quella europea, che ha scelto e deciso di imporre la loro normativa disprezzando la tradizione antropologica dello spirito europeo.
Trovo tale atto disgustoso, così come considero assolutamente vile da parte dei responsabili della Comunità Europea aver accettato il ricatto dei cinesi "se non ci fate vendere carne di cane nei supermercati europei allora noi non importeremo più la vostra carne di coniglio, da subito". Va ricordato che la Cina (consumano circa 35 miliardi di conigli all'anno) assorbe l'82% della produzione europea.
Esiste una organizzazione internazionale che si chiama "Animal Equity" e che da molto tempo è impegnata nel richiedere la sospensione in Cina dell'allevamento di cani da macello. Hanno diverse sedi anche in territorio cinese. In data 1 agosto 2013, un attivista che si chiama Claudio Rossi, sul suo blog che si chiama "mondo alla rovescia" aveva spiegato come stavano le cose chiedendo di firmare la petizione internazionale per avviare una protesta mondiale al fine di diffondere una indignata consapevolezza collettiva contro questa pratica che noi europei, giustamente, consideriamo barbara e contraria allo spirito culturale europeo.

Si tratta, quindi, di una battaglia culturale europea.

Ecco qui di seguito l'articolo che qui pubblico con cinque mesi di ritardo perchè oggi c'è la possibilità che venga prestata una maggiore attenzione al riguardo. Per andare a firmare la petizione, trovate qui di seguito il link del sito e degli attivisti che si occupano della questione:



pubblicato da Claudio Rossi in data 1 agosto 2013 sul suo blog:
Oltre 10 milioni di cani vengono uccisi ogni anno per la loro carne e per la loro pelliccia, solo in Cina. Questi animali passano la maggior parte della loro vita in gabbia; circondati dalla sporcizia seguono una dieta povera che genera debolezza, malattie e persino episodi di cannibalismo. Gran parte dei cani destinati alla produzione di carne in Cina viene dalle strade, altri sono allevati illegalmente, o rapiti e portati via dalle case dove abitavano. In molti casi, gli animali vengono tagliati mentre sono ancora vivi e coscienti. Più orrendo è il fatto che in Cina, così come in Nord America e in Europa, i cani sono animali domestici e compagni. Animal Equality ha avviato un’intensa investigazione sui macelli e i mercati della carne di cane nella penisola di Leizhou e nella provincia di Pengijang, in Cina.
La carne di cane non è consumata esclusivamente in Cina, ma anche in altri paesi come il Vietnam, la Corea del Sud, la Thailandia, l’India, l’Indonesia e le Filippine. In Cina la carne di cane viene mangiata da migliaia di anni, e in alcune parti del paese è considerata una pratica socialmente accettabile tanto da essere incentivata anche dalle amministrazioni locali. Si pensa che la carne di cane abbia proprietà curative ed è credenza popolare che d’inverno riscaldi dal freddo. È particolarmente diffusa nella parte Nord Est della Cina, lungo il confine con la Corea, ma anche nelle regioni del Sud come Guizhou, Guangdong e Guangxi. Viene anche inclusa nel cibo che gli astronauti cinesi possono mangiare durante i viaggi nello spazio.
Dopo essere stati trasportati al macello in gabbie dove riescono a malapena a muoversi, una morte terribile li aspetta. Per lo più vengono colpiti alla testa con un bastone, legati per il collo e colpiti a morte, altrimenti sgozzati e fatti dissanguare, o tramite elettrocuzione. In molte occasioni gli animali non muoiono subito, perdono coscienza per alcuni secondi svegliandosi poco dopo perfettamente vigili.
Nella Corea del Sud 2 milioni di cani vengono uccisi ogni anno per consumarne le carni. Nonostante la Korea Food & Drug Administration riconosca come cibo qualsiasi prodotto commestibile, ad eccezione delle droghe, nella capitale Seoul l’amministrazione locale ha approvato un regolamento che classifica la carne di cane come ‘cibo ripugnante’. Purtroppo questo provvedimento non viene quasi mai applicato.
Animal Equality ha iniziato una campagna per porre fine al consumo e alla produzione di carne di cane in Cina. Mondoallarovescia.com sostiene questa campagna, come milioni di persone pensa che la macellazione di cani e gatti, per il consumo umano, sia inaccettabile. Per questo sollecitiamo tutti il governo Cinese affinché proibisca subito questa crudele attività.
Firmando la petizione farai sapere al governo Cinese che disapprovi il consumo di carne di cane, di gatto e l’uso della loro pelliccia. È di vitale importanza aggiungere la tua firma a quella di migliaia di altre persone che hanno già aderito alla campagna per consegnare il prima possibile questa pratica al passato.

giovedì 5 dicembre 2013

Eccezionale intervento dei deputati M5s a Bruxelles: applausi in tutta Europa.







di Sergio Di Cori Modigliani

Come ogni anno, sponsorizzato dalla Unione Europea e dal Parlamento Europeo di Strasburgo, si è aperta la sessione del "European Youth Forum", una importante manifestazione gestita dai più giovani parlamentari d'Europa, in cui i grossi papaveri di Bruxelles, una volta tanto, partecipano come ascoltatori e osservatori. 
Come spiegato nel loro sito, che vi consiglio di andare a leggere, perchè contiene succose notizie europee utili a tutti (http://www.youthforum.org/), il tema di questa edizione 2013 è "European young parliamentarians join forces to find a quicker solution to youth unemplyment" (trad.: Giovani parlamentari europei raccolgono le forze per trovare una soluzione immediata al problema della disoccupazione giovanile).
Va da sè che si tratta del tema decisivo per i 450 milioni di europei.
La disoccupazione e soprattutto quella giovanile è il vero problema -direi il numero uno e il più assillante e importante- ed è su questo che va condotta la battaglia in ogni singolo stato e in Europa. 
Per fortuna, invece di far parlare i soliti nominati mai eletti da nessuno (oltre al fatto di essere i responsabili dell'attuale sfacelo) hanno chiamato i deputati più giovani per ascoltare che cosa avevano da dire, da proporre, e quali sono le loro idee e i loro progetti sull'Europa, in questo momento decisivo, per via delle imminenti elezioni europee il prossimo maggio.

Nessuna notizia è stata data, che io sappia, dai notiziari televisivi. 
Nessuna notizia è stata data sui quotidiani nè sui siti on line. Ad ogni modo non si è dato rilievo a questo avvenimento.
Il motivo c'è.
Enorme è stata la sorpresa, per tutta la stampa estera europea presente al convegno, nell'ascoltare il discorso di questo giovanissimo sconosciuto, Claudio Cominardi, eletto deputato nelle fila del M5s nella circoscrizione di Brescia. Un discorso considerato da tutti il più commovente e -ciò che più conta- quello culturalmente più evoluto e il discorso più europeista mai ascoltato in tempi recenti a Bruxelles. La BBC ha aperto il suo telegiornale riferendo che "Youngsters talk about their future in Europe: an Italian representative gives a refreshing tool for a new European model" ("i giovani parlano del loro futuro in Europa: un deputato italiano offre uno strumento rinfrescante lanciando un nuovo modello d'Europa").

Credo che nessuno vi informerà mai sull'accaduto, lo faccio su questo blog per onor di cronaca.

Se non altro, da adesso in poi, quando volete parlare del programma di Grillo per le europee, di ciò che pensano e dicono i grillini sulle questioni europee e sapere qual è il loro punto di vista, avete un materiale "oggettivo" cui far riferimento.
Se volete avere informazioni sul comportamento di questo deputato potete andare a controllare sul link http://parlamento17.openpolis.it/parlamentare/cominardi-claudio/685984 che si occupa di controllare il lavoro di tutti gli eletti in parlamento, con le percentuali di presenze, quali leggi hanno votato, quanto fanno e quanto non fanno.

Ecco il testo per intero del discorso, di cui si parla oggi in tutte le capitali europee.
Roma esclusa.

Giudicate voi.

Nel “Manifesto di Ventotene per una Europa libera e unita”,  Altiero Spinelli scrive nel 1942:
I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi...
...La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori”.
Con queste parole in mente mi accosto allo “Youth Employment Guarantee plan” pensando che avrà senso solo come  “piano contro la precarietà”.
Si tratta di un obiettivo ambizioso, che presuppone cambiamenti urgenti nelle strategie UE. Ecco alcuni suggerimenti iniziali:
1)     L’Unione Europea deve intraprendere un ampio piano sociale inteso a stabilire livelli di standardizzazione al rialzo dei diritti sociali e del lavoro. E’ ormai tempo di superare la Direttiva Bolkestain con i suoi standard al ribasso che permettono l’applicazione delle condizioni sociali del paese meno avanzato nel mercato interno.  Questo penalizza imprenditori corretti e li sottopone al peso insostenibile della concorrenza di imprenditori scorretti.  L’obiettivo di offrire un lavoro oun apprendistato entro quattro mesi dalla fine del ciclo di studi avrà effettività solo se non si tratta di posti di lavoro camuffati per competere sull’abbassamento dei livelli delle tutele sociali, anzichè sulla valorizzazione del capital sociale e dell’innovazione industriale;
2)     E qui veniamo al secondo punto: al momento l’UE non ha programmi efficaci di sostegno per incoraggiare l’innovazione fra i giovani imprenditori. Questo argomento comincia a diventare centrale nel dibattito pubblico ed è stato sottolineato in recenti interviste televisive anche dal Vice Presidente Pittella e dall’on. Amalia Sartori Presidente della Commissione ITRE (Industria Energia e Ricerca). Dalle loro parole sembrerebbe che il problema necessiti una modifica dei Trattati. Ma ci sono cose che si possono fare anche senza modificare i Trattati. Per esempio cambiare le condizioni di ammissibilità ai finanziamenti per giovani innovatori e inventori: si tratta di soggetti che hanno grandi idee e intuizioni geniali ma normalmente non godono di grande solidità finanziaria. E del resto non necessitano di molto per le loro start up. L’UE dovrebbe dunque abbassare le soglie minime di valore dei progetti finanziabili e in compenso non richiedere liquidità dimostrabile o cofinanziamenti a chi fa le domande,  ma solo che abbiano progetti “start up” realmente innovativi. In realtà tutti I progetti Europei e nazionali ormai fanno riferimento a una economia che non esiste più. Quella del capitale finanziario. Invece stiamo entrando nell’economia del capitale sociale! Anche in Europa avremmo bisogno di qualcosa di simile allo “Steve Jobs Act” americano (http://www.theatlantic.com/politics/archive/2011/10/the-steve-jobs-act-why-its-time-to-invest-in-entrepreneurs/247065/). Altrimenti tagliamo fuori l’auto impiego innovativo e l’Europa rimarrà indietro, ancora una volta, e diventerà solo un grande mercato per prodottivi innovativi extra europei.
3)     La BEI-Banca Europea degli Investimenti deve cambiare la sua politica di “andare sul sicuro” e finanziare con I loro prestiti a tassi bassissimi solo “tecnologie provate”: questo esclude ad esempio le stampanti tridimensionali, le tecnologie dell’idrogeno, smart grid e (da informazioni in nostro possesso) perfino  solar cooling e digestori anaerobici.  Non ha senso che la BEI si limiti a intervenire solo per progetti di efficienza energetica negli edifici e di fotovoltaico già garantito da conti energia ventennali. Qualunque  banca commerciale può farlo! Ma allora a che serve una Banca che dovrebbe finanziare le tecnologie dei programmi europei, se poi non può farlo perchè queste tecnologie non possono essere finanziate perchè  “non provate” o addirittura (peggio) “commercialmente non disponibili”?

4)     Punto finale, dovremmo tornare all’idea del grande Presidente Jacques Delors di sviluppare una strategia internazionale di promozione dell’Europa Sociale, con l’aiuto della Confederazione europea dei Sindacati (CES-ETUC), e sfidare la Cina, e gli altri paesi  BRIC  e in via di sviluppo proprio su questo terreno. Associazione libera dei cittadini e libertà sindacali,  welfare generalizzato e reddito minimo, dovrebbero essere permesse e sviluppate nei paesi che sono nostri parner commerciali. Oppure dovremmo riconsiderare radicalmente I nostri accordi commerciali con loro, per non creare condizioni inique sia di partenza che operative per i nostri imprenditori. Per questo abbiamo bisognodi coesione nelle nostre politiche sociali  (come ricordato nel primo punto) e di una direzione forte delle nostre relazioni internazionali, che non può certo essere assicurata dall’attuale Commissione e dall’attuale  Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Internazionale   Ms Ashton. Abbiamo bisogno di una nuova “governance” delle relazioni internazionali che rifletta l’idea di Altiero Spinelli che quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbraccino in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea è l'unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possano svolgere su una base di protezione dei diritti del lavoro e di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo.



P.S. 

Ho ricevuto da Claudio Cominardi la seguente lettera di precisazione che qui pubblico per esteso, per condividere la partecipazione di altri due deputati, Davide Tripiedi eletto nella circoscrizione di Desio e Tiziana Ciprini, eletta nella circoscrizione Umbria, la quale vanta il record del 93,15% di presenze in parlamento, come si può controllare: 

Come membri della commissione lavoro siamo abituati a dare importanza al gruppo più che al singolo, per questa ragione ti chiedo, se possibile, e se non risulto essere troppo invasivo, di menzionare gli amici e colleghi Ciprini e Tripiedi che hanno condiviso con me questa esperienza e che hanno dato il loro prezioso contributo. Ti segnalo inoltre che durante il Forum abbiamo preso parte al Work Shop "How to secure acces to welfare for young people", nel quale abbiamo parlato di reddito di cittadinanza e in particolare Tiziana Ciprini ha esposto le "modeste proposte" per l'Europa illustrate all'OltreV3Day, criticando le politiche economiche dell'Unione che di fatto stanno trasformando i Paesi mediterranei in colonie di quelli settentrionali, Tiziana ponendo l'argomento sottoforma di domanda ha messo (dal mio punto di vista) in imbarazzo i colleghi stranieri. 

Altra nota di curiosità: dal programma del Forum abbiamo letto che la sera prima dell'evento è stata organizzata una cena con tutti i partecipanti, sempre a Bruxelles, grazie al contributo di Enel che l'ha sponsorizzata economicamente. Ovviamente, noi abbiamo disertato. 


mercoledì 4 dicembre 2013

Il Corriere della Sera pubblica notizie false e diffamatorie attaccando con bugie il gruppo dei consiglieri regionali del Lazio: cominciano a far scendere in campo i pezzi grossi della falsificazione manipolatoria.


di Sergio Di Cori Modigliani

Sono davvero senza vergogna e non hanno limite alla loro bulimia. 

E' davvero sfiancante dover ogni giorno rintuzzare quello che il PD, Forza Italia -e la cupola mediatica al seguito- mettono in campo per produrre delle falsità calunniose nei confronti del M5s.
In questo caso parliamo dei consiglieri regionali del Lazio, i quali stanno combattendo in aula da diversi giorni per impedire che l'attuale presidente Zingaretti faccia passare un dispositivo che mette, pare, l'intera amministrazione regionale nelle mani di consorzi bancari gestiti da funzionari del PD, sottraendo quindi ogni possibilità di controllo e verifica ai cittadini laziali.

Ieri, il capogruppo di M5s nel lazio, Davide Barillari aveva postato questo appello sulla sua bacheca:

Quarto giorno di #costruzionismo del movimento 5 stelle alla regione lazio. Chiediamo a tutti gli attivisti di far sapere ai cittadini quello che sta avvenendo: il pd ci accusa vergognosamente e colpevolmente di difendere le poltrone (proprio noi!!!!) quando loro stessi vogliono far passare in tutta fretta una legge farlocca che con la scusa di chiudere 5 società regionali, crea invece un maxicarrozzone potentissimo chiamato sviluppo lazio spa con a capo guarda caso un fedelissimo di zingaretti appena nominato. Chiediamo 3 cose di puro buonsenso per tagliare si questi enti ma con criteri chiari e trasparenti (controllo e vigilanza del consiglio, tetto massimo al numero di dirigenti e liquidazione del buco nero chiamato banca impresa lazio) e dopo 4 giorni l'assessore al bilancio è disponibile ad accettare tutte le proposte m5d. ma il pd sta ostacolando tutto. Oggi dovremmo metterli di fronte alle loro vere responsabilità e vedremo chi voterà in aula per il cambiamento, senza più scuse. Potremmo chiudere in soli 5 minuti se ci ascoltassero.Molti del pd sono dalla nostra parte, ma ce lo dicono solo nei corridoi!!!!! noi non ci fermeremo: 1300 emendamenti...e poi... a riveder le stelle!



Oggi, preoccupati dell'andamento delle cose, gli oligarchi di regime hanno affidato un compito che sa di diffamazione pura a un membro nobile della cupola mediatica, Sergio Rizzo, che nel 2007 aveva pubblicato un libro di grande successo che si chiamava "la Casta" nel quale descriveva gli sprechi di alcuni spezzoni della pattuglia del privilegio. Proprio in quel periodo, lo incontrai a New York dove allora risiedevo. Gli chiesi: "Come mai non hai menzionato neppure tangenzialmente l'editoria italiana?".
Lui mi rispose con candore e autoironia: "Mica sono matto! Io pubblico con Rizzoli".

Il gruppo dei consiglieri del Lazio di M5s ha emesso un comunicato di smentita ufficiale di quanto Sergio Rizzo ha pubblicato sul quotidiano Corriere della Sera dove sostiene che il fine del movimento consiste nel salvaguardare le poltrone (quali?) e impedire il cambiamento.

Ecco il comunicato ufficiale.

"Sergio Rizzo, che sul concetto di casta ha basato la propria fortuna, ha scritto un articolo intitolato "Quel no dei Grillini alla legge taglia-poltrone" a difesa d’ufficio del beneamato (nella redazione del Corriere) presidente della Regione LazioZingaretti. L'articolo è paradossale e falso. La legge "taglia-poltrone", così come è voluta dalla maggioranza, non taglia dirigenti e costi ma li sposta in un unico carrozzone, affidato alla guida di un fedelissimo, con assenza di risparmio per le casse regionali. Rizzo ha evitato di spiegare che il M5S vuole limitare, per la prima volta in Italia, i dirigenti nel rapporto massimo di 1 per 30 dipendenti e sancire che nessuno dei responsabili del dissesto delle società regionali possa essere assunto nell'amministrazione regionale. Il M5S vuole la liquidazione di BIL(Banca Impresa Lazio), un mostro con il 65% del suo organico formato da dirigenti e quadri, un costo medio di 103.000 euro per dipendente e che non ha mai fatto un bando pubblico per i finanziamenti perché ha preferito erogarli discrezionalmente ed è posseduto in minoranza dalla Regione e per il resto dai grandi gruppi bancari (BCC, Intesa San Paolo, BNL, Unicredit) che pagano le pubblicità sul Corriere dove scrive Rizzo." 

firmato consiglieri movimento cinque stelle Regione Lazio

Magari non siete d'accordo, ma se non altro sapete di che cosa si sta parlando e che cosa sta avvenendo veramente nell'aula della Regione Lazio.

Dalla Sardegna con amore femminile: industriale di Guspini vince a Stoccolma il più prestigioso premio internazionale dedicato all'imprenditoria innovativa femminile.


di Sergio Di Cori Modigliani
Sono talmente poche le belle notizie che riguardano l'Italia -e soprattutto l'economia italiana nella sua applicazione creativa,- che non è possibile non diffonderle, non divulgarle, quando la realtà ci regala una notizia di cronaca attuale come pretesto. Con l'aggiunta di quel valore aggiunto che riguarda il genere femminile, visto che in questo paese medioevale e regredito, alle femmine italiane, di occasioni per poter emergere, affermarsi, ed essere se stesse, la realtà offre ben magre prospettive.
E' una notizia che personalmente mi riempie di ottimismo e orgoglio.
E parlarne mi sembra la modalità migliore per manifestare la nostra solidarietà a fianco delle popolazioni sarde, al di là della consueta melensaggine di una retorica vuota e inutile.
La notizia, anche se proviene da Stoccolma, è infatti di matrice sarda doc.
A firmarla, una imprenditrice di Guspini, che si chiama Daniela Ducato, la quale ha dimostrato quali risultati sia possibile ottenere quando si coniuga la creatività con la passione del rischio d'impresa. Costei si è inventata, ha ideato, e portato al successo tre imprese: Edilana, Edilatte ed Edilterra, sotto il marchio "La casa verde C02.0". L'idea di base è stata quella di prendere gli scarti della lana di pecora sarda, i reflui della lavorazione del latte, costruendo materiali isolanti sia per la bioedilizia che per la buona salute degli ambienti domestici e delle persone. Insieme all'ingegnera romana Anna Moreno, ha partecipato al concorso internazionale svedese (partecipavano i 28 paesi della Comunità Europea) denominato "Euwinn International Award 2013" che ogni anno si celebra in quel di Svezia e premia l'innovazione creativa femminile e la miglior imprenditrice d'Europa. 
In concorso erano 72 donne europee.
Due giorni fa la notizia ufficiale: ha vinto Daniela Ducato nella categoria "ecofriendly". Così la giuria ha motivato l'assegnazione del premio:
Daniela Ducato, ideatrice di Casa Verde CO2.0, è un esempio per il mondo. Ha creato i materiali per l’efficienza energetica carbon free e per l’edilizia verde più innovativi d’Europa, mettendo insieme tenacia, rigore scientifico, eccellenza tecnica, economia collaborativa, rispetto e valorizzazione dei paesaggi del mondo. Ha inoltre ideato opportunità collaborative e di economia in genere, riscrivendo regole nuove per la gestione sostenibile delle risosrse naturali e per rispettare meglio e sempre di più il nostro pianeta e i suoi abitanti».
Neanche a dirlo, i nostri Letta e Saccomanni, nel mondo parallelo in cui vivono, non ne hanno parlato, forse non sono stati neppure informati. Così come la ministra Nunzia De Girolamo, in carica nel dicastero delle politiche agricole, si è ben guardata dal farne menzione, a dimostrazione del fatto che di fronte alle lobby dell'energia fossile, di fronte alla complicità con i colossi finanziari, la solidarietà di genere non esiste, perchè prevale la consueta ottica miope e regressiva di stampo maschile.
La signora Ducati ha così commentato l'assegnazione del premio:
«Faccio prodotti ispirandomi ai materiali usati dagli uccelli per costruire i loro nidi. Architetture perfette, fatte di fibre animali, di terra, di paglia, tutto in armonia con madre terra. Per me innovare è come guardare con gli occhi di formica, andare a lezione dai colombi, copiare dalle resistenti tane dei ricci. Perché la natura sa ascoltare, non spreca, non produce rifiuti, utilizza quanto le basta e niente di più. Dedico il premio alla mia terra, alla mia Sardegna devastata dalla recente alluvione con l’augurio che si possa risollevare presto».
Questa è la creatività femminile applicata seguendo la logica del territorio zero.
Di lei, i nostri padreterni dell'industria non parlano, non sia mai possa essere d'esempio e far scattare un meccanismo di emulazione. Silenzio totale sulla vicenda. C'è stata un'unica eccezione, una persona che da molto tempo seguiva le attività della imprenditrice sarda e ne parlava, non a caso un'artista, di professione brava scrittrice di narrativa italiana, a conferma del fatto che sono sempre gli artisti ad andare a pescare l'innovazione evolutiva che può davvero cambiare le nostre esistenze. 
Saranno gli scrittori a cambiare il mondo, non gli economisti.
L'autrice -anche lei sarda purosangue- si chiama Michela Murgia.
Qui di seguito vi propongo un pezzo da lei scritto e pubblicato sul suo blog in data 9 Luglio 2013 quando stimolava l'imprenditrice (donna discreta e riservata, come sono di solito i sardi) affinchè presentasse il suo modello alla prestigiosa commissione internazionale.
Il link è il seguente: 
Ecco il pezzo scritto dalla Murgia, così dovrebbe funzionare la Bella Italia:

9 Luglio 2013, di Michela Murgia.

Cominciò tutto da un nido di pettirosso caduto da un albero tagliato. L'avevano buttato giù gli operai comunali che pian piano stavano distruggendo - “per riqualificarli”, dichiararono - tutti i ventidue angoli di Guspini che Daniela aveva piantumato e recuperato dal degrado insieme agli abitanti dei quartieri vicini. Guspini nei primi anni '90 era il centro dello spaccio di stupefacenti del Medio Campidano e Daniela Ducato allora era una giovane madre incinta del secondo bimbo che non si era voluta rassegnare alla vista delle lavatrici rotte gettate agli angoli delle strade, all'incuria e agli spacciatori. A dispetto del pancione aveva cominciato a spostare i rifiuti da sola, poi a lei si erano aggiunti i vicini di casa, gli abitanti del quartiere accanto e infine, grazie all'aiuto della Banca del Tempo di cui Daniela era socia, tutto il paese si era ripreso il controllo dei suoi spazi comuni, condividendo saperi e consolidando relazioni intergenerazionali. Grazie al loro lavoro Guspini ha smesso di essere il supermercato dell'eroina e per dieci anni è stato un gioiello fatto di aiuole tematiche a cielo aperto, premiato dal Ministero dell'ambiente come città sostenibile per i bambini e le bambine.

Ma le cose belle sono spesso esposte all'arbitrio di chi non le comprende. È bastato l'arrivo di una nuova amministrazione con in mano il finanziamento per un progetto pensato a tavolino perchè quell'esperienza spontanea ed esemplare di partecipazione civile cadesse come un nido buttato giù da un albero. Come molti abitanti di Guspini anche Daniela era prostrata davanti alle nuove scelte amministrative che calpestavano le economie di relazioni che aveva contribuito a creare, ma quegli alberi segati e quei nidi di pettirosso caduti ai suoi piedi furono come una scossa; ne prese uno in mano e vide che era fatto di lana e di terra, di rami e di piume, una casa perfetta da cui prendere esempio, solida e adatta a quattro stagioni di intemperie. La famiglia di Daniela aveva un'azienda che commerciava in materiali edili di derivazione petrolchimica. Daniela, che nell'esperienza di riconversione urbana del paese aveva acquisito una sensibilità nuova verso i materiali di recupero e le antiche tecniche di costruzione, cominciò a immaginare un'edilizia industriale che fosse naturale, efficiente e davvero sostenibile. Come tutte le idee innovative, sembrava una follia, ma lei si cercò complici – per primo suo marito Oscar - e ascoltò le persone e i loro saperi, proprio come aveva fatto negli anni in cui il paese si era ripreso i suoi spazi degradati. Immaginò isolanti di pura lana di pecora, collanti a base di scarti della lavorazione del latte, leganti a base di miele e olio d'oliva, coloranti antiallergici a base di vinacce e cementi di terra cruda. Lei e Oscar ci hanno creduto, hanno investito in ricerca e hanno messo a punto una serie di prodotti che oggi, dieci anni dopo, sono i fiori all'occhiello dei loro marchi: Edilana e Edilatte. Daniela nei suoi procedimenti chimici a impatto zero usa i cosiddetti scarti: la lana corta che veniva considerata rifiuto speciale, le scotte della ricotta, raspi e vinacce, lo sciacquo delle arnie, i resti della sansa. Non li chiama scarti però, ma eccedenze, perchè la parola "sa di abbondanza, di dono". I premi internazionali per il loro lavoro non si contano più e oggi l'azienda ha un fatturato a sei zeri, decine di dipendenti e un indotto di settantaquattro piccole aziende collegate dove lavorano cinquecentocinquanta persone.

Qualcuno forse all'inizio potrà avere avuto la tentazione di bollare l'esperienza di Daniela come un bel sogno new age, ma davanti a questa mole di posti di lavoro – cento in più degli operai che la Legler un anno fa mise in cassa integrazione, cento in più dei dipendenti civili del poligono di Quirra, più di cinque volte gli operai di Ottana Energia  - qualche domanda i sardi dovranno pure farsela. Grazie alle leggi sulla sostenibilità energetica la bioedilizia è un mercato in costante espansione. La richiesta di biomateriali cresce ogni anno di percentuali a due cifre, ma la maggior parte della domanda viene soddisfatta dalla Germania, leader europea dei prodotti edili sostenibili, che nella ricerca investe da molti più anni di noi. Qui i casi come quello di Daniela sono ancora pionieristici e per questo rappresentano modelli politici, prima ancora che economici. Una politica che guarda avanti deve costruire percorsi che avviino a questo sapere e deve valorizzare le conoscenze empiriche di chi sta facendo da apripista. Quanto è costato a Daniela essere precursora? "Molto, ma l'economia di relazione ci ha aiutati anche in questo: le aziende che lavorano con me si scambiano i risultati di qualunque ricerca. Invece i dati di Sardegna Ricerche, ottenuti con i soldi dei cittadini, non sono accessibili in alcun archivio pubblico".
L'economia di una Sardegna possibile comincia anche da qui.