venerdì 10 maggio 2019

"C'è la censura. Siamo al rogo dei libri". E' falso, non c'è alcun rogo. Eppure, fino a pochi anni fa, in Italia i giudici bruciavano i libri, eccome se lo facevano.






"Dopo i 40 anni ciascuno è responsabile della propria faccia"
Oscar Wilde



di Sergio Di Cori Modigliani

Nel commentare l'esito della vicenda legata al festival del libro a Torino, il ministro degli interni Salvini ha lanciato un allarme chiaro e netto: "Siamo al rogo dei libri".
Purtroppo per lui, si tratta di un delirio, quindi, di un legittimo falso.
Per nostra fortuna, infatti, ciò che lui ha detto non è vero, nè legalmente nè fattualmente. 
Il rogo "per opere del libero ingegno creativo degli autori" presente nel nostro diritto penale, è stato abolito nel 1982 dall'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Salvini non sa (si vede che nessuno glie lo ha ancora spiegato) che esiste il web e il libero mercato globalizzato, quantomeno in occidente. Il suo libro/intervista, infatti, pubblicato da una sconosciuta casa editrice della galassia neo-fascista, risulta primo assoluto nelle vendite sulla piattaforma di Amazon.  Vende molto di più del libro di Bruno Vespa.
Un vero affarone per chi ha costruito l'intera vicenda. 
Si è trattato di quello che nel business americano viene definito con il termine "augmented marketing by rogue sources", ovvero "decuplicazione del mercato grazie alle reazioni emotive provocate dalle fonti di oppositori e nemici".
Se il libro fosse stato pubblicato dalla Rizzoli, ad esempio, sarebbe passato inosservato e venduto soltanto ai comizi leghisti. Invece, così è stato un vero boom. 
Il rogo, quindi, è bene saperlo (la verità oggettiva ha ancora un suo rispettabile valore) non esiste.
Ma c'era.

Oggi è il 10 maggio. 
In questa data, nel lontano1933, a Berlino, le squadre naziste diedero vita a un raccapricciante evento: bruciarono in tutte le piazze in giganteschi falò, che andarono avanti per tutta la notte, centinaia di migliaia di libri di autori da loro considerati "pericolosi per la salute del popolo tedesco" prelevati dalle biblioteche comunali e da quelle universitarie.  I libri vennero accatastati in diverse montagnole sparse per la città, e finirono in fumo sotto gli occhi di tutti.
Da lì, da quell'evento, 10 maggio 1933, nasce e si sviluppa il Terrore. Che finisce per sedurre l'opinione pubblica, ai tedeschi piacque. Tanto è vero che alle elezioni politiche di dieci mesi dopo, il partito nazista vince alla grande presentandosi come "movimento pacifista anti-partitico, per il socialismo del popolo e per la sovranità nazionale". 
Così andò, allora.

L'ultimo libro andato al rogo in Italia (il rogo vero intendo non quello salviniano) con tutte le copie sequestrate e bruciate davanti a un notaio di stato, ahimè l'ho scritto io.
E' avvenuto nel settembre del 1978.
Si chiamava "Sarà per un'altra volta". 
Lo pubblicò Savelli, un editore romano che oggi non esiste più.
Era un romanzo giovanile con il quale esordivo, avevo 27 anni.
Nonostante zero pubblicità e zero recensioni, il libro ebbe un impatto molto positivo sul mercato diventando subito un cult book ma tre settimane dopo venne denunciato e sequestrato dalla polizia. L'autore venne denunciato e al processo per direttissima nell'aprile del 1979 il libro venne condannato al rogo. Vero, quello vero, non quello salviniano. Tre anni dopo, Sandro Pertini intervenne, comminò la grazia, e cancellò il rogo dalla giurisdizione della repubblica italiana.

Era una storia d'amore ai tempi delle brigate rosse.
La storia di un giovane rabbioso alle prese con una realtà che lui considera distopica, fatta di violenza quotidiana, di disoccupazione giovanile, di raccomandazioni, corruzione e malleverie politiche, di inseguimenti cittadini tra fascisti e antagonisti, di irruzione del femminismo nella gestione della relazione amorosa con tutte le implicazioni inerenti a un mondo che era cambiato e che stava cambiando. E lui si nutre di rabbia, perchè quella è la sua modalità di alchemizzare la sua disperazione e la sua solitudine esistenziale.
Un libro per i giovani (e sui giovani) di quell'epoca, quarant'anni fa a Roma.

Sei mesi fa, una giovane e coraggiosa imprenditrice marchigiana, Federica Savini, che ha lanciato una sua start up aprendo una casa editrice indipendente (si chiama "Aras" e ha la sua sede centrale a Fano) ha deciso di ripubblicare questo romanzo pensando che, nonostante il suo inevitabile e dichiarato sapore vintage, possa essere compreso e captato dai giovani di oggi.

E così, dai fumi del passato, risorge dalle sue vere ceneri "Sarà per un'altra volta".
Lo si trova anche su Amazon per chi non vuole andare in libreria.

Grazie per l'attenzione


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